Nuovo Masada

febbraio 6, 2018

MASADA n° 1903 5-2-2018 NDE LE ESPERIENZE DOPO LA MORTE

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MASADA n° 1903 5-2-2018 NDE LE ESPERIENZE DOPO LA MORTE
Blog di Viviana Vivarelli

Appunti di una giornata di studio della Biblioteca di parapsicologia de Boni Bozzano di Bologna.

Paola Giovetti– Storia di una ricerca
Questo tema fu centrale nella prima inchiesta di Paola Giovetti negli anni ’80 e ripreso più tardi.
All’età di 35 anni, Paola Giovetti ebbe un incidente, sciando, con una commozione cerebrale e perse coscienza fino al pronto soccorso. Il medico le disse che era stata fortunata, perché, se il colpo fosse arrivato alla tempia invece che sul sopracciglio, sarebbe morta. In seguito, da gennaio a maggio, ebbe mal di testa, era incapace di concentrarsi, non sopportava la luce ecc. e rifletté su cosa avrebbe sperimentato morendo.
“Le visioni dantesche mi stavano strette. Feci allora delle ricerche su questo campo.”

Il primo che le ha fatte è stato Raymond Moody, medico, psicologo e parapsicologo statunitense, che è diventato famoso per i suoi studi sugli stati di premorte. “NDE” è l’acronimo dell’espressione inglese “Near Death Experience“, “esperienza prima della morte”, che vengono riferite, in un grande numero di casi, da soggetti che avevano ripreso le funzioni vitali dopo aver sperimentato, a causa di gravi malattie o eventi traumatici, le condizioni di arresto cardiocircolatorio e respiratorio. Il suo testo del 1975, La vita oltre la vita (pubblicato in Italia nel 1977), ha venduto 20 milioni di copie in tutto il mondo. Prima di lui, solo Elisabeth Kubler Ross, estranea come lui alla tradizione dello spiritismo, aveva affrontato questo tema, raccogliendo e analizzando sistematicamente molte testimonianze, anche se si era poi dedicata alla psicotanatologia, e in particolare alla teoria dell’elaborazione del lutto.
Gli studi di Moody, abbandonato l’approccio spiritista del periodo a cavallo tra il XIX e il XX secolo in favore di un esame sistematico delle testimonianze sulle NDE, hanno suscitato l’interesse di altri studiosi, che hanno analizzato il fenomeno confermando le testimonianze da lui raccolte o avanzando anche ipotesi differenti. Nel suo libro ‘L’ultimo sorriso’ (The Last Laugh, 1999), Moody “raccoglie le riflessioni prodotte nel corso di vent’anni”.
Dopo gli studi iniziali sulle NDE, il dottor Moody ha allargato le sue ricerche, considerando anche la pratica non scientifica dell’ipnosi regressiva, con cui afferma di aver ottenuto il ricordo di presunte vite passate dei suoi pazienti, nell’ambito della psicoterapia dei traumi psicologici.
La Giovetti dunque cercò contatti e informazioni dirette di persone che avevano avuto NDE, mise anche degli avvisi su giornali o riviste come ‘ Gente’ (erano gli anni ’80) e ricevette moltissime lettere con narrazioni di esperienze magnifiche e indimenticabili.
Per es., una signora francese, 3 settimane dopo la morte del figlio, a causa delle gravi emozioni, ebbe un arresto cardiaco, il suo cuore smise di battere per 45 secondi, e visse uno stato di eternità:
“Ero sul soffitto, ero là con tutti i miei pensieri, le mie emozioni, tutto ciò che costituisce il mio essere profondo (il corpo appare sempre come una cosa poco interessante, un guscio vuoto). Vedevo contemporaneamente tutti i lati. Sentivo di esistere fuori dal corpo fisico, prendendo coscienza che ero l’inquilino del mio corpo. Lo guardavo e non lo trovavo bello ma non aveva importanza. Sentii le parole del chirurgo ma non rimasi lì a lungo. Pensai a mio marito e a mio suocero che erano nella sala d’aspetto e immediatamente fui lì con loro. Tutto mi sembrava naturale. Potevo vedere bene quel luogo, percepivo i loro pensieri e l’essenza del loro essere. Sentivo la loro compassione e il loro affetto. Poi mi ritrovai in un luogo buio e oscuro dove il tempo non esisteva. Ero morta ma esistevo lo stesso. Si vive fino alla fine dei tempi. Qualcosa dentro di me chiese aiuto e apparve una Luce verso cui fui proiettata a velocità prodigiosa. C’erano presenze attorno a me e provai una gioia infinita, maggiore di qualunque gioia di questa Terra. Entrai nella Luce. Ero consapevole di esistere e di essere sempre esistita. Ero diventata AMORE ed ero VITA. Ho rivisto la mia vita a rovescio. Accanto a me c’era un essere di Luce, una creatura che conoscevo da sempre, dotata di humor. Mi chiese: “Come hai amato?” La domanda richiedeva una crescita e una trasformazione. In quello stato si capiscono le lacrime della propria vita, si desidera recuperare il temo perduto, rivivere la vita in maniera più amorevole, più consapevole, più attenta agli altri e si perde la paura della morte. (Questo viene detto da tutti). La morte non esiste. Occorre vivere in modo diverso la vita, come preparazione ad altro. Poi vidi mio fratello che era morto prima. Infine tornai nel mio corpo passando per il naso (altri dicono: per la testa). La sensazione di completezza e di libertà svanì. Si torna nel corpo come se si entrasse in una scatola. Al risveglio avevo nelle orecchie una sensazione infinita. Là tutto era perfetto ma, svegliandomi, il dolore tornò e sparì parte di quello che avevo provato. L’amore è il segreto della vita, è Dio, è quell’energia meravigliosa che abbiamo di amore per tutte le cose. Il ritorno nel corpo si accompagnò a sensazioni sgradevoli.”
Le sensazioni più forti appaiono nelle testimonianze di suicidi non riusciti.
Una persona scampata a un suicidio disse. “Un lettino al buio. Ero come in una cripta. vedevo un essere luminoso. Al piano superiore si faceva il giudizio su di me. Delle figure incappucciate scendevano per una scaletta per prendermi. Ma l’essere di luce mi ha salvato da loro.”
Un architetto ungherese che era scappato in Svizzera, facendosi poi una famiglia, una bella vita, una professione di successo ecc., ebbe un incidente grave con rottura di tutte le ossa. Si vide sbalzato di colpo sopra l’incidente. Era in un luogo balneare e vide che arrivava di corsa un medico in costume da bagno con la sua valigetta, vide che lo coprivano con un lenzuolo ecc. Ebbe due minuti di arresto cardiaco poi tornò in vita. In quel breve arco di tempo rivide tutta la sua vita, addirittura partendo da quando sua madre lo allattava e vide un neo sul suo seno che non conosceva. Verificò poi tutti particolari.
Dora Moroni era una cantante e valletta italiana, era la valletta di Corrado in Domenica in, cantando e ballando, intraprese poi la carriera di cantante andando a San Remo. La sua popolarità era altissima ed era in quel periodo la soubrette più amata della televisione italiana, destinata ad un crescente successo. A 22 anni, la notte del 13 luglio 1978, al rientro a Roma dopo uno spettacolo, rimase vittima di un incidente automobilistico devastante, con lo stesso Corrado, che sull’autostrada Roma-Civitavecchia perse il controllo della sua Lancia Gamma e Dora fu sbalzata fuori dal finestrino. L’incidente, che la fece rimanere in coma per sei settimane, la costrinse ad una lunghissima convalescenza. Le funzioni del linguaggio rimasero in parte compromesse, rendendole impossibile continuare la carriera. La degenza ospedaliera durò ben 9 mesi, durante i quali un chirurgo la operò alla gola, per poterle ridare l’uso della parola. Tornò poi in televisione sposò il cantante Cristian da cui ebbe un figlio, poi si separò da lui.
Al momento dell’incidente, raccontò che vide dall’alto l’auto distrutta, ma non le importava niente. Il suo corpo non la interessava. Poi si trovò in un luogo bellissimo dove era totalmente felice e appagata. Voleva andare verso la Luce, ma c’era come una barriera che le impediva di procedere, come se sua madre la richiamasse verso la Terra, perché aveva delle cose da fare.”
Moody, nel suo libro, racconta di un soldato in Vietnam che in battaglia fu ferito sei volte da un fucile mitragliatore: “Mi sentivo perfettamente a mio agio, vidi tutta la mia vita, con la capacità di darne una valutazione particolare in modo diverso, senza giustificazioni o alibi. Potevo ricordare tutto in modo molto preciso e vivido, senza rimpianti e senza rimorsi.”
La figlia di una vecchissima signora che aveva avuto 13 figli, tutti morti meno lei, racconta che sul letto di morte, con tutti i famigliari che erano attorno alla malata lucidissima, a un tratto si voltò verso la porta esclamando: “Bambini, questo non è l’asilo, non ho neppure lo spazio sufficiente per prendervi, siete 12. Sono venuti tutti i miei bambini a prendermi.”
Una signora di La Spezia raccontò: “Mio marito morì dopo essere stato malato di cancro per sette anni. Era un uomo meraviglioso. Il matrimonio era stato meraviglioso. Non prese nessun palliativo. Si era addormentato e si svegliò, dicendomi con un filo di voce: “La tua mamma (morta tre anni prima) mi aiuta ad uscire da questo corpo schifoso per andare in un mondo meraviglioso.”
All’età di 69 anni, Jung si fratturò una gamba ed ebbe un infarto; per tre settimane rimase in stato di incoscienza con deliri e visioni che gli dicevano che stava uscendo dal corpo e viveva l’esperienza della morte.
Si vide sospeso sopra la Terra, vide il nostro pianeta come una sfera azzurrina macchiata in certi punti di verde scuro, descrisse la Terra come poi l’avrebbero vista gli astronauti dell’Apollo 11. Si sentiva immerso in una condizione di infinita felicità. Poi vide arrivare un meteorite, dove c’era una specie di tempio, entrò e vide un indù seduto nella posizione del loto, uno yogi, che stava sognando la sua vita. Dunque la sua vita non era altro che il sogno di uno yogi. Gli parve che tutta la vita gli scorresse rapidamente davanti e che ogni cosa, però, fosse priva di importanza. Entrò in una stanza illuminata e capì che sta tornando a quella famiglia di anime a cui apparteneva da sempre, e che là avrebbe capito il significato della sua vita e di come si collegava ad altre vite prima e dopo quella presente. Se per tutto il suo tempo si era fatto tante domande senza avere risposta, ora finalmente quelle risposte ci sarebbero state, solo che la prospettiva sarebbe stata assolutamente diversa. Vide anche l’immagine del suo medico che saliva in cielo e gli diceva che non era arrivato il suo tempo di morire e che doveva tornare a questo mondo. Dunque tornò in vita ma con dispiacere, perché gli sembrava che questo mondo fosse un sistema di cassettine dove ognuno occupava una casettina, ma era come una prigione. Capì anche che il suo medico stava per morire e morì, infatti morì poco dopo per setticemia.
“Ora devo ritornare in questo mondo grigio“, pensava. “Solo nello spazio mi sentivo sicuro, nel grembo dell’universo, in un vuoto smisurato ma colmo di un intenso sentimento di felicità“.

Ci sono elementi comuni nelle narrazioni di persone tornate dalla morte: l’indifferenza per il proprio corpo lasciato sulla Terra, l’assenza di corpo, tempo e spazio, la vista allargata, una sensazione travolgente di felicità, la Luce “quella meravigliosa Luce che sulla Terra non c’è”, l’Amore, la comunicazione col Tutto, una pace incredibile.
“Ci sono cose che non si possono misurare ma non si può dire che non siano vere. Noi non possiamo misurare l’amore che abbiamo per una persona, nondimeno esiste”.
Bambino di 11 anni: “Io pensavo: perché non mi puoi sentire che sto bene? Che sono pieno di pace e tranquillità, una pace difficile da descrivere, come fosse il centro di tutto, vedevo il tunnel ma non potevo muovermi né potevo andare verso il mio corpo. Se morire è così, è meraviglioso.”
Queste narrazioni sono sempre esistite. Ne troviamo una presentata in forma di mito da Platone che la usa per spiegare la metempsicosi: il mito di Er, nella ‘Repubblica’.

“Er, nato in Panfilia, cadde in battaglia.
Dopo dieci giorni si raccolsero i cadaveri putrefatti
ed egli fu raccolto intatto,
portato a casa al dodicesimo giorno
fu messo sulla pira,
tornò in vita e narrò ciò che aveva veduto.
Dopo un giudizio, le anime arrivarono in un luogo
dove si sorteggiava l’ordine con cui ognuno avrebbe scelto
il proprio destino.
Il numero delle scelte era superiore a quello delle anime,
così che anche l’ultima avrebbe potuto scegliere.
Il primo doveva stare ben attento,
ma l’ultimo poteva non disperare.
Colui che sarà designato dalla sorte come primo,
per primo sceglierà la sua vita
a cui sarà poi legato irrevocabilmente.
La virtù non dipende che da sé medesima.
Ciascuno e’ responsabile della propria scelta,
la divinità non ne ha colpa.
La prima anima,
trasportata dall’avidità e dall’ignoranza,
scelse la signoria più grande
e le sfuggirono gli orrori che le erano associati
come divorare i propri figli,
poi attribuì la colpa della sua sventura a tutto fuorché a sé.
Quando tutte le anime ebbero scelto
la propria condizione di vita
venne loro assegnato
l’angelo che ognuno aveva scelto
come custode della vita e adempitore del destino.
Poi, si recarono nel luogo dell’oblio,
una pianura nuda di alberi
e di tutto ciò che porta la terra.
Veniva la sera.
Si accamparono sulle rive di un fiume,
la cui acqua non può essere contenuta in nessun vaso.
Tutte bevvero di quell’acqua
e chi ne bevve troppa
perse ogni memoria.
Esse si posero a riposare.
Quando venne la mezzanotte,
scoppiò un alto tuono
accompagnato da un terremoto
e tutte le anime furono proiettate qua e là,
come in uno sfavillare di stelle cadenti,
verso il luogo della loro rinascita.”

Queste testimonianze ci sono sempre state in tutti i luoghi della Terra e in tutti i tempi. C’erano al tempo di Platone. Ci sono ai tempi nostri.
E’ inutile che i dottori le minimizzino, le riferiscano ai farmaci (che al tempo di Platone non c’erano), che dicano che sono allucinazioni prodotte dal cervello.
Sempre presentano le stesse caratteristiche: rivivere l’intera vita, il tunnel la Luce, gli esseri di Luce, la beatitudine, l’assenza di corpo, tempo e spazio, il disinteresse verso il proprio corpo e il desiderio di non tornare sulla Terra.

Attualmente non esiste nessun metodo scientifico di indagine sugli stati di premorte, ma colpiscono i tratti comuni a tutte le testimonianze, dal bambino di 3 anni al signore di 60: sentirsi in comunione col Tutto, stato di beatitudine, assenza di parole, identiche descrizioni di come si viene accolti nell’al di là… Nessuno parla di morte. Tutti parlano di una vita bellissima. “Non sono mai stata viva come allora”.
Nessuno parla di sogni. Il ricordo di questi vissuti è realissimo e indelebile mentre i sogni si dimenticano. Tornare sulla Terra viene visto come una sofferenza intollerabile.

Un bambino di 5 anni racconta di essersi trovato in un grande prato verde e accanto a lui c’era il suo nonno, che non ha mai conosciuto, che lo ha preso per mano e lo ha portato verso una collina azzurra, sulla quale c’era una grande luce. Ma all’inizio di quella collina, il nonno gli ha lasciato la mano e gli ha detto che doveva tornare indietro.

Queste sono le NDE. Invece le OBE implicano la fuoruscita dal corpo anche senza la morte. Qui le interpretazioni restano controverse anche se l’evento si percepisce come una espulsione della coscienza dalla configurazione corporea. Possiamo ipotizzare che i miliardi di neuroni della corteccia creino l’impressione corporea e che questa si perda, ma non possiamo spiegare i racconti dettagliati di cose o persone che sono in altre stanze o altri luoghi, o la visione di una ciabattina rossa sul tetto dell’ospedale o il caso di un professore di musica, cieco dalla nascita, che, nello stupore di tutti, racconta una visione a colori in cui compare il braccialetto colorato dell’anestesista.

“Questa strada ha un cuore
se lo ha la strada è buona.
Entrambe le strade non portano
da nessuna parte
ma una ha un cuore
l’altra no” (Castaneda)

Si possono avere esperienze simili anche nella meditazione o nello sciamanesimo che usa piante psicotrope, piante maestre come il peyote o l’ayahuasca, piante che insegnano allargando il campo coscienziale e mettendo in contatto col mondo dello spirito.
Anche la tradizione buddhista conosce la meditazione del sogno e tecniche per uscire dal corpo attraverso il corpo mentale.

Nel 1300 c’era un saggio che metteva tutti attorno a sé nella stanza i fogli di un testo sacro, poi si addormentava e durante la notte il suo corpo mentale usciva e li imparava, memorizzando tutto.

Il nostro modello scientifico non è stato in grado finora di spiegare queste cose. La nostra società ha deciso che la morte non la riguarda. Noi siamo nell’oscurità della vera conoscenza ma alcuni possono accendere una luce.
E’ giusto testimoniare queste esperienze perché non abbiamo ragione di temere la morte.
La paura della morte, in realtà, è un grande business. Invece dovrebbe essersi una preparazione alla morte esorcizzando la paura che ne abbiamo.
La vera morte è l’ingresso in un altro mondo molto più bello di questo.
Il viaggio più lungo che possiamo fare è verso noi stessi.
Chi ritorna cerca di essere migliore, anche il bambino di 5 anni.

Noi siamo luce all’interno di una dimensione corporea di cui dobbiamo aver cura ma non ci esauriamo in quella. Uno diceva: “Credo al sacro ma non credo al rito”. “Sono credente, non sono praticante”. “Religioso sì, perché religio vuol dire unione, collegamento”.
L’essere umano è tutt’uno con l’universo. Anche secondo la teoria quantistica, la coscienza può essere altrove, il corpo è come una radio che capta un’onda radio. La radio si può rompere ma l’onda radio esiste lo stesso. Per cui se la radio si rompe, non posso dire che la musica ha cessato di esistere.
La coscienza sta al limite tra diverse discipline, per cui possiamo solo sperare che un giorno il fisico, il filosofo e il mistico si incontreranno. I percorsi umani possono essere diversi, la meta finale è uguale.
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Guardate ora un bellissimo documentario di 52 minuti di Laura Previani, anni 41, molto poetico e commovente, sulle NDE.

DOTTOR CLAUDIO LALLA (medico). PERDITA E RICONGIUNGIMENTO-COME RITROVARE I NOSTRI CARI

Il dottori Claudio Lalla sperimenta una tecnica aperta a tutti per comunicare con i propri cari.
Premorte è un termine sbagliato. Quando il cuore non batte più, non c’è più il respiro, abbiamo la morte clinica, cellulare, irreversibile. Abbiamo un tempo in cui non sono ancora iniziati i danni cellulari, detto ‘resuscitation’, in cui si possono praticare le tecniche di rianimazione.
Chi parla di allucinazioni ha un atteggiamento dogmatico, non critico, è scettico, privo di dubbi. Non è interessato ai fatti, non li prende nemmeno in considerazione. E’ inutile perdere tempo con persone così che hanno già deciso e non accettano dati scientifici di conferma e di verifica.
Il cardiologo e scienziato olandese Pim van Lommel, noto per le sue ricerche sulle esperienze ai confini della morte, scrive sulla famosa rivista internazionale ‘The Lancet’ di un test con due gruppi di infartuati, uno che ha avuto esperienze di premorte e uno no, e ci dà una percentuale del 60% su bambini e del 18% su adulti sopra i 60 anni, anche se chi esce dal coma non racconta esperienze simili ma non si può dire che non ne abbia avute. I dettagli descritti dal gruppo con esperienze di premorte hanno una esattezza del 92%.
Il cardiologo ha tenuto sotto esame l’evoluzione psicologica negli anni successivi.
Chi muore per arresto cardiaco non fa a tempo ad aver paura.
Si è detto che visioni si producono al momento del risveglio ma questo non è vero perché vengono ricordati fatti o particolari che si sono manifestati prima, quando l’elettroencefalogramma era piatto. Gli scettici dogmatici devono far pace col loro cervello, Le allucinazioni o le visioni si possono avere quando il cervello è attivo non quando l’elettroencefalogramma è piatto.
Ci sono ciechi dalla nascita che hanno ‘visto’. quello che accadeva e hanno indicato dettagli colorati. Ringen ha presentato 35 casi. Ora, chi è cieco dalla nascita, se fosse portato a vedere di colpo, sarebbe investito dal caos, ci metterebbe delle settimane per organizzare la vista. Dunque qui non abbiamo una visione che proviene dai circuiti elettrici ma da altro.
Le esperienze di premorte avvengono anche in bambini di tre anni che non possono avere le stesse conoscenze degli adulti. Ed è strano che dicano di vedere persone di famiglia morte che non hanno mai conosciuto.
Harrison esamina 700 casi, pazienti sia indiani che americani.
Spesso anche i morenti dicono di vedere qualcuno di famiglia o esseri soprannaturali con cui iniziano a parlare e dopo non hanno più paura di morire.
Tra le figure che si dice di aver visto ci sono quelle della propria religione, per cui un cristiano vedrà Gesù o la Madonna, un indiano vedrà il dio indiano della morte (anche il Libro tibetano dei morti dice che si possono incontrare figure che appartengono alla propria religione).
Si possono vedere figure care. I bambini vedono altri bambini che li invitano a giocare.
Mentre gli incubi sono in genere paurosi, queste sono visioni che portano benessere e felicità.
Nessuno di loro parla di morte. Dicono: “Sto andando”, “Sto per partire”.
Qualche volta il viaggio comincia qualche ora prima della morte e descrivono bellissimi paesaggi, luoghi meravigliosi, prati erbosi..
Almeno il 30-35% delle persone nella sua vita ha una forma di comunicazione con chi non c’è più.
Si vedono i propri cari ringiovaniti, che stanno bene, che comunicano telepaticamente.
Il dottor Lalla racconta che, mentre dormiva, ha suonato il telefono col viva voce. Lo ha messo a posto, poi di nuovo ha suonato. La zia in Veneto era morta proprio a quell’ora.
Qualcosa spesso accade altrove al momento della morte; un orologio si ferma, qualcosa si rompe. A volte arrivano dei veri messaggi telepatici.
Con apposite tecniche si possono attivare i contatti tra vivo e morto che durano anche un’ora.
Loro ci sono sempre vicini. Loro sono sempre presenti. Ci abbracciano sempre. E, quando ci vogliono aiutare, ci mandano dei segni, dei messaggi, dei pensieri.
Una donna stava attraversando la strada col verde col suo bambino in collo, quando ha sentito dentro di sé la voce del padre che le diceva: “Fermati!” ed è passato un TIR che a momenti la investiva.
C’è uno studio importante che coinvolge 25 ospedali inglesi e americani in cui sono state messe 1000 mensole ad una altezza di 2 metri con sopra oggetti e figure, in sala rianimazione per gli infartuati.
Alcuni tornati in vita dicono di aver visto rapidamente tutta la propria vita con un bilancio valutativo. Alcuni capiscono perché sono nati, perché sono morti, perché si sono incarnati in questa persona qui, in questo tempo, in questo luogo, in questa famiglia. Nulla è casuale. Tutto quello che accade nel mondo, anche le cose brutte, ha il suo disegno, entra nel suo compito.
Ma di là non esiste il tempo. Si vede tutto insieme. Si percepisce quello che proviamo noi e quello che provano gli altri. Intravediamo altre vite.
Noi ci incarniamo per evolverci. Per crescere come persone ci serve incarnarci. Per crescere laggiù occorre crescere quaggiù. La morte è parte integrante del processo. Ma anche la malattia, il dolore, l’handicap, la mancanza. Una vita che ha come ultimo confine la morte è molto diversa da una vita in cui la morte è solo un passaggio.
Tutto è perfettamente calcolato.
Un morente diceva: “Mi sento abbracciato come fossi nell’acqua, un abbraccio liquido. C’è tanta musica. Ci sono lo zio e il nonno che mi aiutano. Mi trasmettono un senso di pace.”
.
Giuliano Falciani diceva che la morte è un passaggio necessario, essa è necessaria alla vita come la vita è necessaria alla morte. Tutte le cose che facciamo e che pensiamo restano come patrimonio dell’umanità. Noi abbiamo sensi che ci permettono di vivere, ma dopo la morte abbiamo sensi che ci permettono di vedere. Noi siamo qui per una missione di amore. Non viviamo per noi stessi, viviamo per tutti.
I morti sono più vivi di noi, più coscienti, più responsabili.
Ognuno vive nell’universo che è capace di immaginare.
Chi è poco evoluto o troppo pieno di attaccamenti a un piano materiale non farà che prolungare la sua esistenza su un piano basso-
I morti appaiono più giovani, tra i 30 e i 40 anni, come se prendessero le sembianze della fase ottimale della loro vita.
Ogni essere che si incarna entra in una missione spirituale.
Che differenza c’è tra un’anima e Dio? Che differenza c’è tra una goccia o l’oceano? La goccia è la parte. L’oceano il Tutto.
Gli animali che amiamo spesso sono incarnazioni di spiriti che ci vengono in aiuto e li ritroviamo nell’al di là.
Dobbiamo pensare ai nostri morti sentendoli vicini così essi si avvicineranno a noi.
Se li amiamo, li attireremo col nostro amore.
Se soffriamo troppo per la perdita di una persona cara facciamo soffrire chi è morto. Non è questo che vogliono da noi. Vogliono che sappiamo che sono vivi e che possono sentirci, vederci, aiutarci, amarci ancora.
Chi piange troppo, chi soffre troppo per la perdita, anche se vuole un contatto, non lo avrà.
Le cose devono avvenire da sole. E possono avvenire se ci abbandoniamo.
La coscienza è una evoluzione e un continuo allargamento Ogni volta che l’anima lascia il corpo, aumentiamo la coscienza.
Una vita sola non basta. Ma se noi viviamo non per giudicare ma per aiutarci e migliorare, avremo vite future migliori.
.
http://masadaweb.org

11 commenti »

  1. È tutto bello, certo, fa sperare, quasi si desidera la morte, ho però una specie di sensazione, diciamo una strana, particolare ipotesi.Il corpo, in stato di dolore produce endorfine, durante il profondo rilassamento e alcuni speciali esercizi statici di Qi-Gong, avevo visioni e non solo, mi sentivo in uno stato di beatitudine, simile alla sensazione di perfezione. Mi chiedo lo stato di “premorte” non potrebbe essere semplicemente uno stato di attenuazione programmata della orribile sensazione della morte? Un trapasso indolore… L’essere umano è “pensante” in una particolare accezione, è quindi molto adatto tale stato, aiuta ad avere una dolce morte dell’anima, stato irreversibile. Del resto, chi lo racconta è tornato. Ci crederei solo se tornasse uno che è morto davvero, a raccontarlo, magari in uno stato diverso dalla vita. Un piccolo parallelo? Le droghe. L’oppio ad esempio crea uno stato di piacere ed è ovvio che una persona che prende droghe è disperato appena torna lucido (anche per l’effetto dell’astimenza, chiaro), quello stao era incomparabile rispetto alla miseria della vita quotidiana:l’assurdo. Qundi, chi torna, ha sperimentato droghe endogene … una ipotesi, giusto per esporla, senza che sia una pretesa di verità.

    Commento di Felice — febbraio 6, 2018 @ 2:10 pm | Rispondi

    • Beh, possiamo dire che esistono altri livelli di coscienza in cui si può entrare anche in stati modificati di coscienza diversi dalla morte, come la meditazione o forti traumi. Il mio caso è un po’ anomalo rispetto a quelli narrati. Io non sono morta, a 35 anni in un sanatorio ho avuto una diagnosi che stavo morendo per una malformazione bronchiale congenita irreversibile. La diagnosi è stata uno shock, ma, per motivi inspiegabili, non solo non sono morta, ma mi sono miracolata. Sono guarita di colpo, ho ricominciato a respirare:, nelle lastre successive i 4 bronchi con cui ero nata e che mi avevano dato problemi respiratori gravi dalla nascita per 35 anni non c’erano più e io avevo due bronchi normali. Da allora non ho mai più avuto asma o bronchiti e sono arrivata sana all’età di 76 anni. La cosa non è spiegabile in nessun modo. Ho la bronchiectasia prima e le lastre dopo. Sono diverse. Ho sentito una voce che risuonava fuori di me e diceva: “Questo corpo ormai è alla fine ma ha ancora delle cose da fare”. Forse tra queste cose c’è anche il dover dare testimonianza. Dunque io non morii.
      Solo anni dopo, accadde che avevamo preso in affitto un appartamento in montagna per portarci anche mia mamma che era invalida, ma lei morì e mi ritrovai con un appartamento pagato in cui mio marito si rifiutò di venire per tutto il mese in cui ci andai. Ero depressa, lui non si fece vedere né mi telefonò per un mese, mi venne una tosse nervosa che mi teneva sveglia tutta la notte, di giorno ero stremata e dopo pranzo mi addormentavo, temevo di essere ricaduta nella patologia che aveva portato vicino alla morte, ero sola, triste e spaventata. Per tutto quel mese di agosto, dopo pranzo, cadevo addormentata dalla spossatezza e partivo per quel tunnel verso la luce. Non la raggiungevo mai e il ritorno nel corpo era terribile. Ma non ero morta e non morii.
      Altre esperienze di fuoruscita dal corpo ne ho avute ma non per morte né per meditazione, direi piuttosto una per un trauma in cui svenni mentre mi rompevo il menisco e altre dopo una litigata con mia figlia, quindi in uno stato di malessere o dolore. Nel caso della rottura del menisco, mi sottrassi al dolore violento e mi ritrovai sopra la piscina, vedevo il mio corpo e le persone che correvano attorno a me. Negli altri casi mi sono ritrovata di colpo in un luogo e situazione diversa da cui cercavo di fuggire, balzando in piedi, tenendo gli occhi aperti, schiaffeggiandomi ecc. Non ho alcuna spiegazione per questo. Comunque, se ti interessa, ho scritto un libro “Diario di una sensitiva” di 200 pagg. che scarichi gratis e che è stato pubblicato a puntate su Masada
      https://masadaweb.org/2014/07/13/masada-n-1545-13-7-2014-romanzo-una-seconda-possibilita-capitolo-1/
      Altro non so dirti. Per 29 anni ho avuto una antologia di casi strani e inspiegabili, non richiesti, non voluti e che ho cercato in ogni modo di bloccare finché, in modo strano, ci sono riuscita. Ora di questi fenomeni non ho più nulla e sto meglio, perché non ero preparata a tanto e non mi ci sono mai abituata
      saluti e grazie della lettera
      viviana

      Commento di MasadaAdmin — febbraio 6, 2018 @ 3:18 pm | Rispondi

      • Ciao Viviana, la ragione per cui mi sono iscritto al tuo sito è che sentivo delle analogie. Rispondo al tuo commento. Sì esistono vari stati e livelli di coscienza, è vero. Ma lo stato di vita è diverso da quello della morte.Credo sia inpreciso definire “Esperienze dopo la morte” quelli che sono appunto stati diversi e non dopo la morte: quelle persone non sono morte affatto, per me una persona è morta se non la si vede camminare di nuovo. Lo ripeto, per me il corpo libera sostanze endogene e si hanno visioni molto belle e particolari. Io ho scritto che si potrebbe considerare certa una realtà simile (tunnel di luce, beatitudine, proprio le endorfine producono beatitudine, un senso di perfezione, lo so perché l’ho provato, ma sarebbe lungo da raccontare), se una persona realmente morta lo comunicasse in qualche modo. Perché il “mondo” dopo la morte non comunica con quello dei vivi? Una risposta o ipotesi: le due dimensioni mantengono una loro autonomia e autenticità, un loro funzionamento o funzione, se non s’influenzano l’uno con l’altro. Conoscere la vita oltre la morte condiziona la vita in qualche modo.Naturalmente è bello e rassicurante leggere di persone che hanno visto com’e`dall’altra parte e quindi non ci si deve preoccupare … Pascal ne era conscio e scriveva che conveniva certo, ci si guadagna due volte (forse). Buona domenica.

        Commento di Felice — febbraio 11, 2018 @ 9:46 am

      • Caro Felice, perché dici che il mondo dei morti non può comunicare con quello dei vivi? Mio marito ha parlato con per due anni e mezzo dopo la sua morte. Mi ha aiutato anche nelle pratiche della successione e mi ha detto il futuro
        viviana

        Commento di MasadaAdmin — febbraio 11, 2018 @ 11:23 am

      • E, riguardoalle tue esperienze, ne ho avute di strane e di simili (Un esempio, a volte sentivo percepivo in anticipo la morte di alcune persone, specialmente a causa di incidenti e altro ancora), ma dopo un periodo intenso, sono scemate, non raggiungo più tali stati, forse, dopo averli vissuti, non se ne ha più bisogno … grazie per l’invito a leggere quello che hai scritto.

        Commento di Felice — febbraio 11, 2018 @ 9:50 am

  2. Grazie Viviana!!!!
    Emanuele

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 7, 2018 @ 5:57 am | Rispondi

    • Ciao Viviana, ho certo una risposta e una spiegazione/ipotesi, che scriverò in seguito (in questo momento posso scrivere questo: non c’è prova evidente, davvero che esista un modo dopo la morte, tutto quello che riguarda i morti, lo dicono i vivi, sempre e soltanto i vivi …(Per carità non userei mai la parola scienza, che non sopporto),Potrei pensare ad una “sopravvivenza” dopo la morte soli in un caso specifico. Felice

      Commento di Felice — febbraio 11, 2018 @ 11:33 am | Rispondi

  3. Viviana, ti ringrazio tanto di questo post con relativo video. Credo che i tempi siano maturi perché le persone sappiano di queste esperienze per poter prepararsi con consapevolezza e senza angoscia eccesiva anzi senza angoscia solamente, al passo che spetta prima o po a tutti noi. è troppo banale se associo una lirica di Ungaretti i fiumi) in cui lui dice

    [..]Stamani mi sono disteso
    In un’urna d’acqua
    E come una reliquia
    Ho riposato

    L’Isonzo scorrendo
    Mi levigava
    Come un suo sasso
    Ho tirato su
    Le mie quattro ossa
    E me ne sono andato
    Come un acrobata
    Sull’acqua

    Mi sono accoccolato
    Vicino ai miei panni
    Sudici di guerra
    E come un beduino
    Mi sono chinato a ricevere
    Il sole

    Questo è l’Isonzo
    E qui meglio
    Mi sono riconosciuto
    Una docile fibra
    Dell’universo

    Il mio supplizio
    È quando
    Non mi credo
    In armonia

    Ma quelle occulte
    Mani
    Che m’intridono
    Mi regalano
    La rara
    Felicità […] http://www.italialibri.net/opere/fiumi.html

    credo sia un’intuizione poetica del Tutto Energia che, in base a quanto sopra, ci contiene ora e ci assorbirà poi con nostra gioiosa consapevolezza potenziata infinitamente. un abbraccio maria grazia m

    Commento di maria grazia m. — febbraio 10, 2018 @ 11:52 pm | Rispondi

  4. Grazie
    l’associazione con Ungaretti, poeta dell’assoluto, è rara e armoniosa. Ho scritto alcuni Masada su argomenti esoterici o spirituali, spero che tu li legga. Puoi guardare ai Masada più letti nella home masadaweb.org
    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 11, 2018 @ 6:34 am | Rispondi

  5. Ciao Viviana, la ragione per cui mi sono iscritto al tuo sito è che sentivo delle analogie. Rispondo al tuo commento. Sì esistono vari stati e livelli di coscienza, è vero. Ma lo stato di vita è diverso da quello della morte.Credo sia inpreciso definire “Esperienze dopo la morte” quelli che sono appunto stati diversi e non dopo la morte: quelle persone non sono morte affatto, per me una persona è morta se non la si vede camminare di nuovo. Lo ripeto, per me il corpo libera sostanze endogene e si hanno visioni molto belle e particolari. Io ho scritto che si potrebbe considerare certa una realtà simile (tunnel di luce, beatitudine, proprio le endorfine producono beatitudine, un senso di perfezione, lo so perché l’ho provato, ma sarebbe lungo da raccontare), se una persona realmente morta lo comunicasse in qualche modo. Perché il “mondo” dopo la morte non comunica con quello dei vivi? Una risposta o ipotesi: le due dimensioni mantengono una loro autonomia e autenticità, un loro funzionamento o funzione, se non s’influenzano l’uno con l’altro. Conoscere la vita oltre la morte condiziona la vita in qualche modo.Naturalmente è bello e rassicurante leggere di persone che hanno visto com’e`dall’altra parte e quindi non ci si deve preoccupare … Pascal ne era conscio e scriveva che conveniva certo, ci si guadagna due volte (forse). Buona domenica.
    Felice

    Caro Felice, perché dici che il mondo dei vivi non comunica con quello dei morti? Mio marito ha comunicato con me per due anni e mezzo dopo la sua morte, aiutandomi anche in cose molto pratiche come le pratiche di successione
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 11, 2018 @ 11:26 am | Rispondi

  6. E, riguardo alle tue esperienze, ne ho avute di strane e di simili (Un esempio, a volte sentivo percepivo in anticipo la morte di alcune persone, specialmente a causa di incidenti e altro ancora), ma dopo un periodo intenso, sono scemate, non raggiungo più tali stati, forse, dopo averli vissuti, non se ne ha più bisogno … grazie per l’invito a leggere quello che hai scritto.
    Felice

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 11, 2018 @ 11:27 am | Rispondi


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