Nuovo Masada

ottobre 13, 2016

MASADA n° 1795 12-10-2016 AGONIA DI UNA DEMOCRAZIA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 5:20 pm

MASADA n° 1795 12-10-2016 AGONIA DI UNA DEMOCRAZIA
Blog di Viviana Vivarelli
(Nelle immagini opere dipinte da Dario Fo)

E’ morto Dario Fo – La miseria è in aumento – Come distruggere un Paese – Tutte le illegalità di questa riforma e di questo referendum – Il ricorso dei costituzionalisti – Ma quale risparmio? – Suburra – Crisi delle vecchie categorie politiche – Renzi stravolge la divisione dei poteri – La truffa del premio di maggioranza – Ma le Provincie non le avevano abolite?- I buchi della riforma – Una Costituzione dettata dalla J P Morgan – Renzi e la P2
– Lettera di un anarchico

E’ MORTO DARIO FO
In un Paese governato e rovinato da gente altamente incivile, è riuscito ad essere un poeta altamente civile. Monito per coloro che per denaro hanno svenduto quell’alito di poesia che solo respira nella coscienza umana.
Ha detto: “Il riso è sacro. Quando un bambino fa la prima risata è una festa. Mio padre, prima dell’arrivo del nazismo, aveva capito che buttava male; perché, spiegava, quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso”.
Quando il grottesco della dittatura raggela gli animi, il riso dei poeti ci dona l’ultima speranza.
Lode a Dario Fo, il migliore degli italiani.

Su Gianroberto scrisse. “Quando si parla di Gianroberto i giornalisti tendono a classificarlo quasi subito come l’ideologo, il guru, del MoVimento 5 Stelle. È la definizione più banale e ovvia che si possa pensare. Bisogna partire da un fatto importante, la sua cultura. Era un uomo di una conoscenza straordinaria, leggeva tutto quello che riteneva fosse importante sapere, faceva collegamenti molto acuti fra i vari testi e aveva un modo di esprimersi riguardo alle diverse situazioni mai banale e prevedibile. Mi capitava spesso di chiedere se avesse letto dei particolari libri che ritenevo importanti, e non azzeccavo mai un documento che lui non conoscesse già […]. Spesso diceva che era impreparato a dare un giudizio su certi argomenti, e questo denota una modestia, un’umiltà che è difficile trovare nell’ambiente della politica comune. Un altro tratto del suo carattere che posso testimoniare è la generosità nel modo di comportarsi, specie di fronte ad alcuni momenti tragici della vita del nostro paese. Inoltre evitava le dichiarazioni roboanti e preferiva analizzare prima di definire“.

Renzi nominerà personalmente i professori universitari, per avere persone a lui fedeli che propagheranno rigorosamente il suo verbo. Era successo solo nel 1935 ad opera di Mussolini. Erdogan gli accademici li imprigiona. Renzi li coopta. Renzi nominerà personalmente 500 docenti universitari mettendoli in cattedra senza concorso, e li pagherà il 30% in più, come premio di fedeltà al regime. Farà finte commissioni di due membri l’una, di cui nominerà personalmente il presidente. Costeranno 38 milioni l’anno, quasi quanto il vantato risparmio del Senato.
Ma Dario Fo diceva: “Fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere perché conoscere è saper leggere, interpretare, verificare di persona e non fidarsi di quello che ti dicono. La conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere. Di ogni potere“.
.
Dario Fo sui 5stelle:
E’ assurdo che la stessa gente che ha creato il disastro di Roma stia ora a fare le pulci a questi ragazzi”.
“Il Movimento deve restare compatto, la posta in gioco è alta. Raggi deve fare qualcosa che nessuno ha mai fatto, ovvero interrompere la serie interminabile di ruberie e nefandezze del passato. Un consiglio? No, solo lei e il suo staff conoscono la realtà terrificante in cui si trova Roma. Riuscire a raddrizzare solo una minima parte delle storture attuali sarebbe già un risultato
“.

Di Maio? “Se è vero che sono stati commessi degli errori. ma sono di ingenuità. Di Maio si è preso la sua colpa, anche esagerando nella modalità delle scuse. Lo conosco, è un giovane pulito. In fondo non c’è nessun reato, solo qualche bugia: non sono cose che devono portare subito a una condanna. Anche per la Muraro non è ancora chiaro se c’è una vera ipotesi di reato“.

Viviana Vivarelli
Io ero a Milano, erano gli anni di piombo, io ero incinta, la città sembrava preda del delirio, bombe, attentati, un clima di terrore. Lo vidi la prima volta in un teatrino rococò di velluto rosso, totalmente incongruo, in seguito nel tendone.
Piazza Fontana, la strage di Bologna, l’assassinio di Pinelli. il fascismo rialzava la testa più feroce che mai. A fine spettacolo Dario raccoglieva i soldi per aiutare i compagni in carcere. I criminali stupravano sua moglie. Ma lui continuava, fiero, sbertucciante, eroico, e con la beffa li uccideva tutti, con il riso stendeva quei cani ignobili, gli stessi che ora con protervia vogliono riprendersi l’Italia.

FATELO VOI!
Dario Fo : “Mi sembra di essere tornato indietro di molti anni, alla fine della guerra, l’ultima guerra mondiale. Ci fu una festa come questa e c’era tanta gente come siete voi: felici, pieni di gioia e, non dico speranza, la speranza lasciamola a parte, ma di certezza che si sarebbe rovesciato tutto e non ci siamo riusciti. Fatelo voi per favore, fatelo voi! Ribaltate tutto per favore. Io mi ricordo che in quell’occasione c’erano quattro contadini che sono arrivati qua con altri contadini e portavano sei piante. E l’hanno piante una qua una l una là una là… Le piante erano il segno del “si ricomincia”. Vorrei che anche questa sera ci fosse quelle piante piantate per dire “Si ricomincia da capo!“. Grazie!
.
Sul M5S:
È la prima giunta che si fa, con logiche diverse, in una città segnata da affari, convenienze e connivenze. Dove a certi livelli la prassi è lo scambio di favori e d’intrallazzi. È un altro stile, un altro linguaggio, un altro mondo…
Ci sono frizioni perché la posta in gioco è alta: è riuscire a fare qualcosa che nessuno ha mai fatto, ovvero interrompere la serie interminabile di ruberie, nefandezze e zozzerie del passato. È solo su questo che va posta l’attenzione. Non bisogna accettare ricatti da chi ha in mano gli affari sporchi di Roma, città che ha bisogno di una autentica trasformazione civile.
Le Olimpiadi no, sarebbero una calamita per altri affari sporchi, oltre che una perdita gigantesca per il Comune, che ha ben altre priorità. Prima bisogna adeguare i servizi pubblici, poi si può pensare ad altro. Bisogna conoscere tutti questi giovani. Io li conosco, non è vero che c’è rivalità fra di loro. Certo, sono stati commessi degli errori ma si tratta di ingenuità. Per anni si è accettato dagli altri partiti ogni sorta di malaffare e di trucchi, ogni giorno assistiamo a quanto messo in campo da una sx che non è altro che una dx mascherata da progressista. Al confronto, gli sbagli di M5S sono roba da ridere. È assurdo che la stessa gente che ha creato lo sterco a Roma stia ora a fare le pulci a questi ragazzi. Fossimo a teatro, saremmo nella farsa, nel grottesco. Non c’è paragone fra la massa di errori degli uni e quella delle trame, spesso anche criminali, degli altri. Solo la Raggi e il suo staff conoscono la realtà terrificante in cui si trova Roma. Riuscire a raddrizzare solo una minima parte delle storture attuali sarebbe già un risultato. Il programma che propone il Movimento è un’utopia. Lasciamo il tempo di far maturare qualcosa. La storia è tutta un succedersi di utopie, dall’antica Atene in poi. La stessa democrazia fra gli uomini lo è, se vediamo la realtà quotidiana, eppure esiste.”

Dal discorso del Nobel: “… io e Franca abbiamo capito che la nostra energia dovevamo proiettarla proprio lì, nell’informare criticamente i giovani, riempir loro i vuoti della conoscenza che in certi casi si rivelano delle voragini. La gran parte delle ultime generazioni del nostro paese non sa nulla, delle stragi di stato con inchieste deviate di stato, processi farsa gestiti e sotterrati, dal nostro stato, con la copertura compiacente dei media. “Cantate, uomini, la vostra storia!”. Noi teatranti, intellettuali del nostro tempo, dobbiamo fare l’impossibile perché i giovani traggano dal nostro lavoro la forza e il bisogno di raccontare a loro volta, con slancio e fantasia, la loro indignazione.”
.
Abbiamo perso l’indignazione, la dignità, la coscienza, l’orgoglio di essere persone che hanno inventato la civiltà. Siamo degli ingiusti che se ne fregano della giustizia. Cosa lasciamo ai nostri figli?
..
Questo è il video del Nobel
http://www.raiscuola.rai.it/articoli/dario-fo-il-premio-nobel/3950/default.aspx
e gli fu dato, non come insinua qualcuno ‘per la recitazione’, ma per la letteratura, “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, ha dileggiato il potere restituendo la dignità agli oppressi.”
.
E’ stato la voce della libertà e di un amore per questo Paese che nessuno dei suoi attuali distruttori potrà mai soffocare.
.
Marco Ovinda
Scomparsi gli ultimi giganti, l’Italia è sempre più in mano ai nani peggiori, un’Italia più stupida, gestita da stupidi per un popolo di stupidi.
.
“Che le televisioni tacciano perché rispetto a lui non hanno nulla da dire
Grande Moni Ovadia!

Ha detto: “Un uomo che non partecipa alla vita della comunità, che si estranea, è un morto che cammina. Ci sono tante persone, anche giovani, che tirano a campare. Questa è una società che non ti dà più stimoli. Vedere persone che si lasciano comprare, che leccano i piedi e accettano mortificazioni pur di stare a galla. È così che uno muore perché ha sposato l’ovvio, il banale.

…E ANCORA SULLA RIFORMA PEGGIORE DEL MONDO

Bruce
Quello di Renzi non è un referendum… sembra una televendita
.
Fabio
Le ideologie hanno avuto un percorso, ora terminato. La missione, se possibile, è ancora più ardua, perché anche i poteri sovranazionali hanno cambiato forma e metodo. Non ci sono più classi che indebolivano la lotta proprio per la divisione, ci sono popoli e il nostro va unito, creato.”
.
Benigni ora è passato dalla “Costituzione più bella del mondo” alla “riforma più bella del mondo”.
Come diceva Dante: “Più della ragion poté il digiuno”.
.
La Democrazia esiste laddove non c’è nessuno così ricco da comprare un altro e nessuno così povero da vendersi.”
(Rousseau)

Dal fanatismo alla barbarie c’è solo un passo.”
(Diderot)

Canzone del danno e della beffa
Stillicidio di delitti, terribile:
si distruggono vite,
si distruggono posti di lavoro,
si distrugge la giustizia, il decoro
della convivenza civile.
E intanto l’imprenditore del nulla,
il venditore d’aria fritta,
forte coi miserabili
delle sue in indagabili ricchezze,
sorride a tutto schermo
negando ogni evidenza, promettendo
il già invano promesso e l’impossibile,
spacciando per paterno
il suo osceno frasario da piazzista.
Mai così in basso, mai così simile
(non solo dirlo, anche pensarlo duole)
alle odiose caricature
che da sempre ci infangano e sfigurano…
Anche altrove, lo so,
si santifica il crimine, anche altrove
si celebrano i riti
del privilegio e dell’impunità
trasformati in dottrina dello stato.
Ma solo a noi, già fradici
di antiche colpe e remissioni,
a noi prima untori e poi vittime
della peste del secolo
è toccata, con il danno, la beffa,
una farsa in aggiunta alla sventura.
(…)
Sia detto, amici, una volta per tutte: a correre rischi non è soltanto la credibilità della nazione o l’incerta, dubitabile essenza che chiamiamo democrazia, qui in gioco c’è la storia che ci resta, il poco che manca da qui alla morte.

(Raboni)

LA MISERIA E’ IN AUMENTO

Emblematico il rapporto della Caritas: dall’inizio della crisi ad oggi la povertà assoluta, ovvero la condizione di coloro che non hanno le risorse economiche necessarie per vivere in maniera minimamente accettabile, è aumentata nel nostro Paese fino ad esplodere. I poveri in Italia nel 2015 sarebbero saliti a 4,6 milioni. Una persona su 13 in Italia è in grave povertà. Inutile parlare dei vantaggi dell’euro, del capitalismo e del mercato in tali condizioni. Nel 2016 la situazione è ancora peggiorata.
Nella legge di bilancio Renzi prevede altri 7 miliardi di tagli alla Sanità, mentre sproloquia di Olimpiadi e di Ponte di Messina!
Pochi giorni fa la Caritas dichiarava: “L’Italia è il solo Paese in Europa, insieme alla Grecia (la quale almeno sta studiando un piano di contrasto alla povertà assoluta) che sia privo di una misura nazionale universalistica, destinata cioè a chiunque sia privo delle risorse economiche necessarie per una vita minimamente accettabile. Povertà assoluta che negli ultimi anni di crisi è aumentata sino ad esplodere.
E a che cosa pensa Renzi? A distruggere la democrazia e a demolire lo stato sociale!!! Un disegno di puro potere autoritario che se ne sbatte dei problemi reali del Paese.
Non ci sono parole per dire quanto ciò sia vergognoso e vile!
Intanto, dopo che le stime di crescita del Pil sono state smentite sia dal Fm che dall’organi preposto al Bilancio, Padoan ha deciso di proseguire imperterrito con le stime fallate, e buona notte al secchio!
.
COME DISTRUGGERE UN PAESE
Viviana Vivarelli

Il primo modo per ridurre un popolo in catene e distruggere la sua dignità è rubargli il lavoro.
Il secondo modo è quello di cambiare le sue leggi così da azzerare i suoi diritti civili.
Senza lavoro e senza diritti civili, un Paese non è più libero ma schiavo.
Il sistema renziano ha fatto entrambe le cose: ha distrutto i diritti del lavoro e ha distrutto i diritti democratici e civili, dimezzando la democrazia.
L’ultimo atto sarà di azzerare lo stato sociale.
E poi il “cambiamento per il cambiamento” verso il peggio raggiungerà il punto del cimitero.

Anchìo-Santo

Più che giochi di potere..
sembrano bari alla riscossa
finti litigi da giullari
il re va servito e riverito
fino a che non è pugnalato
poi si passa a riscuotere
ciò che rimane del partito

.
TUTTE LE ILLEGALITA’ DI QUESTA RIFORMA E DI QUESTO REFERENDUM
Viviana Vivarelli

La riforma costituzionale nasce come un decreto e dunque come atto illegittimo e altamente inopportuno di un Governo che per regola non avrebbe nemmeno il diritto di fare leggi, salvo che in situazioni rarissime di eccezionalità e di urgenza. Il Presidente della Repubblica avrebbe il preciso obbligo e dovere di limitare i decreti legge e i disegni di legge presentati dal Governo, essendo questi un organo esecutivo e non legislativo, ma è venuto meno al suo compito istituzionale non solo permettendo che Renzi governasse con ben 53 decreti imposti alla fiducia in due anni subornando i poteri del Parlamento, ma addirittura che per decreto fossero modificati addirittura 47 articoli della Costituzione (su 139).
Il disegno di legge Boschi sulla riforma costituzionale è stato approvato dalla Camera con 367 voti a favore (voti totali 950), mancano dunque i due terzi richiesti per la modifica delle leggi costituzionali (630). Non avendo ottenuto la maggioranza di due terzi dei componenti di ciascuna Camera, la Costituzione prevede che la riforma possa essere sottoposta a referendum popolare. Questo avrebbe dovuto tenersi in ottobre ma Renzi lo ha fatto slittare al 4 dicembre per interessi propri, tenendo fermo il Paese in un duello e una spaccatura che hanno oscurato tutti i nostri gravissimi problemi.

IL RICORSO DEI COSTITUZIONALISTI

Che a qualcuno piaccia o no, Onida e altri 55 costituzionalisti hanno presentato un ricorso fondatissimo contro le illegalità commesse da Renzi.
Non è legittimo che una legge di riforma costituzionale presenti temi così eterogenei (sono almeno 10 e tutti diversi). I quesiti referendari per legge devono essere separati perché è l’unico modo con cui il cittadino può scegliere con chiarezza. Il modo usato da Renzi è illegale e viola la libertà di voto garantita dagli articoli 1 e 48 della Costituzione.
Anche il procedimento da lui usato è illegale e va contro l’articolo 138.
Ha presentato il referendum come ‘confermativo’ quando questa figura giuridica non esiste nel diritto italiano, come se cercasse una ratifica popolare e lo ha fatto credendo a torto di avere la maggioranza nel Paese, cosa sempre più discutibile.
Ha fatto formulare il quesito in modo illegale contro la 352 che dice chiaramente che devono essere indicati i numeri degli articoli soggetti a revisione (e non il titolo o l’oggetto). Il titolo si mette per leggi costituzionali ma non per leggi di modifica costituzionale.
.
MA QUALE RISPARMIO?
Viviana Vivarelli

E poi la buffonata di far credere che un diritto elettorale veniva annientato, dimezzando la democrazia, “per fare dei risparmi”!
Già questi risparmi secondo la superballa di Renzi dovevano essere di un miliardo l’anno e poi per la Corte dei Conti sono risultati di 47 milioni! Quasi la stessa cosa! Ma va!? Ma perché allora non si sono equiparati gli stipendi dei parlamentari alla media europea, visto che i nostri sono i parlamentari più pagati d’Europa? O forse questi stessi non si sarebbero votati una legge che gli riduceva i guadagni mentre sono sempre stati velocissimi sugli aumenti? Oppure potevano eliminare del tutto il Senato! Già ma allora come facevano a votarsi altre impunità?
E poi non era il risparmio il vero fine ma il dimezzamento dei diritti elettorali. Anche con le province fecero la stessa truffa: poi le province sono rimaste e un diritto elettorale è sparito.
Ma quale risparmio?
I 5stelle hanno dato di più alle piccole e medie imprese solo tagliandosi lo stipendio.
La Camera, l’anno scorso, ha speso quasi un miliardo. Quest’anno di più. Per il quarto anno i cari parlamentari hanno deciso di non tagliarsi gli stipendi, di non tagliare i vitalizi, di non tagliare le auto blu, di non tagliare i doppi stipendi, di non tagliare le spese inutili. I 5 grandi parlamenti nazionali d’Europa, Germania, Francia, Inghilterra, Italia e Spagna, costano 3,18 miliardi di euro l’anno, ma il Parlamento italiano spende più della somma degli altri messi insieme. C’è poi il contorno. Ad ogni cittadino italiano, il Parlamento costa 3 volte di più che in Francia, quasi 7 volte più che in Inghilterra, e 10 volte più che in Spagna: impiegati, stenografi o commessi che individualmente arrivano, al massimo dell’anzianità, ad avere stipendi superiori ad alcune delle più alte cariche dello Stato. Com’è possibile che i deputati italiani in 50 anni hanno consentito che crescesse e si consolidasse il sistema retributivo più assurdo di un paese che pure ha conosciuto privilegi di tutti i tipi? Per sanare questo abuso non occorreva nessun stravolgimento costituzionale. Bastava un po’ di buon senso.

HANNO DETTO…

Mentre conculca la libertà del singolo, facendogli credere che ne ha più di quanta ne abbia mai avuta in passato solo perché può scegliere fra diverse marche di frigorifero, la democrazia non realizza nemmeno la volontà della maggioranza. Fra l’una e l’altra si inseriscono le oligarchie, le vere detentrici del potere, annullandole entrambe. Non siamo che sudditi.” (Massimo Fini) (Questo si chiama constatazione di una tragedia in corso).

Scalfari “Una oligarchia è la vera democrazia” (questo si chiama arteriosclerosi morale).

Benigni: “La riforma della Boschi e di Verdini è la migliore riforma costituzionale del mondo” (Questo si chiama mercato delle vacche)

Troll a go go: “Meglio cambiare qualcosa che non cambiare niente” (Questo si chiama suburra).

Era la Suburra un vasto e popoloso quartiere dell’antica Roma la cui popolazione era costituita da sottoproletariato urbano che viveva in condizioni miserabili morali e sociali. Il termine suburra ha ancora, nel linguaggio comune, il significato generico di luogo malfamato, teatro di crimini e immoralità.
A questo siamo ridotti: a Suburra.

LA FINTA ABOLIZIONE DELLE PROVINCE

Così si eleggono le nuove Province: niente urne, votano sindaci e consiglieri
Le consultazioni “di secondo livello” al via dal 28 settembre in 64 province e 8 città metropolitane, ecco la mappa. E si profilano accordi sorprendenti. Elette le Provincie, hanno votato i consiglieri comunali e sindaci. E i cittadini italiani ?
Abbiamo perso il diritto di voto, si votano da soli, si assumono sa soli appalti alle Provincie a parenti.
La democrazia è FINITA.
.
CRISI DELLE VECCHE CATEGORIE POLITICHE
Viviana Vivarelli

Io sono nata povera e per tutta la vita ho lottato contro l’ingiustizia dei ricchi che vogliono essere sempre più ricchi rubando ai poveri la sopravvivenza e il futuro, impoverendoli dei loro diritti, fregandosene delle loro sofferenze.
Quando ero ragazza credevo che la differenza tra i ricchi avidi e i poveri sfruttati fosse chiara e che bastasse votare a sx e credere nell’uguaglianza per tutti davanti alla legge e nella possibilità di leggi eque e di governi democratici.
Dopo la morte di Berlinguer queste divisioni hanno cominciato a vacillare, ds e sx hanno cominciato a confondersi. Vedevo gli oppressi sostenere gli oppressori, o per ignoranza o per fiducia mal riposta. Sono diventata una no global e una pacifista e intanto la confusione aumentava. La sx diventava sempre più simile alla dx. Oggi nessuno parla più di Marx o di lotta di classi. E’ stato anche rinnegato il colore rosso che un tempo simboleggiava la lotta di un popolo per la libertà. Oggi quando difendo i poveri contro l’iniquità palese mi sento dare di stupida. E mi chiedo perché siamo peggiorati tanto. E soffro.
Purtroppo le antiche categorie politiche sono morte, i vecchi linguaggi sono obsoleti, le nuove tecniche di comunicazione sono di basso livello ma vincono le masse inesperte e ignare, nessuno parla più di lotta di classe, nessuno soprattutto fa più una lotta di classe e i politici effettivi scadono sempre più in un chiacchiericcio sterile che ha perso anche la facciata o l’identità,in una massa confusa dove appaiono tutti ugualmente oppressori, uniti in uno stesso intento miserevole di casta. Ma l’eterna divisione tra troppo ricchi e troppo poveri si accentua sempre di più. Il capitalismo che nel primo dopoguerra mostrava che dal mercato poteva venire un progresso e una ricostruzione ora è diventato una bestia famelica che divora se stessa, ignora la miseria e l’economia per arricchirsi con la borsa, la finanza,la sottrazione di diritti, l’imbarbarimento delle leggi, e, mentre i troppo poveri aumentano, le nuove generazioni sono private di futuro, agli anziani si sottrae sempre più stato sociale e masse gigantesche di reietti cacciati dalle loro terre dalle guerre e dalle depredazioni capitaliste si riversano affamati e disperati nei nostri Paesi, con i più ricchi che credono di poter ignorare il problema dimostrando tutta la loro insipienza e le banche con cui hanno creduto di tiranneggiare i popoli stanno per esplodere in una enorme bolla che li travolgerà tutti.
Chi sono oggi i più deboli? I più deboli sono i senza potere.
E più si stravolgono la leggi per cancellare i nostri diritti, più tutti noi diventiamo più deboli.
Ci hanno tolto i diritti per toglierci la speranza.
O ci riprenderemo qualcosa per cui lottare, o saremo tutti perduti.
La nostra debolezza dipende dal nostro non sapere.
Ho votato 2 volte Prodi per ignoranza. Se avessi saputo cosa significava essere messi da Prodi nella zona euro e cosa avrebbe significato mi sarei astenuta.
Ho 74 anni e in questo tempo ho sempre votato credendo di fare del mio meglio e mai per partiti di dx. Posso dire di essere stata sempre delusa. Da tutti. Massimamente dal Pd.
Troppo mi deluse Cofferati a Bologna quando il quartiere della Bolognina mi elesse come ‘fuori partito’ per aiutare a fare il programma un Cofferati che non sapeva nulla di Bologna.
In quel programma, come no global, sperai di costruire qualcosa con un embrione di democrazia diretta, secondo le richieste che venivano dalla gente e arrivavano al municipio attraverso noi rappresentanti.
La delusione fu cocente. Da subito. Poi venne il rigetto.
Con Prodi mi ero segnata il suo programma fatto con tutti i partiti del csx. Ogni giorno Prodi decideva qualcosa per cui cancellavo una sua promessa, finché cancellai tutto. Anche lui fu solo un’immane delusione.I n fondo faceva parte della stessa cricca di reazionari del Bilderberg e della JP Morgan. Come gli altri
Cofferati fece anche peggio: dopo averci fatto lavorare un anno a livello di quartiere per sapere cosa i Bolognesi volevano, gettò tutto il nostro lavoro nel cestino e governò diversamente, in modo autoritario, autarchico, dittatoriale, facendo esattamente il contrario di quello che la cittadinanza aveva richiesto.
In tutta la mia vita, finora, non c’è stato un partito che non mi abbia deluso.
Ora io spero nella democrazia diretta. Spero direttamente nella gente, ma finché Grillo tiene in mano tutto, non posso dire nemmeno che il M5S sia una democrazia compiuta. Come no global, i miei ideali non sono cambiati. La delusione nei politici non mi ha fatto perdere la fede nella gente. So che la gente è migliore di questa casta di belve immorali e corrotte che ci governa. So che senza ideali l’uomo muore. Il mio voto nel tempo si è spostato, ma i miei ideali non cambieranno mai.

RENZI STRAVOLGE LA DIVISIONE DEI POTERI

Le democrazia moderne nascono con la divisione dei poteri.
I poteri dello Stato sono tre:
legislativo
esecutivo
e giudiziario.
Affinché vi sia una buona democrazia, occorre che i tre poteri restino separati e bilanciati in modo che ognuno serva come contrappeso agli altri e si abbia un equilibrio tra di loro.
Il potere legislativo è il più importante, per questo la nostra si chiama ‘Repubblica parlamentare’ e per questo il Parlamento deve essere eletto direttamente dal popolo, in quanto deve fare le leggi come suo ‘rappresentante.
Se una parte del Parlamento non viene eletta direttamente dal popolo, il Parlamento viene meno alla sua funzione di rappresentanza popolare e decade.
Non ci deve essere una confusione di poteri.
Deve essere il Parlamento a fare le leggi.
Deve essere il Parlamento a nominare il Governo.
Il Governo non ha un potere legislativo (salvo eccezioni che dovrebbero essere rarissime e di necessità e urgenza). Il Governo ha un potere esecutivo, provvede cioè i fondi necessari ad attuare le leggi.
Le autorità degli enti locali avrebbero per Costituzione dei poteri di amministrazione del territorio (poteri esecutivi) ma questa parte della Costituzione che doveva decentrare lo Stato non è mai stata attuata.
Un sindaco o un assessore non sono stati eletti per fare le leggi, non hanno il potere legislativo, ma vengono eletti per amministrare il territorio gestendo i soldi che lo Stato centrale gli dà.
Questa riforma confonde potere legislativo con esecutivo, rompendo l’equilibrio dei poteri. Gli elettori quando eleggono un sindaco non eleggono una autorità preposta a fare le leggi.
E anche peggio questi strani senatori, partirebbero come scelti dai partiti nell’esecutivo e non direttamente eletti e si troverebbero investiti di poteri legislativi e addirittura di diritti all’impunità che creano un caos inaccettabile, tanto più che le direttive Ue vietano espressamente le doppie cariche.
La separazione (o divisione) dei poteri è uno dei principi fondamentali dello stato di diritto. Consiste nell’individuazione di 3 funzioni pubbliche nell’ambito della sovranità dello Stato —legislazione, amministrazione e giurisdizione — e nell’attribuzione delle stesse a 3 distinti poteri dello stato, organi dello Stato indipendenti:il potere legislativo,esecutivo e giudiziario.
L’idea è che con la separazione dei poteri si garantisce meglio la democrazia e la si protegge da abusi.
Il principio di separazione dei poteri è uno dei capisaldi del moderno stato di diritto.
Esso fu rifiutato dallo stato totalitario staliniano come dal nazifascismo che tesero a centralizzare in un unico organo i poteri dello Stato.
Gli Stati che eliminano la separazione dei poteri tendono a diventare dittature.
Oltre a questa separazione orizzontale dei poteri ce n’è una verticale che distribuisce il potere in enti subordinati come Comuni e Regioni.
Questa separazione verticale trova la sua massima espressione negli stati federali come la Germania o la Repubblica elvetica.
La Costituzione del 48 dava alle Regioni molti più poteri che non sono poi stati garantiti e permetteva ai cittadini di valutare più da vicino l’operato delle autorità locali. Giustamente, uscendo dal fascismo, si voleva evitare di ricadere in uno Stato centralizzato e si voleva decentrare il potere a livello di territorio. Renzi invece riprende alle Regioni i poteri già attribuiti e li centralizza di nuovo, addirittura permette ai partiti di nominare i loro fedelissimi pescandoli dagli enti locali ma poi non permette al nuovo Senato di decidere proprio sulle leggi del territorio.
Quando, come nel sistema USA, non esiste una rigorosa separazione delle funzioni, perché organi appartenenti a poteri diversi concorrono al loro esercizio, si parla di bilanciamento dei poteri o sistema dei checks and balances (‘controlli e contrappesi’) ma qui non esiste nemmeno quello. C’è solo un enorme caos e un preciso disegno autoritario.

LA TRUFFA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA
Qfwfq

In altri Paesi esiste il premio di maggioranza ma i parlamentari sono, dal primo all’ultimo, eletti dai cittadini. Non esiste un’altra legge elettorale che configura furbate come i capilista bloccati e le multicandidature, tra l’altro già cassate dalla Consulta. Come non esiste un’altra legge elettorale che assegna la maggioranza assoluta dei seggi alla lista monocolore anziché alla coalizione tra più forze politiche, il tutto condito dalla mancanza di un quorum, pure lui incostituzionale. Un amarcord della legge Acerbo.
In ultimo, ma non per questo meno importante: il rischio di “dittatura” insito nel premio di maggioranza è bilanciato dappertutto con le dovute garanzie. L’unico “contrappreso” previsto dalla riforma è uno statuto delle opposizioni che ancora non esiste e che sarà scritto quando al Governo ci sarà la lista monocolore che si è accaparrata la maggioranza assoluta dei seggi. Ammesso pure che quello statuto verrà scritto, perché non c’è nessun vincolo che obblighi a farlo.
Qui non si tratta di piccole modifiche ma di prendere l’Italicum, ridurlo in tanti pezzettini, gettarlo nella spazzatura, dargli fuoco e disperdere le ceneri sul monte bianco.
Quello che chiede Renzi è l’ennesimo atto di fede dopo la vagonata di pacchi che ha rifilato (“non sarò mai premier senza essere eletto”; “Enrico stai sereno”; “l’art. 18 non è un problema”; “la legge elettorale non si approva a colpi di fiducia”). Chi è così ingenuo da cascarci ancora?
L’Italicum, attraverso il premio di maggioranza di 340 seggi su 630 assegnato non alla coalizione tra più forze politiche ma alla lista monocolore dove il segretario del partito è anche premier, crea di fatto un sistema in cui il Governo detiene sia il potere esecutivo che quello legislativo perché nel Parlamento, dove tra l’altro la fiducia sarà concessa o revocata solo dalla Camera, potrà disporre sempre e comunque di una maggioranza assoluta composta da un unico partito e da deputati in parte nominati tra i più fedeli attraverso i trucchetti dei capilista bloccati e delle multicandidature.
Nel complesso si configura un impianto istituzionale che non trova riscontro in nessuna democrazia, nemmeno in quelle di tipo prettamente presidenziale come gli Stati Uniti dove i due poteri, quello esecutivo e quello legislativo, sono nettamente divisi. Il potere esecutivo è affidato al Presidente, eletto da un collegio di “grandi elettori” composto da membri scelti da ogni singolo Stato; il potere legislativo è nelle mani del Congresso, cioè il Parlamento, composto dalla Camera dei rappresentati e dal Senato, entrambe elette a suffragio universale e senza alcun sotterfugio che consente ai capipartito di scegliere i parlamentari all’insaputa degli elettori. I due poteri sono opportunamente bilanciati attraverso una netta e rigida separazione ma anche una serie di pesi e contrappesi (il cosiddetto “check and balance”).
.
Qfwfq
Il quesito oltre ad essere fuorviante e a non riassumere adeguatamente il contenuto di una riforma così pesante omette molti articoli: 57, comma 2; 64; 67; 68; 70; 71; 71, comma 3; 71, comma 4; 72, comma 7; 75, comma 4; 78; 79; 83, comma 2; 94; 117; 117, comma 4; 135.
.
Viviana
Se il SI’ prevarrà mi sentirò truffata e derubata nei miei diritti di cittadino e soffrirò per la democrazia spogliata e tradita.
Saprò che sono alla mercé di un Governo che assomma su di sé tutti i poteri senza contrappesi, senza rispettarmi e nelle condizioni di forza di poter vendere il mio futuro per garantire la propria condizione di potere pressoché assoluto.
.
Il voto di un Parlamento illegittimo, condannato in quanto eletto in modo incostituzionale e che era stato conservato solo per ‘una continuità istituzionale’ e non certo per fare la più grande riforma costituzionale di tutta la storia italiana, un voto strappato alla fiducia da un Governo che se n’è fregato di fare una riforma equanime che valesse per tutti per il bene del Paese e che ha badato solo ad accontentare i propri padroni finanziari e ad aumentare il proprio potere centralizzato, una riforma scritta malissimo, confusa e abborracciata, uscita da un pluripregiudicato come Verdini e da un’oca come la Boschi, una riforma approvata in fretta, senza il coinvolgimento di tutte le forze politiche che siedono in Parlamento, e che in soli 20 mesi è passata solo 3 volte alla camera e 3 al senato…sarà tutto quello che si vuole ma non certo una prova di democrazia.

MA LE PROVINCE NON LE AVEVANO ABOLITE?
Mark
Manterremo le Provincie? Ma non erano state abolite? E se non sono state abolite, e mantengono i loro poteri, ovvero edilizia scolastica, trasporto pubblico locale, pianificazione territoriale, perché non posso votarne i consiglieri?
A chi risponde colui che decide dove e come allocare i fondi dell’edilizia scolastica, ovvero se la scuola dove studiano i miei figli, possa essere ristrutturata, o debba attendere ancora? A chi risponde colui che approva il contratto di servizio del trasporto pubblico locale, e quindi decide, se avrò un taglio o no delle corse e delle linee d’autobus, con cui i miei figli vanno a scuola, con cui io mi sposto per andare al lavoro? A chi risponde colui che approva, le modifiche al piano d’area e alla pianificazione urbanistica provinciale, e quindi può decidere l’apertura di una discarica in una zona di ricarica degli acquiferi, se costui non viene eletto dalla cittadinanza, ma scelto da altri eletti: se la scelta è la fedeltà al partito, quando mai il cittadino potrà vagliare il suo operato e decidere di punirlo? Non si è sempre detto che a livello comunale si votano, le persone e non i partiti? A livello provinciale, il partito ha un peso, e di fatto si slega ogni responsabilità e dal controllo democratico degli elettori questi eletti.
La cosa divertente della campagna per il sì, è la negazione di quanto il governo va annoverando tra i suoi successi e fasti.
Se ora, siamo in poderosa piena crescita, e in una nuova età dell’oro, come canta lo storytelling governativo, a costituzione invariata rispetto all’attuale momento vincendo il no, il precipizio nei gorghi della povertà e della recessione non dovrebbe colpirci; altrimenti, o la crescita ha concause che sfuggono al controllo e ai meriti del governo, e quindi la riforma costituzionale è indifferente, oppure il paese non attraversa quell’età dell’oro, di cui il governo si vanta? E allora se il governo, che ha posto più fiducie persino di B., non ha saputo far ripartire l’economia, difficile credere che lui, e gli esponenti del suo partito, di cui il governo ne è espressione, sappiano fare una buona legge costituzionale; difficile fidarsi, anche perché il governo ha fatto, della riforma un’iniziativa governativa, e condizionato, con voti di fiducia la stesura e la forma.
Si è sempre detto che il problema di questo paese è l’eccesso di leggi, e allora perché invocare la necessità di un snellimento e velocizzazione del processo legislativo, per fare ancor più leggi? Non si dice che ne servono poche, ma buone? Questa è una contraddizione.
Ora dal comitato del sì, mi si dice, che la riforma raccoglie i punti della riforma e del programma di Berlusconi e di Forza Italia, ma nel 2013, con Italia bene comune, si è chiesto il voto contro quel programma. Insomma mi si chiede il voto per la riforma, che raccoglie i punti e le richieste di Forza Italia e di B., dopo che il Pd lo ha indicato causa della rovina di questo paese, e dopo che nemmeno tre anni fa mi si è chiesto il voto contro: in pratica di negare il voto del 2013.
Talmente è il cortocircuito, che i sostenitori del sì dicono tutto e il suo contrario.
No grazie, come dice la professoressa Elena Cattaneo, i salti nel buio preferisco evitarli, visto che la guida sembra avere le idee confuse.
Per inciso la professoressa Cattaneo, scienziata e ricercatrice sulle cellule staminali cerebrali, senatrice a vita e medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica per meriti scientifici, ha usato queste parole:
“Sento urlare slogan che umiliano la discussione e i cittadini, a cui si chiede devozione verso un sì o verso un no. Si dice che questa riforma riduca i costi della politica, che disegni un Senato simile a quello tedesco o francese. Ma è falso. E non accetto la menzogna nel 2016. Non posso accettare che i cittadini siano ingannati in questo modo. Mi raccontano che è difficile spiegare la riforma costituzionale. Che è necessario comunicarla così, dicendo cose false. E non capisco come si possano riavvicinare le persone alle istituzioni in questo modo. È una politica fallimentare, questa, che non mi troverà mai dalla sua parte.”
E ancora:
“Mi stupisce che chi sostiene questa riforma porti avanti degli argomenti che si sgretolano alla prova dei fatti: la riduzione dei costi, la somiglianza del nuovo senato con quello francese o tedesco. Semplicemente, non sono veri. Ma il senato doveva essere uno strumento di controllo dei cittadini, non un luogo di rappresentanza dei cooptati dalla politica. Peraltro, non eletti direttamente dal popolo. E che si aggiunge a una camera composta da nominati dai partiti. Mi sembra un salto nel buio”.
Qualcuno la liquiderà con l’accusa di “gufo, professoressa parruccona”, ma questo qualcuno è un povero e puro idiota, che nella sua vita avrà fatto per il progresso della collettività nulla, rispetto a quanto ha significato lo studio della professoressa, ma che nonostante questo, pur davanti alla propria miseria, sparlerà di meritocrazia; ovviamente considerandosi egli stesso, in maniera autoassulatoria et naturaliter, meritorio di tutto.

questa l’intervista alla professoressa Cattaneo
http://www.huffingtonpost.it/2016/10/09/cattaneo-referendum_n_12413494.html?utm_hp_ref=italy&ir=Italy

I BUCHI DELLA RIFORMA

Dice giustamente Alessandro Gilioli che ci sono nella riforma troppo oscurità.
La riforma del Senato si guarda bene dal dire come questo sarà eletto e con quali criteri saranno scelti i senatori. L’articolo 57 dice che i senatori saranno scelti dai consigli regionali al loro interno o tra i sindaci, aggiungendo però che le modalità con cui avverrà questa scelta saranno stabilite da una futura legge ordinaria; questa dovrà prevedere che la scelta avvenga «In conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi».Quindi il 4 dicembre andiamo a votare sul Senato ma dando una delega in bianco ai partiti per fare una legge su come saranno scelti i senatori tra gli eletti enti locali. Senza cioè sapere se, per decidere quali consiglieri/sindaci potranno sedere a Palazzo Madama, i cittadini verranno consultati o no. La formula «in conformità alle scelte espresse dagli elettori» lascia aperta infatti molte possibilità, in un senso o nell’altro.
In sostanza, andiamo a votare sul nuovo Senato senza sapere se e in che misura potremo scegliere i senatori.
E come cambierà la Camera? L’ultima volta l’abbiamo scelta con il Porcellum, poi questo è stato fatto fuori dalla Consulta, quindi è stato approvato l’Italicum, che ufficialmente è in vigore però è destinato a cambiare (Renzi dixit) ma – ripeto – non sappiamo come. Così ad esempio non possiamo sapere se il nuovo Senato aumenterà o no i poteri del premier, perché dipende da come sarà la Camera. Che cosa sarà del governo e della maggioranza in caso di vittoria del sì o del no?
All’inizio Renzi aveva detto che in caso di vittoria del no si sarebbe dimesso, anzi avrebbe “fatto altro nella vita”; poi invece si è pentito di questa personalizzazione ma non ci ha chiarito le idee: se vince il no, che fa? Va a al Quirinale per rimettere il mandato o no? E se gli viene confermato da Mattarella, si dimette lo stesso in modo irrevocabile oppure va avanti? O magari fa un rimpastone e ciao? E se invece vince il sì, lui prosegue con questa legislatura o (come vogliono alcuni robusti rumors) ne approfitta per andare a elezioni anticipate e liberarsi di un po’ di pesi? Qualcuno lo sa? E non sarebbe opportuno che un po’ di trasparenza su tutto questo venisse fatta, non sarebbe il caso che i cittadini sapessero quali sono i piani in entrambi gli scenari? È chiedere troppo?
Ecco.
Einaudi diceva “conoscere per deliberare”: lo cito spesso.
Sarò noioso, ma a me pare che i tre punti sopra ci portino molto lontano da quel semplice, essenziale e fondamentale principio di democrazia consapevole.
.
Rocco Gazzaneo
Renzi: “Chi vota No al referendum lo fa perché gli sto antipatico”. Matteo, quello è il plebiscito.

Non è Renzi che ci dà il diritto al referendum ma la Costituzione, e c’è stato anche un comitato del NO ma senza i media asserviti a Renzi, i soldi pubblici che Renzi ha usato, e Coldiretti che all’ultimo minuto ha dato le sue firme, Renzi non avrebbe raggiunto il numero di firme richiesto.
Sono state raccolte tra 580mila firme dal Comitato del sì, circa 300mila per il Comitato del no. All’ultimo momento il comitato del SI’ andava peggio, poi Coldiretti ha portato le 100.000 che mancavano. In cambio di cosa?
.
Paolo Dagnino
Gentili elettori PD, al punto 3 del Manifesto dei Valori del Partito Democratico approvato il 16 Febbraio 2008 si legge :
“La sicurezza dei diritti e delle libertà di ognuno risiede nella stabilità della Costituzione e nella certezza che essa non è alla mercé della maggioranza del momento. Il Partito Democratico si impegna perciò a ristabilire la supremazia della Costituzione a difenderne la stabilità e a metter fine alla stagione delle riforme costituzionali imposte a colpi di maggioranza.”
Memoria cortissima eh ?
.
LA RIFORMA TARGATA JP MORGAN
Tommaso Montanari, VicePresidente di Libertà e Giustizia

Presidente Napolitano, abbiamo il diritto di sapere se andremo a votare una riforma
targata JP Morgan. Il Presidente emerito Giorgio Napolitano non risponde a Salvatore Settis. Il Presidente del consiglio scientifico del Louvre (un archeologo con due lauree ad honorem in diritto costituzionale) gli aveva chiesto di confermare o smentire un articolo del Corriere del 2014 in cui si diceva esplicitamente che la strada della riforma costituzionale era quella indicata dalla banca d’affari americana JP Morgan. Napolitano ha scritto
che si tratta di domande insinuanti e aspre e non ha risposto. Eppure la domanda era non solo legittima, ma urgente.
Matteo Renzi ha più volte detto esplicitamente che il suo modello di leader politico è Tony Blair, e ha anche più volte annunciato che dopo due mandati alla guida del Governo farà come lui: andrà in giro per il mondo a fare conferenze e consulenze.
La domanda è: sarà identico anche il finanziatore? Il Financial Times ha stimato in due milioni e mezzo di sterline il compenso annuo che la JP Morgan versa a Blair, e la prima volta che Tony e Matteo hanno cenato insieme (a Palazzo Corsini, a Firenze) organizzatore era proprio l’amministratore delegato della banca americana.
Sarebbe del più alto interesse sapere quali politici italiani siano attualmente sul libro paga della banca: e in questi giorni Ferruccio De Bortoli ha mostrato come tali nessi abbiano pesantemente condizionato, e rischiano di continuare a condizionare, la sorte del Monte dei Paschi di Siena. Ma proprio perché questo grado di trasparenza è, da noi, inimmaginabile, una risposta di Napolitano avrebbe reso decisamente più chiara la partita referendaria.
Dobbiamo infatti ricordare che la JP Morgan ha che “Le Costituzioni e i sistemi politici dei paesi della periferia meridionale, costruiti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche che non appaiono funzionali a un’ulteriore integrazione della regione. […] Queste Costituzioni tendono a mostrare una forte influenza socialista, che riflette la forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Questi sistemi politici
periferici mostrano, in genere, le seguenti caratteristiche: governi deboli; stati centrali deboli rispetto alle regioni; tutela costituzionale dei diritti dei lavoratori; costruzione del consenso fondata sul clientelismo politico; e il diritto di protestare se cambiamenti sgraditi arrivano a turbare lo status quo. I punti deboli di questi sistemi sono stati rivelati dalla crisi.
Ma una cosa il Capo dello Stato non la nega, nella nota del suo ufficio stampa: quella riforma per lui è importante, anzi improrogabile dunque è positivo che ci si lavori subito, per mettere fine al bicameralismo paritario. L’ha detto in infinite occasioni, per dare una scossa contro la persistente inazione del Parlamento. Spiegando che la stabilità non è un valore se non si traduce in un azione di Governo adeguata (ciò che in Senato con
identici poteri alla Camera non consente) e associando quella riforma a quella del Titolo V della Carta e alla legge elettorale. A questo proposito basterebbe rileggersi il rapporto stilato dalla J.P. Morgan il 28 maggio 2013, là dove indica nella debolezza dei governi rispetto al Parlamento; e nelle proteste contro ogni cambiamento; alcuni vizi congeniti del sistema italiano. Ecco una sfida decisiva della missione di Renzi. La velocità impressa dal premier, quindi, a Napolitano non dispiace.
Ora, due anni dopo e in piena campagna referendaria, Napolitano trova insinuante la domanda di Settis: ma gli italiani hanno il diritto di sapere se stanno votando su una riforma targata JP Morgan. La vita politica italiana è malata: su questo concordano tanto i sostenitori del Sì che quelli del no. Ciò su cui si dividono è la diagnosi: e, dunque, la terapia. La riforma costituzionale Napolitano-Renzi- Boschi è una cura motivata dalla convinzione che il male dell’Italia sia un eccesso di democrazia. I cittadini conterebbero troppo, il Parlamento sarebbe troppo incisivo, i diritti dei lavoratori troppo garantiti, gli enti locali più vicini al territorio (le Regioni) troppo potenti. Ecco dunque la ricetta: far votare meno i cittadini (per esempio togliendo loro il potere di eleggere il Senato, che tuttavia continuerà a fare le leggi), far contare meno i loro voti (a questo serve l’Italicum),
accentrare tutti i poteri in capo al Governo di Roma (ecco il nuovo Titolo V della Costituzione), e così via.
Nel momento in cui gli italiani sono chiamati a decidere se dar corso o meno a questa cura da cavalli, hanno il diritto di conoscere i titoli e il curriculum dei medici che la propongono.
Ora, la domanda è: possiamo fidarci del medico JP Morgan, e della sua ricetta? Davvero dobbiamo cambiare il sistema di garanzie democratiche costruite dopo il fascismo perché ce lo chiede una banca condannata a pagare una multa da 13 miliardi di dollari per aver piazzato pacchetti finanziari inquinati, ed aver quindi contribuito ad innescare quella stessa crisi che ora ci spinge a cambiare la Costituzione?
Io non credo. Sono d’accordo, invece, con ciò che un perfetto coetaneo e compagno di partito di Napolitano -Alfredo Reichlin- ha scritto sull’Unità del 30 settembre:A me questo non sta bene. È chiaro? Io ho preso le armi per dare all’Italia un Parlamento. Io ricordo i tanti che allora volevano un regime politico più avanzato nel senso di dare poteri più diretti al popolo (i CLN). E ricordo la risposta di Togliatti: no, il Pci vuole una Repubblica parlamentare. E su ciò si fece la Costituzione. Il Parlamento funziona male? Sì, ma
solo il Parlamento è lo specchio del Paese, è la casa di tutto il popolo ricchi e poveri, borghesi e proletari. Non è la privativa di nessuno. Di nessuno: nemmeno della JP Morgan. O dei suoi consulenti.

LA P2 E LA RIFORMA
Viviana Vivarelli

Nel piano della P2 di distruzione della democrazia, Gelli ordinò in modo molto chiaro che i nomi degli organi istituzionali rimanessero ma essi venissero svuotati progressivamente dei loro poteri ed è quello che Renzi fa. Lo svuotamento dei poteri, la delegittimazione del Parlamento e la repressione della Magistratura iniziarono con Berlusconi. E Renzi non fa che portare avanti questo spregevole progetto autoritario e antidemocratico.
Berlusconi arrivò perfino a chiudere il Parlamento
Renzi vuole riempirlo per 2/3 di ‘nominati’, fedelissimi del partito, e si è appropriato del potere legislativo che come Governo non gli compete imponendo alla fiducia ben 53 decreti
La riduzione del Senato non ha altro scopo che indebolire la rappresentanza popolare, dunque la democrazia, come Renzi ha già fatto sottraendo ai cittadini il diritto di eleggere i Presidenti di Provincia, con la scusa di eliminare le Province per presunti risparmi. Come si vede, era una truffa perché le Province non sono state eliminate affatto. In questi giorni la casta si è autoeletta, e la stessa cosa avverrà per il Senato e per 2/3 della Camera. E’ un piano progressivo di svuotamento della democrazia. E’ un piano progressivo di svuotamento della democrazia. E l’Italicum completerà l’opera.
Si ripete il piano scellerato che era già stato imposto con la finta abolizione delle Province.
Non solo non sono state abolite per niente ma in questi giorni, nell’ignoranza della gente, a Roma, Milano, Bologna, Napoli e Torino si sono eletti consigli delle Città Metropolitane. Ma non sono stati più i cittadini a scegliere direttamente i loro rappresentanti, come la democrazia comanda, c’è stata un’elezione di 2° grado, nella quale sono stati i sindaci e i consiglieri comunali a scegliere i membri dei consigli metropolitani. Con lo stesso meccanismo indiretto che esclude i cittadini, si intende modificare il Parlamento facendone il servo dei partiti. In pratica, a livello locale si è sostituita la democrazia popolare con piccole oligarchie partitiche, e parallelamente, a livello nazionale si sta sostituendo un Parlamento ad elezione diretta dei cittadini e dunque democratico con una cricca di nominati che i partiti sceglieranno tra i fedelissimi, proteggendoli con l’impunità, da eventuali reati. Al posto di una democrazia avremo una oligarchia in cui il partito di maggioranza relativa avrà tutto il potere e il voto degli elettori starà quasi a zero. Ma i venduti come Scalfari hanno avuto la faccia di dire che “L’oligarchia è la democrazia migliore”!! Non ci sono parole per esprimere lo schifo.

LETTERA DI UN ANARCHICO

Vivì, non sei la sola ad essere delusa. Sapessi quanto lo sono io. Comunque, avanti fino alla fine.
AntòAvenza. Carrara

“Ah! La città del marmo e degli anarchici!” Cos’è il marmo lo sanno tutti, ma cos’è, precisamente, l’Anarchia, no, e così, quando ci chiamano anarchici pensano a gente abituata a fare e brigare senza regole e criterio, perché non sanno che Anarchia è una parola così bella e antica che esisteva già al tempo della grande Grecia, e infatti deriva proprio dalla lingua greca.
Cosa voleva e vuole dire, veramente, “Anarchia”?. Vuol dire, si, rifiuto di chi comanda, ma solo quando chi comanda fa gli interessi di pochi e non di tutti, e siccome è stato quasi sempre così, c’è stato anche chi ha sognato e sogna l’umanità fatta di uomini capaci di essere tutti quanti, uno a uno, in grado di fare il loro dovere senza nessuno a comandare. Chi sogna così è il vero anarchico della vera Carrara.
Ma perché proprio Carrara è diventata la patria degli anarchici? E quando ci fu il primo di tutti gli anarchici? Se ne sono dette e scritte, di storie, per rispondere a questi perché. Una delle storie che si raccontavano nella botteghina di un certo Nardi, anarchico individualista, calzolaio, era questa.
Dopo la caduta dell’impero Romano, che aveva comandato per tanti secoli anche a Carrara, qui da noi cominciarono a scorrazzare, più che da altre parti, i barbari, perché di qui bisognava passarci per andare in su e in giù, in qua e in là per l’Italia. E siccome i ladroni sladronavano dove passavano, a Carrara sladronavano a più non posso. Oltre a fare questo, spesso, i barbari si fermavano quanto volevano, a fare i comandini, e la gente ci si era quasi abituata. Comanda e sladrona, sladrona e comanda, qualcuno cominciò a stufarsi d’essere comandato e sladronato. Questo qualcuno era un uomo anziano, che ne aveva viste e sopportate di tutti i colori, e per il suo carattere da bastian contrario aveva preso botte da Goti, Visigoti, Ostrogoti, bizantini, Longobardi, e da altri.
“Se invece di fare comandare chi viene e chi va ci organizzassimo bene tra di noi, e nominassimo un comandante?” cominciò a predicare quel bastian contrario. “Se facciamo così ci scommettete che almeno a Carrara non viene più nessuno a comandare e a sladronare?” E siccome era un tipo che sapeva dire, fare e convincere, seppe convincere tanta gente. Questa gente si radunò dove adesso c’è il Duomo, a eleggere chi doveva comandare per tutti. La proposta di fare il comandante fu fatta al bastian contrario, a lui, che era troppo onesto e poco ambizioso, disse che a Carrara esisteva uno più adatto a guidare gli altri: fece il nome di quell’uomo, e la proposta fu accettata. Il comandante scelto, infatti, si dimostrò subito all’altezza della situazione: era così capace di fare e brigare, e di convincere tutti, che spesso riusciva perfino a convincere i barbari ad andarsene via senza colpo ferire, accontentandosi di quello che la gente era disposta a dare. Li convinceva con certe parole, con certi giri di parole, che la gente normale non riusciva neanche a capire, e non voleva neanche sapere cosa volessero dire, perché la gente è fatta così: finché tutto si risolve bene se ne infischia di capirne le ragioni.
A forza di comandare, di non dovere spiegare e rendere conto a nessuno, di essere considerato un capo, il comandante cominciò a starsene volentieri soltanto con gli altri comandanti, magari quelli dei barbari, perché i comandanti, rossi o blu, grassi o magri, sono tutti uguali, e fra di loro se la intendono sempre.
Capitava sempre più spesso, quindi, che all’arrivo dei barbari ci fossero incontri, anziché scontri, di comandanti, mentre il popolo, barbaro e non barbaro, non poteva neanche assistere ai banchetti, alle discussioni, e ai patti segreti. Ai Carrarini, però, stava bene anche così, perché, se non altro, i capi si limitavano a mangiare, a bere, a discutere, e quando litigavano per prendersi questo o quello finivano sempre per mettersi d’accordo senza chiamare la gente a menare le spade.
L’unico a non essere d’accordo neanche con questo andazzo fu il solito bastian contrario, e decise di intervenire. Andò alla casa del Governo, che era dove adesso c’è Piazza del Duomo, o, come dicono altri, al Cafaggio, si fece annunciare al comandante e gli disse: “Perché anziché stare con la gente e dare retta ai carrarini, come facevi una volta, non li consideri più?” Il comandante, che sapeva di dover rispondere a un uomo intelligente e onesto, cercò una risposta molto chiara, la trovò, ma per farla capire aveva bisogno di fare oltreché di parlare, e invitò il bastian contrario a seguirlo.
Andarono fuori, in piazza, e lì il comandante disse: “Guarda tutta la gente qui attorno, e dimmi come la vedi, quello che fa e cosa dice.” Il bastian contrario guardò, ascoltò, e vide e capì, precisamente, cosa faceva e cosa diceva la gente. Il comandante, allora, lo portò più lontano, sulla balza di Monterosso, e una volta lassù disse: “Ora guardala da qui, la gente che è per le strade e sulla piazza, e dimmi come è, cosa fa e cosa dice.”
Il bastian contrario guardò, ascoltò, ma non vedeva che un via vai di sagome nere, e in quanto a udire udiva solo il vento venire su dal Carrione e giù dai monti. E lo disse.
Il comandante, senza neanche rispondere, lo portò più in su, più in su, fino sulla cresta della Carocara, il monte sopra Miseglia, e gli disse la solita tiritera: “Guarda la gente di qui, dimmi come la vedi, cosa fa e cosa dice.”
L’altro spinse gli occhi lontano, fino a Carrara, e da quella altezza e quella lontananza non vedeva che puntini neri muoversi tra le case, come tante formiche, e nessuno, guardandole di lassù, avrebbe mai potuto capire cosa facevano e cosa dicevano, e infatti il bastian contrario disse che, da lassù, la gente non la vedeva e non la riconosceva più.
“Hai detto bene” rispose il comandante, soddisfatto. “La gente la vedi, la capisci, la consideri com’è, finché ci sei in mezzo, ma più te ne allontani, più su ti mettono, peggio la vedi, meno la capisci, e anche meno ti serve a tenere e tenerti compagnia. Ho voluto portarti fin qui per farti capire come stanno le cose. Tu e la gente di Carrara avete voluto farmi salire al comando, e adesso sono diventato così, e sarà sempre così, per chiunque andrà al comando. È il prezzo che si deve pagare: e se ti credessi che io ci godo poi tanto, ad essere così, ti sbagli!”
Il bastian contrario, dopo aver ascoltato e pensato, anziché prendersela con il comandante lo ringraziò, perché era stato sincero e gli aveva fatto capire come stavano e come sarebbero sempre andate le cose. Tornarono a Carrara, e la storia sembrava finita lì, ma invece doveva ancora venire il più bello. Il bastian contrario, pur sapendo che ormai sarebbe stato difficile cambiare le cose subito, si mise nella testaccia l’idea di poter cambiare almeno il futuro, e si mise a criticare tutto quello che non andava nel verso giusto, nel comportamento del comandante e degli altri comandanti che andavano e venivano. Nei primi tempi lo lasciavano fare, perché tanto era da solo, e la gente lo considerava perfino pazzo; ma quando i capi si accorsero che qualcuno cominciava a dargli retta, lo misero in galera. “Così impari a fare il bastian contrario” andò a dirgli il comandante, proprio quello che era salito al comando anche per merito suo. “Sei contento, adesso, di stare in galera?” “Si” rispose, tranquillo, il bastian contrario, più contrario di prima.
“Si! E perché?” sbottò il comandante, stralunato. Il condannato lo guardò senza cattiveria, come se lo compiangesse, e concluse: “Finché nel mondo la canaglia impera, la patria degli onesti è la galera.”
La gente di Carrara venne subito a sapere tutto questo, e da allora in poi c’é sempre stato chi la pensa come quel bastian contrario, soprattutto a Carrara; e tanti secoli dopo questi fatti, quando i sapientoni cominciarono a voler spiegare e chiamare tutto a modo loro, chiamarono “Anarchici” tutti quelli che, come il nostro bastian contrario carrarino, non vogliono essere né comandanti né comandati, ma uomini giusti, liberi, e basta.
.
RIDIAMARO :- )

Comagir00
Bersani: “Nel Pd non si può parlare”. Se è per questo neanche pensare con la propria testa.
.
Il mago di Floz
Il nuovo testo è malscritto, cervellotico, prolisso e pieno di rimandi interni. Praticamente perfetto.
.
Vittorio Scuderi
Ore 10 , a Medicina.
Anatomia del pensiero di Renzi.
Autopsia del pensiero di Bersani.
.
Intervista all’onorevole Bersani.
-:”On. Bersani, cosa è rimasto nel PD ,di Marx, di Lenin, del comunismo ,e della sinistra
in generale?
-:”Amarcord … Amarcord che …
(Occhetto in un angolo piange, anzi singhiozza e non si capisce la risposta dell’Onorevole
Bersani)
-:Onorevole Bersani, lei come si definirebbe?”
-:Io sono la minoranza della porta accanto (1). Più che uno Zapata e un rivoluzionario
io sono un emiliano.(2) Più che un Barolo (Einaudi) io sono un Lambrusco (Amabile).”
-: “Quindi Onorevole Lei ci conferma che è per il no?”
-:”Sì!” “Oggi mi accorgo che il mio amore per Renzi, è stato un amore a prima svista”.
-:”Ma di cosa accusa Renzi?”
-:Di non aver dato la forte evirata a sinistra che io e D’Alema i ci aspettavamo”.
-:”La ringraziamo per la sua disponibilità e chiudiamo il servizio.”

(1) La porta accanto è la porta di servizio.
(2) : criptica.
.
Un giorno tutti quanti l’animali
sottomessi ar lavoro
decisero d’elegge un Presidente
che je guardasse l’interessi loro.
C’era la Società de li Majali,
la Società der Toro,
er Circolo der Basto e de la Soma,
la Lega indipendente
fra li Somari residenti a Roma;
e poi la Fratellanza
de li Gatti soriani, de li Cani,
de li Cavalli senza vetturini,
la Lega fra le Vacche, Bovi e affini…
Tutti pijorno parte all’adunanza.
Un Somarello, che pe’ l’ambizzione
de fasse elegge s’era messo addosso
la pelle d’un leone,
disse: – Bestie elettore, io so’ commosso:
la civirtà, la libbertà, er progresso…
ecco er vero programma che ciò io,
ch’è l’istesso der popolo! Per cui
voterete compatti er nome mio. –
Defatti venne eletto proprio lui.
Er Somaro, contento, fece un rajo,
e allora solo er popolo bestione
s’accorse de lo sbajo
d’avé pijato un ciuccio p’un leone!
– Miffarolo! – Imbrojone! – Buvattaro!
– Ho pijato possesso:
– disse allora er Somaro – e nu’ la pianto
nemmanco se morite d’accidente.
Peggio pe’ voi che me ciavete messo!
Silenzio! e rispettate er Presidente!
(Trilussa)

http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Grazie Viviana per le importanti e stupende cose che posti e grazie ancora per i Masada
    Emanuele

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 14, 2016 @ 7:18 am | Rispondi


RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: