Nuovo Masada

novembre 4, 2017

MASADA n° 1883 4-11-2017 I MASNADIERI

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MASADA n° 1883 4-11-2017 I MASNADIERI
Blog di Viviana Vivarelli

Italiani masochisti – Stretta sulle intercettazioni – Sgarbi resuscitato – Tempesta per il tweet di un 5stelle – 5stelle si dimette per aver cancellato una multa da 90 euro – L’immorale Rosatellum – Italiani non laureati – Si dimette la Gabanelli – Perché dubitare di Pietro Grasso – I reati di Berlusconi – Tv e politica, stessa regia – Fallito il treno di Renzi- Un fisco fuori controllo

Berlusconi:
“Porterò la legalità in Sicilia”.
Si costituisce?
AK
.
Viviana
La verità e la giustizia non staranno mai negli estremi.
Non possono stare dalla parte di chi mente, imbroglia e inganna, ma non staranno mai nemmeno dalla parte di chi esige dagli altri una purezza e una rigidità da santi e martiri.
L’intransigenza, specie se si esercita su cose di piccolo conto, è micidiale e uccide la giustizia come l’attacco spregiudicato che si basa solo sulle menzogne.
L’uomo saggio non sarà mai intransigente, ma saprà dare il giusto peso al merito come all’errore, vietandosi di infierire su sbagli piccoli perché perderebbe ogni sua saggezza, rivelandosi meschino come il malvagio che dall’amplificazione di un piccolo errore del nemico si fa una ragione di forza.
Alla fine anche l’intransigenza sulle bazzecole è o una forma di stupidità o una forma di violenza.

Viviana
Di nuovo ‘sta storia delle stragi del ’93! Eh, ma è una persecuzione! Tutti con Silvio ce l’hanno, povero caro!
Silviuccio è palesemente seccato, giusto ha litigato con la Pascale (o chi per lei) e Dudù n° 2 gli ha morso un polpaccio. Questa cosa non ci voleva. Eppure avevano fatto le cose così benino. Era stata una soffiata, che dico.. una sveltina, un tocca e fuggi e via, una scrofata! Tre frasette messe all’uopo, come l’apostrofo tra la parola Renzi e “ce lo mettono in cubo a noi!”, e i baci Perugina avrebbero scritto il finale con le parole t’amo. Non sia mai che si faccia strada nel Paese (sulla stampa no sicuro) una campagna montata ad arte per delegittimare il patto del Nazareno 2, proprio ora che stava andando così bene, con le riforme che più riforme di così si muore e il prossimo capo dello stato servitore riverente di due padroni. Sabotaggio, sabotaggio!
Qui dentro il Pd c’è qualcuno contro la diarchia. Pure Bassolino se ne va dal Pd. Non bastava Grasso! Qui se ne vanno tutti salvo grande abbuffata finale, come Salvini con B, tutti contro: tutti assieme e il conto già mandato agli elettori. Eppure l’aveva detto Napo: “Pacificazione.. e mettiamola insieme nel mazzo ai fetentoni!”
E ora, per dirla da Rignano: “…gli è tutto da rifare!”.. e poi contro il M5S non si riesce a trovare nulla salvo un pirla che Rosato lo voleva bruciare. Non si accorgono i grandissimi compari che si sono già bruciati da soli!

“E’ ORA CHE GLI ITALIANI SCENDANO IN PIAZZA A PROTESTARE CONTRO SE STESSI “…
Marco Travaglio – Sicilia, Italia

Diciamocelo chiaro e tondo: nei quattro mesi che ci separano dalle elezioni capiremo chi siamo noi italiani, cosa vogliamo diventare e quali speranze abbiamo per il futuro. Se, pur con tutti i nostri difetti, abbiamo qualche possibilità di salvarci (come ci era sembrato un anno fa dopo la strepitosa vittoria dei No al referendum costituzionale) o siamo invece condannati definitivamente a coincidere con tutti i peggiori luoghi comuni che ci perseguitano da secoli. Col Rosatellum-Fascistellum ci hanno scippato un’altra volta il diritto di voto, cioè di scegliere i nostri parlamentari: e, a parte qualche migliaio di persone davanti al Senato, nessuno ha fatto una piega. L’altro giorno la Rai, che noi tutti foraggiamo col canone nella bolletta elettrica, ha messo alla porta la sua giornalista più autorevole, una delle poche voci libere rimaste nel cosiddetto servizio pubblico, cioè Milena Gabanelli: e, a parte le 193 mila persone che hanno aderito all’appello del Fatto, nessuno ha fatto un plissé. Da dieci anni, da quando la Casta finì nel mirino dell’opinione pubblica grazie al best-seller di Stella e Rizzo e ai V-Day di Beppe Grillo, la classe politica promette di tagliarsi i privilegi, a cominciare dai vitalizi, e ora scopriamo che Pd e FI vogliono la pensione a 63 anni per sé e a 67 per noi comuni mortali: ma, a parte i 5Stelle e qualche cane sciolto, nessuno protesta.
Ora arriva pure il bavaglio sulle intercettazioni, che quando lo voleva B. riempiva le piazze di giornalisti, editori, intellettuali e politici di csx, mentre ora che lo fa il csx tutti zitti. E torna pure Berlusconi, protagonista l’altroieri di una scena horror, da film degli zombie, e non solo per l’aspetto da mummia imbalsamata, al teatro Politeama di Palermo: lui, il frodatore pregiudicato, il corruttore pluriprescritto e l’amico dei mafiosi di nuovo indagato per strage, l’interdetto senza diritti civili che non può né votare né essere eletto, arringava la folla circondato da impresentabili come D’Alì, Genovese, Cascio e un esercito di condannati, imputati, inquisiti, riciclati, voltagabbana, scambisti di voti. Invitava alla pugna contro “i comunisti”, con la frizzante freschezza con cui si potrebbero evocare i mazziniani, o le suffragette, o i cartaginesi. Mandava messaggi alla mafia che non spara più, annunciando la mirabolante riforma della giustizia che vieterà di arrestare corrotti, corruttori, concussori, frodatori, evasori, mafiosi, bancarottieri, falsificatori di bilanci, peculatori e speculatori, abusatori di pubblici poteri, scambisti di voti, ma anche ladri, scippatori, rapinatori, stupratori, spacciatori e trafficanti di droga.
Già, perché la custodia cautelare sarà riservata ai “delitti di sangue”, mentre tutti gli altri criminali pagheranno una comoda “cauzione” (sempreché abbiano accumulato cospicui bottini per potersela permettere). E naturalmente mandava carezze all’amico Pd e insulti ai 5Stelle, che osano nominare e talvolta persino praticare l’onestà. Intanto pregava il suo candidato, il Camerata Nello Musumeci, di non parlare più di mafia e di impresentabili, onde evitare che qualcuno, non conoscendolo, lo prenda sul serio: pare infatti che parecchi siciliani si apprestino ad abboccare all’amo del “fascista galantuomo” costretto, poveretto, a subire il sostegno dei recordmen mondiali dell’illegalità, ma ovviamente a sua insaputa. Il tutto nel giorno in cui la Corte d’appello di Napoli rendeva note le motivazioni della sentenza di prescrizione sul mercato di Senatori del csx all’epoca del secondo governo Prodi, che consacra B. come un corruttore incallito e impunito e dunque un golpista che rovesciò il legittimo governo del Paese comprandosi gli avversari un tanto al chilo. Sentenza che i vertici del Pd, cioè le vittime di quel golpe, han preferito ignorare (non una parola da Renzi e dagli altri big), per stracciarsi le vesti sugli scandaletti infinitamente più risibili del
Ma forse è meglio così, almeno tutto è chiaro a tutti e nessuno può più dire di non aver saputo: diversamente da qualche anno fa, chi sia B. e chi siano i suoi compari, Musumeci in testa, l’hanno capito tutti. Così come tutti hanno capito il nuovo gioco di quel che resta di Renzi che, oggi in Sicilia e domani a Roma, punta tutte le sue carte sul cdx nella speranza di abbracciarlo nel prossimo governo (sempreché B. abbia ancora bisogno di lui). Domenica sera, chiuse le urne, sapremo molto di quel che ci riserva il futuro. Se i siciliani ricascheranno fra le braccia dei vecchi poteri marci, vorrà dire che si saranno meritati la fine irreversibile della loro isola, definitivamente consegnata al malaffare corruttivo e mafioso. Se invece premieranno gli unici due candidati che la mafia la rigettano e gli impresentabili li M5S, in vista del governo Renzusconi prossimo venturo. cacciano, cioè Cancelleri e Fava (anche col voto disgiunto – per la lista di sx e per il candidato governatore grillino, che ha più chances), potrebbe aprirsi una stagione sempre segnata dalle difficoltà (la Regione è praticamente in default), ma anche da qualche speranza di cambiamento. E la Sicilia potrebbe diventare un laboratorio per soluzioni anche nazionali. Una sconfitta berlusconian-renziana terremoterebbe FI e Pd, accelerandovi il ricambio; e un’eventuale collaborazione M5S-Sx potrebbe rivelarsi molto utile per sbloccare l’impasse forzata dal Rosatellum, offrendo uno sbocco opposto a quello sognato da chi l’ha voluto: un governo di cambiamento su un programma di pochi punti, sostenuto da chi non si è compromesso con le stagioni gemelle del berlusconismo e del renzismo. Dipende da tutti noi: dal nostro voto. Come dice Aldo Busi, “è ora che gli italiani scendano in piazza a protestare contro se stessi”.

VIETATO INTERCETTARE
Viviana Vivarelli

Finalmente ce l’hanno fatta: freno alle intercettazioni in nome della Privacy! Berlusconi e Renzi saranno contenti, assieme alla banda tutta.
In 20 anni, i casi contestati di violazione alla privacy sono stati una ventina, una sciocchezza di fronte alla paura nera dei politici dei vari partiti di essere beccati con le mani nel sacco, ovvero a dire cose compromettenti per telefono, e di dover pagare il fio dei loro reati. Per questo, la nuova riforma delle intercettazioni è una vera mostruosità, creata solo per rendere ancora più impunibile la casta politica. E’ così mostruosa che viene avversata non solo dai magistrati ma persino dagli avvocati che, per ruolo, difendono i rei. Insomma, sia che ci sia o no Renzi, si procede nel senso di una cricca di manigoldi che procede compatta per blindarsi, difendendosi in tutti i modi possibili e iniqui dal rendere di conto del proprio operato. Così ora avremo maggiori difficoltà di incastrare i trasgressori di leggi, processi più faticosi e lenti e una liberatoria per tutti. E questo quando in altri Paesi le intercettazioni sono talmente stimate che in Inghilterra, per es., possono farle anche i vigili del fuoco.
Da noi invece il pm sarà arbitro e padrone del materiale intercettato e ne vieterà la copia agli avvocati della vittima.
Si riducono anche i trojan, ossia “i captatori informatici, in pc o smartphone”. Vietato usarli per i reati dei colletti bianchi, potranno essere usati solo per mafia e terrorismo, ma si pensi per es. che il giudice ha negato che Mafia capitale fosse mafia, per cui con la nuova legge ci saremmo persi le prove che inchiodavano una quarantina di criminali.
Si legge diritto alla riservatezza, si intende impunità della Casta, che si riserva il diritto di delinquere impunemente al di fuori di qualsiasi controllo di legalità.

Piero Spinelli
Chi come me lavora da decenni nella giustizia non può che inorridire perché il governo ancora una volta sta portando a termine un durissimo attacco alla legalità. Si sa: un delinquente ha tutto l’interesse a che i tribunali non funzionino. L’esigenza del cittadino è esattamente il contrario, è quella di cause ben valutate ma veloci e imparziali. Sia nel civile, nell’amministrativo, sia nel settore penale. Secondo voi la gente oggi in Italia sente l’urgenza pressante di modificare il sistema procedurale delle intercettazioni? Assolutamente no: altre sono le urgenze e le istanze che riguardano la domanda di giustizia. Eppure questi colpiscono duramente due cose. Colpiscono l’efficacia del maggiore mezzo di prova, le intercettazioni telefoniche e ambientali e colpiscono duramente la possibilità che la durata del processo penale sia decente. Il nuovo complicato e burocratico meccanismo, che aggiunge due fasi di valutazione, ovviamente allungherà i tempi oltre a inficiare parte delle prove che dopo una prima decisione di non utilità non potranno più essere assunte in giudizio. I tempi lunghissimi cosa fanno? Aumentano i casi di prescrizione. Ed è proprio questo il vero obiettivo dei “politici” che abbiamo al governo. La giustizia, le sue procedure e il suo personale subiscono da vent’anni circa un progressivo assalto da parte di chi ha tutto l’interesse ad affossarne il funzionamento.

Luigi Di Maio a Piazza Pulita
Dovete andare a votare domenica cittadini perché la Sicilia ha bisogno di cambiare non potete continuare a votare gli impresentabili e domenica sono in ballo i servizi della Sicilia che è considerato fino ad ora il bancomat dei politici.
Gli operai dai forestali fino ad altri devono essere impegnati a tempo pieno solo allora si saprà quanti sono e cosa vogliono fare.. solo così si potrà interpretare la loro giusta collocazione nella pubblica amministrazione.
Sulla lotta all’abusivismo,abbiamo arruolato Angelo Gambiano, ex sindaco di Licata, che sarà il nostro assessore agli enti locali e questo è un segno chiaro della lotta che noi vorremo portare avanti all’abusivismo e gli immobili che le sentenze dei giudici dicono che vanno abbattuti quando in alcuni casi non si riesce ad abbatterli si acquisiscono a patrimoni pubblico.
Gli stipendi dei deputati regionali andranno dimezzati.
Ci sono delle querele in corso per annunci sulla questione della strada “mascariata”, quella da noi costruita che accorcia notevolmente percorsi che la mafia per questioni di territorio non permette di fare, daremo servizi migliori ai siciliani, la mafia la combattiamo con le opere.
Per il futuro, non faremo alleanze con nessuno, certo con l’entrata in campo di Grasso potremo andare a chiedere a lui la fiducia sui nostri programmi mentre sulle nostre intenzioni di rivoluzione basta vedere quello che avviene a Roma dove siamo gli unici ad averci messo la faccia nel portare i libri contabili di Atac davanti al magistrato per individuare le responsabilità del passato come abbiamo già fatto con Linda Meleo che ha licenziato i dipendenti coinvolti con la parentopoli di Alemanno..

DANIELE GHILARDUZZI
Sgarbi a #Piazzapulita
Caro Vittorio Sgarbi, vediamo un po’ chi sei:
Nasci a Ferrara l’8 Maggio 1952.
Celibe.
Due figli riconosciuti e una vita spesa a seminare sperma come una trota fario in risalita lungo l’Adige.
Hai dichiarato di aver generato almeno una quarantina di figli rifiutandone però, la presa in carico.
“Nessuno può obbligarmi ad essere padre”, hai detto.
D’altronde sei persona responsabile, altruista e fortemente empatica, come mostrasti già nel 1989 quando augurasti la morte al tuo Maestro Federico Zeri e come confermi ogniqualvolta chiami assassino Beppe Grillo.
Inizi la tua carriera politica nel 1990 all’insegna della coerenza, candidandoti, senza successo, a Sindaco di Pesaro per il PARTITO COMUNISTA, dopo aver militato, per anni, nella federazione giovanile del PARTITO MONARCHICO.
Nel 1992 diventi prima consigliere comunale a San Severino Marche per il PARTITO SOCIALISTA e poi sindaco sempre a San Severino, sorretto dalla DEMOCRAZIA CRISTIANA e dal MOVIMENTO SOCIALE.
Dal 1992 al 1994 sei LIBERALE.
Dal 1994 al 1996 sei FORZA ITALIOTA. Poi sei RADICALE, poi, per qualche tempo, ti parcheggi al GRUPPO MISTO.
Nel 1999 dai il tuo nome ad un partito, nel 2001 torni con Berlusconi e con lui sei deputato fino al 2006 e Sottosegretario ai Beni culturali per due anni.
Nel 2006 ti candidi in una coalizione di CENTRO SX.
Nel 2008 sei DEMOCRISTIANO, e diventi Sindaco di Salemi.
A Salemi fai istituire un museo della mafia e ti opponi con vigore ad ogni proposta di installare sul territorio impianti eolici e fotovoltaici.
Nel 2012 la tua amministrazione comunale viene SCIOLTA PER MAFIA.
Fiero di questo risultato ti candidi a sindaco di Cefalù, sostenuto da tre LISTE CIVICHE.
In primo e in secondo grado i giudici ti ritengono INCANDIDABILE.
Nonostante questo partecipi alle elezioni. E perdi.
Fondi nello stesso anno il PARTITO DELLA RIVOLUZIONE.
Oltre a figli e tessere, collezioni anche diverse condanne:
Diffamatore prescritto nel 1995, sei condannato nel 1996 per il reato di truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato per produzione di documenti falsi e assenteismo.
Nel 1998 sei condannato per diffamazione aggravata sulle indagini del pool antimafia di Palermo.
Nel 2008 subisci una condanna civile per ingiurie contro Marco Travaglio.
Nel 2009 un’altra condanna per diffamazione viene tramutata in risarcimento pecuniario grazie all’indulto.
Altre due condanne a risarcimento pecuniario per diffamazione arrivano nel 2010 e nel 2011.
Dal punto di vista religioso ti sei definito talvolta cattolico e talvolta ateo, per non farti mancare proprio nulla.
Nel 2010 sei stato indagato per uso illecito di auto blu.
E tu con questo curriculum ti permetti di aprire bocca?

Video

E’ scoppiato un bailamme per un tweet di un 5stelle che attaccava Rosato.
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Viviana Vivarelli
Vorrei che fosse ripristinato un Direttorio eletto dalla base, il cui compito fosse la valutazione e la pena per comportamenti scorretti di 5stelle inseriti nelle istituzioni sia locali che nazionali.
Ho la netta impressione che una pena radicale come l’espulsione sia stata comminata troppe volte non solo in maniera troppo decisiva e rapida, ma senza alcuna proporzione col danno che il Movimento possa aver subito.
Ritengo che debbano esserci misure cautelative e punitive meno estreme dell’espulsione, la sospensione per es. o la multa, quando il fatto non si presenti come reato penale e offenda solamente il buon senso, la moderazione, il galateo o simili o quando il danno riguardi fatti di lieve entità che non potrebbero entrare mai nella definizione di reati come l’estinzione di una multa da 90 euro.
Troppe volte sono rimasta offesa da espulsioni troppo drastiche e troppo veloci di 5stelle.
Errare è umano e privare il Movimento di persone utili a tutti per delle sciocchezze mi sembra un atto suicida.
L’espulsione stessa non fa che aumentare il peso dell’infrazione e finisce col dare ragione ai nostri detrattori, i quali non ci pensano nemmeno a esecrare i propri reati e con la loro stessa accettazione li legalizzano o li minimizzano come inezie.
Queste espulsioni troppo facili non giovano al Movimento in nessun senso e non servono nemmeno a creare nella testa della gente l’immagine di un partito pulito rigido con se stesso perché i nostri nemici usano le espulsioni stesse come prova di una nostra incapacità di governo o le ingigantiscono per ingannare la gente. Bastava sentire l’orrendo Sallusti ieri sera che barattava il patto di Berlusconi che ha pagato per 20 anni la mafia ed è sospettato di essere mandante di alcune stragi di mafia, patto acclarato con sentenza della Cassazione e accompagnato dai 7 anni di galera dati a Dell’Utri che di questo patto è stato il mediatore, con un tweet di Angelo Parisi che dice a Rosato: “Se questa legge sarà bocciata dalla Consulta, noi ti bruciamo vivo”. La sproporzione tra le due situazioni è gigantesca. Ma cosa credete che sia rimasto nella testa della gente? Che su Berlusconi ci sono solo illazioni, mentre su Parisi ci sono fatti da condannare, perché i 5stelle sono dei violenti, Berlusconi no.

LA VIOLENZA DOVE STA
QUELLO CHE LA COSTITUZIONE LA VOLEVA STUPRARE

Viviana
E che ci vuole per incaprettare la democrazia??!! Basta incollare con l’Attak un parlamento illegittimo alle poltrone con maggioranze fasulle volute da una legge elettorale incostituzionale e un premio di maggioranza mostruoso, nominare due volte di fila lo stesso Presdellarep, fare per 4 volte un governo non eletto dagli italiani, mettere un successore che assente sempre come i canini di pelouche delle auto e firma anche la carta igienica, comprare i media in blocco, far passare nelle televisioni solo quel che si vuole passare, fare per la terza volta un sistema elettorale incostituzionale, anzi farlo così antidemocratico che l’elettore non saprà mai dove finisce il suo voto, magari dalla parte avversa, prepararsi ad inciuci colossali che nemmeno chi li fa sa dove andrà a finire, unire tutte le forze di dx e sx contro l’unico partito che è primo nel Paese, fregarsene di chi, schifato, nemmeno andrà a votare tanto gli astenuti hanno sempre ingrassato il potere, poi un colpettino per politicizzare la Consulta e far passare qualunque troiaio… e il gioco è fatto! Una cosa che nemmeno Oudini!!
Ma la colpa di tutto è poi del povero Parisi che Rosato lo vorrebbe bruciare! Ed è talmente e solo colpa sua che perfino i grillini da grandissimi masochisti gli danno addosso! La giustizia alla rovescia!
Io Rosato lo difendo. Anzi, il fuoco lo appiccherei a tutta la baracca, seggiole comprese!
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Francesco de Vito
Pensierino del giorno
Le notizie sulla Appendino tutte in prima pagina, quella sulla condanna definitiva per peculato al capogruppo di Forza Italia Paolo Romani, ex Ministro delle Comunicazioni, niente o quasi….e vabbè…viva la “libertà” di stampa!

TRAVAGLIO
“Il caso Appendino fa tremare i 5Stelle. A Torino si dimette il braccio destro della sindaca” (la Repubblica, titolo di apertura della prima pagina sulle dimissioni di Paolo Giordana per aver tentato di far togliere una multa da 90 euro a un amico, 29.10). Invece il caso del sindaco Piero Fassino che s’è tenuto accanto per cinque anni come braccio destro Giancarlo Quagliotti, pregiudicato per una tangente Fiat e condannato vent’anni prima di essere nominato, non ha mai fatto tremare nessuno perchè Repubblica s’è scordata di raccontarlo.
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Renzi ha fatto comizi in una chiesa, in una scuola… Gli manca di parlare in un bretrotrofio, all’asilo Mariuccia, alla casa di anziani di Cesano Boscone, alla bocciofila, al coro dell’Antoniano e alla mensa della Fiat Mirafiori… mi sono dimenticata nulla?
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Musumeci che si accorge degli impresentabili dai giornali è credibile come Rocco Siffredi se affermasse che i film li ha girati sotto ipnosi!!
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DA IFQ
Il costituzionalista Ainis dice: “Il Rosatellum può non essere incostituzionale, ma è immorale“.
Zagrebelsky: “Col Rosatellum sono solo illusioni ottiche la governabilità, la rappresentatività, la scelta libera dell’elettore, la conoscibilità dei candidati.”

-A dx di ogni simbolo ci saranno tra 2 e 4 nomi. Ma l’elettore non potrà scegliere di votare uno di quelli. Dovrà segnare il partito e prendersi tutti i nomi sulla scheda, sperando che passi anche il candidato che gli piace. A una certa quota infatti scatterà l’elezione del primo candidato in lista, a una quota più alta il secondo e così via.

-Manca il “voto disgiunto“: la possibilità di votare un candidato che si preferisce ma un altro partito. Succede per le Comunali, per esempio, dove la scheda è unica: si vota un candidato-sindaco e si può scegliere un partito che sostiene un altro candidato. Succedeva con il Mattarellum, che prevedeva due schede: in una si votava il candidato del collegio, nell’altra il partito per la parte proporzionale.
Nel Rosatellum, invece, la reazione a catena è triplicata: è sufficiente un voto sul partito e questo si riverbera sul candidato al collegio e sui candidati nel listino del proporzionale; è sufficiente un voto solo sul candidato del collegio e questo si spalma in proporzione a tutti i partiti che lo sostengono (anche se l’elettore non vuole votarli) e di conseguenza contribuisce anche ad eleggere i candidati nel listino proporzionale (anche in questo caso senza che l’elettore lo voglia).

-Con le pluricandidature ci si potrà presentare in 5 listini proporzionali diversi, quindi se un candidato è bocciato qui, potrebbe passare là, specie se davanti ha un leader di partito che fa da traino. Lo potrà fare ancora di più un candidato di collegio che potrà contare su 6 possibili tentativi di essere eletto (nel collegio e in 5 listini proporzionali).
Un Senatore e due deputati rappresenteranno un’area vasta come una provincia“. E sarà complicato che le candidature nascano “dal basso”, cioè espressione di quei territori. “In pochi saranno in grado di finanziarsi una campagna elettorale in collegi così ampi, perlomeno senza l’aiuto finanziario del partito, che quindi avrà potere massimo nella scelta dei candidati.

-Accanto al nome candidato al collegio uninominale non ci sarà un simbolo (della coalizione, appunto), ma tanti simboli quanti i partiti che lo sosterranno, per cui si sceglierà l’alleanza secondo il territorio.
La preferenza che va solo al candidato al collegio finisce in proporzione a tutti i partiti che lo sostengono. Se una lista coalizzata non raggiunge il 3 per cento ma supera l’1, quei voti non vengono distribuiti tra tutti i partiti che ottengono seggi in Parlamento, ma tra quelli coalizzati.

A leggere tutti i sondaggi, ad oggi con il Rosatellum non c’è la possibilità di alcuna maggioranza, né di cdx né di csx né con le larghe intese.
E allora?
In realtà una maggioranza c’è ed è quella di Renzi con Berlusconi, cdx più csx. E’ questo che gli elettori vogliono votare?

COME TI FREGO L’ELETTORE E CERCO DI BATTERE IL M5S A TAVOLINO
Viviana Vivarelli
In pratica hanno creato un sistema elettorale che premia solo le coalizioni e permette coalizioni variabili a seconda del territorio e dei risultati, e in cui l’elettore resta sempre e comunque fregato perché non saprà mai che fine farà il suo voto, voto che potrebbe anche finire al candidato che non desidera o al partito che non voterebbe mai. Renzi con questo lambiccoso sistema elettorale ha precisamente aperto il Pd ad ogni coalizione possibile, fosse pure con Berlusconi, precludendo il governo a chi coalizioni non ne fa, e cioè al M5S. Un sistema elettorale costruito artificiosamente non per la rappresentanza e nemmeno per la governabilità, ma solo in funzione anti M5S. Un sistema in cui una ciurmaglia si apre ad ogni sorta di soperchieria pur di garantire a se stessa la permanenza al potere.
Mi chiedo cosa si aspetta ad adire alla Corte di Strasburgo per denunciare un sistema orribile, il peggior inciucio possibile, che frammentarizza al massimo il panorama politico che ridicolizza il voto dell’elettore, che riesce ad essere costituzionale ma resta indecente, e che è stato costruito sei mesi prima delle elezioni. Inutile aspettarsi reazioni dalla Consulta, perché la furbizia dei dettagli può essere riuscita a confezionare un prodotto a prova di giudizio di costituzionalità e comunque, visti i tempi finora, lascerebbe libero di governare l’ennesimo governo illegittimo, ma potrebbe essere più veloce e decisiva una sentenza da Strasburgo.

LAUREA A CHI?
Viviana Vivarelli
Il numero di laureati in Italia è bassissimo, il più basso d’Europa. E i migliori li costringiamo o a vendersi ai corrotti o a scappare in altri Stati, per la gioia di Ministri demenziali e indegni come Poletti.
Del resto basta guardare i titoli di studio di quelli che scrivono su Facebook. I laureati sono pochissimi. Non solo siamo ultimi in Europa, ma andiamo male su tutto l’Occidente e oltre. Su 100 italiani solo 18 sono in possesso di una laurea, la metà della media dei Paesi industrializzati: è il dato più basso dopo quello del Messico!! Il Messico, capite! L’Italia, culla di civiltà, è ridotta al rango di preparazione scolastica di un Paese del terzo mondo. E se ancora qualcosa resiste, lo si deve solo all’abnegazione e alla resistenza di un gruppo di docenti.
Invece di preparare meglio i nostri giovani, li costringiamo a un lavoro obbligatorio e inutile, a scuole fatiscenti e prive di laboratori, a titoli di studio che una volta conseguiti, possono servire solo ai call center. Se una volta la lezione era: studia ché ti costruirai un futuro, oggi la lezione è : non studiare tanto non serve a nulla.
Nella classifica dei Neet (giovani che non lavorano né studiano), dietro di noi c’è solo la Turchia. Questo è il risultato di una serie di governi che hanno considerato la scuola o in genere la formazione (che dovrebbe durare tutta la vita) la Cenerentola sociale, con Finanziarie che ambivano solo a penalizzarla con progressivi tagli finanziari, Ministri non solo incapaci ma spesso ridicoli (vd la Gelmini o adesso la Fedeli), leggi dissennate come quella dei presidi sceriffi dotati del potere di assumere chi vogliono ma costretti a reggere due o più istituti. Il caos!
Gli Italiani, poi, che si laureano e hanno specialità e meriti o non trovano lavoro e devono andare all’estero o devono subire trattamenti ignominiosi con paghe ridicole (si vedano i ricercatori). Ma se studiare attira così poco, la colpa è anche e soprattutto di Governi di bestie che hanno sempre premiato i parenti e gli amici degli amici (pensiamo solo a Bossi o a Renzi), penalizzando il merito e governando lo Stato col familismo, il clientelismo e la corruzione. Purtroppo c’è un circolo fatale: meno gli italiano sanno, meno capiscono, più sono imbrogliati col voto, peggio votano. Non se ne esce.
E se già la politica è un campo minato (il Rosatellum è del tutto impossibile da capire), pensiamo a cosa deve essere l’economia col suo linguaggio da iniziati. Il tutto genera disgusto o apatia e rigetto.
C’è una sola conclusione: l’educazione, sia quella dei giovani che quella permanente che dovrebbe far evolvere gli adulti, in Italia, è depressa, perché per un governo di furbi somari è più facile governare un popolo di coglioni somari.

L’ORA ILLEGALE
Marco Travaglio

..Parliamo della “giustizia a orologeria” evocata con scarsa fantasia dai berluscones e dai loro reggicoda a mezzo stampa e tv sulla riapertura dell’inchiesta a Firenze su B. e Dell’Utri come mandanti occulti delle stragi del 1993. Una balla sesquipedale. Quando un’inchiesta viene archiviata, gl’indagati non sono assolti: finiscono nel freezer in attesa di essere scongelati in presenza di fatti nuovi. Se poi fatti nuovi non ne emergono, non succede più nulla, finché scatta la prescrizione. Ma qui il reato è strage, che non si prescrive mai. E il fatto nuovo arriva: il boss Giuseppe Graviano, organizzatore materiale delle stragi di via D’Amelio (1992), Firenze, Milano e Roma (’93), viene intercettato dal febbraio 2016 all’aprile 2017) mentre parla in carcere col camorrista Umberto Adinolfi. Nomina spesso B. e allude a una “cortesia” che gli chiese “Berlusca” nel ’92 (l’omicidio Borsellino). Poi affida ad Adinolfi un messaggio da portare, una volta fuori dal carcere, a un intermediario con B..
Quelle parole non stupiscono certo gl’investigatori, che ben conoscono le innumerevoli prove sui rapporti ultraventennali fra B. e Cosa Nostra, cristallizzate nella sentenza definitiva a carico di Dell’Utri; e anche gli elementi raccolti in 25 anni sul possibile ruolo di Silvio e Marcello nelle stragi. Dichiarazioni di pentiti, testimonianze, riscontri, documenti ritenuti finora insufficienti per arrivare a un processo, ma bastevoli per continuare a indagare in vista della possibile riapertura delle indagini archiviate (a Caltanissetta per le stragi del ’92, a Firenze per quelle del ’93). Ora i fogli d’ordini berlusconiani e gli house organ di complemento, tipo Foglio e Messaggero, raccontano questa favoletta: il pm Nino Di Matteo fa le intercettazioni e, siccome è un affiliato occulto ai 5Stelle, le spedisce a Firenze per far riaprire l’inchiesta su B. proprio alla vigilia delle elezioni siciliane. Dove però B. e Dell’Utri non sono candidati né potrebbero esserlo (sono pregiudicati e privi dei diritti civili). Ma dove si presentano, con buone chance, anche i 5Stelle, dunque non si vede perché sarebbe “a orologeria” l’inchiesta su B. e Dell’Utri e non anche quelle sui sindaci M5S di Bagheria, di Torino, di Roma e di Livorno. Inoltre Di Matteo non è affatto un pm a 5Stelle, a meno che partecipare a un convegno organizzato da un partito non significhi aderire a quel partito (nel qual caso i magistrati di partito sarebbero migliaia). Semplicemente, interpellato da vari giornalisti, Di Matteo s’è limitato a rispondere che non c’è nulla di male se un magistrato si candida o accetta incarichi istituzionali, purché poi non reindossi la toga.
Ma torniamo all’“orologio” dell’inchiesta fiorentina. Fino all’aprile scorso, la Procura di Palermo, di cui fa ancora parte Di Matteo (poco prima di passare alla Dna), intercetta Graviano. E, siccome questi allude a un possibile mandante occulto delle stragi di via D’Amelio e di quelle continentali del ’93, trasmette subito – com’è suo dovere – le trascrizioni della Dia alle due Procure competenti su quegli eccidi: Caltanissetta e Firenze. Siamo ad aprile, e nessuno parla ancora delle elezioni siciliane del 6 novembre. Il ruolo di Di Matteo finisce lì. Poi sono i pm fiorentini (e, immaginiamo, anche quelli nisseni, visti i riferimenti di Graviano a via D’Amelio) a chiedere al gip di riaprire l’indagine. Quando, esattamente, non si sa: i magistrati di Firenze hanno pessimi rapporti con la stampa e persino con le parti offese, tant’è che non si conosce il nome del gip che ha deciso, né la data né il contenuto del provvedimento, e neppure l’ultima ordinanza di archiviazione del 2011. Di certo la richiesta dei pm arriva tra giugno e luglio e il provvedimento del gip poco dopo. Che diavolo c’entrano le elezioni siciliane? Gli orologiai berlusconiani dovranno inventarsi un’altra balla: questa non regge. Però vanno capiti. Se un innocente viene accusato di una strage mafiosa, si precipita a dichiarare: “Sono totalmente innocente perché non ho mai conosciuto né frequentato mafiosi”. Ma una frase del genere B. non la dirà mai: casomai la pensasse, gli scapperebbe subito da ridere.

SI DIMETTE LA GABANELLI
Gabanelli lascia la Rai: “Umiliata, mi hanno proposto lo sgabuzzino”
“Lasciare il servizio pubblico è stata una sofferenza enorme”. Milena Gabanelli commenta così la decisione che ha fatto arrivare al Cda con una lettera di dimissioni. “Penso di non avere avuto scelta per la mia dignità professionale – spiega -. Quello che mi è stato offerto (la condirezione di Rainews con delega al sito, ndr) era una prospettiva che non mi consentiva di dare risultati proporzionati all’esperienza maturata. Sono ferma da una anno”. Il progetto Gabanelli prevedeva un solo portale web che coinvolgesse tutti i 1600 giornalisti Rai: “Repubblica col suo sito utilzza tutte le forze di Repubblica, un’azienda come la Rai secondo il Cda non può farlo”. Il Cda in verità ha bocciato anche un’altra proposta Gabanelli, freschissima: una striscia quotidiana di 4 minuti di un fatto raccontato per numeri. “Dicevano che non erano stati previsti nel palinsesto ed ora sarebbero stati un problema. Un problema 4 minuti?!”.

Di Maio a Di Martedì

GRASSO CHI?
Conoscendo i misfatti italiani, sono sempre molto stupita davanti agli attestati di rispetto che spesso i blogger rivolgono ai membri delle istituzioni, come Napolitano, o Mattarella o Grasso. Accantonando il possibile utile privato, mi chiedo da quali abissi di ignoranza nascano questi onori?
Prendiamo Grasso.
Io dico solo una cosa: se Berlusconi ha fatto una legge apposta per mettere fuori gioco Caselli, che era il giusto candidato a diventare procuratore capo antimafia, per dare il posto a Grasso, vi sembra possibile che Berlusconi non ci abbia avuto il suo personale interesse? E siccome Berlusconi con la mafia ci ha fatto un patto tale che quando si presentò, ignoto a tutti, alle elezioni siciliane, prese 61 seggi su 61 proprio grazie ai voti della mafia, è possibile non sospettare dietro la candida faccia di Grasso qualcosa di poco accettabile?
Nel 2012 Grasso dichiarò: “Darei un premio speciale a Berlusconi per la lotta alla mafia”. Ma come? A uno che come consigliori ha quel Dell’Utri che gli fa da mediatore con la mafia??? Come minimo: non è sconcertante tutto questo?!
E’ vero, Grasso, come magistrato ha prodotto migliaia di arresti. Ma ricordatevi che la mafia in Sicilia è una lotta per bande, e arresti che avvengono contro una banda possono favorirne un’altra. Ricordatevi che Provenzano non si allontanò mai dal suo territorio, e ci vollero 47 anni per prenderlo e che, quando presero Riina, cancellarono immediatamente dalla sua abitazione qualsiasi traccia o impronta con una rapidissima imbiancatura che rese inutilizzabili i locali mentre si lasciò via libera ai giornalisti di pesticciare e modificare l’ambiente.

Guarda il confronto tra Travaglio e Sallusti a ‘Otto e mezzo’ e senti l’orrendo Sallusti cosa ha avuto la faccia di dire:

http://www.la7.it/…/rivedila7/otto-e-mezzo-31-10-2017-225848

Travaglio parla di incontinenza da social, Sallusti invece di “movimento giustizialista, violento, pericoloso”. Cazzullo dice che si è sprigionata troppa violenza e ora non si riesce più a frenarla. Ovviamente la Gruber attacca l’Appendino e Sallusti dice che i 5stelle non sono all’altezza dei mandati: “Un conto è andare nelle piazze e gridare onestà, un conto è circondarsi di persone non solo oneste ma capaci, i tre sindaci a 5stelle sono sotto scacco della magistratura. La presunta onestà e capacità dei 5stelle è naufragata”. Travaglio li difende, visto che chi sgarra viene spedito a casa e che si raccolgono i cocci di chi li ha preceduti “Vincono in un mare di macerie, fatte dai loro predecessori che tanto capaci non sono stati”. Ma Sallusti insiste sul falso in bilancio dell’Appendino. Inutilmente Travaglio ripete che non è falso in bilancio. al massimo falso ideologico che è categoria ben diversa. Fassino non aveva iscritto in bilancio questo somma e dunque lei può essere indagato di falso ideologico ma non di falso in bilancio, ha solo post datato una restituzione di soldi non fatta da Fassino.
Sallusti insiste che contro B si alza una macchina del fango, prendendo pretesto da una presunta frase intercettata al boss Graviano che lo accusa come mandante delle stragi del 93 per cui si apre una nuova indagine che accuse B di essere il mandante delle stragi del 93. Per Sallusti ovviamente sono favole a orologerie alzate per attaccarlo prima delle elezioni ma non ci sono prove che ci siano rapporti tra B e la mafia, ci sono state 3 indagini tutte chiuse senza processo:. “Ora il più famoso pm d’Italia, il ‘grillino’ Di Matteo, le ritira fuori, con una ‘giustizia ad orologeria’,, uno che ha manifestato in manifestazioni grilline e che si è detto disponibile a fare il Ministro di Giustizia per i 5stelle”. Dunque secondo Sallusti le accuse di collusione con la mafia di B non sarebbero altro che la congiura di magistrati grillini che tirano fuori menzogne elettorali alla vigilia delle elezioni siciliane per far fuori un ‘rivale politico’.”
“Come non ci sono prove?'” ribatte più volte Travaglio: “C’è una sentenza della Cassazione. Di Matteo non c’entra niente. Di Matteo è solo uno dei magistrati che hanno ascoltato le intercettazioni di Graviano. Di Matteo non è affatto un simpatizzante dei 5stelle. In quanto ai rapporti tra B e la mafia è stata la cassazione a confermarli pagamenti continui nel corso di 20 anni ed è la magistratura ad aver condannato Dell’Utri per collusione mafiosa come mandante tra B e la mafia”. Negare tutto questo e parlare di macchina del fango a fini elettorali è a dir poco una sfacciataggine unica.

Ada Volpe
Berlusconi: “Noi abbiamo le competenze”
Traffico di droga
Nel 1983 la Guardia di Finanza, nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga, aveva posto sotto controllo i telefoni di Berlusconi. Nel rapporto si legge: «È stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane.
Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni edilizie e opererebbe sulla Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo…». L’indagine non accertò nulla di penalmente rilevante e nel 1991 fu archiviata.
Falsa testimonianza sulla P2
La prima condanna di Silvio Berlusconi da parte di un tribunale arriva nel 1990: la Corte d’Appello di Venezia lo dichiara colpevole di aver giurato il falso davanti ai giudici, a proposito della sua iscrizione alla lista P2. Nel 1989, però, c’era stata un’amnistia, che estingue il reato.
Tangenti alla Guardia di finanza
Berlusconi è accusato di aver pagato tangenti a ufficiali della Guardia di Finanza, per ammorbidire i controlli fiscali su quattro delle sue società (Mondadori, Videotime, Telepiù…).
In primo grado è condannato a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate, senza attenuanti generiche. In appello, la Corte concede le attenuanti generiche: così scatta la prescrizione per tre tangenti. Per la quarta (Telepiù), l’assoluzione è concessa con *formula dubitativa* (comma 2 art. 530 cpp). La cassazione lo assolve per non avere commesso il fatto. Seconda condanna in primo grado.
Tangenti a Craxi (All Iberian 1)
Per 21 miliardi di finanziamenti illeciti a Bettino Craxi, passati attraverso la società estera All Iberian, in primo grado è condannato a 2 anni e 4 mesi. In appello, a causa dei tempi lunghi del processo scatta la *prescrizione* del reato. La Cassazione conferma. Questa è la terza condanna in primo grado.
Falso in bilancio (All Iberian 2)
Berlusconi è rinviato a giudizio per aver falsificato i bilanci Fininvest. Il dibattimento, dopo molte lungaggini e schermaglie procedurali, è in corso presso il Tribunale di Milano.
Consolidato gruppo Fininvest (All Iberian 3)
La Procura della Repubblica di Milano ha indagato sulla rete di società estere del gruppo Fininvest (Fininvest Group 😎, contestando falsi in bilancio e operazioni che hanno generato un migliaio di miliardi di fondi neri. Sta per essere formalizzata la richiesta di rinvio a giudizio.
All Iberian (2 o 3)
Silvio Berlusconi e tre ex dirigenti della Fininvest sono stati assolti al termine del processo All Iberian iniziato nel 1995, in cui erano imputati per falso in bilancio e false attestazioni, perché stando alla nuova normativa sui reati delle società, i fatti non sono più considerati come reati dalla legge. Si noti che tale legge è stata fatta dal governo avente come Primo ministro lo stesso Berlusconi Silvio. Fonte.
Caso Lentini
Berlusconi è stato rinviato a giudizio per aver deciso il versamento in nero di 6 miliardi dalle casse del Milan a quelle del Torino calcio, per l’acquisto del calciatore Gianfranco Lentini. Il dibattimento è in corso presso il Tribunale di Milano. Il reato è prescritto con la complicità delle leggi del governo del medesimo. Fonte.
Medusa cinematografica
Berlusconi è accusato di comportamenti illeciti nelle operazioni d’acquisto della società Medusa cinematografica, per non aver messo a bilancio 10 miliardi. In primo grado è condannato a 1 anno e 4 mesi per falso in bilancio. In appello, la Corte gli ha riconosciuto le attenuanti generiche: è così scattata la prescrizione del reato. È la quarta condanna in primo grado.
Terreni di Macherio
Berlusconi è accusato di varie irregolarità fiscali nell’acquisto dei terreni intorno alla sua villa di Macherio. In primo grado è per alcuni reati assolto, per altri scatta la prescrizione. In appello è confermata la sentenza di primo grado.
Lodo Mondadori
Berlusconi è accusato di aver pagato i giudici di Roma per ottenere una decisione a suo favore nel Lodo Mondadori, che doveva decidere la proprietà della casa editrice. Il giudice dell’udienza preliminare ha deciso l’archiviazione del caso, con *formula dubitativa*. La Procura ha fatto ricorso alla Corte d’appello, che ora dovrà decidere se confermare l’archiviazione o disporre il rinvio a giudizio di Berlusconi, Cesare Previti e del giudice Renato Squillante.
Toghe sporche-Sme
Berlusconi è accusato di aver corrotto i giudici durante le operazioni per l’acquisto della Sme. Rinviato a giudizio insieme a Cesare Previti e Renato Squillante.
Spartizione pubblicitaria Rai-Fininvest
Berlusconi era accusato di aver indotto la Rai, da Presidente del Consiglio, a concordare con la Fininvest i tetti pubblicitari, per ammorbidire la concorrenza. La Procura di Roma, non avendo raccolto prove a sufficienza per il reato di concussione, ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.
Tangenti fiscali sulle pay-tv
Berlusconi era accusato di aver pagato tangenti a dirigenti e funzionari del ministero delle Finanze per ridurre l’Iva dal 19 al 4 per cento sulle pay-tv e per ottenere rimborsi di favore. La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Giudice dell’udienza preliminare.
Stragi del 1992-1993
Le procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze, indagano da molti anni sui «mandanti a volto coperto» delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993 (a Firenze, Roma e Milano). Le indagini preliminari sull’eventuale ruolo che Berlusconi e Dell’Utri possono avere avuto in quelle vicende sono state formalmente chiuse con archiviazioni o richieste di archiviazioni. Continuano però indagini per concorso in strage contro ignoti.
Telecinco in Spagna
Berlusconi, Dell’Utri e altri manager Fininvest, responsabili in Spagna dell’emittente Telecinco, sono accusati di frode fiscale per 100 miliardi e violazione della legge antitrust spagnola. Sono stati rinviati a giudizio su richiesta del giudice istruttore anticorruzione di Madrid, Baltasar Garzon Real. Dopo varie sospensioni del processo il giudice ha deciso per l’assoluzione perché il fatto non sussiste.
Compravendita della SME
Berlusconi è stato assolto per prescrizione. Dal conto corrente della Fininvest a quello del giudice Squillante attraverso un altro di Cesare Previti, sono transitati 500 milioni di lire nel 1991. Il giudice ha emesso la sentenza nel 2004: è stato un atto di corruzione da parte di Berlusconi Silvio verso il giudice Squillante. Per altri fatti la prova è contraddittoria oppure è insufficiente o manca. In un caso l’assoluzione è completa. Fonte.
Caso David Mills
Berlusconi ha fatto versare nel 1997 da Carlo Bernasconi, manager della Fininvest, “non meno di 600 mila dollari” sui conti svizzeri dell’avvocato inglese David Mills “affinché dichiarasse il falso nel processo per le tangenti Fininvest alla Finanza e in quello All Iberian”. Prescrizione in primo grado con una legge che accorcia i termini fatta dal medesimo governo.
David Mills è stato condannato nei due gradi di giudizio per falsa testimonianza a copertura di Silvio Berlusconi, nel 2012 è stato prosciolto in quanto il reato è stato commesso ma è prescritto. Ad allungare i tempi del processo anche il Lodo Alfano votato dal governo Berlusconi. La Consulta ha poi bocciato il Lodo. Si aprono le possibilità per il risarcimento civile dello Stato che il Cavaliere, riconosciuto corruttore, dovrà pagare.
Frode fiscale
Berlusconi è condannato in primo grado per frode fiscale a quattro anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Tre anni di carcere sono condonati per via dell’indulto. La Fininvest negli anni Novanta acquistava i diritti di film a stelle e strisce e ne gonfiava i costi, in tal modo truffava il fisco e costituiva fondi neri. Fonte. Quinta condanna in primo grado.
La condanna in secondo grado ha confermato la sentenza di primo grado. Fonte. Prima condanna in secondo grado.
La Cassazione conferma la condanna a quattro anni di reclusione. Prima condanna in via definitiva.
Caso Ruby
Berlusconi è condannato in primo grado a 7 anni di reclusione e all’iinterdizione perpetua dai pubblici uffici per lo sfruttamento della prostituzione minorile della diciasettenne Ruby e di avere fatto una telefonata alla polizia che l’ha dovuto rilasciare quando era in stato di fermo per furto. In secondo grado e la cassazione hanno assolto Berlusconi dall’accusa di prostituzione minorile e concussione. Fonte. Settima condanna in primo grado.
Caso BNL-Unipol
Berlusconi è condannato in primo grado per rivelazioni di segreto d’ufficio a 1 anno. Le intercettazioni sono state pubblicate sul suo giornale “il Giornale” diretto dal fratello Paolo. Fassino dei DS era la vittima che nell’intercettazione diceva “…abbiamo una banca”. Fonte. Il processo è prescritto a settembre 2013. Sesta condanna in primo grado.
Compravendita dei Senatori
Berlusconi è accusato della compravendita di Senatori che ha comportato la caduta nel 2007 del Governo Prodi. L’accusa ha chiesto 5 anni di reclusione. In primo grado è stato condannato a 3 anni di reclusione. La prescrizione in appello con la conferma della responsabilità di avere corrotto è arrivata ad aprile 2017. Fonte. Ottava condanna in primo grado.
Caso Ruby Ter
Ha comprato il silenzio delle sue ex ospiti su ciò che accadeva a villa San Martino per essere reticenti o mentire durante il primo processo sul caso Ruby. Fonte. Il processo inizia il 5 aprile 2017.
Le 8 condanne in primo grado e le conclusioni dei processi sono:
Condanna in I° grado per Falsa testimonianza sulla P2 (punto 2) – processo concluso per amnistia
Condanna in I° grado per Tangenti alla guardia di finanza (punto 3) – processo concluso per assoluzione (con formula dubitativa)
Condanna in I° grado per Tangenti a Craxi (All Iberian 1) (punto 4) – processo concluso per prescrizione
Condanna in I° grado per Medusa cinematografica (punto 9) – processo concluso per prescrizione
Condanna in I° grado per Frode fiscale (punto 19) – processo concluso per condanna
Condanna in I° grado per Caso BNL-Unipol (punto 21) – processo concluso per prescrizione
Condanna in I° grado per Caso Ruby (punto 20) – processo concluso per assoluzione
Condanna in I° grado per Compravendita dei Senatori (punto 22) – processo concluso per prescrizione
La prima condanna in secondo grado è:
Frode fiscale (punto 19)
La prima condanna in via definitiva è:
Frode fiscale (punto19)
Silvio Berlusconi è stato un parlamentare della Repubblica italiana, leader di Forza Italia (poi Popolo delle libertà, ora di nuovo Forza Italia) e ex Presidente del Consiglio italiano. L’onorevole Berlusconi ricopre inoltre molte altre cariche tra cui la presidenza della squadra di calcio Milan ed è proprietario di Mediaset, il più grande gruppo privato televisivo in Italia. A fine 2013, dopo alcuni mesi dalla condanna definitiva per frode fiscale, il Parlamento ha deciso di fare decadere l’ex onorevole Berlusconi dalla carica di Deputato.
La decisione del Parlamento è stata molto lunga e molto sofferta. Per via del fatto che quasi tutti i parlamentari avevano da perdere nel fare decadere Berlusconi, si era arrivati a credere che il Parlamento cercasse l’assoluzione politica del pregiudicato. Un grosso Movimento di opposizione politica (M5S) è riuscito a creare una onda popolare che ha messo nell’angolo la principale forza di opposizione (Partito Democratico) al Partito di Berlusconi, che però sostanzialmente collaborava con il partito di Berlusconi da un ventennio. In più questo movimento è riuscito a fare decidere col voto palese l’eventuale decadenza di Berlusconi, in tal modo il Partito Democratico è stato costretto a dichiarare Mr. B decaduto.
Diversi procedimenti giudiziari sono pendenti e alcuni sono portati avanti da autorevoli pubblici ministeri. Visto l’attuale Governo, Mr B non ha più la possibilità di approvare leggi in suo favore che lo possano esautorare dal giudizio della magistratura, per cui risulteranno nel futuro molto probabilmente ulteriori condanne anche in via definitiva.
P.S. Se ci fosse la voglia di fare una ricerca nell’archivio de La Repubblica trovando gli articoli dei giornalisti relativi alle sentenze definitive di Berlusconi, mi sarebbe utile avere i link: si possono mettere nei commenti.
Aggiornamento 28 gen 2006: Ho letto ieri che Daniele Luttazzi nella cui trasmissione “Satyricon” del 2001 in cui è stato pubblicizzato il libro “l’odore dei soldi” di Marco Travaglio, ha vinto la causa contro Mediaset la quale pagherà 30 mila euro di spese processuale a Luttazzi.
Mi pare di ricordare che nella trasmissione Travaglio parlasse del contenuto del suo libro, parlasse di alcune vicende giudiziarie scritte anche in questo testo che coinvolgono ampiamente sia Mediaset sia il suo padrone Berlusconi Silvio, la causa è stata persa sia dalla ditta che, indirettamente, dal suo proprietario.
Mi soffermo a chiedermi se ho a disposizione 30 mila euro per reggere una causa contro Mediaset se dovesse decidere di esercitare il suo diritto a difendere il suo buon nome. A volte la libertà di parola è solo scritta sulla carta.

TV E POLITICA: STESSA REGIA
Paolo De Gregorio

Quelle rare volte che cambiando canale mi appaiono frammenti di quei mediocri sceneggiati definiti palestre di democrazia, servizio pubblico ai cittadini, dove tutti possono “informarsi liberamente”, e non scappo alla velocità della luce, mi rendo conto che gli attori sono sempre gli stessi, opinionisti, tuttologi di lungo corso, espertissimi nel trovare immediata sinergia con la regia che li inquadra quando chi ha la parola dice qualcosa di vero, evidenziando mimica di dissenso o sdegno, o quando lo Sgarbi di turno la butta in rissa o caciara per annullare ogni possibilità di espressione compiuta.
Sarò sincero, la trasmissione a cui mi riferisco è l’ultima del piddino in sevizio permanente effettivo Floris e non ho cambiato canale solo perché “l’imputato” era Di Maio, circondato dai soliti doberman di osservanza renziana “sinceramente preoccupati” del basso livello degli amministratori del M5stelle, dimenticando, tutti compattamente, di citare la realtà debitoria lasciata nei comuni dai loro compagni di partito, situazione che rende impossibile qualsiasi iniziativa o programma di spesa. La cosa è un po’ ridicola, in quanto questi politicanti travestiti da giornalisti, sembrano voler migliorare il livello degli amministratori pentastellati, così giovani e inesperti, mentre il loro obiettivo (tutto politico) è quello di denigrarli, prima che possano fare qualcosa di nuovo che non può essere più negato dai loro giochi di parole.
Senza volerlo, una sinapsi del mio cervello si è attivata e ha acceso il ricordo di una superba Iena, Sabrina Nobile, che di fronte a Montecitorio faceva domandine da quinta elementare agli onorevoli che entravano alla Camera, deliziandoci con risposte da analfabeti, ma non ricordo da parte dei nostri valorosi giornalisti una inchiesta sulla nostra classe dirigente, di fronte alla quale Franco e Ciccio sarebbero risultati giganti del pensiero.
Abbandoniamo i manipolatori e la disinformazione ai loro giochetti. La vera questione della classe dirigente amministrativa non è quella di avere competenze specifiche su una materia (i medici alla sanità, gli agronomi all’agricoltura, ecc.), ma avere gli eletti dal territorio nelle funzioni anche di assessori e se servono competenze tecniche ci si rivolge a chi ha realizzato bene i servizi per i cittadini, nella forma di consulenza senza nessuno ruolo politico.
Il M5S, se avesse adottato questo criterio, si sarebbe risparmiato molte critiche e qualche fallimento, perché la prima qualità che deve avere un amministratore deve essere l’onestà, il legame col territorio, il voto degli iscritti, tutte cose che non si improvvisano e garantiscono una forte difficoltà di infiltrazione.
Dovrebbe essere una regola ferrea, scontata, ma sento ancora parlare di tecnici e di esperti al posto degli eletti. Speriamo che si sia capaci di imparare dagli errori e che si lasci intatto il potere degli iscritti di scegliere persone di fiducia attive sul territorio e di vederle inserite negli scanni comunali o del Parlamento.

UN CIN CONTRO B
Marco Travaglio
“Ah, ragazzi, scusate, dimenticavamo una cosetta: ci sarebbero poi Berlusconi e Dell’Utri indagati come mandanti delle stragi mafiose del 1993, ma non vi preoccupate, non è niente. Parliamo invece delle cose serie: il braccio destro della sindaca Appendino che fa levare una multa da 95 euro a un amico e dei delirii twittati contro Rosato dall’aspirante assessore ai rifiuti dei 5Stelle in Sicilia”.
È il sottotesto che dovrebbero pubblicare i tg Rai e Mediaset e i siti dei giornaloni che ieri hanno minimizzato o addirittura ignorato (il magnifico Tg3) la riapertura delle indagini sul leader e sull’ideatore di Forza Italia per la mattanza che insanguinò l’Italia da Firenze a Milano a Roma, uccidendo 10 innocenti e ferendone altre decine, abbattendo basiliche e musei, e aprendo la strada al primo governo B. (che infatti, appena nato, segnò la brusca fine della stagione stragista).
Capita in tutto il mondo che i politici finiscano nei guai con la giustizia. Il più delle volte si dimettono. Ma, se restano al loro posto, vengono investiti dalla questione morale che li costringe a rispondere, a spiegare, a rendere conto, braccati come sono dalla stampa, e spesso sono proprio le loro bugie a segnare la loro fine: non per quello che han fatto, ma per quello che han (o non han) detto. Dopo infiniti precedenti, sta capitando a Trump per il Russiagate. Alla May per il braccio destro accusato di molestie. A Netanyahu per l’ennesima storia di tangenti che coinvolge lui e la sua famiglia.
Poi c’è l’Italia, dove le famiglie dei due ras del partito di maggioranza, Renzi & Boschi, sono coinvolte in scandali gravissimi. Ma si fa finta di nulla: il Duo Toscano mente sapendo di mentire, svicola, minimizza. Anche perché nessuno li incalza: stampa e tv sono organiche al sistema che vede in loro l’ultimo “argine” contro il “populismo” (parola magica e mantra demonizzante che ha sostituito “opposizione”). E siccome l’“argine” del Pd è fragile, perché non prende anzi perde voti, il sistema vuole puntellarlo con un altro argine, anch’esso deboluccio per mancanza di elettori, ma pur sempre utile a far numero: il partito fondato da un pregiudicato per frode fiscale e 8 volte prescritto per altri gravi reati e ideato da un pregiudicato per mafia.
Ieri Corriere e Repubblica, grazie alla bravura dei loro cronisti Bianconi, Palazzolo e Selvatici, hanno scoperto che il gip di Firenze ha autorizzato la Procura a riaprire le indagini a suo tempo archiviate sull’ipotesi che le stragi del 1993 siano state ordinate da (o concordate con) B. e Dell’Utri. La “giustizia a orologeria” per le prossime elezioni non c’entra nulla neanche stavolta.
La tempistica l’ha dettata l’ex boss di Brancaccio Giuseppe Graviano, che sconta al 41-bis vari ergastoli per aver organizzato la strage di via D’Amelio nel 1992 e quelle del ’93 nel Continente e che per 14 mesi fino ad aprile – quand’era intercettato – si è confidato col compagno di ora d’aria, il camorrista Umberto Adinolfi, sul ruolo del Caimano in quegli eccidi.
Stava facendo una sceneggiata, sapendo di essere ascoltato?
Niente affatto, come spiega Marco Lillo a pag. 2: stava incaricando Adinolfi di portare, una volta libero, un messaggio ricattatorio a B. tramite un intermediario a Milano 3. Ma anche se fosse stato consapevole delle cimici, sarebbe altrettanto inquietante: vorrebbe dire che uno dei boss più pericolosi del mondo si ritiene in grado di ricattare B. e conosce i canali per contattarlo, oggi come 25 anni fa. L’esito più probabile dell’ennesima inchiesta sui mandanti occulti delle stragi è lo stesso di quelle precedenti: l’archiviazione, a meno che l’intermediario, o Adinolfi o lo stesso Graviano, o qualcuno legato a essi, si decida finalmente a parlare. Eventualità sempre più remota col passare degli anni, l’annebbiarsi delle memorie, la morte dei testimoni e il perpetuarsi di un sistema marcio che continua a puntare su B. come se nulla fosse accaduto.
In un Paese almeno decente, attorno a B. si sarebbe creato da tempo un cordone sanitario per isolarlo e tenerlo fuori da tutti i giochi. E non per i sussurri di Graviano, tutti da verificare. Ma per quello che si sa da vent’anni ed è stato confermato dai giudici di Cassazione nella sentenza definitiva del 2013 che ha condannato Dell’Utri a 7 anni per concorso esterno.
E cioè che B. è nelle mani della mafia almeno dal 1974, quando stipulò a Milano – con la mediazione dell’amico Marcello – un patto di mutuo soccorso, poi sempre rispettato con regolari versamenti di denaro almeno fino al ’92, con i boss di Cosa Nostra: Bontate, Teresi, Di Carlo e Mangano, quest’ultimo poi scampato alla guerra di mafia e passato ai Corleonesi col padre di Graviano in virtù del rapporto privilegiato con i vecchi amici B. e Dell’Utri.
Non c’è bisogno dell’indagine riaperta a Firenze per sapere queste cose: nel Palazzo, le sanno tutti. Come sanno della trattativa Stato-mafia avviata sotto il csx nel 1992-93, conclusa dai berluscones nel ’94 e seguita da una serie di favori bipartisan a Cosa Nostra che però non hanno soddisfatto del tutto i boss detenuti.
Ora, alla vigilia del voto, si giocano due partite parallele e mortali. Quella dell’Ancien Régime, che tenta di salvarsi dall’ondata anti-sistema puntando sui soliti cavalli: quel che resta del csx e di B.. E quella dell’ala carceraria di Cosa Nostra, che tenta di salvarsi dal “fine pena mai” con l’arma prediletta, ancor più efficace delle stragi: il ricatto ai ricattabili. Perciò, su B. e Dell’Utri indagati per strage, ma soprattutto sui loro legami mafiosi già accertati, i politici e i media del sistema non vedono, non sentono e non parlano.
Chi non si rassegna a questo scenario horror ha una sola scelta: pretendere da tutti i politici perbene un Comitato di liberazione nazionale da B. e dal ricatto mafioso.

IL TRENO FANTASMA- FECCIARENZI
Marco Travaglio

Da quando, alla stazione romana Tiburtina, è salito sul “Treno dell’Ascolto” alla volta delle 107 province italiane che voleva abolire, Matteo Renzi ha ascoltato più fischi, pernacchie, maledizioni e insulti (il più gettonato, fino alla monotonia, è “buffone”) dei già molti che meritava. Forse anche a causa dell’itinerario, non proprio felicissimo: ma benedetto ragazzo, sai bene che i terremotati laziali, umbri, marchigiani e abruzzesi non vedono l’ora di scuoiarti vivo per le promesse tradite sulle casette e la ricostruzione, e tu da dove cominci il tour “Destinazione Italia”? Da Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo e Molise. Poi sai che vorrebbero farti la pelle anche i pugliesi, fra gasdotti, xylelle e veleni targati Ilva ed Enel, e tu dove prosegui? In Puglia. Per dire: in Lombardia, in Veneto e in Sicilia, dove si vota, manco una capatina. Risultato: urli e strepiti a Spoleto (“buffone, vergogna, Pinocchio!”), dure contestazioni ad Ascoli Piceno (“buffone, vai a lavorare!”), feroci anatemi a Vasto (raggiunta peraltro in auto per non compromettere il materiale ferroviario: “Buffone!”), urla belluine a Termoli (con scorta della forza pubblica: “Buffone!”), strilli assordanti a Polignano a Mare (“vergogna, buffone!”, con variazione vernacola sul tema: Renzi domanda a una signora “Come sta?” e lei, prontissima: “Com’ammamete”), stato d’assedio sui binari di Brindisi (presidiati dalla Digos che si porta via un contestatore: “Vattene, buffone!”).
Unica eccezione, senza rivolte né male parole, la tappa al sito archeologico di Canne, luogo della storica battaglia fra Romani e Cartaginesi, ma solo perché la città non esiste più. Lì (lo rivela La Verità), in quell’insolito silenzio dovuto esclusivamente alla mancanza di abitanti, si è sentita una sola voce: purtroppo era quella di Renzi, che esortava gli immaginari ascoltatori a “riconoscere le nostre radici e individuare in Annibale e nella sua genialità un punto di riferimento”: auspicio a dir poco azzardato, visto che Annibale era nordafricano, mentre le nostre radici sono sepolte lì sotto impastate al sangue dei Romani massacrati dai Cartaginesi (ora non vorremmo che il Frecciarenzi facesse tappa a Caporetto o dirimpetto a Lissa, magari il 4 dicembre, per riconoscere le radici del suo trionfo al referendum). A quel punto, per Matteo Granturismo, si è resa necessaria, su consiglio dei sanitari, una breve sosta ristoratrice. I medici hanno suggerito almeno un’intera giornata senza sentire una sola volta “buffone”: lui infatti si è barricato in casa per 24 ore. Poi è ripartito, più intrepido che pria, verso lidi più propizi: la Calabria e la Campania.
Ma già a Reggio sono ripartiti i tumulti e gl’insulti, che hanno costretto lui e i suoi cari a riguadagnare frettolosamente la stazione dall’ingresso secondario. E imposto un piccolo ritocco prudenziale al programma, onde evitare che ogni tappa del tour diventi una stazione della Via Crucis: entrare in clandestinità, segretando la tabella di marcia non solo sul sito del partito e dunque agli eventuali militanti, ma anche all’organizzazione del Pd (come ha scoperto Thomas Mackinson sul sito del Fatto). Nessuno deve sapere dove fermerà il convoglio maledetto. Si naviga a vista e si ferma a sorpresa, come i cellulari che traducono i boss al 41-bis dal carcere all’aula bunker. Una versione ferroviaria del vascello fantasma. E pazienza se, non sapendo del suo arrivo, quando Renzi scende non c’è nessuno ad attenderlo: anzi molto meglio, almeno risparmia sugli sputi, tanto ha già fatto il pieno nelle prime due settimane (per il prossimo giro sta pensando, anziché al treno, a una metropolitana: almeno viaggia sottoterra).
L’altroieri, idea geniale: qual è l’unico luogo dove nessuno oserà sputargli e imprecargli in faccia? Una chiesa! Come non averci pensato prima? Detto, fatto. Il segretario ferroviario occupa militarmente la basilica paleocristiana di Paestum all’insaputa dell’arciprete e del vescovo, monta sull’altare e improvvisa dal pulpito un’omelia-comizio per le truppe cammellate di don Vicienzo De Luca e del fido Franco Alfieri, quello che doveva offrire fritture di pesce in cambio di Sì al referendum. Aveva anche pensato di indossare i paramenti sacri, ma poi è rimasto in borghese. Prossimamente don Matteo celebrerà anche messa, darà la comunione, confesserà i penitenti e forse impartirà qualche estrema unzione. Nell’attesa, inaugura a Portici la “conferenza programmatica” del Pd, talmente programmatica che non c’è nemmeno il programma (in compenso nel “comitato scientifico” c’è Maria Elena Boschi, libera docente di Diritto bancario). Intanto a Roma succede di tutto. La Boschi cerca di farsi pagare dal governo un servizio fotografico da mille euro scattato in un viaggio privato in Canada. Verdini annuncia l’ingresso nella maggioranza, da cui peraltro non era mai uscito. I ministri renziani, Boschi inclusa, sono colti da un’epidemia collettiva di dissenteria diplomatica (no vax pure loro?) e disertano il Consiglio dei ministri che conferma Visco alla facciazza loro. La Boschi dà buca anche alla commemorazione di Tina Anselmi, temendo che questa resusciti apposta per gonfiarla di botte. Il Presidente del Senato Piero Grasso molla il Pd dipingendolo come un’orda di lanzichenecchi violenti ed eversivi: ma che sarà mai, tanto poi l’ultimo spegne le luci. Infatti i sondaggi danno il Pd in ulteriore picchiata.
Ora il Frecciarenzi è parcheggiato alla stazione di Napoli, in attesa di nuove mirabolanti avventure. Sempre più simile a quello cantato in Generale da Francesco De Gregori: “Segretario dietro la stazione, lo vedi il treno che portava al sole, non fa più fermate neanche per pisciare, si va dritti a casa e tocca lavorare…”.

Arsenale K‏
La missione in Afghanistan è costata all’Italia 7.5 miliardi di euro.
Com’era quella storia che i soldi vanno spesi prima per gli italiani?
..ah, no, quella era “Aiutiamoli a casa loro”.

A Catania a sentire i 5stelle

Harry Haller
Pensione a 67 anni: Boeri: “Una bella notizia”.
Seee, stamo tutti cor bicchiere de ‘o champagne in mano: vorei solo vede quanto je daranno e quanno ‘a pijera’ er Sor Boeri, ‘a pensione….
…che poi me pare come si er medico te dicesse
“tranquillo, ha solo un tumore in fase terminale”
-“perché, c’è quarcosa de peggio???”
-“Sì, due tumori in fase terminale”.
-“Grazzie, me sento sollevato….”

IL FISCO FUORI CONTROLLO
Fisco, controlli in picchiata e il 34% degli evasori scoperti non paga. Perché in Italia “è razionale non pagare le tasse”.
Sanato chi evade fino al 3% dei suoi ricavi. Le risorse umane dedicate agli accertamenti sono calate del 6% in 6 anni. Le indagini finanziarie per scovare chi dichiara poco ma ha un conto in banca florido sono crollate dell’85% in 4 anni. E l’evasione è arrivata a sottrarre allo Stato più di 110 miliardi l’anno,l’equivalente di 5 manovre finanziarie e poco meno del costo annuale della sanità pubblica. “ Neanche un contribuente “a rischio evasione” individuato dall’Agenzia delle Entrate, che pure da diversi anni ha a disposizione un archivio con le informazioni su flussi e saldi dei conti correnti degli italiani. Secondo la magistratura contabile il titolare di un bar o di una gelateria rischia, si fa per dire, una visita fiscale ogni 30 anni. I ristoratori sono soggetti a un controllo ogni 24 anni, le imprese dell’edilizia ogni 26. I medici possono dormire sonni ancora più tranquilli: per loro i controlli arrivano in media una volta ogni 91 anni. Lavoratori autonomi e imprese mostrano una propensione all’inadempimento dell’Irpef che supera il 67%, cioè quasi 7 su 10 non pagano il dovuto. E l’Italia è al primo posto nell’Ue per Iva evasa: 35 miliardi nel 2015. Oltre a ciò: “oltre ottanta condoni fiscali in poco più di 150 anni di storia unitaria”.Nel 2016 le indagini finanziarie sono state solo 2.846 contro le 18.880 del 2012. Nel 2015, quando il governo Renzi ha depenalizzato abuso del diritto ed elusione, si sono registrate solo 4.793 indagini, -58%. Nel 2016 ancora giù: 2.846. Per il 2017 il dato provvisorio è di 1.601. Del tutto marginali“ pure gli accertamenti sui proprietari di navi, aerei o auto di lusso che non hanno dichiarato abbastanza da giustificare l’acquisto: nel 2016 sono stati 2.812, il 51% in meno rispetto al 2015 e il 74,6% in meno sul 2014. Gli accertamenti ordinari sono calati del 33% rispetto all’anno precedente, passando da 301.996 a 199.990. E’ il ‘fisco amico’ di Renzi.Quando poi il fisco, nonostante tutto, incastra qualcuno, non è affatto detto che riesca ad incassare il dovuto. “Nel 34% dei casi e per il 38% delle cifre in ballo l’accertamento si definisce per inerzia del contribuente. Cioè chi ha ricevuto l’avviso non aderisce né fa ricorso, ma nemmeno paga. Equitalia aveva a massa dei ruoli tra 2000 e 2016 817 miliardi, cifra ritenuta “ragionevolmente” recuperabile: solo 51,9 miliardi.
B promette riduzioni delle tasse. Ma se non le paga nessuno!!!

Frank che zappa
“La norma del 3% come modica quantità l’ho fatta inserire io”.Ha detto alla fine Renzi. L’ipotesi che fosse stata dettata dallo Spirito Santo cominciava a non reggere.
.
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Brava Viviana
    Grazie per il tuo impegno , un grande e coraggioso impegno.
    ciao
    Francesco.

    Commento di MasadaAdmin — novembre 5, 2017 @ 7:42 am | Rispondi


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