Nuovo Masada

luglio 22, 2016

MASADA n° 1781 22-7-2016 LE GUERRE E L’USO DELLA MENZOGNA POLITICA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 3:23 pm

MASADA n° 1781 22-7-2016 LE GUERRE E L’USO DELLA MENZOGNA POLITICA
Blog di Viviana Vivarelli

Orwell più che mai – La menzogna e la manipolazione dell’opinione pubblica come strumento perverso delle guerre e del declino dei popoli -Tony Blair e le bugie angloamericane su Saddham svelate dal rapporto Chilcot – Le menzogne americane che hanno portato alla distruzione di Libia, Serbia, Afghanistan, Irak e Ucraina- Un golpe, quello turco, di cui si sapeva tutto prima – I rapporti di Erdogan con Putin e la possibile svolta della politica in Medio Oriente- La Cia dietro il colpo di stato turco- Ma perché la necessità di tante guerre? L’enormità del debito americano: 20 trilioni di dollari – Gli USA vivono in gran parte sulle spalle del resto del mondo. Senza le guerre sarebbero falliti da tempo

L’ignoranza non è lo stato di non conoscenza in cui nasciamo, è la condizione di disinformazione permanente imposta dal potere ed è la base prima su cui il potere si fonda, perché è la condizione obbligata degli schiavi.

Per questo il divieto del M5S ai finanziamenti pubblici alla stampa è un primo passo verso una difficilissima ma irrinunciabile libertà d’informazione, senza la quale non si può nemmeno cominciare a parlare di democrazia.

Non sapere significa non capire e dunque non potere.
Chi non sa è condannato a una schiavitù perpetua.

BLAIR IL TRUFFATORE- IL RAPPORTO CHILCOT
Viviana Vivarelli

Quando nel 1997 Tony Blair divenne premier in Gran Bretagna, facendo vincere il Labour, il csx italiano esultò e tutti si dichiararono ferventi seguaci della sua famosa ’terza linea’ che avrebbe mediato tra destra e sinistra, tra interessi del capitale e interessi dei popoli.

Dicono che il suo personaggio sia stato costruito a tavolino dagli immagine-maker in base ai sondaggi di gradimento e che il suo programma fu altresì costruito a tavolino per essere convincente, al punto che Blair, che inizialmente si era detto favorevole alla permanenza del Regno Unito nella Comunità economica europea, fu rapidamente convinto che sarebbe stato più votato se si dichiarava ‘contro’ la Cee per sfruttare il secolare euroscetticismo dei britannici. Nei suoi discorsi, evidentemente dovuti alla penna fervida di qualche writer, Blair dichiarò “che sceglieva il socialismo come l’ideale più vicino a un’esistenza che fosse insieme razionale e morale (sic!). Che era per la cooperazione, non per la competizione; per l’amicizia, non per la paura. E che sosteneva l’uguaglianza”. (ma l’uguaglianza di chi?). Belle frasi di retorica spudorata, visto che il primo ministro laburista dimenticava che il socialismo era nato come pacifismo (“I socialisti hanno sempre condannato le guerre fra i popoli come cosa barbara e bestiale”: Lenin), attribuendo la guerra alle lotte di predominio del capitale, mentre nei fatti Blair si spese subito per quelle lotte medesime che avevano afferrato la necessità della depredazione del petrolio iracheno o del gas afgano, tant’è che Blair collaborò attivamente ad inventare prove giustificative della guerra all’Irak. Prim’ancora, Blair fu uno dei leader europei che volle maggiormente l’intervento nel 1999 delle forze militari NATO in Kosovo, allora parte della dissolta Repubblica Federale jugoslava, contro Milosevic, responsabile di efferati crimini di guerra. Già nel 1999, nel suo celebre discorso di Chicago, Blair individuò in Saddam e Milosevic i nemici dell’Occidente. Quel discorso si poneva come l’emblema della supremazia americana che poteva sostenere la sua economia solo in un modo: con la guerra. Non c’era posto per l’interventismo umanitario, i diritti umani, le sanzioni internazionali, l’azione diplomatica, la promozione della democrazia in modo incruenti. La guerra era l’unica opzione. E la menzogna l’unico modo per favorire la guerra e creare presso lì opinione pubblica un nemico odiato dall’occidente. L’America aveva bisogno di mantenere la supremazia del dollaro e c’era un solo modo per farlo: costringere il mondo a un bagno di sangue.
Per sventare i suoi propositi, il ministro inglese della Giustizia, Lord Goldsmith, inviò al governo un rapporto di 13 pagine nel quale affermava che la scelta di invadere l’Iraq era illegale perché non esistevano giustificazioni formali alla guerra ma Blair si infuriò e ai pochi ministri che videro il documento ordinò di distruggerlo.
Alla fine del 2001, forze britanniche parteciparono alla guerra in Afghanistan contro i Talebani, come alla ben più complessa guerra in Iraq nel 2003 e alle seguenti operazioni di peacekeeping, (mantenimento della pace, sic !?) confermando il tradizionale ruolo del Regno Unito di maggiore alleato degli USA. Malgrado queste politiche bellicose, Blair fu eletto tre volte e governò per dieci anni, dopo 18 anni di dominio incontrastato di governi conservatori nel plauso dell’Occidente.
Nel 2007, le polemiche sulla guerra in Irak e le denunce per corruzione costringono Blair a dimettersi a metà del suo terzo mandato per lasciare il posto a Gordon Brown, e Blair diventa un inviato speciale su mandato di ONU, Ue, USA e Russia (il quartetto), arricchendosi con consulenze fruttuose con banche d’affari, regimi arabi e dittature asiatiche, che gli hanno fruttato un patrimonio di 60 milioni di sterline. Solo le sue conferenze gli fruttavano 3000 euro al minuto. Si spostava solo con un jet esclusivo e sei persone al seguito. Dormiva in suite da 7000 euro a notte. Insomma una vita da nababbo per un uomo che ha falsificato le prove, distrutto il Medio Oriente e iniziato delle guerre perniciose e distruttive di cui non si vede la fine, alimentando l’attuale terrorismo, Al Qaeda come l’Isis.
Peccato che solo oggi, dopo 19 anni dal suo ingresso in Downing Street, il rapporto Chilcot, che per 7 anni ha esaminato quanto avvenne sulla guerra in Iraq, dichiari che la guerra in Iraq fortemente voluta da Blair come da Bush fu sostenuta con prove talmente false. Oggi il discredito di Blair è pesante ma ormai il male che ha fatto ha prodotto i suoi frutti malefici. Oggi Blair viene espulso dal Labour, citato dalle famiglie delle vittime inglesi e processato per crimini contro la pace ma è troppo tardi e non pagherà mai per il male che ha fatto con tana incoscienza e superficialità.
Se il discredito internazionale di Blair oggi è unanime, resta solo un Paese dove la sua gloria resta imperitura e questo è l’Italia. Nel ‘96 Veltroni credeva di aver trovato nel laburismo di Blair la sua anima gemella. Scriveva nel suo libro: “Penso quello che Tony Blair pensa: il csx è la nuova sx del Duemila e sarebbe bello che un giorno l’Internazionale evolvesse la sua identità e la sua denominazione in ‘Internazionale dei democratici e socialisti’. Una casa più grande e rappresentativa delle diverse famiglie che compongono la sx moderna. Io vedo anche il futuro del mio partito nella costruzione di questa nuova identità“. Alla faccia! Renzi copiava il suo stile in camicia con le maniche rimboccate e giurava che la sua agenda era la stessa del premier laburista. Berlusconi lo chiamava ‘buon amico’. Persino Bertolaso spergiurava sulla bontà della sua fantomatica ‘tolleranza zero’. Insomma tutti devoti ed esaltanti, mentre i media elogiavano la ‘terza via’ che avrebbe portato ogni Paese verso il futuro radioso di un socialismo reale che si coniugava armoniosamente con un capitalismo dal volto umano. Quante balle! Nella terza via di Blair spariva la contrapposizione tra destra e sinistra, per un capitalismo morbido della pari opportunità che nei fatti dissolse ogni traccia di marxismo, schiacciò i diritti dei lavoratori, attaccò il welfare, modificò recessivamente le Costituzioni, usò il terrorismo per tagliare i diritti civili e preparò a quella svolta liberista delle sinistre europee che in Italia ha prodotto gli orrori dei Governi Monti e Renzi fino agli sfaceli attuali.
Oggi la commissione britannica, che ha lavorato per 7 anni sulle lettere tra Blair e Bush e su 150.000 documenti secretati, dichiara in modo agghiacciante che il rapporto secondo cui Saddham aveva armi di distruzione di massa era falso. Ma anche l’attentato alle Torri presenta molte oscurità, visto che avvenne lì11 settembre quando già nel marzo dello stesso anno, gli USA cominciarono a spostare truppe navali in direzione del Medio Oriente. L’invasione dell’Irak fu preparata un anno prima dell’attacco alle Torri da Bush e Blair lo appoggiò. L’11 settembre fu solo pretestuale. E Londra fu sempre subalterna alle decisioni americane. Blair non venne meno alla tradizione. Bisognava fare la guerra in ogni modo e per questo occorreva convincere l’opinione pubblica che Saddham aveva armi di sterminio con cui minacciava gli Stati uniti e la Gran Bretagna di stragi immani commesse in pochi minuti, mentre Colin Powell agitava una innocua fialetta davanti al Congresso dicendo che si trattava di antrace. A giustificare la guerra provvide con documenti falsi proprio Blair per far intendere che l’Irak possedeva la bomba atomica, notizia assolutamente falsa, come gli osservatori internazionali dissero ripetutamente, ma i media prevalsero montando l’opinione pubblica come si montano le chiare a neve. Il Sun del potentissimo Murdoch avvalorò la minaccia di sterminio di massa, è quello stesso giornale che oggi processa Toni Blair come un criminale di guerra. Il Sun aveva 10 milioni di lettori di destra e ciò fu determinante. Ma Blair e Murdoch avevano interessi coincidenti, non con la verità magari, ma certo con affari di depredazione e sterminio. I due divennero stretti amici, poi, dicono i maligni, la bellissima moglie cinese di Murdoch, Wendi Deng, si innamorò di Tony e Murdoch (83 anni) non la prese bene, così oggi il Sun è tra i primi accusatori di Blair.
Iniziare una guerra di aggressione…”, dissero nel 1946 i giudici del tribunale di Norimberga, “non è soltanto un crimine internazionale, ma è il crimine internazionale supremo, che differisce dagli altri crimini di guerra solo in quanto contiene in sé l’accumulo di tutti i mali“.
Ma tra gli adoratori di Blair non c’erano solo Veltroni e Berlusconi, citiamo l’opera disgregatrice di D’Alema e il veleno di Napolitano. Ricordiamo che negli anni ’90 la sx socialista o socialdemocratica o “ulivista” aveva in mano 13 governi su 15 in Europa. Che cosa è diventata ora? L’idea che ispirava il Labour di Blair come il Pds italiano, poi diventato Pd, era di usare i voti della base operaia, sociale, della sx ‘tradizionale’ per politiche capitalistiche, finanziarie, e di guerra. Lo ha fatto D’Alema – quando era alla segreteria del Pds e andò a Palazzo Chigi e blaterava della bicamerale– lo fa Renzi adesso, che prende ordini da Leeden, il capo degli squadrone della morte e svende l’Italia alle banche d’affari americane. E i media, ieri come allora, danno manforte in questa enorme manipolazione di massa che è, questa sì, più di Al Qaeda e dell’Isis, la vera arma di distruzione, della verità, della democrazia, dell’Occidente.

Scrive John Pilger: “Se gli Stati Uniti ed i loro vassalli non avessero iniziato la loro guerra di aggressione in Iraq nel 2003, quasi un milione di persone oggi sarebbero vive, e lo Stato islamico, o ISIS, non ci avrebbe in balìa delle sue atrocità. Essi sono la progenie del fascismo moderno, svezzato dalle bombe, dai bagni di sangue e dalle menzogne, che sono il teatro surreale conosciuto col nome di informazione. Come durante il fascismo degli anni ’30 e ’40, le grandi menzogne vengono trasmesse con la precisione di un metronomo grazie agli onnipresenti, ripetitivi media e la loro velenosa censura per omissione”.

Di tutte le sue menzogne Tony Blair non ha mai chiesto scusa. Ha detto sbrigativamente: “Ho agito in buona fede”. E’ quella ‘buona fede’ di cui sono lastricate le vie dell’inferno.

E noi oggi ci chiediamo: cosa ne è della verità, della politica e della democrazia in un’era in cui la storia, e anche le guerre, si fanno col consenso costruito nella collusione tra grandi editori e un numero limitatissimo di politici rampanti, che col loro connubio riescono a manipolare e distorcere milioni di persone incitandole all’odio e alla guerra, con la complicità di una stampa portata alla bassa e falsa manipolazione più che all’informazione. E cosa diciamo alle famiglie di quei 600.000 morti, di quei milioni di feriti, di quei 5 milioni di profughi, e di quei superstiti di ben due Paesi che dopo 15 anni sono ancora a pezzi, distrutti e inquinati? E cosa diciamo alle attuali vittime di Al Qaeda o dell’Isis che dalle guerre nate dalle menzogne di Bush e di Blair hanno tratto la loro ragione di essere?

Per essere corrotti dal totalitarismo non occorre vivere in un paese totalitario. Basta cedere, quasi senza avvedersene, al totalitarismo avanzante, e ciò avviene nelle migliori democrazie, quando i media colludono col potere e corrompono il popolo e gli impediscono di sapere e dunque di capire e di scegliere. La peggiore dittatura è quella della disinformazione programmata, che avviene con la colonizzazione dei cervelli, l’abbassamento culturale, l’inedia del senso critico, l’incitamento alla visceralità, la distrazione come plagio di massa, la superficialità come stile di vita, la perdita di senso dei valori umani, la cessione dei diritti politici e economici, la mancanza di reazione alla sottrazione dei diritti civili.
Non occorre andare nel terzo mondo per trovare questo declino.
Basta guardarsi attorno.

Oggi figure capaci di esprimere efficacemente un’alternativa radicale mancano del tutto, oppure sono sommerse dal frastuono del mainstream (opinione corrente)” John Pilger
Ma chi crea e manipola l’opinione corrente?

Come nel totalitarismo orwelliano, la parola “democrazia” è «una figura retorica»; la pace è diventata «guerra perpetua»; “globale” non significa “evoluzione diffusa” ma «potere imperialista»; la “globalizzazione del capitale” ha sotterrato la “globalizzazione dei diritti”; “il lavoro” è squalificato a qualifica provvisoria e calpestato; la parola “riforma”, un tempo portatrice di speranze, significa oggi “aggressione e distruzione di diritti”; l’“austerità” è predicata come “destino fatale e ineliminabile” mentre è solo «la prevaricazione del capitalismo estremo sui poveri col dono dell’immunità ai ricchi: un sistema ingegnoso in cui la maggioranza paga il debito di pochi e li sostiene in un’avidità fatale, tutti sono spogliati di beni, diritti e futuro per rendere più ricca e più potente una minoranza di magnati”; l’ostilità verso la verità politica è un articolo di fede inculcato.

Il bagno di sangue in Iraq è stato promosso come una crociata liberale. Con 50 guerre nel mondo, l’Europa ha la faccia di propagandarsi come “60 anni di pace”.
La gente è istigata a ingigantire i difetti microscopici delle opposizioni per coprire le ladrerie dei propri capi. Una guerra di sporca depredazione diventa una missione di esportazione di democrazia. Si chiede alla gente se accetta una privazione di diritti per tutelarsi dal terrorismo e intanto si tagliano i diritti di tutti in nome di una austerità creata a tavolino a favore di banchieri e finanzieri. Si sventolano nemici immaginari mentre si proteggono i paradisi fiscali che tutelano i bottini rubati ai popoli dai loro stesso governanti. Razzismo e xenofobia sono alimentati oggi come lo erano ieri col nazismo. Dittatori sanguinari sono tenuti come grandi alleati e protetti da critiche o contestazioni. Liberali di casa propria sono messi in croce come terroristi.

L’idea di una qualunque supremazia è diabolica.
In suo nome sono avvenuti i pogrom, gli olocausti, le guerre agli eretici, i lager, le discriminazioni politiche, sessuali e religiose, le inquisizioni, gli apartheid, le depredazioni di risorse, i letali inquinamenti, le devastazioni economiche spacciate per guerre di liberazione.
Come si creò il malefico incantamento di Hitler sulla società tedesca?
Attraverso una propaganda capillare da parte di una società che si riteneva ‘superiore’ e che pertanto si sentiva in diritto di odiare e distruggere chiunque fosse diverso.
Come si crea oggi il nuovo fascismo mediatico? Attraverso ordini che vengono dall’alto ma piovono sul ‘vuoto sottomesso’di una popolazione abituata a non pensare, a non agire in modo autonomo, a non criticare… una popolazione che comprende anche la borghesia liberale e istruita. Certo, anche grazie a quella.

E’ tempo di riconoscere che il vero terrorismo è la povertà e che la povertà maggiore è quella della conoscenza.”
E’ tempo di riconoscere che il vero terrorismo è quello che alleva l’ignoranza, che predica la disinformazione, che procede con la menzogna”.
.
Gli Stati uniti sono stati in guerra 223 anni sui 240 che esistono come Stato.
L’unica volta che gli Stati Uniti sono rimasti 5 anni senza guerra (1935-1940) è stato durante il periodo isolazionista della Grande Depressione.

IL FASCISMO IMPERIALISTA AMERICANO
Un grande giornalista: John Pilger

LIBIA

Nel 2011 la Nato effettuò 9.700 attacchi contro la Libia, più di un terzo dei quali mirato ad obiettivi civili. Utilizzarono testate all’uranio impoverito; le città di Misurata e Sirte furono bombardate a tappeto. La Croce Rossa trovò fosse comuni, e l’Unicef riferì che “la maggior parte dei bambini uccisi aveva meno di dieci anni“. Questo ha fatto la NATO.
La pubblica sodomizzazione con una baionetta di Gheddafi fu salutata da Hillary Clinton, allora segretario di Stato, con le parole: “Siamo venuti, abbiamo visto, è morto.” Il suo omicidio, come la distruzione del suo paese, è stato giustificato con la solita grande menzogna: stava progettando il “genocidio” del suo popolo. Obama disse: “Sapevamo… che se avessimo aspettato un altro giorno, Bengasi avrebbe potuto subire un massacro che avrebbe macchiato la coscienza del mondo”. Era un’invenzione. Dissero che ci sarebbe stato “un vero e proprio bagno di sangue, un massacro come quello in Ruanda”. La menzogna fornì la prima scintilla all’inferno della Nato, che David Cameron chiamò “intervento umanitario”.
Molti dei “ribelli”, segretamente armati e addestrati dalle SAS britanniche, sarebbero poi diventati ISIS, il cui video più recente mostra la decapitazione di 21 lavoratori copti cristiani sequestrati a Sirte, la città distrutta per conto loro dai bombardieri della Nato.
Per Obama, Cameron e Hollande, il vero crimine di Gheddafi era l’indipendenza economica della Libia e la sua dichiarata intenzione di smettere di vendere in dollari USA le più grandi riserve di petrolio dell’Africa. Il petrodollaro è un pilastro del potere imperiale americano. Gheddafi aveva tentato con audacia di introdurre una moneta comune in Africa, basata sull’oro, voleva creare una banca tutta africana e promuovere l’unione economica tra i paesi poveri ma con risorse pregiate. Ma questa idea era intollerabile per gli Stati Uniti (sarebbe stata un attacco alla supremazia del dollaro, così come l’intento di Saddham di ricevere euro per il pagamento del suo petrolio all’Europa).
Dopo l’attacco della Nato e sotto la copertura di una risoluzione del Consiglio di Sicurezza, Obama confiscò 30 miliardi di dollari dalla Banca centrale libica, che Gheddafi aveva stanziato per creare una Banca centrale africana col dinaro africano, valuta basata sull’oro.

LA SERBIA
Nel 1999, Bill Clinton e Tony Blair inviarono la Nato a bombardare la Serbia, perché, dissero mentendo, i serbi stavano commettendo un “genocidio” contro gli albanesi del Kosovo. David Scheffer, ‘ambasciatore degli Stati Uniti nel mondo per crimini di guerra’ [sic], affermò: “225.000 albanesi tra i 14 e i 59 anni possono già essere stati uccisi”. Sia Clinton che Blair evocarono l’Olocausto e “lo spirito della seconda guerra mondiale”. L’eroico alleato dell’Occidente era l’Esercito di Liberazione del Kosovo (UCK), ma nessuno parò dei suoi crimini.
Finiti i bombardamenti della Nato, con gran parte delle infrastrutture della Serbia distrutte, insieme a scuole, ospedali, monasteri e la stazione televisiva nazionale, le squadre internazionali di polizia scientifica scesero sul Kosovo per riesumare le prove del cosiddetto “olocausto”. L’FBI non riuscì a trovare una singola fossa comune e tornò a casa. Il team spagnolo fece lo stesso. “Era tutta una macchina di propaganda di guerra”. Un anno dopo, un tribunale delle Nazioni Unite sulla Jugoslavia svelò il conto finale dei morti in Kosovo: 2.788. Questa cifra comprendeva i combattenti su entrambi i lati e serbi e rom uccisi dal KLA. Non c’era stato alcun genocidio. L'”olocausto” era una menzogna. L’attacco Nato era stato fraudolento.
Dietro la menzogna, c’era una seria motivazione. La Jugoslavia era un’indipendente federazione multietnica, unica nel suo genere, che fungeva da ponte politico ed economico durante la guerra fredda. La maggior parte dei suoi servizi e della sua grande produzione era di proprietà pubblica. Questo non era accettabile in una Comunità Europea in piena espansione, in particolare per la nuova Germania unita, che aveva iniziato a spingersi ad est per accaparrarsi il suo “mercato naturale” nelle province jugoslave di Croazia e Slovenia. Prima che gli europei si riunissero a Maastricht, tutto era stato approvato; la Germania avrebbe riconosciuto la Croazia. Il destino della Jugoslavia era segnato.

Gli Stati Uniti ordinarono alla banca Mondiale di negare prestiti alla sofferente economia jugoslava, mentre la Nato, che dopo la fine della guerra fredda non serviva più a nulla resuscitò come tutore dell’ordine imperiale. Nel 1999, durante una conferenza sulla “pace” in Kosovo a Rambouillet, Francia, i serbi furono sottoposti alle tattiche ipocrite dei sopracitati tutori. L’accordo di Rambouillet comprendeva un allegato B segreto, che la delegazione statunitense inserì all’ultimo momento e che esigeva che tutta la Jugoslavia – un paese con ricordi amari dell’occupazione nazista – fosse messa sotto occupazione militare, e che fosse attuata una “economia di libero mercato” con la privatizzazione di tutti i beni appartenenti al governo. Nessuno stato sovrano avrebbe potuto firmare una cosa del genere. La punizione fu rapida; le bombe della Nato caddero su di un paese indifeso. La pietra miliare delle catastrofi era stata posata. Seguirono le catastrofi dell’Afghanistan, poi dell’Iraq, della Libia, della Siria, e adesso dell’Ucraina.

Dal 1945, più di un terzo dei membri delle Nazioni Unite – 69 paesi – hanno subito alcune o tutte le seguenti situazioni per mano del moderno fascismo americano. Sono stati invasi, i loro governi rovesciati, i loro movimenti popolari soppressi, i risultati delle elezioni sovvertiti, la loro gente bombardata e le loro economie spogliate di ogni protezione, le loro società sottoposte ad un assedio paralizzante noto come “sanzioni”.
Lo storico britannico Mark Curtis stima il numero di morti in milioni. Come giustificazione, in ogni singolo caso una grande menzogna è stata raccontata.

AFGHANISTAN
“Questa sera, per la prima volta dall’11 settembre, la nostra missione di guerra in Afghanistan è conclusa.” Queste le parole di apertura del discorso di Obama nel 2015. In realtà, circa 10.000 soldati e 20.000 appaltatori militari (mercenari) rimangono in Afghanistan con incarichi imprecisati. “La guerra più lunga nella storia americana sta arrivando ad una conclusione responsabile”, ha detto Obama. La verità è che sono stati uccisi in Afghanistan nel 2014 più civili che in qualsiasi anno da quando l’ONU tiene il conto. La maggior parte delle uccisioni – sia civili che militari – sono avvenute durante la presidenza di Obama.
La tragedia dell’Afghanistan fa a gara con il crimine epico perpetrato in Indocina. Nel suo elogiato e più volte citato libro ‘La Grande Scacchiera: il Primato Americano e i suoi Imperativi Geostrategici’, Brzezinski, il padrino delle politiche americane dall’Afghanistan ad oggi, scrive che se l’obiettivo dell’America è quello di controllare l’Eurasia e di dominare il mondo, essa non può tollerare una democrazia popolare, perché “la democrazia è nemica dell’impegno imperiale.”
Come hanno rivelato Wikileaks ed Edward Snowden, uno stato di polizia e di controllo sta soppiantando la democrazia. Nel 1976, Brzezinski, allora Consigliere della Sicurezza Nazionale della presidenza Carter, ha dimostrato il suo punto di vista comminando un colpo mortale alla prima e unica democrazia dell’Afghanistan. Ma nessuno conosce questa storia fondamentale.

Nel 1960, una rivoluzione popolare dilagò in Afghanistan, il paese più povero della terra, riuscendo a rovesciare le vestigia del regime aristocratico nel 1978.
Il Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan (PDPA) formò un governo e compilò un programma di riforme che prevedeva l’abolizione del feudalesimo, la libertà per tutte le religioni, la parità di diritti per le donne e giustizia sociale per le minoranze etniche. Più di 13.000 prigionieri politici furono liberati e gli archivi di polizia pubblicamente bruciati.
Il nuovo governo introdusse cure mediche gratuite per i più poveri, abolì la condizione di bracciante, varò un programma di alfabetizzazione di massa. I progressi che ci furono per le donne erano fino ad allora impensabili. Verso la fine del 1980, la metà degli studenti universitari erano donne, ed esse rappresentavano quasi la metà dei medici afgani, un terzo dei dipendenti pubblici e la maggior parte degli insegnanti. “Ogni ragazza poteva andare a scuola e all’università. Potevamo andare dove volevamo e indossare quello che ci piaceva. Di venerdì andavamo al bar o al cinema a vedere l’ultimo film indiano e ascoltavamo la musica più in voga. Tutto cominciò ad andare storto quando i mujahedin iniziarono ad imporsi. Uccidevano gli insegnanti e bruciavano le scuole. Eravamo terrorizzati. Era strano e triste pensare che queste persone erano spalleggiate dall’Occidente.”
Il PDPA al governo era sostenuto dall’Unione Sovietica, anche se, come l’ex segretario di Stato Cyrus Vance ammise poi, “non vi era alcuna prova di complicità sovietica nella rivoluzione”. Preoccupato dalla crescente fiducia dei movimenti di liberazione in tutto il mondo, Brzezinski decise che, se l’Afghanistan avesse trionfato con il PDPA, la sua indipendenza e il suo progresso avrebbero posto la “minaccia di un esempio promettente”.
Il 3 luglio 1979, la Casa Bianca segretamente autorizzò lo stanziamento di 500 milioni di dollari in armi e logistica per sostenere gruppi tribali “fondamentalisti”, conosciuti come mujahedin. L’obiettivo era quello di rovesciare il primo governo laico e riformista dell’Afghanistan. Nel mese di agosto del 1979 l’ambasciata americana a Kabul segnalò che “gli interessi degli Stati Uniti sarebbero stati asserviti meglio dalla scomparsa del PDPA, malgrado ciò che questo avrebbe significato per le future riforme sociali ed economiche dell’Afghanistan”.

I mujaheddin furono i precursori di al-Qaeda e dello stato islamico. Tra questi c’era Gulbuddin Hekmatyar, che ricevette decine di milioni di dollari in contanti dalla CIA. Le sue specialità erano il traffico di oppio e gettare acido in faccia alle donne che si rifiutavano di portare il velo. Fu invitato a Londra, e decantato dal Primo Ministro, Margaret Thatcher, come “combattente per la libertà”.
Forse questi fanatici sarebbero rimasti nel loro mondo tribale se Brzezinski non avesse promosso un movimento internazionale per favorire il fondamentalismo islamico in Asia centrale, così minando una politica laica di liberazione e “destabilizzando” l’Unione Sovietica, per creare “un po’ di musulmani esagitati”. Il suo grande piano coincise con le ambizioni del dittatore pakistano, il generale Zia ul-Haq, per il dominio della regione. Nel 1986, la CIA e l’ISI, l’agenzia di intelligence del Pakistan, iniziarono a reclutare persone da tutto il mondo per promuovere la jihad afgana. Il multi-miliardario saudita Osama bin Laden era tra questi. Agenti che un domani si sarebbero uniti ai talebani e ad al-Qaeda, furono reclutati in un college islamico di Brooklyn, New York, e a loro fu impartita una formazione paramilitare in una zona di proprietà della CIA in Virginia. Fu l’Operazione Ciclone e il suo successo culminò nel 1996, quando l’ultimo presidente del PDPA afghano, Mohammed Najibullah – che si era recato al cospetto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per implorare aiuto – fu impiccato ad un lampione dai talebani.
Il risultato dell’Operazione Ciclone e dei “pochi musulmani esagitati” fu l’11 settembre 2001. L’Operazione Ciclone divenne la “guerra al terrore”, in cui innumerevoli uomini, donne e bambini avrebbero perso la vita in tutto il mondo musulmano, dall’Afghanistan all’Iraq, allo Yemen, alla Somalia e alla Siria. Il messaggio dei cosiddetti tutori dell’ordine era e rimane: “O sei con noi o contro di noi”.

Ciò che accomuna il fascismo passato a quello presente sono gli omicidi di massa. L’invasione americana del Vietnam aveva le sue “zone di fuoco libero”, “conteggio dei caduti” e “danni collaterali”. Nella provincia di Quang Ngai, da dove corrispondevo, molte migliaia di civili (“musi gialli”) sono stati assassinati dagli Stati Uniti; eppure si ricorda solo un massacro, quello di My Lai. In Laos e Cambogia, il più grande bombardamento aereo della storia ha prodotto un’epoca di terrore contrassegnato ancora oggi dallo spettacolo di crateri di bombe congiunti. Il bombardamento diede alla Cambogia il proprio ISIS, guidato da Pol Pot.
Oggi, la più grande campagna del terrore al mondo ha come conseguenza l’esecuzione di intere famiglie, di ospiti a matrimoni, di persone in lutto ai funerali. Sono queste le vittime di Obama. Secondo il New York Times, ogni martedì, nella Situation Room della Casa Bianca, Obama consulta un “elenco di persone da uccidere” procuratogli dalla CIA. Decide allora, senza uno straccio di giustificazione legale, chi vivrà e chi morirà. La sua arma di esecuzione sono i missili Hellfire portati da un velivolo senza pilota, un drone; questi arrostiscono le loro vittime e deturpano la zona con i loro resti. Ogni “colpo” viene registrato sullo schermo di un lontano computer.
“I marciatori al passo dell’oca”, scrisse lo storico Norman Pollock, “sostituiscono la militarizzazione apparentemente più innocua della cultura totale. E come loro tronfio capoccia, abbiamo un riformatore mancato, allegramente al lavoro, a pianificare ed eseguire assassinii, sorridendo continuamente”.

Ciò che accomuna i fascismi vecchio e nuovo è il culto della superiorità. “Credo nell’eccezionalità americana con ogni fibra del mio essere“, disse Obama, evocando dichiarazioni da fanatismo nazionale degli anni ’30. E’ stato Carl Schmitt, devoto di Hitler, a dire: “Il sovrano è colui che decide l’eccezione.” Questo riassume l’americanismo, l’ideologia dominante del mondo. Che non sia riconosciuta come un’ideologia predatrice è merito di un ugualmente riconosciuto lavaggio di cervello. Infida, non dichiarata, presentata spiritosamente come illuminazione in cammino, la sua arroganza permea la cultura occidentale. Sono cresciuto con una dieta cinematografica di gloria americana, quasi tutta fatta di distorsione della realtà. Non avevo idea che fosse stata l’Armata Rossa a distruggere la maggior parte della macchina da guerra nazista, ad un costo di ben 13 milioni di soldati. Per contro, le perdite degli Stati Uniti, quelle nel Pacifico incluse, sono state di 400.000 vittime. Hollywood ha falsificato anche questo.
La differenza ora è che gli spettatori sono invitati a contorcersi sui sedili guardando la “tragedia” di psicopatici americani che devono uccidere persone in luoghi lontani – proprio come fa il loro stesso presidente –. L’attore e regista Clint Eastwood, incarnazione della violenza di Hollywood, è stato nominato per un Oscar quest’anno per il suo film “American Sniper”, che parla di un assassino pazzoide con licenza di uccidere. Il New York Times ha descritto il film come “patriottico e pro-famiglia, e ha battuto tutti i record di presenze già nei primi giorni di apertura”.
Non ci sono film eroici che descrivono l’abbraccio americano del fascismo. Durante la seconda guerra mondiale, l’America (e la Gran Bretagna) sono scesi in guerra contro i greci che avevano combattuto eroicamente contro il nazismo e resistevano all’ascesa del fascismo greco. Nel 1967, la CIA ha contribuito a portare al potere una giunta militare fascista ad Atene – come ha fatto in Brasile e nella maggior parte dell’America Latina. Ai tedeschi ed europei dell’est collusi con l’aggressore nazista e coinvolti in crimini contro l’umanità è stato dato un rifugio sicuro negli Stati Uniti; molti sono stati elogiati e premiati per il loro talento. Wernher von Braun è stato il “padre” sia della terribile bomba nazista V-2 che del programma spaziale degli Stati Uniti.

Nel 1990, come ex repubbliche sovietiche, l’Europa orientale e i Balcani divennero avamposti militari della Nato, e gli eredi di un movimento nazista in Ucraina ebbero la loro opportunità. Nonostante fosse responsabile della morte di migliaia di ebrei, polacchi e russi durante l’invasione nazista dell’Unione Sovietica, il fascismo ucraino è stato riabilitato e la sua “new wave”, salutata dai suddetti tutori dell’ordine come “nazionalista”.
Il suo apice fu raggiunto nel 2014, quando l’amministrazione Obama stanziò 5 miliardi di dollari per un colpo di stato contro il governo eletto. Le truppe d’assalto erano neonaziste, note come Settore Destro e Svoboda. Tra i loro capi c’è Oleh Tyahnybok, che ha chiesto l’epurazione della “mafia ebrea di Mosca” e di “altra feccia”, tra cui gay, femministe e quelli della sinistra politica.
Adesso questi fascisti sono integrati nel governo golpista di Kiev. Il primo vice-presidente del parlamento ucraino, Andriy Parubiy, leader del partito di governo, è co-fondatore di Svoboda. Il 14 febbraio scorso, Parubiy ha annunciato che sarebbe volato a Washington per ottenere “dagli Stati Uniti armi molto più moderne e precise”. Se ci riesce, questo sarà considerato come un atto di guerra dalla Russia.
Nessun leader occidentale ha parlato della rinascita del fascismo nel cuore stesso dell’Europa, ad eccezione di Putin, il cui popolo ha sacrificato 22 milioni di persone all’invasione nazista avvenuta attraverso il confine dell’Ucraina. Alla recente Conferenza sulla sicurezza di Monaco, l’Ass. Segretario di Stato di Obama per gli affari europei ed eurasiatici, Victoria Nuland, ha urlato abusi ai leader europei che si opponevano all’armamento degli Stati Uniti del regime di Kiev. Ha chiamato il ministro della difesa tedesco “ministro per il disfattismo”. Era stata la Nuland a progettare il colpo di stato a Kiev. È la moglie di Robert D. Kaplan, un’autorità tra i “neo-con” di estrema destra del Centro per una Nuova Sicurezza Americana, ed è stata consigliere per la politica estera del fascista Dick Cheney.
I piani della Nuland non sono andati a buon fine. Alla Nato è stato impedito di appropriarsi della storica e legittima base navale russa nelle calde acque della Crimea – dove la popolazione, in gran parte russa, ma illegalmente accorpata all’Ucraina da Krusciov nel 1954 – ha votato in massa per tornare alla Russia, come già aveva fatto nel 1990. Il referendum è stato volontario, popolare e controllato a livello internazionale. Non c’era stata alcuna invasione.
Nello stesso momento il regime di Kiev si avventò ad est sulla popolazione di etnia russa con una ferocia da pulizia etnica. Usando milizie neo-naziste alla maniera delle Waffen-SS, bombardarono e misero a ferro e fuoco le città. Usarono la fame di massa come arma, tagliarono l’elettricità, congelarono conti bancari, bloccarono l’erogazione di assegni sociali e delle pensioni. Più di un milione di profughi fuggirono oltre confine, in Russia. Per i media occidentali, erano persone in fuga “dalla violenza” causata dalla “invasione russa”. Il comandante Nato, generale Breedlove – il cui nome e le cui azioni potrebbero essere stati ispirati al “Dottor Stranamore” di Stanley Kubrick – dichiarò che 40.000 truppe russe si stavano “ammassando” ai confini ucraini. Nell’era di prove satellitari, non ne fornì alcuna.
È da lungo tempo che le persone di lingua russa e bilingue dell’Ucraina – un terzo della popolazione – stanno cercando di costruirsi una federazione che rifletta le diversità etniche del paese e che sia autonoma e indipendente da Mosca. La maggior parte non è composta da “separatisti”, ma da cittadini che vogliono vivere in sicurezza nella loro patria e che si oppongono alla presa di potere a Kiev. La loro rivolta e la creazione di “stati” autonomi è la reazione agli attacchi effettuati da Kiev su di loro. Poco di tutto ciò è stato spiegato al pubblico occidentale.
Il 2 maggio 2014, a Odessa, 41 persone di etnia russa furono bruciate vive nel quartier generale del loro sindacato, nonostante la presenza della polizia. Il leader di Settore Destro, Dmytro Yarosh, salutò il massacro come “un altro giorno luminoso nella storia del nostro paese”. Nei media americani e britannici, l’atrocità venne riportata come una “tragedia poco chiara” derivante da “scontri” tra “nazionalisti” (neonazisti) e “separatisti” (persone che raccoglievano firme per un referendum per un’Ucraina federale).
Il New York Times seppellì la notizia, ricacciando come propaganda russa gli avvertimenti sulle politiche fasciste e antisemite dei nuovi clienti di Washington. Il Wall Street Journal condannò le vittime stesse titolando: “Incendio Mortale in Ucraina Probabilmente Causato dai Ribelli, Dice il Governo”. Obama si congratulò con la giunta per il loro “contegno”.
Se Putin si lascerà provocare e andrà in loro aiuto, il suo ruolo (preconfezionato in occidente) di “paria” giustificherà la menzogna che la Russia sta invadendo l’Ucraina. Il 29 gennaio, il comandante supremo ucraino, generale Viktor Muzhenko, quasi involontariamente fece crollare la base su cui le sanzioni degli Stati Uniti e dell’UE alla Russia sono posate, quando in una conferenza stampa dichiarò con enfasi che: “l’esercito ucraino non sta combattendo contro le truppe regolari dell’esercito russo”. Si trattava di “singoli cittadini” membri di “gruppi armati illegali”, ma non c’era un’invasione russa. Questo però non fece notizia. Il ministro degli esteri di Kiev, Vadym Prystaiko, ha chiesto una “guerra totale” alla Russia, potenza nucleare [!].
Il senatore statunitense James Inhofe, repubblicano dell’Oklahoma, il 21 febbraio ha proposto un disegno di legge che autorizza l’invio di armi americane al regime di Kiev. Nella sua presentazione al Senato, Inhofe ha usato fotografie a suo dire di truppe russe che entravano in Ucraina, anche se da tempo si sapeva che erano false. Il fatto ricorda le immagini false di un impianto sovietico in Nicaragua presentate da Ronald Reagan, e delle prove false prodotte da Colin Powell alle Nazioni Unite delle armi di distruzione di massa in Iraq.
L’intensità della campagna diffamatoria contro la Russia e la rappresentazione del suo Presidente come un cattivo da farsa è qualcosa che io non ho mai visto prima come giornalista. Robert Parry, uno dei giornalisti investigativi più rinomati d’America, che svelò lo scandalo Iran-Contra, ha scritto di recente: “Nessun governo europeo, da quello tedesco di Hitler, ha finora pensato bene di inviare truppe d’assalto naziste a fare la guerra ad una popolazione nazionale, ma il regime di Kiev lo ha fatto, e lo ha fatto consapevolmente. Eppure tra i media e nello spettro politico dell’Occidente, c’è stato uno studiato sforzo di coprire questa realtà fino al punto da ignorare fatti che sono stati ben definiti … Se vi domandate come il mondo potrebbe incappare nella terza guerra mondiale – come ha fatto nella prima guerra mondiale un secolo fa – tutto quello che dovete fare è guardare alla follia Ucraina che si è dimostrata insensibile a fatti o ragione”.
Nel 1946, il pubblico ministero del Tribunale di Norimberga disse dei media tedeschi: “L’uso della guerra psicologica fatto dai cospiratori nazisti è ben noto. Prima di ogni aggressione di grande portata, con alcune poche eccezioni basate su ragioni opportunistiche, hanno avviato una campagna di stampa mirata ad indebolire le loro vittime e a preparare psicologicamente il popolo tedesco all’attacco … Nel sistema di propaganda di stato di Hitler erano i quotidiani e le emittenti radio ad essere le armi più importanti.” Sul Guardian del 2 febbraio scorso, Timothy Garton-Ash ha in effetti auspicato una guerra mondiale. “Putin deve essere fermato”, diceva il titolo. “E a volte solo le armi possono fermare le armi.” Ha ammesso che la minaccia di una guerra potrebbe “alimentare nei russi una paranoia da accerchiamento”; ma che ciò andava bene. Dopo aver controllato le attrezzature militari necessarie per il lavoro rassicurò i suoi lettori che “l’America è equipaggiata meglio”.

IRAK
Nel 2003, Garton-Ash, professore di Oxford, ribadì la propaganda che portò al massacro in Iraq. “Saddam Hussein”, scrisse, “come Colin Powell ha documentato, ha accumulato grandi quantità di spaventose armi chimiche e biologiche, e ora nasconde quel che ne resta. Sta ancora cercando di procurarsi quelle nucleari.” Elogiò Blair come “un proselito di Gladstone, un cristiano liberale interventista”. E nel 2006, scrisse, “Ora ci troviamo di fronte alla prossima grande prova dell’Occidente dopo l’Iraq. L’Iran”.
Tali sfoghi non sono diversi da quelli delle élite liberali transatlantiche che hanno raggiunto un accordo faustiano. Il criminale di guerra Blair è il loro capo perduto. The Guardian, in cui è apparso l’articolo di Garton-Ash, ha pubblicato un’inserzione a pagina intera di un bombardiere Stealth americano. Sulla minacciosa immagine del mostro della Lockheed Martin era scritto: “L’F35, ottimo per la Gran Bretagna.”. Questo “gingillo” americano costerà ai contribuenti britannici 1.3 miliardi di sterline, visto che i suoi precursori modelli “F” hanno fatto stragi in tutto il mondo. In sintonia con il suo inserzionista, un editoriale del Guardian chiedeva un aumento delle spese militari.

UCRAINA
Non solo i padroni del mondo vogliono l’Ucraina come base missilistica, ma vogliono anche la sua economia. Il nuovo ministro delle Finanze di Kiev, Natalie Jaresko, è un ex alto funzionario del Dipartimento di Stato USA incaricato degli “investimenti” degli Stati Uniti all’estero. Le è stata conferita frettolosamente la cittadinanza ucraina. Vogliono l’Ucraina per le sue riserve di gas. Il figlio del vice presidente USA Joe Biden è nel consiglio di amministrazione della più grande compagnia petrolifera, del gas e fracking dell’Ucraina. I produttori di sementi geneticamente modificate, aziende come la famigerata Monsanto, vogliono il ricco suolo agricolo dell’Ucraina.
Soprattutto, vogliono il potente vicino di casa dell’Ucraina, la Russia. Vogliono balcanizzare o smembrare la Russia per poter sfruttare la più grande fonte di gas naturale sulla terra. Visto che il ghiaccio artico si sta sciogliendo, essi vogliono il controllo dell’Oceano Artico e delle sue ricchezze energetiche, e le estese terre di confine artico della Russia. Il loro uomo a Mosca era stato Boris Eltsin, un ubriacone che ha consegnato l’economia del suo paese all’Occidente. Il suo successore, Putin, ha ristabilito la Russia come nazione sovrana; questo è il suo crimine.

La responsabilità di tutti noi è chiara. È quella di scoprire e denunciare le incoscienti menzogne dei guerrafondai e di non colludere con loro. È di risvegliare i grandi movimenti popolari che hanno portato una fragile civiltà a moderni stati imperiali. Ma soprattutto è di prevenire la conquista di noi stessi: delle nostre menti, della nostra umanità, della nostra autostima. Se rimaniamo in silenzio, la vittoria su di noi è certa, e un olocausto ci aspetta.

I RAPPORTI DI ERDOGAN CON PUTIN
VV

Sintetizzo quanto riportato da en.farsnews.com sul colpo di stato in Turchia. Su Erdogan si stanno giocando giochi internazionali gravissimi perché molto dipenderà dalla volontà del premier turco di restare alleato con gli USA o volgersi verso Putin, fatto che segnerebbe una svolta grave nel conflitto Siria-Iraq.
Già alcune ore prima del colpo di stato, Putin aveva avvertito Erdogan, egli sapeva quanto sarebbe successo e aveva allertato l’esercito. Gli insorti avevano inviato elicotteri al suo albergo per ucciderlo ma Erdogan era stato avvertito dai russi del golpe attraverso i loro sistemi elettronici in Siria in grado di intercettare i messaggi e ha lasciato l’albergo 44 minuti prima dell’attacco.
Come ricordiamo, un anno fa la Turchia ha abbattuto un bombardiere russo e Erdogan, che allora era un nemico convinto del presidente siriano Assad, si è rifiutato di porgere le scuse a Mosca. Ma 4 giorni dopo il colpo di stato, i due piloti turchi che hanno abbattuto l’aereo russo sono stati arrestati e collegati al golpe, così domenica, Putin ha contattato Erdogan e ora aspettiamo di sapere quali saranno le conseguenze di questo contatto. Nessun funzionari ha ancora rilasciato commenti.
Ad Ankara, fonti ufficiali anche dell’esercito hanno confermato che alti generali erano stati informati del colpo di stato già la scorsa settimana dal MIT (servizi segreti turchi) e si sapeva dell’attacco 5 ore prima che iniziasse l’azione così la maggioranza dei militari fedeli a Erdogan ha potuto reprimere il tentativo insurrezionale. I golpisti hanno avviato l’operazione 6 ore prima di quanto fissato, probabilmente perché avevano capito che i loro piani erano compromessi ma ciò non è bastato.
Tutto è accaduto in 4 ore venerdì, 4 giorni dopo Erdogan ha dichiarato ai media la sua intenzione di dare una svolta fondamentale nella politica estera della Turchia per porre fine una volta per tutte alle divergenze con gli Stati confinanti. Il giorno dopo il portavoce del Cremlino annunciava che Erdogan sarebbe andato in Russia ai primi di agosto, dunque tra poco, per incontrare Putin.
L’Iran condanna il colpo di stato a solo due ore dal suo inizio. Alti funzionari della sicurezza e della politica estera iraniani sono stati in contatto con Erdogan e i suoi ministri durante tutto il venerdì. Un funzionario iraniano ha soffiato che mani straniere sono coinvolte nei fatti, oggi come in passato, si ricordi il colpo di stato contro il primo ministro iraniano Mossadeq nel 1953 e l’attuale colpo di stato potrebbe svolgersi in diverse ondate come avvenne in Iran nel 1953. Quando il primo colpo di stato fallì, ne avevano un altro pronto -. e ci sono riusciti.
Erdogan sostiene che il golpe è stato promosso dal predicatore Gulen, che risiede negli USA, un tempo alleato chiave di Erdogan, e accusa gli Stati Uniti di averne architettato la trama. Gülen ha un’impresa multi-miliardaria (in dollari) in Arabia Saudita e il suo potere è cresciuto nell’ambito della discordia di questa con la Turchia. L’Arabia saudita ha condannato il colpo di stato in modo sospetto. Più tardi, sui media è emerso che i vertici dell’Arabia saudita e gli Emirati arabi, due forti alleati degli Stati Uniti con legami intimi l’un con l’altro nel Golfo Persico – sono coinvolti nel colpo di stato. Un membro della famiglia reale sostiene che alti funzionari governativi dei due Paesi erano stati informati del colpo di stato in Turchia molto prima che avesse luogo. I leader degli Emirati Arabi Uniti avrebbero svolto un ruolo nel colpo di stato.
Ora tutto sta a vedere cosa farà Erdogan. Se si spostasse verso la Russia, tutti gli equilibri del Medio Oriente potrebbero cambiare.
.
Per questo gli Stati uniti fanno con Erdogan lo stesso giochetto che fecero con Saddham, prima amico, poi nemico pubblico numero uno.

LA CIA DIETRO IL COLPO DI STATO TURCO

F. William Engdahl (sunto) consulente strategico e docente; laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton; specializzato in argomenti geopolitici e petroliferi; scrive in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”
informationclearinghouse.info

Riepilogando: la sera di venerdì 15 luglio, un gruppo di ufficiali militari turchi ha annunciato un colpo di stato per assumere il controllo del paese. Ma l’azione è fallita. Dietro questo tentato golpe ci sono ragioni legate ai cambiamenti geopolitici dovuti alle scelte di Erdogan. Il golpe è stato provocato dalla CIA (questo asserisce Engdahl). Una mossa chiaramente disperata e male organizzata che potrebbe partire da Gülen. Gülen è una risorsa della CIA controllata al 100%. Vive da anni in esilio in Pennsylvania, dopo aver ottenuto un passaggio sicuro e una green card grazie ad ex-alti funzionari CIA come Graham Fuller e l’ex-ambasciatore degli Stati Uniti ad Ankara. Fa parte di un folle progetto pluridecennale della CIA di armare l’Islam politico come strumento di cambio di regime.
Ricordiamo che nel 2013 ci sono state sia a Istanbul che altrove molte proteste di massa contro Erdogan. Fu proprio allora che Gülen, che in precedenza aveva stretto un accordo con il partito AK di Erdogan, gli si mise contro, definendolo un tiranno. Da allora Erdogan ha tentato di tutto per sradicare i suoi avversari politici più pericolosi. Il Movimento Gülen negli ultimi due anni ha subito duri colpi da parte di Erdogan con le sue purghe. Ora quello che interessa è la politica estera di Erdogan: il possibile riavvicinamento con la Russia, la riapertura dei colloqui sul gasdotto Russo/turco che arriva al confine con la Grecia; il riavvicinamento al premier israeliano Netanyahu e l’apparente consenso di Erdogan (condizione posta da Putin) sul cessare ogni azione turca per rovesciare il presidente della Siria Assad, interrompendo ogni aiuto nascosto all’Isis per il loro addestramento in Turchia e per la vendita del suo petrolio sul mercato nero. E’ un’enorme sconfitta geopolitica per Obama, probabilmente il presidente più incompetente nella storia Americana.
Obama e la NATO tentano di coprire tutto con un… “caloroso abbraccio al presidente democraticamente eletto Erdogan”, un po’ come fecero in Ucraina, durante il colpo pilotato dalla CIA nel 2014, con Yanukovic, anche lui “presidente democraticamente eletto”. Sono i danni fatti da Washington, nel tentativo di provocare una scissione tra Russia e Ue.
Dovrebbe essere chiaro che dietro il tentato colpo in Turchia c’è Washington che attacca Erdogan perché in giugno si è allontanato dalla strategia USA anti-Assad e ha guardato verso Israele (attualmente in conflitto geopolitico con Washington) e verso la Russia.
Washington ha un bisogno disperato di avere la Turchia nella NATO per la sua strategia globale, soprattutto per il controllo dei flussi petroliferi in Medio Oriente e ora anche per il gas naturale. Ecco perché quando è stato chiaro che il colpo sarebbe fallito, Obama e compagnia hanno inviato “un caloroso abbraccio” al loro “amico” Erdogan, per “contenere i danni”.
Questi fatti potrebbero avere ripercussioni sull’Ue? Il progetto di Unione Europea è in disfacimento. E’ il risultato di un’idea mostruosa, promossa negli anni ’50 da Churchill, la CIA dei primi anni e da loro amici europei come Monnet (uno dei padri fondatori dell’Ue), che avrebbe permesso agli USA di poter meglio controllare l’Europa. Prova ne è stato il recente intervento di Obama quando ha invitato il popolo britannico a votare contro la brexit. L’U.E. è una mostruosa burocrazia senza volto, dall’alto in basso, non eletta, che non risponde ai singoli cittadini e con sede a Bruxelles, vicino al quartiere generale della NATO.
La Brexit ha dato inizio alla sua dissoluzione. Credo che da ora in poi il processo sarà inarrestabile. La prossima forse sarà l’Ungheria, sempre che la CIA non riesca a mettere in piedi una ‘rivoluzione di colore’ contro Orban prima del referendum del prossimo ottobre. In Francia, i sostenitori di Marie Le Pen e milioni di Francesi sono stanchi dei diktat di Bruxelles.
Dietro la politica turca c’è anche il problema dei migranti siriani. Se Erdogan e Assad, sostenuti da Putin, e magari da Israele, riusciranno a riportare la pace in Siria, i flussi dei migranti in fuga dalla guerra dovrebbero cessare. La gente vuole tornare a casa, ricostruire la sua vita nel proprio paese.
.
Ma perché gli Stati uniti hanno un così disperato bisogno di guerra? I motivi sono tanti: prima di tutto le guerre servono per mantenere in vita il mito della supremazia americana e il valore sopravvalutato del dollaro, contro una economia interna fallimentare che si basa ormai quasi interamente sulla guerra, sulle depredazioni che le corporation fanno delle risorse di altri Paesi, e sulle enormi spese militari americane. Poi perché è proprio negli Stati uniti che si misura il fallimento dell’ideologia iperliberista e del finanzcapitalismo. Se l’imposizione ai Paesi dell’Ue dell’austerità come sistema per incatenarli ad un debito infinito per costringerli a una cessione progressiva dei loro beni, delle loro risorse, dei loro diritti e della democrazia delle loro Costituzioni, ha ridotto l’Europa in stato di servaggio e di declino, gli Stati uniti non hanno nulla di cui vantarsi di fronte all’enormità del loro debito e ad una valuta che ormai si sostiene sul nulla.

L’ENORMITA’ DEL DEBITO AMERICANO
Claudio S. Martinotti Doria

Le cifre dell’indebitamento americano sono allucinanti, talmente elevate da risultare persino difficili da quantificare a livello cognitivo: 19.200 miliardi di dollari di debito pubblico governativo, 63.500 miliardi di dollari di debito totale comprendendo anche gli enti locali (quello del settore privato non lo conosce nessuno), oltre 1400 miliardi di deficit annuale nel bilancio federale. Inoltre le banche USA hanno nei loro asset oltre 180.000 miliardi di derivati (ovvero “carta straccia”). Qualsiasi altro paese in queste condizioni sarebbe considerato fallito, gli americani riescono ancora a scaricare oneri e ripercussioni sugli altri paesi, ma non potrà durare ancora a lungo. Ecco perché esiste il concreto pericolo che Obama scateni una nuova guerra, forse l’unico modo che gli resta per proseguire una politica aberrante, unilaterale ed egocentrica.

GLI USA VIVONO IN GRAN PARTE SULLE SPALLE DEL RESTO DEL MONDO
Paolo Raimondi
http://it.sputniknews.com/

Il debito degli Stati Uniti segna rosso costante.
Il problema non è solo per l’America, ma, come sempre, si riverbera nel resto del mondo.
Il debito pubblico USA supera i 19 trilioni di dollari, pari a circa 105% del Pil. Nel 2000 era di 5.600 miliardi. Alla fine del 2007 era di 9.200 miliardi, 65% del Pil, prima dell’esplosione della grande crisi finanziaria americana e globale. Si tratta di cifre enormi, ma più esplosivo per il sistema è il suo tasso di crescita, o meglio, di accelerazione della sua crescita esponenziale.
Lo stesso andamento si è avuto anche per il debito delle corporation private non finanziarie che oggi è pari a 5.500 miliardi di dollari ed era di 3.300 miliardi nel 2007.
Perciò non ci si deve stupire dell’attuale stratosferica cifra di 63.500 miliardi di debito totale (governo federale, enti locali, business, ipoteche). Nel 2000 era meno della metà.
L’ex capo economista del Fondo Monetario lancia l’allarme: se gli USA non riducono debito, sarà una catastrofe
E’ chiaro che si tratta di “debito sporco”, cioè fatto in gran parte per tappare i buchi di bilancio e dei fallimenti di banche e corporation e non per sostenere investimenti e sviluppo. Gli Usa sono in perenne deficit di bilancio. Nel 2009 esso aveva raggiunto l’incredibile vetta di 1.413 miliardi di dollari portando gli Usa fino alla soglia della bancarotta federale. Nel 2015 il deficit ha registrato la cifra non indifferente di 438 miliardi.
Ma l’indicazione più preoccupante è il crollo nella bilancia commerciale. Dal 2000 ad oggi gli Usa hanno accumulato un deficit commerciale di oltre 8.630 miliardi di dollari. Cioè non fanno che importare e non espprtano. Quasi 3.500 miliardi a partire da dopo lo scoppio della crisi. Esso è ancora peggiore se si considerasse soltanto la bilancia commerciale di beni reali che dal 2000 è in negativo per oltre 10.500 miliardi. Quasi 4.700 miliardi a partire dal 2009. Gli Usa vantano un avanzo commerciale nel settore dei servizi dove però non è tutto oro quello che luccica. Infatti in questi settori convivono i servizi legati all’ingegneristica a quelli finanziari, dove la componente creditizia tradizionale è largamente seconda a quella puramente speculativa.
E quindi naturale che molti si domandino come facciano gli Usa a continuare a stampare e a spendere dollari quando l’economia sottostante fa acqua da tutte le parti. Ma nondimeno, il loro bilancio militare è sempre crescente.
E tuttavia l’era della superiorità militare USA è conclusa

Si potrebbe dire che il gioco è quello delle tre carte.

La prima si chiama Quantiative easing, cioè la decisione della Federal Reserve di operare una politica monetaria cosiddetta accomodante. Per salvare le banche in rischio di bancarotta e quindi l’intero sistema del dollaro, la Fed ha immesso una quantità enorme di nuova liquidità che è andata principalmente a gonfiare nuovamente i listini delle azioni quotate a Wall Street, a compare nuovi bond del Tesoro e ad acquistare dalle banche una marea di titoli derivati, anche certi asset-backed security tossici.
L’effetto è ben visibile nella crescita straordinaria del bilancio della Fed che è passato da 860 miliardi di dollari del 2007 a circa 4.500 miliardi di oggi. La decisione della Fed e di Washington non ha solo una valenza monetaria ma soprattutto politica. Si è deciso di cercare di spostare più avanti la resa dei conti. Cosa che non potrà essere fatta all’infinito.

La seconda carta è data dal fatto che il debito pubblico americano è stato largamente scaricato sulle spalle del resto del mondo che finora, per varie ragioni di carattere soprattutto politico ha fino ad ora sostenuto tale tendenza. Infatti circa 6.000 miliardi di dollari di T-bond Usa sono in mani straniere. La Cina da sola ne ha comprati per 1250 miliardi ed il Giappone ne possiede ben 1.133 miliardi. La Fed ha in bilancio T-bond per 2.500 miliardi.

La Russia ha ridotto le sue riserve in titoli di stato USA per 8,9 miliardi di dollari

La terza carta si chiama derivati otc (over the counter), cioè quelli trattati al di fuori dei mercati regolamentati e tenuti fuori dai bilanci. Sebbene il tasso di interesse zero abbia fatto scendere il valore nozionale globale dei derivati, le banche americane ne hanno per 180.000 miliardi di dollari su un totale di circa 500.000 miliardi. I derivati sono un mezzo per generare nuova liquidità quando se ne ha bisogno. Sono titoli generati attraverso una forte leva finanziaria e con forti rischi che, ad esempio, possono essere messi in garanzia per ottenere invece crediti veri dalla Fed o dalla Bce.
Fin tanto che gli Usa riescono a scaricare il proprio debito sul resto del mondo e sulla loro popolazione, essi possono creare la liquidità necessaria per comprare a debito e finanziare spese di ogni tipo, al di sopra delle loro vere possibilità.

Un cambiamento vero potrà avvenire solo quando una forte coalizione di Paesi saprà organizzare un accordo multipolare in cui si concretizzi anche un nuovo sistema monetario internazionale basato su un paniere di monete. Una coalizione di forze che comprenda il BRICS e l’Europa, insieme a chi in America comprende che non si può mantenere con la forza un mondo unipolare a trazione americana.
La crisi debitoria di un Paese o anche il suo stato di fallimento possono essere reali, oggettivi. Però non basta a produrre bancarotta che è un atto non solo economico ma altamente politico. L’Ucraina insegna. Di fatto essa è fallita, ma non si è dichiarata la sua bancarotta, fintanto che il Fondo Monetario Internazionale, gli Usa e l’Unione europea non l’ammetteranno.
.
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. brava!

    Commento di stambeccuccio — luglio 22, 2016 @ 4:15 pm | Rispondi


RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: