Nuovo Masada

aprile 13, 2018

MASADA n° 1917 9-4-2018 CONSULTAZIONI

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MASADA n° 1917 9-4-2018 CONSULTAZIONI
Blog di Viviana Vivarelli

Terza consultazione- L’improvviso voltafaccia di Salvini- Berlusconi crepa ma non molla – Il teatrino finale di cattivo gusto – Pupi e puparo – Forse restare senza governo è la soluzione migliore- I vitalizi saranno eliminati – Gas chimici. La guerra in Siria e l’intervento dell’Italia- La differenza tra alleati e zerbini- Salvini. Il guinzaglio corto – Tutto evolve – Lo stolido Rosato auspica il fallimento di ogni Governo – il Patto del Nazareno, il matrimonio fallito – Il caso Zuckerberg- Beppe Grillo: competitività e solidarietà- M5S: il fisco digitale

Morire quanto necessario, senza eccedere.
Rinascere quanto occorre da ciò che si è salvato
.”
Wisława Szymborska
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Vittorio Scuderi
Le consultazioni
Era qualcosa che si manifestava solamente sotto forma di contraddizioni e che di conseguenza non poteva essere afferrato né con un concetto né tanto meno con una parola.
Non era niente di divino, perché sarebbe sembrato privo di ragione, né di umano, perché l’intelligenza non vi aveva alcuna parte, né di diabolico, perché era benefico, né angelico perché vi si poteva scorgere una gioia maligna. Questo elemento rassomigliava al caso per l’assenza di qualsiasi continuità e ricordava la Provvidenza per il nesso che vi si manifestava. Sembrava abbracciare tutto ciò che per noi è un limite. Sembrava disporre a sua volontà degli elementi necessari alla nostra esistenza, raccorciare il tempo e dilatare lo spazio. Sembrava compiacersi soltanto dell’impossibile e rifiutare il possibile con disprezzo.

(Dichtung und Wahrheit . Goethe)
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Marione
Rosato si augura un governo che fallisca.
Evidentemente l’ultimo non gli è bastato.
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Ladispoli, trovate ossa etrusche, spunta antica necropoli UDC, NCD, AP, UDEUR …….
SfigaCatrame
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Tra la speranza e la disperazione il passo è breve. Noi teniamo stretti in una mano la paura e il facile scoraggiamento, nell’altra mano la speranza e la fiducia nel Bene. Sta solo a noi scegliere in cosa credere. Da questa scelta dipende andare avanti nella lotta o darsi facilmente per vinti . E dovremmo capire che da questa scelta non dipende solo il nostro destino personale ma dipendono le sorti del mondo.
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Due mesi di contatti con Salvini. Accordi per le Presidenze. D’amore d’accordo (quasi) fino al giorno prima.. Alcuni colpi bassi a Berlusconi.. poi, di colpo, il voltafaccia che ha gelato Di Maio.
Dopo la farsa con un Berlusconi esagitato e una Meloni impietrita che è stata spinta fuori prima cha aprisse bocca, Giorgetti, che non riesce a capire cosa sta succedendo, si avvicina a Salvini: “Ma che hai fatto? La senti ora che incazzatura i 5stelle!!”
E Salvini: “Gli ho dato una sberla così capiscono!”
E questo è Salvini.
Dio li fa e poi li accompagna. Il criminale, il complice e la spalla.
Tutti credono che Berlusconi ricatti Salvini con delle cambiali, e sarà anche vero, ma il fatto certo è che 17 giunte locali della Lega si basano anche sui 5 milioni di voti di Berlusconi e se mancano quelli, crollano tutte.
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E ora che farà Di Maio?

I bari di Caravaggio
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IfKipling
Se saprai mantenere la testa quando tutti intorno a te
la perdono, e te ne fanno colpa.
Se saprai avere fiducia in te stesso quando tutti ne dubitano,
tenendo però considerazione anche del loro dubbio.
Se saprai aspettare senza stancarti di aspettare,
O essendo calunniato, non rispondere con calunnia,
O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo saggio;

Se saprai sognare, senza fare del sogno il tuo padrone;
Se saprai pensare, senza fare del pensiero il tuo scopo,
Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina
E trattare allo stesso modo questi due impostori.
Se riuscirai a sopportare di sentire le verità che hai detto
Distorte dai furfanti per abbindolare gli sciocchi,
O a guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
E piegarti a ricostruirle con i tuoi logori arnesi.

Se saprai fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
E rischiarlo in un unico lancio a testa e croce,
E perdere, e ricominciare di nuovo dal principio
senza mai far parola della tua perdita.
Se saprai serrare il tuo cuore, tendini e nervi
nel servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tenere duro quando in te non c’è più nulla
Se non la Volontà che dice loro: “Tenete duro!”

Se saprai parlare alle folle senza perdere la tua virtù,
O passeggiare con i Re, rimanendo te stesso,
Se né i nemici né gli amici più cari potranno ferirti,
Se per te ogni persona conterà, ma nessuno troppo.
Se saprai riempire ogni inesorabile minuto
Dando valore ad ognuno dei sessanta secondi,
Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa,
E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!

“Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta”.
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“La tempesta è capace di disperdere i fiori ma non è in grado di danneggiare i semi.”
Gibran
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Noi siamo i semi di una nuova democrazia e, se avremo fede e speranza, se avremo determinazione e volontà, se non ci faremo abbattere dai complotti dei malvagi, nessuno impedirà a questi semi di germogliare e farsi pianta.
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Certo nella situazione attuale non è facile avere fede. Ma non si deve dire mai!
La storia è fatta di mutamenti e di miracoli
Essere realisti è una qualità, ma i vincenti della storia sono quello che hanno creduto nell’impossibile

CHE FIGURA PATETICA
Bruno p. Napoli.

B non si vuole convincere che ormai è un gregario e non più il leader politico di una coalizione che comunque presenta delle incongruenze.
Ho visto la sua presenza nervosa ed ingombrante al Quirinale,quel gesticolare della conta dei punti programmatici che in realtà era un countdown per mandare la stoccata finale al M5S mentre si liberava dei suoi “alleati” spostandoli con la forza.
Come un padre che non lascia mai la responsabilità al figlio, B è davvero un ostacolo al cambiamento perché in realtà a lui poco importa del paese, intriso com’è di orgoglio ed interessi personali.
Guida il suo partito come un patriarca e sempre secondo gli stessi schemi gerarchici, entrando ed uscendo dalla politica non appena intravvede una rotta diversa che quasi sicuramente piacerebbe anche al suo elettorato costringendo quest’ultimo ad accettare l’assuefazione di un modello ormai andato ed in perenne conflitto coi tempi che impongono ricambi obbligati.
Cambiare per non cambiare, ostenta sapienza ed esperienza contro il nuovo che avanza e che chiede spazi di rappresentanza leciti e democratici ma lontani da quegli schemi politici nostalgici della perenne alternanza tra professionisti di lunga data, gelosi delle proprie sedie e soprattutto incapaci di riconoscere i propri errori e le proprie chiusure.
Eppure la fotografia del paese, conseguenza di mille manovre “esperte” e spericolate allo stesso tempo, non presenta un’Italia in gran forma e la colpa è tutta dei padri che non vogliono cedere il passo convinti che la loro cura sia la migliore anche se continuano ad iniettare veleno.

Guido
Il Berlusca che con il “labiale” va in sincrono con Salvini, è uno spettacolo da pessimo cabaret della pseudo-politica. Mentre la Meloni, smarrita e di un pallore cadaverico, butta “un’occhiaia” nel vuoto. Vanghino venghino, siori e siore, bambini e anziani a metà prezzo!
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Inutile lambiccarsi con ipotesi strane su perché dell’alleanza Fi-Lega.
Anche senza bisogno di fare fantascienza, è chiaro che il legame regge perché sono molte le giunte a guida Lega-Fi, e non reggerebbero con i soli voti della Lega che ora ha bisogno dei voti di B anche per vincere in Friuli.
La rottura Fi-Lega metterebbe a rischio 17 giunte nei capoluoghi. Salvini non se lo può permettere.
Dunque l’intesa tra la Lega e Forza Italia difficilmente potrà giungere a una rottura. A rischio c’è un’alleanza più che ventennale sui territori. I due partiti guidano, oltre alla Liguria, le due regioni locomotiva d’Italia (Lombardia e Veneto). Dei 110 comuni capoluogo di provincia, il centrodestra governa in 36 città. Delle 36 città amministrate dal centrodestra, 17 si reggono sull’alleanza tra Fi e Lega. Nelle altre 19 realtà, soprattutto al Sud, Fi riesce a governare ancora da sola o in alleanza con FdI, liste civiche o con movimenti di centro.
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Sono timorosa sulle sorti dell’Italia.
Troppi cretini. Troppi opportunisti. Troppi delinquenti. Troppi rincoglioniti.
Finché saranno così tanti, la nostra sarà una lotta eroica perché salterà fuori sempre il peggio.
Ma, come diceva Emerson: “E’ impossibile, ma tenterò”.
In fondo la storia ci svela che spesso è proprio l’impossibile, l’improbabile, l’inverosimile.. ad accadere, per la costanza indomita dei suoi promotori..
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Lo squallido Orfini

Salvini: “Il nostro obiettivo è combattere la criminalità insieme a Berlusconi”. E la carie con la cassata siciliana.
antonio_carano
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DiMaio: “Non riconosco la coalizione di cdx”. Secondo me non si riconoscono manco loro.
LVIX1

Salvini “Il cdx unito alle prossime Consultazioni al colle”. Quindi si portano pure Renzi?
sempreciro
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Berlusconi: “Cdx unito alle prossime Consultazioni”. Ora il casino sarà raggiungere un accordo su come andarci, se a piedi o in macchina.
giulysua

ALESSANDRO GILIOLI
Oggi siamo qui:
1. Il M5S è disposto a fare un governo con Pd o con la Lega, purché non ci sia di mezzo B
2. La Lega è disposta a fare un governo con il M5S, purché dentro ci sia tutto il cdx quindi anche B
3. B vorrebbe fare un governo che tenga insieme tutto il cdx più il Pd, ma non disdegnerebbe neanche un governo del cdx con i grillini, pur di avere un riconoscimento e un ruolo.
4. Il Pd dice che non vuole fare un governo con nessuno.

Queste le posizioni proclamate al momento.., quindi attrezziamoci di santa pazienza che il teatro durerà un po’.
Ora: è evidente che se tutti rimangono su queste posizioni un governo non si fa e si torna al voto.
Però la politica è un campo dove ogni cosa può diventare serenamente il suo contrario.
Quindi, prima di farci tornare al voto, il buon Mattarella la tirerà in là il più a lungo possibile per vedere se qualcuno dei quattro soggetti di cui sopra cambia del tutto o in parte la sua posizione.
Il suo primo alleato è il tempo, che smussa gli spigoli come l’acqua del fiume arrotonda i sassi. Bisogna vedere chi dei 4 farà mezzo passo indietro – e soprattutto in quale direzione.
Ipotesi:
1. B potrebbe rinunciare alla leadership formale di Fi per mandare avanti uno tipo Antonio Tajani. Una specie di bis di quanto avvenuto per il Senato, ma questa volta a sacrificarsi non sarebbe un Paolo Romani qualsiasi, bensì il capo in persona. Il quale, almeno in apparenza, lascerebbe il suo partito in mano a un delfino fidato affinché questi sia accettato nelle trattative di governo con il M5S. Controindicazione: l’altro mezzo passo indietro dovrebbe farlo in contemporanea Di Maio, accettando ministri graditi a Fi e in ogni caso resterebbe il nodo di chi farebbe il premier (di fronte al suo elettorato DI Maio non può rinunciare sia al veto verso Forza Italia sia alla premiership; può rinunciare forse a uno dei due, ma non a entrambi).
2. Salvini potrebbe alla fine staccarsi da B magari portandosi dietro un pezzo di Fi (transumanza peraltro già silenziosamente in corso a livello locale). Questo aprirebbe la strada a un accordo facile facile tra Lega e M5S, con Di Maio premier e Salvini vice e superministro di qualche cosa. Controindicazione: Salvini presterebbe il fianco ad accuse violente di tradimento da parte di tutta la galassia mediatica berlusconiana, subendo un nuovo trattamento Fini; e perderebbe l’opportunità di essere leader di un’area che vale il doppio rispetto alla Lega da sola.
3. Pressato dal Quirinale e da mezza Europa, il Pd potrebbe uscire dal frigorifero. Già, ma per fare cosa?
3a. Difficile un governo con il cdx unito per il fatto che Salvini non li vuole né loro vogliono Salvini (bastasse l’accordo Pd-Fi, avremmo già un governo operativo); ma c’è chi sotto traccia lavora lo stesso a questa ipotesi (buongiorno, dottor Gianni Letta) pensando magari a un governo Giorgetti-Tajani o simile (B stapperebbe lo champagne). Controindicazioni: difficile che, dopo la vittoria elettorale, Salvini si adatti a una soluzione così minimalista che mandando il M5S all’opposizione ne gonfierebbe enormemente i consensi; stesso discorso per il Pd, consapevole che una maggioranza così lo condannerebbe definitivamente all’estinzione.
3b.Tutta diversa l’altra sub-ipotesi, che vede in qualche modo insieme Pd e M5S. Improbabilissimo un accordo “secco” con alleanza “tradizionale”, dopo tutto quello che il Pd ha detto; semmai il Quirinale si può inventare qualche fantasiosa formula “terza” ed è per questo che si parla di personalità tipo Flick o Bray. In questo caso, ciascuno dei due partner dovrebbe fare un bel passone indietro: il M5S rispetto alla richiesta attuale di avere “un premier eletto dal popolo”, cioè Di Maio, il Pd cambiando tutto rispetto agli impegni di opposizione, Aventino etc. Controindicazioni: tante, e ne cito solo tre: il solco di profondo odio che si è scavato negli ultimi 5 anni tra le basi di Pd e M5S; le enormi difficoltà che una maggioranza così avrebbe ad affrontare temi come riforma Fornero (votata dal Pd) ma soprattutto Jobs Act e Buona Scuola (fortemente voluti dal Pd); infine, il problema non indifferente dei numeri, visto che al Senato la maggioranza sarebbe di una dozzina di voti (includendo anche Leu) e quindi molto stretta.
3c. Non ha mai smesso di circolare neppure l’ipotesi detta “governo di tutti”, magari con la pressione di qualche appuntamento economico, “di scopo” per rifare la legge elettorale, etc. Controindicazioni: per Salvini e Di Maio, che ai loro elettori hanno promesso cambiamento, non avrebbe molto senso sottoporsi a una sconfitta simile dopo aver vinto le elezioni; la soluzione sarebbe poco utile anche al Pd (difficile ricostruirsi un’identità propria in un pateracchio di governo simile) e alla fine farebbe felice solo B.

Aspettiamo che ‘cambi il contesto’, frase magica per giustificare le giravolte – a volte imposte dal reale, ma comunque a rischio di essere poco gradite agli elettori.
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IMPAZIENZA
Viviana Vivarelli.
Gli italiani hanno poca pazienza e aspettare due mesi dalle elezioni senza governo li fa già schizzare.
Ci dispiace per loro, ma i tempi del potere sono più lunghi di quelli dell’impazienza dei cittadini.
Si pensi che la Merkel, che pure governa la Germania da 15 anni, ci ha messo sei mesi per trovare una soluzione di Governo, che il Belgio ci mise 541 giorni per farne uno e che in Spagna si è andati a votare tre volte in dieci mesi.
Ormai sono finiti i tempi dei grossi partiti di maggioranza, facendo eccezione per i paesi russi o ex sovietici, tipo l’Ungheria dove Orban stravince col 49% o l’improbabile Russia dove Putin rivince con il 76,6%, sterminando gli avversari. Ma noi, che non usiamo il plutonio o le carcerazioni di Erdogan, siamo destinati a rimanere nello stallo a lungo, cercando soluzioni fantasiose che rivelano ad ogni passo come in Europa la democrazia parlamentare sia in crisi e i sistemi bipolari o tripolari anche.
Non ci lamentiamo perché, arrivati dove siamo arrivati, restare a lungo senza governo potrebbe essere anche la soluzione migliore, visti gli sfracelli fatti dai Governi negli ultimi decenni, da Craxi ad oggi, e visto che il Pd non vede l’ora di imporre nuove riforme della malora, finendo di rovinare il Paese. Poi col tempo nuove cose potrebbero succedere, come la scomparsa di B dalla scena politica, la divisione del Pd tra il partito dei renziani e un Pd meno megalomane, riformista e iperliberista, cambiamenti di prospettiva per Salvini ecc.,scelte di Mattarella ecc.
Dopo tutto, il Belgio, che rimase senza Governo per 541 giorni, produsse durante la crisi il Governo maggiormente stabile d’Europa, un aumento del 2% del Pil, una riduzione significativa del debito pubblico, aumento delle esportazioni, diminuzione della disoccupazione e miglioramento delle PMI; negli anni 90 il debito pubblico superava addirittura quello dell’Italia (il 137% nel 1993) e oggi è sotto controllo, col deficit pubblico fermo al 2,9% del Pil. E chissà che un Governo di commissariamento che si tiene al minimo indispensabile sbrigando solo gli affari correnti, senza la sciagura di nuovi riformismi iperliberisti distruttivi e con una attività legislativa ridotta, non porterebbe a fortune analoghe.

C’è poi un altro fattore che gli italiani, da sempre ignari di politica estera, dovrebbero considerare: la guerra in Siria. Molti italiani nemmeno sanno che il caro Renzi alla chetichella ci ha infilati nella guerra contro Assad a fianco degli americani, i quali hanno tutto interesse ad averi alleati per la presenza in Italia di moltissime basi americane.
Ci sono più soldati americani in Italia che in Afghanistan, sono quasi 12.000. Gli USA hanno 686 basi disseminate in 74 diverse nazioni del globo, di queste più di 59 sono in Italia; ad Aviano ci sono decine di F-16 armati con testate nucleari.
Trump non ha intenti pacifici e vuole allargare la guerra contro Siria e Iran, ha acuito il dissidio di Israele contro la Palestina e lancia proclami bellici, ma ha di fronte la Russia di Putin che è altrettanto bellicoso. Per quanto a noi sembri strano, la posizione politica del nuovo Governo italiano interessa moltissimo gli americani. Per questo hanno ordinato a Renzi di entrare nella guerra alla Siria, per questo sentiamo in tv l’infittirsi di proclami che tentano di convincerci che buttare bombe sul cimitero siriano è ‘necessario’ e ‘buono’, è ‘l’unica cosa da fare’ in cui mostreremmo ‘il nostro desiderio di pace’ le ‘la fedeltà’ all’alleato a stelle e strisce’ e si stanno ripetendo le stesse bugie che abbiamo sentito mille volte ‘su impianti di armi chimiche’ ecc.
Di Maio, che è stato anche molto criticato dai 5stelle per questo, ha fatto precedere alle sue elezioni un giro rassicurante presso le potenze occidentali (Washington ecc) perché non si opponessero drasticamente alla vittoria del M5S. Salvini, al contrario, come Berlusconi, si è sempre dimostrato pro Putin. Ergo: i poteri neri accetterebbero forse un Governo Di Maio, ma non uno Berlusconi-Salvini. A voi sembra poco, ma nel gioco di forze che si fronteggiano, anche questo vale.

Sia benedetta la guerra!
Rafforza governi vacillanti
Zittisce le opposizioni
Unifica le masse
Distrae dagli scempi interni
e dai vulnus di democrazia
Solleva la vendita dei giornali
e l’audience televisiva
Innalza strepitosamente la spesa in armi
nel tripudio popolare
Permette quei tagli alle Costituzioni
che le Costituzioni non avrebbero sopportato
e quegli scudi spaziali americani
che l’Europa non avrebbe tollerato
Trova miracolosamente per portare la morte fuori
quei miliardi che non c’erano per salvare la vita dentro
Solleva il PIL, l’Ue, l’AIEA e le sindromi da accerchiamento
Unifica i popoli in una sola travolgente epopea
così che anche l’ultimo dei meschini
si sente un eroe antiterrorista
e si permette di odiare con tutte le sue forze
il ladruncolo di polli o il diverso religioso
così che l’odio diventa la sua malattia
in cui si sente rigenerato
Sia benedetta la guerra
toccasana di tutti i guai!
Se non l’avessero sempre creata
bisognerebbe inventarla!

(Viviana Vivarelli)

I VITALIZI SARANNO ELIMINATI
Riccardo Fraccaro

In pochi sanno che i vitalizi sono stati introdotti in gran segreto, con una riunione riservata tra i deputati dei vari schieramenti. Era il 21 dicembre 1954 quando i politici decisero di farsi un regalo natalizio a spese dei cittadini: con un blitz in Ufficio di Presidenza approvarono una delibera che stanziava 452 milioni di lire a favore delle pensioni privilegiate dei deputati. Alle spalle dei contribuenti.
Un atto accolto con profondo sdegno da un deputato trentino, Giuseppe Veronesi, che inviò una lettera al Presidente della Camera Gronchi per annunciare le proprie dimissioni. Veronesi, originario di Rovereto, era un ingegnere aeronautico che si impegnò soprattutto per l’opera di moralizzazione del Paese: fu infatti membro della Commissione Antimafia. Era molto legato al Trentino-Alto Adige e si adoperò per lo sviluppo del territorio sul piano industriale ma anche artigianale. Un politico nel senso più nobile del termine.
Nella lettera protestava per la scelta di tenere nascosta ai cittadini la delibera sui vitalizi e invocava la necessità, per i parlamentari, di dare il buon esempio. Nonostante siano passati 64 anni il messaggio di Veronesi è ancora attuale: ora più che mai è necessario recuperare la dimensione etica della politica.
Il MoVimento 5 Stelle abolirà i vitalizi nel giro di due settimane con una delibera, utilizzando proprio lo stesso strumento che li ha introdotti. Sono un istituto anacronistico e inaccettabile, la Terza Repubblica nasce per restituire centralità ai cittadini. Non possono più esserci privilegi per la politica, dobbiamo riaffermare l’equità sociale per ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e società.
I vitalizi, come ci dimostra questa lettera, scatenano indignazione sin dal giorno della loro istituzione. I parlamentari trentini che percepiscono il vitalizio, per rispetto nei confronti del nostro conterraneo Veronesi, dovrebbero essere i primi ad esprimersi a favore. In ogni caso ci penserà il MoVimento 5 Stelle a toglierli dall’imbarazzo cancellando una volta per tutte questo inaccettabile privilegio.

Uno splendido Di Maio a Porta a Porta

DI MAIO (a Porta a porta)
Stiamo provando a fare un Governo del cambiamento e come prima forza politica votata da 11 milioni di elettori sentiamo la responsabilità di mettere su un Governo che tenga al centro la soluzione dei problemi degli Italiani. Ho sempre detto in modo chiaro che, qualora non avessimo avuto la maggioranza assoluta, avremmo fatto un appello alle forze politiche, chiedendo convergenza sui temi. Ho proposto un contratto alla tedesca. In Germania quando non si riesce a formare un Governo, le forze politiche scrivono un contratto in cui mettono al centro le pensioni, la disoccupazione, i problemi delle imprese, la politica estera, la politica europea.. firmano davanti ai cittadini e si impegnano su quei punti e lavorano su quello su cui sono d’accordo. Ho proposto questo alla Lega di Salvini e al Pd di Martina. che dice di voler fare un processo di rinnovamento. Salvini mi risponde: “Io devo stare con Berlusconi”, Io comprendo il fatto che loro siano all’interno di una coalizione ma questa coalizioni è nata solo perché c’era un interesse a vincere nei collegi uninominali perché il Rosatellum nei collegi uninominali invogliava a mettersi insieme ma la Lega di Salvini in Parlamento per il 70% delle volte ha votato diversamente da Forza Italia in questi 5 anni. Al di là di Zaia e di Maroni, questa Lega di Salvini è molto diversa da Forza Italia. Io non sto chiedendo né un parricidio né un tradimento. Sto chiedendo soltanto a Silvio Berlusconi: dopo 24 anni forse è il momento di far partire un Governo delle nuove generazioni, un cambiamento nuovo, che non posso realizzare con uno che per 24 anni ha già governato e ha avuto la sua opportunità. Oggi è un grande momento in cui Salvini, per es., può abolire con noi la legge Fornero (Io: o la buona scuola, o il Jobs act) però non dobbiamo incastrarci su vecchie rigidità legate alle coalizioni. Tutto quello che ci siamo detti in questi anni resta, però c’è anche un processo di evoluzione interno ai partiti anche in risposta all’esito elettorale, ma da parte del Pd le risposte che ho avuto mi lasciano di stucco, risatine, battutine ironiche, frecciatine..Il passo avanti che ho dovuto fare verso il Pd è enorme. Non parlo nemmeno di responsabilità perché questa legge elettorale l’hanno fatta loro, ma in un momento in cui il Presidente della Repubblica ci chiede responsabilità di fronte al Paese è ingiusto e non ci sto. Spero in un processo di evoluzione. (Orlando chiede di mollare prima la Lega. Tra l’altro non si capisce perché il Rosatellum l’abbiamo fatto proprio per un’accozzaglia col cdx e però chiedano a Di Maio di mollare lui la Lega). Ho chiesto a Martina e a Salvini di venire a un tavolo comune. Non è che io metta Pd e Lega sullo stesso piano perché li considero identici. Tutti i programmi avevano obiettivi analoghi come la lotta alla povertà ecc. ma dobbiamo vedere gli strumenti. Intanto che aspettiamo che i partiti evolvano nelle loro dinamiche interne, ho deciso di avviare un comitato scientifico sull’analisi dei programmi elettorali, incaricando il prof. Giacinto della Cananea, prof ordinario di Diritto Amministrativo all’Università Tor Vergata per capire gli obiettivi convergenti per la prima stesura di un contratto che impegna le forze politiche di fronte agli italiani, poi su quella che apparirà la via più percorribile cominceremo a lavorare. Voglio scegliere quel contratto di Governo che permette più vantaggi per gli italiani. Il vantaggio di essere una forza politica post ideologica è poter dire:al di là che siamo forze politiche alternativa, che non ci alleeremo mai, almeno mettiamoci insieme in questa fase di meccanismo proporzionale, in cui non c’è una maggioranza assoluta, per fare 7, 10, 20 cose buone per gli Italiani e quel contratto di Governo che darà più vantaggi ai cittadini sarà quello che io preferirò. Ma ho sentito battutine. Nella scelta dei Presidenti delle Camere e delle Commissioni, ho riconosciuti i vincitori e Pd e Fi avevano perso e ho finalmente dato il via all’abolizione dei vitalizi dopo 30 anni. E il fatto che con Fico è iniziata l’istruttoria che tra 15 giorni ci porterà a questo mi rende molto soddisfatto. Ora mi sento dire: noi che abbiamo preso zero voti abbiamo delle pretese, tu che hai preso 11 milioni di voti devi fare un passo indietro, come fosse una colpa. La situazione si sblocca se, invece delle poltrone, dei ministeri.., mettiamo al centro i problemi degli italiani. E questo contratto a cui tendo non dice solo cosa fare ma anche tempi e procedure per farlo. E formerò subito un comitato con tecnici e studiosi per studiare questo contratto nel modo più serio. “
(Purtroppo ora si è fatta grave la questione della politica estera con l’acuirsi dello scontro Trump-Putin, e Mattarella ha l’esigenza che i tre partiti la mettano al primo posto, Salvini ha fatto già dichiarazioni durissime contro l’intervento americano in Siria).
Nel contratto tedesco uno dei primi punti fu la politica estera. Noi abbiamo ribadito che resteremo nella Nato, siamo alleati dell’Occidente, restiamo nell’Ue e nell’euro, ovviamente accogliendo tutte le sfide assieme agli altri Paesi, per es. Francia e Germania stanno avviando un piano di revisione del meccanismo del Pil.Per quanto riguarda i bombardamenti, essere vicini all’uno o all’altro non fa differenza, Renzi in passato si è rifiutato di concedere le basi per bombardare la Libia mentre Salvini dice di scongiurare bombardamenti. Dovremmo consigliare i nostri alleati americani in un’ottica di pace sempre. Quindi mettiamo in moto le nostre diplomazie per scongiurare qualunque guerra.
Per ora l’intervento dalle basi americane in Italia non è stato chiesto. Chiedo alla Nato di fare il più possibile chiarezza su Assad e quanto successo in Siria (però si dice che in sede Onu tale richiesta sia stata bloccata dal veto russo). In passato ci sono stati Presidente del Consiglio più interventisti e altri più prudenti che hanno consigliato diversamente i nostri alleati. Sono sicuro che Gentiloni con la sua diplomazia si muoverà nel tentativo di fermare l’escalation. Abbiamo avuto in passato Governi che hanno lavorato nel senso di soluzioni alternativa alle guerra. (Salvini è pronto a togliere le sanzioni alla Russia). Io penso che le sanzioni alla Russia dobbiamo affrontarle insieme ai nostri partner europei perché sono nate da una iniziativa dei Paesi europei. Apriamo un dibattito europeo per capire se queste sanzioni sono uno strumento giusto per richiamare giustamente la Russia. In Italia c’è una parte del comparto agricolo e manifatturiero che ne sta subendo danni economici. Ne ho parlato anche in Usa: se ci sono degli strumenti che non danneggiano l’economia italiana è meglio. Lo scenario della Siria sicuramente entrerà nell’ottica delle nostre consultazioni anche nel senso di accelerarle. Resta il fato che mi rivolgo a due forze politiche che sono entrambe in fase di evoluzione. La Lega non è più quella di prima. Il Pd tenta di essere qualcosa di diverso da prima. Entrambe devono capire quale sarà il loro futuro. Immaginate il M5S un anno fa e oggi, noi stiamo facendo uno sforzo politico molto grande con due forze politiche in antitesi. Noi siamo nati anche in antitesi alle forze politiche, stiamo cercando su dei temi un contratto per trovare una soluzione di Governo per cambiare l’Italia. Io non sono disposto a creare un Governo a tutti i costi. Voglio un Governo che cambi veramente le cose. C’è tanta gente con delle aspettative là fuori che aspetta delle soluzioni. Domani parlerò anche dei tempi necessari in rispetto anche alle scadenze interne dei lavori dei partiti.

Stefano Ragusa
Dopo Di Maio a Porta a Porta che risponde alle domande di politica estera, dubito che chiunque altro diverso da lui, possa fare il Presidente del Consiglio. Non ha solo la legittimazione popolare, ma anche la capacità di fare sintesi, di esprimere una posizione Italiana (che è poi quella che le è sempre stata più congeniale: l’equidistanza che veniva praticata con successo fino agli anni 80 e che ha fatto grande questo Paese) con alle spalle un moVimento che l’ha elaborata negli anni, che ha preparato i suoi simpatizzanti a sostenerla in modo del tutto naturale. Con Di Maio pdc, non hai solo 11 milioni di voti, ma 11 milioni di Cittadini Italiani pronti a sostenere questa dottrina.

La differenza tra alleati e zerbini
ALESSANDRO GILIOLI
Le questioni internazionali hanno fatto un’irruzione – anche piuttosto violenta – nel teatrino delle consultazioni, dei veti, del chi-sta-con-chi. E ora c’è già un tema politico molto concreto e molto robusto con cui fare i conti: concedere o no agli Usa le basi di Aviano e Sigonella per andare a bombardare Assad?
Già ieri la numero due dell’ambasciata è andata a Palazzo Chigi per iniziare a parlarne.
Infatti a dire sì o no all’«appoggio logistico» di solito è il governo. Gli esecutivi passati hanno detto sì (quasi) in ogni occasione, dal Kosovo alla Libia.
Ma nessuno di quei governi era in carica «per il disbrigo degli affari correnti», e certo non si può definire «affare corrente» la partecipazione – seppur indiretta e solo logistica – a una guerra. Anche Gentiloni ne è ben cosciente.
Quindi i casi sono due: o quando verrà formalizzata la richiesta Usa ci sarà un governo con pieni poteri oppure il governo uscente chiederà al Parlamento di votare.
Tra i tanti paradossi contemporanei c’è il fatto che oggi il partito più atlantista di tutti è il Pd, benché erede del vecchio Pci. O forse proprio per questo: il bisogno del Pci di legittimarsi con Washington ha origini lontanissime (Berlinguer, quando dopo il golpe in Cile decise che l’unico modo per arrivare al governo fosse accettare la Nato) ed è diventato molto fattuale nel 1999, con il primo ex comunista a Palazzo Chigi che autorizzò l’uso dello spazio aereo italiano per la guerra contro la Serbia (sì, sto parlando di D’Alema).
Di lì in poi il filoamericanismo dei postcomunisti stato ancora crescente, perfino nel nome del nuovo partito (l’unico in Europa che si è battezzato come quello statunitense).
E ieri il Pd (a iniziare dal suo reggente Martina) non ha lasciato dubbi sulla necessità di ribadire la scelta di campo atlantista dell’Italia.
All’estremo opposto c’è la Lega, il cui leader invece ha simpatie per Putin note e più volte manifestate. E, come si sa, in Siria la guerra americana sarebbe contro uno strettissimo alleato di Putin. Anche ieri Salvini ha twittato apertamente contro l’ipotesi di un intervento americano in Siria.
In mezzo – tra questi estremi – ci sono gli altri due partiti, Forza Italia e M5S.
Curiosamente, infatti, Forza Italia oggi è meno decisa del Pd sulla scelta da fare. Berlusconi è amico personale (e di affari) del presidente russo. Ieri due esponenti dello stesso partito – Romani e Malan – hanno rilasciato alla Stampa frasi molto critiche verso l’ipotesi di un intervento militare; il secondo ha messo in dubbio anche la veridicità dell’attacco chimico a Douma. Questo non vuol dire che Forza Italia sia pronta votare contro, ma insomma non è schierata a tutto corpo con Washington.
In mezzo tra i due estremi c’è anche il M5S. Il quale non nasce filoamericano – anzi – ma da un anno lavora per farsi accettare dal potente alleato d’oltre Atlantico con missioni, incontri, ambasciate, rassicurazioni. Insomma si ritrova un po’ nella stessa situazione del Pci alla fine degli anni Settanta: l’esigenza di farsi sdoganare. La guerra in Siria è quindi per il M5S una rogna enorme: se fosse minoranza parlamentare come sei mesi fa, direbbe con ogni probabilità di no; volendo assumere responsabilità di governo, si trova in forte imbarazzo.
La crisi di governo si complica insomma di un fattore in più e non dei più facilmente risolvibili.
A margine, c’è da aspettarsi una campagna mediatica molto forte perché «l’Italia non tradisca le sue alleanze», come già si sente dire in giro oggi. E sarà una campagna che non verrà solo dalla politica, c’è da supporre. Un eventuale diniego per l’uso delle nostre basi sarebbe indicato come un ribaltamento di alleanze, un passaggio dall’asse con Washington a quello con Mosca.
Del resto, siamo stati la Bulgaria della Nato per 70 anni e non siamo abituati neppure a ipotizzare che si possa stare in un’alleanza anche in altre meno servili posizioni.
Far parte della Nato – che è un patto difensivo – non vuol dire essere complici di ogni guerra dichiarata dagli Usa.
Questo, come principio, potrebbe essere un punto di partenza: capire la differenza tra alleati e zerbini.
Per chiudere, personalmente penso che il Pd inizierebbe malissimo la sua proclamata opposizione parlamentare se conducesse la sua prima battaglia in aula per agevolare il bombardamento della Siria ordinato da Trump.

Laura Tonino
La linea politica estera del Movimento 5 Stelle diverrà molto simile a quella della Svizzera.Un paese che ha ottimi rapporti internazionali. Che si riconosce nell’ONU e nella diplomazia come unico mezzo di risoluzione dei conflitti, e nell’assenza totale di convergenze.. nella collegialità, trasparenza e universalità dei ruoli.
Di certo non darà appoggio a personaggi che vogliono smutandarsi per lanciare missiletti simpatici.
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Mattarella e il cdx- O gallo ‘n copp a munnezza.

Valeria S
Non poteva certo mancare duevirgola Bonino fra i sostenitori della guerra: la senatrice di Soros ci ricorda che siamo sudditi e che, comandati, si interviene SENZA SE, COME, QUANDO.
(Anzi, è pure un tantino infastidita per gli ONDEGGIAMENTI e le DISCUSSIONI)

Un governo saggio fa sempre gli interessi dei suoi cittadini e dei popoli della Terra, quindi non sostiene scenari di guerra ma promuove la pace, non misura la tenuta delle sue alleanze chiudendo gli occhi ma prova ad aprirli ai suoi alleati.”
Gianroberto Casaleggio
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Il guinzaglio corto
di Marco Travaglio-13 Apr 2018

La gag del Caimano che umilia per l’ennesima volta i suoi alleati sotto le auguste volte del Quirinale non è soltanto folklore. A 40 giorni dalla sua ennesima disfatta elettorale, sono accadute varie cosucce che parrebbero smentire l’irrilevanza del Caimano raccontata da chi si ostina a negare i suoi scandalosi conflitti d’interessi. E confermare quelle doti nascoste (per chi non le vuole proprio vedere) che consentono alla Cara Salma (politica) di esercitare un potere di veto e di interdizione assolutamente sproporzionate al suo peso elettorale e parlamentare. Tutte “doti” che non c’entrano nulla con la politica, ma seguitano a bloccarla come se il titolare fosse ancora il leader del centrodestra. Già il fatto che sia il capo di FI la dice lunga: nel 2011 perse la maggioranza e il governo, nel 2013 dimezzò i voti lasciandone per strada 6,5 milioni, nel 2014 fu condannato in via definitiva per frode fiscale ed espulso dal Parlamento, ora ha perso altri 3 milioni di voti. Dite voi in quale Paese un qualunque partito si terrebbe lo stesso leader plurisconfitto. Ma tant’è. Si pensava almeno che la Lega avrebbe preteso il giusto riconoscimento al suo strepitoso successo con una carica istituzionale: invece la presidenza del Senato destinata al centrodestra è andata a FI. Salvini aveva proposto almeno una figura presentabile: la Bernini. Niente da fare, B. ha imposto l’impresentabile Casellati. E i leghisti zitti.
Ora Salvini muore dalla voglia di andare al governo con i 5Stelle, liberandosi della zavorra berlusconiana. Il contratto offerto da Di Maio, anche grazie all’insipienza di quel che resta del Pd, è lì sul tavolo: basta firmarlo. Ma B. non vuole: se non c’è lui, non se ne fa niente. E Salvini, salvo sorprese dell’ultima ora, quel passo non lo fa. Perchè non vuole o non può farlo? Qui i fatti cedono il passo alle illazioni. O forse a qualcosa di più concreto, dopo 24 anni di eventi all’apparenza incomprensibili ogni volta che c’è di mezzo B. Nel 1996, perse le elezioni contro l’Ulivo di Prodi, B. era isolato (Bossi aveva corso da solo, aveva sfiorato il record del 10% dei voti, minacciava di abbattere i tralicci di Mediaset e lo chiamava “il mafioso di Arcore”) e sommerso di debiti e di processi: bastava una legge sul conflitto d’interessi, una norma antitrust e l’applicazione della sentenza della Consulta che imponeva a Mediaset di mollare Rete4, e sarebbe politicamente morto. Invece il centrosinistra lo salvò con l’ok alla quotazione in Borsa, la legge Maccanico salva-Rete4, le riforme-vergogna sui processi e lo sdoganamento come padre costituente nella Bicamerale targata D’Alema.
Nel 2006-08 era così disperato che iniziò a comprare senatori anti-Prodi: lo salvò un’altra volta il centrosinistra, cioè Napolitano e il Pd di Veltroni e Napolitano, che diedero una grande mano a Mastella&C. a rovesciare Prodi e riportare B. al governo. Nell’ottobre 2010 B. perse Fini (subito linciato per la casa di Montecarlo) e poi la maggioranza: ma Napolitano rinviò il voto sulle mozioni di sfiducia, dandogli il tempo di comprare una trentina di parlamentari. Nel 2011, complici gli scandali e lo spread, dovette arrendersi. Sarebbe bastato votare subito e si sarebbe estinto. Ma Napolitano e il Pd decisero di varare con lui il governo Monti, dissanguando il centrosinistra, garantendo a B. un 20% alle elezioni del 2013 e arruolandolo subito dopo nella rielezione di Re Giorgio, nel governo Letta, nel Nazareno, nella riforma costituzionale e in due leggi elettorali. Operazione che Renzi sognava di ripetere ora, grazie al Rosatellum fatto su misura contro i 5Stelle e pro FI, senza però fare i conti con gli elettori. Eppure la Cara Salma continua a dettare legge: Salvini, al netto delle rodomontate, torna all’ovile a ogni richiamo all’ordine. Come se avesse il guinzaglio troppo corto per uscire di casa senza il padrone. Evidentemente c’è qualcosa che i due sanno e noi non sappiamo. Solo le famose fidejussioni con cui B. garantì la Lega con le banche e che lo resero azionista del Carroccio fin dai tempi di Bossi, nel lontano 2000? O qualcos’altro? Mistero.
Sta di fatto che la Lega è legata tuttoggi indissolubilmente a lui. Se i 5Stelle sfidano Salvini a slegarsi ben sapendo che non può farlo, sono dei politici astuti. Ma se credono davvero che possa farlo, sono dei fessi e dei poveri illusi. Anche se Salvini, immemore della fine di Fini, si immolasse come i kamikaze mollando il Caimano, difficilmente lo seguirebbe l’intera Lega. Qualcosa ci dice che, a quel punto, la pattuglia parlamentare del Carroccio si assottiglierebbe giorno per giorno, con una lenta ma inesorabile transumanza di parlamentari verso il gruppo forzista: i bossiani e i maroniani ora stanno allineati e coperti, ma fino a quando? Se qualcuno pensa che Maroni abbia lasciato la Regione Lombardia per fare il rubrichista del Foglio, cioè per entrare in clandestinità, si illude. Poi, certo, c’è anche l’ipotesi che B. finga di accettare un governo M5S-Lega, limitandosi a un appoggio esterno senza ministri in cambio di garanzie per le aziende e i processi (ci stanno lavorando i vari Ghedini e Confalonieri, che incontra Lotti e altri senza che nessuno si scandalizzi o domandi a che titolo, mentre Mediaset si libera dei “populisti” Del Debbio, Belpietro e Giordano). Ma, dopo qualche settimana, un appoggio esterno ininfluente diventerebbe determinante con la solita compravendita di parlamentari leghisti. Che razza di “governo di cambiamento” sarebbe quello che non può neppure sfiorare i conflitti d’interessi, i trust editoriali, la Rai, la corruzione, l’evasione, la mafia e alle altre ragioni sociali di FI? Ieri Salvini vaneggiava di “riforma della giustizia” e B. annuiva: è sicuro Di Maio che sia la stessa che ha in mente lui?
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MC79
Dunque il Pd sarebbe seccato per i due presidenti delle Camere e presidenti delle Commissioni scelti da lega e M5S senza il Pd,
detto da chi con il 25% prese i due presidenti delle Camere, due Presidenti della Repubblica, tre Presidenti del Consiglio.

Notare la lapide del Pd sulla collina in alto

Carlo Rinaldi
E’ fantastico che il PD, dopo aver varato una porcata di legge elettorale che ha contribuito a farci arrivare a questo stallo ed averci imbalsamato per mesi tra assemblee primarie ecc. oggi gridi allo scandalo perché ad 1 mese dalle elezioni non abbiamo il governo
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Elio Lannutti
Angela Merkel ha escluso una partecipazione tedesca ad un intervento:”La Germania non prenderà parte ad eventuali azioni militari in Siria”.
A noi invece ci fa fretta la Bonino!!!
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La Gelmini perora il riconoscimento di Berlusconi
Bafrix
Volevo dire a Bernini e Gelmini che noi riconosciamo Berlusconi e anche parecchio, ma come delinquente abituale!
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TUTTO EVOLVE
Viviana Vivarelli
Ricordiamo che nulla è stabile e fisso su questa Terra. Tutto evolve. Jung diceva che l’essere evolve anche quando è in coma. Vi pregherei di non rinchiudervi in stereotipi e meccanismi fissi che congelano il passato in forme che non vorremmo ripetere. Se vedremo il nuovo, daremo vita al nuovo. Se resteremo a rievocare il passato, renderemo inamovibile il passato. Tutto cambia. Tutto si trasforma. Il divenire è il signore di tutte le cose. Alle origini del pensiero occidentale, un filosofo greco, Eraclito, diceva, analogamente e contemporaneamente a un grande saggio cinese, Lao Tzu: “Tutto diviene. Tutto scorre. Tutto cambia. La realtà è come un fiume dove non è possibile immergerci due volte nella stessa acqua”.
Mai come in questo momento la realtà politica italiana è stata così fluttuante, mutevole, in divenire. E Di Maio mi riempie di meraviglia nel vedere come la sua calma imperturbabile, il suo autocontrollo, la sua chiarezza e semplicità, il modo semplice e chiaro con cui affronta la situazione si situino a un abisso di distanza dagli altri competitor politici che spesso non sembrano avere né arte né parte, specie il Pd che naviga nel buio senza una rotta o un timoniere, mentre lui porta avanti, sicuro e deciso un progetto che affascina e convince.
Nel momento presente, difficile e precario, non sarebbe andato bene un Di Battista, troppo passionale e irruento, che spaventa i moderati ed è aggressivo e battagliero. Oggi come oggi, ci voleva un temporeggiatore, un progettuale, una energia calma e tranquilla che creasse un progetto partecipativo, uscendo completamente dalle vecchie logiche spartitorie.
Per questo personaggio così giovane ma così straordinario che introduce modi nuovi e linguaggi nuovi, e pensando alla responsabilità pesantissima che egli sostiene, non posso che dire, assieme a Scanzi: “O è un genio, o è un folle”. Ma io credo che sia un genio della politica, di una politica come difficilmente abbiamo vista ma di cui abbiamo tutti estremamente bisogno.

Giuliano Fornari
L’ unica cosa sicura e’ che la legge elettorale studiata da PD e FORZA ITALIA per non far governare M5S rischia di non far governare nessuno.
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Mino Capisso
Tutto questo casino sarebbe evitabile, mi pare, con una legge elettorale a doppio turno. Primo turno: emergono il primo partito o coalizione e il secondo partito o coalizione. Secondo turno: ballottaggio tra i primi due partiti o coalizioni. Il primo governa, il secondo fa opposizione. Finis. E la rappresentanza? Pazienza. (Già, ma allora vincerebbe il M5S, e nessuno degli altri lo vuole).
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Annamaria
Purtroppo credo che si sia a buon punto (almeno per quanto riguarda la soluzione delle convergenze politiche fra CDX e PD). Credo anch’io che il ‘buon punto’ al quale si lavora da tempo sia quello lì.
Perché Renzi è presente più che mai, anche se fa finta di non esserci. E il suo partito è roba di destra: di più,ne rappresenta la faccia più brutta e repellente.

Scanzi è sempre il migliore

Otto e mezzo del 11-4-2018
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Governo Lega-M5S, Rosato fa il gufo
Daniela Ranieri
Renzianissimi – Le sortite televisive dell’ex capogruppo Pd che ha firmato la (pessima) legge elettorale
Mettiamola così: la stima che portavamo a Ettore Rosato, esponente renziano tra i più autorevoli, ex capogruppo del Pd alla Camera, non è stata minimamente intaccata dalla performance da lui registrata l’altra sera a DiMartedì. La coerenza nell’argomentare, la chiarezza intellettuale unita allo stile oratorio rigoroso e mai approssimativo sono state esattamente quelle che gli conoscevamo e che del resto traspaiono dalla legge elettorale appena messa alla prova che ne porta a scanso di equivoci anche il nome
Mai come martedì da Floris è stato chiaro che il Pd inteso come comunità di persone unite da un progetto politico comune è ufficialmente deceduto alle ore 23 del 4 marzo scorso e che quelli che vediamo vagare in giro in qualità di suoi dirigenti in realtà sono anime morte che brancolano da uno studio tv all’altro farfugliando parodie di analisi, risibili tattiche e farsesche strategie che si smentiscono a vicenda.
Condotta in tv la campagna elettorale coi successi noti, Rosato è tornato sul luogo del sinistro col compito di ribadire quel che Renzi, con una delle sue tante fallacie logiche, ha consegnato a Facebook sin dal primo istante e cioè : gli elettori ci hanno messo all’opposizione (mitomane com’è, quando perde una partita a tennis, lui non dice che il suo avversario ha vinto, dice che la pallina, il campo, la rete, gli spettatori volevano vedere lui nella veste dello sconfitto).
Solo che a un certo punto, povero Rosato, si è confuso (capita allea anime in pena interrogate da Dante: non conoscono il presente, su cui prendono un sacco di strafalcioni) e ha detto testuale: “Io guardo a un governo Lega-5stelle come a un governo pessimo per il nostro Paese”. Ai vivi legati alla logica aristotelica verrebbe da dedurre ciò che già avevano intuito, cioè che il Pd si augura il peggio per il Paese e tifa per la sua distruzione: semplicemente non potendo farlo attivamente stavolta, resta a guardare il crollo con stolida impartecipazione (poi i gufi eravamo noi). Solo che siccome non hanno gli attributi per l’ufficializzazione del progetto- maturato in virtù del calcolo e con la speranza che quando Salvini e Di Maio avranno distrutto l’Italia, gli elettori pentiti torneranno in massa a votare Renzi, Boschi, Bonifazi, Lotti…- si ingarbugliano.
Tra questi fantasmi, quelli che hanno un po’ di sale in zucca mostrano di sapere che le cose non stanno affatto così Quella vecchia volpe di Franceschini, all’assemblea dei parlamentari a cui Renzi era assente essendo appena diventato parlamentare, ha intimato a quelle anime prave: “Basta stare a guardare”, cioè “non isperate mai di riveder lo cielo”; il tutto quando il neo capogruppo al senato Marcucci, molto renziano dunque scomposto, bullistico, gassoso, aveva appena twittato: “Non vedo l’ora che facciano un governo M5S-Lega” e un vestigiale Orfini rilanciava: “Non possiamo non stare all’opposizione, I sovranisti hanno l’onere di governare l’Italia”. (Sanno che se i ‘populisti’ fanno una legge elettorale con premio alla coalizione si ritorna al voto, ci ritroviamo B al governo e a quel punto al Pd non farà affatto schifo appoggiarlo in cambio di qualche cosarellina.
Vi risparmiamo i contributi fondamentali dei vari Martina, Orlando, Guerino e di tutte le nullità ossequiose prive di pensiero proprio consapevoli di averne uno talmente nulla da poterlo barattare con quello del capo, finché importava a qualcuno: è bastato ascoltare l’imbarazante Rosato (“IO SPERO CHE QUESTO GOVERNO LEGA-M5S FALLISCA”) per capire che non sanno che pesci prendere, sono appesi ai capricci di uno statista fallito che non avendo altro orizzonte davanti a sé che la sistemazione propria e dei propri amici non sa indicare la strada nemmeno ai suoi compari di partito, figuriamoci alle masse che dovrebbero votarlo.
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Arsenale K
Berlusconi al Colle a colloquio con Mattarella: “E quindi mi sta dicendo che suo fratello ha fatto incazzare qualche eroico stalliere?”
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mic_tod
Anche Salvini a piedi verso il Quirinale. Ormai è una moda.
Se fosse ancora vivo Pietro Mennea l’avrebbero già fatto Premier.

Salvini e DiMaio messi in stallo da Berlusconi. Si va a nuove Consultazioni
Vi do una brutta notizia ragazzi: è inutile che temporeggiate. Quella valvola aortica ha una durata stimata di almeno 20 anni.
LVIX1
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Oggi è il Carbonara Day e Mattarella sta avviando un giro di Consultazioni sull’uso del guanciale o della pancetta.
DaniloOrlando
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Un popolo di eroi, santi, navigatori e mandati esplorativi.
Poi cazzo devono esplorare. Basterebbe chiedere a Casini che è lì dal dopoguerra.
chiagia

Arsenale K
Pare che da queste prime ascese al Colle non uscirà nessun risultato degno di nota. E’ più un happy-Consultazioni, insomma. Chi porta il prosecco, chi porta i salatini, chi porta le olive.
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Fico arriva al Quirinale a piedi. L’autobus era pieno di giornalisti.
giulysua
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Mattarella: “Chiedo alle forze politiche un Governo all’altezza della situazione del nostro Paese”.
Mi sa che si va verso un incarico a Brunetta…
emanuele_cecala
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Berlusconi contro Di Maio: “Ma chi si crede d’essere??” Forse uno incensurato che non è ricattabile da mafiosi, puttane e tanti altri con cui ha fatto impicci negli ultimi 40 anni?
sempreciro
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Quando il governo parla di suicidio assistito, penso sempre a un discorso autoreferenziale.
giulysua
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Oggi vorrei dedicare un pensiero affettuoso a Giuda, l’uomo che, più di 2000 anni fa, fu artefice del primo giro di Consultazioni della storia.
faberbros
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Le Consultazioni al Quirinale sono la versione inutile delle visite al parente in coma.
chiagia

Governo, al via la settimana delle Consultazioni. Il giro di incontri al Colle durerà 48 ore. Il tempo che serve a Mattarella per organizzare la fuga.
LVIX1
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BERLUSCONIANI. ANTI ITALIANI
Se siamo in una situazione di stallo che mette in gravissima crisi questo Paese e chissà per quanto, mandandoci sempre più alla malora, la colpa è principalmente di quei 4 milioni e mezzo di italiani che ha ancora votato Berlusconi. Non sono pochi, badate, anche mettendoci dentro tutti i mafiosi, i pidduisti, i corrotti, quelli che sperano in facili condoni edilizi e fiscali o hanno carichi pendenti con la giustizia o vogliono ancor più aumentare le prescrizioni o le evasioni fiscali o l’arricchimento dei più ricchi a spese dei più poveri. Questo fatto gravissimo che ogni 100 elettori, 18 hanno prostituito il loro voto votando ‘un delinquente naturale’ è un evento terribile e lo sarebbe per qualunque Paese civile.
E trovo aberrannte e criminale che il Pd lo abbia favorito per 20 anni ignorando da subito la legge che gli avrebbe vietato l’ingresso in politica in quanto proprietario di giornali e televisioni, aiutandolo con opportune assenze in Parlamento a votare le leggi peggiori di questo Paese, migliaia, strappate spesso con 5 o 6 voti, non facendo mai una legge seria contro la corruzione e il conflitto di interessi, per finire con la ambigua bicamerale di D’Alema, il Patto del Nazareno e ora un Rosatellum scritto a due mani dopo altri due sistemi elettorali incostituzionali, un Rosatellum che mirava con la concertazione di Renzi e Berlusconi solo ad eliminare il M5S per realizzare un governo di un inciudio terribile tra cdx e Pd. Tutto questo è stato abominevole e ho schifo e ribrezzo per tutti quelli coloro hanno col loro voto o i loro scritti hanno avallato un simile progetto .
Non ho mai desiderato la morte di nessuno ma è indubbio che il male che questo individuo ha fatto a questo Paese supera tutti gli altri. Ma, se anche Berlusconi morisse o si ritirasse dalla politica, cosa ne facciamo di quei 4 milioni e mezzo di italiani che hanno votato Berlusconi e di quei 6 milioni che hanno votato ‘ancora’ il Pd? Sono nemici di questo Paese. Vogliono la nostra morte. Ma cosa ne facciamo?????
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Il popolo che perde il proprio senso etico, la propria onestà, la capacità di capire che le sorti di ognuno sono le sorti di tutti, il desiderio di avere governanti onesti, la protezione dei più deboli, la difesa del lavoro, la volontà di costruire un futuro per i giovani,il rispetto per la democrazia… non è più un popolo civile, ha condannato se stesso e tutti gli altri alla morte economica e civile.
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IL PATTO DEL NAZARENO. IL MATRIMONIO FALLITO
Bruno p. Napoli
Il patto del nazareno non è mai stata una invenzione ma un vero e proprio accordo sottoscritto dai reggenti del centro-dx e del centro-sx per formare il famigerato Partito della Nazione, che avrebbe tagliato le ali estreme e meno estreme dell’elettorato italiano per darci in pasto alle lobbie costringendoci ad ingoiare riforme capestro.
Ma in percentuale quanti elettori appartengono al Partito della Nazione? Dai risultati elettorali si arriverebbe forse ad un 35%. Un centro polarizzato verso pensionati e stipendiati privilegiati, politici di tradizione e tutti quelli facenti parte del giro dove non c’è bisogno di merito ma solo delle giuste conoscenze.
E’ questa l’Italia idealizzata da B & R, una oligarchia di pochi che pensano ai caxxi loro e che difendono con le unghie i propri privilegi, non importa chi resta indietro basta che sia accontentata la casta e siano tutelati i suoi interessi anche a costo di far pagare un prezzo elevato al resto del Paese.
Una legge elettorale congegnata per celebrare il più grosso matrimonio della politica italiana, riunire tutte le lobbie e le corporazioni sotto un’unica bandiera, non importano le ideologie, non contano i programmi, che si fottano gli altri, poveri e disoccupati, piccoli imprenditori, operai, autonomi, artigiani, insegnanti e soprattutto i giovani tanto c’è l’emigrazione per loro.
Nella loro visione societaria dell’Italia, però, non hanno tenuto conto della gente normale, sì, della vera maggioranza del Paese, quella che lavora onestamente e percepisce il minimo salariale e che tutela con tutte le sue forze la Costituzione e la Democrazia.
Il matrimonio è fallito ma l’amore tra B & R è talmente forte che preferiscono scomparire piuttosto che abdicare a favore dell’interesse nazionale.

CONTRADDIZIONI DI COMODO
Un rovente argomento è il caso Zuckerberg, cioè l’uso illecito da parte di multinazionali come Facebook dei dati personali degli utenti. Il problema riguarda la privacy, cioè il diritto alla riservatezza della vita privata di una persona, il diritto che i suoi dati personali non siano usati illecitamente e che le informazioni che riguardano ogni cittadino siano trattate o viste da altri solo in caso di necessità.
La Carta dei diritti fondamentali dell’Ue all’art. 8 recita:
“Ogni individuo ha diritto alla protezione dei dati di carattere personale che lo riguardano. Essi devono essere trattati secondo il principio di lealtà, per finalità determinate e in base al consenso della persona interessata o a un altro fondamento legittimo previsto dalla legge. Ogni individuo ha il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la rettifica.” Il Regolamento dell’Ue sulla protezione dei dati personali e la libera circolazione dei dati personali entrerà in vigore dal 25 maggio 2018.
Ma Gentiloni (Renzi-Pd) è riuscito a fare un capolavoro paradossale. Nei suoi ultimi giorni di Governo ha cercato di fare un decreto in cui, contro ogni Regolamento europeo o occidentale che protegge la privacy, “DEPENALIZZA l’uso illecito dei dati personali compiuto da multinazionali o Stati esteri!!”
Notate che, finora, Pd e Berlusconi hanno cercato di bloccare o limitare le intercettazioni e di impedire che la stampa e dunque il pubblico conoscessero i dati dei processi sventolando proprio la privacy. Dunque abbiamo la seguente contraddizione: da una parte la stretta sulle intercettazioni per proteggere i politici delinquenti, dall’altra la depenalizzazione dell’uso illecito dei nostri dati personali da parte delle multinazionali. Ogni persona di buon senso riesce a capire chi viene realmente difeso da Fi/Pd. Ma è chiaro che il cittadino e la giustizia da questa difesa restano fuori.
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Ecco come se ne è andato!

BEPPE GRILLO-COMPETITIVITA’ E SOLIDARIETA’

Siamo abituati, come tutti gli appartenenti alla propria epoca, a pensare che questo sia il migliore dei mondi possibili. E forse è anche vero. Non è perfetto, ma sicuramente è un momento in cui può divenire possibile.
Ma come tutti i periodi di grandi cambiamenti, questo è il momento di scegliere alcune strade invece di altre. Perché sono le strade che prendi che determinano il vero cambiamento.
Una di queste difficili scelte è capire come coniugare competitività e solidarietà.
Il padre della moderna economia, Adam Smith, aveva un’idea rivoluzionaria: scatenare l’egoismo dentro ognuno di noi. Così facendo avremmo dato il tutto per tutto per raggiungere i nostri obiettivi e i più bravi avrebbero ottenuto i risultati migliori.
Ovviamente l’occidente ha acquisito una mentalità competitiva con il passare dei tempi, e delle religioni, come ha brillantemente analizzato Weber in “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo”.
Secondo Smith questo avrebbe prodotto più ricchezza per tutti, ed è vero, così è stato, almeno per un po’. Ma alla domanda che gli facevano i suoi detrattori, se ci sarebbe stato un freno a tutto ciò, Smith rispondeva che il mercato si sarebbe modellato da sè, che dovevamo rivolgerci all’interesse personale del macellaio, e non alla sua benevolenza.
Dobbiamo dire che questo non è avvenuto. Ed è abbastanza chiaro.
Secondo la rivista Forbes, cinque anni fa 385 persone avevano la stessa ricchezza di mezzo pianeta, ossia la stessa ricchezza di 3 miliardi e 400 milioni di persone. Nel 2016 sono diventate 88, ed ora hanno la ricchezza di 3 miliardi e 600 milioni di persone. Questo vuol dire che tra dieci anni 12 individui potrebbero avere la ricchezza di tutto il mondo.
Ovviamente con la competitività si riesce a far crescere il Paese, abbiamo strutturato tutto il nostro sistema sociale, abbiamo costruito tanto e fatto un viaggio incredibile. Un viaggio che ci ha portato da una società contadina ad una società del futuro.
É vero che questo comporta delle storture, soprattutto ora che siamo in un’economia globalizzata, dove tutto ciò che conta è il risultato economico delle aziende, conditio sine qua non della sopravvivenza delle stesse (a scapito di altre). Accanto alla cattiva distribuzione della ricchezza, abbiamo anche una pessima distribuzione del sapere: ci sono persone coltissime e persone semi analfabete.
Pensate che viviamo in un mondo che ogni anno produce un Pil di 65 trilioni di dollari, ossia 65 miliardi di miliardi di dollari. Una cifra mostruosa, che ogni anno cresce mediamente del 3% in più.
Secondo il rapporto ONU sullo Sviluppo umano, basterebbero 100 miliardi di dollari ogni anno per sradicare dal pianeta la fame e la povertà estrema.
Come mai non si fa? Cosa ce lo impedisce?
Abbiamo governato il mondo con la scienza e la tecnica, ma abbiamo dimenticato il cuore e l’anima. Abbiamo disuguaglianze ormai incolmabili e inconcepibili. Fortunatamente parte di queste disuguaglianze saranno colmate con il tempo. Infatti nel 2030 il il 60% dei laureati nel mondo saranno donne, come i possessori di master. Finalmente l’umanità recupera metà dell’umanità che è stata tenuta emarginata da tempo immemore, metà umanità che non ha potuto studiare per secoli, che non ci ha potuto dare i frutti della sua intelligenza.
Quante cose si sarebbero potute fare prima avendo a disposizione il doppio delle intelligenze?
Il mondo è divenuto così competitivo da lasciare indietro troppa gente. Da sempre abbiamo costruito una società tenuta in piedi proprio sulla competitività del lavoro. Ora questo appare assurdo. Presto saremo, in quello che gli americani chiamano, jobless route, cioè sviluppo senza lavoro.
E questo è un trend iniziato proprio con la rivoluzione tecnica.
Nel 1891 gli italiani erano 40 milioni e lavoravano 70 miliardi di ore. Nel 1991, 100 anni dopo, gli italiani erano diventati 57 milioni, però lavoravano 60 miliardi di ore. Cioè lavoravano 10 miliardi di ore in meno, ma producevano 13 volte in più. Gli ultimi dati risalenti al 2016 ci dicono che siamo 61 milioni di italiani e abbiamo lavorato 44 miliardi di ore, producendo 22 volte di più.
Questo comporta maggiore tempo libero, magari da investire in quello che Rifkin chiama quaternario, ossia tutte le attività no-profit e sociale, che dovrebbero esplodere e inglobale gran parte dei futuri inoccupati produttivi.
Possiamo dire che siamo cresciuti con il mito della competitività, pensiamo che sia parte del nostro DNA, che è propria dell’essere umano, siamo convinti che sia la nostra natura.
Ma come diceva Claude Levi Strauss, spesso confondiamo cultura per natura. Ed infatti sono solo 200 anni che queste idee sono entrate nel nostro stile di vita e non c’è nessuno studio che dimostri queste peculiarità umane, anzi.
La grande scoperta di Darwin fu a lungo usata proprio dalle classi dominanti, perché avvallava quella idea di superiorità dell’individuo più adatto. Ma anche se lui non l’ha mai detto, presto “più adatto” divenne “migliore”. I migliori ce la fanno. Ed è questa l’idea che anche oggi abbiamo. I poveri sono poveri perché in fondo gli manca qualcosa.
Cosa? Mancano delle caratteristiche magnifiche che attribuiamo ai ricchi, a chi da solo ce l’ha fatta. Questa è stata la giustificazione naturalistica del neoliberismo.
Kropotkin aveva in mente invece un’altra teoria evolutiva. Il suo pensiero era diverso, partiva dall’idea della collaborazione, e la spiegava cosi: “Se chiediamo alla natura, chi è il più adatto? Sono quelli che sono continuamente impegnati nella guerra reciproca, o sono quelli che si sostengono a vicenda? Allora possiamo vedere immediatamente che quegli animali che acquisiscono abitudini di aiuto reciproco, sono senza dubbio i più adatti. È più probabile che sopravvivano e raggiungano, il maggiore sviluppo dell’intelligenza e dell’organizzazione“.
Quando l’uomo ha dato prova di sé, quando ha fatto grandi cose, le ha fatte insieme, si è battuto insieme. É stato il “gruppo” a cambiare il mondo. É stato grazie alla solidarietà che abbiamo fatto cose davvero grandi.
Ovviamente la competitività non deve sparire, ma riequilibrarsi. La vita è sempre vista come un superamento di qualcosa, spesso dell’altro. Non deve per forza essere così. Possiamo cambiare visione e dotarci di due lenti per osservare il mondo. Perché entrambe, per ora, servono, a comprenderlo.

UN FISCO DIGITALE
Luigi Di Maio
Non è un caso che il primo dei nostri 20 punti di governo sia l’eliminazione di 400 leggi inutili. Un’Italia fondata sulla Qualità della Vita deve innanzitutto sgravare le imprese dal peso di una burocrazia fiscale che imprigiona le migliori energie produttive. Una ricerca della Fondazione nazionale dei commercialisti appena pubblicata certifica che il titolare di uno studio professionale impiega in media 122 giorni l’anno per gli adempimenti fiscali di base.
Uno studio precedente della stessa Fondazione segnalava “un aumento esponenziale del costo complessivo degli adempimenti fiscali per tutte le imprese e i professionisti”. Dal 2015 al 2017 “per i sei milioni di soggetti interessati si è passati da 58,1 a 60,4 miliardi di euro circa, con un incremento in valore assoluto di 2,4 miliardi di euro, corrispondente a una media di 514 euro, passando da 9.577 euro a 10.091 euro per ogni singola partita IVA”. Sempre maggiori adempimenti e sempre maggiori costi a fronte di risultati molto contraddittori sul recupero dell’evasione. Solo per la comunicazione Iva oggi imprese e lavoratori autonomi devono soddisfare 8 adempimenti annui. Il fisco è diventato un rischio d’impresa in piena regola, che allontana onesti contribuenti ed investitori.
Ecco perché insieme alla riduzione della pressione fiscale, attraverso il dimezzamento dell’Irap e la riforma degli scaglioni Irpef, una delle nostre priorità sarà semplificare il quadro fiscale investendo nella digitalizzazione e nell’accorpamento delle banche dati della Pa e tramite l’abolizione di meccanismi inefficienti come lo spesometro. Le risorse sono in gran parte già state stanziate, come dimostrano i 5,7 miliardi di Agenda Digitale, ma vengono spese poco e male.
La soluzione di sistema è il fisco digitale, con la fatturazione elettronicache andrà estesa, seppur progressivamente e con una adeguata sperimentazione, anche tra privati senza digitalizzare la burocrazia e garantendo la semplicità di utilizzo dello strumento non arrivando in ritardo come sempre negli ultimi anni.
I benefici sarebbero immensi. Basti ricordare che decadrebbe l’obbligo della redazione e stampa cartacea dei registri IVA e anche l’odioso limite a 5.000 euro della compensazione tra crediti IVA e altri imposte e contributi, oggi legato al costoso intervento del “visto” da parte di un professionista. Il meccanismo di compensazione tra crediti e debiti delle imprese verso la Pa sarebbe reso molto più lineare e la facilità di comunicazione tra fisco e contribuente consentirebbe all’Agenzia delle Entrate di sollecitare rapidamente il contribuente al pagamento prima di irrogare sanzioni e procedere al recupero coattivo delle somme. È l’unica via per abolire non solo di nome ma anche di fatto il folle sistema Equitalia.
La Qualità della Vita passa necessariamente per un nuovo rapporto tra chi produce ricchezza e chi riscuote le tasse per finanziare i servizi pubblici collettivi. Dobbiamo tornare a ragionare con un’unica testa e far sì che la Pubblica Amministrazione sia vista da imprese e cittadini come un facilitatore, invece che un ostacolo quotidiano che ruba tempo e denaro.

Mio marito lavorava in IBM e raccontava più di 40 anni fa che un Governo chiese al Presidente dell’IBM se si poteva fare un fisco all’americana, a controlli incrociati, dove uno scaricava tutto quello che pagava. La risposta fu che la cosa era facilissima. Ma nessun governo ha mai deciso di farlo. Motivi elettorali! Poi un ex Presidente IBM, Catania, entrò tra le altre cariche ma lo mandarono al funerale delle ferrovie e fare il becchino. Questa non è l’Italia, è la Transilvania.

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