Nuovo Masada

febbraio 9, 2017

MASADA n° 1829 9-2-2017 LETTERA DI MICHELE

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MASADA n° 1829 9-2-2017 LETTERA DI MICHELE
Blog di Viviana Vivarelli

Un suicidio emblematico – Poletti, il peggior Ministro del Lavoro di tutti i tempi – Disprezzo per Scalfari – Omnia sozza sozzis – L’Europa a due velocità- La teoria di Shaldrake – Neoliberismo e neoliberalismo – Due libri di Paolo Maddalena: “Il territorio bene comune”, “Gli inganni della finanza” –

Questa è la lettera di Michele, grafico friulano di anni 30, che si è suicidato per protestare contro un Paese disumano che ha ucciso tutti i suoi sogni. La sua poesia ha sconvolto l’Italia ma la politica, come sempre, è rimasta insensibile, incurante di dare risposte.

Dentro di me non c’era caos
Dentro di me c’era ordine.
Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità.
Ho vissuto (male) per trent’anni, qualcuno dirà che è troppo poco
i limiti di sopportazione sono soggettivi, non oggettivi.
Ho cercato di essere una brava persona,
ho commessi molti errori, ho fatto molti tentativi,
ho cercato di darmi un senso e uno scopo
usando le mie risorse,
di fare del malessere un’arte


Ma le domande non finiscono mai,
e io di sentirne sono stufo.
E sono stufo anche di pormene.
Sono stufo di fare sforzi
senza ottenere risultati,
stufo di critiche,
stufo di colloqui di lavoro
come grafico inutili,
stufo di sprecare sentimenti
e desideri per l’altro genere
(che evidentemente non ha bisogno di me),
stufo di invidiare,
stufo di chiedermi cosa si prova a vincere,
di dover giustificare la mia esistenza
senza averla determinata
stufo di dover rispondere alle aspettative
di tutti senza mai aver visto
soddisfare le mie
Da questa realtà
non si può pretendere niente,
non si può pretendere un lavoro,
non si può pretendere di essere amati,
non si possono pretendere riconoscimenti,
non si può pretendere
di pretendere la sicurezza,
non si può pretendere un ambiente stabile.
Non è assolutamente questo il mondo
che mi doveva essere consegnato,
e nessuno mi può costringere
a continuare a farne parte.
E’ un incubo di problemi,
privo di identità, privo di garanzie,
privo di punti di riferimento,
e privo ormai anche di prospettive.
Io non ho tradito, io mi sento tradito,
da un’epoca che si permette di accantonarmi,
invece di accogliermi,
come sarebbe suo dovere fare.
Dentro di me non c’era caos,
dentro di me c’era ordine.
Questa generazione si vendica di un furto,
il furto della felicità,
questo non è un insulto alle mie origini,
ma un’accusa di alto tradimento.

Ps. complimenti al Ministro Poletti
Lui sì che valorizza noi stronzi.

Ho resistito finché ho potuto.
Io lo so che questa cosa vi sembra una follia, ma non lo è.
È solo delusione
Mi è passata la voglia: non qui e non ora.
Non posso imporre la mia essenza,
ma la mia assenza sì,
e il nulla assoluto è sempre meglio di un tutto
dove non puoi essere felice facendo il tuo destino.

Di fronte alla disperazione del giovane Michele, di tanti giovani italiani senza lavoro, senza aiuti, senza speranze, senza futuro, siamo costretti a subire l’affronto di un Parlamento di inetti, il più pagato d’Europa, il peggiore d’Europa, un Parlamento non eletto da nessuno, fatto da nominati, da amici degli amici, senza regole né qualità, che va il giovedì alle 18 in aula col trolley perché, come arriva sta già per partire, e fa l’affronto di una frettolosa presenza di poche ore in un emiciclo sempre vuoto dove dall’8 dicembre bivaccano senza saper cosa fare mille persone super pagate, super accessoriate di benefit, regalie, vitalizi, onori, boria, che non fanno niente, che non si curano di sapere niente, che disertano i luoghi di lavoro, che pensano solo a fare poche ore di presenza frettolosa in un anno per farsi poi gli affari propri, che votano come pianisti per gli assenti e magari votano leggi che licenziano chi fa le stesse cose da lavativi e da truffatori che fanno loro ma a un livello più basso, cortigiani di un potere partitico ormai parassitario e insopportabile, scelti per le più alte cariche che delegittimano il proprio ruolo, il nome per portano, la stessa democrazia. E questo mentre il Paese muore, mentre l’economia agonizza, mentre i giovani sono disperati. E loro non hanno niente da fare, solo fingere un lavoro che non c’è, mentre reggono la farsa di resistere senza far niente fino a settembre per guadagnare pensioni d’oro e non si curano nemmeno di dare un sistema elettorale decente a questa finta democrazia dove 4 governi sono nati senza il popolo, contro il popolo, per la morte del popolo.

E mentre si suicidano giovani come Michele e imprenditori falliscono e famiglie soffrono e il Paese sempre più preda di una turba di partiti scellerati si ripiega su se stesso e muore, si deve assistere alla vergogna spregevole di un Ministro becero come Giovanardi che starnazza senza intelligenza e senza onore per discutere sul proprio stipendio da 9500 euro al mese perché è poco!!! Onorevole Giovanardi. I 5stelle danno parte del loro stipendio per garantire lavoro alle piccole e medie imprese e riescono a sopravvivere malgrado questo e gli stipendi dei parlamentari italiani sono in testa alle classifiche europee, il 60% più alti della media europea, un senatore prende un’indennità parlamentare di 11.555 € lordi a cui si aggiunge una diaria di 3.500, 1.650 per i trasporti (a fronte peraltro di una spesa nulla, dal momento che viaggiano gratis su treni, autostrade, navi e aerei), 258 euro per le spese telefoniche e 41 per la dotazione informatica e 4.180 euro per le spese di rappresentanza. Il totale è di 21.174 euro. E ancora le sembra poco, caro Giovanardi? Ma non si vergogna?

Di fronte ad una lettera di addio straziante come quella di Michele, dovremmo avere le dimissioni immediate di Poletti, il peggior Ministro del Lavoro dello Stato italiano, il sadico che non batte ciglio di fronte a una disoccupazione giovanile del 40%, o al 12% di disoccupazione generale (5.7% la media europea), quello che, per i 107.000 giovani che nel 2016 hanno abbandonato l’Italia per cercare lavoro all’estero, ha avuto la faccia di dire: “Alcuni meglio non averli tra i piedi” e che continua a vantare un aumento dell’occupazione di 600.000 persone quando non arrossisce nemmeno di fronte alla farsa di considerare ‘occupato’ chi prende un vaucher la settimana (7,5 euro!!) o di contabilizzare nel Pil i proventi di droga, prostituzione e mafia, quello che si vanta di aver risolto il problema della precarietà quando nel 2016 i contratti a tempo determinato sono stati 3,4 milioni, e che ha partecipato col Pd alla dissoluzione dei diritti del lavoro, dal fiscal compact alla Fornero al grottesco Jobs Act che ha dilapidato in mancette 6 miliardi per creare solo 100.000 posti di lavoro fasulli, quello che se ne frega che ci siano 3.089.000 disoccupati, il dato peggiore degli ultimi 7 anni, e che ha allargato in modo smisurato dei vaucher che sono arrivati a 134 milioni di ore e si mangiano ogni altra forma di stipendio eliminando ogni tutela, Poletti mente quando dice che li ha ridotti quando invece li ha allargati dai 5000 ai 7000 € l’anno, con un calo di assunzioni stabili del 32%, quello che ha inventato l’APE, l’anticipo pensionistico, vera truffa che fa guadagnare miliardi alle banche mentre taglia le pensioni del 25% o dice che non si possono tagliare le pensioni d’oro (inesistenti negli altri Paesi), quando basta mettere dei limiti in Costituzione per farlo, quello dalle balle stellari, dai dati positivi regolarmente falsi, dalle lodi a Renzi regolarmente cortigiane. Un uomo che ha dipinto in faccia l’effige del nulla assoluto: niente coscienza, niente intelligenza, niente verità, niente umanità, niente di niente. Ma è di gentaglia così che è formato ormai ogni Governo del Pd. Scellerato chi ancora lo vota.

Antonella Policastrese
Michele, trentenne friulano si è tolto la vita. Ha lasciato una lettera pubblicata dai genitori del giovane perché non cada nel vuoto. Dovrebbe diventare un vademecum per tutti noi, giovani e meno giovani. I meno giovani, colpevoli di aver consegnato un mondo alle nuove generazioni privo di speranza, e di punti di riferimenti. Per i coetanei di Michele che dovrebbero lottare e spingersi là dove solo le aquile osano. Non si può sopportare uno stato delle cose fatto solo di ingiustizie che emargina la maggioranza dei giovani e premia soltanto i pochi. Basta con i ladri di vite con gli speculatori di sogni. La vita è un bene troppo prezioso e quando si arriva a queste estreme conseguenze è perché ogni speranza è diventata come una bottiglia che si rompe in mille pezzi. Questa lettera dovrebbe interpellare le coscienze del partito dei bancheri, finanzieri ,che trascorrono il loro tempo per toglierci dignità e forza di reagire. La sua stanchezza dovrebbe essere la nostra nel mandarli tutti a casa. Non è possibile sopportare un governo che trascorre il tempo a tartassarci che parla del niente e fa legiferare persone che dovrebbero stare a casa da un pezzo. I giovani sono continuamente traditi. Si corre in aiuto della finanza, si controlla lo stato di salute delle banche e si lascia morire la parte più sana di una società che emargina le teste pensanti. Giovani costretti a lasciare l’Italia per fare i lavori più umili, poiché qui non trovano niente. Tutt’al più devono accontentarsi di un lavoro a nero, mentre il tempo inesorabilmente trascorre e si rimane con un pugno di mosche in mano. Sarebbe il caso di raccontarla questa realtà che stride priva di senso, che si rivolta contro i figli di nessuno! Bugie solo bugie. La mediocrità è l’unico metodo di valutazione. La meritocrazia è rimasta impigliata in un cespuglio di rovi soffocata dalle ortiche. Chi ha creduto nel cambiamento si è ritrovato inghiottito da un mare in tempesta, abbandonato persino dagli dei.

Il 21 dicembre 2016 è stata presentata dal M5S una mozione di sfiducia contro Poletti, l’hanno firmata i senatori di Sinistra italiana, del M5S, della Lega e di alcuni iscritti al Gruppo Misto. Il Ministro per i proponenti «ha nelle ultime settimane dato riprova di un comportamento totalmente inadeguato al suo ruolo, esprimendosi in più di un’occasione con un linguaggio discutibile e opinioni del tutto inaccettabili». In particolare, si legge in una nota di Sinistra Italiana, la mozione di sfiducia ricorda la dichiarazione «inaccettabile e che compromette la libertà di voto dei cittadini» del Ministro Poletti sulla possibilità di evitare il referendum sul Jobs Act grazie allo scioglimento delle Camere e alla convocazione delle elezioni politiche, e le «affermazioni gravissime» dello stesso sui giovani italiani costretti a cercare lavoro all’estero. La mozione è stata respinta.

Toni
“…E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” E’ da qui che bisogna ripartire, dalla Costituzione tradita.
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Openmind
La lettera di questo povero giovane mi ha commosso e mi ha fatto molto riflettere, come a tutti.
Un giorno succede che qualcuno, con un gesto simile, ci sbatta in faccia la realtà che io conosco bene, vivendo una vita di precariato anch’io, ma altri credono solo che siano impossibili certe cose, e invece lo sono.
Qui siamo tutti Michele, rendiamocene conto.
E’ Michele chi non arriva a fine mese, è Michele la madre single, che deve fare almeno due lavori, se ci riesce, per mantenere sé e suo figlio, è Michele il padre separato che deve dormire in macchina, è Michele il clochard, il senzatetto, e purtroppo, i giovani stanno diventando anch’essi tutti Michele.
E’ bene che ci si renda conto che questa società non produce le famiglie felici, o gli uomini arrivati, o le donne il cui unico problema è quello di un piccolo raffreddore, quegli uomini e quelle donne degli spot pubblicitari, NO, questa società così concepita, con la legge della giungla, produce tanti, troppi Michele.
Lui, a 30 anni, non ce l’ha fatta più, noi dobbiamo resistere anche per lui.
Cosa fare, altrimenti, se non lottare per un qualsiasi sì che potrebbe cambiarci la vita?
“Sarà che l’anima della gente, funziona dappertutto come qui, sarà che l’anima della gente, non ha imparato a dire ancora un solo sì”, Ivano Fossati, La musica che gira intorno.
Pace alla tua anima Michele, lassù trovi sicuramente qualcuno che ti apprezza per quello che vali, e valevi molto, e grazie per la tua lettera e ai tuoi genitori che hanno voluto pubblicarla.

Marco Bruti
La parola chiave dei piani industriali è “efficientamento”. Dietro questo termine, ci sono le politiche per massimizzare i profitti tramite la riduzione in semi-schiavitù dei lavoratori. L’introduzione del Jobs-Act ha facilitato il compito degli efficientatori che, tramite azioni unilaterali di disdetta contrattuale, precarizzazione, contenimento estremo dei salari, abolizione dei premi di produzione e degli incentivi, trasformazione dei contratti collettivi in contratti ad-personam, hanno potuto porre in essere quelle politiche tipiche della globalizzazione estrema e appunto, della massimizzazione degli utili. Peccato che stiano creando disastri sociali: quello di Michele è un caso, ma ce ne sono tantissimi, oggi ne sentivo uno abbastanza significativo, che fortunatamente non finiscono in tragedia. Tuttavia modalità e conseguenze sono molto simili. Giovani che non riescono a costruirsi un futuro, giovani rifiutati dalle persone di cui sono innamorati perché non sufficientemente benestanti, giovani che rimangono indefinitamente sotto l’ala protettiva dei genitori. La soluzione è il reddito di cittadinanza e l’inclusione forzata, cioè dare a queste persone un minimo di retribuzione ma obbligarle ad entrare nel mondo del lavoro, del volontariato, delle attività di pubblica utilità, per dagli immediatamente un ruolo e un senso nella società.

Viviana Vivarelli
Sono profondamente toccata dalla morte di Michele, come dalla morte o dalla sofferenza di tutti coloro che sono respinti e frustrati da uno Stato che non tutela i propri cittadini, non li aiuta a realizzare se stessi come la Costituzione comanda, non adempie ai suoi scopi generali di protezione dei diritti del lavoro e dei diritti della persona umana.
Ma la cosa che più mi amareggia e mi disgusta sono i commenti di coloro che ne sbattono proprio, che se ne lavano le mani, che lo accusano persino o minimizzano la cosa, che trovano delle giustificazioni gelide e aride a questo neoliberismo che considera l’essere umano solo una cosa da sfruttare o da buttare, una merce o un oggetto, che non vogliono riconoscere in una realtà pietrificata dove non il merito è premiato ma la parentela, la raccomandazione, segnando un solco sempre più grande tra pochi privilegiati e una massa di senza diritti. Mi terrorizza il gelido cinismo di costoro che avendo perso la propria anima hanno reso se stessi peggio delle bestie, degli oggetti insensibili, incapaci di capire e perciò privi di umanità.
Mi occupo di depressioni da una vita e ho fatto anche corsi sui modi per combatterla (vedi masadaweb.org), ma questa lettera di Michele non può essere derubricata a lettera di un depresso qualunque. Questa lettera dolorosissima di commiato da un Paese crudele è un atto di accusa politica, è una tragica denunzia sociale.
E chiunque tenti farne il suo zimbello, deridendo o umiliando l’atto disperato di questo giovane profondo e intelligente, compie un ulteriore assassinio sulla sua identità e sulla sua memoria e provo per lui tutto il disprezzo possibile. E chiunque elogi una selezione darwiniana dei poveri mi avrà come nemica. Malthus diceva che i poveri fanno troppi figli e dunque creano troppa forza lavoro e un’ulteriore diminuzione dei salari. Ma se si fosse abbassato il livello di vita dei poveri, avrebbero smesso di fare figli, facendo crescere i salari. Al suo tempo non c’era il controllo delle nascite né la delocalizzazione e nemmeno c’erano i migranti. Ma il disprezzo per chi è povero è lo stesso.

Astan
Michele si è rappresentato da solo ad un livello di intensità e profondità che – personalmente – poche cose sono riuscite a toccare nella mia vita. Un’emozione che provai solo ad Oświęcim, ancora ragazzo, di fronte a milioni di volti schedati e rasati ad osservarmi e ricordarmi che quel male c’è stato.

Gilioli
E così Michele, oggi, ci presenta in modo crudissimo e lucido una cattiveria sistemica di diversi strumenti ma ugual fattura. Che nega dignità e felicità e che ti illude allo stesso modo sfottendoti con la parola lavoro.
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hairway
Chiedo scusa del cinismo. Ma questa corsa a etichettare il grande nulla da cui si è lasciato risucchiare Michele non la condivido. Un niente terribile, quello che rimane quando il tutto si alza e sparisce, e dopo un po’ che stai lì ad aspettarlo capisci che non tornerà.
Precariato, vincismo. “Ehi, nonno, vieni a vedere com’è bello il mondo che hai fatto tu”.
Michele se n’è andato a trent’anni, tanti da vivere se vivi male, ma pochi per credere di aver capito la vita e quanto contiene.
La sua lettera è di un’intensità senza uguali. Struggente: qualche volta si può dire. L’ho letta tre volte, con gli occhi umidi. Tra quelle righe c’è un dolore immenso, romantico, senza tempo, senza contesto.
La lettera di un’anima nobile che ha provato, ha combattuto, che non accetta il blasone della sconfitta, che si sdraia nella rinuncia. La testimonianza di un uomo ragazzo che ha attraversato trent’anni di esistenza da scorticato vivo, e l’ultimo graffio sulla carne nuda l’ha fatto impazzire di dolore.
Forse è tutto qui.
Ho avuto trent’anni quando Michele stava alle elementari. Un giorno, in cui tutto si fece buio in modo insopportabile, presi carta e penna, come un emulo del giovane Werther, e scrissi una lettera simile, solo più brutta, a quella di Michele. Una lunga, desolata, disperata requisitoria da fallito. Finita la quale, non ebbi il coraggio di compiere gesti estremi. Ho dimenticato di dirlo: sono un vigliacco. Non ci furono morti, a parte la lettera.
Il giorno dopo, fu un altro giorno. Da allora ho cambiato 4 lavori, fatto tre figlie, mandato a puttane un matrimonio. Insomma, normale curriculum da fallito medio, malattia non grave oggi, tra milioni di altri bipedi che per “vincere” o almeno pareggiare devono accontentarsi di scippare qua e là qualche gioia privatissima.
Ho avuto un po’ di culo, ma non troppo.
Ci raccontano che la fortuna non esiste, unicuique artifex fortunam suam etc, ma sono cazzate: Fortuna esiste eccome. Però bisogna saperla corteggiare, sennò non ti si scopa mica.
Ho avuto genitori (bene) che non hanno mai capito (male) una mazza: della mia vita, di quella dei miei fratelli. Della vita in generale. Solo che la mia hanno fatto di tutto per rovinarmela (malissimo), e ci sono riusciti, inconsapevoli e animati dalle migliori intenzioni come spesso sono gli autori di monumentali cazzate, con la mia complicità e assenso.
Chissà se i genitori di Michele…Mestiere terribile, quello del genitore. L’unico in grado di ricordarti quotidianamente che “vittoria” e “sconfitta” non sono altro che due impostori.
Basta così, e scusate il pippone, mi sono annoiato da solo.
Ciao, Michele. Ovunque tu sia, ovunque tu vada. Che il tuo volo sia libero, pacifico e leggero.

rangoC
Ma li vedete i media ore ed ore a sciacallare sui 5 stelle che manco al terremoto hanno dedicato tanto tempo, e sulla morte di questi nostri figli pochi passaggi, quasi infastiditi e costretti dalla risonanza che ha dato la rete, altrimenti non avrebbero neanche fiatato
Invitano a volte fior di psichiatri a parlare del nulla e su queste tragedie per cui tutto un paese degno di tal nome si dovrebbe interrogare, zero .
Povera Patria si’ bella e perduta, il dolore si fa acuto e lancinante pensando che per essa milioni di ragazzi di neanche vent’anni andarono a morire come mio zio sul Grappa per ereditare simile scempio .
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Stefania
Quando ho letto la lettera di Michele la prima volta ho pensato che avrebbe potuto essere la mia. Quando persi il lavoro, licenziata in mutua nel periodo di comporto, perché secondo l’allora datore di lavoro non ci si poteva assentare mai dal posto ed essere ammalati non era una giustificazione, mia figlia andava alle elementari ed io sono un genitore unico. Una donna, genitore unico, senza una casa di proprietà, ma con l’affitto da pagare, le rate della macchina, la mensa scolastica e senza lavoro.
Più lontana di così da quello che ci si aspetta da un individuo vincente non potevo essere.
Le ore a casa, davanti al pc e ai giornali con gli annunci economici erano interminabili. Non per modo di dire: lo erano letteralmente.
Fallita.
L’unico pensiero fisso era solo una parola: fallita.
Incastonata li, come fosse una insegna al neon.
Ad un certo punto non mi riuscivo più a muovere, non accompagnavo mia figlia a scuola, non l’andavo a prendere, non mi alzavo più dal letto. Ti dicono che si chiama depressione, invece si chiama vergogna quella che ti inchioda lì.
La vergogna di non essere degna, di non esserti saputa tenere un lavoro, di non essere in grado di trovarne un altro, di non potere mantenere tua figlia, di non poterle dare il minimo indispensabile.
Il senso di impotenza, l’idea che nemmeno capisci bene cosa, dove hai sbagliato (lavoravo sempre, con la febbre, con i punti post operatori… lavoravo sempre, ma quella volta non ero proprio riuscita ad andare in ufficio, stavo troppo male. Perché non c’ero riuscita?), il senso di colpa…
la conclusione di Michele resta l’unica a sembrare ragionevole. Giusta.
A me, la vita la salvò mia figlia. Una mattina, quando mia madre la venne a prendere per andare a scuola, venne in camera mia e mi chiese: “Mamma, sei ancora ammalata? Quando guarisci che io voglio stare con te sempre?” Ricordo ogni parola e quella faccina speranzosa e piena d’amore.
Mi sono alzata quel giorno, mi sono lavata, sono andata al centro per l’impiego, al sindacato, poi dall’avvocato. Ho avviato una causa contro il datore di lavoro: una causa facile, dicevano, perché non si può licenziare nessuno nel periodo di comporto.
Ma non per chi non è un vincente e si mette a combattere contro chi lo è: dopo 8 anni di tribunale e spese legali e perizie, la causa è stata prescritta e io sono stata obbligata a pagare anche le spese di chi mi aveva ridotta cosi.
Non avevo perso, eppure avevo perso.
Lui, il vincente, il ricco, con la famiglia numerosa, tanti soldi, la villa su 3 piani, l’azienda e nessuno scrupolo, ne è uscito indenne.
Ma quel che volevo raccontare di quella causa, quello che mi è venuto in mente quando ho letto la parola “vincismo” è un commento del CTU (psichiatra) del tribunale, quando lo incontrai, mentre rispondevo alle domande: “Bene signora, lei non è morta, né si è suicidata, quindi mi pare di potere dire che non sia successo nulla di grave.”
Perché (anche se di certo non era intenzione del dottore dare questo messaggio) la verità è che o sei un vincente, allora ti viene accordato tutto, qualsiasi riprovevole azione ed hai diritto di poter parlare, lamentarti, essere premiato/tutelato a prescindere, o sei un perdente e risulti anche un po’ fastidioso se reclami qualcosa. Quasi meglio tu tolga il disturbo.
Spesso dico che ho perso la causa perché sono rimasta viva.
Forse Michele è stato suicidato dalla combinazione di precariato e vincismo. Perché puoi sentirti (o possono farti sentire) un perdente anche avendo un lavoro, ma se sei precario la possibilità diventa certezza. Sempre.
Dovremmo davvero fare qualcosa, cambiare questa mentalità malata. Per noi, per i nostri figli, soprattutto per quelli che non sono vincenti.

Debora
Abbassare lo sguardo e fare silenzio, non sembra essere ciò che Michele si aspettava dal prossimo. La sua lettera è un grido di dolore con cui ha cercato di segnalare la sua esistenza in questo mondo un attimo prima di abbandonarlo volontariamente, come dire: chissà mai che qualcuno se ne accorga. Sicuramente depresso, ma non un folle di quelli che si fanno esplodere per vendicarsi della frustrazione inflittagli dalla società. Al contrario, direi che Michele era lucido al punto di ritorcere la sua vendetta contro se stesso per farne una denuncia sociale. Al di là della chiara connotazione politica che ha voluto dare al suo messaggio, io vedo soprattutto un suicidio sociale. Mancanza di opportunità, di contatto umano, di solidarietà, di supporto e di comunanza con il prossimo, mancanza di amore; una generazione di esseri umani vittime di aspettative, le proprie ma soprattutto quelle altrui, ormai quasi impossibili da raggiungere. La società individuale impone una lotta solo ed esclusivamente contro se stessi e se fallisci puoi solo morire di vergogna. Una generazione che si sente “sfigata” perché è la stessa società a bollarla come tale. Io credo che con il suo gesto estremo Michele ci abbia chiesto di riflettere seriamente sulla condizione umana nella società moderna.
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Neoliberismo: il sistema per vendere a dei disoccupati dei prodotti fatti da schiavi.
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Viviana Vivarelli
Sappiamo chi sono le vittime ma vediamo bene chi sono gli assassini?
Ci vorrebbe un nuovo Pasolini per elencare tutti i loro nomi e dire ancora una volta ” Io so i nomi dei responsabili..”
E in cima a questa lista di distruttori consapevoli dell’Italia mettiamoci pure Scalfari che da quasi un secolo perverte e manipola gli italiani contro loro stessi.
Io disprezzo Eugenio Scalfari con tutto il mio animo come odio e disprezzo chiunque manipoli l’opinione pubblica per fare del male al proprio Paese. So che assieme a Repubblica è sempre stato uno dei peggiori nemici del Movimento e che non perde occasione di infamarlo.
Vorrei ricordare un momento cruciale della storia italiana in cui proprio a casa di Scalfari si riunirono Draghi e Napolitano, 3 nemici dell’Italia, 3 complottatori a servizio dei poteri neri, finanza e multinazionali, che hanno costruito l’euro per rovinare i Paesi mediterranei. Era il 22 novembre 2013. Immaginiamo la scena: il grande Draghi che scende da Strasburgo per conferire coi suoi compari di merenda e impartire gli ordini che la Troika superna (Bce,Fm, Bm) manda a questo povero Paese, che da tempo ormai ha perso ogni traccia di autonomia e libertà. Immaginiamo la densità degli agenti di polizia, le forze di sicurezza, la processione di auto blu. Tutto informale. Il reggitore delle finanze europee non si degna di comunicare nel modi istituzionali alla Nazione che futuro economico ci aspetta, ma lo fa in un conciliabolo privato a casa di un giornalista di 89 anni, con un capo di Stato eletto incostituzionalmente che ne ha 88 ed un virgulto fresco del turbocapitalismo finanziario, Enrico Letta, che per sua stessa ammissione esegue gli ordini del Bilderberg.
Inutile supporre cosa si siano detti. I velenosi articoli di Scalfari parlano abbastanza. La democrazia è stata assassinata. Ma chi ha il coraggio di denunciarlo, come il M5S, sarà il nemico pubblico n° 1 e nessuna calunnia sarà bastante a distruggerlo.
https://masadaweb.org/2013/11/23/masada-n-1496-23112013-la-dismissione-dello-stato/
Draghi, Napolitano, Letta (ma Letta è una controfigura che conta poco) e Scalfari sono la piccola Troika italiana che porta freddamente avanti il complotto di una cricca di banche e magnati, diretto da Draghi e teso a fare del nostro Paese la terra desolata d’Europa, togliendogli ogni possibilità di sviluppo, distruggendo la sua economia,costringendo un milione di giovani a espatriare, aumentando miseria e disperazione, tagliando futuro, uccidendo una generazione, forzandolo a una cura assassina fatta solo di tagli allo stato sociale e di tasse, con la conservazione rigorosa di ogni abuso, privilegio o iniquità della Casta, oggi arroccata come mai nella difesa del proprio potere ormai illegittimo e dei suoi intollerabili vizi.
Draghi, Napolitano (e Letta, come Prima Monti e poi Renzi) con l’aiuto viperino di Scalfari hanno perpetrato un golpe contro la democrazia, contro la Costituzione, contro un intero popolo, con la freddezza, la falsità, la premeditazione di serpenti velenosi.
Hanno preteso di perpetuare lo stato di necessità del nostro Paese in ottemperanza agli ordini di Bruxelles per evitare ad ogni costo le elezioni e mantenere l’Italia inchiodata ad un euro assassino, permettendo ad altre economie europee come quella tedesca di primeggiare, per far sì che la concorrenza delle industrie italiane venisse schiantata del tutto.
Oggi Draghi ha la faccia di dire che l’euro ci ha salvato dalla crisi quando sa benissimo che la sciagura dell’euro faceva parte dell’operazione ‘Crisi’, concertata a tavolino perché tutto andasse nel modo in cui è andato, come una guerra perpetrata con gli strumenti delle banche, della finanza, delle multinazionali, guerra del mondo più sporco e più ricco che voleva soverchiare i più poveri e i senza potere, per far trionfare il neoliberismo, quello che è stato definito “il sistema per vendere a dei disoccupati dei prodotti fatti da schiavi”.
Travaglio: “Il 29 settembre scorso Scalfari rivelò su Repubblica un retroscena della “guerra di Segrate” del 1990 tra Berlusconi e De Benedetti per il controllo di Mondadori: “Scoppiò il caso delle spese legali, che ammontavano a 50 milioni in lire” e Berlusconi non voleva pagarle, allora “dovetti intervenire e dopo molti suoi rifiuti riuscii a persuaderlo promettendogli e dandogli la mia parola d’onore che se lui accettava di pagare le spese legali io l’avrei trattato d’ora in avanti come un socio cioè eventuali notizie che lo riguardassero sarebbero state anzitutto rese note a lui che ne dava la sua interpretazione dopodiché l’inchiesta sarebbe andata avanti come sempre accade in tutti i giornali. Lui ci pensò qualche minuto e alla fine mi disse che accettava e il mio impegno durò fino a quando divenne presidente del Consiglio”.
E così i lettori di Repubblica, con 26 anni di ritardo, scoprono che il giornale-bandiera dell’antiberlusconismo aveva avuto per anni Berlusconi come socio occulto”. (Travaglio)
Questa è la stampa italiana: becera, venduta, criminale! Due cose sono certissime. Prima: che se il M5S va al governo i finanziamenti ai giornali spariscono veramente come i finanziamenti occulto o meno ai partiti, i vitalizi e ogni porcata che questi governi continuano a tenere in piedi.
Seconda: che viene cancellato anche questo fasullo Ordine dei giornalisti che tollera simili sconcezze e che dovrebbe vergognarsi in eterno per aver permesso che la stampa italiana scendesse a simili livelli di abominio. I governanti sono servi della cricca finanziaria internazionale. I media sono servi di regime. La Bce e Draghi sono servi degli interessi dei più ricchi. Una carognata simile alla campagna di calunnie dei media italiani contro il M5S non si era mai vista né contro Berlusconi, né contro la mafia, nè contro il terrorismo, né contro i criminali, né contro tangentopoli. Sembra evidentissimo che troppi hanno una paura fottuta di essere estromessi per sempre da chi porta avanti la distruzione intenzionale e perpetrata col massimo del luridume dell’Italia.
Posso solo augurare a questa congrega di malnati una fine infame e ingloriosa e che la storia li conosca un giorno come traditori della Patria.
Ora finalmente lo abbiamo capito come mai l’assatanato Scalfari, il primo editorialista de La Repubblica, quello delle lenzuolate assassine, ce l’ha tanto con il M5S e odia tanto Grillo!
Bastava dargli una mazzetta, come ha fatto Berlusconi, bastava allungargli magari 50.000 euro e il grande difensore della patria e della democrazia ci avrebbe lasciati in pace invece di trattarci come una masnada di assassini impazziti
E bastava dirlo, caro Scalfari, che eri uno che ti vendevi, e punto! Una cimbraccola, una prostituta, una escort di lusso da 50 milioni di lire a botta.
Peccato che il M5S non sia uso a queste pratiche da pornomercato politico! Per cui è giocoforza e anche giustizia divina che le nostre strade restino divise: quelle di Scalfari e quelli come lui a servizio di chi lo compra, e quelle del M5S a servizio di chi lotta per la giustizia e la verità. I 5stelle su una causa giusta, quel povero fallito di uno Scalfari, su un suk di cervelli all’ammasso. Perché qualcuno dovrebbe dirglielo che la vittoria non si misura sul successo e sul potere ma sulla virtù, qualcosa di cui questo giornalaio spesso straparla senza praticarla veramente.

OMNIA SOZZA SOZZIS
Tutte le cose sono sporche per chi è sporco
MARCO TRAVAGLIO

L’altra sera, ospiti di Lilli Gruber a Ottoemezzo, il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari e l’ex direttore del Corriere Paolo Mieli hanno tirato in ballo a freddo IFQ. Scalfari, rinnegando trent’anni di battaglie politiche, stava invocando una maestosa ammucchiata per la prossima legislatura, a sostegno di un nuovo governo Renzi (non più “pericolo autoritario”, ma “ottimo premier”): “Un’alleanza con tutta la sx, da Vendola (ma forse voleva dire Pisapia, avvocato del suo editore De Benedetti e beniamino di Repubblica, ndr) a Renzi ai moderati Alfano, Parisi e Berlusconi”. Testuale. Di Verdini non ha detto nulla, ma si immagina che, se è “moderato” B, lo sia anche lui. Tutti dentro, avanti c’è posto. Questa Union Sacrée (si fa per dire) dovrebbe servire, secondo gli auspici del Vate, a escludere dal nuovo arco costituzionale “Grillo e Salvini” cioè “i veri nemici della democrazia, perché vogliono uscire dall’euro”. E ho detto tutto. Mieli faceva osservare che non è detto che l’inciucione abbia la maggioranza, visto che purtroppo gli antidemocratici Grilloesalvini (tutto attaccato: ormai sono considerati un tutt’uno, anche se non si parlano che per insultarsi) hanno il brutto vizio di prendere molti voti. E poi ci sono “ambienti come quelli del Fatto” che remerebbero contro. Noi, lo confessiamo, abbiamo subito gonfiato il petto di orgoglio, al pensiero che il nostro piccolo e agguerrito giornale, dopo la battaglia vinta contro la schiforma costituzionale prima osteggiata poi sostenuta da Scalfari, riuscirà a impedire anche quest’altro obbrobrio. Ma alla parola “Fatto” l’Eugenio è scattato come la rana di Galvani alla scossa elettrica: “Ma il Fatto è grillino, è chiaramente grillino!…”. Stava quasi chiamando i carabinieri per farci arrestare, quando Mieli l’ha interrotto: “…chiaramente grillino e con addentellati nel mondo della magistratura e in parte della sinistra”. Siccome molti lettori ci hanno scritto indignati, rassicuriamo sia loro, sia Scalfari e Mieli. Comprendiamo che la nostra stessa esistenza in vita turbi i sonni di chi lavora a grandi progetti politici, architetta alleanze, disegna coalizioni in aria, suggerisce all’orecchio dei leader (anche noi qualche buon consiglio lo diamo, anche se di solito nessuno lo segue). E comprendiamo pure l’ansia di incasellarci, apparentarci, affiliarci a questo o quel partito, movimento, ambiente, palazzo. Per noi non c’è migliore divertimento che spiazzare e deludere i nostri etichettatori. Ci dipingono come “grillini”? E come spiegano che alcuni dei principali casi che riguardano i 5Stelle (quelli veri, non quelli inventati) – dalle accuse a De Vito alla consulenza per l’Asl di Civitavecchia dimenticata dalla Raggi; dall’intervista suicida di Marra sulle raccomandazioni chieste per entrare nei servizi, alla polizza di Romeo pro sindaca – li abbiamo rivelati proprio noi? Era già accaduto quando ci appiccicarono la targhetta di “giornale dei pm”, salvo scoprire che ne criticavamo parecchi e ne venivamo querelati. Quando eravamo “il giornale di Di Pietro”, ma poi criticavamo anche lui, quando lo meritava. Quando eravamo “il giornale di Ingroia”, ma poi cercavamo di dissuaderlo dall’entrare in politica. Per qualche tempo fummo persino “renziani” (me lo disse Stefano Fassina in tv), solo perché di Renzi apprezzavamo alcune premesse e promesse, poi purtroppo smentite dai fatti. Ora, per carità, non possiamo attenderci che Scalfari, definito a suo tempo da Montanelli “un grande impresario di giornali, perché il giornalista è un’altra cosa”, riesca a concepire un giornale libero e indipendente, che dà tutte le notizie senza mai domandarsi cui prodest?: da uno che è stato fascista, antifascista, radicale, socialista, filocomunista, filocraxiano, anticraxiano, demitiano, occhettiano, dalemiano, veltroniano, prodiano, ciampiano, napolitaniano, montiano, bersaniano, lettiano e ultimamente renzian-draghian-bergogliano, sarebbe troppo pretendere. Chi non è abituato all’indipendenza e alla coerenza fatica a comprendere quelle altrui. Come dice Massimo Fini, “omnia sozza sozzis”.
Il 29 settembre scorso Scalfari rivelò su Repubblica un retroscena della “guerra di Segrate” del 1990 tra B. e De Benedetti per il controllo di Mondadori: “Scoppiò il caso delle spese legali, che ammontavano a 50 milioni in lire” e B non voleva pagarle, allora “dovetti intervenire io e dopo molti suoi rifiuti riuscii a persuaderlo promettendogli e dandogli la mia parola d’onore che se lui accettava di pagare le spese legali io l’avrei trattato d’ora in avanti come un socio cioè eventuali notizie che lo riguardassero sarebbero state anzitutto rese note a lui che ne dava la sua interpretazione dopodiché l’inchiesta sarebbe andata avanti come sempre accade in tutti i giornali. Lui ci pensò qualche minuto e alla fine mi disse che accettava e il mio impegno durò fino a quando divenne presidente del Consiglio”. E così i lettori di Repubblica, con 26 anni di ritardo, scoprirono che il giornale-bandiera dell’antiberlusconismo aveva avuto per anni B come socio occulto. Questa è la differenza fondamentale fra la nostra idea di giornalismo e quella di Scalfari (che per il resto è molto più bravo di noi): fra 26 anni, se saremo ancora vivi, continueremo a professare le nostre idee, a elogiare chi le porta avanti e a criticare chi le avversa. Senza partiti né soci, palesi od occulti, alle spalle. Per questo, forse, i nostri lettori si fidano di noi e crescono ogni giorno: non perché siamo il giornale di questo o di quello, ma perché siamo il loro giornale.

MARCO PALOMBI
L’Europa a due velocità

Come ogni febbraio da qualche anno a questa parte è ripartito il tormentone Grecia. Dicono i creditori: vi prestiamo altri soldi ma servono nuove riforme. I greci ribattono: abbiamo già tagliato pensioni, stipendi, sanità, scuola; abbiamo liberalizzato e privatizzato tutto; licenziato, spinto a emigrare… E i creditori: vero, tutte riforme dolorose ma necessarie, solo che non bastano, serve qualcosa di più.. avete provato idee creative tipo andare a letto senza cena? E i greci: Sì, sì..Mentre va avanti questo balletto non c’è febbraio che non avvenga pure qualche franco dialogo tra i creditori. Il Fm dice agli altri due (Ue e Bce): guardate con la Grecia state esagerando persino per i nostri standard, non ce la fanno, troppa austerità e poi così non riusciranno nemmeno a ridarci i nostri soldi, dai, scontiamogli un po’ di debiti. Ieri, al Fm, per la Ue ha risposto Jeroen Dijsselbloem, Ministro delle Finanze olandese che presiede l’Eurogruppo: esagerati, c’è stata una ‘crescita recente’, la Grecia ‘va meglio’ di come dite.. però, certo, di questa cosa del debito dobbiamo parlare, come no? A breve il Fm sarà dubbioso se restare nella Troika, i tedeschi minacceranno di chiudere il programma di ‘aiuti’ e sarà marzo. In Grecia intanto continueranno ad andare a letto senza cena e ai funerali senza stupirsi (ma non è che in Portogallo, per dire, si scherzi) e l’Europa a due velocità esiste già, almeno quelli che la propongono o la tollerano smettano di parlare di valori europei, di pace e cazzate simili! Il silenzio è d’oro, si sa, e l’oro è il vostro vero valore.

La teoria di Sheldrake dice:
Nelle isole giapponesi si vide questo: c’erano delle scimmie che mangiavano le patate scavandole dalla terra. Un giorno una scimmia mangiava la sua patata in riva al mare,la patata cadde nell’acqua e fu lavata dalle onde. La scimmia sentì che la patata lavata era più buona di quella sporca di terra e da quel giorno lavò nel mare le sue patate prima di mangiarle. Le altre la copiarono e lavarono anche loro le patate, modificando quindi il loro comportamento. Ma, quando la 99° scimmia ebbe imparato la cosa, un’altra scimmia in una lontana isola prese la sua patata e, prima di mangiarla,la lavò nel mare.
L’apologo dice che, qualunque sia il grado di fissità culturale indotto, ci può essere un comportamento singolo che viene copiato da altri e alla fine può portare a una modificazione del comportamento totale di una specie.
La teoria sociologica del campo morfogenetico di Sheldrake è molto nota negli Stati Uniti. Si dice che, se un dato comportamento si diffonde oltre una certa soglia(la 99° scimmia), può produrre mutamenti significativi per tutti i campi simili (risonanza morfica), cioè può cambiare la struttura collettiva anche in chi non ha materialmente percepito l’evento.
Se più soggetti ripetono un comportamento nuovo e si forma un campo di una certa ampiezza, quel comportamento può comparire anche in soggetti più lontani e ignari che tuttavia appartengono allo stesso campo vibrazionale, come se l’informazione si propagasse per risonanza.
Un pensiero armonico collettivo costituisce un’onda che crea una nuova forma,cioè modifica la vibrazione di campo. Il che è come dire che,se una variazione di comportamento (es. la democrazia diretta) riesce a diffondersi in un numero abbastanza alto di persone ,può cambiare la storia umana. Insomma ognuno di noi può essere il punto di partenza per un cambiamento epocale. Ognuno di noi potrebbe essere la centesima scimmia,quella che modifica l’umanità e dà una nuova svolta alla storia del mondo.

NEOLIBERISMO E NEOLIBERALISMO
Purtroppo capita spesso di trovare confusi i termini neoliberismo e neoliberalismo, essi invece dovrebbero essere ben distinti in quanto sono opposti.
Il liberalismo è una dottrina essenzialmente etica che difende i valori e i diritti fondamentali dell’uomo contro lo strapotere dello Stato, “…protegge i diritti naturali, salvaguarda i diritti di libertà e, di conseguenza, promuove l’autonomia creativa dell’individuo oltre che la sua indipendenza politica”.
I primi articoli della Costituzione presentano e tutelano i diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino. L’art. 2 della Costituzione dice: «la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». L’art. 1 dice che «l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Il principio fondamentale del lavoro dice che la dignità di un uomo è data dal lavoro e non da sesso, razza, religione, proprietà, ceto sociale, opinione politica ecc. La legge deve tutelare la libertà individuale (habeas corpus, libertà di espressione, culto, cura ecc.) e la proprietà.

Il liberismo è una dottrina essenzialmente economica che rifiuta gli interventi dello Stato sul mercato, pretendendo per esso un potere assoluto così da favorire in pratica gli squali del mercato: multinazionali e finanzieri senza scrupoli, per i quali chiede il massimo della deregolamentazione con grave danno per i popoli sottoposti. Pone altresì come valore massimo il lucro, distruggendo i valori della persona umana che viene declassata al rango di merce o mano d’opera da sfruttare col minimo possibile di corrispettivo, distruggendo i diritti del lavoro, lo stato sociale, la speranza di futuro, gli incentivi al miglioramento sociale.
In quanto tale, il neoliberismo è esattamente la distruzione di tutti i principi difesi dal neoliberalismo. Nell’Europa attuale e nell’Italia contemporanea c’è troppo del primo e sempre meno del secondo. Renzi, in particolare, ha fatto fuori ogni diritto e principio liberale per spanciarsi sul neoliberismo più spietato.

CONSIGLIO VIVAMENTE DUE LIBRI MOLTO ILLUMINANTI PER CAPIRE IL NEOLIBERISMO E LA CRISI ATTUALE:
“IL TERRITORIO, BENE COMUNE”
“GLI INGANNI DELLA FINANZA”

di Paolo Maddalena

Claudio Martinotti Doria scrive:
Giulietto Chiesa intervista Paolo Maddalena, giurista e giudice emerito della Corte Costituzionale (e si intuisce essere un fiero ed erudito galantuomo), che con una lucidità, semplicità e precisione espositiva impressionante per la sua età (ultraottuagenario), chiarisce quali sono le condizioni di degrado morale, politico e civile, in cui versa il nostro Paese, in seguito a quali eventi concentrati tra gli anni ‘90 ed il 2002) che hanno legittimato l’egemonia della finanza sulla politica e sulla stessa economia, violando i diritti civili e costituzionali, facendo perdere sovranità al popolo, svendendo il patrimonio pubblico, favorendo le privatizzazioni e l’indebitamento, la creazione di denaro dal nulla e la ricchezza concentrata nelle mani di pochi a detrimento di molti. Contiene alcuni concetti fondamentali e spiegazioni che mai nessuno aveva espresso con tanta nitidezza e concretezza. Imperdibile per chiunque voglia finalmente aprire gli occhi ed iniziare ad opporsi a questo perfido e perverso stato di cose. Claudio

Giulietto Chiesa intervista Paolo Maddalena

“Mi sono sempre tenuto lontano dalla politica per perseguire gli interessi del mio popolo di cui mi sento parte. I politici si sentono padroni, non si sentono parte del tutto. Quello che mi ha fatto insorgere è stato il fatto che mi sono accorto che quando ho lasciato la Corte Costituzionale nel 2011, il linguaggio politico come quello pubblicitario è menzognero e impediva ai cittadini di vedere la realtà e mi sono reso conto che mentre nel primo trentennio del secondo dopoguerra abbiamo avuto un diffuso benessere, dall’uccisione di Moro la politica italiana si è completamente asservita ai poteri cosiddetti forti, che poi forti non sono perché la loro forza soprattutto su denaro fittizio come i derivati che però hanno sconvolto l’ordinamento degli Stati per creare un mondo nuovo dove dominassero pochi e molti fossero in condizioni di miseria. Nel mio studio: “Il territorio, bene comune degli italiani” preciso che non è la proprietà la forza unica di appartenenza dei beni, come è diffuso nella propaganda borghese e non solo neoliberista, ma la proprietà collettiva. Storicamente il territorio appartiene a tutti e anche sui beni privati insiste una superproprietà del popolo e questo lo precisa anche la nostra Costituzione repubblicana che nel titolo 42 dice che la proprietà privata è riconosciuta è riconosciuta e garantita dalla legge allo scopo “di assicurarne la funzione sociale”. Quindi la proprietà privata è subordinata alla proprietà collettiva del popolo. E’ il popolo che la concede. E la legge è espressione della volontà popolare, popolo che comunque mantiene dei poteri sull’intero territorio. Non si può per es. deturpare un paesaggio pur essendo proprietari di un terreno. Il diritto di costruire come il diritto di scavare sono rimasti nel potere del popolo. Se avessimo diffuso bene questa idea, forse avremmo avuto più forza in sede giudiziaria dove siamo arrivati all’assurdo di vedere il diritto di costruire venduto come moneta sonante. Ma ormai è l’economia che domina le leggi. Il mondo in cui viviamo è oggi dominato da un sistema economico predatorio. Mazzini dice che per capire le azioni si deve capire il pensiero, quale pensiero sottostà a questa trasformazione sociale che secondo me è arrivata al suo termine? Noi siamo oggi in una nuova trasformazione sociale che ci dà motivi di speranza e di ottimismo. Si sono sempre combattute sul piano economico due teorie fondamentali, una sana, coerente con la natura e seguita da Roosevelt nella depressione degli anni ’30, secondo cui per risolvere la crisi bisogna partire dalla base della piramide sociale, distribuendo danaro a tutti i lavoratori perché sono i lavoratori che vanno ai negozi, i negozi vanno alle imprese, le imprese assumono creando nuove fonti di guadagno e producono merci e danno luogo a un sistema economico produttivo e occupazionale. Viceversa gli economisti neoliberisti (scuola di Vienna, scuola austriaca, scuola di Chicago riportata in auge negli anni 60 da Milton Friedman…) ritengono che l’economia funziona meglio se la ricchezza è accentrata nelle mani di pochi, e il lavoratore deve essere pagato il meno possibile. Questa mi pare un’impostazione errata che porta il benessere di pochi e la miseria di tutti. Purtroppo ci siamo incamminati in questa direzione. Il 1° ad adottare questa tesi neoliberista di Milton Friedman è stato Pinochet, il quale ha distrutto il Cile, poi è seguita la Thatcher, che ha liberalizzato tutto in Inghilterra, favorendo i suoi amici. L’Inghilterra è un Paese molto forte sul piano finanziario per cui se andiamo a Londra non ci accorgiamo di gran che, ma se andiamo per es. a Manchester vediamo che di poveri in Inghilterra ce ne sono un’infinità. Questa teoria neoliberista aumenta il divario tra ricchi e poveri. I ricchi sono sempre più pochi e sempre più ricchi. I poveri sono sempre più numerosi e sempre più poveri in tutto il mondo. E in Usa Clinton ha fatto altrettanto. Se oggi ha vinto Trump è perché 100 milioni di americani sanno di stare in miseria, per cui, pur di andar contro l’espressione capitalista del neoliberismo dell’establishment dominante, che è quella che sfrutta il lavoro, ha votato questa figura un po’ discussa di Trump, perché Trump dice: “Io voglio fare gli interessi del popolo americano e non la politica predatoria delle lobbie e delle multinazionali”.
(Dice Chiesa. “Questo progetto economico si è trasformato in progetto politico anche per l’Europa col trasferimento della sovranità dai cittadini ai mercati. Lei sta descrivendo un gigantesco colpo di stato silenzioso coperto dalla legalità con graduali passaggi legislativi che ha rovesciato i principi fondanti anche del nostro Stato. Come possiamo difendere la sovranità popolare?)
Quando dopo l’uomo branco siamo arrivati all’uomo civile, sono emersi due soggetti giuridici: il singolo e la collettività. La civiltà emerge quando si dà importanza ad entrambi. La teoria nei liberista abolisce i popoli. Vuole distruggere le comunità politiche quindi vuole distruggere le civiltà. Vuole avere uno spazio libero nel quale dominano pochi che sono ricchi e tutti gli altri sono miserabili. Se va a Prato resta sbalordito dal fatto che migliaia di Cinesi dormono in alloggi fatiscenti e lavorano dalle 7 del mattino alle 21 di sera con un quarto d’ora per mangiare e la cosa più atroce è che loro ritengono che questo sia giusto, mentre i loro capi girano con macchine di lusso e hanno ville lussuose sulle colline. Questo è il futuro che ci propone questa idea neoliberista: un popolo di schiavi. Il nostro compito è di illuminare la gente e far capire che non è giusto così. Nello studio detto e in “Gli inganni della finanza”, individuo il meccanismo che usa la finanza: si crea danaro dal nulla violando i principi di diritto civile e noi lo abbiamo fatto con una legge italiana, n° 130 nel 1999, la cartolarizzione dei diritti di credito. Ci sono debito e credito, ma se il debito non viene pagato, i soldi mancano. Cartolarizzando i debiti noi non immettiamo più nel mercato il valore di una merce, ma trasformiamo il mercato di beni reali in mercato astratto, in scambio di ‘eventuali’ diritti, sottoposti alla condizione del fatto che il debitore paghi. Sono arrivati poi I DERIVATI, approvati in Italia dalla legge 480 del 2001-finanziaria 2002. I derivati sono la forma peggiore del danaro fittizio, sono debiti assicurati con altri debiti e quindi quando il debitore non paga crolla tutto. Nel 2001 il nostro Governo (Berlusconi) ha fatto approvare dal Parlamento una legge con cui i conti pubblici possono essere pareggiati con i derivati, ma i derivati sono friabili, non sono sicuri, sono danaro fittizio. Noi siamo passati dalla moneta convertibile in oro sia pure attraverso gli accordi di Bretton-Woods, tutte le divise dell’occidente potevano essere convertite in dollari e il dollaro convertito nell’oro di Forte Knox, ma quando Nixon nel 1971 disse che il dollaro non era più convertibile in oro, quel pezzo di carta diventa la promessa di un bene. Siamo arrivati all’assurdo. Si è creata così una ricchezza fittizia, vietata peraltro dal codice civile. (io: Nel libro “La voragine” di Luca Piana, giornalista dell’Espresso, la storia e i retroscena di come i governi che si sono succeduti dagli Anni ’80 ad oggi hanno creato una mina vagante di quasi 40 miliardi nel bilancio pubblico, grazie agli investimenti in derivati fatti dal Tesoro. Il Tesoro negli ultimi cinque anni è stato costretto a versare, in media, la bellezza di 4,7 miliardi di euro a un nucleo ristretto di grandi banche internazionali ).Ci aggiungiamo la legge sulla cartolarizzazione dei beni pubblici da vendere, legge 62, e sono beni del popolo che non possono nemmeno vendere perché è una appropriazione indebita. Se i beni sono del popolo, lo Stato che ne è garante, non li può vendere. La sovranità spetta al popolo, il territorio è contenuto nella sovranità e sul territorio c’è un potere di appartenenza collettiva di tutto il popolo. I beni di tutto il popolo sono beni fuori commercio, invece noi abbiamo preso beni di tutti e li abbiamo dati ai singoli con conseguenze disastrose. Per es. l’impresa pubblica non può delocalizzare, quella privata sì. Secondo una statistica ufficiale del 2010, la quantità in dollari di ricchezza fittizia è 1,2 quadrilioni di dollari, cioè 20 volte il Pil di tutti gli Stati del mondo. E’ una ricchezza fittizia che gli Stati nazionali hanno creato in deroga ai propri ordinamenti. Nel codice civile che risale allo statuto albertino sono stati creati modi di trasferimento dei titoli così che non fossero scambiato con beni fasulli. Noi abbiamo fatto il contrario. In questo modo le banche, le lobbie, le multinazionali si sono arricchite in modo smisurato tanto che la sovranità oggi sono loro. Sono loro che dettano norme agli Stati nazionali. Dagli Stati nazionali che sono la fonte del diritto si sono fatti dare il potere di creare il denaro dal nulla, a quel punti sono diventati più forti loro, tanto da dettare agli Stati che cosa dovevano fare. Primo ordine: “Privatizza!” (io: vedi Renzi che vuole svendere il patrimonio pubblico e privatizzare tutto lo stato sociale).Dopo la finanziarizzazione, dopo la creazione di denaro dal nulla, la finanza obbliga gli Stati alla privatizzazione dei beni e dei servizi, il che porterà alla delocalizzazione delle industrie, alla svendita dei territori e persino dei demani. Vergognoso è il decreto legislativo del 2010 a firma Berlusconi-Bossi, sui beni demaniali, il quale dice che il demanio idrico, il demanio marittimo, il demanio minerario e il demanio culturale, cioè gli immobili artistici e storici che appartengono allo Stato, passano alle Regioni , che possono valorizzarli e venderli a privati. I beni demaniali che devono essere beni fuori commercio perché appartengono a tutti diventano beni di commercio che si possono vendere a singoli. In questo modo si distrugge la ricchezza nazionale e noi andiamo sempre più nel baratro della miseria.
Noi il 4 dicembre abbiamo salvato la Costituzione ma questa era stata già potentemente menomata. Abbiamo svenduto tutte le isole della laguna veneta, il Monte Cristallo, il Monte delle Tofane sopra Cortina d’Ampezzo, l’isola Bella delle Eolie, ampi tratti di costa, adesso stanno svendendo tutti i fari, dieci li ha acquistati la Germania; abbiamo fatto delle cose atroci: nel 1990 sono state privatizzate le banche per cui la Banca d’Italia è una banca privata, ce ne siamo accorti quando abbiamo dovuto ridistribuire i beni della Banca d’Italia che erano del popolo e i 7 miliardi e mezzo sono andati alle banche private, dunque la nostra moneta nazionale è difesa da banche private, che ovviamente fanno interessi privati, non certo del popolo. La privatizzazione nel 1990 delle 5 banche pubbliche italiane è stata una cosa atroce che ci ha aperto la voragine della rovina economica. Poi abbiamo privatizzato tutte le industrie strategiche appartenevano al popolo italiano. Nel 1992 la regina Elisabetta era venuta con i suoi cento banchieri, finanzieri ecc. sulla nave Britannia, era presente anche Soros e c’era Draghi e anche Prodi, a trattare e decisero di privatizzare l’industria pubblica italiana con decreto legge fatto un mese dopo (Governo Amato). Sono stati privatizzati: l’INA, l’ENI, l’ENEL e l’IRI. Noi ci siamo impoveriti da soli. Hanno svenduto l’Italia per pochi soldi. Una ricchezza enorme reale è finita nelle mani di privati, degli speculatori internazionali. Adesso il vero Parlamento non è quello a Montecitorio ma è il mercato che quando decide ignora gli interessi dei popoli ma decide nell’interesse di singoli magnati, banche, multinazionali. E questi si sono impossessati di tutte le istituzioni finanziarie italiane ed europee. Il Fondo monetario internazionale è formato da 12 grandissime banche private con a capo la Rothschild , la Goldman Sachs e la JP Morgan che piace tanto al nostro Renzi, a cui sono collegate 600.000 banche che eseguono immediatamente su impulso di computer quello che viene comandato.
E arriviamo all’Europa dove c’è una Commissione molto opaca nei confronti della Germania che ha delle colpe incredibili, per es. non ha mai denunciato il surplus commerciale tedesco che era arrivato al 9%, mentre nel disegno europeo ci doveva essere un equilibrio economico mentre la Germania è in una posizione dominante per il semplice fatto che l’euro è un marco svalutato mentre la lira è sopravvalutata, non c’è una corrispondenza tra la moneta e l’economia di ciascun Paese. In questo schema noi siamo condannati a morte.
(Ha senso allora parlare di uscire dall’euro?)
Uscire dall’Europa e uscire dall’euro sono due cose diverse. Purtroppo l’Europa non è ciò che avevamo sognato. Non l’Europa sognata nel 43 da Altero Spinelli e Ernesto Rossi, è l’Europa dei mercanti. La cosa positiva è che possiamo attraversare tutta l’Europa in una zona di libero scambio ma il modo con cui si è realizzata la moneta unica è assolutamente sbagliato, ci siamo entrati con un piede sbagliato, prima dovevamo assicurarci l’eguaglianza economica dei vari Stati, mettere delle strutture che assicurassero questo equilibrio interno ma nel momenti in cui i vari potentati finanziari hanno deciso di appoggiare la Germania che stava in condizioni economiche peggiori delle nostre, mentre a noi hanno fatto arrivare la lettera della Troika che con Monti ha distrutto l’Italia in una recessione ormai irreversibile, noi in questo tipo di euro non possiamo stare. Dovremmo uscire dall’euro il più velocemente possibile. Non possiamo tollerare che essendoci noi privati della sovranità valutaria ci siamo privati anche della sovranità economica, perché abbiamo come obbligo fondamentale grazie a Monti e al Pd che hanno messo in Costituzione il pareggio del bilancio. E’ una cosa atroce perché è contrario ai principi fondamentali della Costituzione, è un cancro che è stato messo nella Costituzione e che ci impedisce una politica economica (impedisce di fatto ogni investimento e persino interventi pubblici in caso di calamità). Junker decide se il nostro bilancio va bene o va male. Mi pare che qui siamo arrivati oltre ogni limite. Non solo, ma se non ci adeguiamo alle riforme strutturali che sono nell’interesse delle grandi imprese contro gli interessi del popolo italiano, andiamo incontro a una procedura di infrazione, cioè ci buttano addosso altri miliardi da dare, se le nostre industrie sono in difficoltà e hanno bisogno di aiuto, è vietato ogni aiuto statale. Con questo sistema dell’euro noi siamo condannati a morte.
(Chiesa dice che nello stato attuale di ignoranza del popolo italiano se chiedessimo agli Italiani oggi se vogliono uscire dall’euro, risponderebbero di no).
Il neoliberismo si tradisce da solo. E’ una teoria sballata che ha portato alla globalizzazione della finanza e alla globalizzazione della povertà ma sta per tramontare.
L’esempio di Trump, della Brexit e del voto per il No dimostrano che siamo in una svolta epocale. Si vuol tornare alla sovranità statale. La sovranità che è andata ai mercati deve tornare agli Stati così che ogni Stato possa fare il bene della propria Nazione. Chiaramente l’Italia è troppo piccola di fronte a colossi come la Russia o la Cina. Ma vediamo per es. che la Francia sfrutta al massimo i difetti europei per fare i propri interessi, tutto il settore caseario è andato in Francia, ora la Francia vuole anche le Assicurazioni Generali. Ognuno fa già il proprio interesse ai danni di qualcun altro. Non parliamo della Germania che veramente ci opprime con la sua politica di predominio.
Io penserei a un’unione dell’Europa del sud (in pratica è l’Europa dei Paesi mediterranei vagheggiata da Grillo), obiettivo che le forze neoliberiste vogliono distruggere. Ora pare che Trump abbia disdetto il TTIP ma si sta per approvare il CETA con cui i canadesi vogliono far prevalere la libertà di investimento e commercio sulle nostre Costituzioni e se i produttori o commercianti canadesi incontrano limiti in leggi che tutelano la salute o l’ambiente, obbligano gli Stati a pagare grossissime multe per il risarcimento dei loro danni. E chi determina questi danni? Un arbitro nominato dal mercato. Io voglio essere ottimista. Sono sicuro che in tutto il mondo siamo a una svolta epocale. Tutto il mondo comincia a capire che così non possiamo andare avanti: i deboli alla rovina e i forti al dominio. Noi dobbiamo considerare il mondo intero come un insieme di famiglie che si rispettano, che commerciano ma che vivono e hanno la loro identità. Noi dobbiamo affermare le identità nazionali, lo dice anche papa Francesco nell’enciclica ‘Laudato si’: “Bisogna rispettare le diversità dei popolo e delle nazioni” che devono vivere in un clima di pace, di comprensione e di giustizia ma comunque devono essere se stessi. L’assurdo della teoria neoliberista è che ci debba essere un mondo americanizzato in cui l’uomo non vale nella sua complessa entità di anima, di spirito e di corpo ma deve essere solo l’uomo auto imprenditore che denaro, un bancomat, ridurre l’umanità a bancomat mi pare una teoria francamente suicida, che nega il valore dell’umanità.
Chi dovrebbe fare questa svolta epocale?
La nostra Costituzione non prevede solo una rappresentanza parlamentare ma anche una democrazia diretta. Quando la prima non serve più al bene del Paese perché è succube di lobbie straniere, veniamo in primo piano noi popolo. E’ già avvenuto una volta nella storia con i comitati di liberazione nazionale, quando il Governo era scappato, il re era andato a Brindisi, aveva lasciato i comandi vuoti ecc., si sono formati spontaneamente in Italia, e qui si è vista tutta la creatività del popolo italiano, i comitati di liberazione nazionale nei quali non c’era differenza tra i vari partiti, lì agivano contemporaneamente i comunisti, i socialisti, i democristiani. L’obiettivo urgente, quello di salvare il popolo, fece muovere gli italiani. Io credo che siamo a una svolta di questo tipo. La mia speranza, convalidata dal fatto che ho girato molto l’Italia per la campagna per il no e io ho visto che gli italiani sono pronti, devono solo essere illuminati ma hanno capacità creativa e capacità di unirsi per raggiungere questo obiettivo. Non credo più ai partiti tradizionali che sono stati troppo traditori, alla resa dei fatti ci hanno svenduto quasi tutto il territorio e ci hanno ridotti in miseria. Questi politici devono trovare in loro stessi la forza di riconoscere il malfatto, di unirsi in una visione unitaria che tenti di riportare la sovranità dai mercati ai cittadini e fare gli interessi nazionali. Ma questo può avvenire solo se c’è una spinta popolare, se riusciamo ad illuminare la gente. Bisogna far conoscere la verità, bisogna combattere la menzogna. C’è un bel libro di Vladimir Giacché “La fabbrica del falso”. Oggi attraverso il linguaggio pubblicitario, attraverso il linguaggio politico, c’è sempre qualcuno che non fa conoscere la verità. Dobbiamo strappare questo velo di male e far capire alle persone in quale situazione ci troviamo. La menzogna è il nemico primo da abbattere.
Non temiamo i politici inetti, non temiamo i politici corrotti e corruttori, non temiamo i politici traditori della patria, abbiamo un solo nemico: l’indifferenza. Il No alla riforma di Renzi prova che l’indifferenza comincia a vacillare. Paolo Ferrero parla proprio di questa unione trasversale per cui io credo che unendoci possiamo ancora riprenderci la nostra sovranità, monetaria e politica. Noi rispetto ad altri abbiamo una grande fortuna, abbiamo ancora una Costituzione che è fondata sul rispetto e sulla dignità della persona umana e sul progresso spirituale e materiale della società, è una Costituzione atemporale, valida per sempre, perché rispecchia l’umanità. Ci vuole non l’accentramento della ricchezza ma la distribuzione della ricchezza, non l’abolizione dello Stato nell’economia ma l’intervento dello Stato nell’economia, non la distribuzione di soldi alle banche ma opere a tutela della fragilità del nostro territorio,
Noi abbiamo distrutto l’occupazione con le leggi sul lavoro e abbiamo distrutto con l’economia il territorio. Con un mondo finito è una menzogna parlare di crescita infinita. La soluzione giusta secondo me è quella della decrescita, noi dobbiamo lavorare e possiamo lavorare molto per soddisfare i bisogni fondamentali dell’uomo, come far rendere la terra, o ripristinare i beni deteriorati. Le risorse della produzione sono la terra e l’uomo e queste risorse devono restare in Italia, Dobbiamo vendere le merci ma non i territori, i beni pubblici, i demani. Risollevare l’Italia all’interno di una visione giusta e pacifica dell’intero mondo. L’art. 2 della Costituzione dice: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (non dice del cittadino, ma dell’uomo, quindi anche del migrante), sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”
La globalizzazione è stata la via maestra del neoliberismo. E ha rafforzato i Paesi forti, L’Italia come Paese debole ne è uscita distrutta. Ma io credo nei cambiamenti epocali che già si sono visti nella storia. Il Trattato di Lisbona ha posto una forte competitività in cui l’Italia è uscita a pezzi. Adesso ma mano nell’immaginario collettivo di fronte ai risultati tragici del predominio di pochi e la miseria di molti la gente comincia a ravvedersi. C’è la prospettiva di una formazione anche politica che ci possa meglio rappresentare. Anche Machiavelli diceva che i politici possono svolgere la loro azione in quanto hanno il consenso popolare. Machiavelli dice al Principe: “Stai attento! ché il consenso popolare è molto importante per te”. Il Principe deve perseguire gli interessi del popolo altrimenti se lo trova contro. Vogliono distruggere l’umanità. Se la troveranno contro.
.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in se stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga
maggiore
del semplice fatto di respirare!
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di
una splendida
felicità.”

..
(Martha Medeiros, brasiliana di Porto Alegre)

http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. vivarelli buon giorno, mi chiamo dario marini, ho appena letto quanto da lei postato e in un certo senso inviatomi anche se non ci conosciamo di persona; tutto è partito dalla lettera di michele apparsa sul messaggero veneto di pordenone in data 7.2.17.
    qui di sotto troverà alcune poche righe di presentazione al giornale, e allegati, un commento alla lettera di michele in parallelo ad una intervista al direttore del locale dipartimento di salute mentale; la vignetta scansionata (tratta dalla raccolta dei peanuts) è appunto una risposta collettiva alla retorica psichiatrico istituzionale sull’argomento.

    un abbraccio…
    per Fuoritema, dario marini.

    salve, sono dario marini, sociologo e scrittore, fondatore di Fuoritema associazione per la promozione sociale e conduttore del laboratorio di lettura e scrittura creativa denominato appunto, Fuoritema, per un abc della salute mentale.
    oggi durante il laboratorio che si è svolto a san vito al tagl.to abbiamo lungamente letto e commentato gli articoli apparsi sul Messagero Veneto, relativi al caso; in allegato, più o meno il sunto delle cose dette e scritte; contiamo molto sull’effetto della vignetta di Linus per spiegare il nostro stato d’animo e come la pensiamo relativamente all’intervista al direttore del DSM…
    In più, lo scrivente, lavorando nel settore della salute mentale in provincia di pordenone, sarebbe disposto a fare una chiaccherata sullo stato della stessa con un/a qualche giornalista della vostra redazione per una possibile serie di articoli sull’argomento.
    cordiali saluti,
    dario marini
    via dogana vecchia 3A, pordenone, cell. 3311105291

    gentile redazione… vorrei tentare di leggere in parallelo la lettera di

    Michele e l'intervista al direttore del DSM (dipartimento di salute

    mentale) al quale invio, come commento, l'acclusa vignetta di Linus,

    dove figura Lucy con la sua bancarella di consulenza psichiatrica (5

    cent), e la scritta…il dottore riceve: e Sally in qualità di paziente

    anche se la battuta finale spetta a Linus.

    Avete fatto bene a dare risalto alla lettera di Michele, perché lo

    merita; è un testo da rispettare e da leggere come documento,

    come lettera di uno che scrive già dal mondo delle ombre; come un

    atto di creatività e affermazione della propria volontà, anche della

    volontà di morire. Al discorso di Michele vorrei si rispondesse con il

    secondo art. della nostra Costituzione, il numero 2, dove si afferma

    che la Repubblica (italiana) oltre a garantire i diritti inviolabili

    dell'uomo garantisce gli stessi diritti anche nelle formazioni sociali

    dove si svolge la sua personalità… di questa donna, uomo, giovane,

    anziano ragazzo/a. C'è da chiedersi dove si fosse svolta e dove si

    svolgesse la personalità sociale di Michele, in quali ambiti egli

    avesse la possibilità di farlo. "Ho cercato di fare del malessere un

    arte"; peccato che dal malessere nasca un'arte… malata? e una

    cattiva medicina; comunque, vorrei la si smettesse d'intervistare

    uno psichiatra quando qualcuno ha deciso "di smetterla"; e perché

    non un musicista, un acrobata, un giocatore di pallacanestro, un

    fornaio, un comico, un'ostetrica, una cantante lirica, un navigatore

    solitario, un palombaro, una pasticcera, una nuotatrice, un

    giocoliere, calzolaio, autista, meccanico di biciclette, smettendola

    una buona volta di medicalizzare la vita la morte il disagio

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 9, 2017 @ 3:39 pm | Rispondi

  2. Cara Viviana, ho visto ieri il post sul Blog di Beppe Grillo anche se la notizia era già passata in rete. Resta un sapore amaro in bocca ed un pensiero: se ci fosse stato il ns. Reddito di Cittadinanza, probabilmente Michele sarebbe riuscito a superare lo sconforto e non si sarebbe sentito inutile in questo mondo.
    I media ed i talk continuano imperterriti la litania del “caos a Roma” ecc.
    Che tristezza.
    Buona giornata.
    Lorenzo

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 9, 2017 @ 3:41 pm | Rispondi


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