Nuovo Masada

novembre 3, 2016

MASADA n° 1802 3-11-2016 CEZANNE

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:02 pm

MASADA n° 1802 3-11-2016 CEZANNE
Blog di Viviana Vivarelli

Quando sei riuscito a capire una cosa più difficile, quella più facile ti sembra superabile come un gioco da bambini. (Viviana)

Nella pittura ci sono due cose: l’occhio e il cervello, ed entrambe devono aiutarsi tra loro».

La visione deve essere coscienza delle cose. Una visione mentalizzata”.

Tutta la realtà può essere sempre riconducibile a tre solidi geometrici fondamentali: il cono, il cilindro e la sfera”.

Cezanne usò il colore per costruire forme. Creò una scultura di colori.
Sintetizzò la natura attraverso i suoi volumi: un albero cilindrico, una roccia squadrata, un frutto tondo. Dirà infatti: “Volevo fare dell’impressionismo qualcosa di solido e duraturo, come l’arte dei musei“.

Se tutti conoscono gli impressionisti, pochi conoscono e apprezzano Cezanne, che pure era loro contemporaneo ma che non può essere annoverato nel gruppo degli impressionisti, anche se per certi lati subì il loro fascino pur presentando caratteristiche autonome.

Paul Cezanne nacque in Francia nel 1839, in Provenza, la famiglia si chiamava Cesana ed era piemontese. Nacque ricco, il padre aveva una fabbrica di cappelli e poi fondò una banca, e non ebbe mai in tutta la sua vita i problemi finanziari che angustiarono altri pittori.
Semmai gli mancarono gli apprezzamenti artistici e le soddisfazioni personali.
Frequentò ottime scuole dove diventò amico carissimo di Emile Zola. Studiò pittura e musica e con Zola suonò in una orchestra. Il padre lo voleva studente di legge ma Cezanne voleva dedicarsi alla pittura, incoraggiato dalla madre e dalla sorella.

Aveva un carattere solitario, introverso, nemico della confusione e dell’esibizione e questo carattere col tempo peggiorò portandolo all’eremitaggio, alla asocialità, alla paranoia.
Le sue prime opere erano cupe e buie, sotto l’influsso di Velasquez. Alla fine il padre gli permise di andare a Parigi ma non riuscì a inscriversi all’ École des Beaux-Arts. Tornato ad Aix riprese i corsi di disegno e cominciò a lavorare, senza nessun interesse, nella banca del padre per un anno. Poi tornò a Parigi per riprendere i corsi dell’Académie Suisse, dove conobbe i pittori Bazille, Monet, Pissarro, Renoir, Sisley. In un primo momento era interessato ai classici della pittura, Caravaggio, El Greco, Delacroix, Daumier, Corot e Courbet.
Dipinse fino al 1873 opere legate ancora alla tradizione romantica, come ‘Il dolore‘ e ‘L’asino e i ladri‘. Molte di queste opere si distinguono per i toni cupi, per i pesanti impasti di colore come ‘Il negro Scipione’.

Nel 1865 presentò un’opera al Salon ma fu rifiutata. Intanto l’amico Zola pubblicava un romanzo ‘La confession de Claude’, dedicato a lui. In quell’anno dipinse 9 energici ritratti dello zio materno Dominique Aubert, costruiti utilizzando largamente la spatola per dare intensità al colore e senso del volume alla tela e, pur in assenza di contrasti di luce, «l’immagine è fortemente pronunciata e l’immagine si determina in una sua consistenza, squadrata e sintetizzata, anticipazione di quell’organicità monumentale che Cézanne raggiungerà in pieno dopo il 1880».
Nel 1866 di nuovo il Salon rifiuta una sua opera.
Dal 1866 si divise tra Aix e Parigi: qui conobbe e convisse, senza che la famiglia sapesse nulla, con una giovane parigina, prima sua modella poi sua moglie, Hortense Fiquet.
Allo scoppio della guerra franco-prussiana tornò a Parigi, dopo aver evitato l’arruolamento grazie al padre che pagò un sostituto del figlio alla leva. Nel 1872 gli nacque un figlio.

Fondamentale fu la sua conoscenza di Pizzarro, l’amico che gli insegnò il gusto dei colori, l’ammirazione della natura, la pittura all’aria aperta. Sotto l’influenza di Pizzarro cominciò a dipingere paesaggi, sempre cercando un proprio stile personale. Era fortemente attratto dalle forme, dalla geometrizzazione dei colori e cominciò a rappresentare la natura in un modo sempre più personale, usando la spatola, strutturando il colore in pezzature geometriche, solide. Elabora uno stile a macchie successive che si accostano come le tessere di un mosaico. Il colore serve per costruire forme e per questo ogni pennellata è densa e stesa con energia. La plasticità nasce dall’uso di tasselli modulati dello stesso colore, usando tutti i toni di una stessa gamma, fino a realizzare una costruzione solida e armonica che crea un nuovo senso di classicità isolando l’oggetto in uno spazio senza tempo.
Pizzarro lo influenza molto schiarendo la sua tavolozza e portandolo a dipingere in esterno. Dipinge con lui gli stessi soggetti, copia addirittura i suoi dipinti, produce opere piene di forza e di vigore. (vedi ‘La casa dell’impiccato a Auvers’, quadro molto bello e dolce, senza visione prospettica, senza punto di fuga, pervaso dal sole, con molte analogie con l’impressionismo, dipinta a piccoli tocchi rapidi, in cui si sente tuttavia l’interesse per le strutture, la plasticità delle masse, il colore che diventa solido e si fa forma).

Sotto i vigorosi colpi di spatola di Cezanne lo spazio cromatico si struttura in forme concrete, le emozioni si materializzano, non c’è la leggerezza e la trasparenza luminosa degli impressionisti. (‘Una moderna Olympia’, 1873).

Tornato a Parigi nel 1874 per partecipare alla prima mostra degli impressionisti, vi presentò ‘La casa dell’impiccato’ e ‘Una moderna Olympia’, senza però ottenere, come gli altri espositori di indirizzo impressionista, alcun successo.
I vari insuccessi lo spinsero ad allontanarsi dagli impressionisti e a differenziarsi da loro.
Per quanto Cézanne accettasse l’impressionismo e ne condividesse gli obiettivi, non si identificava con esso e i suoi risultati sono infatti diversi: la rappresentazione della realtà mediante la vibrazione luminosa e cromatica non disfa e svuota la forma, ma assicura compattezza ed esalta i volumi; del resto, gli stessi impressionisti – a parte Pissarro, Monet e Renoir – mostravano diffidenza verso la sua pittura.
Cézanne non partecipò alla seconda mostra degli Impressionisti nel 1876 ma alla terza presentò 16 dipinti, in maggioranza acquarelli, e ottenendo la consueta disapprovazione dei critici, anche di quelli che guardavano con interesse e comprensione al movimento impressionista. Solo Georges Rivière seppe apprezzarlo, scrivendo di lui: «L’artista più attaccato, più maltrattato da quindici anni dalla stampa e dal pubblico, è Cézanne. Egli è, nelle sue opere, un Greco della belle Époque; le sue tele hanno la calma, la serenità eroica delle pitture e delle terrecotte antiche, e gli ignoranti che ridono davanti alle Bagnanti, per esempio, mi fanno l’effetto dei Barbari che criticano il Partenone. Il signor Cézanne è un pittore e un grande pittore. Coloro che non hanno mai tenuto in mano una pennellessa o una matita hanno detto che non sa disegnare, e gli hanno rimproverato delle imperfezioni che non sono che un raffinamento ottenuto attraverso un’enorme scienza […] la sua pittura ha l’inesprimibile fascino dell’antichità biblica e greca, i movimenti dei personaggi sono semplici e grandi come nelle sculture antiche, i paesaggi hanno una maestà imponente, e le sue nature morte così belle, così esatte nei rapporti tonali hanno, nella loro verità, qualcosa di solenne. In tutti i suoi dipinti, l’artista commuove, perché egli stesso prova, davanti alla natura, un’emozione violenta che l’abilità trasmette alla tela».
Natura morta con cassetto aperto’, 1877.

In quella mostra Cézanne presentò anche il ‘Ritratto di Victor Chocquet’, suo amico che lo incoraggiava comprandogli anche delle tele.

La somiglianza del Chocquet con un criminale di nome Billoir, allora molto noto alle cronache, diede occasione al pubblico di ribattezzare ironicamente l’opera Billoir al cioccolato. Ma per il Venturi questo ritratto – immagine di uomo serio, sensibile, dotato di profonda vita morale – è un esempio della raggiunta unità in Cézanne, attraverso i valori propri dell’Impressionismo, di pittura e umanità, di oggetto che raggiunge il valore dell’arte in quanto in esso sono rappresentati i valori dello spirito. «Le carni rossastre risaltano sopra un fondo di verde chiaro; effetto dunque di tono scuro su chiaro. I tocchi, anche se spessi di colore, variano perché la luce possa vibrare, anzi possa essa stessa formare l’immagine».
I continui insuccessi, tanto alle mostre degli impressionisti quanto presso i Salons “ufficiali”, che continuavano a respingere regolarmente le opere che Cézanne si ostinava ad inviare, lo portarono a un periodo di isolamento, aggravato anche dai contrasti con il padre il quale, già disapprovando la convivenza del figlio con Hortense, quando venne a conoscenza della nascita di un bambino, giunse a ridurgli gli aiuti economici che fino ad allora non aveva mancato di fargli pervenire. Cézanne continuò a mantenere rapporti soltanto con la madre e, a Médan, con Zola, mentre per il resto dell’anno viveva a Estaque.

Autoritratto’, 1880-81

Nella pittura romantica la realtà viene trasformata coscientemente dall’artista in una sua realtà: la percezione di essa è solo la base dell’elaborazione personale del pittore; nell’impressionismo, al contrario, la realtà deve essere costituita unicamente dalla percezione degli oggetti: quanto più immediatamente la percezione viene afferrata e trasmessa nella tela, senza interventi perturbatori della riflessione personale del pittore, tanto più esatta sarà, secondo l’impressionista, la riproduzione della realtà.
Questa consapevolezza è la base della nuova pittura ricercata da Cézanne: «un nuovo classicismo, non più fondato sull’imitazione scolastica degli antichi, ma rivolto a formare una nuova, concreta immagine del mondo» da ricercare non nella realtà esterna, ma nella coscienza. La pittura deve esprimere «le strutture profonde dell’essere», deve essere «una ricerca ontologica, una sorta di filosofia».
Struttura del reale e struttura della coscienza coincidono. La percezione, una volta portata al livello della coscienza, non è più solo luce colorata, ma si struttura in una immagine formata da dati sensibili complessi di luce, di colore, di massa, di volume, di spazio.
La pittura è l’oggettivazione nella tela dei reali dati sensibili.

Natura morta con zuccheriera’, 1888.

Dal 1883 (44 anni), ritirato in Provenza, Cezanne si concentrò sulla ricerca di una tecnica che prendesse le distanze da quella impressionista per esaltare, attraverso il colore, le volumetrie della forma. In questi anni rielaborò con insistenza gli stessi temi: visioni dell’Estaque, la montagna Sainte-Victoire, le molte nature morte, i ritratti della moglie ‘Madame Cézanne nella poltrona gialla’, motivi di vita quotidiana, composizioni di bagnanti.

La mostra personale del 1895 fu il primo vero trionfo per l’artista, e un successo fu pure l’esposizione al Salon d’Automne del 1904, quando, due anni prima della morte, il Salon d’Automne espose le sue opere dedicandogli un’intera sala.

Cézanne morì nel 1906. Aveva passato 20 anni in un quasi totale e volontario isolamento ad Aix-de-Provence lavorando con accanimento ai suoi quadri che nessuno capiva e apprezzava. Lavorò sempre dal vero, con tecnica laboriosa e meditata, giungendo a una pittura che non è l’espressione di una occasionale reazione emotiva, ma dell’atteggiamento totale della coscienza di fronte al reale, in una progressiva semplificazione figurativa, che ha come risultato immagini sfrondate di ogni accessorio e di ogni episodio, assorbite in un’esistenza ferma e incontrovertibile, regolata da leggi connaturate, con pacata e austera, silenziosa grandezza.

Solo negli anni Novanta e agli inizi del Novecento, la critica riconobbe il valore della sua opera: Negli ultimi anni di vita lavora a ‘Le grandi bagnanti’ (1898-1905), sintesi degli studi che aveva accumulato nei dieci anni precedenti.
Ma il suo vero successo venne dopo la morte, quando la sua eredità venne ripresa soprattutto dai cubisti (Picasso) che in Cezanne videro il loro precursore.

Dopo aver partecipato alla Terza Mostra Impressionista, Cezanne si era chiuso ancor più in se stesso, alla ricerca di sempre nuove sperimentazioni formali.
Il suo carattere prese tendenze paranoiche, non sopportava gli amici, prorompeva in atti di collera o diceva frasi offensive come a Manet (“non le stringo la mano, signor Manet, perché sono due settimane che non la lavo”), rifiutava Zola di cui non gradiva gli amici. Pur essendo stato Zola suo amico fraterno fin dall’infanzia, ruppe con lui a causa di un romanzo, ‘L’oeuvre’, che parlava di un pittore fallito che si suicida davanti ad un quadro che non riesce a terminare. Cezanne si identifica ne protagonista e litiga con Zola che non vuole più vedere.

Nel 1894 dipinge ‘I giocatori di carte’, la sua opera più celebre e, oggi, più costosa. Non è solo uno dei quadri più famosi di Cézanne. E’ anche uno dei capolavori di maggior valore al mondo. La tela è conservata al prestigioso Museo d’Orsay di Parigi, ma il pittore francese dipinse diverse versioni di questo stesso soggetto. E nel 2011 la famiglia reale del Qatar ne ha infatti acquistata una per l’esorbitante cifra di 250 milioni di dollari, battendo svariati record. D’altra parte, un disegno preparatorio di questa stessa opera è stato venduto, l’anno successivo, a 19 milioni di dollari.
Il punto di vista è obliquo, le forme sono geometricizzate, i giochi di luce riprodotti non con intento documentaristico ma a spezzare, squadrare la realtà. L’equilibrio tra impressione, dettaglio e spazio è qui ad uno dei suoi massimi livelli.

Con la moglie e il figlio a Parigi, Cezanne visse solitario ad Aix en Provence, dividendosi tra la casa in città e l’atelier in località Chemin des Lauves, ritirandosi a dipingere tele di grande formato, rappresentanti principalmente le Bagnanti o la Montagna Sainte Victoire, le cui ricerche formali anticipano nettamente il cubismo.
Unico ad occuparsi di lui fu il grande mercante d’arte Ambroise Vollard, che gli offrì un contratto nel 1895 e che fu il primo – dopo 18 anni – a esporre le sue opere e a organizzare una mostra nella propria galleria.

Nell’ottobre 1906, mentre dipingeva en plein air, Cézanne fu sorpreso da un temporale. Riportato a casa da un contadino su un carretto scoperto, semincosciente e in preda a violenta polmonite, morì pochi giorni dopo. Hortense e Paul giunsero ad Aix quando lui era già morto. Oggi Cézanne riposa nel cimitero di Saint Pierre di Aix-en-Provence.

La pittura di Cezanne apre al cubismo e alle avanguardie artistiche del Novecento.
Nelle sue solitarie sperimentazioni egli anticipa la più grande rivoluzione del ventesimo secolo: la pittura cubista di Picasso. Cezanne semplifica le forme e usa il colore in maniera solida, strutturata, secondo pezzature solide, posizionate in tempi successivi al fine di far risaltare i volumi. Legge ogni oggetto, la natura come i volti o le figure come una scomposizione di solidi, come se in essi si inquadrassero i vari aspetti dell’oggetto.
E’ un linguaggio nuovo, originale, razionale, filosofico che vede la realtà in una scomposizione tridimensionale, analitica. Prima Cezanne, poi Seurat il puntinista, infine Picasso, scomporranno a loro volta la realtà in tasselli, per lui pezzature cromatiche, per altri formali, piccole superfici che registrano ognuna un punto di vista diverso, così che lo spettatore guardando il quadro possa compiere una sorta di itinerario virtuale a 360° nello spazio e nel tempo.
Se l’impressionista è tutto calato nell’immediatezza, nella trasparenza della luce, nella levità dell’aria e del vento, col cubismo entriamo in una nuova visione mentalizzata e strutturata, che pesa i volumi, si libera progressivamente dal colore, porta a una diversa analisi ‘coscienziale’ della realtà. E’ una nuova lettura del reale, certamente meno facile di quella impressionista ma di grande interesse.
Spezzando la realtà nelle sue parti e solidificandola nelle forme geometriche, la realtà stessa dell’apparenza scompare nell’astrazione della coscienza, creando un nuovo tipo di emozione, più fredda, più solenne, distaccata dal tempo e dallo spazio. Cezanne appare come un precursore dell’arte attuale indubbiamente più difficile da capire degli impressionisti ma certamente più moderno, ponte tra la visione mimetica delle cose e una rappresentazione della realtà più mentalizzata, più coscienziale, più astratta.
Nella frammentazione del reale, gli oggetti sulla tela non ne sono più copia, si concretizzano in immagini concettuali, formali.

Cezanne è indifferente a ciò che dipinge. Vuole solo fare esperimenti sul colore. I suoi soggetti appartengono a pochi tipi: paesaggi, nature morte, ritratti a figura intera.

I paesaggi sono molto poetici. La spatola cerca molti toni di verde e li distende in campiture finite, verdi di toni diversi appoggiati uno accanto all’altro, come onde solide di colore. Sono bellissimi e creano in chi li guarda una grande serenità, un equilibrio solenne e senza tempo.

Le nature morte sono quasi sempre dominate dalla frutta. Inconfondibili sono le sue mele che, come perfette sfere rosse, compaiono un po’ ovunque. Anche qui Cezanne rompe con la visione prospettiva, è interessato solo ai volumi. Non vuole descrivere l’oggetto nei suoi particolari. Esso per cosa è in sé è indifferente. I frutti, i vasi, la tovaglia sono dipinti sommariamente, ciò che conta è cogliere la forma dei vari elementi nel loro rapporto con lo spazio. E’ difficile capire se ha dipinto una mela, una pesca o una cipolla, perché le forme sono studiate, semplificate, liberate dai dettagli e gli oggetti emergono come forme geometriche nei loro rapporti spaziali. Per dare risalto alle forme geometriche arriva persino a usare prospettive distorte o in contrasto: oggetti vicini sono infatti colti da punti di vista diversi e anche il tavolo è spesso inclinato in avanti, come se i frutti dovessero cadere da un momento all’altro. Vuole dipingere la natura “per mezzo del cilindro, della sfera e del cono”, ossia riconducendo la natura alle sue forme essenziali, fino a coglierne i volumi: un tavolo è un rettangolo, una caffettiera è un cilindro, un cesto di frutta è un cono rovesciato.
L’arte di Cézanne è troppo innovativa per essere compresa da tutti.
Troviamo questa decostruzione del reale e ricostruzione in una geometria tridimensionale anche nelle figure umane.
Per i suoi ritratti posano amici come il mercante Ambroise Vollard e il collezionista Victor Choquet, o i familiari, il padre, lo zio, la moglie Hortense, il figlio Paul.

Più spesso abbiamo personaggi umili: contadini, cameriere o semplici paesani incontrati al caffè.
I ritratti di Cézanne non sono celebrativi, non esaltano le figure, a volte con un’attenta indagine psicologica ne rivelano la stanchezza di vivere. I personaggi sono tristi e immobili come le nature morte o le montagne e hanno la stessa solennità silenziosa. Le figure sono assorte nei propri pensieri e con lo sguardo rivolto lontano. Sono spesso sedute accanto a un tavolo su cui si appoggiano come per riposarsi, anche le loro mani sono ferme e chiuse a pugno. Frequentando i caffè, Cézanne ha potuto assistere a diverse scene di giocatori di carte e a questo soggetto dedica diverse tele. Tuttavia, anche quando dipinge composizioni a più figure queste appaiono isolate. Non c’è il divertimento di chi sta giocando in compagnia né l’allegro vociare che accompagna le partite nei caffè. Le figure restano in silenzio, concentrate sulla mossa più opportuna per vincere la partita, ma la scena è sospesa come se la partita non dovesse mai proseguire. L’ambiente viene semplificato al massimo: lo sfondo è coperto di colore ma le pareti e le porte si riconoscono appena. Anche le figure sono costruite in modo grossolano e con una tavolozza di colori bassi: macchie arancioni, marroni, nere e qualche tocco di bianco lasciano solo intuire i volti, i cappelli calati sulla fronte, gli abiti spiegazzati.

Ritratto di Louis Guillaume

Cezanne passa quasi tutta la vita in Provenza e dipinge ossessivamente il suo paesaggio. Nell’ultimo periodo della vita dipinge più volte il monte Sainte-Victoire, osservato da diversi punti di vista, con un paesaggio progressivamente semplificato, al punto che spesso non si riescono a distinguere nemmeno gli alberi e le case ai piedi della montagna. L’unica sagoma che si riconosce è quella del monte, che per la sua posizione centrale e maestosa assume quasi un valore sacro. Lavora a questo soggetto per 20 anni. In qualche modo il monte lo rappresenta.
Scrive: “Il colore è biologico, è vivente, è il solo a far viventi le cose“, e ancora “Per dipingere bene un paesaggio devo scoprire prima le sue caratteristiche geologiche“. Sembra che voglia trarre alla luce ciò che in natura è immutabile, eterno. La forma visibile viene dissolta nell’essenza invisibile. Dal vedere si passa alla filosofia profonda del conoscere.

Osservati da vicino, gli ultimi dipinti appaiono prossimi a una composizione astratta. Ma basta porsi a una certa distanza dal quadro per scoprire con meraviglia che le pennellate compongono un paesaggio sereno. L’immagine è ottenuta solo con il colore che viene steso a piccole pezzature con direzioni e orientamenti diversi. Prevalgono nel basso i toni arancio e verde, mentre il profilo della montagna è della stessa tonalità azzurrina del cielo in cui si staglia. Ma il verde ritorna anche nel cielo, come riflesso capovolto della terra verso l’alto. La visione è ferma, immobile, dotata di una sua precisa staticità che rende l’immagine diversa dai quadri impressionisti. Non c’è la ricerca dell’attimo fuggente né la rappresentazione della mobilità della luce. Gli oggetti non vibrano né si sfaldano. Ogni cosa è al suo posto con un ordine ed un equilibrio ben precisi. Eppure il quadro tende ad una rappresentazione quasi astratta, monumentale. Le macchie sono colori puri che non permettono la riconoscibilità di un oggetto preciso. Le macchie di colore hanno valore solo nel loro mutuo rapporto. Da qui all’arte astratta il passo è molto breve.

La mola

Cezanne cerca una diversa costruzione dell’immagine: dalla forma al colore-luce, senza però perdere la forma. Per questo, non divenne mai un pittore astratto pur anticipando anche questo sviluppo dell’arte del Novecento.

La strada tornante del sottobosco

La sua tecnica è molto originale. Per raggiungere l’essenziale, la violenta scabrosità del geologico, sovrapponeva i colori con spalmature successive, senza mai mischiarle. Aspettava che il primo strato di colore si asciugasse e lo intersecava con nuove spalmature di colore. Era un metodo molto lento e meticoloso. Eppure non cercava una pittura scientifica, ma poetica. E’ questa mentalizzazione che rende le sue opere non immediata e più difficili da capire. Ma il risultato è solenne, sospeso fuori dal tempo.

Cezanne viene considerato uno dei padri della pittura moderna., eppure, malgrado la sua originalità e grandezza, in tutta la sua vita Cezanne vendette un solo quadro, come Van Gogh.

Oggi una sua opera “I giocatori di carte” è stata venduta a 250.000 dollari. Su questo tema Cezanne dipinse 5 tele. Una la troviamo al Musée d’Orsay di Parigi (46×75)
Due uomini in un’osteria di paese stanno giocando a carte davanti ad uno specchio. L’immagine si presenta con uno schema fortemente geometrizzato, che conferisce ai due personaggi dignità classica. Distorcendo la visione prospettica, Cèzanne riesce ad ottenere il massimo grado di centralità, che risulti credibile in una scena di vita vissuta: questo lieve scarto dal centro è un acuto stratagemma per evitare il rischio che l’opera risulti troppo artefatta: “le cose non ci si presentano mai in uno stato di perfetto equilibrio”.
Tutta la tela è costituita da abbassamenti di tono dei colori blu, giallo e rosso. Le pennellate si compongono a tasselli, e talvolta si presentano solitarie e sintetiche, come il riflesso sulla bottiglia o il semplice tratto che descrive l’occhio infossato del giocatore di destra. Cèzanne fa un sapiente uso delle linee; con quella retta evidenzia la sicurezza dell’uomo alla nostra sinistra e con quella curva sottolinea l’incertezza di quello a destra che probabilmente perderà la partita.
Nel dipinto Cèzanne descrive la scena ‘dall’interno’, come una sintesi mentale, rendendola astratta e solenne come un ricordo indelebile.
Una delle versioni è diventata il quadro più pagato al mondo: nel 2011 la famiglia reale del Qatar l’ha acquistata dagli eredi dell’armatore greco Embricos per 250 milioni di dollari, battendo il precedente record di 140 milioni detenuto da Numero 5 di Jackson Pollock.

Le grandi bagnanti’ è un grande dipinto di Cezanne (2 metri per due metri e mezzo) dipinto nel 1906 e considerato il suo capolavoro. E’ conservato a Filadelfia. Cezanne impiegò 7 anni per finirlo.

Il tema dei bagnanti è uno dei preferiti di Cèzanne (come per Renoir), tanto che lo stesso pittore dedicò a questo soggetto un intero ciclo, come aveva fatto Renoir. Questa è la tela più grande mai dipinta da Cézanne. La luminosità delle figure scultoree è resa da incrostazioni di colore sovrapposto a strati. Le linee nere che disegnano nettamente i contorni fanno risaltare i corpi in modo quasi scultoreo. La scena è fortemente evocativa e carica di mistero e di energia.
La gamma dei colori è ridotta alle sfumature di ocra, lilla e verdi, mentre l’architettura del dipinto è scandita da due gruppi di figure, e due quinte arboree, che aprono una profondità centrale vuota. La sua più grande ambizione era di giungere ad una fusione completa della figura umana e del paesaggio. Ogni elemento qui viene trattato con la medesima importanza, in una sorta d’architettura comune. L’attenzione del pittore non ricade sulla carne, come in Rodin ma piuttosto sui corpi che strutturano potentemente lo spazio. Il tema dell’acqua è dimenticato e l’universo del quadro si concentra essenzialmente sulla terra. Soltanto la materia liscia delicatamente iridata delle nubi, richiama l’attaccamento di Cézanne all’impressionismo. Nonostante la classicità dei nudi, i corpi sono ingigantiti, semplificati, ed esprimono una forza primitiva. Il disegno dei volti è sgraziato e incompiuto, i corpi sono contornati da linee nere spezzate che non li chiudono ma fanno sì che essi si fondano con l’ambiente naturale, assumendo la stessa natura degli alberi, delle nuvole.
Anche i colori sono dosati in base allo stato d’animo dell’artista (grigio, giallo ocra, verde), nel cielo e nei corpi vi sono colori che vi equivalgono anche se sono irreali (come ad esempio il verde ed il giallo ocra nelle nuvole o nei corpi). Il dipinto è dominato da una tonalità tendente al blu che trasmette un senso di grandiosità ma al tempo stesso di misteriosa attesa. Secondo Cézanne, il colore era l’unico strumento in grado di dare vita alle figure; attraverso il colore filtra nell’opera l’energia naturale e grandiosa dell’artista.
L’inquietudine che trasmettono le figure è dovuta dal contrasto luminoso dei colori.
L’opera inizialmente non piacque, venne considerata maldestra e sgraziata. Solo più tardi venne capito il suo richiamo classico, l’equilibrio della composizione, la fusione delle figure col paesaggio, il senso sacro e solenne.

Dopo la morte di Cezanne, nel febbraio del 1907, appena quattro mesi, fu organizzata a Parigi una retrospettiva delle sue opere, di tutte quelle opere che erano state sempre rifiutate e derise. A vedere la mostra andarono tutti gli esponenti della nuova generazione di artisti. Disconosciuto in vita, Cezanne ebbe finalmente il suo riconoscimento.

La sua Opera finale “Le grandi bagnanti” lasciò folgorati. Tutti rimasero scossi come all’annunzio di un nuovo stile pittorico, in particolar modo Picasso e Modigliani. La mostra provocò una tale sensazione che gli storici dell’arte, oggi, la ritengono la scintilla decisiva per la nascita del cubismo. Non a caso, la prima fase di quella avanguardia viene chiamata proprio cubismo cézanniano, tale era l’influenza del maestro.

Altre opere significative di Cezanne sono:

Il ragazzo col panciotto rosso’, la sua opera forse più popolare.

Nel 2008 questo dipinto fu clamorosamente rubata da tre uomini armati, anche se è stato recuperato poco dopo. Qui si percepiscono come le diverse influenze artistiche che Cézanne aveva accumulato nel corso della sua vita si fossero fuse in un modo inedito e intrigante. L’opera unisce caratteri classici e romantici.

Tenda, caraffa e piani di frutta’, composto con una coreografia teatrale, alterna con grande equilibrio formale tre colori che spiccano sul bianco della tovaglia. Questo quadro unisce impressionismo e cubismo. La prospettiva è quasi appiattita.

Il cesto delle mele’ con un tavolo spezzato che presenta due punti di vista diversi. A destra una visione classica, frontale, e a sinistra un punto di vista rialzato. Uniti, senza soluzione di continuità, con solo due elementi – la bottiglia e la tovaglia – a fare da spartiacque. Il procedimento è pertanto lo stesso che i cubisti avrebbero fatto proprio, moltiplicandolo. Lo spazio viene spezzato da più punti di vista che si sovrappongono tra loro.

Capire Cezanne non è facile nemmeno oggi. Egli ha solidificato la natura. Le sue opere nascono nell’incontro tra l’oggetto e la razionalità. Una natura morta di Cezanne non mostra la natura come appare ma come è nella sua essenza materiale, monumentale. La sua lotta col colore e con le forme è solitaria e ha qualcosa di eroico. Ma i suoi risultati sono il punto di partenza di tutta la pittura moderna. Egli si discosta nettamente dagli impressionisti. Non vuol dare nessuna impressione di leggerezza e trasparenza ma conquistare la solidità delle forme. Cezanne lotta lungamente con l’oggetto, vuole vincere tutta la sua materialità, comprenderlo nel profondo della sua bellezza corporea. Gli impressionisti si basavano sulla luce, lui sul corpo. Ma allo stesso tempo cerca nella materia il mistero della classicità, di ciò che è fuori del tempo, profondo e intramontabile. I suoi temi sono banali, ma egli ne fa qualcosa di sacro. I suoi oggetti non sono illuminati dalla luce, possiedono la luce.

Interno della foresta

Rouault fa dire a Cézanne in un suggestivo epitaffio: “Non ti avvicinare, non toccarmi: porto in me tutte le bellezze che il mondo ignora o disconosce. Non ti avvicinare, non parlarmi: le parole e i gesti sono vani, io sono silenzioso, vecchio e impotente, mi sono proteso con tutte le mie energie verso la Verità e la Bellezza. Soprattutto per questo sono stato costretto a vivere lontano dagli uomini, ho dovuto meditare, soffrire per realizzare quello che dovevo fare quaggiù”.
.
George Riviere: “Cezanne è stato l’artista più attaccato, più maltrattato, da quindici anni, dalla stampa e dal pubblico. Non c’è epiteto offensivo che non venga accostato al suo nome, e le sue opere hanno ottenuto un successo d’ilarità che dura ancora. Cézanne appare come un greco della belle époque; le sue tele hanno la calma, la serenità eroica dei dipinti e delle terrecotte antiche, e gli ignoranti che ridono davanti ai Bagnanti, per esempio, mi fanno l’effetto di barbari che criticano il Partenone. Cézanne è un pittore, e un grande pittore. Quelli che non hanno mai preso in mano un pennello o una matita hanno detto che non sapeva disegnare, e gli hanno rimproverato “imperfezioni” che non sono che una raffinatezza ottenuta grazie a un’enorme abilità. So bene che, nonostante tutto, Cézanne non può avere il successo dei pittori alla moda ma la sua pittura ha l’inesprimibile fascino dell’antichità biblica e greca, i movimenti dei personaggi sono semplici e grandi come nelle sculture antiche, i paesaggi hanno una maestà imponente, e le sue nature morte così belle, così esatte nei rapporti tonali, hanno, nella loro verità, qualcosa di solenne. In tutti i suoi dipinti, l’artista commuove, perché egli stesso prova, davanti alla natura, un’emozione violenta che l’abilità trasmette alla tela”.
.
Rainer Maria Rilke: “Essere un buon operaio, far bene il proprio mestiere era per lui la chiave, la base di tutto. Dipingere bene significava vivere bene. Dava tutto se stesso, si calava con tutta la sua forza in ogni colpo di pennello. Bisogna averlo visto dipingere, dolorosamente teso, la preghiera nel volto, per immaginare quanto della sua anima egli mettesse nel lavoro. Tremava tutto. Esitava, la fronte congestionata quasi enfiata da invisibili pensieri, il busto raggomitolato, il collo incassato nelle spalle e le mani frementi fino al momento in cui, solide, volitive, tenere, posavano il tocco, sicure, e sempre da destra a sinistra. Allora indietreggiava un po’, e i suoi occhi si posavano di nuovo sugli oggetti”.

Oggi ti vorrei raccontare un poco di Cézanne. Per quanto riguarda il lavoro, così afferma, ha vissuto da bohémien fino a quarant’anni. Solo più tardi, con la conoscenza di Pissarro, ha preso gusto al lavoro. Ma, allora, fino al punto di passare gli ultimi trent’anni della sua vita non facendo altro che lavorare. Senza gioia invero, come sembra, con una rabbia incessante, in conflitto con ogni sua singola opera, perché nessuna di esse gli sembrava raggiungere ciò che egli riteneva essere la cosa più indispensabile. La chiamava la réalisation, e la trovava nei “veneziani” che aveva visto e rivisto al Louvre e apprezzava incondizionatamente. Il convincente, il farsi cosa. La realtà sublimata fino a divenire indistruttibile attraverso la propria esperienza dell’oggetto, era questo che gli pareva l’intento più intimo del suo lavoro; vecchio, malandato, ogni sera consunto fino allo spasimo dal regolare lavoro giornaliero (tanto che spesso andava a dormire alle sei, all’imbrunire, dopo una cena mandata giù distrattamente), arrabbiato, diffidente, deriso ogni qual volta si recava al suo atelier, schernito, maltrattato… sperava un giorno, di raggiungere quel compimento che egli sentiva come l’unico essenziale. In tal modo egli aveva esacerbato le difficoltà del suo lavoro nella maniera più ostinata… si muoveva avanti e indietro nel suo studio, che aveva la luce sbagliata, in quanto il capomastro non aveva ritenuto necessario dare ascolto a quel vecchio bizzarro che ad Aix erano tutti d’accordo nel non prendere sul serio.”
.
Ardengo Soffici: “Volendo assegnare una paternità ideale a Paul Cézanne, le grandi immagini di Michelangelo e di Eschilo apparirebbero fra le prime alla fantasia. Al pari del toscano, egli ha compreso la forza mistica che scoppia dalle cose mute, dai tronchi e dalle rocce; al pari del greco, ha sentito la potenza selvaggia che erompe dal cuore ingenuo del popolo, e queste due energie ha racchiuse nei suoi paesi e nelle sue figure. Così come la loro, la sua opera è un rozzo terreno, spoglio, pietroso, atroce, scorticato, dal quale sbocciano piante, fiori ed erbe, mestamente, castamente, con semplice spontaneità naturale. Per arrivare a suggerire pittoricamente delle immagini tanto solenni, è naturale che Paul Cézanne abbia dovuto sfrondare le sue fantasie e presentarle religiosamente, col solo magistero dello stile. Infatti il suo colore e il suo disegno sono agri, poveri e brutali. Nella sua pittura si riscontrano i conflitti cromatici che, per il primo, Masaccio suscitò realisticamente negli affreschi della cappella Brancacci al Carmine; ed anche le torsioni vigorose del Tintoretto. Senza legge, senza scrupoli, il suo stile accusa le asperità dei contorni degli esseri e di ciò che li circonda”.
.
Mario Tinti: “Cezanne ha ripreso a dipingere la natura riflessa nel magico specchio dell’anima, vedendola non più sotto specie sensoria o sensibile ma attraverso un’intimità profonda, religiosa, eroica, che la storia ci permette di considerare essenzialmente italiana. Cézanne dipinge senza preoccupazioni di programmi più o meno rivoluzionari, ma sotto l’impulso di un’ansia mistica, che lo investe, lo tiranneggia, lo macera; e fa cantare, piangere, urlare la sua drammatica tavolozza. Nulla di edonistico, di descrittivo, di fenomenico nella sua arte. La pittura come la intendono Manet e Monet è di gran lunga superata nelle sue tele. C’è un elemento etico, religioso, trascendente nell’arte di Cézanne che lo riconnette all’arte dei sommi italiani: Giotto, Masaccio, Michelangelo, Tintoretto, Caravaggio. Il modo stilistico di Cézanne è tornato ad essere il volume, inteso come rapporto di chiari e di scuri. Le molteplici possibilità di variazione (nell’intensità, nella posizione, nel dinamismo, o nella statica) di tale rapporto costituiscono la sintassi cézanniana. Cotesta sintassi è simultaneamente plastica e coloristica in quanto, appunto, è chiaroscurale. Per tali aspetti Cézanne si manifesta come un erede de’ veneziani, non solo, ma di tutta la tradizione volumetrica italiana, fino alla sua sorgente eccelsa, a Giotto, cioè, titanico estrattore di moli poliedriche, a Masaccio che scolpisce le sue figure a colpi possenti d’ascia per entro massicci blocchi chiaroscurali”.
.
Francis Jourdain: “Cézanne è solo, disperatamente solo. Non fa alcun proselitismo. Non cerca di vincere né di convincere. Vuole solo esprimersi. Vuol dire ciò che ha da dire, e questo gli richiede uno sforzo, una tensione che non può non essere dolorosa. E patetica. Cézanne crea nel dolore. La serenità dei suoi dipinti migliori, dovuta alla loro compiutezza, non può nascondere del tutto l’angoscia del lavoratore paziente e ostinato che con fatica li ha portati a termine. Angoscia di cui non riesce mai a liberarsi completamente. Cézanne ignora la disinvoltura, l’ottimismo, la sensualità felice di un Renoir. Cézanne si contrae e si concentra. È del tutto contrario a ogni lirismo. Diffida dell’eloquenza. Diffida persino delle insidie che la natura gli tende o potrebbe tendergli. La venera, la adora, ma non vuole che sia piacevole; oppone ai suoi incantesimi il rigore di un’analisi severa. Vuole conoscere solo ciò che essa ha di permanente, di essenziale”.
.
Nello Ponente: “Partecipe della civiltà pittorica creata dagli impressionisti, impensabile senza di essa, Cézanne tuttavia va oltre per affermare una propria concezione, che è una personale visione del mondo, meditata in solitudine, in un desiderio di costruzione che, pur partendo da un contatto costante con la natura, tuttavia la supera nella autonoma dimensione dello stile, nella purezza dei volumi e delle immagini, nella fantastica e strutturata vibrazione del colore”.
.
Foresta

http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Il mio caro amico poeta scrittore Francesco Biamonti, che ebbi la fortuna di conoscere, lo definiva il più grande dei pittori…

    Commento di hans castorp — novembre 11, 2016 @ 12:44 am | Rispondi


RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: