Nuovo Masada

novembre 13, 2016

MASADA n° 1805 13-11-2016 TRUMP. E ORA?

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MASADA n° 1805 13-11-2016 TRUMP. E ORA?
Blog di Viviana Vivarelli

Trump si sta già normalizzando – Voi, che siete a favore del grande capitale – Trump, dead man walking? – Globalizzazione – Apparentemente il mostro globalista è stato attaccato – L’esortazione di Sanders – La perversione della Clinton e del neoliberismo – Le primarie erano state vinte da Sanders- Abbiamo perso un poeta: Leonard Cohen- Un anno fa al Bataclan

Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia
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(da Le Nuvole di F. De Andrè).
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C’è una crepa in ogni cosa
ed è lì che entra la luce

Leonard Cohen
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Leonard Cohen:
Ho visto il futuro, fratello: E’ omicidio. Le cose stanno scivolando, scivolando in tutte le direzioni Ci sarà la dissoluzione del vecchio codice occidentale. La tua vita privata di colpo esploderà, ci saranno fantasmi, ci saranno incendi nelle strade, non sarà nulla, niente, che tu possa comunque valutare. La tempesta, la tempesta del mondo ha oltrepassato il limite ed ha capovolto l’ordine dell’anima”.

Viviana Vivarelli
Da tre giorni in USA manifestazioni irate di americani che rifiutano Trump, 200 arresti. Nessuno che dice: E’ la democrazia, bellezza!.
Intanto il neo presidente recede dalle sue posizioni oltranziste, sparito l’anatema contro i musulmani, di muro col Messico non si parla più e del resto esiste già, conserverà l’Obamacare che pure era costoso e malfatto e sembra addirittura che prenderà come ministro del Tesoro il capo di J P Morgan Chase Jamie Dimon, pare dunque che quello che sembrava uscito dalla porta rientri dalla finestra e che la conciliazione con Wall Street sia in atto. Ma davvero da un miliardario figlio di miliardari si aspettava il riscatto dei più poveri e l’assalto al neoliberismo?? Ma quando mai, in America, cambiando presidente, è cambiata la politica interna e internazionale? E soprattutto, quando mai si parla di sinistra intendendo una vera sinistra che non sia quella del mercato e della finanza?
La vergogna per l’America non è che abbia vinto Trump né che la maggiore democrazia del mondo abbia un sistema elettorale così perverso da mandare al potere chi prende meno voti dai cittadini, ma è che ,con 318 milioni di abitanti, i maggiori partiti non abbiano trovato di meglio da mandare al Governo che questi due immondi soggetti. America, non dovresti insorgere contro Trump. Dovresti insorgere contro te stessa!.
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Ora che si è scoperta la formuletta establishment o anti establishment, tutti a riempirsene la bocca. Ma davvero è tanto difficile dire pari pari: Capitalismo o lotta al capitale, globalizzazione o no global, neoliberismo o democrazia allargata, multinazionali o diritti dei cittadini, finanza anarchica o regole civili, caos bancario o separazione tra banche di speculazione e di investimento, èlite o masse popolari? E’ così difficile dire chiaramente come stanno le cose?
Se Marx tornasse in vita, vomiterebbe davanti a circonvoluzioni simili.
Dite pane al pane esortano i Vangeli. Ma ora si dice ‘establishment’ per dire cosa? Le parole nascondono quello che il cuore rifiuta onestamente di dire per vigliaccheria o intorcinamento mentale. Davvero si crede con questi giochetti di parole di nascondere quello che la realtà è: potere e ricchezza nelle mani di troppo pochi e troppi che vengono derubati anche del diritto alla vita?
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Non è vero che l’ANPI ha espulso Laura Puppato per le sue intenzioni di votare sì, semplicemente lei non si è riscritta, il che, date le sue nuove posizioni, è perfettamente coerente, non si può stare con lo stesso piede in due scarpe. O sei con la Costituzione o sei contro.

VOI A FAVORE DEL GRANDE CAPITALE

Voi che alzate lai perché non ha vinto la vostra guerrafondaia preferita, state tranquilli. Non succederà niente. Le spacconate già cominciano ad essere ritirate. Dal programma è già sparito l’anatema ai musulmani, Obamacare e l’attacco a Wall Street. E così sparirà anche il resto.
Se ci pensate, i due partiti USA sono quasi uguali ; al momento del voto sembra che ci siano chissà quali differenze, poi, a elezioni avvenute tutto prosegue in modo simile. Vi ricordate di che partito erano Reagan o Bush e se ha fatto delle differenze? Tutti diventano servi della finanza e delle multinazionali, tutti proseguono le guerre di conquista, nessuno aiuta i poveri
Sembra sempre che succeda chissà che, poi non cambia nulla. Per questo riporre troppe speranze in questa gente è sbagliato. Sono tutti allo stesso modo anime oscure.
L’unica cosa nuova di queste elezioni è che la gente ha votato contro il sistema di potere (globalizzazione, turbocapitalismo, mercato neoliberista) o almeno ha creduto di votare contro, perché i suoi danni sono ricaduti sugli stessi americani, ma poi sarà disillusa perché continuerà tutto allo stesso modo. In USA è impossibile che diventi presidente qualcuno, come Lula o Mujica, che sia portavoce dei poveri. Hanno fatto il congegno in modo che solo chi è ricchissimo e finanziato da ricchissimi arrivi alla Casa Bianca, dopo di che è fisiologico che, qualunque cosa il candidato abbia promesso, farà come sempre l’interesse del sistema, che si autoalimenta e resta plutocratico, cioè in mano ai più ricchi.
Così sarà la stessa cosa anche per Trump, che si normalizzerà quanto prima, perché un conto sono le spacconate programmatiche, altro è il potere che è sempre uguale a se stesso e coopta chiunque ci entri.
Ma la grande novità è che per la prima volta l’enorme apparato mediatico e politico occidentale che credeva di manipolare a suo piacimento l’opinione pubblica spingendo le masse a votare contro se stesse, ha suscitato una repulsione anti orwelliana, per cui metà degli elettori ha scelto chi in apparenza contestava il sistema. dico ‘in apparenza’, perché non credo che un miliardario faccia la differenza.
A questa sconfitta del potere e dei media manipolatori Grillo applaude, non a Trump. Non siate tanto sciocchi da andare a dire che a Grillo piace Trump. E come potrebbe? Visto che sono agli antipodi su tutto! Magari sarà a Salvini che piace Trump, sarà alla Lepen, ma non a Grillo che all’opposto su qualunque cosa Trump dice di voler fare, a parte il suo attacco a Wall Street e alle multinazionali, che, ci possiamo scommettere, non avverrà.
E non venite a dire che, però, i votanti per Hillary sono di più. Anche gli elettori italiani del M5S erano 44.935 voti più di quelli del Pd, mentre col voto degli Italiani all’estero il Pd sopravanzava di 148.116 voti (su cui però ci sono troppe voci di brogli). Ma ciò è ininfluente. Se il meccanismo ti dà il potere, te lo dà e basta! Trump ha vinto, e non solo ha conquistato la Casa Bianca ma ha la maggioranza al Congresso e domina l’Alta Corte, dunque ha un potere immenso e su questo non ci piove.
Può darsi che dalla parte di chi esercita il potere nulla sia cambiato, però sembra che molte cose stiano cambiando dalla parte di chi il potere lo subisce e stia cominciando un movimento di contestazione del neoliberismo assassino e affamatore. Forse saremo ancora poveri, ma abbiamo cominciato a essere meno manipolati e più consapevoli. E questo non può essere che un bene.
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INTERESSE DEL GRANDE CAPITALE AL SI’

E’ chiaro perché la grande finanza ha ogni interesse a che passi il SI’. La grande finanza odia la democrazia che le crea solo problemi. I potentati finanziari trovano preferibile avere a che fare con un solo soggetto, unico e forte, con cui si possono trovare buoni accordi per far passare progetti che devastano il territorio o vanno contro i cittadini, come le trivelle, la Tav in Valsusa o il Ponte di Messina. Per cui ben vengano riforme come quelle renziane che accentrano il potere nell’uomo solo al comando, tolgono potere e diritti alle Regioni, ai cittadini e al territorio e facilitano i grossi affari. I poteri forti non hanno nessun interesse per la salute, lo stato sociale, la difesa ambientale, i diritti del lavoro, i diritti costituzionali, la sovranità popolare, la democrazia, il futuro dei popoli… hanno interesse solo per i propri affari. E trattarli con una persona sola, corruttibile e addomesticabile, è sicuramente più facile che avere a che fare con soggetti locali che potrebbero difendere i cittadini. Per questo, a fianco di Renzi troviamo Confindustria, le banche d’affari americane, la Bce, la finanza, i palazzinari, i petrolieri.. tutti quei soggetti che la democrazia la spazzerebbero via se solo potessero.
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Toni
In un paese civile qualcuno si è dimesso per aver copiato un compito in classe da bambino. Da noi copiano la riforma della P2, propongono l’immunità totale per i delinquenti di stato e tutto va bene. Votate, ragazzi votate NO mi auguro.

TRUMP: DEAD MAN WALKING?
Paolo De Gregorio

Quelli che sono profumatamente pagati, spesso con soldi pubblici, partiti, giornalisti, sondaggisti, hanno dimostrato la loro totale inutilità ed incapacità nel valutare gli umori dei cittadini elettori per un motivo semplicissimo: stanno chiusi nei loro palazzi, negli studi televisivi dove parlano del nulla con i soliti noti. Stilano classifiche e sondaggi sulla base di informazioni che traggono da call center e statistiche, diffondono notizie trovate su internet e agenzie stando comodamente seduti nelle loro redazioni, fabbricano false informative, a seconda delle convenienze dei loro padroni e committenti.
Il risultato è un profondo ridimensionamento del peso di TV e giornali (Trump in America li aveva tutti contro), la bocciatura della globalizzazione che, finalmente, è stata valutata come causa di molti problemi del ceto medio-basso americano, il ridimensionamento del ruolo geopolitico globale basato sulla (costosissima) forza militare, la consapevolezza che gli USA sono ormai quasi indipendenti dal petrolio del Medioriente. Se scegliessero di produrre in patria ciò che importano dalla Cina sarebbero veramente il paese più ricco e pacifico del mondo, dopo aver chiuso le 900 basi militari sparse in tutto il globo e sciolto la Nato, lasciando all’Europa il compito di pensare da sola alla propria difesa.
L’impressione che si ricava dal risultato delle elezioni americane è che ci sia stato un forte ridimensionamento dell’ideologia guerrafondaia che voleva l’America interventista in ogni controversia internazionale e di cui la Clinton sarebbe stata un elemento di continuità, a favore di un sano pragmatismo che immagina rapporti normali con la Russia, la diminuzione delle spese militari, riportando in America la manifattura di tutte le merci di cui gli americani hanno bisogno, con milioni di lavoratori di nuovo in attività, la drastica diminuzione delle tasse.
Francamente mi interessa relativamente il fatto che Trump sia un donnaiolo e anche un po’ razzista, mi interessa di più che fermi questa guerra fredda con la Russia che non ha alcun motivo di esistere e che si occupi dei problemi economici dei suoi elettori.
Il mondo non ha bisogno di un paese guida, tanto meno di una guida ottenuta con la supremazia militare, e se questo buffo personaggio, di cui ci illustreranno ogni magagna, mantenesse le promesse fatte ai suoi elettori, il mondo potrebbe cominciare a mettere da parte la globalizzazione, le guerre, le ideologie, le divisioni religiose.
I giornalisti di cui è sempre educativo ricordare l’inutilità, già parlano di pericolo isolazionismo, come se l’interventismo praticato dagli USA (democratici e repubblicani) dalla seconda guerra mondiale ad oggi non abbia portato dalla Corea, al Vietnam, all’Iraq, all’Afghanistan, alla Somalia, alla Libia, alla Siria, ecc. ecc, milioni di morti, devastazioni, instabilità, emigrazioni forzate di massa, terrorismo ormai endemico e globale.
Se Trump sarà di parola e cercherà di ridimensionare il peso politico-militare degli USA nel mondo dovrà guardarsi le spalle, senza andare troppo lontano, perché proprio in casa sua vi è un blocco gigantesco di interessi che si definisce il complesso militare industriale che salda il Pentagono con tutte le multinazionali che progettano, fabbricano armi che vengono vendute nel mondo e per questi signori le guerre sono benvenute, promosse, provocate.
E, come la storia americana insegna, anche se sei il Presidente, se tocchi certi fili muori.
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GLOBALIZZAZIONE
Viviana

Finalmente nelle interviste dei disoccupati o operai americani è apparsa la parola maledetta, quella che i nostri media evitano con cura di pronunciare: globalizzazione’. Quando sarà che anche i disoccupati o gli operai italiani capiranno che i loro problemi, come la crisi costruita, come la perdita di danari e diritti del lavoro si deve a questa atrocità: la globalizzazione? Quando si capirà che se tanti hanno votato Trump è perché ha detto di sospendere i maledetti trattati commerciali, quelli che danno il lavoro ai più schiavi del mondo? E quando si capirà anche in Italia che quelli che votano Renzi votano in realtà per l’ITTIP, il CETA, il MES CINA e tutto l’armamentario della globalizzazione? quel sistema barbaro che rende più ricchi i ricchi e più poveri i poveri!
Era facile capire che la globalizzazione che spostava il lavoro agli ultimi della Terra togliendo salari e diritti a tutti avrebbe rovinato anche i popoli dei Paesi da cui partiva
La vittoria di Trump è, ma temo solo a parole, la rivincita di quelli che sono stati atterrati dalla globalizzazione, il peggiore e più antidemocratico sistema economico e politico che sia mai esistito, il peggiore perché interrompe qualunque processo naturale di crescita del benessere, della democrazia e dei diritti e fa retrocedere i popoli ai tempi in cui chi lavorava era uno schiavo fino a produrre crisi permanenti.
Visto, però, che si dice che Trump come Ministro del Tesoro prenderà probabilmente il capo di J P Morgan Chase Jamie Dimon, mi pare che i suoi programmi resteranno sulla carta e vedremo la combutta di sempre del governo americano con la finanza, co la multinazionali delle armi o della chimica e con tutto il peggio che ha prodotto l’America. Possiamo ancora sperare che sia tolto l’embargo con la Russia che solo a noi italiani è costato 3,6 miliardi di euro (dato CGIA Mestre).
Visto che con la Clinton sarebbero partite bombe atomiche contro la Russia proprio dalle basi americane in Italia e rischiavamo semplicemente di essere rasi al suolo, ormai è l’ultima cosa in cui sperare.
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Luca
La questione è semplice.
Il mondo, chiamiamolo così, delle élite, ingabbia nel politically correct la gente, complice la stampa, impedendo ogni ragionamento (chiamando profughi i clandestini, missioni di pace quelle di guerra etc.). Propugna una visione del mondo, che è quella della globalizzazione selvaggia, delle privatizzazioni, dell’abbattimento delle frontiere, della perdita di identità dei popoli, che può essere giusta o sbagliata, come bene assoluto.
Per perseguirla, quando non riesce a controllare i governanti, scatena o fomenta rivoluzioni e primavere e proteste di persone o pagate o manipolabili (o entrambe), spacciandole per movimenti genuini, anche con la collaborazione operativa o propagandistica di molte ONG, sopratutto finto umanitarie.
Costoro vogliono, dunque, scavalcare la democrazia e la volontà delle persone, quando le stesse scelgono altro.
Bene, il modello che propone Trump è diverso (agli imprenditori in Michigan, per esempio, ha detto: «l’industria è cosa buona, ma se volete delocalizzare in Messico la produzione e riportare prodotti meno costosi in USA, guadagnando voi e rovinando i lavoratori, bene, vi metto un dazio del 50% sulle importazioni con cui pagherò quelli che hanno perso il posto a causa vostra»).
Vediamo cosa succede – senza movimenti fasulli di piazza e senza minacce di disastri, Madonna, De Niro, Bionsè e compagnia di giro cantante – e vediamo se fra quattro anni la gente vorrà tornare al mondo del politically correct o se vorrà buttare per sempre dietro le spalle quel modello.
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Enrico
Globalizzazione vuol dire chiudere le aziende in Occidente e aprirle dove il costo del lavoro è molto più basso, a scapito dello stato sociale e dell’ambiente. La globalizzazione pone la nostra società, che dopo anni di lotte è arrivata a godere di un benessere diffuso, in competizione economica con altre realtà dove le nostre conquiste non esistono; e dove l’ambiente, e quindi la salute delle persone, viene sacrificato alle esigenze dell’economia. Due reportage del NYT di qualche tempo fa riportavano che la metà (la metà!) dei bambini cinesi presenta avvelenamento da piombo, e che è impossibile trovare dell’acqua che non abbia un sapore sgradevole; anche quella imbottigliata presenta tracce d’inquinamento. Un articolo della scorsa settimana del Financial Times dice invece che, in Cina, è partita la vendita delle bottiglie di aria pura. Non è con queste realtà che dobbiamo entrare in competizione.
Il campo democratico ha latitato su questi temi, anzi ha provato a negarli (il NYT sostiene che la perdita dei posti di lavoro in Occidente è dovuta alle nuove tecnologie). Trump, parlando agli operai della rust belt, ha detto: ai prodotti delle imprese americane che delocalizzano sarà applicata una tassa del 100%, prima che possano essere posti in vendita qui da noi. Sacrosanto. Il problema è che sarà l’unica promessa che non verrà mantenuta.
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Livia
Ecco quel che Sanders ha scritto dopo la vittoria e il discorso di Trump che invitava a collaborare sul sito ufficiale del Senato:
“Donald Trump ha attinto alla rabbia di una classe media in declino, che è logorata ed esasperata dall’establishment economico, politico e mediatico. La gente è stanca di orari di lavoro sempre più lunghi e paghe sempre più basse, di vedere posti di lavoro pagati dignitosamente spostarsi verso la Cina o altri paesi a basso livello salariale; è stanca di miliardari che non pagano alcuna tassa federale sul reddito (IO: Ma non è un evasore anche Trump?); è stanca di non potersi più permettere l’istruzione universitaria per i propri figli – e tutto questo mentre i ricchi diventano sempre più ricchi. Nella misura in cui Donald Trump è serio nel voler perseguire politiche volte a migliorare la condizioni di vita delle famiglie della classe lavoratrice in questo paese, io e altri progressisti siamo pronti a lavorare con lui. Nella misura in cui invece vuole perseguire politiche razziste, sessiste, xenofobe e anti-ambientaliste, ci opporremo vigorosamente. E questa è esattamente la risposta giusta. Invece dei guaiti emessi da tre giorni sull’apocalisse, una risposta, nella sua asciutta chiara e ferma concisione: 1) politica 2) strategica 3) analitica. E sorpresa! in questa analisi cosa c’è? Cosa si osa nominare? Donald Trump ha attinto alla rabbia di una classe media in declino, che è logorata ed esasperata dall’establishment economico, politico e mediatico. La gente è stanca di orari di lavoro sempre più lunghi e paghe sempre più basse, di vedere posti di lavoro pagati dignitosamente spostarsi verso la Cina o altri paesi a basso livello salariale; è stanca di miliardari che non pagano alcuna tassa federale sul reddito; è stanca di non potersi più permettere l’istruzione universitaria per i propri figli – e tutto questo mentre i ricchi diventano sempre più ricchi.
Riusciamo a vedere traccia di queste materiali condizioni di vita, così sovrapponibili alle magnifiche sorti che ci ha riservato il progetto – del resto di origine USA – della UE, nei commenti al voto? riusciamo a vederne traccia nelle lacrime sparse da sopra i soffitti di vetro – e non da sotto checché se ne dica – dalla medio alta borghesia clintoniana? O la considerazione di costoro non è tutta per delle minoranze certo da non discriminare, ma la cui centralità ostentata e pervadente nel discorso politico altro non è stato, da decenni, che il tentativo affannoso, operato con ogni mezzo, di stemperare fino ad occultarli il conflitto e il disagio di classe? o mascherarli con l’ipocrita linguaggio: working-middle class impaurita smarrita timorosa incerta, confusa livorosa messa in crisi dalla globalizzazione, vale a dire dall’abolizione di quelle regole imposte nella prima metà del secolo scorso alla libera circolazione dei capitali, aprendo così la strada non già a un fenomeno nuovo, ma alla ripresa del vecchio arnese del liberoscambismo ottocentesco e delle sue crisi ricorrenti, pagate con la miseria dei tanti? A proposito di quelli, tra cui il blogmaster, così pronti a sostenere che ormai c’è la globalizzazione, quindi…, come se fosse lo spirito del mondo in inarrestabile marcia evolutiva verso il nuovo, mentre è solo il ritorno di un puzzolente, impestato cadavere da quattro soldi, che profitta della nostra ignoranza come della colpevole abdicazione di chi dovrebbe mostrare la realtà di questo zombie anziché limitarsi a propagandarlo come ineluttabile o peggio benefico?”
E poi osano dirsi di sinistra? Progressisti? moderati? aperti? tolleranti?
Del resto, se non li ha smossi nemmeno l’abbassamento della speranza di vita nel nostro paese, cosa potrebbe mai causare una resipiscenza delle loro coscienze? Meglio se torniamo a Sanders, la cui dichiarazione è infine razionale… laddove il mercato, per mezzo dei suoi pifferai e lacchè reagisce in questi giorni ululando scornato e invocando meno democrazia formale(!!!), come nel mondo aristocratico, per chi osa metterlo in discussione non trovandolo rappresentativo dei propri interessi.
http://vocidallestero.it/2016/11/10/bernie-sanders-pronto-a-lavorare-con-trump-per-migliorare-le-condizioni-delle-famiglie-lavoratrici/

(Apparentemente) IL MOSTRO GLOBALISTA E’ STATO ATTACCATO/strong>
Beluscameno

Donald Trump ha vinto la sua battaglia per la conquista della Casa Bianca.
Ci dice Francesco Toscano che ha vinto nonostante gli incessanti attacchi di una stampa completamente asservita e di parte, specchio fedele di un establishment rancoroso e impazzito che ha completamente smarrito il polso della situazione reale.
Oggi non perde Hillary Clinton, ennesimo fantoccio nelle mani della grande finanza e dei signori della guerra, perde semmai un sistema di potere GLOBALE che nel suo complesso- da Washington a Berlino, da Roma a Seul- si tiene insieme con l’obiettivo preciso di perpetuare e consolidare il potere di una ‘oligarchia assassina’ che odia il popolo più debole ed indifeso.
Il voto recente USA conclusosi con la vittoria di Trump significa molte cose.
Innanzitutto significa la definitiva morte dei mezzi di informazione cosiddetti mainstream, da tutti oramai avvertiti quali strumenti di semplice e pura propaganda che non hanno nulla a che fare con il pluralismo informativo o la libertà di espressione; in secondo luogo il voto di ieri smaschera definitivamente la mito-poietica narrazione di una America finalmente fuori dalla crisi grazie al coraggio del presidente Obama, ‘mediocre politicante’, dipinto come un Roosevelt dai soliti ‘servi di regime’.
Gli Stati Uniti, al pari di tutte le democrazie occidentali governate ‘manu militari dai ‘signori feudali del denaro’ nel mondo globalizzato delle grandi banche e delle grandi finanziarie ’, conoscono una fase di fortissima involuzione che mette in ginocchio il ceto medio, allarga le povertà, provoca esclusione sociale e risentimenti tra le classi della società che lavora e produce.
La crescita economica non c’è, e quand’anche ci fosse finirebbe per favorire i soliti pescecani di Wall Street, veri responsabili di una crisi finanziaria globale poi messa sul conto delle classi subalterne.
Ma come può mai reggere un sistema nel quale lo Stato non riesce a garantire a metà della popolazione il soddisfacimento dei bisogni primari, pur sfornando a gettito continuo miliardi di dollari per ripianare i debiti causati dall’ingordigia dei banchieri d’affari che si pongono sopra la legge?
(Ma anche da noi non si scherza, visto che Verdini propone la non punibilità con il carcere per i delitti dei Colletti Bianchi !).
Ma come ci si può stupire della vittoria di un outsider come Trump di fronte allo sfacelo creato dai politici orwellianamente definiti responsabili?
Quale fesso può ancora farsi incantare dalla retorica sull’allargamento dei diritti civili quando i diritti economici e sociali vengono giorno dopo giorno calpestati e umiliati?
Tutti hanno compreso come l’aumento della disperazione dipenda da una precisa scelta politica di una élite globale spietata pronta a sterminare i più deboli, che vuole livellare al ribasso gli stili di vita di una umanità omologata e dolente, governata da poche centrali finanziarie. I componenti della élite globale vogliono diventare le nuove divinità, dopo aver ‘distrutto le varie religioni e ideologie tramite la distruzione dell’Umanità più povera.
La vittoria di Trump avrà certamente importanti ripercussioni per l’Italia e per l’Europa, perché la tecnocrazia neo- nazista che impone l’austerità e cammina sulle gambe dei Draghi e della Merkel vien privata del suo principale sponsor.
Chi può dimenticare i continui sostegni dall’ex presidente Obama a figuri odiosi come Monti, Napolitano e Renzi?
Da oggi la vittoria per la libertà e l’indipendenza nazionale che i diversi popoli europei stanno da tempo combattendo contro il mostro eurocentrico di stanza a Bruxelles diventa più vicina.
Non facciamoci però facili illusioni, il cammino è ancora lungo.
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Grillo non ha mai appoggiato Trump.
Ha detto che Trump è la dimostrazione che questo circus di media, di vip, di endorsement, di corporation, di finanziamenti do ut des, di sondaggi, di costruzione e manipolazione di opinione vale zero, quando le persone vogliono mandarti a fanculo.

GILIOLI
Del resto, se al bar, qui a Roma, per un mese hai incontrato gente incerta se votare Raggi o Meloni o Fassina (insomma tutto fuori che Giachetti, poraccio) puoi decidere che incontri solo fuori di testa oppure chiederti se le vecchie geometrie politiche sono andate in vacca, almeno come percepito diffuso. Avendo optato per la seconda ipotesi, ho vinto diverse birre non solo su Roma e la Brexit, ma pure sulle elezioni americane… forse è il caso di andare un po’ oltre.
Cioè di provare a vedere quali nuove e successive categorie e geometrie politiche nasceranno da oggi in poi, sostituendo anche quella establishment-antiestablishmente che è con ogni evidenza provvisoria, propria di una fase di passaggio e di distruzione – non di costruzione. Propria di quell’epoca in cui il vecchio sta morendo senza che il nuovo stia ancora nascendo.
Vale per gli Stati Uniti, vale per l’Europa, vale per l’Italia.
Ecco, ci siamo occupati del vecchio che stava morendo – e solo i ciechi o i complici non vedevano che stava morendo.
Adesso è decisamente del nuovo che nascerà che con ogni forza ci si deve occupare.
Zunal
Auguro a Trump di fare un buon lavoro e di sbrigarsi e non esitare a cercare accomodamenti con la cosca democratica perdente ed i neocon umiliati: faccia piazza pulita.
E gli auguro di rispettare le promesse elettorali, perche l’operaio del Michigan che lo ha votato temendo di vedere il suo posto di lavoro delocalizzato in Messico da ieri lo sta aspettando la varco.

LA PERVERSIONE DELLA CLINTON E DEL NEOLIBERISMO
Viviana Vivarelli

Solo la follia e la miopia dell’apparato politico-mediatico dell’Occidente poteva meravigliarsi della vittoria di Trump. A forza di manipolare gli europei per pompare la vittoria della Clinton, hanno finito per manipolare se stessi, tant’è che solo i bookmaker britannici avevano pronosticato Trump President.
Con questa vittoria si autoestingue la dinastia dei Clinton, con la resa di un Obama molto diverso dal primo programma festeggiato dal mondo intero che gli valse l’erroneo Nobel per la pace. Dopo 8 anni di governo, il trionfante programma era morto con un’America dei poveri ancora più povera e neoliberismo avanzato TTIP, CETA…) che aveva strappato il lavoro agli americani per privilegiare le multinazionali che sfruttavano i lavoratori sottopagati del terzo mondo, mentre le imprese americane andavano in fallimento.
Obama, per suo conto, non avrebbe mai scelto quella stessa Clinton che 4 anni fa licenziò duramente, ma ormai era succube della finanza, delle banche e delle corporazioni, così si è lasciato imporre una Clinton mai amata che si presentava con tutta la sua spocchia e la sua ambizione perversa.
Michael Moore aveva predetto con amarezza la vittoria di Trump e molti americani con lui, ma i nostri media fingevano di non vedere che mezza America non avrebbe seguito mai una guerrafondaia amica di banche e multinazionali che se ne fregava della miseria americana. Sarebbe bastato sentire i grandi sindacalisti dei comitati di base di fabbrica a Detroit, nel Michigan, che poi hanno votato per Trump incolpando la chiusura delle loro fabbriche e la loro disoccupazione ad una globalizzazione spietata che, mentre arricchiva i consigli di amministrazione delle multinazionali, toglieva lavoro agli americani spostando il lavoro nel terzo mondo ai sottopagati della Terra.
Oggi si accusano del voto a Trump i razzisti, omofobi, integralisti delle Country e si finge di ignorare che ha votato per Trump la stragrande maggioranza dei giovani laici (tra i 18 e i 35 anni) in Florida e in Pennsylvania, ragazzi digitali che odiano l’ipocrisia, l’opacità, la menzogna di stato, che non leggono il New York Times e gli editoriali radical chic, e non seguono i media mainstream perché si affidano al web che svela i crimini nascosti dalla stampa ufficiale.

In Italia per es. si ignora che quando ad Haiti ci fu l’uragano che causò 5.000 morti e 250.000 senza tetto (senza nessuna assistenza), in USA fu sollevato uno scandalo da Jill Stein (candidata verde sostenuta dalla Sarandon, Michael Douglas e dalle prime 200 organizzazioni ambientaliste americane) perché la vera ragione di quel terribile disastro non era stata Madre Natura bensì un business gestito dai Clinton. Nel 2010, infatti, al devastante terremoto del 12 Gennaio, Hillary si era precipitata nell’isola con aerei pieni di medicinali e cibo pagati dalla sua fondazione, litigando con le associazioni e con ogni altro lì presente (anche Bertolaso) per prendere il totale controllo degli aiuti, con la sua fondazione benefica. Due anni dopo, la sua fondazione ebbe la concessione sul demanio territoriale dell’isola che affidò alla American Mining Corporation, la più importante multinazionale del carbone. Questa cominciò la più grande opera di deforestazione mai verificatasi in America Centrale. Tagliarono migliaia e migliaia di palme che da millenni vivevano lì e aprirono 156 nuove miniere di carbone a cielo aperto. Così Haiti rimase senza la sua più potente e poderosa barriera di difesa naturale: una selva di giganteschi alberi che fermano e dirottano i venti degli uragani che da sempre devastano la zona. Senza quella difesa, le case dei poveri sono state spazzate via. Ecco perché tanti americani hanno accusato la Clinton di ipocrisia.

C’è stato poi il caso Jess Ventura, un ex attore, ex campione di wrestling, ambientalista, che nel 1997 col suo Partito Riformista della Nazione è eletto governatore del Minnesota e diventa un eroe anti-sistema. Resta in carica fino al 2003, attaccando il potere centrale, il capitalismo americano, l’ipocrisia moralistica americana. Egli accusa la Clinton di essere la responsabile della cancellazione dello Steagall Act rooseveltiano con il quale, Bill Clinton, nell’ottobre del 1998, grazie a un decreto presidenziale votato da tutti i repubblicani, consegnava ufficialmente e formalmente l’intera economia planetaria nelle mani della finanza speculativa gestita da Wall Street e dalla City di Londra.
L’elezione di Ventura fu il grande shock della vita politica americana di quei tempi. Il suo sponsor era Donald Trump, folgorato dalle sue idee che voleva farlo diventare presidente. Ventura fu l’esempio che Trump decise di imitare. Era l’inizio di una grande richiesta di cambiamento, la rivolta contro il dominio delle banche e delle multinazionali.
Trump ha vinto non perché è un razzista, omofobo, maschilista ma perché ha sintetizzato il malessere americano. Il suo unico oppositore convincente avrebbe potuto essere Sanders, che avrebbe senz’altro vinto. Ma Sanders lui era troppo socialista per Wall Street, per le multinazionali, per la finanza, per gli squali del mercato, che hanno convinto Obama a sostenere l’odiata Clinton.

Che cosa farà Trump a questo punto è difficile saperlo. C’è sempre una profonda differenza tra i programmi e quello che viene fatto dopo. Di blocco all’ingresso dei musulmani già non si parla più. E’ già cominciata la transumanza al progetto dei poteri forti e le voci che dicono che prenderà come Ministro del Tesoro il capo di JPMorgan Chase Jamie Dimon non è incoraggiante.
Una cosa è chiara: che i nostri politici o i nostri media o quelli europei ne parlino o no, la globalizzazione sta mostrando tutti i suoi tarli e diventa sempre più chiaro che il predominio del mercato e il lucro delle multinazionali che si sostituisce ai diritti e agli interessi dei popoli non porta affatto un’era di benessere e di progresso, ma si ritorce contro quegli stessi che l’hanno perpetrata.
Prima o poi, volenti o nolenti, un processo alla globalizzazione economica e alla finanziarizzazione dell’economia e, in Europa, all’austerità, bisogna farla.
Al momento il re è nudo e nessun capo di Stato ha la faccia di dirlo.
Il capitalismo senza regole e fine a se stesso ha fallito. Trump, qualunque cosa faccia, ha vinto perché le vittime di un capitalismo globale amorale e distruttore dei popoli si stanno ribellando. Sono i disoccupati e gli operai delle fabbriche americane ma sono anche i disoccupati e gli operai europei.
Certo sarebbe paradossale che proprio un miliardario portasse il capitalismo al suo rush finale, per cui stiamo a vedere.

La politologa della Columbia University Nadia Urbinati dice che Trump sarà un presidente normale, nessun pericolo per la democrazia

«Nel discorso della vittoria Trump ha già moderato i toni, sta tornando nei gangli dell’istituzione americana, che macina e modera tutto. Ha approfittato delle defaillance di Obama e Clinton sul sociale. L’Europa approfitti dell’apertura a Putin»
Stiamo a vedere nel merito come governerà. Perché se sono da condannare le sue uscite razziste e sessiste, è anche vero che nessuno sa cosa farà, perché in concreto non ha promesso nulla. Di certo c’è che il populismo di Trump ha radici molto diverse da quello europeo di Marine Le Pen o Viktor Orbán e l’Europa, piuttosto, dovrebbe approfittare dei nuovi rapporti che si possono aprire con la Russia di Putin.
Certo non era atteso. È anche questa la dimostrazione della mancanza di radar cognitivi e predittivi che hanno le scienze politiche ma anche gli esperti di sondaggi. Evidentemente qualcosa non funziona. Non è la prima volta che succede qualcosa del genere ma questa volta l’errore è stato mastodontico. Nemmeno i sostenitori e i responsabili della campagna di Trump ci credevano. Ieri sera dicevano: soltanto un miracolo può farci vincere. È una vittoria uscita dalla traccia dei radar.
Di fatto non ci sono progetti politici su che cosa fare, con la condizione di un lavoro industriale che scompare, con la delocalizzazione che porta un lavoro residuo negli Stati Uniti e trasporta il grosso nel Sud Est asiatico, dove il lavoro costa nulla. Ci sono delle ragioni strutturali, rispetto alle quali i partiti non sanno cosa dire. Perché seguono, soprattutto il Partito Democratico in questo caso, senza troppa critica o autocritica la cultura del mercato, post-blairista: se noi aiutiamo la tecnologia a svilupparsi e il mercato ad aprirsi tutto si risolverà da sé. Loro non hanno una strategia, delle strutture di pensiero che vadano al di là del mercato. È il pensiero unico di tutta la dirigenza democratica. Dall’altro lato c’è una popolazione che è fuori da ogni comprensione.
I punti di riferimento [dei partiti] sono le università, le grandi megalopoli, le grandi città. Il cittadino ordinario non ha più nulla: non ha i partiti, non ha le attività amministrative locali, perché sono tutti impoveriti. Che cos’ha per farsi sentire? Ha i social network. E ha un modo nuovo di aggregazione, attraverso delle forme fai-da-te. È attraverso queste forme che si è creato lo stesso movimento attorno a Trump. Fuori dal partito repubblicano, contro il partito repubblicano.
Trump è un outsider totale. È un palazzinaro, è l’equivalente di un Caltagirone, con bancarotte e riprese, non ha mai avuto un incarico politico. È un puro della politica e la politica là è una ragione di male, mentre non lo è l’industria e il farsi le ossa nel business. Quindi lui rappresenta al meglio il bene, il male, la debolezza umana del mondo ordinario dei cittadini americani. Perché non puntare su di lui invece che su una rodatissima donna di potere che sta a Washington da 30 anni in modo o nell’altro?
Il populismo in America non ha una valenza negativa come da noi. È nato là ed è nato nell’Ottocento come una forma di democratizzazione di una repubblica ormai oligarchica. Ha tutti i crismi della democrazia. È il mito della comunità locale e del cittadino ordinario contro l’artificiosità del sistema politico e delle retoriche politiche. In questo senso il populismo non è cattivo. Trump perché ha usato un linguaggio durissimo, che però è il linguaggio che lui usava già nelle trasmissioni televisive. E’ è un navigatissimo presentatore. Gli americani lo conoscevano già molto bene. E si identificano con lui per la sincerità quasi radicale che ha sempre esemplificato. Nel merito ora si tratta di vedere come governa.
Ma cos’ha promesso, in fondo?
Ha criticato l’amministrazione Obama, ha criticato la politica sanitaria. Tra l’altro la stessa Clinton l’ha criticata perché è una politica che impone con finanziamenti un aiuto dello Stato ai datori di lavoro e agli operai per comprare un’assicurazione sulla salute, facendo in questo modo lievitare i prezzi di tutte le assicurazioni. Trump ha sfondato una porta già aperta da Clinton su questo. Poi, ha proposto di riaprire le miniere? È una cosa ridicola. Di fatto non ha proposto nulla, ha soltanto attaccato chi aveva governato.
Le cose che rimangono più in mente sono le politiche sull’immigrazione e la rottura degli accordi internazionali come il Tpp e poi questo voler chiudere le frontiere, un richiamo periodico che ogni tanto ritorna. E’ chiaro che la riapertura delle frontiere, se non c’è un sistema economico forte e di produttività e possibilità di lavoro, abbassa i salari e le tutele. Trump si ritrova a essere un nazional-protezionista che piace molto alle parti più bastonate delle classi lavoratrici.
I toni li ha già moderati. Quando è salito sul palco nel discorso della vittoria, sembrava già un altro. Finché c’è la campagna elettorale usano tutti i metodi. Tutto è lecito. Poi le cose cambiano. Lo si vedeva in viso: era tiratissimo, quasi timoroso di quel che gli era capitato. Ma figuriamoci, tornerà dentro i gangli della istituzione americana, che macina, assorbe e modera tutto.
«I toni li ha già moderati. Quando è salito sul palco nel discorso della vittoria, sembrava già un altro. Finché c’è la campagna elettorale usano tutti i metodi. Tutto è lecito. Poi le cose cambiano»
La sinistra aveva capito che le cose non andavano già ai tempi di Occupy Wall Street, denunciando i problemi dell’ineguale distribuzione del reddito e della ricchezza.
Come mai dal 2009 riapriamo gli occhi e la protesta sta tutta a destra?
La protesta è a destra perché è un tema molto facile alla manipolazione, all’uso nazionalistico. È come l’Italia prima del fascismo, è come l’America durante la Depressione. Ora, che cosa ha fatto Obama, per uscire da questa crisi? Non ha fatto il New Deal, certamente, non ha fatto quelle grandi politiche di infrastrutture – che adesso Trump dice di voler fare -. Non ci sono state politiche di recupero e di reazione contro questa crisi economica micidiale. Che continua, è uno stillicidio. Non è vero che c’è una ripresa dell’occupazione. Non ci può essere un’occupazione con un livello di salario di 6-7 dollari all’ora. Ma cosa si fa con 7 dollari all’ora? C’è quindi più lo scossone in sé che un progetto. Era quello che si voleva dare.
Questo per la sinistra può essere una sveglia? Tocca alla sinistra recuperare la categoria della critica economica e sociale?
Ci ha provato con Sanders. Che ha usato un linguaggio un po’ vecchiotto ma ha posto problemi chiari ed è il caso di ritornare a parlare di classi. Anche in America, che ha sempre rifiutato il discorso della classe e del risentimento dei poveri contro i ricchi, di fatto le classi ci sono. Se nasciamo in un quartiere invece che in un’altro, la nostra possibilità di futuro è molto diversa. Ci sono le classi, allora tanto vale entrare in quest’ottica invece di persistere a dire che il mercato, il merito, le startup ci risolvono la situazione. Non risolvono proprio nulla.
Sanders avrebbe potuto intercettare i bianchi non istruiti che hanno votato in massa per Trump? Obama ci è riuscito. Prima di tutto perché nel suo primo mandato ha fatto una politica tutta a favore dei lavoratori metalmeccanici. Ci ricordiamo anche l’accordo con la Fiat su Detroit. Ha salvato l’industria automobilistica americana. Nel secondo mandato però non ha continuato le sue politiche sociali, né con gli immigrati né con la scuola, pur avendo promesso all’inizio di intervenire per rendere possibile a tutti di entrare nelle scuole. C’è stata una defaillance da parte sia del presidente che di Hillary Clinton.
Si può fare una similitudine tra Trump e un Orbán (primo ministro ungherese) o una Le Pen in Francia?
No. Questi mettono mano alla costituzione, lui non mette mano alla costituzione. Questi paralleli sono oziosi perché non ci fanno vedere i problemi nostri. Trump non cambia la costituzione, non manipola le regole del gioco come ha fatto Orbán. Non usa argomenti alla Le Pen. È vero che è razzista ma gli Stati Uniti hanno un sistema sociale multiculturale, a differenza della Francia. Quindi loro vivono di multicultura. Trump ha avuto bisogno del voto degli ispanici, che hanno votato anche per lui. Non è proprio la stessa cosa.
Vediamo chi chiama al governo, quali sono i suoi supporter, perché lui è stato abbandonato dal suo partito. Ora che le persone rientreranno dovremo capire come si muovono e si comportano. Il resto non possiamo dirlo. È sensato pensare a un accordo con Putin sulla Siria, come lui ha fatto, a differenza di Hillary Clinton. E oggettivamente questo è buono anche per l’Europa. Sospendiamo il giudizio.

Andrea Chiari
C’è una destra americana, quella del grassone che mangia al Mc Donald, che tiene in casa il mitragliatore, che ce l’ha coi negli i froci e gli islamici, ci sono gli estremisti religiosi che in USA sono tantissimi, insomma tutta questa gente che conosciamo da un pezzo. Ci sono quelli che guardano i reality in tv o ascoltano le 400 radio di destra collegate a un format dove Trump diffondeva da anni il suo verbo come diventare ricchi fottendo il prossimo. E c’è anche il KKK (avverto Grillo: se vuole partecipare alla parata di festa degli incappucciati bisogna che ripassi un po’ il suo inglese). Poi ci sono – più drammaticamente – gli incazzati della crisi economica, quelli che da 35 anni non vedono miglioramenti dalla loro condizione, gli operai scacciati dalla deindustrializzazione (per colpa dei cinesi, dice Trump). Insomma un mix che Obama aveva rintuzzato coalizzando le minoranze e mobilitando i negri ma a cui aveva dato risposte parziali (una ripresa economica reale, qualche misura sociale che ora sarà spazzata via). Altre volte la destra americana aveva vinto ma mai con un soggetto così squallido. Sono d’accordo con i commenti per nulla accomodanti di Giuliano Ferrara e Enrico Letta. Non è populismo, è destra pura, magari non quella finanziaria ma quella più industrialista e protezionista, ma soprattutto quella ideologica. Sarà comunque il caso che Gilioli cominci a riflettere e a porci questioni sulla globalizzazione. Cosa vuol dire questa espressione? Trump è contro la globalizzazione, la Le Pen anche, Liberation pure, i movimenti di sinistra ne fanno l’avversario per eccellenza, quelli di estrema destra nazionalista anche. Non sarebbe il caso di farci qualche riflessione? La solita storia che la sinistra non vince al centro è una vecchia fola anti Blair e anti Renzi ma non mi sembra il centro della questione. Blair aveva vinto e – estero filo USA a parte – aveva ribaltato molti disastri sociali della Thatcher. La sinistra/sinistra laburista di Kinnock aveva fallito, la difesa delle miniere di carbone era perdente, la GB laburista prima della Thatcher era una società pigramente declinante, Blair ha rappresentato una novità importante. Comunque oggi mi sembra che la globalizzazione sia uno spunto più intrigante da discutere. In sintesi: no global non è così di sinistra come molti credono.
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Intanto durante il doppio mandato Obama (premio nobel per la pace) ha venduto il doppio delle armi che vendette Bush.
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USA-PRIMARIE TRUCCATE, LE AVEVA VINTE SANDERS
Beluscameno

Mai s’era visto un candidato peggiore, nell’intera storia delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti. E il peggio è che non avrebbe neppure dovuto contendere la Casa Bianca a Donald Trump: ci sono le prove che in realtà lei avesse perso le primarie, che erano state vinte da Bernie Sanders. Ma poi l’establishment democratico si è rifiutato di accettare la sua vittoria, perché Sanders è contro l’establishment e contro LA GLOBALIZZAZIONE collettivista della élite del potere globale. Parola di Paul Craig Roberts, economista e analista politico, già viceministro di Reagan e editorialista del Wall Street Journal.
Dichiarazioni nettissime, le sue. Inutile che oggi tutti si strappino i capelli, da Obama al New York Times che ammette di aver perso il contatto con la realtà(Renzi docet!), dando vincente obbligatoria la signora Clinton. Hillary non avrebbe nemmeno dovuto essere in gara, insiste Craig Roberts: al suo posto, contro Trump, ci doveva essere il ‘socialista Sanders’, che tanto entusiasmo aveva infatti suscitato durante le primarie.
Hillary? Era espressione degli oligarchi al potere globale e del complesso militare -industriale legato a Wall Street, ma anche della lobby israeliana, del business militare e del comparto energetico estrattivo, ricorda Craig Roberts. Enorme la differenza rispetto a Donald Trump, che non è stato selezionato dall’establishment, ma dalla popolazione stessa.
Come si è arrivati ad avere un candidato come la Clinton? Era il candidato della classe od élite globale dominante, che l’ha messa lì, anche a costo di truccare le primarie democratiche. Quanto alle fantomatiche interferenze russe, a parlarne è stata solo la propaganda filo- Clinton. ‘Disinformazione costruita ad arte’, continua Craig Roberts, per coprire lo scandalo delle e-mail di Hillary, da cui emerge sostanzialmente che la Clinton è una fottuta criminale, a partire dai fondi incassati sottobanco dalla Fondazione Clinton da parte di soggetti di mezzo mondo interessati a ottenere il favore degli Usa, quando Hillary era segretario di Stato. Lo staff Clinton, aggiunge Craig Roberts, ha quindi voluto spostare l’attenzione sui russi, e negli ultimi due anni la classe dirigente americana ha voluto ricreare un clima da guerra fredda, con la sequela di accuse e minacce contro la Russia e il suo presidente. Tutto ciò è molto pericoloso. Ora, Trump potrà dialogare con le altre potenze nucleari mondiali. Ha detto che non vuole problemi con la Russia. E non vuole problemi nemmeno con la Nato. Chiuderà le orrende guerre americane nel mondo, in cui gli Usa sono coinvolti?
Craig Roberts è convinto di sì, perché Trump è un uomo d’affari ma non è coinvolto nell’industria delle armi e in quella della sicurezza. E crede che non ci sia ragione di buttare un trilione di dollari in questioni militari e di sicurezza. Tanto più che gli Usa non hanno nemici, a parte quelli che si sono creati da soli, con i bombardamenti sulle popolazioni civili e le accuse folli contro la Russia e la Cina. Trump ritiene che tutto ciò sia ‘stupido’ e che sia il caso di fermare questa pericolosa deriva bellicista globalista e luciferina.

Il muro col Messico

Trump vince, benché abbia perso: il Paese del «top 1%»
Giuseppe Aragno

C’è un Paese ricco e potente, una federazione di Stati, che scrive le sue leggi per favorire i ricchi e consente a piccole élite che detengono un grande potere economico di condizionare i processi politici.
E’ un Paese in cui le università costano un occhio della testa e a scuola sui libri di testo è ammesso l’intervento dello Stato. E’ un Paese in cui la dottrina liberista conta più del Corano letto dai fondamentalisti e chi riconosce il diritto alla salute e il dovere della collettività di pagarne i costi è un autentico bestemmiatore. Un Paese in cui tutti sono sceriffi armati, boia e polizia ammazzano che è una bellezza, però, per antica tradizione, uccidono soprattutto i neri e va bene così.
Zio Tom vive nella sua eterna capanna e la questione razziale non si risolve mai. E’ un Paese in cui un cittadino su cento possiede ricchezze incalcolabili, milioni di sventurati muoiono di fame e disperazione, i disoccupati neri sono il doppio dei bianchi, e il reddito si divide a seconda del colore della pelle: 76% ai bianchi, 14 ai neri e 10 agli ispanici. Per i nostri «grandi giornalisti», tutti più o meno cloni di Paolo Mieli, questo Paese è la più «grande democrazia» dell’Occidente e i pennivendoli ora studiano il caso Trump per capire se il palazzinaro-presidente fa sul serio o scherza; qualcuno aggiunge sottovoce che Clinton e Trump sono entrambi due pessimi soggetti, ma nessuno trova scandaloso che il presidente sia stato eletto contro il voto popolare. Eppure le cose stanno proprio così. Nella «grande democrazia», Trump vince, benché abbia perso».
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ale9000
Hanno esultato per la vittoria di Trump Putin, Erdogan, Orban, Le Pen, Farage, Salvini.
quindi ragionando allo stesso modo quelli che non hanno esultato, dall’altra parte abbiamo Renzi, Marchionne, Farinetti, la Merkel, Juncker, la regina d’Inghilterra, i principi sauditi, al SISI, Assad, gli ayatollah, Kim-jong-un, il sultano del Brunei, quel che resta di Al Qaeda, i talebani e fino ai tagliatori di teste del Borneo, è tutta gente di sinistra?

RIDIAMARO : – )

Utende
Juncker: Trump ci farà perdere tempo in politica estera, non la conosce. Metticaso che dobbiamo bisogno lasciar sterminare velocemente qualcuno in Africa.
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Marcthulhu
Juncker: “Sui non-bianchi Trump è lontano dalla visione Europa”. Infatti noi li schiavizziamo e torturiamo direttamente alle frontiere.
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comagirl00
Juncker: “Con Trump perderemo 2 anni”. Invece la Clinton sarebbe entrata in guerra subito.
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Frank che zappa
Trump vuole far pagare ai Paesi ospitanti le basi americane. E senno’ se ne vanno?
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Notturno concertante
Hillary Clinton : “Ho perso per colpa dell’FBI”.
Non poteva certo dire che l’aveva rovinata la guerra.
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Xanax
Trump: “Donerò la mia esperienza di imprenditore alla nazione”. Dove l’ho già sentita questa frase?
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Xanax
Dopo la vittoria Trump è apparso più moderato, ma il suo primo impegno ufficiale sarà sfrattare un negro.
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Cricon
Juncker: “Trump non conosce l’Europa”. Io direi che non è nemmeno il caso di ricordagliene l’esistenza.
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Mastrochitarra
Melania entusiasta di Michelle Obama:”Donald, me la compri?”
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Mimo Parlante
Melania visita l’orto di Michelle: “E’ qui che fate le insalate senza busta?”
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Maurizio Neri
Junker: “Trump non conosce il mondo”. Dai, raccontaci un po’ del Lussemburgo
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George Clone
Per dire la gravità, in questo momento Studio Aperto sta dando consigli agli americani.
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Macthulhu
Baricco: “La gente si sta allenando a fare a meno degli esperti”. Oh, signora mia, tra un po’ penserà pure che un operaio vale quanto un industriale!
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ggv84
“La Clinton era supportata da gruppi di miliardari”. Quindi è stato meglio eleggere un miliardario. Coerente..
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Syd
Baricco su Repubblica spiega la vittoria di Trump. Ma parliamo di uno che non è ancora riuscito a spiegarsi la vittoria di Bob Dylan.
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Montales
Trump: “Priorità al taglio delle tasse”. Eccone un altro.
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Pirata21
Trump vuole meno vincoli per la vendita di armi. È assurdo che uno vada al supermercato e non possa comprare una bomba atomica.
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Cecco Bravo
America. Con l’elezione di Trump qualcosa è già cambiato. Soprattutto nel mondo del lavoro. La richiesta di sondaggisti esperti è molto diminuita.
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Battello ebbro
Trump eletto presidente e scoppiano le proteste. Prove tecniche di detonazione.
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Konradkschubert
I primi a congratularsi con Trump sono stati Putin, al Sisi, Erdogan e Duterte.
Per dire la democrazia…
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Elmorisco
De Niro: “Magari emigro in Italia”. È rimasto talmente deluso dalle elezioni che ha scelto un posto dove non si fanno più.
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Edelman
Su Rai Tre c’era Marisa Laurito a spiegare il voto in America. Per dire gli effetti dell’elezione di Trump.

Baiù
Comunque è dal ’94 che aspetto questo momento, ora becco un turista americano a caso: “American? Ahaha!! Cheeseburger, banjo e Donald Trump!”
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Sofino
New York Times: “I media non hanno capito più quello che accadeva intorno”. Welcome to Italy.
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Donna Felicità
“Ieri sera migliaia di persone negli Stati Uniti sono scese in strada con una fiaccola in mano”. Quelli senza cappuccio bianco erano contro Trump.
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Boda
In Colorado hanno fatto giusto in tempo ad approvare la marijuana a uso ricreativo per affrontare al meglio la vittoria di Trump.
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Boda
Son passate quasi 24 ore e non è stato ancora raso al suolo nessun continente, alla faccia dei gufi.
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Pirata21
Speriamo almeno che con l’arrivo di Trump sarà possibile rinegoziare l’affidamento di Bruce Willis.
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Donna Felicità
The Guardian: “Gli americani hanno fatto una cosa proprio pericolosa”. Cazzo, saranno mica andati a scuola senza armi?
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Comagirl00
La Raggi invita Trump in Campidoglio: “Ti avanza un’atomica? Perché avrei un problema con dei frigoriferi…”
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Foisluca84
Ditemi che almeno il figlio non si chiama Pier Donald.
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Cricon
Per tenerci buono Trump proviamo a dare subito pure a lui il Nobel per la Pace?
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Maurobbianc
Adoro l’odore di Trump al mattino.
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Comagirl00
Commentatore della Cnn:”Come lo spiegherò ai miei figli?” Boh, io comincerei con delle scuse.

ABBIAMO PERDUTO UN POETA: LEONARD COHEN
Doriana Goracci

L’uomo Leonard Cohen, l’elegante poeta, si era detto pronto a morire con l’uscita del suo ultimo disco. E se ne è andato a 82 anni: Sollevami come un ramo di ulivo e sii la colomba che mi riporta a casa.

Chi non è anzianotta come me forse ha conosciuto di recente la voce di Leonard Cohen, carezza ruvida e seducente, con Dance Me to the End of Love, Fammi danzare fino alla fine dell’amore, la colonna sonora di Amore criminale su Rai3.
Come poteva non essere nel mezzo del cammino di una vita densa d’amore e di voglia di conoscerlo, in tutte le sue pieghe, lui nato a Montréal nel 1934 da una famiglia ebraica immigrata nel Canada, con padre polacco e madre lituana, cresciuto nel quartiere di Westmount, enclave anglofona della città?

Prendo alla lettera uno dei suoi primi successi nel 1966 Suzanne, quella Suzanne che ti prende la mano ti conduce presso il fiume addosso ha stracci e piume dalle casse dell’Esercito della Salvezza il sole si riversa come miele su nostra signora del porto lei ti dice di guardare tra la spazzatura e i fiori tra le alghe vedrai eroi e bambini nel mattino che si affacciano all’amore e per sempre lo faranno mentre Suzanne regge lo specchio.

E chi non conosce Alleluja?

Il Futuro, The Future, era un pensiero forte e presente, per Leonard Cohen, lui uomo di fede ebraica cattolica buddista… lui cantore della religione che è anche giustizia sociale:
Ho visto il futuro, fratello: E’ omicidio.Le cose stanno scivolando, scivolando in tutte le direzioni Ci sarà la dissoluzione del vecchio codice occidentale La tua vita privata di colpo esploderà ci saranno fantasmi ci saranno incendi nelle strade non sarà nulla niente che tu possa comunque valutare La tempesta, la tempesta del mondo ha oltrepassato il limite ed ha capovolto l’ordine dell’anima. Mi chiedo cosa intendessero quando dicevano: “Pentiti, pentiti!”

Quel cappello messo un po’ così, che portano oggi tanti ragazzi, era il suo compagno elegante e prudente dove i capelli possono dare l’addio nel tempo e giacca con camicia, completi un po’ sgualciti dal camminare cantando, dall’ abbracciare storie infinite con donne e umanità, dolente e alle volte malinconica mai crudele.

Era nato prima il poeta che il cantautore e per nostra buona sorte non c’è fine alla potenza della musica che evoca l’amore in tutte le sue sfumature di questo strano complicato novembre del 2016 e ci sorride, lontano e vicino con la sua indimenticabile voce: Ho visto il luogo e le nazioni in autunno… Ma l’amore è l’unico motore di sopravvivenza.

COSA FACCIO QUA

Ignoro se il mondo abbia detto bugie
io ho detto bugie
Ignoro se il mondo abbia cospirato contro l’amore
io ho cospirato contro l’amore
L’atmosfera di tortura non è di consolazione
io ho torturato
E anche senza il fungo atomico
avrei odiato
Ascolta
Anche se non ci fosse la morte
avrei fatto le stesse cose
Non mi terranno immobile, come un ubriaco,
sotto l’acqua gelida dei fatti
Rifiuto l’alibi universale
Come il ricordo di una cabina telefonica vuota
veduta passando di notte
o come specchi nell’atrio di un cinema
consultati solamente nell’uscire
o come una ninfomane che unisce migliaia di persone
in una strana fratellanza
io aspetto
di confessare a ognuno di voi.

Leonard Cohen

A PARIGI UN ANNO FA
DORIANA GORACCI

Era un venerdì sera di novembre, a Parigi, faceva freddo ma forse non pioveva quella sera del 13 novembre 2015. Anche oggi ci sono solo 6 gradi, alle 17 mentre scrivo, e piove a Parigi.Chi lavora studia o forse spera in un lavoro presto, ha voglia di vedersi con gli amici, andare a mangiare un boccone, bere qualcosa insieme e sentire musica, muovere il corpo con il piacere di non essere soli e ascoltare…l a persona che hai vicino che ti grida qualcosa nell’orecchio perché la musica è alta, sono piccoli gesti di intimità e affetto che si riesce a tirare fuori meglio in certe situazioni da inizio – fine settimana.C’è chi ha lasciato a casa la compagna e i bambini, chi viceversa è rimasto a casa per far uscire la compagna, c’è chi segue con una grande risata le persone amiche e va, c’è chi gioca allo stadio quella sera, come Lassana Diarra, giocatore di origini maliane nella Nazionale francese, e perderà la giovane cugina, Asta Diakite, uccisa proprio mentre lui è in campo… vanno al Bataclan, a Parigi e non solamente lì, camminano, vivono. Nessuno sa che sta per scoppiare una guerra, stupida e cieca come tutte le guerre.Alle 21.20 ci fu la 1ª esplosione davanti al ristorante Events vicino allo stadio. Alle 21.25 la 1ª sparatoria nei pressi dei due ristoranti Le Carillon, su Rue Alibert e Le Petit Cambodge, su Rue Bichat. Alle 21.30 la 2ª esplosione davanti al fast food Quick nei pressi dell’ingresso H dello Stade de France.
Alle 21.32 la 2ª sparatoria nei pressi del Café Bonne Bière e della pizzeria Casa Nostra, in Rue de la Fontaine au Roi.
Alle 21.36 la 3ª sparatoria davanti al ristorante La Belle Equipe, nei pressi di rue de Charonne.
Dalle 21.40 alle 21.48, il terrore esplode durante un concerto del gruppo stoner rock statunitense Eagles of Death Metal, con circa 1.500 spettatori, al teatro Bataclan. Alle 21.43 la 3ª esplosione, nella caffetteria Comptoir Voltaire nei pressi del teatro Bataclan, su Boulevard Voltaire.
Alle 21.53 la 4ª esplosione presso un McDonald’s situato a circa 400 metri dallo Stade de France, in zona Saint-Denis.
Negli attacchi hanno perso la vita 130 persone e ferite furono 368 di cui 80 portate all’ospedale in gravi condizioni. 93 persone sono morte al teatro Bataclan, 13 al Le Carillon e al Le Petit Cambodge, 3 al Café Bonne Bière e a La Casa Nostra, 20 a La Belle Équipe e 1 allo Stade de France. Le vittime erano di 26 diverse nazionalità.
E fu lutto senza nessuna ragione, fu angoscia di vivere una serata come la vivono i giovani in una grande città, (La più giovane 22 anni, 53 chi ne aveva di più) fu dolore sordo e tremendo, quello che ti toglie pensieri e fiato, che ti fa correre o ti blocca ad un muro, e ti trovi inginocchiata non per pregare. E speri che i tuoi figli non siano là, speri che chi ami non ci sia capitato, speri che ti chiami, ti mandi un messaggio come tante l’hanno ricevuto: “Tranquilla mamma sono al sicuro”. Speri e poi ti dici che devi farcela per te e per loro, perché la libertà è un regalo grande che dobbiamo ricambiare ogni momento non scordando mai quanto sia importante la vita, di tutte e tutti.
Non scordando mai.
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masadaweb.org

1 commento »

  1. Sul referendum, tu dici di votare No, Ma ne sei davvero così convinta?
    Senza scendere nel merito (un “merito”oltretutto zeppo di inesattezze che traggono il loro humus dalla sempreverde teoria del complotto”e italica resistenza a qualsiasi cambiamento! per continuare così nel “nostro” sport nazionale, la “lamentatio” e senza voler citare le fin troppo e sempre così veritiere parole del Principe de “Il Gattopardo”!!!), un’alleanza per il NO! che vede uniti in sodale alleanza…Salvini, passando per la Meloni, il Centro, la destra, parte del Pd fino ad arrivare alla Sinistra vera e propria…bè, per me, pare già di per sè una ragione sufficiente per andare invece a votare SI!

    Cordiali saluti.

    Markus Holder

    Ma uniti cosa??
    Di quale unione parli? Vedi da qualche parte una alleanza, un patto, qualcosa in comune, una comunanza di programma? Ma di cosa parli?
    Io l’unione la vedo tra Renzi e i peggiori politici di questa Italia presente per rovinare l’Italia e distruggere la democrazia, un pretto patto massonico falso e ipocrita per togliere alle regioni quei poteri di cui la Costituzione li incaricava e togliere ai cittadini italiani il loro diritto a un voto che dia loro una rappresentanza parlamentare
    Ripetendo il tuo stesso ragionamento, nel chiedere di votare SI’ sono ‘uniti’ Renzi, Verdini, Alfano, la P2, la Merkel, Confindustria, le banche d’affari americane, il grande capitale, le multinazionali, le forze più retrive e antidemocratiche dell’Occidente, quelle che vorrebbero solo cambiare le Costituzioni democratiche, allontanare i cittadini dal voto, decidere con l’uomo solo al comando i patti scellerati come il TTIP o il MES Cina o il CETA che svendono la nostra economia ai grossi gruppi economici americani o alla peggiore finanza
    viviana
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — novembre 16, 2016 @ 7:24 am | Rispondi


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