Nuovo Masada

dicembre 27, 2016

MASADA n° 1817 26-12-2016 GRANDI PROGETTI

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MASADA n° 1817 26-12-2016 GRANDI PROGETTI
Blog di Viviana Vivarelli

L’ignominia dei vaucher – Reddito minimo garantito e sue condizioni – Condannato Formigoni a sei anni – Le facili prescrizioni – L’economia è poco scientifica come l’astrologia – Analisi del Si’ al referendum – I colpevoli sono stati battuti ma hanno pagato troppo poco – Il parroco di Gorino – I racconti fantapolitici di Alessandra Daniele

Un’amica mi manda un progetto per il 2017: “Distacco e leggerezza”. Visto come prendo le cose, la vedo dura. Per fortuna credo fortemente nei miracoli.
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zacavasz.nigovian
Io sto coi matti gli ubriachi i bambini

Caro Gesù bambino guardaci
sopra la terra nessuna faccia sorridente…incomunicabilità perfetta
volti pietrificati dalla routine
il sogno ridotto a un gratta e vinci
l’anima risucchiata dallo schermo di un cellulare
gli unici che si portano ancora il fantasma di un sorriso sul volto
sono i matti gli ubriachi i bambini


la gioventù sghignazza non sorride
un mondo dove il sorriso è assente è un inferno
un mondo dove a sorridere sono solo i manifesti pubblicitari è un mondo di carta
vuoto svuotato morente

ma io sogno ancora
sogno un mondo fatto non solo di vasi comunicanti ma anche di visi comunicanti
credo ancora nelle sorgenti di umanità presenti nel nostro cuore
basta poco così poco per tornare ad essere vita
vita pulsante vita che si cerca e si trova in un sorriso

ci rifilano un mondo fatto di abbonamenti di offerte di assicurazioni sulla non-vita
spacciano la droga della vacuità
ci fanno sognare un sei al superenalotto
e l’uomo-pesce abbocca
e alla fine crede che la felicità si trovi grattando con una monetina un cartoncino
questa umanità grattante questa umanità digitante questa umanità non vedente
questa umanità con l’i-phone in mano e un volto mummificato come passaporto per il nulla

io sto coi matti gli ubriachi i bambini
e se sei tu caro Gesù bambino che fai andare avanti il mondo
se sei tu il creatore di questo mondo senza sorrisi
mbè allora te lo lascio tutto questo mondo senza vita

Viviana
Misero è colui che non ha niente.
Povero è chi può vivere con moderazione.
Gleba è chi si è visto sottrarre i suoi diritti.
La globalizzazione ha prodotto la glebalizzazione.
Poi c’è la miseria morale, che è lo stato di quelli che non hanno più valori. E tra tutte le deprivazioni è la peggiore perché provoca la sofferenza di tutti gli altri.

Di Battista
Formigoni condannato a 6 anni per corruzione è, grazie ai voti del Pd, l’attuale Presidente della Commissione Agricoltura del Senato.
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Sui blog c’era già gente a cui non ha mai fregato una cippa dell’ambiente che si strappava già i capelli in testa al grido: “Come farà Roma a stare COSI’ TANTO TEMPO senza un Ministro dell’Ambiente?”
Mi pare che Roma non ci sia stata nemmeno un minuto senza il Ministro dell’Ambiente, ma vaglielo a spiegare ai calunniatori seriali!
Piuttosto il Governo fotocopia è insediato già da dieci giorni e mancano ancora tutti i sottosegretari. Avevano finito l’inchiostro per le fotocopie?

VAUCHER E REDDITO DI CITTADINANZA
ALESSANDRO GILIOLI

Compreso il responsabile economico del Pd Filippo Taddei, che nell’aprile scorso difendeva senza se e senza ma i buoni lavoro («stanno svolgendo il proprio compito primario, cioè far emergere lavoro nero, quindi la legge non va cambiata, basta introdurre la tracciabilità per evitare gli abusi») mentre ora, sull’Unità, preferisce farne la storia per ricordare che essi furono introdotti 9 anni fa, quindi estesi dal cdx, poi allargati dal Governo Monti, quindi ulteriormente ampliati da Letta, mentre con Renzi ci si è limitati ad alzare un po’ il tetto per il loro utilizzo (da 5.000 a 7.000 euro l’anno), garantendone tuttavia la tracciabilità telematica per evitare gli abusi illegali.
In altri termini, Taddei scarica le responsabilità sui governi precedenti, il che è un’implicita (ma neanche troppo) presa di distanza.
Il responsabile economico del Pd ha le sue ragioni, in termini di cronistoria: è vero che i voucher sono nati in tempi lontani ed è vero che la loro più robusta estensione è avvenuta con i governi Monti e Letta. Tuttavia, va aggiunto, in entrambi i casi con la piena approvazione del Pd. Quanto al Governo Renzi, questo ha dato la botta finale: alzare il tetto dei voucher del 40%, date le precedenti liberalizzazioni, ha infatti portato al boom degli ultimi due anni, in cui si è passati da meno di 70 a più di 120 milioni di voucher, con un aumento del 32 % solo nel 2016.
Soprattutto, il combinato tra le estensioni precedenti e l’aumento del tetto ha finito per modificarne la natura: nato per regolarizzare le piccole collaborazioni occasionali, il voucher si è trasformato in un “sostituto di assunzione”. Vale a dire: in caso di bisogno di collaboratori-manodopera, invece di assumere personale molte aziende hanno fatto ricorso ai voucher, creando così una nuova classe di lavoratori iper precari, senza alcun diritto alla malattia, alle ferie, alla maternità (e neanche parliamo di Tfr e tredicesima).
È quindi molto inesatto dire (come fanno alcuni) che “i voucher non c’entrano con il Jobs Act”, dato che l’innalzamento del tetto del 40 % è avvenuto proprio con quella legge. La quale, detto per inciso, secondo Renzi è una di quelle «di cui dobbiamo essere orgogliosi» (tre giorni fa, all’assemblea nazionale Pd).
A Filippo Taddei e al Pd faccio quindi presente che la questione delle responsabilità (è più colpa di Monti, Letta o Renzi?) è certamente interessante nel gioco della contrapposizione politica, ma non è utile ad affrontare in modo limpido il problema sociale, adesso.
Semplicemente, a Taddei e al Pd chiedo: si è favorevoli o contrari a una forma di lavoro iper precaria che non prevede diritto alle ferie, alla malattia, alla maternità, etc etc? E si è favorevoli a questo in assenza di un reddito minimo garantito che contempli anche le cose di cui sopra (maternità, ferie, malattia etc)?
Se si è favorevoli a queste forme di lavoro senza continuità di reddito e senza diritti di base, lo si dica apertamente – e nel caso è solo ipocrisia sostenere che è tutta colpa dei predecessori.
Se invece si è contrari, si cambi verso e si mettano i lavoratori a voucher in condizione di godere di strumenti sociali che consentano loro un minimo di continuità di reddito, di diritto alla malattia, alla maternità, alle ferie etc.

Sempre più persone aprono sul reddito minimo… (Gilioli)
A proposito.
Ieri B, alla solita presentazione del libro di Bruno vespa, ha aperto – un po’ a sorpresa – al reddito minimo, nella versione “di cittadinanza” proposta dal M5S.
Può essere una boutade, certo, ma è vero tuttavia che ormai il reddito minimo viene ipotizzato non più solo da economisti di scuola keynesiana, ma anche da diversi di estrazione liberale, che lo vedono come unico strumento per salvare il meccanismo di consumo-produzione, insomma il motore del capitalismo. Senza reddito, infatti, crollano i consumi e il sistema va in testacoda.
Se quella di Forza Italia fosse una svolta vera, questo significherebbe che in Parlamento ci sono i numeri per approvare qualche forma che dia continuità di reddito e di diritti nell’era del lavoro molecolare e del precariato acrobatico: essendo il M5S e Sx Italiana (ma anche qualcuno nel Pd) firmatari di proposte in questo senso.
D’altro canto, tutte le geremiadi sul costo del reddito minimo hanno perso un po’ di autorevolezza, ultimamente: dato che una cifra maggiore è stata trovata in cinque minuti, da entrambe le Camere, per salvare una banca, giusto ieri.
E ormai si è capito – quasi tutti hanno capito – che il costo del reddito minimo è comunque inferiore al costo (economico, ma anche in termini di pace sociale) della scelta opposta, cioè dell’assenza di un reddito minimo.
Già, è proprio come si diceva all’inizio: a volte, spingi spingi, una battaglia civile di minoranza diventa mainstream.

La Robin Hood de noantri

CONDANNA A SEI ANNI A FORMIGONI

Tra i centristi e la cosiddetta sx fanno a chi è più delinquente
Formigoni fa bene a ridere. Per chi sta nell’Olimpo non c’è galera ma solo benefici e abusi impuniti. Supposto che il processo proceda e non sia insabbiato prima, interverrà qualche provvidenziale prescrizione (Renzi ne ha addirittura accorciato i tempi), dopo di che tutti i media urleranno che Formigoni era innocente come fu per Andreotti, perché ormai l’andazzo è questo: se qualcuno ti denuncia anche a torto, parte l’avviso di garanzia e tutti i media, se sei del M5S,urlano che sei colpevole e ti devi dimettere anche se il reato è di altri; se sei del Pd si tacita e si silenzia. Se parte un processo per reati gravi a uno della cricca, vieni prescritto e tutti i media gridano che eri innocente, anzi reclamano i danni di immagine. Ormai media e politici formano un coacervo indecente e vergognoso! Tutti compagni di merende. Per questo Grillo chiede di eliminare i contributi pubblici ai giornali ma dovrebbe chiedere anche leggi diverse per la RAI e un diverso sistema penale che non favorisca il ricco e il potente e non sia fatto su misura per il politico delinquente.

PRESCRIZIONI
La prescrizione esiste solo in Italia. In Francia s’interrompe appena iniziano le indagini; lo stesso in Germania e Spagna. In Inghilterra la prescrizione neanche c’è. Da noi parte da quando il fatto è compiuto. Ma Renzi ha avuto la faccia di dire che è il M5S che difende i privilegi della casta! Quell’uomo mente come respira.
Se vinceva il sì, sparivano anche le intercettazioni, così i delinquenti di rango non venivano più disturbati e, senza prove e 3° grado di giudizio, il ricco è sempre innocente, mentre l’avviso di garanzia è diventato un’arma elettorale mediatica per far fuori l’avversario politico e screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica.
B usava la querela. Renzi l’avviso di garanzia. Il mantra dei renzioti è “i 5stelle non sono diversi dagli altri, delinquono anche loro”. Possiamo solo sperare che il popolo non cada in questo trabocchetto, ma il caso Marra ha fatto perdere 2 punti..
La massima parte dei reati viene commessa per avidità, non per bisogno. Il bisogno, semmai, è una attenuante.
Per chi è in stato di bisogno possono esserci reazioni indecenti come a Gorino (ora abbiamo addirittura l’odiosità del suo parroco. Vedi cosa ha affisso sulla porta della Chiesa contro 12 donne e 8 bambini, rei di essere fuggiti proprio dal Califfato!) Nessuna pietà per gli emarginati ! Mentre per l’avidità e la corruzione reagiscono troppo pochi Eppure a gente come certi abitanti di Gorino o il suo parroco faranno più male una migrante incinta e un bambino o uno come Formigoni?

Elisabetta Prighel ‏
A ottoemezzo tutte le sere c’è il processo alla Raggi? Pensavo che la caccia alle streghe fosse durante l’inquisizione
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Berdini: da quando c’è Raggi sindaco gli appalti sono legali, in regola e certificati da Cantone. E ditemi se è poco!!
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Viviana
Virginia Raggi è il principale argomento di distrazione di massa per nascondere le malefatte sotto il tappeto. Ma quando è grande questo tappeto?
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Pirata21
La Finanza negli ultimi anni è andata così tante volte in Campidoglio che ormai con gli inservienti si fanno i regali di Natale
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Acid rain
Già pronto il sequel di ‘Animali fantastici e dove trovarli’. Parlerà di amministratori onesti e non sarà girato in Italia.
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Luca’s Jokes: Milano è senza sindaco, Roma ha la giunta nella bufera e Alfano è Ministro degli Esteri. Cosa diceva Renzi a proposito delle cavallette?
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a.mazed
Credo che tutti dobbiamo delle scuse a Caligola per quella storia del cavallo.
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Franco Ranocchi
In Germania c’è una grande paura del terrorismo, come in tutta l’Europa, tranne che in Italia, dove la paura maggiore, secondo la tv, è la Raggi!!!
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Giuseppe Costantino
La Consulta sta bocciando una dopo l’altra tutte le riforme del Governo Renzi! (e poi i ‘capaci’ sarebbero loro!), riforma che sottolineano la scarsa propensione di Renzi al benessere del cittadino!
Ma vi rendete conto che si sono persi 2 anni e mezzo, speso soldi pubblici e logorato il fegato dei cittadini per un immenso e INEQUIVOCABILE (N I E N T E!)
…e non vogliono farci votare!!!

Siamo realisti: facciamo l’impossibile.

Viviana
Quando leggo la cronaca delle malefatte politiche italiane mi cadono le braccia. Poi penso a quanti onesti conosco, quante persone eroiche e coraggiose, sconosciute ai media, che sono l’ossatura e il bene di questo Paese e penso che è solo grazie a loro che questo Paese si salva. L’Italia è il Paese che ha più associazioni di volontariato al mondo e che ha più persone che si sacrificano per la loro famiglia, per i loro cari, per le necessità di altri, e non è giusto che nessuno ne sappia niente in tv mentre i corrotti sono sempre davanti ai nostri occhi come fossero esempi onorevoli o mete da raggiungere. Il Bene e il Male coesistono, ma il Male urla dai troni mentre il Bene è nascosto nell’ombra. Eppure la grande lezione della storia è che il Male, con tutta la sua potenza, non vince mai del tutto e il Bene, malgrado sia silenziato o devastato o martirizzato, continua a resistere.


Terremoto (La foto che ha girato il mondo)

LE CONDIZIONI DEL REDDITO MINIMO GARANTITO

Il reddito minimo garantito costituisce, secondo molti, un disincentivo al lavoro. Insomma, se posso guadagnare quasi 800 euro (esentasse) senza fare niente, perché sbattermi per guadagnarne mille (che spesso è volentieri è lo stipendio di ingresso nel mondo del lavoro)? Per evitare una situazione di questo tipo, la proposta di legge del M5S prevede degli obblighi del beneficiario, il quale deve fornire disponibilità al lavoro presso i centri per l’impiego competenti per territorio e accreditarsi sul sistema informatico nazionale per l’impiego; sottoporsi al colloquio di orientamento; accettare di essere avviato a un progetto individuale di inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro; fare un piano di azione mirato all’inserimento lavorativo; cercare lavoro in modo continuativo e documentabile; andare almeno due volte al mese presso il centro per l’impiego; accettare corsi di formazione o riqualificazione professionale obbligatori. Se non questo, perde ogni diritto.
Lo stesso se rifiuta più di tre proposte di impiego o lo perda per 3 volte senza giusta causa o per 2 volte in un anno.

Come immagino il 2017

Scienza economica e previsione astrologica
Alfio Neri

Francesco Sylos Labini, Rischio e previsione. Cosa può dirci la scienza sulla crisi, Laterza, 2016.
Per prevedere il futuro, un tempo c’era l’astrologia, oggi c’è l’economia.
Potrebbe sembrare un miglioramento.
Poi se gli economisti non sono in grado di fare previsioni sicure, non sono poi tanto meglio degli astrologi.
Intendiamoci, non sono un fanatico, non ho nulla contro l’Astrologia.
Anche nei sistemi di divinazione, come la matematica applicata alle fluttuazioni borsistiche, c’è molto di buono.
Tuttavia se vogliamo uscire dalla divinazione per entrare nella Scienza, dovremmo comunque avere perlomeno delle previsioni attendibili e verificabili.
La Scienza Economica cerca di presentarsi come la scienza della società moderna per eccellenza.
Si tratta di un sapere molto matematizzato e molto incomprensibile, accessibile solo a pochi laureati, elaborato in prestigiose università.
Per queste ragioni i potenti cercano gli economisti quando devono prendere delle decisioni importanti.
Tutto questo potrebbe avere un senso se la Scienza Economica fosse in grado di produrre delle previsioni abbastanza sicure. Bene, nel libro di Sylos Labini ci sono molti buoni motivi per credere che l’economia neoclassica, quella dei premi Nobel degli ultimi trent’anni, sia più una pseudo-scienza, come l’Astrologia, che una scienza, come l’Astronomia.
Sylos Labini è in fisico teorico che difende la ricerca di base finanziata dallo stato.
Il suo cuore batte per la fisica dei materiali e noi siamo contenti perché, almeno lui, vive un amore felicemente corrisposto.
Una parte del libro, un centinaio di pagine, è costituito da esempi concreti di ricerche apparentemente inutili che hanno avuto un’enorme utilità sociale. Si tratta di storie condivisibili che qualche perverso potrebbe anche trovare interessanti.
Risaltano le ricerche di logica matematica di Frege, usate nello sviluppo dei computer, oppure ricerche marginali, come quelle sulla grafite, che hanno portato a scoperte di nuovi materiali con proprietà straordinarie come il grafene.
Da fisico, Sylos Labini affronta anche la questione delle capacità previsionali proprie della Scienza Economica. Lo fa perché i finanziamenti sono erogati secondo criteri economici.
Nella sua critica il criterio è popperiano. Coerentemente con il modello standard, afferma che possono essere chiamati scientifiche solo le teorie che, potendo essere controllate da una verifica sperimentale, sono da questo confermate. In sostanza una teoria è scientifica se è in grado di fare previsioni che poi sono confermate dalla ricerca empirica.
La profondità concettuale e la ramificazione deduttiva non sono di per sé elementi che qualificano come scientifica una teoria. La cosa interessante della Scienza Economica è che le sue previsioni sugli stati futuri sono regolarmente smentite dal controllo empirico.
L’autore si sofferma sulle capacità previsionali delle scienze più incerte come la meteorologia e la geologia. La prima affronta fenomeni caotici che offrono seri problemi di calcolo alle equazioni deterministe; la seconda ha delle regolarità molto aleatorie (i terremoti) su cui si può dire ben poco per l’impossibilità fisica di andare sottoterra oltre poche centinaia di metri. Questi blocchi tematici fanno delle affermazioni sugli stati futuri che possono essere controllate in modo sperimentale. Per esempio un terremoto in un’area non soggetta a terremoti dovrebbe essere considerata come una smentita della teoria in questione. La teoria economica mainstream, adesso egemone, nasce a fine ottocento come una trasposizione in economia delle equazioni della termodinamica.
In queste equazioni era implicito che il punto finale fosse il raggiungimento di uno stato di equilibrio. Queste serie di equazioni furono riprese da Walras e furono utilizzate per descrivere i mercati perfettamente concorrenziali e il comportamento di un attore economico razionale. La cosa da rilevare è che l’idea dell’esistenza di questi mercati perfetti è già presente nelle equazioni prima della loro trasposizione in ambito economico.
L’idea che i mercati si bilancino spontaneamente, l’idea che i mercati tendano a uno stato di equilibrio ottimale, precede i risultati e proviene direttamente dalle equazioni della termodinamica. Tuttavia Walras non fu mai in grado di dimostrare che le sue equazioni simultanee avessero soluzione.
In seguito Arrow e Debreu non riuscirono mai a dimostrare che l’equilibrio concorrenziale esistesse, fosse unico e fosse stabile.
Alla fine queste contorsioni mentali ebbero effetti devastanti. Non potendo rinunciare allo stipendio, la bassa manovalanza degli economisti neoclassici difese sempre il posto di lavoro. In presenza di ricorrenti crisi economiche, di fronte a cose non descritte dalle equazioni, la colpa non poteva essere che della realtà.
Il meglio lo dice il premio Nobel Lucas secondo il quale l’efficienza informativa dei mercati riflettendosi immediatamente sui prezzi, determina un mercato in cui qualsiasi tipo di crisi è sempre imputabile alla condotta non razionale dei soggetti economici. Come dire che l’attuale crisi è imputabile solo alla gente che non capisce che le cose vanno bene così.
Questo blocco di teorie ha a volte esiti divertenti.
Per esempio prendiamo la domanda fatta nel 2008 dalla Regina d’Inghilterra (67-69) in una visita alla London School of Economics. Parlando della crisi economica appena scoppiata, chiese agli economisti presenti: “Perché nessuno se n’è accorto in tempo”? Per i guru dell’economia, in presenza di mercati perfetti, le crisi erano impossibili. Non solo da un punto di vista matematico i dati indicavano che gli eventi estremi, pericolosi e molto improbabili, erano molto più frequenti di quello che era stato previsto dai modelli econometrici. In tutti questi casi emerge la fastidiosa questione dell’incapacità previsionale della teoria economica mainstream.
Sylos Labini, che è un fisico teorico, puntualizza queste cose perché i finanziamenti alla ricerca di base sono erogati seguendo considerazioni economiche. Ai suoi occhi, non è tollerabile che una pseudo-scienza, un insieme di teorie che fa acqua da tutte le parti, prenda delle decisioni per scienze con una fondazione epistemologica molto più solida.
La presenza di elaborate forme matematiche, in sé, non dice proprio nulla. La forma può essere la più esoterica ma, se le previsioni sono sistematicamente errate, non esiste alcuna teoria scientifica. Non bisogna lasciarsi ingannare dai giornali mainstream: la Scienza Economica non è in grado di assicurare l’impiego ottimale delle risorse e non è in grado fare previsioni scientificamente valide. Le sue equazioni sembrano valide perché prescrivono sistematicamente la difesa degli interessi dei padroni. Di fronte ad autentiche turbolenze economiche, la loro unica utilità è quella oscurare la mente.

Hanno pagato caro, ma non hanno pagato tutto
Sandro Moiso

Si erano giocati tutto, convinti di vincere.
Hanno stravolto i vertici delle TV di Stato per impedire qualsiasi infiltrazione di dubbi sulla bontà della loro proposta politica ed economica. Hanno contribuito a cambiare anche i direttori di testate giornalistiche della dx per accaparrarsene i favori. Hanno mentito, falsificato i dati economici e della Storia. Hanno portato in palma di mano camorristi e mafiosi e i progetti delle grandi opere inutili che più stavano loro a cuore.
Hanno insultato, denunciato, perseguitato, minacciato, coperto di infamia chiunque manifestasse il desiderio o anche solo l’idea di opporsi al loro progetto concentrazionario. Hanno promesso contratti pubblici che non contengono null’altro se non ulteriori fregature per i lavoratori. Hanno promesso denaro che non avrebbero mai avuto il coraggio di sequestrare davvero e in quantità adeguata per bonificare territori devastati da un’industrializzazione priva di regole.
Hanno preso per il culo milioni di giovani, lavoratori, disoccupati, inoccupati, pensionati sull’orlo del baratro con promesse inutili, ridicole e d offensive. Hanno riportato in auge i fasti mussoliniani e cercato di ridare fiato alle leggi promulgate tra il 1923 e il 1926.1 Hanno chiamato immaturi gli elettori che non la pensavano come loro. Hanno dichiarato che in alcuni casi è preferibile l’autoritarismo ad una democrazia che non giunga a realizzare i progetti della finanza internazionale e dei suoi lacchè.
Hanno mobilitato sessantottini putrefatti, lottacontinuisti venduti da decenni al miglior offerente, filosofi da strapazzo che discettando di moltitudini e populismi non hanno mai detto una parola chiara su ciò che occorreva davvero fare in questo referendum, spingendo così molti fiduciosi antagonisti a rincorrere stracci di ideologia e di bandiere come gli ignavi di Dante, senza nemmeno rendersi conto di ciò.
“Hanno”, ho ripetuto, non “ha”.
Perché il bullo di Firenze non è stato altro che un pupazzo nelle mani di J.P. Morgan e dei grandi conglomerati finanziari. Prima di tutto questo, ancor prima che un rappresentante dell’europeismo. Sbandierato a tutto spiano per peggiorare le condizioni di esistenza e di lavoro di milioni di persone ancor prima che per rispettare alcune semplici norme di civiltà che pure in altri Paesi ancora sussistono.
Un burattino sempre più disarticolato, petulante, odioso e animato dalle mani di altri che, almeno questo, alla fine hanno dovuto metterci la faccia: i grandi organi di informazione, finanziari e non; i banchieri di ogni nazionalità e risma; i giornalisti televisivi e i guru dell’informazione; i padri del Trattato di Maastricht; i grandi detentori di capitali già in fuga da anni e i manager capaci soltanto di trasferire la produzione e i marchi italiani all’estero.
Non vale la pena di citarli uno per uno, non per l’aberrante abitudine di usare il pronome “loro” dietro cui spesso si nascondono complottisti e seminatori di confusione che semplicemente servono da fasullo contraltare a coloro che abbiamo fin qui elencato, ma perché un antico e autorevole concittadino dell’ormai ex-primo Ministro ci avrebbe suggerito: “non ragionar di loro, ma guarda e passa”.
Sono stati sepolti insieme al loro miserevole e piagnucoloso rappresentante.
E non lo sono stati dall’indicazione di partiti e movimenti sempre più contraddittori e opportunisti.
Non sono stati sepolti da una generica “ondata di dx”.
Sono stati respinti, cacciati, seppelliti da coloro che pensavano di aver ormai in pugno. Da quelli che pensavano di aver ormai completamente soggiogato, intimorito e piegato. Quelli che un’informazione ormai indegna di questo nome non sa che definire “populisti”. Ma questi “populisti” hanno votato, dal Sud al Nord.2
Sono tornati ad usare uno strumento di democrazia elettorale per sconfiggere l’antico e il morente. Come nel 1974, ai tempi del referendum sul divorzio e con risultati elettorali identici: 59% contro 41%. Soltanto che, paradossalmente, allora si era al culmine di una stagione di lotte che non aveva e non ha più avuto paragoni dal secondo dopoguerra ad oggi. Una stagione in cui le formazioni politiche di sx e di estrema sx si illudevano di avere un ruolo dirigente, mentre non erano altro che una funzione delle lotte in corso. Così come oggi gli sconfitti di cui non abbiamo fatto il nome, se non in un caso, non sono altro che una funzione del Capitale.
Non è stato colpito il cuore del sistema o, come diceva un tempo qualche formazione poi sconfitta dalla storia, dello Stato. Capitale e Stato non hanno un cuore o un centro, con buona pace di chi si ostina a seguire le vicende del Club Bilderberg o della Trilateral. Stato, club, grandi fondazioni internazionali sono anch’esse niente altro che funzioni del processo di valorizzazione del Capitale.
Un processo che, dopo aver fatto vittime e causato distruzioni in tre quarti del mondo per continuare ad ampliarsi e rimanere in vita, oggi è ritornato, con le conseguenze della globalizzazione e tutta la sua ferocia, là dove tutto era iniziato, nel cuore dell’imperialismo: Europa e Stati Uniti.
Ma lì ha resuscitato la sua nemica di sempre, la lotta di classe che, come l’Eroe mitico dai mille volti, gli si oppone in tutti i modi possibili: leciti e illeciti, dichiarati o confusi, pacifici e violenti, cinici e/o comunitari. Lì sta il nuovo. E lì è sempre stato.
E’ quello che Marx definì come “comunismo”: “il movimento reale che abolisce o stato di cose presenti”. Quello stesso Marx che, insieme al suo pari Engels, commise il suo errore più grossolano proprio nel Manifesto del Partito Comunista.
Laddove sull’onda dell’entusiasmo per le lotte di liberazione nazionale del 1848 europeo finì con l’attribuire meriti progressivi eccessivi ad una borghesia che non li aveva. Non li aveva perché ovunque li avesse avuti li aveva svolti sotto la spinta implacabile di masse anonime e diseredate che premevano e rappresentavano con la loro azione la rivoluzione sociale. Masse e compiti che avrebbe poi tradito subito dopo, appena si fossero placati i fervori rivoluzionari. A partire proprio dall’aprile del 1848 o del 1948, se vogliamo ricordare il tradimento e la sconfitta dell’unico movimento che abbia realmente dato origine all’attuale Costituzione italiana: quello armato e popolare resistenziale.
Ma quell’errore interpretativo di Marx ed Engels ancora si riflette nei vacui giudizi odierni sull’immaturità di coloro che si oppongono ai progetti “più avanzati” del Capitale. Nell’accusa di “conservatorismo” affibbiata tanto ai giovani che negli Stati Uniti hanno votato per Sanders come agli operai che hanno votato per Trump. La Modernità e il Progresso sembrano essere stati definiti una volta per tutte dalle necessità del Capitale e del suo Stato Nazionale e in tale chiave continuano a leggerla tanto i renziani ed i loro padrini, quanto le infinite sette di sx (da Lotta Comunista ai bordighisti, passando per tutte le sfumature del variegato microcosmo pseudo-marxista).
Ma questo voto non appartiene a nessuno. Non si illudano la dx, la Lega, il M5S, la sx del Pd ed istituzionale di aver avuto davvero qualche merito nell’esito di questo voto. Certo, là dove ha vinto il Sì, Toscana ed Emilia, Massoneria e affarismo legato alle Coop hanno avuto qualche peso, ma non più sufficiente per governare un intero Paese. Ed è anche straordinario lo scarso peso che Camorra e Mafia hanno avuto nel voto del Sud.
Si sono ormai troppo radicate nel Nord finanziario ed industriale per poter pesare ancora troppo sulle regioni meridionali. In compenso il tessuto sociale del Nord è risultato essere più restio ad accettare le infiltrazioni mafiose nelle più normali attività quotidiane. Occorre dirlo: c’è un mondo di persone per bene, nel senso migliore della definizione, soprattutto giovani, che non ci sta più ad accettarne i dettami. Né al Nord né al Sud e ciò costituisce una novità di non poco conto nella attuale economia politica. Soprattutto nella Napoli di Luigi de Magistris dove probabilmente sta succedendo qualcosa di inaspettato e positivo.
I giovani non hanno votato per lo Young Pop, così come era stato definito dalla rivista Rolling Stone. E se dopo la Brexit la propaganda mediatica aveva insistito, qui in Italia, su un voto espresso da vecchi delusi contro giovani speranzosi, il voto referendario ha invece dimostrato che la maggior parte dei Sì è arrivata da un elettorato di età superiore ai sessant’anni. Pensionati impauriti, militanti incartapecoriti e risparmiatori benestanti poco propensi a significativi cambiamenti sociali. Volevano la maggioranza silenziosa? L’hanno avuta. Ottenendo così il paradossale risultato che il giovane ed aggressivo rottamatore ha potuto, alla fine, far conto soltanto sull’elettorato più anziano.
Allo stesso tempo, però, l’analisi del voto ci dice che anche in Toscana il Sì ha trionfato a Firenze e ad Arezzo, ha vinto a Pistoia, Prato e Siena ma non nelle province di Pisa (dove ha sostanzialmente pareggiato) e di Lucca, Livorno, Massa e Carrara (dove ha vinto il No). Così pure il Sì ha vinto in Alto Adige, dove forse sarebbe ora di pareggiare i conti con la Storia, rimediando alla conquista italiana successiva alla Prima Guerra Mondiale e rendendo quei territori alla legittima nazione austro-tedesca. Poi stop e ben vengano le foto dei comitati per il No festanti in Piazza Maggiore a Bologna dove, per una volta è stata zittita l’anima pidista del capoluogo delle Coop, nonostante il risultato locale.
Analisti politici e giornalisti asserviti cercheranno di attribuire percentuali di voto ai vari partiti o a Renzi, quasi si trattasse di proprietà private da spartire oppure di feudi divisi, come in Afghanistan, tra viceré filo-occidentali locali privi di qualsiasi potere effettivo se non quello di rimanere rinchiusi nei loro fortini protetti da mercenari. Se questo è il disordine che alcuni temono ed altri minacciano, ben venga. Per dirla con Mao, “grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente”.
E non ci commuoveranno le lacrime e i discorsi patetici sulla famiglia e sul giocattolo rotto dei due Giulietta e Romeo delle tenebre dell’ormai ex-Governo: ci muoveranno soltanto allo sghignazzo. Sì, proprio così, seppelliti da una colossale risata. In faccia al potere, ai fantocci del capitale e alle sue bamboline di pezza.
Ora arriveranno però le manovre e le minacce “più feroci” per intimorire ancora l’opinione pubblica e l’elettorato infedele. Le più prevedibili riguarderanno:
1) La minaccia del Governo tecnico: quasi che del 2011 in avanti tutti i governi abbiano potuto essere qualcosa d’altro. Soprattutto l’ultimo.
2) Le banche. In un contesto in cui i piccoli risparmiatori sono già stati messi a dura prova dai provvedimenti europei (il bail in) e dalle spericolate operazioni di salvataggio messe in atto dal Governo ai danni dei primi (Banca Etruria per citarne solo una), la minaccia che Monte dei Paschi possa saltare a seguito del voto appare davvero inutile e ridicola….
3) La gestione dei profughi e la difesa dei loro diritti davanti all’Europa. Certo, oggi che i “diritti umani” sembrano aver soffocato qualsiasi altra argomentazione, il Governo Renzi sembrava essere il campione internazionale dei diritti umanitari. Bastava soltanto dimenticare non solo gli spropositati interessi delle Coop rosse e bianche nella gestione dell’”emergenza” (Buzzi e Carminati insegnano), ma anche il fatto che tale Governo, impegnato nella Nato e impregnato di interessi petroliferi, è stato sempre comunque fautore di nuove guerre (Libia) e di spericolate alleanze con le forze che già sono alla base delle guerre che producono miseria , distruzione e profughi. Ma si sa, l’ipocrisia del potere non ha limiti.
4) Questioni quali: contratti , pensioni, promesse. Come dire soltanto parole. Vuoti e fraudolenti, come quello per il pubblico impiego oppure autentici ladrocini a danno dei lavoratori come la proposta pensionistica denominata APE (unicamente destinata a favorire, ancora una volta, le banche). oppure le favolose proposte di lavoro per i giovani contenute nel job act e nell’uso dei vaucher per l’impiego.
5) La scomparsa di una sx di Governo. Evviva! Considerato che è sempre stato questo tipo di Sx ad aprire le porte alla Dx e all’oppressione di qualsiasi autonoma iniziativa di classe e/o di lotta contro l’attuale modo di produzione. Con le parole odierne di Marco Damilano, vicedirettore dell’Espresso, “Con lui c’è il suo partito, il Pd, azzerato da una campagna elettorale one-man-show e ora di nuovo dilaniato dalle divisioni. La maggioranza di Renzi non esiste, né sui territori né nel Paese e forse neppure in Parlamento. La minoranza Pd nella società italiana è ininfluente. Il partito ridotto a comitato elettorale dell’americano Jim Messina, il guru che ha fatto perdere tutti i suoi clienti, ha perso ogni contatto con la realtà”. La marmaglia che ha circondato Renzi nel suo Governo continua a blaterare di un 40% di votanti che lo avrebbero sostenuto per poi sostenerlo ancora in futuro. Nossignori, la maggioranza silenziosa che vi ha dato il voto per paura o per abulica fedeltà già non vi appartiene più e alla prossima tornata elettorale questo Pd difficilmente raggiungerà un risultato a due cifre.
6) La richiesta di una nuova stretta alla Legge di Bilancio da parte della commissione europea e i possibili diktat della BCE. Già, come se fosse una novità. Il pretesto sbandierato dal 2011 in avanti per tagliare i diritti dei lavoratori, il servizio sanitario, l’istruzione e peggiorare le condizioni di vita e di lavoro della maggioranza degli Italiani è operativo da cinque anni ormai e ha quasi smesso di fare paura. Continua a funzionare come giustificazione in alto, ma non altrettanto in basso. Il voto lo ha ampiamente dimostrato.
Certo, il cammino è ancora lungo, ma il sintomo di una ripresa di opposizione dal basso c’è stato in maniera evidentissima. Lo scontro infinito con l’impero finanziario e capitalistico è ricominciato e, anche se la finestra appena aperta potrebbe rapidamente rinchiudersi, sarebbe necessario non lasciarsi sfuggire l’occasione di rappresentare un’alternativa all’esistente. Un primo picchetto è stato piantato. Proviamo ora a delineare un tracciato che non ripeta gli inutili errori e gli esempi funesti del passato. E, anche se l’uomo di fumo ha pregato gli zombi di rimanere in sella ad un azzoppatissimo cavallo ancora per qualche giorno, non è detto che la partita non possa riaprirsi già fin dalle prossime ore.

RIDIAMARO :- )

I RACCONTI FANTAPOLITICI DI ALESSANDRA DANIELE

Il Cazzarellum
Hai perso le regionali? Hai perso le comunali? Hai perso il referendum?
Hai mentito, imbrogliato, truffato, minacciato, corrotto, ma nonostante i tuoi sforzi hai perso tutto quello che c’era da perdere, e adesso t’aspetti una disfatta anche alle prossime elezioni politiche?
Non scoraggiarti! Il nostro tutorial in 4 step t’aiuterà a riconquistare la vittoria anche se la maggioranza assoluta degli elettori ormai ti odia a morte.
Step 1
Innanzitutto ti serve una legge elettorale maggioritaria. Il proporzionale rappresenta fedelmente la volontà popolare, che nel tuo caso è cacciarti a calci in culo. Solo col maggioritario corredato d’un forte premio potrai trasformare la minoranza, che nonostante la tua cialtroneria riuscirai ancora a raccattare, in una maggioranza di Governo.
Step 2
Naturalmente il tuo partito non sarà l’unico a cercare d’approfittare di questo premio. Dovrai quindi demonizzare il tuo principale avversario in maniera da spingere tutti gli altri a coalizzarsi con te contro di lui, anche comprandoteli all’ingrosso e al dettaglio, e gli elettori a votarti per paura. Fa’ in modo da dipingerlo contemporaneamente come un marpione e come un incompetente. Si può essere entrambe le cose, tu e il tuo Governo l’avete ampiamente dimostrato.
Step 3
Anche questo però è un trucco che il tuo principale competitor potrà usare contro di te. Quindi dovrai promettere ai tuoi riluttanti elettori qualcosa di esclusivo.
Non il ponte sullo stretto, quella è una cazzata che ormai non si beve più nessuno.
Piuttosto, dando voce alle minoranze interne al tuo partito, potrai promettere di restituire agli elettori come un favore quel diritto alla rappresentanza e al pluralismo che tu stesso gli hai negato proprio col maggioritario. La tipica litigiosità autoimmune che era un vostro limite può diventare un’arma vincente.
Più il tuo partito sembrerà frammentato e conflittuale, più tu sembrerai il più digeribile a quelli che potendo voterebbero qualcun altro, ma che la tua legge maggioritaria costringe a una scelta binaria.
Fomenta le divisioni interne spedendo uno dei tuoi fedelissimi a insultare pesantemente il leader della minoranza, che poi farà il giro dei talk show in processione come un martire del libero pensiero, raccogliendo le simpatie di quelli che ti odiano, che avranno persino voglia di votarlo, senza rendersi conto che in realtà starebbero comunque votando per te.
È il vecchio trucco del Poliziotto Buono e il Poliziotto Cattivo, applicato alla politica. La Democrazia Cristiana l’ha fatto funzionare per decenni.
Step 4
Dai alla tua legge elettorale un nomignolo in latinorum, e falla approvare prima possibile con ogni mezzo necessario, accusando chi si oppone d’aver paura del voto popolare.
Ricordati che hai poco tempo.
Hai fallito nel tuo compito di demolire la Costituzione, quindi i tuoi mandanti non ti proteggono più come prima.
Le coperture cadranno.
E il fantoccio che hai messo a tenerti il posto al Governo potrebbe diventare il loro nuovo esecutore, e seppellirti.

La Sostituzione della Repubblica
Alessandra Daniele

La conduttrice sorride al suo ospite.
– Congratulazioni per il suo incarico da Ministro. Ricordiamo però che il nuovo Governo è stato definito un clone del precedente, cosa dire quindi del risultato del referendum che l’aveva bocciato a larghissima maggioranza?
– Non ce ne frega un cazzo.
La conduttrice tace perplessa. Poi chiede
– Eh?…
– Del risultato del referendum non ce ne frega un cazzo – Ripete tranquillo l’ospite – Abbiamo riconfermato praticamente tutti, e persino promosso i più cialtroni. La ministra dell’Istruzione ha la terza media. Il Ministro degli Esteri ai vertici fa il grammelot. Non è evidente? Ce ne fottiamo.
– E lo ammette così?
Il Ministro si stringe nelle spalle.
– Tanto non potete farci niente.
– Non è in arrivo un altro referendum?
– Possiamo evitarlo cambiando la copertina del Jobs Act, e lasciando il contenuto identico come abbiamo già fatto col Governo.
– Ma comunque alle prossime elezioni…
– Quali elezioni?
– Prima o poi si dovrà votare.
– Ah certo, ma lo si farà con una legge elettorale in grado d’impedire altri abusi come quello del 4 dicembre: il Neo Mattarellum.
– Neo?
– Il Mattarellum, con una correzione in chiave ulteriormente maggioritaria. Noi l’avevamo già detto: il suffragio universale è obsoleto e non più sostenibile in una democrazia avanzata. Milioni di elettori che svolgono tutti la stessa funzione sono uno spreco di tempo e di denaro. Il multielettoralismo è persino peggiore del biCameralismo. È il momento di passare al monoelettoralismo.
– Cioè?
– Un solo elettore che vota per tutti.
– Chi?
– Appunto Mattarella. Questo otterrà il fondamentale risultato di snellire le procedure: invece di aspettare il risultato delle elezioni, il nostro Presidente potrà conferirci direttamente l’incarico di formare il nuovo Governo. Come ha appena fatto. Visto che il dissociato corpo multielettorale ha respinto la nostra Riforma Costituzionale, s’è resa indispensabile una Riforma Sostituzionale. La sostituzione della Repubblica democratica con la Repubblica monocratica.
– Ma questa non è una forzatura istituzionale? – Azzarda la conduttrice.
– No, è proprio un golpe. Non l’avete ancora capito? Certo, non ci sono i carri armati e i colonnelli, ma quella è paccottiglia obsoleta, il nostro è un Golps Act: per tornare efficiente la democrazia ha bisogno di licenziare i suoi elettori in esubero. Un monoelettore basterà. E nel caso dovesse servircene qualcun altro, potremo sempre comprarcelo dal tabaccaio. Adesso mandi la pubblicità. È tassativa.
La conduttrice si gira verso la teleCamera, e mormora
– Pubblicità.

Il Patto Cazzaroni
Alessandra Daniele

Il Cazzaro ha passato la campagna referendaria a promettere che in caso di sconfitta si sarebbe ritirato dalla politica.
Naturalmente non l’ha fatto.
Indovinate perché.
Vi do un aiutino.
Perché è un cazzaro.
È rimasto qualcuno che creda ancora alle parole di Matteo Renzi?
A questo punto c’è persino da chiedersi se si chiami davvero Matteo Renzi.
Invece di rendere conto della disfatta, mercoledì scorso ha liquidato la direzione del suo partito con un surreale comizietto trionfalistico pieno delle sue solite millanterie miste a spiritosaggini da cena aziendale, lasciando basiti i convocati, a cui è stato impedito di controbattere.
Dopodiché ha ricominciato immediatamente a intrigare per restare al potere, personalmente come segretario del PD, e al Governo attraverso un suo fedelissimo, Paolo Gentiloni Silveri, rampollo dei Conti Gentiloni Silveri di Filottrano, Cingoli e Macerata, sessantottino pentito, ed ex delfino di Rutelli come Renzi.
Quale migliore risposta all’incazzatura popolare che affidare la presidenza del Consiglio a un conte?
Esecutore degli stessi mandanti, come pattuito il Governo del conte Gentiloni è programmato per essere la fotocopia in bianco e nero di quello del Cazzaro, e durare almeno sei mesi.
La scusa ufficiale è che occorrano soprattutto per rifare la legge elettorale.
Indovinate un po’.
Vi do un altro aiutino.
È una cazzata.
L’Italicum è una legge ordinaria, per abrogarla basta un voto parlamentare a maggioranza semplice, non c’è bisogno d’aspettare il parere della Consulta, volendo non ci vogliono sei mesi e nemmeno sei giorni. Abrogando l’Italicum, e ripristinando anche alla Camera il cosiddetto Consultellum, il proporzionale risultato dalle modifiche della Consulta al Porcellum, si potrebbe votare subito.
Per quanto il Consultellum sia racchio, l’Italicum fa schifo al cazzo, come tutte le cose prodotte dal Governo Renzi.
È l’ultimo rimasuglio di quella controriforma fascistoide e golpista che abbiamo giustamente appena respinto a calci in culo.
L’unico motivo per cui Grillo adesso sembra gradirlo, seppure corretto, è perché pensa di poterci vincere le elezioni. Originariamente confezionato dai renziani apposta per garantire il potere assoluto al loro spocchioso ducetto, l’Italicum s’è invece rivelato di fatto della taglia del M5S di Grillo.
E i renziani danno degli incapaci ai grillini.
Nei prossimi mesi, con l’aiuto dei Berlusconiani più esperti di loro in riformaialate, i renziani cercheranno di scucire l’Italicum e ricucirlo di nuovo su misura del Cazzaro, che nel frattempo dovrà però faticare per non finire divorato dalle formiche carnivore della minoranza PD che ha cercato di schiacciare per anni, e che ovviamente non vedono l’ora di vendicarsi.
Se “Bastonare il Cazzaro che affoga” sarà il loro motto, per una volta avranno qualcosa da insegnarci. Infatti, benché la nostra del No al referendum sia stata una grande, epocale vittoria, finora è soltanto una mezza misura.
No alla Cazzariforma, e anche alla sua continuazione con altri mezzi.
No half measures.

Il Salto del Cazzaro
Alessandra Daniele

Donald Trump incarna lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. Fin dall’inizio era una Cechov Gun destinata a sparare.
Eppure la sua vittoria ha spiazzato la classe dirigente italiana al punto di rendere lo sport nazionale di saltare sul carro del vincitore un vero e proprio sport acrobatico.
Persino Renzi, dopo aver leccato il culo ai Clinton fino alla notte delle elezioni, con tanto di Maria Elena Boschi in versione cheerleader, adesso sta cercando di spacciarsi per un Trumpolino, stiracchiando la sua immagine per cercare di farla somigliare il più possibile a quella dell’orripilante nuovo imperatore.
Il tanto strombazzato endorsement di Obama è diventato un imbarazzo da dimenticare. Dopo averci ammorbato di spot con Barack e Michelle, Renzi negherà di averli mai conosciuti, e si presenterà in felpa verde con scritto “Basta Negri”.
Poi si tingerà i capelli biondo paglia negando d’essere mai stato moro, e definirà ogni sua vecchia foto un photoshop architettato dai Servizi deviati. Lo chiameranno Il caso moro.
La bandiera dell’Unione Europea, rimossa dal fondale delle televendite renziane, sarà sostituita con la bandiera americana. Quella Confederata.
Tutto nel patetico tentativo di spacciare la controriforma renziana per “il Cambiamento”, quand’è invece palesemente concepita apposta per conservare e consolidare l’egemonia dell’establishment, ed è infatti sostenuta da tutto il sistema di potere politico-finanziario, da Confindustria e Bankitalia, all’Unione Europea, a tutto il coro dei media mainstream.
Questo referendum è una scelta fra il cambiamento e la conservazione, e l’unico voto per il cambiamento è il NO.
La vittoria del Sì manterrebbe in carica il Governo Renzi, padrone di continuare tutte le politiche antisociali di precarizzazione del lavoro, le regalie a banche ed evasori fiscali, l’occupazione e il controllo dei media, la criminalizzazione del dissenso, l’esproprio e lo scempio dei territori per “grandi opere” utili solo alla criminalità organizzata, senza che le regioni possano più interferire.
L’Italicum sarebbe rettificato per eliminare il ballottaggio, e prevenire vittorie impreviste.
Poi, grazie a un parlamento completamente controllato dal partito unico al Governo, continuerebbero indisturbate la cessione di sovranità nazionale alle lobby finanziarie, e la partecipazione italiana a tutte le guerre neocoloniali disponibili.
La vittoria del Sì garantirebbe la continuazione dell’opera di sistematico smantellamento della Carta Costituzionale e delle garanzie democratiche, e l’accentramento del potere nelle mani di pochi oligarchi scelti dal Capitale internazionale, schema in atto da decenni del quale cambiano soltanto gli esecutori.
Renzi, coi suoi slogan da mediashopping, le sue promesse cazzare, la sua petulante arroganza da figlio di papà, e la sua corte di manichini e leccaculo, non è che l’attuale sicario del sistema mandante di quest’infame controriforma, che deve essere fermata.
Che l’ultimo salto del Governo cazzaro sia un salto mortale.

CAZZARGEDDON
Alessandra Daniele

Con una schiacciante maggioranza di No, 19 milioni di voti, oggi l’Italia ha finalmente rottamato la grottesca Cazzariforma di Renzi, insieme alle sue altrettanto grottesche velleità napoleoniche.
Una controriforma fascistoide scritta col culo, sulla quale Renzi aveva (infatti) messo la faccia, e che in faccia gli è scoppiata, punendo la petulante arroganza padronale sua e dei suoi pupazzi animati con una sconfitta devastante quanto meritata.
L’Apocalisse del Cazzaro è cominciata.
Non gli sono bastati ricatti, minacce, propaganda asfissiante, media collusi e servili, losche ingerenze straniere, clientele para-mafiose, abusi, manipolazioni e menzogne di ogni genere, per far digerire a un Paese già stufo e schifato l’ennesima porcata di regime. La Sostituzione della Repubblica con una rozza monarchia padronale.
Nonostante il patetico tentativo di spacciare questa ripugnante restaurazione golpista per un Rinnovamento, è rimasto sempre ben chiaro cosa votasse davvero la Casta, quale fosse il vero voto di Castità.
E così, ancora una volta, i disegni delle tecnocrazie finanziarie nazionali e internazionali, e i loro esecutori, sono stati spazzati via dall’onda crescente dell’incazzatura popolare.
Questa vittoria non appartiene a nessuno dei cacicchi vecchi e nuovi che cercheranno di intestarsela, né alle loro bandiere, appartiene a quel popolo che s’è rotto i coglioni d’essere trattato come merce.
Questa vittoria è nostra, e non dobbiamo farcela portare via.

Burning down the House
Alessandra Daniele

Dopo essere stata considerata per mesi una candidatura ridicola, quando non addirittura una candidatura civetta, la discesa in campo dell’orripilante Donald Trump è invece riuscita a spazzare via Hillary, l’erede al trono designata dalla dinastia Clinton, rendendo ancora più completo il fallimento della presidenza Obama, e lasciando basiti editorialisti e sondaggisti di corte che da sempre davano per scontata la vittoria della sprezzante e sanguinaria ex first lady.
Per la Clinton il sostegno servile di quasi tutti i media mainstream, e i patinati testimonial hollywoodiani si sono rivelati controproducenti, finendo per confermare la sua immagine di pretenziosa oligarca.
Le celebrità che l’hanno sostenuta nell’illusoria certezza della sua vittoria adesso si ritrovano ad avere pesantemente insultato, e a volte persino minacciato il Presidente degli Stati Uniti, e per giunta uno dei più potenti da un secolo a questa parte, dato che può contare sulla maggioranza al Congresso e al Senato, nonché sul significativo appoggio esterno dell’astuto Vladimir Putin, che continua a estendere la sua influenza sul pianeta.
Sarà interessante vedere quanti avranno adesso il coraggio di ribadire insulti e minacce, e quanti invece cominceranno a leccargli il culo come ai suoi predecessori.
Il vento è cambiato? In realtà era già cambiato da un pezzo, benché le élite preferissero ignorarlo, continuando a consigliare ai senza pane i cracker all’olio di palma.
Il vento è cambiato, e continuerà a cambiare. Non certo per merito di Trump in sé, fascistoide referente delle lobby armiere e cementizie. Trump è un Cazzaro, esattamente come tutti gli altri presunti leader rottamatori, da Renzi e Tsipras, allo stesso B, altro palazzinaro puttaniere e showman che vinse in Italia nel 1994 proprio spacciandosi per l’unica alternativa alla vecchia politica.
Le cose continueranno a cambiare perché le masse si sono rotte i coglioni.
Semplicemente, brutalmente, rotte i coglioni.
Hillary Clinton ha spedito un pizzino agli elettori, dicendo testualmente “O me, o l’apocalisse”. Gli elettori hanno preferito l’apocalisse.
Alla fine non sono stati i Nazisti dell’lllinois a portare Trump alla presidenza, è stata la classe operaia della Rust Belt, che Hillary ha snobbato mentre incassava l’endorsement di Lady Gaga. E di Wall Street.
Operai, contadini, casalinghe, disoccupati, sottoccupati, pensionati che non hanno scelto Trump nonostante sia raccapricciante, ma proprio perché è raccapricciante.
Per citare Michael Moore, uno dei pochi a prevedere la vittoria di Trump:
«Molti votano per Trump per poter essere “terroristi legali”, partecipare alla detonazione del sistema. L’8 novembre puoi andare alle urne e, anche se Trump ti sembra pazzo o non ti piace, lo voti perché sai che farà andare in tilt tutto. Il sistema che ti ha rubato la casa, il lavoro, puoi farlo saltare in aria così, e legalmente. Trump prenderà un sacco di voti da chi vuole sedersi e godersi lo spettacolo di un Paese in fiamme».
Trump non farà detonare il sistema personalmente, perché anche lui ne fa parte, ma l’ondata d’incazzatura che l’ha portato alla Casa Bianca come un’esondazione trascina un cassonetto, la stessa ondata che ha prodotto la Brexit e travolto Cameron, non si fermerà qui. Non si fermerà facilmente.

Il pasto nudo
Alessandra Daniele

– Posa i carciofini sottolio.
– Perché?
– Perché l’onorevole ci ha mandato in questo discount per dimostrare che una famiglia di 3 persone con un bonus di 80€ può mangiarci una settimana. Per il referendum bisogna provarle tutte – Indica il barattolo – Ma se tu cominci a prendere i carciofini a 20€ al chilo…
L’altro sgrana gli occhi.
– 20€?
– 4€ per 200 grammi. Al chilo quanto fa?
L’altro socchiude gli occhi, poi mormora
– Cazzo.
Posa il barattolo. Il collega gli indica lo scaffale di fronte.
– Prendi il minestrone in scatola.
– Ma è una poltiglia immonda.
– Costa 1€ al.pezzo.
– Lo conosco, è solo fecola che sa di terra. Fagioli ce ne saranno cinque in tutto.
– Prendilo – taglia corto l’altro. Poi pesca una confezione di biscotti dal carrello.
– Cosa sono questi?
– Farciti al cacao, s’era detto di metterci anche qualcosa di goloso per fare scena.
– Ce ne sono 22, che fanno i nostri tre pezzenti, se ne mangiano uno ciascuno al giorno? Cos’è, 7 chili in 7 giorni?
– Uno ciascuno? – Chiede l’altro, perplesso.
– 22 diviso 7 quanto fa?
L’altro aggrotta la fronte.
– Vabbè, ciao. Posa questi biscotti e prendi quelli secchi per il latte.
L’altro dà un’occhiata al carrello.
– Questo latte sarà abbastanza?
– Non possiamo prendere di più, altrimenti sforiamo. E poi il latte fa male alle ossa.
– Male?
– Non le hai sentite le ultime scoperte? I latticini decalcificano le ossa.
– Ma sarà vero?
– Non fare il complottista.
– Anche il latte di soia fa male?
– Quello di soia non è mica latte, è olio. Lo chiamano latte perché nessuno comprerebbe olio zuccherato.
L’altro ne prende un brik dallo scaffale Bio.
– “30% di zuccheri in meno” – legge – Meno zucchero, e costa di più?
– La dieta deve costare, sennò non funziona. Come la psicanalisi. Posa il latte finto, i nostri pezzenti non possono permettersi la dieta. Devono accontentarsi della fame.
L’altro controlla il carrello.
– Manca anche il caffè.
– Il caffè se lo prendono al bar. Extra bonus.
– Succo di frutta?
– Quello in offerta.
L’altro legge l’etichetta.
– “Succo d’arancia 20%. Sciroppo di glucosio, conservanti, addensanti, stabilizzanti, antiossidanti, coloranti, aromi. Acidificanti: acido citrico, acido ascorbico, acido tartarico”. Manca niente?
– Il carbonato acido di ammonio – risponde il collega, indicando i biscotti secchi.
– Prendiamo anche un po’ di carne? “Noodles al pollo – legge – 90% farina, 0,5% pollo”.
– Lascia perdere quelli, prendi le cotolette da 1€.
– “Carne separata meccanicamente”. Che vuol dire?
– Carcasse macinate.
L’altro butta le cotolette surgelate nel carrello, con aria di vago orrore.
Il suo telefono emette un blip.
– Dice l’onorevole di sbrigarci – legge – che fra un’ora ha la diretta, e le serve lo scontrino.
– Abbiamo quasi finito. Peccato che non abbiano ancora firmato il TTIP, i prodotti americani costeranno ancora meno.
– E una famiglia potrà camparci una settimana?
– Mangiarci si, camparci non credo.
Spinge il carrello verso la cassa.

GRANDI PROGETTI (da cui il titolo :- ))
Diego Leandro Genna

– È un sistema destinato a fallire.
– È già fallito.
– Per questo siamo obbligati a inventare delle soluzioni.
– E dobbiamo farlo prima possibile, o sarò troppo tardi.
– Siamo qui, spetta a noi cominciare il cambiamento.
– Va prospettato un altro sistema di valori. Dobbiamo dismettere l’impalcatura della società capitalistica, abbandonare il concetto di sviluppo economico e di benessere legato al consumo di massa, sfrenato e compulsivo.
– Liberare la felicità dal denaro. Liberare il tempo dal lavoro. Liberare l’uomo da se stesso.
– E interrompere lo sfruttamento di risorse, di beni, di servizi, di cose, di esseri, di tutto… Crescere in altro modo.
– È questo il punto, la prospettiva di crescita.
– Occorre progettare piani di sviluppo solidale, sviluppo umano, culturale, emozionale… Cambiare completamente rotta. Disinnescare questa spirale di autodistruzione. Cambiare abiti e abitudini. Fermarsi, soffermarsi, meditare un’evoluzione che conduca verso altre realtà.
– Senza barriere, senza muri, senza disuguaglianze, senza competizione, senza interessi privati, senza confini territoriali, senza pregiudizi.
– Una nuova società, dove sia prediletta la concordia alla lotta, l’inclusione all’emarginazione, l’aiuto all’indifferenza, dove ciascun individuo collabori attivamente alla creazione di un mondo nuovo, nel pieno rispetto e in totale armonia con il pianeta che ci ospita.
– Cominciando da subito.
– Trovare il modo per far entrare in contatto l’umanità con se stessa e con la natura che ci circonda. Un legame intimo e profondo, un contatto animista, spirituale, un punto di unione onnicomprensivo.
– Che in fondo c’è già, perché siamo legati a livello biologico, genetico, da qualcosa d’innato.
– Giusto! E qual è l’istinto primordiale che ci accomuna tutti?
– La sopravvivenza.
– Esatto. Il cervello funziona con un meccanismo selettivo che filtra le informazioni privilegiando quelle utili alla nostra sopravvivenza. Il problema è che la realtà è influenzata dai pochi che hanno il potere di imporre la propria di visione del mondo e della vita agli altri, rendendo tutti ciechi. Basterebbe capire questo per dare inizio a un grande cambiamento.
– Pulire e purificare le porte della percezione, come ha già detto qualcuno…
– Spalancarle! Svelare che non c’è differenza tra dentro e fuori, e chiunque può percepire la natura esterna come interna, appartenente al proprio stesso essere.
– E tutto apparirebbe all’Uomo come è…
– Infinito! Proprio così… Si sprigionerebbe un inarrestabile sentimento di condivisione, di unione con la natura e con tutti gli esseri viventi in essa.
– A quel punto sarebbe inevitabile la comprensione dell’altro, a prescindere dalle attitudini di simpatia o antipatia e da ogni giudizio morale. Sarebbe una comprensione naturale, spontanea. Una comprensione simbiotica.
– Ecco! Bisogna costruire qualcosa su queste basi, investire su questi progetti…
– Un ponte empatico! Una grande opera d’interconnessione. Un tempio che sia anche il mezzo, la via stessa per oltrepassare la cortina d’individualismo che ci separa l’uno dall’altro.
– Bello! Un ponte empatico.
– Riscoprire la telepatia!
– Ottima idea! E in questo la tecnologia potrebbe venirci in aiuto. Immagina un mondo in connessione telepatica, qualcosa simile a internet, una rete con libero accesso, di condivisione dei contenuti a livello mentale, un sistema cognitivo aperto e universale, una grande mente collettiva dalla quale ognuno può attingere.
– E al contempo contribuirne alla crescita.
– La comunicazione sarebbe totale, poiché tutti sarebbero emittenti e destinatari.
– Le macchine stesse potrebbero funzionare in empatia con il nostro sistema nervoso. Tu pensi a una cosa e la macchina lo fa per te.
– Geniale!
– Sarebbe tutto più facile. La conoscenza collettiva favorirebbe l’immediata emancipazione, la povertà e l’ignoranza sarebbero spazzate via in un soffio.
Il mozzicone di candela si spense in quel momento. I due rimasero in silenzio. Un buio compatto sigillava la notte. Se fossero stati più giovani e con una bottiglia di whiskey a fargli compagnia, avrebbero continuato a sognare per tutta la notte, aspettando che le prime luci dell’alba estinguessero le loro fantasticherie. Ma erano anziani e, con l’artrosi che li intrappolava, non potevano permetterselo. Si alzarono dal bordo della banchina, a stento, mettendosi prima in ginocchio, poi, una volta in piedi, si voltarono e in pochi passi raggiunsero la loro nicchia di cartoni e pezzi di legno raccattati lungo il fiume. Si ficcarono dentro il sacco a pelo senza aggiungere nulla. Il fiume era quasi immobile. Un ratto risalì la sponda passando accanto al loro giaciglio. Non c’era luna. I due anziani si addormentarono cullati dal ritmico pulsare della notte, il gorgoglio di sottofondo della città, come un enorme gatto che faceva le fusa raggomitolato sopra le loro teste.
Erano convinti che soltanto con la loro immaginazione potessero cambiare le sorti del pianeta. Per questo ogni notte, prima di addormentarsi, inventavano mondi migliori.
Finché avrebbero avuto la forza di sognare si sarebbero sentiti vivi.

Da Miriam: “Ti mando questo pensiero di Bayer, alla quale aggiungo un unico augurio: “Possa Dio conservare la meraviglia che sei!” (Beh, insomma.. non credo che siano proprio tutti d’accordo su questo ma grazie lo stesso).
“A volte penso che pretendiamo troppo dal giorno di Natale. Cerchiamo di farci stare il troppo arretrato di gentilezza e umanità di tutto l’anno. A me piace prendere il Natale un po’ alla volta, per tutto l’anno. E perciò mi lascio trasportare fino ad arrivare alle vacanze – lascio che mi colgano di sorpresa – svegliandomi un bel giorno e dicendo improvvisamente a me stesso: “Caspita, questo è il giorno di Natale!”
(Ray Stannard Baker)
.
E’ MORTO GEORGE MICHAEL

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  1. Lei e’ persona cortese e preparata. Per questo ho deciso di scriverLe : rispetto la Sua posizione e sono grato per gli approfondimenti. Io del resto sono solo un osservatore, un analista dedito alla ricerca e non ho alcun motivo per dubitare di scelte effettuate in onesta’ contro la disonesta’ imperante soprattutto quando – al pari Suo – ci si ‘mette la faccia’ (perche’ un uso tanto smodato sul blog di nickn.? Lei pone la Sua firma sui post, io ( pochi ) altrettanto. Assomigliano molto alle ‘pasquinate’ papaline tolto il fatto che allora gli attacchi erano portati con ironia e poca sguaiatezza al potere e non riversati con cinismo sui compagni di lotta ! ) Mi spiace molto per gli insulti gratuiti che vanno oltre la frase inopportuna : feriscono la propria identita’ costruita sull’amore ma anche sulla quotidiana sofferenza. Non posso pensare che esistano esseri umani si poco sensibili e malvagi, ritengo sia colpa dell’ignoranza espressiva e dell’impreparazione lessicale. L’insulto, a mio modo di vedere (ma vi e’ un prezioso volume del Bachtin, profondo studioso del fenomeno anche in proiezioni etimologiche e storiche, di lontana edizione purtroppo quindi credo ormai introvabile) e’ sempre l’incapacita’ di argomentare con logica e studio alle obiezioni per rifugiarsi nell’eclatante/orrido a buon mercato (in genere parti anatomiche – deiezioni – gerghi assunti acriticamente dal folclore), cosi da impedire un puntuale contradditorio. La Sua famiglia, da quel poco che conta e che estrapolo dalle ns. conversazioni, e’ ed e’ stata un esempio di rispetto vicendevole, maturazione, dialogo fino a portarLa a quel ruolo di ricercatrice psico-socio-politica che con successo ricopre (la mia solidarieta’ anche a Sua figlia).
    In ultimo non e’ mia intenzione giudicare in se’ le persone, siano il concittadino sig. Grillo (o il figlio di Casaleggio) che conosco per pochi scambi di battute e non personalmente. Immagino siano persone corrette, sensibili, coraggiose, tenacemente visionarie, magari timide. No, non e’ mia intenzione. Sottolineo il metodo a mio giudizio non trasparente ad es. di amministrare un blog che, grazie al continuo intervento di commentatori o lettori, e’ divenuto importante anche economicamente (tra i primi 100 nel mondo se non erro!) Un bilancio accessibile, meglio se certificato, permette di rilevare se i fondi pubblicitari sono TUTTI effettivamente destinati a sostenere il blog e le connesse iniziative (come credo) o se alcune plusvslenze vengono dirottate su aziende e/o beneficiari privati. Non e’ per sfiducia, ma constato abusi anche in onlus che si dicono totalmente altruiste pero’ a volte ‘dimenticano’ poste a vantaggio di fondatori / dirigenti o li indicano in fantomatici rimborsi che sperano passino inosservati. Per un mov. che accusa gli avversari di poca trasparenza e latrocini (a ragione) immagino sia il minimo onde conservare la propria conquistata credibilita’. La pubblicita’ poi, gentile sig.ra Viviana, e’ arma a doppio taglio. Permette una fonte onorevole di contributi pero’ spesso lega cliente e fornitore in un patto di mutuo soccorso, di minore obiettivita’ che il mov.5s intravede in media o enti di controparte denunciandoli aspramente (purtroppo ‘pecunia non olet’!) e spesso presta il fianco a critiche, magari becere ed interessate, dei detrattori.
    Un caro saluto e grazie per l’attenzione.
    Renato

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 27, 2016 @ 1:50 pm | Rispondi

  2. Caro Renato
    non capisco questa attenzione ai ricavi del blog, non sono molti e so per certo che i costi sono superiori. Abbiamo un Movimento che non gode di sponsor privilegiati, che non riceve aiuti pubblici, che non intasca mazzette in nero. Non conosco i bilanci del blog o di Grillo ma so per certo che sono tutti pubblici e visibili e ipotizzo con forti margini certezza che, se in tutti questi anni ci fosse stato qualcosa di men che corretto, i nemici di Grillo lo avrebbero immediatamente impugnato per infamare il Movimento. Siccome non sono riusciti a trovare nulla, non mi pare il caso di occuparsene ulteriormente.
    Circa l’insulto o la calunnia, non ho mai esaminato le motivazioni psicologiche o esistenziali di queste forme di aggressione umana, ma constato che ci sono persone che non sanno comunicare che con quelle, così come ci sono persone che non godono se non quando arrecano del male agli altri.
    Per quel che mi riguarda, sono una persona reattiva e impetuosa e spesso sono caduta nell’errore di reagire troppo bruscamente a male parole con chi mi faceva del male intenzionalmente. E’ un mio difetto e me ne vergogno per cui non sempre le mie risposte sono state educate e gentili ma ci sono soggetti che proprio non sopporto e anche se lo staff, dietro mia richiesta, è sempre intervenuto a mia difesa, queste difese però non sono mai state tempestive e veloci, lasciandomi in balia di vere carogne per tempi troppo lunghi.
    I miei famigliari sono indubbiamente migliori di me. Mio marito è stato un uomo di grande valore e umanità che ha aiutato tutti quelli che si sono rivolti a lui e ha sempre perdonato a quelli che gli hanno fatto del male, cosa che a me non è mai riuscita. Quando è morto ha lasciato un grande rimpianto in tutti quelli che lo hanno conosciuto e amato. Non si è mai occuoato di politica ma è sempre stato attivissimo nel suo lavoro e nell’aiuto al suo prossimo.
    Mia figlia ha sempre lavorato nel volontariato, anche ora lavora in “The save the children” e ospita i migranti nella sua casa di Londra. Sono molto orgogliosa di lei. Tra le altre cose che ha fatto c’è stata la campagna delle bandiere di pace che è stata una delle manifestazioni meglio riuscite e che è stata una sua iniziativa per scongiurare la guerra in Irak.
    Io a confronto di loro valgo molto poco ma cerco comunque di aiutare tutti quelli che incontro e di essere una buona cittadina che si batte per il bene del proprio Paese.
    Mi occupo di politica solo a partire dal G8 di Genova dove rimasi scandalizzata dalle divergenze tra quello che i media passavano e quello che i testimoni oculari raccontavano. Da allora ho combattuto con la stessa foga tutti i vari regimi, da Berlusconi a Renzi. Non sopporto più la sinistra ufficiale né quella estrema. E sono perfettamente consapevole che il M5S ha difetti come tutti i Movimenti o i partiti ma confido che abbia almeno un piano di lavoro e un livello di ideali superiore agli altri e siccome sono una no global e combatto contro il neoliberismo che è una forza alternativa di dittatura (del capitale) trovo nel M5S il massimo di aderenza ai miei obiettivi, malgrado i tanti difetti e le tante attuali imperfezioni. Del resto, se siamo obiettivi, comprendiamo da soli che in questo mondo non esiste nulla di perfetto. Ma vi sono errori e reati. I vari partiti italiani sono accusabili di pesanti reati. Il M5S è imputabile di errori. Ma tra reati ed errori c’è un abisso, io credo
    cordialmente
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 27, 2016 @ 2:08 pm | Rispondi


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