Nuovo Masada

gennaio 13, 2017

MASADA n° 1823 13-1-2016 LO STORYTELLING

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MASADA n° 1823 13-1-2016 LO STORYTELLING
Blog di Viviana Vivarelli
(Nelle immagini: le scritte sui muri)

La politica ovvero l’arte di raccontare balle – Le balle sul tentativo fallito di Grillo di passare dall’Ukip all’Alde – Lo scandalo delle banche italiane – Ondata di gelo. I senza tetto – Le otto piaghe di Renzi – Il sistema più bugiardo del mondo attacca il web per le post-verità – E’ morto Zygmunt Bauman – La tempesta perfetta nelle tasche degli italiani, aumenti per 771 euro- Cercasi classe dirigente per il M5S

O sistemiamo il capitalismo, o sarà il capitalismo a sistemare noi”, come direbbe David Simon (creatore di The Wire)

Una società viva deve avere, all’interno del proprio tessuto, gli strumenti per consentire a tutti i cittadini di mettere in atto questo doppio dovere: quello di obbedire alle leggi e quello di metterle in discussione, quello di rispettarle e quello di cambiarle.”
Alberto Manguel
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Ci vuole meno sforzo mentale a condannare che a pensare.”
Emma Goldman
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Tonino Mangiola

“Le banche falliscono,la vecchia politica fallisce,l’economia fallisce,le multinazionali falliscono giornali falliscono,l’Europa fallisce…..e gli incompetenti sarebbero quelli del movimento 5 stelle????!!!”

LO STORYTELLING
Viviana Vivarelli

Lo storytelling dovrebbe essere l’arte del narrare ma spesso diventa molto di più. Come diceva giustamente Baricco: “Cos’è lo storytelling? Se togli da una narrazione tutti i fatti reali quel che resta è lo storytelling”. Ora un conto è abbellire una realtà e renderla emozionalmente gradevole, un altro è ingannare e frodare, stravolgendo ogni senso di realtà.
I popoli sono sempre stati governati da bufale ripetute ma oggi queste si sono perfezionate strumentalmente o almeno hanno cercato di farlo in modo più scientifico sfruttando la diffusione dei media e il persistente analfabetismo funzionale di troppi. Notiamo anche come l’analfabetismo funzionale sia oggi in stretta relazione con certi media. Ovviamente, la manipolazione di massa non si basa sulla razionalità o l’evidenza o i fatti concreti, ma è un gioco da illusionisti, reso oggi più pregnante e invasivo dalla tv.
Lo storytelling in quanto arte del narrare di per sé non è negativo, serve in pedagogia o nel commercio, dovrebbe facilitare la simpatia per un concetto o per un prodotto, ma questo dovrebbe avere almeno un minimo di valore in sé o si entra nella truffa e nella manipolazione mentale invasiva e negativa. Se propagando un farmaco gli attribuisco proprietà miracolose per la salute vorrei perlomeno che non fosse nocivo, cioè che non fosse il contrario di quello che ne dico. Quando lo storytelling entra in politica (ma c’è sempre stato) diventa manipolazione delle emozioni al punto da falsare i contenuti e si trasforma nel sistema orwelliano della ‘realtà paradossale’, in cui il punto di acme sta nel convincere qualcuno del contrario di quello che una cosa è: la guerra è pace, perdere la sovranità è autonomia, chi è contro il sistema è casta, aumentare la tasse è ridurle, rinunciare ai diritti elettorali è democrazia, tornare indietro di due secoli è progresso, peggiorare la vita dei cittadini è riforma… A questo punto lo storytelling diventa ‘post-verità’, cioè menzogna e una democrazia scivola in una ‘post-democrazia’ cioè in un regime autoritario, che democrazia non è più ma è presunzione di potere di una casta inamovibile col consenso inconsapevole dei cittadini. (Basta vedere cosa si vuol fare oggi con le banche fallite, con l’intento di far pagare i conti in rosso dei debitori insolventi ai cittadini o alla meglio di fare una legge che richieda qualcosa a loro “salvando però i politici”!??. Quando a questo punto Renzi dice che è Grillo a difendere la casta, siamo nel grottesco!).
Renzi è stato un maestro per quanto rozzo di storytelling. Il fatto che fosse rozzo e rapido è stato un vantaggio per lui perché ha avuto a che fare con un popolo che in massima parte è disinformato, poco colto, superficiale e facilmente suggestionabile. Anche Hitler era rozzo e approssimativo. E la sua sicumera e la sua violenza furono mezzi ottimali per il popolo abituato a ubbidire e prono ai comandi che aveva davanti. Guai al Paese i cui governanti si sintonizzano con la parte meno evoluta della popolazione! Difficilmente i dittatori o i dittatori potenziali sono persone squisite, colte e profonde, altrimenti non si creerebbe alcuna sintonia coi loro succubi che in maggioranza non sono informati, evoluti, colti o profondi. Quanto gli estimatori di Renzi somiglino a lui lo si può vedere facilmente di fronte alla categoria dei cloni renziani che pullulano sui blog, tutti molto simili tra loro come pappagalli imbalsamati: stesso skeel, stesse frasi offensive e rozze, stessa sicumera, stessa violenza, stessa lontananza dal mondo reale, stessa abulia di fronte ai problemi del lavoro, stessa ignoranza della democrazia, stessa indifferenza verso la sofferenza, il disagio, la miseria o i bisogni della popolazione.
Oggi la narrazione falsificante è diventata parte fondamentale della proposta politica, ed è evidente che questo lato spettacolare ed emozionale ha fatto dei grandi passi rispetto ai politici democristiani o Repubblicani, si pensi a Moro, Andreotti o La Malfa, nella cui comunicazione le emozioni e l’appello all’immaginazione erano totalmente assenti. Nel mondo politico lo storytelling politico è avanzato parallelamente alle storie a cui il pubblico dei consumatori è stato progressivamente abituato negli spot pubblicitari. La manipolazione pavloviana è simile. Si fa vedere a un cane un cerchio associandolo a qualcosa di negativo (scossa elettrica), gli si fa vedere un’ellisse associandola a qualcosa di positivo (carne), poi gradatamente si deforma il cerchio verso l’ellisse, a quel punto la mente del cane è totalmente dissociata e non riesce più a catalogare la realtà secondo paradigmi precisi e va in confusione. La stessa operazione è stata fatta sul popolo italiano con concetti come Repubblica, lavoro, pace, democrazia, libertà, voto, sinistra, destra, sovranità, euro, Europa, Costituzione… una deformazione progressiva di questi concetti fino al disorientamento più totale. Il trionfo è stato quel 40% di elettori che sono andati a votare per eliminarsi da soli i diritti elettorali convinti con ciò che aver aumentato la democrazia. Il massimo del paradosso! O la pseudo sinistra detta Pd che mette in Costituzione (prima in Europa) il fiscal compact convinta che ciò migliori l’economia, poi si assoggetta totalmente alla Bce e alla Germania convinta che ciò aumenti la sovranità, infine taglia i diritti del lavoro convinta che ciò aumenti il lavoro, poi cerca di stuprare la Costituzione tagliando i diritti dei cittadini convinta di aumentare la democrazia, e ora regala 20 miliardi alle banche senza chiederli ai ricchi debitori “per salvare i risparmiatori” ! Siamo al paradosso fatto politica, cioè al caos intenzionale che pervertisce financo chi lo pratica. Se penso a un vecchio comunista come Zanda e a quello per cui si batte oggi mi cadono le braccia.
Grillo disse una volta che il corpo ha gli anticorpi ma la mente non ha gli antimente. Peccato però che anche lui abbia sfruttato questa mancanza di senso critico del suo elettorato e lo si è visto nella tentata adesione all’ALDE, dove è mancata una minima informazione per gli iscritti, ma lui ha agito da solo, senza nemmeno coinvolgere o informare gli europarlamentari del M5S, nella massima fretta e cialtroneria, spingendo rapidamente ad un voto indotto rapido e disinformato come avvenne con Farage. Ma è democrazia questa?
La più grande intuizione di Berlusconi è stata l’aver capito il nesso tra pubblicità commerciale e pubblicità politica e averle usate entrambe con forme di illusionismo ipnotico. Ai suoi inizi, le sue tv offrivano spot gratis alle aziende per abituarle a vendere gli spot e soprattutto per abituare i teleutenti a subirli. Con lui è iniziato l’enorme afflusso di pubblicità tv che ha allevato intere generazioni di teledipendenti. Una volta creata un’abitudine allo spot di mercato, passare allo spot politico è stato immediato. La mente era già aperta alle suggestioni, privata di ogni capacità critica. E’ stata una maledetta operazione di ipnosi o induzione televisiva. Questo, da una parte ha ucciso libri e giornali, dall’altra ha creato una dipendenza che ha aperto la strada ai suggestionatori del video, sbrigativi, parziali, iterativi, emozionali per indurre gli spettatori al voto. Da Berlusconi a Renzi il passo è stato breve. Entrambi sono imbonitori televisivi. Berlusconi ha trasformato i cittadini in consumatori, Renzi li ha usati come teledipendenti. Ma il sistema da illusionista è stato lo stesso. L’operazione è riuscita con le fasce più anziane, passive e contemplative, è fallita con le fasce giovanili più portate all’azione diretta, alla partecipazione attiva, al web, ai social, all’interazione. E più la tecnologia avanza e internet si diffonde e più la generazione over 70 andrà a sparire, più i giornali falliranno e la tv sarà sostituita dalla rete. Renzi, malgrado le sue vanterie da giovane moderno tecnologico, di fronte alla rete si è dimostrato un pivello ed ha parzialmente fallito coi social, usando solo twitter, apparendo come un primitivo poco evoluto e poco tecnologico anche ai ragazzini delle medie, molto più tecnologici, inglesizzati e scafati di lui, proprio mentre tentava di apparire attuale e moderno. Non parliamo poi di tutti gli altri partiti che sono tecnologicamente all’era delle caverne.
Casaleggio ha avuto una intuizione superiore reinventando, attraverso la rete, lo stesso concetto di democrazia diretta, attiva e interattiva, partendo dall’agorà ateniese e sviluppandola sulla nuova piazza telematica. Che la sua intuizione, non solo strumentale ma concettuale e di contenuti, sia rivoluzionaria e risponda al sentire popolare lo prova il fatto che questo nuovo movimento, senza avere televisioni né giornali, e attaccato da tutto l’establishment non solo italiano ma addirittura europeo, è arrivato in pochi anni ad essere il secondo o primo partito d’Italia e sicuramente il primo dell’opposizione, superando nettamente sia la destra che quella sx radicale, del resto poi omologabile al partito di Governo, così da perdere ogni carattere non solo di opposizione al neoliberismo ma di individuazione, per finire in una sopravvivenza indefinita e solo larvale, ma certamente terminale.
Ma di quale sinistra vogliamo parlare oggi in Europa? Il fatto stesso che non riesca nemmeno a vedere la propria crisi e la propria prossima morte è grave. Il fatto stesso che non riesca nemmeno a capire che le categorie storiche destra e sinistra sono morte e sepolte, è grave. Il fatto stesso che si esaurisca in una sterile lotta contro il M5S, lotta che è iniziata col rifiuto delle tematiche no global contro l’iperliberismo, per abbracciare il neoliberismo stesso, è grave.
Ma come si fa a dirlo a una sx che è quasi morta e che è ormai fuori del tempo e che a forza di parlare di etichette ha dimenticato i bisogni della gente e i problemi dell’umanità?
La sinistra, ormai, si è imprigionata nella propria storytelling. Ma la realtà, quella vera, sta da un’altra parte.

GRILLO E I GRUPPI DELL’EUROPARLAMENTO

Antefatto: visto che il gruppo dell’europarlamento UKIP sarà prima o poi sciolto a causa della Brexit, Grillo da marzo cerca un nuovo gruppo europeo per il M5S. Senza informare nessuno ha preso contatto col gruppo dei liberali dell’ALDE che è il 3° gruppo del Parlamento europeo e improvvisamente ha detto sul blog agli iscritti che avevano poche ore per votare per l’adesione all’ALDE. Il 78% dei votanti ha detto di sì. Ma a quel punto il capo dell’ALDE, l’ex premier belga Guy Verhofstadt, si è visto contro metà del suo gruppo che ha rifiutato l’adesione del M5S, e Grillo ha dovuto tornare nell’UKIP.
La stampa europea si scagliata contro Guy Verhofstadt, quella italiana si è scagliata contro Grillo che è stato accusato di essere un voltagabbana che passa spregiudicatamente dai fascisti inglesi agli ultraliberisti. Grillo è stato accusato di incoerenza e di tradimenti rispetto ai valori e principi del M5S.
In questi giorni sui media italiani è stato sventolato un falso problema e Il fatto Quotidiano si è allineato alle calunnie quotidiane al M5S, tanto per non perdere l’abitudine, attaccando Grillo perché ha tentato di passare dall’UKIP ad ALDE, come avesse cambiato ideologia e alcuni ipocriti se ne sono pure complimentati, come se Grillo di colpo avesse aderito alle idee di Monti (che pure nell’ALDE non c’è).
Oggi su IFQ c’è un articolo di certa Silvia Truzzi .
http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/grillo-in-europa-tra-il-culatello-e-la-mortadella/#disqus_thread
che è il massimo dell’ipocrisia e della stupidità, per la serie “So ma faccio finta di non sapere”. Chiaro che se si fa finta di non capire, non si capisce. Ma questa è falsità. Sappiamo benissimo e lo sa anche la Truzzi che non esiste nell’europarlamento nessun gruppo che abbia i valori del M5S. Sappiamo benissimo anche che in qualsiasi gruppo europeo c’è di tutto nella massima incoerenza, come Orban e i nemici di Orban, la Merkel e i nemici della Merkel.. Ogni gruppo è un caravanserraglio dove i membri ci stanno per ragioni di comodo, per cui cercare la coerenza proprio da Grillo quando non ce l’ha nessuno è davvero fazioso e sciocco. Grillo ha sempre detto di usare il gruppo europeo solo come un veicolo, con un pre-patto per cui il M5S entra per contare qualcosa in Europa ma conserva i propri valori e principi e la libertà di voto. Lo ha detto con Farage, lo ha ripetuto con l’ALDE. Per cui di cosa si sta parlando? Conservare la propria autonomia vuol forse dire cambiare casacca o abbandonare il proprio programma? Questo Travaglio lo sa benissimo e lo dice in tv. Per cui a quale scopo far pubblicare un articolo falso come questo? Vuol tenere i piedi in due staffe? Un po’ di coerenza la vorremmo anche da parte di IFQ, ecchediamine !!

Indubbiamente, col caso dei gruppi del Parlamento europeo, Grillo ha commesso vari errori ma non certo quello di coerenza di cui lo accusano
1° errore: sono mesi che contatta l’ALDE e gli europarlamentari non ne sapevano nulla. Ma allora cosa sono stati eletti a fare? Poi è andato a Bruxelles col figlio di Casaleggio. Perché con lui? Non dovrebbe essere solo un tecnico che cura il blog? Dove risulta che sia stato eletto rappresentante del Movimento o abbia acquisito titoli in tal senso?
2°: il blog non è mai stato informato dei patteggiamenti europei del solo Grillo. Nessuno sapeva nemmeno cosa fosse l’ALDE
3°: visto che ci vorranno anni prima che si realizzi la Brexit e si sciolga il gruppo di Farage, perché Grillo ha imposto agli iscritti un voto rapido, disinformato, frettoloso, inducendoli a una certa scelta nello stesso modo antidemocratico e disinformante che usò con Farage?
Se c’è stato un errore, è stato di metodo, non certo di ideologia come vuol far credere creta stampa.

DOV’E’ MAI LA COERENZA IN EUROPA??

Berlinguer diceva che i partiti erano diventati macchine di potere di clientela. Non fanno eccezione i gruppi parlamentari che sono assediati dalle lobby. Venire a esaltare inesistenti valori o improbabili coerenze di principi mi pare alquanto improprio. Ci sono forti probabilità che il voltafaccia di Verhofstadt si debba a motivi di opportunismo mercantile, visto che è stato inserito tra i 5 membri che agiscono a difesa di interessi che sono opposti a quelli dei cittadini, e sta nella lista degli impresentabili da cacciare dal Parlamento europeo. Su Verhofstadt si allunga l’ombra del conflitto di interesse perché ha dichiarato di far parte di 7 fra Comitati e consigli di amministrazione, incarichi che gli portano in tasca un bel gruzzolo, inclusi i compensi che provengono da due grandi società belghe, Exmar e Sofina. Exmar è un gruppo armatoriale belga che opera nel trasporto internazionale di gas e petrolio, e a questi due gruppi il TTIP farebbe molto comodo. M5S rompe loro le tasche in modo evidente perché si opporrebbe al TTIP (a cui sia Renzi che Caliendo sono favorevoli). Verhofstadt cura gli interessi delle lobby belghe del gas e del petrolio favorevoli al TTIP e il SUO voltafaccia con Grillo si deve ai suoi interessi commerciali. Del resto Verhofstadt è un pessimo soggetto già bollato come tale da tutti i Paesi europei. Solo i media italiani hanno fatto finta di non saperlo per attaccare come al solito Grillo, raggiungendo qui il massimo di ipocrisia. Ma di quale coerenza e ideologia si parla? Non facciamo ridere i polli!
Speriamo proprio che Verhofstadt non sia riconfermato come capo dell’ALDE, ma qui gli unici che difendono la propria ideologia ed hanno dei valori sono proprio i 5stelle, altro che balle! Verhofstadt cura gli interessi delle lobby belghe del gas e del petrolio favorevoli al TTIP e il voltafaccia con Grillo può essere una mossa conforme ai suoi interessi commerciali.

Bordini e altri dichiarano:
“A chi dice meglio soli che male accompagnati bisognerebbe spiegare che stare nel gruppo misto preclude ogni attività parlamentare. Per fare un parallelismo tra il Parlamento Europeo e quello italiano, sarebbe come dire che i parlamentari del M5S a Roma non possono partecipare alle commissioni, non possono fare emendamenti, non possono fare interventi in aula (non possono accedere ai dossier). Che senso avrebbe?
Finora il M5S ha ottenuto grandi risultati nel Parlamento Europeo (per es. la sospensione del TTIP) grazie alla permanenza in un gruppo con libertà di voto e dunque senza accordi politici. Ma i risultati sarebbero stati pari a ZERO se i 5stelle fossero rimasti nel gruppo misto. Comunque, lo scopo finale è la creazione di una nuova identità europea detta DDM (Direct democracy Movement), un progetto ambizioso che apre a un futuro in cui sempre più realtà europee condivideranno il valore della democrazia diretta.”

Petra Reski
Credo di non aver mai sentito parlare così tanto del parlamento europeo come ieri, (avete mai sentito alla radio che Marcello Dell’Utri faceva parte della commissione europea di giustizia? Tanto per fare un esempio) quando dalla mattina alla sera: ogni mezz’ora “rivolta 5 stelle” e “M5s in subbuglio” sulla radio, in ogni telegiornale – finché ho scoperto che Grillo ha chiamato a votazioni online per cambiare frazione politica nel parlamento europeo. Mi sembrava logico. Visto che Ukip ha raggiunto il suo obiettivo politico, il Brexit. Cosa serve rimanere con loro? E serve ancora meno fare parte dei non iscritti. E mi ricordo anche che all’epoca dell’entrata dei parlamentari europei del M5s, i Verdi (in particolare quelli tedeschi, purtroppo) hanno bloccato l’ingresso del M5s nella loro frazione.
ALDE (Alliance of Liberals and Democrats of Europe) conta 68 eurodeputati e con la presenza del Movimento 5 Stelle, sarebbe diventata la terza forza politica al Parlamento europeo. E per questo fa paura – oppure, come scrive Stefano Feltri sul Fatto Quotidiano: “… avrebbe dato il segnale che, a certe condizioni, il M5s può fare alleanze con i partiti tradizionali, persino con quelli guidati da leader di puro establishment come Verhofstadt. E questo, per quanto faccia arrabbiare la base, terrorizza gli avversari italiani dei Cinque Stelle molto più della vicinanza a Farage.”
Fino a adesso, le (defunte) sinistre europee potevano dire: Non giocate con quelli del M5s, sono brutti e sporchi e stanno assieme a Farage, quello del Brexit. Dopo, quell’argomento poteva mancare. Purtroppo. In inglese si chiama: “smart move“.

LO SCANDALO DELLE BANCHE ITALIANE

Le banche italiane decotte e fallimentari che hanno sofferenze superiori al sopportabile avrebbero dovuto essere ricapitalizzate dal Governo con 3,5 miliardi, ma per le lentezze di Renzi e di Padoan, la somma è salita a 8 miliardi e infine a 20, ma ancora non basterà. I media sprecano spazio per attaccare Grillo accusandolo di incoerenza, ma, nel pasticciaccio ormai tragico delle banche truffatrici e fallimentari, quali sarebbe la coerenza ai grandi valori e alle grandi ideologie ‘di sinistra’? Il Monte dei Paschi di Siena deve il suo enorme conto in rosso principalmente al Pd che ha satollato i suoi politici e gli amici imprenditori, permettendo crediti che ora gli stessi non intendono onorare. Il Governo parla di salvare questa e le altre banche con soldi pubblici aumentando il debito nazionale e gravando di nuove tasse i cittadini inermi (si parla di 450 euro a famiglia). Le banche rifiutano anche di dare l’elenco dei debitori morosi e la stessa Bce si dichiara perplessa di fronte a un Padoan che, per evitare la rabbia montante degli italiani, parla confusamente di penalizzazioni contro gli inadempienti.
Ma quanti sono i politici dal Pd i cui debiti in rosso dovremmo pagare noi con le nostre tasse? E l’Unione europea si permette pure di dissentire da una potenziale penalizzazione dei debitori bancari con legge tutt’ora inesistente???? E chi difende la Casta dovrebbe essere poi Grillo???? Ma ci prendono proprio per dei deficienti assoluti??? E credono di fregarci mettendo sempre in primo piano la Raggi o Farage o balle simili???

Cerchiamo poi di dire con tutta onestà che il danno è ancora più grande!
Perché aumentare il debito pubblico di 20 miliardi non ci salverà dallo sfacelo bancario e 20 miliardi non basteranno. La Germania per mettere in sicurezza le proprie banche ha speso 450 miliardi. Quanto dovremo spendere alla fine noi?
Aumentare il debito pubblico è gravissimo perché ci mette nelle mani dei Paesi stranieri che potranno saccheggiarci come hanno fatto in Grecia, tanto che la pessima manovra di Renzi di rimandare tutto e non intervenire sembra essere stata fatta apposta per accelerare la nostra fine.
Ma ancora più grave e devastante è l’opinione dell’Ue per cui non dovremmo penalizzare i ricchi e grassi debitori come Marcegaglia, De Benedetti, Colaninno… mentre Padoan ci dice già che, semmai ci fosse una legge sui debitori, saranno fatti salvi i politici !!
Ma vi rendete conto????

MoVimento 5 Stelle Camera e Senato

Il Governo stanzia altri 20 miliardi di euro presi dalle tasse, dal sangue e dal sudore dei cittadini per salvare la Banca MPS del PD. Adesso basta. Andiamo a pignorare allora direttamente tutti i beni (immobili, mobili, azioni, partecipazioni, conti correnti, titoli, partecipazioni, crediti verso terzi, finanziamenti pubblici, ecc.) dei vari grandi debitori di MPS che hanno ricevuto prestiti e finanziamenti dall’istituto, senza rilasciare adeguate garanzie reali, e non li hanno mai restituiti. Non stiamo parlando di milioni, ma di miliardi e miliardi.
Il Governo salvaguardi i cittadini, si sostituisca agli attuali amministratori di MPS e tenti, anche in qualità di nuovo azionista di maggioranza, di recuperare quanto dovuto alla Banca, secondo le prime indiscrezioni giornalistiche rese pubbliche in queste ore (Corriere, Il Sole, Libero), dai vari privati come De Benedetti, Marcegaglia, Mezzaroma, Zunino, Statuto, Muto, Punzo, Unieco (e le eventuali altre Coop Rosse coinvolte), senza che a rimetterci siano sempre i cittadini. È possibile! Si chiama azione in surroga per volontà del creditore ed è prevista dall’art. 1201 del c.c. il quale prevede che: “il creditore (MPS), ricevendo il pagamento da un terzo (lo Stato – cittadini italiani), può surrogarlo nei propri diritti, (azione di recupero dei crediti nei confronti dei debitori) e subentrare nella stessa posizione ereditando azioni, garanzie e privilegi”.
Il Governo vada a fare quello che la Banca avrebbe dovuto fare e che, invece, probabilmente ha omesso di fare. Vada a fare quello che la Banca tutti i giorni fa con le famiglie, i commercianti, gli artigiani e i piccoli imprenditori quando non riescono a pagare il proprio debito o una rata del mutuo o del prestito. Vada nelle loro ville lussuose, nei loro palazzi, nei loro immobili di pregio, nelle loro barche, nelle loro banche svizzere, nelle loro società e recuperi i beni (quelli veri e non quelli finti come i capitali sociali di società che non valgono più nulla) che MPS avrebbe dovuto prendere, così come avviene per tutti gli altri, ad integrale garanzia per i prestiti loro concessi. Mandi gli ufficiali giudiziari lì e pignori tutta la eventuale ricchezza che sarebbe stata accumulata in questi anni ai danni degli italiani fino alla concorrenza dei propri debiti e salvi MPS senza che siano i cittadini a rimetterci ancora.
Perché adesso non se ne può più. A pagare per eventuali responsabilità dei banchieri, amici dei partiti e parte di questo sistema marcio, non possono essere sempre e solo i cittadini. Perché non si possono prendere altri 20 miliardi di euro dalle tasse degli italiani per salvare una Banca che resta nelle mani di coloro che l’hanno ridotta al dissesto senza che a pagare siano i grandi debitori, quando, invece, nel frattempo alla sanità sono stati tolti 4,5 miliardi e quando dicono di non trovare 17 miliardi per il reddito di cittadinanza.
Il Governo, dunque, si faccia dare la lista ufficiale di tutti coloro che non hanno adempiuto i propri obblighi e vada a pignorare i beni dei debitori di MPS. Si faccia quello che fino ad oggi non è stato mai fatto! #PignoriamoliTutti.

NEL FRASTUONO DEL M5S
Bruno
E’ incredibile la faccia tosta (e non voglio esprimermi alla Giachetti) del Governo nel voler continuare a guidare un Paese allo sfascio nonostante i molteplici fallimenti e le inchieste giudiziarie sui “padri costituenti” che hanno promosso la fatidica modifica della carta.
Deve essere stata la mano dal cielo che ha guidato gli Italiani quando hanno ostacolato le ambizioni del giglio magico capitanato da Pinocchio & C nel momento in cui si proponeva l’ennesima porcata alla Nazione.
Mentre si parla di M5S Europa, della Raggi e di tutti i piccoli nei del movimento, la Nazione affonda con un sistema bancario indebitato fino all’osso per colpa di una percentuale striminzita di debitori a cui gli istituti di credito hanno dato carta bianca senza alcuna garanzia di rientro mentre a noi umani la banca ti chiama di notte se sei scoperto di 500 euro. Che faccia tosta! Un sottosegretario all’economia, amico di Pinocchio, coinvolto in uno scandalo di miliardi riguardante gli appalti in Consip, sì quell’ente che si occupa delle forniture per la PA per le quali noi sempre umani dobbiamo affrontare una trafila burocratica estenuante e dimostrare di non aver mai rubato una mela in vita nostra fino alla settima generazione.
Negli ultimi periodi di fibrillazione governativa la maggioranza parlamentare si è avvalsa dell’appoggio di un altro padre costituente, quel Verdini per il quale i pm hanno chiesto una condanna ad 11 anni di carcere per associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita e truffa contro lo Stato.
Ma di cosa stiamo parlando? Dell’amministrazione Raggi, della “scalata” al potere del M5S o della defezione di qualche voltagabbana?
Nel silenzio di un sistema legalizzato da nessuno che brucia miliardi, che continua ad esporci alle guerre e all’immigrazione selvaggia, il passatempo dei media è attaccare Beppe Grillo e i suoi ragazzi. Ma vergognatevi! Siete la feccia dell’Italia!

BASTA CON LA BALLA DELLA PRIVACY CHE SERVE SOLO A TENERE NASCOSTE LE PORCATE!
Gomez

“Fuori tutti i nomi dei primi 100 debitori, perché lì ne scopriremo delle belle”. Così il direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez, commenta le dichiarazioni del Presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, che ha chiesto di conoscere i nomi dei principali debitori delle banche salvate con i soldi pubblici, tra cui Monte dei Paschi di Siena. “Bisogna andare a vedere – dice Gomez – chi ha mentito alle banche e basta bonus ai dirigenti, finché la banca non produrrà utili. Sarebbe, inoltre sperabile che prima o poi qualcuno tornasse a dividere tra banche che fanno finanza e quelle che fanno credito“.
“Molte delle persone che c’hanno rimesso i soldi, sono state fregate col pieno accordo di Banca d’Italia e Consob, con il metodo delle obbligazioni subordinate date al parco buoi dei risparmiatori. E chi se ne intendeva sapeva che erano una ‘ciofeca‘, facendo una fregatura scientifica e sperando in una ripresa del mercato che però non c’è stata. Ma oggi dobbiamo capire chi ha mentito, basta bonus e stipendi calmierati. Basta con questa balla della privacy che serve solo a tenere nascoste le porcate. Fuori i nomi degli amici di politici e imprenditori, cioè tutti quelli che hanno preso i soldi”.

“Il M5S viene percepito e trattato, in Italia e anche in Europa, come un corpo estraneo da buttare fuori. In questo caso, una parte di sistema che ha impoverito l’Europa ci considera un pericolo”. Così a Otto e Mezzo (La7) il deputato del M5S, Alessandro Di Battista, si pronuncia sull’accordo che i vertici del movimento volevano stabilire con il gruppo europeo liberal-democratico Alde. “Loro si sono tirati indietro” – continua – “perché era bene che alcune idee del M5S, che avremmo tenuto in piedi, fossero lasciate fuori. La mia posizione è quella di riuscire a formare un gruppo autonomo, perché quando andiamo da soli è meglio”.
E aggiunge: “Il M5S non ha dei parenti equivalenti in Europa, noi le nostre scelte non le facciamo in base ai soldi, ma sono scelte politiche. Adesso dobbiamo portare avanti contatti per formare un gruppo autonomo”. Poi precisa: “Il M5S è sempre in evoluzione, siamo cresciuti in fretta. Le battaglie che stiamo portando in Europa sono per cambiare le cose. Dire che l’euro è una gabbia e che la moneta unica è una gabbia non è essere anti europeista. Ci saremmo trovati in un gruppo molto forte in cui avremmo portato avanti le stesse battaglie degli ultimi due anni. Una parte della classe dirigente europea si è spaventata e hanno bloccato tutto”.

ONDATA DI GELO- I SENZA TETTO
Freddo glaciale sull’Italia. Ieri morti 8 senza tetto. Ci sono più di 50.000 senza tetto in Italia. A Roma sono più di 3.000. Lo stesso a Milano. Pochi giorni fa a Sesto Fiorentino è andato a fuoco un capannone occupato da migranti e c’è stato un morto. Per fortuna in molte città c’è la Caritas che distribuisce pasti caldi anche agli italiani poveri.
(Vorrei citare anche la SOKOS, a Bologna, in via Gorki 12, 1° piano, nel corridoio interno, conta 30 medici volontari, uno psicologo e un antropologo per l’assistenza sanitaria a senza tetto e migranti. Io distribuisco abiti, coperte ecc. Se siete di Bologna e avete cose che non usate più, portatele qui il lunedì, mercoledì, venerdì dopo le 17.)
L’Italia è il Paese che ha più volontari al mondo. Ci sono più di 44.000 associazioni con almeno due milioni di volontari. Una cosa di cui i nostri sciocchi talk show e i nostri ripetitivi tg non parlano mai, fissati come sono sui politici, che non rappresentano sempre il meglio del nostro Paese. Lo sapete che i dormitori sono pochi, non ci sono dappertutto e riparano solo la notte? Basterebbe non acquistare un solo F35 per fornire un tetto ed un letto caldo a tutti i clochard d’Italia.
Nell’Italia del 2017 c’è chi muore di freddo. Ad Amatrice ci sono meno 18 gradi e c’è ancora chi vive nelle tende. Nessun riparo è stato predisposto per gli animali in una zona dove tanti vivono di allevamento e dove sono stati dati dei capannoni, gli stessi erano incompleti e non attrezzati. Noi spendiamo ogni giorno 64 milioni in armi, quando la nostra Costituzione dichiara che siamo neutrali, al contrario partecipiamo a molte guerre per cui nessun popolo e nessun Parlamento ha dato mai l’assenso ma nella guerra per i poveri il Governo non fa stanziamenti.
Quando Renzi voleva ridurre i Senatori ed eliminare il nostro diritto elettorale per risparmiare 57 milioni l’anno mi veniva da piangere. Per 64 milioni di armi al giorno nessun fa un talk show o un articolo di stampa. La stronzaggine di Renzi offende ogni senso comune. Nell’ultima Finanziaria Renzi fa pagare 6 miliardi di sanità in più agli Italiani ma stanzia 23 miliardi in armamenti di cui 16 vanno a 131 F35 malfatti e non funzionanti, quelli che ogni Paese, compresi gli Stati uniti, ha stornato. Noi no, probabilmente per le mazzette che si collegano ad essi e a cui il nostro Governo non rinuncia. E’ chiaro che se si governa così, soldi per i gli emarginati non se ne troveranno mai.

Chi prende pretesto della miseria per fare del razzismo dovrebbe essere radiato dal genere umano. Provate ad andare a una mensa della Caritas e vedrete da soli che accanto ai migranti ci sono fin troppi italiani. Sono gli italiani a costituire la maggioranza assoluta delle persone che si rivolgono ai centri Caritas nel Sud ma anche nel centro-nord c’è un vistoso aumento degli italiani. Gli stranieri al Nord sono il 64,5% delle persone aiutate (a livello nazionale il 57,2%); nel Sud invece sono gli italiani a costituire la maggioranza. C’è chi insiste nel fare dell’inutile e becero razzismo ma per me un povero è un povero di qualunque razza sia. E un morto è sempre un morto agli occhi di chiunque abbia un minimo di coscienza umana. Poi ci sono le belve, ma quelle non sono umane anche se c’è chi le alimenta per biechi guadagni elettorali. Si continua a fare del razzismo quando nessuno di questi cosiddetti nazionalisti alza la voce contro 23 miliardi di euro spesi in armi e in tante guerre inutili che aumenteranno soltanto i flussi dei migranti e il numero dei disperati.

Anime candide
Fabrizio De André

A chi volete affliggere
coi dati sui bambini
caduti con le bombe
e sotto il fuoco dei cecchini
vogliamo playstation
il petrolio ci serve
e a voi poverelli
vi faremo a brandelli.
e a chi non muore
lo sai che faremo?
Non avete i grattacieli,
borsa, uffici finanziari?
Non avete dei banchieri
degli scudi planetari?
Nessuna top model
niente pargoli teppisti?
E non la potete fare la guerra
siete solo terroristi!
Siamo noi a dichiararla
quante bombe lanceremo
e a chi non muore lo sai che faremo?
Con le scarpe da ginnastica
noi siamo troppo belli
ma queste non ci bastano
vogliamo più modelli
perciò con la guerra
vi faremo capire
che voi del terzo mondo
ci dovete servire
da vivi o da morti
questo poi lo vedremo
e a chi non muore
lo sai che faremo?
Noi lo deporteremo!
We will dee-port you
Ci piangono i coglioni
con le storie delle mine
con gli arti strappalacrime
di bambini e di bambine.
Non hai più una gamba?
La tua vita e’ rovinata?
La vendiamo alla CNN
nel tg in prima serata
lo sai che ti faremo?
Ti deporteremo!
We will dee-port you
Papa’ venne di notte
e disse corri, andiamo
arrivammo nel salone
tenendoci per mano
ed io e il mio fratellino
ci sentivamo grandi e grossi
mentre il cielo di Kabul
era verde agli infrarossi
eravamo tutti uniti
fu davvero bellissimo
un attacco mai visto
un momento dolcissimo
questo sara’ piu’ bello
quanti morti che vedremo
e a quelli che non muoiono
sapete che faremo?
Noi li deporteremo!
We will dee-port you

LE OTTO PIAGHE DI RENZI
Marco Travaglio

Non per tornare sul luogo del relitto e infierire su quel corpicino martoriato, ma fateci caso: c’è forse una cosa, una soltanto, toccata o sfiorata da Renzi nei suoi tre anni scarsi di governo che non sia regolarmente finita in mille pezzi? Intendiamoci: non tutte le disgrazie d’Italia sono solo colpa sua. Né vogliamo cedere ai pregiudizi irrazionali e calunniosi sui suoi presunti superpoteri iettatori solo perché nel 2013 annuncia accanto a Bersani “vi presento il prossimo presidente del Consiglio”; nel 2016 annuncia accanto a Giachetti “vi presento il prossimo sindaco di Roma”; partecipa al lancio della Ferrari in Borsa (“una straordinaria occasione per gli investitori”) e subito il titolo viene sospeso per eccesso di ribasso prima di perdere il 20% in sei mesi; fa gli auguri agli azzurri per i Mondiali 2014 e vince la Germania; ci riprova agli Europei 2016 e vince il Portogallo; alle Olimpiadi di Rio tempesta di sms la schermitrice Rossella Fiamingo che perde a sorpresa la finale; dice “forza Vincenzo” al ciclista Nibali che si schianta alla prima curva con due fratture; aggiunge “la mia preferita è la Pellegrini, l’ho vista in forma” e la povera nuotatrice arriva quarta.
Ci mancherebbe, per così poco. Però, come diceva Agatha Christie, “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. E qui gli indizi sono almeno otto.
1) L’Unità. Il glorioso giornale fondato da Antonio Gramsci e più volte affondato, prima dai dalemiani, poi dai bersaniani, torna festosamente in edicola nel giugno 2015 grazie ai 107 milioni stanziati dal governo Renzi. Il nuovo azionista, insieme al Pd, è il costruttore Massimo Pessina che, vedi la combinazione, proprio in quei giorni vince l’appalto della Regione Liguria per il nuovo ospedale di La Spezia, senza concorrenti alla gara. Ma, nonostante la cascata di soldi pubblici, l’Unità stenta a decollare. Il direttore, scelto da Matteo con fiuto da rabdomante, è Erasmo D’Angelis, già presidente di Publiacqua (la municipalizzata del Comune di Firenze), poi sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti del governo Letta, infine capo della Struttura di missione sul dissesto idrogeologico col governo Renzi. Purtroppo i lettori fuggono a rotta di collo, nonostante l’ingaggio di firme “prestigiose” quali Rondolino, Velardi, Bondi, Cicchitto, Auci, Chicco Testa, Marzullo e lo stesso Renzi, che la domenica risponde alle lettere per qualche mese (poi smette per mancanza di lettere). “Date un’occhiata a http://www.unita.tv, c’è lo streaming degli eventi. E ci sono preziose chicche tutti i giorni”, raccomandava l’allora premier, purtroppo inascoltato.
D’Angelis si dimette per mancanza di lettori e torna a Palazzo Chigi per occuparsi di un altro dissesto, quello idrogeologico. Al suo posto, il vignettista Staino e il vice Andrea Romano, già dalemiano, poi montezemoliano, poi montiano, ora piddino. Risultato: mezzo milione di perdite al mese e licenziamenti collettivi. Ma Renzi non c’entra: colpa dei lettori che non leggono.
2) Montepaschi. Il 22 gennaio 2016, a Porta a Porta, Renzi dà un consiglio da amico ai risparmiatori: “Su Mps si è abbattuta la speculazione ma oggi è un bell’affare, è risanata, è un bel brand su cui investire”. Infatti il titolo crolla del 60% in sei mesi. Renzi annuncia la ricapitalizzazione privata grazie a Jp Morgan, che impone la cacciata dell’ad Viola per far posto a Morelli, già sanzionato da Bankitalia per i suoi traffici col famoso Mussari. Poi nessuno ci mette un euro e il governo Gentiloni fa quel che si doveva fare un anno fa: salvataggio con soldi pubblici, 9 miliardi, che sarebbero stati molti meno intervenendo prima. Ma Renzi non c’entra: colpa della cinta senese.
3) Alitalia. Nel 2015 Renzi presenta le orrende divise del personale Alitalia, appena affidata alle sapienti mani degli arabi di Etihad e del presidente Montezemolo: “Allacciatevi le cinture, perché qui stiamo decollando davvero. Alitalia decolla per nuove destinazioni. E il decollo di Alitalia è il decollo dell’Italia”. Ora Alitalia perde mezzo milione al giorno e sta per annunciare almeno 1500 esuberi. Ma Renzi non c’entra: colpa delle cinture.
4) Almaviva. Nel 2016 Renzi annuncia: “2.998 lavoratori tra Roma, Napoli e Palermo rischiavano il licenziamento. Il viceministro Teresa Bellanova ha impiegato ogni energia per un accordo che sembrava impossibile – tanto che ovviamente alcuni già scrivevano di licenziamenti imminenti – e invece è arrivato: tutti i licenziamenti ritirati, mantenimento di tutti i siti produttivi. Avevo detto che avremmo fatto di tutto per risolvere anche questa crisi e così è stato. Brava Teresa! #dalleparoleaifatti”. Risultato: Almaviva chiude a Roma e licenzia tutti e 1666 i dipendenti. Ma Renzi non c’entra: colpa di Teresa.
5) Riforma Boschi. “La riforma costituzionale gli italiani la attendono da 70 anni”, anzi “da 30”, forse “da 20”. Infatti l’han bocciata. Ma Renzi non c’entra: colpa degli elettori che, a furia di attendere la riforma, se la sono dimenticata.
6) Italicum. “È la migliore legge elettorale del mondo. Vedrete che tra 6 mesi ce la copieranno in tanti”, annuncia Renzi nel 2015. Ora quel capolavoro, mai usato, o lo rottama la Consulta o lo sfascia il Pd. Ma Renzi non c’entra: colpa dei 5Stelle che rischiano di vincere.
7) Jobs Act. “Sale l’occupazione, ciao gufi”. Invece l’occupazione crolla sotto i 50 anni e salgono i voucher, che ora spariranno col referendum o con la riforma della riforma. Ma Renzi non c’entra: colpa dei gufi.
8) Legge Madia. “Approvata la riforma della PA, #lavoltabuona. Un abbraccio agli amici gufi”. Poi la Consulta gliela boccia e ora Gentiloni deve riscriverla, ma solo per la parte gradita agli odiati sindacati: il resto finirà nel cestino. Che fosse Renzi, il gufo?

L’INDAGATA E IL LAMBITO
Marco Travaglio

Il sistema che ci ha rintronati per vent’anni a suon di balle ora accusa il Web di diffondere “post-verità” e “fake news” per favorire i “populisti”anti-Sistema. I quali rimpallano l’accusa in faccia al Sistema. Col risultato di aumentare vieppiù la sfiducia in tutti i canali d’informazione, tradizionali e alternativi. Pochi notano che la disinformazione, così come la corruzione, l’evasione fiscale e il doping, muta ogni giorno pelle per rendersi sempre più subdola, inafferrabile e invisibile. La vecchia cara bugia, che consisteva nel negare o nel ribaltare o nel tacere una verità, non funziona più: funzionava quando giornaloni e telegiornaloni, tutti tendenzialmente omologhi al Sistema, avevano il monopolio dell’informazione e se la cantavano e se la suonavano in perfetta solitudine, riuscendo a mentire senza tema di smentita. Le loro bugie avevano gambe lunghissime, perché nessun medium alternativo aveva il peso e il prestigio necessari per raggiungere lo stesso pubblico con informazioni corrette. Il Web e i movimenti anti-Sistema hanno perforato il sudario del pensiero unico, costringendo i corifei del Sistema ad aggiornare e affinare il loro armamentario falsificatorio. Nessuno si fa più beccare a tacere le notizie scomode che, da qualche parte, escono comunque e portano solo discredito a chi le occulta. Molto meglio creare un clima per neutralizzarne gli effetti salvando le forme e la faccia di chi è costretto a darla e le chiappe di chi potrebbe farne le spese. Un clima di “bugia ambientale”, fondato su una versione deteriore del vecchio trucco dei due pesi e due misure: con la lente di ingrandimento si ingigantiscono le pagliuzze degli anti-Sistema trasformandole in travi (come stanno facendo con Virginia Raggi a Roma), e con il binocolo rovesciato si rimpiccioliscono le travi del Sistema trasformandole in pagliuzze.
C’è Romeo e Romeo. Alfredo Romeo è un imprenditore napoletano indagato per concorso esterno in camorra su un appalto all’ospedale Cardarelli di Napoli e per corruzione su alcuni lotti di una gara Consip da 2,7 miliardi. L’inchiesta sul secondo filone viene rovinata da una soffiata che consente ai vertici Consip di rimuovere le microspie dagli uffici e impedisce agli inquirenti di raccogliere prove sulle gare pilotate. Per la soffiata sono indagati il sottosegretario Lotti, il comandante dell’Arma Del Sette e il capo dei carabinieri toscani Saltalamacchia. Ma dell’inchiesta Consip vengono informati, secondo testimoni, anche Matteo Renzi e suo padre Tiziano. Ma c’è un altro Romeo: Salvatore, il dirigente del Comune di Roma scelto dalla sindaca Virginia Raggi come capo-segreteria.
La nomina viene avallata dall’Anac che però formula rilievi sullo stipendio, subito ridotto. Sollecitata da alcuni esposti, la Procura indaga su un eventuale abuso d’ufficio. Parlando col Messaggero, Romeo ricorda che in Campidoglio si dava per scontata la presenza di microspie fin dall’arrivo dei 5Stelle. Risultato: il caso Romeo, per telegiornaloni e giornaloni, è quello di Salvatore (mai indagato, ma amico della Raggi). Quello di Alfredo (indagato per corruzione e camorra, amico dei Renzi), a parte qualche trafiletto, non esiste. C’è cimice e cimice. La Procura di Roma, unica legittimata a disporre intercettazioni, smentisce di aver mai piazzato cimici in Campidoglio.
Il che non esclude la presenza di microspie illegali di altra provenienza (pezzi di servizi segreti, ufficiali o ufficiosi, non sono nuovi a spiate fuorilegge: tipo i dossieraggi del Sisde e della Security Telecom smascherati ai tempi di B. con migliaia di fascicoli su pm, politici e giornalisti “ostili” al Governo). Giornaloni e telegiornaloni annunciano che Romeo è stato smentito dalla Procura e, contemporaneamente, che Romeo ha “confermato la soffiata” e la “talpa in Campidoglio” che avrebbe svelato le microspie piazzate dai pm per incastrare Raffaele Marra, un altro dirigente fedelissimo della Raggi, poi arrestato. Ma, se la Procura non ha mai messo cimici in Campidoglio dopo l’avvento dei 5Stelle, quale talpa avrebbe potuto soffiare una cosa che non esisteva: cioè le cimici su Marra? Mistero.
Viceversa, sia le cimici sia la soffiata alla Consip sull’inchiesta Romeo (Alfredo) sono accertate oltre ogni ragionevole dubbio. Ma, dopo aver ripreso due settimane fa lo scoop del Fatto con mille distinguo e infiniti imbarazzi, giornaloni e telegiornaloni l’hanno prontamente imboscato. E ora parlano di soffiate impossibili su cimici inesistenti (o illegali) al Campidoglio, per non parlare delle soffiate e delle cimici sicure alla Consip. C’è Codice e Codice. Polemiche a non finire sul Codice etico dei 5Stelle, che ne impone le dimissioni e l’incandidabilità dopo la condanna in primo grado, mentre per indagini o rinvii a giudizio lascia discrezionalità al garante Grillo e a tre probiviri.
Tutti dicono che è una norma salva-Raggi, perché la sindaca – dicono giornaloni e telegiornaloni- “sarà presto indagata” per la promozione del fratello di Marra e/o la nomina di Romeo. Ma, al momento, non lo è. Intanto il Governo Gentiloni rinomina tre sottosegretari pur sapendo che sono sotto inchiesta o sotto processo già prima della nomina: Simona Vicari (Ncd, indagata per falso), Vito De Filippo (Pd, rinviato a giudizio per peculato e indagato per induzione indebita) e Giuseppe Castiglione (Ncd, indagato per corruzione elettorale e turbativa d’asta). Nessuno parla di Governo “salva-Vicari”, ”salva De Filippo” e “salva-Castiglione”.
Ora la Procura di Catania invia l’atto di chiusura indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, a Castiglione e ad altri 22 coindagati. E deposita gli atti dell’inchiesta, fra cui gli interrogatori di Luca Odevaine: questi, già membro del tavolo Migranti al Viminale, ha patteggiato 2 anni e 8 mesi per corruzione in Mafia Capitale. E accusa Castiglione di aver pilotato insieme con lui la gara per l’appalto da 100 milioni per il Cara (centro di raccolta richiedenti asilo) di Mineo “affinchè vincesse il gruppo di imprese individuate a livello politico”. In una riunione del 2011 “nell’ufficio dell’on. Castiglione – racconta Odevaine – il suo fedelissimo Paolo Ragusa “indicava quali dovevano essere le ditte a cui rivolgersi”. Con un altro uomo di Castiglione, Giovanni Ferrera, Odevaine dice di avere “integrato il bando ‘base’ (del ministero, ndr) e i punti più importanti… punti che sono stati concordati insieme all’on. Castiglione affinché vincesse” chi voleva il futuro sottosegretario.
Nessun telegiornalone o giornalone ha pubblicato una riga sulla fine indagini per il viceministro del Governo Gentiloni. Governo che vuole moltiplicare i centri di raccolta per richiedenti asilo in ogni regione. Immaginate cosa leggereste se la Raggi rimettesse al suo posto Marra accusato di corruzione (l’hanno già lapidata per non aver intuito che quattro anni fa Marra si fece pagare una casa da un costruttore). Cioè se facesse ciò che ha fatto Gentiloni rimettendo al suo posto Castiglione che, per corruzione, sta per finire a processo: ma su di lui non avete letto e non leggerete nulla.
C’è indagabile e lambito.
Sentite il Corriere della sera di ieri. Pagina 10 sui 5Stelle: “Nei prossimi giorni Raggi potrebbe essere convocata in Procura. L’inchiesta per abuso d’ufficio sulle nomine da lei decise è ormai alla fase finale… Scontato che debba essere interrogata come indagata”(ripetiamo: per due nomine, quella del capo-segreteria e quella del dirigente al Turismo, che per legge spettano alla sindaca). Pagina 12 sul Pd: “Luca Lotti è balzato agli onori delle cronache, suo malgrado, per essere stato lambito da una vicenda giudiziaria, alla quale, peraltro, si è dichiarato totalmente estraneo. Dopo il colloquio con i magistrati è apparso assai più sollevato”. I compilatori dei dizionari della lingua italiana prendano buona nota: i 5 Stelle sono indagati a prescindere, anche se non lo sono; viceversa i pidini non sono indagati neanche quando lo sono: al massimo, volendo esagerare, sono lambiti ma sollevati.

Ha detto una europarlamentare del MoVimento, Tiziana Beghin:

L’optimum, vale a dire la creazione di un gruppo che condivida in toto i nostri valori, è al momento pura utopia per la mancanza di partiti affini alla nostra idea di politica.
Allo stesso modo il gruppo dei Verdi, con cui abbiamo condiviso numerose battaglie in questi mesi, a fronte di innumerevoli complimenti e sorrisi di facciata larghi trentadue denti ha votato in maggioranza contro la nostra entrata nel loro gruppo.
Le opzioni disponibili erano quindi 3, anche se una andrebbe esclusa a prescindere: al Parlamento europeo essere tra i “Non Iscritti” non corrisponderebbe al Gruppo Misto italiano, ma equivarrebbe, di fatto, a scaldare le poltrone senza avere la minima possibilità di incidere e di vigilare sulle nefandezze altrui in quanto non avremmo più accesso ad alcun dossier e godremmo di risicatissimi tempi di parola in seduta plenaria.
Restano dunque 2 opzioni: rimanere nell’EFDD o entrare nell’ALDE. Con entrambi sono più le dissonanze che le affinità, ma per come funziona il Parlamento Europeo abbiamo l’obbligo di prendere parte ad un gruppo politico, pena il non avere più alcuna voce in capitolo. In questi 2 anni e mezzo di EFDD abbiamo avuto la più assoluta indipendenza, come comprovato dal fatto che i nostri voti hanno combaciato con quelli di UKIP e delle altre delegazioni più piccole per meno del 20%. Lo stesso accadrebbe anche qualora confluissimo nell’ALDE. La garanzia è che potremmo continuare a portare avanti le nostre battaglie senza il minimo bavaglio od impedimento, perché il nostro compito è soltanto uno: portare nelle Istituzioni le istanze dei cittadini e promuovere un processo di cambiamento che porti alla creazione di un’Europa dei popoli e non dei potenti, di solidarietà e non suddita di banche e finanza. Una missione sicuramente dura, ma che mai potremmo portare a compimento qualora fossimo tra i “Non Iscritti”.

E’ MORTO ZYGMUNT BAUMAN

Il famoso sociologo polacco della ‘società liquida’ e del ‘Pianeta sociale’ è morto a 91 anni.
Ha detto: «Lo stato sociale è finito, è ora di costruire il “Pianeta Sociale. Solo così si potrà uscire dalla crisi globale del mondo contemporaneo. La politica deve avere la forza di reinventarsi su scala planetaria per affrontare l’emergenza ambientale o il divario crescente tra ricchi e poveri. Altrimenti è condannata alla marginalità in una dimensione locale, con strumenti obsoleti adatti a un mondo che non esiste più. Non credo in una capacità di auto-riforma della politica, è meglio costruire un’opinione pubblica globale e affidarsi a organizzazioni cosmopolite, extraterritoriali e non governative.
Io non conterei molto sui governi e ancor meno sui loro tentativi di collaborazione, che finiscono regolarmente in una poesia di nobili intenzioni piuttosto che in una prosa di concreta realtà. I poteri che decidono sulla qualità della vita umana e sul futuro del pianeta sono oggi globali e dunque, dal punto di vista dei governi, sono extraterritoriali ed esenti dalla loro sovranità locale. Finché non innalziamo la politica ai livelli ormai raggiunti dal potere, le probabilità di arrestare gli sviluppi catastrofici cui stiamo conducendo la nostra vita sul pianeta sono scarse.
Purtroppo l’obiettivo di arrestare le ineguaglianze globali che tendono a divenire rapidamente più profonde non compare tra le priorità delle agende politiche degli Stati-Nazione più potenti, nonostante le tante promesse fatte al riguardo.
Mancano ancora un’agenda politica planetaria e delle istituzioni politiche globali efficaci e dotate di risorse che permettano di perseguire simili obiettivi rendendoli operativi.
Cosa possono fare i cittadini per mettere mano ai disagi che avvertono, per organizzare un’azione collettiva? Qui interviene l’individualizzazione’. Con il progressivo abbassarsi della condizione di difesa contro le paure esistenziali, e con il venir meno di accordi per un’autodifesa comune, come i sindacati o altri strumenti di contrattazione collettiva, spetta ai singoli trovare e mettere in pratica soluzioni individuali a problemi prodotti dalla società nel suo complesso. Ma fare tutto questo da soli e con strumenti per forza limitati risulta palesemente inadeguato al compito prefisso.
Anche il cambio climatico è tra le grandi paure e insicurezze che l’uomo occidentale deve fronteggiare. L’insicurezza deriva dal divario tra la nostra generale interdipendenza planetaria e la natura meramente locale, a portata di mano, dei nostri strumenti di azione concertata e di controllo. I problemi più terribili e spaventosi che ci tormentano e che ci spingono a provare una sensazione di insicurezza e incertezza hanno origine nello spazio globale che è al di là della portata di qualsiasi istituzione politica ora esistente; tuttavia questi problemi sono scaricati sulle entità locali dove si pretende che vengano risolti con quei mezzi disponibili a livello locale: un compito praticamente impossibile.
Eppure in molti sostengono che alcune questioni relative all’inquinamento, alla produzione di energia, ai rifiuti, possono essere affrontate a livello «micro», di città, di governi locali. L’inquinamento atmosferico e la mancanza di acqua potabile sono questioni che traggono origine nello spazio globale, ma sono poi le istituzioni locali a doverle gestire. Lo stesso principio si applica al problema delle migrazioni, del traffico di droga e armi, del terrorismo, della criminalità organizzata, dell’incontrollata mobilità dei capitali, dell’instabilità e della flessibilità del mercato del lavoro, della crescita dei prezzi dei beni di consumo e così via. La sfera politica locale è sovraccarica di compiti e non è abbastanza forte o abbastanza dotata di risorse per svolgerli. Solo istituzioni politiche e giuridiche internazionali – finora assenti – potrebbero tenere a bada le forze planetarie attualmente sregolate e raggiungere le radici dell’insicurezza globale. Occorre un Governo planetario che salvi il mondo. Allo stadio di sviluppo a cui è ormai giunta la globalizzazione dei capitali e dei beni di consumo, non esiste nessun Governo che possa permettersi, singolarmente o con altri, di pareggiare i conti – e, senza che si pareggino i conti, è impensabile che si possano effettivamente mettere in atto le misure tipiche dello Stato sociale, volte a ridurre alla radice la povertà e a prevenire che l’ineguaglianza continui a crescere a piede libero. E’ altrettanto difficile immaginare governi capaci di imporre limiti sui consumi e aumentare le tasse locali ai livelli necessari perché lo Stato possa continuare a erogare servizi sociali, con la stessa intensità o con maggior vigore. La globalizzazione cancella anche lo Stato sociale. Non esiste una maniera adeguata attraverso la quale uno solo o più Stati territoriali insieme possano tirarsi fuori dalla logica di interdipendenza dell’umanità. Lo Stato sociale non costituisce più una valida alternativa; soltanto un ‘Pianeta sociale’ potrebbe recuperare quelle funzioni che, non molto tempo fa, lo Stato cercava di svolgere, con fortune alterne. Credo che ciò che può essere in grado di veicolarci verso questo immaginario ‘Pianeta sociale’, non siano gli Stati territoriali e sovrani, ma piuttosto le organizzazioni e le associazioni extra-territoriali, cosmopolite e non-governative, tali da raggiungere in maniera diretta chi si trova in una condizione di bisogno, sorvolando le competenze dei governi locali e sovrani e impedendogli di interferire.
Che cos’è la solidarietà? È diversa dalla tolleranza, che implica il sentirsi superiori a chi abbiamo di fronte, ma decidere comunque di concedergli la propria benevola accettazione: Chi tollera si sente superiore all’altro, e ha semplicemente deciso di non farglielo pesare. Solidarietà è ciò che è contrapposto alla solitudine e al senso d’abbandono, è il non dover contare solo sulle proprie forze, è la voglia di sentirsi parte di qualcosa di più grande, di combattere per una causa comune.
Siamo di fronte ad un’alternativa molto netta. O si apre un nuovo capitolo per la storia del nostro pianeta, o siamo davanti solo a una grande carnevalata. La domanda che dovremo porci è, dunque, che probabilità ha la solidarietà per affermarsi qui e ora nella nostra società, e che cosa dovremmo fare per far sì che questa affermazione diventi possibile.
Il sociologo Richard Sennet che ha cercato di elaborare una riedizione dell’Umanesimo contestualizzata nel nostro secolo, parla della necessità, per un umanista dei nostri tempi, di una cooperazione informale ed aperta. Informale, perché le regole devono uscire dal dialogo stesso; aperta, perché senza aspettative predeterminate, ha apertura verso chiunque voglia partecipare. Infine, Sennet parla di cooperazione perché bisogna abbandonare il sogno di vedersi vincitori davanti ad un perdente: tutti escono arricchiti dalla collaborazione. La situazione è più grave di quella che avverte l’opinione pubblica. In questi anni si sta decidendo un futuro a lungo termine, che varrà per i prossimi dieci o venti anni, o per una vita intera. Ci troviamo di fronte all’esigenza pressante di un cambiamento, con l’arduo obiettivo che ci chiede di conciliare benessere e progresso umano con la sostenibilità della nostra vita sul pianeta. Dalla società del consumo dovremmo passare a quella della sostenibilità. Il problema non è se questo sia possibile, il problema è che la società dei consumi non è un buon punto di partenza per raggiungere quest’obiettivo, ma non ne abbiamo un altro da cui muoverci. La società dei consumi è ostile, avversa alla sostenibilità: stiamo consumando troppo, esaurendo le nostre risorse naturali, e la crisi del debito è proprio la conseguenza dell’orgia del consumo. Non spendere sopra le nostre possibilità sarebbe un consiglio che darebbe qualsiasi nonna. Soprattutto però ci siamo dimenticati ogni sistema alternativo al modello del consumo per uscire da questa crisi. L’unica risposta che ci viene offerta è quella della crescita del Pil, di tornare a consumare di più. Dobbiamo trovare i mezzi per la felicità umana in modi che non comportino il consumare, consumare, consumare; sembra l’unica cosa che riusciamo a fare. Occorre piuttosto darsi vicendevole assistenza, perché è l’unica cosa che ci fa sentire più sicuri: sembrerò forse un utopista, ma siamo di fronte ad un prendere o lasciare».

CI DISTRAGGONO
Alessandro Di Battista

Dal 5 dicembre, Giorno dopo il referendum perso da Renzi, Napolitano, De Benedetti, JPMorgan & Company, è partita una “crociata” contro il M5S. Come se fossimo in campagna elettorale anche se non si sa quando ci faranno votare. Non ci perdonano l’aver contribuito (insieme ad altri) alla sconfitta più cocente della partitocrazia e della bancocrazia. Alcuni giornali mi hanno trattato da razzista per aver detto frasi di buon senso e l’albero di Natale di Roma sembrava essere più importante del debito pubblico (aumentato con Renzi) o della “meritatissima” promozione di Maria Elena Boschi a sottosegretario del Governo “Renziloni”. Provano ad affossarci? Ovviamente sí! Tutti i partiti (e gran parte dei giornali) stanno giocando a Risiko e hanno in mano tutti la stessa carta-obiettivo: “devi distruggere il M5S”. Tuttavia hanno anche un altro scopo: distrarre i cittadini! Sapete da cosa deriva la parola distrarre? Dal latino “distrahere”, ovvero tirare, spingere in parti diverse. Non è questo che stanno facendo? Dividerci, separarci, distoglierci dalle cose che contano davvero? Che siate o meno del M5S fa poca differenza, non trovate che tutti quanti abbiamo il diritto di sapere che fine hanno fatto miliardi su miliardi di Monte dei Paschi? Ancor di più i sostenitori del PD dovrebbero pretendere chiarezza. I soldi finiti in MPS sono di tutti noi ma quella banca l’ha gestita il PD! Eppure nel nostro Paese gran parte dei media si interessano alle opinioni della sorella della Raggi piuttosto che fornire a tutti gli italiani i nomi e i cognomi illustri di chi ha ricevuto milioni di euro da MPS senza restituirli. Per questo ci distraggono,lanciando ogni giorno nuovi temi per dividerci quando – trattandosi di quattrini nostri – dovremmo essere uniti nel pretendere trasparenza e legalità nel mondo delle banche. Ogni settimana tirano fuori un nuovo tema. L’ultimo è il web da controllare (intanto il sasso l’hanno lanciato per “vedere l’effetto che fa”). Dobbiamo essere vigili. Cadere in queste trappole è imperdonabile. Non possiamo fare il loro gioco. Il loro interesse è che si parli di tutto ma non del Governo fotocopia Gentiloni, dei licenziati di Alma viva, della povertà che avanza, dei suicidi per ragioni economiche, dei crimini in MPS o dei fallimenti del jobs act.
Attaccare il M5S su ogni cosa è per i partiti come prendere due piccioni con una sola fava. Da un lato cercano di indebolirci, dall’altro monopolizzano il dibattito su di noi piuttosto che sulle tragedie da loro prodotte. E così ogni nostro post viene vivisezionato alla ricerca dell’errore, ogni nostra dichiarazione strumentalizzata, ogni nostra idea per risolvere un problema completamente ignorata. Io non mi farò trascinare in tutto questo. Non andrò dietro al mainstream. Non commenterò i titoli dei giornali. L’estate scorsa ho capito che se hai un’idea devi prendere e partire. Iniziai il “Costituzione coast to coast” quando non avevano ancora deciso la data del referendum. Se mi fossi dedicato alla quotidiana “rassegna stampa” non sarei mai partito.
Nel 2017 mi dedicherò anima e corpo a denunciare il potere della bancocrazia e a combattere per il reddito di cittadinanza. Questo per me significa fare il mio dovere. E con tutti i miei limiti provo a farlo da 4 anni e voglio uscire dal palazzo a testa alta. Combattere la povertà (una nuova povertà, oggi spesso si è poveri anche se si ha un lavoro) è la priorità. Il capitalismo finanziario ci ha impoverito e il reddito – oggi più che mai – è un diritto. Vi chiedo di sostenermi. .

LA TEMPESTA PERFETTA NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI
Luciano Cerasa

Carburante, Rc auto, treni, bollette, tasse sui rifiuti, acqua, servizi postali: è la stangata prevista con il nuovo anno. Il tutto porterà a una maggiorazione di 771 euro per una famiglia media. Su famiglie e imprese si sta per abbattere una tempesta perfetta di aumenti che in alcuni casi rompe una tregua anti-crisi, imposta dalla politica e dal mercato. I rincari della benzina, dei trasporti e delle “utilities” si ripercuotono generalmente sulla filiera dei prezzi di prodotti e servizi. Ci sarà quindi da aspettarsi una ripresa dell’inflazione che non andrà a sostenere il reddito delle imprese più produttive ma in gran parte gli utili dei petrolieri, delle assicurazioni e dei gestori di autostrade, che con il 2017 sono tornati a fare cartello. L’Onf, l’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori, ha provato a fare qualche conto e ha calcolato che nel 2017, la stangata di prezzi e tariffe porterà a una maggiorazione di 771 euro annui per una famiglia media. A trainare verso l’alto i prezzi, specialmente quelli dei trasporti, è l’aumento delle quotazioni petrolifere, che va di pari passo con un deprezzamento della valuta europea.
Previsti aumenti annui di 161 euro per l’alimentazione, 18 per l’assicurazione auto, 27 per costi bancari, 39 per le tariffe autostradali, 78 per i trasporti, 33 per la Tari, 48 per tariffe luce e gas e 23 per l’acqua. L’elenco prosegue con l’aumento delle tariffe professionali-artigianali di 134 euro, delle tariffe postali di 14 euro, dei prodotti per la casa di 59 euro, delle spese per la scuola (mense, libri, ecc.) di 96 euro e dei ticket sanitari, di 41 euro. Più pessimista un’altra associazione a tutela dei consumatori, il Codacons, secondo la quale nel corso del 2017 gli italiani dovranno mettere mano al portafoglio per almeno 986 euro a famiglia.
Per la Bce l’aumento dei prezzi alla pompa su benzina e gasolio, già schizzato in alto nel periodo natalizio, sarà una stangata che potrà toccare a fine 2017 un +25%. I 13 paesi produttori di petrolio aderenti all’Opec hanno raggiunto nei giorni scorsi, dopo quattro anni di tentativi e di quotazioni in calo, un accordo con altri undici stati che non ne fanno parte, tra cui la Russia, perché riducano l’offerta giornaliera di 558mila barili. La sola Russia ha accettato di rinunciare a 300mila barili al giorno. L’Opec aveva già concordato tra i suoi componenti un taglio di 1,2 milioni di barili. L’obiettivo, raggiunto, è far rialzare il prezzo mondiale del greggio dopo anni di caduta. “Oggi per un pieno di benzina si spendono circa 4,45 euro in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno; per un pieno di diesel addirittura l’aggravio di spesa raggiunge +6,2 euro – spiega il Codacons – la verde costa mediamente il 6,1% in più rispetto al 23 dicembre 2015; per il gasolio i rincari sfiorano il + 10% (+9,8%)”. Secondo il Centro Studi Promotor, a novembre 2016 gli automobilisti e le aziende hanno speso alla pompa 19 milioni in più rispetto a novembre 2015. E la situazione non potrà che peggiorare. Un’analisi dell’ufficio studi inglese Wood Mackenzie pronostica che grazie al recupero dei prezzi e ai risultati delle attività di esplorazione nel 2017 i colossi petroliferi torneranno a guadagnare.
Le conseguenze di un rialzo del petrolio si faranno sentire anche sulla bolletta del gas e dell’elettricità. Su quest’ultima influisce anche il blocco delle centrali nucleari francesi, da cui l’Italia si rifornisce. “In media – avverte il numero uno di Nomisma Energia Davide Tabarelli – prevediamo un incremento del 3% per luce e gas“. Ma per gli utenti della rete elettrica è in arrivo una seconda mazzata. Da qualche giorno l’Autorità per l’Energia ha lanciato una campagna per annunciare la seconda fase della “riforma” per i clienti domestici che scatta dal 1° gennaio 2017.
I siti specializzati calcolano che il nuovo schema, eliminando la progressività, porterà un beneficio economico solo a chi consuma più di 2.700 kWh l’anno. I conti sono presto fatti. I punti di prelievo che registrano consumi inferiori a questa soglia sono circa l’82% degli oltre 29 milioni di utenti domestici italiani. A rimetterci saranno quindi 24 milioni di utenze. Chi consuma 1.500 kwh, tanto per fare un esempio, nel 2018 si troverà a regime a sborsare 71 euro in più rispetto al 2015.
Anche i gestori delle autostrade battono cassa, dopo un anno passato a bocca asciutta. A dicembre del 2015 infatti i ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti e dell’Economia hanno congelato gli aumenti spettanti, in attesa dell’aggiornamento del Piano economico finanziario. Per ora i ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture hanno riconosciuto già aumenti dal primo gennaio che oscillano tra lo 0,24% della Cisa e il 7,88% per la Brebemi, l’autostrada deserta. Ma promettono alle società di gestione di recuperare “il pregresso” degli anni precedenti in seguito, spalmando i rincari in più riprese “al fine di contenere gli effetti per l’utenza”. La Fita-Cna, la federazione degli autotrasportatori che aderiscono alla Confederazione nazionale dell’artigianato, non ci sta: “Oggi come negli anni scorsi continuiamo a richiedere un congelamento degli aumenti richiesti dai concessionari che hanno goduto nell’ultimo decennio, come ha più volte evidenziato la stessa Autorità dei Trasporti, di incrementi tariffari annuali che vanno oltre le medie economiche di altri settori e della stessa inflazione. Per esempio negli ultimi 13 anni, sulle A24 e A25, i pedaggi sono cresciuti del 187%”.
Tra le grandi compagnie di assicurazioni Rc auto torna la voglia di far cartello, al punto che l’Antitrust ha avviato un’istruttoria per capire cosa intendessero alcuni manager quando hanno pubblicamente dichiarato che la “guerra dei prezzi”, cioè la competizione tra le compagnie che ha permesso ai premi di scendere per lungo tempo “è finita”. I 5 grandi gruppi coinvolti sono Unipol (Unipol Gruppo finanziario, UnipolSai Assicurazioni, Linear), Generali (Assicurazioni Generali, Generali Italia, Genertel), Allianz (Allianz e Genialloyd), Cattolica (Società Cattolica di Assicurazione, Fata e Tua) e Axa. Il sospetto che si siano messi d’accordo è sorto in particolare quando Carlo Cimbri, Ad di Unipol, a novembre ha spiegato che dopo una lunga discesa, “i prezzi sono destinati ora a salire”. Ha fatto eco qualche giorno dopo Alberto Minali, Dg di Generali, che prevedeva “qualche movimento al rialzo soprattutto in Italia, dove pensiamo che la guerra dei prezzi stia per finire o forse è già finita”.
Intanto i pendolari liguri sono in rivolta, dopo che Trenitalia ha annunciato un aumento delle tariffe sulle linee regionali del 5% in cambio di servizi sempre più scarsi. Una lamentela che accomuna più o meno per gli stessi motivi tutta Italia, dalla Sicilia al Piemonte. Ma alla tentazione di aumentare il prezzo d biglietti e abbonamenti nei prossimi giorni non sfuggono neppure Frecce e Intercity.

A.A.A. CERCASI CLASSE DIRIGENTE
Marco Travaglio

La figuraccia dei 5stelle, che votano per abbandonare l’alleanza tattica con l’Ukip di Farage ed entrare nel gruppo Alde dei Liberali Europei, ma ne vengono respinti sull’uscio, la dice lunga sulla fase di transizione che sta vivendo il movimento. La parola ciave “establishment”, usata da Grillo pecaldeggiare la svolta (“per incidere sul risultato di molte decisioni importanti per contrastare l’establishment europeo”) e ieri per spiegare il dietrofront dei possibili partner (“l’establishment ha deciso di fermare l’ingresso del M5S nel terzo gruppo più grande del Parlamento Europeo… Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima”).
L’establishment è l’insieme di poteri costituiti che i movimenti anti-sistema come i 5Stelle contestano e vogliono abbattere con sistemi democratici. Ma dei quali, contemporaneamente e paradossalmente, hanno bisogno per condurre una battaglia democratica secondo le regole. È lo stesso paradosso in cui si dibattono le sindache pentastellate di Roma e Torino: con minor fortuna Virginia Raggi, con maggiore fortuna Chiara Appendino. E questo non perché la prima sia una capra e la seconda un genio, ma proprio per la diversa qualità degli establishment delle due città: buono o almeno decente, per quanto chiuso e autistico, quello torinese; pessimo e inquinatissimo quello romano.
A Torino l’Appendino è entrata in una struttura comunale indebitatissima, ma sostanzialmente sana e disponibile, infatti vari pezzi di società civile hanno iniziato a collaborare con lei, che a fine anno ha rimodellato la sua rivoluzione gentile spiegando che non tutto il passato è da buttare: la Torino che conta ha accettato l’idea di essere governata da un’estranea al salottino sabaudo dei soliti noti.
A Roma la Raggi è entrata in una cloaca a cielo aperto, inquinata e refrattaria ad ogni cambiamento, s’è fidata di pezzi del vecchio establishment che le parevano sani ma si sono rivelati infetti e, quando ha cercato di aprirsi alla società civile, ha trovato solo porte sbarrate: la Roma che conta non ha ancora digerito l’avvento della sindaca “marziana” e – specie dopo il No alla mangiatoia olimpica – non ha rinunciato all’idea di mandarla a casa per tornare ai vecchi giochi e abbuffate. Il crinale su cui camminano i 5Stelle è come la corda dell’equilibrista. Se si scontrano con l’establishment, ne vengono stritolati e massacrati (complici le tv e i giornaloni di regime) e presto o tardi vanno a casa. Se invece tentano di cooptarne qualche pezzo, se lo ritrovano sotto inchiesta o in galera (vedi i casi Muraro e Marra), o ne vengono respinti come corpi estranei (vedi l’Alde, che prima sigla l’intesa con Grillo e Casaleggio, poi si spacca e rinnega l’accordo).
Comunque vada il risultato – almeno all’esterno – è sempre lo stesso: caos, dilettantismo, sprovvedutezza, incapacità, inaffidabilità. L’unica buona notizia è che i vertici del M5S si pongono il problema di uscire da questa spirale e di sfidare i detrattori abbandonando il ribellismo fine a se stesso e costruendo una nuova struttura e una nuova immagine all’altezza delle aspettative di una forza che si candida a governare e rappresenta ormai quasi un terzo dell’elettorato. Non sempre le soluzioni sono azzeccate, ma almeno testimoniano la scoperta della politica, con le regole e i pragmatismi che si impongono con numeri così grandi e traguardi così alti: prima la fine dell’assurdo ostracismo televisivo e il direttorio, poi il codice etico, ora la ricerca di una collocazione europea più credibile e domani – chissà – qualche alleanza (specie se la nuova legge elettorale sarà proporzionale). Ogni mossa scontenta qualcuno e fa perdere qualche migliaio di voti: ma se almeno 10 milioni di italiani dichiarano di voler votare 5Stelle, non si può pensare che siano tutti grillini della prima ora. Anche qui l’equilibrismo di uscire dall’isolamento senza perdere l’identità-diversità è rischioso e riguarda, ancora una volta, il rapporto con gli establishment: della politica, della burocrazia, delle professioni, dell’economia, della cultura, dei media, dell’Europa. Senza e contro di loro, si soccombe. Ma con loro si rischia di soccombere ugualmente.
La via di mezzo è costruire una classe dirigente propria, che finora non c’è, e con quella rapportarsi con gli establishment da posizioni di forza, non col cappello in mano. Ma le classi dirigenti non si inventano dalla sera alla mattina. E questo lo sa anche Renzi, che tre anni fa proprio in questi giorni calò su Roma nell’illusione di essere pronto a governare e partorì un’accozzaglia di vecchie muffe della tanto vituperata casta che prometteva di rottamare, con l’aggiunta di quattro amici al bar del tutto inadeguati alla sfida (le Boschi, i Lotti, i Campo Dall’Orto). E lo sanno anche nel centrodestra dove, evaporato (o ammanettato) il partito-azienda di B., si aggira nel pollaio una miriade di galletti senza truppe e soprattutto senza idee. Ci si può consolare con la crisi delle élite in quasi tutto il mondo. Oppure ci si può porre il problema di come far nascere nuovi establishment in grado di sostituire i vecchi, che hanno fatto danni incalcolabili ma resistono per mancanza di alternative. Ci vogliono scuole, corsi, insegnanti e soprattutto idee.
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http://masadaweb.org

5 commenti »

  1. Cara Viviana,
    Travaglio doveva per forza scrivere qualcosa a “sproposito “,dei fatti in merito al tentativo di entrare nel gruppo alde.
    per ragioni “commerciali” sostenere da Lontano il M5S non e’ molto remunerativo al momento (lo so di persona pur lavorando dalla Cina) e FQ i fond ili riceve dagli sponsor pubblicitari..
    quindi per continuare ad avere almeno da parte “sua” un sottile appoggio posso anche farmi andare bene un articolo come quello che ha pubblicato.
    ciao.
    Fra Man

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 14, 2017 @ 7:12 am | Rispondi

  2. Caro Fra Man
    Ti devo fare due obiezioni_
    -veramente Travaglio è l’unico giornalista che difende in tv il m5S ed è anche l’unico che sui gruppi europei ha dteto più volte con molta chiarezza che nessuno di loro è coerente che sono dei caravanserragli dove c’è tutto e di più
    -e veramente IFQ è il quotidiano che ha meno introiti pubblicitari di tutti (vedi per es. Repubblica)
    saluti e grazie
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 14, 2017 @ 7:13 am | Rispondi

  3. Uhmm
    io non sto accusando Travaglio di incoerenza.
    volevo dire che ad un certo, punto stando alla situazione attuale, lui e il Quotidiano F.Q, si devono autolimitare nel “difendere” il M5S pur essendo Lui, a parer mio, un M5S non dichiarato.
    preciso che quando scrivo difendere non intendo difendere in modi Fideisticamente, alla stregua di Unita,repubblica eccetera eccetera eccetera legati a doppio filo ai rispettivi PARTITI, ma mi pare sia il solo che si sforza di portare a conoscenza Anche le argomentazioni del M5S sui vari aspetti della politica Italiana ed europea dove le Accozzaglie sono D’obbligo a causa delle regole di Quel, Parlamento.
    poi:
    il loro giornale per l’appunto ha meno introiti di altri basta vedere chi sono gli inserzionisti pubblicitari.(per questa ragione si deve autolimitare)
    ciao ancora.
    sinceramente Apprezzo molto, il tuo Lavoro.
    Fra Man

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 14, 2017 @ 7:14 am | Rispondi

  4. Grazie
    ma non posso attaccare Travaglio, visto che è quasi l’unico che dica qualche verità in difesa del M5S, pur essendo stato, lui, sempre uomo di destra, ma non certo di questa infame destra italiana.
    Ma posso constatare che IFQ presenta parecchi paradossi: non tutti i redattori per esempio la pensano allo stesso modo e accanto a un Travaglio che difende M5S c’è Gomez che è molto più critico. Noto poi che la versione on line è molto diversa da quella cartacea. On line gli editoriali di Travaglio non ci sono mai, compaiono invece certi articoli come questo della Truzzi di condanna del M5S. Insomma è come se tenessero i piedi in due staffe e questo mi irrita molto. Se penso poi che ora è entrato in IFQ anche Santoro che, pur con tutto quello che di male ha ricevuto dal Pd, è ancora un piddino convinto e odia di tutto cuore il Movimento, mi cadono le braccia.
    IFQ poi secondo me ha troppo poche pagine. Certo non apprezzo tutto il cartame di Repubblica che fa scempio di alberi e risulta poi al 90% solo pubblicità, mentre gli articoli sono una melassa anonima tutta uguale e disinformativa, ma insomma a volte IFQ ha così poche pagine che sembra più un opuscolo che un quotidiano e costa pure di più. Il difetto maggiore che imputo a IFQ è di non avere una visione economica precisa o un progetto politico netto, molti sono di destra, molti escono dalla sinistra ma non sanno dove andare, ma c’è da dire che molti scandali sono usciti solo grazie a questo quotidiano, altrimenti sarebbero stati sotterrati per sempre e il lavoro che Travaglio fa in televisione, solo contro tutti, è davvero ammirevole, ma vedo che diventa sempre più sottile, pallido ed emaciato e ho sempre paura che la salute non gli regga. Non conosco nessun altro giornalista che sia così attaccato al lavoro, serio, lucido, preciso, e in grado di produrre denunce chiare e circostanziate. Se dovessi essere una giornalista, vorrei essere come Travaglio
    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — gennaio 14, 2017 @ 7:15 am | Rispondi

  5. Ciao Viviana,
    Ho visto che pochi giorni fa al F.Q uno sponsor ha ritirato l’investimento pubblicitario di 20.000 euro,nessuna sorpresa,del resto te lo scrivevo tra le “righe” qualche giorno fa.
    ma a dire il vero ti riscrivo per la Questione “Virginia”:
    tralasciando di commentare anche io ( mi piace quello che hai commentato tu e Travaglio piu altri 100.000 commenti fatti da persone altrettanto serie ed oneste nei vari v-blog blog eccetera eccetera)… quello che hanno inventato giornali giornalai e giornalisti ,mi chiedo solo una cosa:
    ai tempi delle indagini da parte del magistrato Woodcock e altri; di cui faccio il cognome di solo uno Di Pietro,(ma Davigo a tutti gli altri non sono da meno anzi..) tutti i giornali li riportavano come gli “artefici” delle stesse ” indagini”, come mai il nome degli ” Inquirenti sulle nefandezze del M5S “,non vengono mai esposti nella stesura degli articoli? ,ce una sorta di estensione della “privacy” per questi inquirenti?.
    e’solo una domanda da fessacchiotto non più residente in Italia da piu di 30 anni tutto qui.
    aggiungo: certo se vado a cercare da qualche parte il nome dei magistrati lo trovo ma intendo dire : prima lo trovavo bello esposto in prima riga…..insieme al colore dei calzini …qualche richiesta di prestito e se era o meno, cattolico praticante…si! isnomma;mi hai capito.
    ciao e grazie per il tuo Lavoro

    Commento di FRA MAN — febbraio 7, 2017 @ 6:13 am | Rispondi


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