Nuovo Masada

febbraio 20, 2017

MASADA n° 1832 20-2-2017 I POLITICI DELLO SFASCIO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:27 pm

MASADA n° 1832 20-2-2017 I POLITICI DELLO SFASCIO

Italia ultima in Europa. Grazie a Renzi abbiamo doppiato anche la Grecia – Come mai le altre economie europee vanno meglio della nostra – Sic transit gloria Renzi – Il Prof. Domenico De Masi: l’avanzata della miseria – Scomparsa della sinistra – Morte della Grecia – Vittorio Feltri – Attacco sessista di Libero alla Raggi – E’ stato firmato il CETA- 10 strategie della manipolazione mediatica- Tutte le sfumature della sinistra

Di tutto restano tre cose:
la certezza che stiamo sempre iniziando,
la certezza che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza che saremo interrotti prima di finire.

Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione, un nuovo cammino,
della caduta un passo di danza,
della paura una scala,
del sogno un ponte,
del bisogno un incontro
.

Il bello di questa poesia è che è di Fernando Sabino, il brutto è che Renzi l’ha fatta sua. citandola al congresso, anche perché lui di incontri non ne fa con nessuno. Le citazioni non finiscono qui. Anche la frase “La scissione ha le sue ragioni che la ragione non comprende’, è una estrapolazione di una famosa frase di Pascal “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non comprende”. Un tempo Renzi aveva come ghost writer la signorina Andrea Campolongo, una grecista, (quella della ‘generazione Telemaco) che gli scriveva slogan e twitter e che se ne andò sbattendo la porta perché Renzi non la pagava. Oggi chi è che ha preso il suo posto? Certamente qualcuno con una buona preparazione umanistica e a cui piace la poesia e la filosofia.
.
Congresso Pd. Più non avevano niente da dire, più gridavano forte per dirlo.

Per citare Crozza:
Ma in fondo che cosa ha fatto Renzi per tre anni? Alla fine del Governo Renzi cosa è rimasto? Una cosa che è una non l’ha fatta.
La sua legge elettorale non c’è più. L’Italicum è stato definitivamente bocciato
(La legge sulla Pubblica amministrazione è stata giudicata incostituzionale)
(La legge sulla scuola è stata rifiutata da tutta la scuola)
Il Senato è rimasto com’era
Le Province pure
La ripresa non c’è
e il Jobs act non funziona
Cioè Renzi è stato lì tre anni per fare cosa?
Piuttosto che perderli così tre anni poteva imparare a suonare l’ukulele. Ma tu dirai: “E che cazzo te ne fai dell’ukulele?” Sì, perché che cazzo che te ne fai di Renzi? E’ la stessa roba.

SIC TRANSIT GLORIA RENZI
Marco Travaglio

Tre anni fa, il 21 febbraio 2014, Matteo Renzi varcava il portone del Quirinale con la lista dei ministri del suo primo e forse ultimo governo. Gli italiani, che avessero votato Pd o un altro partito, speravano in lui. Era giovane, brillante, dinamico, popolare e un p o’ populista, alieno dalle polverose fumisterie ideologiche e politichesi del vecchio politburo pidino. Parlava come mangiava, non pareva avere scheletri nell’armadio e soprattutto nessuno poteva imputargli nemmeno un grammo di responsabilità dello sfascio a cui i governi precedenti avevano ridotto l’Italia. Per questo, due mesi prima, aveva stravinto le primarie contro Cuperlo. Per questo, un mese prima, gli era stato perdonato l’incontro al Nazareno col pregiudicato B.: Renzi aveva proposto a Grillo, con un’intervista al nostro giornale, di sedersi intorno a un tavolo per riformare la legge elettorale (c’era ancora l’Italicum) e la Costituzione (allora si parlava di abolire il Senato), ma Grillo l’aveva mandato a quel paese, ed era giusto provare a coinvolgere almeno l’altra metà dell’opposizione nella riscrittura delle regole. Per questo i più digerirono anche l’altra robusta forzatura: il benservito a Letta senza passare per le urne, in barba alle promesse contrarie e agli “Enricostaisereno”.
Pochi notarono (noi fummo tra questi) quel che accadde quella sera di tre anni fa, nelle tre ore di drammatico colloquio fra il giovane premier e l’anziano presidente Giorgio Napolitano: non solo la lista dei ministri con cui Renzi uscì dal Quirinale era diversa da quella con cui vi era entrato; ma anche il Renzi dopo la cura era una persona diversa dal Renzi prima della cura. Si seppe poi che Re Giorgio aveva eccepito sulla nomina della Boschi alle Riforme, un po’ per l’inesperienza dell’avvocatina di Laterina (Arezzo), un po’ per il suo forte legame personale con Matteo. Lui però aveva garantito per Maria Elena e l’aveva spuntata. Il che però lo pose in condizione di inferiorità sui dossier più delicati: l’Eco nomia, dove Renzi puntava sul tecnico “apolitico” Guido Tabellini, rettore alla Bocconi, mentre Napolitano, molto sensibile alle sirene partitocratiche ed europee, impose un politico di scuola dalemiana, Pier Carlo Padoan, e la ebbe vinta; e la Giustizia, dove Renzi voleva il pm antimafia Nicola Gratteri per rivoluzionare la macchina inceppata dei processi, mentre Napolitano preferiva lo status quo e infatti calò la carta sbiadita del pupillo Andrea Orlando. Renzi voleva anche l’ex sindaco di Bari Michele Emiliano al Mezzogiorno, ma Re Giorgio cassò anche quel nome. Oltre all’handicap di essere un magistrato (cioè un appestato), Emiliano si era pure permesso di dissentire dall’appello del Colle per l’indulto e l’amnistia. Vade retro, Satana.
E quella, con gli occhi di oggi, fu la sua fortuna: pur avendo appoggiato Renzi per poi staccarsene sul referendum delle trivelle, sulle norme pro-petrolieri e pro-Ilva, sulla “riforma” costituzionale, Michelone è stato uno dei pochi leader Pd a non sedersi al tavolo di Renzi o ad alzarsene digiuno (e Dio sa quanto gli sia costato). Infatti ora è il successore più credibile. Tre anni fa i capatàz pidini erano troppo indaffarati a saltare sul carro del vincitore e i giornaloni e le tv troppo impegnati a erigere al nuovo padrone del vapore monumenti equestri di bava e saliva per notare o segnalare la metamorfosi che, in tre ore appena, aveva trasformato il Rottamatore in Restauratore dell’Ancien Régime, il Grande Innovatore nel l’ultimo Gattopardo; per collegare il Patto con B. alle consegne che il regista neppure tanto occulto del Quirinale gli aveva passato, in cambio dell’avallo alla cacciata dell’adorato Letta; per capire o per scrivere che il Sire del Colle aveva imposto a Renzi, in cambio di Palazzo Chigi, di fare ciò che non era riuscito a Letta: le larghe intese Pd-centrodestra per sfasciare la Costituzione, che poi è il programma politico dei poteri forti nazionali e internazionali da quando esistono i 5Stelle. Un nuovo “arco (in)costituzionale” per tagliare fuori i barbari “populisti” e far governare l’Italia non da chi prende i voti, ma da chi decidono lorsignori nelle segrete stanze di Roma, Bruxelles e Francoforte. Renzi accettò e in quel preciso istante firmò la sua condanna a morte (politica).
Tutto ciò che è accaduto dopo è l’inevitabile conseguenza di quella sciagurata genuflessione: patti con Alfano e Verdini, inciucioni con B., Buona Scuola, Italicum, controriforma Boschi, Jobs Act, abolizione dell’art. 18 e della tassa sulla prima casa, voucher, ponte sullo Stretto, regalini a Mediaset, sfascio della Rai renzizzata, leggi anti-magistrati e pro-evasori, bonus acchiappavoti, pappa-e-ciccia con banchieri, Confindustria, Jp Morgan, Marchionne, Confalonieri e Briatore. Anche perché Renzi una sua classe dirigente non l’ha mai avuta (vedi le facce patibolari e i quattro compari di strapaese che si porta appresso) e, per le cose serie di soldi e affari, ha preso a prestito quella vecchia. Ora siamo alla resa dei conti. Il Pd, devitalizzato senza più anima né identità, implode. E le indagini sul Giglio un tempo Magico e ora Tragico s’infittiscono, scoperchiando altarini che quasi nessuno voleva vedere. Renzi viene accoltellato da chi fino all’altroieri lo santificava. E, finalmente solo, si rivela per quello che non era, ma si è condannato con le sue mani a essere: non uno statista ma un quacquaracquà, non una risorsa ma una zavorra per sé e per gli altri. Quello che Anthony Trollope, ne Il Primo Ministro, descrive così: “L’uomo senza radici, senza passato, senza valori, incapace di un prolungato e serio impegno, l’uomo che porta con sé desolazione e rovina”. Una prece.

La Meloni dice che Renzi è come il famoso pazzo sull’autostrada. Conoscete la storiella? Un uomo in macchina sente alla radio: “Attenzione un veicolo in contromano sull’autostrada”. E lui: “Uno? Saranno almeno 2000 in contromano. L’unica speranza è che si vada a schiantare.

Storiellina
Dopo un lungo tira e molla, Renzi e Grillo si incontrano da Vespa per un confronto.
Grillo esordisce dicendo a Renzi: “Noi vinceremo sicuramente, perchè, a differenza vostra, ci circondiamo di persone intelligenti. Se vuoi adesso te lo dimostro.” “Di Battista vieni qui.”
– “Si, Beppe dimmi pure.”
– Allora se ti dico: ‘E’ figlio di tuo padre ma non è tuo fratello, chi è? Che mi dici?
Di Battista riflette un momento e poi dice.
– “Ma che domande… Ovvio, sono IO!”
A quel punto Renzi resta perplesso per la tempestività della risposta e per aver effettivamente notato l’intelligenza di Di Battista.
Così quando torna nella sede del Pd vuole vedere se i suoi fidati compagni sono altrettanto intelligenti. Chiama Orsini e gli dice “Adesso ti faccio un indovinello. Ti dico che Di Battista ha risposto dopo 15 secondi. Vediamo se anche tu sei così bravo. ”
– “Dimmi Matteo, sono pronto.”
– “E’ figlio di tuo padre ma non è tuo fratello’. Sai dirmi chi è?”
Orsini ci pensa un po’ ma niente non riusciva a sbrogliare questo indovinello. Incuriosito dalla risposta chiede a Matteo Renzi
– Allora, chi è?

ITALIA, GRANDE MALATO D’EUROPA
Blog di Grillo
L’Italia è ULTIMA nel continente, l’unica a crescere nel 2016 meno dell’1%, più che doppiata dalla Grecia (2,7%) e dalla Spagna (2,3%), distanziata anche dalla Francia (+1,4%), dalla Germania (+1,6%) e dal Portogallo (+1,6%), per non parlare dei Paesi fuori dall’euro, che crescono in media più di quelli interni all’eurozona (+4,4% la Romania, +3,5% l’Ungheria, +3,2% la Polonia, +3,1% la Croazia, +2,9% la Bulgaria, +2,4% la Svezia, +2,6% la Repubblica Ceca, +1,5% il Regno Unito).
L’Italia è a tutti gli effetti il grande malato d’Europa.
Se siamo tornati a una fragilissima crescita, dopo ben due fasi recessive (2008-2009 e 2012-2014), è per alcuni motivi che poco c’entrano con i nostri pessimi Governi. Da una breve analisi dei dati si può concludere che:
Nel 2009, nel 2010 e nel 2011, prima dell’arrivo di Monti, in tutta Europa si è sforato ampiamente il limite del 3% deficit/Pil per effetto dei cosiddetti “stabilizzatori automatici” (indennità di disoccupazione, cassa integrazione e altri sussidi indipendenti dall’azione degli esecutivi). Questo ha permesso una ripresa dopo il tracollo mondiale del 2008
Nel 2011 è iniziata l’era dell’austerità, con particolare virulenza in Italia dove Monti ha sia tagliato la spesa che aumentato la pressione fiscale, mentre il Pil ha cominciato a contrarsi. La decrescita si è protratta fino a tutto il 2014, durante il Governo Letta e il primo anno del Governo Renzi
Dal 2015 è iniziata una piccola ripresa, quasi fisiologica, e comunque trascinata da fattori internazionali particolarmente favorevoli. Su tutti il crollo del prezzo del petrolio, la svalutazione dell’euro provocata dalle manovre monetarie espansive di Mario Draghi e l’abbassamento del costo del debito dovuto sempre al Quantitative Easing della Bce. Inoltre, viste le ultime tendenze politiche (crescita partiti euroscettici, Brexit, Trump) la Troika ha addolcito per un paio d’anni l’austerità consentendo al Governo Renzi di stabilizzare il rapporto deficit/Pil intorno al 2,5% sia nel 2015 che nel 2016.
Tutto ciò ha permesso il +0,7% del 2015 e il +0,9% del 2016 (ancora da confermare).

Bisogna ora spiegare, però, perché le altre economie europee sono cresciute molto più di quella italiana.
In sintesi i motivi sono due:
1) hanno utilizzato meglio la flessibilità. L’esempio tipico è quello spagnolo, dove il Governo Rajoy ha diminuito strutturalmente la pressione fiscale, invece che elargire bonus elettorali a pioggia (80 euro) e decontribuzioni temporanee (18-20 miliardi di euro di costi in prospettiva)
2) hanno continuato a sforare il 3% del rapporto deficit/Pil. Questo è il punto fondamentale. Il Governo Renzi ha urlato per anni ai quattro venti di essere contro l’austerità, ma alla fine l’Italia è stato l’unico grande Paese europeo rimasto entro i folli parametri di Maastricht e del Fiscal Compact.
La Spagna sfora il tetto europeo da anni, con un deficit al 10% (!) nel 2008, al 7% nel 2013 e ancora al 4,4% nel 2016. Spazio fiscale con cui si sono abbassate le tasse e stimolati gli investimenti. Lo stesso ha fatto la Francia, con un deficit al 4,8% nel 2012, al 4,1% nel 2013 e ampiamente sopra il 3% anche l’anno scorso (dati OCSE). La Germania, da parte sua, sfora le regole europee da un altro punto di vista: il suo surplus commerciale ha raggiunto proporzioni astronomiche (8,3% del Pil nel 2016 contro il 6% massimo consentito). In questo modo l’economia tedesca impoverisce i vicini europei sfruttando una moneta molto più debole dei suoi fondamentali.
Si dirà che all’Italia non è concessa tanta flessibilità perché ha un debito troppo alto. Sono balle! Il problema del debito pubblico è solo ed esclusivamente politico. La Bce ha dimostrato che una banca centrale può garantire il debito controllando i tassi di interesse. Basta che compri i titoli di Stato non venduti sui mercati. E poi la stessa Spagna ha già sforato la soglia del 100% debito/Pil, la Francia ci è vicinissima e la Germania pure, se solo si contasse la montagna di debito che nasconde nella sua Kfw (l’equivalente della nostra Cassa Depositi e Prestiti).
La verità è diversa: l’Italia è un boccone prelibatissimo ed è sotto attacco. Il capitale estero mira a saccheggiare il nostro risparmio privato da record e ad eliminare un concorrente temibile sui mercati internazionali. Il problema è che la nostra classe dirigente, da Monti a Renzi passando per Gentiloni e l’onnipresente Napolitano non fa gli interessi degli italiani, ma del nemico.

I NUMERI DELLA DISFATTA

Paolo secondo
Intervento delirante dell’arch. Eleonora Carrano su Tor di Valle, E’ questa una delle peggiori aree di Roma, una specie di favela dove crescono solo sterpaglie e delinquenza. In questo mondo italiano dove si pensa ancora in termini marxisti, l’ Architetto Eleonora Carrano fa confusione tra “speculazione edilizia” e “sviluppo edilizio”. Nel caso dello stadio di Roma non c’è alcuna speculazione.
Privati investono capitali privati (1,7 miliardi, ci vuole un bel coraggio di questi tempi) per lo sviluppo di una area di proprietà privata, garantendo di coprire in proprio tutte le opere di urbanizzazione necessarie e/o concordate con le autorità.
Contrariamente a quanto affermato dall’ Arch. Carrano, tutte le città del mondo consentono deroghe ai piani regolatori per opere che siano considerate di pubblica utilità. Il Comune di Roma, nella passata amministrazione (Marino), ha già deciso che l’ opera è di interesse pubblico, sia per le necessità dello sport sia per la necessaria riqualificazione della zona..
Ci sono buoni motivi per ritenere che la corrente amministrazione possa confermare la delibera della passata amministrazione, specie se le obiezioni riguardo la cubature e il verde saranno accettate dagli imprenditori.
Lasciamo perdere le implicite e non troppo velate considerazione di tipo anti-capitaliste dell’ Arch. Carrano. Chi investe ha diritto di ricavare profitti, anche ingenti. Non siamo mica in Unione Sovietica.

Gran canea in tv. Tutti chiedono se non ci sia un accanimento delirante contro la Raggi e pure lo rifiutano con disdegno. Di Battista e Di Maio tuonano e guadagnano consensi. Scuse pietose da parte degli pseudo giornalisti lanciati come bulldozer.
Poi, il giorno dopo, soliti titoloni in prima pagina contro la Raggi. L’ordine dei giornalisti inesistente. Come se nulla fudesse. Facce da schiaffi e coscienza sotterrata.

UN PAESE ALLO STREMO
MoVimento 5 Stelle

Se è vero che la pazienza è la virtù dei forti, gli italiani sono i più forti del mondo. Stanno dimostrando una calma incredibile nei confronti del governo e del partito che il governo ce l’ha in mano: il Pd. Pensate per un attimo a quello che stiamo subendo. Il Paese sta sempre peggio: disoccupazione, povertà, debito pubblico, imprese che chiudono, licenziamenti, pensioni da fame, giovani che fuggono. Uno scenario apocalittico.
Da quando è iniziata la legislatura, durante la quale si sono succeduti tre premier che non hanno avuto alcuna legittimazione popolare, il Pd di governo si è occupato solo di salvare le banche demolendo i risparmiatori, di fare favori alle lobby del gioco d’azzardo e del petrolio, di fare tagli alla sanità e alla scuola, di abolire i diritti dei lavoratori, di fare una riforma costituzionale dannosa e giustamente bocciata dagli italiani, di fare una legge elettorale antimovimento5stelle salvo ripudiarla quando si sono resi conto che così non era e infine vederla demolita dalla Consulta. Quattro anni buttati al cesso.
Quattro anni di megastipendi a deputati e senatori che hanno lavorato solo per i propri partiti pigiando bottoni a chiamata. Quattro anni di rimborsi elettorali: 45,8 milioni di euro solo per il Pd. Dopo il 4 dicembre hanno detto che sarebbero andati via e che si sarebbe votato e invece ecco Gentiloni. E dagli italiani pazienza. Gentiloni doveva essere temporaneo e invece ora il Pd lo ha blindato garantendo che arriverà fino al 2018. E ancora pazienza. In questi giorni si sta consumando la scissione del Pd. Mentre il Paese si disintegra, il presidente del Consiglio si trastulla insieme al partito di governo in una spartizione di poltrone e poteri personali. L’italiano guarda, forse impreca, ma porta ancora pazienza, si rimbocca le maniche e continua ad andare avanti, ha altro a cui pensare; “la troveranno una soluzione” pensa, “mi lasceranno votare prima o poi”.
Non sarà così. I mesi che ci attendono saranno devastanti. Il Pd non ha nessuna soluzione per il Paese, pensano alle banche degli amici, alle multinazionali che li finanziano e alle poltrone di parenti e colleghi. Gli italiani porteranno ancora pazienza, perché noi italiani siamo così, siamo persone per bene. Ma tutto ha un limite. Il limite è settembre, quando i parlamentari, dopo tutta questa farsa, si intascheranno finalmente la pensione. A quel punto la pazienza sarà esaurita. Ci sarà l’armageddon dei partiti. L’italiano vorrebbe evitare di perdere le staffe, “lasciatemi votare” pensa “lasciatemi votare e fatemi scegliere il futuro che voglio per il Paese. Non tirate troppo la corda” Non provocate oltre il popolo. Si può andare al voto a giugno approvando la proposta del M5s per la legge elettorale a marzo e ad aprile sciogliere le Camere. Se andate oltre (con le vostre beghe, con un premier invisibile, per prendervi la pensione) gli elettori se lo ricorderanno.

IL MES O SALVASTATI
CLAUDIO
Fino a pochi anni fa in ogni articolo che leggevo che riguardasse l’economia, la finanza, l’autonomia e sovranità degli stati, il FMI (Fondo Mondiale Internazionale) era descritto in termini poco lusinghieri quando non veniva additato al pubblico ludibrio, poiché fornendo prestiti agli stati indebitati, imponeva condizioni capestro che riducevano notevolmente la qualità della vita delle popolazioni, colpendo in particolare il welfare ed i diritti e le conquiste sociali dei lavoratori. Ed ecco che il FMI sembra essere divenuto un campione di virtuosità e disponibilità umana, in confronto ad una nuova istituzione di stampo finanziario europeo, che è purtroppo passata in sordina presso l’opinione pubblica. Mi riferisco al Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM), denominato mediaticamente ed impropriamente Fondo Salva Stati (in realtà gli stati semmai li affonda, portandoli alla rovina). Questa nuova istituzione (ennesima dimostrazione che non c’è mai limite al peggio), sulla quale sarei pronto a scommettere che quasi nessuno sa nulla, soprattutto della gravità delle concessioni, privilegi e potere che gli sono stati conferiti dagli stati partecipanti, in pratica dovrebbe ricevere montagne di denaro da ogni stato partecipe, che alla bisogna, li riceverà indietro pagandovi sopra degli interessi. Sì, avete capito bene, gli Stati conferiscono una cospicua parte delle loro entrate a questo Fondo per poi dover richiedere in prestito il proprio denaro pagandovi fior di interessi, ma la cosa più grave è che da quel momento in pratica lo stato richiedente il prestito perde la sua sovranità perché viene commissariato dall’ESM, che gli imporrà condizioni capestro per garantirsi il rientro del credito concesso. Ma la cosa più grave è che la leadership di questa nuova istituzione finanziaria europea è priva di qualsiasi controllo pubblico e politico. In pratica detiene un potere immenso che sovrasta la politica ed impone condizioni unilaterali ed inappellabili e non è eletta da nessun organismo democratico ed è inoltre dotata di totale immunità ed impunità, può fare ciò che vuole senza rendere conto a nessuno, senza che nessuno possa indagare e perseguire i responsabili per eventuali reati commessi, non si può accedere agli atti, non si possono perquisire gli uffici, non si può confiscare la documentazione, non si possono perseguire penalmente i funzionari. Neppure gli Ambasciatori ed i Consoli Generali che godono dell’immunità diplomatica godono di simili privilegi e poteri. Un tale disegno è stato certamente concepito per dare la spallata finale alla sovranità degli Stati per consentire alla finanza di spogliarli di tutti i loro beni di valore e per ridurre la popolazione in condizioni di schiavitù. Grecia docet. Il rischio è che il prossimo Paese a “collaudare” l’ESM potrebbe essere l’Italia, che è molto più appetibile della Grecia per i soloni della finanza internazionale, e con i politici insipienti che ci ritroviamo una tale ipotesi è tutt’altro che remota.

In Grecia l’Ue ha ordinato anche l’abolizione delle tredicesime.

MORTE DELLA GRECIA
Mario sommossa

Occupati da altri problemi, ci siamo forse dimenticati della Grecia e dell’incerta situazione dei suoi debiti. Purtroppo per loro (e anche per noi) le loro sofferenze non sono per nulla finite e a scadenze prestabilite il problema si ripresenta. Entro il luglio prossimo Atene dovrebbe restituire ai vari creditori istituzionali stranieri ben sei miliardi di euro e, nel frattempo, il suo debito pubblico è arrivato al 180% del prodotto nazionale lordo. Ciò significa, in altre parole, che rappresenta quasi il doppio di quanto vale la sua economia annuale.
Tutti i programmi di rifinanziamento che hanno consentito, attraverso nuovi prestiti a tassi agevolati, di posticipare i pagamenti in scadenza prevedono che la Grecia riesca a finire di pagare il dovuto solo nel 2059. Lo sta facendo alle date concordate, grazie ai surplus di bilancio ottenuti da risparmi sulle spese, riforme strutturali (ad esempio con la riduzione delle pensioni, la diminuzione degli stipendi degli impiegati pubblici, una riforma delle leggi sul lavoro ecc.) e nuove tasse. La scadenza di luglio è la più vicina ma, prima della fine dell’anno, dovrà ripagare altri sette miliardi circa. Successivi versamenti importanti (dagli undici ai quattordici miliardi ogni anno) sono previsti nel 2019, 2036, 2037, 2039 mentre nelle altre annualità le cifre dovrebbero non superare gli 8/9 miliardi di euro nei dodici mesi.
Per un Paese di soli dieci milioni di abitanti e con un tessuto produttivo piuttosto ridotto si tratta di cifre molto importanti e, se si vuole essere sinceri con se stessi, è ben difficile immaginare che tutta l’operazione vada a buon fine.

Fino a poco fa i Governi greci avevano continuato a chiedere un taglio del debito, ma con scarso successo. Oggi, il dibattito è su come rendere sostenibili gli impegni concordati e proprio sulla sostenibilità degli impegni esiste la prima frattura tra il Fondo Monetario Internazionale e il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM). Il primo, conscio delle reali difficoltà, ha proposto una moratoria su tutti i debiti greci fino al 2040 ma i creditori europei insistono (l’ultimo meeting è dello scorso 29 gennaio) nel sostenere che la Grecia è in grado di ripagare i crediti ricevuti. Il dissidio tra le due controparti assume grande importanza perché sia il FMI sia l’Unione Europea sono entrambi creditori e le condizioni per il terzo programma di aiuti devono essere decise entro la fine di marzo. L’organismo finanziario internazionale ritiene che l’imposizione voluta dall’Europa, quella che impone ai greci di realizzare un surplus nel 2017 corrispondente al 3,5 percento del PIL, sia irraggiungibile e si rifiuta di partecipare a un nuovo piano di rifinanziamento se le condizioni non saranno rese più praticabili. D’altra parte l’Europa è in difficoltà ad acconsentire a causa delle opinioni pubbliche restie a venire incontro alle esigenze elleniche. Inoltre, il Governo tedesco aveva ottenuto l’autorizzazione dal proprio Parlamento a compartecipare alle operazioni di “bailout” solo se vi avesse preso parte anche il FMI. Senza quest’ultimo, Berlino dovrebbe opporsi a qualunque nuovo piano di aiuti anche se deciso e supportato da Bruxelles.
Nel 2015, grazie a un aumento delle tasse, Atene aveva realizzato un surplus dello 0,7 % e sembrerebbe che nel 2016 sia arrivata addirittura al 2 % (si badi bene: non si tratta di una crescita dell’economia locale, che è invece in costante impoverimento, ma solo della differenza tra entrate e uscite dello Stato). Nuovi aumenti dell’imposizione fiscale su una popolazione già allo stremo e con un ridotto potere d’acquisto sono politicamente impraticabili e non si riesce a capire come si possa creare un grande avanzo di bilancio nel 2017 senza nuovi licenziamenti nel settore pubblico e una riduzione generalizzata della spesa. L’aumento della disoccupazione che ne conseguirebbe, comunque, diminuirebbe ancor di più il potere d’acquisto generalizzato e farebbe calare ancora di più il PIL.
Tutti i soggetti coinvolti vorrebbero chiudere le discussioni sull’argomento prima che inizino le campagne elettorali in alcuni Paesi europei per evitare che il debito greco diventi materia di discussione elettorale, ma il tempo che resta è ben poco e, per ora, non s’intravedono soluzioni percorribili. In Olanda si voterà in marzo, in Francia in aprile e a settembre sarà la volta della Germania. In questa situazione, anche Atene non gode di stabilità politica sicura e una nuova stretta sull’economia farebbe aumentare il già profondo malcontento popolare con conseguente rischio di crisi di Governo.

La maggioranza di cui gode Tzipras è di soli 5 deputati e il suo è pur sempre un Governo composto da una coalizione eterogenea. Per cercare di mantenere quel che resta del suo consenso, l’ex “cattivo ragazzo” ha deciso di utilizzare una parte dell’avanzo di bilancio del 2016 per distribuire un bonus a tutti i pensionati, suscitando però le reprimende dei creditori. Bisogna mettersi nei suoi panni: aveva promesso alla popolazione che i sacrifici sarebbero stati temporanei e che l’economia si sarebbe stabilizzata e tornata virtuosa. Tuttavia, dopo tre anni di sofferenze, gli era indispensabile dare l’impressione che le cose stessero migliorando e quella piccola elargizione doveva servire a dimostrarlo.
Se ora fosse costretto alle dimissioni per l’abbandono di qualche deputato della sua maggioranza, si andrebbe a nuove elezioni e la campagna elettorale che la maggior parte dei partiti svolgerebbe sarebbe centrata sulla promessa di abbandono dell’austerità’. Si accentuerebbero i toni anti euro e anti Europa e il risanamento del debito diventerebbe ancora più improbabile. Non resterebbe che dichiarare il default e vedere la Grecia uscire dalla moneta unica.
Che succederebbe allora all’Euro e agli altri Paesi con alti debiti pubblici come l’Italia? La speculazione si scatenerebbe, ci sarebbe un forte aumento dello spread e anche noi saremmo costretti a considerare l’abbandono della moneta comune. Qualcuno che già lo chiede ne sarebbe contento, ma che ne sarà di tutti i detentori di mutui che si troverebbero ad avere debiti in euro da dover ripagare con una nuova lira svalutata di almeno il trenta percento? E cosa faremo del nostro debito pubblico verso l’estero (circa il cinquanta percento del nostro debito totale)? Dichiareremo fallimento o lanceremo una “patrimoniale” per riuscire a non farci espellere dalla comunità finanziaria internazionale?
L’Euro fu, molto probabilmente, un errore in assenza di un’unità politica e fiscale ma, ora che c’e’, o tutta l’Europa, in primis la Germania, capisce che sono necessarie maggiore solidarietà e lungimiranza tra gli Stati membri o “mala tempora currunt”. Anche a Berlino.

Le scuole private paritarie non si possono finanziare, se fanno pagare una retta agli alunni. Perché in tal caso sono attività commerciali, e il finanziamento si configura come aiuto di Stato. Lo dice il Consiglio di Stato in una recente sentenza. Non avrebbe dovuto essere evidente da sempre?
.
ECCO IL PD COME TRATTA I VIGILI DEL FUOCO CHE SALVANO I TERREMOTATI!
Luigi Gallo

Il Governo ha tagliato 60mila posti da precari nel corpo dei vigili del fuoco! E’ una vergogna che ormai da tempo denunciamo come M5S quella delle condizioni precarie e delle strutture fatiscenti in cui sono costretti a vivere e lavorare quotidianamente i nostri pompieri. Chiediamo il rispetto delle direttive europee che prevedono per la sicurezza dei cittadini che ci sia 1 vigile del fuoco ogni 1500 abitanti. In Italia ne abbiamo 1 ogni 15mila!!!!

Oreste2
Dicono: “La vita è dura e ingiusta. Occorre farsene una ragione. E attrezzarsi”
Socialmente parlando è una pazzia. Uno Stato, entità giuridica, si basa sulla legge. Una società può basarsi unicamente sulla giustizia, perché è costituita da persone che stanno insieme per realizzare uno scopo comune di benessere e giustizia.
Una società può stare in piedi senza uno Stato ma uno Stato non sta in piedi senza una società. Se la società non è in grado di consentire una vita giusta a chi non sa attrezzarsi da solo, finisce la società stessa ed il suo scopo.
Se so attrezzarmi da solo, che bisogno ho di far parte di una società?
E’ la stessa frase che sento ripetere continuamente da chi sceglie di perseguire l’interesse personale prevaricando sugli altri, sfruttando anche la disgregazione della società e magari favorendola.
L’economia è sfasciata, abbiamo la disoccupazione più alta della nostra storia, sono stati smantellati i diritti del lavoro e il nostro Paese viene svenduto a privati e stranieri.
Ogni giorno indagano un po’ di politici o amministratori pubblici o imprenditori per aver rubato o peggio, siamo l’unico Paese occidentale dove la mafia può gestire il territorio, l’amministrazione e gli appalti pubblici.
Siamo leader nel mondo occidentale per evasione fiscale e corruzione, numero e confusione di leggi e inefficienza del sistema giudiziario.
La sanità è allo sbando e la gente non si cura perché mancano i soldi, aumenta in modo esponenziale la povertà e sono sempre di più gli italiani che fanno la coda alle mense di carità o che cercano da mangiare tra i rifiuti di mercati e supermercati.
Il nostro welfare è stato saccheggiato e va in malora per poter passare al privato.
Non conoscevo Michele, non so se era debole o forte ma non è questo il vero punto.
Non puoi far cadere una persona in un letamaio e se ci muore dire che non era abbastanza forte per venirne fuori.
Una persona normale discute su come togliere il letamaio, non si mette a discutere sulla capacità di sguazzarci dentro.

L’AVANZATA DELLA MISERIA
PROF DOMENICO DE MASI
In un mondo di adulti iper-occupati, di giovani inoccupati e di anziani pensionati, questo squilibrio inquietante può essere evitato solo attraverso quattro azioni radicali: •spingere il processo di automazione in modo che tutto il lavoro bruto sia delegato alle macchine, riservando agli esseri umani le sole attività flessibili e creative; abolire l’età di pensionamento obbligatoria e uguale per tutti, affidando l’uscita dal lavoro alla contrattazione individuale tra lavoratore e datore di lavoro; •ridurre l’orario del lavoro esecutivo e spalmarlo su tutta la vita attiva del lavoratore •migliorare la cultura e l’organizzazione del tempo libero •dedicare la massima attenzione educativa alla longevità, all’ozio creativo, alla decrescita serena •ridistribuire il lavoro, la ricchezza, il sapere,il potere e le tutele •assicurare un ruolo centrale all’etica e all’estetica.
.
I dati Istat fotografano un Paese in cui cresce la povertà assoluta: “Una ripresa dei Paesi ricchi è impossibile perché sono talmente ricchi che non possono aumentare ulteriormente la loro ricchezza. L’unica è redistribuire la ricchezza finché di ricchezza ce n’è. La povertà e la disperazione sono benzina per l’incendio”. “Non si è ancora scatenata la rabbia. E’ questa la fortuna dei politicanti che vediamo a Ballarò, degli economisti che suonano il violino della ripresa sul Titanic. Ma succederà, perché la crescita delle diseguaglianze a questo porta”.
Domenico De Masi, sociologo, professore di Sociologia del lavoro alla Sapienza di Roma, lo ripete da anni: il refrain della ripresa è una gigantesca invenzione su cui tutti siamo seduti, che viene propinata dalle élite che ci governano e dicono “balle” al popolo anziché la verità: “Altro che ripresa, siamo destinati a decrescere e l’unica strada per governare questo ineluttabile processo è contenere le diseguaglianze redistribuendo la ricchezza che resta, assicurando a tutti il necessario e togliendo il superfluo dove c’è”.
La povertà assoluta in Italia tocca ormai 4,6 milioni di persone, il massimo dal 2005. “Le parole dei nostri governanti ed economisti non sono solo false, sono criminali. Per quanto potranno ignorare ancora questa insoddisfazione globale per l’iniqua distribuzione della ricchezza che galoppa?”.
Dieci anni fa 85 persone al mondo secondo Forbes possedevano da sole la ricchezza di tre miliardi e mezzo di persone, la metà dell’umanità intera. Oggi, dieci anni dopo, i poveri hanno la ricchezza non più di 85 persone ricche ma di 65. La tendenza sembra dire che arriveremo al punto in cui una sola persona possederà praticamente tutto. Altro dato, per l’Italia: nel 2007, cioè alla vigilia della grande crisi, dieci famiglie avevano la ricchezza di tre milioni di italiani, dopo otto anni di crisi le stesse famiglie hanno la ricchezza di 6 milioni di italiani, cioè hanno raddoppiato la loro ricchezza mentre raddoppiava il numero dei poveri. Questi dati dimostrano quanto galoppa la disuguaglianza.
Da quando un modello di vita ha prevalso diventando dominante su altri si è rotto qualcosa. Durante la Guerra Fredda tra Occidente e Oriente, un mondo orientale in nome del socialismo rinunciava alla ricchezza di pochi ma assicurava ai suoi cittadini la sopravvivenza, la scuola e la sanità. Magari imponendo altri prezzi su altri fronti, certo. E’ quello che succede ancora oggi a Cuba, per qualche tempo ancora. Poi c’era un mondo basato sul liberalismo che poneva in primo piano la capacità dei singoli per cui i più capaci hanno di più e i meno capaci hanno di meno. Con la caduta del Muro di Berlino, in effetti, il Comunismo non ha perso ma il Capitalismo non ha vinto. Perché il primo sapeva distribuire la ricchezza senza saperla produrre, il secondo la sa produrre e non sa distribuirla. E’ un paradosso ormai acclarato per tutti i Paesi capitalisti.
Ma economisti e politici continuano a dire che c’è una ripresa. Una ripresa dei Paesi ricchi è impossibile perché sono talmente ricchi che non possono aumentare ulteriormente la loro ricchezza. Noi, Italia, su 196 Paesi siamo all’ottavo posto al mondo come Pil. Ogni italiano ha un Pil pro capite di 36mila dollari. I cinesi ne hanno 6000 dollari, gli indiani 1.500. Come facciamo noi ad aumentare ancora?
Le promesse sul rilancio dell’economia non sono solo balle, sono esternazioni criminali. Sono dichiarazioni di economisti e politici che o non sanno come stanno le cose e allora hanno una colpevole ignoranza oppure sanno come vanno le cose e dicono bugie e sono dei criminali.
E la gente che affolla il Titanic suonando il violino della ripresa?
E’ la gente che vedi in tv la sera a Ballarò, da Vespa. E’ gente che parla per compiacere il Principe dice che le cose stanno andando meglio, quando sarebbe onesto verso il popolo dire “guardate, siamo cresciuti tanto e non possiamo crescere di più”. Non c’è niente da fare. Possiamo solo sperare di mantenere la posizione in cui siamo e decrescere lentamente con minori diseguaglianze possibili. Per non diminuire la nostra dose di “felicità”, dovendo però decrescere, dobbiamo togliere le cose superflue in modo che quelle necessarie rimangano a tutti.
Le famose spending review che si sono evitate a tutti i costi, arrivando a “tagliare” i commissari incaricati di farle?
Se pensa che abbiamo una situazione della sanità molto peggiore a quella di quattro anni fa, che oggi il cittadino paga molte più medicine per cui alcuni non potendo comprarle neppure si curano più… Per avere un’analisi clinica da parte di una Asl devi aspettare quattro o cinque mesi e nel frattempo muori… Beh, in un Paese ancora ricco come il nostro è una vergogna.
L’unica è redistribuire la ricchezza finché di ricchezza ce n’è. Ognuno di noi getta la metà di quello che ha nel frigorifero. Educazione dei cittadini all’autorisparmio, forse. Ma se il voto viene dato ancora oggi a soggetti che portano avanti visioni liberali dell’economia non ne verremo mai a capo. Quelle idee ci porteranno a capo fitto in una terza rivoluzione perché prima o poi la gente si stufa. Vedi quanti episodi ci appaiono folli, le sparatorie, gli attacchi di gente apparentemente uscita di senno. La povertà e la disperazione sono benzina per l’incendio. Non è altro che la punta dell’iceberg di una insoddisfazione globale per l’iniqua distribuzione della ricchezza.
Qualcuno parlando di “decrescita felice” sembra intravvedere perfino del “bello” dietro alle nuove povertà, un po’ come i neorealisti nel cinema del Dopoguerra…
Macché, di felice c’è ben poco. Quello è sempre il bello visto dalla parte dei ricchi. E’ un racconto della povertà e della Chiesa sui poveri che sono “beati perché loro è il regno dei cieli”. E’ un fatto consolatorio: possiamo dire che nel 2016 queste forme di contenimento sono del tutto desuete e insufficienti? L’unica vera consolazione, se si può dire, è che i poveri trattengono ancora la rabbia. Perché quando esploderà i non poveri avranno da rimettere. Quando ci fu la Rivoluzione francese furono ghigliottinati 23mila nobili. E’ questo – anche nelle forme più civili che una rivolta assumerebbe oggi – che le élite, più di tutto, non vogliono”.

DI BATTISTA
IL PARADOSSO INTORNO AL M5S

“Dato che voi insistete tanto sulla legalità il sistema mediatico vi fa le pulci, dato che gli altri non hanno mai fatto dell’onestà la propria bandiera beh, vengono lasciati più in pace”. Più o meno è questo quel che si sente dire negli ambienti giornalistici. E ancora: “dato che voi avete un codice di comportamento (tra l’altro elogiato dal PM anti-mafia Nino Di Matteo) noi dobbiamo verificare con estrema attenzione se viene applicato o meno, gli altri non ce l’hanno o comunque sappiamo che non lo applicano quindi li lasciamo stare”.
Io non ho mai criticato l’attenzione da parte del mondo dell’informazione, anzi, ho sempre pensato che tutta questa “pressione” avrebbe migliorato il M5S. Lo penso ancora. Allo stesso tempo penso che l’informazione abbia il dovere di informare i cittadini per garantire loro maggiori diritti e – ripeto – per instaurare un processo di crescita virtuosa all’interno delle forze politiche. Se l’obiettivo di parte del mondo dell’informazione diventa boicottare una forza politica beh non chiamiamolo più mondo dell’informazione, si tratta di potere, soltanto potere, banale potere, tra l’altro legato ai partiti e (come vedremo oggi a Terni) al capitalismo finanziario.
Certo il fatto che il M5S sia sotto i riflettori in modo così morboso perché non ruba mentre quelli che rubano vengono lasciati in pace perché tanto si sa che rubano è davvero paradossale. E’ preoccupante, soprattutto è dannoso. C’è un’inchiesta aperta che riguarda la possibile corruzione sul più grande appalto d’Italia (quello CONSIP). Nell’inchiesta è indagato (per rivelazione di segreto e favoreggiamento) il Ministro Lotti, braccio destro di Renzi. Si tratta di miliardi di euro dei cittadini ma a nessuno interessa.
Ripeto, tutto questo è paradossale, dannoso, profondamente ingiusto. Io non ho mai criticato un giornalista quando mi ha fatto domande scomode, nessun medico mi ha ordinato di candidarmi e i giornalisti hanno il diritto di fare domande scomode, hanno il diritto di incalzare gli uomini politici, hanno il diritto di fare la seconda, la terza, la quarta domanda. Ma hanno il dovere di comportarsi così con tutti partendo dalle travi, non dalle pagliuzze! Altrimenti mentre cercano in modo affannoso di dimostrare che i “diversi” sono come gli “altri”, gli“altri” delinquono indisturbati…

IL CROLLO DELLA SINISTRA
Copio: “15 anni fa la sx era al Governo in tutta Europa, oggi è crisi di voti e di idee: il 2017 rischia di finire senza nemmeno un partito socialista al potere.
Prendiamo come Comune emblematico Sesto San Giovanni, a nord di Milano: la sx è quasi scomparsa. Negli anni ’50 il PCI aveva sedicimila iscritti, un abitante su due. Nel 2007, alla fondazione del PD, gli iscritti erano scesi a 800, in una città di 80 mila abitanti, uno su 100. Oggi sono circa 200, uno su 400 e sempre più anziani. Messo a confronto con i risultati del partito a livello nazionale, però, quello di Sesto si può considerare quasi un successo. Il PD ha perso in 3 anni un terzo degli iscritti e la sua leadership è divisa. Renzi è riuscito a rivitalizzare i consensi del partito per qualche tempo, poi le sconfitte per il PD si sono susseguite una dietro l’altra: da Roma a Torino alle roccaforti storiche della Toscana, come Sesto Fiorentino.
“È una magra consolazione per i dirigenti accorgersi che il csx è in difficoltà in tutta Europa. Meno di 20 anni fa i socialdemocratici governavano o guidavano coalizioni in 13 degli allora 15 membri dell’Unione europea. Il 2017 rischia di chiudersi con la sx in minoranza in quasi tutti i 28. I partiti socialdemocratici, come i loro avversari cristiano democratici e conservatori, soffrono tutti una lenta erosione iniziata negli anni Settanta e aggravatasi negli anni Duemila, a partire dalla crisi» (Paolo Chiocchetti, politologo e ricercatore all’Université du Luxembourg). «Per i socialisti, al momento, si prevede che il calo continui nel 2017 e che ci sarà un’esclusione dal Governo nella maggior parte dei Paesi europei..Portogallo e Grecia fanno eccezione ma sono casi isolati. In Francia i socialisti perderanno quasi certamente la presidenza e molto probabilmente la maggioranza parlamentare, mentre in Olanda rischiano di finire esclusi anche dal ruolo di minoranza che hanno al Governo. Solo nel 2016 la sx ha perso elezioni in Spagna, Croazia, Irlanda, Lituania e Repubblica Ceca. Al referendum su Brexit e alle elezioni presidenziali in Austria ha visto larghe fette del suo elettorato tradizionale schierarsi con i partiti dell’estrema dx. L’Economist ha calcolato che l’area politica della sx moderata ha perso dall’inizio della recessione a oggi circa un terzo dei suoi elettori, il crollo più grave dalla fine della Seconda guerra mondiale… Il Pd italiano se la vede sempre più nera: a iscriversi restano solo pochi intimi. Crollo delle tessere. Partito diviso. Fuga degli scritti. Disaffezione. Fallimento del quotidiano l’Unità. In Emilia Romagna il Pd ha visto scendere le iscrizioni dalle 76mila del 2013 ai 37mila dell’anno appena trascorso. A Torino in un solo anno gli iscritti sono passati da 7800 a 4900. Negli ultimi 3 mesi Renzi ha perso 8 punti. Del resto il Pd neoliberista appiattito sulle posizioni di Renzi ha perso ogni carattere di sinistra. Grazie a questa virata verso il neoliberismo, si dice che il Pd abbia perso 5 milioni di elettori. Ma ancor oggi, con un Parlamento in aule deserte che non ci pensa nemmeno a legiferare sul sistema elettorale e nessuno fa nulla per i terremotati o i giovani senza futuro, il Pd si sta avvitando per dare in ogni modo 97 milioni alla società del golf!! Non ci sono parole!

VITTORIO FELTRI
Vittorio Feltri è abituato da sempre a non fare informazione ma diffamazione e se ha perpetrato la sua condotta postribolare è perché in Italia l’unica privacy che si rispetto è quella dei manigoldi che sono inquisiti e lottano per non avere intercettazioni.
Feltri è quello che fu querelato 35 volte da Di Pietro.
Nel 2000 fu viene radiato dall’albo dei giornalisti con delibera presa all’unanimità per 7 fotografie raccapriccianti di bambini violentati da pedofili, ma poi nel 2003 l’Ordine Nazionale dei giornalisti di Roma annullò il provvedimento.
Nel 2009 molestò Boffo come omosessuale con falsi documenti e fu sospeso dall’ordine per 6 mesi poi ridotti a 3.
Poi diffamò Fini e ne fu querelato.
Nel 2014 diffamò la magistratura difendendo Sollecito, uno degli accusati dell’omicidio di Meredith Kercher, con dichiarazioni offensive nei confronti della vittima.
Nel 1997 Feltri fu condannato dal tribunale di Monza con Gianluigi Nuzzi, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Di Pietro.
Nel 2003 fu condannato dal tribunale di Roma, insieme a Paolo Giordano, su richiesta di Francesco De Gregori, per avere travisato il pensiero del cantautore su Togliatti e sul PCI. Nel 2006 fu condannato a un anno e sei mesi di carcere per diffamazione nei confronti del Senatore Ds Chiaromonte.
Nel 2007 fu condannato per diffamazione assieme a Francobaldo Chiocci a un risarcimento di 45 000 euro in favore di Rosario Bentivegna, uno degli autori dell’attentato di via Rasella.
Nel 2011 fu condannato dal Tribunale di Milano a risarcire l’ex Senatore dei Verdi Silvestri (oggi dirigente di SEL) con 50mila euro, per un insulto omofobo.
.
ATTACCO SESSISTA DI LIBERO ALLA RAGGI
COMUNICATO STAMPA 11 FEBBRAIO 2017
Il comitato toscano “Pari Opportunità Donne M5S” si associa alle parole della sen. Michela Montevecchi per esprimere solidarietà alla Sindaca Virginia Raggi. La consigliera Silvia Noferi a nome di tutto il neonato gruppo “Pari Opportunità Donne M5S” si associa alle parole di biasimo della senatrice del M5S Michela Montevecchi relativamente all’attacco sessista subito dalla sindaca di Roma Virginia Raggi per opera del quotidiano Libero: “L’attacco sessista riservato oggi a Virginia Raggi dal quotidiano Libero, di proprietà dell’imprenditore delle cliniche private Antonio Angelucci, deputato di Forza Italia noto per il suo assenteismo record (99,5%), è il punto più basso mai registrato dal giornalismo della carta stampata. Carta stampata ricordo, che continua a nascondere le indagini dello scandalo Consip (un appalto da 2,7 miliardi di euro) in articoli in ventesima pagina e sopravvive esclusivamente grazie ai contributi di denaro pubblico elargiti tramite il voto dei partiti. Finanziamenti pubblici che il M5S sin dal 2008 propose di abolire. Mi auguro che la Presidente della Camera Boldrini, così attenta alle cosiddette ‘fake news’ online, ora rivolga lo stesso duro sguardo alle ‘fake news’ sessiste della carta stampata. Di fronte ad un grave attacco come questo, ci aspettiamo che a Virginia Raggi arrivi la solidarietà delle colleghe di ogni schieramento politico oltre che di tutte le giornaliste”. Tutte le donne del gruppo “Pari Opportunità Donne M5S” che si è costituito proprio nella scorsa settimana per far fronte comune alle criticità emerse durante il convegno del 28 gennaio scorso sulla violenza sulle donne, intendono con questo comunicato esprimere la più profonda solidarietà a Virginia Raggi e condannare con determinazione e profondo sdegno, la campagna diffamatoria di cui è oggetto. Virginia Raggi da oggi godrà anche di tutta la nostra forza per contrastare il ritorno del più becero maschilismo di cui alcuni giornali riescono a dare così vergognosa prova.

PURE’ DI PATATE
Marco Travaglio

C’è qualcosa di peggio del titolo di quel ribaldo provocatore che è Vittorio Feltri su Virginia Raggi? Sì c’è: l’ipocrisia di quasi tutta la stampa che da settimane scrive con frasette allusive e ammiccanti le stesse cose che Feltri ieri ha tradotto in quel titolo da trivio. E cioè che la Raggi avrebbe promosso Salvatore Romeo a suo capo-segreteria triplicandogli lo stipendio perché aveva una relazione sentimentale con lui. Relazione tutt’altro che esclusiva perché, leggendo fra le righe i giornaloni, si era già colto più di un accenno ad altre presunte liaison della sindaca: con l’ex vicesindaco e ora solo assessore Daniele Frongia e con l’ex vicecapo di gabinetto e poi capo del Personale Raffaele Marra.
Chi ora insorge, giustamente ma tartufescamente, contro il titolo sessista di Libero si era ben guardato dal fare altrettanto con l’assessore Berdini, che aveva confidato ben di peggio a un cronista della Stampa, e i giornali progressisti e democratici che avevano partecipato voluttuosamente alla lapidazione della Messalina capitolina, lanciando il sasso e nascondendo la mano. Nel silenzio assoluto delle paladine del femminismo e del cosiddetto Garante della privacy, che esce dal letargo solo quando c’è di mezzo un potente.
Si dirà: ma qui la privacy non c’entra, perché sono in ballo incarichi pubblici. Vero: e infatti, se la Raggi avesse scelto come suoi collaboratori dei quivis de populo senz’alcun titolo, sarebbe legittimo domandarsi e domandarle il perché. Anche sfrucugliando nella sua vita privata. Ma Frongia lavora all’Istat, insegna all’università, è stato consigliere comunale e Presidente della commissione Spending review;
Marra ha 4 lauree, è un dirigente comunale, ex ufficiale Gdf con encomi solenni e onorificenze al Quirinale (oltre a un’accusa di corruzione che nessuno, al momento della nomina, poteva sospettare);
Romeo è un funzionario laureato in Economia, esperto di bilanci e partecipate.
Se la sindaca si fidava di loro, aveva il sacrosanto diritto di nominarli in incarichi fiduciari. Quanto agli stipendi, sono o fissati per legge o inferiori a quelli assegnati alle stesse figure dalle giunte precedenti. E questo dovrebbe bastare, a prescindere dai rapporti personali.
Due anni fa, quando l’ex sindaco di Bari Michele Emiliano fu eletto governatore di Puglia, fu crocifisso perché aveva confermato in Regione la sua ex portavoce in Comune, una brava giornalista intanto diventata la sua compagna: anche quello di portavoce è un ruolo fiduciario e spetta al governatore scegliere di chi fidarsi: purché il nominato abbia il curriculum adatto.
Ciò detto, se la prova della liaison Raggi-Romeo sono le due polizze da lui a lei dedicate senza dirglielo, bisognerebbe ipotizzare che Romeo avesse rapporti sentimentali anche con i 7 o 8 beneficiari inconsapevoli (maschi) delle altre. Quindi c’è da domandarsi perché mai Berdini e molti giornali si siano avventurati su un crinale così spinoso, sessista e inutile, specie dopo aver appreso dalla Procura che le polizze non nascondono reati.
Feltri poi azzarda paragoni con le olgettine di B. Non scherziamo: fermo restando che, come abbiamo sempre scritto, B. poteva andare a letto con chi gli pareva, quella vicenda ebbe tutt’altra genesi e sbocco: la presenza di minorenni nel suo harem svelata dalla moglie prim’ancora che dai pm; la promozione di belle ragazze senz’alcun titolo a candidate in Parlamento, in Europa e in Regione; i ricatti di quelle al premier, accusato di averle pagate per tacere o mentire; i processi per prostituzione e corruzione giudiziaria; gli attacchi ai giudici e le leggi per farla franca.
Che c’entra tutto ciò con Romeo e Raggi?.
Ma liquidare questa storiaccia come un ordinario caso di sessismo sarebbe riduttivo. Se i corridoi del Parlamento parlassero, non la finirebbero di raccontare storie di letto fra politici e collaboratori. Ma raramente, per fortuna, questi spifferi di portineria finiscono sui giornali. Salvo che siano gli stessi protagonisti o qualche atto giudiziario (i casi Sircana, Marrazzo, Mele & C.) a divulgarli.
Siamo sicuri che, se al posto di Berdini che sparlava della Raggi ci fosse stato un piddino che si sfogava su un ex premier e un’ex ministra, le sue maldicenze non sarebbero rimaste nel registratore? A noi bastò un’innocua vignetta sulla Boschi per attirarci fulmini e scomuniche.
Nel caso della Raggi, invece, si ritiene lecito tutto ciò che, per gli altri, è proibito e scandaloso: i pettegolezzi sulla sua vita privata hanno invaso i media fin dal suo insediamento. Qualunque atto della sindaca è sbagliato o sospetto a prescindere, per un pregiudizio negativo che non di ricorda a proposito di nessun altro politico. Anche quando non c’era ancora il senno di poi che oggi fa apparire sbagliata questa o quella nomina. Chi era scelto dalla Raggi diventava un paria (ricordate il linciaggio della Muraro, divenuta un simbolo del male e additata anche lei per una presunta relazione con un dirigente alemanniano dell’Ama, senz’alcuna attinenza con le indagini per reati ambientali né col suo ruolo di consulente della municipalizzata dei rifiuti, dove era approdata ai tempi di Veltroni ed era rimasta in quelli di Marino e Tronca?), per poi venir promosso a cavaliere senza macchia e senza paura, a integerrimo “supertestimone” (sempre contro la Raggi) appena veniva allontanato. Intanto, a Milano, Sala nominava assessori un suo socio e una manager di Microsoft in macroscopico conflitto d’interessi (non di cuore: d’affari), e tutti zitti.
Il sessismo è una brutta malattia, ma è talmente plateale che è facile da diagnosticare e dunque curare. Il doppiopesismo e l’ipocrisia, invece, sono mali incurabili.

E’ STATO FIRMATO IL CETA

A Strasburgo è stato firmato il Ceta, il tratto internazionale con il Canada.
Ceta,TTIP e Mes Cina sono 3 trattati internazionali infami dove si manifesta in tutta la sua potenza malefica il peggior Neoliberismo incentrato in pochi magnati che vogliono dominare il mondo facendo regredire la parte più progredita dell’umanità a un Medioevo sociale, dove pochi hanno soldi e potere e tutto il resto scende a livelli di servi della gleba.
Verso tutti questi strapoteri Renzi e il suo Ministro Calenda, per non parlare dell’abietto Padoan, si sono dimostrati succubi fedeli pronti a firmare ogni nefandezza, ma il Parlamento europeo non si è dimostrato meno vile tradendo i diritti dei popoli europei.
Una volta Renzi ha avuto la faccia di dire che il M5S faceva gli interessi dei poteri forti ed è stata una delle sue peggiori menzogne.
Il M5S, oggi, in Italia e purtroppo anche in Europa, è l’unico che i poteri forti li denuncia strappando le menti deboli ai condizionamenti dei media governativi.
Tutti questi super poteri, se avessero via libera in Ue, ucciderebbero del tutto le piccole e medie imprese, annientando ogni tutela della salute e dell’ambiente, facendo regredire ancora di più i popoli,posizionandosi come macigni sui diritti di ogni Stato con la vittoria del lucro e dell’interesse di pochi potenti.
Ricordiamo che l’Ue nel tempo si è data 2400 leggi di protezione ambientale e sanitaria, mentre al di là dell’Atlantico le norme sono una dozzina.
Tutte le conquiste europee sarebbero spazzate via e di fronte a un tribunale di parte come quello che si vuole impiantare in tutto l’Occidente, persino l’inquinamento cancerogeno dell’Ilva avrebbe le sue ragioni di esistere, anzi, non solo l’Ilva non sarebbe rea di nessun reato ambientale ed umano, ma addirittura avrebbe diritto a un gigantesco risarcimento da parte dello Stato, se questi tentasse di attaccarla per il danno enorme che ha provocato.
Insomma il lucro di pochi vincerebbe su tutto e ogni idea di democrazia sarebbe spazzata via per sempre.
A questa idea perversa di turbocapitalismo Renzi e il suo Governo hanno detto di Sì.
Col CETA sono a rischio la democrazia, l’ambiente, la salute dei cittadini, la sopravvivenza delle piccole e medie imprese e persino i nostri risparmi, eppure la stampa italiana censura tutte le notizie sul Ceta. .
Kristien Pottie, regista del documentario “Ceta, un silenzioso colpo di Stato?” scrive:
“Solo le persone che sanno davvero cosa è ne parlano ed è incredibile come possano mettere una specie di velo tutt’intorno: “Non parlarne, sarà molto buono per le nostre imprese”. Non è vero, sarà buono per il business dell’1% della popolazione e non per tutti. Non sarà buono per gli aspetti economici, non sarà buono per la protezione delle norme, non sarà buono per i servizi, per i servizi pubblici. Quasi per niente. E neanche per la democrazia.
Quando ho iniziato le mie prime interviste, il testo del CETA era appena stato pubblicato – era lo scorso mese di marzo 2016 – e poi ho pensato che con queste informazioni potevo andare dai politici, porgli delle domande e vedere quanto ne sapevano su di esso. Quando ho parlato con loro, ho notato che quelli che erano contro il Trattato conoscevano abbastanza di che cosa si trattava, ma quelli che erano generalmente a favore quasi non ne sapevano nulla e non erano realmente interessati a conoscere il contenuto del Trattato.
Questi Trattati sono creati su misura per le multinazionali, per le grandi aziende e le grandi industrie perché mettono molto di più in concorrenza i vari Paesi. Questo significa che l’Europa sarà messa in concorrenza con il Canada e se la gente viene messa in concorrenza, i più forti tendono a vincere. Questo significa che le piccole e medie imprese e le entità locali, come quelle agricole, avranno molta difficoltà a competere contro le grandi multinazionali e la fortissima industria agricola in Canada. Questa è la parte economica, e poi ci sono, naturalmente, gli ICS: una corte privata grazie alla quale le multinazionali possono attaccare, usando un metodo unilaterale, i governi quando vengono modificate le leggi che vanno contro i loro profitti. Di solito, qui in Europa, i governi provano a proteggere i consumatori, i cittadini, la salute, l’ambiente, il lavoro, eccetera, ma quello che sta succedendo adesso è che questa politica neoliberista sta cercando di mettere il più possibile tutto ciò che ha a che fare con il pubblico nelle mani private. Ciò significa che i privati proveranno a fare nuovi profitti. Questo comporta che non tutti avranno più il diritto all’educazione, alla salute, a un ambiente sano, eccetera, e questo è una catastrofe.
Uno dei temi più importanti è quello della finanza. Abbiamo avuto la crisi del 2008 e stavano dicendo che dovevamo mettere delle regole. È stata la Commissione di Stiglitz che affermava: bisogna regolamentare, dobbiamo fare in modo che ci sia una divisione tra i due diversi tipi di banche di investimento e le banche in cui i cittadini mettono i loro soldi e ciò che vediamo col CETA è che ci sarà anche una deregolamentazione ancora più grande. Stanno dicendo che non possiamo più dividere una banca, non possiamo limitare la forza di una banca. Questa è una pazzia. Quando ho sentito questo, ho pensato: “Oh mio dio, è ancora peggio. Tutto quello che ho imparato era ancora peggio di quanto potessi immaginare”. Quindi, il CETA è davvero un grande colpo ma nessuno ne parla.
Quello che vediamo, prima di tutto, è che nei media mainstream nessuno quasi mai ne parla. E in secondo luogo, le istituzioni stanno cercando di spingere questi Trattati senza discuterne troppo. Per esempio, abbiamo avuto tre milioni e trecento mila firme di cittadini europei che erano contro il CETA e il TTIP. Questo è immenso, enorme e non ne hanno mai parlato, non hanno mai parlato di quelle 3.300.000 firme e questo è sbalorditivo.
Notiamo che i media sono diretti anche dalle stesse persone che stanno dirigendo l’Europa, in un certo modo. Vediamo, ogni volta, che se siete veramente per la strada, se state veramente vedendo quello che sta succedendo, vi ripetono sempre sui media e in TV, “non vi preoccupate, prenderemmo cura di voi. Tutto andrà bene”. E questo non è vero. Tutto ciò non andrà bene.
Video
http://www.beppegrillo.it/2017/02/ceta_un_silenzioso_colpo_di_stato.html
.
Berluscameno
Mi chiedo: come si fa a chiedere di votare un’élite che punta alla conquista del Governo italiano, sapendo che appoggia quei marpioni furbastri dei miliardari alla SOROS, Rockfeller, Rothschild, Bush…senza scordare i vari Merkel e Schaeuble, meno ricchi ma molto scaltri e furbetti, e che TUTTI LORO si battono per realizzare il loro sogno di un unico Ordine Mondiale per uno Stato Universale.
Ciò che mi stupisce è che LORO sono perfettamente al corrente del piano criminoso immaginato per sterminare una buona fetta dei popoli soggetti. L’ideologia del Nuovo Ordine Mondiale iperliberista rappresenta UNO DEI CRIMINI PIU’ GRANDI CONTRO L’UMANITA’ DI TUTTI I TEMPI e fa diventare la resistenza la nostra più grande speranza.
C’è una sola battaglia davvero importante: quella tra chi cerca di tenere sotto controllo gli altri e chi desidera semplicemente essere lasciato libero.
Ci dice BRANDON SMITH che il Nuovo Ordine Mondiale è un concetto creato non nella mente dei teorici della complotto, ma nelle menti di coloro che cercano di controllare gli altri. Costoro si sono autoproclamati élite con diritto di determinare il destino di ogni umano a scapito della libertà e della democrazia.
Le élite del Nuovo Ordine Mondiale affermano che la morale è priva di significato. Per ottenere potere sugli altri, devono prima convincere tutti di essere dei contenitori vuoti mancanti di senso e direzione.
La loro soluzione comporta sempre meno libertà, più controlli e maggiore violenza per giungere a una società plasmata secondo la loro visione.
Essi esigono una mentalità collettivista per cui l’individuo rinunci alla propria autodeterminazione e indipendenza e si affidi totalmente al Potere. Non importa la forma che ci viene presentata – che si tratti di socialismo, comunismo, fascismo o una qualche fusione di questi – l’obiettivo è sempre lo stesso: il COLLETTIVISMO o negazione dell’individuo, per LA SCHIAVITU’ dei popoli così da soddisfare la sfrenata ingordigia degli oligarchi.

Viviana
Renzi ci lascia con 120 miliardi di debito pubblico in più, con un lascito di 2.617 euro in più di debito pubblico per ogni cittadino italiano.
Nessun altro Governo ha mai fatto peggio di Renzi: 2110 miliardi quando si è insediato, 2230 miliardi poco prima del referendum.
Padoan c’era? Dov’era? Dormiva? E quando Renzi regalava miliardi di bonus per motivi elettorali e dava 20 miliardi alle 4 banche truffatrici, lui il suo mestiere lo faceva? O si sveglia solo ora davanti alla multa di 3 miliardi dell’Ue?
E malgrado questo, i grandi debitori delle banche li lascia lo stesso in pace “per salvargli l’immagine”? E malgrado questo i 97 milioni alla società del Golf li regala lo stesso? E malgrado questo gli F35 fallati li compriamo lo stesso? E spendiamo lo stesso il 23 % in più in armi? E siamo ancora pronti a distruggere l’intero nostro Paese firmando ad occhi chiusi il TTIP, il CETA, il MES Cina che distruggeranno del tutto le nostre imprese creando milioni di disoccupati?
Meglio parlare della Raggi o il popolo si sveglia fa la rivoluzione e di queste teste non se ne salva nessuna.

COSA RESTERÀ
Marco Travaglio

Quando l’ultimo Governo B. era agli sgoccioli, un talk show mandò i suoi inviati per le strade per domandare alla gente cosa avesse fatto di buono il Cavaliere. I passanti interpellati si dividevano tra due reazioni: chi rispondeva a male parole e tirava diritto, chi si fermava per tentare una risposta. Seguivano lunghi minuti di imbarazzata riflessione, durante i quali i malcapitati in preda a paresi facciale rivedevano a ritroso il film horror del quasi-ventennio berlusconiano alla ricerca di qualcosa di almeno decente, dopodiché o si arrendevano al nulla o farfugliavano qualcosa sulla patente a punti. La stessa scena potrebbe ripetersi oggi a proposito del triennio renziano, se esistesse un talk show interessato al tema: purtroppo non ce ne sono, perché Rai e Mediaset restano incrollabilmente renziane fino a nuovo ordine, mentre La7 bada agli ascolti ed è scientificamente provato che alla parola “Renzi” la gente cambia canale o cade in catalessi per la noia. Ci è voluto Crozza a Sanremo per dire ciò che tutti sanno: “L’Italicum è stato bocciato dalla Consulta, hanno salvato solo il font, il Times New Roman. Una sola cosa doveva fare Renzi. Ma alla fine del suo Governo cos’è rimasto? Piuttosto che restare lì tre anni, uno impara a suonare l’ukulele”. Un’osservazione semplice, quasi banale, tipo “il re è nudo” della fiaba. Del mitico triennio renziano resta solo un mucchio di macerie, e di debiti.
L’uomo della Rottamazione ha resuscitato persino D’Alema, l’uomo delle Grandi Riforme se l’è viste polverizzare tutte (dagli elettori, dalla Consulta, dalla Ue, dal Consiglio di Stato, dal Governo Gentiloni) perché erano scritte coi piedi. Una catastrofe epocale, che naturalmente tv e giornali hanno scoperto solo dalla sera del 4 dicembre, quando furono certi che il loro idolo aveva perso. Da allora scattò il “liberi tutti” e partì la fuga di massa giù dal carro del vincitore divenuto il carrozzone del perdente. Tutti a fingere di non averlo mai conosciuto, amato, leccato. A dire che non ne aveva mai azzeccata una e, se avesse dato retta a loro, non sarebbe finito così. Peccato che, quando era regnante e potente, Renzi quei critici non li avesse mai sentiti, anche perché le rare voci stonate subito iscritte al partito dei gufi ed espulse dal consesso civile. Ora il tapino è un pugile suonato, mulina le mani a vuoto e mena fendenti per aria nella speranza che qualcuno lo noti. Dà ordini a Gentiloni, che gli risponde per pietà umana, assecondandolo come si fa con i matti. Telefona a Padoan per intimargli di rompere con l’Europa e rifiutare la manovra correttiva.
E quello pazientemente gli ricorda quando non più tardi di tre mesi fa scrissero insieme la manovra elettorale, notoriamente basata su un falso in bilancio, nella speranza che a Bruxelles fingessero di non sgamarli ameno fino al 5 dicembre. Nel Pd sono tutti ansiosi di fare il congresso per liquidarlo. Lui offre le primarie, che non sono la stessa cosa, perché lui ha deciso che si vota di sicuro a febbraio, no a marzo, anzi ad aprile, pardon a maggio, o meglio a giugno. Gli comunicano, col dovuto tatto, che non decide lui e non si vota mai più. Allora propone il congresso anticipato, come se fosse un’idea sua, e fa sapere che forse si dimette da segretario. Un annuncio che il 5 dicembre sarebbe stato una bomba: la gente avrebbe apprezzato la sua coerenza, il partito sarebbe rimasto orfano del suo ometto forte, i leaderini avrebbero iniziato a scannarsi e lui se ne sarebbe rimasto in disparte, in attesa che lo richiamassero per portarlo in trionfo. Invece, essendo rimasto praticamente solo (cioè con Lotti, Boschi e Rondolino), nessuno gli consigliò di mantenere le promesse e lui finì in pasto ai vecchi marpioni, che simulavano la scissione per fargli capire che il suo Pd, senza di loro, alle elezioni arriverebbe terzo o quarto. E ora che annuncia finalmente le dimissioni, non se lo fila più nessuno: ieri, per trovare la notizia sui giornali, bisognava munirsi di microscopio elettronico. Fino a poco fa non c’era un suo tweet, post su facebook, sospiro o smorfia che non facesse notizia in prima pagina: ora può uscire di casa in mutande a pois con lo scolapasta in testa e non se ne accorge nessuno.
L’affronto più sanguinoso sono certi nomi di aspiranti successori: Speranza, Pisapia e Orlando, noti frequentatori di se stessi, che non prenderebbero un voto neppure fra i parenti stretti. Tipo quando, dopo il movimentato e sfavillante impero di Nerone, arrivarono Galba, Otone e Vitellio, tre carneadi che durarono un paio di mesi ciascuno perché poi ai più veniva da ridere. Del resto, se il Presidente del Consiglio è Paolo Gentiloni, quello che fino a tre mesi fa gli addetti al casting dei talk show tenevano in coda alla lista degli ospiti da invitare solo quando tutti gli altri sfollagente e desertificatori di share dicevano di no, e ora è il politico più popolare nei sondaggi, qualche domanda uno se la fa. Ma attenti a dare Renzi per spacciato: è vero che non può vantare neppure la patente a punti.
Ma il fatto che Napolitano – a quanto pare – l’abbia mollato e sponsorizzi Orlando (che, diciamolo, non lo meritava) è già una garanzia di riscossa. Se lo scaricano anche Ferrara e Scalfari, liberandolo dal doppio bacio della morte, ce la può fare.
Ps. Ieri i siti di Corriere, Repubblica, Stampa e Messaggero ci hanno regalato un altro prezioso frammento del celebre colloquio fra Paolo Berdini e un cronista su quella poco di buono di Virginia Raggi, sparato l’altro ieri a rate dalla Stampa dopo una settimana di freezer. Non c’è nessuna novità: l’assessore ripete le sue porcate sulla sindaca “amante” di Romeo. Ma tutto fa brodo. E poi la parola “patata” non c’è, dunque niente sessismo né lesioni della privacy, e tutti zitti. Che schifo.

10 STRATEGIE DELLA MANIPOLAZIONE MEDIATICA
Noam Chomsky

1-La strategia della distrazione
L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti.
Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza.(Armi silenziose per guerre tranquille)
2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni
Si crea un problema per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad es.: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.
3- La strategia della gradualità
Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, , disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.
4- La strategia del differire
Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento
5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini
La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quando più si cerca di ingannare lo spettatore più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”)
6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione
Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti
7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità
Far si che sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù.
“La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.
8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità
Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti …
9- Rafforzare l’auto-colpevolezza
Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!
10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono
Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élite dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

LA NEBULOSA DELLA SINISTRA
Concita De Gregorio

Chi sta con chi. Per andare dove. Per fare cosa. Il disorientamento degli ostinati elettori del csx è lo stesso di tutti noi. Nel giorno in cui si chiude il congresso di Sinistra Italiana e il Pd si riunisce in assemblea proviamo a fare una mappa..
La trasformazione dei partiti novecenteschi di sx in nebulosa mediatica prevede una certa approssimazione. Da sx verso dx.

-Rifondazione comunista. Esiste, resiste e si avvia al decimo congresso: a Spoleto dal 31 marzo al 2 aprile. La guida ostinato Paolo Ferrero: piemontese, ex Democrazia proletaria, ministro della Solidarietà sociale nel secondo governo Prodi. Nel periodo della campagna per il No ha riconquistato visibilità, ricontattato settori del sindacato di base e associazioni storiche come l’Anpi. Conta sull’energia di Eleonora Forenza, europarlamentare barese, eletta con più di 20 mila preferenze ai tempi della lista Tsipras. Riferimento di movimenti universitari, ricercatori precari. Completamente assente da alcuni territori, ne governa altri. Ha una filiera istituzionale di consiglieri e assessori. A Palermo, per esempio, è forza di governo a sostegno di Leoluca Orlando.

-Dema. Il movimento del sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, si ispira al manifesto delle città ribelli: capofila Barcellona di Ada Colau. Joan Subirats, ideologo del neo-municipalismo: “Gli Stati sono finiti. Saranno le città ribelli a cambiare l’Europa”. In collegamento col movimento di Varoufakis, ambisce a diventare la Podemos italiana o almeno il riferimento della sinistra civica: comitati per la casa, ambientalismo, beni comuni.

-Stefano Rodotà sarà il 21 febbraio all’istituto per gli studi filosofici di Marotta. Molto seguito da Micromega, coniuga effervescenza giovanile e intellettualità. Nuovo meridionalismo. Neopopulismo antisistema che mostra capacità di governo. Interessante il rapporto fra De Magistris e Michele Emiliano, spesso insieme nelle foto. Per Emiliano una sorta di ‘certificazione di sx’, all’opposto di quello che fu la foto di Vasto per Vendola e Di Pietro.

-Sinistra Italiana. A congresso a Rimini. SI (ex Sel) è stata finora un gruppo parlamentare senza partito, rischia di uscire dal congresso come partito senza gruppo parlamentare. A contendere la segreteria al delfino di Vendola, Nicola Fratoianni, c’era infatti Arturo Scotto che fino a fine gennaio ha fatto tesseramento con il suo gruppo: Ciccio Ferrara, Marco Furfaro Michele Piras, Massimiliano Smeriglio. A fine gennaio il contrordine compagni: il gruppo è uscito per unirsi al movimento di Pisapia che, insieme a quello di D’Alema, potrebbe formare un gruppo parlamentare e comunque assicura in caso di elezioni un maggior numero di seggi. Pontiere con Pisapia è Ciccio Ferrara, napoletano, storico uomo macchina di Vendola, in ottimi rapporti con Bersani. All’uscita del gruppo Claudio Fava ha scritto “not in my name”. Attivi al congresso Cofferati, Mussi, Landini, D’Attorre e Tomaso Montanari. Da seguire, oggi, l’intervento dell’ex sindaco di Molfetta Paola Natalicchio in una foto altrimenti per soli uomini, con la notevole storica eccezione di Luciana Castellina.
Possibile. Di Pippo Civati, antesignano del dissenso al renzismo. A fine gennaio affollata assemblea a Parma, in prove di dialogo con Pizzarotti. Molto attiva e amata Beatrice Brignone, Senigallia, subentrata in Parlamento a Enrico Letta. Luca Pastorino, sindaco ligure, ha ottenuto un eccellente risultato alle regionali portando tuttavia alla vittoria di Toti.
Campo Progressista. Tandem Pisapia- Boldrini, raggiunto dalla porzione di SI traghettata da Ferrara e Smeriglio, braccio destro di Zingaretti, ex Rifondazione, ex Sel, sinistra laziale post veltroniana presente in quasi tutte le assise del momento, siano D’Alema Pisapia o Emiliano. Una confluenza, questa, che porta al gruppo una quindicina di parlamentari. Inoltre: Maria Pia Pizzolante dai giovani di Tilt, Simone Oggionni, 1984, da Esse Blog. Dalla Puglia Dario Stefàno, dalla Sardegna Luciano Uras in singolare coincidenza di destinazione col suo antagonista Michele Piras. I rapporti del gruppo Pisapia con Renzi sono buoni, ottimi quelli con D’Alema, sospesi quelli con SI. Decisivo capire se si farà il gruppo parlamentare con quelli di ConSenso, in caso di scissione Pd.
Campo aperto. Gianni Cuperlo. La voce ferma, coerente della sinistra Dem. Per il Sì al referendum, contro la scissione del partito.

-ConSenso. I comitati per un nuovo centrosinistra lanciati da D’Alema il 28 gennaio scorso sono il fulcro della galassia. Scissione o no passa da lì. La forza di D’Alema e quella di Pisapia possono formare subito un gruppo parlamentare e contano su almeno venti seggi in caso di elezioni, dice chi fa i conti. D’Alema era ieri alla riunione di Emiliano ma non sarà oggi all’assemblea Pd.

-Democratici socialisti. Triangolo di opposizione a Renzi: Enrico Rossi Michele Emiliano Roberto Speranza. Emiliano, presidente Puglia, è motivato alla scalata. Si presenta da sinistra, su scala nazionale, dopo aver praticato le larghe intese in Puglia: la stagione post-Vendola è cresciuta sul bilico post ideologico caricando pezzi organici e storici del centrodestra locale. Una sinistra marsupiale, che tiene dentro e nutre – così zittisce – l’opposizione. Negli enti, nei consorzi, nelle partecipate.

-Giovani turchi/1. Andrea Orlando. Ligure, radici nel Pci. Da tenere molto d’occhio nel suo lavoro di tessitura silenzioso. In dialogo con gli ex popolari e con l’area Dem di Dario Franceschini. Orlando, ministro di Giustizia sia con Renzi che con Gentiloni, è uno dei più quotati antagonisti per il dopo Renzi, in alternativa a Emiliano.

-Giovani turchi/2. Matteo Orfini, ex braccio destro di D’Alema ora renzianissimo, dal gruppo Rifare l’Italia alla presidenza del partito passando per l’operazione Roma, affossamento di Marino e consegna della città al M5S. Con Francesco Verducci, in ascesa, vengono dal gruppo della fondazione Gramsci. Scuola Vacca. Studiosi, strutturati, prudenti.

-Area Dem. Dario Franceschini dà le carte, e da molto tempo. Ora in asse con Gentiloni e Mattarella, radici cattoliche. Istituzionali. Con Debora Serracchiani sono l’ossatura di un possibile Pd post-renziano e centrista, il vero ostacolo all’operazione D’Alema. Il vero nemico di chi tenta di scalare il partito da una, vera o presunta, sinistra.

-Movimento lombardo. Il Pd di Milano e lombardo, snobbato dalle cronache, è il più vitale. Esprime pezzi di governo. Maurizio Martina, renziano ma non troppo, bergamasco, ex segretario cittadino poi regionale. Cristina Tajani, Milano In, appena entrata nel Pd da Sel/Si.

PD: IL FUNERALE ANNUNCIATO
Paolo De Gregorio

Nell’ottobre 2007 nasce il PD e Veltroni viene poi nominato segretario, un nuovo partito che somma i nipotini della DC e del PCI, con il velleitario disegno di far rivivere il famoso “compromesso storico” di Berlinguer e Moro, cattolici e materialisti uniti, dopo aver sciolto PDS e Margherita.
Una fusione a freddo che non ha mai prodotto un partito unito, spesso bloccato da veti incrociati, che il professor Cacciari, oggi, di fronte al miserevole spettacolo di ieri all’assemblea del PD, finalmente chiusa con la frase: “il PD, un partito mai nato”.
Ma il comico e surreale della assise di ieri 19 febbraio, svoltasi nella cornice del più lussuoso Hotel del quartiere Parioli di ROMA, stava nel fatto che sia Renzi che la presidenza del partito non appaiono come i responsabili politici della implosione-scissione, dell’aumento del debito pubblico di oltre 100 miliardi di euro durante il governo Renzi, dell’essere stati umiliati nel Referendum su cui Renzi aveva promesso che, in caso di sconfitta, avrebbe lasciato la politica, di aver fatto leggi come il Jobs act che nemmeno la peggiore destra sarebbe mai riuscita ad ottenere, ma apparivano arroganti e tracotanti come sempre, sapendo di poter contare su una maggioranza degli attuali delegati.
Per contro, i cosiddetti “scissionisti” sono apparsi balbettanti e divisi, devastati dalla patetica sceneggiata di Emiliano (governatore della regione Puglia), che non ha capito quali forze oscure e ciniche stanno dietro a Renzi e la sua banda, che ha implorato una unità, che nessuno vuole, con argomenti più da “libro Cuore” che dettati da realismo politico.
Questa mini scissione nel PD ci sarà. L’entità sarà possibile capirla solo nelle prossime elezioni. Quella di Renzi sarà una vittoria di Pirro. E’ circondato da generali senza eserciti, incapaci di cogliere i cambiamenti che avvengono nella società reale e nei territori, non potranno più mascherarsi da partito di sinistra, sono loro gli scissionisti, e d’ora in poi invito tutti a leggere la sigla PD come le iniziali di Partito Democristiano.
Dal canto suo la “sinistra”, farà la sinistra, ossia sarà incapace di unirsi azzerando tutta la vecchia nomenklatura, non cancellerà i vecchi sindacati partitici (CGIL, CISL, UIL) a favore di un sindacato unico dei lavoratori, continuerà a cercare alleanze, perché sono i primi a non credere nella forza delle proprie idee e dei propri programmi.
L’insegnamento che dovremmo recepire da questa implosione del PD è che non è possibile cancellare identità e storia in nome di governabilità e sete di potere.
I governi che nascono da coalizioni sono deboli e spesso bloccati da veti incrociati, gli stessi partiti sono divisi in correnti e bisogna assolutamente pensare ad una nuova legge elettorale che non consenta le coalizioni, dove ogni partito si presenta con il suo programma e può andare al governo da solo (con il ballottaggio tra i primi due partiti), senza vedere più scaricabarili e lotte intestine, in cui non si capisce mai di chi sono le responsabilità e di chi sono i meriti.
Applicata in Italia questa riforma porterebbe M5Stelle e PD al ballottaggio e, probabilmente, il PD andrebbe all’opposizione, e credo sia l’unico modo per fargli capire che antipolitici e populisti sono meglio dei politicanti di professione che ci hanno lasciato debiti e mafie.

http://masadaweb.org

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: