Nuovo Masada

giugno 10, 2016

MASADA n° 1771 9 -6-2016 UN PARTITO IN ROTTA

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MASADA n° 1771 9 -6-2016 UN PARTITO IN ROTTA
Blog di Viviana Vivarelli

Grande calo del Pd alle amministrative del 2016 – Le gigantesche balle di Renzi e del suo servizievole Istituto di analisi Cattaneo – Travaso di voti del Pd al M5S – A Roma il 35% dei voti del Pd passa alla Raggi – Perché Pisapia non si è ricandidato a Milano – A Bologna l’imbriaco Merola passa al ballottaggio con la Lega – Il voto dei giovani e dei vecchi – Le fondazioni sono la cassaforte segreta dei partiti. Apriamole! – Brexit ed euroscettici danesi – Il giudizio di Giannuli – I conti delle Olimpiadi – Bancarotta del Partito della Nazione – L’apporto di Verdini è stato zero ma gli si grazia l’evasione fiscake– Renzi: 600.000 voti meno di Bersani nel 2011 – Astensionismo in crescita – Articolo del Telegraph sul disgraziato rapporto di banche italiane ed euro – Referendum svizzero su un reddito dato a tutti. Paesi dove questo già esiste- Un reddito minimo universale costerebbe meno delle ultime 4 Finanziarie – Come evolverà la crisi?

Uno spettro se aggira per Roma: il Parioli Democratico

L’ovetto di giornata: Due candidate piddine indagate per aver comprato voti in cambio di promesse di inserimento nel programma lavorativo Garanzia Giovani, finanziato dalla Regione.

Il Pd ricorre a tutto pur di raccattare qualche straccio di voto: patti del Nazareno, accoglienze a delinquenti come Verdini in cambio di archiviazioni di indagini e posti istituzionali, ponti di Messina per attrarre ‘drangheta e camorra, primarie truccate, corruzione elettorale, tessere farlocche fatte anche da morti, liste civiche anche di dx tanto tutto fa brodo, troll a progetto fissi sui blog a ripetere insolenze e sproloqui, voti comprati per 50 o 20 euro, concentrazioni mediatiche di bassa qualità democratica, mani a tenaglia sulla Rai, balle a raffica sparate col massimo della sfacciataggine per illudere i poveri vecchi rincitrulliti, istituti di analisi che falsificano i dati come il Cattaneo, ministri pronti a spergiurare falsità e a promettere assurdità, insulti e diffamazioni agli avversari.., ed è proprio tutto questo arraffare a braccia tese, questo disordinato muoversi con la bava di fuori, contro ogni senso comune e oltre ogni ragionevolezza che mostra chiaramente che Renzi sta perdendo.

Amministrative in 1362 Comuni italiani, Il M5S si è presentato in 251 Comuni, il Pd c’era col suo simbolo solo in 123 e ha ottenuto al primo turno 18 sindaci, il resto erano liste civiche senza apparentamenti dichiarati con partiti ma Renzi si è arrogato anche il loro risultato inglobando pure le liste di cdx. La percentuale del Pd anche così non sale sopra il 26%, più spesso è molto inferiore, attorno al 21%. Il calo di consensi del Pd è innegabile, si stima in 7 punti rispetto al 2011. Malgrado ciò, Renzi ha dichiarato di aver ottenuto mille Sindaci, di aver vinto dappertutto e che i perdenti erano i 5stelle che avevano perso 4 punti. L’Istituto Cattaneo, notoriamente sovvenzionato dal Pd, gli ha dato manforte in questa balla e i media non l’hanno smentita con una risata omerica come avrebbero dovuto, per piaggeria ormai cronica. (Meglio la risata omerica dei corrispondenti stranieri quando Renzi si vantò dei suoi successi economici) I soliti trolloni non hanno trovato di meglio che ripetere la balla facendosi ridere dietro da tutta Italia. Ormai Renzi sta superando le balle di Mussolini e non gli resta che scrivere i suoi twitter sui muri delle città.

Voti totali:
M5S 956.552
PD 953.674

La sconfitta di Renzi è bruciante
50.000 voti persi a Bologna
70.000 a Roma
A Milano il Pd scende da 170.551 a 145.933
a Torino da 189.597 a 138.103, 50.000 voti in meno
a Ravenna da 43.000 a 25.000, dimezzati
a Grosseto da 19.397 a 5.358, divisi per tre
a Savona da 11.000 a 6.352, dimezzati
a Napoli da 68.000 a 41.000…
Al contrario il M5S sale ovunque tumultuosamente.
Sarà meglio che qualcuno capisca che la diffamazione per cui Grillo è un pluripregiudicato e la Raggi ha fatto le fotocopie a Previti o il M5S è un partito fascista che prende i voti di Casa Pound o lasciano il posto a qualcosa di meglio o sono controproducenti.

“I 18 comuni (non 1000) in cui il Pd ha un sindaco al primo turno sono:
Cassano D’Adda (Milano) – Malnate (Varese) – Muggia (Trieste) – Montignoso (Massa Carrara) – Chiusi (Siena) – Città di Castello (Perugia) – Cagliari – Capoterra (Cagliari) – Terrasini (Palermo) – Barrafranca (Enna) – Calascibetta (Enna) – San Chirico (Potenza) – Rivacandida – (Potenza) – Francavilla al mare (Chieti) – Lentella (Chieti) – Filadelfia (Vibo Valentia) – Spezzano Sila (Cosenza) – Capua (Caserta).
I dati reali sono l’unico antidoto alle balle del Bomba e del suo magico mondo.
Dire che le liste civiche sono tutte di sinistra è una coglionata degna solo dell’autonominatosi portavoce in pectore mononeuronico in questo blog del toscano.
Poveretto… ormai non ci sta con la testa. In quanto all’Istituto Cattaneo che spara balle, non si confrontano pere con mele diceva il mio professore di statistica. Non si confrontano le comunali con le politiche; diversa numerosità, diverse aree geografiche, diverse tipologie di voto. Le comunali si confrontano con le comunali. Se l’istituto di Metodi Quantitativi della Carlo Cattaneo ha chiuso i battenti nel 2012 un motivo ci sarà (cioè che sono il nulla cosmico a livello accademico. (Giorgio N.)

STAMPA ESTERA
Frankfurter Allgemeine Zeitung :“Se la 37enne Virginia Raggi riuscirà davvero a vincere le elezioni, non solo sarà la prima donna sindaco a Roma, ma potrebbe riuscire a sgombrare il campo dai dubbi circa l’idoneità al Governo dei 5stelle. Alla fine, una vittoria a Roma potrebbe costituire il trampolino di lancio per le elezioni politiche in programma nel 2018 in Italia».
Reuters: «Il successo nel Governo della Città Eterna potrebbe rivelarsi un trampolino per vincere le elezioni generali del 2018».
The Telegraph: “Una vera botta ha preso Renzi”
Financial Times: «Se confermata dai risultati finali, la facile vittoria della signora Raggi nel primo turno è un campanello d’allarme per Renzi: il vento antiestablishment che sta scuotendo la politica europea soffia forte in casa sua»
La Frankfurter Allgemeine Zeitung evidenzia anche il grosso risultato di M5S a Torino «dove Chiara Appendino è un passo dietro l’attuale sindaco Piero Fassino…A Milano, seconda città d’Italia, il candidato Pd Sala ha un piccolo vantaggio su Stefano Parisi, candidato di cdx. A Torino, lo storico esponente Pd Piero Fassino correrà al ballottaggio contro Chiara Appendino, anche lei M5S. E a Napoli il Pd di Renzi non andrà neppure al ballottaggio».

Maria Pia Caporuscio
Voglio augurarmi sia vero che Virginia Raggi si circonderà di persone di eccellenza come Paolo Berdini ambientalista di fama mondiale all’urbanistica, Tommaso Montanari studioso d’arte alla cultura e Raphael Rossi grande esperto sullo smaltimento dei rifiuti, Virginia Raggi farà di Roma la vera capitale del mondo e non avrà rivali e verrà ricordata nei libri di storia.
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Viviana
Renzi è stato messo su da una cricca di magnati e massoni con la complicità di Napolitano, il tradimento del Pd e il consenso di un popolo di coglioni.
Fa quello che gli ordinano di fare, dal patto con la Merkel al TTIP alla distruzione della Costituzione democratica all’annientamento dei diritti del lavoro.
Ma il popolo di coglioni crede che queste siano manovre di sinistra!!
Sono ‘circonfusi’ 🙂

ALESSANDRO GILIOLI

I dati del M5S sono diversi da città a città. Strepitosi a Roma e ottimi a Torino, appunto; un po’ deludenti nella culla Bologna; scarsi a Milano, Napoli, Cagliari.
Se il Movimento fosse stato premiato per le sue proposte politiche nazionali, non ci sarebbero delta così significativi tra i suoi risultati: 20-25 punti di differenza tra le città in cui è andato bene e quelle in cui invece no. Invece hanno prevalso esperienze e percezioni diversificate.
A Roma il Pd e l’ex Pdl hanno fatto troppi danni e la situazione diffusa è di tale scontento che oggi, insieme, i candidati di Renzi-csx e di Berlusconi-cdx hanno raccolto, assommati, meno del 36 %. Il 64 e rotti % è andato altrove.
Il M5S ha saputo incamerare il rifiuto del Patto del Nazareno che qui odorava di mafia capitale, clientele trentennali, cattivo Governo, arroganze, notai, ripittate cosmetiche con candidati (Giachetti, Marchini) la cui funzione era quella di far dimenticare chi si portavano dietro. Virginia Raggi, con tutte le sue naiveté, è stata comunque capace di rappresentare un’alternativa pulita a tutto questo. Se non ci fosse stata lei, avrebbe vinto l’estrema dx di Meloni, come in Francia, in cui a rappresentare l’alternativa all’establishment sono i neofascisti e gli xenofobi.
Evidente il ruolo del M5S come unico oppositore sociale anche a Torino: dove il sindaco uscente ha ammesso che la sua mancata vittoria al primo turno è frutto di “crisi e malessere”, e questo malessere è andato quasi tutto al M5S, lasciando poco più che briciole alla destra salviniana (8,4) o alla cosiddetta sx radicale, impiantata al suo consueto 3-4 %. Solo a Napoli, per ragioni locali che risalgono al 2011, De Magistris ha interpretato meglio del M5S l’opposizione al Nazareno e al renzismo.
A Milano invece i candidati di Renzi e cdx hanno preso, assommati, quasi l’83 %. Insomma hanno fatto il vuoto. Perché il buon ricordo di Pisapia ha trascinato il voto perfino verso il grigissimo Sala, certo; perché il cdx era unito, d’accordo, e c’era dentro anche la protesta di Salvini; perché il M5S ha pasticciato cambiando cavallo in corsa, ancora; ma soprattutto perché la città non vive le stesse condizioni di disagio quotidiano che ci sono a Roma. In altre parole: dove ci sono soldi che girano e un Governo decente che un po’ li ridistribuisce attraverso servizi pubblici funzionanti (e senza rubare), delle proposte del M5S interessa ancora a pochi; dove invece queste condizioni non ci sono, è il M5S l’opposizione italiana. Il che forse dovrebbe far riflettere sulle indicazioni nazionali che provengono da questo voto pur così diversificato localmente; anzi: proprio perché così diversificato localmente.
-1°, non basta raccontare che tutto va bene e “chi lo nega è un gufo”; dove c’è malessere sociale, per usare le parole di Fassino, gli elettori vanno altrove; specie se questo malessere sociale si accompagna a cattivo Governo e a relazioni incestuose tra establishment e corruzione ambientale.
-2°, questo altrove è sempre di più il Movimento 5 Stelle, De Magistris a parte; e tutti i casini di Parma – o quelli più pretestuosi di Livorno – non cambiano di una virgola la sensazione ancora di attesa che il Movimento suscita in una larga parte dell’elettorato, cioè attesa di vedere se sanno fare meglio di chi li ha preceduti. Né ha pesanti effetti il rapporto complicato tra gli eletti del M5S e il vertice informale del partito (Grillo, la Casaleggio, il direttorio, lo staff etc): quasi tutte pippe di noi che ci occupiamo di politica come entomologi fissati.
-3°, la fase due del M5S inizia ora, se vince a Roma; è a quel punto che scatterà, probabilmente, un minimo di responsabilità per quanto riguarda le capacità di governare del Movimento. Per ora il M5S è (ancora) vissuto con una percezione prevalente di attesa e non (ancora) di giudizio. Se governa Roma, le due cose come minimo si mescoleranno.
Quarto, se il M5S dovesse andare a sbattere ci sono solo due scenari: quello francese (il ruolo di alternativa all’establishment passa all’estrema dx) o quello angloamericano (cioè Corbyn e Sanders, che peraltro da noi non sono in vista nonostante le ambizioni di De Magistris).
-5°, il referendum che politicamente si porta dietro l’Italicum sta somigliando sempre di più a un paradosso. Se infatti vincesse il Sì, come vuole Renzi, per il M5S si aprirebbero davvero serie prospettive di conquistare il Governo del Paese, con il ballottaggio: specie se il Governo continuasse a far prevalere la favolistica sulla realtà in termini economici; ma se invece vincesse il No, Renzi dovrebbe mantenere il suo impegno di lasciare, creando così scenari ancora più incerti.

Grillo
“Renzi ieri ha dichiarato trionfante davanti telecamere e giornalisti: ‘Al primo turno abbiamo portato a casa quasi mille sindaci’. BALLA!!! Nel mondo reale invece le liste presentate dal Pd alle amministrative sono appena 123 (circa LA META’ di quelle del M5S) e i candidati piddini che hanno vinto al primo turno sono 18 (non 1000), diciotto (non mille)”. “Il Bomba l’ha sparata gigantesca, ha alterato un dato in maniera clamorosa e grottesca come fa con la disoccupazione, con i dati economici, con gli incapienti costretti a restituire gli 80 euro. Cosa ancora più grave tutti i giornali e le tv hanno ripreso il dato senza che nessun giornalista verificasse l’esattezza dell’affermazione. È sufficiente andare sul sito del ministero e controllare: se non ti fidi controlla di persona”.
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Psicopompo
Comunali 2016, Fuga da Alquaquaraquaz!
“..non basta raccontare che tutto va bene e “chi lo nega è un gufo”; dove c’è malessere sociale, gli elettori vanno altrove; specie se questo malessere sociale si accompagna a cattivo Governo e a relazioni incestuose tra establishment e corruzione ambientale”
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«Si sa o si intuisce che quando il pensiero non è puro e vigile, quando la venerazione dello spirito non è più valida, anche le navi e le automobili incominciano presto a non funzionare, anche il regolo calcolatore dell’ingegnere e la matematica delle banche e della borsa vacillano per mancanza di valore e di autorità, e si cade nel caos. Certo ci vuole del tempo prima che si arrivasse a comprendere che anche il lato esteriore della civiltà, anche la tecnica, l’industria, il commercio e via dicendo hanno bisogno del comune fondamento di una morale e di un’onestà spirituali.» (Hesse, «Il giuoco delle perle di vetro.»)

Le frasi storiche: Renzie: “Non abbiamo vinto, ma non è débâcle.”
Praticamente hanno “non vinto”, come disse Bersani.
CIAONE PD!
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Roma, Torino e Bologna travaso voti da Pd a M5S.
A Roma, un elettore su 3 deluso dal Pd ha scelto Raggi – Secondo l’analisi Ipr, il 17,3 % degli elettori Pd delle Europee ha scelto Chiara Appendino (il 10,3 di Fi, il 12,5 della Lega Nord e il 14,7 della ex lista Tsipras). Il candidato del csx Piero Fassino ha preso solo il 5,5 degli elettori grillini.
Il M5S è risultato il movimento politico più votato alle elezioni amministrative con 956.552 voti contro i 953.674 del Pd
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L’astensione ha colpito TUTTI i partiti. Inutile guardare solo al M5S! Sarebbe da stupidi, visto che il PD perde ben 7 punti percentuali rispetto al 2011 e non sono pochi!
Poi uno si può raccontare tutte le balle che gli pare. E balle racconta Renzi con i piddioti che gli vanno dietro come capre.

ALESSANDRO GILIOLI
A Roma, 3 anni fa, Marino prese 512 mila voti al 1° turno. Di questi (Swg) il 35 % è passato alla Raggi.
Sala a Milano lascia per strada un terzo dei voti che nel 2011 andarono a Pisapia, finiti quasi tutti al M5S e all’astensione.
Sempre a Roma, tra negli elettori tra i 18 e i 24 anni la Raggi ha avuto un consenso bulgaro (45 % al lordo degli astensionisti, maggioranza assoluta tra chi ha votato)
Giachetti resta al 9 % tra i giovani e vince sopra i 64 anni.
A Roma gli astenuti sono il 42 %; ma tra i 18 e i 24 anni il dato si dimezza (21 %). L’astensionismo quindi non è irreversibile: i giovani votano più degli altri se c’è una proposta che li interessa. Come con Sanders in USA e Podemos in Spagna.
A Napoli De Magistris corrisponde al M5S. Prende il 20 % dei voti del Pd e il 40 % dei voti del M5S rispetto alle regionali.
Dunque il Pd perde quando vira al centro o a dx; ma i voti che perde non vanno alla sua sx, bensì ai Cinque Stelle.
Il vecchio teorema secondo cui “il Pd vince guardando al centro” è una sciocchezza.
Ciò è evidente sotto i 25-30 anni. Mentre in Inghilterra i giovani delusi dal blairismo votano Corbyn e in USA i ragazzi di Occupy Wall Street scelgono Sanders, in Spagna gli Indignados generano Podemos, da noi il voto contro il renzismo che vira a dx va al M5S.
La sx radicale per anni è rimasta ambiguamente vicina al Pd e alle poltrone che l’alleanza garantiva. E questo si paga. Poi il suo linguaggio è vecchio e obsoleto. E’ inutile ripetere che la Raggi è di dx perché ha lavorato per Previti. A Roma i voti passati dal Pd al M5S sono 180 mila.

Re Artù
Caro Parioli Democratico,
precarizza oggi, vaucherizza domani, presto o tardi rimarrete in 4: voi ricchi. Situazioni già viste in passato, la storia abbonda di esempi del genere. Se precarizzate un intero popolo (e guai a toccare il reddito di Casta), alla fine i cittadini capiscono che c’è qualcosa che non va.
Saluti Montenapoleoldini.
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LE BUGIE SERIALI DI RENZI E DELL’ISTITUTO CATTANEO
Andrea Scanzi

Matteo Renzi è un politico molto vecchio e molto banale. Un democristiano debole e senza troppo talento, ma comicamente appoggiato da larga parte dei media nostrani. Se poi lui è debole, la sua “classe dirigente” è persino peggio di lui. Rotta, Gozi, Picierno, Nardella, Boschi, Faraone, Carbone, Moretti, Lorenzin… il nulla assoluto. E pure arrogante. Auguri.
Una delle caratteristiche della vecchia politica, che il vecchio Renzi dice di voler combattere ma che ovviamente rinvigorisce e reitera, è fingersi vincente quando si è in realtà perso. Nel nervoso monologo di lunedì mattina, Renzi ha finto di ammettere la sconfitta, salvo poi sparare che quasi ovunque il Pd è sopra il 40%. Matteo: de che? Dove? Quando? Forse nella sua testa o alla Playstation. Il Pd non raggiunge quasi mai il 40%, anche perché si vergogna così tanto di essere Pd da presentarsi quasi sempre sotto mentite spoglie: liste civiche, nomi fantasiosi. Tutto pur di vivere in clandestinità. Il simbolo Pd c’era solo 130 volte su più di 1300 Comuni: l’11% circa. Una miseria. Persino meno del M5S, che come noto si presenta da solo, con il suo simbolo e non certo ovunque: più o meno in 250 Comuni. Pochi.
E’ errato dire che i 5 Stelle abbiano trionfato domenica. Sono ancora molto incostanti e spesso neanche esistenti. A volte hanno avuto prestazioni trionfali (Roma, Torino), a volte discrete (Bologna), a volte pressoché pietose (Napoli, Milano). E’ però un dato di fatto che, complessivamente, il loro risultato sia stato buono e in crescita ovunque in termini percentuali. Oltretutto, da sempre, le Amministrative sono il loro tallone d’Achille.
Esiste però la realtà e la percezione della realtà. Ed è la percezione della realtà che interessa Renzi e renziani, sempre più costretti a edulcorare la loro (triste) realtà con la creazione del favoloso mondo di Renzì. La tattica è sempre la stessa: si inventa una cazzata e la si riverbera anzitutto sui social. E’ qui che arriva la grande bufala dell’Istituto Cattaneo. Per carità: nel mondo reale non se n’è fregato nessuno, ma in Rete ieri ha avuto un discreto successo e ovviamente qualche giannizzero renzino l’ha pure sdoganata in radio, giornali e tivù. Daje.
La “notizia”: secondo l’Istituto Cattaneo il Pd ha vinto, il cdx è andato bene e i 5 Stelle hanno perso. E’ vero? No, ma questo è secondario. A Renzi la realtà non interessa, e va capito, perché se gli interessasse sarebbe depresso da mane a sera.
Cos’è l’Istituto Cattaneo? E’ una Fondazione bolognese, presieduta fino a poco tempo fa da Elisabetta Gualmini, oggi renzianissima in servizio permanente nonché vicepresidente della Giunta regionale. Una tipetta sopra le parti, ecco. Come gli esponenti del Pd che siedono nel cosiddetto “board” – lo spiega sontuosamente oggi Marco Palombi sul Fatto – e che ha tra i finanziatori la Regione, 3 ministeri, Legacoop, eccetera. Davvero: un istituto sopra le parti.
L’articolo in oggetto, che ha esaltato – in mancanza di orgasmi migliori – le Meli e i Rondolino, ha per titolo “Comunali 2016: chi ha vinto e chi ha perso”. E qui si sogna davvero, perché il metodo “analitico” seguito dall’Istituto è una roba che se solo mi fossi azzardato a usarlo io quando facevo il Liceo, il mio professore di matematica mi avrebbe soppresso a badilate. Giustamente.
Sogniamo quindi con i Cattaneo (old) boys: il csx prende il 34.2% (+1 rispetto al 2013), il cdx il 29.5% (più 4 rispetto al 2013) e gli appestati grillini scendono al 21.4% (4 punti in meno del 2013). E’ vero? No. I renzini-cattanei prendono (a caso) i dati di 18 capoluoghi di provincia su 24 e li raffrontano (a caso) ora con le Comunali 2011 e ora con le Politiche 2013. Perché non con le Europee 2014? Perché Renzi quella volta aveva ottenuto un plebiscito, e il calo sarebbe stato evidente. Loro dicono: “è il confronto politico più prossimo e politicamente più pregnante”. Chi lo decide? I renzini-cattanei, giudici e arbitri di loro stessi. Daje. Attenzione poi a quel “18 su 24”. Quali sono i 6 capoluoghi di provincia esclusi, con la scusa puerile della “non disponibilità tempestiva dei dati”? Guarda caso sono capoluoghi in cui il Pd è andato malissimo: Latina (dal 18.7 al 12.4), Benevento (dal 23.6 al 16.9). Eccetera.
E gli zozzoni 5 Stelle? Sempre per puro caso, non erano presenti in 3 dei 18 capoluoghi “analizzati”: Varese, Rimini, Ravenna. Chiaramente quei tre “0” abbassano e non poco la media del M5S, ma i renzini-cattanei garantiscono – dopo simulazioni di voto col Vic20 di Nardella – che “questo non altera significativamente il risultato finale”.
Qual è la sintesi di tutto questo? Che ci prendono in giro. Sempre. La famosa storia del pisciarci in testa, per poi dirci che piove.
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L’Istituto Cattaneo è foraggiato dal Pd. E dunque le sue analisi sono interessate.
E così accade che scelga 18 Comuni per fare il punto. Ma elimina i 6 dove il Pd è andato malissimo, ce ne mette 4 dove il M5S nemmeno c’era, paragona amministrative ed europee come se fossero simili ed esce con la straordinaria battuta che “il M5S avrebbe perso 4 punti e il Pd avrebbe stravinto”!!
Viste le balle del Bomba, un istituto di sondaggi ballista era copia conforme al suo padrone.
E quelle capre dei pidioti tutti lì a ripetere le stronxate dell’Istituto Cattaneo come fosse Vangelo
Ripugnante!
Ci pisciano in testa per poi dirci che piove.

Quel che è evidente a tutti meno ai piddioti è lo svuotamento dell’elettorato PD. Che tradizionalmente era sostenuto dalle classi popolari le quali oggi votano o 5stelle o a destra non trovando forze che riconoscano i loro interessi. Al contrario le classi dirigenti, potenti e ricche (che abitano in centro) votano per Renzi, per il PD, paradossalmente e quindi votano per chi da garanzie di conservazione del loro potere. Il punto è che se per vincere devi contraddire te stesso alla fine l’elettorato ti abbandona.

Giovanni De Gregorio
Il dramma è che milioni e milioni di italiani continuano a vivere nel loro torpore,nella loro ignoranza e nel loro sonno eterno. Per fortuna ce ne sono altri,e crescono sempre di più che finalmente si sono svegliati e hanno capito che questi quattro falsi imitatori della vecchia democrazia cristiana continuano a prenderci per i fondelli. Prima o poi lo tsunami 5stelle spazzerà via tutti e ci sarà da divertirsi.
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Grillo
I candidati sindaci del M5S sono al ballottaggio in 20 comuni e ci sono già 4 nuovi sindaci a Dorgali, Grammichele, Fossombrone e Vigonovo. Dove non è al ballottaggio come a Milano, Bologna, Napoli, Cagliari, Trieste e negli altri comuni superiori ha raddoppiato, triplicato o quintuplicato i voti rispetto alla tornata precedente. I nuovi consiglieri comunali, in attesa dei risultati finali e dell’esito dei ballottaggi, sono circa 150.
Questi risultati sono stati raggiunti senza un euro di finanziamenti pubblici, con tutti i media contro, senza il sostegno di lobby e capibastone, candidando solo cittadini incensurati e dopo 7 anni di vita (Io: il Pd con vari cambi di nome esiste da 85 anni e ne ha avuto di tempo per radicarsi nel territorio!) . Un miracolo reso possibile grazie alla partecipazione di migliaia di attivisti su tutto il territorio nazionale e di milioni di cittadini italiani che vogliono cambiare tutto insieme a noi. Abbiamo reso possibile l’impossibile.
Renzie ha dichiarato in conferenza stampa che ci sono mille nuovi sindaci del Pd.Il caldo gli ha dato alla testa: il Pd ha presentato le sue liste nell’11% dei 1342 comuni al voto in questa tornata, circa 130 e circa la metà di quelli in cui si è presentato il M5S. E’ un mentitore cronico e seriale. Il Pd sta scomparendo e Forza Italia è quasi un ricordo.

Perché Pisapia non si è ricandidato a Milano

Oriana Liso di Repubblica dice “molto sembra abbia pesato l’insofferenza crescente per un clima da corrida già iniziato. Tra autocandidature, veleni sotterranei tra i partiti, tentativi di riposizionamento di chi temeva già il suo passo indietro e non sapeva (e non sa) a che santo votarsi per il prossimo giro elettorale. Certo è che nei corridoi di Palazzo Marino si raccontava da un po’ quanto pesasse a Pisapia l’incarico di sindaco metropolitano, e non soltanto per la pesante situazione economica che il nuovo ente eredita. Il doversi occupare di mille scartoffie, di ogni singola autorizzazione su un territorio così vasto, facendo attenzione ad ogni riga per non incappare in scelte sbagliate e in errori a norma di legge. Anche quest’ultimo anno di pre-Expo non è stato una passeggiata: tra le inchieste, i problemi concreti legati agli arresti, le continue tensioni con il Governo che non metteva tutti i soldi attesi. «L’avevo già deciso nel 2010»”
Gianni Barbacetto deplora che Pisapia non abbia designato un successore.
Certo la prova di Governo non è delle più facili. Si dubita che Sala o Parisi riescano a portare avanti il suo modello che è stato capace di gestire con buon equilibrio il Pd, la sx, i movimenti civici senza partito.
“Sembra che il cambiamento avrà la faccia di Giuseppe Sala, il commissario di Expo che piace tanto a Matteo Renzi. La settimana prossima i capetti del Pd milanese – che da soli non vincerebbero neppure un’assemblea di condominio – andranno a Roma a prendere la linea. Se Renzi insisterà su Sala e se Sala avrà voglia di entrare in un tunnel di problemi che durerà cinque anni più una lunga campagna elettorale, il “modello Milano” sarà morto e l’anomalia sarà normalizzata, per fare posto al Partito della Nazione. ”
Certo una candidatura arancione sarebbe stata meglio di questi due paradossi imbarazzanti, un uomo della destra morattiana scelto dal csx di Renzi, e un uomo della Lega salviniana che porta un programma di pseudosx, due contraddizioni viventi, ma in questo scioglimento delle etichette e dissoluzione totale delle ideologie ci sta ormai di tutto e di più, a dannazione dei duri e puri che continuano a credere nella sopravvivenza di una dx e di una sx, quando ogni tipo di realtà di fatto li sconfessa clamorosamente.
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“Da Bologna arriva il segnale che fa più paura: l’uscente Virginio Merola è finito al ballottaggio con il Carroccio perdendo quasi 50mila voti dalle scorse consultazioni. Poi c’è la botta di Roma: i 5 stelle hanno doppiato il Pd, che a sua volta ha perso per strada 70mila preferenze dalle scorse amministrative e addirittura 300mila dalle Europee. Tendenza simile a Milano, dove si è registrato un meno 13 % di affluenza clamoroso, e dove i dem a malapena hanno retto il colpo. A Torino il Pd ha perso in dati assoluti poco più di 20mila voti, ma più di 100mila voti rispetto alla coalizione di csx di cinque anni fa. Male anche Napoli dove la candidata Valente, pubblicamene appoggiata pure dai verdiniani, ha dimezzato le preferenze e non è arrivata nemmeno al ballottaggio.”Il FQ.
Sono messi male, sono messi decisamente male.
Così come i 5Stelle sono messi bene, dappertutto sono messi decisamente bene.
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Francesca
Fassina era totalmente inadeguato, debole, inconsistente. Sceglierlo è stato un esercizio di masochismo (espressione sinonimo della Sx italiana). Pur dando per scontato che non avrebbe mai vinto serviva un candidato credibile, autorevole e con un minimo di carattere. Senza contare la figuraccia sulle liste.
2) La collusione del Pd romano con mafia capitale è stata abietta. E’ inutile che poi i renziani vadano da Vespa a dire che la colpa della perdita di voti è di Marino. E’ chiaro che la corruzione ha fatto parte per anni del Pd romano (vero, Orfini?) e questo ha deluso molti elettori.
3) Ridare la città al Pd, con il sindaco alla mercé degli interessi di Renzi, pronto a buttarlo giù quando gli fa comodo, anche no.

Ninomastro
Giorni fa ho ascoltato in TV un giornalista che ha fatto una semplice osservazione: Il PD di Renzi ha la maggioranza relativa dei votanti, ma la maggioranza assoluta di tutti gli altri, lo odia. Condivido
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Berluscameno
Ma mi volete spiegare la LOGICA POLITICA sottesa al fatto che il PD attuale è lo stesso PD che comanda l’UE quale socio di maggioranza del Governo UE?
Ossia è lo stesso PD che voterà l’accettazione del Trattato Transatlantico con gli USA (il TTIP) tramite Junker’ a cui viene demandato il privilegio e l’onore di apporre la firma del Governo europeo (coinvolgendo tutti Paesi UE tra cui l’Italia) su quell’infame Trattato TTIP con cui gli USA ci sfameranno fornendoci la loro ‘m … da’- senza sapore ne gusto – e per tutta l’eternità. E senza che nessun Paese UE -tramite il suo Governo legittimo -possa mai più protestare!
Meglio morire subito che nutrirsi di quella” robaccia USA -puzzolente e dannosa per la salute- “spacciata per cibo commestibile “!
Diventare schiavi … va bene … ma almeno potersi nutrire con la nostra sana produzione agricola!
Dove è scritto che i politici PD “europei” debbono distruggere LA SALUTE del popolo italiano in nome della gloria futura a favore dei DEMENTI servi del sistema dei super Banchieri e dei super Finanzieri d’assalto GLOBALI?
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Cacciari
“Ma ci rendiamo conto che il Pd vince ai Parioli e a Montenapoleone? E perde nelle periferie? Ci rende conto che questa è una mutazione antropologica! Questo vuol dire aver perso ogni relazione con la propria base storica di riferimento”.
“E la mutazione antropologica l’ha già fatta Renzi quando si è associato a Verdini e non alla sx radicale”: (Come i romani hanno visto Giachetti con Renzi hanno pensato: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei).
“Renzi ha detto, tanto per farsi male, che quello ai grillini è un voto di protesta. ANCORA?? ANCORA?? Eppure in questi anni l’abbiamo vista la crescita del M5S, che hanno una leadership ampia che è prova di vera democrazia. E’ tempo che Renzi e i suoi la smettano con questa balla del voto di protesta e che Renzi si renda conto che il M5S è una delle tre forze politiche del Paese. E’ tempo che si apra un discorso sui programmi assieme al M5S. Sono forze inarrestabili”.
“E’ in atto una dissoluzione molto forte del Pd che colpisce soprattutto Renzi.”
“Il Pd, se togli Renzi, non resta niente. Il partito si è suicidato da solo. Invece il M5S si è consolidato e sta crescendo”.
“Verdini non ha portato fortuna a Renzi ma Renzi autocritiche non se ne fa e più dice che i grillini prendono solo viti di protesta, più quelli crescono.
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Ma di che parla Renzi quando dice che il Pd ha 1000 sindaci? Quando solo un decimo delle schede ha riportato il simbolo del Pd?.

Scanzi: “Quella del M5S è una vittoria storica e di questa vittoria sta parlando tutta la stampa occidentale”.

Mark
Ma lo sapete da chi è composto il board della fondazione Istituto Cattaneo?
Alcuni esempi, solo i più eclatanti:
-Salvatore Vassallo, esponente del Partito Democratico, nonché consorte di Elisabetta -Gualmini, esponente del PD, presidente del consiglio regionale dell’Emilia Romagna.
-Filippo Taddei, responsabile PD e consigliere economico di Palazzo Chigi.
-Arturo Parisi, esponente del PD.
La fondazione ha tra i finanziatori Regione Emilia Romagna e Legacoop.
Qualche dubbio sull’indipendenza della fondazione Istituto Cattaneo, è lecito? Non credete?
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Antonio Liguori
D’accordissimo. Astensione e M5S ma anche la tomba. Ho fatto il presidente di seggio a Bologna e lo scatolone con le schede aveva il fondo pieno dei voti PD degli anziani della mattina e la cima piena dei voti dei giovani per il M5S e purtroppo anche Lega e altre dx. Per curiosità sono andato a intrecciare la mortalità senile e il calo dei voti del PD a Bologna negli ultimi 10 anni e stanno in una relazione spaventosa: 25000 voti persi, circa 40000 anziani morti. Immaginando una percentuale di affluenza e un posizionamento politico verosimili si può pensare che siano proprio i voti dei morti a mancare.
Purtroppo per quanto riguarda l’assenza di un poderoso o un Sanders, sappiamo bene che prima devono venire un occupy e un 15M, ma essi non possono essere indotti in alcun modo da un partito. La domanda dei giovani è, giustamente, per forme della politica adeguate a diverse relazioni, diversi modi di comunicare e vedere il mondo, diversi e disillusi modi di concepire il “contratto sociale”, diversi tipi di relazione con il potere e le sue rappresentazioni.
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Francesconi
Raggi e Meloni sono andate forte in periferia
Giachetti è andato forte in centro
Marchini è andato forte in Ferrari
Fassina è andato.
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Video di Di Battista
http://www.la7.it/otto-e-mezzo/rivedila7/5-stelle-di-lotta-e-di-Governo-07-06-2016-186686

Pirata 21
Mafia Capitale, assegnata la scorta ad Orfini. Per proteggerlo dai tesserati Pd dei circoli di Roma.
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è un mondo difficile
Misure di protezione per Orfini: sarebbe nel mirino dei clan di Mafia Capitale. O, come continua a chiamarle lui, delle “correnti di partito”.

LE FONDAZIONI SONO LE CASSAFORTI SEGRETE DEI PARTITI: APRIAMOLE
Danilo Toninelli

Il Bomba s’è perso. È stato colpito da una nuova forma di ‘labirintite’ diversa dall’otite interna: sindrome tale per cui a forza di spararle grosse, una dietro l’altra – una più falsa dell’altra – ci si ritrova intrappolati in un labirinto costituito di bugie. E non c’è via d’uscita, perché tutti i nodi tornano al pettine. Come oggi.
Il Bomba era venuto a fare lo splendido alla Camera. “Scriviamo assieme le regole sulle fondazioni politiche” aveva detto. E ha mentito, ancora una volta: oggi il Pd ha bocciato le norme sulla trasparenza nelle fondazioni. E sono riusciti pure nell’opera di smentire sé stessi, visto che gran parte di quelle proposte erano riprese da quelle della vicepresidente del Senato dem, Linda Lanzillotta.
I cittadini ormai sono lontanissimi dai partiti per via della corruzione che regna al loro interno, per i singoli politici che pensano solo ai fatti propri (o al massimo a quelli dei propri amici) e per le lobby che li utilizzano per farsi le leggi e raggiungere i propri obiettivi. Le fondazioni sono le cassette di sicurezza dei partiti, attraverso cui far transitare flussi di denaro incontrollabile.
Il M5S proponeva di indicare in chiaro il collegamento fondazione-partito, applicare le regole di trasparenza sul finanziamento ai partiti anche alle relative fondazioni e, infine, impedire a enti, aziende e società partecipate da enti pubblici, concessionari pubblici o titolari di appalti pubblici di finanziare le fondazioni politiche. Norme evidentemente ‘pericolose’ per il Pd e i suoi traffici che, ovviamente, sono state bocciate. Ora c’è la prova provata che per il Pd è meglio l’oscurantismo della trasparenza nelle fondazioni politiche. E guardando alla lunga serie di scandali che li ha coinvolti, capiamo anche il perché.

BREXIT
Berluscameno

Mentre in Italia si svolgono le elezioni amministrative (che dovrebbero servire ad eleggere Sindaci che possano rendere le nostre città più vivibili , condivise e sicure ) i nostri politici governativi del PD guardano con “sospetto e malcelato livore” la celebrazione del Referendum inglese “BREXIT” -decisamente anti -UE –che dovrebbe “restituire la sovranità nazionale” (ora rubata” ) al popolo inglese .
Ci dice ‘ Lizzie Stromme ‘che ora anche la Danimarca dice “basta diktat UE” : “ noi vogliamo celebrare il referendum per uscire dall’Ue”.
Un dato al 33% rappresenta un importante cambiamento, che indica una crescente ostilità verso l’Unione Europea, se si fa il confronto con il 25% di coloro che volevano uscire nel 2013.
La richiesta di indipendenza dai burocrati europei viene dal “Movimento Popolare Contro l’Ue”, che preme sul Governo affinché si tenga un referendum nel Paese.
La piattaforma del movimento, “politicamente trasversale”, sostiene che dopo 40 anni di appartenenza al blocco dei 28 paesi, è tempo di dare alla nuova generazione di danesi la possibilità di esprimere un voto.
Il movimento ha dunque lanciato una petizione per costringere il Governo a discutere la questione.
L’eurodeputata Rina Ronja Kari, iscritta al movimento, ha detto: “Se fate il confronto tra l’Europa di oggi e quella a cui i danesi aderirono 40 anni fa, c’è stato “un drastico cambiamento”. Siamo passati da un’unione per la cooperazione commerciale a una Unione Europea Bancaria che interferisce in quasi qualsiasi aspetto della nostra società.
Pensiamo quindi che sia giusto chiedersi: è davvero questo ciò che volevamo? O vogliamo piuttosto lasciare l’Unione Europea?”.
L’ultimo sondaggio mostra che quelli che manifestano una volontà di rimanere sono al 56%, con l’11% di indecisi; c’è dunque ancora una maggioranza, risicata, che intende restare. Ma il professor Kasper Møller Hansen dice: “Per quanto ci sia ancora una maggioranza favorevole alla permanenza nell’Ue, la voce degli euroscettici ha il vento in poppa”. Il movimento, che ha visto il suo sostegno crescere dello 0,9% nelle elezioni per il Parlamento Europeo del maggio 2014, ha guadagnato oltre 1.200 nuovi membri e questo fine settimana terrà il suo più importante congresso di partito da vent’anni a questa parte.
Il movimento ha anche visto crescere i propri consensi dopo che lo scorso dicembre è riuscito a far prevalere il “no” in “un referendum sull’abolizione delle speciali riserve legali verso l’Unione Europea”. Il “no” che ha prevalso in quel referendum ha significato che la Danimarca continuerà a partecipare alle riunioni europee per le politiche di cooperazione solo quando ci sarà un ministro danese dotato di diritto di veto.
Dice la europarlamentare: “ Ci siamo arrampicati sui lampioni e abbiamo distribuito volantini in tutta la Danimarca. Siamo stati nei media e nei social media come non era mai avvenuto prima, e il nostro furgone pubblicitario ha viaggiato da Bornholm a Skagen.
Il risultato di dicembre ha mostrato che quando lavoriamo assieme possiamo opporre resistenza all’Ue”.
Nonostante goda di crescente sostegno, il “partito anti-Bruxelles” sta trovando opposizione da parte della “classe dirigente politica del Paese”. Secondo il portavoce europeo Kenneth Kristensen Berth del “Partito Popolare Danese”, la richiesta di” un referendum sulla permanenza nell’Ue “arriva al momento sbagliato: “Avremo un referendum in Gran Bretagna tra un mese, che determinerà in modo molto importante quale direzione la cooperazione Ue debba prendere. Dobbiamo aspettare e vedere come va il voto GB”.
Mentre si alzano queste richieste per un voto in Danimarca, un sondaggio ha indicato che se la Turchia dovesse entrare nell’Unione Europea, un terzo dei britannici sarebbe più propenso a votare per l’uscita dall’Unione. Anche tra coloro che dicono di voler votare affinché la Gran Bretagna rimanga parte dell’Ue, più di un quarto (25,6%) dice che l’entrata della Turchia li renderebbe più propensi a cambiare idea e a votare per l’uscita.

Berluscameno
Pd a rischio: gli “astensionisti colpiranno”, magari a Torino.
Elezioni amministrative solo di nome: è stato un voto altamente politico, secondo ‘Aldo Giannuli’. “La politica non è solo matematica, ma anche chimica: gli effetti dipendono da come si combinano gli elementi, e se chiami la gente a votare per le comunali avendo già in prospettiva la riforma costituzionale del Paese, non puoi pensare che il voto prescinda da questo”. Le comunali “sono state l’aperitivo del referendum che, a sua volta, sarà la premessa delle elezioni politiche”. A quanto pare, questo è “l’inizio di una fase molto delicata di cambiamento”. Fine del bipolarismo, siamo ormai in un sistema quadri-polare:
csx, cdx, 5 Stelle e poi l’oceano dell’astensionismo,”che non è affatto un’area silente”, perché “gli astenuti non sono cittadini morti, ma cittadini che non trovano una risposta soddisfacente”. Si ritirano, per ora, nell’“area muta” del non-voto, ma “da un momento all’atro possono rientrare, provocando effetti devastanti e imprevisti, non appena trovino un punto di aggregazione”. Ovvio: “Otto anni di crisi non potevano non avere un riflesso anche sul piano politico, e il “polo muto” è il sedimento di rancori, rabbia, “senso di rivolta” che sta covando in fasce sempre più numerose di elettorato”.
Prima o poi, scrive Giannuli , questo “sentimento” si manifesterà nel più violento dei temporali: “E non è detto che debba necessariamente essere un temporale elettorale, potremmo trovarci di fronte a “una rivolta di piazza”, impossibile ora da qualificare se di destra o di sx”. Tutto questo, all’indomani della “prima seria sconfitta politica del Pd renziano e del suo incipiente “partito della nazione”.
Se le regionali 2015 “ridimensionarono il leggendario 41% delle europee, ma confermando un valore superiore al 33%”, oggi il Pd è al 17% a Napoli (dove è escluso anche dal ballottaggio) e sotto il 30% a Roma e Torino, “dove rischia molto seriamente per il secondo turno”. A Bologna il Pd è rimasto 11 punti al di sotto delle previsioni che lo volevano vincente al primo turno. E in tutti i Comuni minori perde voti. “Una sconfitta secca e senza appello, che si intuisce destinata a ingigantirsi nel secondo turno”.
A Roma, “la battaglia è persa senza appello”. A Milano, il distacco fra Sala (che a gennaio era dato oltre il 50%) e Parisi è praticamente nullo: è possibile che molti grillini voteranno Parisi. Rimonta non impossibile anche a Torino: Chiara Appendino potrebbe beffare Fassino incassando voti di Lega, Forza Italia e Airaudo. L’unica piazzaforte al sicuro resta Bologna, “dove però non basterà un magro 53-54% a riscattare la figuraccia iniziale”.
Dunque, il Pd rischia seriamente di perdere in tutte tre le città italiane con più di un milione di abitanti (Roma, Milano, Napoli) e ha qualche probabilità di perdere a Torino. “E se anche qui Renzi dovesse essere sconfitto, potrebbe fare una cosa: salire sulla Mole, sul punto più alto possibile, e buttarsi di sotto senza nemmeno aspettare ottobre”, scrive Giannuli. Al che, le acque potrebbero iniziare ad agitarsi: forse, la minoranza Pd troverà il coraggio di dire che al referendum si vota No.
“Il Partito della Nazione muore prima ancora di nascere (bell’apporto, quello di Verdini a Napoli) mentre il Pd entra chiaramente in crisi”.
Il secondo polo destabilizzato è la destra che, pur sconfitta dove si è presentata divisa (Roma e Torino), resiste a Napoli e Bologna e ha una forte affermazione a Milano.
Forza Italia scompare a Roma e Torino, ma ha un buon successo a Napoli e Milano.
“Sulla carta, i derby dove la destra si presentava divisa sono stati vinti da Salvini, ma che te ne fai di battere Marchini e Napoli se poi resti escluso dal ballottaggio?”.
Queste elezioni dicono due cose, insiste Giannuli. La prima è che la destra non è scomparsa: a Roma, se si fossero presentati uniti, sarebbero andati al ballottaggio al posto di Giachetti; a Milano, Napoli e Bologna gli sfidanti sono tutti del cdx. “Ma ha speranza di affermarsi solo se ha il volto moderato dei Parisi, dei Lettieri e delle Bergonzoni, non dove ha candidati in camicia nera o esagitati come Salvini che, per di più, non beccano un voto a sud dell’Emilia. Quindi il giovanotto leghista può dare l’addio ai suoi sogni di essere il candidato presidente del Consiglio della destra”. Anche Berlusconi “è finito”, ma può ancora esercitare un ruolo come “king-maker “del futuro cdx: “
Anche qui si apre una transizione tempestosa, che non sappiamo a cosa approderà”.
Unico vero vincitore, il M5S, per la prima volta senza Casaleggio e con Grillo in disparte:
“Per la prima volta i grillini sono chiamati a governare”, e non piccole città di provincia come Parma o Livorno, ma la capitale e, forse, anche Torino.

I CONTI DELLE OLIMPIADI
Francesco Berardino

Alle Olimpiadi l’importante non è vincere ma pagare. Per Montreal 1976 si finirono di pagare i debiti nel 2006, i costi di Mosca 1980 furono così alti che il sistema contabile non riuscì a stare loro appresso, Atene 2004 costò il 5% del Pil greco.
13 miliardi di euro è il debito del Comune di Roma e questo “mostro” comprende anche debiti risalenti a 60 anni fa, alle Olimpiadi del 1960, quando furono espropriati i suoli per il villaggio olimpico, suoli che non sono stati ancora pagati. Oggi, politici che pretendono di portare aria nuova vogliono per Roma le Olimpiadi del 2024, quando non sono stati ancora pagati i debiti di quelle del 1960. Evidentemente i debiti, a Roma, sono una seccatura alla quale non dare troppo peso, se anche l’ottavo re di Roma ha chiesto le Olimpiadi, lui che deve alla Agenzia delle entrate 400.000 euro.
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E i 180.000 euro di affitto mai pagato dal Pd per la sede di Roma?
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Scanzi: “Giachetti ha preso meno voti con Renzi di quanti ne prese tempo fa da solo!”
Renzi lo ha atterrato.
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M5S
4 sindaci e 21 Comuni al ballottaggio: Piemonte: Torino/ San Mauro Torinese/ Alpignano/ Pinerolo ; Lombardia:Vimercate ; Veneto: Chioggia; Emilia Romagna: Cattolica; Marche: Castelfidardo; Puglia: Noicattaro/ Ginosa; Basilicata: Pisticci; Sicilia: Alcamo / Porto Empedocle / Favara; Lazio: Roma/ Nettuno/ Genzano/Marino/ Anguillara;
Sardegna:Carbonia.
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Alessandro
Cerchiamo di ricordare che il M5S oltre a competere con i maggiori partiti storici ha dovuto fronteggiare anche :
RaiRenzi1, RaiRenzi2, RaiRenzi3, RaiRenzinews 24, Tg4, canale 5, Presidente del Consiglio, ex Presidente della Repubblica, Confindustria, Cei, l’Acea di Caltagirone ecc…… pertanto i risultati ottenuti, indipendentemente del seguito che avranno, per il momento sono semplicemente superlativi e indigeribili per Renzi. Anche se è meglio aspettare il ballottaggio dove i poteri faranno quadrato contro la Raggi.
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Diego Pretini IFQ

In sé mai è esistito, il partito della nazione è già in bancarotta: esiste in Parlamento, ma è atrofizzato nelle urne. Per dirla meglio:Denis Verdini non porta un voto. Se al Senato fa il bello e il cattivo tempo, se nelle Aule di Roma garantisce numero legale e margini di garanzia per i voti di fiducia, se nei Palazzi è ascoltatissimo, ai seggi il garante del Patto del Nazareno non se lo fila nessuno. Era la prima volta che Ala e i suoi fratelli si presentavano alle elezioni, è stato un test: il risultato è che in nessun Comune è stato determinante e il peso elettorale è più vicino allo zero che non al 5.
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Il PD di Renzi ha perso l’anima e la bussola e con quelle i voti; ha 600.000 voti meno del PD di Bersani nel 2011. E’ iniziata la parabola discendente dell’intraprendente non-eletto.

Pd= PARIOLI DEMOCRATICO
MASSIMO GRAMELLINI

Vista dall’alto, la mappa elettorale di Roma è un mare grillino in tempesta che circonda una zattera rosé: il centro storico e i Parioli sono gli unici due municipi dell’immensa capitale in cui ha prevalso il Pd. Una foto epocale. Il partito della fu-sx che sfonda solo nei quartieri dove vivono i ricchi e i turisti, mentre non trova più le parole per comunicare con la nuova plebe del pubblico impiego e del piccolo cabotaggio, così come a Torino fatica a placare le ansie del ceto medio impoverito. (Va un po’ meglio a Milano, città di commercianti inclini alla moderazione per necessità di mestiere).
Il Terzo Stato degli esclusi e dei penalizzati dalla globalizzazione rivolge la propria rabbia contro i detentori del potere e la traduce in disgusto. Ieri una lettrice mi ha scritto: «Smettetela di intervistare i famosi, non hanno nulla di interessante da dirci. Intervistate i poveri cristi che si arrabattano per arrivare a fine mese». Lo spirito del tempo è questo. Una classe dirigente che non ha più contatti con le periferie dell’esistenza smette di essere élite e diventa aristocrazia. Ciò che la conduce alla distruzione è che non se ne rende nemmeno conto.
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Il patto con Verdini è stato utile a Verdini… non agli italiani e salva Renzi solo in Parlamento.
Il primo vantaggio per Verdini è che un emendamento alla legge di Stabilità 2016 lo salva dall’Agenzia delle Entrate per un evasione fiscale di 5 milioni di euro.
L’emendamento presentato lo scorso dicembre 2015 da 4 deputati di Scelta Civica ha disposto che se l’amministrazione fiscale non riesce a concludere le verifiche entro non più di 4 anni dalla presentazione della dichiarazione dei redditi falsata (5 per i casi di dichiarazione omessa o nulla) l’evasore la fa franca.
Per Verdini è scattata la decadenza, nonostante l’avviso fosse stato notificato nel luglio 2014. Fino allo scorso dicembre 2015 era perfettamente nei termini stabiliti dalla legge per questo tipo di contestazioni. Ora la contestazione è archiviata.
La commissione tributaria provinciale di Firenze ha accolto i ricorsi di Verdini a cui le Entrate contestavano una “estesa frode” su Ires, Iva, Irpef e Irap “funzionale all’arricchimento personale”. Risultato: 5 milioni persi dall’erario.
E immediatamente Enrico Zanetti di Scelta Civica a gennaio è stato nominato da Renzi viceministro del Ministero dell’Economia e Finanze!

ASTENSIONISMO

In queste elezioni l’astensionismo è cresciuto ancora (colpendo TUTTI i partiti) anche se non quanto era stato paventato. In 40 anni l’astensionismo è cresciuto del 25,5% e di 5 punti rispetto alle comunali del 2011. Ilvo Diamanti vede in questo una strisciante crisi di rappresentanza. “Quando il grado di democrazia è basso e il grado di autoritarismo alto, quando la democrazia è solo formale, le istanze popolari vengono ignorate. Prendete per es. in Italia la richiesta di abbassare gli stipendi dei parlamentari, lo vuole il 90% degli elettori, malgrado ciò gli stipendi dei politici a tutti i livelli di Governo non scendono, anzi. Lo stesso per la generale richiesta di onestà. Renzi è arrivato al punto di depenalizzare addirittura la corruzione e in carcere per corruzione abbiamo solo 120 persone e non sono politici, anzi questi vengono ricandidati o sono soci di Governo. “Ma, se l’interesse e la volontà dei governanti prevale su quella degli elettori, il livello di democrazia è basso”. E se la volontà del popolo viene calpestata (vedi anche il referendum sull’acqua) si genera disinteresse e apatia. A che pro votare se tanto non cambia nulla?
Renzi ha accentrato ancora di più i poteri nel senso di una preminenza del Governo ma Schedler ci dice che “Dove la divisione fra i poteri dello Stato è scarsa – i controlli sul Governo sono scarsi perché è il Governo che ‘controlla’ gli altri Poteri -, i politici tendono ad abusare del potere, a fare i propri interessi, la corruzione è endemica in ogni livello, le riforme non sono quelle annunciate in campagna elettorale, le elezioni sono l’unico momento che conta ma le cordate locali, i capibastone, e il voto di scambio oltre alla gestione che il leader fa dei leader dei media ne determinano l’esito. In queste situazioni si deteriorano la qualità della governance e il senso civico”.
Conclude Diamanti: “l’astensionismo forte, che si registra in alcune città, dovrebbe suggerire riforme istituzionali volte a rafforzare la rappresentanza, la separazione fra assemblee elettive e poteri esecutivi, la democrazia nei partiti, l’informazione sui candidati, e altri controlli di varia natura sui politici eletti”. Pensate che questo verrà fatto con Renzi? Nemmeno per sogno.

LE BANCHE ITALIANE ROVINATE TESTIMONIANO I PERICOLI CHE SI NASCONDONO DIETRO L’EURO

“In un articolo sul Telegraph, l’economista Liam Hallagan sottolinea il legame tra le miserie economiche italiane e l’appartenenza all’euro. Non c’è dubbio che le attuali condizioni disastrose del nostro sistema bancario siano legate a doppio filo all’appartenenza all’UE e all’eurozona
La scorsa settimana ero a Milano per parlare di Brexit, quando si è saputo che la maggiore banca italiana aveva perso il suo CEO
L’UniCredit è a un passo dalla crisi, le sue azioni sono crollate del 40% durante il 2016. L’intero sistema bancario italiano sembra estremamente fragile, infatti con i valori delle azioni delle banche in calo in media di un terzo da inizio anno
Abbiamo sentito nelle scorse settimane un sacco di discorsi terrorizzanti riguardo i “pericoli del Brexit” provenire dal Tesoro e dalla Banca d’Inghilterra, istituzioni vitali che, sfortunatamente, sembrano ormai interamente politicizzate. Ma sentiamo molto meno di frequente le istituzioni che parlano dei gravi rischi di rimanere all’interno dell’UE.
Il pericolo legato a rimanere nell’UE riguarda l’Italia e, in particolare, le performance economiche del Paese all’interno della moneta unica e le possibilità di una crisi bancaria nella quarta maggior economia dell’eurozona
L’economia italiana è andata malissimo nel periodo dell’euro, facendo meglio della sola Grecia. L’Italia è cresciuta a una media dello 0,2% all’anno dal lancio dell’euro nel 1999”
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REFERENDUM SVIZZERO SU UN AUMENTO ULTERIORE DEL REDDITO MINIMO

Molti hanno frainteso il senso del referendum svizzero dei 2200 euro a TUTTI e hanno capito, grazie all’oscurità intenzionale dei media italiani, che fosse la prima volta in Svizzera che si votava per il reddito minimo, mentre questo viene votato per nuovi aumenti ogni anno. Quest’anno un gruppo di intellettuali ha provato a chiedere un alto reddito minimo di 2200 euro PER TUTTI, ma, a conti fatti esso risultava svantaggioso, perché chi lo avesse preso sarebbe passato a una categoria più alta perdendo le agevolazioni di Stato e nel cambio ci avrebbe rimesso.
In Svizzera, se perdi il lavoro, ricevi già per un periodo di 2 anni una indennità di disoccupazione pari fino all’80% del reddito precedente. Se invece non hai mai lavorato, o non hai diritto alla disoccupazione (ad esempio perché sei disoccupato da 3 anni), ma versi in condizioni di difficoltà, allora c’è già oggi un reddito minimo, che è teoricamente illimitato nel tempo: affitto pagato, bollette pagate, assicurazione pagata, e soldi sufficienti a vivere una vita dignitosa. Tuttavia, se sei abile al lavoro, devi dimostrare di cercarlo. Ecco perché si tratta di un reddito “condizionato”.
Ma anche il reddito minimo proposto dai 5stelle è condizionata al fatto che devi dimostrare di cercare lavoro, che devi lavorare comunque alcune ore la settimana per lavori socialmente utili e che lo perdi se non lo fai. Non c’è nulla per i lavativi
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skattino
Idem qui in Germania, una volta che ci si è registrati come disoccupati, si viene invitati ad un colloquio chiarificatore con funzionari dell’Uffico del Lavoro (Jobcenter) per stabilire bene a quale lavoro si è più adatti, poi dopo si ricevono per lettera varie proposte, quindi bisogna presentarsi al nuovo datore di lavoro ed in caso che la trattativa non abbia esito positivo, si deve poi spiegare il perché unitamente ad un apposito modulo firmato e timbrato dal datore di lavoro; ovvio che se si rifiuta 3 o 4 volte, il sussidio viene annullato. Finti ciechi o zoppi non ci sono, le visite mediche sono rigide e poi bisogna superare l’esame del Versorgungsamt.
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REDDITO MINIMO UNIVERSALE

Il gruppo che ha proposto questo reddito di cittadinanza universale in Svizzera è una cerchia di artisti, intellettuali e scrittori che forse si ispiravano al Kuweit o agli Stati arabi uniti.
I cittadini del Kuwait sono tra i più ricchi della Terra. Sono numericamente pochi (3 milioni e 300.000) e lo Stato paternalista, finanziato dalle riserve petrolifere, versa una somma mensile ad ogni abitante nato e cresciuto nel Paese. Il reddito pro capite è di circa 15mila dollari l’anno. Ma lo Stato del Kuwait può permetterselo: è il terzo Paese produttore di petrolio nel Medio Oriente e il sesto al mondo.
Diverse le regole, ma stesso l’obiettivo, anche negli Emirati Arabi Uniti e nell’Arabia Saudita esiste il reddito di cittadinanza legato alla residenza.
Invece in Canada lo stato dell’Ontario potrebbe partire una sperimentazione di reddito minimo di base per TUTTI i cittadini, proposto addirittura dalla destra. Il governatore Kathleen Wynne, eletto in una coalizione di cdx, ha spiegato che nei prossimi mesi verrà costituito un comitato scientifico composto da ricercatori, economisti ed altri in grado di realizzare un progetto innovativo e sostenibile entro il 2016 con un assegno dato a tutti i cittadini a prescindere dalla loro condizione economica. L’assegno dovrebbe essere in grado di coprire il reperimento di tutti i meni di prima necessità: il cibo, i trasporti, le bollette e l’abbigliamento.
Il governatore dell’Ontario intende ispirarsi al progetto attuato in Finlandia, un Paese con un welfare molto avanzato in i cittadini ricevono un reddito di base di 800 euro dallo Stato. In molte importanti città olandesi si arriva addirittura a mille euro.
L’idea è che l’istituzione di un reddito minimo garantito possa dare un decisivo sostegno ai consumi con effetti positivi su tutti i settori: dall’industria al commercio. Un recente studio ha dimostrato che il bonus non scoraggia le persone a cercare un lavoro: al contrario, sono stati registrati effetti positivi sulla produttività e sui salari.
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In molte parti del mondo si è affacciata l’idea di un reddito minimo universale per affrancare l’uomo dalla trappola della povertà e rendergli l’onore di persona libera che sceglie un lavoro liberamente. Persino Cofferati nel suo programma per la Liguria aveva proposto un reddito minimo per TUTTI. Il lavoro deve tornare ad essere una attività nobile, si pensi ai milioni di persone che svolgono attività non retribuite nel volontariato o che con costanza e passione fanno vivere le associazioni culturali, ambientali e le associazioni dilettantistiche sportive, il lavoro di cura ed assistenza domestico e familiare e rammentiamo l’attività di cura dei nipoti da parte dei nonni, vero e proprio welfare sociale familiare e l’attività delle madri e dei padri che impegnano larga parte della giornata nella cura e nell’educazione dei figli, l’attività di creazione e diffusione della conoscenza con cui quotidianamente abbiamo a che fare nella “rete”, sia nei blog sia nei contributi a matrice aperta pubblicati sul web.
Potremmo essere alla fine del lavoro, vaticinato da Jeremy Rifkin, inteso come lavoro coatto da schiavi per entrare nell’attività utile che dà valore e gioia a chi la compie.
L’art. 1 della Costituzione afferma che “lavorare non è l’esperienza del servo o dello schiavo, ma del cittadino libero”, perciò il futuro desiderabile sarà quello del “lavoro libero”, secondo le proprie capacità e i propri talenti.
Il salto culturale postulato da alcuni, sia a dx che a sx, è dunque la liberazione dell’uomo dalla schiavitù del bisogno, ovverosia la retribuzione a TUTTI, il reddito minimo universale, sufficiente alla sola sopravvivenza dell’individuo (al fine di stimolare la persona ad un miglioramento delle proprie condizioni materiali attraverso il classico lavoro proprio dell’economia di mercato, dunque cumulabile con eventuali altri redditi aggiuntivi) e al contempo sufficiente ad affrancare le persone dalla “trappola della povertà” e del bisogno immediato, conferendo appunto una minima sicurezza di base.
Esperienza concreta di tale istituto sono lo Stato dell’Alaska, il Kuweit, gli Emirati arabi e tra poco lo stato canadese dell’Ontario.
Andrea Fumagalli nel saggio “Lavoro male comune”, ha posto in rilievo la fattibilità economica del reddito minimo garantito, che dovrebbe sostituire tutte le forme di ammortizzatori sociali oggi sussistenti (indennità di disoccupazione, cassa integrazione e simili), incidendo non sulla contribuzione sociale (Inps) ma sulla fiscalità generale (Irpef e altre imposte): con ciò, considerazione non secondaria, andando a ridurre il cuneo fiscale sul lavoro rappresentato dal costo dei contributi, che diminuirebbero della quota corrispondente all’eliminazione dei relativi ammortizzatori.
Fumagalli evidenzia la compatibilità economica di un reddito minimo universale di 600/700 € al mese, in sostituzione di tutti gli ammortizzatori sociali esistenti, con un aggravio annuo tra i 5 e i 15 miliardi di euro rispetto alla spesa corrente. Somme di gran lunga inferiori rispetto, ad esempio, alle 4 finanziarie succedutesi da agosto 2011 in poi (targate Tremonti e Monti), costate in nome dell’austerity quasi 100 miliardi di euro,.
Fumagalli ipotizza un reddito minimo universale su 3 livelli, di cui il primo cifra fissa legata alla sussistenza, il secondo variabile secondo il ciclo, il terzo per i disabili.

Il reddito minimo universale fu istituito nel 1976 dal governatore repubblicano Jay Hammond in Alaska per mettere a frutto a favore dei propri concittadini l’enorme ricchezza generata dai pozzi di petrolio della Baia di Prudhoe, il più importante giacimento dell’America Settentrionale, con un Fondo sovrano permanente dal petrolio, i cui dividendi vengono distribuiti annualmente e suddivisi in parti uguali tra tutti coloro che risiedono legalmente in Alaska da almeno sei mesi (oggi circa 650.00 persone). L’importo è passato da circa 300 dollari annuali a persona nei primi anni, a più di 2.000,00 dollari annui nel 2000, rendendo l’Alaska lo stato più egualitario degli Stati Uniti. Nel 2004 il dividendo è sceso a 920 dollari annui a persona.

Anche il Brasile nel 2004 ha approvato una legge che istituisce il “reddito di base per tutti i brasiliani”. Tuttavia, il testo della legge specifica come si inizierà dai più bisognosi, per poi via via estenderlo a tutti gli strati della popolazione, in relazione alla fattibilità di bilancio: più un impegno programmatico che una concreta esperienza.

Abbiamo poi degli esperimenti pilota in alcuni villaggi indiani nel periodo 2011-2013 (p.252) nonché l’esperienza iraniana di un fondo sovrano pubblico con scopo e funzionalità analoga a quella dell’Alaska Permanent Fund.

COME EVOLVERA’ LA CRISI?
Berluscameno

Siamo ad un bivio storico : o la crisi economica finanziaria globale attuale viene superata e vinta oppure ci travolgerà tutti creando caos sociale e malcontento dilagante nelle masse popolari di tutti i paesi del mondo.
A 8 anni dalla sua esplosione proviamo qui a fare il punto sulla crisi.
I Banchieri e i finanziari d’assalto molto agguerriti a tutto “pensano” fuorché ad ammettere il loro fallimento. Ciò che hanno in programma è un’aggressione intensificata al lavoro e alla natura e nuovi devastanti conflitti per ripartirsi i mercati mondiali e dominare il globo intero tramite l’élite. Prendiamone atto prima che sia troppo tardi!
Una spiegazione della crisi la riconduce a politiche errate dei governi di cds e csx e delle autorità monetari (UE-BCE-Fm).
Ci aggiungiamo l’abnorme sviluppo del capitale finanziario (di carta straccia in dollari e derivati). Infine le manovre di un gruppo di magnati per aumentare le già enormi diseguaglianze sociali.
Per quanto le tragiche conseguenze di queste scelte politiche siano davanti agli occhi nessuno dei governi attuali di csx (anche europei) se ne preoccupa, mentre i banchieri continuano a scorazzare indisturbati succhiando miliardi su miliardi europei alle casse pubbliche.
Non potrà mai esistere una Democrazia Liberale o una Giustizia Sociale se continueremo ad essere soggetti ai soprusi continui ed ai comportamenti delittuosi del monopolio bancario globale.
Ci sono circuiti bancari internazionali, anonimi e praticamente inviolabili dalla magistratura, come Euroclear e Clearstream (stanze di compensazione dei Bilanci fasulli bancari ), a disposizione dei banchieri per occultare e riciclare tutti i loro profitti realizzati in nero.
In una ‘democrazia liberale’ dove si immagina che debba vigere la concorrenza tra imprese private reali e quelle bancarie –finanziarie questo monopolio mostruoso non può esistere. Questi personaggi si permettono di creare dal nulla mille miliardi annui di Euro –solo come sistema bancario italiano –tutto rigorosamente in nero, sottraendo al fisco e quindi allo Stato italiano 275 miliardi di Euro ogni anno.

L’economista americano Roubini chiama la crisi attuale una “grande recessione” e il capitalismo dei Banchieri e dei Finanzieri globali un “sistema straordinariamente instabile” e cita come causa le politiche pubbliche a sostegno della proprietà della casa, l’inazione dei governi davanti ll’espansione del sistema bancario “ombra”, le politiche monetarie iper -espansive di A. Greenspan, la spropositata creazione autonoma di montagne di denaro elettronico trasferito nei Paradisi fiscali ossia nei conti in nero dei banchieri .permesso dai governi, e poi la cartolarizzazione dei mutui subprime, la retribuzione dei manager attraverso i bonus ecc. Ma non affronta la questione-chiave: la produzione di valore, di plusvalore, di profitto, il suo andamento, le sue crescenti difficoltà sul lungo periodo. Il massimo che Roubini dice è che il sistema capitalistico dei banchieri globali andrà incontro a “crisi sempre più frequenti dell’economia globale”, ma non sa darne la ragione. Non è in grado di dirci perché l’indebitamento generale (e non solo quello delle banche) si è ingigantito negli ultimi 40 anni; perché gli Stati hanno favorito in tutti i modi la crescita dell’indebitamento pubblico e privato e hanno chiuso tutti e due gli occhi sul sistema bancario “ombra”; perché Greenspan e altri capi delle banche centrali hanno inondato di moneta l’economia mondiale; perché si sono diffuse con un contagio irresistibile forme ultra-spericolate di speculazione finanziaria e la frenesia dei guadagni a breve.
A sx le analisi superficiali à la Roubini, che attribuiscono gran parte della responsabilità della crisi a errate politiche istituzionali, hanno buon corso, ma la spiegazione più diffusa è quella che riconduce la crisi all’ “abnorme sviluppo del capitale solo finanziario”.
Sarebbe questo l’elemento perverso e destabilizzante della massa abnorme di denaro -creato da loro – ed a “disposizione esclusiva” dei banchieri globali. Sarebbe lì la radice del baillamme economico e sociale attuale e di tutti i mali sociali.

Gallino dichiara con più energia: “il finanz–capitalismo” è il maggior generatore di insicurezza socio-economica che il mondo moderno abbia finora conosciuto. Essa è strettamente intrecciata alla produzione di smisurate disuguaglianze; al deterioramento delle condizioni di lavoro nei paesi sviluppati e al loro mantenimento a bassi livelli, alla progressiva distruzione degli ecosistemi e alla devastazione dell’agricoltura tradizionale a favore di un modello industriale rivelatosi incapace di nutrire tutti. La crescita incontrollata del finanz-capitalismo è causa centrale del degrado della civiltà-mondo”.
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http://masadaweb.org

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