Nuovo Masada

aprile 17, 2018

MASADA n° 1918 17-4-2018 LA GUERRA PERMANENTE

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MASADA n° 1918 17-4-2018 LA GUERRA PERMANENTE
Blog di Viviana Vivarelli

La guerra in Siria- Fare un Governo. La favola dello stento – La sceneggiata di Berlusconi – Le querele a chi lo chiama il delinquente abituale – Perché Salvini esita a lasciare Berlusconi – Pd: sotto il rosicamento il nulla – Di Maio e i trattati internazionali – Il Rosatellum e l’ingovernabilità – I media e la casta- Perché tanti attacchi dei giornali ai 5stelle – La politica di fronte a un cimitero –

Annabelle
Apprendo ora dal TG: “Gentiloni: autorizziamo l’uso delle basi americane, ma non per scopi militari”.
Ci faranno feste e ricevimenti?.
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L’ipocrisia maggiore mi sembra quella di coloro che finora hanno dormito mentre per sette anni la Siria veniva bombardata e distrutta e ora che esibiscono bambini morti di un improbabile gas nervino, ecco che tutti si svegliano dal torpore e urlano che ci vuole altra guerra per far fuori la guerra. Ma quando Renzi è entrato nella guerra siriana aggiungendo altra morte a un Paese massacrato e distrutto, quelli che ora si mettono la mano davanti alla bocca dov’erano?
Viviana
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Zuckerberg a scopo preventivo si scusa anche per l’attacco alla Siria.
SfigaCatrame
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Io ti levo le ruote dalla bicicletta, la catena e il sellino, poi, per dirla come quell’idiota di Martina: “L’hai voluta la bicicletta? O pedala!!”
Viviana
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Isernia, Berlusconi cade sul palco. Ha fatto anche cose buone.
antonio_carano
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Viviana
“Due cose la natura umana rifiuta di vedere fino in fondo: il complotto del Male e la pazzia, così che alla fine sono proprio le belle menti quelle che si fanno fregare per prime“

“La realtà in cui viviamo è talmente pregna di finzione che ci pare quasi che una Grande Matrix ci abbia immersi in una menzogna totale“

“Non c’è maggiore inganno di quello dell’illusionista che mette sotto i nostri occhi una realtà semplice e indubitabile, eppure quella realtà non è altro che il modo con cui egli vuole che vediamo le cose“

“La guerra del Golfo fu una guerra talmente filmata e trasmessa da pensare che avvenisse quasi sotto gli occhi degli spettatori americani. Eppure persino lo sbarco dei marines fu ripetuto tre volte per avere una perfetta ripresa e ogni atto di guerra fu costruito, recitato e girato con in un film. Ciò che vedi con i tuoi occhi e soprattutto in tv ti sembra perfettamente reale, eppure non c’è finzione peggiore di ciò che attraversa il tuo sguardo. Per cui chi controlla il mezzo televisivo controlla la realtà e può convincerti di ciò che non esiste”.

Sta iniziando la terza guerra mondiale e io non ho un governo da mettermi.
matteopelletti
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Dopo l’attacco vola in borsa la Raytheon, produttore dei missili Tomahawk. L’Italia pronta a bombardare la Siria con le Panda a metano.
SfigaCatrame
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Blitz dei gendarmi francesi a Bardonecchia. La Farnesina non ci sta e chiede informazioni sull’ingerenza: “Noio volevam savuar. ….”
SfigaCatrame

Se Berlusconi avesse spintonato fuori dalla porta Dudù come ha spinto Salvini e la Meloni, a quest’ora se lo stavano spolpando gli animalisti.
LVIX1
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Fabiolix
Ancora co sto’ Nano!? Vi ho detto che va nella plastica.!

ZU PETRU
Non hanno un segretario
Non hanno un leader
Non hanno una strategia
Non hanno elettori
…al PD gli sono rimasti solo i troll sui social.
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GOVERNO
Se i nostri politici non si danno una mossa a trovare un accordo, a breve ci troviamo al Governo i vertici della Goldman Sachs.
LVIX1
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Zu Petru
A.A.A cercasi segretario scarso perché quello bravo e capace ha perso 5 milioni di elettori

Oreste
Naviganti carissimi,
noi ce l’abbiamo messa tutta per fare un governo nell’interesse dei cittadini.
Abbiamo presentato la squadra
Abbiamo votato un programma.
Il programma è stato presentato alle forze politiche ed alle associazioni.
Di contro però abbiamo avuto un risultato elettorale che non ci ha premiato come avremmo voluto.
Di contro hanno fatto una legge elettorale per metterci all’angolo e fatta su misura per la partitocrazia.
Infine un Presidente della Repubblica che accoglie un condannato come capo di una forza politica.
In questo quadro politico che fa acqua da TUTTE LE PARTI COME ERA POSSIBILE MUOVERSI?
Le abbiamo tentate tutte ma forse quello che ci ha danneggiato e ha danneggiato i cittadini è che gli stessi non hanno capito che si poteva cambiare se solo avessero dato più voti al Movimento.
Ma i media e la TV,ancora oggi, dopo l’esito elettorale, continuano a gettare fango e a dire falsità per promuovere il nano e i suoi scagnozzi.
Questo sta a dimostrare che l’intenzione della casta è il suo perpetuarsi nel solito sistema liberale, dove il cittadino non conta più nulla, sopratutto gli 11 milioni di voti.
La fretta e le pressioni europee e di oltre atlantico saranno foriere di un futuro sempre più incerto per i giovani, per il lavoro,per le istituzioni, per il sociale e per i cittadino in genere.
Il Movimento ha fatto il possibile per uscire dalla vecchia politica e ringrazio tutti coloro che si sono impegnati,i nostri portavoce e i nostri militanti e biasimo invece coloro che del Movimento non hanno o non hanno voluto capire il suo significato e la sua presenza nell’arco istituzionale.
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Viviana
Aggiungiamoci una valutazione di quelli che abbiamo eletti o che sono stati scelti come ministri potenziali da Di Maio e della squadra, persone tutte validissime, qualificate, serie e preparate, come non si era mai visto in nessuna squadra di governo che ubbidiva non a criteri di competenza e di eccellenza ma ad un mercato di voti spregevole o a cerchi magici di fedelissimi di potere le cui specialità sono sempre state molto dubbie e che sono stati scelti in base al lecchinaggio e ad amicizie ristrette; aggiungiamoci soprattutto la bravura, la calma, la compostezza, la veste perfettamente istituzionale del nostro Di Maio. Se non ci fossero una stampa e una televisione unanimemente ostili e radicate malgrado il fallimento dei loro protettori, mi sembrerebbe impossibile pere gli elettori non vedere la profonda differenza di qualità e onestà dei 5stelle rispetto a chi ha rivestito cariche politiche in precedenza.

IL DISGUSTO
Viviana Vivarelli
Berlusconi querela Travaglio per averlo chiamato ‘delinquente abituale’, che poi altro non è che il titolo infamante con cui è stato inchiodato dalla sentenza di condanna della Cassazione sul processo Mediaset.
E, quando sui social qualcuno ripete questo titolo d’infamia, può apparire uno strano post che minaccia anche lui di querela. Strana pretesa quella di un delinquente che coi suoi atti illeciti ha infangato l’Italia e ne è uscito impunito in virtù delle collusioni sporche che ha sempre avuto col Pd e delle leggi depenalizzanti con cui ha rovinato il codice penale e processuale: voler essere anche celebrato come onesto, allontanare da sé con ira e rabbia le due parole che lo classificano nella compagine degli umani come malvagio e perverso, ladro di diritti e trasgressore di leggi, l’ultimo che vorremmo vedere in un’alta carica, quello che ci schifa vedere seduto al Quirinale a conversare col della Repubblica, senza che i corazzieri lo caccino come un intruso inaccettabile e ripugnante che nessuno di noi vorrebbe alla sua tavola. Berlusconi è stato condannato a 4 anni (tre dei quali condonati per l’indulto) per frode fiscale, ma i crimini di cui è sospettato e indagato si allargano in modo esplosivo fino a comprendere l’accusa provata che pagava regolarmente Riina e il sospetto gravissimo di essere il mandante dell’omicidio di Falcone. Ci aggiungiamo la sua condotta scurrile da depravato. Ci aggiungiamo ancora il bassissimo livello umano, politico e morale di quanti lavorano sotto Berlusconi, pensiamo solo a Previti o a Dell’Utri, e la sua derivazione dalla P2 e abbiamo un quadro sciagurato che nessun Paese civile sopporterebbe. Come sia possibile che quasi 5 milioni di italiani possano votare ancora un essere simile ci pare quasi impossibile e ci riempie di vergogna e di ribrezzo. Mettendoci dentro anche le tre mafie, tanti corrotti e tanti opportunisti che magari sperano in condoni per le loro case abusive o in riduzioni di tasse, restano ancora troppi elettori che non meritano di essere chiamati italiani. E quelli che oggi, per avidità di potere, si mettono ancora con lui, come Salvini o la Meloni, meritano solo il nostro più profondo disprezzo, e bene fa lui a trattarli come servi o cani, spregiandoli davanti all’opinione pubblica come esseri in vendita senza alcuna dignità.

LA FAVOLA DELLO STENTO
Viviana Vivarelli
Dunque in questo balletto ormai repellente, la favola dello stento che dura troppo tempo, le giravolte si alternano a velocità impressionante e non tanto ci schifa chi prima promette e poi tradisce, ma proprio la faccia e la dignità inesistente delle persone in gioco.
Dunque M5S e Lega arrivano primo e secondo partito in Italia ma le perversioni del Rosatellum sono state studiate per permettere solo due antidemocratiche e disgustose soluzioni: o Berlusconi e Renzi prendono tanti voti da mandare a fanculo tutti e inciuciare insieme alla luce del sole nel peggiore outing mai visto, o l’Italia non avrà nessun governo restando in balia del nulla, in uno stallo preteso con 8 voti alla fiducia e uno strappo costituzionale, ma inaccettabile da qualunque buon senso. Non c’è nemmeno bisogno della figura di merda di Rosato, che sembra il Gasparri della situazione, che ha firmato senza nemmeno capirlo il peggior sistema elettorale della Repubblica, che ha calpestato rappresentanza e governabilità, mandando la democrazia a puttana e i cittadini alla rovina. Non c’è nemmeno bisogno della sua faccia da demente e delle sue figure da pirla in tv per capire che chi ha complottato a tal punto contro il popolo italiano dovrebbe come minimo avere il foglio di via come nemico sociale.
Di Maio ce la mette tutta e propone una via d’uscita difficile ma non impossibile, visto che è stata praticata, anche se in ben 6 mesi difficili, in Germania: un contratto su un programma. Si noti che il programma che la Merkel ha strappato ai contraenti è lunghissimo, 177 pagine, per 4 anni di governo, col lavoro di 18 comitati e 90 esperti, precisissimo, esauriente, ed ha contrattato puntigliosamente ogni sottospecie di articolazione, con lunghi mesi di serrate trattative per raggiungere un compromesso a tutto tondo sull’intero programma di governo, entrando quanto più possibile nei dettagli di tutte le aree di intervento (Europa, immigrazione, sicurezza, sanità, scuola, lavoro, sociale, pensioni, difesa, formazione, digitalizzazione, infrastrutture ..), ripartendo un budget record di spesa da 46 miliardi, il tutto nel pieno e reciproco rispetto in merito alla volontà, oltreché alla capacità, di chi è nella coalizione di tener fede fino in fondo agli impegni sottoscritti.
Da noi, al contrario, abbiamo dovuto assistere alla sceneggiata da asilo infantile (non dico terzo mondo per rispetto al terzo mondo) tra un giovane volonteroso, pronto a farsi assistere da una squadra di super esperti e che premetteva a qualsiasi benefit personale il bene del Paese, e uno svaccato protagonista di cui il minimo che si può dire è che sia a balia o a rimorchio di qualcun altro senza un pensiero autonomo proprio.
Così, dopo un buon inizio in cui Di Maio e Salvini si sono accordati di buon grado sulle nomine dei Presidenti di Camere e Commissioni (salvo qualche battutaccia elettorale in contro tendenza per i rispettivi elettorati più estremi), siamo arrivati al conquibus, cioè a dimostrare che Salvini era realmente il capo dello sconquassato centrodestra, fitto di divergenze interne e di lotte intestine, senza un capo comune o un programma comune, per la scelta almeno di una linea chiara negli interessi degli italiani. E qui è successo di tutto: da una parte l’attacco durissimo giusto ma intempestivo di Di Battista a Berlusconi, dall’altro il Delinquente abituale che scattava a propria difesa stringendo la morsa del guinzagli di Meloni e Salvini. Dunque il giorno prima Salvini e Di Maio stanno per concludere qualcosa. Il giorno dopo arriva la sceneggiata squallida e ridicola da guitto di Berlusconi che tratta la coppia peggio del cane del pagliaio. Ora è tutto da ricominciare. Ma non dubito che r prenderà solo il respiro per una nuova rincorsa.
Tommaso Moro diceva: “Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere.” .. e che possa mandare a fanculo chi approfitta troppo della mia pazienza.

ZU PETRU
Non capisco perché alcuni che si dicono 5stelle attaccano Di Maio per la Siria. Cosa vorrebbero? Che entrassimo direttamente nella questione parteggiando apertamente per la Russia o per gli USA? Che ci accodassimo alla stampa embedded che finora ha parteggiato per ogni intervento militare italiano cianciando di democrazia da esportare e di interventi logistici o amplificando le menzogne americane su false guerre chimiche, secondo una falsariga sempre uguale, o che riconoscessero a Putin democrazia e libertà?
Il M5S è pacifista, seguendo il dettato della Costituzione che all’art. 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. …
Il M5S è pacifista. L’Italia è pacifista, anche se molti, a partire da D’Alema, lo hanno dimenticato. Attribuire a Di Maio intenzioni non sue è da traditori.
Di Mario testualmente ha detto: “Nel contratto tedesco uno dei primi punti fu la politica estera. Noi abbiamo ribadito che resteremo nella Nato, siamo alleati dell’Occidente, restiamo nell’Ue e nell’euro, ovviamente accogliendo tutte le sfide assieme agli altri Paesi come quella sul PIL. Per quanto riguarda i bombardamenti, essere vicini all’uno o all’altro non fa differenza, Renzi in passato si è rifiutato di concedere le basi per bombardare la Libia mentre Salvini dice di voler scongiurare bombardamenti. Dovremmo consigliare i nostri alleati americani in un’ottica di pace sempre. Quindi mettiamo in moto le nostre diplomazie per scongiurare qualunque guerra. Per ora l’intervento dalle basi americane in Italia non è stato chiesto. Chiedo alla Nato di fare il più possibile chiarezza su Assad e quanto successo in Siria (però in sede Onu tale richiesta è stata bloccata dal veto russo). In passato ci sono stati Presidente del Consiglio più interventisti e altri più prudenti che hanno consigliato diversamente i nostri alleati (Andreotti disse no a Sigonella). Sono sicuro che Gentiloni con la sua diplomazia si muoverà nel tentativo di fermare l’escalation. Abbiamo avuto in passato Governi che hanno lavorato nel senso di soluzioni alternativa alle guerra. (Salvini è pronto a togliere le sanzioni alla Russia). Io penso che le sanzioni alla Russia dobbiamo affrontarle insieme ai nostri partner europei perché sono nate da una iniziativa dei Paesi europei. Apriamo un dibattito europeo per capire se queste sanzioni sono uno strumento giusto per richiamare giustamente la Russia. In Italia c’è una parte del comparto agricolo e manifatturiero che ne sta subendo danni economici. Ne ho parlato anche in Usa: se ci sono degli strumenti che non danneggiano l’economia italiana è meglio. Lo scenario della Siria sicuramente entrerà nell’ottica delle nostre consultazioni anche nel senso di accelerarle. ”

UN BELLISSIMO DI MAIO IERI DALLA GRUBER

PERCHE’ SALVINI ESITA A LASCIARE BERLUSCONI
vv
E’ ovvio che la sua forza contrattuale se si presenta da solo è del 19,8% e se si presenta come capo del cdx è del 42,5 e fa parecchia differebza, a parte che in 17 giunte, la Lega governa con l’aiuto dei voti di Forza Italia, ora deve aspettare due settimane per il voto del Molise e del Friuli e assicurarsi che Berlusconi non gli remi contro, visto che il Cavaliere ha cominciato una campagna dura (ha buttato fuori già tre giornalisti, Belpietro, Giordana e Del Debbio) e vuole prevalere su Salvini che da alleato sta diventando antagonista.
Poi La Lega è inguaiata con la giustizia perché Bossi ha rubato 48 milioni, nelle casse della Lega ce ne sono solo 2 e Salvini non sa dove recuperare gli altri e forse Berlusconi gli serve finanziariamente, forse gli ha fatto delle fideiussioni, come servì a Bossi che per un miliardo di lire gli vendette il logo del partito. Ora Salvini il logo lo ha cambiato, Via il sole delle Alpi e il “Nord”, è rimasto Alberto da Giussano sopra il nome di Salvini, ma magari c’è stata una vendita davanti al notaio anche di questo e capite da soli che se un partito si vende il simbolo, non è esattamente libero, poi, di fare quello che gli pare.
Quello che non capisco è perché per i debiti o i furti dei partiti non deve rispondere il segretario al tempo del fatto.
L’altra notazione è che si dovrebbe dirlo che se un partito sa fare solo debiti e non riesce nemmeno ad amministrare i soldi che ha avuto in regalo come soldi pubblici, dovrebbero esserci dei dubbi sulla sua capacità di amministrare uno Stato.
I segretari della Lega hanno fatto fallire il giornale, la radio e la banca, sono in giudizio con una condanna per furto di 48 milioni, sono pieni di debiti e non sanno come andare avanti, il che non suona proprio confortante.
Quello che non capisco è perché, per es., non si sequestrano i beni di Bossi e figli, visto che sono stati autori di un disastro.

SI SPACCA LA BASE DEL M5S TRA QUELLI CHE VOGLIONO TORNARE A VOTARE E QUELLI CHE VOGLIONO TORNARE A VOTARE

Capisco quanti non sopportano la Lega ma non abbiamo molte scelte, anzi direi nessuna, e dobbiamo fare di necessità virtù, cosa che mi sembra Di Maio e Salvini sembrano fare benissimo, quasi alla chetichella.
Scrive su IFQ Marco Palombi:
“Regge l’accordo 5Stelle-Lega. B si nasconde dietro Carfagna
La commissione Speciale della Camera al lumbard Giorgetti: Di Maio non molla l’amico Salvini.
Magari il Pd sarà pure “il primo interlocutore” del M5S, come dice Di Maio, eppure ogni volta che si tratta non di interloquire, ma di prendere una decisione, l’unico asse dei grillini è quello col cdx e, più precisamente, con la Lega. È successo di nuovo ieri pomeriggio con la costituzione della Commissione speciale della Camera, quella che deve esaminare i provvedimenti in arrivo dal Governo in attesa che la crisi politica si sblocchi e possano costituirsi le normali commissioni parlamentari: per prassi quella poltrona viene attribuita al Presidente uscente della Commissione Bilancio, nel nostro caso a Francesco Boccia del Pd.. invece stavolta niente da fare: al Senato, i 5stelle e il cdx hanno eletto il grillino Vito Crimi, alla Camera domani mattina eleggeranno di nuovo il leghista Giorgetti, nome indicato dalla Lega… La decisione è particolarmente significativa.. Di Maio ha deciso
di tenersi buona la Lega. Il suo asse privilegiato è con loro.”

Insomma non crede di poter fare nulla col Pd ma sta già facendo delle cose con Salvini..
Il Pd starnazza, starnazza e intanto perde tutti i posti, che vengono spartiti di buon accordo tra i primi due partiti, M5S e Lega.. Salvini sarà anche attaccato a Berlusconi, ma intanto si dà da fare per suo conto nella speranza che Berlusconi si arrenda al proprio pensionamento che non sarà facile né indolore ma prima o poi ci sarà. Berlusconi si rifà con la Carfagna che sarà la coordinatrice di Forza Italia.. qualcosa insomma si muove, con prudenza, ma si muove e a chi starnazza senza fare nulla di concreto non resteranno neanche le bricioline.
Travaglio può dire quello che vuole. Io sto con Scanzi.


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ZU PETRU
Quelli del PD non hanno trovato un segretario vero nemmeno nell’uovo di Pasqua

PADELLARO
Concentriamoci un attimo sulla rivendita Pd, poiché solo se dovessero trovarla ancora sbarrata i Cinque Stelle passeranno al negozio successivo (governo con Salvini ma senza Silvio Berlusconi). Ma se anche qui andasse male non resterebbe (a tutti quanti) che il supermarket delle nuove elezioni.
Che al Nazareno e dintorni sia in corso la solita rissa tra contrari e favorevoli al dialogo coi grillini, è cosa nota. È pure stranoto che nell’Assemblea nazionale del 21 aprile si assisterà al solito regolamento di conti per impedire l’elezione alla segreteria dell’attuale reggente Maurizio Martina. Si cercherà quindi di convocare un congresso che, visto l’aria che tira, potrebbe essere l’Armageddon dei Democratici.
Allora la vera domanda è: perché Matteo Renzi – incarnazione dello spirito del no a tutto ciò che non è lui – odia tanto il Pd? Non è una provocazione, basta sfogliare il suo album personale. Prima foto: lui nella Margherita, il Pd non c’è ancora. Seconda foto: lui che scala il Pd per rottamarlo. Terza foto: lui che sogna il Partito della Nazione. Quarta foto: lui che progetta l’uscita dal Pd per costruire un nuovo partito sull’esempio del macroniano “En Marche!”. Quanto alla serie ininterrotta di disastri elettorali (nei prossimi giorni si replica in Molise e nel Friuli) viene in mente quella famosa battuta su Stalin: nessuno ha eliminato più comunisti di lui. Nessuno come Renzi ha eliminato più elettori Pd.
Del resto, l’odio come categoria della politica è stato trattato da Massimo Recalcati, psicoanalista renziano, quando si occupò dell’avversione “smisurata” che si era scatenata nel Pd contro l’allora segretario. Ma se odio chiama odio come potrà sopravvivere il partito (qualsiasi partito) a una tale furia autodistruttiva? E che ne sarà degli elettori superstiti (malgrado tutto quasi sei milioni), a cui nessuno sembra badare? Infine, esiste un nesso tra la comprensione tattile di Mattarella per Di Maio e l’odio nel Pd? Ora mi chiedete troppo.

COME VA A FINIRE
Marco Travaglio-7 Apr 2018
Problema. Posto che i 5Stelle vogliono l’accordo soltanto col Pd o con Matteo Salvini, ma non vogliono vedere Silvio Berlusconi, sennò i loro elettori li linciano; posto che il Pd, per dirla con lo staff di Sergio Mattarella, risulta finora “non pervenuto” e, salvo improbabili miracoli last minute, continuerà a non pervenire fino alla definitiva cancellazione per mano di Matteo Renzi che lavora a un nuovo partito alla Macron (casomai non bastassero quelli esistenti); posto che Matteo Salvini non ha alcuna intenzione di sganciarsi da Silvio Berlusconi per non spaccare la coalizione e restare il leader della prima coalizione anziché del terzo partito, disposto anche a un premier “terzo” che non sia né lui né Luigi Di Maio; posto che Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione di allearsi con i pericolosi “pauperisti e giustizialisti” a 5Stelle; posto che dunque l’unica combinazione possibile prima del ritorno al voto è cdx più 5Stelle meno Berlusconi: come far sparire Berlusconi dal cdx senza spaccare il cdx? Possibili soluzioni, con eventuali relative controindicazioni.

1. Berlusconi entra nella maggioranza con Lega e 5Stelle e anche nel governo con uomini suoi, i quali però parteciperanno ai Consigli dei ministri mascherati e dunque irriconoscibili, grazie ad appositi cappucci neri forniti direttamente dall’anziano leader, che ne conserva uno stock ancora in buono stato dai tempi della P2. Così Alessandro Di Battista potrà continuare le sue pubbliche letture della sentenza Dell’Utri davanti alla villa di Arcore. Il rischio è che i ministri berlusconiani incappucciati vengano scoperti al primo Cdm, quando chiederanno la grazia per Marcello Dell’Utri.

2.Berlusconi entra nella maggioranza con Lega e 5Stelle, ma non nel governo, cioè non piazza alcun ministro e regala i suoi voti gratis con l’appoggio esterno (più di quanto già non sia esterno uno che non può metter piede in Parlamento), nella speranza che gli elettori dei 5Stelle non lo notino in base al principio “lontan dagli occhi lontan dal cuore”. Siccome però il suo concetto di “gratis” è piuttosto restrittivo e il suo concetto di “cuore”, anche per via della prossimità, coincide con quello di “portafogli”, il Caimano si riserva di far bocciare tutte le norme che contravvengano gli ideali più alti del partito. E cioè quelle in materia di mafia, camorra, ’ndrangheta, corruzione giudiziaria e non, frode fiscale, falso in bilancio, falsa testimonianza, prostituzione minorile e non, monopoli televisivi, assicurazioni, a meno che non siano pro anziché anti. Col rischio concreto di essere riconosciuto.

3. Berlusconi non entra né nella maggioranza né nel governo con Lega e 5Stelle, ma resta all’opposizione. Però partecipa ai consigli dei ministri sotto il tavolo travestito da stalliere (di cui conserva ancora il costume di scena ottimamente conservato). Il problema è che, da quella posizione, potrebbe molestare le ministre e farsi subito sgamare.

4. Berlusconi entra nel governo e nella maggioranza, ma a intermittenza, cioè solo nei giorni pari. Così i ministri dei 5Stelle possono partecipare ai Cdm in quelli dispari senza mai incontrare i ministri forzisti. C’è però un inconveniente: i grillini dei giorni dispari troverebbero la monnezza lasciata nella stanza dai forzisti dei giorni pari, e potrebbero sospettare qualcosa.

5. Berlusconi non entra né nella maggioranza né nel governo M5S-Lega, ma scrive lui con l’inchiostro simpatico tutti i decreti e i disegni di legge governativi, che poi passa a Salvini perché li ricopi con la sua calligrafia e che poi ricontrolla per eliminare gli errori di grammatica e di sintassi, per ridarli infine a Salvini affinché li trasmetta a Di Maio. Resta da capire chi corregge gli ulteriori errori di grammatica e di sintassi aggiunti da Di Maio.

6. Berlusconi non entra nella maggioranza, ma resta all’opposizione del governo M5S-Lega. Però delega a rappresentarlo nel nuovo esecutivo alcuni ministri del nuovo partito macroniano di Renzi (ribattezzato Micron, per via delle dimensioni e soprattutto del consenso elettorale). Il quale, com’è noto, è molto più affidabile per gli affari di Mediaset dello stesso Berlusconi e dei suoi ministri. Così oltretutto nessuno potrà mai sospettare il benché minimo conflitto d’interessi. Qui però il pericolo è che, sparito dalla scena o almeno dalla vista Berlusconi, gli elettori dei 5Stelle notino di più i leghisti salviniani e non riescano a cogliervi differenze rilevanti rispetto ai berlusconiani: sia per l’identico tasso di inquisiti, soprattutto al Sud, sia per le simili impostazioni ideali. Se poi a qualcuno venisse la curiosità di sapere come si portarono i leghisti sulla famosa mozione del 2011 “Ruby nipote di Mubarak”, scoprirebbero che se l’erano bevuta anche loro. E se si fossero scordati come votò la Lega sulle 60 leggi vergogna, avrebbero la conferma che le votò tutte, nessuna esclusa, senza nemmeno una punta di bruciore di stomaco; anzi, alcune le scrisse direttamente la Lega (il Porcellum di Calderoli, l’ordinamento giudiziario di Castelli, il reato di immigrazione clandestina e la schiforma delle pensioni di Maroni e così via). E magari si domanderebbero in che senso Forza Italia è cattiva e la Lega è buona. Sempreché, nel frattempo, non abbiano perso la vista. E pure la memoria.

LA POLITICA ITALIANA E’ UN FALSO
Bruno p. Napoli
C’è un cortocircuito tra l’informazione che ci propina il sistema e la situazione reale del paese.
Io mi chiedo come sia possibile che un partito come il PD che solo pochi anni fa ha conquistato il 40% dell’elettorato alle europee,oggi sia in caduta libera. Da partito di governo a partito smarrito, senza guide programmatiche,c on contraddizioni interne e correnti sparse che inseguono improbabili leader che si auto eleggono di volta in volta e seconda della situazione contingente.
Non va meglio a FI, la quale si ricompatta solo se si rivede B in tv altrimenti irrilevante sotto il profilo dei capetti sempre più oscurati e altrettanto incapaci di imporre una nuova linea al partito che ha come e unica risorsa la fedeltà al capo.
Lo scollamento tra l’immaginario e la realtà è la conseguenza di un metodo che ha allontanato gradualmente l’elettorato dalla partecipazione politica,le decisioni completamente calate dall’alto e farcite da tanta informazione farlocca il cui unico risultato è stata la disaffezione generale ed il conseguente fallimento delle riforme applicate.
Non è un caso che vi siano berlusconiani e renziani e non si parli di salviniani e di maiani.Il nuovo è proprio questo,è la rinnovata partecipazione politica degli elettori,la filiera della rappresentanza sempre più corta e trasparente ed il decentramento decisionale verso la base.
Solo alle elezioni Italiane si verificano fibrillazioni così alte nelle preferenze ai partiti,nel resto d’Europa i cambiamenti sono più graduali anche se vanno nella stessa direzione.
Questo vuol dire che la politica dei VIP offusca del tutto la situazione reale del paese ed avrebbe continuato a farlo,con gli exploit dei posti di lavoro e ristoranti sempre pieni anche se poi la disoccupazione e la povertà aumentano di pari passo.
Hanno avuto tutto il tempo per cambiare,decenni ed ora chiedono fretta?
Non c’è alcuna emergenza, il governo può attendere.
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Berlusconi: “A volte è meglio non parlare”. Vero. Ma non è che se stai di lato a gesticolare fai meno danni eh?
LVIX1
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SIRIA. LE COSE NON SONO MAI COME SEMBRANO
Viviana Vivarelli
Siamo sotto gli influssi di una pesante campagna di persuasione, che ci spinge alla guerra in Siria, ma si pensi che l’Arabia Saudita usa da anni armi chimiche e vietate in Yemen, però nessuno ne ha parlato, nessuno ha chiesto con la mano sulla bocca che per i sauditi ci fossero bombardamenti o sanzioni, non abbiamo sentito nessun Saviano. Nell’intoccabile Arabia abbiamo visto solo leccaculi in ginocchio per un Rolex.
In Yemen oltre 5.000 bambini sono morti sotto le bombe fabbricate da Usa-Gbr-Fra ma nessuno li ha fotografati; altri 400.000 sono a rischio di morte per fame nel “peggior disastro umanitario” secondo l’Onu, scatenato dagli alleati sauditi. Ma siete proprio sicuri che “l’unico animale” sia Assad? Ma parliamo con la nostra bocca, o ‘siamo parlati’ dalle televisioni a comando?
Bombardare una fabbrica di gas nervino? Io non lo farei. Come non bombarderei Chernobyl o Fukushima. E, selo hanno fatto con 100 missili, come mai dicono che non ci sono morti né feriti? E dove sono le nubi di gas chimico?
Abbiamo creduto alle fialette di antrace agitate per aria da Colin Powell.. Abbiamo creduto alle inesistenti armi di sterminio di massa di Saddham. Abbiamo creduto alla strana uccisione di bin Laden, ucciso in un raid e buttato in mare.
Abbiamo creduto allo strano attacco alle torri, colpite in alto e implose in basso. Abbiamo creduto a un attacco terroristico a settembre quando gli USA cominciarono a spostare le navi verso l’Irak nel marzo dello stesso anno.
Ora dovremmo credere ai due bambini disposti in modo artistico e con gli elettrodi messi nei punti sbagliati?
E Trump prende pretesto dei bambini uccisi coi gas nervini per mettere nuove sanzioni alla Russia?
La guerra in Siria in 7 anni ha già fatto 500 mila morti e 7 milioni di profughi. Il mondo si risveglia ora??? Quei morti sono forse meno morti di adesso?
Giusto un anno fa una mail della Clinton scoperta da Wikileas rivelava che l’amministrazione Obama, con Hillary al timone, aveva orchestrato una guerra civile in Siria a beneficio di Israele. La decisione era stata presa nel 2012!!!! Gas nervini??? L’e-mail rendeva chiaro che già 6 anni fa (!!!) la volontà politica degli Stati Uniti era di rovesciare violentemente il governo siriano nell’interesse di Israele.
E qui ci si scaglia contro Di Maio che chiede prudenza???
Stiamo attenti prima di parlare!
Prima si tentò di accusare l’Iran di avere la bomba atomica, poi, anche dopo la caduta di questa fake, rimase l’intenzione di far fuori la Siria. Il programma nucleare iraniano e la guerra civile in Siria possono sembrare due cose separate ma non è così. Ciò di cui i leader militari israeliani si preoccupano davvero – ma nessuno lo dice – è di perdere il monopolio nucleare. Abbattere Assad non solo sarebbe un grande vantaggio per la sicurezza di Israele (lo disse la Clinton) ma faciliterebbe anche il comprensibile timore di Israele di perdere il monopolio nucleare. Dunque minacciare direttamente Bashar Assad e la sua famiglia con violenza era la “cosa giusta” da fare.
Wikileas ha provato che gli Stati Uniti sono stati il principale sponsor della crescita del terrorismo in Medio Oriente, e tutto per proteggere Israele. Anche la crisi dei rifugiati che attualmente minaccia di distruggere l’Europa è stata direttamente innescata anche dagli Stati Uniti (vedi anche Soros). La guerra non vendica i morti, è un’arma di potere politico, militare e commerciale.

Padre Antonelli
In questo a precipitare di eventi, di avvertenze e di dubbi, l’eco di parole già sentite ma gravide di nuovi significati:

«Hanno bocca e non parlano;
hanno occhi e non vedono;
hanno orecchi e non odono»

(Salmo 135,16-17).

In realtà queste parole del salmista sono rivolte agli idoli, ma ciò non risolve il problema, anzi lo aggrava, ponendosi la domanda, intrigante: non è che noi siamo diventati degli idoli, ingessati
nelle nostre superficiali sicurezze e imbalsamati dalle nostre presunzioni?
Pezzi di legno secco: senza bocca, senza occhi, senza orecchi e, ci sarebbe da aggiungere, senza cuore.
La cecità non è solo un fatto organico di “occhi”, ma una incapacità a rapportarsi come persone con l’esterno del nostro “io”. Perché «le radici dell’occhio sono nel cuore… l’occhio vede attraverso il cuore» (C. V. Truhlar)
Nel Piccolo Principe di Saint-Exupery, nel dialogo tra la volpe e la rosa si legge: «Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».

AMNESTY INTERNATIONAL
Dopo 7 anni di conflitto in Siria, chiediamo alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità e di agire con urgenza per porre fine alla sofferenza di milioni di siriani e al sanguinoso assalto ai civili assediati nella Ghuta orientale e ad Afrin.
Sin dall’inizio della crisi denunciamo le violazioni dei diritti umani in Siria, mettendo in luce la sofferenza delle vittime di sparizione forzata nelle prigioni governative così come la strategia “o la resa o la fame” applicata nelle aree assediate.
Dal 18 febbraio il governo siriano e la Russia hanno intensificato la loro campagna di bombardamenti sulla Ghuta orientale, prendendo di mira civili e infrastrutture civili come gli ospedali e le scuole.
“Il catastrofico fallimento della comunità internazionale, concretizzatosi nell’assenza di azioni efficaci per proteggere la popolazione della Siria, ha consentito alle parti in conflitto, soprattutto al governo siriano, di compiere crimini di guerra e contro l’umanità nella completa impunità, spesso con l’assistenza di poteri esterni, particolarmente quella della Russia”, ha dichiarato Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche sul Medio Oriente di Amnesty International.
Chiediamo a tutte le parti in conflitto di rispettare i loro obblighi di diritto internazionale e consentire sia un passaggio sicuro ai civili che vogliono lasciare le aree sotto assedio che l’arrivo senza impedimenti degli aiuti umanitari.
“Proprio ora nella Ghuta orientale 400.000 uomini, donne e bambini che subiscono da sei anni un assedio illegale da parte del governo, sono ridotti alla fame e sottoposti a bombardamenti indiscriminati da parte del governo siriano, col sostegno della Russia. Solo negli ultimi due mesi sono stati uccisi oltre 600 civili. Dopo che il governo siriano aveva devastato Aleppo Est con simili tattiche illegali, la comunità internazionale aveva detto ‘mai più!’. E invece ci siamo di nuovo”.
I rifugiati siriani sparsi nel mondo sono 5,6 milioni. Il governo siriano si è reso responsabile di 75.000 sparizioni forzate mentre i gruppi armati di opposizione e lo Stato islamico hanno rapito oltre 8000 persone.
Negli ultimi giorni l’avanzata delle forze governative ha diviso la regione in tre parti, isolate le une dalle altre, peggiorando in questo modo la situazione dei civili che si trovano ora intrappolati in rifugi sotterranei senza alcun accesso a cibo, acqua e luce del giorno.
CREDETE DAVVERO CHE QUELLO DI CUI LA SIRIA HA BISOGNO SIANO NUOVI BOMBARDAMENTI?
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Unicef Italia
Non hanno bisogno di armi chimiche o missili. Non hanno bisogno di ritorsioni ed escalation. Non hanno bisogno di menzogne e propaganda a loro nome e sulla loro pelle. Hanno bisogno solamente di PACE. Quanto dovranno aspettare ancora?

Finalmente indagato Mario Monti per i suoi rapporti sporchi con le due maggiori banche americane.

Ricordiamo che Mario Monti non fu scelto a caso. Nel 2010 era Presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e fu membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg. Tra le altre cose tra il 2005 e il 2011 è stato international advisor per Goldman Sachs e precisamente membro del Research Advisory Council del Goldman Sachs Global Market Institute. Anche suo figlio lavorava alla Morgan Stanley, come il figlio di Draghi, del resto…
Due cose avevano insospettito tra le prime azioni di Monti al Governo: due miliardi e mezzo (di soldi nostri) versati senza farne parola alla Morgan Stanley, e una riunione a porte chiuse sui paradisi fiscali. Apprendiamo ora che i due miliardi e mezzo furono prontamente pagati da Monti alla Morgan Stanley, per contratti derivati sottoscritti 18 anni fa, nel 1994, con i soldi che noi italiani abbiamo versato credendo che venissero usati per il risanamento del debito pubblico. La Morgan Stanley nel contratto aveva scritto che fossero garantiti i suoi interessi nel caso che il cambio lira/dollaro (e in seguito euro/dollaro) ci divenisse sfavorevole. Così il primo atto di Monti è stato di garantire gli interessi della Morgan Stanley, non quelli dell’Italia.
Sui paradisi fiscali non è stato dato di sapere alcunché.
Si blatera che in realtà il debito con le banche americane superi i 30 miliardi di euro. E potremmo giurare che sangue e sacrifici di tante famiglie non serviranno certo a rimettere il Paese in sesto dalla crisi o a ripagare il debito ma ad assicurare il pagamento di interessi a banche di cui non sapevamo nemmeno l’esistenza. Insomma Monti sembra sempre di più simile a quegli emissari degli usurai della malavita che essi impiantano a fianco dei debitori per spremerli affinché paghino fino all’ultima briciola dei loro sporchi interessi.
Insomma il piano di portare al liberismo l’Italia contro ogni interesse del popolo italiano si avvalse dell’aiuto di Draghi, Monti e Padoan. A questa svendita del nostro Paesi ai lupi del mercato occidentale il Pd disse di sì.

ANDREA SCANZI
Pd, la finissima strategia politica renziana: il rosicamento.
Dopo giorni e giorni di attente analisi e osservazioni, ho finalmente compreso la finissima strategia politica di Matteo Renzi e dunque del Pd: il rosicamento. Chi ancora fa appelli per un accordo tra M5S e Pd, e sapete che io non li ho mai fatti, spera l’impossibile. E non è il caso.
A oggi il Pd è ancora pressoché interamente renziano e non può esserci accordo tra grillini e renziani: sono due mondi inconciliabili. Credo poi che, se fosse chiesto alla base del Pd (ammesso che una “base” ancora esista) se vuole o no un accordo con Di Maio, la maggioranza direbbe no. Chi ancora vota Pd è in larga parte renziano, mentre chi era possibilista nei confronti dei 5 Stelle si è già spostato e ormai li vota (infatti sono passati dal 40 abbondante al 18 stitico in neanche quattro anni). Sarebbe certo giusto chiedere agli iscritti cosa fare, ma ritengo che – in maniera del tutto lecita, s’intende – risponderebbero così: “Con i grillini neanche morti”. E’ tempo di capire che l’equazione “Pd=partito di sx” non ha senso da un bel pezzo, essendo ormai il Pd un partito personalistico e padronale, gestito da un reuccio che non ne indovina mezza ma che non ha oppositori interni.
Torniamo però alla finissima strategia politica elaborata da Renzi, sempre bravissimo a non imparare nulla dai propri (continui) errori e dalle proprie (infinite) sconfitte. Dopo avere distrutto in quattro anni un partito, Renzi e i renziani hanno partorito un’altra strategia puntualmente infantile e sconsiderata: “Tanto meglio tanto peggio”. Oppure, se preferite: “Lasciamoli schiantare”.
Dopo una Waterloo di dimensioni bibliche, l’unica cosa che questi geni contemporanei hanno saputo partorire è stato il rosicamento. La reazione rancorosa di chi ha perso e se ne sta in un angolo, sperando che un meteorite cada sul campo e che a quel punto Dio gli dia la vittoria a tavolino. Infatti son lì che tifano perché Luigi Di Maio vada con Matteo Salvini e magari pure con Berlusconi, per poter poi dire che anche i grillini ci hanno la rogna e che Nicola Morra in un’altra vita è stato Goring.
Chissà cosa ha mai fatto l’Italia per meritarsi questo morbo goffo-renziano che fa danni tanto quando vince (quasi mai) quanto quando perde (quasi sempre). Certo, sarebbe ora che questi benedetti “non-renziani del Pd”, entità ormai metafisica e trascendente, battessero un colpo: ma non lo battono mica. E la mestizia, nel frattempo, esonda.
I renziani hanno perso tutto e ancora danno la colpa agli elettori, alla sfiga e alla congiura: che maturità politica accecante. Si sono autoconsegnati all’irrilevanza e ne godono pure. Starsene in disparte come bambini mocciosi e sperare nel disastro altrui – e incidentalmente del Paesi – è tanto infantile quanto politicamente folle. Un Aventino dei poveri, anzi dei poveracci, che non fa che regalare altro consenso a M5S e cdx, che è poi quel che in fondo ha (quasi) sempre fatto il Pd. Riuscendo persino a peggiorare di giorno in giorno, fino a questo parossismo di boria&nulla chiamato renzismo.

Gianfranco Bussolai
Siete a un pranzo in ristorante, ci sono alcuni che mangiano aragosta, caviale e champagne a fiumi, voi prendete una pizza. Alla fine si paga alla romana. “Alla romana” è la flat tax.
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Solo per esser chiari
Spesa in armi

Roberto Buffagni
Chi dice “siamo nella NATO dunque siamo costretti ad appoggiare l’attacco USA contro la Siria” è un bugiardo. La NATO c’entra zero. Per un attacco NATO è necessaria l’unanimità dei membri, e nessun membro NATO è stato aggredito dalla Siria. Se appoggiamo è per servilismo e miopia.

Travaglio
Nei Paesi, che per usare un espressione a lui cara “conoscono l’ABC della democrazia” i delinquenti naturali non vanno al Quirinale vanno in galera
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Tommaso Montanari
Sentir dire dalla Lega no alla guerra, e sentir dire dal Pd sì alla guerra non è solo atroce, è illuminante. Perché spiega il significato di ‘antisistema’ e ‘sistema’, e spiega perché la Sinistra non esiste più.

TUTTI BRAVI A CRITICARE DI MAIO PERO’….
Sabrina Liberatoscioli
Noi, Repubblica italiana, siamo parte di Trattati internazionali. Il discorso è molto lineare, rileggetelo in ogni parola, ogni singola parola. Ogni ragionamento è conseguenza di un “se”. L’unica cosa chiara è quel che è, ossia siamo parte dei Trattati internazionali Nato e Ue e non puoi svegliarti la mattina e dire la qualsiasi come se non esistessero, soprattutto se ti appresti ad aspirare al governo di un Stato parte. Puoi dire quel che vuoi se hai un 10% o pure 17%, o il 20% , ma i Trattati si devono denunciare per uscirne fuori. E fare dichiarazioni “ostili“ significa voler denunciare in maniera unilaterale … Che tra contraenti, anche se vai a comprare un frigorifero non è una cosa carina … Secondo le regole CONSUETUDINARIE di diritto internazionale (cioè norme non scritte che valgono più di tante carte e parole scritte in questo ambito di rapporti tra Stati) i cambiamenti politici interni, e pure i ribaltamenti totali di sistema, non influiscono sui Trattati stipulati dai precedenti governi, perché c’è la norma della continuità dello Stato che prevale a garanzia della stabilità e fiducia nei rapporti tra Stati. Altrimenti nessun Stato più avrebbe rapporti con altri Stati. Se bastasse il cambiamento di governo per venire meno ai propri obblighi. Neanche la Russia dopo lo sconvolgimento politico della fine dell’Urss (e anche alla caduta dell’Impero dello Zar e poi l’instaurazione del comunismo), ha denunciato molti dei suoi Trattati con altre Nazioni, anche e soprattutto “nemiche”. Quando vai al governo, o al potere, se taluni Trattati non ti piacciono inizi un lavoro di “ricontrattazione” dei termini mettendoti al tavolo con gli altri contraenti, come si fa in qualsiasi altro contratto. La verità è questa e queste sono le regole. Ovviamente se c’è un grande consenso democratico popolare, diciamo di almeno il 60% della popolazione (in una Repubblica ovviamente), certificata, la tua capacità di contrattazione e ridefinizione o anche “conclusione” del rapporto “contrattuale” è più forte. Ma ci devi, anche saper fare, anche, a livello internazionale con gli altri Stati parte dei Trattati e te li devi lavorare bene per farli venire dalla tua parte, come in qualsiasi altra situazione della nostra vita, (tipo De Gasperi da perdente la guerra è stato comunque uno bravo, un altro era Giolitti, e da furbetto pure Cavour se l’è cavata bene, come vedete ne abbiamo avuti pochi nel mazzo del nostro Paesi) perché si tratta pur sempre di Trattati multilaterali e bisogna pure evitare di urtare più Stati possibile per evitare sicure rappresaglie di ogni genere … Questo oggi non è. E, per favore torniamo con i piedi per terra, almeno per le cose così enormi che prescindono dalle nostre piccole possibilità come Nazione italiana. A chiacchiere certo possiamo disquisire, e a me pure piace, ne sono prova molti miei scritti in questi anni che mi hanno portato a scegliere il percorso politico del M5s, ben sapendo che questa è l’unica opportunità concreta di riaffermazione di una nostra dignitosa autonomia e sovranità, da conquistare con la stimabilità, e rispetto per autorevolezza riconosciuta. Ma tocca fare i conti con l’oste. E soprattutto, intanto, cerchiamo di andare al governo, magari.

ROSATELLUM. L’INGOVERNABILITA’ E’ SERVITA
Paolo De Gregorio
Una cosa utile a tutti gli italiani, di qualunque orientamento politico, sarebbe quella di avere a disposizione una legge elettorale (il fondamento di ogni democrazia) che sia anzitutto costituzionale, comprensibile per tutti, che dia la possibilità di governare al partito che prende più voti.
Visto che la Corte Costituzionale ha ritenuto incostituzionale il premio di maggioranza al partito primo classificato, se non supera il 40%, la strada maestra dovrebbe essere il doppio turno, dove i primi due partiti vanno al ballottaggio dopo 15 giorni e il vincitore governa.
Per far funzionare questo sistema è necessario ABOLIRE la possibilità di fare coalizioni tra partiti e la suprema Corte dovrebbe accorgersi che l’ingovernabilità è generata soprattutto dalle liti che si creano nelle coalizioni stesse, come dimostra tutta la storia della Repubblica, fino alla attualità di questi giorni in cui la cosiddetta “coalizione di centro destra” non fa che litigare e spaccarsi, figuriamoci che succederà quando si tratterà di spartirsi le poltrone.
Questo divieto di coalizzarsi può generare nel tempo un effetto positivo, che è quello di diminuire il numero dei partiti, soprattutto se accompagnato da una soglia di sbarramento verso chi non supera l’8% dei suffragi.
Ma per funzionare questa legge elettorale dovrebbe comprendere le seguenti regole:
-divieto di passare da un partito ad un altro durante la legislatura
-divieto di presentarsi in più collegi (le famose pluricandidature)
-ci si può candidare solo nel collegio di residenza dove si risiede da almeno 2 anni
-divieto di candidarsi ai pregiudicati o con procedimenti giudiziari in corso, come richiesto per essere assunti in qualsiasi ufficio dello Stato
-abolizione del voto segreto, l’elettore deve poter conoscere sempre il voto del proprio rappresentante
-abolizione immunità parlamentare, la magistratura non deve essere ostacolata nel perseguire reati
-dopo 2 legislature scatta l’ineleggibilità.
Buona parte delle porcate a cui abbiamo assistito nella vita politica sarebbero eliminate da queste regole comprensibili da tutti, senza le quali nessuna fiducia nella politica può essere recuperata.

I GIORNALISTI E LA CASTA
Viviana Vivarelli
Molti italiani non hanno ancora capito perché i giornalisti di tutta la carta stampata (con poche eccezioni del Manifesto e in parte di qualcuno di IFQ) e di tutte le televisioni italiane hanno sferrato un attacco diretto, unanime e concentrato, contro il M5S, che accusano di ogni nefandezza, amplificando al massimo una attenzione morbosa e negativa dell’opinione pubblica contro il Movimento.
Molti sono deviati dalla cosiddetta informazione, che più che altro è ‘distrazione di massa’ e ‘disinformazione programmata’, affinché gli utenti si concentrino su cose marginali come gli efferati omicidi di cronaca, il pericolo dei migranti, le liti false o vere tra i capetti dei 60 partitini, le insulse frasette del giorno di questo o quel politichino, i personaggi della high society (su cui c’è tutta una serie di giornaletti distrattivi mirati specialmente alle donne), le vicende del calcio, il festival di San Remo ecc.
Il risultato è che il 60% degli Italiani non vota e anche tra i votanti è larghissima l’ignoranza di quel che accade e intensa la manipolazione sistematica costante, per cui il risultato è un popolo infantilizzato e tenuto in stato permanente di minorità cognitiva.
Qualcuno crede che l’attacco dei media contro il M5S dipenda dal fatto che, se il M5S arrivasse al Governo, eliminerebbe i finanziamenti pubblici ai partiti e ai giornali e gli infiniti benefit di cui queste due categorie godono ed eliminerebbe anche l’ordine dei giornalisti che è un ente inutile (110.000 iscritti, 1 ogni 550 italiani, che hanno pagato 700 euro e pagano altri 100 euro annui più 1000 euro per l’esame da professionista), gestito in modo da non poter fare alcun tipo di sorveglianza su quanto viene pubblicato né di applicare un qualsivoglia codice deontologico.
Il risultato è che gli italiani non hanno protezione alcuna contro una pioggia continua di disinformazione, di manipolazione e di distrazione di massa, che li porta, anche in buona fede, o a disinteressarsi di quanto accade in politica o economia (ignoranza, scetticismo, astensionismo) o ad accendersi visceralmente in campagne guidate, di odio o di attacco, verso questo o quell’obiettivo distrattivo (ieri i furti in villa o l’omicidio di Yara, oggi l’assassinio di Macerata, gli sbarchi dei migranti o le dimissioni di Tavecchio).
Perché tutto questo? Perché la Casta che ci governa e fa di noi il Paesi peggio amministrato d’Europa continui a farlo indisturbata.
Ma per Casta non si deve intendere solo il milione e 100.000 politici che ci succhiano anche l’anima, ma anche tutto il mondo capitalista che gravita attorno a loro e ci domina assieme a loro: i bancari, i grandi imprenditori, i manager delle multinazionali, gli speculatori finanziari…
Di questo mondo ‘del potere’ i giornalisti sono i cani da guardia, gli scherani, gli scagnozzi, i tirapiedi, assunti con la precisa funzione di addormentare l’opinione pubblica e deviarla da qualunque riflessione critica che potrebbe portarli a capire il fondamento della vera realtà italiana, che è tutto fuorché democratica, progressiva e civile.
Il risultato sono questi pseudo giornalisti alla Gruber o alla Mirta Merlin o alla Giannini, che riempiono gli studi televisivi o scrivono sui pessimi giornali italiani.
Del resto, per capire quanto sia asservita e non libera l’informazione italiana, basta sapere chi la gestisce e riempie i consigli di amministrazione dei giornali manipolando o ingannando i cittadini: Fiat, Italcementi, Unicredit, Italmobiliare e Mediobanca, Telecom Italia, Pirelli, Fondiaria, Mediobanca, Generali Assicurazioni, San Paolo… Grande finanza, banche, assicurazioni, telecomunicazioni, cementifici, acciaierie, pneumatici, immobili, moda, elettrodomestici: non manca nessun settore del made in Italy che non manovri la cosiddetta informazione. Tutto il mondo del capitalismo italiano è legato indifferentemente a doppio filo a qualunque Governo, non distingue dx, sx o centro, ma solo la possibilità di aumentare il capitale a scapito dei diritti del lavoro e del benessere nazionale, ottenendo leggi e protezioni che difendano arbitrio e impunità, nascondendo o insabbiando i grandi scandali (vedi Consip o trivelle) e agendo indisturbato e a senso unico.
Di questo mondo capitalista, che in Italia è vincente, visto che la sx gli si è asservita, fanno parte sia i politici che i giornalisti. I politici hanno il compito di difendere la Casta e di farla arricchire con leggi e riforme, derubando il popolo dei suoi beni e dei suoi diritti; i giornalisti hanno il compito di confondere l’opinione pubblica, nascondendo con cura quanto possa mettere in difficoltà la Casta.
A questo conglomerato di interessi intrecciati, neoliberisti, plutocratici e antidemocratici, si oppone, al momento, solo il M5S, unico in Europa. E’ chiaro perché si trovi contro anche le caste europee che fanno parte dello stesso mondo capitalista occidentale, che ha asservito i vari partiti della sx europea riducendoli a barzelletta, dal momento che, come in Italia, si sono messi a servizio del capitale invece di combatterlo (basti vedere come il Macron delle banche abbia ridotto la sx francese).
Chiaro perché i grandi scandali finanziari non arrivino nemmeno alla luce o scompaiano rapidamente dall’informazione pubblica, mentre si amplificano sciocchezze come il congiuntivo di Di Maio o la crisi di Spelacchio o delitti come quelli di Pamela.
Chiaro perché il M5S sia odiato come l’unico nemico con un attacco concentrato da sx, dx e centro, che ormai costituiscono un insieme compatto di interessi senza la minima ideologia che non sia quella del potere e del capitale. Chiaro il perché del Rosatellum che prelude l’outing finale tra finta sx e dx peggiore. Chiaro anche, perché, con la caduta delle vendite dei giornali e dell’audience televisiva, si attacchi la rete con la scusa delle fake news, aumentino gli hacker, si censurino gli interventi nei blog dei giornali, e si incattivisca l’attacco contro il M5S.
Davide contro Golia? Può darsi. Ma l’alternativa è arrendersi senza combattere ed essere distrutti.

PERCHE’ I MEDIA ATTACCANO I 5 STELLE
Viviana Vivarelli
E’ troppo semplicistico e ingenuo dire che la stampa italiana ci attacca perché, in caso di vittoria, elimineremmo i contributi pubblici alla stampa.
Il fatto più grave è che i proprietari dell’informazione italiana sono la stessa casta che il M5S attacca.
Nel consiglio di amministrazione del Corriere siedono John Elkann, presid. di Fiat e di Exor (la holding finanziaria della famiglia Agnelli); Franzo Grande Stevens, avvocato storico di casa Agnelli, ex vicepresid. Fiat e attualmente presid. della Fondazione San Paolo rendersi conto della reale situazione.
Dettaglio sconcertante. Tiscali era l’editore de L’Unità – il quotidiano del principale partito di sx del Paesi, il Pd – che risulta pertanto a un solo grado di separazione da Milano Finanza e Capital (attraverso Uckmar); e a due gradi di separazione (lo stesso Uckmar e Carfagna), dalla Mediolanum di Berlusconi.
Esiste poi un Consiglio di amministrazione dove tutti i gruppi industriali e bancari citati, a eccezione della famiglia De Benedetti, si incontrano, ed è quello di Mediobanca, ai tempi di Enrico Cuccia, il ‘salotto buono’ della grande finanza, quella che dirigeva i destini dell’economia italiana sulla base di un preciso progetto strategico.
Nessuno stupore che l’economia italiana navighi, per la verità a ritmi piuttosto bassi, alla deriva, priva com’è di un timoniere (una volta questo era il ruolo dei politici), in grado di darle una rotta qualsiasi.
Il M5S attacca la Casta. I media italiani sono un organo della Casta.E’ ovvio che i media italiani attaccheranno il M5S che attacca i loro padroni, i quali disinformano i lettori per coartare il loro voto. Esiste quindi la precisa volontà da parte di industria e finanza di controllare le notizie. Prova ne sia l’ostinazione con cui tanti imprenditori e manager italiani (un esempio per tutti – senza scomodare Silvio Berlusconi – è Diego Della Valle, che si è sottoposto ad anni di paziente anticamera pur di essere ammesso al Cda del Corsera), cercano di forzare la porta dei circuiti informativi.
Ovviamente non è prudente che il legame sia sempre diretto, perché una situazione di controllo trasparente potrebbe far nascere qualche lecito dubbio nella mente dei cittadini lettori/elettori sull’attendibilità di quel che apprendono nella lettura dei quotidiani o addirittura potrebbe obbligare i direttori e le redazioni dei grandi giornali a fare i conti con il loro ruolo di utili idioti (ovviamente in buona fede, non ne abbiano a male per la definizione).
Divengono quindi necessari degli ‘intermediari’ che intorbidino le acque nascondendo gli interessi reali, e che nello stesso tempo costituiscano il trait d’union fra quelli che devono apparire come opposti estremismi.
Il profilo tipico di questa figura essenziale è quello del ‘tecnico’: avvocato, consulente, commercialista, revisore, sempre al corrente dei panni sporchi di famiglia (di più famiglie), al contempo confessore e uomo di fiducia, vincolato, più o meno direttamente, al segreto professionale.
Come Berardino Libonati (classe 1934), titolare dello studio legale Jaeger-Libonati e ordinario di diritto commerciale all’Università La Sapienza di Roma, che ha ricoperto la carica di Presidente del Cda del Banco di Sicilia dal 1994 al 1997; dal 1998 al 1999 e stato Presidente di Telecom Italia e di Tim; ha fatto parte del collegio sindacale di Eni dal 1992 al 1995; dal 2003 al 2007 è stato membro del Cda della Nomisma di Romano Prodi; dal 2001 al 2007 è stato consigliere di amministrazione di Mediobanca; è stato Presidente del Cda di Alitalia dal febbraio al luglio 2007, e Presidente del Cda di Banca di Roma dal 2002 al 2007. Attualmente, oltre a far parte dei Cda di Pirelli, Telecom e RCS, è vicePresidente del gruppo Unicredit. Nel suo curriculum vitae pubblicato sul sito di Pirelli, in una nota particolarmente umoristica, si legge che “è in possesso dei requisiti contemplati dal codice di autodisciplina delle società quotate per essere qualificato come indipendente”.
Un altro ‘super tecnico’ è Mario Greco (classe 1957), consigliere del gruppo l’Espresso, di Saras, di Indesit Company, di Fastweb e di Banca Fideuram, laureato con lode in economia all’Università di Roma. Partner fino al 1994 di McKinsey&Company, la più importante società mondiale di consulenza strategica, è stato amministratore delegato e CEO di Ras dal 1998 fino al 2005.
Poi c’è Carlo Secchi (classe 1944), professore ordinario di Politica economica europea all’Università Commerciale Luigi Bocconi (è stato il diciassettesimo rettore della stessa università dal 2000 al 2004), attualmente nel Consiglio di amministrazione di cinque aziende quotate in borsa: Pirelli, Italcementi, Mediaset, Allianz-Ras e Parmalat, nonché di Fondazione Teatro alla Scala, TEM Tangenziali Esterne di Milano, Milano Serravalle, La Centrale Sviluppo del Mediterraneo, Premuda, e futuro consigliere della società che dovrà organizzare l’Expo 2015 a Milano.
Uomini potenti perché – loro sì – informati, ma nello stesso tempo condannati a servire il sistema, indispensabili ma sostituibili, schiavi delle beghe piccole e grandi e dei capricci degli imprenditori di cui sono al soldo, con la loro indubbia statura professionale che basta a stento a ritoccare la facciata.
Quante notizie non vengono date? Non possiamo saperlo, ma siamo ragionevolmente certi che le notizie pubblicate sono quelle che non infastidiscono nessuno. Cronaca nera, pettegolezzi politici e non, pochissimo approfondimento e quasi nessuna inchiesta, notizie dall’estero estremamente limitate, e solo quando non se ne può fare a meno: guerre, tsunami, terremoti. Anche la lotta tutta nostrana fra chi è pro e chi contro Berlusconi, fra il partito dell’odio e quello dell’amore, o la querelle fra Stato confessionale e Stato laico, sono comode cortine di fumo per non parlare di altro: la crisi economica, la responsabilità delle banche nel suo perdurare, la grande impresa che non sa che fare.

POLITICA: DI FRONTE AD UN CIMITERO, COME EZECHIELE
Aldo Antonelli

Sul palco “oscenico” (da osceno) della pubblicità politica elettorale regna chiassosamente indisturbata la “grottesca cantilena di abolizioni”, così come la chiamava il direttore di un grande quotidiano italiano ai primi di gennaio: «via il bollo auto, la legge Fornero, lo spesometro, i vaccini, le tasse universitarie, il Canone Rai, lo Jobs Jct, le 400 leggi che Di Maio ha promesso di abrogare nel suo primo giorno di Governo».
Svuotata di pensiero e incapace di progetti, la politica si è fatta pubblicità befaniera e i politici menestrelli. «Se il voto cambiasse qualcosa, sarebbe illegale!», si leggeva sui muri dei quartieri popolari di San Francisco già nei tempi del sessantotto.
Paul Ginsborg e Sergio Labate, in un interessante libretto edito nel 2016 dalla Einaudi, come eco aggiornata agli anni duemila, scrivevano testualmente: «Le competizioni elettorali democratiche – organizzate con sempre più grandi risorse economiche da parte di pochi e un controllo rigido di media sempre più povero di idee e pluralismo – sono ormai incapaci di farci uscire dalla morsa di ferro di questo sistema». (Passioni e
politica, p.7). Il tutto quasi a significare la inutilità di un rito obsoleto, incapace ormai a supportare ciò per cui, all’inizio del secolo scorso, era stato assunto: la DEMOCRAZIA!
Sia chiaro! Questo giudizio, crudo e tranciante, non riguarda le elezioni così come si vorrebbe che fossero ma l’andazzo volgare nella versione ultima nella quale la politica diventata pubblicità le ha ridotte.
Prendiamo le distanze dall’antipolitica populista fatta di luoghi comuni, di giudizi preconcetti e di plebiscitarismi di massa che sono, anch’essi, tra gli uccisori della democrazia. La situazione di impasse storica in cui ci troviamo è caratterizzata da due fattori di debolezza: uno esterno alla politica e l’altro interno ad essa.
Come fattore esterno dobbiamo denunciare la debolezza e, oserei dire, la “nullità” della politica di fronte al capitale finanziario e al suo vettore, il mercato. A iniziare dalla fine degli anni settanta, assecondato anche dai declami delle destre liberiste quali: “Più Mercato e meno Stato”, “Meno barriere e più mobilità”, “giù le tasse” e via reclamando, la politica è stata derubata della sua autorità e del suo potere, fino a diventare lo zerbino delle multinazionali.
L’effetto più deleterio di questa decapitazione è stato la morte stessa della politica, sostituita dalla “governance”. «In un sistema caratterizzato dalla governance – scrive un mio amico in un suo blog – l’azione politica è ridotta alla gestione, a ciò che nei manuali di management viene chiamato “problem solving”. Cioè alla ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, cosa che esclude alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione politica discussa e condivisa
pubblicamente. In un regime di governance siamo ridotti a piccoli osservatori obbedienti, incatenati a una identica visione del mondo con un’unica prospettiva, quella del liberismo».
Il filosofo canadese Alain Deneault ha scritto di recente un libro dal titolo “Mediocrazia”, là dove si legge che «la governance è in definitiva una forma di gestione neoliberale dello stato, caratterizzata dalla deregolamentazione, dalle privatizzazioni dei servizi pubblici e dall’adattamento delle istituzioni ai bisogni delle imprese. Dalla politica siamo scivolati verso un sistema (quello della governance) che tendiamo a confondere con la democrazia».
A questo processo degenerativo esterno che ha decretato la morte della politica se ne è aggiunto un altro, conseguente ed interno alla politica, quello per cui i partiti hanno smesso di essere fucine di pensiero e di programmazione, con le loro scuole e i loro “corsi di formazione”, per ridursi a semplici agenzie pubblicitarie, in gara tra loro a chi sa vendere di più. Il dibattito politico è ridotto ai minimi termini, a polemica e propaganda, e nel Paesi desertificato si moltiplicano le riffe delle candidature e le fiere degli schieramenti.
Di fronte a tanto squallore, mi torna in mente la scena profetata da Ezechiele: «La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare tutt’intorno accanto ad esse. Vidi che erano in grandissima quantità sulla distesa della valle e tutte inaridite. Mi disse: “Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere? ”. Io risposi: “Signore Dio, tu lo sai”. Egli mi replicò: “Profetizza su queste ossa e annunzia loro: Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete» (Ez. 37,1-5).
Una grande, radiosa scommessa che, per noi credenti, si nutre anche di una difficile speranza, così come per Pascal.

APPOGGIO ESTERNO ALLA MAFIA
Viviana Vivarelli
…ma perché poi si parla di appoggio esterno alla mafia? e si dice pure che la fattispecie è fumosa? quasi a sfumare il delitto stesso?….Quando Erika ammazzava il fratellino, Omar, che glielo teneva fermo, cosa faceva? Un favoreggiamento esterno all’assassinio? Ma se era da considerare complice e dunque assassino pure lui, Dell’Utri è da considerare mafioso a tutti gli effetti, come Cuffaro perseguito per favoreggiamento o Andreotti che sapeva delle future stragi mafiose ma restava indifferente e non sporgeva alcuna denuncia alle autorità giudiziarie, lasciando che i morti o i reati si aggiungessero ad altri morti e reati. Dunque costoro sono da considerarsi mafiosi a tutti gli effetti, per quanto basterebbe anche il solo sospetto di un reato tanto grave per metterli fuori da ogni contesto civile. E invece dobbiamo tollerare la loro presenza in Parlamento? E dobbiamo accettare che questi signori dettino leggi e condizioni? Dobbiamo accettare che Parlamento e Governo siano a servizio della mafia?
E perché Berlusconi, che era il percettore finale, attraverso Dell’Utri, del patto mafioso che lo legava a Cosa Nostra, garantendo a Riina 250 milioni ogni sei mesi e leggi pro mafia e a se stesso i voti siciliani e la protezione mafiosa, non deve essere punito per il patto infame e messo al 41 bis, come consocio di mafia a tutti gli effetti, e deve autocandidarsi al Governo del Paesi, continuare a godere dei suoi profitti illeciti, ottenere addirittura la compagnia degli eletti, Macron, la Merkel…, per la paura che costoro hanno delle rivolte popolari, della democrazia diretta, che scalzerebbe per sempre il loro iniquo potere di magnati al servizio del capitale?

Ce ne vuole di faccia…

http://masadaweb.org

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