Nuovo Masada

ottobre 31, 2016

MASADA n° 1800 31-10-2016 SOTTO TERREMOTO PERMANENTE

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MASADA n° 1800 31-10-2016 SOTTO TERREMOTO PERMANENTE
Blog di Viviana Vivarelli

Un terribile terremoto spacca il Centro Italia – Renzi nemico della democrazia – Manifestazione di Renzi a Roma a favore del SI’ – Scontro su La7 tra Renzi e De Mita – La Nuvola di Fuksas – Era del Nuovo Ordine Mondiale –Equitalia, i pacchi di Renzi – Nino Di Matteo, pm antimafia di Palermo: “Un Parlamento eletto con legge incostituzionale non è legittimato a modificare la Costituzione – Gorino e la barricate anti-migranti – Film: ‘Io, Daniel Blake’, di Loach

Ci preoccupiamo di sciocchezze.
Soffriamo per torti che consideriamo subiti a torto a ragione.
Mentre la terra trema.
La madre sui cui siamo seduti. Su cui mangiamo e riposiamo.
Su cui ci divertiamo e piangiamo, trema.
E distrugge.
Distrugge case. Distrugge Chiese. Distrugge fabbriche.
Distrugge la vita di persone come noi.
Il Nostro Appennino è il cuore del nostro paese.
Paesi stanno sparendo, giorno dopo giorno. Inghiottiti dalla terra che trema, che scarica la sua energia distruttiva, per lei solo assestamento, per noi sofferenza.
Assestamenti della Terra che durano minuti, che per noi sembrano ore, che distruggono secoli della nostra cultura, distruggono secoli della nostra Storia.
Sono così triste, così amareggiato, che tutte le cose umane mi sembrano così piccole, così insignificanti.

Sauro

Una volta che sei stato dentro un terremoto, anche se sopravvivi senza un graffio, sai che esso, come un colpo al cuore, rimane in seno alla terra, nella sua orribile potenzialità, sempre pronto a tornare e colpire di nuovo, con una forza ancora più devastante.
(Salman Rushdie)

Il sisma che ha ferito l’Italia evidenzia forza e debolezza del carattere nazionale. La forza è nello slancio dei volontari e nella professionalità dei soccorritori impegnati a sollevare ogni pietra dietro la quale può esserci una vita, nella solidarietà fra abitanti della terra ferita, nel rispetto per le vittime sconosciute e nella corsa a donare ai sopravvissuti. La debolezza è invece nella rassegnazione ad abitare in centri urbani vulnerabili ai terremoti, nella fatalità con cui si accetta la furia della Natura, nella passività con cui ci si trasferisce in alloggi precari sapendo che dureranno a lungo, nel sentimento di impotenza davanti ad un edificio che crolla in aree remote, difficili da raggiungere, spesso prive di servizi basilari. Bisogna costruire sulla forza della nostra nazione con la stessa determinazione con cui dobbiamo aggredirne le debolezze
(Maurizio Alberto Molinari)

Galileo
Negli Usa, quel costruttore che venisse beccato a costruire con cemento scadente o acciaio non conforme, o comunque non a norma anti sismica, si farebbe tanti di quegli anni di galera che voi, vivendo in Italia, non potete nemmeno immaginare.
In Italia quei costruttori li rivedi partecipare agli appalti di nuovi terremoti.
L’Italia mafiosa è più prevedibile dei terremoti, a quanto pare
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26 ottobre 2016
I NUMERI DEL TERREMOTO

Magnitudo 6,5 tra Norcia e Preci (come quello dell’Irpinia). È il più forte in Italia dal 1980
Centinaia di scosse in poche ore
Si temono 100.000 sfollati
Almeno 30.000 persone senza casa
Oltre cento Comuni danneggiati
Un diametro di 30 km
Danni enormi al patrimonio storico e artistico
Interi borghi distrutti, chiese e cattedrali crollate.

RENZI NEMICO DELLA DEMOCRAZIA

Dario Aurilio
Legge di Bilancio articolo 74, comma 11 e 12, il governo ha stanziato 97 milioni di euro a garanzia della Ryder Cup Europe LLP, la società che organizza l’omonima competizione golfistica sul suolo europeo, che nel 2022 l’Italia avrà l’onore (e l’onere) di ospitare. Più o meno gli stessi soldi che il governo ha deciso di investire per la ristrutturazione dei campi sportivi e delle palestre di tutto il Paese nei prossimi tre anni (quasi il doppio di quanto il Governo promette di risparmiare sul nuovo Senato tagliando un diritto elettorale).
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Crozza: Renzi con la democrazia, ha lo stesso rapporto che ha mia suocera con la discoteca, sa che esiste ma capisce che non è il suo ambiente.
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Viviana
Mi pare evidente che Renzi i cittadini li stia estromettendo progressivamente dal sistema.
Prima ha tolto loro il diritto elettorale sui presidenti di Provincia che ora sono nominati dai partiti.
Poi ha tolto loro il diritto elettorale sui senatori che saranno nominati dai partiti.
Infine ha reso più difficile il referendum.
Ha creato un sistema parlamentare dove chi vince controlla i due terzi della Camera.
Fa le leggi sul lavoro senza i sindacati.
Ha eliminato i diritti e le tutele del lavoro.
Sta tagliando lo stato sociale.
Controlla i media.
Uniforma il pluralismo universitario, nominando 500 docenti ligi a lui.
Toglie poteri alle Regioni a favore di Roma.
Governa non attraverso i parlamentari che dovrebbero essere i rappresentanti del popolo ma con decreti imposti alla fiducia (ben 53 in due anni).
Che altro manca per capire che Renzi sta marciando verso un sistema autoritario che toglie dal potere proprio i cittadini?
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MANIFESTAZIONE DI RENZI A ROMA A FAVORE DEL SI’

Renzi nella sua manifestazione (pagata ma un po’ scarsina) a Piazza del Popolo ha unito i suoi avversari sotto il nome di ‘Partito della Nazione’.
Ma non era Renzi che diceva che il Partito della Nazione era lui?
Cito: 21 gennaio 2015, Renzi dice: “Il Partito della Nazione diventa realtà con l’approvazione dell’emendamento Esposito sull’Italicum”. “Il Partito della Nazione è il nuovo progetto di Renzi che supera il Pd con l’obiettivo di conquistare la maggioranza degli italiani, puntando al 51% come affermato ieri in direzione Pd.” “Renzi prevede di trasformare il Pd in una sorta di “coalizione sotto un unico simbolo”
E ora il Partito della Nazione si identifica con la massa degli avversari?? Ma siamo sicuri che sia sano di mente?
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Malgrado la ferrea presa di Renzi sui media e il martellamento fitto e massiccio della propaganda per il SI’, i sondaggi continuano a dare il NO vincente, come continuano a dare il M5S forte e minaccioso per qualunque ballottaggio.
E’ ovvio che, a questo punto, Matteuzzo cambierà l’Italicum a suo favore, ammettendo le coalizioni. E con chi la farà lui la coalizione? Ma con Forza Italia, ovviamente!
Ne ha già buona parte dentro o accanto al Pd, vedi Alfano/Verdini..e che ce vo’ ?
Dirà che Parisi è un moderato. Berlusconi a seguire…
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Paolo Cicerone
“… ho visto con i miei occhi Marchionne cantare bella ciao … mentre dava indicazioni via smartphone di spostare la sede fiscale dell’ultima società del gruppo in Lussemburgo.”
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Piazza del Popolo a Roma contiene 60.000 persone.
Renzi, pagando 50 euro a partecipante e coi pullman gratis, ci ha portato 10.000 persone.
Nemmeno ad essere partito di governo, con un Pd profondamente radicato nel territorio, cittadini pagati 50 euro a persone e coi pullman gratis e tutti i media a sua disposizione è riuscito a riempirla.
Cofferati, quando difendeva l’articolo 18, a Roma ci portò 3 milioni e mezzo di persone.
Nel 2013 le associazioni contro la guerra portarono in piazza 650.000 persone (secondo gli organizzatori 3 milioni).
E con Berlusconi nel 2013 Piazza del Popolo era piena.
L’anno scorso contro la buona scuola protestarono solo a Roma 100.000 persone, un milione in tutta Italia.
E Renzi è riuscito a smuovere solo 10.000 persone??? Un fallimento totale.
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luigi bogoni
Il PD ha pagato ai militanti 300pullman, 8 treni (di cui 4Frecce), 4 aerei, 25mila biglietti della metro per trascinarli alla manifestazione in favore del Sì al referendum.
Ed ecco il risultato: Piazza del Popolo mezza vuota!
Tranquilli hanno usato come sempre soldi delle nostre tasse!
Tasse con cui paghiamo i loro onorevoli stipendi che non si sono voluti dimezzare!

Antonio Bordin
1 milione di euro per pagare il flop di Piazza del Popolo. Almeno Berlusconi il puttanaio se lo pagava di tasca sua.
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MC79
La questura ha dato i numeri su manifestazione Pd: erano 7.000. (c’era più gente al matrimonio di mio cugino).
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harry haller
…più settemila bandiere, settemila cappellini, e pure settemila cartelli, e semo ggià a 28.000; aggiungiamoci pure tutti l’insetti, ‘e mosche, ‘e zanzare, ‘i piccioni e ‘i passeri, e stamo quasi a cinquantamila……

Roberto A. Gaetano
Una piazza vuota di persone, di idee e di cervelli.
Questa era piazza del Popolo.
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Benigni in un sorpasso su una superstrada si allarga nell’altra corsia. Gli hanno sospeso la patente
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Francesco Baccini: A breve su RAI uno “Benigni interpreta il Codice della Strada”. Il codice più bello del mondo. 🙂
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Viviana

Dal voltagabbana al saltacorsia.
La vita è bella perché è varia. Ieri ero democratico, oggi renziano, domani chilosa, vai dove ti porta il portafoglio.

Nel 2007, Burlando, Governatore Pd della Liguria, entrò in superstrada percorrendo un chilometro e mezzo sulla corsia sbagliata. Fermato da una pattuglia della polizia, invece della patente mostrava la tessera da deputato (sigh). Ah, questi piddioti!
Benigni poteva tirar fuori il suo famoso distintivo “Amico di Renzi”.
Questi a cambiar corsia ci sono abituati.

Antonio Bordin
Quattro miliardi per salvare BancaEtruria & c. Ecco il vero conto del Sì.
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Viviana
Siamo un Paese che ha bisogno di tutto e questi pensano solo ad aumentare il loro potere, bloccando tutti per cambiare la Costituzione in senso antidemocratico.
La legge di stabilità ha messo 1.950 milioni di euro per il recupero del dissesto idrogeologico per il periodo 2016-2030. Sono 14 anni. Vengono 132 milioni l’anno, una miseria se si pensa che solo il jet di Renzi costa 105 milioni e che nella stessa finanziaria si regalano 97 milioni alla società del golf. Noi per questa gente valiamo meno di niente!

Certo, Renzi combatte la corruzione
però non trova i soldi per i cancellieri dei tribunali
e tiene bloccati i soldi per i controllori di Cantone
non manda in carcere i politici corrotti
e continua a candidarli o a tenerli come soci di governo
combatte invece le intercettazioni
e non trova il tempo per la riforma della prescrizione
poi promette il ponte di Messina a mafia e ‘dnrangheta
e rende retroattiva l’impunità ai corrotti degli enti locali come Albertini.
Un ben strano modo di dire che combatte la corruzione!
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Blogger
Sono talmente pochi questi disperati che la questura alla fine non darà il numero, ma i nomi.
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Renzo Mattei
‏Siamo tantissimi. Ci sta raggiungendo anche Roberto Benigni. Dovrebbe arrivare in auto da Via Del Corso in contromano.
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Viviana Vivarelli

Il fatto gravissimo e irreparabile è che la democrazia si basava su 5 fondamenti di democrazia diretta:
-il voto popolare per chi amministra un ente locale, il sindaco, il presidente di provincia e il presidente di regione, come diretti rappresentanti dei cittadini per il potere esecutivo
-il voto popolare per deputati e senatori come rappresentanti diretti dei cittadini per il potere legislativo
-il referendum sulle leggi
-i sindacati come diretti rappresentanti dei lavoratori nelle leggi del lavoro
Renzi ha reso più difficile il referendum e col suo proposito di firmare il TTIP nega la validità di quelli fatti (vd la privatizzazione dell’acqua), ha abolito la presenza dei sindacati per le leggi sul lavoro e ha abolito l’art. 18;
ha abolito l’elezione del presidente di Provincia;
ha abolito l’elezione dei senatori;
ha confuso il potere esecutivo col legislativo.
Il risultato è una ferita profonda alla democrazia e una centralizzazione di potere nel solo Governo.

SCONTRO SU LA7 TRA RENZI E DE MITA

De Mita:”Fammi finire, io mica sono del PD dove parli solo tu”.

De Mita: “Renzi è irrecuperabile, perché ha una tale consapevolezza di sé che non pone limiti alla sua arroganza” GRANDE!

De Mita: «E’ una riforma frettolosa, poco motivata, scritta male, incomprensibile. ” E vai…!

De Mita: “Il presente si legge meglio se si conosce il passato. Il rischio per i rivoluzionari è di pensare solo al presente. Perché rischiano di essere battuti sia dalla reazione che dalla conservazione».

“Tu cambi partito”dice Renzi, “E tu le amicizie, che è lo stesso”, ribatte De Mita.

L’affondo di Renzi: “L’idea che sia pensiero la politica tua che cambi partito quando ti levano un seggio…”.
De Mita: “Questa è una volgarità che non mi aspettavo, soprattutto da chi in politica le ha inventate tutte. Tu non hai il diritto di parlare di moralità in politica. Tu hai una gestione autoritaria. Hai fatto un partito dove parli da solo e io che ascolto le tue relazioni in direzione credo che andrebbero pubblicate per vedere la politica a cosa si è ridotta. Tu non cambi partito. Però cambi amicizie, che è lo stesso. Io sono nato e muoio Democratico cristiano. Tu non so cosa sei nato”.

Renzi contro De Mita. Peccato non fosse disponibile Andreotti
L’uomo del clientelismo contro il padrone degli yesman
88 anni contro 41, il doppio in tutto 🙂

Giulio Cavalli: – )
Dopo De Mita assisteremo allo scontro Renzi-Calderoli, poi Renzi contro Renzo Bossi (Umberto potrebbe rischiare di essere a tratti scoppiettante), poi Renzi contro un compagno di classe di Salvini, poi Renzi contro un posteggiatore abusivo e infine Renzi contro il capo villaggio anziano dei watussi. Peccato che non sia disponibile Andreotti. Mentre Gelli, pur indisponibile, ha fatto sapere per vie traverse di essere d’accordo con la riforma.

Michele Magno: Spinoza diceva che non bisogna irridere, compiangere o disprezzare le azioni umane, ma solo comprenderle (“Humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari sed intelligere”). Con tutto il rispetto per il filosofo che forse più di ogni altro ha influito sulla mia formazione culturale, se penso al colloquio tra Donald Trump e Matteo Salvini in quel di Philadelphia questa volta proprio non ce la faccio soltanto a intelligere.
(Ma anche il duo Renzi-De Mita) è stato spassoso… così anagraficamente diversi, così rampantemente uguali).

Il 2 febbraio, giorno del suo 88° compleanno, De Mita aveva detto: “Una volta ragionavo ogni giorno pensando a cosa avrei fatto nei venti o trent’anni successivi. Oggi invece, al mattino, mentre mi lavo o mi faccio la barba, cerco semplicemente di capire se sia sopraggiunto o meno il rincoglionimento”.
Gli possiamo assicurare di no.
De Mita diceva a febbraio: “Nel presente domina la desertificazione delle culture politiche. Si sente la mancanza del pensiero. Il più grande statista italiano, De Gasperi, non faceva annunci. Faceva le cose, e poi gli altri le spiegavano. Inutile dire che, ragionando così, si è arrivati al tema Renzi, uno che quando parla sembra credersi una divinità che si rivolge a te per grazia”.

E ancora: “Salvini, paradossalmente, è meglio di Renzi, con cui si sfida a colpi di balle”.
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L’intelligenza trova pochi che la comprendano
Ma la stupidità trova migliaia di identificatori

Viviana
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Arturo
Cuperlo era presente con le proprie convinzioni che hanno subito cominciato a litigare tra loro e sono state allontanate dalla piazza.

PAESI SENZA GOVERNO

Il Belgio rimane senza governo e non fa riforme per 194 giorni e il PIL sale dello 0,7 %.
La Spagna rimane senza governo e non fa riforme per 300 giorni e il PIL sale per 4 trimestri consecutivi fino al 3,2% mentre la sua economia migliora 3 volte di più di quella italiana.
Sembra che le riforme facciano solo male all’economia. I Governi pure.
La nostra fortuna sarebbe rimanere anche noi senza Governo e senza riforme per un po’, specialmente senza ‘questo’ Governo.
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Endorsement= adesione, approvazione, sostegno, schieramento, aiuto
Abbiamo tante belle parole italiane per dire la stessa cosa
Perché questi provincialismi di usare parole inglesi?

LA NUVOLA DI FUKSAS

EUR: Si inaugura il nuovo, avveniristico, centro congressi della Capitale nel cuore dell’Eur in una serata con 1.500 partecipanti, tra cui Matteo Renzi e Virginia Raggi. L’opera è costata 239 milioni di euro. Fischi e grida di disapprovazione per la Raggi che ha parlato di sprechi di denaro per la realizzazione dell’opera (18 anni per realizzarla, 239 milioni di euro di costi, 15 ascensori di cui 8 panoramici), dopo aver esordito dicendo: “Davvero, è una opera architettonica straordinaria. Ciò che è bello va riconosciuto e apprezzato. Lo dico – ha aggiunto – perché si tratta di una risposta a chi immagina e dice che Roma e gli italiani non sono più capaci di meraviglie; è una risposta a chi vuole descriverci sempre male; è una risposta a chi fa il tifo contro, sempre e comunque. Roma può e deve ambire a tornare ad essere Capitale mondiale della cultura, ruolo messo in discussione dopo anni di mala gestione che vogliamo far dimenticare”.

Laura Serloni
8.000 posti in totale
I metri quadrati dei vetri della nuvola di Roma sono pari a 8 campi di calcio.
102 “ambasciatori” di diversi paesi del mondo all’inaugurazione della nuvola di Roma.
La nuvola dopo l’inaugurazione sarà aperta anche alla città con eventi culturali e installazioni.
L’acciaio per realizzare la nuvola è pari a due (chi dire tre) Tour Eiffel
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Parcella da capogiro dell’architetto: 24 milioni di euro. Inverosimile quantità di acciaio impiegato (17mila tonnellate). Una diretta televisiva Rai dell’inaugurazione con un costo pari a un milione di euro.
Fuksas aveva girato un brutto spot per la Renault in cui guardava con aria sognante delle nuvole e una si trasformava nell’opera attuale, da qui il nome dato di ‘Nuvola’.
Eleonora Carrano: ”Di fatto, della nuvola è rimasto ben poco: la densa struttura rivestita in fiberglass, saldata nella monumentale teca di vetro e acciaio, che la notte si riempie di luci multicolori come una discoteca all’aperto, tutto suggerisce, tranne lo spazio fluttuante di quell’architettura sospesa e leggera, che tale è rimasta solo nelle intenzioni. Pare piuttosto, uno strano e terribile pesce boccheggiante, una balena infilzata e sospesa su un gigantesco arpione mortale, imprigionata in un altare sacrificale.
L’edificio – salutato con enfatico provincialismo come segno di “modernità” per Roma – da quanti ritengono che moderno coincida con vetro, acciaio a profusione, forme bloboidali e inevitabili costi esorbitanti, dovrebbe sollecitare un’urgente riflessione, etica ed estetica, soprattutto sull’imponente crisi di senso di queste opere che, anacronisticamente, in piena Grande recessione, richiedono risorse senza limiti.
Come nel Marinismo, lo stile abbonda di preziosismi spesso stravaganti, il nuovo Palazzo dei Congressi di Fuksas, nella sua ricerca esasperata e urlata di singolarità formali e inedite, di luci stroboscopiche, è l’effigie triste dell’oggetto di consumo che acquisisce un valore di mercato, a prescindere da quello del progetto.
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…uno spazio sospeso, avvolto in 14mila mq di telo in fibra di vetro, pari a due dirigibili Zeppelin.
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ERA DEL NUOVO ORDINE MONDIALE
Raniero La Valle

Il mondo non è cambiato l’11 settembre, quello è stato il sintomo spaventoso della malattia che già avevamo contratto. L’11 settembre ha mostrato invece il suo volto il mondo che noi stessi avevamo deciso di costruire dieci anni prima.
Nel 1991 con 10 anni di anticipo chiudemmo il Novecento, “Il secolo breve”, ed ebbe inizio un nuovo secolo, un nuovo regime che nella follia delle classi dirigenti di allora doveva essere quello definitivo, tanto è vero che un economista famoso lo definì come la “fine della storia”. Quello che avevamo fatto 10 anni prima dell’11 settembre è che avevamo deciso di rispondere alla fine del comunismo portando un capitalismo aggressivo fino agli estremi confini della terra; promuovendolo il capitalismo a legge universale; avevamo preteso di superare il conflitto di classe smontando i sindacati; avevamo deciso di sfruttare la fine della contrapposizione militare tra i blocchi facendo del Terzo Mondo un teatro di conquista.
La scelta decisiva restauratrice e totalmente reazionaria, fu quella di disarmare la politica e armare l’economia in tutto il mondo. Non essendoci più l‘ostacolo di un mondo diviso in due blocchi politici e militari, eguali e contrari, l’orizzonte di questo regime fu la globalità, la mondialisation come dicono i francesi, si stabilì un regime di globalità esteso a tutta la terra.
René Girard pone all’inizio di ogni epoca storica un delitto fondatore, l’uccisione della vittima innocente. Il delitto Matteotti è il delitto fondatore del fascismo, l’assassinio di Kennedy apre la strada al dominio globale della destra americana, l’uccisione di Moro è il delitto fondatore dell’Italia che si pente delle sue conquiste democratiche e popolari.
Il delitto fondatore dell’attuale regime del capitalismo globale fondato, come dice il papa, sul Governo del denaro e un’economia che uccide, è la prima guerra del Golfo del 1991. È a partire da quella svolta che è stato costruito il nuovo ordine mondiale.
Partiamo da una data precisa, 26 novembre 1991, quando il ministro della Difesa Rognoni viene alla Commissione Difesa della Camera e presenta il Nuovo Modello di Difesa.
Perché c’era bisogno di un nuovo Modello di Difesa? Perché la difesa com’era stata organizzata in funzione del nemico sovietico, che non c’era più, era ormai superata. Ci voleva un nuovo modello. Il modello di difesa che era scritto nella Costituzione era molto semplice e stava in poche righe: la guerra era ripudiata, la difesa della Patria, intesa come territorio e come popolo, era un sacro dovere dei cittadini. A questo fine era stabilito il servizio militare obbligatorio che dava luogo a un esercito di leva permanente, diviso nelle tre Forze Armate tradizionali. Le norme di principio sulla disciplina militare dell’ 11 luglio 1978, definivano poi i tre compiti delle Forze Armate. Il primo era la difesa dell’integrità del territorio, il secondo la difesa delle istituzioni democratiche e il terzo l’intervento di supporto nelle calamità naturali. Non c’erano altri compiti.
Con la soppressione del muro di Berlino e la fine della guerra fredda non c’è più bisogno della difesa sul confine orientale, la minaccia è finita e anche la deterrenza nucleare viene meno. Ci sarebbe la grande occasione per costruire un mondo nuovo, si parla di un dividendo della pace che sono tutti i soldi risparmiati dagli Stati per le armi, con cui si può provvedere allo sviluppo e al progresso di tutti i popoli del mondo; servono meno soldati e anche la durata della ferma di leva può diventare più breve.
Ma l’Occidente fa un’altra scelta; si riappropria della guerra e la esibisce a tutto il mondo nella spettacolare rappresentazione della prima guerra del Golfo del 1991, cambia la natura della NATO, individua il Sud e non più l’Est come nemico, cambia la visione strategica dell’alleanza e ne fa la guardia armata dell’ordine mondiale cercando di sostituirla all’ONU e anche di cambiare gli ideali della comunità internazionale che erano la sicurezza e la pace. Viene scelto un altro obiettivo: finita la guerra fredda, c’è un altro scopo adottato dalle società industrializzate, spiegherà il nuovo “modello” italiano, ed è quello di “mantenere e accrescere il loro progresso sociale e il benessere materiale perseguendo nuovi e più promettenti obiettivi economici, basati anche sulla certezza della disponibilità di materie prime”. Di conseguenza si aprirà sempre più la forbice tra Nord e Sud del mondo, anche perché il Sud sarà il teatro e l’oggetto della nuova concorrenza tra l’Occidente e i Paesi dell’Est. Alla contrapposizione Est-Ovest si sostituisce quella Nord-Sud.
Tutto questo precipita nel nuovo modello di difesa italiano, è scritto in un documento di 250 pagine e il ministro Rognoni, papale papale, lo viene a raccontare alla Commissione Difesa della Camera, di cui allora facevo parte.
E’ una rottura con tutto il passato. Cambia il concetto di difesa, il problema non è più “da chi difendersi” (cioè da un eventuale aggressore) ma “che cosa difendere e come”. Cosa difendere: non più la Patria, cioè il popolo e il territorio, ma “gli interessi nazionali nell’accezione più vasta di tali termini” ovunque sia necessario; tra questi sono preminenti gli interessi economici e produttivi e quelli relativi alle materie prime, a cominciare dal petrolio. Il teatro operativo non è più ai confini, ma dovunque sono in gioco i cosiddetti “interessi esterni”, e in particolare nel Mediterraneo, in Africa (fino al Corno d’Africa) e in Medio Oriente (fino al Golfo Persico); la nuova contrapposizione è con l’Islam e il modello, anzi la chiave interpretativa emblematica del nuovo rapporto conflittuale tra Islam e Occidente, dice il Modello, è quella del conflitto tra Israele da un lato e mondo arabo e palestinesi dall’altro. Chi ha detto che non abbiamo dichiarato guerra all’Islam? Noi l’abbiamo dichiarata nel 1991.
I compiti della Difesa non sono più solo quei tre fissati nella legge di principio del 1978 ma si articolano in tre nuove funzioni strategiche, quella di “Presenza e Sorveglianza” che è “permanente e continuativa in tutta l’area di interesse strategico” e comprende la Presenza Avanzata che sostituisce la vecchia Difesa Avanzata della NATO, quella di “Difesa degli interessi esterni e contributo alla sicurezza internazionale”, che è ad “elevata probabilità di occorrenza” (e sono le missioni all’estero che richiedono l’allestimento di Forze di Reazione Rapida), e quella di “Difesa Strategica degli spazi nazionali”, che è quella tradizionale di difesa del territorio, considerata però ormai “a bassa probabilità di occorrenza”.
Lo strumento non potrà più essere l’esercito di leva, ci vuole un esercito professionale ben pagato. E’ un cambiamento totale. Non cambia solo la politica militare ma cambia la Costituzione, l’idea della politica, la ragion di Stato, le alleanze, i rapporti con l’ONU, viene istituzionalizzata la guerra e annunciato un periodo di conflitti ad alta probabilità di occorrenza che avranno l’Islam come nemico. Ci vorrebbe un dibattito in Parlamento, non si dovrebbe parlare d’altro. Però nessuno se ne accorge, il Modello di Difesa non giungerà mai in aula e non sarà mai discusso dal Parlamento; forse ci si accorse che quelle cose non si dovevano dire, che non erano politicamente corrette, i documenti e le risoluzioni strategiche dei Consigli Atlantici di Londra e di Roma, che avevano preceduto di poco il documento italiano, erano stati molto più cauti e reticenti, sicché finì che del Nuovo Modello di Difesa per vari anni si discusse solo nei circoli militari e in qualche convegno di studio; ma intanto lo si attuava, e tutto quello che è avvenuto in seguito, dalla guerra nei Balcani alle Torri Gemelle all’invasione dell’Iraq, alla Siria, fino alla terza guerra mondiale a pezzi che oggi, come dice il papa, è in corso, ne è stato la conseguenza e lo svolgimento.
E allora questa è la verità del referendum. La nuova Costituzione è la quadratura del cerchio. Gli istituti della democrazia non sono compatibili con la competizione globale, con la guerra permanente, chi vuole mantenerli è considerato un conservatore. Il mondo è il mercato; il mercato non sopporta altre leggi che quelle del mercato. Se qualcuno minaccia di fare di testa sua, i mercati si turbano. La politica non deve interferire sulla competizione e i conflitti di mercato. Se la gente muore di fame, e il mercato non la mantiene in vita, la politica non può intervenire, perché sono proibiti gli aiuti di Stato. Se lo Stato ci prova, o introduce leggi a difesa del lavoro o dell’ambiente, le imprese lo portano in tribunale e vincono la causa. Questo dicono i nuovi trattati del commercio globale ( TTIP, CETA). La guerra è lo strumento supremo per difendere il mercato e far vincere nel mercato.
Le Costituzioni non hanno più niente a che fare con una tale concezione della politica e della guerra. Perciò si cambiano. Ci vogliono poteri spicci e sbrigativi, tanto meglio se loquaci.
E allora questa è la ragione per cui la Costituzione si deve difendere. Non perché oggi sia operante, perché è stata già cambiata nel ‘91, e il mondo del costituzionalismo democratico è stato licenziato tra l’89 e il ’91 (si ricordi Cossiga, il picconatore venuto prima del rottamatore). Ma difenderla è l’unica speranza di tenere aperta l’alternativa, di non dare per compiuto e irreversibile il passaggio dalla libertà della democrazia costituzionale alla schiavitù del mercato globale, è la condizione necessaria perché non siano la Costituzione e il diritto che vengono messi in pari con la società selvaggia, ma sia la società selvaggia che con il NO sia dichiarata in difetto e attraverso la lotta sia rimessa in pari con la Costituzione, la giustizia e il diritto.
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I PACCHI DI RENZI
ALESSANDRO GILIOLI

20 anni fa ci hanno detto che la globalizzazione avrebbe portato grandi vantaggi a tutti – e così la finanza, la Borsa, i mercati liberi da lacci e laccioli.
Ci hanno anche detto che liberare il lavoro da lacci e laccioli avrebbe rilanciato l’economia trasformandoci tutti in benestanti e felici free agent, mica quella palla noiosa e monotona che era il posto fisso.
Ci hanno promesso che con l’euro avremmo lavorato un giorno di meno guadagnando come se avessimo lavorato un giorno di più.
Ci hanno assicurato che le privatizzazioni avrebbero reso tutto più efficiente.
Ci hanno spiegato che la competizione e la meritocrazia avrebbero liberato energie positive con ricadute positive per tutti.
Ci hanno detto che caduto il comunismo era finita la storia, cioè l’umanità aveva trovato la sua strada definitiva nel benessere crescente per tutti creato dal liberismo globale.
Non è andata proprio così, diciamo, almeno per ora.
Anzi, è andata alla rovescia, almeno qui in Europa: crisi del 2008, impoverimento del ceto medio, aumento delle disuguaglianze, pensioni ridotte e allontanate nel tempo, risparmiatori truffati dalle banche, precarizzazione acrobatica del lavoro, un’intera generazione di nuovi adulti con la certezza che starà peggio dei propri genitori.
E che cacchio: sarebbe quasi un miracolo che dopo una botta del genere non si diffidasse di tutto.
Sarebbe un miracolo se di fronte a qualsiasi accadimento o decisione, la prima domanda non fosse: “dov’è il pacco?”.
Ecco: riusciremo a tornare un Paese civile – e magari decentemente coeso – il giorno in cui il rapporto tra politica e cittadini non sarà più imperniato sulle promesse a vanvera della prima e sull’immediata reazione “dov’è il pacco?” dei secondi.

Adunata di Roma
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Nino Di Matteo, pm antimafia di Palermo: “Un Parlamento eletto con legge incostituzionale non è legittimato a modificare la Costituzione”
(Riassunto)

La Renzi-Boschi ha come obiettivo realizzare il piano della P2 di Licio Gelli: “favorire il potere esecutivo a scapito del legislativo e del giudiziario” trasformando la democrazia in una “sorta di dittatura dolce fondata non sulla sovranità popolare ma sul potere oligarchico della finanza e dell’economia”.
Quella che ci attende non è una consultazione elettorale come le altre, qui si decide sulla nostra Carta fondamentale! Si decide su una riforma che ne modifica 47 articoli e che incide profondamente sugli assetti fondamentali della nostra Democrazia.
Se ancora conserviamo l’aspirazione ad essere cittadini e non sudditi, se ancora conserviamo la dignità di essere cittadini e non servi inconsapevoli di un potere che non ci appartiene e non ci rappresenta, non possiamo restare indifferenti. Dobbiamo abbandonare i facili slogan e saper volare alto e capire che al di là delle singole norme di modifica della Costituzione, il significato complessivo della riforma è importantissimo. Dobbiamo capire le gravi conseguenze che deriverebbero dalla sua approvazione, sul delicato equilibrio di ogni vera democrazia, quell’equilibrio che è fondato sulla separazione e sull’effettivo bilanciamento dei tre fondamentali poteri dello Stato: il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario.
Il vero grande problema italiano,è la forbice tra la Costituzione formale, quella scritta dopo la Resistenza al nazifascismo e approvata nel 1948 e la Costituzione materiale, cioè la trasformazione, il travisamento, l’elusione della prima nella pratica politica. Quella pratica politica che ha spaccato il Paese e che ha avuto la gravissima colpa di contrapporre ad un’Italia che ancora crede nel progetto di attuare gli altissimi principi di uguaglianza solidarietà e libertà contenuti nella Costituzione, un’altra Italia fondata sulla speculazione, sulla ricerca esasperata del potere e della sua conservazione, sul compromesso e sull’accettazione di metodi mafiosi clientelari e poteri criminali.
1) Questa riforma costituzionale è stata adottata da un Parlamento di nominati, sulla base di una legge elettorale dichiarata dalla Corte costituzionale illegittima. Un Parlamento eletto con una legge incostituzionale non può avere la legittimazione morale necessaria a modificare profondamente la Costituzione.
2) La riforma è stata ideata e ostinatamente voluta dal Governo con la pressione e l’etero direzione di Napolitano. Gli ultimi Governi sono stati presieduti da chi non era stato nemmeno eletto. Non dimentichiamo come è nata questa riforma, da chi e come è stata approvata. E’ stata scritta dal Governo e questo già a prescindere dal merito costituisce un vizio molto grave perché i Governi sono espressione della maggioranza dunque sono di parte, mentre la scrittura della legge fondamentale dello Stato dovrebbe essere esclusiva competenza del Parlamento che rappresenta il popolo sovrano o di assemblee costituenti elette con sistema proporzionale in modo da essere il più possibile rappresentativa delle varie componenti politiche sociali e culturali presenti nel Paese.
Piero Calamandrei scriveva: “Nella preparazione della Costituzione il Governo non ha alcuna ingerenza. Nel campo del potere costituente non può avere alcuna iniziativa neanche preparatoria. Quando l’assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione i banchi del Governo dovranno essere vuoti. Estraneo del pari deve rimanere il Governo alla formulazione del progetto se si vuole che questo scaturisca interamente dalla libera determinazione dell’Assemblea sovrana”.
Non si può scindere il giudizio sulle modifiche alla Costituzione da quello sulla legge elettorale. Le modifiche alla Costituzione riguardano principalmente le funzioni dei due rami del Parlamento. La legge elettorale riguarda ovviamente la procedura di nomina e quindi la composizione nel Parlamento. La nuova legge elettorale ripropone gli stessi vizi di quella dichiarata incostituzionale con la sentenza del dicembre 2013 che lede gravemente il principio di rappresentatività sacrificato sull’altare della stabilità dei Governi. La sentenza della Corte sul cosiddetto “Porcellum” censurava pesantemente, leggo testualmente, “un meccanismo di attribuzione del premio di maggioranza manifestamente irragionevole” e “una disciplina che priva l’elettore di ogni margine di scelta dei propri rappresentanti”.
I due vizi ricompaiono nell’“Italicum”. Al ballottaggio previsto dall’Italicum è possibile che una lista che abbia ottenuto anche solo il 21% dei voti conquisti il 54% dei seggi. E basta sottolineare il dato che più del 60% dei deputati sarebbero nominati dai partiti e non scelti dagli elettori. Se si tiene conto del forte astensionismo si capisce che un gruppo politico, che rappresenta una minoranza anche piuttosto esigua di cittadini, con questo sistema elettorale può mettersi in mano il Paese, eleggere il Presidente della Repubblica e i componenti laici del Consiglio Superiore della Magistratura e i giudici della Corte costituzionale.
Le bugie di Renzi: La riforma non abolisce il Senato e non abolisce il bicameralismo lo rende solo tremendamente più confuso. Il Senato continua ad esistere sarà composto da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e 5 senatori che possono essere nominati dal presidente la Repubblica.
Il meccanismo che si viene a creare è di confusione istituzionale totale! Sulla designazione dei senatori, sull’impiego part-time di sindaci e consiglieri regionali che, non si capisce quando fino a quando potrebbero fare i Sindaci o i consiglieri regionali e quando i senatori, sul continuo avvicendamento, nel nostro sistema non tutti i Sindaci con tutti i Consiglieri regionali vengono eletti nello stesso momento o nello stesso anno, avremmo in Senato un continuo avvicendamento di senatori che magari sono stati sindaci fino a quel momento e poi devono cedere lo scranno da senatore all’altro sindaco che nel frattempo viene eletto. Una confusione totale. L’unica certezza è l’acquisizione per molti sindaci e consiglieri regionali di spazi di immunità penale. E consideriamo che una percentuale alta di politici e amministratori, nei Consigli regionali e nelle Amministrazioni comunali hanno problemi con la giustizia.
Se si volevano abbassare i costi della politica, perché non si sono ridotti proporzionalmente il numero dei deputati e dei senatori senza stravolgere l’assetto costituzionale?
E non esiste alcuna semplificazione. L’iter di formazione delle leggi non è per niente semplificato semmai la riforma lo complica e crea le condizioni per un clima di perenne conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato.
Articolo 70 nella formulazione attuale della Costituzione vigente: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere”. Nella Costituzione vigente 9 parole. Nell’articolo 70 del progetto di riforma Renzi-Boschi quelle 9 parole diventano 434. Non solo non c’è nessuna semplificazione ma una moltiplicazione dei processi legislativi, ma c’è un clamoroso intricarsi delle procedure e dietro l’angolo c’è la paralisi del Parlamento per favorire la supremazia del Governo e il suo potere. La nuova normativa che poi riguarda il tema fondamentale della formazione delle leggi dello Stato è prolissa e tortuosa sembra fatta apposta per confondere le idee per tenere i cittadini lontani dalla Costituzione. Per consegnare la Democrazia, per legarla mani e piedi, in mano agli uscieri del palazzo, ai professionisti del cavillo e ai professionisti della politica nel senso deteriore del termine.
Questo attacco alla democrazia è iniziato molto prima del Governo Renzi, da Gelli in poi.
La riforma crea uno spostamento grave dell’equilibrio tra i poteri in funzione del rafforzamento dell’esecutivo e dello svilimento del potere legislativo
La riforma è fatta apposta per rendere più forte il Governo per adeguarsi alla austerità imposta dall’Ue e alle regole di mercato dell’economia globale. Questi sono gli scopi di tutta la riforma e si legano al diktat di una banca d’affari americana, La JP Morgan.
Nel novembre 2013 JP Morgan pagò al Governo degli Stati Uniti una gigantesca multa di 13 miliardi di dollari dopo avere ammesso di avere venduto a piccoli investitori prodotti finanziari inquinati. Il suo documento accusa le costituzioni dei paesi della periferia meridionale approvate dopo la caduta del fascismo di essere “un ostacolo al processo di integrazione economica e anzi causa della crisi in quanto risentono di una forte influenza socialista”. Al tempo stesso però il documento dichiara che “in uno dei Paesi della periferia meridionale (l’Italia) il nuovo Governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche”. Sarà poi il Governo Renzi a condurre disciplinatamente in porto le riforme mettendo mano alla Costituzione su due dei punti essenziali suggeriti da JP Morgan. “Governi deboli rispetto i Parlamenti – di questo si lamentava il grande colosso bancario e finanziario – e Stati centrali deboli rispetto alle Regioni”. Mi pare che la riforma costituzionale risponda a queste due indicazioni.
Sciascia scriveva: “Il potere è altrove”,deplorando un Parlamento di anime morte che non hanno mai avuto un pensiero proprio.
Io credo che la linea fondante della riforma affonda le radici in un’idea di Stato che si avvicina molto ad una sorta di dittatura dolce fondata non su una Democrazia, sulla partecipazione del popolo e sulla sovranità del popolo ma su un potere oligarchico che obbedisce esclusivamente alle leggi e gli interessi dell’economia e della finanza internazionale. E questa idea di Stato, cerchiamo di volare alto e di guardarci attorno e indietro, per la prima volta nel dopoguerra venne delineata nel Piano di rinascita democratica della P2 di Licio Gelli.
Nella celebre intervista di Gelli da Maurizio Costanzo, il Venerabile diceva: “Quando fossi eletto il mio primo atto sarebbe una completa revisione della Costituzione”.
Sono passati quasi 40 anni, dunque l’attacco alla Costituzione comincia molto prima del Governo Renzi. Dopo Licio Gelli analoghi progetti sostanzialmente volti a favorire sempre l’esecutivo a scapito del legislativo e del giudiziario via via sono stati portati avanti con fortune alterne mai portati a termine, da Cossiga, dal Governo Craxi e ultimamente da un Governo Berlusconi con una reazione che in quel caso fece gridare a tutti che dovevamo difendere la Costituzione più bella del mondo, riguardò anche coloro i quali oggi invece sono schierati per stravolgere la nostra Costituzione.
Da Gelli ad oggi ci sono 40 anni di tentativi per ribaltare gli assetti fondamentali della nostra Carta costituzionale. L’obiettivo di questo referendum non può essere la permanenza o meno di Renzi al Governo ma l’obiettivo è ben altro.
Non possiamo permettere che il bastone del comando sia dato a un solo uomo, più facilmente manovrabile in dispregio del fondamentale principio della separazione dei poteri.
Ho giurato fedeltà alla Costituzione non ai Governi
Ho giurato fedeltà alla Costituzione non ad altre Istituzioni politiche né tanto meno alle persone. Ho giurato fedeltà alla Costituzione e non riesco a dimenticare che per quella Costituzione, per quei principi che afferma, tante persone, tanti miei colleghi, tanti servitori dello Stato, tanti semplici cittadini hanno offerto la loro vita!
Piero Calamandrei, nel famoso discorso ai giovani sulla Costituzione del 26 gennaio 1955: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per rispettare la libertà e la dignità andate lì o giovani col pensiero perché lì è nata la nostra Costituzione e anche per questo che la dobbiamo difendere”.

UN BEL FILM di Ken Loach: “IO DANIEL BLAKE”

Copio: Newcastle. Daniel Blake è sulla soglia dei sessant’anni e, dopo aver lavorato per tutta la vita, ora per la prima volta ha bisogno, in seguito a un attacco cardiaco, dell’assistenza dello Stato. Infatti i medici che lo seguono certificano un deficit che gli impedisce di avere un’occupazione stabile. Fa quindi richiesta del riconoscimento dell’invalidità con il relativo sussidio ma questa viene respinta. Nel frattempo Daniel ha conosciuto una giovane donna, Daisy, madre di due figli che, senza lavoro, ha dovuto accettare l’offerta di un piccolo appartamento dovendo però lasciare Londra e trovandosi così in un ambiente e una città sconosciuti. Tra i due scatta una reciproca solidarietà che deve però fare i conti con delle scelte politiche che di sociale non hanno nulla.
È bello ogni tanto verificare che i registi si contraddicono. Era accaduto qualche anno fa con Ermanno Olmi che, presentando Centochiodi, aveva dichiarato che non avrebbe girato più film di finzione. Fortunatamente per noi ne ha già realizzati altri due. Lo stesso succede ora per Ken Loach che sembrava, a sua volta, rivolto al documentario e invece ci regala un film di quelli che solo lui può offrirci. Carico cioè di uno sguardo profondamente umano e al contempo con le caratteristiche del grido che invita a ribellarsi a quello che sembra uno status quo inscalfibile. Per farlo è ritornato, insieme al fido Paul Laverty, per documentarsi, nella sua città natale, Nuneaton, in cui partecipa all’attività di sostegno di chi si trova in difficoltà.
Già dal titolo ritorna alla necessità inderogabile di non cancellare la forza dell’identità individuale di coloro che stanno tornando ad assumere le caratteristiche di classe sociale dei diseredati come nell’800 dickensiano. I nomi di persona hanno segnato alcuni dei suoi film più importanti (La canzone di Carla, My Name is Joe, Il mio amico Eric e il precedente Jimmy’s Hall). Perché è la dignità della persona quella che si vuole annullare grazie a un sistema in cui dominano i ‘tagli’ alla spesa sociale e dove gli stessi funzionari che debbono applicarli si rendono conto della crudeltà (è questo il termine giusto) delle regole che debbono applicare.
Daniel e Daisy conoscono il senso della solidarietà e non intendono farlo dissolvere per colpa di chi ne ha volutamente smarrito qualsiasi traccia. La scena più intimamente toccante, in un film che provoca commozione senza però utilizzare alcun artificio, si svolge non a caso in un Banco alimentare. Si tratta di quelle realtà che un tempo si sarebbero definite caritatevoli e che oggi prendono il posto che dovrebbe spettare a uno Stato degno di questo nome, con tutta la precarietà che deriva dal volontariato. Non è necessario andare a Newcastle essendo sufficiente passare nelle prime ore del giorno dinanzi ai punti di distribuzione di associazione anche laiche come, ad esempio, Pane Quotidiano a Milano per vedere lunghe file di persone che attendono di poter ricevere la razione alimentare. Il numero di coloro che non sono extracomunitari aumenta ogni giorno. Allora in questo mondo libero Ken Loach continua a proporci le esistenze di persone qualunque con la forza di chi non descrive ma partecipa attivamente al dolore di chi subisce una delle umiliazioni più profonde (la perdita o l’impossibilità del lavoro). Daniel, Daisy e i suoi due figli si aggiungono alla galleria di persone di cui Loach ci ha mostrato una tranche de vie con la forza e la sensibilità di chi non ha alcuna intenzione di arrendersi alla logica del liberismo selvaggio.

Gorino e le barricate anti-migranti
Doriana Goracci

C’era una volta un ostello che si chiamava Amore-Natura a Gorino Ferrarese… dove 641 abitanti non hanno un parco giochi, ma una parrocchia sì.
L’attrazione australiana era un battello circolare che attraversava le rapide di un fiume artificiale, ma è finito capovolto,con due donne e due uomini che non si sono certo divertiti a morire in quel parco giochi: è una notizia. I morti in mare lungo le nostre coste, giornalieri, non sono più degni di nessuna cronaca ma solo cifre e cifre in aumento che fanno temere l’arrivo nei Paesi italiani di stranieri, estranei, respinti fermamente in quasi tutta Europa, come le 12 donne e gli 8 bambini a Gorino.
Già, in Rete ho trovato un bel video girato sul Po: Gorino 7 maggio 2016, con sotto la musica dei Beatles “Here Comes The Sun” un ritornello indimenticabile dove si dice “Piccola, sui volti stanno ritornando i sorrisi Piccola, è come se stesse durando da anni/ Ecco che arriva il sole, ecco che arriva il sole e dico che va bene Sole, sole, sole, eccolo”. Ma forse erano solo i fari del pullman in quel delta del Po, dove sono state erette le barricate di una parte di quei 641 volenterosi abitanti uniti nella lega dell’accoglienza, “a casa nostra”. Da un commento su il Giornale:” Un Governo che non sa difendere i propri cittadini onesti da un’invasione di clandestini, molti dei quali delinquenti, merita questo ed anche peggio. Viva gli ITALIANI onesti e coraggiosi.”Domenica prossima, mi raccomando, tutti in Chiesa a pregare i “nostri morti”, il rito si ripete il 2 novembre.
Qualcuno ci guadagna molto con questi parchi profughi e il biglietto di sola andata, spesso è di fine vita, se mai quella che si salva è da chiamare così, in attesa di non si sa che cosa. C’è spazio dunque? Speravano su Marte ma il lander Schiaparelli ha rovinosamente raggiunto il suolo marziano, schiantandosi.

Io comunque Gorino l’ho vista e vi assicuro che impedire ai profughi di andarci è un gesto d’amore.
[stark]

Luca Vignoli: Beh.. bisogna anche capirli.. .. sono 1000 anni che i gorini si incrociano e si riproducono tra loro .. .. quando vai al mercato del pesce di Goro sembra di essere allo zoo di guerre stellari.
.
A Roma un numero esorbitante di frigo abbandonati per strada
Li mettono aperti per combattere il riscaldamento globale.

Virginia, vieni a sbrinare con noi?”
[mordicchio]

Fischiata la Raggi quando ha criticato il costo immondo della Nuvola.
Virginia, e tiragli un frigo dietro!


(L’ultimo stato)

Ci casca la sonda. Si spacca il viadotto. Si spacca il partito. Si spacca l’Italia.
Sarà mica che, poco poco, Renzi porta male?!
.
Si voterà il 4 dicembre, giorno di San Sola. E poi Renzi dice che non è un referendum su di lui.
[george clone]

Ricordiamo anche che con la riforma diminuisce l’importanza del voto degli italiani all’estero
I 18 parlamentari passerebbero a 12, e, con l’Italicum, che assegnerà al vincitore un’ampia maggioranza, i 12 eletti all’estero, se non saranno espressione della maggioranza, faranno solo le belle statuine.
.
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Commento di MasadaAdmin — novembre 1, 2016 @ 7:08 am | Rispondi


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