Nuovo Masada

aprile 18, 2017

MASADA n° 1845 18-4-2017 UNA SPIRALE DI IMMORALITA’

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MASADA n° 1845 18-4-2017 UNA SPIRALE DI IMMORALITA’

Blog di Viviana Vivarelli

Un pesce di nome Zanda – Report: i debiti dei big messi in conto agli Italiani. Come distrussero Cinecittà e beneficarono Benigni e Abete– Sigfrido Ranucci – I voti di quelli come Staino – Scattata l’operazione per rimuovere Assad – Il falso quotidiano è Renzi – I medici: i nuovi mostri – Sui 60 anni europei- Tessere- Stop euro – Renzi ha depenalizzato i reati fiscali – Analfabeti funzionali – Ministro Poletti

Travaglio: “A furia di fare leggi per se stessa, la politica ha creato sistema d’impunità anche per i delinquenti di strada.”
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Cinico vai nell’astuta primavera
cavalcando l’indomabile infinito
i piedi stanchi affondano in pozzanghere di sangue
secchi di fango cadono da un cielo morso da miserie
nessuno riesce a seguire l’umiltà
scorre acqua fresca dal monte Golgota
per spegnere il fuoco ardente
albergato in gole arse da menzogne
l’indole di bestie feroci sbatte sul muso dell’arroganza
perdendosi nei meandri della mercificazione
mentre da uova di serpente schiudono sciagurate sorprese…

Armando di Napoli

UN PESCE DI NOME ZANDA
Marco Travaglio

L’altro giorno ci è sfuggita un’intervista del capo dei senatori del Pd, Luigi Zanda, che spiega quale radioso futuro ha in mente per tutti noi (“Un fronte anti-Grillo: perché anche i Democratici devono sperare in Forza Italia”).
L’intervista è stata rilasciata al Foglio e questo spiega e scusa il nostro ritardo: la stampa clandestina, com’è noto, è difficile da trovare.
Ma, siccome i nostri politici dicono la verità solo quando pensano di non essere sentiti (pensiamo ai tanti fuorionda rivelatori), proprio per questo Zanda ha scelto il Foglio, essendo venuta prematuramente a mancare l’altro samizdat, l’Unità: nella certezza che nessun elettore del Pd, come nessuna persona normale, legge il Foglio.
È una vecchia tecnica dei servizi segreti di una volta, che solevano nascondere i loro messaggi in codice negli annunci commerciali dei giornali. Cogliamo dunque fior da fiore, decrittando là dove necessario dal cifrario zandiano.
Forza Pd.
“Forza Italia è nel mezzo di un cammino lungo e faticoso. Il cammino che va da quella forma di populismo tipica del ventennio berlusconiano verso una forma di centrodestra liberale di livello europeo. Quindi confrontabile con i grandi partiti di centro dell’Europa, a cominciare da quelli della Merkel e di Rajoy”.
In attesa delle querele di Merkel e Rajoy (che notoriamente leggono avidamente il Foglio, specie quando c’è Zanda), resta da capire da quale novità il pensatore nazareno arguisca la svolta liberale, centrista ed europea di FI: forse dal rinvio a giudizio di B. per corruzione giudiziaria di testimoni nel Ruby-ter, o forse le foto di B. che allatta un agnellino (e viceversa).
Adotta un nonno.
“Questo cammino non è ancora concluso. Dobbiamo sostenere FI a progredire sempre più verso un livello di democrazia liberale europea”.
E qui sfugge il soggetto del verbo “dobbiamo sostenere”.
Noi della famiglia Zanda?
Noi del Pd (unico partito di governo al mondo chiamato a sostenere un partito di opposizione)?
Noi della joint venture Pd-Foglio?
Noi tutti cittadini italiani?
Nell’attesa, Zanda potrebbe usare i rimborsi parlamentari per una campagna di pubblicità progresso, o per una gara di solidarietà tipo Telethon: “Aiuta anche tu un forzista a progredire”, “Adotta a distanza un caimano e un agnellino”, cose così.
L’Ammucchiata.
Si parte da “una gigantesca questione di fondo che è quella della tenuta delle democrazie rappresentative in occidente” e dalle “reazioni che i partiti democratici devono avere al diffondersi delle forze antisistema”.
Ecco, bisogna reagire perché “la posta in gioco è il futuro della democrazia parlamentare rappresentativa”. E Zanda, modestamente, la nacque:
“Come nel Dopoguerra, anche oggi dobbiamo sapere che i problemi sono così consistenti e i rischi così seri che maggiore coesione riusciamo a esprimere e più chance abbiamo… Tutte le forze democratiche devono trovare dei punti minimi – o massimi, dipende – di collaborazione”.
Ecco, minimi o massimi: dipende.
É il nuovo Arco costituzionale, come quello degli anni 70, con il M5S al posto del Msi.
Resta da chiarire una cosuccia: quali forze siano democratiche e quali no, ma ci arriviamo.
Scheda grilla, scheda nulla.
“L’Italia ha sete di grandi riforme istituzionali”, come dimostra lo strepitoso successo del referendum del 4 dicembre.
“Dobbiamo fare di tutto per realizzarle insieme. È stato un vero peccato non fare insieme la riforma costituzionale”: strano, ci era parso l’avessero fatta Renzi & B. insieme nel patto del Nazareno. “Naturalmente, per arrivare a collaborare sui grandi temi, dovremmo eliminare molta ambiguità”.
Giusto: basta ambiguità. Per esempio, “il fatto che i sindaci grillini di Roma e Torino siano stati eletti al secondo turno anche coi voti del centrodestra non è cosa utile”. Giusto: imporre per legge agli elettori di centrodestra di votare i sindaci del Pd, se no la scheda è nulla.
Opporsi è inutile.
“L’alleanza tra FI e Lega, che in Europa sono in coalizioni diverse, non è utile”.
Invece, per dire, l’alleanza tra FI e Pd, che in Europa sono in coalizioni diverse, è utilissima.
Decide Zanda.
Anche “le quotidiane prese di posizione ultraradicali dell’on. Brunetta contro il governo non sono utili”.
E questo è il minimo: i capogruppo di opposizione, in una democrazia seria, stanno zitti o, se proprio vogliono parlare, lo fanno a favore del governo.
Prima e dopo la cura.
Dunque avremo un’alleanza Pd-FI nel 2018?
“Porre la questione oggi, senza conoscere con quale legge elettorale voteremo e quali saranno i risultati, sia uno sbaglio”.
Giusto: se dici agli elettori prima delle elezioni che il Pd si allea con FI, nessuno vota più né Pd né FI. Se invece glielo dici dopo, magari dopo una bella campagna elettorale l’un contro l’altro armati, quando lo scoprono è troppo tardi. Ha già funzionato nel 2013: vedi mai che ci caschino un’altra volta.
Ubi maior, Miniminor.
“Oggi è necessario che il Pd e FI si rispettino reciprocamente e lavorino per trovare i punti su cui maggioranza e opposizione possano convergere. Questo sarebbe, già a fine legislatura, un’operazione di interesse nazionale”.
Tipo FI e Verdini che salvano Lotti dalla mozione di sfiducia e due giorni dopo il Pd che salva Minzolini dalla decadenza e dall’interdizione dai pubblici uffici. Si chiama “operazione di interesse nazionale”.
Buoni e cattivi.
Tutto ciò premesso, è venuta finalmente l’ora di svelare chi sono i fortunati vincitori della patente di democrazia made in Zanda.
Tutti tranne uno: “non solo il Pd e FI. La Lega Nord lo è; Alternativa popolare lo è, Campo progressista pure e anche altri. I partiti democratici sono partiti che credono nella democrazia rappresentativa”. Ecco, i democratici che devono difenderci dal populismo comprendono anche la Lega, che credevamo irrimediabilmente dannata; e pure FI, Verdini e Alfano, di cui sfuggono i congressi e le primarie, ma soprattutto i voti.
Poi, nell’angolo dietro la lavagna, ecco soli soletti i cattivi: “I 5Stelle vogliono la democrazia diretta che, francamente, non ho ben capito cosa sia. È una formula che salta il Parlamento e in qualche modo lo nega”.
E chi saranno mai quei 130 deputati e senatori seduti in Parlamento nei banchi dei 5Stelle?
Ologrammi (alle ultime elezioni del 2013 furono soltanto il primo partito in Italia).
Gente diversa. Forse marziani (rinunciano a 50 milioni di finanziamento pubblico dei partiti). Probabilmente malati (restituiscono la parte non documentata della diaria in un fondo per le piccole imprese).
Certamente infettivi (pare che non rubino, col rischio di contagio). Insomma “c’è una differenza enorme tra democrazia parlamentare e dittatura dei clic; la formula 5 Stelle per me non è democrazia”.
Parola di Zanda, mica di un pirla qualsiasi.
E, come diceva Peppino, ho detto tutto.
I primi saranno gli ultimi.
Resta purtroppo un problema di fondo: i mostri del clic sono primi nei sondaggi e rischiano di prendere più voti degli altri, come e più che nel 2013.
Urge dunque una legge elettorale che li faccia perdere anche se vincono: “Le leggi elettorali sono una questione su cui bisogna fare qualsiasi sforzo possibile per trovare convergenze. Non ripetiamo il 2005, quando il Porcellum fu approvato dal solo centrodestra, con un’operazione grave, eliminando un sistema elettorale molto avanzato: il Mattarellum”.
Perbacco, guai a ripetere il 2005, se non fosse che il 2005 è già stato ripetuto nel 2015, quando l’Italicum fu approvato dal solo centrosinistra con un’operazione grave, per giunta sotto la regia di Zanda, e soprattutto per sostituire il Porcellum incostituzionale con un’altra legge elettorale incostituzionale.
Purtroppo la Consulta se n’è accorta e l’ha fulminata: ne serve subito un’altra che faccia vincere – così, per cambiare un po’ – non i primi, ma i secondi o i terzi (dipende dall’ordine di arrivo). Da approvarsi il giorno prima delle elezioni, così la Corte non fa in tempo a sgamarla. Ci stanno lavorando, per il nostro bene, le vestali della democrazia rappresentativa.
Dall’Arco costituzionale all’Arcore incostituzionale.

REPORT
Un miliardo e duecento milioni: è il contributo di cui ha beneficiato l’industria cinematografica italiana negli ultimi cinque anni, più di tanti altri settori a cui è precluso l’aiuto di Stato. Con i soldi del contribuente è discutibile salvare una banca, secondo l’Unione Europea, ma sovvenzionare il cinema si può: è una questione di identità culturale. Che film abbiamo finanziato per il loro interesse culturale? Si va da “Sapore di te” di Carlo Vanzina, ad “Amici miei – come tutto ebbe inizio” di Neri Parenti, a “Il ricco, il povero e il maggiordomo” di Aldo Giovanni e Giacomo. E poi ci sono i contributi sull’incasso. “Cado dalle nubi” di Checco Zalone, una delle rare pellicole italiane che al botteghino è andata benissimo, ha ricevuto un milione e novecentomila euro: ne aveva bisogno? Ma la principale forma di sostegno che noi contribuenti garantiamo al cinema è il “tax credit” che vuol dire oltre cento milioni di sconti fiscali ai privati che decidono di investire nel cinema. Per ogni euro investito, lo Stato restituisce loro il 40%. Si scopre che a investire sono state soprattutto le banche: Unicredit, Bnl, Monte dei Paschi, la Popolare di Vicenza. Quanti dei soldi del tax credit sono finiti veramente ai film? Intanto i leggendari studi cinematografici di Cinecittà cadono a pezzi nel degrado e hanno accumulato debiti per oltre 32 milioni. Come siamo arrivati a questo, in una realtà che è stata gestita da super manager come Luigi Abete, Diego Della Valle e Aurelio De Laurentiis? Anche Roberto Benigni è uno che ha investito del suo, ma quando le cose si sono messe male è riuscito a sfilarsi. Cinecittà invece pare che ce la dovremo ricomprare noi contribuenti.
Però, mi raccomando, continuate a chiedere come degli scemi dov’è che il M5S pensa di trovare i 19 miliardi per il reddito minimo di cittadinanza per strappare alla miseria totale i più poveri!! E continuate a far finta che i regali agli amici degli amici e gli sprechi e gli atti di corruzione ce li siamo inventati noi!

Alessandro di Battista
Vi ricordate Sorrentino, Benigni, Tornatore e Bertolucci alla corte di Renzi? Questa è una repubblica fondata sul voto di scambio: voi mi fate propaganda al referendum, io faccio vedere che non vedo le irregolarità che i produttori e le banche commettono ed anzi rilancio! Compro tutti i debiti che i vostri produttori hanno fatto con i soldi pubblici e fu così che 60 milioni di cittadini diventarono proprietari di 32 milioni di debiti fatti dal presidente del Napoli, quello della Fiorentina e abete fratello di abete della federazione italiana gioco calcio. Senza contare quelli di Benigni lo zerbino d’Italia. Cinema e calcio, due fiori all’occhiello del bel paese, gettati nell’imbarazzo da questa banda di cialtroni truffaldini che ogni giorno prendono in giro milioni di cittadini, servendosi di un sistema, quello della connivenza.
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Stefano Ragusa
“REPORT: Lo Stato vende Cinecittà negli anni 90 ad Abete, De Laurentis e Della Valle. Cinecittà si indebita per decine di milioni di euro, non paga gli affitti e compra gli studi Papigno di Benigni che a sua volta, è indebitato per milioni di euro. Nel 2017 il ministro della cultura Franceschini si ricompra Cinecittà per 20 milioni di euro. Lo Stato è la FIAT al contrario: privatizza il patrimonio e socializza i debiti.”

Viviana Vivarelli
Povero Report! In una televisione prostrata laidamente al potere, questa trasmissione è rea di dire la verità. Comincia a querelarla Renzi per aver svelato gli altarini dell’unità, usata come merce di scambio per chi l’ha salvata in cambio di appalti (ormai lo smercio degli appalti sembra l’occupazione primaria del Pd), prosegue ieri sera svelando il progetto di Benigni che voleva creare un proprio polo cinematografico, Umbria studios, in concorrenza con Cinecittà, con i regali generosi dello Stato per 16 milioni, ma il progetto si rivela un pozzo senza fondo e accumula debiti per 5 milioni, quando arriva un salvatore, Luigi Abete, Aurelio De Laurentiis e Andrea Della Valle, che dovrebbero curare gli interessi di Cinecittà, pagano loro i debiti di Benigni (con soldi pubblici, cioè nostri) ma il progetto di Benigni crolla lo stesso. Ora Cinecittà tornerà nelle mani dello Stato, il quale Stato, cioè noi, dovremmo pagare anche i debiti di Benigni. Questi sono i fatti, ma Benigni non voleva che si sapessero, per cui querela Report, cioè Ranucci (che, tra l’altro è il migliore giornalista d’Italia). E Report? Fino a poco fa era considerata la migliore trasmissione della Rai. Adesso il Pd minaccia di toglierle la tutela legale. Dunque non è più “un prezioso baluardo del giornalismo d’inchiesta del servizio pubblico, simbolo della libera informazione”? “Report è la principale trasmissione d’inchiesta della televisione italiana, quella con il miglior rapporto costo-ascolti e il più alto indice Qualitel (…). È il programma di approfondimento giornalistico che ha raccolto più riconoscimenti in Italia e all’estero. Report è uno dei simboli del servizio pubblico. Tutto cambiato? Tutto perduto? Si ripeterà lo sconcio già visto con Lotti e Minzolini o con la Consip e il padre di Renzi? La giustizia è così come mi pare???
Poche cose sono sgradite al mondo come gli uomini-banderuola, quelli che sono pronti a vendere i loro ideali e la loro coscienza in cambio di interessi materiali. Per questo aborriamo con tutte le nostre forze gentaglia come Zanda o Benigni, che qualsiasi cosa abbiano detto o fatto in passato l’hanno oggi messa sotto i piedi per l’attaccamento a una poltrona o debiti pagati dallo Stato o qualsivoglia bottino o appalto o beneficio avuto con la revulsione dei loro ideali, col rinnegamento del loro passato, con l’inganno a chi aveva creduto in loro.

Antonio Codari
Ieri sera abbiamo capito a cosa serva il Ministero dei beni “culturali”. A finanziare e perpetrare l’eterna “Cultura” dell’illecito, del magna magna, della truffa, del nepotismo. Per continuare il degrado di questo paese, ormai marcio in ogni settore. Per colpa di governi che distribuiscono milioni di soldi pubblici a pioggia, in cambio di consensi e di propaganda contro l’unico Movimento che disturba i manovratori. Mentre non trovano i soldi per i disabili e i terremotati. Il voto di scambio mafioso di matrice Democristiana prosegue in ogni settore e attività del Paese. Con le stesse modalità e persino con gli stessi personaggi politici che pontificano in ogni canale tv e su tutti i giornali, contro un unico obbiettivo dichiarato. Il M5S.
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Sergio di Reda
Ora si viene a sapere che leggendo nel dettaglio il reddito d’inclusione varato da Gentiloni viene finanziato con un quinto di quello utilizzato per il bonus 80 euro dei giovani… e bisogna avere un ISEE inferiore ai 6.000 euro…
Solito spot elettorale del menzognero.. cerca in tutti i modi di ottenere qualche consenso strumentalizzato la povertà con cui ha fatto sprofondare l’Italia..

Copio da cinemonitor. Roberto Faenza
Report manda in onda una puntata che spara a zero sul sistema di finanziamenti al cinema italiano. Che stia diventando sempre più importante lo dimostra la presenza di politici come Rutelli e Veltroni, di recente passati a occuparsi di film, il primo come presidente dell’industria cinematografica, il secondo da regista. E non manca Marco Follini. Lo stesso Franceschini ha preferito scegliere i Beni culturali anziché ministeri più potenti. È stato lui a firmare la nuova legge cinema (l’ultima risaliva al 1965!), che immetterà nel settore non meno di 400 milioni di euro l’anno. Ovvio che tutti esultino, senza rendersi conto che non è solo oro ciò che luccica. Lo stato investirà molto perché ritiene il cinema un asset culturale. Ma sorge un dubbio: produttori e distributori operano con finalità culturali, oppure in prevalenza con scopi di profitto? Se il fine è il mero profitto, non si vede perché lo stato debba finanziarli…c’è chi usa i film per fare soldi e c’è invece chi usa i soldi per fare film. Il cinema italiano non potrebbe esistere se non ottenesse aiuti dallo stato, come avviene in tutta Europa, vedi la Francia che investe 5 volte tanto. Chi critica i contributi al cinema dovrebbe semmai protestare per i miliardi elargiti a molte industrie, prima tra tutte la Fiat, che dopo avere tanto ricevuto è emigrata all’estero grazie ai capitali pubblici. Il quesito che si pone è un altro: è giusto che film dichiaratamente commerciali ricevano aiuti di stato? Poiché i film che incassano di più ricevono anche più contributi, accade che un film-spazzatura riceva più soldi di un film di qualità… In America hanno avuto il coraggio di realizzare film persino contro i presidenti in carica: è successo a Nixon, a Bush e sta accadendo con Trump. In Italia chi mai troverebbe finanziamenti per realizzare un film critico del presidente della Repubblica? Nel 2016 abbiamo prodotto oltre 200 titoli, molti dei quali neppure usciti. Vogliamo chiederci le ragioni di un tale insuccesso?…c’è poi un esiguo gruppo di imprese, che ricevono la maggior parte dei contributi, restituendo poco o nulla sul piano dei contenuti.Ne consegue che con la nuova legge la maggior parte del denaro pubblico rischia di essere disseminato tra poche società già di per sé potenti, lasciando ai margini le altre. Infatti, dagli autori ai giovani produttori, si sta alzandocco perché è grave che la nuova legge non investa soprattutto in ricerca e sviluppo. Saranno i meta-linguaggi a rappresentare la materia prima di domani. Rispetto ad altri paesi accusiamo un ritardo di anni luce e di questo passo tra un decennio il nostro cinema e la nostra tv saranno merce residuale. La cosa non sorprende: anno dopo anno abbiamo visto come l’insipienza dei governanti abbia pressoché distrutto l’università, se è vero che il primo desiderio dei nostri migliori laureati è emigrare. Emigrerà anche il nostro cinema?

SIGFRIDO RANUCCI
Report oggi è condotta da Sigfrido Ranucci, uno dei più grandi giornalisti italiani. Ha realizzato numerose inchieste sul traffico illecito di rifiuti, sulla mafia e sull’utilizzo di armi non convenzionali quali l’uranio impoverito e ha denunciato l’uso, da parte dell’esercito americano, dell’agente chimico fosforo bianco durante i combattimenti a Fallujah, in Iraq: un caso di cui hanno parlato i più importanti media del mondo. Nel 2001, nel corso di un’inchiesta sulle stragi di mafia, ha trovato e trasmesso l’ultima intervista, rimasta a lungo inedita, del giudice Paolo Borsellino, nella quale il magistrato, poche ore prima della strage di Capaci, parlava per la prima volta dei rapporti tra Marcello Dell’Utri, il boss di Cosa Nostra Vittorio Mangano e Silvio Berlusconi. Un’intervista che ha suscitato numerose polemiche. Nel 2005 è stato inviato a Sumatra per lo tsunami dell’oceano Indiano del 2004. Dal 2006 è coautore di Report, con Milena Gabanelli. Nel 2009 ha realizzato con Milena Gabanelli il libro Ecofollie, edito dalla Bur, riguardante il problema del mancato smaltimento delle scorie nucleari. Nel gennaio del 2010 ha pubblicato il libro Il patto: da Ciancimino a Dell’Utri, la trattativa tra Stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato. Nel 2010 ha realizzato l’inchiesta che ha portato al ritrovamento e al sequestro della pinacoteca di Tanzi, che fino a quel momento il patron della Parmalat aveva nascosto agli inquirenti. Dal 2011 collabora con il Corriere della Sera. Nel 2012 ha ideato e curato il programma per Rai3 Off the Report realizzato da giovani giornalisti d’inchiesta. Dalla primavera 2017, diventa il nuovo conduttore di Report al posto di Milena Gabanelli.
Onore a Ranucci, un uomo grande e un grande giornalista che dovrebbe essere uno dei vanti massimi della nostra Repubblica e invece sarà uno che riceverà delle querela per aver denunciato la verità da parte di questo governo e dei suoi cortigiani!

SCANZI
Una delle domande più frequenti, quando si parla di politica italiana, è la seguente: “Come fa il Pd ad avere ancora tutti questi voti?”. I sondaggi lo danno un po’ sotto il 30%. Non è abbastanza per andare al governo la prossima volta, non da soli almeno, ma è comunque tanto se si pensa a chi guida il Pd. Ovvero Renzi. E quindi nessuno. Ebbene, la risposta a quella domanda così insistita e insistente è la seguente: “Sergio Staino”. Per carità, non vorremmo dare qui troppa importanza a chi mai ne ha avuta. E in effetti potremmo fare altri nomi: Corrado Augias, magari. Oppure Vittorio Zucconi. Tutta gente che, in un passato neanche troppo lontano, ci pareva (vi pareva) non soltanto brava, ma pure espressione massima di onestà intellettuale. Quando si opponevano a Berlusconi sembravano farlo non per partito preso, ma per la difesa di idee in qualche modo riconducibili a ciò che un tempo si soleva chiamare “sinistra”.
La realtà era appena diversa, ed è qui che il prode Staino ci viene utile. Nato a Piancastagnaio nel 1940, Staino è sempre stato artisticamente l’alluce valgo di Altan. Il talento non lo ha mai intaccato, la capacità di barcamenarsi sì. Staino è uno Zdanov dei giorni nostri, espressione conclamata del semi-intellettuale ferocemente organico al partito. Quando D’Alema era il leader del Partito, Staino passava il tempo a criticare quei comici di sinistra che osavano prenderlo in giro: secondo lui, in quanto Capo, era automaticamente intoccabile. Ovviamente, quando D’Alema è caduto in disgrazia, per il coerente Staino è diventato il male del mondo.
E a quel punto sì che andava preso in giro, anzi se possibile demolito. Se gli Zucconi & Staino avessero creduto davvero in un’Idea, e non alla visione di un partito concepito come una Chiesa o una squadra di calcio, di fronte a Renzi avrebbero scritto articoli belli e duri (Zucconi è in grado di farli, quando vuole) e disegnato vignette spietate e geniali (Staino non è in grado di farle, neanche quando vuole).
Invece sono diventati più realisti del re e più renziani di Renzi: manganellatori dialettici delle opposizioni, pretoriani del niente e fiancheggiatori di una “classe dirigente” al cui confronto Brunetta è Roosevelt.
Staino incarna al meglio (dunque al peggio) l’idea deviata e malsana di “fedeltà” al partito, anche se quel partito non c’entra più nulla con Pci e derivati.
È il credente che continua ad andare a Messa anche se il prete è irricevibile.
È l’ultrà che tifa più di prima anche se gli hanno comprato un attaccante che fino al giorno prima avrebbe strozzato.
È l’elettore che scambia la politica per il calcio.
È il finto-satirico che celebra Renzi come il sol dell’Avvenire, esibendo un trasporto che avrebbe imbarazzato financo Ghedini con Berlusconi, salvo poi fare l’offeso (a giorni alterni) quando lo lasciano a terra con le macerie di quel che resta de L’Unità.
È il “direttore” che rade al suolo il sogno cartaceo di Gramsci, partorendo un quotidiano orripilante, tra elzeviri lividi di Romano e brodaglie becere di Rondolino (in trasferta sul comico sito Unità-tv).
È quella parte di Toscana (ma pure di Emilia) che vota Pd a prescindere, passata con disinvoltura autentica dal poster in camera di Berlinguer a quello della Morani.
È uno dei tanti soldatini anonimi che distruggono l’esercito dall’interno, e neanche se ne accorgono.
In breve: Staino è la consunta polizza della vita politica del mai stato giovane Renzi.
Finché c’è vita c’è speranza, finché c’è Staino c’è Renzi.
FQ

Diego Fusaro
Alla stupidità – come al capitale – non v’è limite. In ciò sta anche l’ipocrisia di una sinistra boldriniana venduta al capitale che, pur di non difendere i lavoratori, si è messa a difendere gli agnelli. Se fossero ancora operativi, difenderebbero ovviamente anche gli Agnelli. È questa l’ultima trovata della Pasqua 2017, il tutto condito in salsa boldriniana (e berlusconiana). Dalle lotte operaie alle lotte vegane, ecco la ridicolaggine della nuova sinistra ancella del capitale. Ecco la volgare e patetica ridefinione ultracapitalista e postproletaria di una sinistra che, per abbandonare la lotta verticale tra Servo e Signore (l’unica, per incidens, che tocchi i reali rapporti di forza), abbraccia le lotte gay, vegane e, in generale, tutte le battaglie che nemmeno sfiorano la concretezza del nesso di forza economico chiamato capitalismo. Vi è di che meditare, per chi ancora ne abbia il coraggio.
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Ecco il video di Ranucci a Report

http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-2ce25487-0e6b-42c7-ab23-e7dfc13f60b1.html

Viviana
Comunque è proprio bello questo sistema in cui uno a caso (Abete) è controllore di beni ma li affitta a se stesso contro ogni conflitto di interessi (e si capisce come mai questa legge il Pd non l’abbia fatta mai), non paga l’affitto di quei beni per 6 milioni, senza che nessuna Equitalia gli venga a chiedere mai conto di nulla, poi ricompra quei beni coi soldi dello stato e il debito lo passa dalla mano destra a quella sinistra e li fa pagare a noi contribuenti! Davvero un sistema encomiabile! Poi si scocciano anche se qualche giornalista va a far loro qualche domanda (Abete) o rispondono con delle balle (Franceschini).
E dopo tutto questo, ancora ci dobbiamo sentir dire che il M5S non può andare al governo perché ci devono andare quelli ‘esperti’ e’ competenti’!! E anche quando qualche giornalista bravo come Ranucci va a scoperchiare le pentole e i panieri, si scocciano pure e lo minacciano di querela e di chiudergli il programma!

Da facebook
Consoliamoci anche Gesù si è arreso….
Dedicata agli amici insegnanti 😂.

Vedendo la folla di persone, Gesù andò sulla montagna. E quando si fu seduto, i Dodici vennero a lui. Gesù sollevò gli occhi sui suoi discepoli e disse: “Beati i poveri di spirito perché di loro è il Regno dei Cieli. Beati coloro che soffrono perché saranno consolati. Beati i buoni perché…” Quando Gesù ebbe finito, Simon Pietro disse: “Maestro, dobbiamo scrivere quello che hai detto con la penna rossa o con la penna blu?” Poi Andrea chiese: “Maestro, dobbiamo studiare tutto ciò per domani?” Filippo aggiunse: “Maestro, ma tutto a memoria?” Giovanni piangendo disse: “Maestro non ho il foglio.” Giacomo aggiunse: “Io non ho più l’inchiostro nella penna.” Preoccupato per i suoi compagni di classe, Bartolomeo chiese: “Maestro ci sarà a breve un’interrogazione o ci dai una pausa didattica?” E Marco disse: “Come si scrive: cieli o celi?” Matteo ad un certo punto si alzò dal proprio posto e, senza aspettare che gli altri finissero di parlare, alzò la mano dicendo: “Maestro, posso andare in bagno?” Simone, che di nascosto scrutava il panino con la mortadella sotto il banco e ne staccava ogni tanto dei pezzetti, chiese: “Maestro, quando si fa merenda?” E Giuda, un po’ tardone, disse infine: “Che cosa avete detto dopo la parola ‘poveri’?” Venne poi un Grande Sacerdote del Tempio; tutti gli apostoli si alzarono in piedi per salutarlo. Questi si avvicinò a Gesù e gli chiese: “Maestro, qual era la problematica di partenza? Quali erano i tuoi obiettivi trasversali? A quale competenza facevi riferimento? Tieni conto che avrai sicuramente degli apostoli con Bisogni Educativi Specifici. Perché non hai fatto un lavoro di gruppo con gli apostoli? Perché questa didattica frontale? Secondo te, questa era la strategia più appropriata? Mi raccomando, Maestro, devi fare 12 Piani Didattici Personalizzati, perché quasi tutti i tuoi apostoli sono border line.” Il Grande Sacerdote del Tempio disse poi: “Maestro, oggi mi fermo con voi così sperimentiamo la metodologia del cooperative learning. E non dimenticare di autovalutarti per la valorizzazione dei docenti!”. Allora Gesù, stanco e depresso, si sedette e pensò tra sé e sé: “Ora vado a casa mi metto a letto; e domani, mi prendo la 104 fino a Pasqua. Tanto, in croce mi ci hanno già messo…

SCATTATA L’OPERAZIONE PER RIMUOVERE ASSAD

«Trump si è arreso. Il prossimo sarà Putin?». Se lo domanda Paul Craig Roberts, uno dei più autorevoli osservatori indipendenti della scena internazionale, all’indomani del raid missilistico sulla Siria ordinato dal capo della Casa Bianca senza prima acquisire prove sulle responsabilità di Assad nell’attacco a Idlib con il gas Sarin. «L’establishment di Washington ha ripreso il controllo», scrive sul suo blog l’ex viceministro di Ronald Reagan. «Prima Flynn e ora Bannon», via le “colombe” che avevano trainato la campagna elettorale di Trump, lasciando intravedere il disgelo col resto del mondo. «Tutto ciò che hanno lasciato nell’amministrazione Trump – afferma Roberts – sono i sionisti e i generali impazziti che vogliono la guerra con la Russia, la Cina, l’Iran, la Siria e la Corea del Nord. E non c’è nessuno, alla Casa Bianca, capace di fermarli».
Questo è il «bacio d’addio alla normalizzazione delle relazioni con la Russia: il conflitto siriano è impostato per essere riaperto». Incidente gravissimo, strategico: data «l’assenza di qualsiasi prova» sulle responsabilità di Assad, «è del tutto evidente che l’attacco chimico è un evento orchestrato da Washington».
Il segretario di Stato americano Rex Tillerson ha messo in guardia la Russia: è scattata l’operazione per rimuovere Assad, e purtroppo Trump è d’accordo, continua Craig Roberts. Conseguenza: «La rimozione di Assad permette a Washington di imporre un altro burattino americano su popoli musulmani». Obiettivo sostanziale: «Rimuovere un altro governo arabo con una politica indipendente da Washington, per eliminare un altro governo che si oppone al furto di Israele della Palestina».
Per Tillerson, storico patron della Exxon, far cadere il governo siriano significa anche «tagliare il gas russo destinato all’Europa con un gasdotto controllato degli Stati Uniti, che dal Qatar raggiunga l’Europa attraverso la Siria». Brutte notizie per Mosca, che – combattendo seriamente contro l’Isis – sperava davvero, con Trump, di raggiungere una partnership con Washington attraverso uno sforzo comune contro il terrorismo. Speranze che Craig Roberts oggi definisce «del tutto irrealistiche». Un’idea addirittura «ridicola», visto che «il terrorismo è l’arma di Washington». Un’accusa frontale, dunque: sono gli Usa i mandanti diretti dell’Isis, accusa l’ex stratega di Reagan.
Una volta messa fuori gioco la Russia, continua Craig Roberts, «il terrorismo verrà poi diretto contro l’Iran su larga scala». E quando l’Iran dovesse a sua volta cadere, sempre il terrorismo “amico” della Cia, quello che oggi è targato Isis, «inizierà a lavorare sulla Federazione Russa e con la provincia cinese che confina con il Kazakhstan».
Possibile? Senz’altro: «Washington ha già dato alla Russia un assaggio del terrorismo sostenuto dagli Usa in Cecenia. E il più è deve ancora arrivare». Craig Roberts rimprovera ai russi una sorta di fatale ingenuità: speravano, davvero in Donald Trump. Per questo, sostiene, hanno evitato di stravincere, dopo aver conquistato il cruciale ovest della Siria, paese che oggi è invece, ancora, a rischio di spartizione, dopo la brutale defenestrazione di Assad.
I russi, «ipnotizzati dal sogno di cooperare con Washington, hanno messo la Siria (e se stessi) in una posizione difficile». Avevano «sorpreso il mondo», accettando di difendere la Siria dall’Isis, e allora «Washington era impotente». In pochi mesi, l’intervento russo ha sbaragliato l’Isis. «Poi, all’improvviso, Putin si è fermato: ha annunciato il ritiro, affermando, come Bush sulla portaerei: missione compiuta».
Ma la missione non era compiuta, sottolinea Craig Roberts: la Russia è stata costretta a tornare in campo, «nella vana convinzione che Washington si sarebbe messa finalmente a collaborare con la Russia per eliminare l’ultima roccaforte Isis». Al contrario, invece, «gli Stati Uniti hanno inviato forze militari per bloccare i progressi russi sulla scena siriana». Il ministro degli esteri Lavrov ha protestato, ma – ancora una volta – la Russia «non ha usato il suo potere superiore sulla scena per battere le forze americane e portare a termine il conflitto».
Ora Washington dà “avvertimenti” a Mosca, a suon di missili: riuscirà il Cremlino a capire che può scordarsi ogni cooperazione e, semmai, prenotarsi per un ruolo di vassallo? Si avvicina una trappola pericolosa, continua Craig Roberts: «La Russia non permetterà a Washington di rimuovere Assad», ma a Mosca esiste una “quinta colonna” «che è alleata con l’Occidente».
Per Putin e l’indipendenza della Russia come potenza sovrana, si tratta del pericolo più insidioso, tale da metter fine al ruolo di Mosca come attore euroasiatico capace di imporre stabilità geopolitica, a cavallo dei due continenti.
Collaboratori infedeli: spesso si è accennato, in quei termini, al gruppo che fa capo all’ex presidente Dmitrij Medvedev. Questa “quinta colonna”, sostiene Craig Roberts, «insisterà dicendo che la Russia potrà finalmente ottenere la collaborazione di Washington solo se “sacrificherà” Assad». Sarebbe un suicidio: l’acquiescenza di Putin «distruggerebbe l’immagine del potere russo», e sarebbe utilizzata «per privare la Russia di valuta estera dalle vendite di gas naturale verso l’Europa».
Putin ha detto che la Russia non può fidarsi di Washington? «Si tratta di una deduzione corretta dai fatti», conclude Craig Roberts. E quindi, perché mai la Russia dovrebbe cedere, in cambio del miraggio della mitica cooperazione con Washington, cioè con il potere che sostiene sottobanco i terroristi dell’Isis?
«La cooperazione ha un solo significato: significa arrendersi a Washington». Per il grande analista americano, Putin ha “ripulito” la Russia solo in parte: «Il paese rimane pieno di agenti americani, ed è straordinario vedere quanto poco, i media russi, capiscono il pericolo nel quale la Russia si trova». E dunque: «Sarà Putin il prossimo a cadere vittima dell’establishment di Washington, come è appena accaduto a Trump?».

IL FALSO QUOTIDIANO E’ RENZI
Marco Travaglio

Ogni tanto, per farsi quattro risate, è bene prendere sul serio le balle di Renzi e dei suoi leccapiedi e provare a ricostruire la storia, anzi la cronaca (data la statura degli omuncoli) come la raccontano loro. Noi continuiamo a pensare che il caso Consip sia andato così.
L’imprenditore Romeo vuole una fetta del più grande appalto d’Europa e, per partire avvantaggiato (o non svantaggiato) alla Consip, paga mazzette a un dirigente e si fa raccomandare da Tiziano Renzi&Carlo Russo (i quali, già che ci sono, spingono pure una ditta cara a Verdini) in cambio ai due dà una lauta ricompensa (30 mila euro al mese per T. e 5 mila euro a bimestre per C.R.). Purtroppo, indagando su un appalto di Romeo al Cardarelli di Napoli, il pm Woodcock e gli uomini del Noe scoprono la tresca e iniziano a investigare su Consip. Complice un decreto del governo Renzi, approvato in fretta e furia a ferragosto, che impone agli ufficiali di polizia giudiziaria di informare delle indagini i vertici dei rispettivi corpi, i comandi dell’Arma sanno tutto e, preoccupati per il governo che li ha nominati, corrono ad avvertire il Giglio Magico, che avvisa la Consip, che fa sparire le cimici, mentre i pedinatori e intercettatori vengono pedinati e intercettati e sospettano – horribile dictu – i servizi segreti. L’inchiesta è rovinata prima che parta il grosso delle mazzette. Ma gli inquirenti interrogano l’ad di Consip Marroni sulle soffiate e quello fa i nomi dei quattro presunti soffiatori: Del Sette, Saltalamacchia e Lotti, che negano; più il presidente di Publiacqua Vannoni, che conferma. Tutti indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreti. Quando la Procura di Roma eredita il fascicolo, indaga Tiziano e Russo per traffico d’influenze e fa arrestare Romeo per corruzione. Poi, fra migliaia di pagine di atti, salta fuori un nome sbagliato e il capitano Scafarto viene indagato per falso, così tutti parlano di lui e nessuno parla più degli indagati per le sue indagini.
A noi questa ricostruzione, alla luce degli atti, pare piuttosto logica. Ma, a scelta, c’è anche quella dei renziani. Tenetevi la mandibola per evitare di sganasciarvi e immaginate come sarebbero andate le cose se avessero ragione loro. Romeo è un onesto e irreprensibile imprenditore che ogni dieci anni finisce sotto inchiesta o in carcere: dunque mai e poi mai pagherebbe mazzette. S’incontra e parla spesso con Russo, amicone di Tiziano e di tutta la famiglia Renzi, ma solo perché anche lui è devoto alla presunta Madonna di Medjugorje. Russo, noto millantatore, discute di appalti Consip sia con lui sia con Marroni.
E parla sempre a nome di Tiziano, che però mai l’ha autorizzato a farlo, visto che mai un galantuomo del suo calibro interferirebbe negli appalti Consip. Romeo, noto sprovveduto, la cui fanciullesca ingenuità è ormai leggendaria nell’ambiente, non s’informa per capire se dietro il carneade 33enne di Scandicci si muova davvero il padre del premier: si fida sulla parola, perde ore e ore a parlarci di appalti, poi annota in due appunti l’intenzione di buttare un sacco di soldi dalla finestra per ricompensare una persona che per lui non vuol fare nulla (T. con 30 mila euro al mese) e un’altra che, anche volendo, non potrebbe fare nulla (C.R. con 5 mila a bimestre). Pure Marroni parla più volte di appalti con Russo come se rappresentasse Tiziano, senza mai chiedere ai renziani che l’han messo lì chi rappresenti quel traffichìno. Marroni incontra anche Tiziano, ma solo perché quello vuole piazzare una statua della presunta Madonna di Medjugorje all’ospedale pediatrico di Firenze e si sa come sono queste statue: o si muove la Consip o niente. Ignaro di tutto, a Rignano sull’Arno, babbo Renzi si gode i meritati successi di self-made-man (una società fallita, altre in cattive acque): mai si sognerebbe di approfittare della parentela col premier. Ma purtroppo c’è chi trama contro di lui. Il capitano del Noe? Non ancora: una sfilza di amici suoi e di suo figlio. Lo avvertono che c’è un’indagine a Napoli su Romeo, che lui non conosce. Ma, anziché farsi una risata, si preoccupa, smette di parlare con gli amici se non nel bosco e spegne il cellulare.
Intanto il governo del figlio ha infilato nel decreto sulla Forestale l’obbligo per gli ufficiali di polizia giudiziaria di avvertire delle indagini che fanno i vertici dei rispettivi corpi. Ma il fatto che i vertici dell’Arma vengano subito informati dell’indagine Consip non c’entra: li ha avvisati l’arcangelo Gabriele, apparso nottetempo come ai bei tempi. E – ma questa è solo un’altra coincidenza – vengono subito avvertiti anche i sospettati del caso Consip. Il capitano Scafarto del Noe se ne accorge ed essendo un manigoldo o un pazzo, si fa l’idea di essere pedinato. E lo mette nero su bianco nell’informativa ai pm, per incastrare non solo Tiziano, ma anche il figlio premier. Intanto un nugolo di renziani doc, che devono la loro carriera a Renzi, si divertono un mondo a inventare calunnie per inguaiare suo padre e i renziani Lotti, Del Sette e Saltalamacchia nello scandalo Consip. Gli aspiranti suicidi sono Marroni, Vannoni e persino il sindaco pd di Rignano Lorenzini, che ci guadagna subito la non ricandidatura. E qui entra in scena quella volpe di Scafarto, detto The Fox: non contento delle accuse raccolte (sotto tortura, si presume) da Marroni, Vannoni e Lorenzini, e pure dal commercialista del Pd Mazzei a proposito di un incontro Romeo-Tiziano in una bettola romana, pensa bene di attribuire a Romeo una frase di Bocchino: l’astuto capitano inverte i due nomi solo nell’informativa, ma non nella trascrizione del colloquio, così aiuta i pm a smascherarlo e a incastrarlo. Quindi è ufficiale: non è successo niente. E gli asini volano.

6 ore fa. Sondaggi politici. Il M5S è ormai in testa di 7 punti: 31% contro il Pd crollato al 24% (il 40% delle europee è un lontano ricordo). Malgrado l’oscuramento dei media e la campagna persecutoria nei confronti del M5S e della Raggi, l’affare Consip è costato a Renzi 5 punti. Lega e Fi al 13 e 12. Dp al 5%. Alternativa sociale di Alfano al 4,5. Sx italiana al 3%
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I MEDICI. I NUOVI MOSTRI
Paolo De Gregorio

Milano. Ospedale Pini, il primario di ortopedia Norberto Confalonieri è arrestato per corruzione e turbativa d’asta (prendeva tangenti dai produttori di arti artificiali) e indagato per lesioni (ha rotto il femore ad una vecchietta per allenarsi a compiere un intervento privato nella Casa di cura S. Camillo, sempre di Milano, dove faceva il doppio lavoro).
Dietro questo episodio, che abilmente sarà confinato nella cronaca nera, sono contenuti i difetti strutturali della gestione della Sanità pubblica, che nessun partito ha mai voluto affrontare, dimostrando chiaramente che “le regole del gioco”, fissate dalla politica, hanno sempre favorito gli interessi delle lobby, disinteressandosi dei costi e degli sprechi di pubblico denaro.
Eppure il capitolo Sanità è la voce più importante di spesa pubblica su cui si scatenano feroci appetiti, soprattutto dopo la decadenza del regime mutualistico (1974) che affidò alle Regioni, e quindi alla politica, la competenza in materia sanitaria.
La maggior parte degli innumerevoli scandali che hanno investito il sistema sanitario potevano essere evitati se si fossero adottate le seguenti regole:
-i medici in organico nelle strutture pubbliche tassativamente non possono svolgere attività privata (tanto meno “intramoenia”)
-le convenzioni tra pubblico e privato, rivelatesi terreno di frodi e di ruberie, vanno abolite.
Non va mai confuso un sistema che ha obiettivi di prevenzione e cura della salute di tutti i cittadini con un sistema imprenditoriale, privato, che ha come obiettivo il profitto economico ed è in concorrenza con la Sanità pubblica dalla cui inefficienza ha tutto da guadagnare, senza contare gli imbrogli contabili e i rimborsi su prestazioni non effettuate o gonfiate.
Deve risultare chiaro a tutti che sanità pubblica e quella privata non agiscono in una situazione di normale concorrenza (qui si decide della vita e della morte dei cittadini), ma vi è una entità statale che ha interesse, non solo morale ma anche economico, di avere cittadini più in salute possibile, per diminuire la spesa e quindi deve agire sulla prevenzione, i vaccini, l’educazione alimentare, sessuale, sanitaria in tutte le scuole, la tutela dell’ambiente, il registro dei tumori, con la valutazione dell’Istituto superiore di Sanità sui farmaci.
Vi è un’altra entità che ha obiettivi esattamente opposti, ma che oggi detiene un potere quasi assoluto, che sono le multinazionali farmaceutiche, che hanno il monopolio della ricerca e producono farmaci che non hanno l’obbiettivo di guarire malati, ma di renderli dipendenti a vita da molecole studiate per controllare i sintomi.
Naturalmente sia le farmaceutiche che le strutture sanitarie private hanno il massimo interesse ad avere più clienti possibili ed hanno un appoggio potente da chi li fabbrica con cibo spazzatura, degrado ambientale, ignoranza, droghe e alcol.
La scelta dei futuri medici di lavorare per la salute di tutti e quella dei ricercatori nella direzione della prevenzione e guarigione, è una scelta etica e l’unico modo di concepire la professione medica, L’altra medicina, oggi dominante, fin da medici di famiglia a libro paga delle multinazionali, corrisponde a logiche malvage di chi fa della malattia un affare disgustoso, dove si agisce con crudeltà, cinismo e logiche di morte.
Paolo De Gregorio

SEMPRE SULL’ANNIVERSARIO DELL’EUROPA

Celebrazioni della dittatura europea. Horus: Io mi chiedo non si poteva anche evitare questa pagliacciata? Infondo, si tratta di celebrare l’anniversario di una dittatura finanziaria!!!
Io continuo a chiedermi, come potevano Paesi diversi tra loro per lingua, cultura, moneta, imposte, giurisprudenza, livelli inflazionistici, produttività, livelli occupazionali ed altro integrarsi agevolmente in una comunità economica, senza che qualcuno non ci rimettesse le penne? Secondo quale criterio logico due o più Paesi, come Italia, Grecia, Spagna,Francia, Germania ecc. ecc. Potevano pensare di convivere agevolmente in un’aerea economica come Eurolandia? Ormai è sotto gli occhi di tutti l’unione monetaria oggi, è solamente un’oscena dittatura finanziaria, dove la stabilità dei prezzi viene per norma prima del benessere e della pace. L’euro è stato un progetto fallimentare qualora il suo intento fosse stato quello di ottenere il benessere socio-economico tra i Paese aderenti; è stato un progetto ben realizzato qualora la mission dell’oligarchia bancaria sia stata quella di privare gli Stati di pezzi di sovranità ed assoggettarli maggiormente al diktat dei mercati finanziari, poiché i Paesi membri di un’unione monetaria emettono titoli di debito in una valuta su cui non hanno alcun controllo, con la conseguenza che i mercati finanziari detengano il potere di condurli al default. I cittadini sono stanchi di non dover dipendere da una cricca di burocrati che a loro volta dipendono dalle lobby bancarie e da un intreccio di interessi che muovono le loro decisioni a discapito dell’interesse dei popoli. Basta leggere il combinato 127 tfue e 3 tue per capire che ci troviamo davanti ad una tirannia finanziaria.
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Ad ogni abbraccio, un muro che cade e una paura che svanisce.

“Benvenuti nel Paese dove la corruzione non è un’eccezione, ma la regola, dove la polizia non è di Stato, ma lo Stato è di polizia;
benvenuti nel Paese nelle mani degli opportunisti, dei furbi, dei ladri, benvenuti nel Paese che mette in fuga i suoi cervelli migliori, che limita l’istruzione invece di incentivarla, che diffonde spazzatura al posto della cultura; benvenuti nel Paese dove i grandi evasori fiscali vengono agevolati e dove i ladri di pane vengono processati e condannati; benvenuti nel Paese dove gli appalti vengono pilotati dalla mafia, dalla camorra, dalla ‘ndrangheta con l’accordo dello Stato, benvenuti nel Paese delle stragi impunite e degli eroi lasciati soli e dimenticati; benvenuti nel Paese dove chi ha una fedina penale sporca può essere eletto a rappresentare un popolo e dove, chi governa, non si vergogna a mettere le mani nelle tasche dei cittadini onesti, ma prova ribrezzo a metterle nelle proprie. Benvenuti nel Paese che ha sottratto il futuro ai giovani e il presente agli anziani.
BENVENUTI IN ITALIA”.
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EMA :- )
Anna Fideli
Il motivo principale che accomuna molti piddini a non votare il M5S, lo scoglio più duro da superare, il dubbio più forte che li attanaglia, ha finalmente un nome: Ema.
Gran parte di essi lo reputano Il Problema, di difficile soluzione, di compromesso insostenibile, di difficilissimo e complicato approccio. Ma chi è Ema? Un uomo? Una donna? Un’idea? Non si sa, neanche loro riescono a spiegarlo, li manda in confusione. Dopo Ema riescono a malapena a pronunciare un nome, di persona o di città, poi si guardano intorno smarriti, in cerca di un aiuto da casa, o dalla sede di partito. Ema, Ema…. chi sei veramente? Che poteri magici hai verso queste persone che tieni avvinghiate a te? Lasciali liberi…. o almeno dài loro modo di esprimere un concetto per intero, invece che solo e sempre “Ema Grillo, Ema la Raggi, Ema Roma, Ema Livorno, Ema Genova”.

TESSERE
Francesca Scoleri
In Calabria tessere del PD a famiglie mafiose, addirittura a soggetti vicini alla “testa pensante della ‘ndrangheta reggina”
In Campania annullate più di tre quarti degli ultimi tesseramenti per irregolarità. “Più di tre quarti”.
Ad Agrigento tessere PD intestate ai defunti.
Anche a Pisa i morti non riposano in pace e si ritrovano iscritti al PD.
A Frosinone aumento esponenziale sospetto di tesserati. Più di mille in un mese. Saranno i successi del governo Renzi ?
Lievitazione di tessere anche a Crotone. Incertezza sulla conferma dei nuovi arrivati.
Un’epidemia.
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Con tutte le loro tessere marce o fasulle potranno farsi una sega (scusate il termine da falegnami).

Non solo la Madia ha spacciato per propria la tesi di laurea che invece in parte è stata copiata da altri, ma sembra che anche gli articoli scientifici siano in parte copiati. E beh, che sarà mai? Renzi ci ha messo due minuti a fare un Governo fotocopia, quando ci metterà la Madia a farsi fare una tesi autentica dagli amici avvocati di babbo Renzi o babbo Lotti o babbo Napolitano o babbo Berlusconi? Noi siamo i maestri delle fotocopie. Quello che ci mancano solo gli epuratori.

STOP EURO
Copio: Negli anni 90 l’Italia era la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Cosa è cambiato? Dell’ Italia nel dopoguerra non era rimasto quasi più nulla, una nazione che aveva il PIL del Bangladesh, e che doveva decidere in che direzione andare per risollevarsi. Da quando i padri fondatori, seduti sulle macerie hanno stilato la Costituzione più bella del mondo che garantisce i diritti umani fondamentali, e i nostri nonni e padri si sono sacrificati spaccandosi la schiena per una nazione migliore, l’Italia in 35 anni è risorta dai cumuli di macerie diventando la quinta potenza mondiale e il primo Paese al mondo per risparmio privato e per ricchezza privata pro-capite. Fino ad arrivare al 1994, quando le agenzie di rating ci definivano “Economia leader d’Europa”, quando “stracciavamo” la Germania sia in produzione che export. Un Paese sovrano di se stesso ricco, ricchissimo, diritti garantiti, Stato sovrano, Parlamento sovrano, Costituzione sovrana. Una legislazione del lavoro che era invidiata da tutto il Pianeta. Il Bicameralismo perfetto, abbinato ad un sistema elettorale di tipo proporzionale, non ha impedito all’Italia di diventare quinta potenza economica al mondo, e di avere tra i migliori sistemi di tutela sociale e civile per i lavoratori e le famiglie. La legge sul divorzio, quella sull’aborto, lo Statuto dei lavoratori, la riforma del diritto di famiglia, il Sistema sanitario nazionale, furono tutte leggi approvate con l’attuale sistema costituzionale. Perché negli ultimi anni siamo scesi così in basso? Nel 1993 dei tecnocrati europei che nessun italiano ha mai eletto avevano creato il Trattato di Maastricht, poi nel 2007 quello di Lisbona, fino ad arrivare all’ Unione Europea (che una volta erra Comunità Europea) con la conseguente creazione della moneta unica, tutti fattori che lentamente negli anni hanno esautorato il Parlamento del tutto, hanno tolto all’Italia la sovranità monetaria, e hanno persino violato già in parte la nostra Costituzione. Cari politici, ma se la costituzione è la stessa dei “tempi d’oro”, i sistemi politici lo stesso, forse il problema non sarà rappresentato dalle cose che oggi abbiamo di diverso da quei tempi, ovvero l’austerity e l’Euro ?

http://www.jedanews.it/blog/storia-2/italia-potenza-mondiale-costituzione/

RENZI HA DEPENALIZZATO I REATI FISCALI
Elio Lannuti, presid. Adusbef (Associaz. a difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativ) ha denunciato Renzi per aver depenalizzato i reati fiscali “travalicando le sue competenze e commettendo così un falso in atto pubblico”. Tra i favoriti B, Profumo e Prada.
Renzi ammise che le norme in questione erano opera sua.
Lannutti chiede alla magistratura di accertare se con questa legge, «probabilmente scritta da studi legali che difendono imputati eccellenti di frodi fiscali” e con cui si colpiscono i contribuenti onesti, mentre «gli evasori sottraggono 120 miliardi l’anno» all’Erario, Renzi sia andato oltre i limiti delle sue competenze. Renzi aveva depenalizzato, con effetto retroattivo, i reati di frode ed evasione fiscale se l’Iva o le imposte sui redditi evase non superavano il 3% del totale dichiarato. Risultato: chi più evade più guadagna.
Chi fattura un milione di euro, poteva evadere fino a 30 mila euro, chi fattura un miliardo poteva evadere, 30 milioni di euro. Uno schiaffo ai contribuenti onesti e un vero e proprio regalo per una serie di famosi personaggi e aziende di primo piano. La norma rischia di far saltare una lunga serie di processi. «Dai fondi neri e tangenti degli appalti Finmeccanica alla presunta frode fiscale nella cosiddetta “operazione Brontos”, che vede indagato anche l’ex amministratore delegato di Unicredit Profumo (245 milioni di euro sottratti al fisco. Tra i potenziali beneficiari i Riva dell’Ilva di Taranto e la famiglia Aleotti, proprietaria della Menarini Farmaceutici, nella bufera per i «178 milioni spesi per acquistare il 4% di Banca Mps», che gli inquirenti sospettano siano arrivati «da 1,2 miliardi di euro accumulati con la contestata truffa sui principi attivi dei farmaci, con la corruzione di pubblici ufficiali e con numerosi reati di frode fiscale». Senza contare i vantaggi che ne avrebbero tratto big dell’imprenditoria «come Prada (ha sborsato 470 milioni, ma la procura di Milano come “atto dovuto” ha ancora aperto un fascicolo per “omessa o infedele dichiarazione dei redditi”, che vede indagati proprio Miuccia Prada, Patrizio Bertelli, e il loro commercialista) e Armani (270 milioni)».

ANALFABETI FUNZIONALI
Siamo 59.777.000 abitanti. Il 23% ha meno di 24 anni. Il 34% ha più di 60 anni. Di questi una larga fetta ha più di 80 anni, quasi tutte donne, e non sono scolarizzati. Per quanto ci siano stati dei miglioramenti rispetto all’immediato dopoguerra, il tasso di scolarizzazione italiano è tra i più bassi in Europa e assistiamo, per il quinto anno consecutivo, al calo degli iscritti al sistema scolastico. Solo 3 persone su 10 hanno un diploma. I laureati sono il 13,1% . 7 italiani su 10 sono analfabeti di ritorno cioè sanno leggere e scrivere (anche se non molti errori, basta vedere i blog) ma non riescono a capire il significato di un articolo di giornale o di una informazione data per tv né sintetizzare un evento. C’è chi dice che questi ‘analfabeti funzionali’ siano addirittura l’80%. “ Questo vuol dire che tra la gente che abbiamo attorno a noi, al caffè, negli uffici, nella metropolitana, nel bar, nel negozio sotto casa, 8 su 10 sembrano ‘normali’, discutono con noi, fanno il loro lavoro, parlano di politica e di sport, sbrigano le loro faccende, ma sono diversi. Non capiscono per es. il significato di parole come ‘democrazia’, ‘equilibrio dei poteri’, ‘stato sociale’, ‘derivati’, non conoscono le funzioni di Governi e Parlamento, ignorano i diritti dei cittadini…La complessità della realtà sfugge loro, capiscono solo slogan, impressioni istintive, del reale colgono barlumi, segni semplici, lampi di significati privi tuttavia di organizzazione logica, razionale, riflessiva. Non sono analfabeti “strumentali”, perché bene o male sanno leggere e scrivere e sanno fare conti semplici (comunque c’è un 5% che non sa nemmeno quello); ma sono analfabeti “funzionali”, sotto il livello minimo di comprensione nella lettura o nell’ascolto di un testo di media difficoltà. Hanno perduto la funzione del comprendere, e spesso – quasi sempre – non se ne rendono nemmeno conto. Eppure votano come gli altri e le sorti del Paese dipendono anche da loro.

POLETTI
Ministro Poletti, quello che ha detto che con 320 euro al mese ci si può vivere dignitosamente.
2014, 45.000 suicidi a causa della disoccupazione. Il ministro Poletti: “Pensavo peggio”.
2016, un milione di italiani sono emigrati all’estero per cercare lavoro. Ministro Poletti: “Bisogna correggere un’opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi”
Ministro Poletti: “Troppi tre mesi di vacanza, mandiamo i ragazzi a lavorare GRATIS”
2017, in un incontro con gli studenti, Ministro Poletti: “”Il lavoro? Meglio giocare a calcetto che inviare curriculum”.
Poletti e il calcetto.
Orfini e la play station.
Ma dove li ha trovati questi Renzi? Nel bar sotto casa?
Poletti, la colpa non è tua ma di quell’imbecille che ti ha messo al governo e di quegli altri imbecilli che lo hanno votato.
Intanto il figlio di Poletti si fa passare per giornalista copiando gli articoli di Repubblica, ma siccome ha l’intelligenza alta come quella del padre, copiava addirittura gli articoli di Ezio Mauro, il che francamente è un po’ troppo.
Talis pater, talis filius
Il resto del tempo giocano a biliardino.
Renzi se non son meno intelligenti di lui non li vuole, e detto di uno che passava il tempo in tv a sparare balle o a giocare a play station con Orfini……

Torino ha il 1° debito d’Italia,3,1 mld nel 2008!! Un fardello che pesa per circa 3.500 € sulla testa di ogni torinese.Le Olimpiadi invernali del 2006,volute con forza dal Pd,hanno fatto più danni che bene.Se nel 2001 il debito di Torino era di 1,7 miliardi, nel 2007 era salito a 2,98.Gli ultimi dati della Cgia di Mestre hanno visto questa cifra salire fino a 3,1 miliardi
A Roma la situazione debitoria lasciata dai governi precedenti,Veltroni,Alemanno e Marino,è tragica
Oggi ci troviamo con un debito finanziario ancora da pagare di 9 miliardi e un debito commerciale, cioè nei confronti dei privati,di 3,1 miliardi
E in queste condizioni Roma avrebbe dovuto accollarsi anche le spese di altre Olimpiadi?
Quelle di Rio in totale ammontarono a 30 miliardi
Dove mai avremmo trovato una somma simile quando il Governo deve già aumentare le tasse e tagliare lo stato sociale solo per trovare i 7 miliardi di multa richiesti dall’Ue?
Le Olimpiadi di Roma sarebbero state una sciagura nazionale ma malgrado ciò,per favorire palazzinari come Caltagirone,il Pd e i suoi accoliti si sono buttati in un accanimento contro la Raggi che possiamo definire solo demoniaco!

La Raggi aveva promesso di rinegoziare il debito ma il 60% dei debitori risultano non rintracciabili
Quale altro abisso di corruzione c’è dietro l’oscurità del debito di Roma?
E ancora c’è chi ha votato Richetti,parte di quello stesso Pd che ha portato avanti questo debito come nulla fosse? Sono questi gli amministratori competenti e capaci? Ed è per favorire gli interessi sporchi che sono dietro di loro che si è sviluppata la campagna diffamatoria contro la Raggi sostenuta da quasi tutti i media nazionali? Un Paese con un debito di 2.250 miliardi, debito che nel solo mese di marzo è aumentato di 32,7 miliardi, ha la faccia di chiedere altri debiti? E presenta pure il sopruso di continuare a pagare parlamentari decaduti come Minzolini che ci è costato altri 160.000 euro senza che abbia mai reso i 65.000 che aveva rubato!!

PD,150.000 TESSERE ABUSIVE
Travaglio
Il 6 marzo i titolari di una tessera del Pd secondo l’Anagrafe degli iscritti erano 296 mila. Ovvero più di 150 mila in meno rispetto ai 449.434 del 3 aprile, dati ufficiali forniti dall’Organizzazione del partito, peraltro non contestati ufficialmente da nessuna mozione. I 449 mila ieri sono lievitati, nel comunicato finale della Commissione congresso, a 450.352. Dal 28 febbraio, giorno in cui si è chiuso ufficialmente il tesseramento, al 4 aprile, si è andati avanti grazie a una serie di deroghe informali, che hanno consentito la registrazione delle tessere anche oltre i tempi stabiliti dal regolamento. Nessuna delibera ufficiale, ma la possibilità di acquisire iscritti arrivati dopo i termini.
Il giorno dopo la chiusura dei congressi nei circoli tutti giurano di non voler fare polemica, tutti si dichiarano soddisfatti e tutti promettono che la battaglia vera sarà ai gazebo. Ieri sera sono arrivati i risultati finali: Matteo Renzi, si considera un trionfatore con i suoi 176.657, pari al 66,73%; Andrea Orlando considera i suoi 66.842 voti, pari al 25,25%, ottenuti in 3 settimane, un “miracolo”; Michele Emiliano veicola i 21.220 voti, pari all’8,02%, come “un risultato eccezionale”. Eppure, i casi dubbi a livello locale sono venuti fuori uno dopo l’altro, di giorno in giorno. E anche i dati forniti in maniera ufficiale e ufficiosa nelle ultime settimane non collimano.
Secondo fonti interne della Commissione del congresso, dunque, gli iscritti all’Anagrafe erano 296 mila. Secondo i lavori dello stesso organismo (del quale fanno parte rappresentanti di tutte e tre le mozioni) ai 450.320 finali si arriva con la successiva certificazione del tesseramento. Perché in quel numero non venivano conteggiate intere federazioni. Domanda legittima: si tratta di tessere nuove, tutte arrivate dopo il limite massimo o di ritardi giganteschi? Secondo le stesse fonti interne, non vuol dire automaticamente che le tessere non esistessero e che sono state fatte tutte dopo: “Può essere tutto regolare ma può anche essere che nell’ultimo periodo si sono fatte tessere nuove”, spiegano. Cosa, quest’ultima, proibita dal Regolamento: il tesseramento, infatti, si è chiuso ufficialmente il 28 febbraio 2017. Opacità. Questo è il dato più eclatante. Ma in realtà per capire che c’è una certa anomalia nei numeri basta soffermarsi sulle dichiarazioni fatte da Lorenzo Guerini, che fino alle dimissioni di Renzi era il responsabile Organizzazione del Pd, poi è stato per un breve periodo il Presidente della Commissione per il congresso, e poi a metà marzo si è dimesso, perché nominato coordinatore politico della mozione dell’ex segretario. Guerini, che per il tesseramento di questo (ma anche degli anni precedenti) si è impegnato a fondo, diceva il 1º marzo: “Gli iscritti al Pd nel 2016 sono 405.041. Questo il risultato dopo le comunicazioni delle federazioni regionali, in attesa delle verifiche e delle certificazioni che le Commissioni territoriali per il congresso stanno svolgendo e che concluderanno nei prossimi giorni e al netto del tesseramento dei Giovani democratici che ha modi e tempi autonomi”. Si trattava di dati ufficiosi, dunque. Ai quali però vengono poi aggiunti i circa 25 mila Giovani democratici e 10 mila tessere fatte online, ma non vengono sottratte quelle annullate per presunti brogli.
Tanto è vero che dal Pd renziano i dati che vengono diramati nelle ultime settimane, sulla base dei numeri forniti all’Organizzazione dalle Federazioni, attraverso le commissioni provinciali per il congresso (come spiegano dal Nazareno), sono di 430 mila tesserati. Poi, improvvisamente, martedì sera il dato finale. L’Organizzazione dem sostiene che ci sono stati 266.726 votanti su 450.352 iscritti. La discrepanza nei numeri non altera il dato dei singoli candidati, e neanche quello della vittoria di Renzi (che gli altri due riconoscono). Ma evidentemente vuole arginare l’idea di un partito sempre più ristretto. Nel 2013, quando si svolse : “Può essere tutto regolare ma può anche essere che nell’ultimo periodo si sono fatte tessere nuove”, spiegano. Cosa, quest’ultima, proibita dal Regolamento: il tesseramento, infatti, si è chiuso ufficialmente il 28 febbraio 2017. Opacità. Questo è il dato più eclatante. Ma in realtà per capire che c’è una certa anomalia nei numeri basta soffermarsi sulle dichiarazioni fatte da Lorenzo Guerini, che fino alle dimissioni di Renzi era il responsabile Organizzazione del Pd, poi è stato per un breve periodo il Presidente della Commissione per il congresso, e poi a metà marzo si è dimesso, perché nominato coordinatore politico della mozione dell’ex segretario. Guerini, che per il tesseramento di questo (ma anche degli anni precedenti) si è impegnato a fondo, diceva il 1º marzo: “Gli iscritti al Pd nel 2016 sono 405.041. Questo il risultato dopo le comunicazioni delle federazioni regionali, in attesa delle verifiche e delle certificazioni che le Commissioni territoriali per il congresso stanno svolgendo e che concluderanno nei prossimi giorni e al netto del tesseramento dei Giovani democratici che ha modi e tempi autonomi”. Si trattava di dati ufficiosi, dunque. Ai quali però vengono poi aggiunti i circa 25 mila Giovani democratici e 10 mila tessere fatte online, ma non vengono sottratte quelle annullate per presunti brogli.
Tanto è vero che dal Pd renziano i dati che vengono diramati nelle ultime settimane, sulla base dei numeri forniti all’Organizzazione dalle Federazioni, attraverso le commissioni provinciali per il congresso (come spiegano dal Nazareno), sono di 430 mila tesserati. Poi, improvvisamente, martedì sera il dato finale. L’Organizzazione dem sostiene che ci sono stati 266.726 votanti su 450.352 iscritti. La discrepanza nei numeri non altera il dato dei singoli candidati, e neanche quello della vittoria di Renzi (che gli altri due riconoscono). Ma evidentemente vuole arginare l’idea di un partito sempre più ristretto. Nel 2013, quando si svolse il congresso di Renzi contro Cuperlo, gli iscritti erano 535 mila (e votarono in 298 mila, il 55,34%). Nel congresso del 2009 gli iscritti erano 820.607, i votanti furono 462.904. La sua risposta a questo calo di partecipazione l’ha data ieri Renzi, tornando al Tg3: “Gli iscritti al Pd sono comunque gli iscritti del più grande partito europeo. Centinaia di migliaia di persone si sono messe in fila e hanno votato. Si può fare polemica su tutto, io preferisco fare proposte per l’Italia”. Fine della questione per lui. Per capire di quale entità sono le irregolarità bisognerà vedere come vanno a finire i ricorsi sui casi locali dubbi, all’esame della Commissione congresso.

RIDERE : – )

Una signora sulla cinquantina, a un certo punto della sua vita, comincia ad avere un problemino alquanto fastidioso: le flatulenze sommesse. Questo malanno le comincia a rovinare la vita sociale, l’ambiente di lavoro, si sente poco gradita, respinta, imbarazzata, le fa dappertutto. Così decide che non può continuare e va dal dottore: “Vede sono un poco imbarazzata a dirglielo ma, ecco, ho grossi problemi con i peti silenziosi, mi stanno rovinando l’esistenza. Pensi che anche durante la sua visita ho continuato a farli incessantemente, mi sento imbarazzatissima, cosa può fare per me?”. E il dottore: “Prima di tutto vediamo di scegliere il suo nuovo apparecchio acustico…”.
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Benvenuto in Media World, in cosa posso aiutarla.?
– Go da farghe on regalo a ‘na me amica che la compie i ani e pensavo a ‘na machina fotografica con esposizion automatica da 18 megapixel…
– Con che obiettivo.?
– Beh, ciavàrla…
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Gesù e San Pietro percorrono annoiati in Ferrari le vie della città quando San Pietro dice: “Maestro, guarda, lì c’è Lazzaro”. “Ah, bene, adesso gli facciamo prendere un bello spavento!”. Detto e fatto, Gesù accelera e investe il povero Lazzaro che viene scaraventato violentemente a terra. Gesù frena e retrocede fino al corpo esanime, abbassa il finestrino e dice: “Lazzaro, alzati e cammina!” ma il cadavere rimane immobile. “Lazzaro, alzati e cammina!” ma non ottiene alcun risultato. Gesù, un po’ preoccupato, scende dall’auto e si avvicina al morto, lo osserva e ritorna di corsa all’auto, gridando: “Pietro, andiamocene di qui, presto! Quello non è Lazzaro!”.
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Quattro signore molto pie chiacchierano in salotto davanti a una tazza di te. La prima racconta orgogliosa alle amiche: “Sapete mio figlio è un prete. Ogni volta che entra in una stanza con altra gente tutti si alzano in piedi e lo chiamano padre”. La seconda allora replica: “Mio figlio invece è vescovo e chi lo incontra lo chiama sempre Vostra Grazia”. La terza donna allora dice: “Sapete, invece mio figlio è un cardinale e quando incontra qualcuno questo si inginocchia e lo chiama Vostra Eminenza”. Intanto, visto che la quarta signora continua a sorseggiare il suo te in silenzio, la prima delle altre tre la incoraggia a raccontare anche lei qualcosa di suo figlio: “Dunque…?”. E la quarta allora fa: “Mio figlio è un muscoloso spogliarellista, alto uno e novanta, quando entra in una stanza la gente dice Mio Dio!
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Tre amiche si incontrano.
Una ha l’amante, un’altra è fidanzata e la terza è sposata. Decidono di provare una nuova tecnica di seduzione per cui, tutte e tre, nella stessa notte, indosseranno un body di pelle nero, tacchi a spillo e una maschera nera sul viso, per accogliere i loro uomini.
Il giorno dopo si danno appuntamento per confrontare le loro esperienze.
Quella con l’amante racconta: “Appena ha aperto la porta, vedendomi con body, tacchi a spillo e mascherata ha incominciato a urlare come un selvaggio, abbiamo fatto l’amore 4 volte, sul tappeto…”
Quella fidanzata a sua volta, racconta: “Io mi sono messa il body, i tacchi e la maschera, però un po’ mi vergognavo e quindi mi sono coperta con un cappotto. Quando è arrivato a casa, e mi ha tolto il cappotto, è rimasto di stucco, mi ha riempito di baci e trascinato sul letto, dove abbiamo fatto l’amore due volte di seguito…”
Quella sposata racconta: “Bene, anche io mi sono messa body, tacchi e maschera… è arrivato mio marito, si è buttato sul divano, si e’ grattato i maroni, ha preso il telecomando e ha gridato:
‘Cosa c’è per cena Batman?’
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Tre uomini sono in fila per entrare in paradiso. Il primo racconta la sua storia. “Per lungo tempo ho sospettato che mia moglie mi tradisse, così oggi sono tornato a casa prima per coglierla sul fatto. Appena sono entrato nel mio appartamento al venticinquesimo piano ho subito percepito qualcosa che non andava ma ho cercato dappertutto e non sono riuscito a trovare il tipo. Finalmente sono uscito sul balcone ed eccolo lì, appeso a 25 piani dal marciapiede. A questo punto, incazzato come una bestia, ho iniziato a dargli calci ma lui niente, non cadeva. Così ho preso un martello e ho cominciato a martellargli le dita e così finalmente è caduto giù. Dopo una caduta di 25 piani è atterrato su una siepe e non è morto. Non sono riuscito a resistere, sono andato in cucina, ho preso il frigorifero e gliel’ho lanciato addosso, uccidendolo sul colpo. Ma a causa della rabbia mi sono beccato un infarto, morendo lì, sul balcone”. “Sembra proprio che tu abbia avuto una morte terribile” dice San Pietro, e ammette l’uomo in paradiso. Arriva il turno del secondo uomo che comincia: “È stato un giorno molto strano. Vede, io abito al ventiseiesimo piano del mio palazzo, e ogni mattina faccio ginnastica sul mio balcone. Stamattina devo essere scivolato su qualcosa, mi sono sbilanciato e sono cascato oltre la ringhiera. Per fortuna sono riuscito ad aggrapparmi alla ringhiera del balcone dell’appartamento sotto al mio. A un tratto è uscito fuori questo tipo sul balcone. Io ho pensato di essere salvo finalmente, ma questo ha iniziato a picchiarmi e a darmi calci. Mi sono tenuto con tutte le mie forze fino a quando il tipo non è rientrato nell’appartamento a prendere un martello con il quale ha cominciato a martellarmi le dita. A questo punto ho mollato ma ho avuto di nuovo fortuna cadendo in una siepe dopo un volo del genere. Ero intontito ma per il resto tutto a posto. Quando ho iniziato a pensare che tutto sarebbe andato per il meglio ecco che arriva questo frigorifero dal cielo e mi schiaccia sul posto”. Ancora una volta San Pietro deve ammettere che si tratta di una morte parecchio terribile. Il terzo uomo arriva davanti a San Pietro che gli chiede la sua storia. Il terzo uomo comincia: “Si immagini questo… Ero lì nudo e nascosto dentro un frigorifero…”.

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