Nuovo Masada

settembre 27, 2016

MASADA n° 1792 26-9-2016 SPERANDO NEL METEORITE

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MASADA n° 1792 26-9-2016 SPERANDO NEL METEORITE
Blog di Viviana Vivarelli

Quando Monti disse No alle Olimpiadi – Gli inesistenti risparmi del nuovo Senato e le altre bugie di Renzi – L’affare delle slot – Vantaggi dalla Brexit – L’Unione non è più riformabile – I pessimi giornalisti italiani – Sistema elettorale 5stelle – Il Presidente cazzaro – Il referenzum – Femminicidi- Brani bellissimi sull’Utopia

Gianna
Questi sono più “astuti” dei precedenti.
A me vien voglia di mettergli le mani su i’viso.
Poi mi calmo, voto no, voto qualunque cosa per mandarli a casa e in ultimo spero nel meteorite.
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Divoll79
WTO, BCE, IMF, TTIP, CETA, NATO – tante sigle, un solo padronato e un immenso disastro per i popoli e il pianeta. Ormai e’ chiaro che bisogna abolirli tutti.
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Non tutto ciò che può essere contato conta e non tutto ciò che conta può essere contato”-
(Einstein)

Per cambiare il mondo dobbiamo prima immaginarlo
(Beppe Grillo)

Se vogliamo cambiare questo paese dobbiamo innamorarci del futuro
(Luigi di Maio)

Facciamo una legge anticorruzione e rifondiamo l’Italia sulla base della meritocrazia”.
(Luigi di Maio)

Alessandro
L’interesse della collettività non va anteposto a quello di pochi e dei potenti.
Renzi tutela le banche, la casta, le lobby, le multinazionali… Il M5s è dalla parte dei cittadini.
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Viviana

Gli amici vengono
gli amici vanno
Quando un amico si perde
è come una stella che scompare
e il buio della notte si fa più fondo.
Non so perché aneliamo tanto alla luce
Forse siamo creature timidamente lucenti
e il buio ci spaventa.
Per questo abbiamo bisogno
di ogni più piccola stella
specie quando il freddo dell’inverno
si fa più vicino.

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«Le televisioni sono oggi diventate il più potente mezzo di inebetudine ideologica di miliardi di persone sul pianeta”.
( Aleksandr Zinov’ev “Umanaio globale”).

QUANDO MONTI DISSE NO ALLE OLIMPIADI ROMA 2020 ERA IL PIÙ GRANDE POLITICO DELLA NOSTRA STORIA. OGGI LA RAGGI?
Il disonorevole

Il blocco della candidatura olimpica di Roma è una di quelle decisioni che segnano totale discontinuità col passato, che quindi marcano una leadership. Non si era mai visto che un sindaco negasse il sostegno a una iniziativa di tale portata, sostenuta da tutti i principali partiti, da quasi tutti i media, dalle forze economiche del paese e da opinion-leader come sono i campioni dello sport.
Virginia Raggi è andata contro tutto e contro tutti, usando un argomento definitivo: una città i cui cittadini si sottopongono a duri sacrifici non può avventurarsi in un’impresa sicuramente bellissima, ma dai costi incerti.
La scelta è dettata da un principio di precauzione quasi sconosciuto al mondo politico. Abitualmente si preferisce puntare sul risultato immediato, con ciò che ne consegue quanto a popolarità: che cosa poi effettivamente accadrà fra otto anni non è un problema che siamo abituati a considerare.
Leggiamo poi i nomi del comitato promotore di Roma 2024, il gotha trasversalissimo del potere economico, finanziario ed editoriale italiano, compresi alcuni dei protagonisti dei flop sportivi più disastrosi, da Italia 90 ai mondiali di nuoto del 2009.
L’impressione è che il sindaco, tenendo un occhio ai conti e l’altro all’opinione dei romani che l’hanno eletta, abbia fatto una mossa da politico di lunga visione, che spiazza politici d’ogni tendenza: quelli che non si farebbero mai mancare un grande evento, tanto meno un grande evento molto costoso.
(Sintesi di un articolo di Europa, quotidiano di partito del PD, come commento di un articolo del 15/02/2012 che elogiava la scelta di Monti di dire NO al Roma 2020.L’autore era Stefano Menichini. Cercatevi su Wikipedia chi è, cosa fa oggi, cos’è Europa Quotidiano, quando è fallito e quanti soldi pubblici ha preso.

Mauro Cossu
Grazie e complimenti sinceri a Virginia Raggi e al gruppo consiliare 5 Stelle del comune di Roma per il no alle olimpiadi 2024. Pur essendo un atto dovuto, vista la promessa fatta in campagna elettorale, resistere alla straordinaria pressione mediatica ed ai ricatti neanche tanto velati di ambito istituzionale, è un gesto coraggioso che infonde speranza sulle sorti del nostro paese. Per la prima volta si intravvede la possibilità di attivare attraverso il voto un cambiamento significativo. L‘ insopportabile supplizio dell’attesa lamentato dal presidente del Coni mi sembra del tutto esagerato (30 minuti ed una manciata di secondi, cronometro alla mano. Si aspetta di più in molti ristoranti); sarebbe stato più carino se avesse aspettato educatamente l’arrivo dei suoi interlocutori invece di pronunciare oscure minacce di risarcimento danni!

Rino Siconolfi
Come ho ribadito più volte, per me le Olimpiadi di Roma sono un’assurdità non un’opportunità, in una città che, grazie a decenni di disastrosa amministrazione del PD, non offre ai cittadini neanche i servizi minimi. Giusta la decisione di Virginia Raggi e del Movimento 5 Stelle di rinunciare alla candidatura come del resto hanno fatto molte altre città come Boston e Atlanta (ma anche Amburgo, Budapest, Monaco, Madrid). Roma rinasce ripartendo dai cittadini e dalle loro esigenze quotidiane non da un evento di 15 giorni che serve solo a gonfiare l’Ego di qualcuno e il portafoglio di qualcun altro facendo pagare ai cittadini con nuove tasse e nuovi disagi:è proprio da Irresponsabili come ha detto il Sindaco.
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Maria P
Troppo forte vedere tutti questi papaveri-cadaveri completamente disorientati di fronte a una sindaca che fa scelte autonome e contro corrente. Il direttore del Messaggero non è mai sembrato tanto scandalizzato neppure davanti agli scandali peggiori di Roma.

TOMMASO MONTANARI
(storico dell’arte e professore universitario, si schiera con la scelta della sindaca Virginia Raggi di ritirare la candidatura per Roma 2024.)

“Ma quali Olimpiadi, governare la normalità è la vera sfida: il resto è distrazione di massa e carne da macello per la corruzione”. “Basta fare politica con l’immagine e con il grande evento! Me lo faccia dire male: la sindrome della «grande occasione», questo miserabile anelito alla vincita della lotteria, è una delle cose che fottono l’Italia. Basta. Abbiamo bisogno di normalità.”

“Renzi e Del Rio, in modo condivisibile, hanno detto che Amatrice ed Accumoli risorgeranno com’erano e dov’erano. Come Venzone in Friuli, per capirsi. All’Aquila è avvenuto qualcosa di atroce, che ancora non si è ben capito: si è distrutta a tavolino una città, forse per sempre. Il tessuto sociale difficilmente si rimarginerà, e l’Aquila che c’era prima del 2009 è volata via per sempre. Certo, il rischio c’è anche ad Amatrice: bisogna dare alloggi decenti subito e partire con la ricostruzione. Di corsa.
L’unico modo perché la tragedia non diventi di nuovo una mangiatoia per gli avvoltoi è la totale trasparenza. Sembreranno concetti estranei al terremoto ma invece sono collegati: bisogna depenalizzare la diffamazione a mezzo stampa e togliere gli strumenti civilistici con cui viene strangolata la libertà di cronaca. La battaglia per la ricostruzione pulita è la stessa di una democrazia trasparente e si vince con una stampa senza bavagli oltre che con una magistratura che dispone di mezzi adeguati.

A noi purtroppo manca totalmente la cultura della prevenzione. L’unica grande opera necessaria di cui avremmo bisogno è la messa in sicurezza del territorio mentre il governo insiste su progetti come il Ponte sullo Stretto. Prossimamente il premier Renzi andrà ad inaugurare il Crescent di Salerno, uno scempio paesaggistico e urbanistico del suo amico De Luca. Finché la cultura della politica è quella dei palazzinari, nulla verrà messo in sicurezza. Ricordo che per il 2016 abbiamo in bilancio per la prevenzione antisismica di tutta Italia 44 milioni di euro. Solo l’arena del Colosseo – progetto del ministro Franceschini (che è una boiata pazzesca) – ne costa 18. Ecco le nostre priorità.
È possibile limitare al minimo i morti e le distruzioni. Il rischio zero non esiste, e l’Italia non è il Giappone. Ma chi non vorrebbe aver avuto solo il 5 per cento di questi morti. È un risultato tecnicamente possibile. Ci vogliono soldi. Ma quando si approverà la prossima Legge di Stabilità quanti politici e quanti direttori di giornale si ricorderanno delle bare di Amatrice? È in quei giorni che tutto si deciderà.
Scegliere Errani non è stata un’idea felicissima. Il partito della nazione sembra trasformarsi nella nazione del partito: il Pd si prende tutto, anche quando bisognerebbe essere lontanissimi da logiche di partito. E la ricostruzione in Emilia non è esente da zone d’ombra, sia per la tutela del patrimonio artistico, sia per le infiltrazioni malavitose.

Caso Roma: “Questa sfiducia generale che rasenta il cinismo è parte del problema, la sindrome di un Paese che non vede alternative. Di Maio non è la soluzione ma a maggior ragione non lo è la ministra Boschi. In questo momento il pericolo concreto di uno scadimento oligarchico della democrazia italiana sta nella riforma costituzionale scritta dal Pd, mentre i 5 Stelle sostengono le ragioni del No. Credo che non dovremmo dimenticarlo.

Con Renzi il debito pubblico in 25 mesi è aumentato di 121,543 miliardi al ritmo di 4,86 miliardi di euro al mese.
I quantitative easing di Draghi ci hanno fare un avanzo primario di 30 miliardi.
Gli interessi sul debito sono stati di 70 miliardi ogni anno.
Nel 2015 la spesa pubblica è cresciuta di 52 miliardi di euro.

GLI INESISTENTI RISPARMI DEL NUOVO SENATO
Viviana Vivarelli

Qualcuno conciona sul risparmio presunto del nuovo Senato.
Ha già risposto la Corte dei Conti quantificando il risparmio in 48 milioni ed è la cifra più seria, contro la balla di Renzi che parla di mezzo miliardi quando agli inizi parlava addirittura di UN MILIARDO!
Posso ricordare che in due anni per l’aumento delle segretarie di Renzi abbiamo speso in più 400 milioni? E che il jet megagalattico di Renzi costa da solo 15 milioni l’anno?
E quanto ci costerà la multa a livello europeo per aver sforato sui parametri imposti?
Qualcuno si è accorto che ci sarà mercoledì un nuovo vertice a Berlino tra Merkel, Hollande e Juncker e Renzi non lo hanno nemmeno invitato?
Dove sono finiti quelli che sbraitavano che Renzi rifiutandosi di parlare ai giornalisti dopo Bratislava “alla Merkel glielo aveva fatto vedere lui!”??
Oreste: “Gne, gne, gne….o babbo nun m’anno invitato! Che son stato cattivo?” “No figliolo, è che tu se un bischero!”
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LE ALTRE BUGIE DI RENZI
Stefano Carboni

…addirittura un quesito non neutrale (Io: e che spinge al Sì per come è formulato. Stesura truffaldina!) Già è da mesi che TV, radio e giornali sono pieni di articoli sulla riforma Costituzionale e sul Referendum con interviste ed interventi di costituzionalisti, politici e politologi, esperti, industriali, ambasciatori che esponevano le loro convinzioni, spesso in polemica con altri interventi precedenti ……
Ma una corretta informazione non dovrebbe partire dai dati, invece che dalle opinioni ?
E allora vediamoli i dati ….

1. Intanto definiamo la “velocità del processo legislativo”: come tutte le velocità è il numero di leggi emanate nell’unità di tempo. Come unità di tempo prendiamo l’anno ed andiamo a cercare quante leggi vengono emanate.
La media degli ultimi 5 anni è che in Italia si emanino circa 82 leggi l’anno; si tratta di un numero sostanzialmente analogo a quello della Francia (91), oltre il doppio rispetto a quanto fa la Spagna (39) e pari a due volte e mezzo quelle emesse dalla Gran Bretagna (33). Appurato quindi che il nostro processo legislativo, nonostante il bicameralismo paritario o perfetto, non è in assoluto particolarmente più lento (anzi) rispetto a quello di altre nazioni europee, esaminiamo come il sistema reagisce in situazioni di urgenza.
Prendiamo alcuni casi eclatanti: la riforma Fornero sulle pensioni (con tutte le implicazioni che poi ha avuto) è stata approvata il 19 giorni, la modifica alle norme sul finanziamento ai partiti (che procrastinano l’abolizione di tale finanziamento) è stata approvata in 20 giorni.
In questi ultimi anni la trasformazione in legge di Decreti Legge urgenti emanati dal governo ha richiesto in media circa 28 giorni (un tempo che tra l’altro risulta inferiore a quello previsto dalla modifica alla Costituzione).

2. Se non è allora la velocità del processo legislativo a richiedere una modifica della Costituzione è forse l’aspetto “strutturale” che differenzia il Parlamento italiano da tutti gli altri e che necessita di un aggiustamento ?
Non sembrerebbe: i Parlamenti monocamerali nei Paesi democratici sono una minoranza (in Europa sono solo Bulgaria, Portogallo, Grecia, Serbia, Croazia, Danimarca, Islanda e Svezia oltre ai nuovi stati baltici, meno di 15 su più di 40 Stati).
E’ inoltre da segnalare che da quasi 250 anni esiste un bicameralismo perfetto nel Parlamento degli Stati Uniti senza che nessuno si sogni di modificarlo.
Quasi tutti questi Parlamenti bicamerali hanno però un meccanismo che previene il cosiddetto ping-pong (o navetta) tra le due Camere, attribuendo in questi casi una superiorità ad una delle Camere o prevedendo l’istituzione di una commissione – spesso bicamerale – per risolvere questo tipo di conflitti.
Una simile integrazione alla nostra Costituzioni non avrebbe certo necessitato di modificare circa 40 articoli (quasi un terzo della Costituzione stessa).

3. Qualcuno afferma che, per quanto non si tocchi la parte della Costituzione inerente il potere esecutivo se non per l’esclusione del Senato dalla responsabilità di votare la fiducia al governo, questa riforma della Costituzione ha come obiettivo quello di garantire una maggior stabilità al governo, quasi che fosse la attuale Costituzione (o le leggi elettorali) a generare questa instabilità.
Se analizziamo quanto succedeva nel Regno d’Italia tra il 1861 ed il 1923 con una legge elettorale principalmente uninominale ed una Costituzione del tutto diversa dalla attuale, scopriamo che comunque anche in quei 62 anni si sono alternati 65 governi (e che allora la durata media dei governi era addirittura inferiore all’anno).
Solo tra il 1924 ed il 1943 in Italia abbiamo avuto una sostanziale stabilità di governo ….ma si tratta di un’esperienza che preferirei evitare.

4. Si sente poi parlare di riduzione dei costi della politica.
Sarebbe opportuno ricordare che il Parlamento italiano costa, in media, 1.500 milioni di € l’anno, ma che ridurre a 100 (dai 315 attuali) i senatori ed eliminare il loro compenso permette di risparmiare solo 60 milioni l’anno circa, in quanto la maggior parte dei costi delle nostre istituzioni centrali NON sono per i compensi degli eletti, ma per gli stipendi dei dipendenti, le spese generali, di gestione e manutenzione, i vitalizzi di chi è stato in passato deputato o senatore. Sicuramente, poi, ridurre il numero dei membri di quella che è già la Camera meno numerosa non aiuta a risparmiare cifre particolarmente consistenti.

5. La nuova Costituzione rende forse più rappresentativo il nuovo Senato ?
Non sembrerebbe proprio, visto che ogni nuovo Senatore, eletto o nominato che sia, sarà presente in Parlamento in rappresentanza di 63.000 abitanti della Valle d’Aosta, di 150.000 Molisani, di 250.000 abitanti del Trentino o dell’Alto Adige, ma di 780.000 Liguri e 770.000 Marchigiani, 730.000 Toscani …..

Alessandro
Che fine ha fatto la relazione di Cottarelli sulla spending revue che indicava i giusti tagli da farsi? Il governo Renzi ha speso per mance elettorali 12 miliardi per gli 80 euro, 11 miliardi per gli F35, 14 miliardi per il jobs act , 5,4 miliardi per il rinnovo della flotta navale.
Il finanziamento del programma per il rinnovo della flotta navale, non è stato messo a carico della Difesa ma del ministero dello Sviluppo Economico che invece serve allo sviluppo di piccole e medie imprese. Forse per dire quanti soldi sono stati dati alle pmi.
…e poi il salvataggio delle bad banks… per non parlare dell’Airbus A 340…
Così Padoan si becca anche una critica del premio Nobel per l’economia Paul Krungman, via New York Times. “Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancora peggiori; altre volte lavorano all’Ocse”, scrive l’economista americano neokeynesiano, che contesta duramente la politica del rigore sposata da Padoan.”
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IL PRESIDENTE CAZZARO

Travaglio a Renzi
“Pensi a come faranno bene i sindaci, se li mandate a metà settimana a fare i senatori a Roma. Ma se lo immagina un sindaco in una emergenza rifiuti, terremoto o alluvioni, che a metà settimana va a fare il senatore? E infatti i sindaci non vogliono fare i senatori, perché non hanno neppure 24 ore di tempo per fare il loro mestiere”.
“Da 9 parole siamo passati a 438 parole, scritte dai ‘semplificatori’. Chi lo legge non ci capisce niente. Zagrebelsky ha detto che smette di insegnare, se passa questa roba, e non per polemica, ma perché non sa cosa vuol dire quel testo. Peraltro, passiamo dal bicameralismo perfetto al bicameralismo cazzaro, cioè come capita. Se uno scrive un testo del genere in una tesi o in un tema, viene bocciato con 2 e il segno rosso a scuola. Abbiamo fatto scrivere la nuova Costituzione a degli analfabeti che non sanno esprimersi in lingua italiana e creeranno soltanto paralisi.
Renzi parla di risparmi? Io ero renziano quando gli sentivo dire ‘dimezzeremo i deputati e senatori e poi pure le indennità’.
Io sono preoccupato perché il Pd si sta rendendo conto che l’Italicum è stato una vaccata. Non vorrei che, dopo che vince il SI’, loro si rendessero conto che è anche una vaccata anche la riforma costituzionale. Ma l’Italicum lo ritirano con una maggioranza semplice, questo invece ce lo ciucciamo per 30 anni, perché ci vogliono i due terzi del Parlamento per cambiare una riforma costituzionale”.
Grande Travaglio! Il presidente cazzaro farfugliava.
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E sentite Apomorfina !
“Beh, ci è andata bene. Avrebbero potuto mettere una famiglia di bianchi sul Sì e un nero/rasta sul No. Ma magari sono ancora in tempo.”
Si chiama pubblicità ingannevole. Una roba da Vanna Marchi 2. Questo qui gli fa un baffo a Mário Pacheco do Nascimento ! Del resto lo hanno scelto solo per quello!
Banche d’affari/P2/capitalisti e truffatori occidentali hanno detto: “Da chi ce li facciamo vendere i nostri materassi bucati? Mastrota era impegnato e Vanna Marchi desueta. Hanno scelto Renzi.
“Ci sono cinque cose da fare: fare, saper fare, saper far fare, far sapere e far sapere di saper fare.” (Il discorso più commovente di Matteo Renzi).
Renzi diserta il nuovo vertice di mercoledì a Berlino Juncker-Merkel-Hollande:
“Non li condivido”. E perché non è stato nemmeno invitato! 

LE SLOT
La legge ordina di ridurre le slot del 30% In 4 mesi sono arrivate ad essere un numero pazzesco: 418.210 3 per ogni bar Mentre la soglia della povertà si spalanca per il 16,6% della popolazione, il business dell’azzardo lievita del 350%, fino a 88 miliardi 61 città hanno manifestato per toglierle, ma rendono più del gioco clandestino Abbiamo una slot ogni 143 persone. Gli Italiani ci hanno perso 17 miliardi e i dipendenti dalle slot sono arrivati al milione. “E’ una droga di Stato. Lo Stato la produce, lo Stato la induce attraverso la pubblicità, lo Stato la deduce dalle proprie responsabilità etiche, sociali e civili, ma c’è anche un altro punto: lo Stato la appalta a privati. Ci guadagna sugli 8 miliardi di Euro di entrate fiscali l’anno ma ne ha spese più di 2 per incassarlo.” Il M5S ha tentato di bloccare il decreto di Renzi che puniva gli enti locali che le vietavano.

VANTAGGI DELLA BREXIT
Enrico 62

Fare bilanci di sorta a soli tre mesi di distanza dal referendum popolare che ha decretato l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea può essere esercizio sterile; è passato troppo poco tempo, i dati riflettono dinamiche anche precedenti al voto e in ogni caso i britannici non hanno ancora attivato l’articolo 50 del trattato di Lisbona (quello che fa effettivamente partire il processo di uscita), e secondo alcuni osservatori politici probabilmente mai lo faranno realmente. Tuttavia non si può ignorare il fatto che le previsioni catastrofiste, che raccontavano di un immediato crollo dell’economia d’Oltremanica, si stiano dimostrando clamorosamente sbagliate. Perché in futuro le cose potrebbero cambiare, ma al momento l’economia britannica naviga tutt’altro che in cattive acque. Nell’immediato gli investimenti esteri di Sua Maestà sono aumentati dell’11% nell’ultimo anno. Si aggiunga che le vendite al dettaglio sono cresciute dell’1,4% a luglio (che vuol dire + 5,9% su base annua, numeri da boom economico), che le richieste di sussidio di disoccupazione sono scese di 8.600 unità, che la fiducia dei consumatori è aumentata del 5% nei mesi estivi, che l’indice dei direttori acquisiti (l’indice composito dell’attività manifatturiera di un Paese) è ai massimi da vent’anni a questa parte, che la Borsa di Londra è cresciuta del 10% dopo lo scivolone di giugno e che anche la sterlina è in forte recupero. Lo scorso 17 agosto, inoltre, l’agenzia di rating Moody’s (che prima del referendum aveva vaticinato revisioni al ribasso in caso di Brexit) ha scritto di non attendersi alcuna recessione, prevedendo anzi una crescita dell’1,5% quest’anno e dell’1,2% il prossimo anno, in entrambi i casi più di qualunque altro partner europeo.
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BRANCACCIO. L’UNIONE NON E’ PIU’ RIFORMABILE
Emiliano Brancaccio (economista)

“Mettiamocelo bene in testa: in Europa non c’è nessuna svolta, nessun vento federalista di cambiamento. La sostanza delle politiche economiche non è cambiata. L’eurozona resta sull’orlo della deflazione, con effetti tremendi per le economie più fragili e per i lavoratori di tutto il continente. Il sentiero che stiamo percorrendo è palesemente insostenibile”. L’economista Emiliano Brancaccio non ha mai aderito allo storytelling renziano sulle possibilità di rilancio del progetto di unificazione europea. Anzi, nel commentare le recenti decisioni di politica monetaria e le proposte di gestione del post-Brexit, Brancaccio mette in luce l’affiorare di crepe sempre più profonde nell’assetto istituzionale e politico dell’Unione.
Il problema non riguarda solo la quantità totale di liquidità erogata, ma anche l’impossibilità di indirizzarla verso i soggetti maggiormente in difficoltà. Le regole attuali impongono alla BCE di acquistare titoli secondo quote pressoché fisse tra i vari Paesi, il che significa che larga parte delle erogazioni della banca centrale finisce in Germania anziché nelle economie che ne avrebbero più bisogno. Per iniziare ad affrontare i problemi di solvibilità dei Paesi più fragili bisognerebbe almeno superare questi aspetti così regressivi della politica monetaria europea. Ma i conservatori, tedeschi e non solo, ormai bloccano anche le più modeste istanze di rinnovamento.
Le banche centrali non hanno mai avuto il potere di controllare l’inflazione. Il loro vero compito è di definire le condizioni generali di solvibilità delle unità economiche. Con le attuali regole, la solvibilità è del tutto compromessa in Grecia, e in prospettiva non è garantita nemmeno in Italia e negli altri Paesi del Sud Europa.
In conferenza stampa Draghi ha detto che l’Unione europea non è un’economia pianificata, e che quindi non esistono modi semplici per ridurre il surplus di paesi competitivi come la Germania. Se il Presidente della BCE volesse affrontare davvero il problema, dovrebbe trarre le conseguenze del ragionamento e riconoscere che l’eurozona sta implodendo anche a causa di un deficit di “pianificazione”, per usare il suo stesso gergo.
Nessuna unione monetaria alla lunga può sopravvivere se il paese più forte si ostina ad attuare una politica di competizione al ribasso sui salari relativi. Oggi si dice che in Germania le retribuzioni hanno cambiato passo, che hanno cominciato finalmente a crescere. In effetti negli ultimi anni il costo unitario del lavoro tedesco è cresciuto di cinque punti in più rispetto alla media europea. Ma in questo modo è stato eliminato solo un terzo del vantaggio competitivo che la Germania aveva accumulato nello scorso decennio, anche grazie a una ferrea politica di controllo dei salari. Oltretutto, la forbice tra i costi si sta riducendo molto più attraverso la deflazione salariale nei paesi periferici che tramite la ripresa delle retribuzioni in Germania. Ma la deflazione distrugge capacità produttiva e cancella altri posti di lavoro nel Sud Europa. Lungo questo tracciato la fragilità dell’eurozona viene accentuata, non risolta.
Magari Renzi crede davvero al suo storytelling dei posti di lavoro ma Padoan la verità la conosce. Dall’approvazione del Jobs Act i posti di lavoro in Italia sono aumentati meno della metà rispetto alla crescita media europea, che già di per sé è stata molto modesta. La ricerca accademica ha ripetutamente provato che la precarizzazione dei contratti non crea occupazione, serve solo a indebolire i lavoratori e a ridurre ulteriormente i salari.
Gli italiani che lasciano l’Italia sono di più dei migranti che arrivano. Si fa un gran parlare dell’immigrazione che proviene dall’Africa e dall’Asia, ma dovremmo ricordare che almeno metà delle attuali migrazioni è interna al continente, e riguarda cittadini dell’Unione europea. Fin dai suoi primordi, si sapeva che l’assetto dell’Unione avrebbe determinato andamenti sbilanciati dell’occupazione nei diversi Paesi, e quindi avrebbe indotto imponenti migrazioni di lavoratori dalle aree più deboli a quelle più forti. Rispetto al 2007, in Germania ci sono oggi circa tre milioni di occupati in più mentre in Spagna registriamo 2 milioni e trecentomila occupati in meno, in Italia un milione di occupati in meno e in tutto il Sud Europa sono stati distrutti circa cinque milioni di posti di lavoro. Nell’Unione questi squilibri non possono essere affrontati con le politiche economiche: non solo non c’è un coordinamento salariale, ma non sussistono nemmeno trasferimenti fiscali dalle economie forti a quelle più deboli. In questo contesto, l’unico meccanismo che può mitigare gli effetti della forbice occupazionale in atto è dunque soltanto la migrazione di milioni di lavoratori dal Sud al Nord Europa. Ma quella migratoria è una valvola di sfogo delicata, complessa, dolorosa, che richiederebbe un minimo di organizzazione preventiva della direzione e della velocità dei flussi.
L’esigenza di regolare la crescita dei flussi migratori era nota da tempo, ma le istituzioni europee non sono riuscite nemmeno a elaborare una parvenza di controllo “a valle” degli squilibri che esse stesse creavano. Come al solito, hanno scelto di affidarsi a rozzi meccanismi di mercato, e così hanno finito per cospargere altra benzina sul fuoco del risentimento sociale e della xenofobia. Basti ricordare che oggi la propaganda delle forze reazionarie, in Gran Bretagna come in Germania, cattura consensi anche lamentando che “ci sono troppi italiani in giro”. Con buona pace per gli ideali di fratellanza tra i popoli europei.
Queste tendenze potrebbero sfociare in una sorta di “xenofobia liberista”, una sintesi perversa tra vecchia e nuova prassi politica. La proposta di gestione della Brexit attualmente in voga è quella suggerita dall’influente Istituto Bruegel di Bruxelles: promuovere un nuovo accordo tra UE e Regno Unito che si basi da un lato sulla riaffermazione della indiscriminata circolazione internazionale dei capitali tra le due aree, e dall’altro sulla concessione ai britannici di bloccare a piacimento i flussi di immigrati dal continente. Se questo è il meglio che gli illuminati think tank europei sono in grado di proporre, la sintesi che ho definito “xenofobia liberista” è un’orrida realtà di fatto.
L’ascesa di forme più o meno surrettizie di fascismo può anche verificarsi come effetto diretto del meccanismo capitalistico e delle sue crisi, pur nella totale assenza di una minaccia di tipo comunista o anche solo vagamente radunionista.
(Dopo la resa di Tsipras, con la Grecia costretta a ingoiare la cicuta, la sinistra sembra essere finita di nuovo ai margini del dibattito politico. I reduci del sogno di “un’altra Europa” sono oggi divisi: Varoufakis, che insiste su un rilancio delle lotte per cambiare l’Unione dall’interno, attacca i propugnatori della “Lexit”, che invocano un’uscita da sinistra dall’euro per ripristinare forme di sovranità nazionale sulle leve dell’economia). Come giudica la Questa è la peggiore discussione possibile, chi la alimenta si diletta a dividere l’atomo anziché cimentarsi nella fatica della sintesi. Coloro i quali oggi sostengono di voler lottare per cambiare l’Unione dall’interno dovrebbero occuparsi di miracolistica, non di politica. Al tempo stesso, chi parla di “sovranità nazionale” adopera pigramente un linguaggio banale, ambiguo, oltretutto estraneo alla tradizione del movimento operaio, che era internazionalista per ragioni materiali e non semplicemente ideali.
L’Unione non è più riformabile in senso progressista. Le condizioni politiche, se ci sono state, ora non si intravedono nemmeno all’orizzonte. Forme di coordinamento dei Paesi euro-mediterranei potrebbero avere un senso, ma lo scopo dovrebbe andare oltre le attuali agende politiche.
L’idea del premio Nobel Joseph Stiglitz di dividere in due l’eurozona con una moneta per i paesi del Sud e una per quelli del Nord, in linea di principio non è sbagliata, le economie del Sud Europa sono più complementari di quanto si pensi. Ma al momento credo sia più realistico lo scetticismo di Paul De Grauwe: se l’Unione salta, ogni paese tornerà alla moneta nazionale. Poi si vedrà.
I partiti xenofobi guadagnano consensi e ormai influenzano le agende di governo proponendo il blocco dei movimenti migratori di persone. Bisognerebbe fronteggiare l’intraprendenza di queste forze reazionarie avanzando chiare proposte alternative. Per esempio, bisognerebbe spiegare ai cittadini che la crescita dell’immigrazione è un problema del tutto secondario rispetto alla questione principale, che riguarda la libera circolazione internazionale dei capitali. L’indiscriminata libertà di movimento dei capitali è un fattore scatenante delle onde speculative, degli squilibri e delle crisi del nostro tempo. In un contesto in cui i capitali possono muoversi da un Paese all’altro alla continua ricerca di bassi salari, bassa pressione fiscale sui profitti e blandi vincoli ambientali e contrattuali, ogni istanza di progresso sociale e civile viene presto o tardi soffocata. Per questo, penso che sarebbe utile lavorare collettivamente intorno all’idea di un “labour standard sulla moneta”, vale a dire un sistema di gestione delle relazioni internazionali finalizzato al controllo dei movimenti di capitale, fuori e dentro l’Europa, specialmente da e verso quei paesi che adottino misure di dumping sociale e fiscale.
Dalle nostre parti il dibattito politico è dominato dal nulla. Eppure, quando ai prossimi appuntamenti elettorali si tratterà di giudicare i programmi dei partiti, poche cose saranno importanti quanto la posizione che le varie forze assumeranno sul tema della circolazione indiscriminata dei capitali.
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Paolo Ferrero
I dati parlano chiaro: ridotti i regali per i padroni, crollano i contratti a tempo indeterminato e continuano a salire i voucher, che rappresentano l’apoteosi della precarietà e del lavoro grigiastro in cui un po’ si sta al nero, un po’ si prendono voucher ma la questione non cambia: nessuna tutela. Invece di continuare a regalare soldi ai padroni i soldi delle nostre tasse, il governo deve fare un piano pubblico per il lavoro, a partire dalla messa in sicurezza delle case a rischio sismico. A meno di un mese dal terremoto infatti nessuno parla più del fatto che un terzo delle case italiane rischiano di crollare in caso di un sisma: questa è una strage premeditata.

LA BEFFA DEI GIORNALISTI ITALIANI
In Italia mancano giornalisti che facciano la seconda domanda. Cosa intendo? Semplice: il giornalista intervista un politico, fa la sua domanda, il politico risponde. A questo punto il giornalista dovrebbe fare la seconda domanda: “Scusi, ma lo sa che questa è una stronzata pazzesca!?” Invece la seconda domanda non viene mai fatta, in questo modo i politici sono lasciati liberi di dire tutte le cazzate che vogliono.”
(Daniele Luttazzi)
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I giornali inventano la metà di quello che scrivono… se poi ci aggiungi che non scrivono la metà di quel che succede, ne consegue che i giornali non esistono”.
(Quino)
…che poi è simile a..
Il giornalismo è un mestiere nel quale si passa la metà del tempo a parlare di ciò che non si conosce e l’altra metà a tacere ciò che si sa.”
(Henri Béraud)

Sicuramente se la Raggi domattina camminasse sulla acque del Tevere, i giornalisti scriverebbero: “La Raggi non sa nuotare”.

IL REFERENZUM
Alessandro Gilioli

«La Prima Repubblica non si scorda mai», canta Checco Zalone nel suo ultimo film, e la strofetta è stata ripresa ieri in giro per sfottere un po’ l’idea di riforma elettorale grillina, basata sul proporzionale con preferenze.
In verità la proposta M5S è un filo diversa da quella che ha regolato l’Italia dal ’46 al ’93: c’è una soglia di sbarramento variabile ma di fatto attorno al 5 per cento, ci sono le preferenze negative, ci sono circoscrizioni medio-piccole che potrebbero consentire di governare anche a un partito che nel voto popolare complessivo non arriva al 50 per cento, quindi una specie di premio di maggioranza.
Resta che sicuramente la proposta grillina è più simile alla legge in vigore fino al ’93 che non a quelle successive (Mattarellum, Porcellum, Italicum), quindi è indicabile come un ritorno al passato.
Anche qui però ci sono alcune sfumature, perché se parliamo di passato occorre aggiungere che il primo sistema elettorale dopo l’unificazione del Regno d’Italia era una Camera eletta col ballottaggio e un Senato di nominati, il che forse può fare venire in mente qualcosa di molto attuale.
Caduto il fascismo, si decise di eleggere la Costituente attraverso il proporzionale con preferenza e il metodo fu poi riversato anche nelle elezioni del Parlamento ordinario. In sostanza, il sistema fu inventato dal governo provvisorio di allora: De Gasperi, Nenni, Togliatti, Amendola, Scoccimarro, Visentini, Segni, insomma non proprio degli scappati di casa.
Per inciso, il meccanismo ha funzionato per quasi mezzo secolo, durante il quale l’Italia ha avuto la crescita economica maggiore della sua storia, la scolarizzazione maggiore della sua storia e il miglioramento del welfare e dei diritti dei lavoratori maggiore della sua storia.
Tutte le leggi venute dopo sono invece durate poco: con il Mattarellum abbiamo eletto solo tre legislature e altrettante con il Porcellum, mentre l’Italicum rischia di essere la prima legge elettorale abolita prima ancora di aver regolato una sola elezione.
Insomma, se un sistema elettorale si deve giudicare per buon funzionamento e lunga durata, ci sono pochi dubbi: da un punto di vista storico, quelli del ’46 avevano fatto un lavoro più solido rispetto ai loro successori.
Questo – è ovvio – non significa che oggi si possa ripescare quel meccanismo, ormai vintage. Nel frattempo è tutto cambiato, né i partiti né la società sono quelli del Dopoguerra, eccetera eccetera.
Però forse tutta questa vicenda forse può farci fare qualche riflessione in più.
Può farci cioè uscire dalla furia destruens con cui abbiamo bollato per vent’anni tutto quello che aveva a che fare con il primo cinquantennio democratico, insegnandoci piuttosto a dividere il grano dal loglio.
Può aiutarci a vedere le cose in modo storico, magari come ci ha insegnato Hegel: tesi (Prima repubblica), antitesi (la Seconda), sintesi (quello che dobbiamo costruire).
Detta diversamente, sarebbe sciocco non vedere che anche alcuni estremismi ideologici della Seconda Repubblica stanno battendo in testa: come la governabilità a costo di irridere la rappresentanza, la polverizzazione dei corpi intermedi, l’ossessione di eliminare qualsiasi “laccio o lacciolo” al mercato etc.
Certo, non si torna al pre-93, è ovvio e si è già detto sopra. Ma pure l’onda della demonizzazione totale per tutto quello che avevamo fatto prima sta finendo. E anche la Seconda Repubblica, con i suoi tic e i suoi dogmi, è già vecchia, superata: proprio come la Prima.
La principale differenza, forse, è che per la Seconda non ci sarà mai nessuno Zalone a cantarne la nostalgia.

SISTEMA ELETTORALE 5STELLE
Ant

E’ fondamentale il tema delle preferenze in negativo. Perché permette di bilanciare le preferenze positive che pessimi personaggi ottengono attraverso accordi di stampo mafioso
Ed è meritorio che un Movimento, che avrebbe da guadagnare più con l’Italicum, pensi ad una legge elettorale che permetta la più sana espressione e rappresentanza politica, mentre al suo fianco vi sono forze politiche nell’eterna contorsione per consegnarsi, dopo l’harakiri l’Italicum, il sistema perfetto per vincere e comandare tutto su tutti.
L’Italicum è un’altra dimostrazione dell’incapacità strategica e del dilettantismo di questa classe politica ed informativa assai “impietosa” nei confronti dei 5 stelle. Perché alla sua costruzione ha partecipato quasi tutto l’arco di partiti di sistema italiani. Verdini di Forza Italia, Berlusconi durante il patto del Nazareno, Alfano di centro-destra al Governo, Monti, Scelta Civica, e ovviamente il PD che lo ha votato compatto, a parte Civati. E vi ha partecipato convinta di costruire un impianto perfetto per vincere e distruggere i 5 Stelle, ritornando al bipolarismo.
Vorrei ricordare che i disastri attuali, in Italia, vedi debolezza bancaria, MPS, vedi Italsider-Ilva, vedi Alitalia, vedi Ferrovie, vedi mondo del lavoro .. sono sorti tutti nell’ultimo ventennio di seconda repubblica.
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Video della Gruber sulla legge elettorale

Non è che creando un sistema elettorale bipolare ‘furbastro’ si riesce a far tornare indietro l’Italia, cancellando il fatto che ora esistono TRE poli e ricostruendo artificialmente il bipolarismo facendo fuori il M5S. Il Movimento ormai esiste ed è la seconda forza se non la prima del Paese. Con queste contorsioni renziane si dimostra solo che questi temporanei ‘padroni del vapore’ sono pronti a qualunque furbata pur di vincere e restare attaccati alle poltrone, fregandosene di quasi 9 milioni di elettori e questo la dice lungo sul loro grado di democrazia.
La finta abolizione del Senato, metà Parlamento fatto di nominati, le liste preformare senza preferenze, il gigantesco premio di maggioranza sono altri espedienti criminali dello stesso tipo di forzare in senso autoritario la democrazia a cui si può solo dire con durezza di NO
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Francesco Berardino
A proposito di immagine. I soliti benpensanti si dicono preoccupati per il danno di immagine che verrà all’Italia per la rinuncia alle Olimpiadi. In un articolo apparso su Il Sole 24ore del 14 febbraio 2012 a firma Vittorio De Rold, dal titolo “ Le Olimpiadi in Grecia del 2004 furono l’inizio del default”, si documenta analiticamente come, per l’economia della Grecia, quelle olimpiadi furono una catastrofe. A distanza di dodici anni, quale immagine abbiamo oggi della Grecia, a parte quella di Platone e Temistocle? La sindachessa Raggi non si rende nemmeno minimamente conto di quale favore abbia fatto all’Italia.

RIDIAMARO : – )

Viviana
Ma il Coni aveva chiesto il danno erariale anche a Monti??
Dunque se io faccio domanda per costruire una villetta e comincio a costruirla prima di avere i permessi per farla, posso chiedere i danni ‘erariali’ al Comune?
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Delrio disperato: “E’ finita”
La Raggi non sa quante bustarelle ci hanno rimesso, ma Delreo e Malagò lo sanno benissimo. E ora a Facchinetti cosa gli diciamo?
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Vittorio Scuderi: “Con l’organizzazione delle Olimpiadi saremmo stati EXPOsti al malaffare.
Io penso che tutti quei soldi che abbiamo speso per inviare gli atleti a Rio avremmo potuto darli alla Grecia per indennizzarla del disastro economico che è partito proprio per aver voluto organizzare le Olimpiadi”.

Luce so fusa
“La Raggi da’ buca a Malago’./Gliene ha dedicata una.” Ma dedicargli una discarica andava benissimo lo stesso.
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Viviana
Insomma, stavano per ricominciare con Mafia Capitale 2, erano già coi forchettoni in mano, e la Raggi gli ha mandato a monte il malaffare. Ci credo che sono incassati, poveri cari!
Hanno avuto la faccia di dire che “la Raggi non ha avuto il coraggio di fare delle belle Olimpiadi pulite!” A Roma?? Ma a Roma avrebbe fallito anche il Padreterno.
Non c’è che dire: Non c’è più quella bella mafia facile di una volta!

Malago’ alla Raggi :” Ci voleva più rispetto “. Baciamo le mani”
Potevamo fare quelle belle Olimpiadi alla Casamonica con gli elicotteri che spargevano fiori sul funerale di Roma… ci credo che a Delrio gli vengono le lacrime agli occhi!
E ora ai nove figli di Delrio chi gliele compra la pastarelle?
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Ma povero Mago Magò, con i suoi 270.000 euro annuali! E ora come fa senza le bustarelle?

Francesco Manna
Raggi dà buca a #Malago. Imbarazzante. I politici di Roma erano sempre stati puntuali agli appuntamenti. Con Buzzi e Carminati.

E ora come farà se non c’è trippa per gatti?

Città dello sport di Tor Vergata, pensata per i mondiali di nuoto del 2009. 7 anni persi e 400 milioni buttati. E noi i danni erariali a chi li chiediamo?

Travaglio: “Evidentemente il caro Giovannino si crede l’8° re di Roma e magari pretende pure la biga e la scorta dei legionari. La colpa non è sua ma di chi per troppi anni gliel’ha lasciato credere!”
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Dario
Malagò quando hai fatto accordi con Caltagirone mica hai fatto lo streaming? Pagliacci al soldo del cazzaro di Rignano

Mannaggia ora peggiorerà il tasso di disoccupazione…ci sono #malagò #montezemolo e #caltagirone senza lavoro..
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Twitter
er poro Malagò
il tuider è così. un giorno non sei nessuno, un altro non sei nessuno uguale (paracit)

Peccato per le olimpiadi. Si sentiva già nell’aria un tintinnar di mazzette
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maria luisa
Se dai buca a uno dei Parioli quello ti cita per danno erariale
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Robecchi
Vediamo se ho capito: uno dei motivi per fare le Olimpiadi è che hanno già speso 20 milioni per dire a tutti che volevano fare le Olimpiadi?

Viviana
La faccia di Malagò è impagabile
per tutto il resto c’è mastercard.
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Fulvio Maranzano:
Tema: “Descrivimi le Olimpiadi 2024 in quattro parole”
Svolgimento: Montezemolo, Malagò, Caltagirone fottetevi!
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Pirata21
La Raggi era in trattoria mentre Malagò aspettava. “E noi je dimo, e noi je famo, noi le Olimpiadi nun le facciamo!”
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Esposmail
Mi pare che qualcuno fosse andato a rubare e vi fu la reazione dei proprietari di casa.
Lui il ladro (pieno di diritti )…ha chiesto i danni!

Le uniche Olimpiadi che non andarono in passivo furono quelle di Atlanta sostenute dai privati
Malagò, Delrio e il resto della banda provino a farsele pagare da Farinetti!
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Di Battista
Malagò ha detto alla Raggi: “Le consiglio di non presentare la mozione” perché “gli amministratori che firmeranno quella delibera dovranno assumersi le loro responsabilità”. Cos’è? Una minaccia?
La Raggi è stata votata al ballottaggio dal 67% dei romani. Aveva dichiarato in campagna elettorale: “Oggi pensare ai giochi è da criminali”. Malagò andò su tutte le furie: “Aho, areggime er giacchetto”.
Il Mega-direttore galattico Dott. Ing. President. Lup. Man. Luca Cordero di Montezemolo lo scorso 9 giugno dichiarò: se vince la Raggi saremo costretti a ritirare la candidatura per Roma 2024. Pensava di impaurire i romani, in realtà li spinse in massa a votare per il M5S
Dov’è lo scandalo? Qualcuno si aspettava una decisione diversa? C’è chi si indigna per un ritardo del sindaco e tace di fronte all’arroganza di questi personaggi? Vi siete dimenticati chi sono questi personaggi? Vi siete dimenticati Italia ’90? Vi siete dimenticati i mondiali di nuoto? Le strutture fatiscenti? I ritardi magari creati ad hoc perché l’emergenza è sempre redditizia?
Noi onestamente no, e con noi anche il 67% dei romani. E dato che noi non ci dimentichiamo vi informo che sto per depositare un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo dettagli su questi (13?) milioni di euro spesi dal Comitato organizzatore di Roma 2024. E’ giusto sapere chi li ha spesi, come li ha spesi, per comprare cosa, se con questi denari sono state organizzate cene, eventi. Tutto quanto insomma. A Malagò, “arimettete er giacchetto”!
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Viviana
Malagò, vogliamo gli scontrini!
E vogliamo anche che questa corte di broccoli che impesta la televisione per tirarti la corsa sparisca perché non se ne può più di compagni di merende che fanno gli ipocriti per le mazzette mancate
Vedere il Ministro delle Infrastrutture Delrio che dalla Gruber a momenti piangeva, mi disturba la digestione
Ma non c’era una legge contro la pubblicità ingannevole e di pessimo gusto?
Il Pd ha fatto una legge per vietare la pubblicità della gnocca. E per l’elogio della mazzetta?
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Claudio80
NON CI RESTA CHE PIANGERE…
Oh, oh, quanto mi duole per il partito trasversale del mattone! Scusatemi tanto, ma una domanda va fatta:
Ma questo sig. Malagò non era presidente della federazione nuoto che organizzò i disastrosi Mondiali di Roma del 2009? Per capirci, quello della piscina di Calatrava mai aperta e poi demolita? Scusatemi se mi dilungo, ma l’attuale presidente del Comitato Olimpico Italiano, Luca di Montezemolo, non è lo stesso personaggio di cui parla il settimanale L’Espresso, nella sua inchiesta, ovvero, quello che si portava i quattrini nei paradisi fiscali per non pagare le tasse in Italia? Concludo: affideresti a questi due galantuomini 12 miliardi da spendere per le olimpiadi? Leopoldini non provate vergogna?
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sam uele
Malagò: «Il nostro mondo “di mezzo” meritava più rispetto»
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2005. Veltroni. Città dello sport a Tor Vergata (arch. Calatrava). 2 palazzetti, per basket e nuoto, una torre di 90 m., piscine olimpioniche ….Costo previsto 60 milioni che diventarono subito 120. Gruppo Caltagirone, gestore dei fondi Bertolaso. Dopo 2 anni i lavoro erano fermi ma il costo era salito a 240 milioni. Venne Alemanno ma i lavori non erano finiti e spostò i mondiali di nuoto al Foro Italico. Dopo 4 anni, i lavori si bloccarono anche se si erano spesi 4 volte i fondi iniziali. Nel 2011 si riattiva il cantiere con richiesta di 660 milioni, 11 volte il prezzo iniziale. A fine 2014 i lavori non erano ancora partiti. Fu prospettato il cambio di destinazione d’uso per la “vela” dalla struttura della copertura già completata, e destinata allo stadio del nuoto, con una proposta dell’Università di Tor Vergata per trasformare la struttura in . La spesa prevista per completare la copertura era di 60 milioni di euro. Il 2° palazzetto potrebbe comunque essere realizzato completato come struttura polifunzionale per eventi sportivi e musicali, con altri 426 milioni di euro. Nell’ottobre 2014 il Codacons ne ha proposto la demolizione, in quanto la struttura incompiuta danneggerebbe «il paesaggio e la collettività».
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Mondiali 2009. Le piscine della vergogna. Costate 42 milioni di euro. Non sono mai state utilizzate.
In soli 4 anni il Polo natatorio è diventato prima terra di nessuno, poi discarica di rifiuti ingombranti. Fino a quando non sono comparsi i primi segni del degrado strutturale: crepe sulle pareti, intonaco che cade dai soffitti, il tetto della struttura pericolante e il pavimento di parquet della palestra completamente divelto. E’ legittimo chiedersi come sia stato possibile tutto questo in così poco tempo, verrebbe da pensare al tipo di qualità dei materiali usati per costruire quei 30mila metri quadrati di impianti.
Il bando del Campidoglio per la realizzazione dell’opera è stato vinto nel 2007 dal Consorzio Stabile Novus. Il direttore di Opere pubbliche e ambiente, società per azioni del gruppo, era il costruttore Francesco Maria De Vito Piscitelli, l’imprenditore che rideva al telefono nella notte del terremoto dell’Aquila, finito nell’inchiesta per gli appalti del G8 e condannato in primo grado a due anni e otto mesi nel processo per l’appalto della Scuola per Marescialli a Firenze.
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Accusano la Raggi di non ‘aver accettato’ la sfida delle Olimpiadi che avrebbe potuto rendere onesti e profittevoli. Ma che bischerata!
Ma davvero qualcuno può credere che una persona sola possa tamponare lo tsunami di malcostume insediato ormai a Roma? Ma allora perché i sindaci precedenti non lo hanno fatto? Roma di problemi ne ha già fin troppi senza bisogno di andarsene a cercare altri.
E di tasse gli italiani ne pagano fin troppe senza mettere in campo opere che aumenterebbero il debito pubblico.
Avete presente quanto aumentò il debito per la Grecia dopo che ebbe fatto la scelta illuminante di fare le Olimpiadi? Le Olimpiadi in Grecia del 2004 furono l’inizio del default
“Nell’agosto 2004 la Grecia organizzò le sue Olimpiadi tra enormi entusiasmi nazionalisti e previsioni economiche di fare incassi stratosferici mettendo in cantiere infrastrutture che l’avrebbero portata nell’era della modernità. Un paese che guardava al futuro e scommetteva sulla sua rinascita. È andata in modo molto diverso: la lezione greca insegna a prendere gli impegni simili con molta cautela.
Il budget di 15 miliardi di euro per finanziare le Olimpiadi greche, poi sforato, fu l’inizio della fine per i conti di Atene, un buco contabile da cui il paese non si risollevò più”.
E si vuole fare lo stesso per l’Italia?? Siamo in piena follia.
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Emilio Sereni
Capisco che la crisi di astinenza da grandi opere e annesse abbuffate sia molto forte, dopo i bei tempi dei sacchi di Roma, però Pd e mafie capitali varie devono rassegnarsi, ci sono state le elezioni, la questione delle olimpiadi è stata correttamente ed abbondantemente spiegata agli elettori prima delle elezioni, i candidati si sono pronunciati, i cittadini romani hanno scelto in massa, quindi mi pare corretto oggi ribadire le scelte già fatte prima del voto.
Certo, se qualcun altro avesse detto prima delle elezioni politiche di voler cancellare lo statuto dei lavoratori, stravolgere 1/3 della costituzione con un parlamento di nominati, approvare una legge elettorale peggiore del porcellum e esentare le case di lusso dall’ici, non lo so come sarebbe andata, sta di fatto che non l’hanno detto
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Daniele L.
Non è vero che un Sindaco, “sorvegliando” i lavori e garantendo la legalità degli appalti, può garantire che i costi non lievitano.
Questo perché anche legalmente i progetti che vengono vagliati dai vari enti (anche regionali, quindi non di competenza del Comune) seguono un sistema definito da regole di natura governativa (quindi parlamentare), regionale e anche del Comune.
Molto spesso, anche se gli appalti e i lavori funzionassero alla perfezione, sono proprio le autorizzazioni ai progetti che finiscono in magistratura, non perché illegali, ma per motivi diversi: e il Sindaco può solo prenderne atto.
(Per es. da me un lavoro da 40 mila è lievitato a 600 mila € perché Arpa certifica che non c’è amianto; durante i lavori è comparso l’amianto.. si, no, vero, non vero.. fermo tutto.. tutti in tribunale: l’amianto c’è; o fermi i lavori, o sfori il budget, oppure riduci il progetto iniziale spendendo gli stessi soldi.. e il Sindaco non può farci nulla).
Anche il sistema in mano al Comune va ridefinito: e non si può fare in poche settimane, per cui i progetti non possono essere vagliati correttamente in tempo.
Bisogna prima ridefinire le regole di progettualità, assegnazione lavori, controllo dei lavori, a tutti i livelli, poi se ne può parlare.
Allo stato attuale, NESSUNO PUO’ TECNICAMENTE GARANTIRE che i costi delle olimpiadi non lievitano.
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Ponzo Mordellini
1) Forse è la prima volta che c’è qualcuno che si comporta seriamente e con coscienza;
2) Non si è perso nulla dato che si discuteva una candidatura ai giochi, non la sicura assegnazione a Roma;
3) Quanto a incapacità vogliamo citare solo la Nuvola di Fuxas all’Eur e la Città dello sport a Torvergata a testimoniare di cosa sono state capaci le amministrazioni di Veltroni, Alemagno e Marino;
4) A proposito di latrocinio: Buzzi, Carminati, Odevaine e Co. non hanno bisogno di certificazioni. Basta la parola..!
5) Il danno erariale lo dovrebbero pagare quelli che hanno gestito le grandi opere nella città da 30 anni a questa parte e Malagò dovrebbe spiegare che fine hanno fatto i 20 milioni spesi finora.

DA UN BELLISSIMO SCRITTO DI ALDO ANTONELLI SU “UTOPIA”

Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura, nel 1998 scrisse Il racconto dell’isola sconosciuta. Si tratta di un’incantevole favola d’amore, magistralmente sospesa tra realtà e sogno.
Da essa traggo un dialogo che ci può servire per le nostre riflessioni.

-Datemi una barca, disse l’uomo.
-E voi, a che scopo volete una barca, si può sapere, domandò il re.
-Per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, rispose l’uomo.
-Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più. Sono tutte sulle carte.
-Sulle carte geografiche ci sono solo le isole conosciute.
-E qual è quest’isola sconosciuta di cui volete andare in cerca.
-Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta.

Ecco. Partiamo da qui per significare che l’utopia oggi pare un’eresia perché nel mondo regna un’ideologia del presente e dell’evidenza che sembra rendere obsoleti sia le lezioni del passato sia il desiderio d’immaginare un avvenire diverso. È un’ideologia che si esprime in modi diversi, ma che rimane sempre prigioniera della ragion pratica e del discorso ad effetto immediato.
Un degrado che bandisce il sogno e la poesia, l’arte e la cultura, la diversità e la sorpresa, involgarendo il mondo ed appiattendo il suo orizzonte sui bassi latifondi del possesso e del consumo.
Un declivio che parte da lontano e che Ernesto Balducci già nell’anno 1979 denunciava in una delle sue bellissime omelie: «Siamo spettatori di una fase di civiltà in cui tutto consiste nell’assottigliare al massimo lo spessore delle attese umane; nello stabilire una equazione tra le cose che si possono avere e ciò che si deve desiderare, in modo da mutilare l’universo dei desideri che è dentro di noi e da toglierci il senso dell’indigenza dell’esistere».
Questo è avvenuto, ad opera dei persuasori occulti che oltre a togliere pane e libertà, vogliono strappare anche i sogni.

L’Isola che non c’è
In questa umanità desertificata e sterilizzata di ogni sogno e di ogni ardire appare chiaro, allora, perché Tommaso Moro, e con lui tutti i sognatori, parlano e cantano dell’Isola che non c’è…
Ricordate le bellissime parole della canzone di Edoardo Bennato?
«Son d’accordo con voi – non esiste una terra – dove non ci son santi né eroi – e se non ci son ladri – se non c’è mai la guerra – forse è proprio l’Isola – che non c’è… che non c’è…
E non è un’invenzione – e neanche un gioco di parole – se ci credi ti basta perché – poi la strada la trovi da te…
Son d’accordo con voi – niente ladri e gendarmi – ma che razza di isola è?! – Niente odio e violenza, – né soldati né armi – forse è proprio l’Isola che non c’è… che non c’è…
(……)
E ti prendono in giro – se continui a cercarla – ma non darti per vinto perché – chi ci ha già rinunciato – e ti ride alle spalle – forse è ancora più pazzo di te!».
Perché, dunque, l’isola?
Perché l’isola, per essere raggiunta, richiede un cammino. L’isola esige che si abbandoni il continente e che ci si ponga una meta “altra” da raggiungere.
L’isola, prima di esistere, ha bisogno di essere sognata.
E i sogni confliggono con la realtà.
I sogni generano uomini e donne che mal si adattano alla realtà così come essa è.
I sogni partoriscono ribelli.
I sogni sono pericolosi, sono gli incubi dei potenti. Eduardo Galeano nella sua trilogia “Memoria del Fuoco”, parla di un documento del 1543 nel quale il re di Spagna vieta agli indigeni peruviani di leggere favole e raccontare i loro sogni.
«Coloro che oggi camminano con la testa per aria saranno gli unici ad aver ragione domani», scriveva don Tonino Bello.
Una politica da sogno
Nell’attuale impasse nella quale ci troviamo e che qualcuno ha battezzata con un neologismo molto indicativo, la “Democratura”, è nostra convinzione che non si può far politica senza muoversi, progettare e governare all’interno di un orizzonte utopico.
«Sta sempre dove c’è l’orizzonte, scrive Eduardo Galeano. Mi avvicino di due passi, e lei si allontana di due passi. Cammino dieci passi, e lei si affretta a spostarsi dieci passi più in là. Per quanto continui a camminare, non la raggiungerò mai. A che serve l’Utopia? A questo, a nient’altro che a camminare».
A chiusura di queste considerazioni vogliamo consegnare un invito che lo stesso Eduardo Galeano pone a chiusura del suo bellissimo libro “A Testa in giù”, sotto il titolo: “Il diritto al delirio”.
Si era al passaggio tra il secondo e il terzo millennio e scriveva:
«Anche se non possiamo indovinare il tempo che verrà, abbiamo almeno il diritto di immaginare come vorremmo che fosse.
Nel 1948 e nel 1976 le Nazioni Unite proclamarono estese liste di diritti umani; però l’immensa maggioranza dell’umanità ha solo il diritto di vedere, udire e tacere.
Che cosa ne dite di cominciare a esercitare il mai proclamato diritto di sognare?
Che cosa ne dite di delirare un po’, per un attimo?
Andiamo a fissare gli occhi più in là dell’infamia, per indovinare un altro mondo possibile:
l’aria sarà priva di qualunque veleno che non sia prodotto dalle paure umane e dalle umane passioni;
per le strade le automobili saranno calpestate dai cani;
la gente non sarà guidata dalla macchina, né programmata dal computer, né comprata dal supermercato, né guardata dal televisore;
il televisore smetterà di essere il membro più importante della famiglia e sarà trattato come il ferro da stiro o la lavatrice;
la gente lavorerà per vivere, invece di vivere per lavorare;
si aggiungerà ai codici penali il delitto della stupidità, commesso da chi vive per avere o per guadagnare, invece di vivere semplicemente per vivere, come l’uccello canta senza sapere di cantare o come il bambino gioca senza sapere di giocare;
in nessun paese verranno arrestati i ragazzi che si rifiutino di fare il servizio militare, bensì quelli che vogliano farlo;
gli economisti non chiameranno livello di vita il livello di consumo, né chiameranno qualità della vita la quantità delle cose;
i cuochi non crederanno che alle aragoste piaccia essere bollite vive;
gli storici non crederanno che ai paesi piaccia essere invasi;
i politici non crederanno che ai poveri piaccia mangiare promesse;
nessuno morirà di fame, perché nessuno morirà di indigestione;
i bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perché non ci saranno più bambini di strada;
i bambini ricchi non saranno trattati come denaro, perché non ci saranno più bambini ricchi;
l’istruzione non sarà privilegio di coloro che possano pagarla;
la polizia non sarà la maledizione di coloro che non possano comprarla;
la giustizia e la libertà, sorelle siamesi condannate a vivere separate, si riuniranno, ben appiccicate, schiena contro schiena;
la Chiesa, inoltre, detterà un altro comandamento, di cui il Signore si era dimenticato: «Amerai la natura di cui fai parte»;
saranno rimboschiti tutti i deserti del mondo e i deserti dell’anima;
saremo compatrioti e contemporanei di tutti coloro che abbiano volontà di giustizia e volontà di bellezza, ovunque siano nati e in qualunque tempo abbiano vissuto, senza che contino nemmeno un po’ le frontiere dello spazio o del tempo;
la perfezione continuerà a essere l’annoiato privilegio degli dei; ma in questo mondo maldestro e fottuto, ogni notte sarà vissuta come se fosse l’ultima, e ogni giorno sarà vissuto come se fosse il primo».

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Rosa Anna
Nella mia anima ci sono tutti i pensieri di quei pionieri del futuro; scopritori della sapienza di generazioni di contadini e artigiani del passato. Progettano un mondo possibile fatto di vita sincera, consapevole che non si può continuare ad usare la violenza verso la biodiversità consumando il pianeta
Oggi iniziamo appena a comprendere che tutti gli organismi viventi sono in simbiosi
Anche i virus ed i batteri che riteniamo maligni in effetti servono a contenere e qualificare il numero dei viventi
I batteri stanno divenendo imbattibili perché noi li abbiamo potenziati con gli usi indiscriminati degli antibiotici
I terreni diventano sterili per l’uso dei prodotti chimici
L’acqua dolce si inquina e diminuirà a causa dello scioglimento dei ghiacciai. In Siberia si sprigionano enormi quantità di metano che coinvolgono l’inquinamento della biosfera
Le acque degli oceani inacidiscono ed il plancton diminuisce, barriere coralline sono a rischio e con esse buona parte dei viventi marini
Eppure un gruppo spietato di uomini codardi continua a perseguire intenti di destabilizzazione naturale con creazioni di OGM dopo che si è compreso che non servono a nulla.
E stringono accordi come il TTIP per estendere domini
Tutto per creare denaro implicato nel potere di possedere
Per non rinunciare al presente costruiscono enormi quantità di armamenti accendendo guerre per usarle
Mettendo a rischio il futuro
In questa babele economica ci sono uomini di buona volontà che suggeriscono correzioni fattibili per l’uso del denaro
La civiltà sta frantumandosi in due
Non ci sono innocenti siamo tutti informati. Anche nel più sperduto villaggio africano o asiatico posseggono un telefonino
Non mi importa chi vincerà la guerra finale.
So da che parte stare.
p.s.
Un senato d’oltre oceano con 71 voti a favore e 27 contro acconsente la vendita di 1150 milioni di dollari di armi ai sauditi ed approva all’unanimità la vendita di armi letali a Kiev
Il premio Nobel firmerà?

FEMMINICIDI

Il 2013 è stato un anno nero per i femminicidi, con 179 donne uccise, in pratica una vittima ogni due giorni. Rispetto alle 157 del 2012, le donne ammazzate aumentano del 14%. Lo rileva l’Eures nel 2° rapporto sul femminicidio in Italia, che elenca le statistiche degli omicidi in cui le vittime sono donne.
I loro assassini non sono clandestini, non sono neri o islamici, sono italiani, bianchi, quasi sempre persone di famiglia, spesso di classe media. Maschi.
Prima dell’omicidio c’è lo stalking, la persecuzione.
Quasi ogni giorno si sente parlare in tv di questa mattanza. Come minimo questo orrendo delitto si dovrebbe prevenire. Invece, al contrario, assistiamo a un Renzi che ha preso 120 gravi reati e ha stabilito che “nel caso che essi comportino tenuità di comportamento lesivo” si possano depenalizzare e sarà il giudice a stabilire il grado di “tenuità”. Tra questi reati che ora non lo sono più c’è lo STALKING: Parecchia gente si è incazzata quando ho contestato questa depenalizzazione, asserendo che è falsa, che i 120 reati restano tali ma non è così.
Perseguitare una donna, tormentarla, renderle la vita impossibile (spesso come premessa ad un assassinio) è stato equiparato dal nostro esimio Capo del Governo ad una infrazione amministrativa passibile di una multa, come mettere un’auto in sosta vietata. Insomma puoi fare dello stalking, perseguitare una donna, minacciarla, ma un giudice può stabilire che lo hai fatto “in modo tenue”, dunque non sei condannabile.
Se non credete che ben 120 delitti gravi siano stati DEPENALIZZATI da Renzi leggete qui:

ECCO L’ELENCO DEI REATI CHE RENZI HA DEPENALIZZATO

C’è persino la corruzione di minore. In quanto alla corruzione di ‘Maggiore’ apre la strada a favori di Governo.
La corruzione dilaga. La vita, i diritti e i beni dei cittadini sono in pericolo. Il Paese peggiora inesorabilmente. Intanto chi delinque, compra senatori, fa fallire banche, dilapida o ruba denaro pubblico, minaccia le donne, licenzia gli uomini, rovina il territorio, irride le istituzioni…se la spassa.
Berlusconi è stato appena prescritto per aver comprato senatori e aver fatto cadere un Governo. Chi ha speculato nelle banche sui soldi dei cittadini viene premiato da leggi apposite fatte da figli o parenti o amici di loggia. Le cariche più alte, i cosiddetti rappresentanti del popolo, tramano per travolgere la Costituzione e votare leggi indecenti. Un Governo sempre più grottesco favorisce il capitale, protegge i delinquenti e massacra le vittime.
E chi vuole porre freno a questa macelleria sociale viene chiamato populista o terrorista e messo al pubblico bando.
Ma bravi! E avanti così!
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http://masadaweb.org

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