Nuovo Masada

settembre 23, 2016

MASADA n° 1791 23/9/2016 CRISI ITALIANA E FISCAL COMPACT

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MASADA n° 1791 23/9/2016 CRISI ITALIANA E FISCAL COMPACT
Blog di Viviana Vivarelli

Naufragio europeo – Utopia – Il Fiscal compact è incostituzionale – Occorre votare No al referendum renziano – Siamo a crescita zero – Inutile summit europeo con Renzi trattato come un cagnolino dopo la bufala di Ventotene- Monti è membro di Moody’s e Barroso è uomo di Goldman Sachs. Ma in che mani siamo? – Gli apocalittici a favore del SI’ – Ttip e Ceta: i Governi sotto il ricatto del mercato – Perché i poteri forti vogliono il SI’ al referendum- Media e regime- Di Maio: i dieci motivi per cui attaccare Renzi – Lo strazio dei migranti – Le delibere di Virginia Raggi- Toninelli contro tutti

Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!

(Papa Francesco)
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Ci sono giorni
che la solitudine mi irrompe dentro come la paura della morte
e allora cerco con urgenza la comunicazione umana
in un mondo dove siamo tanti
e siamo tutti incredibilmente soli.

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In quei momenti
così dolorosamente pieni della vita
un discorso attaccato con uno sconosciuto
ha la bellezza di una rosa
nel deserto
e lo stesso ardente profumo.

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Entrare nella vita di un altro
brandirne frammenti
che gocciolano gioia come dolore
uscire per un momento dal caos del deserto personale
per stringere una mano che si porge
ha un sapore
come se il mondo fosse la tua amante
e vorresti afferrarlo per sempre.

Viviana

NAUFRAGIO EUROPEO
Homofaber

Al di là delle discrepanze economiche e delle cautele mai chieste (artatamente o meno) dai nostri, Jacques Delors col mandolino, ovviamente nei trattati di Maastricht e Lisbona: le valute e quindi il diverso livello di economia degli Stati partecipanti, le realtà lavorative ed occupazionali talvolta opposte, le eventuali impreparazioni delle genti (magari come quelle furbastre di molti commercianti – soprattutto nostri – che potevano trasformare d’emblée le 50.000 lire in 50 euro (infatti) e tant’altro: tutto era già estremamente eterogeneo, avventuroso e miope nel ’92; e anzi, appositamente o casualmente, proprio in quegli anni, vennero varate leggi delicate e discutibili proprio in ambito economico. E al di là delle speculazioni e illegalità dell’alta, infima, finanza (che ha sensibilmente contribuito al fallimento della pseudo causa), credo che comunque un’Europa Unita che si fonda esclusivamente su una moneta comune, non può che naufragare e mai produrre qualcosa di globalmente positivo (per tutti). Solo qualora fosse supportata da politiche di informazione, di integrazione (sociale, culturale), da una condivisione economica equilibrata ai diversi salvadanai ed economie, e soprattutto da una partecipazione sentita delle popolazioni (mai avvertita), potrebbe – allora sì – avere basi e presupposti attendibili e destinati a reggere, solidificarsi, confrontarsi con altri continenti e realtà, emergenti o eterne. Censuriamo, mal sopportiamo e ci dividiamo già nelle piccole beghe tra gruppi nordisti e resto d’Italia o catalani e resto di Spagna, figuriamoci quando usciamo dall’orticello e ci confrontiamo con mondi ancora diversi, che magari non danno appalti alla mafia né vendono pentole usate in Parlamento. Oltretutto, un’Europa Unita – pur solo formalmente -servirebbe tanto a potenze esterne (da tempo amiche e trainanti) che geopoliticamente, fattivamente, hanno necessità di un supporto già schierato ed allineato (non si può mai sapere): sia per eventuali, pur improbabili, conflitti leggermente più complicati del tiro a bersaglio degli ultimi decenni (contro chiwawa raffigurati come giaguari atomici), sia per contrapporsi strategicamente a potenze rivali e indurle a maggior considerazione, se non timore. Prima eravamo noi e qualche altro Paese (utile per varie ragioni) ad essere ‘affiliato’ e manovrato esternamente (persino oltre i nostri debiti) , ora – causa estinzione dell’illuminismo, dell’umanesimo e dello spessore europeo – l’egemonia s’è allargata a tutto il continente. Churchill e De Gaulle da una parte ed Eisenhower dall’altra, hanno sempre avuto colloqui vibranti, spesso discordanti, talvolta persino tumultuosi (pur essendo alleati): ma comunque mai, e poi mai (pur in una situazione critica e di necessità per L’Europa) hanno trattato e si sono comportati da subordinati.

UTOPIA
Aldo Antonelli

«Il bello, il buono, il giusto, l’amicizia, l’amore, la pace, la solidarietà, l’allegria, la festa, sono valori “politici” e “sociali” fondamentali. Ogni società umana deve mantenere una grande capacità di utopia, di progettualità utopica, soprattutto nel senso di eu-topos, di “luogo buono”. Il pragmatismo, il cinismo non hanno mai contribuito a fare avanzare la bellezza, la giustizia, l’amore, la solidarietà, la festa… E’ necessario avere la voglia di sognare. E’ fondamentale essere audaci.
Il neoliberismo, a partire dagli anni ’70, è riuscito ad imporre nuovamente una narrazione della vita, della società e del mondo dove è assente il cittadino, la comunità, la partecipazione democratica, la solidarietà tra generazioni, mentre è presente la predazione dell’ambiente e del vivente e il furto della vita.
La nuova narrazioni neoliberista impone il consumo, l’individualismo, la competizione, la finanziarizzazione, la privatizzazione, gli stakeholders, l’imperativo tecnologico (“tutto ciò che è tecnicamente possibile deve essere fatto”). Al centro del dibattito filosofico, politico e culturale c’è l’utopia della globalizzazione economica, questa sì mistificatrice, imposta come creazione inevitabile e irresistibile della società, senza alternative.
L’utopia è la capacità di immaginare “luoghi di vita” buoni, desiderati, da realizzare e non di luoghi inesistenti. Oggi, abbiamo bisogno di una nuova era di capacità utopica fondata sulla presa di coscienza della mondialità della condizione umana, sulla responsabilità dell’umanità, sull’uguaglianza dei diritti, sul lavoro e sull’istituzionalizzazione politica planetaria. Questa capacità utopica deve radicarsi nella promozione di “comunità di vita” glocali, espressioni concrete del ben vivere insieme locale nel contesto della storia e del divenire mondiale. Nel XXI° secolo, tocca all’umanità, glocale per definizione, tradurre la capacità utopica del mondo. Il futuro è l’umanità, soggetto e portatrice della cittadinanza universale plurale.
Da qui la centralità dell’audacia, di cambiare il mondo, rivoluzionando il sistema finanziario oggi dominante, mettendo fuori legge la guerra e sradicando i fattori strutturali dell’impoverimento e dell’esclusione nel mondo».
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IL FISCAL COMPACT E’ INCOSTITUZIONALE
Viviana Vivarelli

Renzi è in difficoltà perché è ancora più lontano dal pareggio di bilancio e al recente summit non ha ottenuto la flessibilità richiesta, il che ci sottoporrà a pesanti sanzioni da parte dell’Ue.
Il pareggio di bilancio o FISCAL COMPACT ci vieta di fare qualsiasi investimento, persino di ricostruire i paesi devastati dal terremoto, figuriamoci di spendere per la ripresa economica…
Il FISCAL COMPACT fu infilato fraudolentemente in Costituzione dal Pd il 19 luglio 2012 (Governo Monti), alla chetichella, come fosse una Finanziaria straordinaria, mai spiegato alla popolazione, votato dal Pd &soci, primi in Europa, con tanto di cessione di sovranità all’Ue fatta in fretta e furia, (tanto che non si sono visti nemmeno i 6 mesi di tempo richiesti dalla Costituzione), con 368 favorevoli, 65 no, 65 astenuti…Su 209 deputati Pdl, votano a favore del Trattato solo 105, il 49%, meno della metà. Il Fiscal compact passa praticamente col voto del Pd che dice di votare ‘turandosi il naso’. L’Idv di Di Pietro e Sel sono assenti al momento del voto, entrambi nemici giurati del Fiscal compact (il M5S ancora non esiste). La Lega, che non capisce un tubo, scrive sulla Padania: “Il Fiscal compact è una centrale nucleare pronta ad esplodere”, poi non si avvede che pareggio di bilancio in costituzione e fiscal compact sono la stessa cosa e anzi il 2° è assai più grave del 1°, e lo vota (?). Persino i liberali lo votano, loro che sono sempre stati contro ogni vincolo non si accorgono nemmeno che qui votano un intervento che incatena l’intero Stato. Il Parlamento europeo è come se non ci fosse. Si parla di maggiore competitività europea rispetto al mondo (ma cosa??? Costringi i Paesi europei alla recessione e diventano più competitivi??). Qualcuno vorrebbe opporsi, ma il PARLAMENTO EUROPEO, CHE è L’UNICO ORGANO ELETTO, NON CONTA NULLA. Col Fiscal compact la politica di ogni Stato dell’Ue scende a zero.
LA SOVRANITA’ NAZIONALE VIENE FATTA FUORI.
Il caro Bersani dice giustamente con la solita pigrizia che “queste cose non esistono in nessun posto al mondo! “Pareggio di bilancio per costituzione!!??… cioè, noi non è che intendiamo nei secoli castrarci di ogni possibile politica economica!”. Lo dice, ma poi vota “per fedeltà all’azienda”!!!!! La follia più totale.
http://leprechaun.altervista.org/europa.shtml#fcompact

Il Fiscal Compact è l’obbligo imposto dalla Germania agli Stati membri, con pesanti sanzioni in caso di inadempienza, di conseguire l’equilibrio di bilancio e di mantenere il debito pubblico al di sotto del 3% del PIL (in 2 anni Renzi lo ha aumentato di 143 miliardi mentre il Pil è sceso) e vieta qualsiasi spesa pubblica se questo obiettivo non è raggiunto.
Il Fiscal compact insomma è un trattato che uccide la democrazia e lo fa per favorire alcuni ristretti gruppi di potere economico che speculano sul fallimento degli Stati.
Oggi viene contestato anche da troppi economisti (premi Nobel per l’economia Kenneth Arrow, Peter Diamond, William Sharpe, Eric Maskin e Robert Solow…). Paul Krugman disse chiaramente che il Fiscal compact avrebbe portato alla dissoluzione dello stato sociale, come in effetti sta accadendo.
Oggi il Fiscal compact viene ipocritamente contestato anche all’interno del Fm, perché è paradossale, infatti costringe i Paesi europei ad una crescente crisi in quanto vieta ogni investimento per la crescita. L’Europa non può essere tirata fuori dalla palude del debito solo attraverso una politica di austerity, poiché per salvarla occorrerebbe una politica pianificata di investimenti pubblici, del tipo auspicato da Keynes o praticato da Roosevelt nel New Deal, ma il Fiscal compact li vieta.
Fitoussi: “Il Fiscal compact è l’esatto contrario di quello che serve all’Europa.”
Premio Nobel Sims: “Gli Stati Uniti non si sono legati le mani stupidamente come noi: non hanno il bilancio in pareggio, e ciò, paradossalmente aiuta anche la Fed, perché permette di evitare la deflazione in situazioni di grave recessione, uscendone con maggiore domanda interna via Stato”.
“Abbiamo fatto i compiti a casa”, continua a ripetere quel pirla di Renzi.
Il vero compito a casa imposto dall’Ue è semplicemente lo smantellamento degli Stati nazionali e delle relative democrazie che costituiscono un odioso impiccio per i mercati finanziari.
Ricordiamo che il Fiscal compact non è mai passato al vaglio del Parlamento Europeo, né è stato proposto come direttiva dalla Commissione e nasce dunque come una imposizione tedesca estremamente antidemocratica che avrebbe favorito la sola Germania. Essa ha imposto che solo i paesi che lo introducevano entro il 1º marzo 2014 avrebbero potuto ottenere prestiti da parte del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES).
Col Fiscal Compact è ripartita la crisi europea mentre la Germania continuava ad arricchirsi.
Oggi Renzi batte la testa invano per chiedere maggiore flessibilità e la Merkel gli dice di no su tutto. Ma la colpa è stata del Pd che ci ha messo incautamente in questa situazione. Non possiamo investire, non possiamo promuovere nessuna ripresa, non possiamo nemmeno riparare ai danni del terremoto e, siccome i conti vanno male, dovremo pagare pure delle penali. Non ci resta che il disastro. E, come le nostre imprese falliranno, la Germania se ne avvantaggerà, diventando la dominatrice del mercato. (Vedi come si è appropriata dei beni della Grecia: porti, aeroporti, rete elettrica.. comprandoli per un tozzo di pane).

Ma sentite questa:
Il Ministro della Giustizia di Renzi, Andrea Orlando, ospite della festa del Fatto Quotidiano ha detto con estrema nonchalance che la democrazia e la politica sono ricattate dalla finanza: “Oggi noi stiamo vivendo un enorme conflitto tra democrazia ed economia. Sostanzialmente, i poteri sovranazionali sono in grado di bypassare completamente le democrazie nazionali mettendo le democrazie di fronte al fatto compiuto. Per es. il pareggio di bilancio in Costituzione non fu il frutto di una discussione nel Paese. Fu che a un certo punto la Bce disse: “O mettete questa clausola nella vostra Costituzione, o altrimenti chiudiamo i rubinetti e non ci sono gli stipendi alla fine del mese”. Devo dire che è una delle scelte di cui mi vergogno di più, mi vergogno di più di aver fatto. Io penso che sia stato un errore approvare quella modifica. Non tanto per il merito, che pure è contestabile, ma per il modo in cui si arrivò a quella modifica di carattere costituzionale“.
Ecco che cos’ha fatto il Pd.

Sole24ore: “Non vi è dubbio che un debito pubblico che viaggia ben oltre la soglia del 130% del Pil, da finanziare con aste lorde annuali attorno ai 400 miliardi l’anno con una spesa per interessi che varia dai 70 agli 80 miliardi, esponga costantemente il nostro Paese a rischi seri di instabilità…Anche solo per bloccare il rapporto debito/pil al livello attuale, dovremmo crescere del 2,5%, mentre nel 2015 ci siamo fermati allo 0,8% e quest’anno chiuderemo al di sotto dell’1%.”
Diciamolo chiaramente, contro le balle di Renzi/Padoan/Poletti: SIAMO A CRESCITA ZERO. Inutile farsi le pippe e inventarsi aumenti fantasma dei nuovi occupati.
Secondo i dati odierni dell’INPS, nei primi 7 mesi di quest’anno rispetto ai primi 7 del 2005, ci sono state diminuzioni di assunzioni sia a tempo indeterminato (-379.000, pari a -33,7%) che determinato e siamo alle medie preesistenti gli sgravi fiscali alle aziende dati da Renzi. Insomma Renzi ha buttato 13 miliardi per non produrre nessuna variazione strutturale, ci ha messi a un passo dalla Grecia e in Ue non contiamo un piffero. Non è certo un successo di cui vantarci. E se alla conferenza dopo il summit non ci va o non viene invitato è perché non conta una cippa e non ha nulla da dire.

Sarebbe bastato un tribunale comune per invocare la totale incostituzionalità del Fiscal compact.
“L’incompatibilità della nuova formulazione dell’art. 81 con gli artt. 1, 2, 3, 4, 35, 36, 37, 41 e 47 e 139 Cost. è palese ed ovviamente i principi fondamentali ed i diritti inalienabili, essendo immutabili, prevalgono su detta riforma con la conseguenza che la legge costituzionale stessa risulta in realtà di certa incostituzionalità. Non si può che auspicare che presto tale tema finisca sui banchi della Corte Costituzionale, nella speranza che la nomina sempre più politicizzata dei futuri membri non consenta di smantellare anche il ruolo di garanzia e di indipendenza che i Padri Fondatori avevano pensato per la Consulta”
Il diritto comunitario non può derogare o superare i “principi supremi” della nostra Costituzione.
“Il divieto perenne all’intervento dello Stato nell’economia, proprio delle logiche neo liberiste, è in radicale antitesi a quei doveri primari della Repubblica di dare effettiva tutela al lavoro con la conseguente necessità di poter prendere sovranamente (sotto il controllo politico) tutte quelle decisioni economiche e monetarie dirette al sostegno della domanda aggregata del Paese. Il deficit è lo strumento tecnico con cui attuarle, il divieto ad usarlo confligge con l’intero impianto della Carta. Il divieto al deficit mette quindi al bando l’intero modello economico Costituzionale”.

Stefano
1-Renzi non è mai stato a favore del fiscal compact. Vero, l’ha sempre rispettato (o c’ha provato) come tutti, ma non è mai stato un sostenitore dell’austerity, seppure in questi pochi anni s’è sempre piegato ad essa. C’ha provato con le buone (inutili lusinghe, chiamiamole così).
2-Hollande è un morto che cammina. Se la Merkel gli dicesse di fare il gatto con un piatto di frutta in testa, lui lo farebbe. La Merkel stessa è molto più interessata alle prossime elezioni che all’Europa, con la differenza che mentre il collega francese è spacciato, lei è ancora la probabile vincitrice (Io:ma dal voto di Berlino non direi).
3-In tutto questo mancano alleati. Alla fine il fiscal compact nel 2016 conviene solo alla Germania. Eppure tutti gli altri invece che portare le proprie istanze in gruppo lo fanno singolarmente. Chiaro che vengono irrisi e/o schiacciati. Altro che atomizzazione dell’individuo: stiamo assistendo all’atomizzazione degli stati all’interno dell’EU, ognun per se, la Merkel per tutti.

TTIP E CETA: I GOVERNI SOTTO IL RICATTO DEL MERCATO

Dobbiamo fermare sia il TTIP che il CETA (accordo commerciale col Canada) e informare le persone su ciò che Renzi sta tramando a loro danno.
Questi trattati calpestano l’ambiente, la salute e i diritti dei cittadini, privilegiando gli interessi economici di grosse corporation e affossando le leggi nazionali. È il primato del mercato sulle persone.
Renzi è favorevole ad entrambi e il ministro dello Sviluppo Calenda non ritiene necessario il giudizio del Parlamento. Molti però denunciano il non rispetto della sovranità degli Stati singoli. L’accordo CETA protegge gli investitori in Canada e nell’Ue a scapito del pubblico interesse. Si introduce un arbitrato internazionale che permetterà alle imprese di intentare cause per perdita di profitto contro i governi (come con il caso Vattenfall – Governo tedesco sulla chiusura delle centrali nucleari o il caso Veolia contro Governo egiziano sull’aumento del salario minimo dei lavoratori). Ogni soggetto economico privato, se danneggiato nei suoi investimenti, avrebbe diritto a compensazioni. Sarebbe ammessa la libera circolazione dei lavoratori nelle nazioni firmatarie e le imprese potrebbero querelare gli Stati su leggi che ledono i loro profitti. Si riscriverebbero le leggi su fracking, OGM, leggi finanziarie, diritto d’autore…tutto.
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Grillo aveva proposto che tutti i Paesi del Mediterraneo minacciati dallo strapotere della Merkel e distrutti dalla imposta austerità si unissero formando una seconda Europa secondo gli interessi comuni, ma è stato deriso come se proponesse una sciocchezza. Intanto i saputoni hanno continuato a brigate per l’affossamento di questi stessi Paesi.

Sig Matau

Alla fine il fiscal compact nel 2016 conviene solo alla Germania. Col senno di poi sono tutti professori, ma i professori veri, gli accademici, lo sapevano benissimo anche quando è stato concepito il direttorio di Monti, almeno 5 anni fa, quel Monti che oggi è indagato, assieme alle banche d’affare e le agenzie di rating per manipolazione del mercato pluriaggravata e continuata.

https://ilsimplicissimus2.com/2012/06/04/monti-possibile-indagato-manipolazione-di-mercato-pluriaggravata-e-continuata/
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Sig Matau
Mario Monti è membro di Moody’s, finalmente Wikipedia se ne accorge
LA CRISI DEL 2008

S&P paga 1,5 miliardi di dollari per chiudere indagine su rating gonfiati.
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-02-03/sp-paga-15-miliardi-dollari-chiudere-indagine-rating-gonfiati-151638.shtml?uuid=ABoGJcoC
Noi scolari e all’estero i bravi maestri? Ebbene: i maestri della truffa e che hanno a cuore i soldi dell’Italia. Chi cazzo corrompe chi? Io farei un’indagine sui conti bancari di Mario Monti, su tutto il globo. Dato che non era nemmeno necessario corrompere Napolitano (canzonato come “the King”), visto che gli americani lo tenevano già per le palle con le intercettazioni per mafia, poi distrutte
Ma qui non parliamo nemmeno di soldi: qui è in pericolo di vita l’intero sistema industriale e produttivo! E’ come finire nelle acque antartiche senza più la nave.
Il concorrente tedesco vuole mettere fuori uso il motore italiano (secondo esportatore europeo).
Non vi piacciono le regole del gioco, non vi piace l’ideologia del libero mercato e della concorrenza? Ma cari miei, chi sono gli stronzi che ancora parlano di sogno europeo e continuano a giocare con la vita delle persone?? Questo non è il gioco del calcio, qui è in ballo la vita del sistema produttivo italiano: posti di lavoro, l’unico mezzo che tiene in vita la democrazia con il contrasto alla povertà e contro l’avvento dei totalitarismi e nuove guerre
a garantire la pace è la democrazia non l’euro: la triste realtà e che l’Euro funziona solo in un sistema comunista
E nell’imperante ideologia della concorrenza spietata la Germania dovrebbe essere solidale? In nome di un contratto di carattere monetario che premia il più forte? E’ chiaro quindi che la solidarietà è un pretesto per cannibalizzare le economie concorrenti, dato che non c’è nessuna legge che impone vincoli di solidarietà, e mai ci sarà

Adriano
Comunque se noi abbiamo il bomba, una ragione c’è!
Ieri in Germania e Austria c’erano 350mila persone nelle piazze a protestare contro il Ttip e il Ceta, da noi sembra che non freghi niente a nessuno.
L’Italia, con i suoi prodotti, è quella che ci rimetterebbe di più. Da noi le proteste avvengono solo da dietro una tastiera. E’ un caso nazionale se uno fa un errore di geografia, mentre le multinazionali ci stanno fottendo. Demenziale!

OCCORRE VOTARE “NO” AL REFERENDUM DI RIFORMA COSTITUZIONALE
Berluscameno

“La tracotanza con la quale l’ambasciatore americano è entrato a piedi uniti nel dibattito referendario italiano è sintomatica del livello di assoluta subalternità che contraddistingue il nostro povero Paese”.
Ci dice Francesco Tosano che gli italiani sono trattati ormai a viso aperto come somari da mettere in riga, popolo di minorati incapace di autogovernarsi e perciò bisognoso di aiuti esterni che alcuni noti centri di potere offriranno con ipocrita generosità.
Banchieri d’affari e finanzieri d’assalto al soldo dei massoni mondialisti, agenzie di rating, squali, pescecani, serpenti a sonagli e avvoltoi di ogni risma sono schierati in favore del “Si” alla riforma costituzionale partorita oggi da Renzi grazie al paziente lavoro preparatorio di molti piduisti da anni operativi sull’intero globo terracqueo.
Come si è notato, è partita la solita campagna di mistificazione già vista in occasione del referendum sulla Brexit: “Se vince il “No” al referendum l’Italia entrerà di nuovo in recessione”, “arriverà la Troika”, “le aziende straniere abbandoneranno l’Italia ed esploderà la disoccupazione”, “ si aprirà una crisi politica dagli esisti imprevedibili e potenzialmente tragici” e, forse, “sospenderanno pure i campionati di calcio”.
Un vero e proprio armamentario di idiozie colpirà in pieno l’italiano medio fino al giorno del referendum, nella speranza di condizionare per il tramite della minaccia e della suggestione una scelta che, molto semplicemente, riguarda la tenuta di alcuni fondamentali contrappesi democratici che hanno consentito all’Italia di entrare nel novero delle nazioni civili all’indomani della caduta delle barbarie nazi -fasciste.
Bisogna tenere comunque gli occhi aperti.
In Inghilterra, infatti, dove la demonizzazione dei fautori della “Brexit” aveva raggiunto livelli indecenti, la farsa si è infine trasformata in tragedia.
Come ricorderete a pochi giorni dal voto uno squilibrato, al grido di “Britain firts”, accoltellò a morte la parlamentare europeista Joe Cox impegnata in prima fila per sostenere le ragioni del “Remain”. Una morte alquanto sospetta, sulla quale è immediatamente calata a urne chiuse una altrettanto sospetta coltre di silenzio.
Non vorrei nulla di simile, un eventuale truce attentato contro un volto simbolo delle ragioni del “Sì”, nell’ottica perversa dei soliti assassini imbevuti di una spiritualità anticristiana e satanica, potrebbe far lievitare le speranze di successo dei sostenitori del “Sì” oggi ridotte obiettivamente al lumicino.
Il “sacrificio” di Joe Cox però alla fine non ha neppure cambiato l’esito del voto inglese.
I cittadini, bollati dal sistema alla stregua di “inguaribili complottisti” solo quando mettono in discussione le verità di fede precostituite dal mainstream (tipo le armi di “distruzione di massa” care ai nemici di Saddam), sono oggi più consapevoli di ieri.
I tranelli del potere non funzionano più in automatico e alcuni vecchi mostri ormai sdentati come “il debito pubblico” e lo “spread” sono stati da tempo riposti dai “maghi neri” nella cassetta contenente gli attrezzi divenuti inservibili.
Naturalmente in Inghilterra nessuna terribile carestia ha colpito i sudditi di Sua Maestà all’indomani della vittoria del “Leave”.“Anzi, tutti i parametri seri veicolano l’immagine di una Gran Bretagna pronta a ritrovare nuova fiducia e nuovo slancio, una volta stracciata la camicia di forza della Ue, covo puzzolente popolato da volgari emissari di avidi plutocrati travestiti da uomini delle istituzioni (vedi Barroso che è ora alla luce del sole un uomo di Goldman Sachs mentre prima lo era solo “in pectore”)”.
“Per ritrovare una dignità e identità nazionale adesso perduta, per opporre la forza della democrazia dal basso ai sotterfugi diabolici delle élite mondialiste e per molte altre ragioni ancora, al referendum costituzionale bisogna con convinzione votare “No”.
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E così, trattato a calci dal summit e soprattutto dalla Merkel, escono da Renzi parole amare che non credevamo mai di sentire: “Il fiscal compact è una stupidata autolesionista per la stessa unità europea, sfascia di fatto ciò che dice di voler unire, non favorisce la crescita ma le disuguaglianze sociali e gli squilibri fra diverse aree della Ue, è un’ideologia dell’algoritmo e una sfida al buon senso, nonché uno dei maggiori booster per i sentimenti identitaristi e nazionalisti” .(E’ diventato grillino?) Ma dice Gilioli: “Fra l’altro, se volesse davvero, in questo Parlamento avrebbe una maggioranza sufficiente per salutare non solo il fiscal compact ma anche il pareggio di bilancio in Costituzione, essendo il M5S da sempre risolutamente contrario. Altrimenti è solo abbaiare alla luna.”

VENTOTENE: UNA VACANZA A SPESE DEL CONTRIBUENTE ITALIANO
Marx 2

Renzi insieme a Merkel e Hollande su una portaerei nei pressi dell’isola di Ventotene, un vertice che aveva, secondo le intenzioni, lo scopo di rilanciare l’unità europea dopo Brexit e piani di lunga data per trasformare l’UE in un’alleanza militare, progetto bloccato fino ad ora dalla Gran Bretagna con l’appoggio degli Stati Uniti. Per Merkel e Hollande si è trattato di una vacanza a spese del contribuente italiano. Rientrati nelle loro capitali, i loro ministri della difesa, Ursula von der Leyen e Jean-Yves Le Dirian, hanno cominciato a fare sul serio senza l’Italia.
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GLI APOCALITTICI- GRANDI CAPITALISTI A FAVORE DEL SI’
Marco Pasciuti

Referendum, gli apocalittici che mettono in guardia contro il No: da Confindustria a Goldman Sachs, da Fitch a Marchionne, numi tutelari della politica e vertici della finanza nostrana e mondiale si sono a più riprese espressi a favore delle riforme del governo Renzi. Il più delle volte con toni da day after, prefigurando ‘caos politico’, recessione e tracolli dell’occupazione
In principio fu Jp Morgan: “hanno costituzioni “influenzate da idee socialiste”, “esecutivi deboli”, tutele dei diritti dei lavoratori”, ma anche “la licenza di protestare contro modifiche sgradite dello status quo”, si legge in un report di 16 pagine, datato 28 maggio 2013. La banca d’affari annoverata tra le protagoniste della finanza creativa, e quindi della crisi dei subprime che dal 2008 ha inceppato l’economia mondiale, giudicava così i “sistemi politici dei paesi europei del Sud e in particolare le loro costituzioni”, definendole “inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea”. In questo contesto l’endorsement sul referendum costituzionale firmato dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, John Phillips, sorprende ma non troppo: numi tutelari della politica e vertici della finanza nostrana e mondiale si sono a più riprese espressi a favore di riforme di respiro liberista come quelle del governo Renzi.
I toni si fanno spesso apocalittici, degni del più cupo dei day after, gli scenari prefigurati in caso di fallimento: la vittoria del “No” al referendum, rilevava il 1° luglio l’ufficio studi di Confindustria, causerebbe un “caos politico” e lo scenario economico interno “sarebbe caratterizzato da cinque eventi ciascuno dei quali foriero di recessione“. Tradotto in numeri: “L’effetto complessivo della vittoria del “No” è stato quantificato per il triennio 2017-2019: il Pil cala dello 0,7% nel 2017 e dell’1,2% nel 2018, salendo dello 0,2%nel 2019. In totale si riduce dell’1,7%“. E il Pil pro capite, “una misura di benessere, calerebbe di 589 euro. Ciò porterebbe a un aumento di 430mila persone in condizione di povertà“. Senza contare la perdita di posti di lavoro: “L’occupazione diminuisce complessivamente di 258mila unità, mentre altrimenti salirebbe di 319mila”. “Noi siamo per il sì – ribadiva quindi il 20 luglio al Meeting di Rimini il presidente Vincenzo Boccia – perché riteniamo che la governabilità e la stabilità siano la precondizione per una politica economica di lungo termine”.
Apocalittici anche i toni usati da Fitch, che esprimeva il proprio parere nelle stesse ore in cui Phillips spiegava che una vittoria del “No” sarebbe un “passo indietro” per attrarre gli investimenti stranieri in Italia: “Ogni turbolenza politica o problemi nel settore bancario – ha spiegato il responsabile rating sovrani per Europa Medio Oriente Edward Parker – che si possano ripercuotere sull’economia reale o sul debito pubblico, potrebbe portare a un intervento negativo sul rating dell’Italia. Se ci fosse un voto per il No, lo vedremmo come uno shock negativo per l’economia e il merito di credito italiano”. Più o meno lo scenario delineato anche da Goldman Sachs, che in un rapporto di 14 pagine mette in rilievo i rischi che un fallimento del referendum comporterebbe per le banche: “Una fase di turbolenza politica e uno stop al percorso riformista ridurrebbe le probabilità di arrivare a una soluzione di mercato per le banche in difficoltà, aumentando per contro quelle di un intervento del governo”.
Lassù, tra le nubi che circondano i resti di quello che fu Olimpo della grande industria italiana, le riforme piacciono anche a Sergio Marchionne, che con Matteo Renzi ha dimostrato di avere un feeling particolare: “Quello che interessa a noi come azienda è la stabilità del sistema”, spiegava il 27 agosto a margine di un convegno alla Luiss l’amministratore delegato di Fca, dicendosi ”a livello personale per il sì” al referendum. ”Non voglio – tentava quindi un distinguo – prendere una posizione. Ma personalmente condivido alcune delle scelte che sono state fatte per cercare di alleggerire il costo di gestione di questo Paese. Non voglio giudicare se la soluzione è perfetta, ma è una mossa che va nella direzione giusta”.
Più in basso, nella Castalia della politica nostrana, il nome che spicca per qualità e quantità degli interventi in favore delle riforme è quello di Giorgio Napolitano: “Sosterrò la conferma della legge di riforma approvata dal Parlamento e mi auguro che le opposte parti politiche si confrontino sul referendum nella sua oggettività”, rompeva gli indugi il presidente emerito in un’intervista al Corriere della Sera il 6 gennaio, per poi esprimere il 5 luglio un invito direttamente agli italiani: “Auspico che la stragrande maggioranza dei cittadini non faccia finire nel nulla gli sforzi messi in atto in questi due anni in Parlamento”, fino all’ultimo appello, datato 10 settembre: “Bocciare la revisione della Carta sarebbe un’occasione mancata“. Difficile, comunque, quantificare le occasioni in cui l’ex capo dello Stato ha sponsorizzato le riforme firmate da Maria Elena Boschi, ampiamente ricambiato con l’iscrizione a caratteri cubitali (secondo i maligni, un epitaffio) che il premier ha scolpito loro in calce: “Portano la sua firma“. Con tutte le conseguenze che in termini di giudizio storico da questa affermazione potrebbero discendere.
Per un certo periodo, più o meno corrispondente alla durata del patto del Nazareno, le riforme hanno riscosso successo anche negli ambienti berlusconiani: “In un Paese che ha bisogno di riforme – argomentava il 2 luglio 2014 Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente di Mediaset, alla presentazione dei palinsesti autunnali – come italiano e come imprenditore io tifo per Renzi, e chi non lo farebbe con chi ha preso il 40% (alle elezioni europee di quell’anno, ndr)? Abbiamo bisogno innanzitutto di stabilità e in secondo luogo di riforme che facciano ripartire l’economia“. Perché è “indispensabile” intervenire su “giustizia, lavoro, tasse”. Poi però, sottolineava il delfino, “è importante vedere come sono le riforme, perché vanno fatte bene, e con chi si fanno”. Renzi le avrebbe fatte con suo padre Silvio, fino a che quest’ultimo, scottato dall’inversione a “U” fatta dal premier in occasione dell’elezione di Sergio Mattarella al Colle, non aveva fatto crollare il patto. Passando quindi l’ideale staffetta a Denis Verdini. Ma questa è un’altra storia.
La lista degli insospettabili tifosi delle riforme arriva fino a Jyrki Katainen, implacabile fustigatore delle mollezze amministrative di Atene. Il 15 gennaio 2015, nella prima tappa a Roma del suo tour per lanciare il fondo Juncker per gli investimenti, il vicepresidente della Commissione europea parlava di un “programma di riforme coraggioso”, promuovendo a pieno voti il Jobs Act: “Aiuterà soprattutto i giovani a trovare un impiego”, assicurava il falco finlandese la cui affabilità nei confronti di un’Italia che chiedeva flessibilità era giustificata dalla necessità di Bruxelles di dare un segnale di distensione a quei Paesi che rischiavano di essere attratti come mosche dal miele dalle ricette greche di Syriza. Che prometteva ai greci, prima di auto-normalizzarsi, un’Unione Europea meno ostaggio del partito dell’austerity.

Salvatore Di Cesare

Se questi personaggi mi dicono di fare qualcosa, senza entrare nel merito, faccio esattamente il contrario perché mi stanno fregando. La loro credibilità è meno di zero. Nel merito le pseudo riforme sono ancora peggio. Ci sarebbe da discutere da chi e come sono state votate, già questo basterebbe. La cosa peggiore è che non servono proprio a nulla, se non abbassare il tasso di democrazia in questo paese. Che è esattamente quello che tutti i sopracitati vogliono. A loro dà fastidio il popolo che decide e che potrebbe mettere il bastone tra le ruote nei loro piani. L’euro è la clava che stanno usando per martellarci e costringerci a fare quello che vogliono loro. Ecco perché bisogna uscire dal “fogno” europeo, riprenderci la nostra sovranità e mandarli a f.lo tutti. Aggiungo, costi quello che costi… Ma credo, brexit docet, che i vantaggi saranno ben maggiori dei costi. E’ una cosa che succederà, spero prima che poi e spero di avere un governo legittimamente eletto che sappia gestire questo passaggio delicato.
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Omero
“Insomma a detta degli Usa…e delle Banche Internazionali dobbiamo demolire il nostro stato sociale e i nostri diritti per sempre..!.per lasciare il Nostro Paese come una prateria per le scorribande economie e finanziarie di ogni risma…”Siamo come sempre un Paese a democrazia e sovranità limitata…”! manca solo che gli Usa ci dicano anche che tipo di carta igienica comperare…sich..!

PERCHE’ I POTERI FORTI VOGLIONO IL SI’ AL REFERENDUM
Diego Fusaro

Voglio spiegarvi perché su un piano filosofico-politico questa riforma costituzionale deve essere contrastata con ogni forza.
L’UE e il sistema bancario sono essi i veri promotori di questa riforma costituzionale, rispetto alla quale Matteo Renzi, il PD e la signora Boschi sono semplici maschere di carattere, semplici funzionari, semplici pedine.
Perché la UE e il sistema usurocratico bancario vogliono questa riforma costituzionale? Per la semplice ragione che la Costituzione italiana è una Carta che si contrappone al processo di finanziarizzazione integrale, di liberalizzazione totale del vecchio continente segnatamente per la penisola italiana.
La Carta Costituzionale italiana nasce come tutti sappiamo dall’intreccio virtuoso fra la tradizione cattolica, con la centralità della persona umana che ha solo dignità e non ha prezzo, e per la tradizione comunista centrata a sua volta sul tema del lavoro, il lavoro come fondativo dell’essere sociale.
Ebbene l’odierna Unione Europea e con essa il sistema del finanz-capitalismo di tipo americano che propone la liberalizzazione integrale e il modello della società competitiva di tipo neodarwiniano, non accetta né la dignità dell’essere umano, né la dignità del lavoro. Vuole vedere ovunque merci disponibili a seconda del valore di scambio, vuole vedere ovunque la riduzione dell’umano a merce disponibile sul mercato.
Ecco perché oggi sta realizzando su scala globale esattamente questo processo di reificazione integrale dell’umano. L’umano diventa sempre più merce disponibile e nulla resiste alla dinamica del valore di scambio: la dignità umana è svenduta sul mercato. La Costituzione italiana resiste a questo nella misura in cui è centrata sulla dignità della persona umana e sulla dignità del lavoro.
I poteri forti aspirano a destrutturare le vecchie carte costituzionali dei Paesi Europei.
L’obiettivo è quello di distruggere integralmente le carte costituzionali del vecchio continente europeo di modo che vengo meno l’ultimo baluardo, l’ultima resistenza in grado di opporsi alla finanziarizzazione integrale del continente.
Oggi più che mai occorre resistere a questo processo, e portare avanti insieme una resistenza all’UE e alla finanza che è il compimento della lotta di classe dei dominanti contro i dominati, servi contro signori. Per tutte queste ragioni il MoVimento 5 Stelle ha il compito di portare avanti questa battaglia per votare NO al referendum costituzionale.
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Viviana Vivarelli
La riforma costituzionale fa schifo.

Non solo quello che doveva essere il Senato delle Regioni, guarda caso, non può occuparsi proprio delle Regioni, ma può occuparsi di materie importantissime e bloccare una legge per 60 giorni, potere immenso che tuttavia sarà esercitato da persone che lavoreranno a metà tempo perché nell’altra metà dovranno occuparsi di problemi locali (e già questo è uno spregio al potere legislativo che a livello nazionale viene dimezzato!). Il paradosso è che il nuovo Senato “rappresenta il potere territoriale” ma non potrà occuparsi delle leggi territoriali! E’ una contraddizione in termini. Come dire: “I medici lavoreranno a metà tempo ma non potranno curare”.
E già pensare a un sindaco (i sindaci saranno 21) o a un senatore che lavorerà a metà tempo e si occuperà di cose importantissime per lo Stato solo per metà tempo perché per l’altra metà sarà presente in sede locale (cosa fanno? vanno a Roma nel giorni dispari e fanno il sindaco in quelli pari?), e poi un metà tempo quando la presenza in Parlamento è già così scarsa, dà l’idea di che pasticcio sia questo nuovo Senato. In pratica lo si è azzoppato, perché spesso il Senato frenava le leggi volute dal Governo, e per di più lo si è fatto con una legge illeggibile, che sembra creata proprio per delegittimare sia il Parlamento che il voto popolare (e con questa riforma gli elettori perdono il 2° diritto elettorale dopo l’abolizione dell’elezione del presidente della Provincia) e si impongono maggiori difficoltà per il referendum. Tutto marcia verso una riduzione della democrazia e verso un accentramento del potere nel solo Governo, con una botta all’equilibrio dei poteri e una ferita sia al voto popolare che ai contrappesi di governo che, se vengono meno, porteranno a un Governo troppo influente che alla fine legifera con la fiducia (e Renzi ne ha già imposte 53, addirittura sulla riforma costituzionale!).
Se si voleva fare una Camera delle Regioni, bastava cambiare le competenze del Senato, come voleva fare la Lega.
Se si voleva risparmiare (48 milioni come ha detto la Corte dei Conti e non un miliardo come ha sparato Renzi), si poteva ridurre il numero dei parlamentari sia della Camera che del Senato o riportare i loro emolumenti alla media europea (progetto abortito appena arrivò alla discussione pubblica. Si disse che questo calcolo era troppo difficile da fare 🙂 ! Per cui continuiamo ad avere i politici più pagati d’Europa come se potessimo permetterceli !!).
Oppure si poteva rispettare quel famoso tetto dei 240 milioni annui senza fare eccezioni per le società quotate in Borsa come la Rai e il risparmio sarebbe stato ben maggiore.
E fa specie pensare che in 2 anni Renzi ha aumentato il debito pubblico di 145 miliardi, si permette un jet privato che costa 150 milioni, fa viaggetti famigliari a spese dello Stato senza criterio alcuno, ha aumentato il costo delle sue “segretarie” in soli due anni di 400 milioni e usa i soldi pubblici con lo spreco solito senza aver imposto un minimo di economia e di decenza né a se stesso né ad altri istituti politici.
Pensare che il nuovo Senato può addirittura cambiare la Costituzione ma lo farà a metà tempo mette i brividi. E va anche peggio se penso che la Costituzione può essere cambiata da persone come Virginio Merola (Bologna), considerato il sindaco peggiore d’Italia ma che potrebbe benissimo essere ‘nominato’ dal capo del Governo come yesman di fiducia, così come Vasco Errani è stato nominato capo delle operazioni post terremoto di Amatrice, dopo che è andato sotto processo (truffa aggravata) per aver regalato illecitamente un milione di soldi pubblici al fratello ed essersi ricandidato per tre volte a governatore regionale in violazione della legge 165/2004, che stabilisce la non immediata rieleggibilità allo scadere del 2° mandato consecutivo. Entrambe le violazioni sono state sanate dagli amici degli amici, ma lo macchiano lo stesso.
E a uno così gli si dà la gestione dei soldi del terremoto? E gente così dovrebbe diventare senatore e cambiare la Costituzione? Ma che razza di legge è mai questa?
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DIBATTITO SMURAGLIA/RENZI

“Abbiamo perso molto tempo per una riforma fatta male”. Ci schieriamo sul referendum – dice Smuraglia – perché nel nostro statuto c’è come obiettivo la difesa della Costituzione e questa è una riforma che vuole stravolgere il suo spirito”
«Tra i nostri obiettivi c’è difendere la Costituzione nello spirito in cui la votarono i costituenti, per cui è un nostro dovere schierarci. Abbiamo solo questo obiettivo, secondo noi sarebbe un danno per il paese se passasse questa riforma. Il governo cade quando non ha più la fiducia del parlamento, non quando si fa un referendum”
Cita Paolo Prodi, il fratello, lo storico, che ha definito la riforma costituzionale «incomprensibile come un bugiardino delle medicine». La platea apprezza. E Renzi che ha «rispetto per i padri» ma vuole «parlare ai figli» deve ricorrere a D’Alema, dopo Bertinotti: «Oggi difende la memoria dell’Ulivo ma ha tramato per anni per mandare a casa Prodi». E almeno prende l’ultimo applauso.
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Maria Niessen
Il bulletto della provvidenza inviato dalla massoneria o l’ex partigiano di specchiata onestà intellettuale? A cambiare la costituzione in senso autoritario su mandato dei poteri forti non poteva che essere un personaggio come il primo…
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Carlo Smuraglia (Ancona, 12 agosto 1923) è un politico, avvocato e docente italiano.
Laureato in giurisprudenza nel 1946 presso l’ex Collegio Mussolini, attuale Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna e l’Università di Pisa, è stato assessore alla giustizia della provincia di Pisa dal 1947 al 1960. Alla carriera accademica (fu docente alle università di Milano e di Pavia) affiancò la professione di avvocato e l’attività politica, che lo portò a divenire consigliere regionale in Lombardia con il Partito Comunista Italiano dal 1970 al 1985. Durante la prima legislatura regionale ricoprì il ruolo di vicepresidente del consiglio regionale e nella successiva quello di presidente dal 1978 al 1980, dopo essere stato vicepresidente dello stesso dal 1975 al 1978.
Eletto dal Parlamento componente del Consiglio superiore della magistratura per la consiliatura dal 1986 al 1990. Successivamente ha fatto parte dei Democratici di Sinistra e fu eletto senatore per tre volte dal 1992 al 2001 e dal 1994 guidò per sette anni la commissione lavoro di Palazzo Madama.
Partigiano, è stato volontario combattente nel Corpo Italiano di Liberazione, Divisione Cremona, 8ª armata. Il 16 aprile 2011 viene eletto Presidente Nazionale dell’ANPI
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vivalitalia
La riforma della legge elettorale ha un solo scopo, quello di impedire al M5S di vincere le elezioni. Fosse per loro le abolirebbero, ma sarebbe troppo anche per un popolino bue come quello itagliano.
Un governo incostituzionale, emanazione del Porcellum, che vuole modificare la Costituzione della Repubblica Italiana con l´appoggio esterno di un condannato con sei processi a carico. Roba che neanche Putin in preda a un delirio di onnipotenza si azzarderebbe a fare.
Dopo la tempestiva sentenza della Corte Costituzionale che dopo soli otto anni ha sancito l´illegalitá dell´attuale legge elettorale bisognava sciogliere le Camere e ritornare al voto col buon vecchio sistema proporzionale.
E invece questi sono là, abbarbicati al potere con cinque giri di catena, dediti esclusivamente ad escogitare stratagemmi per rimanere ai loro posti mentre il Paese marcisce.
Ma in fondo cos´altro ci meritiamo se invece di cacciarli coi forconi ci azzuffiamo in scontri e polemiche fra tifoserie avverse?
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Bobbo72
…e soprattutto qualcuno ci spieghi perché Multinazionali , società di rating (JP Morgan e Goldman & Sachs), grandi gruppi bancari, Confindustria, le lobby del commercio USA spingono per il “SI”? In fondo queste organizzazioni hanno mai aiutato il popolo e le democrazie mondiali? A me sembra che le abbiano “democraticamente” occupate…
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Ladyold
L’Italia partorisce politicamente solo personaggi che non vedono l’ora di affondare questo Paese (Monti, Napolitano, Renzi…). Un Parlamento pieno di condannati e corrotti questo è la politica italiana: interessi personali, assistenzialismo verso burocrati, massoni e banchieri, con la complicità di giornalisti…
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Claudio Bartalesi
Basta vedere chi tifa per il sì: Confindustria, Casini e Caltagirone, i democristiani che erano a fianco dei poteri forti come finanza e multinazionali.
Con Renzi meno diritti, meno stato sociale, corruzione, debito pubblico, evasione, caporalato, lavoro nero, vaucher… tutti parametri di vanto per LUI e il suo governo.
Votare NO è l’ unica cosa per mantenersi un po’ di democrazia, tanto queste riforme sono per il loro potere non per tagliarsi i privilegi e per fare leggi che combattono corruzione evasione e malaffare dove questa classe politica ci va a nozze.
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MacFerrin
La “grande” stampa, le banche d’affari internazionali, le agenzie di rating, la finanza globale, le multinazionali, la Troika, i Governi dei Paesi più ricchi, Confindustria, insomma quel dannato uno per cento che detiene la ricchezza mondiale, tifano tutti per il SI’; tifano per una riforma che punta a togliere sovranità agli Italiani.
La Carta del 1947 è troppo ruvida per l’uso che intendono farne. IO VOTO NO!
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Buffetti a Renzi e manganellate ai 5stelle: è questa la stampa?
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MEDIA E REGIME
Davide Vecchi

Sto cercando di capire cos’altro è successo nel Paese. Ho letto paginate sulla giunta Raggi e M5S che non riesco a comprendere. Non riesco a distinguere i fatti dalle opinioni .. Da giornalisti il nostro compito non è quello di giudicare la classe dirigente del Paese, piuttosto quello di individuare e fornire ai lettori gli strumenti per valutarne la reale consistenza. Noi possiamo riportare dei fatti, metterli in fila, rifletterci, analizzarli, ma non possiamo decidere quale sia la verità. Sarà poi il lettore a giudicarli e a trarne le proprie conclusioni. Invece mi ritrovo bombardato da verità preconfezionate. L’unico messaggio che mi arriva chiaro è l’accanimento su Virginia Raggi. Accanimento che ha poi coinvolto l’intero M5S. Lo dico subito, a evitare equivoci dei soliti webeti, ritengo corretto interessarsi della vita privata del sindaco e ritengo assolutamente legittimo criticare l’operato di qualsiasi politico, soprattutto se è emergente, giovane e occupa la poltrona di vicepresidente della Camera. Sì, sto parlando di Luigi Di Maio. Ora però, di fronte alle paginate dei quotidiani e al diluvio sui social network, continuo a chiedermi se è davvero così grave e dirimente il fatto che Di Maio abbia confuso il Venezuela con il Cile.
Partiamo da un presupposto ormai acclarato: a classe dirigente siamo messi male, malissimo. Abbiamo un presidente del Consiglio che non solo non è stato eletto ma del quale non si sa assolutamente nulla. Chi ha finanziato la sua campagna elettorale permanente iniziata nel 2010 e terminata nel 2014? La politica costa, si sa. Chi lo ha foraggiato? Non si sa. Quel poco che è noto è emerso grazie a (poche) inchieste giornalistiche e alla magistratura. Ad esempio con Mafia Capitale si è scoperto che il gentile Buzzi versò 15 mila euro al Pd e 5 mila alla fondazione di Renzi. Ma gli altri? Tutti gli altri chi sono? Già questo giustificherebbe una campagna stampa serrata. Altro che un errore di storia. E invece, a parte il Fatto e poche rare eccezioni, nessuno fiata. Di Renzi poi sarebbe interessante sapere molto altro.
Ma vabbè, da lettore ora vorrei capire il domino innescato dalla vicenda Raggi. C’è l’assessore Paola Muraro indagata e Di Maio lo sapeva da mesi. Altre paginate su paginate. Alimentate anche da una risposta suicida del giovane M5S: aveva letto male una mail. Ora però posto che l’assessore Muraro dovrebbe andarsene a gambe levate, come mai quando lo scorso aprile emerse che il Pd e Renzi sapevano da almeno sei mesi che l’allora ministro Federica Guidi era coinvolta nell’inchiesta della procura di Potenza nessuno (tranne il solito Fatto) si prese la briga si chiederne conto?
Per non parlare di Maria Elena Boschi. Quell’impercettibile conflitto di interessi col padre vicepresidente della devastata Banca Etruria. Il Consiglio dei ministri ha adottato due decreti d’urgenza due per tentare di salvare l’istituto di credito. Inutilmente. Lei non ha mai spiegato nulla. Salvo che il padre è una brava persona e andava a scuola a piedi. I giornali (a parte i soliti) neanche hanno chiesto. Anzi. La Rai è arrivata a fare servizi su banca Etruria con il divieto di riprendere la casa del padre di Boschi ad Arezzo. La privacy, certo. Vale e d’ufficio per il padre della Boschi, indagato per bancarotta fraudolenta, sanzionato due volte da banca d’Italia e direttamente coinvolto nel fallimento dell’Etruria, non vale però per il sindaco di Roma.
Cosa è più grave? È davvero così grave il post di Virginia Raggi che si lamenta dei giornalisti accampati davanti casa sua? A me, ad esempio, pare più grave il fatto che quando i giornalisti (pochi fra l’altro) si accamparono davanti casa del padre indagato del ministro Boschi, invece di fare un post per lamentarsene, il signor papà – non si sa come – riuscì a ottenere un presidio fisso dei Carabinieri ad allontanare la stampa. Con quale diritto? Per quale motivo? Usando lo status della figlia? Questa è una delle risposte che Boschi ministro non hai mai dato. E davvero vogliamo concentrarci sul Venezuela? O su un premier che da anni in tv e sui giornali mente scientemente sulla vita reale dei cittadini? L’elenco delle menzogne renziane è infinito. Certo: non bisogna accontentarsi, non si deve scegliere il meno peggio. È verissimo. Ma si deve anche dare il giusto peso alle cose, secondo me. Di Maio sarà una capra in storia contemporanea ma al momento i suoi strafalcioni non condizionano la nostra quotidianeità. Io non pago di più le bollette perché lui ha studiato poco la storia e i risparmiatori di banca Etruria non hanno perso tutti i loro risparmi perché Pinochet non è entrato nella zucca di Di Maio sui banchi di scuola. Certo, mi è già stato detto e qualcuno lo scriverà qui sotto, “ma Raggi guida il Comune”. Vero: Raggi guida il Comune, quindi governa, quindi le sue decisioni condizionano nel bene e nel male la vita dei romani e non solo. Appunto. Io però del suo post sui giornalisti accampati fuori casa o sulle simpatie per questo o quell’altro assessore, su come e dove fa la spesa, non costruirei polemiche né riempirei decine di pagine di giornali. Piuttosto vediamo quello che fa. E magari lasciamogli anche il tempo di provare a farlo. Poi per carità ammetto la profonda invidia verso chi annovera tra le priorità assolute del Paese la conoscenza della storia del sud America da parte del vicepresidente della Camera.
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Pierro
Fino a quando la stampa è sovvenzionata dalla politica non si potrà mai avere un’informazione libera.
Due per me sono le cose che dovrebbero assolutamente sparire dal bilancio dello stato: i rimborsi elettorali/finanziamento ai partiti e i finanziamenti alla stampa.
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elpidio22
La verità è che con l’approssimarsi del referendum la posta in gioco è alta.
Ci sono da difendere posizioni acquisite, carriere, interessi e il M5S è troppo scomodo. Non ci si puòfidare di un Movimento che restituisce il denaro pubblico, che non favorisce le lobby delle Olimpiadi, che propone il reddito di cittadinanza. C’è il rischio che se questi vanno al governo cambiano davvero il paese .Meglio fermarli in tempo . Questo hanno pensato i direttori dei ” grandi” giornali . La stampa italiana è drogata, omologata al potere.
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Dati pubblicati dal Governo: nel 2014 sarebbero 46 le testate giornalistiche che hanno ricevuto fondi dallo Stato per 30 milioni e 700mila € Ci aggiungiamo i soldi destinati alle imprese editrici di periodici di proprietà di cooperative, fondazioni o enti morali, quelli per l’informazione radiofonica e quelli per l’editoria periodica dei non vedenti e per le associazioni dei consumatori. Avvenire ha incassato 3 milioni 803.622 €, Italia oggi: 2 milioni 998.503, Il Manifesto: 1 milione 982.005 e l’Unità:1.897.430
Il Cittadino (1.202.609), Conquiste del Lavoro (1.395.116), Corriere (da non confondere con il Corriere della Sera):1.383.294, Cronaca Qui (1.362.754), Cronache Di (1.013.698), Dolomiten (1.016.485), Primorski Dnevnik (1.032.913).
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Luigi Di Maio
Ecco dieci motivi per cui Renzi deve chiedere scusa agli italiani:

1) Schiforma. Con il voto anche di un plurindagato come Denis Verdini, ha fatto approvare una riforma costituzionale che insieme all’Italicum permetterà a un solo partito politico (al quale viene assegnato un premio di maggioranza abnorme ritenuto incostituzionale) di determinare da solo sia l’elezione del Consiglio Superiore della Magistratura, dei giudici della Corte costituzionale, dello stesso Presidente della Repubblica e di decidere i componenti delle Autorità indipendenti e del Cda della Rai. Con questa riforma porta in Parlamento la classe più indagata d’Italia, quella dei Consigli regionali, dandogli pure l’immunità, e non riduce gli sprechi della politica

2) Legge elettorale ad partitum. Ha fatto una legge elettorale peggiore del Porcellum, ritagliata su misura per garantirsi la vittoria, senza voto di preferenza e ora è pronto a cambiarla solo perché rischia di perdere le elezioni

3) RAI al guinzaglio. Ha lasciato la Rai nelle mani dei partiti e ha imposto un super amministratore delegato nelle mani del governo, che a sua volta nomina direttore di rete, direttori di testate giornalistiche e persino giornalisti; in questo modo controlla l’informazione della tv pubblica, specie ora che si avvicina la campagna referendaria per la riforma costituzionale. Ha inserito il pagamento del canone nella bolletta elettrica, facendo pagare agli italiani una parte degli stipendi d’oro dei vertici Rai

4) Caos scuola. Aveva promesso di cancellare la supplentite e invece con la sua pessima riforma della scuola ha lasciato insegnanti e studenti nel caos

5) Tagli miliardari alla sanità. Tra il 2015 e il 2016 ha tagliato 4,3 miliardi di euro alla sanità e reso a pagamento oltre 200 prestazioni mediche che prima erano rimborsate dal servizio sanitario nazionale

6) Disastro occupazionale. Con il Jobs Act ha trasformato anche i contratti a tempo indeterminato in contratti precari (la presa in giro delle “assunzioni a tutele crescenti”), assunzioni che sono crollate (-33,4% nel primo semestre 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015) non appena sono stati ridotti i costosissimi incentivi. I voucher sono esplosi (1,4 milioni di persone sono state pagate con questo strumento di precarietà estrema nel solo 2015) e i lavoratori hanno perso persino la sicurezza di un contratto. I licenziamenti nel secondo semestre 2016 sono cresciuti del 7,4% rispetto allo stesso periodo del 2015. La disoccupazione rimane a livelli altissimi (11,5%) e il dato ufficiale, che include tra gli occupati anche coloro che lavorano 1 ora a settimana, nasconde quasi 3 milioni di inattivi

7) Fallimento economico. Ha sprecato la favorevole congiuntura internazionale del 2015 con inutili bonus e una riforma del lavoro recessiva. L’Italia è cresciuta meno di tutti gli altri grandi Paesi europei lo scorso anno (un misero 0,8%) e crescerà ancor meno quest’anno (il rapporto del centro studi Confidustria di ieri stima la crescita 2016 allo 0,7% e quella 2017 allo 0,5%). L’economia, di fatto, è ferma. Il debito pubblico continua a salire e con il Pil stagnante il rapporto debito/Pil fa altrettanto. Non si decide a ripudiare l’austerità europea e non può quindi spendere per infrastrutture, sicurezza del territorio e occupazione stabile. Come se non bastasse l’Italia di Renzi è entrata in deflazione, motivo per cui il debito (pubblico e privato) è ancora più difficile da smaltire e allontana la ripresa. Intanto la fiducia delle imprese è in calo e le vendite al dettaglio diminuiscono da 7 mesi consecutivi

8) Niente lotta alla corruzione. Ha depotenziato il 416 ter sul voto di scambio politico – mafioso e il reato di falso in bilancio. Con la legge sull’Autoriciclaggio ha consentito di utilizzare il denaro sporco, proveniente da altri reati, per uso e godimento personale: le mafie ringraziano. Ha alzato la soglia del contante sino a 3 mila euro e ha aumentato tutte le soglie di non punibilità nella sfera della grande evasione. Nella sua legge anticorruzione non c’è il Daspo per i corrotti, niente agente provocatore o infiltrato e niente possibilità di sequestrare o confiscare i beni dei condannati per reati di corruzione

9) Milioni di euro pubblici ai partiti. La sua maggioranza ha approvato in tempi record la sanatoria con cui i partiti si intascano oltre 45 milioni di finanziamenti pubblici aggirando i controlli sulla regolarità dei bilanci dei partiti;

10) Sostegno alle banche, e i cittadini abbandonati. Con il Bonus Poletti ha preso in giro 5 milioni di pensionati, a cui la riforma Fornero aveva sottratto illecitamente soldi. Ha trasformato le banche popolari con attivi maggiori di 8 miliardi in SpA, aprendole definitivamente al mercato e all’acquisizione di grandi gruppi bancari. Ha decretato il fallimento di quattro banche italiane, tra cui banca Etruria del padre della Boschi, condannando azionisti e obbligazionisti junior a perdere più di 1 miliardo di euro. Ha accettato la nuova disciplina sui fallimenti bancari, che oltre ad azionisti e obbligazionisti subordinati coinvolge anche i correntisti sopra i 100 mila euro in caso di liquidazione della Banca.

IL RACCOLTO
Erri De Luca

Continua imperterrito il secolo secondo delle migrazioni immense. Sia¬mo contemporanei del peggiore trasporto marittimo della storia umana. Gli schiavi deportati dall’Africa alle Americhe, incatenati e chiusi nelle stive dei velieri, viaggiavano meglio. Perché erano mercanzia pagata alla consegna, dunque bisognava che arrivasse in condizioni decenti per essere venduta. Era perciò sfamata, dissetata.
Oggi sul Mediterraneo il corpo umano è la più redditizia merce di con¬trabbando, ma non è più necessaria la consegna a una destinazione, perché paga in anticipo. Il carico può andare perduto, senza danno per il traspor¬tatore. Queste novità permettono il peggiore trasporto marittimo della sto¬ria umana. Il salvataggio è l’unico antidoto, il miracolo è l’unica forma di assicurazione.
I flussi migratori non possono essere regolati da mura, da fossati, da bastioni. Oggi gli Stati Uniti, che hanno con il Messico un confine di terra sorvegliato, hanno una maggioranza di cittadini di origine ispanica, non più anglosassone. Quel confine sorvegliato é il più scavalcato del mondo.
Movente dei flussi è lo stato di necessità. Alla lettera il necessario vuol dire ciò che non cessa, l’incessante, l’impellente. Un popolo aggredito da malanni di guerra, persecuzione, fame, fa come l’albero circondato dalle fiamme: salva i suoi semi gettandoli al vento oltre il cerchio di fuoco. Che si spargano ovunque, atterrino al riparo. Finiscano pure affondati in mare, pur di schizzare fuori della morsa.
Così sono i nuovi spaesati cittadini del mondo, semi di desiderio urgente di germogliare, aggiungere fertilità al luogo dove sono caduti. Sono il sem¬preverde della specie umana, serbatoio di energie, fabbrica di nuove nascite spinte dalla volontà di risarcimento contro i lutti, le decimazioni.
Allora è insufficiente e impreciso il verbo accogliere, invocato da chi valorosamente si oppone ai muri, ai rotoli spinati. Il verbo del mio or¬dine del giorno e della notte è: raccogliere. Perché giunge un raccolto di umanità che non abbiamo seminato, né coltivato, né irrigato, né istruito.

DELIBERE DI VIRGINIA RAGGI

Virginia Raggi ha elencato “alcuni dei cambiamenti diventati realtà”.
“Assessori, consiglieri, municipi e volontari, stiamo tutti lavorando senza sosta per il bene della città. Questo grazie anche all’impegno di tutti i cittadini e dei lavoratori: dagli operatori dell’Ama agli autisti dell’Atac, dai dipendenti diRoma Capitale ai dipendenti di tutte le partecipate. Insieme cambiamo la città”. Al primo punto ci sono le periferie per cui ha promesso un investimento di 40 milioni. Poi il tema caldo della mobilità: “Abbiamo stanziato 18 milioni di euro per la manutenzione della metro A; da agosto le risorse sono nella piena disponibilità di Atac. Entro novembre circoleranno 40 nuovi autobus ed entro marzo arriveranno nelle strade della Capitale altri 110 nuovi mezzi”. Per quanto riguarda i rifiuti, dopo l’emergenza di quest’estate e la notizia dell’indagine a carico della titolare all’Ambiente Paola Muraro, Raggi ha ribadito: “Abbiamo avviato un programma che punta sulla cultura del riciclo e del riuso per mantenere la città pulita. Abbiamo svuotato le vasche degli impianti di trattamento dei rifiuti e ravviato la manutenzione straordinaria ferma da mesi. Dobbiamo restituire a Roma il decoro che merita. La città è più pulita e migliorerà ancora”.
Poi compaiono: il progetto per la costruzione del “grande raccordo anulare delle bici”, “il piano di bonifica delle microdiscariche e i piani di intervento per la derattizzazione”. In lista anche il piano straordinario di assunzioni degli insegnanti: è stata una delle prime conquiste rivendicate dalla Raggi appena insediata tra le polemiche del governo che invece ha detto di essere il responsabile del provvedimento. A luglio scorso, come ha ricordato la sindaca, c’è stato inoltre il blocco dell’aumento per il 2016 della bolletta dell’acqua deciso “dall’Autorità dell’Energia” con l’incognita di quello che succederà invece nell’anno successivo. Tra i risparmi, vengono inoltre citati anche i tagli alle auto blu per l’ufficio di presidenza e la revoca dei permessi Ztl. Il post cita anche un generico taglio “ad alcune commissioni speciali che garantiranno un risparmio concreto”.
Il Campidoglio ha inoltre stanziato 21 milioni di euro per il Museo nazionale della Shoah, mentre per quanto riguarda il tema trasparenza ha aderito ai progetti “Roma collabora, la Capitale si apre ai cittadini” e “Agenda aperta”. Ma anche Open Bilancio, per rendere disponibili i bilanci degli ultimi dieci anni sul sito del Comune. Per quanto riguarda lo sport nessuna parola sulla candidatura per ospitare le Olimpiadi (tema su cui è attesa la sua presa di posizione nei prossimi giorni per il No) e ha invece annunciato che “Roma ospiterà le tre partite della fase a gironi e un quarto di finale degli Europei di Calcio Uefa 2020 grazie allo sblocco delle procedure comunali e alla stretta collaborazione con la Figc”. Infine Raggi elenca: educazione ambientale nelle scuole; l’apertura del Campidoglio ai cittadini ogni domenica del mese; nuove assunzioni di vigili urbani; 130mila euro di investimento per rifare i mercati rionali; la riduzione dell’intervento urbanistico in zona Fiera; scambi universitari con l’Asia; programmi di reinserimento dei detenuti nella società; ordinanze anti alcool nei municipi; centurioni e risciò fuori dalle aree monumentali.

Prescritti i reati di B che fece la compravendita di parlamentari per far cadere il Governo Prodi

Incredibile vergogna italiana: c’era la confessione di De Gregorio, il passaggio di denaro, la confessione di Lavitola, Berlusconi e Lavitola sarebbero dovuti finire in carcere in 7 giorni, invece sono stati salvati, il come lo immaginiamo tutti. Una vergogna immensa della magistratura italiana.
Casson e Cucca avevano proposto l’interruzione della prescrizione dopo condanna in primo grado e i stelle l’avrebbero votata ma renzi ha preferito allearsi con Alfano e Verdini (condannato a due anni per corruzione e con altri processi in corso). È l’ennesima dimostrazione che il Pd è solo un partito al servizio del peggiore status quo. Intanto la riforma della prescrizione è saltata.
E intanto Renzi ha fatto un regalo coi fiocchi ai capi della Cassazione, con un decreto (quindi con carattere di urgenza) per prorogare il pensionamenti solo per i vertici della Suprema Corte, del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dell’Avvocatura dello Stato. Una norma così grossolanamente discriminatoria, ad alto rischio di incostituzionalità, da far irritare persino Mattarella e da far insorgere tutti i magistrati minori
E tutto per salvare Giovanni Canzio, che ha già beneficiato della proroga per il 2015, grazie alla quale ha potuto concorrere alla poltrona di presidente della Cassazione e l’ha spuntata. Questa è la terza proroga ad personam. Decreti fondamentali per tutelare il Magistrato che ha coperto Napolitano sulle trattative stato-mafia, autorizzato da nonsisachi a decidere i testimoni di tutti i processi dall’Alpi a Scilla, isole comprese, e a giudicare i giudici di ogni ordine e grado.
Canzio è il giudice che ha permesso l’ottava prescrizione a Berlusconi
Giovanni Canzio: relatore al processo in cui Giulio Andreotti era accusato dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli: la sentenza d’appello, di condanna, fu annullata senza rinvio. Relatore al processo contro Calogero Mannino: anche in questo caso la condanna in appello per concorso esterno in associazione mafiosa fu annullata, ma con rinvio a un nuovo processo che assolse definitivamente il politico siciliano.
Fece parte anche del collegio che annullò, senza rinvio, la sentenza contro Corrado Carnevale, ribaltando la sentenza d’appello che lo aveva condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e mandando definitivamente assolto il giudice che allora i giornali chiamavano “ammazzasentenze”
Come presidente della corte d’appello di Milano criticò le scelte processuali dell’ufficio giudiziario di Palermo, che si era permesso di chiedere l’audizione di Napolitano nel processo sulla trattativa Stato-mafia
Troncò il processo a B per il caso Mills. Ora Renzi fa il 3° decreto apposta per lui. Uno così vale oro quanto pesa.

TONINELLI CONTRO TUTTI

Bellissima la performance del nostro Toninelli in un 8 e mezzo peggiore e più fazioso del solito. Erano in tre accaniti contro di lui: la Gruber, da sempre filopiddina e ora filorenziana, Fini e Zucconi. Ma il più spregevole, maleducato, villano, insostenibile e grottesco, è stato Zucconi. Ma con che coraggio si fa chiamare giornalista? Davvero è la vergogna del giornalismo italiano!
Toninelli si è difeso bene ma non lo facevano parlare, sono stati di una cafonaggine immensa, in una aggressione di tre contro uno, privi di ogni professionalità e di educazione, faziosi e accaniti.
Zucconi è quello che per distruggere la Raggi ha usato una vecchia foto di Napoli con un cumulo di rifiuti! Quello che ha definito il M5S “Un movimento di giovani e di incapienti.
Copio dal web:
“Zucconi è noto per la clamorosa gaffe giornalistica del 1989, quando descrisse dettagliatamente l’ubriacatura ad un party statunitese di Eltsin – party a cui quest’ultimo, tuttavia, non aveva mai partecipato – costui crede ancora di essere una voce autorevole in grado di pontificare su cosa sia destra e sinistra in questo paese. L’ex direttore di Repubblica online si crede ancora in grado di convincere gli italiani che Verdini o Renzi possano essere definiti di “sinistra” o indirizzare l’opinione pubblica su quello che ritiene il “moralmente superiore”. Se ci riflettiamo, è proprio questa supponenza dei vari Zucconi la debolezza più grande oggi del PD, nonché la speranza più grande per il No al referendum e per il futuro del paese.”
Zucconi è quello che scrisse: «Per l’alluvione di Firenze, migliaia di giovani andarono ad aiutare. Per l’alluvione di Genova, migliaia di giovani vanno al Circo Massimo»m ricevendo in risposta una valanga di twitter incazzati.
E’ ‘lo sciacallo del giorno’.
Friedman lo ha chiamato giustamente “leccapiedi del potere”.
.
Manuela
No alle Olimpiadi di Roma 2024. Dovremo cosi indebitarci sempre di più, stiamo ancora pagando i debiti dei mondiali di calcio 1994 ma nessuno dice niente.
.
La frase di oggi la ricevo da Don Aldo ed è tratta da ‘Il Piccolo Principe’ di Antoine de Saint-Exupèry

E’ una follia odiare tutte le rose perché una spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni perché uno di loro non si è realizzato, rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito.
E’ una follia abbandonare tutte le amicizie perché una ti ha tradito, non credere in nessun amore solo perché uno di loro non è stato fedele, buttare via tutte le possibilità di essere felici solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto.
Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia, un nuovo amore, una nuova forza.
Per ogni fine c’è un nuovo inizio.

..
RIDI AMARO :- )

FIGLIA TU CHE FIGLIO IO

Marcthulhu
Il ministero della Salute: “Non colto lo spirito del Fertility Day”. Non ci sono più gli italici maschi gagliardi e le patriottiche donne devote di una volta.

Chery
La fertilità è una lotta contro il tempo: le scuole cascano, il lavoro non c’è ma un figlio è per sempre!

Pirata21
Renzi:”Per fare figli non servono slogan”. Quelli servono per fare il Premier.

Luce so fusa
Ha Abortito il Fertilityday.

Il Fertilyday organizzato da una che è diventata mamma a 43 anni. Come se una facesse il ministro della salute senza essere laureata….scusate ho sbagliato esempio
.
LE MAGNA-OLIMPIADI

Mordicchio
Roma offre uno scenario unico per le Olimpiadi. Vuoi mettere correre la maratona tra i cantieri della Metro C?

Pol1000
Roma presenta la candidatura alle Olimpiadi del 2024. Le mazzette per l’expo non durano in eterno.

Arthur Rombò
Roma si candida alle olimpiadi del 2024 puntando sulla storia. “Avete visto che trasporti pubblici d’epoca?”

Maurizio Neri
E se facessimo gli appalti in streaming?

NoX83
Grillo dice no ai giochi a Roma.
La città va verso il fallimento benissimo da sola.

Pippo Pacco
Oggi mi hanno dato del grillino perché sono contro le Olimpiadi. Fortuna che non ho detto a nessuno che ho mangiato dell’insalata se no mi davano del fervente vegano
..
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. Viviamo nel fascismo!!!!! E ci faranno morire tutti quanti!!!!!!!!!!! Abbasso il fascismo!!!!!

    Commento di Loris — settembre 23, 2016 @ 2:35 pm | Rispondi

  2. Lavoro ne abbiamo in Europa altrimenti ci sarebbero situazione di affamati come in Africa e Asia, non risulta questo. Tutti campano e i dati sulla disoccupazione sappiamo che sono al rialzo, perchè così i governi razzisti europei dicono che non possono accogliere africani e asiatici.

    Suvvia che non facciamo figli noi e ci sta almeno un altro mezzo miliardo di persone in Europa, per cui mentono quelli di Bruxelles perchè dicono che gestiscono bene gli esseri umani che vengono da fuori, salvo poi fare quote e limitando i flussi e poi mentono i politici che dicono di avere europei poveri.

    Ma trovatemi un italiano povero per esempio, al sud dove vivo io, in Campania, tutti hanno la casa, l’orto, mangiano e bevono dalla mattina alla sera e si permettono pure di drogarsi o di avere abbigliamento costoso e lo stato i soldi li caccia quando si hanno appoggi giusti e nei campi ci vanno i neri e basta, che hanno tanto lavoro durante l’anno.

    Per carità, siamo solo razzisti e non vogliamo capire che abbiamo da imparare e basta dagli stranieri, che hanno culture migliori di noi che siamo diventati egocentrici e individualisti, razzisti e fascisti lo eravamo già. Si abbattano le frontiere una volta per tutte che c’è da mangiare a volontà, i campi sono vuoti e possiamo fare nuove città, un nuovo mondo dove i razzisti spariranno e i fascisti finiranno appesi.

    Coraggio e basta ci vuole e basta con questo gne gne gne della disoccupazione con dati truccati da Renzi!

    Anche lei spesso si lagna della disoccupazione in Italia dicendo che è tanta, ma sono balle dei fascisti e dei razzisti, abbiamo bisogno di milioni di persone che faranno figli, porteranno la loro cultura, religione e io ho della terra dalle mie parti, dove lavorano felici settanta africani che lavorano e mangiano ogni giorno e sono felicissimi e hanno due pasti ogni giorno, cibo ne abbiamo per tutti.

    W le immigrazioni, abbasso i muri, abbasso le frontiere, morte ai fasci, ai razzisti e agli omofobi e piazzale Loreto a chi diffonde dati bugiardi! E mi scriva pure in privato se dalle sue parti hanno bisogno di lavoratori in campagna, così aiutiamo la gente!

    Commento di W LA LIBERTA' — settembre 26, 2016 @ 1:38 pm | Rispondi

    • Non capisco perché dovremmo confrontarci col terzo mono. Il progresso non conciste proprio nel superare le prosizioni estreme di disagio sociale?
      Dobbiamo mirare al meglio, non confrontarci col peggio
      viviana

      Commento di MasadaAdmin — ottobre 14, 2016 @ 7:18 am | Rispondi


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