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febbraio 18, 2018

MASADA n° 1906 18-2-2018 DONNE MIGRANTI

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MASADA n° 1906 18-2-2018 DONNE MIGRANTI
DIRITTI A FIOR DI PELLE
16 febbraio 2018. Barracano. Bologna (Appunti di Viviana Vivarelli)

Le piccole comunità di accoglienza-Le donne homeless -L’assistenza medica: SOKOS-La tratta sessuale delle nigeriane

Se le difficoltà di chi vive sulla strada sono già di per sé gravissime, esse aumentano se si tratta di donne, a causa della loro fragilità e vulnerabilità e in situazioni particolari di malattia, mestruo, malattie specifiche o gravidanza, per cui la loro accoglienza richiede delle particolari cure.

(L’Osservatorio di ASP, città di Bologna, nei primi 8 mesi del 2017, ha registrato un totale di 2.494 persone che hanno usufruito di servizi di accoglienza per homeless che in grande maggioranza sono uomini (81%). La rottura delle relazioni con i propri cari è una costante delle storie di vita delle persone accolte dai servizi dedicati alla Grave Emarginazione Adulta. L’80% delle persone incontrate si sono allontanate dalla famiglia rompendo legami e relazioni, avendo alle spalle una situazione pregressa di fragilità: perdita del lavoro, della stabilità economica e della casa. C’è chi ci finisce sulla strada una sola volta nella vita, chi saltuariamente e c’è chi, invece, in strada ci vive tutti i giorni.
Dai dati raccolti dall’osservatorio emerge che alcune delle persone senza dimora hanno un lavoro, che comunque non permette loro di usufruire di situazioni abitative stabili e autonome. E questo essenzialmente per tre motivi principali: perché il lavoro è stato ottenuto da poco, perché le entrate economiche non sono sufficienti al mantenimento di una casa o perché si tratta di persone straniere.
Nella vita di strada si registrano differenze rispetto al genere: per le donne l’esperienza risulta essere saltuaria (per le collaboratrici domestiche o per le donne che fanno le badanti è il tempo che trascorre tra la morte di un anziano e l’ottenimento di un nuovo incarico familiare), mentre tra gli uomini è più cronicizzata.
Tra le persone senza fissa dimora è aumentato anche il numero delle persone richiedenti asilo o protezione internazionale, che vivono in totale assenza di una rete familiare di riferimento (solo il 31% dei senza fissa dimora è di nazionalità italiana).
Nei centri notturni e nei dormitori sempre più spesso si assiste all’ingresso di uomini che si allontanano dal nucleo familiare di origine oppure uomini sposati di cui però mogli e figli sono stati inseriti in comunità madre-bambino perché, in assenza di strutture specifiche, non è stato possibile accogliere l’intero nucleo familiare. Vi accedono anche donne espulse dalle famiglie acquisite o donne che hanno avuto l’allontanamento dei figli minori e che vivono in gravi condizioni economiche).

MONICA BRANDOLI è una responsabile del Servizio Contrasto alla Grave Emarginazione Adulta di ASP Città di Bologna. Laureata in Filosofia, in possesso del titolo di Educatore Professionale, può contare su molti anni di esperienza come funzionaria del Comune di Bologna sul tema del disagio sociale, dipendenze patologiche e integrazione socio-sanitaria. l’ASP è una azienda pubblica di servizi alla persona. Sono stati fatti percorsi di screening per i tumori femminili superiori all’anno.
Occorrerebbero appartamenti per donne che vivono sulla strada per avviare anche una diversa socialità.
Queste donne hanno alle spalle un deposito culturale faticoso, un carico elevato di fallimenti più profondo di quello maschile e un sentire diverso rispetto alla propria identità.
Spesso anche l’atteggiamento delle istituzioni nei loro confronti è discriminatorio, per es., se hanno subito violenze, sono meno credute nei pronto soccorso o negli uffici di polizia e hanno ricevuto meno attenzioni.
Una donna che vive sulla strada è spesso malata e ha situazioni complesse più gravi di quelle maschili.
I numeri ci dicono che sui senza tetto la presenza femminile incide per il 13% e a Bologna per il 15%.
Nel 2017 è stata data accoglienza a 604 persone della strada, di queste 500 erano donne.
Molte sono straniere, arrivate in Italia con una richiesta di asilo e cercano lavoro, molte si offrono come badanti, molte sono badanti che si trovano senza lavoro per la morte della persona accudita, molte hanno problemi di droga o altre dipendenze. Se sono tossiche, hanno più problemi a intraprendere percorsi di cura. Le donne in genere sono più forti degli uomini ma nelle situazioni critiche precipitano più in fretta.
I servizi di accoglienza sono indifferenziati rispetto al genere e in genere sono individuali mentre esiste anche un problema LGBT e nelle strutture si presentano spesso coppie omosessuali o persone in transizione che portano difficoltà rispetto alla tradizionale separazione maschio/femmina (camere, bagni ecc.), per cui gli operatori dovrebbero occuparsi anche di questo. Le donne in particolare hanno bisogno di esprimere la loro sessualità che finora è stata accantonata o negata e hanno bisogno di stare col loro compagno, richiederebbero quindi una stanza doppia. Lo stesso vale per le coppie omosessuali. E occorrerebbe che le persone accolte potessero parlare con gli operatori anche di sessualità. Ci vorrebbe nel servizio di accoglienza anche un progetto per le coppie ma non sempre questo è possibile, mentre prevale la linea del separare le coppie e certe unioni non posso essere rispettate in ambienti collettivi. Gli stessi operatori non sono preparati a questo.

La dott. CRISTINA AVENTO ci parla di un dormitorio solo femminile con 12 posti per donne provenienti dalla strada e di un volumetto che raccoglie le migliori pratiche d’Italia su come occuparsi dei senza dimora, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 5 novembre 2015 e presentato dal Ministro Poletti (Roma Cnel).
Le donne hanno prima di tutto un problema di sicurezza e incolumità, essendo esposte senza protezione alle violenze di chi vive senza riparo. La loro è una condizione particolarmente drammatica per gravi violenze e costante pericolo, con problemi relativi all’igiene fisica e mentale (si pensi per es. ai problemi mestruali o ginecologici o ai tumori femminili o alla presenza di figli), senza contare la stigmatizzazione per la rottura del sé sociale. Non sappiamo quante siano le donne homeless e i numeri ipotizzati sono molto sottostimati. Spesso ricevono ospitalità in cambio di prestazioni sessuali.
Il dramma aumenta se ci sono dei figli, che creano situazioni laceranti come laceranti sono le separazioni da loro, trauma che si aggiunge al trauma, senza possibilità di recupero. Per cui occorrerebbero servizi specializzati che le accolgano, proteggendole dai loro vissuti di abusi e violenze, riportandole all’attenzione di sé con la cura del corpo (lavarsi, farsi le unghie i capelli, i vestiti…), ricostruendo a poco a poco il modo con cui si percepiscono, cosa non sempre facile, per cui l’ascolto è fondamentale. Se ci sono bambini, la donna è un tutt’uno con loro, per cui ci dovrebbe essere accoglienza per l’insieme donna-bambino.
Le nostre strutture si sono occupate in Italia di 6.239 donne homeless. Il Centro di ascolto della Caritas a Bologna, fio.PSD. Caritas, promuove un progetto di ricerca sui senza dimora in collaborazione col Ministero del Lavoro e Politiche sociali.
I suoi dati ci dicono che le donne di cui ci si è presa cura sono il 43% degli homeless, di esse il 57% sono straniere di età inferiore ai 45 anni, il 79% sono separate, il 50% ha problemi di lavoro, il 30% presenta disabilità o malattie croniche o dipendenze da alcool, droghe o psicofarmaci.
La Federazione fio.PSD è una onlus che ha 126 soci, che sono organizzazioni, associazioni, cooperative sociali ed enti locali che offrono servizi alle persone senza dimora in 16 Regioni italiane, 6 città metropolitane (Roma, Torino, Milano, Palermo, Bologna….) e oltre 50 comuni di tutta Italia (Como, Mantova, Catania, Cosenza, Teramo, Reggio Emilia, Parma, Bergamo…), sono organismi che ogni giorno incontrano le persone nei centri di ascolto e nei segretariati sociali, offrono servizi abitativi per chi si è ritrovato a vivere in strada, ogni notte offrono riparo alle centinaia di persone senza casa che vivono le nostre città. Queste organizzazioni sono realtà che gestiscono mense sociali, offrono pacchi alimentari a persone indigenti, gestiscono centri diurni con attività di integrazione e progetti di cittadinanza attiva. Sono soprattutto cooperative sociali (38 %). Ci sono poi enti religiosi per un 27%, associazioni riconosciute (24 %), fondazioni (10 %), associazioni non riconosciute (10 %), organizzazioni di volontari (4 %), enti pubblici (5 %).
Uno degli obiettivi è raccogliere pratiche di accoglimento e suggerimenti per l’Unione europea.
Citiamo il Progetto Better Shelters (rifugi), della casa Ikea per i rifugiati che si assembla in 4 ore.
Il problema della casa è fondamentale in quanto molte persone finiscono in strada perché vengono private della casa. In Italia mancano alloggi a basso costo forniti dallo Stato, ma ogni essere umano è portatore di diritti e la casa è uno dei diritti fondamentali dell’uomo, per cui non avere una casa è un problema gravissimo. Al contrario in Italia abbiamo moltissimi patrimoni immobiliari inutilizzati.
Dai servizi fio.PSD a Bologna sono passate 3.728 donne.
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Per SOKOS ha parlato il dott. ANGELO ROSSI, Responsabile progetti sul territorio.
SOKOS (via Gorki 12 348 635 3294 L’ambulatorio di medicina di base è aperto Lunedì, 17 – 19.30, Mercoledì, 16 – 19.30,Venerdì 17 – 19.30) è una associazione di medici volontari e psicologi che offre assistenza sanitaria gratuita a chi non può accedere ai servizi di sanità pubblica, quindi a senza tetto e migranti di primo arrivo.
Il logo di SOKOS mostra l’Europa rovesciata come appare a chi vi arriva da sud. L’immagine è tratta da un pergamena del 1300.
L’Associazione SOKOS nasce a Bologna il 12 marzo 1993, su iniziativa di un gruppo di volontari, provenienti da esperienze varie che prestano la propria opera gratuitamente. Il suo scopo è garantire assistenza gratuita agli immigrati senza permesso di soggiorno, alle persone senza dimora e a chiunque viva in una condizione di esclusione sociale nel territorio di Bologna. Sokos offre visite di medicina di base e specialistiche, tra cui ginecologia, dermatologia, fisiatria, psicologia, neurologia, psichiatria, nefrologia, ortopedia, chirurgia vascolare. Ha assistito più di 14.000 persone e nel 2007 ha effettuato 6.000 visite e incontrato più di 1.300 nuovi pazienti. Attualmente l’associazione conta 40 medici, 10 operatori addetti all’accoglienza, un farmacista e 6 collaboratori. La maggior parte dei pazienti sono immigrati che provengono da diverse aree geografiche. Altri sono italiani che, per condizioni sociali o scelte personali, si trovano in una condizione di marginalità e mancano di casa e lavoro. Dal 2015 Sokos si è fermata a Corticella, usufruendo di una serie di ambienti concessi dal Comune per l’accoglienza.
Fino al 2016 Sokos ha fatto un totale di 66.032 visite, con una media di 27 visite al giorno. Aggiungiamo 1.243 visite specialistiche, per un totale di 78.468 prestazioni. Nel 2016 ci sono state 3.463 visite generali (le donne sono state il 47,8%).
Nel 2015 3.966 visite generali e 1.406 visite specialistiche, per un totale di 4.502.
I ginecologi sono tre e nel 2016 hanno fatt0 260 visite ginecologiche che poi sono aumentate a 280.
Spesso le persone accolte hanno problemi a rivolgersi agli psicologi o ai ginecologi per difficoltà che derivano dalle abitudini o tradizioni dei luoghi di provenienza.
I Paesi di provenienza sono soprattutto quelli dell’Est (Albania, Ucraina, Romania, Serbia) e quelli africani (Marocco, Tunisia, Nigeria)…
Qualche anno fa la legge imponeva ai medici di denunciare i pazienti che fossero irregolarmente sul territorio italiano, ma Sokos non l’ha mai fatto perché i suoi operatori non sono spie.
La migrazione femminile è un fiume possente ma silenzioso con gravissimi problemi che mancano in gran parte di soluzioni.
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Ha parlato poi l’avvocato di strada GIANLUCA CAROLI.
‘Avvocato di strada’ è una associazione attiva all’interno dell’Associazione Amici di Piazza Grande, che si occupa di varie forme di marginalità e promuove iniziative concrete per contrastare l’esclusione sociale e affermare i diritti dei senza tetto: l’Associazione stampa il giornale di strada “Piazza Grande”, ha un’officina di biciclette, una sartoria, un’unità mobile di sostegno, e ha dato vita ad una compagnia teatrale e a due cooperative che effettuano servizi per conto terzi. Dal gennaio 2001 a queste attività si è aggiunto un ufficio legale, lo sportello di Avvocato di strada. n via Malcontenti 3:
– Sportello di diritto penale, diritto amministrativo, diritto dell’immigrazione: tutti i lunedì ore 15 – 17.
– Sportello di diritto civile, diritto del lavoro, diritto di famiglia: tutti i giovedì ore 15 – 17.
Si riceve anche senza appuntamento.
Presso i dormitori e le strutture d’accoglienza:
– Dormitorio “Centro Beltrame”. Sportello di diritto civile e penale: primo martedì del mese dalle 20.00 alle 21.30. Si riceve anche senza appuntamento. Via Sabatucci 2. bus: 20,37,38. Possono accedere solo gli utenti della struttura.
– Dormitorio “Rifugio notturno solidarietà”. Sportello di diritto civile e penale: terzo giovedì del mese dalle 20 alle 21. Si riceve anche senza appuntamento. Via del Gomito 22. Bus: 25. Possono accedere solo gli utenti della struttura.
– Struttura “Madre Teresa di Calcutta”. Sportello di diritto civile e penale: la data si concorda mensilmente con le operatrici della struttura, tendenzialmente un giorno al mese. Si riceve anche senza appuntamento. Viale Lenin 20, Bologna. Bus: 25. Possono accedere solo gli utenti della struttura.

La segreteria di Avvocato di strada Bologna è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 13, dalle 14.30 alle 18 in Via Malcontenti 3, 40121, Bologna
Tel. 051 227143, Email: bologna@avvocatodistrada.it

I senza tetto non sanno nemmeno di avere dei diritti e dunque delle difese e questa associazione di avvocati è come una finestra aperta sulla strada. La strada è spesso il luogo della non identità degli esseri umani più miseri a abbandonati. Gran parte di quello che avviene sulla strada riguarda la tratta di esseri umani. Essa è un’attività criminale definita nel Protocollo delle Nazioni Unite come « il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’alloggiamento o l’accoglienza di persone con la minaccia di ricorrere alla forza, o con l’uso effettivo della forza o di altre forme di coercizione, mediante il rapimento, la frode, l’inganno, l’abuso di autorità o una situazione di vulnerabilità, o con l’offerta o l’accettazione di pagamenti o di vantaggi al fine di ottenere il consenso di una persona avente autorità su di un’altra ai fini dello sfruttamento. Lo sfruttamento include, come minimo, lo sfruttamento della prostituzione di altre persone, o altre forme di sfruttamento sessuale, lavori o servizi forzati, schiavismo o prassi affini allo schiavismo, servitù o prelievo di organi»
Spesso i suoi avvocati trovano casi di donne sfruttate sessualmente o dai loro stessi partner o da gruppi di trafficanti.
L’avv. Caroli ci ha parlato del caso di una ragazza nigeriana rapita e segregata in Libia, poi inviata in Italia ad un’altra organizzazione criminale, priva di identità, schiava dei suoi sfruttatori, in una situazione difficilissima da sanare e incapace di liberarsi. Se ci sono dietro a queste ragazze delle organizzazioni criminali è impossibile sfuggire. Non serve nemmeno ricorrere al tribunale dell’Aia o alla convenzione di Ginevra.

Copio dalla stampa: “Una rete di trafficanti preleva le ragazze minorenni in Africa e le costringe a prostituirsi nelle nostre città. L’aumento delle ragazzine nigeriane sulle nostre strade è indicativo del potere crescente dei trafficanti di donne e della fitta rete di interessi e connivenze tra la Nigeria, la Libia e l’Italia. Spesso le vittime raccontano di un viaggio durato un mese, un mese e mezzo per arrivare sulle coste italiane dal più profondo villaggio della Nigeria. Questo dimostra che la mafia che controlla il traffico di bambine e ragazze ha mezzi e potere per corrompere le tribù e le milizie che incontra lungo il viaggio, per corrompere tutti quelli che controllano frontiere e confini. Il giro di denaro che ruota intorno a queste bambine è inimmaginabile. E i trafficanti sanno di poter sfruttare da un lato la povertà nigeriana e dall’altro il vuoto di potere libico. Secondo l’Iom (International Organisation for Migration) l’80 % delle 11.009 donne nigeriane registrate nel 2017 in Italia è vittima di tratta. Nel 2015 erano 5.600. Nel 2014 1,450. L’Iom stima che il 71 % delle persone che intraprendono la rotta per il Mediterraneo, durante il viaggio, diventi vittima di tratta.
La nigeriana Happines racconta: “Dormivo su un materasso buttato a terra per mesi, senza mai poter uscire da quella casa. Abusata ogni giorno, talvolta stuprata da gruppi di uomini. Nessuno di loro mi ha mai dato dei soldi. Il corpo venduto nella connection house era il prezzo da pagare alla mafia libica, coinvolta nel traffico di migliaia di ragazzine. C’erano vermi dappertutto, non c’era acqua pulita, pian piano ho cominciato ad avere piaghe sul corpo e non sapevo come curarmi e quegli uomini continuavano a venire ogni giorno, a violentarmi ogni giorno»
“Secondo il rapporto “Indifesa” di Terre des Hommes, l’elevato numero di giovani donne nigeriane che raggiungono l’Italia è un dato consolidato e in costante crescita, sia per quanto riguarda le donne – erano circa 5mila nel 2015, passate a 11mila nel 2016 – sia per quanto riguarda i minori non accompagnati, in larga parte di sesso femminile, passati da 900 a 3040. L’Italia, come il resto dell’Europa, si conferma sempre più la meta di minori sole. In tutto il 2016, su un totale di 17.373 minori stranieri non accompagnati registrati, le femmine erano 1.165. Nei primi cinque mesi del 2017 il ministero del Lavoro ne ha censite quasi altrettante: 1.123, il 6,9% del totale. I dati del 2016 indicano che il 73,6% del totale ha tra i 16 e i 17 anni. Nel 2017 sei ragazze su dieci di quelle arrivate hanno 17 anni. Il primo paese di provenienza è la Nigeria (534), in costante aumento. Nella classifica seguono le eritree (22%) e le albanesi (100). “
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