Nuovo Masada

gennaio 5, 2017

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 11:18 am

MASADA n° 1819 5- 1- 2016 I FALSARI
Blog di Viviana Vivarelli

Sempre meno giornalisti, sempre più cortigiani – La disinformazione intenzionale- Senza informazione non esiste democrazia – Bufale e omissioni – L’Italia è al 77° posto per libertà di stampa – Il tentativo di censura di Pitruzzella su Fb – E le bufale politiche? –Post-verità e pre-balle – Le bufale in USA – La censura e Obama- Nessun quotidiano parla del peggio scandalo di tutti i tempi: la Consib, in cui sono immischiati Renzi e Lotti – Il mistero della superliquidazione parlamentare da 50.000 euro per accelerare il voto – Truffe e Rai- Orwell- Il codice etico del M5S- La catastrofe dei giornali italiani

Maurizio Ferraris ha scritto il libro “L’imbecillità è una cosa seria“. Cosa sarà peggio? La malvagità o l’imbecillità? Peccato che molti malvagi siano anche imbecilli! Dumas diceva: “Preferisco i mascalzoni agli imbecilli, perché a volte si concedono una pausa.”
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RICCARDO ORIOLES

“Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei Servizi sociali. Tiene continuamente all’erta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. Se un giornale non è capace di questo, si fa carico anche di vite umane. Persone uccise in sparatorie che si sarebbero potute evitare se la pubblica verità avesse ricacciato indietro i criminali: ragazzi stroncati da overdose di droga che non sarebbe mai arrivata nelle loro mani se la pubblica verità avesse denunciato l’infame mercato, ammalati che non sarebbero periti se la pubblica verità avesse reso più tempestivo il loro ricovero. Un giornalista incapace – per vigliaccheria o calcolo – della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze. le sopraffazioni. le corruzioni, le violenze che non è stato capace di combattere. Il suo stesso fallimento!

Citato da Orioles:
Logan Clash

Dedicato ai folli
Agli Anticonformisti
Ai Ribelli
Ai Piantagrane
A tutti coloro che vedono le cose in modo diverso.
Costoro non amano le regole
né i regolamenti.
Non hanno alcun rispetto per lo Status Quo.
Potete citarli
Dissentire
Potete glorificarli o denigrarli
L’unica cosa che non potete fare è ignorarli
Perché riescono a cambiare le cose
Inventano, immaginano
Esplorano, creano, ispirano.
Soffrono. Si disperano. Godono. Amano.
Sognano.
Contengono lo spirito della Rivoluzione.
Qualcuno potrebbe definirli folli.
Perché sono coloro che sono abbastanza folli da pensare
di potere cambiare il mondo.
E lo cambiano davvero.

Grazie, Riccardo.

LE GRAVISSIME OMISSIONI DEI MEDIA SUL MPS

E tra le bufale dei media non vogliamo metterci tutte le menzogne e le omissioni che il Governo Renzi ha propagato sulle truffe delle banche italiane?

Per colpa della lentezza di Renzi a decidere, l’aumento di capitale di Montepaschi non sarà più di 5 miliardi, bensì di 8,8. Dei quali ben 6,5 saranno a carico del contribuente. Ogni italiano sarà costretto a pagare 251 euro. Il decreto salva-risparmio sui 20 miliardi da regalare alle banche truffatrici è stato votato a tempo di record dal Parlamento (10 minuti esatti) e secondo le associazioni dei consumatori sarà addirittura di 330 euro a italiano, compresi neonati e ultracentenari, che fanno 774 euro a famiglia.
Vi pare che di questo qualcuno parli in tv o sulla stampa?
Com’è che gli italiani tutti, pur non avendo alcuna colpa, dovranno sostenere coi loro soldi le sofferenze del Monte dei Paschi di Siena, quando gli 8000 debitori più ricchi della stessa banca non vengono nemmeno lontanamente disturbati? Non c’è un’Agenzia delle Entrate che imponga a costoro la restituzione dei prestiti o sequestri i loro beni, quando finora Equitalia assassinava i debitori più poveri e li spingeva al suicidio? (Almeno 60 imprenditori si sono suicidati per colpa del rigore di Equitalia e ora…?)
Tra chi ha avuto i soldi dal Monte dei Paschi e non li ha restituiti ci sono:
Verdini
L’Unità
La Marcegaglia
De Benedetti
Lucchini
Mezzaroma…
IL 70% DEI CATTIVI DEBITORI DI MPS NON SONO ARTIGIANI O COMMERCIANTI MA RICCHI IMPRENDITORI, COME LA FAMIGLIA DE BENEDETTI (CASO SORGENIA) O I MARCEGAGLIA, CHE A MARZO HANNO RICEVUTO UN NUOVO FINANZIAMENTO DI QUASI MEZZO MILIARDO, NONOSTANTE ABBIANO GIÀ 1,5 MILIARDI DI DEBITI
Hanno avuto i prestiti facili perché sono amici del Pd, e ora si permettono di non restituirli sempre perché sono amici del Pd? Essere amici del Pd vuol dire avere la licenza al furto? I prestiti superiori ai tre milioni sono il 32,4%, per un valore di oltre 3 miliardi. La passano tutti liscia?
Dopo non lamentiamoci se nel 2018 la gente voterà Salvini o Grillo e se qualcuno ha in odio Renzi e tutta la sua combriccola.
E, mi raccomando, continuiamo pure a ripetere come degli zombi che le balle le?? E non vi fate pena da soli?? Questo non è parlare, è farneticare.

I media, in una democrazia sana, sono i cani da guardia del potere, ma in Italia sono diventati i cagnolini scodinzolanti dei salottini governativi e neanche se ne vergognano.
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smars62
Scriveva Anthony Lewis del New York Times: “La tutela della stampa non è fine a se stessa, ma ha lo scopo di consentire il funzionamento di un sistema politico libero. In fondo, ciò di cui ci si preoccupa non è il giornalista o l’editore, ma la formazione di cittadini in grado di criticare il governo”.
Questo nobile intento è stato, soprattutto nel nostro paese, stravolto. Oggi la finalità sociale dei media è piuttosto di inculcare e difendere i progetti economici, sociali, e politici dei gruppi privilegiati (poteri forti), che dominano la società e lo stato. I media servono al conseguimento di questo scopo in molti modi: selezionando i temi, distribuendoli secondo una scala di priorità è di importanza, inquadrando le questioni, filtrando le informazioni, scegliendo enfasi e toni, e mantenendo il dibattito entro i confini dì premesse accettabili.
Oggi che i media hanno sempre meno presa sui cittadini, si tenta un’azione analoga sul web.
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Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust italiano, ha rilasciato un’intervista al Financial Times nella quale ha delineato tre proposte di contrasto alla diffusione delle false notizie (o “bufale”):
1. “etichettare rapidamente le notizie false su Facebook” (ma perché solo Fb?)
2. “toglierle dalla circolazione”
3. “imporre sanzioni se necessario”.

OpusMei
Prendersela con “il Web” quando siamo al 77° posto per la libertà di informazione e quando vediamo ogni giorno giornalisti che in TV recitano le veline passate loro dai potenti, rende chiara la malafede di certe esternazioni.
Purtroppo, però, temo che abbia ragione Grillo: non sono casi isolati, dietro c’è sempre la costante idea del Potere di eliminare il dissenso delle idee e, soprattutto, che il dissenso possa fare proseliti e portare per loro a “sorpresine” come quella del 4 dicembre.
Ieri ci ha provato D’Alia, oggi Pitruzzella, passando attraverso la Boldrini (che, forse, è l’unica ad aver espresso a suo tempo certe idee censorie senza averle neppure meditate … purtroppo per lei e … per noi!).
Personalmente, inoltre, mi fido meno di zero di Gentiloni e del suo presunto “understatement” e dell’ancor più presunta “bonarietà”: se c’è una categoria facile a vestire con entusiasmo i panni del censore, giustificandolo con “buone ragioni” di carattere “morale” o “civico”, è proprio quella dei cattolici, che sul tema hanno secoli di consolidata esperienza.
Renzie era ed è pericoloso, in tanti sensi, Gentiloni potrebbe esserlo altrettanto pur essendolo “a modo suo”, anche al di là di essere uno scaldapoltrone per il bambinetto di Rignano.
Primo proposito per l’anno nuovo: stare in campana.

BUFALE POLITICHE
Viviana Vivarelli

La nipote di Mubarak, un milione di disoccupati in meno, la ripresa, Aviaria, Sars, Mucca pazza, meningite, Jobs Act, banche, esodati, le tasse che diminuiscono sempre, l’esportazione di democrazia con la guerra, le missioni di pace, i terroristi, i gay sono pedofili, la Siria, ogni guerra americana, i derivati, l’euro, la ricostruzione dal terremoto, la Brexit, Trump, Napolitano, Padoan, la JP Morgan, il Bilderberg, la Bce, l’Unione europea, il referendum, i dati dell’occupazione in Italia, la diminuzione delle tasse, il cambio climatico, l’Ucraina… in ordine a ognuno di questi argomenti Governo e media non hanno fatto che dire colossali bugie
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Ignazio Silone
Quando il fascismo ritornerà non dirà: “io sono il fascismo”, no, dirà: “io sono l’antifascismo“.
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POST-VERITA’ E PRE-BALLE
Marco Travaglio

Da quando gli elettori han cominciato a votare contro il Sistema, cioè come pareva a loro disobbedendo sistematicamente agli ordini di scuderia trasmessi dai sottostanti media tradizionali, il Sistema si è ben guardato dal domandarsi perché la gente gli preferisca qualunque cosa, anche la più rischiosa: un salto nel buio come la Brexit nel Regno Unito, un miliardario a forma di banana come Trump negli Stati Uniti, un movimento fondato da un comico come i 5Stelle in Italia – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 3 gennaio 2017, dal titolo “Post-verità e pre-balle” –. Non potendo ammettere di stare sulle palle al cittadino medio per i danni che gli hanno provocato con le loro politiche demenziali, lorsignori si sono inventati una scusa autoconsolatoria: il problema non siamo noi, anzi siamo sempre i migliori; il problema sono gli elettori che, fuorviati e sviati e traviati dal Web, credono alle bufale della Rete e scelgono ciò che è peggio per loro nell’illusione che sia il meglio. Soluzione: controlliamo il Web come già controlliamo (direttamente in Italia, indirettamente in altri Paesi) le tv e i giornali, ripuliamolo dalle bugie e soprattutto dalle verità che non ci piacciono (ribattezzate “post verità” da chi ha fatto le scuole alte), così le pecorelle smarrite ritroveranno il buon pastore e torneranno docili all’ovile. Ora, che centinaia di milioni di persone votino suggestionate da false credenze, illusioni propagandistiche e autentiche menzogne è un fatto piuttosto noto e antico. Altrimenti Mussolini e Hitler non sarebbero saliti al potere in seguito a regolari elezioni, né avrebbero goduto di tanto consenso per tanto tempo, così come Stalin e altri tiranni. Ma anche molti capi di Stato e di governo democratici. E non solo italiani. L’espressione “post verità” viene usata per spiegare la vittoria di Trump, come se fosse il primo presidente Usa eletto perché racconta balle. E le bugie della Clinton, allora (dalla polmonite ai finanziatori della sua fondazione)? E le post-verità del marito Bill ai tempi della Casa Bianca, non solo su Monica Lewinsky, ma anche sulle “guerre umanitarie” in Jugoslavia&C.? E quelle di Bush jr. & Blair per “esportare la democrazia” a suon di bombe in Afghanistan e in Iraq, in base a prove farlocche sui legami fra i talebani e Bin Laden e sulle armi di distruzione di massa di Saddam? Veniamo a noi, che di post-verità, ma soprattutto di pre-balle, siamo primatisti mondiali. Per 40 anni, dopo il quinquennio degasperiano, gli italiani votarono un partito di corrotti e di bugiardi come la Dc, per paura che vincessero i noti mentitori del Pci, che spacciavano la tragedia del socialismo reale come il paradiso in terra.
Poi, per vent’anni, la maggioranza (sia pure molto relativa) degli italiani stravide per il più grande ballista del dopoguerra, nell’illusione di una rivoluzione liberale che non arrivò mai perché B. aveva priorità più impellenti (non fallire e non finire in galera). Dopodiché caddero in preda ad altri incantesimi: il mito napolitan-montiano dei “tecnici” di larghe intese, scesi dall’Olimpo per salvarci dallo spread. Un disastro. Vaccinati da vent’anni di berlusconismo, gl’italiani punirono quell’orrido inciucio nel 2013 e Re Giorgio dovette inventarsi una nuova menzogna – la Grande Riforma Costituzionale, panacea di tutti i mali – per ribaltare le urne, riciclare l’ammucchiata destra-sinistra e tagliar fuori gli anti-Sistema (ribattezzati “populisti” da chi ha fatto le scuole alte). Altro fiasco epocale: il governo Letta sbriciolato in nove mesi, il governo Renzi – degno erede della tradizione ballistica berlusconiana – sfanculato al referendum con Grande Riforma incorporata. Ora, siccome tra un anno le elezioni saranno proprio obbligatorie, si tenta di correre ai ripari con altre patacche. Tipo la “disomogeneità” delle leggi elettorali di Camera e Senato. Peccato che l’abbiano voluta Napolitano e Mattarella, avallando e promulgando Italicum per la sola Camera (al Senato restava il Consultellum nella speranza che gli italiani abolissero le elezioni). E questa come si chiama, se non post-verità? Solo che a raccontarla è il presidente della Repubblica che l’altra sera ci ha messi in guardia dalle “falsificazioni del web” e da quell’altro “insidioso nemico della convivenza, su cui tutto il mondo si interroga”: “L’odio come strumento di lotta politica”. Sai che novità: basta rileggere i dibattiti d’aula degli anni 50-60-70 tra Dc e Pci per fare del Parlamento attuale un convento di orsoline. Quella si chiama dialettica fra maggioranza e opposizione. L’“odio” è una ridicola categoria introdotta in politica da B., sedicente fondatore del Partito dell’Amore, per squalificare i pochi che si opponevano davvero. Oggi il presidente e il Pd la riesumano in condominio col “populismo” per screditare i pochi che si oppongono davvero. E soprattutto imbavagliarli. Infatti Mattarella ha aggiunto: “Tutti, particolarmente chi ha più responsabilità, devono opporsi a questa deriva per preservare e difendere il Web da chi vuole trasformarlo in un ring permanente, dove verità e falsificazione finiscono per confondersi”. E quando mai Mattarella è insorto contro le falsificazioni di tv e giornali? Bugie così gravi da truccare le elezioni. Se tutti i media avessero sconfessato le balle di B. sulla persecuzione giudiziaria, ce lo saremmo levato dai piedi un po’ prima. Se tutti avessero scritto la verità su Expo, Giuseppe Sala non sarebbe sindaco di Milano. E se Renzi e la stampa e le tv al seguito non avessero associato il No referendario all’Apocalisse per l’economia, le banche, gli investimenti, il Pil, lo spread, le esportazioni, l’occupazione e persino per i malati di cancro, diabete e cirrosi, quanti Sì in meno avrebbe incassato? E se non si fosse inventato il cavaliere bianco in groppa a Jp Morgan pronto a salvare Mps, quanti soldi pubblici risparmieremmo oggi che il bluff è scoperto? Forse queste erano meno bugie perché non venivano dal Web, anche se poi ci finivano? Il 23 novembre il Parlamento europeo ha approvato una demenziale risoluzione che lo impegna a “contrastare la propaganda nei confronti dell’Ue”, delle “istituzioni Ue” e dei “partenariati transatlantici” (e da quando, di grazia, è vietato dire male dell’Ue o della Nato?). E il cosiddetto “garante” dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella è partito lancia in resta contro la post-verità, anzi le “fake news” (anche lui ha fatto le scuole alte), “motori del populismo e minacce per le nostre democrazie” ergo “il settore pubblico deve fissare delle regole” e “intervenire rapidamente se l’interesse pubblico è minacciato”. E, di grazia, chi decide ciò che è vero e ciò che è falso, cosa è di interesse pubblico e cosa no? Pitruzzella? I suoi amici Schifani e Cuffaro? I partiti che l’hanno nominato? L’Antitrust dovrebbe combattere le concentrazioni che bloccano la libera concorrenza sul mercato e anche i conflitti d’interessi. Cioè evitare che la Rai sia controllata dai partiti e Mediaset da un partito, diffondendo carrettate di fake news e post-verità per conto terzi. Ma su questo Pitruzzella non dice una parola. In compenso, la presunta Antitrust fa muro col governo e con B. contro Vivendi che minaccia di comprare Mediaset e liberarla dalla politica: il che sarebbe “un rischio per i consumatori”(così ben informati da 20 anni di propaganda berlusconiana). Il Web, come tutti i media, è avvelenato dai falsi, ciascuno dei quali però ha il suo antido- to: il giornalismo “firmato” da chi si è costruito una fama di credibilità e risulta autorevole. E infatti è l’antidoto, non il veleno, che allarma questi politici senza elettori e questi giornalisti senza lettori. Che, persi i contatti con la realtà e dunque con la gente, si giocano l’ultima carta per non morire. La carta più vecchia e disperata del mondo: la censura. Siccome sempre meno gente si fida dei megafoni che essi controllano proprio perché raccontano un sacco di balle, lorsignori accusano il Web che non controllano di fare ciò che han sempre fatto loro, per poterlo controllare e farcì quel che han sempre fatto altrove: mentire e fottere.

BUFALE
Pesco a caso sul web
2012 : -Barilla è diventata americano (non è vero), l’azienda usa grano ammuffito importato dall’estero (falso).
-La bufala del latte ribollito 5 volte fa strage di contatti in rete e gira per mesi sui moltissimi siti con diverse riprese sui media. Il testo dice che per legge il latte può essere pastorizzato a 190°C anche 5 volte e poi rivenduto, è assurda e basta pensare ai costi vertiginosi che comporta il riscaldamento a 190°C ripetuto diverse volte. In realtà il latte si pastorizza a 72°C circa una sola volta e nessuno ha l’interesse economico a rigenerare un prodotto che le aziende agricole vendono a 35 centesimi
-La storia del pane rumeno surgelato venduto nei supermercati italiani dopo essere stato precotto in Romania in forni a legna alimentati con legno di casse da morto è firmata da Paolo Berizzi ed è pubblicata in prima pagina su la Repubblica
-La notizia dell’olio extra vergine spagnolo, marocchino e tunisino con il 40% muffe, comprato dalle aziende italiane a 25 centesimi è firmata ancora da Paolo Berizzi su la Repubblica
-La storia delle caraffe che rendono l’acqua del rubinetto non più potabile è una notizia da prima pagina, ma purtroppo si basa su un documento che nessuno giornalista ha letto e che probabilmente non esiste. Eppure i titoli dei giornali (Corriere della Sera) e delle 45 testate on line che dal 25 al 28 marzo 2012 riprendono una fantomatica dichiarazione del ministro della salute: “le caraffe sono dannose”
-“La mortadella è stata eliminata dalle mense scolastiche di Bologna” così titolavano nel maggio 2012 il Corriere della sera e Il Resto del Carlino (falso)
-legge 283 sulla cancellazione dei cibi adulterati lanciata 16 gennaio 2011 dal Corriere della sera, la Stampa, La 7 e ripresa nei giorni successivi da centinaia di giornali e siti internet. Il Fatto Alimentare dice subito che si tratta di una bufala ma non viene creduto
– la legge che rende obbligatoria l’indicazione di origine dei prodotti alimentari. La nuova norma, benedetta dal Parlamento nel gennaio 2011 spopola su tutti i media. Il Fatto alimentare e pochi altri siti segnalano che si tratta di un’enorme bufala, ma la realtà fatica ad emergere e pochissimi giornali fanno marcia indietro.
-2015: Torre Eiffel spenta per lutto dopo gli attentati (falso)
-I terroristi comunicano tra loro con la Playstation 4 (Il Giornale, l’Unità). Falso
-Hollande: “La Francia è in guerra” (ma quando mai?)
2016: Laura Boldrini: “Ora di Corano in tutte le scuole”. (?)
Egiziano entra al bar, rapina l’incasso e stupra le due bariste (il padrone no?).
Un certo detergente intimo provoca il cancro! (Falso)
Se poi andiamo alle notizie politiche o economiche il falso la fa da padrone, dall’aumento sistematico dei lavoratori alla diminuzione sistematica delle tasse (mai visti né l’uno né l’altro).
Non è vero che a febbraio l’Egitto ha invaso la Libia. Non è vero che il governo Renzi vuole depenalizzare il maltrattamento degli animali. Non è vero che i tifosi del Feyenoord abbiano stampato delle magliette con scritto “Vi accoltelliamo” rivolto ai romanisti né che Hollande abbia operato in Francia un gigantesco taglio ai costi della politica.
La diffusione di notizie apertamente false sui media è un fenomeno quotidiano: la più grande patologia del nostro tempo tra quelle di cui i giornali non parlano mai. Cause: non esiste verifica delle fonti, si cerca visibilità e lettori sparandola grossa, l’interesse smodato del pubblico per notizie assurde, morbose o in grado di suscitare reazioni emotive. Poi ovviamente ci sono le calunnie politiche per diffamare un avversario (i piddini qui dontro Grillo la fanno da padrone).
Le smentite, quando ci sono, non trovano mai la stessa enfatica pubblicazione e virale diffusione della balla originaria, che intanto è tracimata e continua a vivere di vita propria: diventa un argomento di discussione nei talk show (questi sono proprio il picco massimo della falsità). Risultato: la maggioranza assoluta degli italiani dichiara di non fidarsi dei media. E fanno bene. Salvo poi ricascarci di nuovo.
Vogliamo ricordare quanti articoli sono stati pubblicati sulle inesistenti armi di distruzione di massa di Saddham?
Non è vero come ha detto Veronesi che le scorie nucleari sono innocue tanto che lui le avrebbe tenute in camera da letto. E non è vero, come ha sostenuto lo stesso Veronesi, che il cancro viene mangiando la polenta. Non è vero che la meningite viene dai migranti africani. Non è vero che sono stati diminuiti i gradi del terremoto perché lo Stato voleva pagare meno danni. Non è vero che dopo la Brexit o dopo il No al referendum ci sarebbe stata l’Apocalisse. Non è vero che entro 2 anni piomberemo in una nuova era glaciale. E non è vero che verrebbe l’Apocallise anche uscendo dall’euro. Sono balle. Non è vero che le armi all’Isis gliele vende la Russia. Un bel numero vengono dagli USA. Bush già dalla prima guerra del Golfo armava tanto gli americani quanto gli iracheni. Non è vero infine che l’attacco a Saddham venne dopo l’11 settembre, la guerra fu decisa a marzo dello stesso anno e da marzo si cominciò a spostare le truppe in MO. Non è vero, poi, e dopo 12 anni sfido qualunque a dimostrare il contrario, che la guerra in Afghanistan e in Irak è stata fatta “per esportare democrazia” !!
In realtà basta un minimo di attenzione per capire a volte se una notizia è una bufala. Per esempio tutti i dati sull’occupazione e la ripresa del ministro Poletti puzzano di falso, come le roboanti promesse di Renzi, non diverse da quelle altrettanto roboanti e altrettanto false di Berlusconi. A volte il buon senso non basta e bisogna fare qualche verifica.
Ma a dire che sui giornali non compaiono mai fake sono rimasti solo gli incapaci di intendere e di volere e i bambini. Gli altri qualche domanda se la fanno.

Gli Italiani sono 59 milioni. Di essi 37 milioni usano internet. 28 milioni usano i social, 24 milioni usano dispositivi digitali.
La piattaforma digitale più usata è Facebook. 27 milioni di italiani usano Facebook.
Questi spazi finora sono liberi, il che vuol dire che il Regime non può metterci le mani sopra.
Per un Regime come quello attuale che tenta progressivamente di chiudere gli spazi di democrazia, il web è una sfida insopportabile. Come avviene in tutte le dittature.
E’ facile constatare come chi non usa internet, in prevalenza gli anziani e gli illetterati, sono le menti più deboli plagiate dal Regime.

Gianpaolo
Assassinano la democrazia in nome della “democrazia”.
È un gioco vecchio. Ma questi sono falsi falsi falsi che Giuda gli fa un baffo.
La democrazia non c’è mai stata.
La “democrazia rappresentativa” corrisponde al popolo che mangia attraverso lo stomaco dei suoi rappresentanti.
Noi 5stelle siamo i primi a proporre uno Stato democratico. I primi. Non c’è mai stata. C’è stata e c’è soltanto la partitocrazia, con i suoi servi, gli appalti truccati, le tangenti, i vitalizi e la continua presa per il naso verso il popolo.

L’articolo 21 della Costituzione recita:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure (ma per stampa oggi si intende qualunque strumento mediatico).
Non sono riusciti a stuprare la Costituzione perché il 60% degli elettori ha rifiutato la loro orrenda riforma, e ora ci riprovano stuprando un articolo per volta
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Santo Nalbone
L’autore di questa nuova richiesta di censure del web è Pitruzzella
Giovanni Pitruzzella è presidente dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (cosiddetta Antitrust).[guadagna 302.900 euro l’anno, OVVIAMENTE PAGATI DA TUTTI NOI)….MA NON DOVREBBE GARANTIRE ANCHE LA LIBERA CONCORRENZA DELL’INFORMAZIONE?????????
OPPURE VUOLE DIFENDERE IL TRUST DEL PENSIERO UNICO DOMINANTE??????????????
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Viviana
Riparte di nuovo la campagna governativa per la censura del web. Come in Cina, come fa Putin, come fanno le peggiori dittature
Il Governo ha il dominio assoluto delle televisioni e dei media, ma gli scappa internet e i giovani ornai come le persone intelligenti non leggono più i giornali di regime e non guardano più i ridicoli telegiornali di regime ma si informano su internet. Ed ecco allora che internet è diventato pericoloso e si pensa di nuovo di censurarlo con la scusa del cyber bullismo con quella odierna che su internet o su facebook girano delle bufale che diventano virali. Ma che ci può essere di più virale di quello che hanno diffuso loro sull’euro, sulla Brexit, sul terrorismo, sui progetti di governo, sui dati della disoccupazione o della finta ripresa, sul referendum, sugli avversari, sulle guerre, sui rapporti con la Bce o con Obama!!!! Cosa ci può essere di più falso e diabolico di uno come Renzi che svende il Paese con la scusa di essere di sinistra mentre è il più bieco dei neoliberisti e che fa abboccare alle sue panzane ancora una fetta di sprovveduti o rincoglioniti di questo Paese?

Giovanni
Pitruzzella chiede una censura sui falsi di Facebook. MA LE FALSITA’ DEI GIORNALI CHI LE CONTROLLA?
L’Unità scrive che la Raggi canta con Berlusconi mettendo la foto di un’altra persona e nessuno la censura.
L’Espresso fa il falso scoop di Grillo e le 13 società in Costarica e nessuno lo censura.
La Stampa scrive la bufala di un blog sotterraneo collegato al M5S con il nome Di Maio (che poi era la moglie di Brunetta) e nessuna la censura.
Ecco, i giornali possono sparare falsità infamanti ed è tutto ok invece internet va censurata. Ma questi si sono bevuti proprio il cervello. A questi PUPARI non basta che la libertà di informazione in Italia occupi degradanti ultimi posti nel mondo ma vorrebbero spingerla ancora più giù tipo informazione in Turchia o Russia o Siria ecc ecc.
Sono dei buffoni sfacciati ma se si azzardano organizzeremo delle manifestazioni ultra straordinarie.

Simona Verde
Tra i più feroci giornali accaniti contro la Raggi e di conseguenza i 5S ci sono il Messaggero di proprietà del palazzinaro romano e non solo Caltagirone, plurindagato, che ha cementificato Roma, diretto da, Virman Cusenza pezzo di me..a, il Tempo di proprietà di Angelucci, plurindagato per via delle sue cliniche private, diretto da un’altro pezzo di me..a, Gian Marco Chiocci, anche il Mattino, di proprietà di Caltagirone spesso da Napoli non si fa i c…i suoi, per non parlare poi dell’Unità giornale pidiota e tanti altri. Ora vogliono imbavagliare il Web, come comunichiamo tra di noi? Beh…ci rimangono i segnali di fumo! CI MUOVIAMO PER FARE QUALCOSA SI’ O NO?
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LE BUFALE IN USA

Tra le false news con ripercussioni mondiali citiamo le email piratate dalla posta elettronica di John Podesta, direttore della campagna elettorale di Hillary, che hanno mostrato i più loschi retroscena del potere della Clinton, del marito, della Clinton Foundation riempita mazzette di donatori (Arabia Saudita, Katar…) mentre la signora ricopriva la carica di segretaria di Stato..
Esponenti della Cia ammettono che non ci sono prove che sia stato Putin a ordinare di spifferare le email a Wikileaks. Tuttavia tutti i “grandi” media occidentali hanno ripreso e strillato questa chiara infondata menzogna (la Botteri si è naturalmente distinta nella bisogna)
Dunque internet fa parte ormai delle armi di guerra
Steve Pieczenik, uomo di antiche “operazioni” del Dipartimento di Stato, ha dichiarato che sono stati ambienti dell’intelligence a fornire ad Assange le mail, allo scopo di impedire un “golpe” dei Clinton, e perché disgustati del potere del denaro saudita nella politica estera Usa. Malgrado queste rivelazioni, si accusa Putin di aver interferito (con Wikileaks!) nelle elezioni Usa, per favorire l’elezione di Trump
A livello mondiale il grande capitale cerca di far chiudere i siti e blog alternativi che, avendo rotto la coltre di menzogna e omertà dei media mainstream, hanno sgretolato il potere dei regini di influenzare e suggestionare le masse C’è dunque una campagna molto più che italiana volta alla censura e chiusura di siti produttori di verità scomode, per cui si straparla di “Fake News”.Si dice che i blog alternativi diffondono notizie false pericolose per la democrazia (Obama), sono “un’epidemia che va fermata” (Hillary Clinton). Angela Merkel, il giorno in cui ha annunciato la sua quarta candidatura alla cancelleria, ha ritenuto necessario “mettere in guardia contro il populismo che si nutre di false informazioni”. E sui giornali tedeschi persino il M5S viene presentato come un blog che diffonde false notizie, addirittura su comando di Putin!

LA CENSURA E OBAMA

Blondet: L’8 dicembre, il Senato Usa – approfittando delle ultime settimane di Obama presidente – ha varato la “Legge contro la propaganda e disinformazione straniera” (Countering Foreign Propaganda and Disinformation, detto anche Countering Information Warfare Act of 2016 (S. 2692)”, che fornisce il necessario strumento ‘legale’ per la censura, chiusura e condanna dei siti alternativi, accusandoli di diffondere “propaganda nemica” – precisamente russa.
L’Establishment neoliberista ha estensione globale, e sta preparando la presa decisiva di controllo sull’informazione in rete. Il libero mercato non basta più alla cricca che governa il mondo. Si tenta di difendere il “libero mercato” e le forze della domanda-offerta, che sprecano e inquinano, con un sistema mondiale di controllo centralizzato, dove ad allocare le risorse saranno le tecnocrazie oligarchiche. Sostituire il Mercato con un’economia autoritaria di comando, insindacabile distributore dei beni di consumo.
Italia seduta sulla mina derivati: “Sono quasi 40 miliardi”

Questa notizia è apparsa su Il fatto Quotidiano e su Repubblica
E’ stata poi rapidamente smentita dai politici del Pd
Ma resta nell’aria l’impressione che torni sotto mentite spoglie:

AL POSTO DEI VITALIZI UNA LIQUIDAZIONE DI 50.000 EURO PER CONVINCERE I PARLAMENTARI DI ANDARE AL VOTO

Al ritorno dalle vacanze natalizie – scrivono i due quotidiani – verrà approvata in Parlamento la prima norma porcata del 2017, un vero e proprio colpo di coda della Casta Renziana. Il tema è quello scottante dei vitalizi: con la scusa della sua definitiva abolizione dal 2018 la maggioranza a guida Pd garantirà agli attuali deputati e senatori una buonuscita intorno ai 50 mila euro a testa, consistente nei contributi versati dal 2013 ad oggi.
Renzi vuole andare ad elezioni il prima possibile con una legge anti-M5S nel vano tentativo di evitare i referendum contro il Jobs Act e capitalizzare il fango gettato in queste settimane contro la giunta Raggi. Sa, però, che la maggioranza dei parlamentati non ha alcuna intenzione di staccare la spina prima del 15 settembre 2017, in cui maturerà il diritto al vitalizio essendo passati 4 anni, 6 mesi e 1 giorno dall’inizio della legislatura. Con la ricca buonuscita Renzi spera di andare al voto.
..e per fortuna che con la riforma costituzionale in cambio dell’abolizione del nostro diritto di voto ci dicevano che avremmo avuto meno spese per il Senato “perché occorreva risparmiare”!
Ma è costituzionale?
E il M5S non fa mai richiesta di costituzionalità alla Consulta? Dobbiamo sempre aspettare che si faccia avanti qualche privato?
Idem per la Corte di Giustizia europea…
Noi 5stelle come denunzianti non ci siamo mai? Perché?
Finora i vitalizi dei parlamentari italiani (e pure dei consiglieri regionali) sono stati il triplo di quelli europei con l’aggiuntina che trattamenti privilegiati concernevano anche indennità, spese di viaggio, di segreteria, portaborse e assistenza sanitaria ecc.
Monti aveva ridotto i vitalizi, Letta introdusse un contributo di solidarietà, ora Renzi si inventa questi 50.000 euro di fine rapporto; i vitalizi possono essere anche tre (regionale, parlamentare ed europeo) e sono cumulabili, ovviamente si aggiungono ad una eventuale pensione maturata per motivi di lavoro diverso.
Questi benefici si aggiungono agli stipendi che sono i più alti d’Europa. Un onorevole italiano guadagna in media sei volte e mezzo più di un elettore e porta a casa uno stipendio lordo mensile che, tra indennità parlamentare, diaria e rimborso di trasporto, supera i 16mila euro: il 60% in più rispetto alle media Ue.
Insomma per i dati economici, gli aiuti sociali e l’occupazione siamo l’ultimo Paese d’Europa, subito dietro la Grecia. Ma per i privilegi della Casta politica siamo i primi. Come per l’evasione, la corruzione politica e il crimine organizzato.
Sono soddisfazioni!!
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..e dunque questa notizia era vera o era falsa? Come nasce e perché? Vien da pensare che il Governo le notizie le metta in giro per vedere poi l’effetto che fa.

IFQ
Per garantirsi il sostegno dei 608 (su 945) parlamentari che aspettano settembre per maturare il diritto alla pensione minima (e quindi non mettere il bastone tra le ruote alle urne anticipate), ecco lo stratagemma: una buonuscita da 50mila euro. Soldi che, secondo la legge, arriveranno dalla restituzione – fino a questo momento reclusa – dei contributi versati fin dall’inizio della legislatura. Chi ha lavorato a questa legge sono proprio gli 8 deputati Pd (Sereni, Giachetti, Fontanelli, Rossomando, Miotto, Pes, Valente e Sanga) che sommati agli altri 5 di maggioranza avrebbero i numeri per farlo passare. Questa riforma sarebbe anche una scialuppa di salvataggio per il Parlamento. L’attuale sistema introdotto nel 2011-2012 – ha modificato il sistema previdenziale, introducendo uno identico a quello degli altri lavoratori dipendenti: 65 anni d’età e sistema contributivo. Aggiungendo l’aggravante della necessità di completare 4 anni e mezzo di legislatura: pena la perdita dei contributi versati. La norma sembra illegittima in quanto “esproprio di salario differito’.
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Hanno negato in tv ferocemente di aver mai pensato a questa iperliquidazione
Stiamo a vedere. Finora tutte le cose negate erano già state fatte.

RAI E TV DI REGIME METTONO IL BAVAGLIO SUL PEGGIOR SCANDALO DI CORRUZIONE MONDIALE: LA CONSIB, 2,7 MILIARDI DI EURO
Travaglio

La famiglia RENZI, il ministro LOTTI, la CONSIP, altissimi esponenti dei Carabinieri… un VERMINAIO in un caso di corruzione da 2,7 MILIARDI DI EURO. Eppure, agli italiani tutto questo viene nascosto. La RAI non ne ha fatto parola alcuna.
“Chi s’informa (si fa per dire) dai tg Rai, cioè la stragrande maggioranza degli italiani, non sa quasi nulla dell’indagine della Procura di Napoli che vede indagati Luca Lotti (il ministro più vicino a Renzi) e i generali Tullio Del Sette (comandante generale dei Carabinieri) ed Emanuele Saltalamacchia (capo dell’Arma in Toscana) per la soffiata che ha vanificato le intercettazioni alla Consip a proposito di un appalto in odor di tangenti destinato all’imprenditore Alfredo Romeo, napoletano, grazie ai buoni uffici di Carlo Russo, fiorentino di Scandicci intimo della famiglia Renzi.
Chi invece si informa sui giornaloni qualcosa sa, anche se, visti gli spazi angusti riservati all’indagine svelata dal Fatto, pensa che sia robetta. Nulla di paragonabile alle firme false dei 5Stelle a Palermo, all’indagine sulla Muraro e alla nomina del fratello di Marra in Campidoglio da parte della Raggi che “potrebbe essere indagata”: queste vicende tengono banco da mesi o da settimane sulle prime pagine e in tutti i tg, mentre lo scandalo napoletano è rapidamente scomparso dai radar, dopo i titoli rassicuranti su Del Sette subito ascoltato in Procura seguito a ruota da Lotti. Del resto, mentre i 5Stelle litigano notte e giorno sui giornali, sui social e in tv per le proprie disavventure, dal Pd non si leva un monosillabo. Tutti zitti e mosca. Eppure anche l’inchiesta di Napoli meriterebbe qualche attenzione in più. L’appalto che i pm ritengono truccato è il più grosso d’Europa: acquisti per 2,7 miliardi (sì, miliardi) deliberati dalla Consip (società pubblica al 100% del Tesoro) per la PA. E i personaggi coinvolti, indagati e non, sono tra i più potenti d’Italia: Renzi, suo padre, il suo più fedele ministro, i comandanti dei Carabinieri italiani e toscani, i vertici della prima stazione appaltante del Paese. Tutti mobilitati – a prescindere dagli eventuali reati commessi o meno – attorno all’indagine di Napoli. Poche settimane fa i pm incaricano i carabinieri del Noe di riempire di microspie gli uffici Consip, dove il dirigente Marco Gasparri avrebbe promesso alcuni lotti della maxi-commessa a Romeo, sponsorizzato da Russo. Ma subito il presidente e l’ad di Consip, Luigi Ferrara e Luigi Marroni, vengono avvertiti da uno o più uccellini di stare attenti a come, dove e con chi parlano. Marroni chiama una ditta per bonificare gli uffici. Questa toglie le cimici due giorni dopo l’installazione. Gli inquirenti se ne accorgono subito: da Consip non esce più una parola. E interrogano Marroni, il quale, sapendosi intercettato, indica 4 uccellini che, in rapida successione, misero in guardia lui e Ferrara. Questi: Del Sette (di cui gli parlò Ferrara), Saltalamacchia, Lotti e Filippo Vannoni. Ex scout fiorentino, amico da una vita di Renzi che l’ha nominato presidente della municipalizzata Publiacqua, Vannoni dichiara – pure lui sotto giuramento – che non solo Lotti&C., ma anche Matteo sapeva in anticipo dell’indagine segreta (si fa per dire). E che sapesse tutto anche Tiziano Renzi l’ha scritto il 6 novembre La Verità, mai smentita. Come se non bastasse, tutti i protagonisti e comprimari dello scandalo sono fedelissimi di Renzi. Sia gli accusati: dai due generali (l’uno è comandante in Toscana, l’altro è stato nominato comandante generale proprio da Renzi) ai due imprenditori (Russo, compagno di pellegrinaggi a Medjugorie di Tiziano, e Romeo, finanziatore dichiarato della fondazione renziana Big Bang). Sia gli accusatori: non solo Vannoni, ma soprattutto Marroni, direttore dell’Asl di Firenze quando Renzi era presidente della Provincia e poi sindaco, poi assessore regionale Pd alla Sanità, infine promosso un anno e mezzo fa al vertice di Consip da Renzi e Lotti. Ce n’è abbastanza per rivolgere, a chi si degnerà di rispondere, cinque domandine semplici semplici.
1. Chi ha informato dell’indagine l’intera catena degli uccellini, cioè Matteo e Tiziano Renzi, Lotti, Vannoni e i due generali, e in quale ordine? Forse la prima fuga di notizie la fa un carabiniere che indaga per conto dei pm, avvertendo i superiori che, anziché custodire il segreto, lo spifferano al Giglio Magico.
2. Perché i generali avvertono proprio l’entourage di Renzi, mettendo a repentaglio le proprie carriere, se nessuno del Giglio Magico era indagato? Forse sanno che dietro Romeo c’è Russo, dietro Russo c’è Tiziano e dietro Marroni ci sono Russo, Tiziano, Matteo e Lotti. E vogliono proteggere il premier & famiglia.
3. Lotti e Del Sette, sentiti a tempo di record dal pm di Roma nonostante le ferie, dicono che è tutto falso: perché allora non querelano Marroni per calunnia? E perché Lotti e il suo governo non licenziano Marroni dalla Consip? Se non lo fanno, possiamo dedurne che Marroni dice la verità, anche perché non ha alcun motivo per calunniare l’amico ministro che l’ha nominato e il più alto ufficiale d’Italia.
4. Perché Renzi non parla, non smentisce e non querela l’amico Vannoni? Se non lo fa, possiamo dedurne che Vannoni dice la verità, cioè che anche Renzi – non si sa a quale titolo – sapeva di un’indagine segreta e non denunciò (com’era suo dovere di pubblico ufficiale) i militari infedeli che violarono, con lui o con altri, il segreto investigativo.
5. È vero, come ci risulta, che l’indagato Del Sette ha chiesto al governo di non confermarlo nel suo incarico che scade tra pochi giorni, ma Gentiloni & C. hanno deciso di lasciarlo lì per altri due anni? Forse perché, se salta Del Sette, tutti si domanderanno come mai non salti anche Lotti?
Domandare è lecito e rispondere non è solo cortesia: in questo caso, sarebbe proprio doveroso.”

LA CRISI DI STAMPA E TV
Isabella Adinolfi

Il 2016 passerà alla storia come l’anno del definitivo tramonto del potere di influenza di stampa e tv. È rivelatrice la gaffe dell’inviata Rai Giovanna Botteri che, dopo la vittoria di Trump, si chiedeva quasi disperata: “Che cosa succederà a noi giornalisti? Che cosa succederà alla stampa?”. Nessuno dei principali 100 quotidiani americani ha fatto un endorsement a Trump. Appoggiando Hillary Clinton i media americani hanno perso la faccia e anche la credibilità. Hanno raccontato un’America che non esiste. Non hanno capito nulla!
In Italia i media tradizionali non se la passano meglio. Il referendum del 4 dicembre è stato la Caporetto di editorialisti e parrucconi del giornalismo. Presagivano l’inferno e invece ha semplicemente trionfato la democrazia. L’affluenza al 69% ha mostrato al mondo chi comanda in Italia: i cittadini! Con i falsi scoop di Beatrice Di Maio e la continua drammatizzazione delle vicende romane si è toccato il fondo e i dati lo dimostrano. L’ultimo rapporto Mediobanca sull’editoria è senza appello: il giro d’affari complessivo di Mondadori, Rcs, L’Espresso, Il Sole 24 Ore, Monrif, Caltagirone, Itedi, Cairo e Class Editori è passato da 5,7 a 3,9 miliardi. Il fatturato di questi imperi dei media è calato del 32,6% e 4.500 posti di lavoro sono andati persi. Meno credibilità equivale a meno copie vendute: la diffusione dei quotidiani è scesa del 34% negli ultimi 5 anni.
Fiumi di inchiostro diventano carta straccia mentre il mondo va avanti con i social media. Per difendersi da questa inevitabile estinzione, i media tradizionali si arroccano nella Celebrazione del Potere. I continui richiami dell’Agcom a Rai, Mediaset, Sky e La7 lo dimostrano. Ma oggi è impossibile competere con i nuovi media che sono più veloci, ironici e spesso completi. La politica dovrebbe occuparsi della necessità di alfabetizzazione ai nuovi media, risolvere problemi come il cyberbullismo e sul riconoscimento su cosa sia davvero propaganda e cosa informazione.
Davanti a questi numeri si dovrebbe fare ammenda e autocritica e invece si assiste alla caccia alle streghe che oggi prende il nome di “fake news”? Il Parlamento europeo ha approvato una vergognosa risoluzione che organizza una propaganda europea con i soldi dei contribuenti. Quello che viene chiamato “sostegno alla stampa indipendente” è in realtà una ingerenza per censurare le notizie scomode.
Scriveva Indro Montanelli nel 1989: “la deontologia professionale sta racchiusa in gran parte, se non per intero, in questa semplice parola: onestà. È una parola che non evita gli errori….Ma evita le distorsioni maliziose quando non addirittura malvagie, le furbe strumentalizzazioni, gli asservimenti e le discipline di fazione o di clan di partito”. Parole profetiche che oggi sono le campane a morto della stampa e tv che finora abbiamo conosciuto. Non sentiremo la loro mancanza.

IL FALSO PRESIDENZIALE
Umbria
Mattarella: “Il voto anticipato è contrario agli interessi del paese” … Forse il nostro presidente-camomilla pensa che gli interessi di questo paese risiedano nel continuare a mantenere una classe politica che ha dimostrato un’inettitudine senza pari, che ha portato questo disgraziato paese alla rovina, che ha rubato tutto il rubabile e anche di più, e che continua, con arroganza senza pari, ad autoreplicarsi e a spartirsi luoghi di potere a proprio uso e consumo. Mi può spiegare il Presidente quale altro paese ha un parlamento zeppo di indagati/condannati, un governo non eletto dal popolo dove allignano equivoci personaggi alle prese con la giustizia e, soprattutto quale altro paese premia i propri dirigenti che hanno fallito, magari anche promuovendoli, senza tenere alcun conto della volontà popolare? Ora ci sentiamo dire che la priorità è la lotta alla disoccupazione! Ma no? Ma pensi, signor Mattarella, la lotta alla disoccupazione! E lei ha nominato un governo il cui ministro del lavoro è lo stesso individuo che ha schiavizzato l’Italia e che ha speso miliardi regalati agli imprenditori per qualche migliaio di nuovi posti di lavoro (precari) e che ha istituzionalizzato l’uso dei vaucher come strumento di remunerazione ovunque. Complimenti, signor Presidente!

TRUFFE E RAI
Alessandro
Renzi ha nominato direttore generale Rai Antonio Campo Dall’Orto, suo amico di antica data e, alla faccia della spending review, ha cancellato il tetto massimo di 240 mila agli stipendi e con uno stratagemma – è bastato emettere un titolo di debito quotato in Borsa per cancellare l’austerità – e ha regalato a Campo Dall’Orto 650 mila euro garantiti per ogni anno, per OGNUNO dei tre anni, oltre mezzo milione in più l’anno di quanto percepiva come consigliere di Poste Italiane, e ha regalato 360 mila euro, per OGNUNO dei tre anni, alla presidente Monica Maggioni.
Renzi ha messo le mani sulla Rai… il direttore Campo Dall’Orto viene strapagato con uno stratagemma… e agli italiani vengono chiesti sacrifici.
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Peppino-66
Dal Fatto molta attenzione (giustamente) su Campo Dall’Orto nominato da Renzi, nessuna sulla Maggioni (anch’essa nominata da Renzi) componente della Trilateral. Direbbe Travaglio “in nessun paese del mondo” sarebbe consentito che la componente di un’associazione la cui attività è segreta presiedesse un ente televisivo pubblico. Giornalista, poi. Cioè chi dovrebbe fare della trasparenza il proprio dovere. Ma tant’è siamo in Italia ed evidentemente la Rai alla politica e alle lobby conviene tenerla così.

77° POSTOstrong>
Viviana Vivarelli

L’Italia è al 77° posto nella libertà di informazione, secondo la classifica di Reporters sans frontières (Rsf), termometro della libertà di stampa nel mondo.
Siamo sotto Tonga e Burkina Faso, dopo Botswana e Nicaragua.Ormai stiamo più in basso dei Paesi africani. Ovviamente ultimi in Europa.
Con i mille giorni di Renzi e il suo monopolio dell’informazione siamo scesi di ben 8 punti. L’informazione in Italia fa schifo. E ormai le insinuazioni, le bufale e le calunnie vengono usate come arma di governo in un clima di profonda corruzione e disonestà. Basta vedere le veline e le menzogne ripetute a manetta dei piddioti dei blog, assunti proprio per manipolare l’informazione. Ormai la politica si fa con la disinformazione, il servilismo mediatico, le calunnie e le menzogne. E Renzi è il re di truffatori, nemico di ogni pluralismo, di ogni democrazia, di ogni contraddittorio onesto, di ogni verità. Basta vedere come ha monopolizzato il potere, come ha radiato tra i suoi quelli che non strisciavano, come ha messo tutta la RAI sotto un tetro monopolio, come ha governato con un cerchio di amici e come, dopo la sconfitta, ha imposto di nuovo le stesse persone con lo stesso progetto di Governo che gli elettori avevano chiaramente bocciato, cosa che va contro ogni minima idea di democrazia.
Purtroppo una informazione sana e pluralista è il primo mattone di una democrazia e dacché esiste l’uomo la prima arma di in regime antidemocratico è il monopolio dell’informazione. La diffusione delle falsità rende l’uomo schiavo perché lo priva della risorsa della conoscenza e dunque del diritto della scelta.
Erich Fromm diceva: “L’informazione costituisce un elemento cruciale in una effettiva democrazia. Bisogna mettere fine alla censura sulle informazioni o alla loro falsificazione in nome di presunti interessi della «sicurezza nazionale»; ma, anche in assenza di questa forma illegale di censura, resterebbe pur sempre il fatto che, allo stato attuale delle cose, la quantità di informazioni effettive e necessarie fornite al cittadino medio è quasi nulla”.

ORWELL
Uno dei massimi critici dei regimi totalitari è stato Orwell
Dice: Nella dittatura è fondamentale la manipolazione dei dati. Dati storici. Dati
tangibili. Dati valutativi. Dati di realtà esterna. Ma soprattutto dati di realtà interna, mentali.
Chi possiede la mente dell’uomo possiede l’uomo.
Se nello stato totalitario c’è una crisi e la miseria aumenta, il popolo deve essere portato a credere che tutto va bene e che anzi nulla è mai andato meglio e che in nessun luogo le cose vadano così bene. La manipolazione avviene focalizzando la mente sulle promesse e su una immagine virtuale che appare come l’unica realtà possibile, e obbligando la memoria ad autoingannarsi.Questo “controllo della realtà’ è detto Bispensiero.
La gente non deve pensare, deve credere. Se qualcuno pensa, sarà eliminato.
Al posto della mente pensante e ragionante si deve costruire una mente passiva che solo accoglie e crede ciecamente, come avviene nel fanatico religioso, una mente sedotta.
Il pensiero deve essere unico e costruito dall’alto. Non può esistere pensiero divergente. Chiunque la pensi diversamente sarà considerato eversivo. Qualunque forma di pensiero divergente dall’omologazione dall’alto sarà equiparato al terrorismo.
Distrutti ragione, coscienza ed etica, luogo e spazio, effetto e causa, passato e futuro, si porranno nuovi capisaldi funzionali: credenza, omologazione e amoralità. È vietato confrontare le vecchie promesse dei leader con le loro attuali realizzazioni. Le dichiarazioni di oggi sono auto-conferme, che si convalidano in quanto asserite. La parola del Capo è valida e vera in modo sacrale. Pertanto è indiscutibile e non criticabile. Chi oserà criticarla sarà considerato invidioso o ostile, dominato dall’odio, pericoloso e fanatico. Nell’impossibilità di un giudizio, la menzogna sembrerà verità. Come non esiste verità sul passato, così non esiste verità sul presente. Si inventano trame d’odio e nemici, su cui convogliare i sentimenti viscerali.
Ai fini di una dittatura giova inventarsi trame e complotti. Via via che la memoria viene modificata e il giudizio diventa arduo, per la disinformazione, si toglie ogni punto fermo alla personalità, che diventa oscillante e
incerta, dunque succube, perché meno punti fermi ci sono in una struttura psichica, più è facile destabilizzarla e portarla nel caos. E meno si sa e meno si è, più si serve, o si crede senza capire.
Il pensiero libero e informato giustamente è il grande nemico di ogni potere assoluto.
Se il pensiero chiaro a se stesso è la prima forza dell’uomo, il potere sarà esercitato mettendo il pensiero contro se stesso mediante paradossi. Se l’uomo riesce a credere due cose totalmente opposte, come essere pensante e giudicante è finito. Spiritualmente sarà morto. Perciò si spingerà il cittadino a condividere contemporaneamente due opinioni in contrasto, per esempio “credere che la democrazia sia impossibile ma che il Partito sia custode della democrazia” o credere che stai facendo la pace mentre fai la guerra, o che stai portando ordine a un paese mentre lo distruggi o che la Borsa sia l’elemento misuratore del mercato mentre ne è una grave alterazione, o che il Trattato di Lisbona sia il massimo del progresso mentre è l’arretramento a un sistema feudale basato su gruppi finanziari, o dire che il paese ha bisogno di Riforme mentre in realtà si trama la distruzione degli organi fondamentali dei diritti e dei controlli.

E naturalmente il massimo inganno di un partito totalitario sarà di presentarsi come democratico. Questo è il paradosso maggiore. L’uomo è ciò che pensa. Ciò che pensa è ciò che crede. Le parole sono le componenti del pensiero e dunque la sostanza dell’essere.
L’insieme di parole che noi usiamo, il codice linguistico che ci è proprio, non è solo uno strumento di comunicazione ma è l’insieme formativo e costitutivo per eccellenza della nostra consapevolezza, della nostra coscienza, della nostra sostanza, il nerbo del nostro
essere, quello che produce le idee, che struttura e guida l’attività mentale, che relaziona le nostre parti psichiche, che orienta il nostro senso critico e la nostra volontà, che sviluppa la creatività e la forzai deale.
Il pensiero muove la nostra vita e il nostro paese. Muove il progresso e alimenta la libertà. Ci fa esistere.
Se imbrigli la forma e la sostanza del pensiero, soffochi la sua vita e,di conseguenza, blocchi la scelta e limiti l’azione, ferisci gravemente la libertà umana, riduci l’essere umano a un robot passivo e artificiale.
Se la potenza umana si esprime come modificazione della realtà ideale e materiale del mondo, inibire il pensiero significa inibire il progresso del mondo.
E naturalmente il massimo inganno di un partito totalitario sarà di presentarsi come democratico. Questo è il paradosso maggiore.L’uomo è ciò che pensa. Ciò che pensa è ciò che crede. Le parole sonole componenti del pensiero e dunque la sostanza dell’essere.
L’insieme di parole che noi usiamo, il codice linguistico che ci è proprio, non è solo uno strumento di comunicazione ma è l’insieme formativo e costitutivo per eccellenza della nostra consapevolezza, della nostra coscienza, della nostra sostanza, il nerbo del nostro
essere, quello che produce le idee, che struttura e guida l’attività mentale, che relaziona le nostre parti psichiche, che orienta il nostro senso critico e la nostra volontà, che sviluppa la creatività e la forza ideale.
Il pensiero muove la nostra vita e il nostro paese. Muove il progresso e alimenta la libertà. Ci fa esistere.
Se imbrigli la forma e la sostanza del pensiero, soffochi la sua vita e,di conseguenza, blocchi la scelta e limiti l’azione, ferisci gravemente la libertà umana, riduci l’essere umano a un robot passivo e artificiale.
Se la potenza umana si esprime come modificazione della realtà ideale e materiale del mondo, inibire il pensiero significa inibire il progresso del mondo.
https://masadaweb.org/2009/12/27/masada-1058-27-12-2009-orwell-1984/

Enrico Mentana ora che fai, quereli anche Luisella Costamagna ?

Caro avvocato professor Giovanni Pitruzzella, ma come? Lei che ha un così ricco curriculum da docente e da consulente di Palazzi, lei che solo per un soffio, nel 2015, non è riuscito ad accedere – indicato da Area Popolare e Scelta Civica – alla carica di giudice costituzionale, lei che, insomma, ben conosce la Costituzione e le leggi, ma anche la politica, pure lei, tra un brindisi natalizio e uno per il 2017, ha ceduto all’ultima tendenza autunno-inverno 2016, la post-verità?
“Contro la diffusione delle false notizie”, ha tuonato al Financial Times, “serve una rete di organismi nazionali indipendenti ma coordinata da Bruxelles e modellata sul sistema delle autorità per la tutela della concorrenza, capaci di identificare le bufale online che danneggiano l’interesse pubblico, rimuoverle dal web e nel caso imporre sanzioni a chi le mette in circolazione”.
Insomma, basta con le post-verità che rappresentano “uno dei catalizzatori del populismo e una minaccia alle nostre democrazie”.
Un organismo governativo antibufala. Bellissimo. La Verità che trionfa. Si immagina i grandi filosofi, Platone, Hegel, Tommaso, Leibniz, se avessero saputo che era così semplice? Critica dell’authority pura, avrebbe scritto Kant, folgorato sulla via di Pitruzzella. E semplicissimo, sillogistico è, in effetti, il suo pensiero. In Rete ci sono balle (perché questa moda della post-verità? Si chiamano balle, da sempre), le balle avvelenano la democrazia, mettiamo sotto controllo la Rete.
Ok. E il resto?
Devo essere io, avvocato professore, a ricordarle che le bufale esistevano ben prima della Rete? E non parlo (solo) dei coccodrilli nelle fogne di New York.
Parlo di bufale meno fantasiose e più funzionali a vari e differenti poteri.
Che vogliamo dire del cedimento strutturale del Dc9 di Ustica? E di Pinelli e Valpreda assassini di piazza Fontana? Suvvia.
Che cosa diremo, mentre schiacciamo sotto il suo tacco authoritario un qualche piccolo blog reo di avere espresso un’opinione, ai correntisti truffati dalle balle di una banca (e di un governo)?
Ai disoccupati cui un giornalone racconta che c’è la ripresa?
Agli italiani che dal 2008 si sentono dire che la crisi non c’è e i ristoranti sono pieni?
Devo spiegarle io che la menzogna è da sempre strumento del potere per fregare i cittadini, e mai viceversa? Che un organismo governativo è per definizione di parte?
Lei che ha tanto studiato ben saprà che la rete è per lo più veicolo di informazione libera, non soggetta alle convenienze di grandi gruppi industrial-editoriali, e che spesso, negli ultimi anni, ha sfatato bufale, più che propalarle.
Ricorda la foto di Bin Laden ucciso, diffusa dalle maggiori agenzie e sbugiardata a tempo di record proprio dalla Rete? Ha presente quando un politico afferma – poniamo – “mai detto che mi sarei dimesso”, e dalla Rete, magia, esce il video che lo smentisce?
Le bufale, in Rete, ci sono ma hanno le gambe molto più corte di quelle, sane e robuste, su cui per tradizione marciano nell’informazione mainstream.
Coraggio, avv. prof. Pitruzzella, confessi che lo sapeva, ammetta che non è un epigono di Orwell e faccia marcia indietro. Era uno scherzo, vero?
Dica la Verità (ma occhio che la Rete non la smentisca).
Un cordiale saluto.
Luisella

LA BANDA DEGLI ONESTI
Marco Travaglio
Siccome lo scriviamo da sempre, non possiamo che felicitarci per la decisione dei 5Stelle di darsi un Codice etico. Meglio tardi che mai: un movimento che si candida a governare deve fissare chiaramente le cose da fare nei vari passaggi che attraversa un eletto o un iscritto (due figure da tenere ben distinte) quando finisce sotto inchiesta o processo – scrive Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano nell’editoriale di oggi 4 gennaio 2017, dal titolo “La banda degli onesti” –. Il merito delle regole stabilite è ovviamente discutibile: l’obbligo di dimissioni in caso di condanna di primo grado può essere troppo lasco per certi casi e troppo rigido per altri, mentre è sacrosanto che un’iscrizione sul registro degli indagati, un avviso di garanzia o un invito a comparire non possano bastare per far dimettere un amministratore o un parlamentare (a volte, se i fatti sono gravi e già assodati, non c’è nemmeno bisogno di un’indagine; altre volte, se i fatti sono lievi o controversi, è bene attendere le conclusioni dei giudici). Altrimenti, visto che in Italia vige per fortuna l’obbligatorietà dell’azione penale, basterebbe denunciarli tutti per mandarli tutti a casa. Le parti migliori del Codice sono due: quella che equipara la prescrizione (sempre rinunciabile nel processo) alla sentenza di condanna (non ai fini del processo, ma dell’onorabilità personale); e quella che lascia discrezionalità al garante Beppe Grillo e ai tre probiviri di giudicare caso per caso in base alla gravità dei fatti emersi, a prescindere dalle decisioni dei magistrati. Il famoso “primato della politica” non si realizza ignorando (come spesso fanno il Pd e gli alleati) o screditando (come sempre fa FI) le decisioni dei giudici. Ma assumendosi la responsabilità, davanti agli elettori e ai cittadini, di esaminare i fatti (scoperti da pm o da giornalisti) e di stabilire se il protagonista è degno di stare in un partito e/o in un pubblico ufficio. Alla luce dell’art. 54 della Costituzione: “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. Punto. Naturalmente, siccome per lorsignori i 5Stelle sbagliano sempre, sia quando fanno cose sbagliate sia quando fanno cose giuste, il Codice etico è stato subito demolito dai giornaloni e persino da quei ricettacoli di inquisiti, imputati e condannati impuniti che sono i partiti di destra, centro e sinistra. Con un sostantivo e un aggettivo dominanti: “Svolta garantista”. In realtà non c’è alcuna “svolta”: mai i vertici 5Stelle hanno espulso qualcuno dei loro o messo nero su bianco l’obbligo di dimettersi per altri soltanto sulla base di un’indagine in corso. Nei due V-Day Grillo leggeva l’elenco dei parlamentari condannati in via definitiva chiedendone la cacciata.
Poi non un pericoloso grillino, ma la ministra Paola Severino e la maggioranza di larghe intese del governo Monti provvidero in tal senso nel 2012. E il “garantismo” c’entra come i cavoli a merenda, trattandosi di una corrente di pensiero che si rifà a Cesare Beccaria che predica il diritto intangibile degli imputati di potersi difendere con ogni mezzo lecito “nel” processo, mentre nulla dice di ciò che deve accadere fuori dalle aule di giustizia: cioè in quelle della politica, che rispondono a tutt’altre regole, in base al rapporto fiduciario fra eletti ed elettori. Molti hanno scritto che il Codice sarebbe un salvagente ad personam per Virginia Raggi. Altra balla: la Raggi ne sarà soltanto la prima cavia, sempreché sia vero che la Procura di Roma si accinge a indagarla in seguito all’esposto dell’Anac per conflitto d’interessi nella nomina di Renato Marra (fratello minore di Raffaele) a dirigente comunale del Turismo. La Raggi non ha bisogno di essere “salvata” da nulla: appena divenne sindaca fu indagata e poi archiviata per non aver dichiarato – l’aveva rivelato il Fatto – una consulenza all’Asl di Civitavecchia, e nessuno si sognò di chiederne le dimissioni. Gli unici “grillini”espulsi per motivi giudiziari sono stati il capogruppo al Comune di Alessandria, sorpreso da una telecamera a svaligiare l’armadietto di una palestra; e il consigliere di Quarto Giovanni De Robbio, indagato per aver ricevuto voti da un sospetto camorrista e per aver minacciato la sindaca Rosa Capuozzo (l’assessora Paola Muraro fa storia a sé: non è iscritta al M5S e si è dimessa dopo le bugie su un’indagine che bastava ammettere subito per disinnescarla). In entrambi i casi il problema non erano le inchieste, ma la gravità dei fatti. Anche i pianti greci di Pizzarotti e della Capuozzo lasciano il tempo che trovano: i due fingono di essere stati sanzionati per un avviso di garanzia, mentre il primo fu sospeso per non averlo dichiarato (poi se ne andò con le sue gambe) e la seconda fu giustamente espulsa senza essere indagata per non aver denunciato le minacce del consigliere (ora governa Quarto con Pd e FI). Poi ci sono i vedovi inconsolabili di Tangentopoli, che vedono nella presunta “svolta” pentastellata una rivincita su Mani Pulite e ancora lacrimano perché nel 1992 “un avviso di garanzia equivaleva a una sentenza di condanna”. Quella era l’impressione della gente, ma non per un’improvviso attacco di giustizialismo: perché quasi tutti gl’indagati correvano a confessare e a restituire il maltolto a Di Pietro; e i reati contestati ai politici nel 1992-’93 erano finanziamento illecito, corruzione, concussione, peculato. Cioè furti commessi da pubblici ufficiali. Perciò la gente s’indignava. Dei 5 Stelle, almeno finora, si è potuto dire di tutto, ma non che rubino, concutano, si facciano corrompere, intaschino denaro pubblico. Perciò le indagini che li riguardano non han fatto crollare i loro consensi. E anche perché i partiti che ora sghignazzano per il Codice etico grillino, hanno poco o nulla da insegnare. Ma dei loro Codici etici parleremo domani: oggi manca lo spazio e ci viene troppo da ridere.

LA CATASTROFE DEI GIORNALI ITALIANI
Viviana Vivarelli

I quotidiani italiani sono ormai la stessa pappa, omologati al peggio, in una caduta irreversibile di credibilità e serietà che li fa cadere sempre più in basso nelle classifiche della libertà di stampa, tutti appiattiti alle veline di regime con una disinformazione pesante e opaca in cui mancano totalmente le critiche obiettive e le inchieste utili al Paese.
Tutto andava bene fino ai primi anni Duemila: i fatturati dei maggiori gruppi italiani crescevano e l’avvento del digitale sembrava minimo. Se guardiamo agli investimenti pubblicitari dei 3 maggiori editori di quotidiani, Rcs (Corriere della Sera), Gruppo Espresso (Repubblica) e Gruppo 24 Ore (il Sole 24 Ore), si nota come crescano fino al 2008 per poi flettere bruscamente. Oggi sono arrivati a un tale punto di crisi che, malgrado l’aumento della popolazione, le vendite dei giornali sono la metà di quello che erano nel 2° dopoguerra. Ormai l’informazione si fa sul web. In difetto di informazione seria e di pluralismo democratico, i lettori sono sempre più schifati dalla carta stampata e smettono gradualmente di comprarne. In un primo tempo i giornali hanno tentato di aumentare le vendite coi gadget, poi il pubblico ne è stato invaso e ha cominciato a rifiutarli.
Nel 1996, il Corriere della sera vendeva 647.000 copie al giorno. 20 anni dopo, nel 2015, erano scese a 285 mila, con una perdita del -56%.
Repubblica nel 1996 vendeva 575 mila copie medie, nel 2015 248 mila(la perdita è del 57%). Un altissimo numero di copie va al macero
In pratica finora i giornali si sono retti sui contributi pubblici che sono stati ingenti. Il M5S vorrebbe eliminarli e ovviamente anche per questo i vari giornali odiano il Movimento perché se andasse al governo taglierebbe questi fondi mandandoli tutti al fallimento. Purtroppo per loro si sta esaurendo anche l’altra fonte finanziaria:la pubblicità, che ormai si riversa quasi tutta sulla televisione.
Da qui nasce l’attacco alla rete. Mors tua vita mea.
Ma non sarà con nuovi MINCULPOP che la situazione migliorerà.

12 MESI
Miriam Ercolessi

12 mesi in cui mi sono arresa ma ho anche combattuto.
Ho dormito pochissimo.
Ho ascoltato tanto e ho imparato a “sentire”.
Ho pianto, per l’abbandono, per la mancanza.
Ho riso per i miei sbagli e per il mio imbarazzo.
Tagliato i capelli e fatti ricrescere.
Ho imparato ad osservare e a prendermi cura di chi mi circonda.
Ho sbagliato il tiro ma ho cercato di calibrare .
Ho scoperto l’anima delle persone partendo dalla mia.
Ho gioito per le cose più scontate e mi sono divertita con niente.
Ho dato un paio di schiaffi lasciando in quelle facce un po’ di me.
Non ho nulla da festeggiare che non abbia già festeggiato ogni Santo giorno.
Mi sono svuotata di tutto.
Ho inseguito un sogno fino ad avere l’affanno.
Ho fatto l’amore è l’ho fatto in mille modi ma quei mille modi mi hanno ricordato che ce n’è uno solo.
Una fine che mi riempie tanto il cuore non può essere che un bellissimo inizio.
E a voi tutti…ecco…vorrei dirvi…niente…ci sono cose che non si posso spiegare a parole . Ci vorrebbero gli abbracci.

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http://masadaweb.org

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