Nuovo Masada

giugno 27, 2016

MASADA n° 1775 27-6-2016 VIAGGIO A BERLINO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 9:02 pm

MASADA n° 1775 27-6-2016 VIAGGIO A BERLINO
Blog di Viviana Vivarelli

Autori di questo numero: Sauro e Piero.

VIAGGIO A BERLINO DI SAURO

Berlino 2016
Durata del viaggio aereo, Bologna-Berlino: circa un’ora e mezza.
Aeroporto di arrivo: Berlino – Schönefeld.
Volo diretto Bologna BLQ – Berlino Schönefeld SFX.
Giorni di viaggio: dal martedì alla domenica. Effettivi 4.
Costo del biglietto aereo : 69 €uro. Compagnia aerea: Ryanair.
Hotel a Berlino: Hotel Ibis Berlin Kurfuerstendamm.

Che cosa sappiamo, dall’Italia, di Berlino?
Io sapevo che c’era un muro, che la divideva.
Ma non sapevo come, esattamente. Avevo vaghi ricordi. Ricordavo John Fitzgerald Kennedy quando visitò Berlino e citò la famosa frase : “Ich bin berliner”.
Sapevo che aveva subito dei forti danni con la seconda guerra mondiale.

Ma non sapevo esattamente a che livello.
Conoscevo una parte di filmografia, su Berlino.
Innanzi tutto, su tutti, il bellissimo “Good Bye Lenin”. Da questo film capii che una parte dei tedeschi dell’est, dopo la riunificazione, ha provato la nostalgia per la scomparsa della RDT.
Ma anche il bellissimo “Le vite degli altri”. da questo film invece, ho introiettato l’ansia, la paura, la mancanza di libertà che dovevano provare le persone che vissero sotto il regime della RDT e della sua Stasi.
Sapevo che esisteva “Cristiana F, noi, i ragazzi dello zoo di Berlino”. Che però non ho mai visto.
Vidi, invece, “Il cielo sopra Berlino”, di cui non ricordo quasi nulla.
Mentre invece ho visto, di recente, “Il ponte delle spie”.
E da quel film ho capito che ‘aria pesante’ tirava da quelle parti…

Berlino è una città da cui mi aspettavo molto, e si sa, quando si hanno delle aspettative, spesso si corre il rischio di rimanere delusi.
Ed invece no. Berlino è riuscita a stupirmi. Da che cosa, direte voi?
Innanzi tutto è una città ‘cosmopolita’. E’ possibile incontrare gente proveniente da ogni parte del mondo, nei negozi, nei ristoranti, nei locali.
E’ una città verdissima, c’è verde ovunque, anche in pieno centro.
Non si nota traffico di auto, nemmeno nelle ore di punta. Ciò è sicuramente dovuto alla buona qualità dei servizi pubblici, molto capillare e diffusa. E questo fa sì che l’aria sia non inquinata. Si avverte subito, in particolar modo vendendo da una città come Bologna, dall’aria spesso stagnante.
E’ una città piena di locali e di musei, dove è praticamente impossibile che ci si annoi.
Tra le tante impressioni, mi è sembrato di fare un salto nel futuro, di come potrebbero essere le città del futuro, per le numerose innovazioni tecniche presenti e qui sperimentate.
E’ una città moderna, modernissima, dove al termine del secondo conflitto mondiale, era stato tutto raso al suolo. Tutto.
Per cui, dopo il crollo del muro, in quel fatidico novembre del 1989, Berlino ha dovuto reinventarsi. E per farlo, si decise di affidarsi ad architetti provenienti da ogni parte del mondo. Il risultato sono delle costruzioni ardite, dove si vede chiaramente che osarono, ed osano tutt’oggi.
I musei, ve ne sono di ogni genere e sorta. Io non li vidi, in quanto fummo graziati da un tempo climatico spettacolare, per una città così a nord come Berlino. Sì, perché Berlino non è propriamente nel cuore dell’Europa, ma è piuttosto sposata ad est, ed a nord.
Quindi il clima può rappresentare un handicap, per possibilità di pioggia e vento, spesso forte. Invece no, graziati dal bel clima, abbiamo preferito passeggiare e passeggiare, godendocela.
Come vederla? A piedi, sicuramente, è la cosa migliore. Ma ahi voi, le distanze non sono quelle di una Bologna, e nemmeno di una Milano. Per quello diventa importante avvalersi dei trasporti pubblici.

Berlino è una città di 3.400.000 abitanti, molto estesa, centro compreso. Non aspettatevi un centro storico tradizionale!
Un po’ di storia…. A Berlino non esiste affatto il classico centro storico a cui noi italiani siamo abituati. Tutto venne distrutto nei bombardamenti delle forze alleate che nella seconda guerra mondiale sconfissero la Germania. E la divisero. In più parti. Fino ad arrivare al 1949, quando le forze vincitrici si accordarono per:
– dividere la Germania in RFT (Repubblica della Germania Federale, sotto l’ala delle forze vincitrici USA, Francia, Gran Bretagna), RDT o DDR (Repubblica della Germania Democratica *) sotto la sfera di influenza dell’URSS.
– (* Ebbene sì, l’utilizzo della parola “democratica” per la Germania est fu un eufemismo…)
– Dividere in settori la capitale, Berlino. C’era il settore francese. Quello inglese. Quello USA, e poi naturalmente, quello dell’URSS. La divisione era solo sulla carta, le persone si potevano comunque muovere. Quando, però, dopo alcuni anni, fu evidente la differenza tra lo sviluppo della Berlino Ovest rispetto allo sviluppo della Berlino Est, cominciò una diaspora di cittadini che si trasferirono dalla Berlino Est a quella Ovest. Ma non solo! La diaspora, negli anni, aumentò, favorendo lo spostamento di cittadini anche di altre parti della RDT nella RFT, passando appunto da Berlino. Per capirci. Un cittadino di Dresda, nella RDT, se andava a Berlino, si spostava nel quartier sotto la giurisdizione degli USA, da lì poi poteva scapparsene in occidente. Questa emorragia, soprattutto di menti e cervelli, attratti dalle migliori possibilità nel mondo occidentale, fece sì che il governo della RDT decidesse di costruire uno sbarramento <>.

– La notte del 13 agosto del 1961. Lo sbarramento dapprima consistette in una distesa di filo spinato, sorvegliato da una catena umana composta di militari. Poi dalla costruzione di un primo, rudimentale muro di cemento, con blocchi prefabbricati di cemento, che divise la città isolando completamente Berlino Ovest, rendendola una vera e propria enclave. Fino ad arrivare al muro di cosiddetta ultima generazione, una roba dell’orrore…. Un complicato sistema, fu il muro ‘di ultima generazione’, composto da due muri, con in mezzo una striscia di terra di nessuno, ostacoli di vario genere, come cavalli di frisia, elettrificazioni, un sistema di illuminazione notturno, torrette di controllo. Una cosa tremenda. La lunghezza complessiva del muro fu di 155 Km (!!!).
Tutto questo fece sì che Berlino sia una città europea assolutamente anomala, nel suo genere, ma la si possa paragonare piuttosto a città come New York o Sydney.

Un modo intelligente di vederla è attraverso dei servizi di bus, coperti e scoperti, operati da varie compagnie, i cosiddetti “Sightseeing Tour”, ovvero della varie formule di visita della città, che vi permetteranno di iniziare a capire 1) come si articola la città 2) quali sono i principali punti di interesse.
Una volta effettuati uno o più giri a seconda delle vostre esigenze, vi potrete fare una idea abbastanza concreta di che cosa vedere e pianificare uno o più itinerari adatti alle vostre esigenze.

E’ una città in continua evoluzione e cambiamento. Tuttora, vista dall’alto, si potevano notare una quantità considerevole di gru, che denotano la presenza di una altrettanto notevole quantità di cantieri, percepibili anche percorrendola dal basso

I servizi.
I cittadini berlinesi possono usufruire di una capillare rete di servizi rappresentati da
1) bus;
2) U-Bahn ovvero metropolitana, sotterranea ma anche di superficie;
3) S-Bahn rete ferroviaria.
Spettacolare, avveniristica, importante ed imponente, ultra moderna, cuore del sistema dei servizi, la Haupt Banhof, la stazione centrale. Io ne sono rimasto affascinato.
Un elaborato sistema di scale mobili che serve per collegare 4 livelli di binari, in parte sotterranei. Il tutto inserito in tre livelli di negozi di ogni genere… Insomma, una stazione centrale ed un enorme centro commerciale. Dove non si capisce dove comincia l’uno e dove finisce l’altro.

Se avete intenzione di sfruttare i servizi berlinesi potete acquistare una “Berlin Welcome Card”, un biglietto a varie soluzioni, 4 giorni, 5 giorni o più, che vi permetteranno un notevole risparmio se avete intenzione di usufruire spesso durante la giornata dei servizi di cui sopra. La Berlin Welcome Card vi darà inoltre diritto a vari sconti, per esempio se avete intenzione di visitare musei ed altre iniziative convenzionate. Insieme alla Card vi viene fornita una piccola guida corredata di una mappa della città di Berlino.
I servizi sono molto efficienti, per quello che ho potuto notare.
Attenzione però ai borseggiatori. Appena arrivato, alla stazione della metro di Alexanderplatz, mi hanno rubato il portafoglio… Cosa che non mi era mai capitata nemmeno in paesi giudicati pericolosi come il Messico e il Venezuela… Bah.

Il cibo e le bevande.
Il cibo di Berlino grosso modo è lo stesso tipo di cucina che si può trovare nel resto della Germania. Delle zuppe, di vario genere. Il piatto principale, dato da carne o pesce, come bistecche, cotolette, eccetera, accompagnato da contorni. Qui però sono molto sviluppati i ristoranti etnici. La migliore cena infatti, è stata in un ristorante turco. Come noto, la comunità turca è molto forte in Germania, e pure qui a Berlino. L’acqua è carissima, non costa mai meno di 2 euro una bottiglietta da 0.25 euro. Proibitiva. Non è stato possibile ottenere una caraffa di acqua del rubinetto, ci è sempre stata negata.

Proibitivo anche il vino, ed infatti non abbiamo mai nemmeno osato chiederlo. Le birre invece costano relativamente poco, se prendete quelle alla spina. Relativamente poco anche gli alcolici. Un bicchiere di brandy Veterano Osborne, preso in un locale, mi è costato soltanto 2.30 euro J, se paragonato ai 4 euro medi per una bottiglia di acqua…
La cucina vegano biologica è arrivata anche qui, naturalmente. Sperimentato personalmente un ristorante vegano: ottimo.

Il caffè.
Se possibile, evitatelo. Come in tutto il resto del mondo, è soltanto una bevanda calda che ha un leggero sapore di caffè. Tra l’altro dal costo quasi proibitivo! Non spenderete mai meno di almeno 2.50 euro per una bevanda calda chiamata qui caffè. Orribile quello della catena americana Starbucks. Non lo avevo mai assaggiato, e mal me ne incolse. Non solo non era un caffè, non solo non era nemmeno un accettabile caffè. Mi lasciò un tale saporaccio nel palato che fui costretto a berci sopra poco dopo una birra per liberarmene!! Vade retro, Starbucks!
Qualche eccezione, però, a ben vedere, anzi, a ben cercare, la si può trovare. In Alexander Platz trovammo la Patisserie J. Sprengart karl-Liebknecht Strasse, che oltre a delle deliziose praline al cioccolato, aveva l’Illy caffè. Fu una impresa far capire alla signora, diventata quasi una nostra amica, molto gentile e disponibile, quale fosse la nostra interpretazione di un caffè. Ci portò un primo caffè in una tazza da cappuccino. Alla domanda della signora, a me rivolta, di che cosa ne pensassi, il mio sguardo dovette essere così sdegnato che nel viso della signora vidi lo sgomento… E ce ne fece un altro. Stavolta in una tazzina da caffè, classica, ma ahi me, ahi lei, quasi colma… Insomma, una bevanda calda, al sapore del caffè Illy.

Un’altra esperienza mistica fu la KadeWe. In questa sorta di Harrods Berlinese, sono presenti sia la Illy che la Lavazza. L’esperienza presso il bar della Illy tutto sommato fu accettabile. Forse perché la gentilissima signora alla macchina aveva avuto un marito italiano. Forse perché aveva seguito un corso di barman che la Illy so tenere. Resta il fatto che questo fu di gran lunga il migliore dei caffè bevuti qui a Berlino. Ma che dire, però, del suo costo??? Anche qui 2.50 euro. Quando chiesi alla signora, molto distinta, molto elegante e raffinata, se fosse di Berlino, ella mi rispose: “Yes, i’m of Berlin, west Berlin!!”. Fiera nel dirlo, ci tenne poi a spiegare come lei avesse sempre abitato nella Berlino Ovest, e non gradisse più di tanto i berlinesi dell’est, e come, secondo lei, servirà ancora molto tempo prima di una completa integrazione.
L’esperienza Lavazza però penso sia la più indicativa del posto. Una signora anche questa molto professionale, alla mia richiesta di un caffè parte, versa il caffè dall’apposito contenitore che lo macina, proprio come in Italia, lo pressa nel beccuccio, proprio come in Italia, e lo stringe nella macchina, poi fa partire l’apposito bottone, di una macchina proprio come in Italia. Ma, quando la macchina ha finito la normale erogazione di un caffè, la signora si avvicina alla tazzina, controlla, e spinge nuovamente il bottone !!! Sic…

Cose da vedere….
Il Bundestag.

Oltre che dall’esterno, è possibile visitare una parte dell’interno. In particolar modo la cupola. Per farlo è possibile operare in due modi. Prenotando la visita via internet, ma ciò va fatto per tempo. Oppure recandosi sul posto, in un apposito prefabbricato, facendo una fila variabile nel tempo, è possibile prenotare, gratuitamente, la visita della cupola. Del palazzo originale rimangono la facciata anteriore, quella posteriore, e le quattro torri. Rimangono, anche qui, è un eufemismo. Ciò che è rimasto che si può vedere ora, è stato tutto ricostruito dopo il conflitto mondiale. Come tutto il resto, infatti, anche quello che fu il Reichstag del Fuhrer fu raso al suolo. Vale assolutamente la pena comunque di visitare la cupola, assolutamente avveniristica, e il terrazzo, da cui si può ammirare una splendida vista dall’alto di Berlino.

La Porta di Brandeburgo.
A pochi metri dal Bundestag, è un simbolo non soltanto per i berlinesi, ma per i tedeschi tutti. Molto bella anche la piazza tutto intorno, ed il Tiergarten vicino, il più grande parco berlinese, più grande persino di Hyde park a Londra. Dalla Piazza della Porta di Brandeburgo, parte la centralissima Unter den Linden, una importante arteria viaria, con ai lati alberghi lussuosi, ambasciate, negozi di ogni genere e sorta, ed il museo dedicato a Willy Brandt, un importante sindaco di Berlino e uomo di governo della RFT. La Unter den Linden conduce all’isola dei musei, una piccola isoletta in mezzo al fiume che bagna Berlino, la Sprea, fino a giungere alla Alexander Platz, quella piazza che viene considerata il centro della città di Berlino.

Alexander Platz.
Enorme, come tutta la città piena di verde. Eh sì, perché quando si fa il giro con il Sightseeing Tour, una delle caratteristiche di Berlino che vi dicono è quella di essere una delle città più verdi al mondo. E si vede!
In mezzo alla Alexander Platz spicca la torre della televisione. Eretta tra il 1965 ed il 1969, dal regime comunista della DDR, era alta 365 metri, l’altezza doveva servire, nelle intenzioni della DDR, di renderne facile la memorizzazione nella gente, essendo la cifra di 365 metri, coincidente con i giorni dell’anno. Ora è stata leggermente alzata ulteriormente, con l’apposizione di una punta. La torre è visitabile, c’è persino un ristorante in cima, che in un’ora compie la completa rotazione. Noi non l’abbiamo visitata.

Il Muro di Berlino – East Side Gallery
Alexander Platz è situata in quella che era ‘Berlino Est’.
Oggi risulta difficile per un turista capire quale fosse il percorso del muro di Berlino. Anche perché non era “lineare”, ma tortuoso. E non divideva solo la parte ‘cittadina’, ma anche un consistente tratto esterno.
Tale percorso è oggi evidenziato ‘a terra’ con una fila di due mattoni appaiati che identificano quello che era il percorso del muro. Oppure, in aria, da dei tubi colorati.

In quel novembre del 1989 la città ed i suoi cittadini intrapresero un percorso, non ancora completamente terminato, che li ha portati ad abbattere quel maledetto muro. Ne sono rimaste pochissime testimonianze, ancora in piedi, e solo in maniera parziale.

Quella sicuramente più sfruttata è la zona di East Side Gallery, dove sono rimasti circa 2 km di muro originale, un vero e proprio museo del muro all’aperto, dove tutt’oggi si possono vedere le famose immagini del ‘bacio alla russa’ tra Leonid Il’ič Brežnev ed Erich Honecker. Oppure la famosa Trabantche sembra uscire dal muro stesso. Ed una miriade di altri murales. Sulla Mühlenstraße, all’inizio venendo dalla Warchauer Strasse, si può visitare un piccolo nuovo museo (inaugurato pochi mesi prima) multimediale dedicato al muro ed alla storia ad esso legata. Molto interessante. Vale la pena di vederlo.

La vicenda del muro ha segnato la storia non soltanto dei berlinesi, ma metaforicamente, del mondo.
Il muro, oltre che dividere fisicamente Berlino, ha rappresentato negli anni della guerra fredda, la ‘cortina di ferro’ tra l’occidente capitalista e l’est comunista. Molto ben rappresentato dal film ‘il ponte delle spie’. Le vittime del muro sono oltre 200, ma un conto preciso non è disponibile. Quando si parla di vittime del muro si intendono quelle persone che cercarono di fuggire dalla Berlino est alla Berlino ovest, cercando di superare nei modi più disparati il muro maledetto, ma furono ‘sistematicamente’ uccise dalle guardie della DDR. Il muro non era soltanto quello di cemento, ma anche la Sprea, il fiume, rappresentava in alcune parti della città da divisorio, e nel fiume, a metà, vennero posti degli sbarramenti (!!) per impedirne l’attraversamento, esattamente come il muro di cemento.

Molto clamore destò la morte di un bambino turco che giocava con amici sulla sponda di Berlino Ovest. Cadde, trascinato dalla forte corrente del fiume nessuno poté salvarlo, in quanto le guardie della DDR sparavano se qualcuno avesse osato avvicinarsi oltre alla metà del fiume. Il caso destò scalpore e molto sdegno, specie nell’allora già forte comunità turca.
L’ultima frase famosa sul muro la disse Ronald Reagan in visita nel 1987, in occasione dei festeggiamenti del 750 anno di Berlino, nei pressi della parte di Berlino Ovest della Porta di Brandeburgo, rivolto a Michail Gorbačëv: “Tear down this wall!” (trd. abbatta questo muro!).
La caduta del muro rappresentò una data storica, uno spartiacque, tra un mondo ‘cristalizzato’ ed un nuovo mondo ‘globalizzato’. Di lì a poco la storia la conosciamo. Ad uno ad uno caddero tutti i regimi comunisti del Patto di Varsavia, più o meno pacificamente. Non tutti, la Jugoslavia pagò un tributo altissimo. Si può dire che dal crollo del muro si passò all’inizio della fase storica della ‘globalizzazione’, dando inizio ad una fase nuova anche economicamente parlando, che ha portato, oltre al crollo del ‘regime comunista sovietico’, ad una crisi del sistema capitalistico ed all’inizio del ‘neo liberismo’ in cui stiamo tuttora navigando.
Nota bene. Tra le frasi celebri occorre annoverare quella che disse Erich Honecker il 19 gennaio del 1989, soltanto 10 mesi prima di quella che fu la data della caduta del muro. Egli infatti dichiarò: “Il muro ci sarà ancora fra cinquanta e cento anni”.

Il Check Point Charlie.
Oggi è ricostruito, come tutto. Ma era una frontiera importantissima, in quegli anni. Ora vi sono delle caricature di soldati americani, delle comparse, che si fanno fotografare a pagamento. Una cosa molto in stile hollywoodiano. Di fianco vi è invece un interessante museo in parte all’aperto e in parte chiuso legato al check point ed al muro. BlackBox Kalter Krieg è il suo nome.
Il check point Charlie è situato sulla Friedrichstraße, una delle vie più importanti e storiche di Berlino. Sulla via trovano spazio anche importanti firme come Armani, Gucci, Galerie Lafayette. Insomma una via da shopping compulsivo.

La colonna della Vittoria.
Imponente sorta di torre obelisco al centro di una ampia piazza nel centro del Tiergarten celebrativa di una vittoria della Prussia. L’angelo dorato che la sovrasta impressiona 1) per la dimensione 2) per la sue lucentezza. In pratica quando è illuminato dal sole è quasi impossibile guardarlo, la luce che la sua superficie dorata rifrange lo rende inguardabile.
Uno dei simboli della città di Berlino.
Come detto prima, è commemorativo di una vittoria della Prussia contro la Danimarca. A ben vedere, scorrendo le foto della storia della Germania esposte nella cupola del Bundestag, anche la Germania prima di diventare uno stato unito, ’ci ha avuto’ le sue belle tribolazioni… Quando poi si è unita, ha sempre rappresentato una minaccia per il resto dell’Europa. In virtù della storia e dell’esito del nazismo, le forze alleate decisero che era meglio restasse divisa…

Il palazzo Bellevue
Residenza del presidente della repubblica tedesca. A pochi metri dalla colonna della Vittoria. Per carità. Un bel palazzo bianco. Ma se in Italia lo spacciassero per una Villa Veneta, beh, non direste essere la più bella.

La Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche detta “il dente cavo”
E’ in pratica quel che resta del campanile di una chiesa fatta costruire dall’imperatore Guglielmo II. Fu distrutta in un bombardamento durante il 1943. Oggi rimane questo rudere inserito in un contesto di edifici moderno tutto intorno a lei. A pochi metri, infatti, si trova uno dei più grandi centri commerciali della città, quasi interamente sviluppato nel sotto suolo: l’Europa center. Questa sua allocazione sotterranea consente al centro la frequentazione nelle rigide e piovose giornate invernali.

Non lontano dalla Kaiser Wilhelm si trova la Kaufhaus des Westens, meglio conosciuta dai berlinesi come KadeWe. Si tratta di un grande magazzino sofisticato e di lusso, in cui si possono trovare capi di abbigliamento di haute couture, come foste alle Galarie Lafayette. Allo stesso tempo potrete trovare cibi raffinati, e pertanto molto costosi, provenienti da ogni parte del mondo. Un giro in questo grande magazzino è assolutamente consigliato.

Lo zoo di Berlino.
Ebbene sì, proprio quello del famoso ed allora tanto discusso film “Cristiana F., noi i ragazzi dello zoo di Berlino“.
Lo zoo non l’ho visto, non mi interessa vedere dei poveri animali costretti in cattività. Dicono sia uno dei più grandi e forniti al mondo. Sarà. Fatto sta che non era proprio una zona bellissima nel film, e non lo è nemmeno oggi, nel 2016. Nelle zone attorno alla entrata dello zoo e proseguendo verso il Tiergarten ho notato persone non proprio messe benissimo. Diciamo “sofferenti di qualche disagio”. Sicuramente sociale, a giudicare dagli strani giacigli sparsi qua e in là in mezzo alle zone di verde.

Il Lungo fiume.
Passeggiata non suggerita che io sappia da nessuno, invece secondo me molto interessante e che meriterebbe miglior sorte. Da farsi solo in caso di bel tempo. Si tratta di un itinerario molto lungo, volendo farlo. Noi ne abbiamo percorso soltanto un breve tratto, essendo il percorso cittadino della Sprea lunghissimo, da Holsteiner Ufer fino al Palazzo Bellevue. Lungo la via abbiamo avuto modo di apprezzare dei bellissimi palazzi e della spiaggette improvvisate sull’erba dove le persone prendono il sole.

Una parte che mi è sembrata interessante ma che abbiamo visto solo dai ponti è quella del lungo Sprea che bagna l’isola dei musei. E’ anche possibile fare dei giri in battello della città, Berlino sull’acqua. Noi non lo abbiamo fatto.

Postadmer Platz
Questa piazza riassume molto bene la divisione tra Berlino Ovest e Berlino est.
Al termine della seconda guerra mondiale era una serie di macerie come il resto di Berlino. Al momento della divisione venne abbattuto anche quel poco che vi era rimasto per creare una vera e spianata ideale per la costruzione di un bel muro divisorio. Crollato anche il muro, la piazza è diventata una sorta di laboratorio di costruzioni ardite.

Tra grattacieli arditi nell’altezza e nella forma, uno dei quali con l’ascensore più veloce al mondo, una piazza molto spaziosa e trafficata, l’unica peraltro vista fino al momento, trova posto una delle attrazioni sicuramente più significative di Postdamer Platz : il Sony Center. Realizzatore un certo “Renzo Piano”…

Questo complesso di edifici è assolutamente da vedere, soprattutto di sera. La struttura è a dir poco impressionante e credo sia arduo renderne la descrizione con delle parole. Occorre vederla. Possibilmente di persona, non bastano nemmeno le foto a renderle giustizia.
Il complesso consta di sette edifici disposto su una superficie enorme, 26.000 m2, mica robetta…
Nel complesso predominano vetro ed acciaio. Ne sono state utilizzate quantità industriali. Tonnellate su tonnellate. Al centro della struttura, in pratica coperta da una enorme struttura in vetro, sostenuta da acciaio, si trova il Forum, una piazza ovale coperta da una spettacolare opera di architettura ed ingegneria. Un articolato tetto ad ombrello fissato con dei tiranti ad un enorme anello di acciaio che si poggia agli edifici circostanti. Al suo interno negozi, ristoranti, una sala multicinema, una piazza con al centro una fontana con dei giochi d’acqua, delle panchine. Di sera la struttura di vetro è illuminata, e cambia colore ogni 4 secondi. Sulla cima si può notare una sorta di “imbuto”, serve a recuperare l’acqua che cade ed a convogliarla nella vasca della fontana (!!!).

Il Tiergarten.
E’ il parco più grande di Berlino. 342 ettari. Tanto per fare della comparazioni, Hyde Park è 253 ettari. 342 ettari, per dare una dimensione, sono come 342 campi da calcio. Da notare che negli anni della seconda guerra mondiale, quando Berlino fu pesantemente bombardata, il parco venne disboscato dai berlinesi per utilizzarne la legna come combustibile.

Considerazioni finali.
Periodo ideale per visitare Berlino: giugno.
Tenore di vita. Secondo me, alto. Considerato che un biglietto del metro per il tragitto per andare all’aeroporto, Berlino – Schönefeld costa 3.30 euro, per un tragitto di circa 24 chilometri, se lo compariamo al costo dei 6.50 euro del bus BLQ della TPER, per una tratta di circa 6 chilometri dal centro di Bologna, beh, lo capite da soli, il nostro è un paese fuori mercato.
Città in cui bisogna girare parecchio a piedi, anche se presenti ottimi servizi di trasporto. Sconsigliata alle persone pigre.
Occhio alle distanze: Berlino è molto estesa.
In generale la gente, almeno con noi, si è sempre dimostrata gentile e disponibile. Poi dipende sempre da come ci si pone.

VIAGGIO A BERLINO DI PIERO

Noi siamo la nostra storia“.
Una piccola frase che amo e che sento molto mia.
Non è mia, purtroppo, ma di Wim Wenders, un regista che io e una parte importante della mia generazione abbiamo molto amato. Un tedesco e un berlinese, almeno di formazione e cultura.
Se tu non conosci la storia di una persona non conosci quella persona.
Può piacerti o no, ma non puoi dire di conoscerla, non puoi davvero abitare il suo mondo.
Finisci per giudicarla solo con i tuoi pregiudizi o con i tuoi desideri.
Io so amare solo le persone che mi fanno conoscere la loro storia.
Per le città è lo stesso. E per Berlino lo è ancora di più.
Sono pochi, pochissimi i posti al mondo dove la storia si è fermata con violenza terribile e risultati così drammatici. Dove ha bloccato, distorto, stravolto e stracciato il tempo per poi lanciarlo in un altrove che si chiama oggi. Quelli diventano luoghi dove il tempo e le cose non coincideranno mai più.
Berlino è uno di questi posti.
Una volta c’era una grande piazza, circondata da edifici eleganti, barocchi e ottocenteschi. Era il centro, non dichiarato, ma accettato, della città prima che l’atto ultimo di follia di una guerra folle non la riducesse in polvere.
Adesso al suo posto c’è una grande, modernissima, a suo modo bellissima piazza coperta, che sta diventando uno dei centri voluti della città nuova, quella che si è formata dopo la caduta del muro e poi la riunificazione. Di Berlino, della Germania, in parte dell’Europa.
In un angolo di questa piazza c’è una cosa strana.
E’ una grandissima vetrina. E dietro la vetrina, bianchissima, bellissima, una intera parete stuccata. E’ l’interno di un edificio. Se non conosci la storia ti sembra uno di quei meravigliosi palcoscenici creati dai costruttori di spazi artistici. Magari una vetrina in allestimento dove presto compariranno manichini rivestiti da vestiti più o meno belli, ma senz’altro costosi. Oppure gioielli. O tutto quello che si può mostrare all’interno di uno spazio affascinante prima di essere venduto.
Ma non è una vetrina. O meglio, lo è, lo è davvero. E’ una vetrina dove si mette in mostra , per chi vuole comperarlo, o anche solo conoscerlo, il tempo.
Perché quello dietro il vetro è veramente un pezzo di interno. Anzi è un pezzo, l’ultimo esistente, di quello che era un meraviglioso, famosissimo hotel che se ne stava, immagino orgogliosamente, come tutti gli hotel, proprio lì, dove è adesso, in quello che era il centro della città, in una piazza che adesso non esiste più,in una città che non esiste più, in un passato scomparso nelle cose, ma tremendamente vivo nella memoria di chi conosce la memoria delle cose.
Questa per me è Berlino. Una città che è l’apoteosi del nuovo, una città che non ha un centro perché ogni posto, anzi, tu stesso sei il centro di una città che è stata cancellata dalla storia e dagli uomini, poi ricreata dal niente, con gli umori dell’oggi, in uno sforzo immenso di dimenticare. Ma dove basta un frammento, un nome, una topografia non cancellabile per fare rinascere con violenza intatta il proprio passato. Un passato troppo enorme, troppo tragico, troppo infilato nella carne, prima che nella mente di tutti. E non bastano le meraviglie dell’architettura moderna, le mille cancellazioni, poi le ricostruzioni, i restauri, là dove sono state possibili , a fare scomparire quel passato e la necessità di conoscerlo.
E allora di “cose “ come quella pazzesca vetrina ne trovi, se sai e se vuoi, ma solo se sai e se vuoi, cento, mille. Quello che ti sembra un innocuo vialone alberato che si perde in lontananza ritorna ad essere nella nostra mente, per un attimo sconcertante, il palcoscenico di oscene parate. E in quella strada anonima, scarsamente illuminata, poco lontano dalla porta di Brandeburgo, se sai e se vuoi trovi, ancora le tracce incancellabili di una striscia di sangue. In quello che è un bellissimo recupero architettonico di una vecchia centrale dell’acquedotto c’è una storia di orrore e dolore che conoscevi solo dai libri e che adesso è lì, davanti a te, con l’aspetto innocente e rassicurante che spesso l’orrore assume nel suo tentativo di nascondersi nel presente.
Se sai e se vuoi quella che sembra, o meglio, hanno cercato di far sembrare, una città che vive della sua superficie, popolata da genti arrivate da ogni angolo dell’Europa, diventa di colpo una città dallo spessore quasi insostenibile, dove camminare nello spazio diventa inevitabilmente un muoversi avanti e indietro nel tempo.
Le mille e mille gru che la stanno costruendo o ricostruendo, forse il simbolo più autentico della città attuale, sembra che stiano cercando non di dare forma alle cose, ma a un oggi che possa poi diventare un passato più leggero da sopportare.
Non ci riescono, perché attraverso la memoria, Berlino è e probabilmente sarà sempre, inevitabilmente, la sua storia.
Per questo l’ho molto desiderata e molto temuta. Proprio come succede con chi si ama profondamente.

(Sei stato a Berlino? Se vuoi mandarci il tuo commento, saremmo felici di pubblicarlo)

http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Ottimo servizio su Berlino….^.^!

    oreste

    Commento di MasadaAdmin — giugno 29, 2016 @ 8:27 am | Rispondi


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