Nuovo Masada

novembre 16, 2016

MASADA n° 1806 15-11-2016 NOTE SULLA REINCARNAZIONE

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MASADA n° 1806 15-11-2016 NOTE SULLA REINCARNAZIONE
Blog di Viviana Vivarelli

Come un uomo smettendo i vestiti usati, ne prende altri nuovi, così proprio l’anima incarnata, smettendo i corpi logori, viene ad assumerne altri nuovi”.
(Bhagavad Gita 2, 22)

Il figlio di un’amica psicoterapeuta, 6 anni appena compiuti, ha chiesto: “Perché alcuni nascono persone e altri piante o animali?”
Grande domanda!
Grande bambino!
Non è facile rispondere. Al mondo ci sono più domande che risposte. Voi che avreste risposto? In realtà potremmo chiedere: perché io sono io e non sono un altro?

Nel 1926, in un villaggio vicino a Delhi, una bambina di 4 anni cominciò a raccontare una vita precedente e disse di avere avuto un marito e dei figli. Si chiamava Shanti Devi. Il caso è famoso e se ne occuparono lo stesso Gandhi e personalità importanti del Parlamento indiano. La bambina che aveva imparato da poco a parlare bene, raccontò di avere avuto un marito e dei figli. Disse che il marito si trovava a Mathura, che era proprietario di un negozio di vestiti e che avevano dei figli. Chiamava se stessa col nome di Chaubine. Diceva di essere morta dando alla luce il terzo figlio. I genitori cominciarono a preoccuparsi quando queste storie, divennero via via sempre più insistenti. Durante i pasti le capitava di dire cose come: “Nella mia casa a Mathura si mangiano dolci differenti”. Raccontava che tipo di vestiti era solita indossare. Più cresceva e più insisteva con i suoi genitori che la portassero a Mathura. Un giorno il suo insegnante delle superiori decise di inviare una lettera al presunto marito della ragazza. Con grande stupore verificò che tutto quello raccontato da Shanti Devi, corrispondeva a verità. Nella lettera l’insegnate chiese al marito di visitare Delhi, ma lui viveva molto lontano, e suggerì di far incontrare la ragazza con suo cugino che invece viveva in città. Nella riunione organizzata per l’occasione, Shanti Devi riconobbe senza esitazione il cugino del marito, inoltre gli rivelò alcuni dettagli della casa, dove aveva vissuto a Mathura, rivelandogli il luogo dove lei aveva sotterrato dei soldi. Quando le domandarono se sapeva dirigersi dalla stazione di Mathura alla sua precedente abitazione, rispose affermativamente senza esitare. Knajimal il cugino del marito, rimase così colpito dalle storie di Shanti Devi che convinse il presunto marito a visitare Delhi. Per depistare Shanti Devi, glielo presentarono come suo fratello, ma lei disse decisamente che era suo marito. Quando la madre le chiese che cosa dovesse preparare per pranzo, lei le disse di cucinare patate ripiene paranthas e curry di zucca che erano appunto i piatti preferiti del marito. Durante l’incontro, Kedarnath gli chiese delle prove ulteriori e Shanti gli rispose “Sì, c’è una pozzo nel cortile dietro casa, dove di solito mi bagnavo”.
Quando vide il figlio che aveva avuto nella vita precedente, si mise a piangere dall’emozione e chiese a sua madre di donargli tutti i suoi giocattoli. Kedarnath le domandò come avesse fatto a riconoscerlo, se quando lui era venuto alla luce lei era morta. Lei gli spiegò che suo figlio era parte della sua anima e che l’anima facilmente riconosce se stessa. Dopo cena, Shanti chiese all’uomo “Perché l’hai sposata?” riferendosi alla sua nuova moglie “Non avevamo forse deciso che tu non ti saresti risposato?”. Quando lui ripartì per Mathura, Shanti voleva seguirlo, ma i suoi genitori si rifiutarono di lasciarla andare. A Mathura ci sarebbe andata in un secondo momento, invitata dall’ ex marito e avrebbe riconosciuto molte persone ed identificato senza problemi molti luoghi. Oltre a raccontare l’esperienza della sua vita precedente, Shanti, descrisse anche il periodo di transizione tra una vita e l’altra.
E’ stato il caso di reincarnazione più indagato e documentato della storia moderna, per esso nel ’35 il Governo costituì un comitato di indagine.

Non sempre chi crede nella reincarnazione parla di un’anima che trasmigra da un corpo a un altro, c’è chi parla di spirito vitale o di azione che perdura o di compito esistenziale. Credono nella reincarnazione buddhisti, induisti, lamaisti e sikh (nel Buddhismo però non si parla di anima), ne troviamo tracce nella Torah ebraica e anche nel Corano ma molti musulmani la rifiutano. Nell’Islam e nell’Ebraismo non è un punto fondamentale.
Al tempo di Gesù la reincarnazione era pienamente accettata da Ebrei ed Esseni e largamente diffusa e ha continuato ad essere popolare tra gli Ebrei europei fino alla fine del Medioevo. Tra gli Ebrei Chassidici e mistici è conosciuta come “gilgul” ed è spiegata abbastanza in profondità in varie opere cabalistiche. Si dice che le anime sono strappare violentemente dai corpi creando ‘scintille’ e si parla di questo ‘vorticare di scintille’. C’è un processo continuo di creazione divina mediante catene di cause ed effetti. Tutto possiede una sottile anima, anche le pietre. Se l’anima non ci fosse, la creazione cesserebbe. L’anima umana ha 5 livelli che si riferiscono alle sephirot o emanazioni divine. La componente fondamentale dell’anima è il Nefesh, coscienza, che quando un organismo muore passa in uno che nasce.
I Drusi, di origine musulmana, non solo credono nella reincarnazione, ma considerano le memorie delle vite passate una cosa normale.
Il concetto di reincarnazione fu una componente del primo Cristianesimo e i Padri della Chiesa Cristiana testimoniano che faceva parte del pensiero cristiano primitivo.

Per reincarnazione si intende la rinascita di un principio animico o spirituale o comunque immateriale in un altro corpo fisico, dopo un certo intervallo di tempo dalla morte. Eliminiamo al momento ipotesi come la trasmigrazione dell’anima in animali, piante o esseri alieni e occupiamoci del passaggio di un principio incorporeo da uomo e uomo.
Gli antichi Greci parlavano di metempsicosi o metensomatosi, trasmigrazione delle anime. Ci credevano Pitagora, Platone e altri.
Platone che raccoglie l’eredità dell’Orfismo e dei culti misterici, nella Repubblica di Platone, ci racconta la metempsicosi in forma poeta nel MITO DI ER:

Er, nato in Panfilia, cadde in battaglia.
Dopo dieci giorni si raccolsero i cadaveri putrefatti
ed egli fu raccolto intatto,
portato a casa al dodicesimo giorno
fu messo sulla pira,
tornò in vita e narrò ciò che aveva veduto.
Dopo un giudizio, le anime arrivarono in un luogo
dove si sorteggiava l’ordine con cui ognuno avrebbe scelto
il proprio destino.
Il numero delle scelte era superiore a quello delle anime,
così che anche l’ultima avrebbe potuto scegliere.
Il primo doveva stare ben attento,
ma l’ultimo poteva non disperare.
Colui che sarà designato dalla sorte come primo,
per primo sceglierà la sua vita
a cui sarà poi legato irrevocabilmente.
La virtù non dipende che da sé medesima.
Ciascuno è responsabile della propria scelta,
la divinità non ne ha colpa.
La prima anima,
trasportata dall’avidità e dall’ignoranza,
scelse la signoria più grande
e le sfuggirono gli orrori che le erano associati
come divorare i propri figli,
poi attribuì la colpa della sua sventura a tutto fuorché a sé.
Quando tutte le anime ebbero scelto
la propria condizione di vita
venne loro assegnato
l’angelo che ognuno aveva scelto
come custode della vita e esecutore del destino.
Poi, si recarono nel luogo dell’oblio,
una pianura nuda di alberi
e di tutto ciò che porta la terra.
Veniva la sera.
Si accamparono sulle rive di un fiume,
la cui acqua non può essere contenuta in nessun vaso.
Tutte bevvero di quell’acqua
e chi ne bevve troppa
perse ogni memoria.
Esse si posero a riposare.
Quando venne la mezzanotte,
scoppiò un alto tuono
accompagnato da un terremoto
e tutte le anime furono proiettate qua e là,
come in uno sfavillare di stelle cadenti,
verso il luogo della loro rinascita.”
Così in forma poetica, Platone spiega il mistero della reincarnazione.

I Greci credevano alla reincarnazione, Empedocle (490 –430 a. C.) dice: «Io una volta fui ragazzo e ragazza, cespuglio e uccello, e muto pesce nelle onde. La Natura cambia tutte le cose, avvolgendo le anime in strane tuniche di carne, le più degne dimore per le anime degli uomini».
E Platone: “O giovane, sappi che se divieni peggiore andrai in un’anima peggiore e in un’anima migliore se migliorerai, e in ogni successione di vita e di morte farai e soffrirai ciò che il simile ha del simile. Questa è la giustizia celeste.”
I Romani non riconoscono la reincarnazione riconosciuta, ma ci sono eccezioni che risentono della cultura greca e nel tardo Impero delle altre religioni che Roma accoglie. ponendole nel proprio Pantheon
Plotino paragona la vita a un teatro dove un attore indossa maschere diverse e recita parti diverse. “Morire è solo cambiare corpo come l’attore cambia costume, o anche uscire dal corpo come l’attore esce dalla scena quando non ha più nulla da dire o da fare. Cosa c’è di tanto pauroso in questa trasformazione degli esseri viventi l’uno nell’altro? Le uccisioni, la morte … tutto deve apparirci come lo spettacolo del cambiamento delle scene a teatro”.
Cicerone: “E’ provato con certezza che ci sono uomini che sanno di molte cose antecedenti la loro nascita e che quando sono ancora bambini afferrano numerosi fatti con tale celerità da far pensare che non è quella la prima volta che ne vengono a conoscenza, ma semplicemente li richiamano alla memoria”. Pensiamo alle capacità musicali straordinarie di Mozart bambino o a Jung che già da piccolo ha pensieri filosofici.

Giordano Bruno (fine 1500) asserisce: “Io ho ragionato profondamente e, parlando da filosofo, poiché l’anima non si trova senza corpo e tuttavia non è corpo, può essere in un corpo o in un altro, o passare da un corpo all’altro. Questo, se anche può non esser vero, è almeno verosimile, secondo l’opinione di Pitagora.”

E Voltaire: “Non è più sorprendente essere nati due volte che una sola; tutto in natura è risurrezione».
Infine Hegel (fine 1700-inizi 1800): «La vita dello spirito sempre presente è un circolo di progressive incarnazioni che, viste sotto un altro aspetto, appaiono passate».
Jung era perfettamente convinto della reincarnazione anche perché fin da piccolo aveva avuto schegge di memoria di vite passate. Pensava di discendere da Goethe ma si sentiva legato anche all’alchimista svizzero Paracelso (che era nato vicino alla sua casa) e ad un personaggio del 1700, uomo potente, anziano, vestito di nero, che portava scarpe con fibbie e parrucca bianca e andava in una grande carrozza nera, un tipo di carrozza che poi Jung vide veramente. Pensava di appartenere al 1700 e si sentiva defraudato, come se qualcuno gli avesse sottratto una vita. Il 1700 sarà un motivo ricorrente nella sua vita e nella sua opera; ci fu sempre qualcosa, un libro, una casa, un sogno… che lo legavano a quel secolo. Concepiva l’esistenza come un progetto dello spirito che, attraverso varie vite, porta avanti una lotta della luce contro le tenebre. Una volta sognò la sequenza delle sue vite: il crociato aveva fatto un percorso d’armi per la fede, l’alchimista aveva penetrato i segreti della materia grossolana cercando di trasformare il piombo in oro, ora lo psichiatra avanzava nell’energia sottile della psiche. Esistenze diverse si erano dispiegate all’interno di uno stesso progetto generale, un progetto eroico e universale.

Il Cristianesimo antico credeva nella reincarnazione. Ma poi arrivò a Roma e con Costantino, si trasformò in religione di Stato e decise di ripudiare la fede nelle rinascite.
Così oggi tutte le religioni cristiane, salvo pochi gruppi come i veri Cristiani che seguono Steiner negano la possibilità della reincarnazione e parlano di un Giudizio finale in cui ci sarà la resurrezione dei morti, ma, per i primi tre secoli del Cristianesimo, la teoria della reincarnazione fece parte delle credenze dei primi Cristiani. Ne troviamo prove nello stesso Vangelo.

Nel Vangelo di Giovanni (III, 3), Gesù dice a Nicodemo: “In verità, in verità ti dico che se uno non nasce di nuovo non può vedere il regno di Dio”. “Bisogna che voi siate generati di nuovo” e sembra riferirsi non a una rinascita morale ma a una rinascita carnale.

Ancora in Matteo XVII, 12-13 Gesù parla del profeta Elìa, che secondo le profezie sarebbe dovuto resuscitare per preparare il terreno al Messìa: “Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto. Allora i discepoli capirono che egli aveva parlato loro di Giovanni Battista.” (Matteo, XVII, 12-13). “Egli (Giovanni Battista) è l’Elia che doveva venire. Chi ha orecchie per udire oda.” (Matteo XI, 14) . Le parole sono chiarissime. Elìa venne proprio prima di Gesù per preparargli il terreno, ma non capirono che era lui e lo uccisero. I discepoli invece, che conoscevano la reincarnazione, capirono perfettamente che Elìa e Giovanni Battista erano la stessa persona.
Cinque secoli prima di Cristo, il profeta Malachia annuncia che Dio rimanderà sulla terra il profeta Elia, vissuto quattro secoli prima di lui: “Ecco, io vi mando Elia il profeta prima che venga il giorno dell’Eterno.” (Malachia 3 ,23).
Passano i secoli. Luca dice che la profezia sta per avverarsi: l’Angelo infatti annunzia a Zaccaria la rincarnazione di Elia con queste parole: “Tua moglie Elisabetta ti partorirà un figliuolo al quale porrai nome Giovanni. Convertirà molti dei figliuoli di Israele al Signore Iddio loro; ed egli andrà innanzi a Lui (al Messia) con lo spirito e con la potenza di Elia.” (Luca 1, 13 ; 1, 16-17).
Dunque nascerà Giovanni, che avrà lo spirito di Elia e si precisa che egli precederà il Messia. Giovanni nasce, predica alle genti, predica nel deserto, battezza Gesù, viene incarcerato. “Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto… Allora i discepoli intesero che era di Giovanni Battista che Egli aveva loro parlato.” (Matteo 17, 10-13)
Un altro riferimento alla reincarnazione di Elia è presente in Marco: “Ora il re Erode udì parlare di Gesù (poiché il suo nome era diventato notissimo) e diceva: Giovanni Battista è risuscitato dai morti ed è per questo che agiscono in lui le potenze miracolose. Altri dicevano: è Elia. Ed altri: è un profeta”.

Anche S. Paolo nella Lettera ai Romani, cap.IX, parla di Esaù e di Giacobbe come già esistenti, prima che fossero nati!

Nel Vangelo di Tommaso, 114 citazioni di Gesù scoperte in una giara di terracotta a Nag Hammadi in Egitto nel 1945, Vangelo apocrifo esente da rimaneggiamenti e censure, è scritto: “Un giorno chiedemmo a Gesù: “Quale sarà la nostra fine?” Ed Egli ci rispose: “Se scoprite il principio non dovrete preoccuparvi della fine, perché dove è la fine, là è il principio. E chi conosce il principio, conosce la fine e si libera dalle morti”. “Volete sapere in che modo un uomo si libera dalle morti? Divenendo consapevole di essere già esistito prima di ogni nascita.” Dunque l’uomo è ingabbiato nel ciclo delle reincarnazioni, delle rinascite e delle morti, fino a che non avrà raggiunto un certo livello di consapevolezza, dopo di che la sua evoluzione continuerà nel mondo dello spirito, senza più necessità di reincarnarsi.
Ed ancora, rivolgendosi all’apostolo Tommaso: Gesù disse: “Tommaso, ora tu sei qui con me a passeggiare su questo monte. Quando sarai dall’altra parte, se vorrai, con un sol balzo potrai tornare quaggiù a riprendere la tua passeggiata nel mondo”. E Tommaso risponde: Lo farò, Maestro mio, sono innamorato di questo pianeta! Dopo morto, tornerò giù”. Gesù spiega che il karma è il programma di prove da affrontare che ognuno si sceglie prima della propria nascita: “Tommaso, non ti lamentare, se tutto ti va di traverso. In fondo, queste prove che tu devi superare, le inventasti tu stesso. Quanti dal cielo, si affacciano per vedere se cadi nelle trappole che tu stesso ti sei preparato! Felice l’uomo che supera queste prove perché, al di là, egli trova la Vita“. Tutto questo è molto simile a quanto creduto nelle filosofie indiane, e cioè che è il principio spirituale stesso che sceglie la vita successiva, con i suoi limiti, le sue prove e le sue difficoltà.

Nel Vangelo di Maria Maddalena, Gesù dice: “E’ così, è necessario morire di molte morti per conoscere la luce della nascita”. (Vangelo di Maria Maddalena, v.235-236)

I Padri della Chiesa cristiana dei primi secoli, come gli gnostici, i greci, gli egizi e gli orientali, avevano ben chiaro il concetto di reincarnazione,
Origene, uno dei più importanti Padri della Chiesa, nell’opera ‘Sui Principi’ nel 250 d.C. spiega che “Le anime vengono assegnate al loro luogo o regione o condizione in base alle loro azioni prima della vita presente. Dio ha organizzato l’universo sul principio di una retribuzione assolutamente imparziale. Dio non creò secondo favoritismi ma diede alle anime un corpo secondo i peccati di ognuno“. E’ un riferimento inequivocabile al Kahrma (azione che perdura) induista e al fatto che la Giustizia Divina dà a ciascuno quello che merita.
Per Origene, “L’anima, la quale è per sua natura immateriale e invisibile, non ha esistenza in un luogo materiale, a meno che non possieda un corpo adeguato alla natura di quel luogo; e a un certo momento depone un corpo fino allora necessario, ma non più adatto alla sua mutata condizione, e lo scambia con un secondo corpo.” (Contra Celsum). E ancora: “L’anima non ha né principio né fine… entra in questo mondo fortificata dalle vittorie o indebolita dai difetti della vita precedente…Il suo operato in questo mondo determina il posto che avrà nel mondo successivo”.
Se l’anima non ha avuto una pre-esistenza, perché alcuni sono ciechi dalla nascita, non avendo peccato, mentre altri nascono senza alcun difetto?”. “È chiaro che alcuni peccati esistevano (cioè erano stati commessi) prima che l’anima entrasse in un corpo e, come risultato di tali peccati, ogni anima riceve una ricompensa in proporzione a ciò che merita“.
Le parole di Origene sono di una chiarezza solare. “Ogni anima…viene in questo mondo rafforzata dalle vittorie o indebolita dalle sconfitte della sua vita passata.”

Nel 400 S. Agostino nelle Confessioni, scriveva: “Prima di quella vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in qualche altro luogo o altro corpo”. “O Signore, dimmi se la mia infanzia successe ad altra mia età morta prima di essa…

Sono molti i Padri della Chiesa che sostennero la reincarnazione: S. Paolo, S. Giustino, S. Agostino, Erma, S. Ireneo, Teofilo d’Antiochia, Sinesio, Minucio Felice, S. Ippolito, Clemente Alessandrino, Tertulliano, e, il più importante, Origene.

La reincarnazione nel mondo antico era rifiutata solo dai romani. Purtroppo, quando Costantino nel 325 d. C. decide di fare del cristianesimo la religione ufficiale dello Stato romano, la Chiesa col Concilio di Nicea si adegua ai principi romani e cancella la reincarnazione per motivi politici, introducendo il Giudizio Universale e la Trinità, completamente estranei agli insegnamenti del Vangelo.

Tre secoli dopo la morte di Origene, nel 553 d.C., l’imperatore bizantino Giustiniano condannò come eretica la reincarnazione, fece bruciare i libri che la insegnavano e perseguitò i sostenitori, ma fino ad allora il mondo cristiano era diviso tra chi aveva compreso il vero messaggio di Gesù e chi la negava.
A partire dal Concilio di Costantinopoli del 553 d.C. il concetto di reincarnazione fu bandito ufficialmente dalla Chiesa cristiana e sostituito con la Resurrezione della carne nel giorno del Giudizio Universale, per cui, alla “fine dei tempi, le anime dei buoni e quelle dei cattivi si riuniranno ai corpi che avevano in vita e vivranno in eterno con quelli!
Per questo la Chiesa cattolica vietò la cremazione dei morti perché altrimenti l’anima non avrebbe più avuto un corpo a cui potersi riunire! In seguito si capì che la cosa era assurda e ora si sostiene che i corpi saranno ricreati da zero e diverranno “carne” e “ossa” incorruttibili, destinati a durare per l’eternità.
La Chiesa è fortemente attaccata a questo dogma.

Quando ero all’ospedale S. Orsola, operata di cancro, e ho chiesto un confessore, quando ha saputo che non credo alla resurrezione finale ma alla reincarnazione per il semplice fatto che ricordo tre vite precedenti e sono in contatto con mio marito morto che dopo due anni e mezzo mi ha detto di essersi reincarnato, il prete non ha voluto darmi né confessione né comunione ed è scappato.

Ma perché la Chiesa è così attaccata a questo dogma? E’ chiaro che se si accettasse la reincarnazione, e si pensasse che un’anima ha bisogno di più vite terrene per la sua evoluzione spirituale, cadrebbero molti dogmi, come quello sulla dannazione eterna, sulla confessione e sull’assoluzione dai peccati.

Nonostante i dogmi cristiani, nel mondo ci sono continuamente casi di bambini che ricordano vite precedenti o di adulti in cui si risvegliano memorie difficilmente spiegabili. A volte questi casi sono casuali e frammentari, a volte sono molto dettagliati e precisi con riscontri inquietanti.

Ci sono popoli per cui non solo la reincarnazione è accettata ma vengono riconosciute le prove in coloro che, rinascendo, ricordano frammenti di memorie di altre vite o addirittura intere vite passate. Studiosi di vari paesi hanno esaminato soggetti che dicevano di ricordare una vita precedente. Esaminati con serietà e rigore scientifico, hanno dovuto concludere che tali ricordi rispondevano alla realtà. La casistica si è allargata anche alle università. Presso l’università di Jaipur in India, sei docenti hanno raccolto nel loro archivio 80 casi documentati di reincarnazione.
La ricerca più importante sulla reincarnazione è stata compiuta da Ian Stevenson, professore di psichiatria all’Università della Virginia che per anni si è dedicato allo studio dei bambini con memorie di vite precedenti. Stevenson partiva dall’esame di paure e fobie nei bambini piccoli o di talenti innati inusitati in famiglia o simpatie e antipatie che a volte i bambini dimostrano fin dalla più tenera età. E si rese conto che i bambini a volte ricordano cose che non dovrebbero sapere e parlano di vicende di vita diverse da quelle attuali e soprattutto di tipi di morte che spiegano quelle paure e quelle fobie. Stevenson è protestante ma si rese conto che accettare la reincarnazione poteva spiegare situazioni misteriose. Cominciò dunque a girare il mondo alla ricerca dei bambini i cui ricordi potessero essere rivelatori e ne trovò a centinaia, sia nei paesi che credono nella reincarnazione, come l’India, sia in quelli non reincarnazionisti, in Turchia, Libano, Alaska ecc . Stevenson usa una tecnica di indagine molto accurata: parla coi bambini, interroga i familiari, i parenti e i vicini, analizza i ricordi, li mette in relazione con le situazioni reali, fa sopralluoghi nei posti che i piccoli dicono di ricordare, organizza incontri con le persone che i bambini dicono di aver conosciuto nella vita precedente. I riscontri sono spesso straordinari: bambini di pochi anni riconoscono con esattezza persone che non hanno mai visto, le chiamano per nome, discutono con loro di vicende passate, si muovono con disinvoltura in case e città dove non sono mai stati; a volte mostrano di conoscere lingue che non sono state mai loro insegnate.
Il libro più noto di Stevenson è “Reincarnazione – venti casi a sostegno”, seguito da “Segni di Nascita”; dove si studiano i segni con cui certi bambini nascono, come cicatrici apparenti di ferite mai ricevute o anomalie fisiche di cui i medici non riescono a individuare l’origine. Questi bambini dicono di essere morti di una morte violenta che spiega quelle cicatrici.
Per es. Jacinta Agbo, una bambina nigeriana, alla nascita (1980) presentava sulla nuca una strana, lunghissima cicatrice. Quando fu in grado di parlare, spiegò che era stato un uomo di nome Nsude che durante una lite era stato pesantemente ferito alla testa. Portato all’ospedale di Enugu, era stato operato e il chirurgo gli aveva praticato una lunga incisione sulla nuca. In seguito tuttavia l’uomo era morto. I fatti erano avvenuti nel 1970 e Stevenson ebbe modo di controllarli.
Un altro caso incredibile è quello di Ma Htwe Win, una bambina nata a Burma nel 1973. Quando sua madre era incinta, sognò che un uomo che si trascinava sulle ginocchia la seguiva e le si avvicinava sempre più. La piccola presentava fin dalla nascita pesanti segni e anomalie, in particolare anelli di costrizione alle gambe, soprattutto a sinistra. Quando fu in grado di parlare, rievocò la morte terribile di un uomo di nome Nga Than, che era stato brutalmente assassinato dalla moglie e dal suo amante e poi legato con corde per poter essere meglio nascosto. Il corpo era stato ritrovato e l’omicidio scoperto. I segni di nascita della bambina corrispondevano esattamente alle legature traumatiche di quel poveretto.

Cito infine il caso di Semith Tutusmus, un ragazzino turco nato con una pesante malformazione all’orecchio destro: anche lui ricordava la morte violenta di una personalità precedente, dovuta a colpi di arma da fuoco che, fra le altre cose, gli avevano maciullato un orecchio.

Stevenson ritiene che i segni di nascita confermino i ricordi dei bambini e dimostrino che un principio immateriale può influire sul corpo in gestazione, in modo psicocinetico, in genere dopo una morte violenta.
Stevenson scrive di 112 casi di bambini, che presentano segni impressi sul corpo in un’esistenza precedente di cui hanno memoria: incisioni chirurgiche, pugnalate, ferite d’arma da fuoco, morsi di serpente, tatuaggi.

In Occidente queste altre vite sono state cercate con l’ipnosi regressiva ma possono emergere anche con un semplice rilassamento senza ipnosi.
Migliaia di persone ricordano le vite precedenti o come squarci di realtà che improvvisamente appaiono alla mente o con particolari altrimenti inspiegabili di vite precedenti. Si tratta soprattutto di bambini sotto i dieci anni.

In Oriente le cose sono più semplici perché le religioni ammettono la reincarnazione.
Nei libri sacri delle Upanishad si sviluppa il concetto dei cicli di rinascite o samsâra: c’è la convinzione che non si viva una sola volta su questa terra, bensì innumerevoli volte e ogni vita sia determinata dagli effetti delle azioni (karman) compiute prima.

Il tema della reincarnazione mi interessa molto per alcune esperienze che ho avuto nel mio periodo cosiddetto di sciamanesimo naturale, e rientra nelle credenze di due terzi della popolazione mondiale.
Per quanto questa credenza sia respinta dalle religioni cristiane, è una ipotesi ritenuta possibile anche da molti occidentali e spiegherebbe dati altrimenti inspiegabili come il genio precoce, i ricordi che non si associano a questa vita, certe fobie o certe attrazioni fatali, l’amore per alcuni paesi o epoche storiche…
Malgrado la posizione negativa delle chiese cristiane, alcuni miliardi di persone credono alla possibilità di più vite. Possiamo dire che almeno una persona su tre crede nella reincarnazione e in alcuni paesi come l’India essa è credenza generale.

La reincarnazione può significare molte cose: può riferirsi all’anima e intendere il trasferimento dell’anima, dopo la morte, da un corpo all’altro, come nell’Induismo; o può anche non implicare l’esistenza dell’anima, come nel Buddhismo, ed essere considerata un flusso di energia che si propaga di vita in vita, un’azione che perdura; può essere considerata una esperienza personale e anche collettiva, o perfino un compito storico che avanza attraverso viventi successivi (così la considera lo psicologo Jung).

Tra i tanti fenomeni strani che ho avuto nella mia vita, ci sono state tre allucinazioni in cui credo aver rivissuto tre situazioni di vite precedenti: due morti e una condanna, rivissute come se la vita fosse la pellicola di un film che si riarrotola.
Preciso che ci sono diversi tipi di visioni mentali: le percezioni della veglia, i ricordi, le fantasticherie, i progetti mentali, le visualizzazioni, le visioni, le allucinazioni, le visioni ipnagogiche o ipnopompe, i sogni, i deliri.. contenuti mentali che hanno gradi diversi di realtà. Le tre visioni che ebbi non appartengono a nessuna di queste categorie. Quello che posso dirvi è che improvvisamente io ‘ero’ un’altra persona e mi vivevo come una completa realtà umana diversa in un altro tempo e luogo, con una personalità diversa e un pensiero diverso, vedevo interamente tutto ciò che ero, come normalmente facciamo mentre si vive e siamo immersi nel presente, ma vivevo con enorme senso di realtà un brano di un’altra vita.
Queste visioni-ricordi erano vivissime, vennero in giorni diversi, e mi lasciarono uno sconvolgimento enorme, come nessun sogno o nessuna visione ha fatto mai. E’ difficile spiegare il senso vivo e realistico di queste esperienze di vita. Io non sognavo, io ‘rivivevo’.
Queste realtà non erano fatte della materia dei sogni. Erano pezzi di vita che si svolgevano di nuovo, come spezzoni di film che riprendessero a girare, dove tutto ciò che accadeva, accadeva ora, solo che io non ero più io ma un’altra persona.
Due di queste visioni-ricordi erano scene di morte, una era una crisi.
Potrei pensare che dopo lo shock della diagnosi di morte la mia mente volesse proteggermi dalla paura, riattivando tre esperienze del passato, oppure che la mia mente avesse avuto uno scossone così forte da riversare fuori tre schegge di memoria remota.

Nella prima: “Sono un bambino di otto anni, scuro di pelle, olivastro, con capelli scuri, lunghi e untuosi, in un’isola tipo la Melanesia. Quasi nudo, con qualcosa intorno ai fianchi. Corro con grandissimo piacere su una spiaggia lunga e arcuata, come una falce di luna, bianchissima, molto bella. Fa caldo, il mare e il cielo sono di turchese. So che in qualche modo il mare mi è proibito, perché rischio troppo per la mia età, ma il suo richiamo è troppo grande. Mi vedo che nuoto sott’acqua con grandissimo piacere, con le braccia aderenti al corpo, taglio l’acqua come fossi un pesce e fendo dei branchi di pesciolini piccolissimi argentati, mentre i capelli mi vanno tutti indietro. Poi la scena cambia di colpo e divento una presenza incorporea che guarda dall’alto. Guardo in modo neutrale una scena che mi riguarda o che riguarda il mio corpo, da cui sono staccato: il bambino è morto affogato e un uomo porta in braccio il corpicino che cade giù, cadono i capelli bagnati, la testa. L’uomo sale degli scalini naturali fatti un po’ di sassi, un po’ di radici che vanno dal mare a un piccolo villaggio. Le case sono aguzze, di legno grigio, tutte storte e misere. Arriva molta gente. Una donna grida e piange con i capelli sconvolti. Forse è mia madre, ma non mi importa gran che”.
Questa è la prima morte per affogamento.
“Anche la seconda morte è per affogamento. Sono una ragazza russa di 17 anni, potrei chiamarmi Sonia. Non sono granché bella, di altezza media, senza nessun carattere speciale. Ho un vago innamoramento per un giovane che ha un nome che suona come Alecsiei o Alioscia, forse è un militare, perché lo penso in divisa, è più grande di me, l’ho visto qualche volta ma non credo mi ricambi.. Mi piacciono le canzoni molto sentimentali, quelle che si suonano con una specie di chitarra rotonda. Io stessa suono un po’ il pianoforte non molto bene, questo fa parte della mia educazione perché sono di famiglia benestante. Porto un abito bianco lungo, non molto largo, con delle gale in quadrato sul davanti del corpetto. Ho una fascia alta in vita col fiocco dietro. I capelli sono un po’ ricci, castani, legati dietro, molto comuni.
Siamo nel 1917 in una città che si chiama allo stesso tempo Pietroburgo e Pietrogrado, mi sembra che questa cosa del doppio nome sia importante. E’ novembre ma non fa ancora freddo. Il cielo è bigio.
Vedo la nostra sala da pranzo, grande e un po’ austera, non molto illuminata, la famiglia sta seduta attorno a un tavolo rettangolare per il pranzo. Dicono che ci sono disordini in città e io chiedo se abbiamo distribuito ai poveri il pane avanzato come il solito. Sentiamo tumulti. Io sono in piedi e vado sulla veranda. Ci sono delle colonne dei grandi vasi con delle felci. Vedo una fol
la di gente molto povera, con abiti grigi e scuri, molte barbe, silenziosi e disperati. Ho paura. Mi accuccio in terra dietro le felci. Poi non vedo più nulla. Ma so che quella gente uccide tutta la mia famiglia e che io vengo affogata nel fiume. Posso vedere il fiume dall’alto, un fiume molto ampio con ampie curve, dal nome breve, di due sillabe.
Di altro posso dire che quando ero piccola, tutte le mie bambole si chiamavano Sonia, che chiedevo a mia madre che era sarta di cucirmi delle casacche bianche abbottonate sulla spalla, col collo dritto e sottile. A 14 anni ho letto con morbosità Dostoevskij, mi interessava particolarmente la vita borghese dei salotti, come una cosa che avevo già conosciuto, immaginavo i samovar, i divani, le canzoni molto tristi e sentimentali. La musica della balalaika mi fa piangere ancora. In un convegno a Riccione ho comprato una cassetta di voci medianiche in cui una signora canta vecchie romanze norvegesi e russe; la registrazione è penosa ma l’ho sentita un sacco di volte per lo struggimento che mi procura quando canta in russo.
I miei incubi infantili, quando avevo la febbre alta erano sempre scene di affogamento, affogavo in un fiume gelato e sentivo l’acqua fredda saturarmi la gola.
La paura dell’affogamento esattamente ‘nel fiume’ è sempre stata così forte da impedirmi di imparare a nuotare. A Pavia camminavo con terrore sul marciapiede opposto ai canali, dove peraltro l’acqua è profonda solo poche decine di cm. , ma ciò bastava a darmi un terrore fobico.
Insieme a questo, ricordo delle scene confuse, come degli spezzoni del passato: il giorno di Natale si andava in slitta in chiesa, vedo il riflesso rosa delle fiaccole sulla neve azzurra, sento i campanellini. Era bellissimo.
Oggi Pietroburgo si chiama Leningrado. Io ci sono stata nel ‘78. Ho visto la bella città color pastello, barocca e neoclassica, molto simile alle città europee, ho visto la Neva, ampio fiume largo e freddo con grandi curve. Ho cercato invano qualcosa che avesse un significato per la mia memoria, la bella villa bianca con le colonne davanti. Ho disceso il fiume in battello in un tramonto rosa. Non mi ricordavo nulla di quello che vedevo, ma quando ho lasciato la mia città, ho pianto.

Nella terza memoria vivo un momento di grande crisi. Sono un uomo piuttosto alto e corpulento, con spalle a scivolo e un po’ di pancia, tra i 40 e i 45 anni, un inglese, di pelo biondo rossiccio, vedo la peluria sulle mie mani. Le mie iniziali sono O.W., il che farebbe pensare a Oscar Wilde, ma Oscar Wilde non avrebbe mai portato abiti così andanti. Porto un abito grossolano di lana, forse di tweed, e un panciotto con orologio a catena. Sono chiuso in una piccola stanza. I mobili sono al minimo: un letticciolo, un piccolo tavolino con materiale da scrivere, una sedia, una stufa di ghisa nera a botticella. La finestra è piccola e con sbarre nere. Si vede una campagna mossa a collinette d’erba, senz’alberi, nessuna forma di vita.
Vivo un momento di disperazione. Sono stato accusato e condannato di un reato terribile e ora sono distrutto. So che la mia vita è finita. Penso parole molto belle e accorate che ora non sono in grado di ripetere; penso che ho voluto provare tutto nella vita, anche cose non consentite dalla morale, perché mi sentivo libero e potente, sopra la morale comune, so che ora questa mi condanna per qualcosa che riguarda un adolescente, ma io non ho fatto nulla per fare del male, volevo solo provare tutto, conoscere tutto, per curiosità, per sensualità, per amore della bellezza. Sembra che questo amore della bellezza sia molto importante per me. Di tante parole che dico mi ricordo una frase: “Volevo sentire la stilla della vita che scendeva nel calice”. Lo dico in modo molto visivo, immaginando di essere una calla, fiore leggermente femmineo, simile a una vulva delicata e spessa, color crema, la stilla che le cade dentro è miele, assaporo le parole come fossero un godimento sensuale. Ho un profondo senso della musicalità e della perfezione delle parole, che sgorgano da sole come fossero atti voluttuosi. Le parole hanno una grande vivezza visiva e percettiva, sono immediate sensazioni, come di persona per cui le esperienze percettive sono estremamente importanti e che è in grado di gustare sfumature sottili ed intense. La sensazione è insieme mentale e fisica e si muove sull’onda delle parole, anche in un momento di disperazione. Il termine che mi viene in mente per questo tipo di pensiero è “squisito”.

Non so se costui sia veramente Oscar Wilde, il grande dandy e drammaturgo inglese, che fu rinchiuso in carcere per atti di sodomia con un giovane aristocratico e la cui vita sociale fu distrutta per questo. Ma ho saputo poi che veramente la calla era il suo fiore preferito, e lo stesso il colore crema, aveva voluto una casa tutta color crema. Altre cose forse non significative: ho sempre avuto la passione per gli aforismi, le mie fiabe preferite erano ‘Il gigante egoista’ e ‘Il principe povero’, odio però le commedie teatrali e il teatro in genere da cui mi sono sempre tenuta lontana…

Il filosofo ottocentesco Allan Kardec, che scrisse le sue ‘Visioni dell’al di là’, diceva: “Nascere, morire, rinascere ancora, progredire incessantemente”.
In Occidente la reincarnazione è riapparsa nelle comunicazioni medianiche dello spiritismo, ma lo spiritismo occidentale è diviso sui questo argomento in due filoni: uno cristiano e uno agnostico, il primo contatta spiriti che non parlano di reincarnazione, il secondo invece mostra continue prove a riguardo.
Secondo alcune credenze, l’anima si riveste di un involucro corporeo, che è un veicolo o mezzo per sperimentare la vita sulla terra o in altre dimensioni, nasce, ovvero si incarna, per compiere una evoluzione spirituale, per cui tutto ciò che incontriamo nella vita, eventi, difficoltà, lutti, amori, disgrazie o felicità ecc. si dice sia scelto dallo spirito nel momento intermedio tra vita e morte, ed è rivolto a un fine preciso, così che noi possiamo usare la vita bene come male, tutto ci viene dato come prova, come se la vita fosse un test, un compito. Al momento della morte, l’anima lascia il corpo e, dopo un periodo di pausa, si trasferisce in un’altra esistenza.
In Tibet si parla molto del periodo intermedio o BARDO della morte, dopo cui l’anima si reincarna in un nuovo corpo, umano o non umano, in questa dimensione o in altre, per esempio come uomini, animali, angeli, demoni, dei ecc.

Che cosa passa non è lo stesso per tutti.
Gli Induisti credono all’anima, l’ATMAN, una scintilla della divinità, che sperimenta questa vita come una realtà virtuale, come un sogno, una bolla illusoria puramente mentale prodotta dalla Maya, la forza dell’illusione. Si muore, poi si rinasce, siamo come sognatori che continuano a dormire e passano di sogno in sogno. Colui che si risveglia esce dal sonno della materia e la sua anima non torna più nella ruota delle vite e si libera per sempre.
Anche nel Buddhismo, chi si risveglia dalla grande illusione della realtà è il santo, il risvegliato, l’illuminato, cioè il Buddha, che vuol dire ‘mente che si è risvegliata’. Tutti dormiamo immersi nel sogno della vita, solo il santo si sveglia e scopre di aver sognato. Egli non rinasce più a meno che non lo voglia. Ma i Buddhisti non parlano di anima, pensano a un flusso di coscienza, un conoscere fluido e dinamico, simile a un fiume che può prendere corsi diversi e dunque può non unirsi più a altri fiumi, formando altre vite. Nel Buddhismo, non essendoci un’anima, resta solo lo scorrere di una consapevolezza più o meno offuscata, che quando diventa lucida e sveglia smette di sognare il mondo. Poiché la morte può rappresentare la porta che libera dalla prigionia della vita e poiché si pensa che la vita sia dolore e sofferenza, l’elaborazione indiana della morte insegna a vederla come una liberazione, un sollievo, una possibilità di sfuggire al kahrma.
In Tibet vige il Buddhismo lamaista. Il Buddhismo non crede che vi sia un’anima, ma solo un flusso di coscienza, che sperimenta la vita, considerata ‘un regime carcerario’, una prigione a cui si è condannati.
I Tibetani hanno elaborato per secoli il passaggio della morte e credono che il flusso della vita possa passare da un corpo a un altro, finché è radicato alla materia, ma quando uno diventa santo, abbandona il corpo materiale per sempre e si trasforma in pura energia, finalmente liberata dalle rinascite, confondendosi nella Chiara Luce.
Tuttavia vi sono dei santi compassionevoli, i quali accettano di tornare nella prigione del mondo per aiutare gli altri a soffrire meno. Essi sono i Buddha, i Bodhisattva.
Accade così che il flusso di coscienza e di amore dei principali Lama e del Dalai Lama torni a incarnarsi; da un Lama santo nasce un bambino che diventerà a sua volta un Lama, e lo stesso dal Dalai Lama nasce un nuovo Dalai Lama. L’attuale capo del lamaismo tibetano, Tenzin Giatzo, è considerato la 14° reincarnazione del Buddha.
Nel Buddhismo tibetano abbiamo anche una classe sacerdotale che si perpetua attraverso successive incarnazioni.
Quando un Lama o il Dalai Lama muore, cominciano le ricerche per trovare il bambino che proseguirà il suo compito, si è convinti che si tratti sempre di lui ed egli sarà reintegrato nella sua carica e considerato un proseguimento del defunto. La morte è vista come un breve passaggio e il santo non ne ha timore, muore bene, avverte gli altri che tra poco morirà, a volte dà anche segni su quando e come tornerà a nascere.
Gli altri monaci sanno che l’assenza del loro maestro sarà breve, e, a tempo debito si mettono in cammino, trovano il villaggio dove è rinato il nuovo bambino, lo riconoscono in base a certe caratteristiche fisiche o astrologiche, lo prendono, lo portano al monastero e lo educano come successore.
Il Libro Tibetano dei morti aiuta a cambiare dimensione e a scegliere la liberazione infinita e il ritorno nella Luce.
In Tibet, quando muore un neonato, la madre disegna sul corpo del bimbo un simbolo col grasso di yak fuso e spesso il nuovo bambino che nasce nella stessa famiglia porta lo stesso segno nello stesso punto, per cui viene considerato la reincarnazione del fratellino.
In genere i bambini che ricordano vite precedenti dicono di essere morti in modo traumatico, incidente, malattia o assassinio. Il trauma della morte precoce sembra produrre una spinta verso una reincarnazione molto rapida per riprendere l’esperienza interrotta, e certe caratteristiche fisiche del defunto possono ripresentarsi nel nuovo nato, come traccia o forma simbolica. Questo spiegherebbe come mai alcuni nascono con un segno di lancia o con tracce di ferite o cicatrici, parti del corpo mancanti, contrassegni visibili o patologie già in corso.
Il prof. Stuart Edelstein di Ginevra, che lavora per una associazione sanitaria internazionale che studia l’anemia falciforme in Africa, dove la malattia colpisce 1 su 4, ha studiato sia i fattori ereditari che le culture locali, e ha scoperto in Nigeria molti segni di reincarnazione. Gli Igbos e altri gruppi nigeriani hanno la tradizione dei ‘bambini che ritornano’, cioè bambini che nascono successivamente nella stessa famiglia con segni particolari. Gli Igbos dicono che questi bambino sono invasi da uno spirito cattivo che li fa morire della malattia studiata dal prof. Edelstein. Per avere la prova che questo spirito è tornato, gli Igbos tagliano un pezzetto di mignolo o di orecchio al bambino, o da vivo o da morto, per dissuadere lo spirito a tornare perché questi odia i corpi deturpati. La cosa sconvolgente è che i fratellini nati successivamente presentano le stesse anomalie, mancano di quella falange o del pezzetto di orecchio. Questo è stata documentato da équipe di medici occidentali, che possono anche spiegarla come una forma di ‘psicocinesi’, cioè di variazione operata dalla mente della madre sul feto. Ma la suggestione è una spiegazione scientifica per modo di dire e introduce solo un nuovo enigma.
Angiomi, voglie, nei e altri segni della pelle sarebbero rapportabili a vissuti precedenti, come se le esperienze si disegnassero in forma di memoria. I segni delle ferite che hanno provocato la morte resterebbero come tracce o come erano o in forma simbolica. E certe avversioni o fobie si spiegherebbero allo stesso modo.
Mia figlia per es. ha una avversione assoluta per il prezzemolo e ne sente l’odore a grandi distanze. Le dà il vomito. Praticamente se compro del prezzemolo, ne sente l’odore prima di entrare in casa, e io le dico che forse è stata una di quelle tante donne che per abortire hanno bevuto amarissimi infusi di prezzemolo, restandone anche uccise, perché il prezzemolo, come la cicuta, è un veleno mortale
Oggi abbiamo medici e analisti che usano ipnosi regressive per attingere memorie che sembrano venire da altre vite per spiegare fobie o blocchi.
Qualche volta il riemergere di memorie di fatti traumatici di un apparente passato fa sparire sintomi fisici o psichici, come se rivivere energie bloccate facesse riprendere la vita. Io stessa ho fatto alcuni esperimenti di rilassamento, in cui possono emergere, ma non sempre, narrazioni che sembrano altre vite.
Quando la persona riesce ad entrare in un rilassamento profondo, si hanno particolari modificazioni dello stato di coscienza, accompagnate da un abbassamento dei cicli elettrici del cervello, in questo stato possono apparire colori, luci, sogni, simboli, r possono riemergere anche ricordi sepolti dell’infanzia, ma a volte anche ricordi che sembrano di vite precedenti. Mentre sogni e altre cose hanno in genere un effetto rilassante e benefico o possono essere usati per l’analisi come i sogni della notte, le memorie apparenti di vite precedenti sono molto stancanti, il soggetto a volte resta sconvolto da quello che emerge. Realizza di aver vissuto una esperienza straordinaria ci cui non sempre possiamo trovare riscontri e che non sappiamo come situare.
Il soggetto non vive la sua visualizzazione come un sogno o una fantasia, ma come se rivivesse parti di un’altra vita, con quegli stessi sentimenti e quegli stessi stati d’animo.
Ma non si deve credere che ciò sia sempre facile. Spesso il soggetto non sa nemmeno fare un rilassamento profondo, o vede solo colori o solo simboli fantastici, o resta bloccato in situazioni senza sbocco.

Uno dei casi più interessanti dei pochi che ho sperimentati è quello di Franca.
Franca è una signora cicciottella che non era capace di mantenere una dieta. Ci provava ma qualcosa la bloccava per cui doveva interromperla.
Messa in una situazione di grande rilassamento psicofisico, disse, con un filo di voce, di essere un soldato inglese rinchiuso in un campo di prigionia giapponese. Descriveva le condizioni di grande sofferenza del campo, le esecuzioni pubbliche, la ferocia dei suoi aguzzini. Diceva che spesso gruppi di prigionieri venivano fatti salire su un camion con la scusa di far legna nella foresta ma poi non ritornavano e di come lui si era salvato rannicchiandosi sul fondo di un fusto vuoto di benzina. Era in condizioni stremate, di enorme fame. Poi mi sono vista questa signora cicciottella che moriva di fame davanti ai miei occhi. La sua anima balzava in alto e, ormai indifferente alle sorti terrene, si rendeva conto che il campo non era così isolato ma nei pressi c’era un piccolo villaggio con chiese dalle cupole d’oro, e che sarebbe stato possibile evadere. Ma ormai di queste cose non gli importava più nulla.
Se prendessimo questa storia come una memoria di vita precedente, potremmo trovare qui il motivo per cui Franca non poteva fare nessuna dieta, molto controindicata per uno che in un’altra vita è morto di fame.

Se per gli adulti credo che possano intervenire suggestioni o credenze culturali, le testimonianze dei bambini sotto i 10 anni hanno tutt’altro valore. Alcune di queste sono presentate dalla psicologa italiana Manuela Pompas (vedi ‘TerapiaR’). Il libro ha questo titolo perché La Pompas usa l’ipnosi regressiva come via terapeutica per far emergere le cause storiche di disturbi psichici. Freud diceva che far emergere un contenuto rimosso neutralizza la sua energia negativa che continua a perturbare il comportamento cosciente, ma Freud si limita a riportare ai ricordi rimossi dell’infanzia, la Pompas invece fa regredire a prima della nascita.
I ricordi che alcuni possono avere in regressione, altri li hanno spontaneamente, ma sembra che queste tracce di memoria precedente compaiano soprattutto entro i primi dieci anni di vita.
Per questo le testimonianze di bambini, specie se molto piccoli, sono interessanti.
Nel libro della Pompas si parla anche di un bambino di Bologna, di cui conosco la madre e la storia. Il bambino ha mostrato fin da piccolo capacità paranormali, per es. nella sua cameretta un pesante cassettone è stato trovato sul tappeto, in mezzo alla stanza, anche se è impossibile che il bambino possa averlo sollevato. Quando era piccolo il bambino diceva alla madre: “Tu non sei la mia vera mamma, la mia mamma è morta affogata!”. Diceva di aver viaggiato su un vascello e citava i nomi delle velature e degli alberi in una specie di francese dialettale, diceva di essere morto affogato e di essere stato mangiato dai pesci, il suo nome era PAPEFOGUE.
Il bambino aveva tracce di varie esistenze. In una gita in auto a Mongardino, seppe riconoscere i luoghi e dire, prima di ogni svolta della strada, che cosa si sarebbe visto: frane, ponte ecc., come se ci fosse già stato, come se tornasse al paese natale.

Molti bambini sembrano possedere reminiscenze di una vita precedente, che si manifestano tra i 2 e 12 anni e poi scompaiono, e molti studiosi hanno fatto ricerche in proposito. Sono 80 anni che medici o psichiatri studiano questi casi, che sono molto più frequenti di quello che crediamo, anche nel mondo occidentale.

La mia amica Germana lavorava all’ONU, ha viaggiato moltissimo, ma andare in Olanda era sempre per lei un incubo e attraversare la Manica la metteva in un disagio spaventoso, una angoscia panica. Poi ha sposato un uomo che adorava l’Olanda e non capiva il suo malessere. C’era un aereo che in 25 minuti la portava da Amsterdam a Londra, ma quando l’aereo giungeva sopra un preciso punto della Manica, Germana entrava in uno stato di grande agitazione. Poi una volta, in stato di trance, si è vista come un cartografo olandese che, su un vascello, lasciava l’Olanda, pensando alla sua famiglia con dieci figli che era in una condizione difficile. Proprio in quel punto della Manica la nave fece naufragio e l’uomo perse la vita. La cosa curiosa è che Germana disegnava spesso in forma nitida con penna nera e uno stile da cartografo e ha uno straordinario interesse per la cartografia.

Un ragazzo indiano diceva di essere figlio di un ricco signore di Pilibhit e narrò molti particolari della sua vita che poi risultarono esatti; era stato un gran bevitore e aveva amato una prostituta. Un giorno al mercato il ragazzo incontrò per caso questa donna ormai vecchia e la riconobbe immediatamente, la abbracciò gridando “Padma, Padma, tu sei la mia Padma!”, era così emozionato che perse i sensi.

Paulo, un bambino brasiliano, diceva di essere la sorella, morta 16 mesi prima la sua nascita, e a 3 anni cuciva benissimo con la macchina da cucire, come faceva la sorella ed era capace anche di riparare la macchina, senza che nessuno gliel’avesse insegnato, come se le attitudini della sorella si fossero trasferite in lui. Diceva “Sapevo cucire già da prima!

In Inghilterra abbiamo il caso di due gemelline nate dopo due sorelline morte precocemente. Non ne avevano mai sentito parlare, ma le nominarono, dicendo di essere ancora loro, e una assomigliava tutta alla sorella che era morta a 6 anni, e l’altra, con un carattere diverso, a quella morta a 11.

Verso i 10-11 anni sembra che questi ricordi scompaiano totalmente, ed è molto raro il caso di un adulto che ricordi una vita precedente, ma questo può anche avvenire in situazioni traumatiche.
Più generalmente notiamo come ognuno di noi abbia una propensione verso una lingua particolare, o un paese, un certo stile di mobili, o una certa epoca. Mascherarsi a Carnevale o fare giochi di drammatizzazione, o visualizzazioni o semplicemente del training autogeno, permette spesso l’affioramento di informazioni molto interessanti.

Una bambina di Burma, studiata dal prof. Stevenson, disse di essere un soldato giapponese ucciso in guerra. La madre della bambina, mentre era incinta di lei, sognò per 4 volte che un soldato giapponese sarebbe venuto a vivere con lei. A 4 anni la bambina vide passare un aereo e si terrorizzò, dicendo che le avrebbe sparato. Si mostrò poi depressa e voleva tornare in Giappone, a poco a poco ricordò un’altra vita in cui era un cuoco del Giappone del Nord, con moglie e figli, arruolato nella seconda guerra mondiale, che era stato ucciso da un aereo americano, mentre stava cucinando. La ragazza non amava il clima caldo di Burma e non riusciva ad abituarsi al cibo che mangiava. Aveva nostalgia del Giappone e da piccola diceva parole che nessuno capiva. Si vestì sempre da maschio, con i capelli corti. Giocava a fare il soldato con i ragazzi. Diceva che i vestiti femminili le davano un senso di malessere e rifiutò di sposarsi perché si sentiva un uomo.

Molti casi sembrano dei gialli.
Un caso molto recente è quello di una bambina dell’India del Nord che a 3 anni ricordò improvvisamente di essere stata una donna, che 7 anni prima aveva sposato un medico. La bimba riferì tutta la sua storia con nomi e date dicendo sempre “Io mi sono sposata, io ho fatto…”. Poco dopo il matrimonio il medico si era innamorato di una infermiera e i due l’avevano strangolata, poi messa in una cassa su un treno, per farla cadere nel Gange quando fossero passati sul ponte. Ma la cassa cadde male, si aprì, i due furono accusati di omicidio e condannati. La bambina dette tutti i nomi e i particolari dell’intera famiglia e la storia fu verificata e pubblicizzata. Il padre della donna morta andò da lei e lei lo riconobbe immediatamente, chiamandolo ‘Papà’.

Stevenson racconta di un pescatore dell’Alaska che disse al figlio che sarebbe nato in suo figlio e che lo avrebbero riconosciuto perché avrebbe avuto due segni nelle braccia dove ora aveva due grossi nei, gli dette anche il suo orologio da tenere da parte per quando sarebbe tornato, un giorno il pescatore scomparve in mare col suo peschereccio, nove mesi dopo la nuora ebbe un figlio maschio, il bambino aveva due macchie colorate nei punti detti del braccio, quando cominciò a camminare storceva il piede destro in fuori come faceva il nonno a causa di una ferita e aveva lo stesso carattere bilioso del nonno, le stesse antipatie e simpatie, inoltre manifestò delle precoci conoscenze sulla pesca, una volta vide per caso i gioielli di famiglia e disse subito:” Questo è il mio orologio”.

Non tutti i casi sono tranquilli. Un bambino indiano era morto a tre anni e mezzo di vaiolo, ma prima che fosse seppellito tornò dalla morte e si vide subito che non era più lo stesso. Cominciò a dire che era della casta dei brahmini e che non poteva mangiare il cibo cucinato diversamente che per lui era impuro, era molto preoccupato di trovarsi in una famiglia di casta inferiore e la famiglia dovette pregare una signora brahmina di cucinare per lui, era altezzoso e la famiglia non sapeva come trattarlo. Raccontò che era un giovane di 22 anni sposato e con figli che era stato ucciso durante una festa di nozze. Un suo debitore per non dargli 600 rupie gli aveva offerto dei dolcetti avvelenati e il giovane era caduto da un carro ed era morto. Portato nel villaggio di appartenenza, riconobbe i familiari e anche il suo debitore di cui mostrò di aver paura, la legge non poté basarsi sul suo racconto per imprigionarlo ma stranamente questi fece in modo di rendere al bambino le 600 rupie del debito. Le sofferenze di questo bambino furono grandi perché la vecchia famiglia non voleva prenderselo, e la nuova non sapeva come trattarlo. Col tempo crebbe e si abituò alla sua triste situazione. I rapporti tra le due famiglie erano difficili a causa della differenza di casta.
Qui l’incorporazione avvenne dopo una morte apparente, all’età di tre anni e mezzo.

Un’altra testimonianza dice di un bambino di due anni figlio di un barbiere che, per motivi di eredità, venne ucciso barbaramente da due vicini con un rasoio e un coltello, che ne scempiarono il corpo. Anni dopo il padre seppe che in un altro villaggio un bambino diceva di essere suo figlio e conosceva tutti i particolari della morte. Quando lo vide, il bambino lo riconobbe come padre e gli raccontò molte cose, di come era stato ucciso, di come il suo corpo era stato portato lungo il fiume e fatto a pezzi. Il bambino aveva varie fobie, aveva paura dei barbieri, dei rasoi e dei coltelli, perse queste fobie crescendo.

Le memorie di vite precedenti a volte sono esatte e sconcertanti. Ci sono stati casi in cui il defunto è stata ucciso e il bambino sembra conoscere i dettagli della morte e può indicare l’assassino. Tutto questo è per noi difficile da credere, ma solo perché i nostri paradigmi sono diversi e lo sono per le scelte che il nostro sistema religioso e culturale ha fatto negli ultimi secoli. Ma non è detto che abbiamo ragione noi.
In casi rari, i ricordi si manifestano all’improvviso, in genere dopo un trauma o uno shock. Altri possono emergere in situazioni di training autogeno o durante una meditazione yoga o in stato di rilassamento. Ci sono molte tecniche per facilitare questo processo. Si può usare anche l’ipnosi regressiva per riportare il soggetto a una vita precedente.
Qualche volta vissuti remoti possono affiorare durante i sogni. Una mia conoscente, Paola, di Bari, narra che la figlia adottiva ha manifestato fenomeni di sonnambulismo parlando in greco antico e spaventando a morte i genitori adottivi. Io ho avuto dei sogni neri dove sono in grado di capire l’aramaico.
In stato modificato di coscienza, sonno, sogno, meditazione, rilassamento, trance.. si può avere lo strano fenomeno della xenoglassia, per cui il soggetto parla una lingua che non conosce, e che può essere anche una lingua non più parlata, una lingua ora morta.

L’entità A del medium Piancastelli dice: “La motivazione fondamentale della rinascita è la natura dinamica dello spirito, che non resta chiuso nella trappola di un paradiso e di un inferno. La reincarnazione è una forza dinamica ed eterna che esclude da sé l’immobilismo. Se tutto si muove e si rinnova, perché solo lo spirito dovrebbe essere relegato in un luogo fisso da cui più non tornare?

Se la teoria della reincarnazione fosse vera, noi nasceremmo forse con delle memorie sopite e dei condizionamenti. Ma, se consideriamo la vita da un punto di vista etico, ecco che essa ci appare come un compito, una responsabilità. Molte cose possono evolvere o possono regredire grazie alle nostre scelte esistenziali, altre possono venire aggiustate dallo spirito che ci guida attraverso le vicende della vita, se solo riusciamo ad ascoltarne la voce.
La vita dovrebbe essere non una esperienza cieca e priva di significato ma una lezione utile che serve a capire e a crescere, che serve a far crescere il mondo. Ogni vita ha un compito. Ed è consolante pensare che forse questo compito si collega a compiti precedenti, secondo una continuità di apprendimento, all’interno di una catena di esistenze e proseguendo in vite successive.
In questa continuità potrebbe esserci una evoluzione, come un regresso o una caduta. Ma sempre l’uomo dovrebbe pensarsi con una responsabilità personale e sociale.
Egli nasce in un certo contesto storico, con precisi condizionamenti e alcune possibilità, queste sono le coordinate entro cui deve realizzare se stesso.
Ha una libertà condizionata, che è poi l’unico modo possibile per immaginare la libertà, una libertà relativa, in un insieme di limitazioni ma anche di possibilità. Questi sono i dati del problema della sua vita, risolverlo cioè vivere nel modo migliore possibile dipende sempre da lui.
Conoscere il proprio karma ci incuriosisce ma forse non sempre è un bene, potrebbe servire a chiarire lo scopo che portiamo avanti in questa vita, ma non è detto che questo tipo di conoscenza possa giovarci. Quando la gente pensa alla possibilità di conoscere le proprie vite precedenti, immagina sempre che siano migliori e più interessanti di quella attuale, ma miliardi di uomini sono passati conducendo vite umili, spregevoli, da schiavi o da malfattori. Sapere di avere avuto una di queste ci renderebbe forse migliori?
E’ già abbastanza difficile sapere per cosa dobbiamo vivere oggi, per dover per forza sapere per cosa siamo vissuti ieri.
Sapere altre storie potrebbe essere una delusione o qualcosa di insopportabile, nessuno vorrebbe essere stato Giuda o Hitler o il boia di Londra o la donna seviziata e stuprata dalle truppe di un esercito o la strega torturata e messa al rogo o il pazzo sanguinario.
Noi ereditiamo i ricordi somatici delle specie che ci hanno preceduto, così può darsi che abbiamo anche una memoria genetica inconscia di vissuti precedenti al nostro, e che, nel sogno o nell’ipnosi, questi si rendano più visibili, organizzandosi in racconti o visioni, ma non sappiamo con certezza se i riferimenti sono esatti o se siamo come radio che captano informazioni sospese nell’etere, che crediamo nostre ma magari nemmeno ci appartengono.
Quando emerge qualcosa che non ha riferimenti col vissuto del soggetto, quando non si hanno riscontri, è difficile trovare credibile quanto emerge.
Così solo poche persone possono dimostrare che la reincarnazione esiste e gli altri hanno buoni motivi per non crederla vera.
Tolstoj diceva: “Come abbiamo migliaia di sogni, così la nostra vita potrebbe essere solo una delle migliaia di vite possibili, in cui entriamo da una dimensione più reale… a cui faremo ritorno dopo morti.”
Anche se per es. uno si incarna in un feto malformato, che poi darà luogo a un bambino che non potrà camminare ecc., ciò risponde a una scelta precedente; allo stesso modo saranno scelti i genitori e le condizioni ambientali, le malattie, le difficoltà.

L’astrologo kahrmico, Jimmi Jonathan, leggendo il tema natale di mia figlia, disse che era stata una ragazza ebrea di 14 anni scoperta nel suo nascondiglio dai nazisti con dei cani lupo, che era morta poco dopo di terrore in un lager. Nessuno potrà mai dire se questo sia vero, ma è significativo che, nei suoi incubi ricorrenti, mia figlia, da bambina, vedesse una famiglia spaventata che ogni tanto, quando c’erano dei rastrellamenti, la nascondeva in una nicchia dietro un armadio, finché dei soldati con stivali neri erano venuti con i cani e l’avevano scoperta.
Strano è anche che il suo interesse verso il mondo ebraico sia sempre stato così grande.
Ha cercato libri di storie ebraiche, e il suo scrittore preferito è Potok, che descrive la mentalità degli ebrei specialmente giovani, delle scuole teologiche della Kabbalàh. Nico ha una mente fortemente analitica e, quando era ancora piccolissima e le avevo insegnato a leggere e poi a scrivere perché era sordastra, aveva preso a giocare con le parole anagrammandole, un gioco che era diventato ossessivo tanto che abbiamo dovuto costringerla a smettere, perché faceva impressione vedere una bambina di 4-5 anni che ti guardava in modo fisso senza ascoltare il senso di ciò che le dicevi e ti faceva sapere che con le lettere di una tua parola o di una tua frase si poteva trarre tanti anagrammi diversi. E questo è per l’appunto ciò che si fa nella Kabbalah, in cui si crede che seguendo gli anagrammi delle parole della Bibbia si possa conoscere Dio.

I bambini danno risposte molto curiose a chi dà per scontato che esistano altre vite.
Una volta ho chiesto a un gruppo di bambini sotto i sei anni come erano morti e le risposte sono state molto strane: una bambina molto piccola disse che era stata morsa dai cani incatenata a una ringhiera. Molti risposero che erano stati accoltellati o che erano morti in carcere. Avere simili risposte da bambini di 4 o 5 anni fa rimanere perplessi.

Certe fobie, come quella dei luoghi stretti, può avere la sua origine in una precedente morte in segrete o carceri angusti. Ognuno di noi ha del resto paura di una morte particolare.
L’analogia che i reincarnazionisti fanno più spesso è quella delle classi di una scuola dove si viene per imparare, possiamo essere bocciati o anche regredire, ma il fine è quello di superare l’ultimo esame, dopo di che lasceremo la scuola cioè i cicli delle vite. Ogni vita sarebbe un periodo di apprendimento. In modo inconscio si nasce con un imprinting già fatto, cioè con tracce inconsce di esperienze precedenti, una memoria labile che incide il nostro archivio. Ciò spiegherebbe come mai due fratelli, anche gemelli, possano essere tanto diversi e come mai ci sono degli enfant prodige, cioè dei piccoli geni, bambini che sembra sappiano già suonare o cantare o dipingere o fare calcoli matematici o che hanno delle predisposizioni ad alto livello.

Mozart fu un personaggio molto infantile e discutibile in certi comportamenti privati, ma fu un enorme genio musicale già a 4 anni, in più la sua musica è modernissima e oltrepassa addirittura il livello del suo tempo.

La reincarnazione spiegherebbe anche il colpo di fulmine, il feeling immediato con una persona che non abbiamo mai visto e che ci sembra di conoscere da sempre, anche se di solito i rapporti kahrmici non sembrano adatti a creare rapporti affettivi durevoli, ma spiegherebbero per esempio perché certe persone o luoghi ci riempiono di terrore o ci affascinano in modo misterioso.

E’ ovvio che accettare la reincarnazione permette di sopportare molto meglio le nostre esperienze individuali e di destino, le nostre diversità, il fatto per es. che uno nasca bello e ricco, e un altro brutto e povero, perché ci ammaliamo o subiamo eventi gravi o dobbiamo lottare tutta la vita con difficoltà che si ripetono sulla stessa falsariga ecc.
La reincarnazione dà un senso diverso al destino, perché collega la nostra vita ad altre vite, ad altri eventi e certamente facilita certe spiegazioni e certe accettazioni.
Uno dei maggiori sensitivi americani fu Edgar Cayce, cadeva in trance e rispondeva a tutte le domande che gli venivano fatte.
Abbiamo 2000 delle sue ‘letture’ che inquadrano il soggetto parlando di alcune delle sue vite precedenti. Si chiamano ‘letture’, perché egli cadeva in trance, il visitatore gli faceva una domanda, e lui vedeva la risposta scritta su un gran libro e si limitava a leggerla.
Nella vita cosciente Cayce era un buon cristiano e non credeva alla reincarnazione, nello stato di trance lo spirito che parlava, faceva invece continui riferimenti ad essa, e in genere non solo parlava delle vite precedenti ma anche dei rapporti con le persone vicine come se questi rapporti, cambiando alcuni particolari, tornassero in vite successive.
Cayce che era seguace della Bibbia, quando risentiva queste letture, era molto turbato e non capiva “queste fantasie”. Dalla sua crisi nascerà un grosso lavoro di ricerca della reincarnazione ed egli finirà col trovarne cenni in vari passi del Vangelo. Ricordiamo comunque che i Vangeli che conosciamo sono quelli che la Chiesa ha accettato selezionando tra molti Vangeli e rifiutando la corrente degli gnostici. Dunque non si tratta di tutti i Vangeli primitivi, ma di quelli che corrisposero a una certa invenzione del Cristo quale si volle imporre come dogma ai fedeli.
Il primo che usò il termine reincarnazione fu Allen Kardec che credeva di essere stato un druido celtico.
Poi ne parlò la Teosofia della Blavatsky, infine Steiner con l’antroposofia e naturalmente ne hanno sempre parlato le religioni orientali. Ma Cayce non conosceva questi personaggi e queste religioni. Solo molto tardi adotterà il termine Kahrma, inteso come programma di trasformazione continua e di evoluzione attraverso molte vite.
Ogni azione o pensiero, ogni atto fisico o mentale produce conseguenze che possono continuare in altre esistenze. Da tali energie deriva la costituzione del nostro corpo e le malattie. Ma la fede e l’amore ci possono liberare da certe conseguenze fatali. Ogni giorno bisognerà stare di fronte a se stessi e lavorare sul debito kahrmico nella cerchia dei nostri familiari, nell’ambiente dove ci troviamo a vivere, nei nostri rapporto sociali.
I rapporti attuali hanno il compito di aiutare il nostro ego a ristabilire l’armonia con le leggi divine.
Non si entra per caso nel soggiorno materiale, lo si fa in vista di un obiettivo preciso. Ogni anima è tratta qui dalle influenze che essa è stata in grado di visualizzare lassù.” “ogni ciclo è un ulteriore passo nell’esperienza.”
“Ogni persona evolve nel suo ciclo, partendo da circostanze ben definite
”.
Ogni vita è una esperienza nel tempo e nello spazio che ha lo scopo di imparare la pazienza come altre virtù.
Le letture di vite precedenti venivano fatte anche per bambini e Cayce diceva come si sarebbe sviluppata la personalità e che vita avrebbe fatto. Nell’esperienza di vita la malattia era mirata, non veniva mai a caso, aveva sempre un suo scopo.

Un es.: un giorno venne da lui un musicista cieco che grazie a Cayce recuperò la vista, Cayce disse che era un appassionato di ferrovie e di guerre di secessione perché era stato un soldato sudista dell’esercito del generale Lee che nella vita civile era stato ferroviere. Si chiamava Barnett Seay e si trovò che un uomo con quel nome era stato veramente portabandiera del generale Lee.

Qualche volta il kahrma viene differito finché sulla terra non si creano le condizioni adatte a una certa esperienza.
Non solo ci sono luoghi che sembrano mandarci messaggi o ci producono delle emozioni o sensazioni sconvolgenti, ma a volte capita che, arrivando in un luogo nuovo, si sia assaliti dalla certezza di averlo già visto, di avere familiarità con quel luogo, e diciamo: “Io qui ci sono già stato!” Non solo il luogo in qualche modo ci è noto, ma spesso esso ci provoca una forte emozione.
La stessa situazione può attivarsi, oltre che a contatto di un luogo nuovo, a contatto di una persona che vediamo per la prima volta. Si agita allora dentro di noi una ridda confusa di emozioni, come se qualcosa stentasse a essere ricordato ma premesse per venire avanti. La persona che ci colpisce così tanto può essere associata a emozioni tanto buone che cattive, può attirarci o spaventarci o ambedue le cose, abbiamo emozioni che non mettiamo bene a fuoco, di una cosa siamo certi: che noi quella persona l’abbiamo già conosciuta in un modo importante.
Questo fenomeno si chiama ‘deja vu’= già visto, e il 95 % delle persone lo ha provato almeno una volta. Gli psicologi naturalmente negano questa possibilità, parlano di elaborazione mentale di ricordi simili, o di paramnesia, cioè errata archiviazione dei ricordi, dicono che potrebbero esserci ricordi indicativi che si collegano a emozioni rimosse e le risvegliano. Dicono anche che questi fenomeni sono più frequenti negli epilettici, che hanno una carenza nell’ippocampo di un neurotrasmettitore, l’acido gamma amino butirrico. Ciò può provocare una scarica nervosa incontrollata che dà disturbi della memoria, e qui mettono anche i luoghi che ci sembrerebbero familiari.
La sede della memoria è posta nel sistema limbico, che governa anche le emozioni. E nel sistema limbico c’è una zona detta ippocampo che archivia i ricordi. C’è una memoria a breve termine che registra l’evento e una memoria a lungo termina che lo archivia, la prima è come una lavagna che via via si cancella, la seconda invece mette via fatti più importanti per ritirarli fuori poi anche dopo molto tempo, di solito questa rievocazione viene fatta seguendo linee associative, analogiche.
Per questo gli psicologi ritengono che in ciò che ci sembra familiare ci sia qualcosa che somiglia a reali ricordi o si associa ad esso, ma queste teorie non spiegano come mai sia possibile sapere prima cose particolari non ancora percepiti (dietro questa svolta c’è un mulino ecc.), e la possibilità di conoscerli non come preveggenza, ma come memoria del passato. Soprattutto non si capisce come mai questo fenomeno del ‘riconoscimento’ prima della percezione sia più forte nei bambini.

Ivana è madre di un bambino, Michel, molto intelligente e dotato, di grande sensibilità, lei è dedita alla spiritualità e dice di ricevere messaggi da entità.
A 2 o 3 anni Michel diceva di essere vissuto in Amazzonia e di avere un’altra madre di nome Huneya e chiamava così sua madre, a volte. Abbracciava gli alberi perché diceva che erano sacri, l’erba era sacra, e diceva che i vermi bianchi li cuocevano sotto la terra. Quando la mamma gli chiedeva: “Dov’eri piccolino quando non eri qua?” il bambino rispondeva: “In un posto bellissimo pieno di luci”. Michel non gioca con gli altri bambini e ha fatto capire che giocare non gli dà soddisfazione, dice: “Il senso della vita è guardare un bel tramonto o un sasso”. Ha scritto anche un libro, e in prima elementare leggeva i libri di Bevilacqua. Il papà è più concreto e vorrebbe vederlo come tutti i ragazzi. Il bambino disegna fumetti bellissimi e suona a orecchio.

Irene Pompas mette in pieno rilassamento i suoi pazienti e li fa regredire prima della nascita, dice così di trovare in altre vite apparenti, in altre storie, le cause primarie che possono spiegare fobie e altri disturbi della personalità.
La riemersione del ricordo opera veri rivolgimenti e spesso realizza guarigioni improvvise di disturbi psichici.

Le fobie sono molto interessanti. Una signora di nome Nadia, che ho conosciuto, ha come soprannome Lalla perché da piccola diceva di non chiamarsi Nadia ma Lalla, e ha una fobia precisa, il fuoco, ha paura di morire bruciata, per cui in albergo cerca una camera a pian terreno, da cui si possa fuggire rapidamente in caso di incendio e controlla sempre che vi siano estintori vicini. Da piccola, quando qualcuno le era antipatico, allungava verso di lui il braccio gridando: “T’affoco, t’affoco!”. Ha anche un forte interesse per l’India, in particolare per le sante indiane e ha nel portamento la gravità delle donne indiane, è anche scura di pelle e di occhi e porta lunghi capelli neri e corvini. Poco dopo averla conosciuta ho letto che una delle maggiori sante indiane si chiamava proprio Lalla, era una eremita, una donna maestosa, molto energica e bella, che meditava nelle montagne, in completa nudità. Questo attraeva i montanari che la beffavano, al che lei li minacciava di infocarli, finché un giorno questi, stufi delle sue minacce, le dettero fuoco veramente.

Bene. La reincarnazione è una ipotesi. Per chi ha avuto memorie dirette, può essere una realtà. Nel restante dei casi, possiamo solo cercare delle verifiche e qualche volta queste sono molto esatte, in altri casi la situazione è più nebulosa. Ma troppe cose ci sono nel mondo che aspettano ancora una verifica di realtà.

Il poeta Ovidio diceva: “Non esiste la morte. Lo spirito disincarnato vola qua e là… gettato da una dimora all’altra. L’anima è sempre la stessa, solo la forma è perduta“.
.
http:masadaweb.org

3 commenti »

  1. VIVIANA
    GRAZIE ottimo articolo
    Sandro

    Commento di MasadaAdmin — novembre 17, 2016 @ 8:45 am | Rispondi

  2. Conversazione aperta. 1 messaggio non letto.

    Ciao Viviana, voglio condividere con te una breve riflessione sul concetto di Karma.
    Quest’estate ho conosciuto un gruppo di persone appassionate di esoterismo e mi hanno raccontato un po’ della loro vita, delle loro convinzioni e delle loro ricerche in giro per il mondo. Una di queste mi ha raccontato che era stata dal Sai Baba, mi ha parlato dell’India, della povertà e, in particolare, di gruppi di bambini che importunavano i turisti che facevano offerte, chiedendo insistentemente cibo, dollari e cercando anche di rubare. Mi riporta che lei non ha mai avuto di questi problemi poiché, rispettando questi bambini, si teneva a debita distanza, nella ferma convinzione che convenisse lasciarli nella loro situazione di indigenza, dato che le loro anime avevano scelto quella vita così da rispondere a un debito karmico.
    La cosa mi lascia un po’ perplesso perché, anche se nella vicenda raccontata avrei agito allo stesso modo, pur seguendo una ragione differente, penso che a livello generale questa convinzione possa generare indifferenza, senso di colpa e giustificare le disuguaglianze sociali o le difficoltà personali. Accogliendo questa visione metafisica, come ci si potrebbe porre di fronte al tema della disabilità, della sofferenza, della povertà o della diversità di risorse tra nazioni povere e ricche? Avrebbe senso lottare contro le disparità?
    A questo punto potrebbe entrare in gioco anche una riflessione sulla necessità del destino: è un quadro pre-esistente e rigido, come un arazzo già definito e articolato, su cui è tracciato ciò che necessariamente dovremmo diventare e ciò che dovrebbe accadere, o vi sono spazi di libertà, attraverso i quali è possibile svincolarsi dalle catene del karma?
    Un’altra mia perplessità emerge quando considero il destino come programma deciso dall’anima perché utile alla sua evoluzione, un progresso verso la sua perfezione; a me sembra quasi una metafora capitalistica e consumistica…il progresso, il perfezionarsi sempre di più e la polarizzazione sull’individualismo: l’anima non decide di reincarnarsi per migliorare il mondo degli uomini, ma per perfezionare se stessa…
    In più, una successione incredibile e incalcolabile di vite umane si sono alternate e incarnate per perfezionarsi, dal passato più arcaico del nostro mondo sino ai giorni nostri, e che evoluzione c’è stata se hanno eletto Trump?
    Scusa la mail un po’ delirante ma sei l’unica persona con cui posso confrontarmi, e penso anche un po’ ironizzare, su queste cose.
    Io sono sicuro della fondatezza di quel concetto che chiamiamo destino, ma lo penso come dinamico, mobile, composto di vari livelli che possono intersecarsi. In questa visione di destino c’è molto spazio per la libertà, a patto che la si voglia utilizzare. Anche il concetto di reincarnazione è affascinante, visto le varie esperienze documentate, tra cui quelle che hai riportato, e i vividi ricordi di immagini che mi si presentavano quando ero bambino, associate a nausea.
    Il concetto di Karma è per me più faticoso da accettare.
    Un grande abbraccio
    Emanuele

    Commento di MasadaAdmin — novembre 18, 2016 @ 7:20 am | Rispondi

  3. Caro Emanuele
    non credo che se parliamo in termini spirituali abbia molto senso introdurre metafore capitaliste, infatti mi sembra, a occhio :-), che migliorare la propria vita o volgersi a un accaparramento materialista di potere e denaro stiano su parti opposte su una scala morale.
    In quanto al progresso continuo, chi ha detto che ogni vita umana costituisce un progresso? Non mi pare Hitler abbia attuato un progresso morale. O Stalin. O Amin Dada. O uno qualunque dei politici italiani attuali. Non mi pare proprio. La scala delle scelte individuali può portare a un progresso come a un regresso, per cui non è detto che l’essere umano vada sempre avanti, può anche fare scelte deplorevoli e scivolare indietro, tant’è che per certe culture il Kahrma è proprio una punizione per le scelte sbagliate, anche se in linea di massima una certa evoluzione morale dell’umanità nel suo insieme, sia pur lentissima, nel corso dei secoli mi sembra ci sia stata.
    E’ interessante riflettere invece sulla serie di possibilità che questa teoria dà all’essere umano per il semplice fatto che una sola vita non esaurirebbe il campo delle sue esperienze.
    Per 29 anni io sono stata una sensitiva naturale e tra le altre capacità avevo quella della chiaroveggenza per cui vedevo il futuro delle persone, dote per cui sono stata visitata da una processione lunghissima di persone da tutta Italia. Ebbene, in genere io predicevo il futuro per un tempo limitato, per esempio un anno, e ripetevo ad ognuno la teoria del lamaismo tibetano.
    In Tibet, quando una persona si rivolge al santone per avere lumi sul suo futuro, questi prende delle pile di fogli fatti con foglie di palma e assemblati con un bastoncino e comincia, in base alla posizione delle stelle alla sua nascita, a leggere la sua vita, ma solo fino a un certo punto, in cui chiede: “Arrivato qui, hai scelto questo o quello?”. Dopo la risposta, prende un altro pacchetto di fogli e continua la lettura fino ad un altro punto in cui chiede: “Arrivato qui, hai scelto questa via o quest’altra?” ecc.
    Questo per dire che la vita umana è fatta di due componenti: una è l’ambiente dove nasciamo, i genitori, le vicissitudini in cui ci siamo trovati inizialmente, le condizioni di base che non abbiamo potuto cambiare e abbiamo trovato, l’altra è data dalle nostre scelte che possono totalmente modificare le condizioni di partenza. Insomma l’esistenza di ognuno è fatta da elementi che abbiamo trovato e da altri che abbiamo scelto, predestinazione e libero arbitrio, per cui in una visione saggia è da rifiutare sia la totale passività di un fatalismo autodistruttivo (tipica per es. di alcuni induisti o musulmani) sia la presunzione di poter modificare tutta la nostra vita con la sola forza di volontà (tipica di molti occidentali).
    Credo che l’esempio giusto sia Gandhi, che era un jainista e credeva pertanto nel kahrma, questo non gli impedì per tutta la sua vita di combattere per migliorare se stesso e di lottare per la liberazione dell’India.
    Il fatalista crede che tutto sia destinato e dunque irrevocabile. Ma Wilcox diceva: “Non esiste circostanza, né destino, né fato che possa ostacolare la ferma determinazione di un’animo determinato”.
    Noi siamo determinati da molte cause, ma anche la nostra libera scelta è una di queste cause. Metterla in moto modifica il contesto. Noi siamo causati dal mondo ma siamo anche una delle cause del mondo. Lorenz che era un etologo diceva che anche il fatto che lui si immergesse in uno stagno per osservare le anatre modificava la condotta delle anatre. E in fisica il principio di Heisemberg dice similmente che nel momento stesso in cui osservi un atomo per misurarlo, ne modifichi la velocità. L’osservatore non può essere separato da ciò che osserva. Noi non siamo ‘davanti’ al campo della vita, siamo ‘dentro’ il campo della vita, e possiamo essere una causa del suo cambiamento. E se ciò vale nel campo delle particelle atomiche, pensa al suo valore nel campo delle possibilità umane. Tutti i grandi uomini ebbero spesso pessime condizioni di nascita ma furono grandi proprio perché emersero da queste con la volontà esplicando nel mondo una potente azione di cambiamento.
    Un bellissimo monito di Gandhi dice. “Sii tu l’inizio del cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
    Mi pare evidente che ognuno di noi ha ricevuto in sorte degli elementi di destino, ma all’interno di quelli ha tuttavia in ogni caso una possibilità, piccola o grande, di mutare in meglio o in peggio la sua vita.
    Nel momento stesso in cui esponevo all’altro la mia teoria, collegavo quanto gli accadeva a qualche vita passata, e lo incoraggiavo ad essere attivo e a cambiare da adesso la sua vita in meglio, io diventavo elemento del destino che egli incontrava per avere fiducia in se stesso e migliorare quello che poteva cambiare o accettare sotto una luce diversa quello che non poteva cambiare.
    Sapere infine che la vita non si esaurisce in una sola esistenza ma continua gli dava un’ulteriore fiducia, per cui io vedevo tangibilmente, nella luce dei suoi occhi o nel colore del suo viso o nella postura più sicura, l’inizio di qualcosa di positivo. Del resto l’Angelo mi aveva detto: “Tu devi dare l’entusiasmo!”. L’entusiasmo è un creatore di possibilità perché cambia l’atteggiamento dell’uomo verso il suo destino. E con l’entusiasmo si possono fare cose molto grandi, come modificare se stessi o cambiare in qualcosa il mondo

    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — novembre 18, 2016 @ 7:21 am | Rispondi


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