Nuovo Masada

luglio 26, 2016

MASADA n° 1782 26-7-2016 PSICOPATOLOGIA DI MASSA

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MASADA n° 1782 26-7-2016 PSICOPATOLOGIA DI MASSA
Blog di Viviana Vivarelli

Supremazia dell’etica sull’economia e sulla politica – Psicopatologia di massa – Con la riforma del Senato si risparmiano 48 milioni, con poche riduzioni interne se ne potevano risparmiare 95 ed equiparando ai Parlamenti europei, 500 milioni – Gli stipendi stratosferici dei dirigenti rai – G8 15 anni dopo- Il reato di tortura può attendere – Il livello di degrado si vede anche dei temi di discussione politica – Se vincesse Trump- Turchia fuori dalla Nato?- Un libro su politica ed etica- Di massoneria e dintorni

Siamo in un Far West colonizzato dalla violenza
Freccero
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SUPREMAZIA DELL’ETICA SULL’ECONOMIA E SULLA POLITICA
Viviana Vivarelli

Marx insegnava che in un mondo imperfetto tutto, anche la politica, si basava sull’economia. La prima cosa che a Scienze politiche mi hanno insegnato dell’economia è che essa “prescinde dall’etica”. Questo è l’errore fondamentale. Qualunque cosa prescinda dall’etica sarà dannosa al genere umano. Vedi il TTIP tanto decantato da Renzi che dell’etica proprio se ne sbatte.
Accetterò come proponibili solo cose che, rovesciando l’assunto marxista, si basino su un’etica di valori condivisi.

Se l’etica è scomparsa dalla visione dei politici e ancor di più degli economisti, essa spetta di diritto ai cittadini. E’ anzi il loro valore primario.
Chi è cittadino di uno Stato democratico è invitato a non abdicare alla propria autonomia di pensiero e giudizio critico di fronte a chi ci governa. La cattiva politica degrada la massa a un mondo di cloni, distrugge il libero pensiero e il diritto alla critica, uccide la dignità umana. Per cui c’è un’estrema necessità di un atteggiamento critico e vigile dei cittadini sull’operato di chi governa che deve essere il meno assolutista possibile.
Ognuno di noi è responsabile di ciò che accade. Non esiste il pilota automatico, come non esiste il sistema politico perfetto o lo schema economico assoluto, come non esiste il governatore infallibile o l’uomo della provvidenza. L’iperliberismo è fallito come sono falliti il comunismo e il nazismo, e non fa bene all’uomo riesumare dei cadaveri.
La crisi gravissima e attuale dell’iperliberismo, e soprattutto del sistema Italia, piegato sotto i venduti peggiori e in una costante china di decadimento, ci dovrebbe rendere avvertiti. E non giova fare gli struzzi e negare quello che non si vuole vedere perché sconfessa la propaganda mediatica o la propria pseudo appartenenza partitica.
Una democrazia avrà tanto più valore quanto più i suoi cittadini svilupperanno giudizio critico e partecipazione politica e riusciranno a valutare le scelte di Governo e ancor più quelle basilari sulla Costituzione o sugli orientamenti economici generali, non in base a consorterie di appartenenza, fazioni o corporativismi ma in base a principi etici e di giustizia sociale.
Una democrazia irreparabilmente muore quando il potere si assolutizza e sottrae le scelte politiche o economiche alla discussione pubblica e alla riflessione etica civile.
La politica è troppo importante per essere lasciata ai politici. L’economia è troppo importante per essere lasciata agli economisti. La storia è costellata degli errori di entrambi.
E una democrazia senza critica, senza opposizione e senza larga partecipazione popolare alle scelte di governo degenera in dittatura.
Per quanto gli Stati ormai siano sempre più eterogenei per etnie, tradizioni, religioni, opinioni.. è sempre più necessario trovare dei principi comuni per tutti: l’eguaglianza, il rispetto, l’autonomia, la terzietà del giudizio, la disponibilità all’ascolto, la consapevolezza della propria imperfezione, il senso di giustizia..
Possiamo trovarli se cerchiamo valori di giustizia il più universali possibili che implichino eguali diritti fondamentali, rispetto, tolleranza, imparzialità, libertà di opinione, rifiuto alla discriminazione.
Solo così potremo avviarci su una via di coesione sociale, frenando le lotte di tutti contro tutti che finora sono stati il prodotto di ideologie discriminanti, predatorie e assassine.
Per quanto questo compito sia difficilissimo, è tuttavia l’unica via che ci resta per non perire tutti in una enorme conflagrazione.

PSICOPATOLOGIA DI MASSA

Di Cori Modigliani ci parla di una crescente psicopatia di massa. Possiamo definire gli odierni (ormai quotidiani) assassini come preferiamo: lunatici, terroristi jihadisti, depressi, dementi, disadattati, combattenti, antagonisti inviperiti, criminali deliranti. Il risultato non cambia.
L’esorbitante successo della onnipresente realtà virtuale, come previsto già dagli anni 90 da psichiatri, sociologi, psicoanalisti, ha moltiplicato per milioni di volte le probabilità statistiche di scissioni mentali. La stragrande maggioranza degli utilizzatori dei social sono vittime inconsapevoli del trionfo dell’interpretazione iper-liberista del mondo, basata sull’assunto delirante che è il mercato che automaticamente calmiera lo scambio economico-sociale, premiando i migliori e punendo i peggiori. Il mercato, invece, come è chiaro, premia i prepotenti, i truffatori e i mascalzoni, ai quali conviene che il potere di controllo dello Stato si assottigli a loro beneficio.
L’unica possibilità di salvarsi sarebbe cambiare immediatamente parametri e paradigmi esistenziali. Ma alle oligarchie dominanti questo sistema va benissimo e i disagiati di tutto il mondo finiranno per scannarsi tra loro lasciando il pianeta a disposizione dei più furbi, cinici e opportunisti.
Gli artisti l’hanno capito da un pezzo.
In ‘Piccoli omicidi’, una tranquilla famiglia di Manhattan è costretta a vivere come topi perché fuori, per la strada, c’è chi uccide i passanti a fucilate. La famiglia è composta da persone normali, perbene, pacifiche, che vivono asserragliate, con delle imposte di acciaio blindato per non farsi uccidere. Ma un giorno, tornando dal lavoro, una delle protagoniste viene uccisa da un demente di passaggio. E così, anche loro accettano di far parte del nuovo sistema sociale, si comprano due fucili mitragliatori e la sera, dopo aver cenato, invece di guardare la tivù, sparano da uno spioncino ai passanti ignari
Pochi anni dopo, Francis Ford Coppola ci racconta la stessa storia presentata come tragedia corale planetaria, “Apocalypse now”, tratto da uno splendido racconto di Joseph Conrad. Le raccapriccianti scene di guerriglieri assatanati che con la mannaia staccano la testa alle persone allora ci sembrò inconcepibile. Interrogato in proposito, (siamo nel 1979 nel corso della campagna elettorale di Reagan) Coppola disse: “finché noi americani seguiteremo a bombardare dei pacifici contadini come abbiamo fatto in Vietnam e i russi seguiteranno a bombardare i pacifici pastori dell’Afghanistan, getteremo un seme di odio, di follia criminale e di psicopatia che presto diventerà di massa in tutto il pianeta”. L’establishment lo definì “il pessimismo di un grande visionario”: era un realista, invece.
Nel 1985, Brazil”, con De Niro e Jonathan Pryce descriveva una realtà totalmente distopica, dove il sistema globale planetario aveva costruito una farraginosa burocrazia asfissiante che aveva distrutto ogni capacità di espressione e di reazione negli umani. Tranne nei gruppi di antagonisti violenti che andavano in giro a uccidere la gente, scelta a caso.
Ci sono molti film sullo stesso tema: la psicopatia di massa, conseguente, per lo più, alla scelta di non attuare la redistribuzione delle ricchezze nel mondo.
Gli artisti e gli intellettuali vedono le cose prima, ma si è scelto di annientare il pensiero critico, l’intellettualità e l’espressione artistica, sostituite dal mercatismo ad oltranza. Ciò che è accaduto ieri a Monaco è un episodio di questa saga.
Non serve neppure commentarlo.
Abbandonando il pensiero attivo critico e colto, hanno sdoganato i criminali. Che siano di dx o di sx, laici o credenti, orientali oppure occidentali, è irrilevante. Sempre assassini sono. Cresciuti in una società che ha scientemente prodotto il genocidio delle coscienze.
I risultati sono questi che vediamo ogni giorno in tivù.
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Il bordello è l’unica istituzione italiana dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto.”
Indro Montanelli

TURCHIA FUORI DALLA NATO?
Rosanna Spadini-comedonchisciotte.org

Del golpe turco è stato detto tutto ma potremmo guardarlo dal punto di vista del tramonto delle oligarchie atlantiche, in un rimescolamento delle alleanze globali.
Intanto in Europa altre alleanze si sganciano dalla morsa autoritaria degli USA, come un puzzle che non riesce a trovare il proprio equilibrio.
Domande: come mai la rivolta dei colonnelli si è infranta contro l’assedio alla base americana di Incirlik, dove si trovano 80 testate nucleari? Come mai l’attività alla base militare di Incirlik è stata sospesa, e il governo turco ha chiuso lo spazio aereo ai velivoli militari? Come mai Ankara ha messo in stato d’assedio la base USA, vietando tutti i movimenti in entrata e in uscita? Come mai il Comando delle forze USA in Europa, ha posto in stato di massima allerta tutte le forze Usa di stanza in Turchia?

È chiaro che le vicende turche hanno evidenziato le forti tensioni di una guerra civile in atto da tempo in Turchia e hanno rigirato il coltello in un conflitto aperto da tempo con gli USA. La chiusura dello spazio aereo sarebbe stata giustificata con la necessità di riprendere il pieno controllo della situazione nell’area dopo il fallimento del golpe, una misura che ha portato alla sospensione delle missioni americane contro i jihadisti dello Stato islamico. Ma ha evidenziato anche la rottura di rapporti tra Turchia e USA.
La Turchia,sotto la guida di Ataturk è stata per quasi per un secolo il partner perfetto per gli Stati Uniti, frontiera dell’occidente per la sua strategica posizione geopolitica. Viceversa i rapporti con la Russia sono sempre stati difficili, sin dai tempi degli zar e la necessità dell’URSS di trovare uno sbocco verso il Mediterraneo ha provocato un attrito costante. Nessun paese poteva essere così utile sul fronte sud eurasiatico e anche oggi nessun riparo è migliore della Turchia davanti al pericolo proveniente dall’Est.
La Turchia ha sempre cercato di restare allineata agli USA, come affidabile partner mediorientale, e ha affiancato Israele per decenni nelle politiche di contenimento delle istanze arabe. Ankara oggi fornisce il 2° apparato militare della Nato, (Eric Schlosser ha scritto sul New Yorker che nella base aerea di Incirlik sono depositate circa 50 bombe B61: il 25% delle riserve della NATO, ma oggi “In Turchia non ci sono più posti sicuri per le bombe atomiche americane”, scrive sul Foreign Policy Jeffrey Lewis, direttore del programma di non proliferazione nucleare nell’Asia orientale). Grazie a questa alleanza con gli USA la Turchia ha potuto sviluppare un modello di Stato autonomo, una strana combinazione di progresso e tradizione, di modernità e cultura confessionale. Però certo la Turchia non ha mai potuto confrontarsi con l’occidente in termini di rispetto dei diritti, di suddivisione dei poteri democratici e di libertà individuali, e il precario equilibrio acquisito, conveniente per lungo tempo per tutti, è entrato in crisi proprio con Erdogan e il suo AKP, il partito conservatore islamico.
Sulla politica interna di Erdogan l’occidente ha chiuso entrambi gli occhi, ma quando sono entrati in gioco i rapporti internazionali, l’allerta si è imposta: l’asse in Egitto con i Fratelli Musulmani fa indispettire il Cairo di Al Sisi e gli USA e il riconoscimento dello Stato di Palestina ha mandando su tutte le furie Israele.
Ma ultimamente il problema Siria ha reso i rapporti esplosivi, visto che la Turchia permette il transito di uomini e rifornimenti verso l’ISIS e appoggia apertamente i miliziani fondamentalisti al confine siriano e offre le basi NATO per bombardare l’ISIS, e poi permette che le stesse basi siano stoccaggio di materiali per i terroristi.
A ciò si aggiunga che l’ascesa dei curdi siriani preoccupa Erdogan, mentre i piani di Washington puntano sui curdi per porre un freno ad Assad. Quindi dopo aver abbattuto un aereo russo nel novembre scorso, dopo aver provocato Putin, Erdogan continua a muoversi tra scaltrezza e inganno e oggi prova a riallacciare i fili con la Russia e con la Siria.
Quindi, anche se la Turchia finora ha rappresentato un’alleanza necessaria e irrinunciabile per gli USA, negli ultimi tempi l’ambiguità politica di Erdogan ha destato molti malumori. L’alleanza con Ankara è necessaria agli USA, ma Erdogan potrebbe essere sostituito. E’ quindi verosimile che dietro il golpe ci siano gli USA, stanchi di un cane pazzo che fa il triplo gioco.
Ma il golpe naufragato si è tramutato in una crisi internazionale.. si rompono gli interessi (Non sappiamo se veramente dietro il golpe ci siano gli Stati uniti) ma ora ecco che spunta Gulen, un anziano Imam in esilio negli Usa, accusato da Ankara di essere l’ispiratore del golpe, magnate e predicatore sufi, uomo d’affari e intellettuale, che da vent’anni sconta un esilio volontario in Pennsylvania.
Eppure nei tempi passati la santa alleanza di questi due islamisti – Gülen, detto il Maestro, ed Erdogan – aveva eliminato la storia laica del passato e costruito il presente regime confessionale dell’AKP. Oggi l’esercito è spaccato e Gülen viene accusato di essere il promotore del golpe.
Gülen è riuscito a governare la più potente confraternita musulmana, una sorta di Opus Dei islamica, che ha raggiunto milioni di seguaci e un fatturato di miliardi di dollari, costruendo scuole, università, controllando giornali e gruppi economici, infiltrandosi nella magistratura e nella polizia. Poi i due sono entrati conflitto, perché Gülen mirava ad una riforma radicale della repubblica, mentre Erdogan puntava a una democrazia islamico presidenziale autoritaria.
Oggi Gülen nega il coinvolgimento nel golpe, ma la spaccatura con Erdogan evidenzia la rottura degli interessi strategici della Turchia, che puntava a diventare il Paese leader del mondo musulmano, annettendosi economicamente Siria e Iraq …Quando nel 2011 il piano è naufragato, Erdogan ci ha provato con la guerriglia jihadista, all’inizio approvata anche dagli americani in funzione anti-Assad e anti-Iran. Poi sono arrivate le intese con l’Iran sul nucleare e il “tradimento” da parte degli USA, mentre i golpisti accusano il presidente di essere anti-Nato.
Perché è fallito il colpo di Stato? Erdogan era fuggito in aereo e non è stato intercettato dai caccia F-16 dei golpisti, un errore grossolano.
Adesso Erdogan si riavvicina alla Rusia. A giugno Erdogan invia una lettera di scuse a Putin per l’abbattimento dell’aereo russo avvenuto a novembre 2015 e si dichiara disposto a risarcire la famiglia del pilota ucciso e a condannare i responsabili dell’omicidio.
Ad agosto, Putin e Erdogan si incontreranno, per l’Assemblea generale dell’ Organizzazione di cooperazione economica del Mar Nero.
L’embargo commerciale russo ha ferito anche l’economia turca e per i russi la Turchia è anche un importante partner economico dal commercio pari a 30 miliardi di dollari, soprattutto per le esportazioni di gas e petrolio. A novembre, la Russia preparava la costruzione di una centrale nucleare da 20 miliardi di dollari in Turchia e lavorava al gasdotto South Stream, dall’enorme capacità annua di 67 miliardi di metri cubi, per fornire gas russo ai Paesi sud-europei. La svolta politica di Erdogan è evidente: un probabile rallentamento d’intesa sul conflitto siriano e il tentativo di uscire dall’isolamento geopolitico, ricucendo i rapporti con Russia, Israele, Iraq ed Egitto. La Russia da parte sua è ben consapevole che la sua diplomazia in Medio Oriente ha bisogno di rapporti con la Turchia, sul Mar Nero, Russia e Turchia hanno storicamente dominato, ed il piano degli Stati Uniti d’imporre una presenza della NATO nella regione ha creato forti contrasti.
Gli USA avevano buonissime ragioni per sostenere un colpo di stato che eliminasse Erdogan, ed ora si trovano a dover impedire la riconciliazione con Putin. La geopolitica del Medio Oriente sta cambiando molto rapidamente, mentre gli USA hanno dimostrato in questa circostanza, disorganizzazione e ritardo, e i segni di una crisi di sistema.
Al contrario Putin, sempre vigile, ha confermato la sua buona disponibilità di superare la crisi nelle relazioni bilaterali.
Ora in Turchia è in corso l’epurazione di Erdogan contro gli oppositori.
Il tentativo di golpe militare promosso la scorsa settimana da un gruppo di ufficiali scontenti può non essere riuscito, ma ora è in pieno svolgimento un colpo di stato da parte di Erdogan contro gli avversari, che spiana la strada all’autoritarismo del presidente. (Io: ricordiamo che un colpo di stato può fallire nella sua prima parte e riuscire della seconda, o può aprire la porta a intromissioni straniere, è già successo).
Alla luce di quanto accade, la NATO potrebbe escludere la Turchia e il fatto che Washington parli apertamente di sospenderla permanentemente dalla NATO prova quanto sia logoro il suo rapporto con Ankara. Se Erdogan intende perseguire la via dell’Islamismo, la NATO se ne sbarazzerà.
Effettivamente finora gli Usa hanno sopportato di tutto: con Erdogan, la Turchia è stata il principale alleato dell’ISIS e una flotta di 2.000 autobotti ha trasportato oltre confine, in Turchia, il petrolio siriano rubato. Quando la Russia è intervenuta in Siria, ha bombardato la flotta di autobotti, distruggendone 1.500. In risposta, Erdogan ha ordinato a jet turchi di abbattere il caccia russo, causando una crisi diplomatica dopo che i ribelli appoggiati dai turchi ne avevano ucciso il pilota. Erdogan insomma è stato uno dei più grandi sostenitori del terrorismo islamico e ora la frattura sembra insanabile. Riusciranno i nostri eroi a mantenere il compagno di merende nell’Alleanza Atlantica ?
Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?

In Italia a fare la dittatura non è tanto il dittatore, quanto una certa smania degli Italiani di avere un padrone da servire. Lo diceva Mussolini: “Come si fa a non diventare padroni di un paese di servitori?“.
Indro Montanelli

CON LA RIFORMA DEL SENATO SI RISPARMIERANNO 48 MILIONI, CON PICCOLE RIFORME INTERNE SE NE SAREBBERO RISPARMIATI 100, ED EQUIPARANDO LE SPESE DEL PARLAMENTO ITALIANO A QUELLE EUROPEE IL RISPARMIOS AREBBE STATO DI 500 MILIONI

Si è votato il bilancio interno del Senato per il 2016.
Il Governo ha bocciato 31 ordini del giorno del M5S che lo avrebbero impegnato a tagliare 100 milioni di euro tra sprechi e privilegi.
Facciamo solo 5 esempi. Il M5S aveva proposto:
1) La soppressione dei vitalizi per i senatori, una volta cessato il mandato
Risparmio previsto: 83 milioni di euro l’anno. BOCCIATO
2) L’abolizione dell’assegno di fine mandato per i senatori (liquidazione)
Risparmio previsto: circa 2,8 milioni di euro l’anno. BOCCIATO
3) La riduzione degli stipendi dei senatori da 5.000 euro a 3.500 euro, con diaria assegnata a seconda delle presenze e negata a chi accumula più del 30% delle assenze
Risparmio previsto: circa 5 milioni di euro l’anno. BOCCIATO
4) Dimezzamento delle spese generali forfettarie dei senatori
Risparmio previsto: circa 500 mila euro. BOCCIATO
5) Riduzione del 20% dei contributi ai Gruppi Parlamentari
Risparmio previsto: 4,4 milioni di euro. BOCCIATO
Solo con il taglio di queste 5 voci il Senato sarebbe potuto costare 100 milioni di euro in meno nel 2016, per un totale di quasi 500 milioni di euro in una legislatura intera. Ma il Pd non ne ha voluto sapere, a dimostrazione che la lotta agli sprechi serve solo come slogan per vincere il referendum costituzionale di ottobre.
Per l’ennesima volta le menzogne del Bomba evaporano quando si passa ai fatti in Parlamento.

E ricordiamo che in soli due anni le spese per la segreteria di Renzi sono aumentate di 200 milioni. E allora? A chi la vogliamo raccontare?
Ed equiparando gli stipendi dei parlamentari alla media europea sarebbero passati da 12 mila euro mensili a 5.339 euro (Sole 24 ore) e l’intero Parlamento che oggi costa solo in indennità 144 milioni all’anno avrebbe dimezzato i costi (62 milioni), 53,5% in meno (o anche di più, visto che questi dati sono del 2012).
Se proprio si volevano attuare dei risparmi, non era sul costo del singolo parlamentare che si doveva incidere, ma sulla macchina parlamentare nel suo complesso, visto che il Parlamento italiano costa 3 volte di più di quello francese, 7 volte più di quello inglese, 10 volte più di quello spagnolo. E non è tanto il numero dei parlamentari ad incidere (in Italia poco superiore alle medie europee) ma il costo del Parlamento per deputato: personale, stenografi, commessi… che arrivano, al massimo dell’anzianità, ad avere stipendi superiori ad alcune delle più alte cariche dello Stato.
Insomma, se Renzi avesse voluto ridurre le spese del Parlamento, i mezzi c’erano. Ma non sarà stato invece che voleva proprio eliminare un altro diritto elettorale ed accentrare ancora di più il potere sulla sua persona, disinnescando il voto dei senatori che sempre sono stati quelli maggiormente in opposizione ai suoi decreti?
Il Parlamento italiano costa un miliardo l’anno. Equiparando la sua conduzione e i suoi costi alla media europea, si potevano risparmiare 500 milioni, molto di più di questa assurda riforma costituzionale.

Intanto dobbiamo assistere ad un’altra assurdità:
GLI STIPENDI SMISURATI DEI DIRIGENTI RAI

Monti impose agli stipendi un tetto annuo di 240.000 euro.
Com’è allora che il Direttore Generale Campo dell’Orto guadagna 650.000 euro? Il Presidente Monica Maggioni assomma 270.000 euro da giornalista a 60.000 come consigliera? L’amministratore delegato della Rai Pubblicità Fabrizio Piscopo 322.000? Giancarlo Leone, capo di rai Cinema 360.000? I direttori dei tg Ilaria Dallatana (Rai2) e Daria Bignardi (Rai3) 300.000 euro per tre anni? Gabriele Romagnoli 230.00, direttore di Rai Sport; Carlo Verdelli 320.000, direttore dell’informazione? Mario Orfeo Tg1, 320.000, Marcello Masi Tg2, 280.000, Bianca Berlinguer 280.000, il direttore della comunicazione Giovanni Parapini 260.000?
Ma quanti sono gli sprechi e gli abusi ovunque si guardi nello Stato renziano che permetterebbero cospicui risparmi senza la necessità di coartare i diritti dei cittadini e senza stuprare la Costituzione repubblicana?
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LE GIRAVOLTE DEL REGIME: l’ITALICUM ERA IL SISTEMA PIU’ BELLO DEL MONDO. CONTRORDINE COMPAGNI: TORNIAMO AL MATTARELLUM
Viviana Vivarelli

Anche la riforma del sistema elettorale è stata studiata non per dare una legge più democratica al Paese ma per aumentare il potere assoluto del Governo e assicurare a Renzi (inebriato dal 40% delle europee) il massimo della disponibilità, penalizzando le opposizioni. Ma ora le cose sono cambiate. I sondaggi danno il Pd in rotta e il M5S in ascesa, per cui il sistema che Renzi si era cucito addosso rischia di essere un boomerang, favorendo proprio l’odiato nemico. (Sondaggio EMG 18 luglio 2016: M5S 31,3% ; PD 30,8%, CDX 29,2%).
Ecco allora che l’ex Presidente Napolitano, quello che Renzi lo ha messo su e sempre lo consiglia, l’onnipresente tutore, preme perché Renzi cambia l’Italicum, reintroducendo le coalizioni ed eliminando il ballottaggio, unico modo con cui Renzi potrebbe utilizzare la massa di transfughi in rotta dal cdx, finendo di trasformare il suo partito in un coacervo dei peggiori della dx berlusconiana ma mantenendo il suo potere.
Il sistema elettorale più bello del mondo sta andando in pezzi, come accadde col Porcellum di Calderoli, che a tavolino doveva dare a Berlusconi il potere assoluto e invece gli fece perdere le elezioni. Aiuto! Si sono accorti che il sistema non è bipolare ma tripolare. Dunque l’Italicum va cambiato. Lo dice Napolitano e la voce nel Pd si allarga rapidamente. Contrordine compagni! Renzi va salvato da se stesso. E’ stato troppo imprudente a legare la sorte del proprio Governo al referendum e ora non sa più cosa fare. Così, con un voltafaccia indicibile, nega di averlo personalizzato. Rigetta come al solito la colpa sul M5S, che di questo colpa proprio non ha e se la ride sotto i baffi, perché a forza di fare troppo i furbi si rischia di inciampare nelle propria millanterie. Il Barone di Munchausen è rimasto scornato dalle sue stesse balle. Dunque ora tutti i piddini vanno dicendo che sarebbe meglio un sistema senza ballottaggio e che rimetta in campo le coalizioni, magari sarebbe meglio il Mattarellum, proprio quello per cui il povero Giachetti combatté con 36 giorni di digiuno di protesta, perdendo 16 chili, e che 3 anni fa Napolitano esecrò come la peggior cosa al mondo. Vedi come cambiano le convinzioni ideologiche col cambiare delle opportunità pratiche! Lo scopo è sempre uno: fermare i 5stelle! E per raggiungere la vittoria nessun capovolgimento ideologico sembra troppo indecoroso, figuriamoci per Renzi che del machiavellismo più deteriore ha fatto la sua cifra politica!

Ma vogliamo la democrazia o la governabilità?
Forse per qualcuno è meglio la stabilità e per qualcun altro un reale progresso sociale, non una governabilità a tutti i costi al costo di una diminuzione dei diritti.
Se il prezzo di un governabilità stabile è il pericolo di un governo autoritario possiamo farne a meno. Sono 70 anni che abbiamo Governi precari ma mai come ora la democrazia è a rischio.
Mussolini ebbe un ventennio di stabilità. Ma fu un bene per gli Italiani?


IL SENATO (vedi Pd) NEGA LE AUTORIZZAZIONI PER LE OLGETTINE

Intanto che si discute sulla legge elettorale e Renzi trema per la possibile batosta di ottobre, il Pd al Senato salva Berlusconi negando l’uso delle intercettazioni sulle Olgettine che proverebbero la sua corruzione di testimone (pena da 5 a 12 anni). Invece di inorridire per l’ennesimo salvataggio del partner del Nazareno, lo scellerato popolo del Pd attacca il M5S dove un senatore si è sbagliato al momento del voto e ha subito denunciato l’errore, elezioni che il M5S voleva pubblica e chiara e che il Pd ha votato perché fosse segreta. Chi si contenta gode. E chi non vuol vedere le travi che accecano i suoi occhi si accanisce a cercare bruscolini nell’occhio dell’avversario, ma ciò è demoniaco, mentre il Pd in questi tentativi miserabili si sfracella e avvilisce, cadendo di cacca in cacca. Zanda, sempre più degenerato, nega che il Pd abbia votato contro l’uso delle intercettazioni. Ormai gli dovrebbe cadere la lingua dalla bocca per quante menzogna ha detto. Il Pd spergiura: “Prove di alleanza in aula tra M5s e destre”. Ma chi è che si è alleato con la destra finora? Questi mentitori seriali sono veramente inaccettabili! Quando per il M5S il voto segreto si potrebbe anche abolire.

I favorevoli alle intercettazioni sono stati 120, i contrari 130 e 8 gli astenuti. Il Senato ha così stravolto la decisione della giunta per le immunità parlamentari che il 26 aprile scorso si era espressa per il via libera. In Aula le proteste del M5S sono state così forti che il presidente Pietro Grasso ha sospeso la seduta. Al termine del voto, il Pd ha subdolamente attaccato i 5stelle dicendo che erano stati loro a salvare Berlusconi come la Lega Nord fece con Craxi nel 1992! I 5 Stelle hanno replicato dicendo che il patto del Nazareno è risorto. La senatrice M5s Sara Paglini ha pubblicato su Facebook la foto del tabellone del Senato dove si vede chi ha chiesto il voto segreto: parlamentari di Ala, Pd e gruppo Misto. Intanto Schifani si riavvicina a Berlusconi. Con 10 voti di scarto il Senato ha bocciato l’autorizzazione all’uso da parte dei giudici di intercettazioni che rivelano elargizioni a due donne di somme di denaro e di immobili in cambio di testimonianze false. E così sia. Lo schifo continua.
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LE RINNOVABILI

Chiediamo al Ministero dello Sviluppo Economico una norma per sbloccare le rinnovabili!
Sembra un paradosso che proprio il nostro Paese, al centro del Mediterraneo, non sia in grado di sfruttare energie pulite come l’eolico e il solare sulle proprie isole, eppure è così: l’attuale sistema dei rimborsi dell’energia continua ad incentivare le fonti fossili.
Non possiamo sacrificare le fonti pulite continuando a privilegiare il petrolio, a maggior ragione in località baciate dal vento e dal sole, come le nostre meravigliose e invidiate piccole isole.

Riforme, Scanzi: “Boschi? A una così diciamo di scrivere la Costituzione. Anzi, se lo dice da sola”
(TRISKELL)

Dure scudisciate di Andrea Scanzi al governo Renzie, a La Gabbia. Il tema centrale è il referendum sulle riforme costituzionali, su cui Scanzi esordisce rivalutando ironicamente D’Alema. Poi osserva: “Siamo di fronte a una classe dirigente (e faccio fatica a chiamarla sia ‘classe’, sia ‘dirigente’) fatta da personaggi impreparati, arroganti, supponenti, ignoranti e pericolosissimi, perché non sanno di essere pericolosi” e aggiunge: “C’è un livello bassissimo del marketing della campagna di disinformazione attuata dai renziani.
La Moretti invita a votare SI? al referendum, così “si abbatte la povertà”.
renzi dice che il SI’ “abbasserà la disoccupazione”.
La Boschi dice che “Combatterà il terrorismo”. Cioè tu fingi di abolire il Senato. L’Isis lo scopre e non viene più da noi.
Scanzi aggiunge: “Ovviamente, se chiedi di riscrivere la Costituzione a Boschi e Verdini, sarà scritta malissimo. Basti pensare all’art. 70 che era semplice e lineare: la funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due camere. Nove parole! Nella riforma ci sono 439 parole, una supercazzola, quando arrivi alla fine non ci hai capito nulla.”
“Oggi le persone non sono più una priorità. La priorità di Renzi non è il cambiamento né la giustizia sociale ma la conservazione del suo potere. Per questo ha fatto l’Italicum e la riforma costituzionale. Così l’uomo più potente d’Italia diventa lui, che governa tutto. Ma io di vivere con un Presidente del Consiglio che si chiama Renzi un po’ di paura ce l’ho”.

Vedi l’imperdibile video di Scanzi a La gabbia
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2016/07/21/scanzi-boschi-a-una-cosi-diciamo-di-scrivere-la-costituzione-anzi-se-lo-dice-da-sola/54550

Questo è un Paese senza memoria, dove l’unica cosa da fare è cercare di non morire perché chi muore (fatte salve la solita mezza dozzina di sacre mummie: Dante Petrarca, eccetera, che nessuno legge) è morto per sempre. È un Paese senza passato, il nostro, che non accumula né ricorda nulla. Ogni generazione non solo seppellisce quella precedente, ma la cancella.”
Indro Montanelli
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G8 15 ANNI DOPO
Carlo Bonini

In pochi sono stati condannati per le violenze durante il vertice. Qualcuno ha chiesto scusa, altri si sono riciclati. Super carriere o pensionati ecco la seconda vita dei poliziotti di Genova.
Quindici anni sono molti. Nella vita di chiunque. Ma il sabba della notte della Diaz, lo scempio di Bolzaneto, la morte di Carlo Giuliani non hanno mai abbandonato né vittime, né carnefici del G8. È una ferita che non si è mai rimarginata. Né potevano bastare le parole che il 6 luglio del 2012, dopo le condanne definitive della Cassazione per i fatti della “Diaz”, pronunciò l’allora capo della polizia, lo scomparso Antonio Manganelli: “E’ il momento delle scuse. Scuse dovute soprattutto ai cittadini che hanno subito danni. E anche a quelli che, avendo fiducia nella polizia, l’hanno vista in difficoltà per qualche comportamento errato ed esigono sempre maggiore professionalità ed efficienza».
La verità è che quei giorni di Genova cancellarono politicamente una generazione, lasciarono nella carne e nella testa delle vittime un marchio indelebile e, insieme, segnarono la fine della polizia di Gianni De Gennaro, anche se non di De Gennaro, prima capo dei Servizi, quindi al vertice di Finmeccanica. Ci sono voluti 11 anni per arrivare a una verità giudiziaria definitiva, che ha risarcito materialmente le vittime ma ha fissato solo un frammento di ciò che accadde davvero in quei giorni. Soprattutto, ha finito per moltiplicare rancori, inimicizie, dividendo i destini di chi per i fatti di Genova ha pagato e chi no. Di chi, a Genova, è rimasto schiacciato per sempre, magari continuando a dirsi innocente, e di chi ne è uscito indenne o comunque “recuperato”. Delle decine di agenti, funzionari, dirigenti della Polizia di Stato, carabinieri, agenti di polizia penitenziaria, medici, coinvolti in quei giorni del luglio 2001, alcuni nomi pesavano più di altri.

-Francesco Gratteri, nel 2001 capo dello Sco e più alto in grado dei poliziotti che pagarono per la “Diaz”, si dimise dalla polizia un minuto dopo la sentenza di Cassazione. Condannato per un reato infamante come quello di aver precostituito le false prove (il ritrovamento delle bottiglie molotov alla Diaz) che avrebbero dovuto giustificare l’irruzione notturna e l’arresto di innocenti, non ha mai smesso di dichiararsi innocente. Ha scontato un anno di arresti domiciliari. Non ha chiesto, né cercato lavoro. Non ha scritto libri, né dato interviste. Vive della sua pensione.
-È andata diversamente per il suo vice di allora, Gilberto Caldarozzi. Dopo aver lasciato la polizia e scontato la condanna (un anno di arresti domiciliari) è stato chiamato da Gianni De Gennaro che lo ha voluto con lui a Finmeccanica, è oggi capo della sicurezza del Milan calcio.
-Fabio Ciccimarra, interdetto dalla polizia, non ha un’occupazione stabile.
-Nando Dominici (ex capo della Mobile di Genova) è in pensione.
-Salvatore Gava ha trovato lavoro in banca.
-Mentre il destino di Massimiliano Di Bernardini, l’ispettore dello Sco che innescò la decisione di irrompere alla “Diaz” è da 15 anni, su una sedia a rotelle. Poco dopo la conclusione del G8 ebbe infatti un gravissimo incidente stradale.
-Dopo il G8, Arnaldo La Barbera, all’epoca direttore dell’Ucigos, la Polizia di prevenzione, si ammalò di un male che lo avrebbe portato via in poco tempo.
-E’ ancora in polizia, invece, Pietro Troiani, l’agente che portò le bottiglie molotov alla “Diaz”.
-E come lui Massimo Mazzoni e Alessandro Perugini, oggi primo dirigente e allora vicequestore aggiunto della Digos di Genova immortalato dalle immagini televisive nell’atto di colpire alla testa con un calcio Marco Mattana.
-Sono in pensione l’ex capo della digos Spartaco Mortola e Giovanni Luperi, allora dirigente dell’Ucigos e successivamente dirigente dei Servizi.
-Il comandante degli uomini del VII Nucleo, lo speciale reparto celere che fece irruzione nella Diaz, Vincenzo Canterini divide la sua vita di pensionato tra santo Domingo e Firenze.
-Il suo vice, Michelangelo Fournier, il funzionario che ordinò ai suoi uomini di uscire dalla scuola quando realizzò cosa stava accadendo e che denunciò quello che era accaduto usando le parole di Ferruccio Parri di fronte allo spettacolo di piazzale Loreto («È stata una macelleria messicana»), è alla scuola alpina di Moena. Con lo stesso grado che aveva 15 anni fa.
-Degli imputati appartenenti a quel reparto, sono rimasti in polizia (e con altri incarichi) i soli Fabrizio Basili, Emiliano Zaccaria, Fabrizio Ledoti e Massimo Nucera. Gli altri (Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Vincenzo Compagnone) sono in pensione.
-Mario Placanica, il carabiniere ausiliario dalla cui pistola di ordinanza furono esplosi i colpi che uccisero Carlo Giuliani, ha oggi 36 anni. È stato congedato dall’Arma nel 2005 e, da allora, è disoccupato. Su Facebook, ha manifestato più volte l’intenzione di togliersi la vita.
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Credemmo che l’Italia avesse liquidato un regime [quello fascista] che le aveva impedito di essere se stessa. Ed invece gli eventi ci dimostravano che non era affatto cambiata con il cambio del regime. Erano cambiate le forme, ma non la sostanza. Era cambiata la retorica, ma era rimasta retorica. Erano cambiate le menzogne, ma erano rimaste menzogne. Erano soprattutto cambiate le mafie del potere e della cultura, ma erano rimaste mafie.“
Indro Montanelli

ALDO ANTONELLI
Oggi è il 15° anniversario dell’assalto alla scuola Diaz, uno dei peggiori momenti della storia sociale italiana, un momento che Amnesty International ha definito come “la più grande sospensione dei diritti umani e democratici dalla Seconda Guerra Mondiale in Europa”. Gli arrestati furono 93; 81 di loro vennero feriti, 61 dei feriti vennero portati in ospedale, gli altri finirono a Bolzaneto. Tre dei feriti arrivarono in ospedale in prognosi riservata. Uno ci arrivò in coma.
Ma il a Genova successe anche un’altra cosa, paradossalmente dimenticata da quasi tutti. Quel giorno, per le strade di Genova, tra attivisti di ogni bandiera e colore, sindacalisti, movimenti cattolici, migranti, studenti, professori, intellettuali, politici, giornalisti di tutto il mondo, c’erano 300mila persone che portavano all’attenzione del G8 una serie di problemi che erano uno scacco matto al nostro futuro.
La gran parte di quei 300mila era arrivata in città quel mattino stesso, malgrado gli inviti di alcuni partiti a annullare le manifestazioni, malgrado la tensione e la paura di nuovi scontri con le forze dell’ordine, malgrado la città fosse un campo di battaglia. Ci era arrivata con degli obiettivi di protesta, con dei contenuti, purtroppo completamente oscurati dalle violenze di quei giorni.
Sono passati 15 anni e viviamo in un mondo che è molto diverso da quello di quell’estate, eppure, già allora, i motivi per essere preoccupati per il futuro delle nostre società non erano poi così diversi da quelli di adesso: neoliberismo sregolato, legalità dei paradisi fiscali, dominio della finanza sull’economia, impoverimento delle classi medie, aumento dell’ingiustizia sociale, insostenibilità delle politiche economiche fondate sul debito, polarizzazione della distribuzione delle ricchezze, sregolato aumento del potere del privato sul pubblico, delle multinazionali sugli Stati, delle lobby sui Parlamenti, instabilità mediorientale, diffusione endemica di xenofobia e razzismo.
Questi sono i temi che i Social Forum portavano in piazza a Genova, a Firenze, a Roma, a Parigi e in tutte le altre occasioni in cui, all’inizio degli anni Duemila, si radunarono. Si trovano facilmente nel documento finale del Social Forum di Porto Alegre, tenutosi in Brasile nel 2002 (dopo i fatti di Genova e a 11 settembre già avvenuto). Si tratta di un documento in 16 punti, e leggerselo ora a distanza di 15 anni è molto istruttivo.
E, se fa impressione scorrere quella lista oggi, a distanza di 15 anni, è proprio perché in quella lista ci sono tutti i maggiori problemi che stanno minacciando il nostro presente. Ed erano già lì, tutti, 15 anni fa. Difficile dire se in quel momento si era ancora in tempo per cambiare qualcosa. Eppure, malgrado tutto, oggi è difficile negare che quel giorno — che oggi ricordiamo più per il terrificante assalto alla scuola Diaz, per gli arresti e per le cariche della polizia, che per i motivi dei manifestanti — ad essere seduti dalla parte della ragione erano proprio loro, i manifestanti. E abbiamo lasciato che gli sparassero addosso e li torturassero.

IL REATO DI TORTURA PUO’ ATTENDERE: ALFANO FERMA LA LEGGE
Andrea Managò

Dopo il diktat di Alfano, Grasso sospende l’esame in Senato. l’introduzione del reato di tortura nel codice penale può attendere ancora. Aspetta da 28 anni, da quando l’Italia ha recepito la convenzione delle Nazioni Unite in materia. Ma ora per il Pd è più importante la tenuta della maggioranza, sempre più incerta e legata agli umori di Verdini, vista la probabile fuoriuscita di Schifani da Area Popolare. Così, dopo il diktat di Alfano (“il testo va rivisto alla Camera, non si può lanciare un messaggio fuorviante alle forze dell’ordine”), ieri il Senato ha sospeso la discussione. L’ennesimo stop all’esame del provvedimento, quando dopo tre passaggi tra Camera e Senato mancavano solo 30 votazioni sugli emendamenti, somiglia tanto ad un tentativo di affossarlo per sempre. Tornando al reato di tortura – e proprio mentre cade il 15esimo anniversario delle violenze del G8 di Genova – il Parlamento inciampa ancora, preoccupato di non turbare gli umori delle forze dell’ordine. E Alfano – a cui davvero non mancano i guai – incassa la sua vittoria: “Una saggia decisione: le forze di Polizia stanno servendo il Paese con professionalità e noi lo riconosciamo coi fatti”. Traduzione: il governo Renzi è ormai ostaggio dei piccoli partiti, né più né meno dei suoi predecessori.
La norma da introdurre nel codice penale riconosce il reato di tortura nei casi di “violenza o minacce gravi a una persona in forti sofferenze fisiche o mentali” o “trattamenti crudeli, disumani o degradanti” per “ottenere informazioni o confessioni”. Il cdx chiede la formula “violenze reiterate” (Io: insomma uno stupro fatto una volta sola non basterebbe), per rendere più difficile la punizione degli “abusi in divisa”, sanzionati con pene maggiori, fino a 15 anni di carcere.
Esultano Lega e Forza Italia.

Tocqueville diceva che “è nel sonno della pubblica coscienza che maturano le dittature“.
Indro Montanelli

IL LIVELLO DI CORRUZIONE POLITICA
unoenessuno.blogspot.it

Sono i giorni in cui il mondo è infiammato da attentati, tentativi di golpe veri e presunti (ma le epurazioni sono vere), lupi solitari. I giorni in cui le tensioni sociali e razziali in America stanno esplodendo pericolosamente e dove ci attende una campagna elettorale in cui non mancheranno colpi bassi.
Gli sbarchi sulle nostre coste continuano dei disperati in fuga da miseria, dai dittatori, dai terroristi e siamo sempre in attesa di una soluzione comune, europea.
Sono i giorni in cui si ricorda l’anniversario della morte del giudice Borsellino e dove ci si chiede se si riuscirà mai a fare luce su tutti i misteri su questa strage. I giorni di Genova e del G8, delle torture di Bolzaneto e del pestaggio da parte della polizia alla Diaz ..
Il chiacchiericcio politico in Italia aveva invece tutt’altro tenore: chi ha avuto la pazienza di seguire twitter ieri sera avrà letto degli insulti reciproci tra tifosi grillini e piddini, dopo il voto sulle intercettazioni di Berlusconi, relativamente all’accusa di corruzione di testimone (le Olgettine, cui B. pagava e paga dimora e spese varie).”L’avete salvato voi” .. “No, siete stati voi per Giarrusso ..”…Siccome il voto è segreto, nessuno poteva dimostrare alcunché.
E nei mesi passati era già successo che il Pd “salvasse” Azzollini dall’arresto per bancarotta fraudolenta, Calderoli (Lega) dall’accusa di diffamazione e la settimana scorsa Luigi Cesaro dall’inchiesta sulle tangenti per la raccolta rifiuti nel Comune di Forio d’Ischia.
Altro tema “caldo” della giornata l’intervista dell’ex presidente Napolitano a Il foglio sull’Italicum: parliamo dello stesso ex presidente la cui moral suasion portò alla bocciatura della proposta di referendum abrogativo (del porcellum) nel 2012. Lo stesso ex presidente che firmò poi l’Italicum, fino a ieri intoccabile e che invece oggi è modificabile perché si è scoperta l’acqua calda, l’Italia tripolare. Dice Napolitano: la “REVISIONE del sistema elettorale è da considerare nel senso di non puntare a tutti i costi sul ballottaggio che rischia, nel contesto attuale, di lasciare la direzione del Paese a una forza politica di troppo ristretta legittimazione nel voto del primo turno”. Ma è quello che ha firmato l’anno passato, assieme al premio di maggioranza previsto dall’Italicum, i capilista bloccati e le multicandidature.
Altro argomento di discussione, con le solite polemiche fini a se stesse, quello sul reato di tortura, la cui legge è stata rinviata. Niente reato e nemmeno i segni di riconoscimento per gli agenti che fanno servizio d’ordine in piazza. Grazie a questo vuoto legislativo, le violenze della Diaz sono finite in prescrizione (anche per la poca collaborazione degli agenti). Reato che esiste in UK, Francia e Spagna. Forse in quei paesi le forze dell’ordine non possono lavorare?
Uno sperava che le discussioni in rete e nei salotti si infervorassero sulle grandi opere, sulla mafia negli appalti, sul rapporto mafia politica, sul comitato d’affari segreto della ndrangheta, sul futuro di questa Europa senza radici e senza futuro, sulla nuova natura di Cosa Nostra (mentre noi siamo ancora fermi a Riina e Provenzano, il mondo delle mafie va avanti). (Io: Alessandro Gilioli su l’Espresso è fermo da una settimana sull’Appendino che consiglia di mangiare più verdura!! Ma è davvero questo l’argomento del giorno?).

Entrambi assistemmo e fummo i cronisti della rapida degenerazione della democrazia in partitocrazia, cioè in un oligopolio di camarille e di gruppi che esercitavano il potere in nome della cosiddetta “sovranità popolare”; in realtà nel solo interesse di quei gruppi e camarille, che di interesse ne avevano uno solo: che il potere restasse “cosa nostra”, come infatti per quasi cinquant’anni è stato, e come seguita ad essere anche ora che ha cambiato titolari, ma sempre restando “cosa nostra.
Indro Montanelli

SCHIFANI ESCE DALL’ALLEANZA COL PD. AL SENATO LA MAGGIORANZA RISCHIA

Addio centro! Schifani ha deciso che il centro non esiste più, l’Udc ha detto No al referendum e Schifani si dimette da capogruppo dell’Ncd al Senato. Alfano è rimasto solo. Schifani dichiara che l’alleanza strutturale con il Pd è sbagliata. E già prima era stato a visitare Berlusconi in ospedale.
Dal gruppo di 31 restano Esposito e Azzollini. Quagliariello aveva detto: «Ncd è come il Monte dei Paschi, ancora in vita ma tecnicamente fallito”. Intanto i partitini si muovono freneticamente. Nasce il nuovo gruppo verdiniano alla Camera con l’aiuto del viceministro Enrico Zanetti, transfuga. Ma molto dipenderà da come va il referendum.
Intanto la minoranza Pd presenta una nuova legge elettorale: il Mattarellum 2.
Stiamo parlando di frattaglie, viste le percentuali ridicole del NCD alle Amministrative, eppure, dati i bassi numeri del Pd, tutto nuove a Renzi che ha bisogno anche delle frattaglie.
Intanto, a complicare la vita del cdx, Parisi si candida a capo partito, ma i fedelissimi di Berlusoni non sono contenti e Salvini ghigna. E’ come vedere Arlecchino che conta le pezze.
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Ho smesso di credere all’utilità di una Storia scritta al di fuori di tutti i circuiti della politica e della cultura tradizionali. Anzi, ad essere sincero sino in fondo, ho smesso di credere all’Italia.“
Indro Montanelli

L’ULTIMA VENDETTA DI ERDOGAN: COLPITI 21.000 INSEGNANTI, VIA ANCHE GLI IMAM RIBELLI
Paolo Brera

Arresti, epurazioni, purghe di massa. E non sono stati risparmiati nemmeno esponenti delle autorità religiose. Niente funerali islamici per i golpisti.
Il pugno del Sultano contro i dipendenti pubblici accusati di legami con Gülen. La repressione ha toccato 50mila persone.
Rapidamente Erdogan soffoca quel che resta della democrazia turca. Dopo i giudici e i soldati, ora tocca a decine di migliaia di insegnanti e a decine di testate giornalistiche. La grande purga, quel “dono di Dio” che il colpo di Stato fallito ha consegnato nelle mani del presidente Erdogan lasciandogli mano libera per disfarsi di nemici e oppositori, ieri ha colpito duramente varando una nuova drammatica ondata di epurazioni.
Ancora una volta il governo ha affondato la lama contro quella che chiamano Fetö, acronimo di Organizzazione terroristica fethullahista; cioè i seguaci e gli interessi di Fethullah Gülen, accusato di avere ispirato il colpo di Stato dal suo esilio americano. Per sradicarla, il ministero dell’Istruzione ha annunciato il licenziamento di 15.200 insegnanti nelle scuole pubbliche, e il ritiro di 21mila licenze per i docenti delle scuole private. Nel frattempo lo Yok, il Consiglio superiore per l’insegnamento, ha dato il ben servito a 1.577 tra docenti anziani, presidi e rettori, 1.176 dei quali insegnavano in università pubbliche. Non basta: il ministero della Famiglia e degli Affari sociali ha sospeso 393 dipendenti mentre il Diyanet, il potente Direttorato per gli affari religiosi, ha chiesto l’allontanamento di 492 autorità islamiche, tra cui tre mufti. Vietati anche i funerali islamici per i golpisti.
Durissimo anche l’affondo contro la stampa, già sotto scacco da mesi tra arresti, persecuzioni e chiusure. Ieri l’Rtuk, l’Agenzia statale che controlla i media, ha ritirato le licenze di 24 emittenti radio televisive, e centinaia di giornalisti sono indagati. La repressione arriva per ondate successive e non è chiaro se la tempesta durerà anche nei prossimi giorni. L’ondata di ieri si aggiunge a quelle che hanno portato in carcere 9.322 persone secondo i dati ufficiali: più di seimila soldati — tra cui 1350 ufficiali e 118 tra generali e ammiragli — oltre a 1.500 magistrati, agli agenti di polizia infedeli e a un centinaio di uomini dei servizi segreti. In tutto sono ormai 50mila le persone colpite dalla repressione.
La restaurazione ha scioccato non solo il dissenso turco ma l’intera comunità occidentale. E il governo affonda i colpi: dopo aver avvertito la Grecia che non gioverebbe ai rapporti bilaterali non estradare il manipolo di golpisti fuggito nell’Egeo, la Turchia ha fatto altrettanto con gli Usa sull’estradizione di Gülen, inviando un dossier che ne proverebbe il coinvolgimento. Ieri il presidente Obama ha chiamato Erdogan chiedendogli di procedere «nel rispetto dei valori democratici », e offrendo collaborazione all’indagine sul golpe. Quella turca sostiene che i generalissimi fossero stati informati dai servizi con ore di anticipo, costringendo i golpisti a entrare in azione prima del previsto.

QUALE FUTURO?
Paolo De Gregorio

Il fattore strategico, economico, militare, geopolitico che ha determinato la politica estera americana dopo la caduta del comunismo, è senza dubbio il controllo sui paesi petroliferi del Medio Oriente, intervenendo senza scrupoli, a mano armata, dovunque fosse minacciata l’egemonia delle multinazionali USA in quell’area, innescando una forte destabilizzazione la cui più cruda conseguenza è quella del terrorismo e dell’esodo verso l’Europa di centinaia di migliaia di persone.
Democratici o repubblicani al potere, la politica estera non è mai cambiata ed è apparsa una linea decisa più dal Pentagono e dalle multinazionali petrolifere che dalla politica.
Il fattore nuovo, che mi fa sperare in una svolta epocale della politica estera USA, è rappresentato dal fatto che ormai sono una nazione autosufficiente dal punto di vista energetico, con l’utilizzo degli scisti bitumatosi, presenti in grandi quantità nel proprio sottosuolo e di una quota importante derivante dalle energie rinnovatili (20%).
L’altra novità è che il probabile nuovo presidente Trump abbia parlato di eccessivi costi della Nato, facendo capire il diminuito interesse degli USA in quell’area, tutt’altro che pacificata, dove il suo pragmatismo di miliardario probabilmente vede più uscite che entrate, oltre al vantaggio di non essere più nel mirino islamico nel caso di un ritiro militare totale dallo scenario mediorientale.
E’ evidente che tale possibile mutazione della strategia geopolitica USA aprirebbe scenari nuovi, la Russia diventerebbe un punto di riferimento per la pacificazione in Siria, un nuovo rapporto con la Turchia à già in atto, e l’Europa avrebbe tutto da guadagnare da normali rapporti con la Russia e con il Medio Oriente pacificato.
L’enorme risparmio economico generato dallo scioglimento della Nato e dalla chiusura di centinaia di basi americane in Europa, potrebbe essere impiegato nella direzione di centri europei di ricerca avanzata per arrivare anche noi a raggiungere l’autosufficienza energetica con rinnovabili di nuova generazione capaci di generare pace e lasciare per sempre il petrolio nella sua sede naturale: sotto terra.
Investire in rinnovabili anziché in bombardieri significherebbe un balzo in avanti nella evoluzione del cervello umano, ancora primitivo nel concepire guerre e distruzioni ambientali, proprio oggi che abbiamo le conoscenze scientifiche e i mezzi per vivere tutti lavorando meno, facendo meno figli, ma soprattutto assicurando un futuro alle nuove generazioni, salvando l’ecosistema non bruciando più gli 80 milioni di barili di petrolio al giorno che condannano la terra alla desertificazione e a cambiamenti climatici catastrofici.
A casa nostra giudichiamo Renzi, favorevole alle trivelle in mare, come un minorato mentale da cacciare via al più presto, magari con un bel NO al referendum di ottobre sulle sue schiforme.

DI MASSONERIA E DINTORNI
Berluscameno

Per capire i fatti turchi come gli atti di terrorismo cito Magaldi e il suo libro sulla massoneria che dirige il massimo potere mondiale attraverso 36 logge madri (Ur-Lodges) e dirige le principali decisioni politiche, militari, economiche e finanziarie dell’ultimo mezzo secolo: rivoluzioni e colpi di Stato, terrorismo e strategia della tensione, welfare democratico e involuzioni autoritarie, fino all’avvento della GLOBALIZZAZIONE a mano armata e della “guerra infinita” inaugurata dalla tragedia dell’11 Settembre.
La Francia chiaramente sotto attacco a partire dalla strage della redazione di Charlie Hebdo, le cui indagini sono state fermate dal governo Hollande con l’apposizione del segreto militare dopo la scoperta, da parte della magistratura parigina, della triangolazione che ha coinvolto la Dgse, cioè i servizi segreti francesi, nella fornitura di armi al commando-killer (armi slovacche, acquistate in Belgio sotto la copertura dell’intelligence).
E sul grande spauracchio dell’Isis Magaldi sostiene che si tratta di un paravento.
Isis è il nome della dea egizia Iside, chiamata anche Hathor, e Hathor Pentalpha è il nome della “loggia del sangue e della vendetta” fondata nel 1980 da Bush padre quando fu battuto da Reagan alle primarie repubblicane. A quella cupola di potere, sempre secondo Magaldi, è ascrivibile la regia dell’11 Settembre, con annessa “fabbricazione del nemico”, da Al-Qaeda a Saddam Hussein. Della Hathor Pentalpha, scrive Magaldi, hanno fatte parte sia Tony Blair, “l’inventore” delle armi di distruzione di massa irachene, sia Sarkozy, il demolitore del regime di Gheddafi. E inoltre lo stesso Erdogan, il massimo padrino dell’Isis.
“Da fonti riservate – racconta Magaldi a “Colors Radio” – sapevo con certezza che in Turchia si stesse preparando un golpe: non il maldestro tentativo cui abbiamo appena assistito, facilmente controllato da Erdogan, ma un golpe autentico, programmato per l’autunno”. Niente di più facile che il “sultano” l’abbia semplicemente anticipato, in modo farsesco, provando a disinnescare la minaccia.
Ma attenzione: “Erdogan sa benissimo che i suoi veri, potenti nemici non sono toccabili:
la sua repressione, feroce e molto rumorosa, non li sfiorerà neppure. Nel caso di un golpe a tutti gli effetti, quindi con il coinvolgimento dei massimi vertici dell’esercito, della marina e dell’aviazione, oltre che con la partecipazione degli Usa e di Israele, Erdogan verrebbe liquidato in poche ore, arrestato o ucciso”. Cosa manca, al puzzle? Il piatto forte: le elezioni Usa. Solo allora, cioè dopo novembre, è plausibile che il quadro geopolitico possa chiarirsi. A cominciare da Ankara: al di là del chiasso organizzato in queste ore da Erdogan, dice Magaldi, la Turchia non ha ancora deciso “cosa fare da grande”. E soprattutto: come chiudere la pratica Isis, di cui resta la principale azionista.
Quanto alla strage di Nizza, si tratta della “ripetizione ormai stanca” di un copione già invecchiato, quello dei tagliatori di teste che hanno seminato il terrore – con sapiente regia hollywoodiana – tra Iraq e Siria. La dominante, oggi, si chiama caos. E nessuno – tantomeno Erdogan – sa esattamente cosa accadrà domani, ovvero: su quale configurazione di forze si baseranno i poteri forti, anche super-massonici, che finora hanno assegnato precisi spazi agli attori sul terreno, da Obama a Putin, dalla Merkel a Erdogan.
Sempre secondo Magaldi, il network trasversale della” super-massoneria progressista” si è impegnato con successo nelle primarie Usa, da un lato lanciando Sanders per spostare a sinistra la politica della Clinton, e dall’altro utilizzando Trump come cavallo di Troia per eliminare dalla corsa il pericolo numero uno, Jeb Bush, ultimo esemplare della filiera Hathor Pentalpha. Comunque vada a novembre, gli “architetti del terrore” dovrebbero finalmente perdere terreno: la stessa Clinton si starebbe smarcando da certi legami pericolosi con i settori più opachi del potere di Washington, e Trump non sarebbe certo disponibile a coprire azioni di macelleria internazionale come quelle a cui stiamo assistendo. Una grande retromarcia, dopo 15 anni di orrori? Qualche segnale lo stiamo già avendo, dice un altro analista dal solido retroterra massonica come Gianfranco Carpeoro:
a inquietare i gestori del “massimo potere” è proprio la recente “diserzione” di una parte del vertice planetario dell’ELITE AL COMANDO dei Banchieri e Finanzieri , non più disposto ad avallare la strategia della tensione (da Bin Laden al Califfato) promossa dall’élite neo-aristocratica nobiliare, quella che ha cinicamente ideato e gestito l’“AUSTERITY europea” incarnata da Draghi e dalla pia Merkel. Se cresce il bilancio di sangue, anche in Europa – questa la tesi – è perché il “potere bancario oligarchico e prepotente “ si sta indebolendo e teme di perdere la sua presa.
E’ recente lo strappo del Brexit, e la Francia resta sotto tiro anche per via del suo ruolo-cardine in una “struttura antidemocratica e neo-nazista “come l’attuale Unione Europea.
I tempi stanno per cambiare? Se sì, a quanto pare, non sarà una passeggiata: è saggio aspettarsi di tutto, in questa fase di incertissima transizione.
Certo, dice ancora Magaldi, bisogna tenere gli occhi aperti: è impensabile che la sicurezza francese abbia potuto “dimenticarsi da mesi” di quel camion-killer, parcheggiato da giorni sul lungomare di Nizza. E forse il primo a cadere sarà proprio il capo della “democratura” turca: “Erdogan sembra forte, ma in realtà è fragilissimo”. Allacciare le cinture, in attesa delle elezioni Usa.
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Berluscameno cita Magaldi, ma chi è ?
Gioele Magaldi, quarantenne libero muratore e gran maestro di loggia di matrice progressista ha scritto un libro shock sui potenti delle logge con centinaia di nomi, tra cui Napolitano, Obama, Draghi, Bin Laden, tutti “fratelli”. Curiosamente lo presenta in Chiarelettere “Massoni società a responsabilità illimitata. La scoperta delle Ur-Lodges. Magaldi” Magaldi ha fondato in Italia il Grande Oriente Democratico, in polemica con il Grande Oriente d’Italia, la più grande obbedienza massonica del nostro Paese, in 656 pagine apre ai profani un mondo segreto e invisibile: tutto quello che accade di importante e decisivo nel potere è da ricondurre a una cupola di superlogge sovranazionali, che vantano l’affiliazione di presidenti, banchieri, industriali. Da loro dipendono le associazioni paramassoniche tipo la Trilateral Commission o il Bilderberg Group. Molto meno importanti le gran logge nazionali, tranne la P2. Le prove di quanto Magaldi dice sono segrete ma dichiara di poterle presentare alla magistratura, gli atti sono depositati in studi legali a Londra, Parigi e New York. Tutto il potere del mondo sarebbe contenuto in queste Ur-Lodges e finanche i vertici della fu Unione Sovietica, a partire da Lenin per terminare a Breznev, sarebbero stati superfratelli di una loggia conservatrice, la Joseph de Maistre, creata in Svizzera proprio da Lenin. In questo filone, secondo Magaldi, s’inserisce pure l’iniziazione alla Three Eyes, a lungo la più potente Ur-Lodges conservatrice, di Giorgio Napolitano, per mezzo secolo esponente di punta della destra del Pci: “Tale affiliazione avvenne nello stesso anno il 1978, nel quale divenne apprendista muratore Silvio Berlusconi. E mentre Berlusconi venne iniziato a Roma in seno alla P2 guidata da Licio Gelli nel gennaio, Napolitano fu cooptato dalla prestigiosa Ur-Lodge sovranazionale denominata Three Architects o Three Eyes appunto nell’aprile del 1978, nel corso del suo primo viaggio negli Stati Uniti”.
Altri affiliati: Papa Giovanni XXIII, Bin Laden e l’Isis, Martin Luther King e i Kennedy. Nel libro di Magaldi la P2 gelliana è figlia dei progetti della stessa Three Eyes, quando dopo il ‘68 e il doppio assassinio di Martin Luther King e Robert Kennedy, le superlogge conservatrici vanno all’attacco con una strategia universale di destabilizzazione per favorire svolte autoritarie e un controllo più generale delle democrazie. “Il vero potere è massone”. Dal fascismo al nazismo, dai colonnelli in Grecia alla tecnocrazia dell’Ue, tutto sarebbe venuto fuori dagli esperimenti di questi superlaboratori massonici, Osama bin Laden e il più recente fenomeno dell’Isis. Nell’elenco di tutti gli italiani attuali spiccano D’Alema, Passera e Padoan. Il capitolo finale è un colloquio tra Magaldi e altri confratelli collaboratori con quattro supermassoni delle Ur-Lodges. Racconta uno di loro, a proposito del patto unitario tra grembiulini per la globalizzazione: “Ma per far inghiottire simili riforme idiote e antipopolari alla cittadinanza, la devi spaventare come si fa con i bambini. Altrimenti gli italiani, se non fossero stati dei bambinoni deficienti, non avrebbero accolto con le fanfare i tre commissari dissimulati che abbiamo inviato loro in successione: il fratello Mario Monti, il parafratello Enrico Letta, l’aspirante fratello Matteo Renzi”. Per non parlare del “venerabilissimo” Mario Draghi, governatore della Bce, affiliato a ben cinque superlogge. Ecco l’elenco degli italiani nelle Ur-Lodges: Mario Draghi, Giorgio Napolitano, Mario Monti, Fabrizio Saccomanni, Pier Carlo Padoan, Massimo D’Alema, Gianfelice Rocca, Domenico Siniscalco, Giuseppe Recchi, Marta Dassù,Corrado Passera, Ignazio Visco, Enrico Tommaso Cucchiani, Alfredo Ambrosetti, Carlo Secchi, Emma Marcegaglia, Matteo Arpe, Vittorio Grilli, Giampaolo Di Paola, Federica Guidi.

RIDIAMARO : – )

: – ) RiformaBoschi®, la fiala che controlla le nascite e i padri in bancarotta
Alessandro Robecchi

Ho comprato una scatola di RiformaBoschi® e ho letto il bugiardino, quel foglietto scritto piccolo che ti dice come prenderla e cosa rischi. Vi faccio un sunto.
Riforma Boschi è un farmaco di grande efficacia, disponibile in pastiglie, gocce e supposte rivestite di propaganda protettiva. Nel caso di pazienti resistenti alle cretinate si consigliano le iniezioni. Riforma Boschi ha lo stesso principio attivo di RiformaBerlusconi, che fu ritirata dal mercato dieci anni fa perché tossica. Ora le crisi di rigetto dei pazienti del Pd sembrano in parte risolte.
-Posologia – RiformaBoschi® va preso in un’unica soluzione, giù tutta in un fiato. Dovrebbe curare il bicameralismo perfetto creando una specie di bicameralismo che piace a Matteo Renzi, con comuni e regioni che nominano i senatori e se li scambiano con gli affarucci della politica locale (vedi AbolizioneProvince℠ in gocce). Tutto diventa più veloce nell’organismo e se dovete aiutare le banche o fare la guerra si fa più in fretta e, soprattutto, si fa come vuole il premier.
-Effetti terapeutici – Secondo i ricercatori dell’Istituto Boschi, RiformaBoschi® è un farmaco adatto a curare molte patologie: terrorismo dell’Isis, doppie punte, sindrome da provincialismo (solo zona Firenze), affezione per la democrazia, controllo delle nascite, riforma dell’Europa, del Mondo e (a lungo termine) di Giove, trasversalismo politico e calli. Funziona anche con padri accusati di bancarotta. Ma soprattutto, come dice la nostra pubblicità in onda su tutte le reti, o si prende RiformaBoschi® o sarà il caos, il nulla, la Terra uscirà dal suo asse di rotazione e addio (lo spot con Napolitano disperato nella via lattea è in lavorazione)
-Altri farmaci – Abbinata con Verdini™ (supposte) RiformaBoschi® può causare piccole crisi di rigetto nel paziente. Poi, se il paziente è del Pd, fa finta di niente, sopporta un po’ e va avanti con la cura. Secondo l’Istituto Boschi il farmaco sopporta piccole dose di Verdini™, e anzi se ne serve per la sua azione. Abbinata con Italicum©, Riforma Boschi produce repubblica presidenziale e uomo della provvidenza. Se il paziente é convinto di diventare lui presidente (confezione da 80 euro), può continuare con RiformaBoschi®; se si teme che possa diventare presidente un altro, interrompere la cura e modificare il dosaggio di Italicum©. Se necessario consultare un bersaniano.
-Pazienti a rischio – Alcuni pazienti affetti da altre patologie potrebbero aver problemi con RiformaBoschi®. Tra questi i precari sopra i trent’anni, gli obbligazionisti di banche toscane e chi ha difficoltà di crescita con le tutele crescenti del Jobs Act. In questi casi, si consiglia di assumere RiformaBoschi® lo stesso, magari turandosi il naso.
-Effetti collaterali – Per quanto non ancora testata su animali (si aspetta ottobre, no, forse novembre, mah, forse dicembre, per il grande test si 60 milioni di cavie ), sono già noti alcuni effetti collaterali di RiformaBoschi®. Nel paziente molto convinto della terapia, un aumento dell’arroganza, fino a raggiungere il delirio di onnipotenza e all’intemperanza verbale. Ciò potrebbe alternarsi con fasi di depressione, ansia e paranoia, in cui il paziente pensa che i giornali ce l’abbiano con lui e tutti siano cattivissimi. Per tutti gli altri pazienti, si registra una perdita immediata di rappresentanza, peso politico e partecipazione, cose considerate molto positive dall’Istituto Boschi.
-Evoluzione del prodotto – RiformaBoschi® agisce anche su forme di vita estinte e microorganismi. Per esempio per la prima volta dai tempi di Marie Curie si sente nominare l’Udc. RiformaBoschi® è stata presentata anche nelle principali capitali europee, dove non ci hanno capito un cazzo, ma hanno detto: “Carina, la scatola!”
-Call Center – Per ogni dubbio su RiformaBoschi®, si può chiamare il numero verde, il centralino a Napoli, risponde un De Luca, ne hanno tanti e devono piazzarli.

IL POPOLO-COLESTEROLO, QIELLO BUONO VOTA BENE, QUELLO CATTIVO E’ ZOZZONE
: – ) Alessandro Robecchi

Insomma, ecco qui: abbiamo un problemino col popolo. A giudicare dai solenni scritti sul referendum britannico sembrerebbe una gran rottura di palle, e le analisi si concentrano sulla particolare composizione dell’elettorato inglese: da una parte i colti, benestanti, saggi, europei con casa in centro, libri e afflato democratico, e giovani; dall’altra buzzurri, contadini, anziani scontenti, razzisti, xenofobi e tutti quelli che fanno la doccia solo al giovedì. Non è facile trovare le parole per questo, ma si può sempre provare: quello buono è il popolo, e gli altri sono i populisti.
Ora, questa faccenda dei populisti sembra sistemare ogni cosa: tamponi sull’autostrada? Colpa dei populisti. Non ti viene il soufflé? Populismo!
E’ una nuova accezione della parola popolo che pare accettata a sinistra: come il colesterolo, c’è quello buono (progressista, che legge i giornali e vota come si deve) e quello cattivo (zozzoni). Un dibattito che non è solo inglese, basti pensare che la parola popolo qui si pronuncia “periferie”, cioè quelle che bellamente nelle recenti elezioni se ne sono andate facendo ciaone al Pd. Dopodiché, giù analisi sulle periferie che “le abbiamo abbandonate”, che “ora sono la priorità”, eccetera eccetera.
Il berlusconismo buonanima aveva risolto il problema privilegiando la “gente” a discapito del “popolo”, ma poi non aveva resistito al suo speciale populismo e si era battezzato Popolo delle libertà, un testacoda notevolissimo. Testacoda anche inglese, perché a chiamare il popolo a votare era stato quel Cameron (uno che ha studiato a Eton e Oxford, uno per cui il popolo è quello che ti sella il cavallo nella tenuta di campagna) che sperava nel plebiscito, e poi è passato da “dinamico leader” a “coglione conclamato”.
Eravamo abituati a pensare alla Gran Bretagna come a un posto decisamente fighetto, compostamente in coda alla Tate Gallery, e ormai quando qualcuno ci faceva vedere la vera Inghilterra (tipo Ken Loach) si mormorava: uh, che palle, ancora con questi poveri! E come sono brutti! Perché non si comprano qualcosa in Oxford Street?
Ma resta il problema: ammesso e non concesso che il 52 per cento dei britannici sia incolto, burino, razzista, ignorante, stupido ed egoista, quale democrazia matura mantiene più della metà del suo popolo in condizione di incultura, burinaggine, razzismo, ignoranza stupidità ed egoismo? E’ una specie di equazione della democrazia: se i poveri sono ignoranti bisognerà lavorare per avere meno poveri e meno ignoranti. Questo significa welfare e riduzione delle diseguaglianze, mentre invece da decenni – in tutta Europa e pure qui da noi – si è ridotto il welfare e si è aumentata la diseguaglianza. La sinistra dovrebbe portare il popolo alla Tate Gallery, non sputargli in un occhio dicendo che è diventato razzista. Eppure.
Che il popolo sia una gran rottura di coglioni è peraltro noto da sempre, chiedere a Luigi XVI, agli zar, ai tedeschi in ritirata sulla linea gotica. E in più ha una sua specifica tigna: o gli tocca qualche quota nella distribuzione della ricchezza e del benessere, oppure si incazza con modalità impreviste, anche deplorevoli. Ora va di moda dire che il popolo inglese ha seguito l’impresentabile Farage, che però vanta meno di un quarto dei consensi raccolti dalla Brexit. Così come qui prevale la moda di dire che il popolo poi sceglie Salvini, mentre Salvini conta, per fortuna, meno del due di picche. Insomma, abbiamo un problemino col popolo brutto, sporco e cattivo. Un tempo, quando si leggeva Marx (uh, che noia!) si sarebbe detto che siamo alle prese con una questione di classe. Oggi che tutto è più moderno e veloce, si sistema la questione archiviando il popolo come nemico, incolto, malvestito e un po’ ignorante. E’ più facile, è più smart, ma un po’ rischioso.

Oramai sono giunto alla conclusione che la corruzione non ci deriva da questo o quel regime o da queste o quelle “regole”, di cui battiamo, inutilmente, ogni primato di produzione. Ci deriva da qualche virus annidato nel nostro sangue e di cui non abbiamo mai trovato il vaccino. Tutto in Italia ne viene regolarmente contaminato.“
Indro Montanelli

MA MI FACCIA IL PIACERE
Marco Travaglio

Si fa presto a dire dentro. “’Così entrai nella testa di Provenzano’. Il diario del generale Mori” (Il Foglio, 14.7). Se entrava pure nel covo di Mezzojuso, magari lo arrestava.

Si fa presto a dire fuori. “L’avviso affisso ad un condominio di via Liston avrà fatto sussultare più di un passante: ‘Si prega di non gettare preservativi usati fuori dalla finestra’” (Il Giornale di Vicenza, 8.7). Non è chiaro se i preservativi usati non vadano gettati fuori dalla finestra o se si sconsigli di gettare solo quelli usati fuori dalla finestra. Nel secondo caso, complimenti alla coppia di acrobati.

Pacchi&pacchetti. “Un giorno leggo sui giornali che io sono per lo spacchettamento, il giorno dopo ‘Ira di Renzi contro lo spacchettamento’… L’ira di Renzi è una cosa meravigliosa… L’ira, l’era, l’ora, l’ura, l’ara… Sì, è l’ora di andare” (Matteo Renzi al vertice Nato di Varsavia, 9.7). “Referendum, Renzi apre: ‘Non sarò io a dire no allo spacchettamento’” (la Repubblica, 10.9). “Spacchettamento per il referendum? No, non sarà à la carte” (Renzi, Corriere della sera, 12.7). Sì, è proprio l’ora di andare.

Briscola. “Il premier: se sarà crisi, tocca a me dare le carte” (Corriere della sera, 8.7). Tipo il due di picche.

Giochetti/1. “Rinuncio a ogni compenso, rimborso o emolumento previsto per le mansioni di consigliere capitolino. Io alle promesse ci tengo. E le mantengo” (Roberto Giachetti, deputato Pd e consigliere comunale a Roma, 7.7). Rinunciare a soldi che la legge gli vieta di percepire: un sacrificio terribile.

Giochetti/2. “Pd all’analisi del voto. Giachetti: ‘Ci sarà da divertirsi’” (la Repubblica-Roma, 15.7). Più ancora che al ballottaggio?

Professione riporter. “Amici, benvenuti in diretta da Milanistan. Gente che piscia e caga in strada. Ecco il benvenuto di una grande capitale europea ai turisti. Guardatelo, il signore ha finito, ne aveva tanta da fare!” (Matteo Salvini, segretario Lega Nord, in diretta dal suo cellulare, 11.7). Bei tempi quelli di Formentini, quando i senzatetto trattenevano tutto.

Ridolino. “La strage di Nizza s’è consumata nella notte, e alcuni quotidiani non hanno fatto in tempo a rifare la prima pagina. La prima pagina del Fatto è un esempio concreto dell’abissale distanza che separa la realtà dalla sua rappresentazione politico-mediatica… L’apertura del Fatto – cioè la notizia in assoluto più importante del giorno, se non ci fosse stata la strage di Nizza – è dedicata alla scelta di Enrico Zanetti di dar vita ad un nuovo gruppo parlamentare con Ala. Titolo: ‘Verdini entra nel governo’…” (Fabrizio Rondolino, l’Unità, 16.7). In effetti, la notizia della strage di Nizza è arrivata quando molti giornali avevano già chiuso. Tra questi il Fatto. E l’Unità? L’Unità no, non aveva ancora chiuso, ma aveva in serbo per la prima pagina uno scoop mondiale: le firme raccolte dal Pd per tenere il referendum costituzionale che si sarebbe tenuto lo stesso perché già richiesto da 1/5 dei parlamentari. Titolo: “Seicentomila grazie”. Strage di Nizza, tiè.

Salvataggi. “Nessun abuso di garantismo è stato commesso ieri sull’esame della richiesta di autorizzazione all’utilizzo di intercettazioni di conversazioni nei confronti del deputato Luigi Cesaro… Vi è stata solo la presa d’atto che quelle intercettazioni, come rilevato nero su bianco dalla stessa Procura, sono state raccolte violando l’art. 68 della Costituzione. In presenza di tali violazioni non avevamo alternative che respingere la richiesta della Procura, nell’interesse stesso di una delicata indagine che sarebbe stato oggetto di rilievi di legittimità” (Arturo Scotto, capogruppo Sel alla Camera, 14.7). Quindi Sel ha negato ai pm l’uso delle intercettazioni che inchiodano il forzista Giggino ‘a Purpetta, rovinando l’indagine allo scopo di salvarla. Figurarsi se avesse voluto danneggiarla.
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http://masadaweb.org

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