Nuovo Masada

luglio 20, 2016

MASADA n° 1779 20-7-2016 IL COLPO DI STATO TURCO

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MASADA n° 1779 20-7-2016 IL COLPO DI STATO TURCO
Blog di Viviana Vivarelli

Gülen, il nemico di Erdogan – Come doveva essere la Turchia di Ataturk – La ferocia dell’epurazione – E Renzi? Valgono più i diritti umani o le esportazioni di armi? – Guerra e business – Le carceri turche – La pena di morte – Noi e loro – Brexit e isteria collettiva – La truffa del pensionamento anticipato – Gli inutili controllori – Perché NO – Il sistema elettorale proposto dal M5S – Uno spettro si aggira per l’Europa: la democrazia – Dove ci ha portato l’Europa? – L’inflazione dei vaucher- Lista dei 519 espulsi dal Pd senza tante legalità

Cui prodest scelus, is fecit” ( Medea, 500-5001 , Seneca).
“Quello che si avvantaggiava del delitto, lo commise”.

Torture di Wislawa Szymborska

Torture
Nulla è cambiato.
Il corpo prova dolore,
deve mangiare e respirare e dormire,
ha la pelle sottile, e subito sotto – sangue,
ha una buona scorta di denti e di unghie,
le ossa fragili, le giunture stirabili.
Nelle torture di tutto ciò si tiene conto.
Nulla è cambiato.
Il corpo trema, come tremava
prima e dopo la fondazione di Roma,
nel ventesimo secolo prima e dopo Cristo,
le torture c’erano e ci sono, solo la Terra è più piccola
e qualunque cosa accada, è come dietro la porta.
Nulla è cambiato.


C’è soltanto più gente,
alle vecchie colpe se ne sono aggiunte di nuove,
reali, fittizie, temporanee e inesistenti,
ma il grido con cui il corpo
ne risponde
era, è
e sarà un grido di innocenza,
secondo un registro e una scala eterni.
Nulla è cambiato.
Tranne forse i modi, le cerimonie, le danze.
Il gesto delle mani che proteggono il capo
è rimasto però lo stesso,
il corpo si torce, si dimena e si divincola,
fiaccato cade, raggomitola le ginocchia,
illividisce, si gonfia, sbava e sanguina.
Nulla è cambiato.
Tranne il corso dei fiumi,
la linea dei boschi, del litorale, di deserti e ghiacciai.
Tra questi paesaggi l’anima vaga,
sparisce, ritorna, si avvicina, si allontana,
a se stessa estranea, inafferrabile,
ora certa, ora incerta della propria esistenza,
mentre il corpo c’è, e c’è, e c’è
e non trova riparo.

IL COLPO DI STATO TURCO
GULEN

Il 15 luglio 2016 c’è stato in Turchia un fallito golpe militare messo in atto da una parte delle forze armate turche per la presa del potere. Il tutto è stato stroncato in 4 ore.
Secondo il presidente turco Erdogan, l’organizzatore sarebbe Fethullah Gülen, predicatore e politologo turco (autore di oltre 60 libri), studioso dell’Islam e leader del movimento Gülen, ma costui accusa proprio Erdogan di esserne l’ideatore per fare nel Paese una gigantesca epurazione.

Gülen è diventato famoso in Turchia per la sua predicazione di schietta impostazione hanafita (Islam sunnita). I suoi sermoni nelle moschee hanno attratto un grande pubblico di fedeli e le sue idee si sono diffuse tra gli studenti. La sua lunga carriera, il suo attivismo politico e i suoi rapporti con i partiti di centro-destra turchi lo hanno reso importante nell’islamismo moderato. È uno dei fondatori dell’Associazione per la Lotta contro il Comunismo. E’ favorevole alla scienza pur sostenendo la posizione creazionista. Il suo pensiero politico sostiene la necessità della “coesistenza pacifica” e del dialogo tra le civiltà su scala internazionale e auspica una rinascita del moderno mondo musulmano, in cui la Turchia svolga il ruolo di avanguardia. In molti paesi sono state aperte scuole ispirate al suo pensiero, destinate a promuovere una versione moderata dell’Islam. Ha promosso anche il dialogo interreligioso, incontrando leader religiosi ebrei e il papa.
E’ considerato dai media come una delle figure più influenti nel mondo musulmano.
In un sondaggio on-line sugli intellettuali più influenti al mondo, lanciato dalla rivista Foreign Policy, Gulen è stato il più votato in assoluto, pur essendo poco conosciuto in Europa e negli Stati Uniti.
Gülen e il suo movimento sono stati elogiati da musulmani e non, da organizzazioni ufficiali e non di vari paesi. I suoi sostenitori vedono il movimento di Gülen come una forma moderna e moderata dell’Islam, ispirata ad una interpretazione liberale e democratica della religione, che può fare da contrappeso all’estremismo islamico.
Il movimento Hizmet di Gülen vanta milioni di seguaci in Turchia. Numerosi sostenitori di Gülen occupano posizioni di potere in Turchia, nella polizia e nella magistratura.
Nel 2013 Erdogan cominciò ad attaccare i suoi seguaci e lo scontro divenne poi mortale tanto che per sfuggire al carcere, Gülen ha deciso di autoesiliarsi negli Stati Uniti, in Pennsylvania. Erdogan lo ha incolpato di essere il responsabile del golpe e ha chiesto agli USA di estradarlo, ma Obama ha negato l’estradizione affermando che non c’erano prove certe.
Gülen mantiene l’orientamento per cui uno stato islamico non è laico (contrariamente ad Ataturk) e sostieneche l’Islam e democrazia sono compatibili, per cui è favorevole all’ampliamento delle istituzioni democratiche in Turchia. Secondo lui, nei paesi secolari democratici, il 95 % dei principi democratici è perfettamente legittimo e praticamente attuabile sotto il profilo islamico.
Vede con favore l’adesione della Turchia.
Ha idee progressiste sul ruolo della donna anche se è contro il femminismo occidentale e sostiene il predominio del maschio.
Condanna ogni tipo di terrorismo, in nome del rispetto per la vita umana. E’ stato il primo leader musulmano a condannare apertamente gli attentati dell’11 settembre. Ha scritto: “Un musulmano non può essere un terrorista, né un terrorista può essere un vero musulmano”.

ATATURK
vv
Vorrei ricordare l’estrema modernità di Ataturk che ha creato la Repubblica turca nel 1923. La trasformò in uno Stato laico e affida direttamente all’esercito il ruolo di garante di questa laicità. Abolì il califfato e pose le organizzazioni religiose sotto il controllo statale, laicizzò lo Stato, riconobbe la parità dei sessi, istituì il suffragio universale, proibì l’uso del velo (legge abolita solo negli anni 2000, dal governo dell’AKP), adottò l’alfabeto latino, il calendario gregoriano, il sistema metrico decimale e proibì l’uso del fez e del turbante. Abrogò ogni norma e pena che poteva ricollegarsi alla legge islamica, promulgò un nuovo codice civile, che aveva come modello il codice civile svizzero e un codice penale basato sul codice italiano, ma mantenne la pena di morte. Inoltre legalizzò le bevande alcoliche e depenalizzò l’omosessualità
Rispetto a questo, sia Erdogan che Gülen si presentano come gravi passi indietro.
Il partito di Erdogan, l’AKP, partito conservatore, islamico, di cdx, spinge verso una maggiore islamizzazione, e questo ha sempre creato una opposizione tra governo ed esercito. In varie occasioni il governo di Erdoğan ha denunciato l’esistenza di complotti per colpi di Stato ai danni del governo. Il governo di Erdoğan è stato più volte accusato di volere una totale concentrazione e centralizzazione del potere politico. Nel 2007 ha promosso l’elezione diretta del presidente. Erdoğan è risultato vincitore e ha manovrato per trasformare la Turchia in una repubblica presidenziale islamica, contro il suo stesso partito. Intanto emergevano parecchi scandali sulla famiglia Erdoğan, il quale ha accusato i suoi contestatori di terrorismo.

La Turchia ha avuto diversi colpi di Stato, dal 1960 al 1997, contro il governo di Erbakan, guida del Partito del Benessere, d’ispirazione islamista. Erdogan era sindaco di Istanbul e nel 2003 è diventato leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (in turco: AKP) per essere, nel 2014, il primo presidente turco eletto direttamente.

CONTROGOLPE DI ERDOGAN

L’attuale tentativo di rovesciamento del potere ha portato alla morte di 290 persone e al ferimento di altre 1440. I dati forniti dal Governo riportano inoltre che sono stati arrestati 2893 golpisti e 2745 giudici sono stati rimossi dall’incarico dall’Alto Consiglio.
Le reazioni internazionali al colpo di Stato sono state particolarmente caute, anche se nella notte i principali leader internazionali hanno condannato il tentativo di presa di potere dei militari e la Merkel ha detto poi, di fronte alla minaccia di Erdogan di ripristinare la pena di morte, che questo avrebbe impedito la sua annessione all’Ue.
Tra i soldati arrestati vi sono almeno 34 tra ammiragli, generali e colonnelli.
I 2.745 magistrati rimossi dall’incarico sono stati arrestati e cinque membri del Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri (HSYK) sono stati destituiti per presunti legami con Fethullah Gulen, considerato da Erdoğan come il responsabile principale del fallito golpe. Sono stati arrestati due giudici della Corte costituzionale, Alparslan Altan e Erdal Tercan, e 58 membri del Consiglio di Stato. Per 140 membri della Suprema corte d’appello sono stati emessi dei mandati d’arresto.
Tra gli arrestati vi è anche Bakir Ercan Van, il capo della base militare di Incirlik, accusato di complicità. Secondo il governo turco, infatti, la base sarebbe stata utilizzata per rifornire uno dei caccia utilizzato dai golpisti.

I numeri cambiano di ora in ora. Al momento risultano arrestate o epurate 80.000 persone
John Kerry, segretario di Stato USA, dice: “La Nato vigilerà sul comportamento democratico della Turchia“, però la Turchia non esce dalla Nato. Ankara resta un “alleato valido, non ci può essere spazio per golpe militari negli Stati membri della Nato”.
“E’ essenziale assicurare il pieno rispetto della democrazia, delle sue istituzioni, dell’ordine costituzionale, dello Stato di diritto e delle libertà fondamentali”. Ma di quale stato di diritto parlano gli ipocriti leader occidentali? Di quali libertà fondamentali?
Intanto prosegue l’ondata di arresti di Erdogan, la repressione è gigantesca: rimossi 35mila docenti, tutti i rettori e 492 imam. Il numero di arresti è salito oggi a 9.322. E proseguono le “purghe”: sospesi 15.200 insegnanti pubblici, mentre i servizi segreti hanno sospeso 100 agenti. Allontanati 492 imam e docenti di religione. Divieto di funerale islamico per i golpisti uccisi. E non solo: il Consiglio supremo radiotelevisivo ha annullato le licenze a “tutte le emittenti di radio e televisione che hanno dato sostegno ai cospiratori golpisti”. Revocata la licenza a 20 media. Erdogan intende ripristinare la pena di morte, con la scusa che è il popolo a chiederlo.
Ma la Merkel lo gela: “Ciò è assolutamente incompatibile con l’essere Stato membro della Ue, la Germania si opporrà decisamente a tale eventualità”. Così Federica Mogherini, rappresentante dell’Ue per gli affari esteri: “Nessun Paese che introduce la pena capitale può entrare nell’Ue”.
Erdogan attacca gli Stati Uniti d’America per la presenza in Pennsylvania di Gulen, magnate e imam, considerato la mente del golpe ma mancano le prove per l’estradizione. Intanto Wikileaks minaccia di pubblicare 100 mila documenti sulla struttura del potere politico della Turchia. La Turchia è membro dell’Alleanza Atlantica dal 1952 e la base Nato turca di Incirlik ha sempre rivestito un’importanza strategica cruciale, fungendo da avamposto americano contro l’Urss durante la Guerra Fredda e da trampolino di lancio delle missioni aeree Usa nelle due guerre in Iraq e nell’odierna campagna anti-Isis. In questa base, soprattutto, è custodito un quarto dell’arsenale nucleare di deterrenza della Nato.

E RENZI….VALGONO PIU’ I DIRITTI UMANI O L’ESPORTAZIONE DI ARMI?

E ora che farà Renzi? Renzi gli ha appena mandato 130 militari e una batteria di missili terra-aria Samp/T per proteggere lo spazio aereo dalle minacce della Siria.
E si è appena impegnato a sganciare 50 bombe all’idrogeno B61 di 200 messe nella base militare americana di Incirlik, assieme a Stati uniti, Germania, Belgio, Olanda e Spagna Che la Turchia esca o meno dalla Nato, per l’Italia si pone oggi comunque un urgente problema politico che il governo dovrebbe affrontare. Può il regime di Erdogan, responsabile in queste ore di gravi violazioni di diritti umani e civili e da tempo di orrendi crimini di guerra contro la minoranza curda, continuare a essere uno dei principali destinatari dell’export militare italiano in aperta violazione della legge 185 che vieta di armare dittature e paesi in guerra?
Le esportazioni di armamenti italiani alla Turchia sono quasi triplicate nell’ultimo anno (129 milioni di euro di autorizzazioni nel 2015 contro i 53 milioni del 2014). Per non parlare del megacontratto da un miliardo e mezzo di euro di Finmeccanica per la fornitura in coproduzione (che prosegue da anni) di 60 elicotteri da combattimento T129. Per la cronaca, non è escluso che siano stati questi elicotteri ‘made in Italy’ a sparare sulla folla durante il tentato golpe.

GUERRA E BUSINESS

L’unica bandiera che in Turchia tutti riconoscono è quella degli oleodotti e agli affari USA tutti si inchinano in nome di “Santa Madre Europa americana”!
Che cosa avrà poi Erdogan di più democratico di Saddham è inutile chiederlo.
Ma quando Erdogan si azzarderà a sforare sugli interessi americani, Obama ‘esporterà la democrazia’ anche in Turchia. E che ci vuole? I suoi eserciti e le sue bombe già ci sono. Non per niente in Turchia ci sono già 10 basi atomiche americane.
Gli Stati uniti è da molto che insistono perché entri in Europa non solo la Turchia ma anche Israele e i succubi governi italiani, da Berlusconi a Renzi, questo chiedono all’Europa.

LE CARCERI TURCHE

Ci sono 362 prigioni in Turchia.
Col colpo di stato militare del 12 settembre 1980 la popolazione carceraria era salita a 7.786 prigionieri, ma ora la gente è ammassata in modo ignobile (abbiamo visto le foto che ricordavano gli orrori Abu Ghraib). Già a marzo c’erano in carcere 5.631 donne e 784 bambini (784 bambini???). E ora 80.000 nuovi arresti!!! E’ questo il presidente tanto democratico per cui Renzi ha appena detto: “Sollievo, prevalgono stabilità e democrazia”. Ma di quante scelleratezze Renzi dovrà chiedere perdono alla storia nelle sue irresponsabili e prolungate bestemmie?
Tra le 10 prigioni più terribili del mondo c’è DIYARBAKIR, carcere turco, conosciuto per essere estremamente disumano. Ha un passato oscuro e drammatico e vi venivano incarcerati anche bambini condannati all’ergastolo. La violenza di questo carcere è dovuta alla ferocia delle sue guardie carcerarie. E’ un inferno dove la vita non ha nessun valore. Ed è a un dittatore simile che l’Europa regala miliardi e onore, chiedendo che la Turchia entri a far parte dell’Ue?

Sono anni che gli USA insistono per far entrare la Turchia in Ue,ciechi su un Governo sempre più feroce e disumano con arresti arbitrari, sparizioni e omicidi extragiudiziali
Gli avvocati sono perseguitati, i familiari dei carcerati minacciati. La Polizia uccide e tortura nella totale impunità, i prigionieri muoiono in carcere per sevizie, mancanza di cure mediche o uccisi dai secondini, centinaia i casi di tortura denunciati, giornali chiusi, associazioni per i diritti umani perseguitate. Sono anni che i detenuti turchi e curdi protestano contro le condizioni carcerarie disumane: centinaia di persone ammassate in pochi mq, celle sporche, mancanza di assistenza sanitaria, stupri, vietato parlare con gli avvocati, centinaia di minori.
La Turchia ha ricevuto miliardi dall`UE ma le carceri hanno continuato a peggiorare: prigionieri ammassati in celle senza finestre come bare, regime di isolamento per annullare resistenza e dignità, secondini che li torturano indisturbati.
Nel 2000 per lo sciopero della fame 10.000 poliziotti e militari assalirono coi bulldozer 21 prigioni e bruciarono vivi i detenuti con benzina e armi chimiche che consumavano la pelle e la carne.117 si lasciarono morire di fame per difendere il loro diritto ad essere considerati esseri umani.
Ai morti aggiungiamo 600 minori ridotti a larve umane per l’alimentazione forzata senza vitamina B1, indispensabile per evitare la distruzione del sistema nervoso.
E’ questo il Paese che Obama vuol mettere in Europa? E’ questo il dittatore che Renzi elogia?

LA TURCHIA E LA PENA DI MORTE

Erdogan minaccia di ripristinare quella pena di morte che aveva tolto e l’Ue finge di indignarsi.
L’ipocrisia dell’Ue è veramente vergognosa.
Non solo in tutti questi anni ha diligentemente chiuso gli occhi sulle nefandezze che avvenivano in Turchia, sulla lesione dei diritti umani e civili, sugli orrori delle sue carceri, sulle ferite alle democrazia, sul genocidio dei Curdi, ma ha continuato a mercanteggiare che gli Usa che per motivi affaristici loro continuavano a chiedere l’adesione all’Ue di Turchia e di Israele (oleodotti e banche), fregandosene delle differenze immani di storia, tradizioni e religioni.
Ma l’ipocrisia europea è proprio stridente se confrontiamo quanto accade che le lodi a Erdogan appena pronunciate fino a poche ore fa dai pavidi leader nostrani, con Renzi in testa a difendere ‘la democrazia e la libertà’ in Turchia (ma si rende conto di cosa sta parlando?)
E alle già sunnominate infamie dell’ipocrisia europea aggiungiamo ora anche quei servitorelli, come Renzi, Gentiloni o la Mogherini, che stanno sull’albero ad aspettare per vedere come gira il vento, pronti a infamare Erdogan come finora lo hanno incensato, banderuole al comando dei voltafaccia americani, come fecero ieri per Saddham o Gheddafi.
Al momento, anche di fronte ai fatti gravissimi e tremendi, solo la Merkel ha detto qualche vaga parola di biasimo, recriminando solo sulla pena di morte che Erdogan vuole reintrodurre, dichiarando che “è il popolo che la vuole”. E l’onta maggiore è che l’unica cosa su cui tutti concordano è il No alla pena di morte, quando questa è stata infilata tra le pieghe della stessa Costituzione europea… “Per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o un’insurrezione”. E’ l’articolo 2 del protocollo n. 6 della CEDU che dice: “Uno stato può prevedere nella propria legislazione la pena di morte per atti commessi in tempo di guerra o in caso di pericolo imminente di guerra”… e aggiunge: “Sommosse o insurrezioni possono essere viste anche in certe dimostrazioni. Secondo il Trattato di Lisbona, l’uso mortale di armi da fuoco in tali situazioni non rappresenta una violazione del diritto alla vita”. E dunque bravi Erdogan! L’Ue troverà il modo di giustificare, per i propri interessi, anche le esecuzioni capitali!
Ma in Turchia in gioco ci sono gli oleodotti che portano il petrolio razziato dagli americani in Irak e il gas afgano, i veri motivi per cui è stata fatta la guerra in Medio Oriente (altro che le Due Torri!).
Con questa feroce epurazione Erdogan diventa più debole, ha fatto solo crescere i suoi nemici. E quelli che finora hanno chiuso gli occhi di fronte alle sue infamie, oggi non possono più oscurare un’opinione pubblica sempre meno disposta a farsi infinocchiare da chi come Renzi acclama Erdogan come campione di ‘democrazia e stabilità’ Fatti gravissimi stanno davanti a tutti e difendere Erdogan o addirittura farlo entrare in Ue diventa impossibile. Il silenzio stesso dei capi europei, Renzi in testa, è gravissimo e rischia di infamare anche loro per complicità Ora tutto è nelle mani di Erdogan. Non può decidere di uscire dalla Nato, ma comincia a guardare verso Putin. Se farà qualche mossa falsa, avverrà come per Saddham, da migliore amico americano diventerà il nemico n° 1 e Obama “esporterà la democrazia” anche in Turchia. Ma Putin potrebbe permetterlo?
Tra le nefandezze di Renzi (distruzione del diritti del lavoro, annullamento di due diritti elettorali, depenalizzazione di 120 reati, accentramento totalitario dei poteri, stupro di 50 leggi costituzionali su 139, intento di annientare col TTIP lo stato sociale e di mandare a fallimento totale le piccole e medie imprese italiane, realizzazione del piano perverso della P2, corte personale di succubi yesman, rottamazione della sx italiana, sistema elettorale perverso…), ci aggiungiamo anche la sua difesa di Erdogan, uno dei più feroci dittatori del mondo, in ossequio all’alleato americano e in obbedienza a quel Michael Leeden, mente strategica della Guerra Fredda di Reagan, ideologo degli squadroni della morte in Nicaragua, consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, una delle intelligenze nella guerra al terrore promossa da Bush, teorico della guerra all’Iraq e della potenziale guerra all’Iran, uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano. Prima i soldi e gli indottrinamenti di Verdini che infine si è portato nel Governo poi i contatti con questo ambiguo personaggio. Ma a chi ubbidisce Renzi? Di chi è l’uomo di paglia?
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Vogliamo ricordare che la Turchia (74 milioni di abitanti) ha uno degli eserciti maggiori del mondo: quasi mezzo milione di soldati, i meglio addestrati del mondo, 3700 carri armati, 389 Aircraft, armi di produzione propria, droni e un servizio segreto che risponde al solo Erdogan
In un solo anno la Turchia ha aumentato la spesa militare di oltre 9 punti percentuali. Il suo esercito è secondo nella Nato dopo quello americano. Dal 1960, l’esercito ha compiuto tre colpi di Stato (1960, 1971, 1980) e nel 1997 ha forzato il governo di ispirazione islamica alle dimissioni, senza spargimento di sangue.
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CHIODO
E’ vero
che nei mercati del mondo
non esistono chiodi.
E’ vero!
Sono tutti nelle prigioni,
conficcati nelle braccia
di chi anela la luce.

LATIF

letterato e poeta, combatte attualmente con i Pesh Merga nel Kurdistan dell’Irak.
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Non sono mai nato, se sono nato non ho mai vissuto, se ho vissuto non sono mai stato libero.
A.Ocalan

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, abbiamo imparato a nuotare come i pesci, ma abbiamo dimenticato un’arte facile ed importante: vivere in fratellanza.
A.Ocalan

MoVimento 5 Stelle Europa
Se stringi patti con il Sultano diventi tu stesso il Sultano.
Il 18 marzo 2016 l’Ue e la Turchia raggiungono un accordo sui migranti. Pur di allontanare dalla rotta balcanica che porta direttamente in Germania i profughi siriani, la Merkel ha accompagnato l’Europa sull’orlo del baratro, ha calpestato i valori europei spingendo i leader dei 28 Stati membri (Renzi compreso) a firmare un accordo che oggi, alla luce del golpe e delle purghe turche, va riconsiderato. Siglando quel Patto col Diavolo, l’Europa ha calpestato i suoi valori fondanti: la pace, il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti umani, compresi quelli delle minoranze.
Quel patto è sbagliato nel metodo e nel merito. Renzi non doveva firmarlo. Il M5S si è sempre opposto, denunciando con forza:

L’assalto continuo alla libertà di stampa, le sedi del partito HDP incendiate, le repressioni delle manifestazioni libere, gli arresti e le torture di esponenti politici, il continuo blocco di Twitter e l’ombra dei Servizi segreti dietro gli attentati di Ankara per destabilizzare il Paese.

Ci sono prove di una collaborazione militare fra Turchia e Isis: un video del Daily Mail mostra i combattenti dell’Isis scambiarsi saluti cordiali coi soldati turchi, ci sono forti sospetti che il commercio in nero del petrolio passi dalla Turchia, la stampa internazionale mostra documenti che dimostrano come Bilal Erdogan, figlio di Recep Erdogan, sia il grande regista di questa alleanza e nessuna prova di smentita è mai arrivata.

I bombardamenti di villaggi curdi vengono spacciati per azioni contro l’Isis. Ci sono forti sospetti che Erdogan sia morbido con l’Isis per indebolire i curdi siriani e in funzione anti-Assad.

La Turchia ha più volte violato l’accordo doganale con l’Ue. Lo dimostrano il blocco alle frontiere di tir e merci europee, l’aumento ingiustificato di dazi doganali, la chiusura alle imprese italiane, la politica protezionistica praticata dal governo.

Merkel, Renzi e Juncker hanno teso la mano a Erdogan foraggiandolo con miliardi di euro. Le cifre sono impressionanti:
4,8 miliardi di euro nella programmazione 2007-2013,
1,3 miliardi già stanziati per il biennio 2014-2015,
3 miliardi (più altri eventuali 3) figli dell’accordo sui migranti.
Negli ultimi 10 anni i contribuenti europei hanno finanziato il governo turco con oltre 9 miliardi di euro. A quale scopo? Anziché portare la Turchia sulla strada dei valori della pace, della democrazia e del rispetto dei diritti umani, la si accompagna verso il Sultanato e il ritorno della pena di morte.

Il Movimento 5 Stelle chiede:
– revoca dell’accordo di pre-adesione con la Turchia firmato nel 2005 e che finora ha portato nella casse del governo turno ben 5,1 miliardi di euro. I fondi dell’Ue devono sostenere il rafforzamento della democrazia, la promozione dello stato di diritto, della crescita e della competitività.
– no al ricatto turco: soldi in cambio di vite umane. È costato all’Europa intera ben 3 miliardi e ha spostato il flusso dei migranti dalla rotta balcanica a quella mediterranea. Gli sbarchi e i morti in mare sono tornati a crescere.
– rimozione della Turchia dalla lista dei Paesi sicuri, considerato che in autunno, verrà votato in plenaria un rapporto sul tema della Commissione Libertà Civili del Parlamento europeo.
– no alla liberalizzazione dei visti dei cittadini turchi nell’Ue, il cui testo è al vaglio del Parlamento europeo. È evidente a tutti che la Turchia non rispetta i requisiti necessari perché si possa effettivamente instaurare un regime senza visti.
– applicazione rigorosa della Posizione Comune firmata da tutti gli Stati europei nel 2008 che prevede il divieto di vendita di armi e finanziamenti per Paesi – come Arabia Saudita, Qatar e Paesi del Golfo – che alimentano guerre civili o sostengono anche indirettamente il terrorismo.

NOI E LORO
Caterina 2011

“Noi” siamo quelli che, negli ultimi due secoli, cioè nel tempo in cui si trovano le radici dell’oggi, abbiamo invaso i loro paesi, ci siamo presi le loro materie prime e tante altre loro ricchezze, li abbiamo dominati e trattati da inferiori, abbiamo sconvolto la loro storia e la loro civiltà, abbiamo imposto le nostre lingue e le nostre culture, quando siamo andati via dalle loro terre abbiamo tracciato i loro confini con i righelli secondo i nostri equilibri e i nostri tornaconti, abbiamo pagato e sostenuto i più cinici e corrotti di loro perché li governassero a nostro favore, perché continuassero a schiacciarli in modo che i nostri lauti affari potessero proseguire, li abbiamo lasciati venire nei nostri paesi per fargli fare i mestieri peggiori, per illuderli di potersi inserire fra noi e invece umiliarli di nuovo con il nostro disprezzo e la nostra emarginazione, siamo tornati nei loro paesi con la globalizzazione per sfruttarli ancora una volta, ancora di più, loro e i loro bambini operai quando non prostituiti, e poi abbiamo dichiarato guerra ai loro tiranni quando non ci piacevano più ed era ora per noi di sostituirli con altri tiranni, e li abbiamo armati gli uni contro gli altri e poi viceversa, li abbiamo bombardati e ammazzati, abbiamo distrutto le loro case e raso al suolo le loro città, e, quando loro hanno tentato di scappare via da questo orrore, abbiamo alzato muri di filo spinato alle nostre frontiere, li abbiamo lasciati sugli scogli, li abbiamo imprigionati nei nostri campi-profughi, li abbiamo lasciati annegare.
Se Scientology avesse fatto tutto questo, cosa penseremmo?
Invece lo abbiamo fatto “noi”.
Io provo schifo e disprezzo, orrore e vergogna, dolore e paura, per quello che abbiamo fatto e che continuiamo a fare “noi”.
Perché “noi” non siamo solo, ma neanche prevalentemente, Diderot e Voltaire, o i contadini francesi che prendono la Bastiglia, o le nostre Costituzioni che restano scritte sulla carta, o le anime benintenzionate. “Noi”, gli “illuministi” e i “tolleranti”, siamo quelli che, da almeno due secoli, gliene stiamo facendo di ogni, a “loro”.
Ma si sa, “noi” siamo noi, e “loro” non sono un cazzo.

BREXIT ANCORA
Viviana Vivarelli
Che questa Europa sia uno sputo nell’occhio della democrazia e non faccia che rubare ai popoli beni, diritti e futuro cominciano ad essere in troppi a pensarlo. E quando i popoli si saranno resi conto che hanno il potere di rovesciare l’Ue, lo faranno.
Gli inglesi chiedono di restare nel mercato comune ed è idiota che l’Ue, istericamente, cerchi di affrettare l’uscita, visto che tutto deve essere fatto con calma e i patti da ricontrattare sono moltissimi e saranno rivisti col nuovo Premier. Hanno ragione i 5stelle a votare contro tutta questa fretta che danneggerebbe noi e loro. Quando si tratta di affari occorre calma non isterismo. Siamo solo all’inizio di un negoziato dove tutto deve essere studiato bene. La Germania esporta in GB per 80 miliardi e non è pensabile che frettolosamente vi rinunci come il marito tradito che per vendetta si taglia le palle.
Ci sono 4 cose fondamentali che non vanno: il dominio della finanza sulla politica e una Bce a conduzione tedesca, la mancanza di democrazia e il rifiuto degli interessi dei popoli, il peggioramento delle condizioni economiche e civili di 500.000 europei, l’assenza di soluzione al fenomeno migratorio.
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Giulietto Chiesa
Il 92% del mondo sindacale dice che la Brexit è una buona cosa, una opportunità.
E’ ovvio che dIA inizio ad altre uscite e dunque Obama è molto irritato perché ciò rovinerebbe molti giochi americani che finora sono sempre riusciti perché gli europei chinano la testa e l’America vuole una Europa subalterna (tanto più ora che vuole imporci il TTIP).
L’Europa può essere rimessa in piedi su basi diverse che finalmente siano democratiche.
Sono i popoli che devono decidere dell’Europa tramite i loro rappresentanti diretti nel parlamenti europeo e non i loro capi (consiglio) o la banca della banche (Bce) che non è eletta da nessuno.
Quando la Costituzione europea doveva partire, la premessa era che i popoli europei dovevano accettarla con referendum. Il referendum ci fu in Olanda e Francia e i popoli dissero di No. A quel punto non ne fecero più. Ora occorre buttare via il Trattato di Lisbona, riaprire il Parlamento e dargli più poteri democratici, rifare la Costituzione, richiamare i popoli al referendum.

In quanto alla riforma costituzionale di Renzi, è scritta malissimo, è stata scritta da analfabeti giuridici che non sono nemmeno capaci di scrivere una legge. E’ un totale pasticcio di lanzichenecchi ignoranti che sono gli ultimi che potrebbero scrivere una Costituzione.

L’Isis è il prodotto dei servizi segreti occidentali: l’Arabia saudita ha fornito i soldi, Israele e Turchia hanno dato le basi. Se si tagliano le unghie a questi tre Paesi, l’Isis, sparisce.

IL PENSIONAMENTO ANTICIPATO

Dopo che il Pd e anche la sx radicale hanno votato entusiasticamente la riforma Fornero allungando l’età pensionabile, la beffa ulteriore di Renzi pro banche e contro i lavoratori è stata l’anticipo del pensionamento di 3 anni se il richiedente apre un mutuo ventennale con la banca, ovviamente al 3%, ovviamente corredato da una assicurazione sennò la banca non te lo dà, ovviamente dove gli interessi li devi pagare subito, l’ennesimo favore che Renzi fa alle banche, un affare per le banche, una nuova presa per il culo per i pensionati.
I lavoratori ultracinquantenni erano 5 milioni, con le leggi del Pd sono diventati 7,5 milioni. E si sono peggiorate le leggi anche per i lavori usuranti (a parte che l’agricoltura non è nemmeno considerata lavoro usurante). Pezzi di vita tolti per favorire l’iperliberismo di dx. Il Governo Renzi gioca con totale cinismo sui diritti della gente.

Sapete che Renzi stava per dare 80 euro anche alle casalinghe?
L’avrebbe presa anche la moglie di Briatore? Visto che ha preso gli 80 euro del bonus bebè per Nathan Falco Briatore, il primo bebè della coppia.
Intanto un milione e 400.000 Italiani hanno dovuto restituire in una botta sola gli 80 euro, pena l’incombere di Equitalia.
Renzi ha dato 80 euro a persone che avevano un certo stipendio, ma, se diventavano più povere, li perdevano.
Per Renzi è sempre o Carnevale o il primo di aprile.
Scherzetto renziano.

Ma cosa sono diventate le sinistre ora?
Quella di Vendola che ormai non apre più bocca, o quella di Damiano che si dice di csx e vota sempre ogni aberrazione di Renzi, compresa l’abolizione dell’articolo 18 o il Jobs act?

Poi uno si meraviglia se, secondo la Emg di La7,
M5S 31,7 %
Pd 31,2 %

GLI INUTILI CONTROLLORI (IFQ)

Revisori e controllori, in Italia sono 170mila. Ma tra tangenti e crac, nel 2015 solo 7 depennati da elenchi dei ministeri
Un esercito di avvocati, commercialisti e notai è retribuito per vigilare sulla correttezza dei conti in enti pubblici e privati. Negli elenchi tenuti dai dicasteri dell’Economia e della Giustizia, in un anno solo una manciata di loro è stata “punita” in seguito a condanne e interdizioni. Nonostante i tanti casi di cronaca che evidenziano buchi nella sorveglianza. Il difetto del sistema: sono i controllati a scegliere e retribuire i controllori
L’Italia malata di corruzione campa su un singolare paradosso: insieme a quello del malaffare, detiene anche il record dei “controllori”. Sparsi per lo Stivale ci sono ben 153mila revisori legali e 17mila controllori dei conti degli enti locali, tutti abilitati al ruolo in appositi registri detenuti dal ministero dell’Economia e da quello della Giustizia. Questo non piccolo esercito di commercialisti, avvocati e notai vigila per legge sul rispetto delle procedure e la corretta redazione del bilancio di esercizio delle società pubbliche, ma entra in azione anche nelle srl e nelle società per azioni, dove il controllo può essere attribuito al collegio sindacale solo a condizione che al suo interno ci sia almeno un revisore legale abilitato. Insomma, i controllori sono dappertutto e possono pretendere ogni atto amministrativo e contabile della società che controllano, fino all’ultima fattura. Potrebbero dunque essere l’antidoto naturale a scandali e sprechi prima che si muova la magistratura o la Corte dei Conti, ma lo fanno davvero?
Partiamo da un dato. Nel 2015 su 153.816 revisori legali solo 7 sono stati cancellati a seguito di condanne o interdizioni dall’apposito registro professionale presso il Ministero dell’Economia e Finanze. Uno ogni 21.428 iscritti, lo 0,0046% del totale. Un numero infinitamente piccolo rispetto agli scandali e alle inchieste degli ultimi anni, dal Mose all’Atac, passando per Expoe Mafia Capitale. Dov’erano i controllori? È evidente che le guardie non rincorrono i ladri e a volte si adoperano per coprire anziché scoprire le loro malefatte. Tanto nessuno li controlla, quasi mai qualcuno li punisce.
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PERCHE’ NO
L’Italicum è incostituzionale e antidemocratico e Renzi lo sa benissimo. Il premio di maggioranza ha senso se aiuta a governare un partito che è maggioritario nel Paese, la Consulta si dichiarò contraria al Porcellum perché il partito che prendeva il premio avrebbe dovuto avere un soglia minima, almeno il 40% (oggi irraggiungibile), altrimenti è una minoranza che assume un potere abusivo. Che senso ha che un partito che sulla totalità degli elettori abbia per es. il 16% comandi su tutti gli altri? Almeno col Porcellum il premio era dato a una coalizione, cioè un numero più alto di elettori! Ma con l’Italicum chi arriva primo al ballottaggio prende tutto il piatto (340 deputati su 630, 24 deputati più della maggioranza minima) ma anche così basta che 24 cambino casacca a il Governo cade. Ed è inutile fare due listoni con tanti partitini dentro se poi in Parlamento ognuno vota per sé e ricatta gli altri. Il bipolarismo nei fatti non esiste. In Spagna non riescono per la seconda volta a fare il Governo, eppure nessuno penserebbe a un Italicum. Lo stesso vale per la Merkel che nel 2013 vinse le elezioni ma in Parlamento non aveva la maggioranza per 5 voti. Questi pasticci come la compravendita dei parlamentari c’è solo in Italia. Ma qui la democrazia è morta da tempo.
Renzi ora correrà ai ripari. Tornerà alle coalizioni e rischiamo di vederne una che unisca Pd (con Verdini e Alfano), Berlusconi e Salvini. Si sono uniti in passato, potrebbero essere così attaccati al potere da unirsi ancora. In Italia il peggio non è mai morto. Quello che è morto è l’onore.
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Alessandro
Dice Di Maio (M5s): “Hanno parlato per tre mesi di referendum, olimpiadi e direzioni di partito. E così hanno perso le elezioni a Roma e Torino. Non contenti, il giorno dopo la sconfitta, hanno iniziato a parlare di modifiche alla legge elettorale, ovvero di come spartirsi le poltrone alle prossime elezioni politiche.”
…continua Di Maio (M5s:)
“Un Paese che ha 10 milioni di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà, 11 milioni di cittadini che hanno rinunciato a curarsi per difficoltà economiche, che è al secondo posto tra i Paesi europei per corruzione e in cui ogni giorno falliscono circa 380 imprese.
Se vorrete il M5S al Governo del Paese, faremo 4 cose con priorità assoluta:
1) Una legge sul reddito di cittadinanza
2) Misure di alleggerimento fiscale per le imprese, tra cui l’abolizione di Equitalia
3) Norme anticorruzione, incluse quelle per la sburocratizzazione
4) Un piano energetico nazionale per rilanciare il lavoro nel mondo dell’energia green e abbassare le bollette energetiche per le famiglie italiane
A voi la scelta!”
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PROPOSTA ELETTORALE M5S

Renzi comincia a sospettare che l’Italicum col ballottaggio faccia vincere i 5stelle per cui facilmente lo cambierà tornando alle coalizioni.
Proposta 5stelle (2014): DEMOCRATELLUM
Sistema uguale per Camera e Senato.
1° turno proporzionale senza sbarramento ed eventuale 2° turno,se nessuna lista supera il 50%, tra i partiti con più voti (non ballottaggio).
Al vincitore un premio di maggioranza al 52%(non quello gigantesco attuale incostituzionale).
Si reintroducono le preferenze (no ai nominati che sono incostituzionali) e si vieta ai condannati di candidarsi.
C’è un proporzionale corretto che provoca uno sbarramento naturale e flessibile anche grazie alla dimensione intermedia delle circoscrizioni (42, non 200,così spariscono i partitini locali), si può esprimere preferenze (non coi capilista bloccati) ma anche penalizzare candidati sgraditi cancellandoli Per le preferenze,si possono votare candidati di liste diverse dalla propria mentre sono vietate le candidature plurime in più circoscrizioni o rami del Parlamento.
Il sistema è stato votato on line, punto per punto, dagli elettori e assicura la governabilità 2 schede elettorali: una per il voto di lista e una per il voto di preferenza.
Soglia di sbarramento sopra il 5% nelle 33 circoscrizioni che assegnano il 60% dei seggi, sotto il 5% nelle restanti circoscrizioni che assegnano il 40% dei seggi (nell’Italicum è il 3%), il che elimina i partiti piccoli.
Non c’è nulla di simile all’Italicum per cui è ridicolo questo mantra per cui i 5stelle ora vorrebbero l’Italicum. BALLE! I piddioti più una cosa è assurda, più la ripetono sotto comando mettendo il cervello all’ammasso.
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Arturo
La legge elettorale è la legge fondamentale della politica. Questa va cambiata perché i cittadini devono eleggere i parlamentari non il Governo. La nostra è o dovrebbe essere una Repubblica parlamentare. Se vogliono eleggere il Governo si fa la Repubblica presidenziale con le dovute garanzie. Assicurare la governabilità ad ogni costo non significa niente. Abbiamo avuto un Governo (Mussolini) che è durato per vent’anni prima della Costituzione: la massima governabilità (ne vogliamo un altro?).
Come giustamente sostiene Barbara Spinelli, è necessario un Governo democratico non la governabilità senza garanzie. Questo combinato disposto non fa altro che riprodurre in Italia lo stesso sistema di potere dell’UE dove il Parlamento non conta niente. Ttip, Tisa e Ceta sono incompatibili con la nostra Costituzione che prevede uno stato sociale non il liberismo sfrenato. Il principio della separazione dei poteri non si può violare nemmeno con mille referendum. I piddini sono degli incompetenti come Cameron. Pensano solo a mantenere il potere. Approvano leggi (anche incostituzionali) viziate nella forma e nella sostanza.

info
L’Europa si sta sfasciando più velocemente di quanto si potesse pensare. La Spagna senza Governo, l’Italia lo sarà tra tre mesi, l’Austria deve rifare le presidenziali, l’Inghilterra è out e Hollande ha i mesi contati. Restano i paesi dell’Est, la Germania e la Turchia che vorrebbe entrare. Un futuro radioso per il Continente.

MICROMEGA
LE REAZIONI ISTERICHE ALLA BREXIT

Marco D’Eramo

Isteria. Indignazione. Catastrofismo. “Lesa maestà”. La scomposta reazione mondiale all’esito del referendum britannico stupisce. Perché le avvisaglie erano molte. Eppure si continua a tuonare contro i populismi, dimenticando che è l’involuzione autoritaria della politica continentale ad aver spinto gli inglesi fuori dall’Unione. L’unico modo per superare la crisi dell’Europa non è criminalizzare la Brexit ma infondervi democrazia, abbandonando il dogma dell’austerità neoliberista.
Ma i cavalli dei cosacchi non si stanno abbeverando a Trafalgar square né la svastica sventola su Buckingam palace. Eppure proprio questo verrebbe da credere stando alla reazione all’esito del referendum britannico sull’uscita dall’Ue. I mitici “mercati” (sempre al plurale, e sempre “razionali”) hanno bruciato in un giorno, dopo il voto, 2.000 miliardi di dollari, più dell’intero prodotto interno lordo annuo dell’Italia.
Ora i britannici hanno sì compiuto una scelta critica, ma in definitiva non hanno fatto che rescindere il contratto di adesione a un’associazione internazionale, già piuttosto malconcia di per sé. Ammettiamo pure che per qualche oscura ragione i “mercati” non avessero previsto l’esito del voto. E allora? Per decenni i cantori della globalizzazione ci hanno frastornato le orecchie raccontandoci che il capitale si è deterritorializzato, che non ha più radici, che è gioiosamente nomade come un soggetto di Guattari o di Rosi Braidotti, che è apolide e in perpetuo movimento. Perciò, se anche i quartier generali di banche, assicurazioni e fondi d’investimento dovessero emigrare da Londra in un’altra global city, siamo sicuri che i mercati nella loro infinita razionalità troverebbero una residenza vivibile per continuare a macinare profitti.
Né è spiegabile la ben orchestrata indignazione europea che questo voto ha suscitato. Se la Scozia si fosse separata dall’Inghilterra (e magari lo farà), sarebbe stata una lacerazione ben più grave e dolorosa, visto che scozzesi e inglesi hanno condiviso la stessa nazione, la stessa lingua, lo stesso impero coloniale per più di trecento anni, ma certo non avrebbe suscitato l’indignazione che ha sollevato la Brexit, che pure ha deciso la separazione di un’unione durata solo 43 anni, ma mai davvero celebrata e tanto meno consumata, senza comunità di progetto e di obiettivi (il Regno unito non ha mai fatto propria la carta fondamentale dei diritti europei, ha aderito solo a quelle norme del trattato di Lisbona che non contraddicono la sua legislazione, e così via). Il Regno unito non fu uno dei fondatori dell’Ue e anzi ha sempre remato contro, sempre recalcitrante; ma ora improvvisamene l’Europa scopre che la Gran Bretagna era il suo socio più importante e che senza di lei la catastrofe incombe.
Anche all’interno dello stesso Regno unito la reazione è stata tutt’altro che british. La sola proposta di far ripetere il referendum è assai più che balzana. Immaginate se in Italia nel 1946 i monarchici avessero voluto far ripetere il referendum che instaurò la Repubblica, o se nel 1974 la Chiesa cattolica avesse lanciato una campagna di massa per far replicare il referendum che aveva rifiutato l’abrogazione della legge sul divorzio. Non solo è insensato, ma è una sfida alla democrazia e costituisce un precedente pericolosissimo, dalle conseguenze, queste sì, incalcolabili. Sulla proposta di ripetere il voto ha scritto Wolfgang Munchau sul Financial Times: “Non riesco a immaginare una singola misura che produca più acrimonia, più divisione e più danno economico della decisione di ignorare un voto democratico”. Eppure questa proposta letteralmente eversiva è stata appoggiata con giulivo entusiasmo dai più benpensanti organi di stampa europei, dalla Repubblica alla Süddeutsche Zeitung.
Dietro la proposta di ripetere il voto, si delinea, neanche tanto nascosta, l’idea di invalidare la volontà popolare. È quel che l’Europa fece esattamente un anno fa con Atene quando cancellò il voto dei greci nel loro referendum sull’austerità. Allora la Troika decise di chiarire al mondo che le schede elettorali i greci potevano usarle solo come carta da toletta e che la volontà popolare non ha alcun potere di fronte alla superiore volontà dei banchieri, dei mercati e delle cancellerie. I greci erano abbastanza deboli da dover ingoiare questo pitone salato (altri rettili avrebbero ingerito in seguito). Con il Regno unito l’Europa ha provato la stessa mossa: costringere la classe politica inglese a vanificare il voto britannico. Solo che l’Inghilterra non è la Grecia (la Grecia non siede nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, non è la quinta economia al mondo, non ha un arsenale atomico, non è un ex impero coloniale, non ospita il più importante centro della finanza mondiale). Ma ciò non vuol dire che alla lunga non si riesca ad annullare il voto britannico, come si è annullato quello greco.
La definizione più precisa della scomposta reazione mondiale alla Brexit è quella di “lesa maestà”.
Gli inglesi hanno osato sfidare, “ledere” il volere dei partner europei, della grande finanza, del padronato industriale, della potenza imperiale (gli Usa). È questa sfida all’ordine costituito che ha mandato tutti nel pallone e ha fatto dare a tutti di matto. Se avessero potuto, avrebbero emanato una lettre de cachet per l’intero popolo inglese per rinchiuderlo tutto nell’equivalente odierno della Bastiglia.
Eppure le avvisaglie c’erano. Intanto in Gran Bretagna, dopo Edward Heath nel lontano 1973, nessun politico nazionale ha mai osato esporsi come europeista convinto. Nessun premier si è mai dichiarato fautore dell’Unità europea, semplicemente perché sapeva che avrebbe perso voti. C’era chi era poco o molto antieuropeista, come i laburisti Wilson e Callaghan, i conservatori Thatcher, Major e Cameron, o più possibilista verso l’Europa come Tony Blair. Il consenso nazionale era che la Gran Bretagna avrebbe dovuto far parte del mercato unico europeo, ma mai e poi mai di un’entità politica europea (e questo consenso è durato solo finché persino la semplice appartenenza al mercato unico non ha significato anche frontiere aperte agli immigrati europei).
In secondo luogo, per 40 anni con i tabloid in testa – ma non solo –, la stampa britannica – anch’essa controllata da quel gran capitale che oggi recrimina – , ha martellato l’opinione pubblica inglese descrivendo l’Europa come l’origine di tutti i mali, come la pretesa di legiferare sui minimi aspetti della vita degli inglesi (litri invece di pinte, chili invece di libbre), come una burocrazia stolta, tracotante, pignola e parassita.
Da tempo frequento la Gran Bretagna (e non solo Londra, a differenza di molti) e mai ho sentito una voce che spingesse per più Europa. Al massimo, invece degli insulti, un silenzio pudico. Perciò non aveva la minima possibilità di successo una campagna basata sul ricatto della paura: “o l’Europa o la catastrofe”. Scrive sempre Munchau a proposito della reazione al voto: “Gli anti-Brexit sono ancora intrappolati nella seconda delle cinque fasi del lutto: la fase della rabbia. La prima fase è il rifiuto, che è quella in cui sono rimasti durante tutta la campagna: negavano persino la possibilità che la parte opposta potesse vincere e negavano il disastro politico di una campagna basata sul Progetto Paura”.
L’antieuropeismo inglese è così radicato che nel 2012, solo quattro anni fa, uno dei padri spirituali dell’Unione politica europea, Jacques Delors, invitava Londra a lasciare l’Europa: “Se i britannici non seguono la tendenza che va verso una maggiore integrazione nell’Ue, potremmo malgrado tutto restare amici, ma in un’altra forma”, “una forma come quella dello spazio economico europeo”, o un accordo di libero scambio”.
Perciò nel voto di uscita dall’Unione l’unica cosa che stupisce è lo stupore che ha suscitato. Tutti caduti dalle nuvole.
Questo stupore, questo sdegno è stato condito dal solito, ennesimo vituperio del populismo. E sempre più si dimostra che questa categoria, “populismo”, è totalmente inutile da un punto di vista euristico. Anzi, essendo usata come puro insulto, impedisce di capire quel che sta succedendo e funziona da paraocchi perché veicola solo un malcelato disprezzo per il volgo, per la plebe, per la teppaglia sempre irrazionale, sempre bestiale, sempre preda dei demagoghi. En passant, fu la Santa Alleanza monarchica e reazionaria che in nome dell’amore imprigionò i demagoghi, come avvenne con i Decreti di Carlsabd (1819) e per l’Hambacher Fest (1832) con la vituperata (ma oggi rivalutata) Demagogenverfolgung (“persecuzione dei demagoghi”).
Usando la categoria del “populismo” qualunque evento viene letto in chiave regressiva, di ritorno al tribalismo, ricaduta nella barbarie. O tempora, o mores!
È ancora sotto i nostri occhi il sorrisino sprezzante con cui ci è stato annunciato che i fautori del Restare (in Europa) erano giovani, colti, agiati (magari anche belli), mentre i fautori della Brexit erano poveri, ignoranti e anziani.
Tutto vero, mi si obietterà, ma intanto chi è uscito vincitore dalla Brexit in Inghilterra è Nigel Farage, leader dell’Ukip (United Kingdom Independence Party) e in Europa Marine Le Pen del Front National francese. A parte il fatto che la Francia non ha aspettato la Brexit per far volare il lepenismo: già 14 anni fa, nel 2002, il candidato della sx Lionel Jospin fu estromesso dal secondo turno delle elezioni presidenziali che si giocarono tutte a dx tra Jacques Chirac e Jean-Marie Le Pen, va rilevato che questo spauracchio dell’estrema dx è curiosamente selettivo e viene sbandierato solo in alcuni casi e mai in altri. Il fascista Viktor Orbán in Ungheria non preoccupa nessuno, come viene tollerato che in Polonia governi l’altrettanto fascista partito Prawo iSprawiedliwość (Diritto e Giustizia) di Jarosław Aleksander Kaczyński; mentre si regalano miliardi di euro a un aspirante dittatore come il premier turco Erdoğan (leader del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) che tiene l’Europa sotto ricatto aprendo e chiudendo il rubinetto dei rifugiati, mentre imprigiona oppositori e chiude giornali critici.
Non solo, ma con la “vibrata indignazione” nei confronti del populismo, ci si esime dal capire perché in Francia i comuni delle banlieues rouges siano passati da giunte di sx a giunte lepeniste, perché a Roma le borgate e le roccaforti del Pci siano tutti passate ai 5 Stelle.
Questa narrazione ci fa dimenticare che a votare per la Brexit è stato il proletariato inglese in massa, sono state le aree del declino industriale, mentre a votare per l’Europa sono stati i quartieri bene, i centri finanziari, i suburbi residenziali delle classi agiate. E ci fa regalare la Brexit alla dx. Mentre è vero l’inverso (non il contrario) e cioè che è l’involuzione autoritaria della politica continentale, lo svuotamento progressivo della democrazia sia a livello nazionale, sia a livello europeo ad aver spinto gli inglesi fuori dall’Europa.
Non è la Brexit che mette in crisi l’Ue, ma è la crisi dell’Ue a provocare le spinte all’uscita. Come ha scritto prima del voto un lettore della (assai di sx) London Review of Books, “La Ue di cui la Gran Bretagna è membro, è la stessa Ue che ha brutalizzato il popolo greco. È la stessa Ue che attualmente, con un piccolo aiuto della Nato, cerca di respingere i disperati rifugiati dalla Siria, dall’Afghanistan, dall’Eritrea e da altrove. È la stessa Ue che sta conducendo trattative segrete sul Ttip (il trattato commerciale transatlantico), sul Ceta (Ue-Canada Comprehensive Economic and Trade Agreement) e Tisa (Trade in Services Agreement), trattati che mirano a rafforzare il ruolo delle corporation multinazionali e a scalzare le regole che proteggono le persone da esse. I socialisti non dovrebbero scusarsi per lanciare una campagna indipendente e internazionalista contro l’Ue”.

Resto convinto che se l’Europa non avesse trattato la Grecia come ha fatto, se non avesse dato questa brutale dimostrazione di come si schiaccia una volontà popolare in nome di ragioni sovranazionali, forse il voto inglese sarebbe stato diverso. Non ci rendiamo conto che di quest’Europa è restato ben poco da difendere. Dx e sx propongono le stesse politiche, tanto che spesso, come in Italia e in Germania, governano insieme, mentre in Francia la politica di Hollande è indistinguibile da quella di Sarkozy. Non sono i partiti cosiddetti populisti a svuotare la democrazia, ma è lo svuotamento della politica a produrre le scelte elettorali a cui assistiamo. Cosa deve fare un elettore che non la pensa come i benpensanti moderati unanimi gli impongono di pensare? Sono decenni che la sx non offre più soluzioni “di sx”, ma fa propria la vulgata neoliberista secondo cui l’equità costituirebbe un ostacolo all’efficienza economica (e quindi, all’inverso, l’ingiustizia va ricercata per avere un’economia più “efficiente”).

Non so se per opportunismo, calcolo, per vocazione o per convinzione, ma Angela Merkel è stata nell’ultimo decennio la regista della più grande controrivoluzione sociale a livello continentale che l’Europa abbia mai visto. L’Ue della Merkel ha fatto a livello europeo quello che alla Thatcher non era pienamente riuscito in ambito inglese: lo smantellamento dello stato sociale, l’annientamento dei sindacati, lo sbriciolamento della sx politica. Negli ultimi 10 anni in tutti i paesi, Germania compresa, la diseguaglianza è cresciuta (l’indice Gini è aumentato), in tutti i paesi (Germania compresa) i cittadini delle fasce basse hanno perso potere d’acquisto e hanno visto scemare il loro tenore di vita. Le protezioni sociali sono state smontate, le possibilità di ascensione sociale stoppate. A un numero sempre crescente di giovani è stato letteralmente scippato il futuro.

Perciò l’unico modo per superare la crisi dell’Europa non è criminalizzare la Brexit, non è tuonare contro i populismi o il ritorno al tribalismo. È infondervi democrazia, è invertire rotta nelle politiche sociali, abbandonare il dogma dell’austerità neoliberista. Solo così saranno sottratti argomenti all’euroscetticismo. A meno di non ritenere che la ricetta giusta fosse quella ironicamente suggerita da Bertold Brecht quando lesse che il segretario generale dell’Unione degli scrittori della Ddr, di fronte ai moti operai del 1953 aveva detto: ”Il popolo ha tradito la fiducia che il Governo gli aveva riposto: ora dovrà lavorare il doppio per riconquistarla”. Brecht disse “Non sarebbe più facile se il Governo sciogliesse il popolo e ne nominasse un altro?”

UNO SPETTRO SI AGGIRA PER L’EUROPA: LA DEMOCRAZIA
CARLO FORMENTI

Dopo il referendum greco, con il quale più del 60% ha detto no all’austerità imposta dalla Ue e dalla Troika, è arrivata la Brexit, che ha visto una maggioranza meno netta, ma per molti versi più significativa, di cittadini inglesi chiedere il divorzio dalle istituzioni oligarchiche di quell’Europa che impone gli interessi del finanzcapitalismo globale ai propri sudditi.
In entrambi i casi non ha funzionato la campagna del terrore orchestrata da partiti di csx e cdx, media, cattedratici, economisti, “uomini di cultura”, esperti di ogni risma, nani e ballerine per convincere gli elettori a chinare la testa ed accettare come legge di natura livelli sempre più osceni di disuguaglianza, tagli a salari, sanità e pensioni, ritorno a tassi di mortalità ottocenteschi per le classi subordinate e via elencando.
In entrambi i casi la sconfitta è stata accolta con rabbia e ha indotto l’establishment a riesumare le tesi degli elitisti di fine Ottocento-primo Novecento: su certi temi “complessi”, che solo gli addetti ai lavori capiscono, non bisogna consentire alle masse di esprimere il proprio parere, se si vuole evitare che la democrazia “divori se stessa”. Ovvero: così ci costringete a imporre con la forza il nostro punto di vista.
In entrambi casi ciò è infatti esattamente quanto è successo. In Grecia con il ricatto che ha indotto Tsipras a calare le brache e tradire ignominiosamente il verdetto popolare. In Inghilterra con il tentativo di far pagare così cara la Brexit a coloro che l’hanno votata da dissuadere altri a imboccare la stessa strada (non a caso il risultato deludente di Podemos e la marcia indietro di 5Stelle sull’Europa sono state accolte con soddisfazione: la lezione è servita a qualcosa…).
In entrambi i casi le élite hanno dispiegato tutto il loro disprezzo nei confronti dei proletari “sporchi, brutti e cattivi“ che si sono ribellati ai loro diktat. Imitati dalle sinistre: tutte, anche quelle che si proclamano radicali e antagoniste: non si può stare dalla parte degli operai inglesi perché sono egemonizzati dalla dx razzista e xenofoba (qualche idea sul perché ciò sia avvenuto?). I peggiori sono quegli intellettuali post operaisti che ormai sono parte integrante del polo liberal chic che definisce l’essere di sx o di dx non in base all’appartenenza e agli interessi di classe, bensì in base all’impegno per i diritti individuali, e affida l’emancipazione sociale a un immaginario “comunismo del capitale”.

DOVE CI HA PORTATO L’EUROPA
Schiavidellelobby

Si è vero i sindacati ed i sindacalisti fanno schifo. Ma dove ci ha portato l’Europa?
I nostri politici nazionali spinti da lobby di banchieri, finanzieri e industriali, vanno in Europa portando le istanze di quelli e tornano in Italia rispondendo ai cittadini che è l’Europa che chiede i sacrifici.
Nella commissione europea, scelta dai politici che portano avanti interessi che non sono i nostri e a cui non possono accedere associazioni a tutela di cittadini o lavoratori, ma in cui in ogni momento entrano i lobbysti ed i politici che li rappresentano, le scelte son lontane dalle proteste dei cittadini o dei sindacati.
L’Europa ci ha portato a:
-l’annullamento del controllo dei cittadini sulle scelte politiche,
-l’annullamento della responsabilità dei politici nei confronti degli elettori,
-l’annullamento della rappresentatività sindacale dei lavoratori e dei cittadini.
Questa è l’Europa dell’unione delle banche private.
A questo portano le leggi elettorali maggioritarie con liste bloccate. Una presa in giro della democrazia. Un peso sempre crescente e più insostenibile dell’economia virtuale e di rapina mondiale, rappresentata e tutelata negli organi europei, sui cittadini più deboli, quelli con i politici ed il sistema elettorale e di welfare peggiore: Italia e Grecia, e che non hanno neanche un meccanismo di redistribuzione dei profitti (welfare o reddito di cittadinanza a carico della fiscalità generale).
Sono sempre i beneficiati che pontificano elogiando il renzismo o l’Europa o il liberismo o l’economia di mercato e la sua assoluta libertà, la finanza e le banche e il jobs act ecc.
Quelli che mai sono stati messi in regime di libero mercato, in regime competitività e di merito o ne hanno o avranno mai da subirne gli effetti.
Vedi i Poletti, D’Aantona, Biagi e i monopolisti pagati con i soldi pubblici, i concessionari, ecc., De Benedetti, Verdini, Renzini, Boskini, Fornerini, Bersanini, Fassini ecc. e i loro parentati di parassiti, famigli e clientes.
Il loro benessere garantito in soldi pubblici lo paghiamo noi e i precari.

L’INFLAZIONE DEI VOUCHER
GILIOLI

Dove porta la corsa verso il basso.
Il taglio minimo dei buoni pasto cartacei è di 5,29 euro, mentre il voucher costa 10 euro l’ora, per un salario netto di 7,50 euro.
È anche per questo, probabilmente, che alcuni individui (mi rifiuto perfino di chiamarli imprenditori, per rispetto di quelli che lo sono veramente) hanno deciso di usarli come stipendio. No, non oltre allo stipendio: proprio come paga, senza nient’altro. Niente soldi. Ovviamente, niente contributi. Solo buoni per mangiare.
È l’ultimo, grottesco, effetto del dumping salariale e di diritti a cui assistiamo da alcuni decenni. Si è iniziato con i Co.co.co. e gli interinali (pacchetto Treu, 1997), si è passati ai somministrati, agli intermittenti, ai co.co.pro e ai primi voucher (legge Biagi, 2003), si sono quindi ampliati a dismisura i contratti a termine (decreto Poletti, 2014) e quindi estesi all’infinito i voucher stessi, rendendo nel contempo tutti gli altri licenziabili, demansionabili e telecontrollabili (Jobs Act, 2015).
«Si licenzia con il Jobs Act per assumere con i voucher». Al Carrefour di Massa i dipendenti a termine hanno appena ricevuto la lettera in cui si spiega loro che il contratto non verrà rinnovato, ma potranno continuare a lavorare all’ora: senza ferie, senza malattia, senza alcun congedo di gravidanza né altro. Quest’estate in Liguria uno stagionale su due sarà pagato a voucher. In Veneto l’edilizia ormai assume quasi solo così.
I difensori del voucher sostengono che, d’accordo, nei voucher non ci sono ferie o malattia, ma almeno si pagano i contributi Inps: peccato che, in media, un lavoratore voucher per avere un assegno pensionistico da 673 euro mensili dovrebbe farsi 126 anni di prestazioni a chiamata, a circa 150 anni d’età.
Non è strano che con un percorso così si sia arrivati a pagare la gente in buoni pasto. Del resto, in Asia ho visto fabbriche tessili in cui lo stipendio consiste in un piatto di riso a pranzo e a cena più la branda accanto al telaio, per dormire: direi che siamo sulla buona strada.
Il meccanismo è quello descritto da un vecchio proverbio popolare: l’erba cattiva scaccia quella buona. Vale a dire che ogni cambiamento dei rapporti di forza a danno del più debole ne porta altri con sé, di conseguenza. Mentre è falso – storicamente falso – il principio che hanno cercato di farci bere in questi anni, cioè che togliere diritti ad alcuni serva per darne di più ad altri. È esattamente il contrario: togliere diritti agli uni – chiunque siano – è funzionale per toglierli agli altri. Rendere licenziabili gli operai non avvantaggia i pony express, ma rende solo più forte chi stipendia gli uni e gli altri. Pagare a voucher i camerieri non avvantaggia i raccoglitori di pomodori. E così via all’infinito.
Un paio di settimane fa Renzi ha ribadito la sua contrarietà a qualsiasi forma di reddito minimo, in particolare riferendosi alle due proposte di legge fatte dalla sinistra e dai Cinque Stelle. L’effetto concreto di questo rifiuto è proprio quello di assecondare il dumping.
Perché in un contesto strutturale e tecnologico in cui il lavoro è rarefatto, esternalizzato e molecolarizzato, solo un reddito minimo metterebbe la società in grado di fermare questa corsa verso il basso di salari e diritti. Perché metterebbe le persone più deboli in condizione di rifiutare di essere sottostipendiate, salariate a voucher, pagate in buoni mensa, private di ogni diritto. Insomma, costringerebbe a fermare una deriva anche per gli altri, anche per chi il reddito minimo non lo riceve.
Ah, probabilmente contribuirebbe anche a dare una svolta sociale in un momento in cui mezza Europa si sta rivoltando contro le élite e l’establishment. Ma forse chi ne fa parte è troppo stupido – o troppo avido – per capirlo.

Vincenzo C
Non vedo nessuna Europa. Vedo solo lo sviluppo di un neoliberismo ideologico-finanziario molto invasivo che tende alla mercificazione di ogni sfera dell’agire umano (soprattutto dove si deve vendere qualcosa) cioé nient’altro che il manifestarsi dell’ideologia dominante in atto. Tutto il sistema si muove verso la massimizzazione dei profitti senza scrupoli per niente e nessuno, si disgregano comunitá e societá spremendole come limoni. Questa é la natura dei nostri sistemi “neoliberali-bancari-speculativi” e la politica da 20/30 non capisce, langue, muta e supina di tutto ció non pensa al “bene comune” (a qualcosa di democratico!) ma sfrutta la propria posizione di privilegio per trarre essa stessa profitto da tutto ciò. È un quadro di sistema desolante, ma come dice Noam Chomski “bisogna capire la natura del potere” se no si rimane schiavi. Ci vuole un alternativa VERA al sistema attuale poiché esso peggiorerá nel suo disumanizzante Corso se non creano riforme RADICALI e STRUTTURALI vere!
Penso che forme di sussidio/reddito come in tutta Europa (tranne Grecia e Italia sigh!) siano un bene ed una necessitá, e che fatto quello bisogna comunque andare oltre un po’ alla volta trasformare le odierne società neoliberali/talebane in societá emancipanti, democratiche e umanistiche.

DISUGUGLIANZA DEI REDDITI

Da wikipedia: La disuguaglianza dei redditi nei paesi OCSE ha raggiunto il livello più alto dell’ultimo mezzo secolo nei paesi dell’OCSE, il reddito medio del 10% più ricco della popolazione è circa 9 volte quello del 10% più povero, 25 anni fa era 7 volte più alto.
La disuguaglianza negli Stati uniti era alta ed è cresciuta.
In Paesi più egualitari, come Germania, Danimarca era 5 a 1 e ora è 6 a 1
Nel 2000 l’1% dei più ricchi aveva il 40% dei beni del mondo.
Le tre persone più ricche possiedono più beni finanziari delle 48 nazioni più povere prese assieme.
Nel 2001, il 46.4% della gente nell’Africa subsahariana viveva in estrema povertà. Non solo quasi la metà di tutti i bambini indiani sono denutriti, ma risulta malnutrito anche un terzo di quelli del quinto più ricco della popolazione.
Nel corso degli ultimi venti anni prima dell’inizio della crisi finanziaria globale, il reddito disponibile delle famiglie aumentava dell’1,7% all’anno nei 34 paesi membri. Con la crisi il divario tra ricchi e poveri si è allargato quasi ovunque nei paesi dell’OCSE.
Il differenziale resta basso nei paesi nordici, sale a 14 a 1 in Israele, Turchia e Stati Uniti, per raggiungere il valore di 27 a 1 in Cile e Messico.
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Lista dei 519 espulsi dal Pd in un anno e mezzo.

Ecco la lista degli espulsi del Pd:
http://goo.gl/RJuI61
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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Grazie, sempre, cara Viviana
    Ho letto il testo relativo a Gulen. Molto interessante. Ma ho letto sulla stampa e sentito anche per radio che Gulen sarebbe un imprenditore/industriale miliardario.
    E’ una balla ?

    Ciao, Franco

    Ho guardato anche wikipedia inglese ma non dice nulla su questo.
    Lui è un imam, figlio di imam, cioè un capo religioso, non è un imprenditore, ha scritto poi 60 libri. Però il suo movimento controlla ampiamente un giornale conservatore islamico, una banca privata, una stazione televisiva Samanyolu e altri mezzi di comunicazione e anche organizzazioni imprenditoriali, tra cui la Confederazione turca di uomini d’affari e degli industriali (TUSKON), per cui può darsi che a lui faccia capo molto denaro.
    Ciao
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — luglio 21, 2016 @ 5:42 am | Rispondi


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