Nuovo Masada

agosto 2, 2016

MASADA n° 1783 2-8-2016 DALL’ETA’ DELL’ANSIA ALL’ETA’ DELL’ANGOSCIA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 6:05 pm


(Margherita Musial)

MASADA n° 1783 2-8-2016 DALL’ETA’ DELL’ANSIA ALL’ETA’ DELL’ANGOSCIA

Blog di Viviana Vivarelli

Il terrorismo nelle parole del Presidente Mattarella e di Papa Francesco- Il terrore porta a destra – La solitudine delle masse – Bilancio sui governi di Obama- Proposta di legalizzare la cannabis – Il Parlamento fa 40 giorni di ferie – Solo i 5stelle hanno eliminato le auto blu- Roma, la stampa e le discariche – Paola Muraro e il golpe dei rifiuti-I famigerati trattati internazionali

“Fear is the very basis and foundation of modern life”
La paura è la base e il fondamento dell’era moderna.
(Aldous Huxley)
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Nell’annichilirsi di ogni significato (io, futuro, democrazia, sicurezza, famiglia, società, nazione…) passiamo dall’ansia all’angoscia. Si è in ansia per qualcosa di concreto o di temuto che comunque si attacca ad un oggetto predeterminato contro si può svolgere un’azione comunque concreta, ma l’angoscia è l’ansia senza oggetto, dove anche l’io si disperde. Si può allora distaccarsi alla paura cadendo in una sorta di indifferenza, dove negando l’altro dall’io neghiamo l’io stesso. Oppure si possono trovare oggetti temporanei su cui scaricare un’ira senza significato. Ma accade comunque che le cose che rifiutiamo in un modo o in un altro si rivoltino contro di noi e ci lascino abbandonati in un sentire senza costrutto dove, negando il mondo fuori di noi, scompare anche l’essere dentro di noi. L’angoscia è l’ansia della solitudine di chi si sta perdendo e non sa come ritrovarsi.
(Viviana)
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Non so se una boccata di ansia ogni tanto può rendere più concrete le nostre giornate e farci capaci di ciò che è essenziale contro ciò che è superfluo, ma troppe boccate d’ansia renderebbero ogni giornata invivibile, facendola piombare nell’irrealtà più assoluta.
Ho l’incubo di “perdere la connessione” e sono persuasa che non sto parlando solo di internet ma di ciò che lega il mio io all’altro, di ciò che lega il mio io alle sue proprie radici umane, di ciò che mi sedimenta nella mia vita attuale.
Siamo sempre a due passi dalla follia o dalla morte.

E’ difficile nel mondo moderno riuscire a sceverare quanto delle odierne angosce è artificiale e quanto è concreto.
Seminare angoscia è una delle vie del potere.
Quando un popolo lo stronchi nelle sue battaglie, nelle sue speranza di futuro, nella sua possibilità di azione e reazione, quando lo terrorizzi con nemici invisibili e lo fai sempre sentire sotto attacco e senza sicurezze, quando lo chiudi in un nulla senza domani, puoi farne facile carne da macello, ma hai perpetrato un abominio storico. E prima o poi la storia si vendicherà.
La paura è un meccanismo positivo di difesa. Ma l’angoscia annichilisce l’uomo prima che cominci qualsiasi battaglia. Con la paura ci si può difendere, ma contro l’angoscia non esiste difesa.
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MATTARELLA
“Sembrava che il clima di pace, di collaborazione e di sicurezza si consolidasse sempre di più, registriamo che questa prospettiva non è più certa, anzi è messa pesantemente in crisi. In queste ultime settimane abbiamo attraversato eventi tristi per il nostro Paese. Dalla strage di Dacca alla sciagura ferroviaria in Puglia, alla strage di Nizza: tanti nostri concittadini hanno perso la vita o sono ancora alle prese con le conseguenze di quegli eventi. Ad essi si aggiunge la barbara uccisione di Giulio Regeni. Con le stragi del terrorismo islamico si rischia di entrare in una nuova età dell’ansia. Quel che dobbiamo impedire è che la paura vinca.
E’ necessario respingere il proposito criminale di utilizzare la religione per scatenare un conflitto globale. Talvolta i media cedono alla tentazione di voler spiegare in tempo reale gli avvenimenti invece di narrarli, cercando nello smarrimento della gente, nei frammenti di immagine, in testimonianze rese talvolta sotto shock, conclusioni destinate sovente a rivelarsi fallaci alla luce dei fatti. Non si tratta di spettacolo, bensì della vita e del futuro delle persone. Sarebbe più opportuno ricercare un punto di equilibrio con l’esigenza di evitare che la ripetitività fuori di misura di immagini di violenza possa provocare comportamenti emulativi.
Non si può ignorare o condannare la paura: è uno stato d’animo. Anche il bisogno di sicurezza fa parte della dimensione civica. Occorre rispondervi con grande serietà.
Non vi è soltanto l’assalto, feroce, del terrorismo. Questa stagione sembra dare spazio ad ogni tipo di violenza, sembra favorire il propagarsi anche di germi endogeni rimasti a lungo nascosti, sotto controllo, nelle nostre società e che, all’improvviso, esplodono. Né possiamo dimenticare che gli assassini di Parigi e di Bruxelles (e, ancora ieri, a St. Etienne) erano nati e cresciuti in Paesi europei. La diversità delle cause di stragi e crimini accresce l’allarme. Sembra davvero che il demone della violenza si sia nuovamente diffuso in Europa.
Vi sono principi di libertà, (E, a proposto di quanto avviene in Turchia) Il rispetto delle persone e dei loro diritti che non possono essere mai negati. Auspico un compiuto ritorno alla normalità per ciò che riguarda funzioni essenziali per il funzionamento di ogni democrazia, come quelle della giustizia, dell’insegnamento universitario e scolastico, della libera stampa”.
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PAPA FRANCESCO

“La crudeltà non è finita ad Auschwitz, a Birkenau: anche oggi, oggi si tortura la gente; tanti prigionieri sono torturati, subito, per farli parlare… È terribile! Oggi ci sono uomini e donne nelle carceri sovraffollate; vivono, scusatemi, come animali. Oggi c’è questa crudeltà. Noi diciamo: sì, abbiamo visto la crudeltà di 70 anni fa, come morivano fucilati, o impiccati, o col gas. Ma oggi in tanti posti del mondo è ancora così”.
“Il terrorismo è dappertutto. Il terrorismo cresce quando non c’è un’altra opzione mentre al centro dell’economia mondiale c’è il dio denaro e si caccia via la meraviglia del creato, l’uomo e la donna. Questo è un terrorismo di base, contro tutta l’umanità”.
«Credo non sia giusto identificare l’Islam con la violenza e il terrorismo. Non è giusto e non è vero. Si può convivere bene»
«A me non piace parlare di violenza islamica. Tutti i giorni sfoglio i giornali e vedo violenze. In Italia, uno uccide la fidanzata, un altro la suocera… E questi sono cattolici battezzati, sono violenti cattolici. Se parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica. Ma non tutti gli islamici sono violenti, non tutti i cattolici lo sono, non facciamo una macedonia. Una cosa è vera: in quasi tutte le religioni c’è sempre un piccolo gruppetto fondamentalista. Noi ne abbiamo. Il fondamentalismo arriva a uccidere e può farlo con la lingua, la chiacchiera, come dice l’apostolo Giacomo, o con il coltello. Ma non credo sia giusto identificare l’Islam con la violenza. Non è giusto e non è vero. Ho avuto un lungo dialogo con il grande imam di Al Azhar e so come la pensano loro, cercano la pace e l’incontro. Il nunzio di un Paese africano mi raccontava dei musulmani che attraversavano la Porta santa giubilare e pregavano davanti alla Madonna. In Centrafrica l’imam è salito sulla papamobile con me. Si può convivere bene. Certo, ci sono gruppetti fondamentalisti e io mi domando, anche: quanti giovani che noi europei abbiamo lasciato vuoti di ideali, senza lavoro, vanno a cercare la droga, o si arruolano in gruppi fondamentalisti… Sì, possiamo dire che il cosiddetto Isis si presenta come uno Stato islamico e come violento, questo è un soggetto fondamentalista che si chiama Isis. Ma non si può dire, non è vero e non è giusto dire che l’Islam sia terrorista».

TERRORE PORTA A DESTRA
Paolo De Gregorio

C’è qualcosa che non mi convince nella logica ispiratrice della ormai quotidiana scia di sangue di matrice islamica che attraversa l’Europa, soprattutto nel suo effetto principale che è quello di far avanzare la destra politica e xenofoba.
L’Isis o chi sta dietro la strisciante e continua invasione di migranti in Europa non ha interesse a promuovere una destra europea decisamente orientata a limitare drasticamente la presenza di immigrati e addirittura di cacciare gli islamici già radicati, e quindi la domanda è: cui prodest? A chi giova questa strategia del terrore, che tra l’altro non ha alcuna possibilità di vincere da un punto di vista militare?
Viene da pensare che queste piccole cellule o quei lupi solitari siano ben conosciuti dalle intelligence europee, ma lasciati fare perché creino le condizioni di un grande spostamento a destra con il consenso di grandi masse di proletariato urbano delle periferie, che da tempo è entrato in conflitto economico e culturale con la massiccia presenza di una immigrazione ostile e piena di odio verso gli ex colonialisti.
Conoscendo la cinica freddezza con cui i politici Bush e Blair fabbricarono insieme alla Cia le false prove che il dittatore irakeno Saddam possedeva armi di distruzione di massa per potergli muovere guerra e fregargli il petrolio, non meraviglierebbe scoprire che si lasciano fare questi attentati che fanno comodo alla destra politica e ai guerrafondai che non vedono l’ora di avere l’avallo per bombardare a tappeto ovunque l’Isis sia presente.
Se si vuole evitare una possibile catastrofe nella traballante Europa, la cui economia avanzata non ha affatto bisogno di manodopera non qualificata, bisogna assolutamente fermare questa invasione. Chiedere ai cittadini italiani con un referendum se desiderano che le cose continuino così, perché vogliamo goderci la nostra “crescita zero”, ottenuta con i presidi contraccettivi e con la laicità delle donne che ora decidono loro se e quando fare figli, che non significa decadimento, né creare un paese di vecchi, ma restare stabili, con due figli per coppia, visto che la nostra Italia è piccola e 60 milioni di abitanti sono anche troppi.
Non c’è persona che io incontri e con cui discuta di immigrazione, non una sola, che sia favorevole e quasi tutti sono pronti a dare il voto ad un partito che risolva questo problema, senza distinzione di colore politico.
Quanto al Califfato che aveva occupato porzioni di Siria, Iran, Iraq, sarebbe stato lungimirante evitare bombardamenti sia occidentali che russi che hanno portato alla dispersione verso l’Europa di parte di questi combattenti, mentre era più opportuno lasciarli concentrare in quella regione isolandoli e tagliandogli vie di rifornimento di armi, munizioni e viveri, arrivando a considerarli un soggetto politico con cui intavolare trattative.
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LA SOLITUDINE DELLE MASSE
Furio Colombo

Ci sono tre parole chiave: massa, folla e persone. Tre storie di abbandono. Le persone sono state lasciate sole alle loro paure e alla loro inadeguatezza sia di fronte al pericolo che di fronte alla autorità che dovrebbe proteggere dal pericolo. È indecente che nessuno abbia pensato che le nuove procedure, nei confronti di un Paese non più europeo, avrebbero rallentato in modo inimmaginabile il passaggio di Dover, che è di nuovo una frontiera fra Regno Unito e Francia. E la mancanza di aiuti ai condannati all’attesa di decine di ore, dimostra la facilità di creare e aggravare situazioni di emergenza. L’uso della folla da parte di Erdogan è da teatro dei burattini.
Niente appare più umiliante che esigere anche da chi fa opposizione ma non può schierarsi con una rivolta che non c’è, di apparire come comparsa in una ennesima manifestazione in onore del sultano. Nonostante la presunta liberazione che la folla avrebbe trovato nella rete, il pugno di ferro funziona, la paura funziona e il silenzio del mondo funziona. Erdogan ha dimostrato che la folla, una volta risvegliata e tirata fuori dall’illusione della rete, è uno strumento migliore dei carri armati. L’immensa massa dei profughi viene celebrata quando tenta di attraversare il mare. È uno strano spettacolo. Se muore, si tratta di vittime di una disperata, però inevitabile fuga. Se si salva si cercano “gli schiavisti”, “i mercanti di carne umana” che, a causa della chiusura ermetica dei Paesi civili, sono i soli a far passare i profughi. Nonostante le molte vittime, e benché si arricchiscano per conto di altri, resta il fatto che centinaia di migliaia di persone devono a questi “squallidi mercanti” la loro salvezza. Ma la giornata esemplare è stata il 24 luglio 2016: la contrapposizione fra i dannati di Dover che non riescono a uscire, e i dannati dei Balcani a cui Paesi civili impediscono di entrare; simbolo di una classe dirigente cieca in tutto il mondo ricco e civile che continuiamo a ritenere superiore: è capace solo di trasformare tutto quel che tocca in condanna delle persone.

BILANCIO DI OBAMA
Viviana Vivarelli

Mi piacerebbe avere la sicumera di trancia giudizi su Obama. In realtà sarei più perplessa su un giudizio che non può mascherare luci e ombre. Non gli avrei mai dato, per esempio, quel frettoloso premio Nobel per la pace, offerto più sui propositi del primo programmache sui fatti, visto che gli eserciti americani non si sono schiodati né dall’Irak né dal’Afghanistan e hanno prodotto una seconda devastazione di Falluja. Lodarlo perché “non ha iniziato nuove guerre” mi sembra piuttosto grossolano. Uno viene lodato perché ha fatto cose buone, non perché non ha fatto altri abomini.
“Ma certamente le nuove relazioni diplomatiche con Cuba e l’accordo sul nucleare con l’Iran hanno dimostrato la fiducia nel negoziato e le capacità diplomatiche di una amministrazione che, nonostante le fortissime pressioni degli alleati e dell’establishment politico e militare di Washington, ha saputo perseguire i suoi obiettivi in modo migliore. In particolare è stato interessante l’accordo con l’Iran, osteggiato in ogni modo dagli alleati storici degli Stati Uniti in Medio Oriente (soprattutto Israele e Arabia Saudita), dai repubblicani e da moltissimi osservatori e analisti di Washington, e visto con scetticismo anche da alcuni alleati europei. Per disinnescare una minaccia non solo regionale ma globale – l’Iran con la bomba nucleare, e il conseguente rischio di una proliferazione nucleare nella regione – Obama ha deciso di dialogare con un paese nemico giurato degli Stati Uniti dal 1979, attraverso una lunga e difficile attività diplomatica. Si è assunto un grande rischio, ha scontentato gli alleati e ha scommesso sulla volontà dei riformisti di Teheran (in perenne guerra con i conservatori) di riportare il proprio paese nel consesso delle nazioni. Per ora la scommessa sembra vinta, e potrebbe avere conseguenze positive per tutta la regione”. (Jeffrey Goldberg).
“Non è stata l’unica volta che il presidente statunitense ha deciso di rompere con le tradizioni della politica estera del suo paese. Nel caso della Siria, Obama ha intenzionalmente violato quello che lui chiama, ironicamente, “il manuale delle regole di Washington”. Ha detto:“Trovo poco intelligente l’idea che appena c’è un problema mandiamo i nostri militari a imporre l’ordine. Semplicemente, non lo possiamo fare”. Insomma gli USA sono stati un po’ meno ‘ i gendarmi’ del mondo, e non sappiamo se questa moderazione resterà con Hilary o Trump ma per ora proseguono gli assassini “mirati” con i droni, soprattutto in Afghanistan, Yemen e Pakistan. E il modo con cui è stata risolta la questione Ucraina apre più problemi di quanti ne chiuda.
All’interno resta buona la sua politica keynesiana e possiamo solo sperare che sia continuata dal suo successore. Al momento sia Hilary che Trump promettono di far pagare più tasse ai ricchi e di attuare maggiori tutele ai lavoratori.
Riguardo ai diritti delle coppie, Obama ha finalmente portato avanti la difesa dei gay, il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso e il Pentagono ha annunciato l’arruolamento di trasgender proprio mentre tre quarti degli americani si dichiarano a favore di una legge anti-discriminazione per loro.
E’ rimasto aperto il problema dei migranti, ma, con un ordine esecutivo, Obama ha salvato dalla deportazione circa cinque milioni di migranti che negli Stati Uniti lavorano, studiano e vivono. Resta negativo il giudizio su come la polizia ha gestito “le questioni razziali”,
Restano grandi problemi irrisolti: la Libia, il fallimento della primavera araba, il nuovo interventismo della Russia, l’ascesa del gruppo Stato islamico e il conflitto siriano – oltre all’Iraq e all’Afghanistan, dove la guerra continua, e ora il nuovo problema è la Turchia, che potrebbe cambiare tutto lo scenario delle alleanze per il Medio Oriente. La questione palestinese è rimasta rovente e anche se Obama a parole si è dimostrato favorevole al riconoscimento di due stati, poi nei fatti non c’è stato nessun progresso.
Quello che più gli viene rimproverato è di non aver cavato le gambe dalla guerra in Medio Oriente: i repubblicani lo accusano di non avere spento l’incendio del mondo arabo; non ha contribuito al processo di pace israelo-palestinese; ha subìto l’iniziativa russa – in Ucraina e Siria – e quella economica e politica, soprattutto in Africa, della Cina.
Sull’uso privato delle armi, Obama ha perso la sua battaglia. Le stragi sono continuate, la conta dei morti è tragica normalità – tre al giorno sulle strade americane – la maggioranza degli americani resta ferma nella difesa del Secondo Emendamento.
Rimane un liberismo esasperato, lo strapotere delle corporation (e il TTIP che sembra al momento sventato mostra ancora una volta come gli Stati uniti tentino sempre di imporre all’Europa la loro politica commerciale disastrosa e nemica di ogni principio democratico).
Sul cambio climatico e l’inquinamento OBama non ha fatto molti passi avanti, però ha bocciato il progetto della Keystone XL PipelineIl, l’oleodotto lungo 1179 miglia, che avrebbero dovuto trasportare 830 mila barili di petrolio derivante dal bitume del Canada ogni giorno da Calgary fino a Houston. Infatti costruirlo ed estrarre il petrolio avrebbe peggiorato i cambiamenti climatici. Non era mai successo prima che un presidente americano rigettasse un opera petrolifera di questa portata per evitare di immettere altra Co2 in atmosfera e lo applaudiamo. Ma gli Stati uniti restano il 2° paese più inquinatore del mondo dopo la Cina.
Sul fronte interno dei diritti sociali e del welfare i progressi sono stati minimi.
Il giudizio su di lui in America non è stato buono. Sicuramente è stato un po’ più progressista di Bush (ma qui ci voleva poco). Come nero ha rappresentato la rottura di un tabù, ma il razzismo e la xenofobia non sono diminuiti e con Trump stanno esplodendo al loro peggio.
Sul piano economico possiamo indicare come suo successo il salvataggio da 20 miliardi dell’industria automobilistica.
Sul piano sociale ricordiamo il tentativo della riforma sanitaria e la sua decisione di aumentare i minimi salariali di chi lavora per il governo federale.

PRESENTATA UNA LEGGE PER LEGALIZZARE LA CANNABIS

Purtroppo la decisione di Renzi di far dipendere ogni atto del Governo e del Parlamento dal famoso referendum costituzionale ha stravolto la tabella di marcia dei legislatori per cui ogni proposta di legge è stata rimandata al dopo referendum: la legge sulla tortura, la richiesta di arresto del senatore Caridi accusato di essere un capo della ‘ndrangheta, la riforma della giustizia, la riforma dei partiti, il conflitto di interessi… Renzi, terrorizzato dall’aver lui stesso legato il proprio governo all’esito del referendum e coi sondaggi che danno il No vincente se lui continua a imperversare sui video, ha adottato la politica del sommergibile ed è sparito dai palinsesti in una inaspettata requie estiva, e i parlamentari hanno pensato bene di eclissarsi in vacanze di 40 giorni, fino al 13 settembre (una vacanza in più del solito).
Entro il 15 agosto dovrà essere decisa la data del referendum, seguono 60 giorni di pausa massima per far decidere dal Governo la data fatidica, dopo di che potrebbero passare altri 70 giorni, insomma si va verso il Natale. E in tutto questo tempo il Paese sarà fermo in uno stato di totale svaccamento.

Tra le leggi proposte e rimandate c’è quella che legalizzerebbe la marijuana (mi spiace che questa Pannella se la sia persa). Se andasse in porto, sarebbe una legge epocale.
La proposta è dell’intergruppo di Della Vedova (Scelta civica). Non era mai successo nella storia della Repubblica. Si oppongono gli alfaniani, la Lega, Fratelli d’Italia e la Lorenzin. Nonostante le 290 firme già raccolte tra Camera e Senato, il sostegno trasversale, che va dal Pd al M5S, passando perfino per qualche deputato di Forza Italia e Scelta Civica, potrebbe non bastare.
Al referendum sulla depenalizzazione dell’uso personale nel ’93 era seguita la Legge Fini-Giovanardi del 2006, poi dichiarata incostituzionale dalla Consulta.
Principi fondamentali della nuova legge: il possesso personale e l’autocoltivazione, più una serie di semplificazioni per l’utilizzo terapeutico. Sarà possibile detenere per uso ricreativo fino a 5 grammi di marijuana, che diventano 15 nel privato domicilio. Ognuno potrà coltivare sul terrazzo di casa fino a un massimo di 5 piantine, semplicemente inviando una comunicazione, senza autorizzazione. Nasceranno poi i “cannabis social club”, sul modello di quelli spagnoli: un’associazione i cui membri (maggiorenni, non più di 50), potranno contare su 5 piante a testa e consumarne all’interno i prodotti. La vendita verrà regolamentata in regime di monopolio di Stato, più rigido di quello del tabacco. Il consumo resterà vietato in tutti i luoghi pubblici, sia al chiuso che all’aperto: si fumerà solo in casa o in circoli. Nessuna attenuazione delle sanzioni del Codice della strada (divieto di guida in stato di alterazione), mentre il 5% dei proventi derivanti dalla legalizzazione verrà destinato alla prevenzione contro la droga.
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oliveri andrea
Lo Stato vende alcolici e sigarette quindi può vendere tranquillamente una droga meno dannosa.
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walterra
Questi stanno discutendo di una pianta,di un vegetale che non ha mai ucciso nessuno, anzi che ha riconosciute proprietà terapeutiche.
Si occupassero di tabacco e alcol, che ne uccidono 500 mila all’anno,solo in Italia!
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Cuauhtemoc
La cannabis è un problema sociale solo perché l’hanno fatta diventare un problema sociale.
Secondo voi alle uscite delle discoteche gli energumeni che fanno a botte sono ubriachi oppure hanno fumato uno spinello?
E avete mai sentito di uno che si spende tutto lo stipendio in un giorno comprando spinelli oppure sapete di qualcuno che li ha spesi nelle slot machine? E la cirrosi epatica la provoca l’alcol o la cannabis?
Avete mai sentito di delirium tremens provocato dalla cannabis?
E quanti morti l’anno causa la cannabis direttamente?
Questa storia della legalizzazione della cannabis è una evoluzione che sta colpendo tutto il mondo.
In Uruguay ora è legale.
In Montana e Washington è diventata legale e tutti gli altri stati americani stanno facendo a gara per legalizzarla visto che in un solo anno lo stato di Washington ha ripianato il debito pubblico e destinato i milioni rimanenti a migliorare i servizi e le infrastrutture per i cittadini.
In Spagna è praticamente legale, puoi piantare una pianta e se hai la social card puoi andare a comprare e fumare nei locali e se la polizia ti becca con 10-15 gm di cannabis te li rimette in tasca e ti manda via.
In Svizzera è assolutamente tollerata in quasi tutti i cantoni.
In Mexico non è legale ma non è reato penale possederne piccole quantità.
E ci sono tanti altri stati che stanno per legalizzarla.
La legalizzazione potrebbe sostenere senza problemi il reddito di cittadinanza e togliere miliardi alle mafie. I proibizionisti sono i migliori alleati delle mafie!
Gli spinelli fanno male? Le nuove ricerche mediche esaltano le qualità benefiche e le proprietà curative della cannabis e gli effetti postivi che sono di gran lunga superiori a quelli negativi.
E non c’è bisogno di ubriacarsi per avere problemi a causa dell’alcol.
Prova a bere un cognac tutti i giorni e dopo pochi mesi avrai il fegato come un anguria perché il corpo umano ha difficoltà nello smaltimento dell’etanolo e questo alla lunga si deposita nel fegato appesantendolo e rallentandone le funzioni. Inoltre l’ingestione prolungata nel tempo di alcolici provoca problemi al sistema nervoso. E vogliamo contare il numero dei morti che ogni anno causa l’alcol? Contate quelli causati dalla cannabis…
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Paolo Ferrari
La dipendenza alla cannabis (INESISTENTE) non va bene, quella delle macchinette d’azzardo sì! POLITICI CORROTTI!!!
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oltre
L’unica cosa che voglio dire è rivolta a quelli di FI, anzi, alla destra in generale: “MA VERGOGNATEVI!”
Anni di storia, un’infinità di documenti, un’infinità di persone che si stanno curando con la canapa, mezzo continente (America) che dopo anni di proibizionismo ha allargato le proprie vedute e sta incassando un mare di soldi con la tassa sulla canapa,….. e noi? Noi abbiamo un problema che si chiama “Chiesa” e partiti di destra che ci vanno a braccetto con quella curando i loro interessi e le loro idee obsolete al punto che potrei anche immaginare che se per caso questa legge passa la destra farà di tutto per affossarla di nuovo.
Caro Giovanardi & co, se allo stato servono soldi tu (e i tuoi seguaci di destra) preferite aumentare l’iva (ad esempio) anziché racimolare i soldi mancanti dalle tasse sulla canapa. Complimenti, siete voi che state distruggendo questo paese. Quando lo capiranno i cittadini e smetteranno di votarvi di nuovo?
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stambeccuccio
Ho sempre pensato che se fossi un narcotrafficante, gran parte delle mie ingenti risorse economiche le investirei per finanziare i movimenti ed soprattutto i politici che vogliono il proibizionismo e che sono contrari alla legalizzazione. Farei di tutto per evitare la legalizzazione, perché per me sarebbe la fine del mio fiorente business. I miei peggiori nemici sarebbero i movimenti che vogliono la legalizzazione e farei di tutto per mettergli (legalmente ed illegalmente e con tutte le ingenti risorse che ho disponibile) i bastoni tra le ruote.

Mentre i parlamentari vanno al mare, in Sicilia ci si porta avanti: cambiata la legge elettorale: niente più ballottaggi nei Comuni grandi. O che si provino ora i 5stelle a vincere!
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SOLO I 5STELLE HANNO ELIMINATO LE AUTO BLU

Di Maio: “Laura Bottici, questore del Senato, ha rifiutato l’uso delle auto blu, e lo stesso Fico, presidente della commissione parlamentare di Vigilanza Rai, come le giunte e gli assessori comunali. Ovunque il M5S governi, le auto blu spariscono” “A Roma è stata disposta l’eliminazione delle auto blu assegnate all’Ufficio di Presidenza (5, di cui 3 a disposizione di consiglieri M5S, 2 di opposizione) ed è stato espresso indirizzo per l’eliminazione di quella a disposizione dei presidenti dei gruppi. Quello che dice, il M5S lo fa”,
Renzi doveva eliminare 43.000 auto blu. Invece ne ha ordinate altre 210 e a chi? Ovviamente alla Volkswagen ! Per non parlare dell’aereo blu, il mega aereo di Stato Airbus 340-500 che Matteo Renzi ha ordinato di comperare, d cui si tiene gelosamente nascosto il costo. Peccato che le spese per il trasporto aereo di Stato che erano di 2,5-3 milioni di euro l’anno, siano scattate adesso a 17,4 milioni, un aumento del 622% rispetto al 2015. Quindici milioni sono un investimento spropositato tenendo conto che si tratta di una acquisizione in leasing.
Pensate a quanto spendono Renzi & compagni di merende per il trasporto aereo! La flotta aerea che trasporta ministri e dignitari vari conta su tre Airbus 319CJ (uno è stato messo in naftalina dopo il tentativo andato a vuoto di venderlo), 7 bimotori executive Falcon e i 2 elicotteri AgustaWestland VH-139A. Una maxispesa fuori dal mondo! Ma su queste spese i piddioti tacciono, sono troppo presi a fare le pulci alla Raggi.
L’Air Force Renzi costa 40mila euro al giorno. Perché nessuno si chiede come mai il contratto è secretato?
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Ricevo da Sauro e pubblico questa testimonianza:

LA CIVILTA’ CONTADINA DEL SANLAZZARESE

Trovo sempre incredibile come in pochi anni la civiltà contadina sia scomparsa.
Parlo per la realtà che conosco, ovvero la zona agricola di Colunga (frazione di San Lazzaro di Savena) e dintorni.
A livello sociale a famiglia / civiltà contadina era meglio di adesso.
Quando io ero piccolo, nei primi anni ’60 e fin verso la fine degli anni ’60 è avvenuto il crollo della nostra piccola comunità contadina.
Fino alla fine degli anni ’50 erano ancora presenti numerose famiglie contadine vecchio stile.
Famiglie generalmente numerose, 10-15 persone che componevano il nucleo.
Di solito erano composte da uno o due fratelli con le relative mogli e numerosi figli. Quasi sempre c’erano anche i genitori anziani.
Questi ultimi erano il capo famiglia indiscusso. A loro ci si rivolgeva per le scelte importanti.
A volte alcuni fratelli o sorelle erano celibi o zitelle e aiutavano nei campi o ad accudire i bambini ed i vecchi.
I vecchi, perché è proprio dalle considerazioni sugli anziani, che mi è venuto questo “trip”.
I vecchi, quando io ero piccolino, erano quasi oggetto di vera e propria “venerazione”, non certo come oggi.
Erano accuditi dalle famose zitelle o zitelloni, come li chiamavano i maschi. E dai bambini. Non si capiva chi badasse l’uno all’altro, se i vecchi ai bambini, o i bambini ai vecchi.
Ma nessuno era mai solo, in quella civiltà contadina del san lazzarese…..
In quegli anni, fine anni ’50 inizio anni ’60, era ancora presente la mezzadria.
Un ruolo fondamentale per i contadini, mi raccontava mio nonno, era il “fattore”.
Il fattore era l’incaricato del padrone dei poderi, spesso un padrone aveva più poderi, di ritirare la metà dei raccolti.
Qualsiasi raccolto, fosse esso il grano, il vino.
In periodi di carestia, la bontà e la comprensione del fattore faceva la differenza tra podere e podere.
In quei poderi dove infatti il fattore si dimostrasse intransigente, le famiglie spesso si trovavano a fare la fame.
In quei poderi dove invece il fattore si dimostrava più comprensivo, le famiglie riuscivano a trattenere oltre la metà dei raccolti, consentendo loro minore sofferenza.
Il podere medio contadino della zona Colunga e dintorni era composto da una casa colonica, una cascina quasi sempre a fianco della casa, attaccata, qualche volta staccata.
La casa colonica era rigorosamente almeno a due piani. Sopra vi erano le stanze da letto e la soffitta.
La cantina era sotto terra. Era fresca, mi ricordo, e piena di ogni ben di Dio… salami, prosciutti, coppa, pancetta, sacchi di grano, damigiane di vino. Un piccolo super market del passato!
Le case coloniche erano assolutamente sprovviste di bagno, compreso la toilette. Non c’era l’acqua corrente, tantomeno l’acqua calda.
L’acqua andava attinta dal pozzo, fuori, e scaldata dentro a dei calderoni di rame, o sul fuoco del camino, o sul gas.
Il gas era solo accessibile con delle bombole.
Per andare a fare i bisogni si doveva uscire ed andare dietro casa, dove c’erano le piante di fico.
Il bagno si faceva in una tinozza fuori, d’estate, nella stalla, d’inverno, sfruttando il calore emesso dalle mucche.
Nella stalla d’inverno gli anziani raccontavano le favole ai bambini, oppure i grandi giocavano a carte.
La casa colonica era una piccola comunità indipendente. Fino ai primi anni ’60 la mia famiglia aveva il forno e si faceva il pane in casa.
Ogni casa colonica aveva pollame, come galline, oche, faraone, anitre, tacchini. Conigli. E le mucche. Con cui si otteneva il latte, la panna. Formaggio.
Alcuni avevano anche le capre. Immancabile il cane da guardia, spesso tenuto alla catena; serviva solo per avvisare, era il sistema di allarme dei contadini.
Tanti i gatti che frequentavano le aie.
I più ricchi avevano un cavallo ed un calesse, ma, mi raccontava mio nonno, erano assai pochi, ed erano considerati dei contadini privilegiati.
Pochi avevano la bicicletta.
Nessuno assolutamente l’automobile.
Tutto questo fino ai primi anni ’60.
Poi le cose iniziarono a cambiare. Nel 1966 i miei, per esempio, acquistarono la Fiat 500: fu un enorme festa, un trionfo.
Con lo sviluppo industriale degli anni ‘50/’60 molti contadini lasciarono le famiglie per trasferirsi in città.
Le famiglie contadine iniziarono in quel periodo a subire un forte, massiccio cambiamento.
La famiglia di mio padre, per esempio.
Erano dodici fratelli e sorelle, più il loro padre e la loro madre.
Nei primi anni ’60 tutti quanti, piano piano, abbandonarono il podere per trasferirsi in città, chi a Bologna, chi a San Lazzaro, chi a Ozzano Emilia, chi a Castenaso, trovando altre occupazioni.
Negli anni ‘80/’90 erano rimaste poche le realtà contadini di una volta, sicuramente molto diminuite negli elementi.
Non si trovavano famiglie oltre i 7/8 elementi contri i 12/15 a volte anche 20 elementi di prima.
Nel frattempo, fine anni ’60 inizio anni ’70, la mezzadria era andata sparendo.
Spesso i contadini che erano mezzadri acquistarono il podere dove erano mezzadri.
Oggi, nel 2016, le famiglie di contadini sono davvero ridotte all’osso.
Sono rimasti in pochi, troppo pochi a lavorare nei campi.
Quasi tutti sono persone di una certa età, circa 45/50 anni spesso più anziani.
Molti terreni sono coltivati da “terzisti”, attività imprenditoriali che coltivano i terreni dei proprietari a pagamento.
Insomma, nel giro di 40 anni ho visto io stesso la realtà del mio circondario cambiare radicalmente.
La civiltà contadina del san lazzarese, che aveva passato guerre, carestie, pestilenze per secoli, in soli 40 anni è praticamente sparita.
Anche la campagna si è morfologicamente modificata.
Nel podere Cà Rossa di mio nonno, in mezzo ad ogni campo c’era un filare di vite, con cui mio nonno produceva vino a sufficienza per la nostra famiglia e riusciva pure a venderne un po’.
C’erano, attorno a casa, non solo a quella del podere di mio nonno, piante da frutto, come peri, meli, ciliegi.
Negli anni sono stati tolti sia i filari di vite, lasciando i campi desolatamente spogli, e le piante da frutto.
In quegli anni, fino ai primi anni ’80, le case coloniche di Colunga erano aperte.
Poi, piano piano, i contadini eressero case nuove, accanto a quelle vecchie, o ristrutturato le case vecchie.
Le hanno recintate, mentre prima era tutto spazio aperto, attorno alla casa colonica.
Hanno messo le inferriate alle finestre.
Quei pochi contadini superstiti che ancora sfidano i tempi, non hanno più le galline, né i conigli né le mucche.
Spesso non hanno più nemmeno il cane!!
Hanno le inferriate o sistemi di allarme!
..
I parlamentari dovrebbero essere i rappresentanti dei cittadini. Il loro ruolo è di massima importanza in uno Stato. Ma a tanto onore dovrebbero corrispondere precisi oneri. Se un operaio o un impiegato assenteista senza giustificazione dovrebbe essere licenziato, a maggior ragione dovrebbe perdere il suo incarico quei parlamentari che nel Parlamento si fanno notare solo per un assenteismo cronico o una inutile presenza.
Cosa dovremmo dire del Deputato FI Antonio Angelucci le cui assenze alla Camera ammontano al 99,54%? O di Rocco Crimi (sempre del FI): 89,84%? O del famigerato Verdini: 88,62%? O Ghedini: 99,1%?

ROMA, LA STAMPA E LE DISCARICHE

E’ LA STAMPA, MONNEZZA!
Marco Travaglio

La fortuna del M5S sono i partiti, di destra e di sinistra, che governano e si presentano così male da regalargli milioni di voti, gratis. La sfortuna del M5S è la stessa: vince quasi sempre dove i partiti hanno fallito, dunque non riesce mai a governare città normali, ma solo voragini di bilancio e cumuli di macerie. Accade a Roma, è già accaduto a Parma e Livorno. Fa eccezione la sola Torino – metropoli governata meno indecentemente di altre, ma per 20 anni sempre dalle solite facce – dove Chiara Appendino ha vinto più per i suoi meriti che per gli altrui demeriti. Paola Taverna fu presa in giro, un paio di mesi fa, quando paventò un complotto dei partiti per far vincere i 5Stelle, nella speranza che fossero travolti dalla catastrofe che avrebbero ereditato e si sputtanassero proprio nell’ultimo miglio prima delle elezioni decisive del 2018. Ma vedeva giusto, e lo sapeva anche Virginia Raggi, che infatti in campagna elettorale evocò più volte una “bomba a orologeria” sotterrata dai partiti e pronta a esplodere all’indomani delle elezioni. Ora la bomba è esplosa, e si chiama spazzatura. L’ordigno perfetto per mettere in crisi la propaganda pentastellata sui “rifiuti zero” e contrapporle la propaganda partitocratica sui 5Stelle incapaci di governare. Appena tre settimane dopo l’insediamento della giunta Raggi, i partiti che hanno sgovernato la Capitale e i giornaloni che fino all’altroieri tacevano sui malgoverni aggreppiati ai loro “editori”, sono già pronti a puntare il dito contro la neosindaca, come se i rifiuti che ricoprono Roma fossero colpa sua. La campagna è così lurida, più fetente ancora della monnezzaa 40 gradi, che si commenta da sola. La verità la conoscono tutti: i partiti hanno regalato 40 anni di monopolio del settore al noto galantuomo Manlio Cerroni, 90 anni, un arresto e due processi a carico, titolare della discarica più grande d’Europa (Malagrotta) e di un’infinità di impianti di trattamento, nonché finanziatore trasversale di mille campagne elettorali. Poi uno si meraviglia se la differenziata è al 34%. Malagrotta andava chiusa, per l’Ue, nel 2007: la chiuse Marino nel 2013. Solo che non seppe inventarsi una valida soluzione alternativa: i quattro impianti di trattamento biologico meccanico (2 della municipalizzata Ama e 2 del solito Cerroni), che producono combustibile per i termovalorizzatori, non bastavano. Infatti fu sufficiente un prevedibile aumento della spazzatura a Capodanno 2014 per mandare in tilt il sistema. Idem nel luglio 2014, quando uno dei quattro Tbm andò in manutenzione.Allora l’Ama noleggiò dal solito Cerroni un tritovagliatore mobile (separatore di rifiuti), richiamato in servizio pure per tamponare la nuova crisi dell’estate 2015. Intanto l’Ama, solito carrozzone pieno di raccomandati di partito e parenti di politici, lanciò un progetto per rendere autosufficiente il ciclo dei rifiuti con quattro mirabolanti “ecodistretti”: il primo impianto attende ancora i permessi della Regione.A ottobre Marino fu sfiduciato astutamente dal suo partito e arrivò il commissario Francesco Paolo Tronca, il superprefetto venuto da Milano per salvare Roma. Anzi, scrisse estasiato il Corriere, per “demarinizzare il Campidoglio”. Il suo primo atto fu a dir poco rivoluzionario: “Tronca ha cambiato la disposizione dei mobili nell’ufficio del sindaco. Marino, come segno di ‘discontinuità’ da Alemanno, mise un divanetto nero, usò un altro ingresso e spostò la scrivania: non più girata a guardare il Vittoriano, bensì rivolta verso i Fori: ora con Tronca la scrivania torna dov’era”. Altro che Che Guevara.Non contento, Renzi – turibolavano i giornaloni – meditava di affiancargli un altro superprefetto, l’Arcangelo Gabrielli, come commissario straordinario al Giubileo. E non solo: erano in arrivo pure “sette subcommissari”, più un “Dream Team”, più una “Cabina di Regia”, più un “tavolo di dieci componenti”. E tutti giù con le lingue. “La parola chiave è una sola: squadra” (l’Unità). “Tronca ha uno stile misurato e molto sobrio” (il Messaggero). “Riservato e sostenitore del basso profilo, sicuro di sé, uomo dello Stato e degli stivali nel fango, esaltato dalle esperienze nella Protezione civile e nei Vigili del fuoco… Adora i problemi perché non vede l’ora di risolverli… Mangia al massimo un’oliva all’ascolana nei rinfreschi, lavora fino all’eccesso pretendendo che i collaboratori facciano altrettanto, e non conosce ferie” (Corriere). Uomo di “una serenità olimpica” (Corriere), “domò la piena del Tevere nel 2008” (il Messaggero) con le nude mani e la sola forza del pensiero. Insomma, c’erano tutte le premesse perché Roma tornasse più bella e più superba che pria.Ora la domanda sorge spontanea: che avrà mai fatto SuperTronca, da ottobre a giugno, con la Kryptonite e gli altri superpoteri, per trovare il modo di smaltire i rifiuti? Mistero.
A leggere i giornaloni e i commenti dei partiti, è come se il supereroe non avesse mai governato Roma. E come se prima di lui non l’avessero governata Marino e, in simbiosi con Cerroni, le giunte Alemanno, Veltroni, Rutelli, Carraro&C. Infatti ora, a edicole unificate, si leggono interviste quotidiane al presidente-Ad di Ama Daniele Fortini, che se la prende col neoassessore Paola Muraro, ex consulente Ama, costretta a tappare i buchi altrui col solito tritovagliatore ora sotto inchiesta: come se in un’azienda di 7800 addetti il presidente-Ad fosse un passante e una consulente contasse più di lui. Le colpe si sa benissimo di chi sono, ma chi è stato eletto pe.r governare non deve perder tempo a ricordarlo: deve impiegare tutto il tempo per trovare soluzioni. Perché il tempo è già scaduto.

Il nuovo sindaco a 5stelle di Roma ha scelto per occuparsi di rifiuti una consulente delle passate amministrazioni e questo ha fatto scattare una serie di insulti e diffamazioni. Per cui scelgo di riportare le risposte dell’interessata.

ROMA: IL GOLPE DEI RIFIUTI
Paola Muraro

“Il sistema di partiti e dirigenti che ha ridotto Roma, le sue vie, i suoi monumenti, le sue periferie in vergognosi esempi di degrado e inefficienza ha paura. Per la prima volta nella storia, questo sistema si trova di fronte un gruppo di persone, dal sindaco Virginia Raggi, alla sottoscritta e a tutta l’amministrazione che ha un solo obiettivo: ripulire la città e liberare Ama da chi l’ha ridotta al collasso. Ci vorrà del tempo per rimediare a quello che hanno fatto, e i cittadini ne sono consapevoli.
Molte falsità sono state scritte sul mio conto. Primo: io non ho nessun conflitto di interessi: lavorare in qualità di consulente è legittimo. Sono un’esperta in materia di rifiuti e sostenibilità ambientale e ho prestato le mie competenze per numerose aziende. La mia professionalità può incidere positivamente sulla guida del mio assessorato all’Ambiente a Roma. Quello che in qualsiasi azienda, in qualsiasi amministrazione sarebbe considerato un valore aggiunto, cioè competenza ed esperienza, viene usato dai vecchi partiti come fossero elementi negativi, perché tremano davanti alla volontà politica di sistemare i danni che loro stessi hanno causato.
Hanno scritto anche del milione di euro per le mie consulenze in 12 (dodici) anni (dal 2004 al 2016). Mi faccio i conti in tasca: corrisponde a una media di 90.880 euro l’anno al lordo di tasse, previdenza, assicurazioni e spese per lo svolgimento dell’incarico. Considerando le ore prestate per la mia attività professionale si ottiene un compenso lordo pari a 76 euro al giorno. Vi sembra una cifra folle? E’ folle la strumentalizzazione che ne fanno! Senza contare che la mia consulenza nella controversia contro il proprietario della discarica di mala grotta, Cerroni, ha prodotto per Ama, l’azienda municipalizzata che gestisce i rifiuti, un risparmio pari a 900 milioni!
Mentre noi ci facciamo portavoce dei cittadini e di chi è costretto a lavorare in impianti di trattamento rifiuti in condizioni disumane, come l’impianto di Rocca Cencia, il presidente di Ama Daniele Fortini si fa portavoce dei dirigenti dell’azienda. Da quello che afferma nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera di oggi, Fortini si fa esplicitamente portavoce degli interessi e dei privilegi dei dirigenti in Ama. Del resto lo dice a chiare lettere: soprattutto le accuse approssimative mosse nei miei confronti, e la documentazione di cui parla provengono tutte da una singola parte: i vertici di Ama. Quei dirigenti, cioè – a eccezione di alcuni – che negli ultimi annihanno percepito stipendi da capogiro fregandosene della città.
La cittadinanza assume ora un ruolo cruciale e vincolante per la democrazia: sta ai romani, oltre alle speculazioni dei media e agli anatemi delle opposizioni, comprendere chi è la causa della fase di pre-emergenza che attraversa Roma, chi pur di fare in modo che nulla cambi sceglie di sacrificare la città pianificando un vero e proprio golpe dei rifiuti a pochi giorni dalla vittoria di Virginia Raggi.
Credevano che avremmo subito passivamente i loro attacchi, ma adesso hanno a che fare con un’amministrazione che ha un solo intento: ripulire Roma, in tutti sensi. Siamo pronti a recarci in Procura per denunciare ogni più piccola negligenza di chi, sul piano politico e gestionale, ha amministrato AMA in questi anni. Mi auguro che la commissione Ecomafie abbia intenzione di sentire anche la sottoscritta domani, 2 agosto 2016, e non a settembre, come già preannunciato. Abbiamo presentato richiesta alla Presidenza. Prima in via ufficiosa poi in via ufficiale. Attendiamo fiduciosi un riscontro positivo.”
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Renzi ha talmente paura di perdere il referendum che ha ordinato che in Rai tutti i direttori di tg siano cambiati. Perderà il posto anche il trono d’oro, Bianca Berlinguer, che dirige il tg3 dal 2009. Le ragioni del No non devono trovare posto in televisione. Se potesse, Renzi le farebbe uscire totalmente dai media nazionali e le dichiarerebbe illegali.
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Le cose che Renzi sta facendo in Rai non le ha mai fatte neanche Berlusconi
Andrea Scanzi
Leggo le parole del mio amico Freccero, secondo cui le cose che Renzi sta facendo in Rai non le ha mai fatte neanche Berlusconi. Non riesco a stupirmi: Renzi non mi ha mai fregato, neanche un secondo. L’ho sempre visto per quel che era: un goffo, pingue e tragicomico bluff gattopardesco. Renzi è una delle più grandi iatture politiche che potessero capitare a questo paese. E lo è non certo per la sua fedina penale o per il suo passato, ma perché incarna gli aspetti peggiori della politica italiana senza avere la faccia (e la maglia) del “cattivo”. Berlusconi era il “Male” manifesto, dichiarato e plateale. Renzi ne è una variante untuosa e pericolosissima: rappresenta la politica ignorante epperò tronfia, ridicola epperò vanagloriosa, carnivora e vendicativa epperò buonista.
Non ha talento, ed è circondato da gente che ne ha persino meno di lui, ma è convinto di averne. E questo combinato disposto di arroganza e insipienza, alimentato da un’informazione spesso prona, appare ogni giorno più mefitico e terrificante.
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DORIANA GORACCI
Come si chiamerà il 15enne afghano che si è fatto 400 (quattrocento) chilometri da Patrasso in Grecia, fino a Napoli, legato al differenziale di un autoarticolato spagnolo diretto a Civitavecchia? Fuggiva dalla guerra.
La Polizia Stradale di Napoli Nord, sull’autostrada A1, l’ha trovato nei pressi dell’area di servizio casertana di San Nicola la Strada, fermando un Tir per un telo male assicurato: aveva braccia e gambe a penzoloni. Il 118 lo ha portato in ospedale per i controlli, ora è in una struttura protetta.
Conobbi anche io un minorenne afghano a Roma, di nome Nor, o meglio lo conobbe allora mia figlia Silvia, a lui coetanea… Si chiama e si legge Nor ma si dice Nur, vi dirò della sua giovanissima moglie afghana da cui ha avuto un bimbo il 13 giugno 2014, lui il piccolo si chiama Yusuf…Buona vita a voi tutti, ci vuole tanto.
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I FAMIGERATI TRATTATI INTERNAZIONALI
Alex Zanotelli

TISA (Accordo sul commercio dei servizi) – L’IDRA DALLE SETTE TESTE

Il profeta dell’Apocalisse descrive la Roma imperiale come la BESTIA dalle sette teste che rappresentano i sette imperatori. Anche il nostro Sistema economico-finanziario è una Bestia dalle sette teste che sono i sette importanti trattati internazionali (NAFTA, TPP,TTIP, CETA, TISA, CAFTA, ALCA), siglati per creare un mercato globale sempre più liberista sotto la spinta delle multinazionali e della finanza che vogliono entrare nei processi decisionali delle nazioni.
I trattati che ci interessano più direttamente ora sono il CETA (Accordo Commerciale tra Canada e Europa), il TTIP (Partenariato Transatlantico per il commercio e per gli investimenti) e il TISA (Accordo sul commercio dei servizi). Il CETA sta per essere ormai approvato, nonostante le tante contestazioni soprattutto per certe clausole pericolose che contiene. Abbiamo però ottenuto una vittoria: il Trattato dovrà passare al vaglio dei Parlamenti dei 28 paesi della UE, prima di entrare in funzione. E questo ci fa sperare che venga così sconfitto.
Anche per il TTIP sia gli USA che la UE vorrebbero concluderlo entro la fine dell’anno. Infatti nell’ultimo round di negoziati tenutosi a Bruxelles dall’11 al 13 luglio, i delegati erano concordi nel voler firmare il Trattato prima della fine del mandato di Obama. Ma l’opposizione al TTIP è forte negli USA sia da parte di Trump che di Hillary Clinton, ma anche in campo europeo, da parte di F. Hollande. La posizione del governo Renzi invece è sempre stata schierata a favore dell’accordo. Ma è in crescendo in tutta Europa la resistenza all’accordo, soprattutto in Germania. Ma anche in Italia si sta rafforzando l’opposizione popolare, come abbiamo visto a Roma nella bella manifestazione del 7 maggio scorso. Questa resistenza al TTIP trova una nuova forza nell’intervento dei vescovi cattolici degli USA (USCCB) e delle Conferenze Episcopali Europee (COMECE) che hanno invitato i cattolici a valutare l’accordo sulla base di una serie di principi etici. “E’ cruciale che tutte le persone abbiano voce in capitolo in decisioni che riguardano le loro vite- scrivono i vescovi. La partecipazione va in particolare applicata ai negoziati del TTIP e per altri accordi commerciali. Questi dovrebbero svolgersi in sedi pubbliche e attraverso processi che assicurino che le voci provenienti dai settori più colpiti della società, possano essere ascoltate e i loro interessi riflessi…. In qualsivoglia accordo devono venire fuori. “ E’ l’opposto di quanto avviene con il TTIP. Possiamo dunque sperare in una vittoria:è troppo presto per dirlo. Dobbiamo continuare a rimanere vigili.
Mi fa invece ancora più paura l’altra testa dell’idra: il TISA, il Trattato sul Commercio dei servizi , come scuola, acqua, sanità! Si vuole la privatizzazione di tutti i servizi. Purtroppo si conosce poco di questo trattato e se ne parla poco. I negoziati sono in corso a Ginevra in grande segretezza. Vi partecipano i delegati delle 28 nazioni della UE e di 22 altre nazioni tra cui USA,Canada, Australia e Giappone. Gli interessi e gli appetiti sono enormi perché solo negli USA i servizi rappresentano il 75% dell’economia. Mentre la UE è il più grande esportatore di servizi nel mondo con milioni di posti di lavoro. Ora sappiamo qualcosa di più delle trattative in atto tramite le rivelazioni di Wikileaks. Tra i documenti troviamo una lettera dell’ambasciatore USA M. Punke, vice presidente per il commercio degli USA che propone ai negoziatori delle regole per la gestione dei documenti TISA i quali dovrebbero rimanere segreti per cinque anni a partire dall’entrata in vigore dell’accordo.In base ai documenti rilasciati da Wikileaks le nazioni che aderiranno al TISA potranno darsi le loro regole per il ‘mercato dei servizi’, ma dovranno pubblicare con dovuto anticipo queste regole. Questo permetterebbe alle multinazionali di fare i loro giochi. Sulle aziende di Stato, il TISA prevede che queste non possono dare la preferenza ai fornitori locali. Per di più ogni Stato dovrà fornire agli altri una lista di tutte le sue aziende di Stato con tutta una serie di informazioni su di esse. Lo scopo fondamentale di tutto questo è quello di permettere alle multinazionali e alla finanza di mettere le mani sui servizi, dall’acqua alla scuola. “I negoziati stanno procedendo a passo veloce e le parti del negoziato sono impegnate a concludere le trattative entro quest’anno”, così afferma Viviane Reding, attuale relatore della UE ai negoziati TISA. Ho molta paura che con il TTIP in difficoltà per il momento ( e questo anche grazie alla forte resistenza popolare), la Bestia non alzi l’altra testa, il TISA, il più pericoloso e minaccioso dei trattati in discussione. Rischiamo che i servizi fondamentali come quelli idrici, sanitari, educativi… finiscano nelle mani dei poteri economico-finanziari mondiali. Sarebbe la più grande vittoria del mercato globale. Non lo possiamo accettare. Dobbiamo tutti, credenti e laici, metterci insieme per dire No a questa Bestia dalle sette teste che vuole imporre il mercato globale neoliberista.
Insieme ce la possiamo fare.
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CATTIVERIE :- )
Il fratello di Alfano assunto tramite Linkedin.
Invece B assumeva tramite Youporn.
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Ieri i musulmani italiani sono andati a messa.
E i cattolici al mare, come sempre.
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Travaglio sul Ministro della Giustizia Orlando:.. “come diceva Fortebraccio sul Ministro della Giustizia di allora: “il quale avendo praticamente parlato senza apprezzabili soste in questi ultimi mesi, è riuscito a non dire mai nulla, mantenendosi costantemente fedele a una costante e tenace inutilità”-
Del resto- continua Travaglio- “Da due anni e mezzo Orlando avrebbe il compito di far funzionare la giustizia, impresa titanica in un Paese dove una giustizia funzionante svuoterebbe il Parlamento, decimerebbe il Governo, spopolerebbe i consigli regionali, desertificherebbe i consigli di amministrazione delle principali imprese, banche e assicurazioni.
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http://masadaweb.org

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