Nuovo Masada

marzo 17, 2018

MASADA n°1912 17-3-2018 IL GOVERNO INESISTENTE

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:24 pm

MASADA n°1912 17-3-2018 IL GOVERNO INESISTENTE
Blog di Viviana Vivarelli

Tornare alle urne – Situazione di stallo- Cosa dovrebbe fare il M5S- La realtà immaginaria –I dati assurdi del voto degli italiani all’estero -L’autoreggente – Scanzi e Renzi – Lo schifo della stampa italiana – Le perdite del Pd – Ma quale sinistra? – I ripescati -Il M5S e le alleanze vietate –Nuove e indispensabili regole del gioco – Un giusto passo: le Presidenze delle Camere

Abbiamo l’ennesima profezia di Fassino : Chi ha vinto le elezioni dimostri di saper fare un governo. Quindi è sicuro : i 5 stelle faranno un governo. (IFQ)
.
Mattarella sta studiando le ipotesi di Governo. Si sta allenando con il cubo di Rubik.
LVIX1
.
Salvini telefona a Di Maio: “Uè, terùn”.
Paolo Grazioso
.
Teresa Fusco
Lupi: “Una presidenza vada a Fi e un’altra a Pd” Nient’altro? Un thè .. un caffè??
.
Secondo l’Istat la disoccupazione scende.
Si sono dimenticati di avvisarli che possono anche smettere di sparare cazzate, tanto come si è evinto il 4marzo nessuno ci ha creduto.
LVIX1

TORNARE ALLE URNE
Viviana Vivarelli
Penso fermamente che nessuno dei nostri principi fondamentali debba essere abbandonato e che abbiamo un’unica possibilità: ritornare alle urne.
Sbaglia chi baratta il proprio onore, abbagliato da una possibile vittoria e per quella è disposto a buttare a mare i principi su cui si regge il M5S, e pensa di allearsi a dx o a manca. Se perdiamo questo principio fondamentale del nostro statuto, possiamo dichiararci falliti anche su tutto il resto e perdere quei valori e quella purezza per cui siamo stati votati da quasi 12 milioni di elettori e diventeremmo come tutti gli altri partiti, soggetti a quello stesso mercato di scambi che la prodotto la corruzione e la degenerazione partitica. La democrazia non è un mercato, e non è nemmeno una gara dove qualunque colpo basso è valido pur di vincere.
Chi non ha capito questo non ha capito nulla del M5S.
Possiamo vincere solo se rimaniamo fedeli a noi stessi.
E’ vero che c’è chi dice, non so con quanta verità, che le leggi votate dal M5S come dal Pd sono state un 25% mentre con la Lega c’è stata sintonia per un 50%, ma allearsi con la Lega vuol dire perdere metà dell’elettorato.
Occorre Ma, pensando alla perversione con cui sono stati fatti ben 3 sistemi elettorali, dubito che su un sistema elettorale più democratico e finalmente non incostituzionale possa trovarsi un consenso rapido.
Intanto bisognerebbe eliminare l’abominio delle candidature di condannati,
poi di quelle plurime lontane dal territorio di appartenenza,
della soglia bassissima che porta al proliferare dei partiti,
del ripescaggio di coloro che sono stati bocciati dal voto popolare ma ritornano in base al sistema impiantato dai partiti poltronari.
Il candidato deve essere rappresentante del proprio territorio. E questo non può essere che uno solo. Punto. E deve essere responsabile verso i propri elettori di base. Sennò che rappresentante è?
Condizione imprescrittibile: deve avere una fedina penale pulita.
Le coalizioni, ove ci siano, devono essere messe bene in chiaro ‘PRIMA’ del voto e non dopo, per garantire all’elettore un minimo di chiarezza e trasparenza.
Ci deve essere o il ballottaggio o il premio di maggioranza.
Deve essere ben chiaro chi è il capo del partito o della coalizione e questo sempre ‘PRIMA’ del voto e non dopo.
Deve essere riammesso il voto disgiunto.
Possibilmente deve sparire il voto degli italiani all’estero o esso deve essere sottoposto a controlli severi.
Solo il 32 % del milione di elettori ha votato e i risultati sono tanto strani da giustificare l’ipotesi di brogli:
in cima il Pd col 30% dei consensi, contro tutte le medie nazionali.
Dei 18 seggi, 7 sono andati proprio al Pd, uno solo al M5S, uno a Maie e Usei
Già il fatto che tanti abbiano votato Monti lascia senza parole. Monti???
No, così non va.

UN GIUSTO PASSO. LE PRESIDENZE DELLE CAMERE
Viviana Vivarelli
Per ora Di Maio ha indicato chi vorrebbe alle Presidenze di Camera e Senato e ha fatto benissimo, perché è il Presidente di ogni Camera che poi permette un giusto gioco parlamentare e l’osservanza o meno dei regolamenti (si pensi alle sconcezze fatte dalla Boldrini o da Grasso: canguri, ghigliottine, voti alla fiducia su leggi che per Costituzione lo vietavano, sospensioni immotivate…). Giustamente ha messo fuori gioco Berlusconi e Renzi, e altrettanto giustamente ha preso per sé la Presidenza della Camera e ha indicato Salvini, che è arrivato secondo, per quella del Senato. In questo modo Di Maio ha anche schifato le coalizioni, riconoscendo alla Lega i poteri che le vengono per essere arrivata seconda e staccandola da Berlusconi che ha accusato il colpo. E abbiamo dovuto vedere anche l’arroganza e la stupidità di Scalfari che esigeva per quei posti la Boldrini (del Pd che è arrivato terzo) e la Bonino (bocciata alla grande dagli elettori).
Fare le nomine dei Presidenti delle Camere è un adempimento indispensabile per il proseguimento della legislatura perché, in assenza di ciò, il Parlamento non può lavorare e il Presidente della Repubblica non può nominare il nuovo Governo. Solo che normalmente i due Presidenti sono eletti dai membri delle Camere, per cui le designazioni che Di Maio ha fatto in accordo con Salvini servono a concordare i voti necessari alle loro nomine.
I poteri dei due Presidenti sono altissimi. Il Presidente della Camera sceglie la Commissione permanente cui far esaminare i progetti di legge presentati alla Camera.
Insieme al Presidente del Senato nomina i membri di alcune importanti autorità amministrative (quella per la concorrenza e quella per la editoria e la televisione), del Consiglio di amministrazione della RAI, del Consiglio di presidenza della Corte dei Conti.
Per prassi uno dei due Presidenti appartiene alla maggioranza e l’altro al maggior gruppo di opposizione (e non certo come vuole Scalfari al terzo partito o a un partito che nemmeno è arrivato al traguardo come quello della Bonino). A partire dal primo governo Berlusconi però si è tornati alla prassi di assegnare entrambe le Presidenze delle Camere a esponenti della maggioranza (vedi Irene Pivetti, Violante, Casini, Bertinotti). Quindi Di Maio avrebbe potuto prendere tutte e due le Presidenze e averne data una a Salvini prelude accordi di voto con Salvini, onore importante perché la Presidenza del Senato è la seconda più importante carica della Repubblica Italiana (seconda a quella del Presidente della Repubblica che ne fa le veci in caso di sua impossibilità).

COSA DOVREBBE FARE IL M5S
Viviana Vivarelli
L’unico con cui possiamo dialogare è Salvini.
Salvini non è scemo, si è attaccato a Berlusconi sperando nella vittoria del cdx, i risultati elettorali hanno dimostrato che Berlusconi è un morto che cammina e non si sta attaccati a un morto, si guarda altrove e Salvini ha sempre avuto un larvato interesse a prevalere su Berlusconi e ad essere l’unico leader del cdx. Di Maio intanto ha indicato Salvini per la Presidenza del Senato, il che vuol dire la seconda carica dello Stato, quindi ha onorato il fatto che sia arrivato secondo. Per come siamo messi, a Salvini conviene di più andare avanti coi 5stelle. Non ci sono solo i ministri, ci sono i sottosegretari e ci sono le leggi che sia M5S che Lega intendono fare e che possono fare di comune accordo, in primis una nuova legge elettorale con premio di maggioranza che consenta la governabilità a chi ha più voti.
Berlusconi rappresenta i più ricchi, la mafia e la massoneria, M5S e Lega invece rappresentano le classi media e bassa di questo Paese, una al Sud, l’altra al Nord; unire queste due Italie non sarebbe male. La Lega ha sempre avuto degli elementi ripugnanti che appartengono a Bossi, Borghezio e Calderoli, ma ha anche fattori che si possono istituzionalizzare in forma moderata come la diminuzione delle tasse e della burocrazia, una diversa regolazione degli immigrati, la lotta alla mafia, rapporti svincolanti con l’Europa. Rispetto al Pd, a parte Bossi e famiglia, non presenta la moltitudine di condannati, corrotti, mafiosi e massoni di Pd e Fi. Nei nostri confronti non è mai stata aggressiva come Pd e Fi né insultante come loro, semmai siamo noi che non sopportiamo certi estremi, ma Salvini li sta correggendo perché è furbo, intanto ha rinnegato l’antimeridionalismo e al Sud ha preso un milione di voti, questo vuol dire avere idee più avanzate di Bossi e compagni. Ha messo anche un nero nella Lega per smorzare il razzismo. Io credo che sia il M5S che la Lega possono portare avanti battaglie comuni e far sparire sia il Pd che Forza Italia. Certo il gioco è difficile e comporta un forte equilibrismo. Ma l’alternativa per noi è essere spazzati via perché non abbiamo i voti per governare e avere un Governo Mattarella, che sarebbe poi un Renzi-ter all’infinito non è una bellissima previsione.

Salvini recita e aspetta. Tutti i media sono a scrivere che il Pd è l’asse attorno a cui ruota tutto, ma è falso, il Pd è morto e sepolto e così Berlusconi. Gentiloni farà di tutto per non andare a nuove elezioni perpetuando i ministri di Renzi e il piano massonico ultraliberista di Renzi più che può. Invece noi, visto che non abbiamo i voti per governare (225 deputati quando ne occorrono 316), dobbiamo trovare qualcuno che voti con noi una nuova legge elettorale o saremo finiti, con un pessimo effetto sugli elettori ai quali si dirà che non siamo stati capaci di governare.
E’ falso che un proseguimento del Governo Gentiloni farà solo ordinaria amministrazione, è già scattato il decreto della riforma penitenziaria o salva ladri con benefici ai condannati, e si è già tentato di rilanciare le stesse modifiche costituzionali bocciate nel referendum. Questa gente è falsa e disonesta e dobbiamo sbarazzarcene prima possibile, e da soli non lo possiamo fare.

Non è stato ancora formato il nuovo governo e, se ciò non fosse possibile, avremmo un governo provvisorio sempre Gentiloni, sempre con i ministri di Renzi che dovrebbe occuparsi solo di ordinaria amministrazione in attesa di nuove elezioni, e invece abbiamo già due atti gravissimi che strasbordando dalla normale amministrazione: Franceschini propone di nuovo l’abolizione del Senato e la stessa riforma costituzionale che è stata bocciata dal referendum e Gentiloni fa ripartire la riforma Renziana delle carceri, che era stata sospesa prima delle elezioni, chiamata salva-ladri, che estende la possibilità di accedere alla misure alternative al carcere per i detenuti. Entrambi gli atti sforano da qualunque ordinaria amministrazione.

Purtroppo in un momento così delicato e col rischio di essere spazzati via per sempre, dobbiamo ringoiare i nostri risentimenti personali e sperare nell’abilità di Di Maio e della sua squadra di trarre dalla difficile situazione attuale il meglio possibile. Visto che questi delinquenti marciano in totale disonestà e non pensano ad altro che a cacciarci e diffamarci, portando avanti lo sciagurato piano ultraliberista di Renzi (altro che ordinaria amministrazione!) e non cambieranno certo l’infame Rosatellum per far piacere a noi, non ci resta che cercare voti ovunque essi siano e non c’è molta scelta. Ma gli esiti elettorali hanno cambiato il panorama politico e le sorti di chi si sentiva potente e ora è quasi azzerato e dobbiamo prendere i nuovi rampanti come possibili contraenti non di una alleanza, visto che questa non è possibile, ma di una battaglia in cui ognuno tenderà al proprio interesse.

Tutto il Rosatellum è stato pensato per le coalizioni, per aumentare il numero dei partiti e permettere a una accozzaglia, fosse pure di Renzi e Berlusconi, di far fuori il M5S. Ma i numeri che sono usciti hanno mandato all’aria il progetto, perché non esiste nemmeno una coalizione vincente, dunque il Rosatellum va cambiato perché non porta a nessun governo.
Ora, visto che non sono riusciti nel loro intento, tenteranno di rimandare le elezioni il più possibile, portando avanti il governo Gentiloni, fatto dai ministri di Renzi col programma ultraliberista di Renzi, il che, vista la sconfitta del Pd, equivarrà a un colpo di stato, visto poi che hanno già ripreso il decreto Renziano penitenziario e riproposto la riforma della Costituzione, per cui, se non cambiamo alla svelta il sistema elettorale, il Pd che è stato sconfitto continuerà a regnare come fosse stato il vincitore,
Salvini ha già detto a Di Maio che è d’accordo ad abolire i vitalizi. Non stiamo a fissarsi sugli stipendi dimezzati! Questi sono particolari che vedremo quando saremo al potere, ma ora non ci siamo e per arrivarci dobbiamo cambiare sistema elettorale e, siccome da soli non possiamo farlo, dobbiamo trovare qualcuno che come noi abbia un interesse e Salvini è l’unico. Non ci dobbiamo fare una alleanza insieme, dobbiamo solo unire i voti per una legge che fa comodo a entrambi: un sistema elettorale che permetta la governabilità o perché alza la soglia di sbarramento limitando le coalizioni o perché permette il ballottaggio o perché dà un premio di maggioranza a chi prende più voti.
Solo dopo, quando e se arriveremo al potere, potremo pensare a realizzare il nostro programma. Fino a quel momento ricordatevi che non abbiamo la maggioranza in Parlamento e qualunque legge proponessimo ci voterebbero contro facendo cadere subito il governo.

Quando tutti esultavano e dicevano che avremmo preso il 51 %, io sono rimasta fredda e ho predetto che col Rosatellum saremmo arrivati primi ma non avremmo governato. Quando tutti esultavano perché siamo arrivati primi, io sono rimasta fredda e sono stata anche insultata ma vedevo chiaramente che con 225 seggi alla Camera non sarebbe stato possibile presentare nessuna legge perché per farla passare occorreva la maggioranza che è di 316 voti, per cui ce ne mancano 61 e il governo a 5 stelle cadrebbe subito. Inutile farci le pippe, NON ABBIAMO ABBASTANZA VOTI PER GOVERNARE. Inutile poi sperare di trovare qualche partito che sia d’accordo con noi sul programma. L’invito di Di Maio agli altri partiti era un atto dovuto, ma sapeva anche lui che non sarebbe servito a niente. Prima che ci sbattano fuori e facciano un governo provvisorio a vita che intanto continua a portare avanti il piano ultraliberista di Renzi, possiamo solo trovare qualcuno in Parlamento che voglia unire i suoi voti ai nostri per far fuori il Rosatellum e permetta a chi vince di governare e poi tornare alla urne.

Noi non possiamo governare perché abbiamo solo 225 deputati dove ne servirebbero 316.
Il cdx da solo non può governare perché alla Camera la maggioranza richiesta è di 316 voti e ne ha solo 267.
La cosa tristissima è che, se si unissero cdx e Pd, Mattarella potrebbe dare il governo a loro. 267 + 107= 374.
Al momento, quello che mi conforta è che una accozzaglia cdx+Pd, è molto divisa su chi dovrebbe essere il Capo del Governo. Berlusconi non molla la sua pretesa di essere lui il capo del cdx, cosa che a Salvini non va, Maroni ipotizza un governo di cdx appoggiato dal Pd ma esclude che in tal caso Salvini possa essere premier. Tajani non lo caca nessuno. Berlusconi non vede l’ora di arrivare al 2019 quando finirà la sua sospensione dal Parlamento ma ormai Forza Italia è in caduta libera come lui e nemmeno la mafia lo considera più mentre vanno avanti i suoi processi. Renzi, anche se è arrivato terzo, è talmente presuntuoso da non cedere a nessuno. Tutta l’alleanza sarebbe massimamente precaria. Ognuno cercherebbe di fare le scarpe agli altri. E sicuramente schiferebbe talmente gli elettori che se mai dovessero esserci altre elezioni, questi non li voterebbe più nessuno.

Purtroppo non c’è molta scelta. Per governare ci vogliono alla Camera 316 voti e noi ne abbiamo 225. Non ci piove. Non saremmo in grado di fare nessuna legge o un governo a 5stelle cadrebbe subito. O abbiamo i voti della Lega almeno per fare una nuova legge elettorale, o Mattarella dà il governo al cdx più il Pd, o Mattarella finge di fare un governo di ordinaria amministrazione in attesa di fare una nuova legge elettorale e intanto sta lui al potere a tempo infinito coi ministri di Renzi che portano avanti il programma di Renzi e magari fanno la quarta legge elettorale incostituzionale contro di noi per metterci fuori per sempre.

Io capisco i sogni e i desideri e anche io sono una sognatrice, ma col 32,36 % non si governa, non si comincia nemmeno a governare. Certo potremmo andare a nuove elezioni e aumentare i voti ma bisognerebbe prima cambiare sistema elettorale, buttare via questo porcaio impossibile del Rosatellum e arrivare a un sistema che garantisca rappresentanza e governabilità.
I membri della Camera sono 630, la maggioranza è 316.
Il M5S ha 225 deputati, non bastano a fare niente.
Ma la Lega ha 122 deputati,
Insieme fanno 347 e con quelli possiamo sbaragliare qualunque partito.
Certo i nostri programmi sono diversi ma ci sono anche delle cose uguali, tanto che nella passata legislatura M5S e Lega hanno votato le stesse cose nel 50% dei casi.
Possiamo cominciare da quelle, e in particolare concordare insieme un nuovo sistema elettorale.
Salvini è l’unico è volerlo, gli altri di tornare alle urne non ne vogliono proprio sentir parlare perché temono una sconfitta ancora più grande, ma Salvini non è così legato a Berlusconi come dicono, in particolare ora che Berlusconi è sulla via dell’azzeramento totale.
Dunque si può fare….

LA REALTA’ IMMAGINARIA
Viviana Vivarelli (questa mail è stata pubblicata daIFQ)

Noi non viviamo nella realtà, viviamo in una narrazione della realtà.
Questa narrazione ci viene coartata da un insieme di poteri esterni, famiglia, amici, ambiente, media, che costruiscono, ognuno per la sua parte, una certa immagine della realtà. Quello che si forma nella nostra mente è un puzzle che può essere anche dominato da un solo colore, da una sola frequenza. Nessuno possiede la ricchezza multiforme e dettagliata della realtà. Noi vediamo solo qualcosa, parzialmente. E in base a quel qualcosa valutiamo, crediamo, votiamo.
A seconda degli in put che ci arrivano, si forma la nostra percezione dell’esistente, per di più deformata o informata dai nostri gusti, da tendenze anche irrazionali, da fantasie, illusioni, esperienze, memorie, associazioni consce o inconsce, relazioni…
Più questo quadro è ricco, più abbiamo speranza di avvicinarci a quella cosa infinitamente lontana che si chiama verità. Più questo quadro è povero di informazioni e nozioni, monocromo, unilaterale e a senso unico, più vivremo come in un sogno. Vivremo una non vita in una non realtà.
I media attuali tendono a darci una visione di questo tipo: unilaterale, povera di fatti, ripetitiva e plagiante, deformata, che è la visione della realtà che fa comodo al potere dominante, per cui l’elettore non vede le cose con i propri occhi, non verifica quello che sente coi fatti, ma vede quello che altri vogliono che veda, crede quello che altri vogliono che creda.
Più il potere domina i media ed è ossessivo e ripetitivo come un mantra sulle cose che vuole siano credute, su ciò che deve insediarsi nella testa e nelle viscere, su ciò che deve essere creduto vero senza confronto e senza verifica, più un popolo sarà immaturo, schiavo, non autonomo, dipendente, non in grado di valutare e scegliere.
La democrazia si gioca tutta sulla conoscenza. Conoscere vuol dire valutare. Valutare vuol dire scegliere. Senza conoscenza non c’è democrazia. Senza conoscenza non c’è verità. E si vive come sonnambuli che non smettono mai di sognare senza mai diventare persone vere consapevoli di quello che fanno.

L’AUTOREGGENTE
Marco Travaglio– 14-3-2018
Nessuno poteva ragionevolmente sperare che il Pd in Direzione trovasse una direzione, impresa improba tentata invano dai suoi 5 segretari in 10 anni (Veltroni, Franceschini, Bersani, Epifani, Renzi). Ma c’era almeno da aspettarsi che il politburo pidino individuasse le ragioni dell’ennesima disfatta elettorale, dopo quelle – mai analizzate – delle Amministrative 2016, del referendum 2016 e delle Amministrative 2017. Invece nessuno s’è nemmeno posto la domanda, per paura di trovare una risposta e di doverne poi trarre le conseguenze: e cioè il ritiro a vita privata di tutto il gruppo dirigente, Renziano e non. Meglio continuare a oscillare fra due tentazioni: quella demenziale di farla pagare agli italiani, così imparano a diventare improvvisamente “populisti”, a non capire le grandi riforme dell’ultimo quinquennio e a non apprezzare il boom economico che ne è seguito; e quella infantile di interrompere la partita appena iniziata e portar via il pallone, così se non giocano loro non gioca nessuno. Più illuminante del cosiddetto dibattito c’è solo la foto di gruppo con tutti i presunti e aspiranti leader che guardano nei rispettivi smartphone mentre parla l’inutile Martina, il Signor Nessuno scelto come segretario reggente da un non-partito pieno di non-idee e di non-prospettive (tutti, tranne Nicola Latorre, caduto comprensibilmente in letargo). Del resto, perché mai qualcuno dovrebbe ascoltarlo?
Stiamo parlando dell’ex ministro dell’Agricoltura, già “giovane turco” e sempre giovane vecchio, che dalla sx Pd si convertì al Renzismo il 4 dicembre 2016, con lo stesso tempismo di quegl’italiani che il 25 aprile 1945 uscirono di casa in camicia nera. Più che un reggente, un autoreggente. Uno che i giornaloni si sentono in dovere di definire “persona normale”, a scanso di equivoci. Uno che dice “opposizione” e tutti applaudono, fanno sì sì col capino, poi si precipitano davanti alle telecamere a dire: “Se Mattarella chiama, io ci sono”. Per un governo di scopo o del Presidente, di larghe intese o di minoranza, di dx o del M5S, di tregua o di balneazione: purché non si rivada a votare, sennò addio poltrona. Renzi invece, parlandone da vivo, annuncia: “Mi dimetto, ma non mollo”. Potrebbe aggiungere “Mangio, ma digiuno”, “Parto, ma resto”, “Ti abbraccio, ma ti prendo a calci”. Tipico di un pugile suonato che si crede ancora il padrone del Pd perché i neoeletti li ha nominati tutti lui e dunque sono suoi per sempre (come se l’altra volta i bersaniani, i lettiani e i prodiani non fossero diventati tutti Renziani): vediamo fra un mese quanti gliene restano, dopo il controesodo.
Cioè dopo la cura Mattarella: un misto fra due tecniche dell’arte culinaria a lentissima cottura – la frollatura e la mantecatura – che produce spezzatini talmente inodori e insapori da renderne irriconoscibili gli ingredienti. Intanto, per dirne una, il Corriere informa che ora Marianna Madia è “gentiloniana”: e la Madia, così giovane e così “botticelliana” (così la chiamavano i giornaloni quand’era ministra di Letta e di Renzi), è quello che sino a qualche anno fa era Mastella: un barometro ambulante che segnala dove tira il vento, essendo riuscita nel breve volgere di due legislature a essere veltroniana, franceschiniana, dalemiana, lettiana, bersaniana e Renziana. Quando sia saltata sulla scialuppa dell’Ong Gentiloni e chi siano gli altri migranti salvati dal naufragio, non è dato sapere. Ma, almeno mentre scriviamo (le ore 19.39 del 13 marzo), sta lì. Poi si vedrà.
Eppure, se volessero capire perché prendono scoppole ininterrottamente da tre anni, lorsignori non avrebbero che da leggere l’ultimo rapporto non della Terza Internazionale, ma della Banca d’Italia: siamo un Paese sempre più ingiusto e diseguale, col 5% di benestanti che controlla un terzo della ricchezza nazionale, mentre rischiano la povertà un quarto delle famiglie, che salgono a 4 su 10 nel Sud, ma raddoppiano anche al Nord rispetto a 10 anni fa. Che ha fatto il Pd negli ultimi quattro governi? Nulla per migliorare le cose, molto per peggiorarle. Infatti gli esclusi, che un tempo guardavano speranzosi a sx, ora votano orgogliosi 5Stelle e persino Lega. Si dirà: tutti i partiti socialdemocratici d’Europa sono in crisi. Vero: hanno contribuito a creare un’Unione europea che somiglia più a un bancomat per ricchi che a una comunità di cittadini e, quando servono soldi per aiutare i più deboli, c’è sempre qualche parametro o qualche trattato che respinge la richiesta. Ma il Pd è socialdemocratico? Mai stato. Né con Veltroni & C., né tantomeno con Renzi, che ha copiato paro paro il programma di B (infatti è ancora lì che tratta per un “governo di tutti”). Potrebbe diventarlo ora, tanto per cambiare un po’ e vedere l’effetto che fa. Come il Labour britannico che, passata la sbornia blairiana, s’è dato a Corbyn e gode discreta salute. O come i socialisti francesi, spariti dalla scena proprio mentre Mélenchon arrivava a un passo dal ballottaggio. Ma, alla Direzione senza direzione, nessuno ne ha parlato. Eppure è una legge della fisica politica: se la sx non fa la sx, ci pensa qualcun altro in sua vece. L’aveva capito il Bersani ultimo modello, anche se poi i suoi Liberi e Uguali, complice l’inadeguatezza di Grasso e l’eccessiva zavorra della vecchia “ditta”, sono apparsi poco Liberi e troppo Uguali al passato, e sono stati puniti. Ora, per completare la disfatta, manca solo un Pd che tratta Di Maio e Salvini come fossero la stessa cosa e riprende a inciuciare con B Magari con Calenda, figlio di Confindustria, di Montezemolo, di Monti e di Renzi, cioè dei quattro naufragi più catastrofici dopo il Titanic. Se è vero che Dio acceca coloro che vuole perdere, qui non sa neppure da chi cominciare: sono già tutti guerci.

SCANZI E RENZI

Renzi è sempre stata la più grande sbornia politica inspiegabile nella storia dell’Italia repubblicana. Un uomo politicamente senza pregi, privo di qualsivoglia qualità, goffo e caricaturale, arrogante e vendicativo, tronfio e circondato da una classe dirigente terrificante al cui confronto la Carfagna è Nilde Iotti. Eppure, se lo criticavi nel 2014, ti lapidavano. Da allora, com’era naturale che fosse, le ha perse tutte. Ma proprio tutte. Se avesse smesso dopo il 4 dicembre 2016, come del resto aveva promesso (come Boschi, Carbone, Fedeli e altri intellettuali), avrebbe fatto bene anzitutto a se stesso. Ma non ha smesso. E la slavina si è fatta gogna, e poi martirio, e poi strazio, e poi Armageddon. Una cosa meravigliosa. Rinfrancante. Persino esaltante, nella sua comicità. Ora però basta. Scendere sotto il 20 – anzi il 19 alla Camera – è una roba da annali dell’insipienza. Torna a Rignano e non farti vedere mai più, Matteo: c’è un limite anche all’andrearomano, cioè al ridicolo.
M5S. E’ il grande vincitore indiscusso. Il 32% o giù di lì è una cifra monstre, ancor più considerando che il 25% de 2013 pareva irripetibile e che l’anno dopo alle Europee sembravano già morti. E’ una vittoria che deriva dalla pochezza altrui, dalla stampa che continua quasi sempre a trattarli come ebeti fascisti (accrescendone il bacino d’utenza) e dal sentimento di “ci son rimasti solo loro da provare”. Dipende però anche da qualche loro merito innegabile: aver fatto davvero opposizione (come quasi mai ha fatto il csx), qualche bel profilo uscito in questi anni e l’idea radicata in molti che i 5 Stelle siano bislacchi e masochisti, sì, ma rappresentino comunque l’unica novità autentica del panorama politico.
Il M5S ha vinto, ma non ha i numeri in Parlamento. Secondo le stime, dovrebbe avere 230-240 seggi alla Camera e 110-120 seggi al Senato. Tantissimi, ma del tutto insufficienti. Se anche ricevesse l’incarico, con quali numeri potrebbe governare? LeU è impalpabile, mentre abbracciare la Lega significherebbe perdere in un giorno metà dei consensi. Di Maio può provare col governo di scopo, per poi – dopo il no di quasi tutti – sperare in una nuova legge elettorale. E quindi governare sul serio tra sei mesi o un anno. Ovviamente gli altri faranno di tutto per contrastarli, e la cosa per i 5 Stelle potrebbe anche essere positiva: più gli impediscono di governare, più loro crescono. Anche se Renzi, Berlusconi e i giornaloni non riescono a capirlo mica.
Di Maio e 5 Stelle devono essere furbi a non cadere nella più ovvia delle imboscate. Dargli il mandato, illuderli di avere i numeri e poi essere disarcionati dopo pochi mesi tipo il Berlusconi I o i due Prodi, che comunque avevano molti più parlamentari. Se i 5 Stelle mantengono la verginità politica su scala nazionale, al prossimo giro sbancano. Se invece si fanno fregare e “inciuciare”, al prossimo giro stravince la Lega.
Salvini. E’ l’altro grande vincitore delle elezioni. La Lega ha giusto un punto in meno del Pd alla Camera, sfiora il 18% e guarda dall’alto Berlusconi. Capolavoro politico. Salvini è il nuovo leader del cdx. Auguri.
Berlusconi. Più bollito del carrello di Carrù, è stato spedito in tivù dagli “amici” sperando che sapesse far tornare il Sole nel cdx. Stanco e ormai incapace persino di citare le cifre giuste che gli scrivevano sui foglietti, ha straparlato di “117 milioni di migranti arrivati nel 2017 in Italia” (neanche nella Bibbia), redditi di dignità di 12-13mila euro al mese (l’avrei votato subito) e “curve di Laser” (con Gundam alla Difesa, Mazinza Z agli Esteri e Jeeg Robot al Dicastero dei Rapporti col Parlamento). Crepuscolo.
A uno così, 14 elettori su 100 credono ancora dopo 24 anni. Vamos.
Meloni. Quando le dicevo in tivù che aveva le stesse chance di arrivare prima nel cdx che ne ho io di sostituire “Bonzo” Bonham nei Led Zeppelin, si inalberava. Me ne dolgo, ma non ero io ad aver torto. Ha preso poco più del 4%, neanche un quarto di quel che ha avuto Salvini e neanche un terzo di quel che ha arraffato B La Meloni, nel cdx, ha il peso che ha Musacchio nel Milan di Gattuso. E’ triste, ma lo accetti. E già che c’è si liberi di quelle carampane politiche chiamate La Russa e Santanché.
Grasso. Un altro grande sconfitto. Supera a fatica la soglia del 3 e in Parlamento sarà pressoché irrilevante. LeU paga la sensazione data di non essere né carne né pesce: più vecchia che nuova, è parsa quel che probabilmente è, ovvero un gruppo di transfughi che – lecitamente – aspettavano lo schianto del fantozziano Renzi per poi rientrare nel Pd. Non hanno poi aiutato certe facce, su tutte la Boldrini, sfolla-consensi come neanche Renzi.
Bonino. E qui mi viene da ridere, e pure parecchio, perché sono settimane che sento dire negli ambienti chic questa litania: “I radicali faranno il botto”. Come no. Accadde anche nel 2006: tutti a dire che la Rosa nel Pugno avrebbe fatto sfracelli, e poi raccolse la miseria del 2.5%. Più o meno come la Bonino. La sopravvalutazione è dipesa dall’autoreferenzialità di molti giornalisti, che poiché supporter dei radicali (e amici di elettori radicali) credevano che tutta Italia fosse come loro.
Sfortunatamente per il poro Mario Calabresi, l’Italia non coincide con gli attici di Largo Fochetti. La Bonino è stata votata (spesso, non sempre) da Renziani che cominciavano a vergognarsi di essere Renziani. Era una stampellina irrilevante della Sciagura di Rignano. Per il 98% degli italiani era una compagine pleonastica. Del resto la Bonino si era unita a Tabacci (ahahahahhahah) perché neanche ce l’aveva fatta a trovare le firme. Si rassegni: ha molte doti, ma non ha (da decenni) elettori. Può vivere anche senza poltrone. Lei come noi.
Potere al Popolo. Idea nobile, e persone qua e là meravigliose (su tutte Lidia Menapace), ma non aveva chance alcuna di superare il 3 (1.05%). Ognuno vota come vuole, e ci mancherebbe, ma il rischio di disperdere il voto era appena (ma giusto appena) altino.
Noi con l’Italia. Ma l’Italia non con loro. I vari Fitto, Cesa, Lupi e Mastella hanno raccattato un vaffanculo (1.19%) che ne bastava anche solo la metà. Levatevi dalle palle. Agili.
9 bis. Raffaele Fitto è l’unico “politico” ad avere indovinato, in tutta la sua carriera, la miseria di un fuorionda. Son soddisfazioni.
Nel Dizionario dei Sinonimi e Contrari hanno appena aggiunto un sinonimo alla parola “inutile”: “Italia Europa Insieme”. La gloriosa compagine atta a imbarcare quel che resta dei verdi, dei Mascia e del Popolo Viola ha conquistato un leggendario 0,53%. Così imparano a fingersi rivoluzionari a 20 anni per poi reinventarsi (?) brutte copie dei Gozi & Picerno. Sia loro lieve l’inutilità.
Tra le poche cose di cui son certo c’è il mio essere fieramente antifascista, ma questa recente sopravvalutazione del “ritorno del fascismo” è parsa un mezzuccio per indurre gli indecisi a votare Renzi per arginare il pericolo dei nuovi Farinacci. Ebbene: non ha funzionato. E faccio umilmente notare che Casa Pound ha preso lo 0.84%, non il 48.
Ve lo ricordate Angelino Alfano agli Interni e agli Esteri? Neanche si è candidato. Ve la ricordate Beatrice LoRenzin, ministra della Salute e rutilante pasionaria di Family day e altri demoni? Ha preso lo 0.50% (daje). Se questa elezione ha un pregio, ha senz’altro quello di aver ricordato ai “Si credono stocazzo” che non contano nulla. Non sono nulla. E devono smettere di rovinarci la vita. Vale per la petalosa LoRenzin, vale per i quartagambisti del cdx. E vale per tanti altri rottamati. Stavolta sul serio, stavolta (si spera) per sempre.
L’ipotesi migliore, con questi numeri qua, è fare una legge elettorale seria alla svelta e tornare al voto entro un anno. Il rischio inciucio c’è ancora, eccome, con tutti o quasi al potere pur di non mandarci i 5 Stelle.

Renato La Monica
Mettiamocelo in testa: nessun partito potrà mai condividere, anche parzialmente, il programma del M5S.
PD, Forza Italia e Lega non voteranno mai una legge anticorruzione, altrimenti metà dei loro parlamentari finirebbe in galera.
PD, Forza Italia e Lega non voteranno mai una legge sul conflitto d’interessi, perché hanno troppi conflitti e troppi interessi.
PD, Forza Italia e Lega non voteranno mai una legge che abolisca vitalizi e privilegi. Perché loro amano troppo i vitalizi e i privilegi.
PD, Forza Italia e Lega non voteranno mai il reddito di cittadinanza. Perché significherebbe la fine del voto di scambio, con conseguente dimezzamento dei loro voti.
Quindi considero inutile e anche controproducente l’attivismo di Di Maio, che invece dovrebbe dire chiaro e tondo a Mattarella che il Movimento, votato da un italiano su tre ma impossibilitato a formare un Governo causa Rosatellum (voluto dai partiti con cui dovrebbe cercare alleanze), intende chiedere nuove elezioni.
Non ci sono alternative a questa strada.
Altrimenti il rischio è l’omologazione.

QUELLI CHE….
Travaglio: 6 marzo 2018
– Quelli che è fatta. “5 stelle ridimensionati, Salvini dietro Berlusconi… per sfangarla domenica e ripartire da lunedì con una certa tranquillità” (Claudio Velardi, Twitter, 1.3). Dormi tranquillo, Vela’.

Quelli che l’Apocalisse. “Dopo sei mesi di un governo 5Stelle-Lega, magari con reddito di cittadinanza e aliquota unica, rischiamo che arrivi il Fondo Monetario” (Aldo Cazzullo, Corriere della Sera, 7.2). “Un governo fatto da amministratori inadeguati quali si sono dimostrate le sindache Raggi e Appendino sarebbe una catastrofe” (Corrado Augias, Repubblica, 17.2). “Il polo grillino è affetto da una patologia bipolare sempre più evidente… Lo sgomento di fronte all’ipotesi Di Maio premier non è per me tanto relativo alla sua incompetenza tecnica, quanto al gesto personalissimo dell’aver accettato questa investitura… È il polo chiaramente maniacale… Mi chiedo: ma avrà avuto o avrà almeno una crisi di panico, un momento di vertigine o di angoscia? Glielo auguro” (Massimo Recalcati, Repubblica, 20.2). “Siamo a una svolta… L’Italia è ripartita, ci sono aree del Paese tornate a crescere con forza, ma il miglioramento non è ancora percepito… Da una parte c’è il ritorno al passato con B e Salvini, dall’altra il salto nel buio con Di Maio. Illudersi che esistano uomini della provvidenza è pericoloso. Il risveglio sarà ancora più amaro e pieno di rancore” (Mario Calabresi, Repubblica, 3.3). “Argine ai 5 stelle. Solo il voto può fermare gli incapaci” (Alessandro Sallusti, il Giornale, 2.3). E niente, è andata così. Come dice Renzi, è tutta colpa degli elettori. Aboliamoli.

Quelli che non cambia niente. “Nessuno mi ha mai mostrato preoccupazione per la possibilità, a cui nessuno crede, che il M5S possa arrivare al governo dell’Italia” (Paolo Gentiloni, Il Foglio, 21.1). “Al momento certe rilevazioni demoscopiche indicano la possibilità di un’Italia divisa in tre: cdx al Nord, Pd al Centro, M5S al Sud. Grazie al cielo i pronostici, con una certa frequenza, non colgono nel segno” (Angelo Panebianco, Corriere della Sera, 28.2). “Questo Paese non apprezza gli estremisti, mai: non si consegnerà al leghismo, non si consegnerà al grillismo” (Matteo Renzi, Repubblica, 9.2). Dài, ragazzi, non è successo nulla.

Quelli che portano buono/1. “Facciamo come la Germania. La campagna elettorale è deludente, ma il suo esito prevedibile. Possiamo passare 5 mesi a fare una Grande coalizione… e Marco Travaglio lo chiudiamo in gattabuia” (Giuliano Ferrara, Il Foglio, 9.2).

“Domenica voterò Gentiloni e la Emma” (Ferrara, ibidem, 27.2). Diciamo la verità: dopo il bacio della morte di Ferrara, non ce la poteva fare nemmeno Churchill. Figurarsi il Pd e la Emma.

Quelli che portano buono/2. “Il partito del premier Gentiloni potrebbe ottenere un buon risultato, sorretto dall’alleanza con Bonino e con Casini… Gentiloni avrebbe la facoltà di cambiare alcuni ministri, mantenendo… Minniti, Calenda e Franceschini. Renzi avrebbe ancora la guida del suo partito, che potrebbe rafforzare nominando Presidente Veltroni… La nuova legislatura durerebbe fino al 2023” (Eugenio Scalfari, la Repubblica, 4.3). Matteo e Paolo gliel’avevan chiesto in ginocchio: “Eugenio, pietà, attaccaci almeno una volta”. Ma lui niente.

Quelli che portano buono/3. “Ho come l’impressione che Grillo, con Dibba, si stia preparando ad arrivare al 5 marzo nella posizione di chi potrà dire: scusate, Di Maio chi?” (rag. Claudio Cerasa, il Foglio, 25.1). “Un movimento nato per sostituire la democrazia rappresentativa che non sa tenere in vita un albero di Natale, che non sa organizzare una votazione online e che non sa cercare nemmeno i nomi dei candidati su Google. Non fermatevi, vi prego” (rag. Cerasa, 30.1). “Siamo pronti a tutto, ma il governo Travaglio-Paragone-Davigo-Salvini anche no, grazie” (rag. Cerasa, 27.2). “Il mostro da evitare il 4 marzo. Salvini e Di Maio… Un mostro atroce e pericoloso” (rag. Cerasa, 3.3). “Solo le larghe intese ci possono salvare da un pericoloso governicchio sfascista” (rag. Cerasa, 4.3). Ormai, quando incontrano il rag. Cerasa, i gatti neri si grattano.

Quelli che Di Maio è una pippa. “Esplosivo: i 5Stelle crollano sotto il 15%” (Giuseppe Turani, Uomini e Business, 5.1). “Il 4 marzo il M5S può implodere” (Matteo Renzi, Il Foglio, 30.1). “Impresentabili, ricorsi e dimissioni è caos M5S” (Messaggero, 3.2). “Senza Grillo, M5S nel caos” (Repubblica, 3.2). “Pd e M5S ai minimi. Grillo arretra” (Repubblica, 4.2). “Alle primarie M5S non vota nessuno” (Libero, 5.2). “Caso rimborsi, fuga da M5S” (Messaggero, 14.2). “È come se Di Maio si stesse consumando e per lui fosse iniziato il conto alla rovescia verso una vittoria che lo seppellirà… Rimpicciolisce nella solitudine, abbandonato da Grillo, Casaleggio e Di Battista” (F. Merlo, Repubblica, 24.2). “Grillo è scappato vergognandosi come un ladro” (Paolo Guzzanti, il Giornale, 3.3). “Ma vaffa… Più tecnici con Di Maio che con Monti. Grillo: sono disperato” (Libero, 2.3). Ancora piange.

Quelli che B è grande. “Brunetta: ‘Arriviamo al 51%” (Libero, 16.10). “Tra Di Maio e Berlusconi scelgo Berlusconi” (Eugenio Scalfari, Dimartedì, 22.11). “Berlusconi accelera e fissa l’obiettivo: ‘FI al 30%’” (il Giornale, 7.12). “Senato, cdx verso la maggioranza assoluta” (La Stampa, 6.1). “Berlusconi accarezza l’idea del Colle nel 2022” (Repubblica, 20.2). “Berlusconi, un anno per fare il premier” (il Giornale, 28.2). “Silvio non si ferma più” (Libero, 26.2). “Sul web Berlusconi ha già vinto: Internet parla solo di lui” (Libero, 1.3). “Napoli acclama Berlusconi: ‘Basta tasse, ora salvaci tu’” (il Giornale, 4.3). Gli sia lieve la terra. Una prece.

Quelli che Renzi c’è. “Cdx lieve calo, il Pd recupera” (Messaggero, 26.1). “Renzi vuole recuperare il 2-3%: ‘Tè e aperitivi, convincete la gente’” (Corriere, 6.2). “Renzi, la carta antifascista per recuperare a sx” (Messaggero, 16.2). “Noi sopra il M5S” (Gentiloni, Corriere, 2.3). “Matteo ora fa squadra, la Lombardia darà sorprese” (Giorgio Gori, 3.3). Non fiori, ma opere di bene.

Quello che arrivo uno. “Nei collegi Grillo non toccherà palla. Col 40% riuscirò a evitare le larghe intese” (Renzi, 17.10). “Renzi euforico per i sondaggi vuole una coalizione light” (La Stampa, 9.11). “Una coalizione ci sarà e varrà almeno il 30%” (Renzi, 10.11). “L’ottimismo di Renzi carica i democratici: ‘A Torino si può vincere quasi ovunque’” (Repubblica, 26.2). “Non posso dire in quale, ma il Pd è primo in un ramo del Parlamento: siamo a un passo dalla maggioranza assoluta, non credete a chi dice cose diverse” (Renzi, 27.2). “Siamo ancora in corsa come primo partito” (Renzi, 27.2). “Comunque vada, sarò segretario fino al 2021. All’opposizione ci andrai tu, Di Maio, principe degli impresentabili! Grillo, ci fai schifo!” (Renzi, 2.3). Nostradamus gli fa una pippa.

Quelli che Emma Superstar. “Bonino porta voti, Renzi se lo ricordi e trovi un’intesa” (Michele Serra, Il Venerdì, 26.1). “Gara di testimonial per lanciare Bonino. La sfida è superare il 3%. Da Calenda a Gentiloni. E arriva Staino: ‘Compagni delusi dal Pd, votate Emma’” (La Stampa, 4.2). “La campagna (indomita) di Emma” (Corriere, 11.2). “Voci di un’offerta di premierato da B a Bonino” (La Stampa, 25.2). “Bonino guida del Senato. Il nuovo piano di FI” (Corriere, 26.2). “La Bonino è di sx” (Emanuele Macaluso, Il Dubbio, 28.2). Da quando all’EuroParlamento stava con Le Pen. Non Marine: Jean-Marie.

Quelli che Gentiloni resta. “Prodi spinge Gentiloni: ‘Il csx è lui’” (Repubblica, 18.2). “Anche Napolitano tifa Gentiloni: ‘È essenziale per la stabilità’” (Repubblica, 22.2). “Con Gentiloni in squadra possiamo fare la differenza” (Maurizio Martina, 22.2). “Mattarella sa come assicurare la governabilità affidando a Gentiloni un governo di ordinaria amministrazione che andrà avanti sei mesi o anche di più” (Scalfari, Repubblica, 25.2). “Renzi-Gentiloni, sprint unitario: ‘Nel Pd tanti possibili premier’” (Repubblica, 28.2). Peccato, tanto bendidio alle ortiche.

(Questa non è informazione, è bassa manipolazione di incapienti mentali.)

LE NON DIMISSIONI DI RENZI
Danilo Toninelli
Le “non dimissioni” di Renzi palesano una volta di più tutta la sua arroganza. O forse semplicemente gode nel continuare a distruggere il suo partito… Quanto ancora dovranno sopportarlo i suoi elettori?

SCALA DELLE PERDITE DEL PD
ALESSANDRO GILIOLI

2006, 12 anni fa: la coalizione attorno a Prodi incassa 19 milioni di voti, SX + CSX = 49,8 %
-2008, 10 anni fa: la coalizione attorno a Veltroni prende 13,6 milioni di voti, un altro milione e 100 mila va alla SX Arcobaleno. Totale SX + CSX = 40,6 %
-2013, 5 anni fa: la coalizione attorno a Bersani porta a casa 10 milioni di voti, altri 750 mila vanno a Rivoluzione Civile. Totale: SX + CSX = 31,7 %
-2018, oggi: tutta la coalizione attorno a Renzi viaggia poco sopra il 23 % (Pd 19%), Liberi e Uguali al 3 e mezzo; se volete ci si può aggiungere anche l’1 % di Potere al Popolo, totale di SX + CSX = 27 %
In 12 anni quasi 23 punti in meno, un dimezzamento.
Dei 19 milioni che nel 2006 votarono l’alleanza di Prodi, ne sono rimasti 7 o 8. Il peggiore risultato della storia della sx italiana.
Non sembra che ci sarà nessuna autocritica. Ormai la colpa è sempre di qualcun altro: il populismo, l’Europa, gli immigrati, i giornali, il partito concorrente più vicino, i cacicchi del proprio, la pioggia, le cavallette.
Eppure sarebbe utile, se non altro per motivi sociologici, guardare negli occhi questa tendenza di lungo corso, provando magari a individuarne le cause
Ma poi cos’era, nella “pars costruens”, la sx? Che identità propria aveva? Che idea di Paese proponeva? Quale risposta indicava contro la globalizzazione? Nessuna, o molto scarsa, rarefatta, incerta, tiepida. Per riempire le urne ci si giovava del nemico-avversario Berlusconi, della sua impresentabilità. Ma poi, che prospettive si offrivano al Paese, alle persone, rispetto alla tendenza che già da un quarto di secolo in Occidente produceva accentramento di patrimoni e redditi, predominio dei mercati sulla politica, concorrenza fiscale al ribasso tra Stati, dumping salariale, riduzione del welfare, insomma portava verso lo svuotamento del ceto medio ogni giorno più diviso tra una piccola fetta di “salvati” e un’alta percentuale di “sommersi”, cioè di impoveriti-precarizzati?
Una crisi d’identità e di proposte che è riesplosa mentre la recessione mordeva la base sociale, mentre Monti imponeva – anche con i voti del csx – il fiscal compact, il pareggio di bilancio, la legge Fornero e tutta l’ideologia sottostante, quella della iper flessibilità e della precarietà. Una crisi d’identità, poi, che si svelava nella stessa campagna elettorale del 2013, quella di Bersani che proponeva all’Italia un csx fondato sull’«agenda Monti più qualcosa», quindi sostanzialmente incapace per sua stessa ammissione di proporre alcunché di diverso rispetto alle dinamiche in atto, al vento che dai primi anni Ottanta aveva fatto cambiare il corso degli eventi e i rapporti di forza sociali in Occidente.
Come che sia, la crisi è culminata infine con il Renzismo, con la sua retorica del nuovo, del giovanilismo, del cambiamento – «una riforma al giorno, basta palude e basta gufi!» – e che tuttavia nei contenuti portava con sé la solo la resa all’emulazione dei valori e delle ricette altrui, quindi una rinuncia definitiva a ogni ipotesi di soluzione propria, mentre ormai la rabbia per gli effetti di una mancata visione – di una mancata governance – gonfiava la mente e la pancia dei dimenticati. Una scommessa insensata, puntare tutto sulla competizione sociale mentre l’impoverimento diffuso portava solo a una domanda di maggiore sicurezza sociale. E una scommessa inevitabilmente persa, completamente persa, prima nelle urne dei sindaci, poi in quelle del referendum, infine in quelle del 4 marzo.
Di tutto questo, alla fine, restano solo macerie.
Restano le polveri fradice del Pd ridotto ai suoi minimi storici, a una trincea di ambiziosi provinciali che fino a ieri sera erano ancora esaltati per aver indossato le scarpe lucide durante la festa del potere.
Restano le scissioni che hanno avuto l’odore più del risentimento personale che della diversità politica (chi più blairiano di D’Alema e soci, vent’anni fa? E quale progetto può dirsi oggi più fallito di Leu, che ha preso gli stessi voti di Sel cinque anni fa?).
Resta un Paese dove la sx è tagliata fuori dai giochi, dove i suoi valori perduti sono emarginati perfino dal regno delle possibilità.
E resta la sensazione furiosa che forse è perfino giusto così, che nei giochi si entra o rientra quando si ha un’idea, un progetto, una visione.
E il resto è nulla sottovuoto, autosuggestione o, peggio, ipocrisia.

Livia
“Sx”? Quale sx? La sx si è dimezzata da sola quando ha accettato l’austerità negli anni ’70, quando ha accettato la legge dei padroni nell’80, quando non ha mai rimediato all’indipendenza della banca centrale dopo l’81, quando ha voluto distruggere la scala mobile nel ’92, quando ha accettato il pacchetto Treu anziché la costituzionale piena occupazione nel ’97 (per entrare nell’euro facendo concorrenza sui salari), quando ha parlato per decenni di riforme, quando ha imposto il “sogno EU”, quando ha salutato Monti come un salvatore spalleggiandone l’inutile strage del massacro sociale, quando ha mandato Draghi a distruggere il benessere socialdemocratico, quando ha lasciato martirizzare mezzo continente, quando (ma era sx?) ha sposato gli interessi del grande capitale, quando ha condannato alla sottoccupazione il proprio Paese, quando si è fatta dx. La sx come espressione partitica non esiste, punto. Ciò che non esiste non si può dimezzare e la cosa migliore è che scompaia per sempre.
Hanno ancora avuto troppo, per averci distrutto la vita: il presente e l’avvenire.

FACCIANO TUTTI COALIZIONI, IL M5S NO
vv
E’ tragicomico! Dopo aver fatto una legge elettorale che privilegiasse solo le coalizioni e mettesse nell’angolo il M5S, e dopo aver visto la medesima legge rivoltarsi contro i suoi autori e punirli con una sonora sconfitta dagli elettori, ora che Di Maio ha dato la Presidenza del Senato alla Lega a cui spetta come secondo partito, ora danno tutti di matto perché capiscono di colpo che se il M5S e la Lega si accordano per far passare qualche legge importante, tipo un nuovo sistema elettorale, hanno la maggioranza, ben 347 voti, e possono fare di tutto e loro sono fregati. E allora sono tutti lì a dire che questa combine non si può fare, che non esiste, che non è cosa, che non si può fare una alleanza di questo tipo, che i due partiti sono l’uno l’opposto dell’altro, e altre scuregge…. come se l’unione che volevano fare loro di Renzi con Berlusconi fosse una robetta, una cosina passabile e carina, e come se questa truffa delle coalizioni fosse validissima finché valeva tra di loro, ma il M5S per carità, il M5S non la deve usare, ci mancherebbe altro…!
Ora per carità, io non so cosa farà Di Maio e ho grande fiducia in lui ma vedere come i grandi truffatori siano rimasti fregati proprio da quel marchingegno che avevano messo in atto con tanta cura per distruggerci, sarò cattiva, ma mi dà una gioia tremenda.

Parlare di alleanze per il M5S è un controsenso perché non esiste nessun partito simile a lui e perché il non fare alleanze con altri partiti è uno dei principi fondamentali del suo statuto. Tuttavia nelle condizioni in cui sono non hanno i numeri sufficienti per governare da soli e non possono sprecare l’occasione che gli elettori gli hanno dato e tornarsene a casa. Per cui l’unica cosa che possono fare è votare assieme alla Lega un nuovo sistema elettorale senza il pasticcio dei due sistemi, senza le coalizioni fatte dopo il voto e con un premio di maggioranza che permetta la governabilità. Per ridurre le coalizioni basta mettere una soglia di accettazione alta.
Salvini ci guadagnerà perché si libererà di Berlusconi e aumenterà i suoi voti diventando il leader ufficiale del cdx, con maggior soddisfazione perché nel 2019 scade la sospensione di Berlusconi che tornerà in politica e il M5S potrà vincere sul Pd definitivamente.

I RIPESCATI
Noi li cancelliamo. Loro li rimettono.
Abbiamo appena fatto a tempo a rallegrarci perché molti impresentabili erano stati eliminati dal nostro voto che i giochini del Rosatellum li hanno rimessi nelle poltrone.
Maurizio Martina, Marco Minniti, Andrea Orlando e Dario Franceschini entreranno alla Camera. Ce la fa anche la Presidente della Camera Laura Boldrini e quello del Senato Pietro Grasso reduce dal flop elettorale a Palermo. Tra i ripescati sconfitti ci sono Davide Faraone, Valeria Fedeli, Dario Teresa Bellanova e Roberta Pinotti.
Leu ha ripescato Luigi Bersani e Vasco Errani che a Bologna ha perso la sfida contro Pier Ferdinando Casini eletto nelle liste del Pd.
Restano fuori Pippo Civati e Massimo D’Alema che arriva ultimo nel collegio di Nardò in Puglia. Qui il M5S ha fatto “cappotto” aggiudicandosi tutti i seggi.
Sconfitta la governatrice uscente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani che dopo la debacle del Pd oggi ha rassegnato anche le dimissioni dalla segreteria nazionale. La governatrice entrerà comunque in Parlamento grazie alla candidatura blindata.
Perde la sfida a Parma la consulente del dipartimento delle Pari Opportunità Lucia Annibali, che però si salva grazie al suo posizionamento in più listini proporzionali.
Tra i ripescati Piero Fassino, Matteo Richetti, Luigi Zanda.
Si salvano per Forza Italia Mara Carfagna, Niccolò Ghedini, Adriano Galliani, Paolo Romani, Anna Maria Bernini, Stefania Prestigiacomo, Vittorio Sgarbi e Micaela Biancofiore che a Bolzano ha perso contro Maria Elena Boschi.
;entre ad essere ripescato nelle fila di Fratelli d’Italia è Guido Crosetto.
La Lega Nord ripesca l’economista anti euro Alberto Bagnai che a Firenze ha perso la sfida contro Matteo Renzi, e poi Roberto Calderoli.
Anche alcuni esponenti del M5S devono ringraziare la quota proporzionale del Rosatellum. Tra questi Gianluigi Paragone, Danilo Toninelli, Vito Crimi, Elio Lannutti e Gregorio De Falco. Mentre non ce la fa la “Iena”, Dino Giarrusso che rimane fuori dalla Camera dei deputati.

CAMERA I dati del Viminale hanno assegnato 607 seggi sui 630 disponibili. Tra gli eletti Lucia Annibali, Nicola Fratoianni, Guido Crosetto, Paita, Giorgetti, Pollastrini, Valentini, Gelmini, Fiano, Manlio Di Stefano, Brambilla, Alfredo Bazoli, Guerini, Bitonci, Zan, Fedriga, Rosato, Serracchiani, Pini, Giulia Sarti, Sgarbi, Fassino, Paola De Micheli, Rizzo Nervo, Cantone, Bersani, Biancofiore, Bergamini, Bonafede, Speranza, Borghi, Baldelli, Morani, Saltamartini, Polverini, Giacomoni, Calabria, Rampelli, Ruocco, Baroni, Daga, Angelucci, Orfini, Anzaldi, Fassina, Campana, Rotondi, Pezzopane, Sibilia, Del Basso De Caro, Cirielli, Carfagna, Migliore, Paolo Siani, Elio Vito, Francesco Boccia, Enza Bruno Bossio, Santelli, Stumpo, Daniela Cardinale, Prestigiacomo, Epifani, Giulia Grillo. Dentro anche Piero De Luca, figlio del Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

SENATO Le ministre Fedeli e Pinotti, il Presidente Pietro Grasso, l’ex Presidente Renato Schifani, Umberto Bossi e Vasco Errani entreranno in Senato grazie alla quota proporzionale. Non ce la fanno D’Alema, Puppato, Boccuzzi e Baretta. Questo il responso del Viminale per il plurinominale quando restano da scrutinare 20 sezioni laziali. Tra gli eletti Bongiorno, Laniece, Malan, Airola, Santanchè, Carlo Martelli, Toninelli, Calderoli, il leghista Tony Chike Iwobi, Ronzulli, Crimi, Galliani, Paragone, Salvini, Romani, Nannicini, Laforgia, Alberti Casellati, Ghedini, Endrizzi, Biasotti, Borgonzoni, Bernini, Bellanova, Siri, Richetti, Cangini, Zanda, Gasparri, Marsilio, Lannutti, Astorre, Fazzone, Emanuele Dessi’, Cirinna’, D’Alfonso, Lonardo, Valente, Gianni Pittella, Stefano, Morra, Faraone.

NUOVE E INDISPENSABILI REGOLE DEL GIOCO
Paolo De Gregorio
La legge elettorale è la regola più importante della democrazia la cui peculiarità dovrebbe consistere nell’essere comprensibile per tutti i cittadini, e andrebbe studiata nella scuola dell’obbligo come indispensabile formazione del cittadino futuro elettore.
Coniugare la semplicità e la democrazia non sarebbe difficile se la partitocrazia italiana fosse interessata al bene comune, ma, come dimostrano le ultime tre leggi elettorali approvate dalla Casta, due sono già state giudicate incostituzionali dalla Suprema Corte e l’ultima, con cui abbiamo votato l’altro ieri, è stata pensata e voluta da tutti i partiti (eccetto i 5 stelle) per non far governare il partito vincitore, senza preoccuparsi della ingovernabilità che questa furbata avrebbe determinato.
La legge elettorale, secondo me e secondo tutti coloro con sui ho parlato, dovrebbe prevedere un proporzionale puro, vietate le coalizioni, sbarramento per entrare in Parlamento al 10% e il partito che prende più voti ha il premio di maggioranza e va a governare.
Un benefico effetto di salute pubblica sarebbe quello, se lo vediamo calato nella situazione italiana, di avere solo 4 partiti in campo (Forza Italia, Lega, Pd e M5S), con una spinta a ulteriori possibili fusioni, fino ad un semplice bipartitismo.
Ma per funzionare una simile legge elettorale dovrebbe essere sostenuta dalle seguenti nuove regole:
-divieto di passare da un partito ad un altro durante la legislatura,
-divieto di presentarsi in più collegi (le famose pluricandidature)
-ci si può candidare solo nel collegio di residenza, dove si risieda da più di 2 anni
-divieto di candidarsi se pregiudicati o con procedimenti giudiziari in corso, come è richiesto per essere assunti in qualsiasi ufficio dello Stato
-abolizione della immunità parlamentare. La magistratura non deve avere nulla osta da nessuno se deve indagare o arrestare un parlamentare, secondo il principio che tutti si è uguali dinanzi alla legge
-due legislature e poi, per tutti, scatta la ineleggibilità (per garantire il ricambio generazionale)
– abolizione del voto segreto, in modo che l’elettore possa controllare il comportamento del suo parlamentare.
Buona parte delle porcate a cui abbiamo assistito nella vita politica sarebbero eliminate da queste regole, comprensibili da tutti, senza le quali nessuna fiducia nella politica può essere recuperata.

A 10 giorni dal voto siamo ancora in alto mare circa il nuovo governo.
“La Germania ci ha messo sei mesi per fare un governo. Noi faremo prima” (Di Maio)

(Vorrei ricordare che il Belgio è stato 540 giorni senza governo ed è andato benissimo. Non c’è stata alcuna rivoluzione, sono stati mantenuti gli impegni in campo internazionale, la pubblica amministrazione e la burocrazia non hanno distrutto lo stato sociale e, quel che più conta, il PIL è aumentato).

clicca il discorso di Di Maio

NO PASARAN
Viviana Vivarelli
Questi partiti hanno fatto tre sistemi elettorali incostituzionali, uno dopo l’altro, e l’ultimo è talmente perverso che non solo non garantisce la rappresentanza ma non permette nemmeno la governabilità. E hanno fatto un simile porcaio unicamente per estromettere il M5S dal governo e addirittura avevano al loro interno soggetti che hanno tentato di fare una legge che impedisse addirittura al M5S di presentarsi. Sono dieci anni che ci insultano, ci diffamano, tentano di colpirci in tutti i modi possibili con una congerie di media che fanno il loro gioco tutti uniti in uno scherno e in una diffamazione continua. Ci hanno chiamati barbari, terroristi, populisti, nemici della democrazia..
Scalfari, il lenzuolatore di Repubblica, il grande nemico del M5S, il consigliere privilegiato, il grande influencer dell’Italia che si crede di sx, e che riceve precise istruzioni da trasmettere alla plebe italiana, i poveri Italioti incorreggibili che dimostrano «l’incapacità della massa di fare progressi» e possono cedere alle lusinghe di Masaniello come Grillo rompendo la tetra compagine del Pd, il più diviso d’Italia, ma il più unito nel difendere la propria abietta sopravvivenza. Scalfaeri che pagato da De Benedetti, n° 1 del Pd, ci accusava di ‘populismo eversivo’, quello che ci definiva ‘disturbati o bizzarri’, quello che dipingeva il M5S come una copia moderna del nazismo e che scriveva: “Si tratta di una campagna di dx, una dx xenofoba contro gli immigrati, qualunquista contro i partiti (tutti i partiti, nessuno escluso) e contro le istituzioni, dal capo dello Stato al Presidente del Consiglio ai ministri (tutti i ministri) e contro la magistratura e la Corte costituzionale… vuole abbattere tutta l’architettura esistente ma con un obiettivo reazionario perchè vagheggia una dittatura, la sua.” “Il M5S è un fenomeno anarcoide e individualista, anacronistico, antipolitico… Chi inneggia al ‘Vaffanculo’ partecipa consapevolmente a quelle invasioni barbariche… Mi viene la pelle d’oca: dietro al grillismo vedo l’ombra del law & order più ripugnante; ci vedo dietro la dittatura..” “Il V-Day? Un carnevale plebeo e volgare… sentimenti beceri e forcaioli.!
E noi ci dovremmmo alleare a gente simile?? Gente che per 10 anni ha scritto e fatto contro di noi??
“Grillo mi ricorda Mussolini” (Giampaolo Pansa, l’Espresso)
“Basta non parlarne. “In un Paese normale il V-Day sarebbe recensito nelle pagine di spettacolo” (Andrea Romano, Stampa).
“Berlusconi e Grillo uniti sotto spoglie diverse in un unico disegno… In un impeto suicida la festa dell’Unità ha aperto le porte all’appello squadristico di Grillo” (Mario Pirani, Repubblica)
“Allo stato Grillo sembra un fenomeno di folklore che si esaurirà… Un movimento, si badi bene, potenzialmente eversivo… Si può paragonare Grillo a Mussolini? Con molte cautele, sì. Mussolini ha usato il manganello e l’olio di ricino, Grillo la volgarità” (Giuseppe Tamburrano, l’Unità).
“Ho il massimo disprezzo per la maggioranza dei 5 stelle… La risposta è: affanculo ci vada lui e quelli che lo sostengono” (Filippo Facci, Omnibus)
“Grillo è un personaggio di brutale avidità” (Ernesto Galli della Loggia, Corriere)
“La rete non esiste… La prevalenza della rete, che è quella che frequenta e commenta sul blog di Grillo, è il peggio di questo Paese” (Facci, Porta a Porta)
“Benito Grillo” (Tony Damascelli, il Giornale)
“I Grillo, scarabei stercorari” (Facci, il Giornale)
“Grillo mi ricorda i fascisti, anzi i nazisti: ha la violenza verbale di Goebbels” (Crosetto, Fratelli d’Italia)
“Grillo urla, emette grugniti al posto di pensieri” (Nichi Vendola)
“Persino se lo trovassimo morto steso per terra, penseremmo: guarda cosa deve fare per tirare a campare un povero professionista del ridicolo” (Merlo, Repubblica)
“Fascista del web” (Bersani, )
“D’accordo con Bersani: nel discorso di Grillo si trovano tracce di linguaggio fascista’” (Manconi, l’Unità)
“Resta da capire perché mai alcune emittenti televisive si siano trasformate in amplificatori di questo populismo eversivo?” (Scalfari, Repubblica)
“Fa dichiarazioni da puttaniere, dimostra di avere un pisello piccolo” (Ferrara, Twitter)
“Grillo ha quasi più candidati che elettori” (Maria Giovanna Maglie, Libero)
Portaborse/1. “Portaborse e No Tav: ecco chi sono i candidati di Grillo” (Libero)
“Il Duce Beppe” (Libero)
“Trasforma la democrazia dal basso in Corea del Nord” (Ferrara, Il Foglio)
“Il Camerata Grillo” (Repubblica)
“Grillo sta con i comunisti” (Sallusti, Il Giornale)
“Per le liste 5 Stelle spazio solo ai vecchi” (Jop, l’Unità)
“Chi vota Grillo si ritrova falce e martello” (Sallusti, il Giornale)
“Luci spente e benzina vietata: ecco cosa accadrà a chi sceglie Grillo” (il Giornale)
“I suoi veri elettori sono pochi sfigati entusiasti del ‘vaffa’” (Filippo Facci, Libero)
“Un piccolo Grillo dalla zucca vuota” (Pansa, Libero)
“Grillo, con tutto il suo populismo, trasversalismo ideologico, ‘casapoundismo’, antisindacalismo e antiparlamentarismo, il culto della persona, le nuotate nello Stretto fiume giallo, con tutto il suo ciarpame di rete e i suoi stracci da pataccaro internauta, i suoi argomenti da bar, la sua ‘cacolalia’… è l’erede di Berlusconi… È il Berlusconi dopo Berlusconi. Come le acciughe in salamoia” (Merlo, Repubblica)
“Grillo non è un comico: è un grosso impostore… Fa la guerra… annuncia il bagno di sangue” (Adriano Sofri, Repubblica).
“Preferisco che i voti vadano al Pdl piuttosto che disperdersi verso Grillo” (Enrico Letta, Corriere)
“Con Grillo andremmo peggio della Grecia e usciamo dalla democrazia” (Bersani)
“Grillo porta in Parlamento i black bloc” (Berlusconi)
“La sx eversiva ha scelto: ‘Votate 5 Stelle’. Amici dei brigatisti” (il Giornale)
“Il Grillo che aizza le piazze è uno squadrista che fa paura” (Giuliano Ferrara, Il Giornale)

Dichiara pace al tuo respiro.
Inspira uomini d’arme e attrito, espira edifici interi
e stormi di merli dalle ali rosse.
Inspira terroristi ed espira bambini che dormono
e campi appena falciati.
Inspira confusione ed espira alberi di acero.
Inspira quanto è caduto ed espira amicizie
di tutta una vita ancora intatte.
Dichiara pace con il tuo ascolto: quando senti sirene, prega ad alta voce.
Ricorda quali sono i tuoi strumenti: semi di fiori, spilli da vestiti, fiumi puliti.
Prepara una minestra.
Fai musica, impara come si dice grazie in tre lingue diverse.
Impara a fare la maglia, e fai un cappello.
Pensa al caos come mirtilli che danzano, immagina il dolore come
l’espirazione della bellezza o il gesto del pesce.
Nuota per andare dall’altra parte.
Dichiara pace.
Il mondo non è mai apparso così nuovo e prezioso.
Bevi una tazza di tè e rallegrati.
Agisci come se l’armistizio fosse già arrivato.
Non aspettare un altro minuto.

(Judith Hill)

GLI ESITI NEFASTI DEL ROSATELLUM SECONDO CROZZA

Per i nostalgici di una sx inesistente che insistono a dire che, però, ci si dovrebbe alleare con quelli di sx che sono giusti e puri in quanto non Renziani, ma di quale sx vanno parlando? La sx è ridotta ai minimi termini e non avrebbe mai abbastanza voti per formare una maggioranza e se è caduta tanto in basso la colpa è solo sua.
Vorrei ricordare per l’ennesima volta che in Italia una sx giusta e pura non esiste da parecchio tempo, praticamente dalla morte di Berlinguer, semmai è esistita.
La sx non renziana, come la chiamano alcuni, è la stessa che ha sempre votato tutti gli orrori del montismo e del Renzismo, la stessa che ha votato il fiscal compact, l’orrenda riforma costituzionale di Renzi, la privatizzazione dell’acqua, la graduale scomparsa dello stato sociale mentre aumentava la spesa in armi e aumentavano i regali alle banche truffaldine, ha votato il tentativo di assoggettare la Magistratura al Governo, ben tre sistemi elettorali incostituzionali e tutte le altre orrende riforme massoniche e di estrema dx di Renzi, compresa la finta legge anticorruzione, che ha votato l’abolizione dell’articolo 18, l’annullamento dei diritti dei lavoratori per la precarizzazione del lavoro, che ha votato l’accentramento del potere sul capo del Governo con abbattimento dei poteri del Parlamento, i vari tentativi di azzeramento delle intercettazioni, il Patto di Dublino e il Fiscal Compact e ogni orrenda cosa di Renzi…
E sarebbe questa la sx antirenziana con cui il M5S dovrebbe allearsi??????

Dopo che un ex alunno ha ucciso 17 ragazzi, Trump ha proposto di armare i professori. Nella lezione sulla sicurezza un professore armato di pistola ha ferito tre allievi. Ora si pensa di armare i bidelli.

Jino Fujimoto
Nella guerra del Vietnam persero la vita 58.000 americani. Alcuni dei quali uccisi dai vietnamiti.

È morto Stephen Hawking. Lascia un incolmabile vuoto cosmico.
cannabeanoide

Stefano Ragusa
Chissà perché prima delle elezioni era un fiorire di sondaggi con il moVimento sottostimato di 5-6 punti e ora c’è totale mutismo in tv… Su LaStampa di oggi, M5S sale di+1,4% Lega +0.6%. Notare la progressione di queste due forze che continuano a mangiare consensi in modo perfettamente speculare e proporzionale, dai perdenti delle elezioni: PD e FI. In Italia ci sono 60 milioni di allenatori di calcio quando gioca la nazionale e 60 milioni di Presidenti della Repubblica dopo le elezioni. Io me ne impippo dei buoni consigli di gente come Mentana, Scanzi, Travaglio, che in politica non ne hanno mai azzeccata mezza nemmeno ad ammazzarsi. Parlano i numeri, il resto è solo chiacchiera da bar. I voti si contano uno sull’altro, si impilano e pesano come macigni. Lega e M5S sono opposti e alternativi, per ideologia, programmi, uomini, storia, quindi è sciocco parlare di alleanze. Eppure tutti sono terrorizzati, col culo strettissimo, dalle loro tv e colonne di giornali, che ad esempio scelgano i presidenti delle camere come è giusto che sia…chi diavolo li deve scegliere se non chi ha vinto? Berlusconiani e Piddini che puzzano di cadavere lontano mille chilometri?

Al solito: perdono le elezioni e vogliono riformare la Carta
Silvia Truzzi

L’intervista di Dario Franceschini ieri al Corriere della Sera spiega che non è la connessione sentimentale del Pd con gli elettori a essersi rotta, è che proprio non funziona più nemmeno l’apparecchio acustico.
Il ministro comincia statuendo che “siamo in un’impasse”. Poco conta che siano passati solo dieci giorni dal voto (in Germania, per dire, ci hanno messo mesi a formare un governo). Siccome però loro hanno perso, siamo in un’impasse.
E come se ne esce?
Ribaltando lo schema: “La maggioranza non ce l’ha nessuno” e allora facciamo le riforme istituzionali.
“È un grave errore politico pensare che la vittoria del No al referendum abbia voluto dire che le riforme non si faranno mai più”.
Mica si possono lasciare irrisolti “i nodi di un sistema che non funziona”, signora mia.
La strada è “monoCameralismo e legge elettorale”: “Da una situazione che pare perduta può nascere un meccanismo virtuoso. Questa può essere la legislatura perfetta”.
I governi di cui si parla in questi giorni “sono tutti governi contro natura”.
Invece non sarebbe contro natura un governo che non solo scavalca un chiarissimo segnale del corpo elettorale, ma addirittura si ostina a riproporre una riforma che i cittadini hanno bocciato e che serve esclusivamente a garantire la sopravvivenza alle pseudo élite.
E dire che il passato dovrebbe aver insegnato ai Franceschini che i problemi politici non si risolvono con alchimie costituzionali che assomigliano al gioco delle tre carte fatto nella stanza dei bottoni.
E quali sono i problemi politici su cui hanno votato gli italiani?
Negli ultimi due giorni sono uscite un paio di ricerche che, pubblicate prima del 4 marzo, avrebbero aiutato parecchio i sondaggisti (e i commentatori).
Bankitalia ci spiega che aumentano povertà e disuguaglianze: i cittadini a rischio povertà, quelli che secondo i parametri Eurostat possono contare su un reddito di meno di 830 euro mensili, sono il 23%.
Al Nord le famiglie a rischio passano dall’8,3% di dieci anni fa al 15%;
al Sud il 40% è a rischio di povertà. L’indice di diseguaglianza nella distribuzione del reddito è aumentato di 1,5 punti dal 2008.
La quota di ricchezza netta detenuta dal 5% delle famiglie più ricco è pari al 30% del totale, mentre il 30% più povero delle famiglie possiede appena l’1% della ricchezza.
Poi ci sono i dati sul lavoro, propagandati ieri come il viatico delle nuove sorti progressive del Paese (il tasso di disoccupazione è il più basso degli ultimi quattro anni).
Il punto però non è la quantità del lavoro, su cui pure c’è da discutere, ma la qualità.
Aumenta il lavoro povero (persone che lavorano e non sono in grado di mantenersi), il lavoro precario, il lavoro in affitto senza diritti.
Ieri Marta Fana, ricercatrice in Economia e autrice di un libro importante (Non è lavoro è sfruttamento, Laterza), ha analizzato i numeri dell’Istat per Il Fatto:
“Nel 2017, il nuovo che avanza è fatto principalmente di lavoro a termine e in affitto, cioè in somministrazione. Si registra un aumento di 279 mila occupati, dovuto alla componente dipendente di cui il 90% e a termine. A oggi, l’incidenza degli occupati con contratto a termine raggiunge il 12,4% dall’11% di fine 2016. L’analisi dei flussi mostra che a fine 2017, il tasso di transizione dall’occupazione dipendente a termine verso l’occupazione a tempo indeterminato, si ferma al 16%, cinque punti percentuali in meno rispetto allo stesso periodo 2016.
I lavoratori in somministrazione salgono del 25%, raggiungendo il valore più elevato degli ultimi 15 anni”.
Sovrapponendo le cartine dell’indagine di Bankitalia e quella dell’Istat alle mappe del voto si vedrà che i luoghi di maggiore povertà e disoccupazione sono quelli in cui la protesta ha dilagato. Di questo bisogna occuparsi con urgenza, altro che legislatura costituente.

Giulia Grillo Danilo Toninelli, capigruppo del M5S alla Camera e al Senato

Berlusconi è un uomo disperato. Sa, e lo ha ammesso, che se si dovesse tornare a votare questa volta il M5S prenderebbe il 40% e questo lo terrorizza.
Per questo sta già cercando di fare campagna acquisti presso gli altri gruppi parlamentari. Infatti, avrebbe detto ai suoi di convincere quanti più deputati e Senatori del M5S a passare con lui. All’ex premier diciamo subito una cosa: i nostri parlamentari non sono in vendita.
Sono stati eletti dai cittadini per fare, in Parlamento, gli interessi degli italiani e per rispettare gli impegni presi in campagna elettorale. All’ex premier vogliamo dire che istituiremo il vincolo di mandato, come promesso, per evitare proprio i cambi di casacca e i voltagabbana. E’ una delle priorità del nostro programma che noi rispetteremo. Queste dichiarazioni di Berlusconi dimostrano che il cdx non parla di programmi, di contenuti, a differenza del M5S, ma litigano fra loro per decidere chi sia il leader. E Berlusconi, che vuole fare campagna acquisti, dimostra che non ha imparato la lezione.
E’ proprio di questi giorni, infatti, la notizia che la Corte dei conti ha aperto un’inchiesta sulla compravendita dei Senatori che portò l’ex parlamentare Idv, De Gregorio, alla corte di Berlusconi, facendo così cadere il governo Prodi. L’organo di giustizia contabile, infatti, ha ipotizzato un danno d’immagine del Paese e, tradotto in denaro, un aumento dello spread valutabile attorno ai 6 milioni di euro. Denaro che il leader di Fi potrebbe dover pagare di tasca propria. Le cose sono cambiate. Il 4 marzo 11 milioni di italiani hanno partecipato, recandosi in massa ai seggi, ed hanno scelto il M5S con un chiaro mandato: cambiare il Paese. Tutti i parlamentari del M5S rispetteranno questo mandato in Parlamento. Berlusconi se ne faccia una ragione.


.
http://masadaweb.org

.

1 commento »

  1. Complimenti per l’ottima analisi fatta circa l’evoluzione politica post voto.
    Suggerisco di inviare copia di questo numero di MASADA ai due principali protagonisti di questa stagione politica: DI MAIO e SALVINI.
    Può essere un interessante aiuto alla loro analisi e un contributo alle scelte che si dovranno fare.
    G. Mazz.

    Commento di Gianpiero Mazzoleni — marzo 18, 2018 @ 9:48 am | Rispondi


RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: