Nuovo Masada

febbraio 19, 2017

MASADA n° 1831 19-2-2017 APOCALYPTIC KARMA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 10:53 am

MASADA n° 1831 19-2-20107 APOCALYPTIC KARMA
Blog di Viviana Vivarelli

Il Pd peggio della Dc – Lo stadio della Roma- Siamo all’ultimo posto in Europa, peggio anche della Grecia. Possiamo rivotare chi ci ha messo in queste condizioni? – Il Wall Street Journal affonda l’eurozona – Quanto siamo peggiorati in 25 anni – Caso Scajola – L’euro, arma di distruzione – Chi è Raffaele Marra – L’intollerabile Napolitano – Di chi sono i giornali -Ti amo in tutti i generi del mondo

Cobra89
Con le “grandi riforme” di Renzi l’Italia è l’ultimo Paese europeo per crescita, ormai superato anche dalla Grecia.
Visti questi risultati disastrosi, le inchieste sui suoi famigliari e una netta sconfitta sia alle amministrative sia al referendum, non si capisce perché Renzi sia ancora in politica.
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polemico13
Di una cosa va dato atto a Renzi: è un uomo di parola! Aveva detto che avrebbe rottamato tutto….e lo ha fatto!!! Perfino su se stesso. Io, se fossi un imprenditore del settore demolizioni, lo assumerei subito!
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Arturo
Per la Serracchiani i valori del centrosinistra devono contare più di tutto. Visto che hanno appena approvato il decreto salva-banche, credo si riferisca ai valori mobiliari..

I media, la finanza, le multinazionali, le lobby, i politici corrotti e venduti hanno costruito davanti a noi, intorno a noi e dentro di noi un gigantesco VELO DI MAIA, che ci impedisce di vedere la realtà, di capire la realtà, di ribellarci alla realtà, così che possiamo renderci schiavi del nostro male credendo che sia il nostro bene, come degli accecati mentali che lavorano per i nostri nemici, senza nemmeno avere la coscienza dell’inganno, del nostro autoinganno, di una rovina prodotta da un Potere subdolo, che agisce, prima che sulla materia della nostra vita, sulla corruzione del nostro spirito.
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Mario
“È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse.
È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.
Quale verità?
Che tu sei uno schiavo…. Come tutti gli altri, sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente.
Dovrai scoprire con i tuoi occhi che cos’è.
È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre.”
Buona Mafia a Tutti!
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Berdini: “La Raggi è impreparata”
Invece Renzi, che ha rovinato l’Italia e l’ha svenduta ai poteri forti, era preparato benissimo!”

ANTONIO GRAMSCI
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare.
Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo,
tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa;
e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia
altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere,
se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

ITALIA IN CODA ALLA CRESCITA

Crocetta in tre anni ha cambiato 55 assessori ma tutto tace.
Il Pd a Roma fece 3 giunte diverse in meno di due anni. Tra dimissionari e silurati furono cambiati 32 assessori e 19 dirigenti. Ma allora nessuno dei media disse nulla. In onore a mafia capitale. L’accanimento dei media è evidente e chi lo nega è un falso, traditore della verità. Eppure sta passando in Parlamento una legge per punire con 3 anni di reclusione il falso in rete. Nessuna pena, invece, per il falso sui giornali o in televisione.
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Il Pd si sta sbriciolando, vittima di lotte interne. Cresce la ribellione al Governo Renzi 1 e Renzi 2.
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Luciano Niccolini
Oggi, alla direzione del PD, si affilano le armi.
Viviamo in un Paese, disordinato, burocratico, che non ha più grandi ideali, che perde la sua bellezza artistica, il lavoro, la sanità pubblica, la buona scuola, e perde la sua identità, la sua tradizione, la sua cultura. Viviamo in una società senza valori, dove ci hanno infilato in un tritacarne con le nostre convinzioni, con la nostra fede, con le nostre certezze, sbriciolandoci giorno dopo giorno. Oramai siamo in una politica che è prigioniera di sé stessa. Gli amministratori si limitano alle cose superficiali, non percependo le sofferenze umane della persone e la carne viva dei problemi, discutendo solo del potere e, soprattutto, delle proprie poltrone. E il potere diventa orpello, stucco, scorta d’auto blu, segretarie e sostanziosi vitalizi.

DEMOCRAZIA CRISTIANA
Viviana
Sento dire spesso che il Pd è diventato come la DC. Dissento fortemente. Credo che chi ha fatto di più per i diritti del cittadino dal secondo dopoguerra a oggi sia stata finora proprio la DC. Ha creato grandi opere come le autostrade, e poi le pensioni sociali, l’estensione mutualistica e pensionistica a tutti i lavoratori, la sanità pubblica, le case popolari, il welfare, il rispetto dei sindacati, un sistema elettorale proporzionale che malgrado gli apparenti cambi di Governo ha garantito continuità politica e compattezza di partito (la DC ha fatto parte di tutti i governi italiani dal 1946 al 1992), l’istituzione delle Regioni, lo statuto dei lavoratori, un sistema sanitario pubblico e universale di buon livello, una scuola certamente migliore di quella di oggi, il rispetto (quasi) dei referendum, l’estensione del diritto di voto ai diciottenni, la cassa integrazione guadagni, il riconoscimento dei diritti delle donne …e ha portato l’Italia ad essere la settima potenza economica del mondo.
Sia chiaro che io non ho mai votato la DC, ho sempre votato partiti di sx, e a suo tempo l’ho sempre combattuta, ma è innegabile che Renzi e gli ultimi 4 governi a marca Pd, non eletti da nessuno e piegati agli interessi della finanza e del grande capitale, sono stati enormemente peggio e hanno costituito un grave arretramento nel livello di civiltà del nostro Paese.

D’ALEMA: “Ci sono tra i tre e i cinque milioni di elettori della sx che non votano più per il Pd, quelli si sono già scissi. Già l’obiettivo di recuperarli avrebbe un non irrilevante valore”. “Se nella sx si formerà un nuovo partito sicuramente supererà il 10 % dei voti. Lo dico perché ho fatto fare delle ricerche“. Poche ore dopo ecco che i sondaggi confermano la previsione dell’ex leader dei Ds: per Ipr un partito nato dalla scissione di D’Alema prenderebbe l’11%, per Tecné. arriverebbe addirittura al 14%.

Stefano Bucci
Era un po’ che stavo zitto ma oggi ho sono davvero sbottato, a un attacco di un esponente del Pd a una nostra attivista sul post di Bertola , dove lui la attaccava dandole della fascista (a noi del m5s) e della sgrammaticata, non ho resistito :
ma ancora credi davvero si possa parlare con i tuttologi del Pd, quelli che hanno distrutto l’Italia, quelli che non ci fanno e faranno mai votare, almeno finché non avranno una legge elettorale congrua solo a farli vincere, loro, quelli che avevano fatto la migliore legge elettorale del mondo, salvo poi rimangiarsela appena hanno visto che prendevano schiaffi ovunque, quelli che cercano di toglierci addirittura il diritto al voto,d i modo che si possano riconfermare tra di loro si vantano orgogliosi di avere personaggi del calibro di De Luca, che pur di vincere iscrivono morti al loro partito, quelli che hanno più indagati che tesserati (quelli vivi) nel loro pseudo partito, quelli che manco se vanno in galera mollano le poltrone, quelli che hanno un segretario che doveva ritirarsi dalla politica e che mettono ai posti di comando gente senza alcuna nozione, a partire dalla Boschi (senza contare i vari conflitti di interessi ) o un certo Poletti, il ministro del lavoro peggiore della storia della Repubblica, senza contare elementi come la Fedeli o la Lorenzin che non hanno manco una laurea da CEPU per fare Ministri in dicasteri che sono davvero fondamentali per qualunque Paese civile, vabbe’ passi il fatto che non hanno una laurea, ma che oltretutto mentono anche sui curriculum e fanno campagne (con soldi pubblici) ignobili e sprezzanti verso i cittadini che dovrebbero rappresentare? Quelli che pur di vincere un elezione si inventano schede elettorali fasulle e elemosine che oggi tocca a noi pagare?
E potrei andare avanti fino al 2030 .
I capaci !!!!!!! capaci di avere rovinato un Paese e di non avere un briciolo di dignità, di umiltà ,capaci di fare solo leggi e decreti a favore dei potenti e a danno dei cittadini, capaci solo di fare porcate che infatti vengono puntualmente bocciate da un qualunque organo che ancora ha un minimo di capacità obiettiva.
Sono assassini e dovrebbero essere processati per tutti quelli che a causa delle loro porcate si sono tolti la vita, quelli che non guardano mai ai veri problemi del nostro Paese, del resto è impossibile che lo facciano visto che la maggioranza di tali problemi li hanno creati loro e vogliono continuare a farlo, seguendo il loro disegno di un’èlite che comandi e decida per tutti schiacciando la maggioranza del popolo che eventualmente abbia ancora voglia di vivere in questo schifo di Paese che loro hanno mangiato fino all’osso, senza mai, una volta e dico una, assumersi una responsabilità nel merito delle schifezze che hanno combinato !
Ora il signore elogia Bertola, dimenticandosi, quando proprio il suo partito, il Pd , lo
fustigava in pubblica piazza per essersi messo contro lo strapotere del Pd a Torino.
Quando finalmente il popolo si riprenderà un minimo di sovranità, spero che le lezioni di grammatica siano fatte anche su tutti quei decreti truffa che il Pd e company hanno fatto approvare a colpi di fiducia e ghigliottine. E che ne paghino il conto, perché se è vero che chi sbaglia paga, ora con tutti i soldi che ci dovrebbero rendere risaneremo il debito pubblico dell’intera Europa non solo dell’Italia.

OGGI E 25 ANNI FA
Marco Travaglio

Oggi Mani Pulite compie 25 anni e dicono che non è cambiato nulla. Magari.
25 anni fa veniva arrestato Mario Chiesa, amico del figlio di Craxi. Oggi è indagato il padre di Renzi.
25 anni fa la corruzione ci costava 5 miliardi in euro l’anno, oggi 60 miliardi di euro.
25 anni fa il debito pubblico era a 805 miliardi in euro, oggi è a 2.380 di euro.
25 anni fa il debito pubblico era il 105% del Pil, oggi è il 133.25%.
Anni fa i cronisti giudiziari attendevano trepidanti l’avviso di garanzia a Craxi, segretario del Psi e presidente del Consiglio in pectore e gli interrogatori di Agnelli, Romiti, Andreotti, Forlani, Cuccia, Berlusconi, De Benedetti, Ligresti, Gardini, Pacini Battaglia. Oggi attendono con ansia l’interrogatorio di Raffaele Marra, ex capo del Personale del Comune di Roma.
25 anni fa i giornali titolavano su Craxi, Andreotti e Forlani che tremavano.
Oggi titolano su Orlando e Orfini che tramano.
25 anni fa chi era accusato di truccare le gare d’appalto a Milano finiva dentro, o almeno indagato.
Oggi diventa sindaco di Milano.
25 anni fa la cronaca giudiziaria era dominata dalle tangenti miliardarie (in lire), oggi è dominata dalle polizze di Salvatore Romeo (funzionario del Comune di Roma) e dagli sms di Luigi Di Maio e Virginia Raggi, mentre dell’appalto miliardario (in euro) truccato dalla Consip per favorire gli amici dell’ex premier Matteo Renzi non frega niente a nessuno.
25 anni fa non c’era bisogno di inventare scandali: ogni giorno montagne di prove che i partiti (salvo un paio) erano tutti uguali.
Oggi si inventano notizie false per dimostrare che sono tutti uguali.
25 anni fa i ministri, i sindaci, i governatori e gli assessori indagati per tangenti & affini si dimettevano. Oggi restano e fanno carriera, infatti sono sempre “sereni”.
25 anni fa la gente diffidava dei politici ma si fidava dei giornalisti, oggi non si fida dei politici e neppure dei magistrati e dei giornalisti.
25 anni fa l’intera giunta d’Abruzzo finiva in galera per abuso d’ufficio.
Oggi il governatore d’Abruzzo è sotto inchiesta per appalti.
25 anni fa finiva dentro Primo Greganti per tangenti al Pci-Pds, ma non diceva chi lo mandava. Oggi ha appena patteggiato una nuova condanna per le tangenti Expo, ma non dice chi l’ha mandato.
25 anni fa giornali e tv di solito stavano con le guardie, oggi di solito stanno con i ladri. 25 anni fa B. stava con i pm, oggi è un pregiudicato.
25 anni fa Berlusconi doveva salvare il suo gruppo dal fallimento. Oggi il governo Gentiloni deve salvare il suo gruppo dal salvataggio.
25 anni fa Di Pietro mandava la Guardia di Finanza ad arrestare i corrotti e centinaia di aziende pagavano la Guardia di Finanza perché chiudesse un occhio. Oggi una madre chiama la Finanza perché suo figlio si fa le canne.
25 anni fa i politici accusavano le forze dell’ordine di torturare i corrotti arrestati per farli confessare. Oggi difendono le forze dell’ordine che torturano gli innocenti arrestati perché non hanno nulla da confessare.
25 anni fa gli italiani scendevano in piazza contro la corruzione e le leggi salva-ladri. Oggi i romeni scendono in piazza contro i corrotti e le leggi salva-ladri.
25 anni fa i politici facevano di tutto, anche rubare, pur di essere candidati. Oggi si ritrovano candidati anche a loro insaputa.
25 anni fa i tangentari, per sottrarsi alle manette, si rifugiavano all’estero. Oggi si rifugiano in Parlamento.
25 anni fa (anzi 24) Bettino Craxi si dimetteva da segretario del Psi in quanto indagato. Oggi il sindaco Pd di Milano vuole dedicargli una strada in quanto pregiudicato.
25 anni fa, quando un indagato confessava o era incastrato da prove schiaccianti, nessuno invocava il “garantismo” e la presunzione di innocenza. Oggi la invocano tutti anche per i condannati definitivi (vedi B.).
25 anni fa si smise provvisoriamente di rubare perché erano finiti i soldi. Oggi i soldi sono sempre finiti, ma si ruba lo stesso.
25 anni fa chi parlava dicendo la verità, confessava e collaborava con la giustizia era un benemerito, oggi è un infame che fa la spia.
25 anni fa chi confessava si affrettava a patteggiare una pena scontata per uscire al più presto dal processo, liberati. Oggi, a parte i fessi, tutti restano imputati per uscire dal processo al più tardi, prescritti.
25 anni fa, quando due persone litigavano, la minaccia era “ti faccio causa”. Oggi è “fammi causa” (copyright Piercamillo Davigo).
25 anni fa i magistrati che andavano per la maggiore erano quelli che indagavano senza guardare in faccia a nessuno. Oggi sono quelli che indagano senza guardare in tasca a nessuno.
25 anni fa il segretario del maggiore partito di sinistra, Achille Occhetto, ringraziava il pool Mani Pulite e lo spronava a non fermarsi. Oggi il segretario del maggiore partito di sinistra, Matteo Renzi, accusa il pool Mani Pulite di “barbarie giustizialista”.
25 anni fa il pm Antonio DiPietro riceveva inviti da destra, centro e sinistra per fare il ministro.
Oggi (anzi, tre anni fa) Giorgio Napolitano ha depennato il pm Nicola Gratteri dalla lista del governo Renzi perché “un magistrato non può fare il ministro”.
25 anni fa tutti sapevano e ricordavano tutto delle tangenti, oggi quasi nessuno sa e ricorda niente.
25 anni fa, “vergogna”. Oggi, “chi se ne frega”.

CARI ROMANI, CARI ROMANISTI
Paolo De Gregorio

Tutti parlano (ipocritamente) dello Stadio della Roma che la “perfida” Raggi (forse laziale) non vuole far costruire. I terreni dove dovrebbe sorgere questo impianto (zona Tor di Valle) sono stati acquistati dal costruttore Luca Parnasi con la società Eurnova. Due banche straniere (Rothschild e Goldman Sachs) cercano i fondi necessari per la realizzazione dell’opera. Alla fine lo stadio sarà di proprietà di una società (Stadio TDV srl) di Parnasi e del magnate James Pallotta e sarà affittato alla AS Roma. Altro che stadio della Roma!
E dietro questa questione dello stadio si cela una cementificazione da un milione di metri cubi, al cui finanziamento è interessata la Banca Unicredit, che avanza dal Parnasi un prestito da 450 milioni di euro (fonte il Sole 24 ore) che intenderebbe recuperare con questa operazione. La società sportiva Roma non ha alcun bisogno di uno stadio diverso dall’Olimpico che comunque non sarebbe nella sua piena proprietà.
Se il suo bilancio glielo consente, potrebbe finanziare delle scuole calcio in ogni grande quartiere romano con direttori sportivi i suoi ex calciatori (Totti e Conti in testa), al fine di sostituire progressivamente tutti gli stranieri con calciatori nati e formati nella capitale, che avrebbero sicuramente quel quid in più in termini di agonismo e senso di appartenenza ad una squadra che ti ha allevato fin da piccolo, ti ha formato tecnicamente, ti ha sostenuto economicamente, ti ha offerto il rapporto con ex grandi campioni.
Di questo ha bisogno la Roma Calcio e di questo hanno bisogno i giovani romani che vogliono emergere nello sport preferito dagli italiani, e sarebbe una gran soddisfazione produrre in casa ciò che gli altri sono costretti a comprare all’estero, dove vince solo chi ha più denaro e ti ritrovi a tifare per una Spa (società per azioni), oggi italiana, ma domani cinese o americana.
Tutte le squadre di calcio dovrebbero tornare ad essere di nuovo delle “società sportive”, finirla con il mercato della carne da pallone e presentarsi in campo con gli atleti forgiati nelle proprie scuole di calcio. Così dovrebbe funzionare lo Sport per cui vale la pena tifare e appassionarsi.
Cominciamo da Roma!

Sì, è vero, Roma ha già uno stadio, l’Olimpico, ma diciamo pure che è fatiscente e ristrutturarlo costerebbe più che farlo nuovo per cui la società giallorossa Roma offrì a Marino di costruire ‘a proprie spese’ un nuovo stadio nella zona degradata di Tor di Valle,ex ippodromo .
Eurnova Sr, società del gruppo Parsitalia che fa capo a Parnasi, lo costruirebbe a spese proprie su un terreno suo, impegnandosi anche a fare per il Comune opere di pubblica utilità come metro ecc.. In cambio, la società vuole costruire, a titolo di compensazione, uffici e attività commerciali, affinché il progetto raggiunga l’equilibrio economico-finanziario.
Il M5S di Roma ha ereditato da Marino questo progetto del nuovo stadio, non poteva recedere, ha detto da subito sì al progetto chiedendo però che non si sforassero i parametri e che la Roma partecipasse a opere di pubblica utilità come metro ecc.
Il progetto costa 1,7 miliardi.
C’è già un piano regolatore ma la società calcistica intende sforarlo con 600 mila metri cubi di cementificazione. La giunta chiede una riduzione del 25% delle cubature, eliminando alcuni piani alle torri per uffici e alcune palazzine dell’area commerciale. Per farlo serve una delibera che modifichi quella del dicembre 2014 che conferisce pubblica utilità all’opera.
Berdini, che finora è stato d’accordo su tutto e sapeva benissimo del progetto perché la Raggi aveva detto sì allo stadio già nella campagna elettorale, ora improvvisamente contesta l’opera dicendo che fa solo gli interessi di Luca Parnasi, erede di un impero immobiliare che spazia dal colosso di Euroma 2, il megacentro commerciale del quartiere Eur, fino ai 250mila metri quadri del terzo polo commerciale di Pescaccio, passando per le residenze della Città del Sole e i 10 mila metri quadrati di appartamenti realizzati nel quartiere Tiburtino.
Per ora la giunta si è opposta al progetto perché è troppo ampio e ha chiesto un mese di tempo per valutare l’opera.
Poi è esploso il caso delle diffamazioni di Berdini che sembra pilotato. Perché?
Berdini accusa la Raggi di fare solo gli interessi dei palazzinari. Ma il progetto non è ancora stato accettato. A che si deve tanta bagarre?

Stadio della Roma: investimento da 1,7 miliardi e impatto economico sulla Capitale pari a due volte e mezzo quello dell’Expo, finanziato interamente dai privati in sei anni, con un forte impatto economico sulla città, rilanciando in modo consistente numerosi comparti industriali come quello dell’edilizia, dell’intrattenimento e dei servizi. L’opera porterebbe a una riduzione della disoccupazione stimata in un punto percentuale (0,8%): 5.500 lavoratori in più per la costruzione, più i 20.000 che ci lavorerebbero.
Il centro, oltre ad accogliere quotidianamente decine di migliaia di persone, creerebbe uno dei principali polmoni della Capitale con la piantumazione di oltre 10 mila alberi. Il progetto interessa circa 180 ettari nell’area di Tor di Valle, 80% dei quali (circa 141,5 ettari) sarebbero spazi fruibili dal pubblico. Per quanto concerne i lavori relativi agli spazi privati, il 12% dell’area (21 ettari) sarà destinato allo Stadio mentre il Business Park non occuperà che il 7% (12,5 ettari) dell’intera area interessata dal progetto. Circa il 30% (62 ettari) del progetto sarà destinato al verde pubblico.

Virginia Raggi
“Quello che forse non tutti sanno – perché i giornali dimenticano sistematicamente di ricordarlo – è che il progetto dello stadio a Tor di Valle lo ereditiamo dal sindaco Marino e dalla maggioranza Pd che, nel loro stile, hanno pensato più agli interessi particolari che a quelli generali, cioè di tutti i cittadini romani.
Così, al nostro insediamento, ci siamo trovati con un progetto con una eccedenza di edificazione SOLAMENTE del 70 per cento in più rispetto a quanto previsto dal piano regolatore generale. E, chiaramente, essendo entrati in corsa, ci siamo trovati un iter già avanzato e quasi a conclusione che, in altre parole, significa: causa multimilionaria all’orizzonte che la società potrebbe intentare contro il Comune di Roma, per via degli atti amministrativi compiuti dalla giunta Marino in accordo col Pd che hanno creato i presupposti per il mancato guadagno.”

A Torino la Iuve ha voluto fare un suo stadio a spese proprie e ovviamente lo ha contornato di altre costruzioni per guadagnarci. A Roma avverrebbe lo stesso.
A Roma ci sono due società del calcio: la Roma e la Lazio. Gli stadi sono 2: il Flaminio, ormai vecchio e inutilizzato e l’Olimpico, pieno di difetti e non adatto al calcio. Ogni società vorrebbe il proprio stadio. Tre anni fa la Roma ottenne dal Pd di Marino il permesso di costruire a spese sue il suo stadio in zona Tordivalle
Il progetto è questo: tre grattacieli, un centro commerciale, e spazi vari per lo svago e l’aggregazione.

Non vedo nessuna colata di cemento, semmai ci sono tre torri troppo alte e giustamente la Raggi ne chiede la riduzione del 25% però se si accetta la riduzione, il progetto deve ripartire da capo.
Sono chiari invece molti vantaggi: intanto la zona verrebbe risanata. Il costo dell’opera, 1,7 miliardi, se lo assumono l’imprenditore Parnasi e la società della Roma. In più si assumono l’onere di lavori pubblici come il metro ecc..
Non c’è nessun pericolo di esondazione visto che è l’autorità di bacino del Tevere a negarlo.
Non sono chiare le obiezioni di Italia nostra visto che tutta una zona ora degradata verrebbe risanata, utilizzata, con l’aggiunta di 105 ettari di parco e 10.000 alberi e collegata alla città e all’aeroporto in modo pratico.
Ci sarebbe un bell’aumento di posti di lavoro per migliaia di persone, con un bel volano per l’economia, lasciando una struttura utile, mentre con le Olimpiadi avremmo avuto una spesa enorme, tutta a carico dello Stato, che non si sarebbe mai ammortizzata per qualcosa che veniva utilizzato solo per poche settimane e poi sarebbe caduta in rovina.
Il progetto non prevede la costruzione di appartamenti ma solo di uffici e di zone commerciali o di svago.
Non capisco perché Berdini, che era a favore delle costosissime e transitorie Olimpiadi, ora sia contro quest’opera, a meno che essa non irriti quei costruttori che non ci guadagnano niente, come Caltagirone e Berdini difenda interessi poco chiari.
Se entro il 3 marzo la Raggi non decide, la società calcistica della Roma farà causa per centinaia di milioni ma forse questa penale può essere evitata, visto che l’opera non ha mai avuto l’approvazione definitiva.
Certo è che al tempo di Marino tutti conoscevano il progetto ma solo ora che la palla è passata alla Raggi abbiamo questa campagna di denigrazione. Se fosse stato il Pd a firmarlo, avrebbero detto le stesse cose che dicevano per le Olimpiadi, che era un’ottima occasione per creare forza lavoro, bonificare zone degradate, dare lustro alla città e mettersi alla pari con le grandi capitali straniere.

Leggi
http://www.urbanistica.comune.roma.it/stadio-roma-tordivalle.html

http://iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it/lautorita-di-bacino-sul-tevere-smentisce-berdini-nessun-rischio-a-tor-di-valle/

Berdini sbraita che la zona di Tor di Valle sarebbe stata una scelta sbagliata perché l’area sarebbe “a rischio esondazione” ma l’Autorità di Bacino sul Tevere smentisce Berdini sul rischio idrogeologico a Tordivalle: “Nessun rischio a Tor di Valle. In più nel progetto ci sarebbero 5 milioni destinati alla messa in sicurezza del Fosso di Vallerano “
Ma a quali balle si attacca Berdini? E quanti le ripetono come Vangelo?

PERCHE’ NON SISTEMARE IL FLAMINIO

lo hanno già valutato scartando l’ipotesi. Erbaccia, incrostazioni ed umidità, desolazione e incuria, il Flaminio è sul punto ormai di sgretolarsi, degrado del calcestruzzo, corrosione delle armature metalliche, infiltrazioni ed ambienti devastati; il terreno di gioco ridotto a boscaglia incolta.
Gli eredi di Pier Luigi Nervi, attraverso la fondazione omonima, detengono proprietà intellettuale e diritti morali sullo Stadio Flaminio, e hanno espresso più volte pareri contrari ai piani di ristrutturazione presentati dal Comune di Roma.

Alessandro Giampà
La legge Urbani ne impedisce la demolizione. Le restrizioni dovute ai Beni Culturali e alle Belle Arti ne bloccano l’ampliamento. Aumentare la capienza della struttura (fino a 37000 unità) è, o sarebbe, possibile solo mediante un abbassamento del terreno di gioco di 4,5 metri circa (una misura tale da consentirne il ricavo di un numero adeguato di posti): ciò comporterebbe però l’avvio di scavi che verrebbero immediatamente interrotti a causa dei certi ritrovamenti archeologici, una elevazione della struttura correrebbe inoltre il rischio di venire bocciata dai Beni Culturali. Secondo la normativa vigente, dunque, è assai difficile rivitalizzare la struttura. La Lazio investirebbe in un progetto decine di milioni di euro, pur priva della proprietà della struttura, già vincolata, con un circondario non edificabile e nessun tornaconto economico.

Ora uno stadio non serve solo al calcio ma a molte altre cose, è una struttura polifunzionale, intanto oltre al calcio c’è il rugby, poi l’atletica e ci sono le manifestazioni extrasportive, concerti, eventi di intrattenimento, spettacoli, celebrazioni…
In una concezione moderna gli stadi devono essere utilizzati 7 giorni su 7 e al loro interno dovrebbero offrire servizi per la città – il museo dello sport, negozi specializzati in articoli sportivi, sale per miniconferenze, multisale cinematografiche – affiancando attività
collaterali che possano coesistere con lo stadio e che nascano a seguito di un’analisi precisa delle necessità della città in cui lo stadio viene pensato, progettato e costruito”.

Scrive l’arch. Gino Zavanella, fondatore dello studio di progettazione GAU Arena e uno dei firmatari del nuovo Stadio della Juventus: “Sono più di vent’anni che mi interesso quasi esclusivamente di impiantistica sportiva e la mia equipe studia, si informa, sperimenta materiali, soluzioni tecniche e funzionali; abbiamo visitato più di 100 stadi nel mondo, perché credo che l’esperienza si faccia solo sul campo. Io non credo nella ristrutturazione degli stadi. Dobbiamo pensare allo stadio più una serie di servizi che però servano alla città. Dopo sarà automatico che la gente ci vada e li frequenti e diventeranno una garanzia del ritorno dell’investimento che permetterà di trovare anche finanziatori che si mettano in gioco. Se a una città potrebbe servire una palestra, può darsi che in un’altra sia necessario un centro per la riabilitazione o una beauty farm o un museo. E in questo caso, solo un’analisi puntuale dei servizi che mancano alla città può dare risposte adeguate. Infine, dovranno essere stadi di proprietà. Con la situazione economica italiana ed estera che stiamo vivendo, certamente non potranno più nascere stadi pubblici, dovranno essere stadi privati e come tali dovranno avere una loro autonomia economica e funzionale”.

Iubris togasso
Il Flaminio è del CONI e ha degli importanti vincoli urbanistici, inoltre è collocato in una zona molto congestionata di Roma; se lo ampli ti costa tanto e non puoi migliorare la viabilità circostante…in pratica un disastro economico e sociale.
L’Olimpico è PUBBLICO ma non è fatto per il calcio…tra l’altro a questo punto la nazionale di rugby, il Golden Gala e i vari concerti organizzati avrebbero bisogno di una nuova struttura. Ed inoltre l’Olimpico è irraggiungibile con i mezzi pubblici visto che non si può costruire una metro in zona.

Oh, e allora diciamolo chiaramente che nell’affare dello Stadio Caltagirone è stato estromesso mentre nelle Olimpiadi ci faceva i suoi begli affari!
E diciamolo chiaramente che le Olimpiadi sì ma lo Stadio no ruotano tutte su chi li fa questi affari, se Parnasi o Caltagirone
Vuoi vedere che, se nell’affare ci stava Caltagirone, lo stadio si doveva fare per mille e più motivi, dotare di un’opera moderna una capitale, creare 6000 nuovi posti di lavoro, bonificare una zona desolata, ridare vita all’economia…
Insomma tutto il perno della faccenda è “Chi ci guadagna?”
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QUESTO STADIO NON S’HA DA FARE
Di colpo, a 15 giorni dalla scadenza del tempo dato alla Raggi per decidere sul nuovo stadio, salta fuori questa Margherita Eichberg, soprintendente all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune capitolino, che dichiara che il vecchio e fatiscente ippodromo è ‘bene di interesse culturale’ per cui non può essere abbattuto né si può costruirvi vicino nulla che lo superi in altezza e per la “tutela indiretta” scatterebbe l’assoluta inedificabilità anche di tutta la zona intorno. Com’è che questa Eichberg non ha detto parola fino adesso? Com’è che al tempo di Marino questa intendenza è stata con la bocca ben chiusa? E com’è che l’ippodromo è stato varie volte rimaneggiato e ora da anni, questo ‘bene di valore archeologico inestimabile’ è stato totalmente abbandonato alla rovina e all’incuria? E per fortuna che questa regola l’hanno scoperta solo ora, sennò a Roma non ci sarebbe edificio più alto del Colosseo. E soprattutto come mai la sovrintendenza comunale il 18 gennaio 2017 ha detto sì al progetto, chiedendo di spostare parte delle tribune lì vicino? Ora devono passare 120 giorni e comunque se la conferenza dei Servizi desse parere favorevole, quel che dice la Eichberg salta. Eurnova poi potrebbe far causa a tutti.
E chi è stato a sollecitare il veto della Eichberg? Ma Berdini naturalmente. L’ultima parola l’avrà lo Stato, ovvero Gentiloni, ovvero Renzi. Sarà dunque una decisione politica. E possiamo immaginare come andrà a finire.
I termini della questione sono che tutti finora dell’ippodromo se ne sono fregati o hanno dato pure la loro approvazione ad abbatterlo, finché Berdini non ha espressamente sollecitato un veto. Se lo scopo fosse stato quello di preservare un bene importante per l’archeologia industriale, il veto al progetto sarebbe scattato già al tempo di Marino e, magari, l’ippodromo non sarebbe stato corretto e modificato varie volte e magari ancora non sarebbe stato lasciato per anni nell’incuria e nell’abbandono. Per cui è chiaro che qui l’unico bene ‘archeologico’ da salvare è il Pd. Il che rende tutta la faccenda puzzolente e ipocrita. Ma quanto l’hanno pagato questo Berdini per pugnalare la giunta della Raggi? E quale grossa carica urbanistica o politica gli hanno promesso per fargli fare quello che ha fatto?

DOMENICO
Sono talmente ridicoli che non ci sono parole per definirli!
Marino e il PD hanno autorizzato l’opera nel 2014 ed è stato elevato l’indice di cubatura da 0,15 a 0,70 sempre Marino si vantava di aver autorizzato un opera d’importanza straordinaria per la città e tutti i suoi a fargli eco!
Grazie questo è un ottimo assist per la Raggi e il M5S!

Cara Virginia, sono nato e vivo a Roma vicino Tor di Valle…Quella zona è uno scempio a cielo aperto. Ho persino paura a passeggiare da quelle parti con i miei figli: degrado assoluto…Stazione fatiscente…strade e marciapiedi vergognosi…è una discarica di rifiuti a cielo aperto…!
Chi parla sui giornali e chi scrive anche su questo Blog non mi sembra conosca perfettamente la vera situazione di TdV.
Il fatto di far costruire lo stadio in quella zona con soldi privati stranieri che prevedono bonifica, opere pubbliche e criteri di sostenibilità ambientale non può altro che far bene a Roma e ai romani..Certo ci sarà cemento…Ma sarebbe impensabile che un privato che investe non persegua un guadagno da questa operazione…Questo è il mercato…L’importante è che si faccia nel rispetto di regole e io sono d’accordo con la linea di Virginia. Il calcio centra relativamente. Qui si tratta di riqualificare una zona in abbandono assoluto per colpa della amministrazioni precedenti…E devo pure leggere che i 5 stelle sono venduti…ma vi volete informare per bene sulle questioni? A parte che si rischia una causa milionaria..ma oltretutto c’è la grande opportunità di far fare ai privati ciò che difficilmente potrebbe fare il pubblico con il dissesto economico ereditato dalle giunte precedenti!
Quindi io sono in tutto al fianco delle scelte di questa giunta che sta tentando di armonizzare il progetto limitando al massimo le cubature favorendo soluzioni di ecosostenibilità ambientale, di verde a favore della zona di Tor di valle mai considerata e abbandonata.
Avanti Roma e avanti Virginia con lo Stadio così come tutti gli altri temi del programma….malgrado tutte le cattiverie alimentate ad arte dai media che oggi sono contro, ieri erano a favore e chissà quante altre facce cambieranno fino al 3 marzo…Vergogna!
Sono totalmente d’accordo con questa linea di accordo con i proponenti…che è la più ragionevole su questo tema! Per il bene di Roma…Buon lavoro!
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Si dice anche che nei pressi c’è un enorme depuratore e il puzzo sarebbe tremendo. Se è così, forse sarebbe meglio risanarlo per i 176.000 abitanti della zona, no?

I VOLTAFACCIA ITALIANI
silvano
Nel 2014, su Repubblica di Roma troviamo: “L’appello di Clara Lafuente, figlia del progettista che realizzò l’Ippodromo. “La struttura in cemento armato … potrebbe essere recuperata e riutilizzata per il campo d’allenamento nel nuovo impianto”. Quindi 3 anni fa era tutto palese, conosciuto, c’era già la soluzione, eppure nessuno disse nulla. Il MIBACT dov’era? Scomparso? E la giunta Marino andò avanti nel progetto. l’11 gennaio 2017 Italia Nostra informa che “presenterà un esposto all’Autorità giudiziaria, al fine o di far dichiarare nulla la suddetta delibera perché contra legem o di revocarla”. Nel 2008 comunicato Italia Nostra: ” La Giunta esecutiva ha deciso di conferire oggi, in via eccezionale, il titolo di “Socio Onorario” all’Ing. Francesco Gaetano Caltagirone (al quale fa capo il quotidiano “Il Messaggero”) per gli alti meriti conseguiti con l’edizione del giornale di ieri 7 febbraio dove, nella Cronaca di Roma, si denunciava il “blitz per stravolgere il Prg” dovuto a “grandi manovre “in atto…”. Incredibile ! E qualche chicca politica: “Purtroppo è accaduto che i consiglieri di SEL, prima nel IX Municipio, poi nell’aula capitolina, hanno votato a favore del riconoscimento del pubblico interesse a favore del progetto di Parnasi-Pallotta”. Oggi il MIBCAT entra pesantemente in gioco. Come diceva Andreotti “ a pensar male…”

Il progetto di Marino non valutava come ‘opera di interesse pubblico’ lo stadio ma le 4 opere connesse, utili ad agevolare soprattutto la mobilità in quella zona, pena l’annullamento dell’interesse pubblico del progetto, che sta proprio nelle opere esterne e non certo nello stadio. Scrive Marino: “La delibera della mia Giunta, votata in Assemblea Capitolina il 22 dicembre 2014, dichiarò il pubblico interesse all’opera, condizionandolo, ovviamente, non allo stadio privato, sul quale legittimamente la società sportiva conta per accrescere la propria competitività, ma alle opere connesse all’impianto sportivo e utili alla qualità della vita delle romane e dei romani.
In particolare il potenziamento del trasporto pubblico su ferro a servizio dell’area di Tor di Valle e della città, con frequenza di 16 treni l’ora nelle fasce di punta e un nuovo ponte pedonale verso la stazione FL1 di Magliana (costo a carico del privato: 58 milioni di euro); l’adeguamento di via Ostiense/via del Mare, di cui si parla da decenni, fino allo svincolo con il Grande Raccordo Anulare (costo a carico del privato: 38,6 milioni di euro); il collegamento con l’autostrada Roma Fiumicino attraverso un nuovo ponte sul Tevere (costo a carico del privato: 93,7 milioni di euro); l’intervento di mitigazione del rischio idraulico e di messa in sicurezza dell’area (costo a carico del privato: 10 milioni di euro). Se verrà a mancare anche una sola di queste opere di interesse pubblico il progetto decade.

NON HA SENSO DIRE: SI FACCIA SOLO LO STADIO

netzer Appels+Oranjes
Non è vero che nessuno si è accorto di Tor di Valle. L’area svolge comunque un’azione sociale importantissima, ci si bucano i tossici, ci si scarica amianto di lavori abusivi, ci si rottamano le auto, c’è la compravendita di sostanze, ci sono reperti di “elettrodomestica casalinga” composti da lavatrici lavastoviglie, tostapane, forni…..

DI CHI SONO I GIORNALI

1- “Repubblica” appartiene a De Benedetti, tessera n. 1 del PD
2- “Il Messaggero” a Caltagirone, palazzinaro di Roma e suocero di Casini.
3- “La Stampa” all’ex gruppo FIAT, ora FCA.
4- “Il Corriere della Sera” è partecipata da Mediobanca ed è indebitata con Unicredit, che è socia di Mediobanca.
5- “Il Giornale” appartiene alla famiglia Berlusconi.
6- “Libero” appartiene alla famiglia Angelucci, immobiliaristi.
7- “Il Foglio” appartiene alla famiglia Mainetti, immobiliaristi.
8- “Il Sole 24 ore” appartiene a Confindustria.
9- “Agi (Agenzia giornalistica italiana)” è partecipata dall’ ENI.
…e così via. In pratica l’informazione italiana è in mano a banche, immobiliaristi, all’Eni (che oltre ad essere proprietaria dell’Agi sponsorizza tutta la stampa), alla famiglia Agnelli, a Berlusconi ed ai grandi imprenditori, che a loro volta sono indebitati con le banche.
La domanda banale da porsi è : i direttori dei quotidiani, scelti dai proprietari, ed i giornalisti dipendenti di questi giornali sono liberi o devono fare gli interessi del loro datore di lavoro ?
L’altra domanda è : qual è il partito/movimento che si è messo di traverso ai palazzinari, alle banche, ai petrolieri ed ai poterti forti in genere ?
( Paolo Cristallo )

KLAUS DAVI: “LA GENTE NON È SCEMA, SI ACCORGE CHE I MEDIA ATTACCANO LA RAGGI E NON PARLANO DI SALA”
Il massmediologo Klaus Davi da Paragone spiazza tutti: “Politici e giornalisti vanno a prescindere contro il M5S. La Raggi ha fatto degli errori, ma le si dà addosso sempre e comunque. E la gente non è scema: a Milano il sindaco Sala (PD) è indagato con un’accusa grave dalla procura generale e FieraMilano è stata sciolta per mafia. E ci raccontano che Milano è la capitale morale, mentre la Raggi fa schifo. La gente ormai lo sa, non decide più in base alle priorità date dall’informazione

L’imprenditore Romeo, che ha donato 60.000 euro alla fondazione Renzi, è indagato a Napoli per associazione mafiosa ma non fa notizia A Roma, invece, per corruzione nell’ambito dell’inchiesta Consip è coinvolto Luca Lotti, Ministro dello sport -con deleghe pesanti tipo il CIPE- e, soprattutto, braccio destro di Matteo Renzi, ma non fa notizia.

Pasquale Colicchio
Conferenza stampa Della Raggi: alla luce delle domande poste dei presunti giornalisti, il risultato finale è questo: Marra, farà lo stadio nuovo a Roma, Berdini giocherà come centravanti, e Romeo farà l’allenatore!!
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Viviana
Che si faccia o non si faccia lo stadio della Roma, i cristiani buttati in pasto ai leoni ce li abbiamo già
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SIAMO ALL’ULTIMO POSTO IN EUROPA
Bruno
La consulta, che doveva decidere sulla legittimità di una legge elettorale scritta per e dalla partitocrazia, ha dato una indicazione e rimesso nelle mani del Parlamento, come democrazia vuole, la stesura di una legge che dia rappresentatività alla Nazione.
I partiti per tutta risposta hanno fatto un plauso come fecero con Napolitano ai tempi della sua bi-elezione e della Nazione e come sempre se ne fottono altamente.
Eppure i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il Governo Renzi in 1000 giorni di manovre scellerate è riuscito ad uccidere ulteriormente la nostra economia portandoci all’ultimo posto, e dico ultimo, per crescita e per debito rispetto all’intera Europa.
Una Nazione che faceva parte dei sette Grandi (è stata anche quarta nel mondo per potenza industriale) è diventata l’ultima tra le più Piccole dei 28. Questo non può essere solo colpa dell’Euro se anche la Grecia col fiato sul collo della Troika riesce a fare oltre il 2% di crescita contro il nostro improbabile 0,9 con una media UE dell’1,8.
Signori qui si fanno congressi e leopolde ma la Nazione continua ad affondare sotto un macigno di una spesa per la PA insostenibile mentre le imprese, unico collettore di gettito, chiudono, delocalizzano o espatriano a ritmo di domino.
E’ evidente che bisogna andare a votare ed è impellente una correzione alla legge elettorale che assicuri la rappresentatività altrimenti dureremo giusto il tempo di un Pinocchio nel Paese delle meraviglie.
Mentre il debito pubblico continua a crescere, si parla del Pd e delle sue scissioni e nessuno fa una critica profonda di quello che sta succedendo e delle sue cause.
Renzi e il suo Pd non rappresenta il partito della Nazione e neanche lontanamente la Nazione. Ancora si fa finta di non capire che la RAPPRESENTATIVITA’ è l’unica via d’uscita dallo stallo e che l’imposizione di figuranti imposti da un establishment cinico e ignorante non funziona.
La Nazione è divisa in 3 poli e non si può formulare una legge elettorale ai tempi del patto Berlusconi-Bersani.

castarolo
Cosa c’è di più pragmatico del Governo Renzi o Renzi-Gentiloni o della sinistra che lavora per conto della destra ed è una sinistra delle banche? Di un Napolitano omertomafioso bipresidenziale, poi?
Non abbiamo bisogno di questi pragmatismi che ci portano a votare un sì al referendum contro il popolo e contro la democrazia. I pragmatici sono sempre per il più forte.
Abbiamo bisogno di rivoluzionari, di quelli che dicono “cosi non va” o “se il libero mercato è questo, non bisogna cambiare l’Italia, il welfare o gli italiani, ma bisogna cambiare il libero mercato”. Abbiamo bisogno di quelli che dicono “se c’è lo impongono i trattati, vanno cambiati i trattati” . “Non ci sono i soldi per i malati, gli invalidi ecc.? Non si fanno più expo, tav, ponti sullo stretto, olimpiadi e mondiali, ecc. fin quando non si provvede prima ai più deboli.” Abbiamo bisogno di quelli che dicono “la pubblica amministrazione non funziona? Non colpiamo solo i furbetti della 104 o quelli del cartellino o i finti malati, non facciamo la meritocrazia per gli uscieri, ma degradiamo i dirigenti, colpiamo i dirigenti, licenziamo quelli che assecondano i politici”, quelli che dicono “la pubblica amministrazione costa troppo? Lo stipendio più alto anche per dirigenti, manager, direttori generali e boiardi vari, non devono essere superiore a tre volte quelli più bassi.
I giornali no non si vendono? Non meritano di essere finanziati con soldi pubblici, deve essere il pubblico a decidere se i giornali meritano di sopravvivere e non i politici, solo così i giornalisti torneranno fare il loro mestiere e torneranno ad essere una colonna portante della democrazia.

Francesco C
IL WALL STREET JOURNAL AFFONDA L’EUROZONA: ”E’ UN GROVIGLIO DI RISCHI ACUTI E CRONICI DA CUI STARE ALLA LARGA” ( WSJ )

NEW YORK – L’editorialista Richard Barley, del Wall Street Journal, commenta la volatilità che ha colpito l’euro e i rendimenti delle obbligazioni sovrane dell’eurozona a causa dell’incertezza politica che cova sul Vecchio continente, e la sua analisi non promette nulla di buono, per il futuro dell’euro.
“Negli ultimi anni – scrive Barley – le previsioni di un collasso dell’eurozona si sono succedute numerose quanto fallaci al momento, ma il problema, per gli investitori, è che nessuna di queste previsioni può essere ignorata a cuor leggero: l’Eurozona – scrive – è un groviglio di rischi acuti e cronici”.
“A monopolizzare le preoccupazioni dei mercati da alcune settimane è l’approssimarsi delle elezioni politiche francesi, e il rischio che a prevalere sia il partito euroscettico Front national, guidato da Marine Le Pen: quest’ultima ha dichiarato che in caso di vittoria, predisporrà l’uscita della Francia dall’euro e persino dall’Unione Europea. Lo spread dei titoli decennali francesi rispetto ai tedeschi è aumentato, e il divario si è fatto tanto maggiore perché i rendimenti sui titoli tedeschi sono contestualmente calati: una combinazione assai sfavorevole per i timonieri della politica monetaria europea, primo tra tutti il Presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, impegnato in sforzi sovrumani per dare compattezza al mercato obbligazionario europeo dopo la crisi del debito sovrano in alcune nazioni dell’Eurozona, come Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Italia”.”Ma il punto è che se anche Marine Le Pen non riuscisse ad accedere all’Eliseo, le incertezze non svanirebbero. L’eurozona resta un progetto realizzato a metà, e bisognoso di una qualche forma di importante ripensamento.
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Diego Fusaro
“L’ Euro non è una moneta…Bensì un preciso metodo di Governo e un programma di sottomissione architettato con scopi ben precisi. Ha cancellato 150 anni di diritti sociali”. “L’euro è un metodo politico che scavalca gli Stati membri e non solo…Serve a distruggere ed annientare un intero popolo chiedendo loro continui sacrifici… e non per i figli o per le generazioni a venire, bensì per il bene dello Stato e delle banche. Quello stesso Stato che li usa come tappa buchi di un debito inestinguibile!”. “Quello che la Germania ha fatto 100 anni fa, lo sta facendo ancora oggi. Invece di utilizzare mezzi militari e quant’altro, UTILIZZA L’ USURA, un metodo molto più innovativo…Oggi, il tragico scenario vede l’Europa come la madre della violenza economica, esercitata con eccesso di potere su tutti gli Stati”. Tutti noi dobbiamo svegliarci per riprenderci la nostra democrazia, il nostro potere e la nostra sovranità!
L’Europa e l’ euro hanno cancellato dalla storia quello che siamo e che eravamo. Quello che siamo diventati dopo anni di sudore ed impegno.
Non abbiamo più diritti o doveri, siamo solo delle macchine da produzione…

Visto che questi media infami hanno avuto la faccia di paragonare le polizze di Romeo al caso Scajola…

CASO SCAJOLA
Nel 2010 la Guardia di Finanza trova assegni circolari per 900.000 €, tratti da un conto corrente bancario intestato ad un professionista vicino al gruppo dell’imprenditore romano Diego Anemone (coinvolto in un’inchiesta secondo la quale avrebbe ricevuto appalti pubblici dalla Protezione civile quali frutti di corruzione). Le venditrici dicono di averli ricevuti per la vendita a Scajola di un appartamento a Roma, davanti al Colosseo. Scajola nega, ribadendo di aver pagato l’immobile con i 600.000 euro attestati nell’atto notarile e di tasca propria, per cui ha contratto regolare mutuo, poi si dimette dicendo che vuole difendersi dalle accuse. Dichiara che la casa gli è stata pagata “a sua insaputa”. E’ processato per finanziamento illecito ma il 27 gennaio 2014 è assolto perché “il fatto non costituisce reato”. Il 31 ottobre la corte d’appello non conferma la sentenza, il procuratore chiede 3 anni di carcere ma scatta comunque la prescrizione
Scajola è accusato anche di “concorso colposo in omicidio colposo” perché aveva rifiutato la scorta a Biagi, poi ammazzati. Dai documenti ritrovati e sequestrati il 9 luglio 2013 a casa del suo segretario emerge che era a conoscenza delle minacce cui era sottoposto Biagi,contemporaneamente scompare dal Viminale il dossier Biagi. Ma di nuovo Scajola è prescritto.
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Franco Ranocchi
Praticamente Travaglio ci ha fatto capire che in Italia c’è una dittatura I partiti del Governo possono fare ciò che vogliono mentre il partito d’opposizione viene denigrato ed impedito in tutti i modi.
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Rolando Marco Zanin
“Parlare di spiritualità e di risveglio, non ti rende spirituale o risvegliato, tanto quanto il parlare di chirurgia o di ingegneria non ti rende un chirurgo o un ingegnere”.
O come parlare di democrazia non ti rende un democratico
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Roberto Potocniak

CHI E’ RAFFAELE MARRA
Dirigente pubblico capitolino, ha lavorato con Gianni Alemanno e Renata Polverini, quando il primo guidava il Comune di Roma e la seconda la Regione Lazio, ex ufficiale della Guardia di Finanza, ha un’esperienza amministrativa di collaborazione con le amministrazioni di centrodestra. Lavora vicino ad Alemanno dai tempi del ministero dell’Agricoltura quando ricopriva il ruolo di Direttore nazionale dell’area galoppo all’Unire. Dal 2008 Marra arriva in Campidoglio dove ricopre l’incarico di Direttore dell’ufficio extradipartimentale per le politiche abitative. Con la Raggi diventa suo collaboratore finché salta fuori che nel 2014 ha avuto dei soldi per un appartamento dall’immobiliarista Scarpellini non si sa in cambio di quali favori.

LE ALTRE ESPERIENZE E IL RITORNO IN CAMPIDOGLIO

Il Pd farebbe bene a tacere su Marra: fu Marino a promuoverlo e Napolitano lo fece commendatore. Marino firmò l’ordinanza con cui diede un incarico dirigenziale vero a Marra, dandogli la guida di una direzione esistente all’interno del dipartimento risorse umane sulle relazioni sindacali e la formulazione del contratto decentrato e dei sistemi premianti, e alla direzione era stata assegnata anche la delega sul «trattamento giuridico-contrattuale-disciplina». Marino diede a Marra il potere di decidere il contratto decentrato e i premi da assegnare ai dipendenti del comune di Roma. Una posizione strategica per costruirsi una rete interna al comune. D’altra parte sugli altari Marra era stato portato da tanti. Anche da Napolitano, che due volte gli concesse a sua firma altrettante onorificenze: commendatore dell’ ordine al merito della Repubblica italiana, e attestazione al merito della sanità pubblica.
Marra andava spesso a Malta, dove si riuniva a uno dei suoi fratelli, Catello Marra che ancora oggi guida con la carica di governatore centrale la Iodr – International organization for diplomatic relations. Uno strano centro di potere, che spesso faceva le sue riunioni in Italia, ma anche a New York e a Miami. Dai video che esistevano sul sito dell’organizzazione, e che improvvisamente dopo l’arresto di Raffaele sono stati cancellati, si intravedevano alle varie cerimonie in alta uniforme personaggi della diplomazia italiana, e alti ufficiali dell’ esercito italiano e delle forze di polizia. Relazioni che evidentemente sono servite anche al dirigente del comune di Roma per costruire e rinforzare il suo potere. Marino resuscitò Raffaele Marra. E Napolitano lo nominò commendatore. Ma questo ai cittadini non è dato saperlo: i criminali dell’informazione buttano fango solo sul M5S, che a Roma sta mettendo in crisi i poteri forti.

NUNTEREGGAEPIU’
Travaglio

Basta, pietà, ci arrendiamo. Dinanzi all’ultimo monito di giornata di Giorgio Napolitano (“Nei Paesi civili alle elezioni si va alla scadenza naturale”), che rischia di farci tornare simpatico persino Renzi, siamo colti da un misto di impotenza e spossatezza. Qui ci vorrebbe Rino Gaetano con una riedizione di Nuntereggaepiù, o Enzo Jannacci con una rivisitazione di Quelli che…. Noi alziamo le mani. Anche perché, appena sentiamo evocare un “Paese civile” da Re Giorgio, subito ci assale il pensiero multiplo di tutto quello che accadrebbe, e soprattutto non accadrebbe, se l’Italia fosse un Paese civile
Nei Paesi civili la data delle elezioni la decide il Presidente della Repubblica che forse Napolitano non se n’è accorto, ma non si chiama Napolitano: si chiama Mattarella.
Nei Paesi civili un Presidente della Repubblica che giura per mesi di rifiutare la rielezione non si farebbe rieleggere in un quarto d’ora.
Nei Paesi civili i governi li scelgono gli elettori, dando la maggioranza a un partito o a una coalizione in base al loro programma, e non il capo dello Stato estraendo nomi a caso dal suo cilindro per ribaltare il risultato del voto mettendo insieme partiti e pezzi di partiti avversari che voltano gabbana, come fece Napolitano nel 2011 con Monti, nel 2013 con Letta, nel 2014 con Renzi e come ha rifatto Mattarella con Gentiloni nel 2016.
Nei Paesi civili il Presidente della Repubblica giura di difendere la Costituzione e poi non lavora per demolirla, né impone al Parlamento né tantomeno al Governo di riscriverla a suo gusto.
Nei Paesi civili il Presidente della Repubblica non avalla una legge elettorale come l’Italicum, palesemente incostituzionale e monca (cioè valevole solo per la Camera), ma la respinge alle Camere prima che cada sotto la tardiva mannaia della Consulta.
Nei Paesi civili il Presidente della Repubblica non telefona a un vecchio politico indagato per aver mentito ai giudici sulla trattativa Stato-mafia, non si attiva per spostare l’indagine dalla sua sede naturale o per punire i magistrati che la conducono e, scoperte le sue telefonate, non chiede alla Corte costituzionale di farle distruggere per nasconderle ai cittadini.
Nei Paesi civili il Presidente della Repubblica non interferisce continuamente nelle campagne elettorali, raccomandando agli elettori per chi votare e per chi no.
Nei Paesi civili sarebbe impensabile quanto rivela Panorama, citando intercettazioni dell’inchiesta a Bergamo sul banchiere Giovanni Bazoli.
E cioè che Napolitano telefonò (per giunta da un’utenza del Quirinale, due mesi dopo le sue dimissioni da Presidente) all’anziano patron di Banca Intesa, indagato per associazione per delinquere, per impicciarsi nella battaglia finanziaria per il controllo di Rcs-Corriere della Sera, mettendolo in guardia dall’appoggiare “un nome folle, ovvero di quel signore che si occupa o meglio è il factotum di La7”, cioè Urbano Cairo
Nei Paesi civili un ex Presidente della Repubblica si guarda bene dal denunciare il presunto “abuso del ricorso alle elezioni anticipate”, visto che l’ultimo capo dello Stato a sciogliere anzitempo le Camere fu proprio lui nel 2008, alla caduta del Governo Prodi-2 dopo due anni di logoramento a cui aveva contribuito – come racconta l’allora Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa nel suo diario – anche l’uomo del Colle, già allora innamorato delle larghe intese con Berlusconi.
Nei Paesi civili – ma questo esula dalle responsabilità dirette del deposto Re Giorgio – un manager pubblico come Mauro Moretti non viene promosso da Fs a Finmeccanica dopo aver definito la strage di Viareggio (32 morti) “uno spiacevolissimo episodio” ed essere stato rinviato a giudizio per disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e altri reati.
E non resta al suo posto dopo che il Tribunale di Lucca l’ha condannato a 7 anni per quei gravissimi delitti e i suoi avvocati (pagati da chi?) hanno insultato i giudici e le vittime, definendo “scandaloso” il processo e “populista” la sentenza.
Nei Paesi civili il Ministro dei Trasporti non interferisce nel processo al capo di Finmeccanica, definendo “sproporzionate” le richieste di pena della Procura di Lucca per l’imputato Moretti, come fece nel settembre scorso Graziano Delrio a Otto e mezzo, e il Governo non esenta colossi pubblici come Eni e Finmeccanica dalle clausole di onorabilità per salvarne i dirigenti imputati per reati gravissimi.
Nei Paesi civili la prescrizione si interrompe al momento del rinvio a giudizio e non continua a decorrere fino alla sentenza di Cassazione, mandando liberi e impuniti fior di criminali, come invece accade solo in Italia (e come purtroppo presto accadrà, almeno in parte, per il processo sulla strage di Viareggio, ed è già accaduto per le stragi impunite di Moby Prince, Eternit e San Giuliano di Puglia).
Questo scandalo avrebbe dovuto occupare almeno uno degl’innumerevoli moniti di Napolitano per ottenere dal Parlamento una riforma urgente e doverosa.
Invece è praticamente l’unico tema dello scibile umano mai sfiorato dall’incessante incontinenza verbale di Re Giorgio, forse perché l’Ancien Regime di cui è il santo patrono si regge sulla prescrizione.
Quindi, ex Sire, si dia pace: se l’Italia fosse un Paese civile lei non avrebbe potuto dire né fare quasi nulla di ciò che ha fatto e ha detto.
Se proprio non sa come impegnare il tempo libero, dia retta all’ultimo monito di Osho:
“Ma perché ‘n te trovi ‘n bel cantiere stradale come tutti l’anziani normali?”.

NAPOLITANO HA ANCORA IL CORAGGIO DI PARLARE…AIUTATEMI A CONDIVIDERE QUESTO POST, MIGLIAIA DI PERSONE DEVONO SAPERE CHI E’!
Alessandro Di Battista

1. Giorgio Napolitano è entrato in Parlamento l’anno della morte di Stalin. Era il 1953 e i suoi 64 anni di politica sono costati al contribuente italiano oltre 17 milioni di euro tra stipendi e rimborsi vari.
2. Nel 1956, quando i carri armati sovietici massacravano gli studenti a Budapest dichiarava che l’URSS stava portando la pace in Ungheria.
3. Nel 1981 definì le parole di Berlinguer sulla questione morale (“I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal Governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali”) “vuote invettive”.
4. Nel 1993, quando la Guardia di Finanza si presentò alla Camera per richiedere gli originali dei bilanci dei partiti (in epoca tangentopoli) il Segretario generale della Camera, su ordine dell’allora Presidente Napolitano, oppose ai finanziari l’immunità di sede, ovvero il divieto per le forze dell’ordine di entrare a Montecitorio.
5. Durante il processo sulle tangenti ENIMONT Craxi, dichiarò all’allora PM Di Pietro: “non è credibile che il Presidente della Camera, onorevole Giorgio Napolitano, che è stato per molti anni Ministro degli Esteri del PCI e aveva rapporti con tutta la nomenklatura comunista dell’Est a partire da quella sovietica, non si fosse mai accorto del grande traffico (di finanziamento irregolare) che avveniva sotto di lui”.
6. Mentre è Ministro degli Interni viene criticato per non aver fatto sorvegliare Licio Gelli, boss della P2, condannato, tra l’altro, per depistaggio sulla Strage di Bologna e bancarotta fraudolenta (Banco Ambrosiano), che riesce a fuggire all’estero.
7. Il Ministro degli Interni Napolitano, con la legge Turco-Napolitano, istituisce i CPT, i Centri di Permanenza Temporanea, vere e proprie prigioni per clandestini in mano alle solite cooperative degli amici degli amici.
8. Era Ministro degli interni quando venne posto il segreto di stato sulle confessioni del camorrista Schiavone che già nel 1997 aveva raccontato il dramma della Terra dei Fuochi.
9. Da Presidente della Repubblica firma senza batter ciglio (pur potendo esercitare il potere di rinvio presidenziale) due leggi-porcate berlusconiane: Lodo Alfano e Legittimo Impedimento. Entrambe le leggi vengono poi dichiarate incostituzionali dalla Corte.
10. Ha mantenuto una condotta poco trasparente riguardo al processo sulla Trattativa Stato-Mafia. Ha sollevato il Conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo, in merito ad alcune intercettazioni telefoniche indirette riguardanti lo stesso Capo dello Stato. Intercettazioni che poi sono state distrutte. Inoltre non ha espresso alcuna solidarietà al PM Di Matteo quando quest’ultimo ha ricevuto una vera e propria condanna a morte dal boss Totò Riina.
11. Non si è presentato spontaneamente ai giudici di Palermo che lo volevano interrogare nell’ambito del processo sulla Trattativa. Sarà costretto solo dalla decisione della Corte di Assise di Palermo.
Un cittadino informato è un cittadino sovrano!

RIDIAMARO :- )
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FILOSOFIA ZEN … DUE PAROLE

Il discepolo Wu Liao entrò nel “Monastero Zen del Silenzio” ed il Maestro gli disse: “*Fratello, questo è un monastero silenzioso. Tu qui sei il benvenuto. Puoi rimanerci finché vuoi, ma non devi parlare se non te ne do io il permesso”.
Wu Liao visse nel monastero un anno intero prima che il suo Maestro gli dicesse:
“Fratello Wu Liao, tu sei qui da un anno ormai. Ora puoi dire due parole”.
Wu Liao rispose:
“Letto duro”.
“Mi dispiace sentirti dire ciò – disse il Maestro – Ti daremo subito un letto migliore”.
L’anno seguente Wu Liao fu chiamato nuovamente dal Maestro.
“Oggi puoi dire altre due parole Wu Liao”.
“Cibo freddo” disse Wu Liao e il Maestro gli assicurò che in futuro il cibo sarebbe stato migliore.
Al suo terzo anniversario al monastero il Maestro chiamò nuovamente Wu Liao nel suo ufficio:
“Puoi dire due parole oggi”.
“Vado via” disse Wu Liao.
“E’ meglio – commentò il Maestro – “Da quando sei qui non hai fatto altro che rompere i coglioni”.
..
Tre carabinieri tornano per la seconda volta sulle Dolomiti a fare la settimana bianca
Si recano presso la scuola di sci per prendere un po’ di lezioni, e chiedono di poter avere lo stesso maestro dell’anno precedente, con cui si erano trovati piuttosto bene; l’impiegato della scuola chiede loro il nome del maestro.
– Si chiama Franz.
– Va bè, ma guardi che da queste parti il 50% dei maestri si chiama Franz; mi dia qualche dettaglio in più.
Dopo un po’ il secondo carabiniere dice:
– Si chiama Franz, è alto, biondo e con gli occhi azzurri!
L’impiegato, un po’ scoraggiato:
– “Mi spiace, ma ancora non vi posso aiutare! Qui da noi è molto comune che i ragazzi siano alti, biondi e con gli occhi azzurri; se proprio volete lo stesso maestro dello scorso anno ho assolutamente bisogno di altre informazioni”.
Altri minuti di ripensamenti e il terzo carabiniere, tutto contento, esclama:
– Ci sono… adesso sicuramente lo possiamo individuare: “il maestro che cerchiamo noi ha tre palle! E non mi dica che qui da voi hanno tutti tre palle!”
L’impiegato:
– No, effettivamente penso che sia l’unico maestro con tre palle; ma mi tolga una curiosità: come fa ad essere sicuro che abbia proprio tre palle?
Al che il carabiniere risponde:
– “Sono sicuro perché ricordo benissimo che l’anno scorso, mentre stavamo facendo lezione tutti insieme, è passato un suo amico e gli ha detto: “Ciao Franz, come vanno i tre coglioni?”
………….

Giorgia Vezzoli- libro: ‘TI AMO IN TUTTI I GENERI Del MONDO’

L’AMORE È IMMENSO E INDEFINIBILE

In amore il genere conta”. Questo mi sento dire da diverse parti a commento o, più spesso, come critica al mio ultimo libro soprattutto da chi il libro, presumo, non l’abbia letto.
Penso sia utile fare una precisazione. Che l’amore non abbia genere non significa che il genere non conti a prescindere. Tutto, in amore, conta. Ogni cosa della persona di cui ci innamoriamo conta. Perché è sua e perché per noi fa la differenza. La curva delle ciglia, il modo in cui usa la forchetta, la cicatrice che fa capolino sotto la maglia…Tutto, in amore, conta. Solo, ci sono persone, e vi prego di farvene una ragione, che giudicano il genere alla stessa stregua di una di queste caratteristiche: importanti, preziose ma non determinanti per amare qualcuno.
In “Ti amo in tutti i generi del mondo” Nina, la protagonista, si innamora di Sasha senza conoscerne il genere e il sesso. Questo non significa che non ne sia attratta fisicamente. Lo è, e parecchio. Lo è a prescindere dal sesso biologico di Sasha.
Probabilmente per la maggior parte di voi il genere e il sesso sono fondamentali per amare qualcuno perché, vivaddio, siamo persone diverse con orientamenti, gusti e attrazioni differenti. Sappiate però che può esistere la possibilità di amare a prescindere dal genere. Io l’ho capito scrivendo questo libro perché, mentre lo scrivevo, l’ho provato sulla mia pelle.
Quale sarebbe, a questo proposito, il vostro problema? Perché io di problemi non ne vedo e immagino che se l’amore potesse parlare, sarebbe d’accordo con me.
Ma chi l’ha mai sentita la sua voce? Sappiamo tanto poco dell’amore. Secoli di conquiste e progressi eppure ancora così poche certezze sull’amore.
Lo sanno bene gli innumerevoli artisti e i poeti che per anni hanno cercato di cantarlo. Io stessa ogni volta che dico “Ti amo” mi rendo conto di tutti i limiti di queste due parole e della loro impossibilità di contenere davvero ciò che provo d’immenso e d’indefinibile.
Ecco, se dovessi proprio scegliere delle parole per descrivere l’amore userei queste: immenso e indefinibile.
Sappiamo così poco dell’amore. Talmente poco da confonderlo talvolta, per esempio, con il possesso, la gelosia o l’abuso. Altrimenti non si spiegherebbe perché, quando accade un episodio di violenza, si senta ancora affermare che è successo “per troppo amore”, “per passione” o “per gelosia” quando l’amore, di certo, non ha nulla a che vedere con la violenza. Perché, per quanto indefinibile, una cosa in questi anni sull’amore l’ho capita: che non può esistere senza rispetto. Per sé e per gli altri.
Di questo, quindi, dovremmo iniziare a occuparci davvero: dell’amore. Dovremmo smettere di giudicare le persone e di conseguenza le loro relazioni e famiglie sulla base del genere di appartenenza o dell’orientamento sessuale e iniziare a considerarle attraverso la loro capacità di amare e di generare amore. Dovremmo smettere di distinguere coppie e famiglie di serie A e di serie B.
Forse così un giorno, a forza di riflettere, educare ed educarci all’amore, metteremo un freno a tutti quei comportamenti discriminatori, prevaricanti e violenti che d’amore spesso si tingono ma che con l’amore nulla hanno a che spartire.
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http://masadaweb.org

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