Nuovo Masada

settembre 6, 2016

MASADA n° 1788 5-9-2016 IL COMMONWEALTH E IL GIUBILEO DI DIAMANTE

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MASADA n° 1788 5-9-2016 IL COMMONWEALTH E IL GIUBILEO DI DIAMANTE
Blog di Viviana Vivarelli

A metà del 1600 nasce con Cromwell il termine COMMONWEALTH, ‘bene comune’, CHe indica uno Stato governato per il bene comune in opposizione ad uno Stato autoritario che serve solo gli interessi di una classe privilegiata. Inizialmente il Commonwealth inglese comprendeva solo Scozia e Inghilterra. Poi indicò un insieme di Stati sotto un unico sovrano, in particolare gli Stati conquistati o occupati dalla Gran Bretagna ovvero le colonie che erano sotto la monarchia inglese.
Nel 1840 le colonie americane ribellatesi all’Inghilterra ottennero l’indipendenza e nacque il Canada come Stato autonomo. Dopo la Prima Guerra Mondiale i rapporti tra la madrepatria e le ex colonie diventarono paritari, sia per la politica interna che per i rapporti internazionali. Nel 1926 con la ‘formula Balfour’ le colonie furono considerate “comunità autonome nell’ambito dell’Impero britannico, senza alcun rapporto di subordinazione malgrado la comune fedeltà alla corona.

I primi Stati autonomi furono il Canada, la Nuova Zelanda, l’Australia, il Sudafrica, l’Irlanda del Sud (che però nel 1947 rifiutò l’adesione) e Terranova. A capo restava nominalmente il sovrano inglese. L’appartenenza alla comunità garantiva agli Stati aderenti una solida rete di interessi economici, destinata a durare nel tempo.
Nel 1947 si ammisero al Commonwealth anche le Repubbliche via via indipendenti e nasceva il Commonwealth of Nations (“Comunità delle Nazioni”), unione di popoli con culture molto diverse ma finalizzate a una mutua assistenza in ambito politico, economico e culturale. Le decisioni collettive non erano più vincolanti per gli Stati membri, i quali erano anche liberi di uscire dalla comunità in qualsiasi momento. Il legame economico finì per indebolirsi dopo che il Regno Unito aderì parzialmente all’Unione europea.
La Repubblica Sudafricana fu espulsa nel 1961 per la sua politica di segregazione razziale (apartheid), e riammessa nel 1994; il Pakistan, uscito nel 1972, rientrò nel 1989.

Anche se le colonie oggi non esistono più, permane il Commonwealth delle Nazioni, che riconosce come capo la regina Elisabetta, in esso i legami sono soprattutto economici e culturali e l’adesione è volontaria.

I paesi del Commonwealth sono:
Regno Unito – Canada –Sudafrica – Australia -Nuova Zelanda – India – Pakistan -Sri Lanka – Ghana – Malesia –Nigeria – Cipro – Sierra Leone – Giamaica – Trinidad e Tobago – Uganda – Kenya –Tanzania – Malawi – Malta –Zambia – Singapore – Guyana-Botswana – Lesotho –Barbados –Mauritius – Swaziland –Samoa – Tonga – Figi –Bangladesh –Bahamas – Grenada – Papua Nuova Guinea – Seychelles – Isole Salomone –
Tuvalu – Dominica -Santa Lucia – Saint Vincent e Grenadine –Kiribati – Vanuatu – Antigua e Barbuda –Belize – Maldive – Saint Kitts e Nevis – Brunei – Namibia –Mozambico – Camerun –Nauru – Ruanda.

(Con tutti questi Stati la Gran Bretagna intrattiene proficui scambi commerciali mentre in genere la sua politica estera è concordata con gli Stati uniti. Ecco perché la Brexit ha avuto un valore molto relativo e in pratica, anche se i media nostrani hanno esagerato in modo pacchiano il distacco dall’Ue, è successo ben poco in Gran Bretagna, e la piccola svalutazione della sterlina è risultata benefica dal momento che era anche troppo valutata, senza che si siano avuti i danni estremi paventati dalla stampa europea, la quale era troppo intenta a terrorizzare la gente per dire la verità, per cui la vera conseguenza negativa non è stato il danno della Gran Bretagna bensì la botta di immagine dell’Ue e l’aver mostrato agli altri Stati che l’uscita dall’Ue era possibile.)

Nominalmente il capo del Commonwealth è la regina Elisabetta che ha 90 anni.
Elisabetta II è anche governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra e comandante in capo delle forze armate. E’ salita al trono del Regno Unito il 6 febbraio 1952, a 26 anni e regna da 64 anni. Il suo regno è il più lungo di tutta la storia britannica e ha superato il record della sua trisavola Vittoria.
Circa 125 milioni di persone nel mondo sono suoi sudditi

Nel 2012 la regina Elisabetta festeggiò il Giubileo di diamante per celebrare il 60º anniversario della salita al trono. In quella data era regina di 16 Stati sovrani, 12 dei quali erano colonie britanniche.
Secondo la tradizione, in ogni giubileo, si festeggia con eventi e manifestazioni in tutto il Commonwealth. Nel 2011, il Primo ministro Cameron annunciò la creazione di una Fondazione con lo scopo di sostenere organizzazioni di beneficenza e progetti nel Commonwealth, come cure per le malattie e promozioni culturali. Il Consiglio della Corona australiano contribuì con 5,4 milioni di dollari. Il Consiglio della Corona della Nuova Zelanda fece una donazione di 1 milione.

Nel 2012 il primo grande evento fu il Diamond Jubilee Pageant, anche chiamato ‘Il mondo viene a Windsor’, una corsa equestre tenuta al Castello di Windsor per festeggiare le visite della regina in oltre 250 nazioni e la sua passione per i cavalli. Lo spettacolo vide la presenza di 550 cavalli e 1.100 fantini da tutto il mondo.
La regina offrì un pranzo informale al Castello di Windsor per più di 20 sovrani.
Il 26 maggio ci furono Armed Forces Jubilee Parade e Muster al Castello di Windsor. 2600 marinai, soldati e aviatori parteciparono alla parata per la regina.

Il Thames Diamond Jubilee Pageant si tenne il 3 giugno; una parata marittima di 1.000 barche da tutto il Commonwealth, la più grande flottiglia mai vista sul Tamigi da 350 anni, insieme ad altre celebrazioni lungo le rive del fiume. Ma scoppiò un forte temporale, e il passaggio degli aerei al termine della manifestazione fu cancellato a causa della bassa visibilità. All’evento parteciparono molti governatori generali da tutti i regni del Commonwealth.

Il giorno seguente ci fu una messa di ringraziamento nella Cattedrale di Saint Paul, con 2.000 ospiti. Poi vari ricevimenti. Si accesero migliaia di lanterne in tutto il Commonwealth, solo nel Regno Unito ne furono accese 4000. La prima lanterna del giubileo fu accesa all’Apifo’ou College a Nuku’alofa, Tonga, dagli scout tongani utilizzando torce di cocco. Tra le nazioni partecipanti c’erano Kenya, Australia, Nuova Zelanda, India, Seychelles, Sri Lanka e Stati caraibici. La lanterna più remota fu accesa a Tristan da Cunha nell’Oceano Atlantico meridionale. Nel Regno Unito, i militari britannici feriti in battaglia e le persone rappresentanti delle organizzazioni di beneficenza hanno portato le lanterne sulle cime più alte del regno e una lanterna è stata accesa al Treetops Hotel nel Parco Nazionale di Aberdare in Kenya, dove Elisabetta si trovava nel momento della sua ascesa al trono. La regina accese una lanterna fuori da Buckingham Palace, inserendovi uno speciale cristallo di diamante. L’accensione è proseguita finché l’ultima lanterna è stata accesa in Canada otto ore dopo.

Gli eventi furono pianificati in modo da utilizzare meno possibile il denaro pubblico: gran parte dei fondi per i festeggiamenti furono donati da privati e sponsor. Solo il costo della sicurezza è stato a carico del Her Majesty’s Treasury.
Il logo britannico del giubileo è stato scelto con una gara svoltasi all’interno del programma televisivo per bambini della BBC Blue Peter; il disegno vincente, annunciato nel febbraio 2011, è stato creato dalla bambina di dieci anni Katherine Dewar.

Furono organizzati molti eventi a Londra. Il RiverThames Diamond Jubilee Pageant si tenne il 3 giugno, mentre il Diamond Jubilee Concert, con un picnic tenutosi nel pomeriggio nei giardini del palazzo per i 10.000 spettatori, fu il giorno dopo, di fronte a Buckingham Palace, con esponenti di ogni decennio dei 60 anni di regno della regina.
In tutta la nazione furono autorizzate feste di strada. Speciali premi della lotteria (i Milioni del Popolo del Giubileo), furono offerti dal Big Lottery Fund e da ITV. Nell’ultimo giorno dei festeggiamenti si celebrò una funzione di ringraziamento alla Cattedrale di Saint Paul a cui hanno partecipato la regina e altri membri della famiglia reale. L’inno di Will Todd The Call of Wisdom, commissionato appositamente per questo evento, è stato cantato dal Diamond Choir con 40 bambini provenienti da tutto il Regno.

(Se non vedete bene i video andate su https://masadaweb.org/2016/09/06/masada-n-1788-5-9-2016-il-commonwealth-e-il-giubileo-di-diamante/#more-11945)
https://www.youtube.com/watch?v=sNIGYCfyAaw

Il gruppo anti-monarchico “Repubblica” criticò lo stanziamento di fondi per il giubileo, affermando che le scuole avrebbero violato la legge celebrando il giubileo senza insegnare anche prospettive repubblicane, e accusarono la BBC di aver assunto una linea favorevole alla regina.
.
Da Londra Nicoletta ci ha mandato il bellissimo video dei festeggiamenti tenuti a Londra.
Ha commentato così:

“Per il giubileo della regina Gary Barlow fece questa canzone e video molto toccanti

Video

La canzone simbolo del suo Giubileo di Diamante è stata ‘Sing’.

Some words they can’t be spoken, only sung
So hear a thousand voices shouting love
There’s a place
There’s a time
In this life
When you sing what you are feeling
Find your feet
Stand your ground
Don’t you see
Right now the world is listening
To what we say
Sing it louder
Sing it clearer
Knowing everyone will hear you
Make some noise
Find your voice
Tonight
Sing it stronger
Sing together
Make this moment last forever
Old and young
Shouting love
Tonight
To sing we’ve had a lifetime to wait
(Lifetime
Lifetime to wait)
And see a thousand faces celebrate
(Celebrate
Faces celebrate)
You brought hope
You brought light
Conquered fear
No it wasn’t always easy
Stood your ground
Kept your faith
Don’t you see
Right now the world is listening
To what we say
Sing it louder
Sing it clearer
Knowing everyone will hear you
Make some noise
Find your voice
Tonight
Sing it stronger
Sing together
Make this moment last forever
Old and young
Shouting love
Tonight
Some words they can’t be spoken, only sung
To hear a thousand voices shouting love
And light and hope
Just sing
just sing
Just sing
just sing
Sing it louder
Sing it clearer
Knowing everyone will hear you
Sing it stronger
Sing together
Make this moment last forever
Hear a thousand voices shouting love
.
Alcune parole non possono essere dette, solo cantate
Così ascolta migliaia di voci cantando amore stanotte
C’è un posto, c’è un tempo, in questa vita, quando canti ciò che sentì
Trova te stesso, ciò in cui credi, non vedi?
Il mondo sta ascoltando proprio ora a ciò che dirai
Cantalo più forte, cantalo più chiaro
Sapendo che tutti ascolteranno
Fai del rumore, trova la tua voce
Stasera
Canta più chiaro, canta più forte, sapendo che tutti ascolteranno
Fai che questo momento duri per sempre
Giovani e vecchi
Gridando amore stanotte
Per cantare abbiamo avuto tutta la vita per aspettare e vedere migliaia di visi celebrare
Tu hai portato speranza, luce, vinto la paura e no, non e’ stato sempre facile
Hai tentino le tue posizioni, la tua fede, non vedi? Ora il
Mondo sta ascoltando ciò che diremo
Alcune parole non possono essere dette solo cantate, per ascoltare migliaia di voce che cantano di amore luce e speranze
E allora Canta!

Scrive Nicoletta:
“Il documentario che lo presentava girò tutti i Paesi che fanno parte del Commonwealth e fu registrato da diversi musicisti e cantanti.
Il coro principale che si vede è quello delle mogli dei soldati inglesi, più nazionalista di così si muore.
Se non fosse che il Commonwealth era basato su un passato imperialista, il video sarebbe quasi commovente.
Devo dire che con il potere della musica questa canzone e video mi piacciono sempre, nonostante le schifezze coloniali.
Gareth Malone è il direttore del coro delle mogli dei soldati, è un grande personaggio, ha fatto tanti cori impossibili in giro per l’Inghilterra.

(WIKIPEDIA)
Gary Barlow (Frodsham, 20 gennaio 1971) è un cantante britannico, leader del gruppo musicale pop dei Take That.
Fin da piccolo mostra una particolare propensione per la musica e per l’intrattenimento. In un’intervista ha dichiarato che il primo disco che acquistò nella sua vita era un disco dei Pet Shop Boys, di cui è sempre stato fan.
A nove anni chiede in dono dai genitori (non senza sacrifici economici da parte di questi ultimi, operai della periferia inglese e non particolarmente facoltosi) un synth, strumento particolarmente in voga in quegli anni, con cui si diletta a riprodurre le melodie delle canzoncine per bambini e i pezzi pop più passati nelle radio. Contemporaneamente, si dedica all’apprendimento di alcuni semplici trucchi di magia che, uniti alla sua innata abilità musicale, lo spingono sui palchi dei circoli ricreativi della sua città come divertente e insolita “baby star”. Crescendo, abbandona la magia per dedicarsi completamente alla musica.
A sedici anni decide di mettere a frutto la sua passione e inizia a proporsi come cantante di pianobar e karaoke. I suoi guadagni aumentino al punto da poter allestire nella sua stanza un piccolo studio di registrazione con cui realizzare i primi demo. Con queste autoproduzioni partecipa a vari concorsi organizzati per promuovere giovani talenti, vincendone alcuni.
La sua fonte di reddito sono le serate in giro per la contea, i cui ricavi aumentano anche grazie alla vendita dei demo registrati in casa che iniziano anche a circolare tra gli addetti ai lavori. In questo periodo fonda il suo primo gruppo, i Curtis Rush, assieme all’allora fidanzatina Heather. Gary è al piano e Heather alla voce. Il sodalizio non è destinato a durare, dal momento che la forte personalità artistica di Gary è ben definita, e mal sopporta di dover condividere la ribalta con Heather.
La grande occasione viene da un annuncio sul giornale, in cui il produttore Nigel Martin Smith cerca componenti per formare una boyband. Vuole realizzare un gruppo composto da cinque ragazzi inglesi, in risposta alla band più in voga al momento, gli americani New Kids on the Block. Gary risponde all’annuncio accludendo una delle sue cassette e il responso è immediato e positivo. Martin Smith dichiarerà di essere rimasto “folgorato” dal talento di questo ragazzo dall’aspetto dimesso, e di aver subito pensato di costruire la nascente band intorno a lui. Nascono così i Take That.
La carriera dei Take That inizia nel luglio del 1991 (con la pubblicazione del singolo pop dance Do what you like) e conclude la sua prima parte nel febbraio del 1996 (con l’uscita di How deep is your love, cover di un pezzo dei Bee Gees, e la raccolta Greatest Hits).
Gary Barlow costituisce un punto fermo nella storia del gruppo, in quanto la maggioranza dei brani incisi dalla band porta la sua firma e la sua voce.
Ma poi la preminenza di Gary rispetto agli altri componenti porterà alla nascita di tensioni e dissapori all’interno del gruppo.Robbie Williams decide di lasciare i Take That, esasperato dall’atteggiamento a suo dire dispotico di Nigel Martin Smith (nel frattempo diventato manager della band). Alla fine i That That si sciolgono nel 1996. L’onda emotiva di questo evento è fortissima in tutta Europa. I media puntano il dito contro Gary e la sua mai nascosta ambizione di sfondare come cantante solista, accusandolo neanche troppo velatamente di aver sollecitato lo scioglimento del gruppo o di esserne stato la causa scatenante. Le dichiarazioni al vetriolo di Robbie Williams, grondanti rancore e risentimento, danno il via al dualismo che caratterizzerà la prima parte delle rispettive carriere soliste.
Il primo disco a firma Gary Barlow esce nel giugno del 1997 e si intitola Open Road. Anticipato dai singoli Forever Love, uscito l’anno prima che raggiunge la numero 1 nelle classifiche di quasi tutta Europa, e Love won’t wait (scritto, tra gli altri, da Madonna), l’album ottiene un discreto successo.
Essendo stato il fautore della maggioranza dei testi e delle musiche dei Take That, anche questo nuovo lavoro si iscrive nello stesso filone pop. Delicate ballate si alternano a pezzi più ritmati, ma sempre rimanendo fedele allo stile che aveva portato il gruppo inglese al predominio delle classifiche di quasi tutto il mondo.
Nello stesso periodo avviene l’atteso esordio solista di Robbie Williams con Life thru a Lens, le cui inizialmente deludenti vendite sono riscattate dal quarto singolo estratto, il pezzo più rappresentativo della sua carriera: Angels. Open Road si rivelerà deludente rispetto alle aspettative ben motivate dall’indiscutibile talento compositivo di Gary.
La competizione si sposta dalle classifiche alle pagine dei tabloid. Il livore degli attacchi di Robbie si scontra con l’apparente indifferenza di Gary, ma nonostante questo, è quest’ultimo a soccombere sia sul piano artistico che personale.
Robbie, osannato dai media e consacrato dai risultati di vendite e dai premi e dai consensi che ovunque raccoglie, si autonomina “il più talentuoso dei Take That”. Gary sembra non soffrire eccessivamente di tutto questo, ma qualcosa si fa strada a minare la sua fiducia in sé stesso e nei suoi mezzi. Si trasferisce in America con la compagna Dawn Andrews, conosciuta nel 1995 durante l’ultima tournée del gruppo in cui lei faceva parte del corpo di ballo. Inizia qui a lavorare al suo nuovo album, circondato da una nuova e stimolante cornice. Il disco vedrà la luce solo nel 1999 ma con poco successo. Per Gary Barlow inizia il declino. Conclusa in malo modo l’avventura americana, nel 2000 torna in patria e decide di sposare Dawn. Viene licenziato dalla casa discografica con una laconica telefonata, e questo avvenimento costituisce il punto di rottura.
Inizia la collaborazione con l’ex collega Robbie Williams intorno al 2000 scrivendo alcuni testi; tra le canzoni più importanti c’è anche quella con la cantante Kylie Minogue, per la quale creano la famosa canzone Kids e il brano solista Your Disco Needs You, il quale diventa una degli inni più famosi del Gay Pride, collabora con la Minogue anche qualche anno più tardi,tra il 2006 e il 2007.
Gary sprofonda nella depressione, nell’abuso di alcol e droghe e perde completamente la sua caratteristica vena creativa. Nonostante continui saltuariamente a scrivere pezzi per altri cantanti, il suo nome non compare mai.
Dalla sua penna usciranno canzoni per Delta Goodrem, i Westlife, i Blue e le Sugababes, ma sempre lavorando “nell’ombra”. Di fatto, si ritira a vita privata, sfuggendo i fotografi.
Il 2002, con la nascita della secondogenita Emily costituisce per lui un primo momento di consapevolezza e di volontà di cambiamento.
Nell’estate del 2005 si trova sulla metropolitana di Londra al momento degli attentati terroristici. Non riporta gravi conseguenze perché il suo treno è quello immediatamente successivo a quello coinvolto nell’esplosione e quindi viene investito dall’onda d’urto in maniera meno drammatica.
Nel novembre dello stesso anno un documentario mandato in onda dal canale inglese ITV per celebrare il 10 anni dallo scioglimento dei Take That riaccende i riflettori sul gruppo. L’attenzione dei media è altissima, i fan ancora numerosi, la richiesta di averli come ospiti grande e inattesa. Gary, Mark, Howard e Jason decidono di tornare.
Nel 2006 ritorna il gruppo che ebbe così tanto successo da caratterizzare fortemente gli anni novanta.
In risposta al documentario non ufficiale di ITV ne nasce un altro, prodotto e realizzato dai membri della band a cui, eccezionalmente, si unisce anche Robbie Williams. Il filmato, uscito in DVD con il titolo Take That For The Record, ha un successo straordinario.
La band (senza Robbie), con l’Ultimate Tour, tiene una serie di concerti negli stadi e arene inglesi nell’estate dello stesso anno, raccogliendo una quantità impressionante di pubblico. I biglietti disponibili vanno tutti esauriti in poche ore.
Il consenso è tale che decidono di riunirsi in studio, nei prestigiosi locali di Abbey Road, per realizzare il quarto disco della band a distanza di 12 anni dal precedente. Nel novembre 2006 esce Beautiful World e il relativo tour tocca l’Italia per due date, a Bologna e Milano, il 23 e 24 ottobre del 2007.
Nel 2008 è ancora con i Take That per il loro quinto album in studio, The Circus, in cui è sempre coautore di musiche e testi, che viene seguito, nell’estate del 2009 da un monumentale tour negli stadi inglesi. Anche in questo caso, i biglietti disponibili vanno sold out nel giro di poche ore. Il 15 gennaio 2009 nasce Daisy, ed è padre per la terza volta.
Nel 2011 dopo aver annunciato il 15 luglio 2010 la reunion con Robbie Williams, i Take That, nell’originaria formazione a cinque, pubblicano gli album Progress e Progressed, e nei mesi di maggio, giugno e luglio 2011 si esibiscono negli stadi di mezza Europa con il Progress Live tour, che passa alla storia come Live Show che ha venduto più biglietti e più velocemente nella storia della musica inglese (quasi un milione di biglietti venduti in meno di 24 ore). Il tour ha fatto tappa anche a Milano, stadio S. Siro, il 12 luglio 2011.
Nel settembre 2013 annuncia l’uscita del suo terzo album solista Since I Saw You Last, in uscita il 25 novembre 2013, anticipato dal singolo Let Me Go. Annuncia contemporaneamente un tour nelle arene inglesi ed irlandesi, il Since I Saw You Last tour, che si svolgerà durante il mese di aprile 2014, che ha fatto registrare sold out nel primo giorno di vendite dei biglietti.
Nel settembre del 2006 è uscita in Inghilterra per la casa editrice Bloomsbury l’autobiografia di Gary intitolata My Take (scritta in collaborazione con lo scrittore e autore televisivo britannico Richard Havers). In essa, si ripercorrono le varie tappe di una vita e di una carriera per la maggior parte sotto i riflettori, corredando la narrazione con una ricca galleria fotografica, contenente alcune immagini private dall’archivio personale di Gary. La prima versione si interrompe a luglio 2005 con il racconto dei tragici momenti degli attentati londinesi, in cui Gary fu coinvolto. Visto il successo di questa prima edizione anche grazie a un signing-tour che ha portato Gary nelle maggiori librerie del Regno Unito nell’autunno del 2006 a presentare personalmente il volume, Bloomsbury ha promosso l’uscita di una seconda edizione in versione paperback, nella primavera del 2007, con una copertina diversa interamente a colori, prezzo ridotto e un capitolo in più (il diciottesimo) che descrive alcuni momenti salienti della lavorazione in studio di Beautiful World e della relativa promozione.
Dalla stagione televisiva 2011 (l’ottava) siede nella giuria del noto programma di intrattenimento X Factor, edizione inglese. Anche nel 2013, per la terza stagione consecutiva è stato confermato come giudice. Ha tuttavia annunciato già che si tratterà dell’ultima serie cui prende parte. Nella decima edizione la giuria è composta da Sharon Osbourne, Louis Walsh, Gary Barlow e Nicole Scherzinger.
Nel febbraio 2012, nonostante la perdita di sua figlia, Barlow canta la hit Rule the World alla cerimonia di chiusura dei Giochi della XXX Olimpiade a Londra. La performance ha attirato lodi a livello internazionale per la forza e la determinazione di Barlow a salire sul palco subito dopo la sua tragedia.

Dal web

Gareth Malone è un giovane direttore e maestro di coro, alle prese con la strenua convinzione – portata avanti con sentimento e presenza – che il canto e il senso di gruppo possano trasformare le condizioni di vita di tutti, e in particolare degli abitanti di South Oxhey, nell’Hertfordshire. La condizione di South Oxhey non è affatto idilliaca: la comunità, che vive sulla sua pelle i pregiudizi delle cittadine limitrofe, si trova cristallizzata in uno stato d’indigenza oggettiva e in quel tipo di sconforto che tende a schiacciare, a far scegliere la via della rinuncia e del pessimismo.
Ad un tratto, però, arriva questo giovane e fine amante della musica e regala una speranza a tutti. Ma non lo fa con le parole, perché la sua presenza attiva, severa e al tempo stesso amorevole regala fatti: South Oxhey riesce ad avere il suo coro!
E non solo un coro di adulti, ma anche di bambini, provenienti dalle sei scuole del territorio: bambini cresciuti in situazioni difficili, spesso con difficoltà cognitive e deficit di attenzione che contribuiscono a lasciarli agli ultimi posti dell’attuale e feroce lotta all’autodeterminazione.
Ad un tratto arriva il canto e le cose cambiano. Non aumentano i soldi sui conti corrente, ma c’è la felicità, il sentimento di progressione, di miglioramento, di futuro.


.
(Da http://zeldawasawriter.com/2012/01/gente-che-mi-piace-gareth-malone/)

Amici, vi scrivo di Gareth Malone perché sono sempre più convinta che vada sottolineato con la penna rossa qualunque moto di passione pura. La passione del fare, quel tipo di sentimento talmente pulsante ed estatico da non temere la sua totale condivisione, lo svelamento dei suoi meccanismi, la piena volontà di portare persone a sé, nel meraviglioso cerchio magico di bene che avvolge chi lo prova. Vi scrivo di questa persona eccentrica e sensibile, di cui è praticamente impossibile non innamorarsi, perché esiste in lui quanto di meglio si possa produrre in questi giorni: una tenace lotta per il sorriso e la speranza.
Per Gareth cantare è ritrovare gli altri, usare tanti muscoli ed essere felici. In questo preciso ordine.
La verità straordinaria e semplice di questo assunto risiede nella forza del fare, nel coraggioso e necessario bisogno di mete e di speranze. Nella convinzione che senza il senso di gruppo si riesca a combinare poco e che certi progetti ambiziosi possano diventare piena realtà, se c’è l’impegno e la determinazione
.”

Da questa storia vera è stato tratto un libro e un seriale televisivo: “I ragazzi del coro’.


..
http://masadaweb.org

6 commenti »

  1. Qui vedo che si fa apologia nei confronti dell’organizzazione più imperialista, materialista, infida e cattiva che si sia mai vista sulla terra, al pari del papato. Schiavitù, sfruttamento delle risorse altrui, imprigionamenti, sangue, morti, culture rovinate, nazioni create con righe e compasso, invenzione dei lager nella guerra contro i Boeri, responsabilità grandissime riguardo la nascita di Israele, ricchezze neppure mai distribuite presso la popolazione, una nazione di corsari che ha commesso tragedie immani e rovinato intere nazioni, ultima vittima la Libia. Una famiglia “reale” che chiama i cittadini “sudditi” e che ha raccolto oro, platino, diamanti e soldi dalle sofferenze altrui, che schifo! Mi spiace che una ragazza nera canti elogiando i suoi schiavisti, ma non stupisce la cosa, lo schiavo ha sempre l’ultima parola, ossia “sì padrone”.
    E se non pubblica questo commento dimostrerà ancora una volta la sua completa incoerenza.

    Filippo Fertelli

    Commento di Apologia da sudditi — settembre 6, 2016 @ 6:34 pm | Rispondi

  2. Ma ‘ancora una volta’ cosa? Di quale incoerenza parli?
    Io non ho fatto nessuna apologia. L’articolo è nato dall’aver ricevuto un video sul Giubileo. La persona che mi ha mandato il video ha scollegato il giudizio sulla canzone dal giudizio sul Commonwealth. Il resto l’ho aggiunto consultando wikipedia e l’ho detto. Non esiste nessuna opinione mia né pro né contro.
    Non ho inteso essere coerente né incoerente, ho pubblicato qualcosa di informativo e non mi pare di aver fatto giudizi di sorta né positivi né negativi. Il titolo del pezzo non era ‘Il Commonwealth’ era “Giubileo di diamante’ e di quello ho parlato. Poi tu sei libero di aggiungere altre informazioni e sei libero di pensarla come ti pare. Io, essendo una no global, sono ovviamente contro ogni tipo di colonialismo
    Ma ‘incoerenza cosa’????
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 6, 2016 @ 6:45 pm | Rispondi

  3. Mio caro Filippo
    come ti ripeto, e te lo dico con molta pazienza, ho solo ricevuto il video di una bella canzone e per spiegarne il significato, ho aggiunto qualche informazione al minimo sulla regina Elisabetta, sul Commonwealth e sui due personaggi musicali a cui si deve ‘Sing’. Sono d’accordo con la scrivente che la canzone è molto bella e commovente e resta tale anche se la verità storica del colonialismo non è stata mai né bella né commovente, ma si può essere tanto intelligenti da capire la distinzione tra una bella musica e una terribile storia.
    Non era mia intenzione focalizzarmi sul processo al Commonwealth ma solo parlare di musica e di una celebrazione che a noi italiani appare molto bizzarra, così come ci appare molto strano e quasi incomprensibile l’attaccamento degli inglesi alla regina.
    Il Giubileo di Diamante è stata una celebrazione particolare che si è svolta in vari luoghi del mondo e posso parlarne benissimo anche se sono una no global e anche se lo è la persona che me lo ha mandato. Volevo solo raccontare qualcosa di curioso che poteva nascere solo in Inghilterra.
    In quanto al mio portafoglio, è abbastanza vuoto e con questo blog non lo incremento certamente, visto che non ci prendo un soldo e lo scrivo per puro piacere e per simpatia verso gli altri.
    Circa il mio approccio, mi spiace informarti che do del tu a tutti e tutti danno del tu a me, e questo è sempre accaduto indipendentemente dalla mia età e dal mio ruolo, perché anche questa è simpatia umana e mi fa sorridere la tua puzza al naso.
    Spero proprio che l’unica cosa che sai fare non sia parlare a chi non conosci con tono arrogante e offensivo, perché non solo sembri molto maleducato ma anche poco intelligente. Chiaramente il problema è tutto tuo ma non ti procurerà molte simpatie umane. Ti ricordo che il web è grande e ci puoi trovare dei siti o dei blog più confacenti ai tuoi desideri, dove ci si dà del lei o anche del voi alla maniera fascista, e che nessuno ti obbliga a venire qui.
    In quanto ai no global, ti avverto che essi non sono mai stati né di sinistra né di destra e che forse del mondo no global sai veramente poco o magari niente, ma che te lo dico a fare? Sembra che tu viva solo per fare accuse e dire insolenze. Te lo dico pianamente e serenamente che non sarà con questo che diventerai migliore 🙂
    Saluti 🙂
    ,
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 6, 2016 @ 8:14 pm | Rispondi

  4. Ahahahah ti mando un bacio Viviana!

    Commento di Alessandro — settembre 7, 2016 @ 7:34 am | Rispondi

  5. Ciao Viviana, mi spiacciono i commenti precedenti. Certamente ognuno ha le proprie idee e convinzioni e, credendoci, può talvolta adottare toni veementi per sostenerle e per confutare le posizioni opposte. Ma quei toni andrebbero indirizzati alle idee ed agli argomenti, senza giudizi sulle persone. Trovo ingiuste le accuse nei tuoi confronti. Non tengono nemmeno conto delle posizioni che di solito adotti senza mezzi termini. Ma soprattutto non mi piacciono. Non mi piace lo stile di chi insulta e offende chi ha idee diverse e le porge comunque con garbo e cortesia. L’articolo è bello e mi ha interessato molto. Credo anche io che l’Inghilterra sia un impero che ha agito nei secoli da impero: ma le declinazioni col tempo cambiano e la vecchia albagia colonialista mi pare molto arginata oggi. Quella che hai descritto è una bella festa. Che mette pace nel passato e nel presente. Se hanno saputo fare pace loro, tra ex-schiavi ed ex-padroni, forse ce la possiamo fare anche noi a modificare il giudizio e a “vedere” cosa oggi fa l’Inghilterra. Bella festa, bell’articolo. Grazie.
    barbara

    Commento di barbara alessio — settembre 8, 2016 @ 9:10 am | Rispondi

  6. Grazie, Barbara, Filippo non ha detto cose sbagliate, le ha dette in modo non corretto, credo che se Filippo mi conoscesse di persona parlerebbe diversamente, o almeno voglio sperarlo. Il fatto è che spesso non siamo noi a parlare ma tante cose che dentro di noi spingono e danno sofferenza, e sono quelle cose che ci portano a creare nemici immaginari per cui, anche quando sulla sostanza di un tema possiamo avere ragione, siamo portato a proiettare sull’altro i nostri contenuti nascosti, le rabbie, le paure.. per cui l’altro diventa lo schermo dove si riversano tante esperienze di vita consce o inconsce di cui l’altro non sa nulla, per cui anche le sue reazioni rischiano di essere sbagliate perché anche lui a sua volta è umano e fallibile e risponde istintivamente e così sono state sicuramente sbagliate le mie reazioni, ma non è facile oltrepassare le parole per giungere al cuore. Posso solo sperare di fare meglio in futuro e di dire parole migliori e di trattare meglio anche chi mi tratta male, oltrepassando l’inganno delle parole e reagendo con la comprensione, che è utile, e non con l’orgoglio, che non serve a niente.
    Per cui chiedo scusa a Filippo per quello che ho detto, ma non pubblico più le sue lettere per non protrarre un gioco inutile che fa solo male.
    Spesso entriamo in un gioco emozionale dove ci assaliamo a vicenda e questo è abbastanza assurdo, visto che c’è già la vita ad aggredirci con cose dolorose su cui non possiamo fare niente
    un abbraccio

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 8, 2016 @ 3:31 pm | Rispondi


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