Nuovo Masada

ottobre 17, 2016

MASADA n° 1796 16-10-2016 TRE PREMI NOBEL

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MASADA n° 1796 16-10-2016 TRE PREMI NOBEL
Blog di Viviana Vivarelli

Attacchi iniqui di media e troll contro Dario Fo, il giullare degli oppressi – Il sommerso delle attività illegali – La spesa pubblica è cresciuta di 97 miliardi – Nobel a Bob Dylan, la voce di una generazione – Nobel a Rajendra Singh, l’uomo dell’acqua – Pioggia di assoluzioni sui ladri degli enti locali – Boschi l’inguardabile – Renzi il Berluschino – La riforma della prescrizione non parte –Il No alla riforma spiegato da Raniero La Valle- Dario Fo e l’Italicum

ATTACCHI INIQUI CONTRO DARIO FO
Viviana Vivarelli

Tutti quelli che difendono la dx, il capitalismo e il fascismo attaccano Dario Fo, gli danno di voltagabbana, ripetono all’infinito la storia della sua adesione di tre mesi, a 17 anni, alla Repubblica di Salò, gli danno di incoerente, invece Dario fu sempre perfettamente coerente nella sua difesa del popolo e nella lotta contro fascisti e oppressori. Lui racconta che suo padre era un partigiano che fece fuggire molti ebrei in Svizzera, per questo fascisti e nazisti gli davano la caccia. Quando uscì il bando fascista di leva obbligatoria per Salò, o si andava o si disertava. Fu il padre stesso a dirgli di arruolarsi, per occultare l’aiuto che dava agli ebrei. Questo lui dice ma può darsi che le cose siano andate diversamente, visto anche che al tempo aveva solo 17 anni, e tuttavia attaccarlo ossessivamente per questa sua scelta durata tre mesi è ridicolo.

Molti di sinistra poi non sopportano che Dario Fo, dopo essere stato di estrema sx per una vita, abbia appoggiato il M5S nei suoi ultimi anni.
Ma Fo sentiva una profonda affinità con Casaleggio con cui anche ha scritto un libro: “Il grillo canta sempre al tramonto” (Chiarelettere), saggio che provava a spiegare la genesi dei Cinque Stelle. I 5stelle erano per lui ‘la nuova sx italiana”.
Agli inizi del M5S, Dario Fo aveva detto: “Nei grillini ho rivisto un po’ i tempi in cui facevo il teatro alla Case del Popolo. Il Pci per certe cose era bellissimo, mi sembrava quasi di esserci tornato. Gli attivisti del movimento sono i figli e i nipoti di quella gente lì (i nuovi partigiani), non sono tanti ma sono i migliori su piazza”.
I 5stelle sono gli eredi dei no global e nell’estrema sx ci fu (Mussi) chi tentò di unire le due sinistre nel Movimento arcobaleno che fallì per la superbia degli estremisti di sx e il loro rifiuto congenito ad accettare che la lotta contro il capitalismo e la destra massonica avrebbero dovuto unire i due movimenti e per la loro impossibilità a capire i tempi nuovi.
Parlando dei suoi vecchi compagni, Fo era impietoso: “Alcuni di loro mi fanno un po’ tristezza. Non hanno capito che il mondo sta cambiando. Sembrano un’altra razza”. Si rendeva conto che la vena protestataria e antisistema stava ormai andando da un’altra parte. Rinfacciava al Pd di aver perso i valori che animavano il Pci. “A chiunque appare evidente che c’è in corso una campagna contro il M5S. Ma come può fare il Pd a ergersi a moralizzatore con tutti gli scandali in cui è coinvolto e dappertutto? Ma stiamo scherzando? Qui non è la pagliuzza e la trave, qui c’è l’ira di dio nell’occhio…”.
Continuare ad attaccarsi alla scelta di Dario Fo fatta verso la repubblica di Salò a 17 anni mi pare ridicolo. Unirci i 5stelle come se fossero paragonabili ai fascisti di Salò è criminogeno.
Ci sono solo due fronti:
-chi difende il turbocapitalismo, la finanza, il mondo bancario, la destra massonica e il potere per il potere (e sono quelli a cui Renzi ubbidisce)
-e chi difende il popolo, i suoi diritti, le sue tutele, la sua democrazia, in una parola i valori civili di sx
In questo senso il passaggio di Fo dall’estrema sx al M5S è perfettamente coerente e anche moderno perché la sx estrema si è chiusa in un arido isolamento, incapace di cambiare i suoi codici e il suo linguaggio e si è scatenata contro il M5S accusandolo di essere un nuovo fascismo, e la sx moderata che ora si chiama Pd ha rinnegato tutti i propri valori fondanti di sx per vendersi alla dx peggiore, più corrotta e iniqua-
Dario Fo aveva dichiarato:«Io repubblichino? Non l’ho mai negato. Sono nato nel ’26. Nel ’43 avevo 17 anni. Fino a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera. Mi sono arruolato volontario per non destare sospetti sull’attività antifascista di mio padre, quindi d’accordo con i partigiani amici di mio padre».
Ma la sua morte ha scatenato la bagarre dei suoi avversari che lo accusano di essere passato dalla destra alla sinistra e poi di nuovo alla destra.
Oggi destra e sinistra non esistono più come categorie ideologiche. Le cose di cui molti ancora ciarlano fanno parte dei musei. Le categorie divisive sono obsolete. Ma le categorie economiche esistono più di prima. Chi ha tutto e domani vuole avere di più. Chi ha troppo poco e domani perderà anche quel poco.
Oggi il grande nemico sociale è più forte che mai: la lotta di poche cricche di capitalisti avidi e biechi nemici di ogni democrazia e il popolo che perde giorno dopo giorno i suoi diritti, le sue tutele, la sua democrazia, la speranza del proprio futuro, un destino civile per i propri figli.
Ricchi contro poveri. Chi ha tutto il potere e vuole ferocemente possederne sempre di più, magari corrompendo i politici, comprando i candidati e distorcendo le Costituzioni, e chi è sempre maggiormente derubato di ogni potere e tutela e di ogni diritto, e viene ricacciato sempre più in basso dai potenti nell’inferno di chi non conta nulla.
Dario Fo è sempre stato a favore degli oppressi, questa è anche la motivazione del suo Nobel. E chi lo attacca è sempre stato collaboratore del capitalismo fascista e massone e nemico dei popoli, che inganna oggi più di ieri presentandosi travestito da partito di regime con una falsa etichetta di sinistra.
Dario Fo viene insultato anche perché si dichiarava ateo ma diceva di credere in una vita dopo la morte. Si definiva ‘un ateo che cerca’ ed era convinto dell’esistenza dell’al di là.
Il suo attacco costante al potere temporale del Vaticano non cancella che egli sia stato sempre persona di altissima spiritualità che apprezzava e cantava la spiritualità finissima di San Francesco e di Giotto.
Certo che se per spiritualità voi intendete l’adesione cieca e incondizionata ad una Chiesa di potere, di quel tipo non ne aveva, come per esempio Andreotti che si comunicava ogni mattina ma pure fu capace di infami bassezze insieme alla mafia.
Personalmente Dario mise se stesso nel “gruppo degli atei in cerca di Dio”, si definiva un seguace di San Francesco.
«Il San Francesco di Dario Fo era voce della pace – diceva il francescano Padre Fortunato – contro tutte quelle forme di ingiustizia sociale nel mondo». Anche Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento di Assisi, ha dedicato un pensiero all’artista: «Si è spenta una voce critica che è stata da stimolo per l’attenzione verso gli ultimi e le periferie della storia».
Dio è Bene. C’è chi lo venera e c’è chi lo pratica. Fo lo praticava. C’è chi guarda solo alle appartenenze, e chi vede invece i valori.
L’attribuzione di spiritualità ad una persona non implica necessariamente che quello pratichi una religione o creda, in generale, all’esistenza dello spirito. La spiritualità deve essere vista come un “modo di essere”, in cui qualcuno mette se stesso a servizio del bene del mondo. In questo senso ho sempre riconosciuto a Dario un’altissima spiritualità.
Il Pd, dopo Berlinguer, ha cominciato a sterzare violentemente verso destra a favore dei poteri capitalisti sotto la maschera nera e massone di Napolitano e con Renzi si è confuso in una vile massa molliccia senza più identità ideologica e sociale, dove i poltronisti sono pronti ad abiurare di tutto pur di conservarsi i privilegi di casta, fregandosene dei diritti dei cittadini e della democrazia.
Il M5S è nato per l’incontro felice di Casaleggio che era un sognatore e di Grillo che era un propagatore. La visione e lo sberleffo. E questo Dario Fo lo aveva afferrato bene.
Ma quando i movimenti abbracciano milioni di persone e si fanno storia, non conta solo colui che sa riassumere in sé il senso del suo tempo, ma anche quei milioni di sconosciuti che col loro pensiero, i loro bisogni e i loro desideri, hanno creato una grande onda sociale, un grande campo morfogenetico in grado di cambiare la coscienza universale.
In tal senso, se il renzismo è decisamente un volgare regresso culturale e morale, il M5S, work ancora in progress, pur con tutte le sue ingenuità e i suoi errori organizzativi, si presenta come l’erede del pensiero no global e il laboratorio da cui può uscire qualcosa di molto migliore delle fatiscenti democrazia parlamentari, ormai destinate a produrre solo la morte dei diritti civili per il lucro di poche cricche dominanti.
Dario Fo diceva: “Non sono vecchio, sono anziano, i vecchi sono di destra, io mai“!
Ma lo sciacallaggio dei ‘fascisti dentro’ è ripugnante. Attaccano un Fo repubblichino, peraltro diciassettenne, e tentano di collegarlo col presunto ‘destrismo’ di un M5S che per Dario riassumeva, invece, ‘la vera sinistra’, e, intanto che vomitano le loro abiezioni, non battono ciglio di fronte alla rovina di un’Italia svenduta per due poltrone e qualche vitalizio alla cricca capitalista occidentale, alle banche d’affari, alla massoneria del potere finanziario.
Il valore di Dario Fo “difensore degli oppressi” in questo contrasto risulta ancora più puro, più disinteressato, più “spirituale”. Perché la spiritualità non consiste in una appartenenza chiesastica, in una ortodossia regolamentata o in una spartizione di potere materiale, ma rifulge in chi dà la sua intera vita per il bene degli altri.
Molte sono le scalinate che scendono al Gange.
E molte sono le vie con cui si pratica la spiritualità.
C’è la via della fede, quella della preghiera, quella del volontariato…
Dario Fo praticò tutta la vita la via dell’amore sociale, e per tutta la vita fu un combattente per i diritti degli oppressi, contro l’arbitrio dei potenti, contro l’ignoranza delle masse, per un futuro di progresso morale e politico.
Questa fu la sua spiritualità e può avversarlo solo chi non la capisce, come il cieco può avere in odio la luce che non vede, o il sordo può aggredire i suoni che non sente. Uomini come lui, ricchi d’anima, fanno scattare l’ira e l’impotenza di chi l’anima non l’ha mai sviluppata.

IL SOMMERSO DELLE ATTIVITA’ ILLEGALI
M5S

L’unica economia che non smette mai di crescere è quella del sommerso e delle attività illegali: vale 211 miliardi di euro nel 2014 secondo i nuovi dati Istat, che segnalano una evidente accelerazione del fenomeno rispetto al 2014: dal 12,4% al 13% del Pil, cioè 8 miliardi di euro in più.
La parte del leone la fa l’economia sommersa, con 194 miliardi e il 12% del Pil, mentre l’economia illegale vale l’1% del Pil (17 miliardi).
Se è vero che le attività illecite e criminose dipendono in buona misura anche da condizioni storiche di sottosviluppo, la rapida e costante crescita dell’economia sommersa è un segnale evidente di cattivo governo. Va detto, infatti, che non tutta l’evasione fiscale e il lavoro nero sono figli di logiche disoneste, ma spesso e volentieri, in periodi prolungati di crisi e di alta pressione fiscale (che il Bomba ha mantenuto ben oltre il 40%) ad alimentarle sono la necessità di non fallire, proteggendo l’impresa, magari a conduzione famigliare, e i lavoratori, che diversamente andrebbero a gravare sulla casse dello Stato attraverso spesa per sussidi di varia natura.
Non a caso il 46,9% dell’economia invisibile proviene da sotto-dichiarazioni da parte degli operatori economici e il 36,5% da impieghi irregolari, mentre il contributo dell’economia illegale si limita all’8%.
Chi porta avanti politiche di austerità che impoveriscono i cittadini non può poi lamentarsi delle minori entrate fiscali o del lavoro nero. Non si tratta di giustificare i criminali che evadono anche quando l’economia tira, ma di distinguere l’evasione di sopravvivenza dal vero problema, la grande evasione, che questo Governo continua ad aiutare (vedere alla voce voluntary disclosures bis e tris). Peraltro se i grandi evasori esportano i loro capitali illeciti per riciclarli altrove, chi evade per sopravvivenza non sottrae i suoi piccoli guadagni dall’economia nazionale, ma semmai li spende per necessità primarie. Diversamente quei soldi finirebbero nelle casse dello Stato, che in buona parte li spenderebbe per pagare gli interessi ai creditori del debito pubblico, spesso esteri.
Perché questa è la realtà: l’Italia accumula da quasi 25 anni avanzi primari (cioè entrate fiscali maggiori della spesa pubblica depurata dagli interessi sul debito). Significa, in sintesi, che i cittadini lavorano per pagare tasse altissime che poi ingrassano la rendita finanziaria.
Basta guardare i dati: nel 2016 il deficit pubblico (entrate – spese) si attesterà al -2,4%, mentre l’avanzo primario (entrate – spese senza interessi) al +1,5%! La differenza tra i due numeri (3,9% del Pil) è quanto noi italiano paghiamo quest’anno in interessi sul debito: circa 70 miliardi di euro. Una follia che frena gli investimenti pubblici, la crescita e l’aumento dell’occupazione, condannando l’economia ad un circolo vizioso senza uscita.
L’unico modo di combattere l’evasione e il lavoro nero, in conclusione, è tornare a politiche economiche vicine ai bisogni dei cittadini. Basterebbe applicare la nostra Costituzione, invece che pretendere di cambiarla con la sponda delle grandi banche d’affari internazionali.

LA SPESA PUBBLICA E’ CRESCIUTA DI 97 MILIARDI
Viviana Vivarelli

Secondo il Centro studi Unimpresa, non solo non è stata mai attuata una vera spending review (riduzione della spesa pubblica… e Cottarelli che fine ha fatto?), ma l’anno scorso è aumentato pure il carico fiscale. In particolare, la spesa pubblica è cresciuta di 97 miliardi mentre le tasse sono cresciute di quasi 26 miliardi: l’esatto contrario di quanto affermato trionfalisticamente
Solo per inutili consulenze nella Pubblica Amministrazione la spesa è aumentata di 1,2 miliardi. Abbiamo quasi mezzo milione di collaboratori extraorganico che pesano sulle casse statali, spesso amici, parenti e personaggi equivoci a cui si distribuiscono a pioggia e immeritatamente soldi che costano ogni anno alle casse dello Stato quasi 2 miliardi di euro.
Nei suoi 2 anni, Renzi non solo non ha fatto economie sul carrozzone dello Stato ma ne ha aumentato le spese del 4%, passando da 2.039 miliardi a 2.136 miliardi. Altro che spending review renziana! E ci vengono a raccontare che ci dimezzano i diritti democratici PER RISPARMIARE???????????
..
francesco montera
Qual è il sistema che premia di più la personalità dei candidati? L’unico che abbia consentito affermazioni di candidati malvoluti dall’establishment?
Quello dei sindaci: l’uninominale a doppio turno.
Uninominale a doppio turno, vuol dire che i candidati di apparato, i mezzi figuri come le boschettine o le gelmine diventerebbero incandidabili perché anche ammesso che arrivassero al ballottaggio trainate dai partiti, lì si fermerebbero vista l’impossibilità di beccare anche solo mezzo voto dall’elettorato esterno al partito di riferimento.
Idem per i signori delle tessere, quelli che prosperano nei corridoi delle segreterie ma che non sono spendibili in un ballottaggio contro un candidato di alto profilo.
Doppio turno, e costringiamo le segreterie a cercare candidati di spessore, non (come succede oggi) gente del livello più basso possibile che garantisca di esser controllabile con degli sms.

CONTESTO LA RIFORMA
Cave asinus

Per votare con consapevolezza non serve essere dei costituzionalisti come dice Serra, basta avere il buon senso di leggere per confutare ciò che ci viene detto.

Il bicameralismo paritario è lento? No, lo dicono i numeri: https://goo.gl/SN89ZQ https://goo.gl/w2TlQW https://goo.gl/NeGHfy http://filosofia.uniurb.it/referendum-costituzionale-le-mie-ragioni-per-votare-no/

Sarà eliminata la navetta? No, resta per 22 materie (art. 70) ma anche dove l’approvazione spetta solo alla Camera il Senato può intervenire innescando il “ping pong” (art. 70, comma 3). Il Senato mantiene anche il pieno potere di iniziativa legislativa (art. 71).

Produrrà semplificazione? No, gli iter di approvazione delle leggi sono 2, la riforma ne introdurrà 10 (art. 70; art. 71; art. 72).

Il Senato rappresenterà le Regioni? No, i senatori saranno nominati e senza vincolo di mandato (art. 57, comma 2; art. 67). Alle Regioni viene sottratta la potestà legislativa su molte materie anche quelle tipicamente regionali quali la tutela dell’ambiente, della salute e del territorio. Attraverso la “clausola di supremazia statale” il governo potrà imporre le sue leggi alle Regioni su qualsiasi materia (art. 117, comma 4).

Elimina i conflitti tra Stato e Regioni? No, la causa dei contenziosi risiede nelle materie concorrenti che in parte rientrano dalla finestra là dove lo Stato ha il compito di dettare le non definite “disposizioni generali e comuni” su materie che sono anche di competenza delle Regioni.

Abolisce le Province? Parlare di abolizione non è corretto perché la legge n. 56/2014 – figlia del governo Letta – ne prevede in realtà la sostituzione con le Città metropolitane e gli Enti di area vasta. Questo passaggio è estraneo alla Costituzione come dimostra il subentro della Città metropolitana già avvenuto in diverse città quali ad esempio Roma, Napoli, Bari, Torino, Milano e Firenze.

Produce 500 milioni di risparmio? No, sono 57,7 milioni (riduzione dei senatori più abolizione del Cnel) certificati dalla Ragioneria dello Stato, organo del Mef preposto alla “verifica e l’analisi degli andamenti della spesa pubblica”. 500 milioni non sono mai stati documentati e quando al ministro Boschi è stato chiesto di fornire un chiarimento su quella cifra (interrogazione parlamentare ..3/02296) lei ha restituito scena muta.
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Ci sono classi, ovviamente ‘su’, che stanno sferrando un attacco greve ai referendum. Michele Serra, in una Amaca dice: “Solo una piccola minoranza di italiani avrà la competenza e la voglia per farlo. E sarebbe sbagliato biasimare chi non lo farà. (…) Chiedere alla casalinga di Voghera e al barista di Trani di pronunciarsi sul bicameralismo imperfetto puro sadismo (sì, sono un antireferendario e sempre lo fui)».
Si dice che la democrazia e il suffragio dovrebbero essere ristretti perché i cittadini nella maggioranza non sanno capire quello che invece l’èlite politico finanziaria capisce benissimo. Secondo Serra «ci sono materie che competono gli esperti e i nostri rappresentanti eletti» sulle quali quindi non può essere chiamato a legiferare il popolo, almeno non in modo diretto. Tra queste materie evidentemente Serra mette anche la Costituzione (o almeno quella parte su cui voteremo il 4 dicembre) che pure gli stessi Padri costituenti avevano previsto come sottoponibile (nelle sue eventuali modifiche) a referendum popolare.
Scrive Alessandro Gilioli: È curioso no? Nel 1948 – quando in Italia gli analfabeti erano il triplo dei laureati, la maggioranza di noi parlava solo dialetto e la terza media per tutti era un miraggio – i Costituenti ritenevano doveroso sottoporre eventuali cambiamenti della Costituzione al placet dei cittadini. Adesso invece si ritiene che siano dei minus habentes, meglio lasciar fare agli esperti e ai rappresentanti. Evidentemente sono cambiate molte cose, nel frattempo. Specie a sinistra, direi.Per prima cosa credo che sia venuta meno la fiducia umanistica nella possibilità che le persone possano capire, possano educarsi, studiare.
Una volta questo era quasi un mantra, per noi socialisti o comunisti. Dallo “studiate” gramsciano alle 150 ore, grandissima conquista dei primi anni ’70.
Una volta noi a sinistra si pensava che la pedagogia fosse l’epicentro di ogni conquista civile e sociale. I nostri miti erano don Milani e Paulo Freire. Il nostro obiettivo era l’educazione permanente: «La partecipazione sociale esige delle azioni collettive. Ma l’azione collettiva suppone una formazione collettiva, una formazione che si fondi sulla partecipazione di tutti e di ciascuno all’azione formativa» (Bertrand Schwartz). Oggi sembra che abbiamo ripudiato la pedagogia, preferendo rimarcare l’alterità rispetto ai “not educated” che votano male e a volte è meglio che non votino proprio.
E pensare che ancora negli anni Settanta-Ottanta, in Italia, un paio di referendum importanti (divorzio e aborto) ci fecero dire che la “società civile” era più avanti della politica e dei partiti. Erano questioni più semplici, direbbe Serra, e probabilmente avrebbe ragione. Però è interessante il fatto che allora il popolo fosse considerato addirittura più avanti dei suoi rappresentanti, delle sue élite politiche. Oggi arriviamo a teorizzare che il popolo è talmente più indietro che deve essere tenuto lontano da molte decisioni. Un ex premier ha definito quella consultazione «un abuso di democrazia». Un sindaco del Pd ha proposto di rivedere il suffragio universale.
Non credo che abbiamo fatto dei passi in avanti, in termini umanistici.
Credo ancor meno che la salvezza delle democrazie passi attraverso l’allontanamento dei cittadini dalle decisioni: anzi credo esattamente il contrario.”

Sulla casalinga di Voghera, faccio una citazione da Nonciclopedia:

“Nel 1966 la Rai commissionò uno studio alla famosa università di Serravalle Scrivia per tracciare una mappa nazionale del tasso di comprendonio della popolazione. In pratica agli intervistati veniva chiesto il significato di parole utilizzate comunemente nei resoconti di attualità politica, come ad esempio Ottativo, Apeiron, Transilvania, gallo cisalpino, Mostro di Lochness.
Risultati
Il gruppo che risultò più stupido di tutti gli altri, a livello nazionale, fu quello delle casalinghe di Voghera. Come dimostrano i risultati, infatti:
Il 45% di esse non seppe rispondere alla domanda In che nazione si trova Voghera?
Il restante 55% rispose: Impero austroungarico.
Il 12% non capì alcuna domanda e si barricò in casa.
Il 37%, invece di rispondere, offrì ai giornalisti thè e biscottini.
Il 96% non riuscì a coniugare il verbo cuocere al participio passato.
(Gentilmente chiedere alle centinaia di parlamentari attuali, ai sindaci e agli assessori presenti in Italia di affrontare lo stesso quiz: Dove si trova Voghera? Qual’è il significato di parole come bail in, aggiottaggio, bond, capital gain, dumping, Consob, deregulation, euribor, future, golden share, insider trading, joint venture, stepchild adoption, mibtel, libor, startup, CEO, CTO, CFO, planning, Nasdaq, ASAP, deadline, forward, New Economy, FYI, off shore, spread..?

Ma un esamino Invalsi anche per costoro, no?
Tutti coloro che non sanno rispondere a suddette domande siano condannati a parlare esclusivamente in italiano A VITA!”

NOBEL A BOB DYLAN
Lily mi scrive:

Ho cercato i testi delle sue canzoni e sono innumerevoli, calcola che ha cominciato a scriverle dal 1960 e non ha avuto nessun periodo di stop fino ad ora.
I testi sono molto belli, ma leggerli da soli senza unirci la musica non rende l’idea, almeno per me l’una aumenta la magia degli altri. Una delle mie preferite è “A hard rain’s gonna fall” pensa che l’hanno fatta studiare ai gemelli a scuola.
Ma è tanto grande come artista quanto ruvido e scostante come persona, non ama il suo pubblico, non ama la sua stessa arte. Ai concerti si diverte a rendere irriconoscibili le sue canzoni, strapazzando parole e note. Non sorride mai e non dialoga con il pubblico come fanno quasi tutte le rockstar, anzi, sembra che ci faccia un piacere a salire sul palco.
Sono sicura che non solo non andrà a ritirare il premio, ma nemmeno si giustificherà in qualche modo, semplicemente lo ignorerà.
Può piacere o non piacere, molti che hanno storto il muso al suo Nobel dicono che sono solo canzonette e non possono annoverarsi tra la letteratura.
Però il Nobel non è dato solo alla bellezza o meno del lavoro artistico, può essere opinabile e tutti i gusti sono gusti, ma è dato soprattutto all’importanza che ha rivestito nella storia. E Bob Dylan è stato un aggregante di una generazione che ha tentato di migliorare il mondo, ha unito menti e cuori di tutto i continenti, come un’unica grande forza in marcia verso un futuro radioso. non ci siamo riusciti, d’accordo, abbiamo avuto tutto il vecchio mondo contro, ma almeno ci abbiamo provato.
Se mi arruoli come esperta musicale è a tuo rischio e pericolo. Amo e conosco la musica solo a livello emozionale, a malapena conosco i nomi delle note e a malapena le riconosco sentendole. Ma tutte le canzoni che mi piacciono le ho scritte nella testa e conosco a memoria quasi tutti i testi.
“Blowin’ in the wind” è senz’altro la più famosa di Bob Dylan, il suo marchio di fabbrica, come “Nel blu dipinto di blu” lo era di M. Pensate che è stata scritta nel 1962, si può dire che sia stata la precorritrice di tutto il 68 venuto dopo e l’antesignana delle cosiddette canzoni di protesta che poi hanno dilagato anni dopo, scritte da cani e porci.
era contro la guerra, le ingiustizie sociali, l’autoritarismo, tutte le battaglie di quel periodo insomma.
Ma un’altra delle mie preferite è “mister tamburine man”.
Metto sotto il video che ha anche il testo con una traduzione abbastanza azzeccata con lui ancora giovane e contento di suonare, e non l’orso che è diventato negli anni.
Si dice che il ‘tamburine man’ indicasse nel gergo lo spacciatore, e che questa canzone sia un inno alle droghe. Anche se così fosse, è bellissima e io ci ho sempre visto invece un inno alla vita libera, allo spirito “on the road” che si cominciava a sentire in quegli anni. Se è vero che la poesia è evocazione, magia, emozione, e ognuno ci vede quello che ha dentro, e quello che ha dentro è diverso da tutti gli altri, ebbene, allora questa è poesia.

Mister Tambourine

Ehi mister tambourine
suona una canzone per me
non ho sonno
e non ho un posto dove andare
ehi mister tambourine
suona una canzone per me
nel tintinnare del mattino
camminerò con te
sebbene sappia che l’impero della sera
è ritornato nella sabbia
svanito dalla mia mano
lasciandomi in piedi accecato
ma ancora senza sonno
la mia stanchezza mi sorprende
i miei piedi sono segnati
non ho nessuno da incontrare
e le antiche strade vuote
troppo morte per sognare
portami in viaggio sulla
tua nave magica ondeggiante
i miei sensi sono denudati
le mie mani non sentono la presa
i piedi insensibili per camminare
aspettano soltanto che i tacchi
incomincino a vagare
sono pronto ad andare ovunque
sono pronto a svanire
nella parata di me stesso
getta verso di me il tuo incantesimo di danza
io mi sottoporrò
anche se sentirai risate
rotolare ondeggiando pazze verso il sole
non sono rivolte a nessuno
fuggono semplicemente corrono
ed eccetto per il cielo
non hanno barriere davanti
e se senti confuse tracce
di brandelli di rime saltellanti
al tempo del tuo tamburello
non hanno dietro che un clown lacero
non gli presterei attenzione
è solo un’ombra quella che vedi
che lui sta inseguendo
allora portami scomparendo
attraverso gli anelli di fumo della mia
giù per le rovine nebbiose del tempo
lontano oltre le foglie gelate
gli alberi tormentati atterriti
fuori sulla spiaggia ventosa
lontano dal confuso accesso
del dolore senza senso
sì danzare sotto il cielo diamantino
con una mano libera ondeggiante
stagliato contro il mare
circondato dall’anfiteatro di sabbia
con tutti i ricordi e il fato
spinti in profondità sotto le onde
fammi dimenticare l’oggi fino a domani
ehi mister tambourine
suona una canzone per me
non ho sonno
e non ho un posto dove andare
ehi mister tambourine
suona una canzone per me
nel tintinnare del mattino
camminerò con te

Versione italiana cantabile di Giuanin Ferr

UNA DURA PIOGGIA CADRÀ

Ma dove sei stato, figlio mio occhi azzurri ?
ma dove sei stato, mio caro giovane figlio ?
ho inciampato su 12 monti nebbiosi,
camminato e strisciato su 6 strade tortuose,
ho vagato in 7 foreste tristi
son stato davanti a 12 oceani morti,
poi 10.000 miglia in bocca a un cimitero
e una dura, una dura, una dura, una dura… una dura pioggia ora cadrà
e cos’hai visto, figlio mio occhi azzurri ?
e cos’hai visto, mio caro giovane figlio ?
un neonato attorniato da lupi selvaggi,
un’autostrada di diamanti del tutto deserta,
un ramo nero che perdeva sangue,
una stanza piena d’uomini con martelli sanguinanti,
poi una scala bianca ma coperta d’acqua,
e 10.000 oratori con le lingue spezzate,
pistole e spade taglienti in mano a bambini

e una dura, una dura, una dura, una dura… una dura pioggia ora cadrà
e cos’hai sentito, figlio mio occhi azzurri ?
e cos’hai sentito, mio caro giovane figlio ?
il suono d’un tuono, ruggiva un all’erta,
il rombo di un’onda, poteva sommergere il mondo,
100 percussionisti con mani sfolgoranti,
10.000 tipi bisbiglianti e nessuno li ascoltava,
un morente di fame mentre molti ridevano
poi il canto d’un poeta che morì su una grondaia
e i lamenti d’un clown piangente in un vicolo
e una dura, una dura, una dura, una dura… una dura pioggia ora cadrà
chi hai incontrato, figlio mio occhi azzurri ?
chi hai incontrato, mio caro giovane figlio ?
ho incontrato un bimbo accanto a un pony morto,
poi un uomo bianco a spasso con un cane nero,
una giovane donna con il corpo in fiamme,
poi una ragazza m’ha dato un arcobaleno,
ho incontrato un uomo ferito dall’amore,
poi un altro uomo, ferito dall’odio
e una dura, una dura, una dura, una dura… una dura pioggia ora cadrà
e ora che farai, figlio mio occhi azzurri ?
ora cosa farai, mio caro giovane figlio ?
di nuovo uscirò, prima che piova,
andrò al centro della più immensa foresta,
dove c’è tanta gente, tutta a mani vuote,
e scorie velenose contaminano l’acqua,
nella valle una casa, una prigione sporca e fredda,
il boia nasconde sempre bene il suo volto,
la fame è tremenda, le anime scordate,
il colore è il nero, il numero è lo zero,
ci penserò, racconterò e lo respirerò,
dal monte lo rifletterò, ogni anima vedrà,
camminerò sull’oceano finché affonderò,
conoscerò la mia canzone, già prima di cantarla
e una dura, una dura, una dura, una dura… una dura pioggia ora cadrà.

PREMIO NOBEL A RAJENDRA SINGH, L’UOMO DELL’ACQUA

https://www.theguardian.com/global-development-professionals-network/2015/aug/25/waterman-of-india-rajendra-singh-stockholm-water-prize?CMP=share_btn_link

Rajendra Singh è stato premiato per il suo lavoro innovativo per il risanamento e il potenziamento delle risorse idriche nelle zone rurali dell’India, e per la sensibilizzazione delle comunità alla risoluzione delle problematiche idriche a livello locale.
Singh risiede e lavora nell’arido stato indiano del Rajasthan, dove si dedica da diversi decenni alla lotta alla siccità e al sostegno delle comunità locali. In stretta collaborazione con i residenti locali, insieme alla sua organizzazione ha contribuito a risanare diversi fiumi, riportare l’acqua a migliaia di villaggi e ridare speranza a un’infinità di persone.
“Attenendoci alla saggia tradizione indiana di raccogliere e sfruttare l’acqua piovana, abbiamo riportato prosperità e vita in numerosi villaggi poveri, dimenticati, abbandonati e bisognosi”.
“A nome di tutti i dipendenti di Xylem, voglio congratularmi con Rajendra per questo meritato riconoscimento. Il suo lavoro ha migliorato la vita di molte persone, oltre a spianare la strada a soluzioni più sostenibili per le sfide che dobbiamo affrontare a livello globale”.
Watermark è il programma di cittadinanza d’impresa e investimenti nel sociale di Xylem, volto ad assicurare e salvaguardare le risorse idriche per le comunità più vulnerabili in tutto il mondo.
I cambiamenti climatici hanno effetti devastanti in tutto il mondo, con alluvioni e fenomeni di siccità sempre più intensi e frequenti. Imparare a raccogliere l’acqua piovana e incanalarla nei periodi di maggiori precipitazioni sarà fondamentale in molte parti del mondo. “Raccogliendo l’acqua piovana e rifornendo le falde acquifere, non abbiamo più sofferto di alluvioni o siccità nella nostra area”, afferma Rajendra Singh. “Il nostro lavoro può fungere da esempio per tutto il mondo e di conseguenza siamo convinti che abbia un impatto a livello locale, nazionale e internazionale, ma soprattutto per ogni singolo villaggio”.
Il premio verrà consegnato a Rajendra Singh da S.M. Re Carlo XVI Gustavo di Svezia, mecenate dello Stockholm Water Prize, alla Cerimonia di Premiazione Reale il 26 agosto 2015, in occasione della Settimana Mondiale dell’Acqua di Stoccolma.
Lo hanno soprannominato “Waterman of India” per il suo prezioso contributo nel rendere disponibile l’acqua alle popolazioni di centinaia di villaggi. Vivere lontani dalle fonti d’acqua potabile significa percorrere chilometri ogni giorno per raggiungere l’oro blu, un compito molto pesante che di solito viene affidato alle donne.
Ma Rajendra Singh ha deciso di mettersi in gioco per fare la differenza. Nello stato del Rajastan è considerato un vero e proprio eroe perché da solo è riuscito a riportare acqua in cinque fiumi che risultavano a secco da decenni.
Dopo la laurea in medicina ayurvedica, Singh nel 1985 si trasferì nel quartiere di Alwar Rajastan con l’intenzione di dedicarsi all’agricoltura per occuparsi di guarigione non soltanto rispetto al popolo indiano ma anche per quanto riguarda l’ecosistema sofferente di quella regione semi-arida.
Singh aveva notato che la popolazione della zona stava diminuendo e che la maggior parte degli abitanti del villaggio avevano lasciato le loro case dopo che il fiume Arvari si era prosciugato negli anni Quaranta. Spinto da un forte desiderio di aiutare gli abitanti del villaggio, si assunse il compito di riportare l’acqua in quelle terre.
Per compiere la propria missione ha elaborato una strategia unica attingendo alle conoscenze antiche indiane di geologia, idrologia e ecologia. Ha introdotto il concetto di “johads”, dei serbatoi di stoccaggio dell’acqua piovana costruiti in pietra o con altri materiali disponibili. Questi serbatoi sono serviti per ricostruire i livelli d’acqua sotterranea e superficiale in fiumi e torrenti.
L’acqua raccolta durante la stagione delle piogge, grazie a questi serbatoi, può essere utilizzata dalle popolazioni dei villaggi per tutto il resto dell’anno. Inoltre l’acqua immagazzinata filtra lentamente nel terreno e va a riempire le falde acquifere.
Ha in seguito costruito delle dighe su piccoli fiumi e torrenti. Queste dighe non fermano completamente il flusso d’acqua ma formano laghetti che gli abitanti possono usare per le proprie esigenze. L’acqua in eccesso continua a scorrere a valle.
Nel corso degli anni la sua strategia ha funzionato. L’acqua catturata dai johads durante i monsoni ha potuto colmare le falde acquifere per la fornitura locale di acqua potabile e ha aiutato a rinverdire la vegetazione di oltre 1000 villaggi.
Il fiume Arvari è tornato in vita insieme ad altri quattro fiumi della regione. La copertura forestale della zona è aumentata del 33%. Le persone che avevano abbandonato i villaggi lentamente hanno iniziato a fare ritorno a casa, al loro stile di vita tradizionale.
L’aver riportato in vita un fiume che risultava prosciugato da decenni, grazie a strumenti rudimentali, è considerato un vero e proprio miracolo della vita reale. Ispirato dal successo ottenuto, Singh ha fondato l’organizzazione no-profit Tarun Bharat Sangh (TBS), attraverso la quale aiuta migliaia di persone a risolvere i problemi di scarsità d’acqua. Dal 1980, TBS ha costruito oltre 4500 johads che raccolgono l’acqua piovana in oltre 850 villaggi in 11 distretti in India.

Pioggia di assoluzioni sui furti dei rappresentati degli enti locali
VV

E’ come per la droga. Permessa la modica quantità. Per le sovrabbondanze valgono le ‘indicazioni terapeutiche’. Non vogliamo mica una classe politica in crisi di astinenza???
Basterebbe condannare chi ‘fa le sviste’ a restituire il doppio e non candidare chi è troppo ‘svistoso’. Ma a chi chiedere tanto? Forse a quel Presidente Renzi che i suoi scontrini li ha secretati e dopo la condanna in primo grado per danno all’erario si è fatto depenalizzare il reato? Comunque, grazie a Renzi, fino a una pena di 5 anni sono tutti assolti.
Quanto deve rubare uno per arrivare a una pena di 5 anni?
E perché non permettere allora ad ogni privato cittadino di sottrarre alle casse dello Stato abbondante denaro fino ad arrivare alla pena di 5 anni? Li voglio anch’io sull’unghia 32.000 euro come li ha presi Cota.
E voglio anch’io i 700.000 euro buttati da Renzi quando era alla provincia di Firenze
O i 60000 euro di contenzioso di Marino.
Li voglio esen-pene ed esen-tasse.
E voglio pure le scuse della magistratura se si azzarda ad aprire bocca! Eccheccazzo!
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Mi sembra più che evidente che Renzi cambierà una legge elettorale costruita tanto male da essere un autogoal come lo fu il porcellum per Berlusconi, un Italicum che così com’è favorirebbe i 5stelle al ballottaggio.
Per cui riammetterà le coalizioni pronto ad allearsi a cani e porci, fossero pure Salvini e Berlusconi.
E correggerà qualunque ballottaggio per non vedersi ammucchiate contrarie di partiti che non hanno nulla in comune tra loro salvo la voglia impellente di farlo fuori.
Certa gente non si rende conto che potrà credersi furba proporzionalmente a quanto tu sarai disposto a fare il fesso.
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MAURIZIO VENEZIA
Renzi è realmente pericoloso a causa della sua sciatteria ed ignoranza. Parla a ruota libera, spara cavolate di continuo (tipico dei pallonari) ma soprattutto è sempre pronto a genuflettersi i potenti e non ha scrupoli verso la povera gente. (Spinge per le Olimpiadi e taglia un altro miliardo e mezzo alla sanità). E’ disposto a sacrificare una democrazia perché si sente un eletto (pur non avendo mai partecipato a una elezione). I danni che fa stanno diventando epocali per l’incapacità che ha messo in campo. In Europa se ne sono accorti e cominciano a emarginarlo e lui finge di attaccare l’Europa mentre gli è venuta un ernia al disco da tanto è stato genuflesso. In quanto alla Raggi, ha fatto strabene a togliersi di mezzo le Olimpiadi perché conscia che i costi avrebbero superato di gran lunga i benefici e che tali costi poi sarebbero stati pagati dai poveri sudditi, pardon cittadini

Marco Falco
Renzi sul NO alle Olimpiadi ha detto che “la Raggi ha sbagliato mestiere”. Alza i toni l’ometto delle banche e dei palazzinari. Evidentemente anche lui (come Malagó e Montezemolo) avrà ricevuto numerose telefonate da qualche ras del cemento a cui aveva fatto troppe promesse. Me lo immagino a giustificarsi: “Non è colpa mia. Anzi domani l’attaccherò”. Matteo so che sei allergico alla democrazia ma te ne devi fare una ragione. Voi avete impostato la vostra campagna elettorale esclusivamente sulle Olimpiadi e avete perso. Avete sostituito la parola “periferie” con la parola “Caltagirone” e avete perso. Vi fate scrivere le riforme costituzionali dalla JPMorgan e da Verdini e speriamo che vada come deve andare…
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BOSCHI L’INGUARDABILE
Viviana Vivarelli

La Boschi non si può più vedere e dove appare viene contestata. Ormai, dopo il fattaccio di Banca Etruria e i salvataggi di Stato, è vista come una appestata e i frodati delle banche assassine aspettano solo che si presenti da qualche parte per fischiarla. Nei sondaggi sta insieme alla Madia e alla Giannini tra le impresentabili. Il 51% degli italiani chiedono che si dimetta e le sue boiate non le sopporta più nessuno (“Se voti SI? combatti il terrorismo”.”Se voti No si aprono scenari di instabilità”. “Se vince il No anche io mi dimetto come Renzi”. ;a dove?? ” Se vince il SI? pagherete meno bollette”) Renzi ha cominciato a diradare le apparizioni televisive perché il pubblico non gradiva e cambiava canale. La Consulta rimanda la sentenza sull’Italicum perché se lo bocciava, faceva saltare la Boschi che ne è la madrina con la Finocchiaro. La gente si è stufata anche di un impianto mediatico a cui è stato ordinato di fare una campagna massiva sul SI’ e in cui si è visto chiaramente che non si è trovato uno straccio di giustificazione seria a una riforma che cambia 47 articoli della Costituzione affossando la democrazia e centralizzando il potere.
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In Italia, grazie alle belle leggi fatte da Renzi e soci, ci sono in galera per corruzione 228 persone! In Germania ne hanno messi dentro 7.800 e puniscono i corrotti più dei pusher e se il corrotto è un politico, lo cacciano all’istante, non ne fanno un alleato di Governo! Però la colpa è della Raggi!? Ma fatemi il piacere!

Dalla quarta di copertina del libro “Il Berluschino” di Michele De Lucia

Chi è Matteo RENZI “Da giovane faceva il portaborse di un deputato ex Dc. Da politicante nella Margherita era il galoppino di Francesco Rutelli. Poi, nutrito di tv e di berlusconismo, ha cominciato la sua scalata di potere, benedetta da Comunione e liberazione e dai Focolarini, una organizzazione ecclesiale. A partire dal 2004, per un decennio Renzi fa l’amministratore locale (Presidente di Provincia e sindaco di Firenze) a colpi di slogan, populismi e demagogia, con una dedizione ossessiva ai mass media secondo la dottrina berlusconiana. Utilizzando le cariche pubbliche, Renzi tesse la sua personale ragnatela di potere, il cui regista nell’ombra è l’ultracattolico Marco Carrai (ex Forza Italia), e il cui alveo internazionale scorre tra Washington e Tel Aviv. Alimentata da un fiume di denaro, la ragnatela del potere renziano viene sostenuta da organizzazioni cattoliche, da imprenditori e finanzieri, da scabrosi personaggi come l’americano Michael Ledeen e da Silvio BERLUSCONI in persona. Questo libro ricostruisce la scalata di Matteo Renzi culminata nella presa di palazzo Chigi. Alla guida di un Governo nato da una crisi extraparlamentare, privo di viatico elettorale, espresso da un Parlamento delegittimato perché eletto con una normativa incostituzionale, basato su una ambigua maggioranza truffaldina rispetto al mandato elettorale. E con un Governo del genere Renzi intende manomettere la Costituzione”.

LA PRESCRIZIONE

La legge anticorruzione varata da Monti nel 2012 (legge Severino) era incompleta ma le parti mancanti nemmeno dopo 4 anni sono state fatte. Mancano per es. un codice degli appalti, le previsioni sul falso in bilancio, leggi contro l’autoriciclaggio o contro il voto di scambio, si lascia troppo spazio alla prescrizione e non si parla di doppie o triple cariche (vietate dall’Ue, e i sindaci Senatori sarebbero una di queste). Al contrario si tenta continuamente di vietare le intercettazioni e si aumentano le protezioni e i privilegi dei parlamentari.
UN GOVERNO CHE LA CORRUZIONE L’AUMENTA NON LA COMBATTE
Renzi, come Berlusconi prima di lui, non ne vuol sapere di limitare la prescrizione dei processi che blocca la sentenza e lascia impuniti i rei. 150mila processi ogni anno vengono chiusi per scadenza dei termini. Ogni giorno ne vanno in fumo 410. Ogni mese 12.500. Occorre eliminare una prescrizione che privilegia i più ricchi in grado di pagarsi abili avvocati e sfuggire alle condanne e tiene liberi i corrotti. Sono passati oltre 700 giorni da quando Renzi promise una riforma adeguata della prescrizione ma l’ingiustizia regna sovrana. Gli effetti più devastanti dell’attuale sistema ricadono sulle indagini per corruzione: nel 2013 per reati di corruzione è andato in fumo un processo su 10. Secondo la Camera, il 62% dei reati di corruzione transnazionale non arriva mai a sentenza. L’attuale legge aiuta i corrotti a sfuggire alle pene: il 13,7% delle prescrizioni riguarda i reati contro la PA e a beneficiarne sono soprattutto i funzionari pubblici corrotti. Il risultato è che i detenuti in carcere per corruzione nel 2015 erano solo 299 (a fronte di oltre 54.000 detenuti) contro i 7.800 della Germania che evidentemente ha leggi più serie.
E si ha la faccia di dire che la colpa è della Raggi che non è in grado di arginare la corruzione delle grandi opere pubbliche per sua incapacità?! E’ proprio il massimo dell’ipocrisia!

LA VERITA’ SUL REFERENDUM (sunto)
Raniero La Valle

Quante persone al giorno muoiono annegate o asfissiate nelle stive dei barconi nel Mediterraneo, davanti alle meravigliose coste di Lampedusa? 62 milioni di profughi, di scartati, di perseguitati sono fuggiaschi, gettati nel mondo alla ricerca di una nuova vita, che molti non troveranno. Qualcuno dice che nel 2050 i trasmigranti saranno 250 milioni.
E l’Italia che fa? Sfoltisce il Senato.

E’ in corso una terza guerra mondiale non dichiarata, ma che fa vittime in tutto il mondo. Aleppo è rasa al suolo, la Siria è dilaniata, l’Iraq è distrutto, l’Afganistan devastato, i palestinesi sono prigionieri da 50 anni nella loro terra, Gaza è assediata, la Libia è in guerra, in Africa, in Medio Oriente e anche in Europa si tagliano teste e si allestiscono stragi in nome di Dio.
E l’Italia che fa? Toglie lo stipendio ai Senatori.

Fallisce il G20 ad Hangzhou in Cina. I grandi della terra, che accumulano armi di distruzione di massa e si combattono nei mercati in tutto il mondo, non sanno che pesci pigliare e il vertice fallisce. Non sanno che fare per i profughi, non sanno che fare per le guerre, non sanno che fare per evitare la catastrofe ambientale, non sanno che fare per promuovere un’economia che tenga in vita 7 miliardi e mezzo di abitanti della terra, e l’unica cosa che decidono è di disarmare la politica e di armare i mercati, di abbattere le residue restrizioni del commercio e delle speculazioni finanziarie, di legittimare la repressione politica e la reazione anticurda di Erdogan in Turchia e di commiserare la Merkel che ha perso le elezioni amministrative in Germania.
E in tutto questo l’Italia che fa? Fa eleggere i Senatori dai consigli regionali.

L’Italia è a crescita zero, la disoccupazione giovanile a luglio è al 39 %, il lavoro è precario, i licenziamenti nel secondo trimestre sono aumentati del 7,4 % , raggiungendo 221.186 persone, i poveri assoluti sono 4 milioni e mezzo, la povertà relativa coinvolge 3 milioni di famiglie e 8 milioni e mezzo di persone.
E l’Italia che fa? Fa una legge elettorale che esclude dal Parlamento il pluralismo ideologico e sociale, neutralizza la rappresentanza e concentra il potere in un solo partito e una sola persona.

Ma si dice: ce lo chiede l’Europa. Ma se è questo che ci chiede l’Europa vuol dire proprio che l’istituzione europea ha completamente perduto non solo ogni residuo del sogno delle origini ma anche ogni senso della realtà e dei suoi stessi interessi vitali.
Ma se questa è la distanza tra la riforma costituzionale e i bisogni reali del mondo, dell’Europa, del Mediterraneo e dell’Italia, la domanda è perché ci venga proposta una riforma così.
Il guaio della verità è che essa si viene a sapere troppo tardi, quando il tempo è passato e la verità non è più utile a salvarci.

Se si fosse saputa in tempo la bugia sul mai avvenuto incidente del Golfo del Tonchino, la guerra del Vietnam non ci sarebbe stata, l’America non sarebbe diventata incapace di seguire la via di Roosevelt, di Truman, di Kennedy, e avrebbe potuto guidare l’edificazione democratica e pacifica del nuovo ordine mondiale inaugurato venti anni prima con la Carta di San Francisco.

Se si fosse conosciuta prima la bugia di Bush e di Blair, e saputo che le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein non c’erano, non sarebbe stato devastato il Medio Oriente, il terrorismo non avrebbe preso le forme totali dei combattenti suicidi in tutto il mondo e oggi non rischieremmo l’elezione di Trump in America.

Se si fosse saputa la verità sul delitto e sui mandanti dell’uccisione di Moro, l’Italia si sarebbe salvata dalla decadenza in cui è stata precipitata.
Dunque la verità del referendum va conosciuta finché si è in tempo. Ma non è quella che ci viene raccontata.

Ci dicono del risparmio sui costi della politica, e che i soldi così ottenuti si darebbero ai poveri. Ma così non è: secondo la Ragioneria Generale dello Stato, il risparmio si ridurrebbe a 58 milioni che si otterrebbero togliendo la paga ai Senatori, mentre resterebbe il costo del Senato, e i poveri non c’entrano niente.

Poi si risparmierebbe sui tempi della politica. In realtà si allungano i tempi infatti si introducono 6 diversi tipi di leggi e di procedure che ricadono su ambedue le Camere: 1) le leggi sempre bicamerali, Camera e Senato, come le leggi costituzionali, elettorali e di interesse europeo; 2) le leggi fatte dalla sola Camera che entro 10 giorni possono essere richiamate dal Senato; 3) quelle che invadono la competenza regionale che il Senato deve entro 10 giorni prendere in esame; 4) le leggi di bilancio che devono sempre essere esaminate dal Senato che ha 15 giorni per proporre delle modifiche; 5) le leggi che il Senato può chiedere alla Camera di esaminare entro 6 mesi; 6) quelle di conversione dei decreti legge che hanno scadenze e tempi convulsi se richiamate e discusse anche dal Senato. Ciò crea un intrico di passaggi tra Camera e Senato e un groviglio di competenze il cui conflitto dovrebbe essere risolto d’intesa tra gli stessi presidenti delle due Camere che configgono tra loro.

Ci dicono poi che col referendum si assicura la stabilità politica, e almeno fino a ieri ci dicevano che al contrario se perde il referendum Renzi se ne va. Falso.
II referendum non produce solo effetti politici, svela la vera lotta che si sta svolgendo nel mondo.

Renzi ha cambiato strategia, all’inizio aveva detto che questa era la sua vera impresa, che su questo si giocava il suo destino politico. Ora invece dice che il punto non è lui, ha detto di aver fatto questa riforma su suggerimento di Napolitano; ma è chiaro che non c’è solo Napolitano. Prima ancora c’era la banca J. P. Morgan che in un documento del 2013, in nome del capitalismo vincente, aveva indicato 4 difetti delle Costituzioni (da lei ritenute socialiste) adottate in Europa nel dopoguerra: a) una debolezza degli esecutivi nei confronti dei Parlamenti; b) un’eccessiva capacità di decisione delle Regioni nei confronti dello Stato; c) la tutela costituzionale del diritto del lavoro; d) la libertà di protestare contro le scelte non gradite del potere.

Prima ancora c’era stato il programma avanzato dalla Commissione Trilaterale, formata da esponenti di Stati Uniti, Europa e Giappone e fondata da Rockefeller, che aveva chiesto un’attenuazione della democrazia ai fini di quella che era allora la lotta al comunismo. E la stessa cosa vogliono ora i grandi poteri economici e finanziari mondiali, tanto è vero che sono scesi in campo i grandi giornali che li rappresentano, il Financial Times ed il Wall Street Journal, i quali dicono che il No al referendum sarebbe una catastrofe come il Brexit inglese.

E alla fine è intervenuto lo stesso ambasciatore americano che a nome di tutto il cocuzzaro ha detto che se in Italia viene il NO, gli investimenti se ne vanno.
Ebbene quelle richieste avanzate da questi centri di potere sono state accolte e incorporate nella riforma sottoposta ora al voto del popolo italiano. Infatti con la riforma voluta da Renzi il Parlamento è stato drasticamente indebolito per dare più poteri all’esecutivo. Delle due Camere di fatto è rimasta una sola, come a dire: cominciamo con una, poi si vedrà. Il Senato lo hanno fatto così brutto deforme e improbabile, che hanno costretto anche i fautori del Senato a dire che se deve essere così, è meglio toglierlo. Inoltre il potere esecutivo sarà anche padrone del calendario dei lavori parlamentari. Il rapporto di fiducia tra il Parlamento ed il Governo viene poi vanificato non solo perché l’esecutivo non avrà più bisogno di fare i conti con quello che resta del Senato, ma perché dovrà ottenere la fiducia da un solo partito. La legge elettorale Italicum prevede infatti che un solo partito avrà – quale che sia la percentuale dei suoi voti, al primo turno o al ballottaggio – la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera (340 deputati su 615). Il problema della fiducia si riduce così ad un rapporto tra il capo del Governo e il suo partito e perciò ricadrà sotto la legge della disciplina di partito. Quindi non sarà più una fiducia libera, non sarà una vera fiducia, sarà per così dire un atto interno di partito, che addirittura può ridursi al rapporto tra un partito e il suo segretario.

Per quanto riguarda le altre richieste dei poteri economici, i diritti del lavoro sono stati già compromessi dal Jobs act, il rapporto tra Stato e Regioni ha subito un rovesciamento, perché dall’ubriacatura regionalista si ritorna a un centralismo illimitato, mentre, assieme alla riduzione del pluralismo politico, ci sono delle procedure che renderanno più difficili le forme di democrazia diretta come i referendum o le leggi di iniziativa popolare, e quindi ci sarà una diminuzione della possibilità per i cittadini di intervenire nei confronti del potere.

Questo è il disegno di un’altra Costituzione. La storia delle Costituzioni è la storia di una progressiva limitazione del potere perché le libertà dipendono dal fatto che chi ha il potere non abbia un potere assoluto e incontrollato, ma convalidato dalla fiducia dei Parlamenti e garantito dal costante controllo democratico dei cittadini. E’ questo che ora viene smontato, per cui possiamo dire che la democrazia in Italia diventa ad alto rischio.

Ma a questo punto è chiaro che quello che conta non è più Renzi, ed è chiaro che quanti sono interessati a questa riforma gli hanno detto di tirarsi indietro, perché a loro non interessa il sì a Renzi, interessa che non vinca il no alla riforma.
Ma i sondaggi e le sconfitte alle amministrative sono stati inquietanti. Perciò occorreva meno baldanza e più preparazione. E occorreva alzare il livello dello scontro, e soprattutto ci voleva il riarmo prima che si giungesse allo scontro finale. Il riarmo per acquisire la superiorità sul terreno era l’acquisto del controllo totale dell’informazione, non solo i giornali, di fatto già posseduti, ma radio e TV, ciò che è stato fatto in piena estate con le nomine alla RAI.

Se davvero si trattava di scorciare i tempi e distribuire un po’ di sussidi ai poveri, non c’era bisogno del controllo totale dell’informazione.
Inoltre bisognava distruggere il principale avversario e fautore politico del No, il M5S. Questo spiega l’attacco spietato e incessante alla Raggi. E poi ci volevano i tempi supplementari per distribuire un po’ di soldi con la legge finanziaria.
Interrogato sul suo voto Prodi dice: non mi pronunzio perché se no turbo i mercati e destabilizzo l’Italia in Europa. Dunque non è una questione italiana, è una questione che riguarda l’Europa, è una questione che potrebbe turbare i mercati. Insomma è qualcosa che ha a che fare con l’assetto del mondo.

RIDIAMARO : – )

DARIO FO E L’ITALICUM

Diciamo la verità: i nostri governanti, dobbiamo ammetterlo, sono dei bugiardi patentati. Oggi propongono programmi, soluzioni che il giorno dopo sfacciatamente smentiscono, creano camarille indecenti, salvano banche usando i soldi di poveri cristi che sono stati bidonati con estorsioni vergognose ma, in compenso, in ogni momento dimostrano un senso del comico davvero esilarante.
Tanto per cominciare ci assicurano che un italicum non fa primavera.
“Stavamo scherzando” ribadiscono con lo sghignazzo: premier e ministri – con invidiabile disinvoltura e senza il solito appoggio di grandi giornali e commentatori – ci dicono all’improvviso che se ne può riparlare. Andiamo, nulla in questo mondo è definitivo.
L’italicum è una legge a tripla mandata: oggi va così, domani non si sa! Ieri hanno proposto una legge bomba, domani la bomba non c’è. Si scopre che era per finta, infatti bisogna ingoiarla subito sta bomba altrimenti scade, come lo yogurt che dopo tre giorni diventa acido da buttare.
Infatti, miei cari sudditi, pardon cittadini, la legge elettorale per la Camera è indipendente dalla riforma del Senato e non è inserita nella Costituzione quindi si può cambiare quando ci pare con una norma del tutto ordinaria.
C’è qualche problema? Beh sì, ma giusto qualcuno… OPLAI! Come dicevano i latini: inte locus inturnabis… che significa: beccatevelo in quel posto e niente lamenti! Piaciuto? AHAHAHA!! Per carità, sono quisquiglie! L’italicum viene alla luce perché la Corte Costituzionale dichiara che il precedente sistema elettorale è incostituzionale, e chiamato dall’impareggiabile Calderoli “il porcellum”, cioè schifezza maialosa. In questo clima ci siamo pappati per tre legislature un Parlamento non di eletti ma di nominati, che in forma danzata si traduce in: io nomino Senatore te, tu nomini deputato a me e poi insieme ne nominiamo alla Camera altri tre… anzi trentatre! beh, che c’è?!? Sì è vero, tutto ciò altera gravemente i principi di rappresentanza e libertà nel voto e lo traduce in un atto del tutto illegale. Ma chi se ne frega!
Bien, la Corte dice: ad ogni buon conto il Parlamento sopravvive e con lui sopravvivono gli atti compiuti durante l’attuale legislatura, così come quelle precedenti… guarda che come legge questa è un incanto. Più l’analizzi più vomiti! Beh, che c’è, cos’è quel mugugno? Questo è sacrosanto principio di continuità dello Stato, che non si ferma nemmeno davanti alla morte… che forza lo stato! Ma chi l’ha detto? Non si sa, chi è stato è stato, ed è morta lì!
Ma la Corte fa anche capire che i tempi sono brevi, infatti si dovrebbe immeditatamente andare alle urne per ottenere un Parlamento pienamente legittimo.
Ne discende che il Parlamento stracolmo di nominati – gravato dal macigno della sentenza – è costretto, prendere o lasciare, a rimettere in piedi una nuova legge elettorale. Basta con sto porcellum, è tempo di ammazzare il maiale! E a sto punto ecco che ha inizio un feroce confronto parlamentare a base di strappi, tira e molla, inciuci col ciuccio e il risucchio, supercanguri e PATAPAM! Che c’è? Il premieri è arrivato a piedi giunti, ha sfondato il Parlamento ed eccolo qui come un cataclisma. Fermi tutti! E’ la notte del 12 febbraio 2012, chi dorme? Mi fa ridere in confronto la strage della notte di San Bartolomeo con gli Ugonotti squarciati. Renzi si presenta a Montecitorio dove è in corso la discussione sulla legge elettorale. Maggioranza e opposizione si scontrano con violenza. Il dibattito ha inizio fra insulti e scazzottate: due deputati di SEL finiscono in infermeria.
Il Presidente irrompe – scrivono i giornali – per mandare un messaggio definitivo e indiscutibile. E’un nuovo exploit: o si vota la legge o tutti a casa. Mamma mia che mazzata! Ma è un ricatto, è come dire: “Se tu non fai come ti ordino io ti rovino, ti sbatto in mezzo ad una strada, ti tocca andare a lavorare finalmente e capirai cosa vuol dire arrangiarsi senza vitalizi, prebende e mazzette… oh stronzo! Pardon, m’è scappata. Ad ogni modo deputato avvisato, mezzo salvato. Inoltre con questa botta io ti tolgo anche la possibilità di maturare la pensione, giacché caro onorevole tu sei appena assunto e ti mancano ben 5 anni per raggiungere il diritto, coglione! Ma che fai, piangi? Ti disperi? Ti strappi i capelli? Come dice la canzone: c’est la vie mon chéri ia chi mont insiel com un angel e des otre i a qui tomb de bu dons le profund de la merd, pardon de la mer….”
Ohhh, finalmente la legge è passata ma diverrà attiva con estrema calma: entrerà in vigore solo dopo un anno e tre mesi, nel luglio del 2016, cioè adesso. Contenti? Perché così tardi? Intanto perché così è impossibile andare a votare prima e poi perché c’è da fare la riforma costituzionale chiesta a gran voce dal Presidente Napolitano. Napulitan… Tu si’ n’atra vota accà! Co lu bastone en mano, che sbatti accà e là e accombini nu sacc de enfametà. Napulitan pe’ favore, fatte en là!
Ma attenti a tutti, questa non è una riformetta o una riformina, ma una catastrofe che stravolge un terzo della carta del ’48, sempre a opera di un Parlamento che guardacaso non discende dalla Luna ma da quel porcellum grasso e pulzulente. Così hanno sistemato bene bene la Camera e pure il Senato, CHE NON SARA’ PIU’ ELETTIVO. Naturalmente il giochino funziona solo se la riforma passerà indenne dal referendum, che continua ad essere a data ignota, circostanza che evidentemente viene data per scontata, con scarso rispetto per i cittadini cui spetta l’ultima parola. Ma cittadini, che vulite, anco’, già ve se lascia respirà dallu naso e dalla bocca. Quindi pe favore stateve boni!
Il 29 aprile 2015, una settimana prima del voto finale, per stare sicuro, se non sereno, il Governo mette addirittura la fiducia sulla legge elettorale. Come d’abitudine del resto. Che forza sto esecutivo, in pochi anni sto gruppo di sant’ommini ha usato lo strumento della fiducia oltre cinquanta volte. Si fa presto a dire cinquanta ma provate a contarli: uno, due, tre, poi ce ne rimetto altri tre e poi senza respiro arrivo a ventitre ma non son contento e vado avanti fino a trenta… poi salgo a trentuno, due, quattro, sono a quaranta e so già morto de fatica… Dio come pesa sta fiducia! Così con la spada di Damocle della fiducia, anche l’italicum è legge. Ma le sorprese non sono finite.
Ora a poco più di un mese dall’entrata in vigore, all’improvviso i nostri governanti dichiarano di essere disposti a rivedere l’italicum, tutto in blocco… NOOOO… ma che meraviglia, che stupore inatteso!
Ma che accade, perché tutte ste manfrine: prima la minaccia del “morì ammazzato a tutti, andate a quel Paese e imparate a faticare per campare!” E poi all’immediata ecco il dolce ripensamento del “si può fare. Guarda come sono democratico. Accetto anche di discutere e di lasciarvi parlare”.
Ma perché, che succede? Ahhhh, vi è arrivato addosso lo spavento! I sondaggi stanno dicendo che i “no” sono in gran vantaggio sui vostri “sì”. Quindi avete il sacrosanto terrore di poter perdere e di essere voi dell’esecutivo assoluto a dover far fagotto ed andarvene a casa spogliati e derelitti come barboni. Eccoli qua, impalliditi, che con un filo di voce rotta dalla raucedine, tentate di urlare: “E no, a costo di farci bastonare noi da sta pacchia non ci muoviamo. Il Governo ce lo siamo guadagnati con fatica, trucchi e intrallazzi d’accordo, ma è roba nostra, anzi cosa nostra. Su sta barca ci siamo montati prima che ci salissero topi e scarafaggi. Non permetteremo che altri s’impossessino di questo timone e delle vele. Stiamo andando a picco? Issate i fiocchi, su con la randa. No, non ci spaventate, noi sapremo governare sto vascello derelitto come abbiamo sempre fatto… GLU GLU. Ma questi buchi nello scafo chi li ha fatti? Noi?!? Ah sì? GLU GLU… Una scialuppa per favore, calate una scialuppa di salvataggio! Non c’è? Come non C’è?!?! L’abbiamo venduta? GLU GLU….La ciurma, per favore, aiuto! Neanche la ciurma? Non c’è, è in sciopero? GLU GLU… GLU GLU…. GLU GLU…. Ecco una barca di salvataggio già calata, presto scendiamo! Ecco qui i remi, distribuite, ci siamo? Ecco qui, remare… uno, due GLU GLU tutti insieme, remare! Ma chi ce lo fa fare di far fatica e di remare. Un due tre GLU GLU… si va sotto per Dio, rema! E chi ce lo fa fare, di andare a picco e di remare… rema! GLU GLU GLU GLU GLU GLU…annegoooooo!!!!!
.
CONGRESSO EUROPEO DI TRAPIANTOLOGIA
Relatore Inglese:
“Annunciamo una grande scoperta: Abbiamo preso un uomo senza reni, lo abbiamo sottoposto a trapianto una settimana fa ed oggi, grazie ai progressi della Scienza Medica inglese, è già fuori a cercare un lavoro!”
Relatore Francese:
“In Francia abbiamo fatto di meglio: abbiamo preso un paziente senza un polmone,e sottoposto a trapianto, dopo tre giorni è già fuori a cercare lavoro!”
Relatore Tedesco:
“Noi abbiamo preso due pazienti senza cuore, vi abbiamo trapiantato metà di un cuore funzionante per uno e dopo due giorni sono già tutti e due fuori a cercare un lavoro!”
Relatore Italiano:
“Non potete competere. In Italia abbiamo preso un tale completamente senza cervello, lo abbiamo messo a capo del Governo e dopo nemmeno un anno, mezza Italia è già fuori a cercare lavoro!”
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E per finire rilassatevi col
FLAUTO GIAPPONESE

http://masadaweb.org

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2 commenti »

  1. Ciao Viviana
    sono stata fortunata a vivere la mia gioventù in un’epoca in cui certa musica è stata importante, non solo per noi giovani “fruitori” ma per tutto il mondo della cultura, del sociale, diffondendo gli stessi valori in ogni strato sociale di ogni paese del mondo. è straordinario vedere come nei concerti di qualche ormai vecchia rockstar, tutto il pubblico sappia a memoria le canzoni e le cantino tutti insieme, in una specie di rito collettivo, anche in paesi che sono lontani anni luce dalla nostra civiltà occidentale.
    a proposito di lontananza, la musica giapponese era davvero troppo lontana per me, non l’ho retta per più di una ventina di secondi. invece quella tibetana mi è piaciuta, mi ha sempre affascinato il suono dell’arpa, è davvero rilassante.
    baci
    lily

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 18, 2016 @ 6:40 am | Rispondi

  2. Ecco come la pensano gli americani e perchè, secondo loro, rappresentano i custodi della democrazia mondiale, contro il male assoluto, stavolta rappresentato dalla Russia, influenzata magari da Satana che controlla Putin.

    1 – Noi non vogliamo la guerra. (Putin sì perchè è imperialista e cattivone, vuole ristabilire l’URSS)

    2 – L’avversario è il solo responsabile della guerra. (Putin provoca armando i ribelli in Ucraina e il dittatore assassino Assad, da quando è in campo medita su come provocare la terza guerra mondiale e occupare il mondo intero con le sue armate)

    3 – Il capo del campo avverso ha il volto del demonio. (Putin è l’anticristo che viene da Oriente di cui si parla nell’Apocalisse)

    4 – Quella che difendiamo è una causa nobile, non interessi particolari. (NATO e USA difendono democrazia, libertà e diritti civili, li applicano ed esportano le loro virtù in tutto il resto del mondo, con grandi successi)

    5 – Il nemico provoca scientemente delle atrocità. Se noi commettiamo delle sbavature, sono involontarie. (Putin uccide i civili siriani e destabilizza l’Ucraina, hackera i computer della Clinton, del Partito Democratico americano e provoca la EU continuamente con esercitazioni militari)

    6 – Il nemico usa armi vietate. (Putin ha centinaia di armi nucleari e quotidianamente minaccia di usarle contro l’Europa, specialmente nei contronti dei paesi baltici, Polonia e Georgia, che chiedono aiuto alla comunità mondiale per questa vergogna)

    7 – Noi subiamo pochissime perdite. Le perdite del nemico sono enormi (NATO e USA hanno bombe intelligenti, droni e perdite praticamente nulle, i russi hanno enormi perdite in Ucraina e Siria, ma non lo ammettono)

    8 – Gli artisti, gli intellettuali, i giornalisti sostengono la nostra causa. (Putin perseguita i giornalisti, gli intellettuali e gli artisti, mette in carcere le povere Pussy Riot, ha fatto assassinare la Politkovskaja, perseguita i gay impedendo i Gay Pride e le adozioni fra omosessuali, ha fatto uccidere Nemtsov ed ha massacrato i Ceceni)
    9 – La nostra causa ha un carattere sacro. (NATO, EU, USA, e Israele rappresentano il bene, Russia e chi non si allinea sono il male assoluto e si comportano come Mussolini e Hitler, ossia sono dittatori sanguinari razzisti, xenofobi, nazisti e cattivoni)

    10 – Coloro che mettono in dubbio la nostra propaganda sono traditori. Il nemico li paga. (M5S, Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Giulietto Chiesa, Maurizio Blondet e tanti altri sono al soldo della Russia di Putin e tradiscono la democrazia)

    Commento di Ale — ottobre 19, 2016 @ 2:53 pm | Rispondi


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