Nuovo Masada

giugno 3, 2016

MASADA n° 1769 3-6-2016 IL PARTITO HA SEMPRE RAGIONE

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MASADA n° 1769 3-6-2016 IL PARTITO HA SEMPRE RAGIONE

Blog di Viviana Vivarelli

La riforma Boschi – Roma dopo lo schifo di csx e cdx – Citazioni di Saviano- Gli slogan di Renzi e del Duce – Renzi e i corrotti – Voragine sull’Arno- Casson, Cucca e M5S chiedono cambiamenti alla prescrizione- Cosa riformare per la Giustizia- Renzi e i media servili – Su 10 inattivi 4 sono mamme – Previsto rialzo della pressione fiscale in Italia dal 43,5 del Pil al 44,1%, siamo già quasi il 20% in più della media europea – Emigrare per pagare meno tasse – DEF, Documento di Economia e Finanza per il 2016-2017- A Londra un sindaco musulmano – Intervista di Revue de Politique Internationale a Di Maio

L’Italia non è un Paese per menti libere
..
Anche io vedo il mondo molto nero. Con tanta intelligenza e capacità di adattamento e inventiva, il genere umano ancora non riesce a fare l’evoluzione e continua in questo moto avido e distruttore. Si sa che siamo esseri cellulari e prima o poi le malattie arrivano. Ma ciò che è deprimente è ciò che decidiamo di fare quando le cellule stanno bene!” (Nicoletta)

Hanno vinto le catene dei negozi
le insegne luminose sui tetti dei palazzi
le luci lampeggianti dei semafori di notte
i bar che aprono alle 7
hanno vinto i ristoranti giapponesi
che poi sono cinesi anche se il cibo è giapponese
i locali modaioli, frequentati solamente, da bellezze tutte uguali
le montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali
le giornate a targhe alterne e le polveri sottili
hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai

e ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità
abbiamo perso la voglia di aiutarci
.”

(Canzone di Niccolò Fabi)

Persino Paolo Flores d’Arcais che di dx assolutamente non è dice di votare 5stelle:
“Chi alla servitù volontaria è refrattario e incapace di restare indifferente alla resistibile ascesa dell’ex sindaco di Firenze (che fece di Publiacqua, ora sotto accusa per i lungarno che sprofondano, uno dei suoi feudi, dove ebbe inizio tra l’altro la carriera pubblica della Boschi), filiazione e sintesi di Craxi e Berlusconi, con cui una Nuova Cricca (e più giovani lustrini) sta sostituendo la vecchia dell’inciucio per finire di spolpare a forza di privatizzazioni e infeudamenti politici un ex Paese chiamato Italia, ha di fronte a sé una scelta obbligata: votare per i candidati del M5S, quali che siano gli innumerevoli difetti di ciascuno di loro e le colpe del movimento in quanto tale e dei suoi vertici, che MicroMega ha sempre segnalato senza sconti e minimizzazioni. Perché a Roma e a Torino si gioca la prima partita decisiva (la seconda sarà al referendum di ottobre) tra la colonizzazione schiacciasassi delle istituzioni da parte della Nuova Cricca o la possibilità che si riaprano gli spazi di un rinnovamento civile che consenta all’Italia di congedarsi dal ventennio che non passa, nella cui morta gora Renzi vuole radicare e affondare il Paese”.

LA RIFORMA BOSCHI
Alessandro Gilioli

La principale argomentazione di merito – “finalmente si cambia dopo tanti anni di paralisi, ora tutto sarà più agile e più semplice” – rischia di rivelarsi drammaticamente falsa.
La quantità di rimandi, rimpalli, subipotesi, eccezioni e varianti previste dall’articolo 70 della riforma Boschi promette infatti un casino infernale di conflitti di competenze, altro che semplificazione.
E se (Dio non voglia) un domani l’Italicum dovesse dare la vittoria (con premio di maggioranza) a uno schieramento diverso da quello che ha in mano il Senato, la produzione legislativa rischia di trasformarsi in una guerra di trincea senza fine.
Probabile che prima o poi accada, sul lungo periodo, quando Renzi sarà solo un ricordo e la sua Costituzione sarà ancora lì. Ma non è un’ipotesi della fantasia nemmeno sul breve termine: il Senato infatti è saldamente in mano al Pd (essendo eletto dalle regioni) mentre alla Camera, con il doppio turno dell’Italicum, già al prossimo giro o a quello dopo può benissimo vincere un altro schieramento.
In altri termini, il mix tra Italicum e riforma Boschi sacrifica la rappresentanza in nome della governabilità, ma contiene in sé i germi di una paralisi degli iter legislativi, quindi della governabilità.
In questa riforma l’articolo 70 ha creato una tale confusione di competenze e rimbalzi da determinare l’altissima probabilità che – in caso di Camera e Senato con maggioranze opposte – il caos sia assicurato. E paradossalmente questo viene gabellato per semplificazione! Un affarone, davvero.

DOPO LO SCHIFO DI CSX E CDX
Alessandro Gilioli

Negli ultimi anni csx e cdx hanno dato uno spettacolo talmente indecoroso che molti elettori sono disposti a rischiare con una semi sconosciuta, purché estranea a quella mangiatoia e a quelle pratiche. E ritengo a tutt’oggi probabile che questi molti siano maggioranza.
In altre parole: se Raggi vince, ciò non accadrà tanto per i meriti suoi e le proposte sue, ma perché è parere diffuso che i maleodoranti poteri incrostati e incrociati di questa città – economici, politici e soprattutto clientelari – vadano presi di petto, non più con l’accomodamento e la mediazione. Perché se provi a mediarci, stravincono loro.
Il principale bug di Ignazio Marino del resto era quello. Non che lui non volesse sradicarli, quei poteri maleodoranti: ma aveva sul groppo un partito, degli assessori, dei consiglieri e dei dirigenti che invece stavano dall’altra parte. Abbiamo visto com’è andata.
Di qui anche l’handicap di Giachetti. Che è persona perbene, ma si porta dietro una buona parte del peggio di questa città. Il Pd di Orfini, che ha mandato a casa Marino con un atto dal notaio perché si vergognava di sfiduciarlo in un pubblico e motivato confronto in aula; la vecchia Dc che ora si chiama “corrente franceschiniana”, che anche a Roma sta riscuotendo la cambiale di quando Franceschini spostò i suoi deputati da Letta a Renzi, permettendo a quest’ultimo di entrare a Palazzo Chigi; e tutti gli intrecci che in questo Pd sono solidamente embedded, dalle partecipate in giù. Gli intrecci che hanno contribuito non poco a portare Roma laddove si trova, cioè nella melma.
Poi c’è la destra, che con Alemanno e il Pdl ha governato talmente male – e con tali dispendiose, incredibili clientele – da non essere più presentabile nemmeno se si nasconde sotto il sorriso a 32 denti del bel Marchini o dietro la presunta genuinità della pasionaria Meloni.
Il pasticcio su Bertolaso di un Berlusconi in evidente declino di lucidità ha fatto il resto.
E comunque, se il Pd si porta dietro metà dell’inciucio che ha divorato la città, la destra si porta dietro l’altra metà: la cui voracità è stata perfino maggiore, così come maggiore è stata l’incompetenza pratica, l’insipienza nell’amministrare.
È questo il combinato che ha lanciato e che continua a tenere alti i numeri di Raggi.
Ed è un combinato che sul piatto della bilancia pesa più di tutto il resto, più del praticantato allo studio Previti e più degli altri punti deboli di Raggi – il famoso rapporto con lo staff, ma soprattutto il rischio che in un corpo a corpo con i poteri forti di Roma tutto si paralizzi, per la gioia di Renzi che così potrebbe arrivare alle politiche del 2018 sbandierando l’insuccesso grillino.

Citazioni di Saviano:

Il Pd mi accusa di delirare quando chiedo le dimissioni del ministro Boschi, come se fosse lesa maestà chiederle di chiarire le troppe opacità del caso Banca Etruria, dato il suo diretto coinvolgimento familiare. […] Se il ministro Boschi dovesse rifiutare spiegazioni, restando al suo posto nonostante il pesante coinvolgimento della sua famiglia in questa gravissima vicenda che avrà probabilmente sviluppi giudiziari (come potrebbe non averne?), vorrà dire che nulla è cambiato, la Leopolda è una riunione di vecchi arnesi affamati, resi più accettabili dalla giovane età e dall’essere venuti dopo Berlusconi, e il Pd un’accolita che difende i malversatori a scapito dei piccoli risparmiatori.”

Nel PD e nelle liste c’è tutto il sistema di Gomorra, indipendentemente se ci sono o meno le volontà dei boss. Il PD nel Sud Italia non ha avuto alcuna intenzione di interrompere una tradizione consolidata. E cioè alla politica ci si rivolge per ottenere diritti: il lavoro, un posto in ospedale… Il diritto non esiste. Il diritto si ottiene mediando: io ti do il voto, in cambio ricevo un diritto. Il politico non dà visioni, prospettive, percorsi, ma dà opportunità in cambio di consenso. E De Luca, in questo, è uno che ci sa fare. La politica dovrebbe essere tutt’altro. Dovrebbe ottenere consenso in cambio di trasformazioni complesse e complessive della società. Invece dando il proprio voto l’elettore rinuncia a chiedere progetto e trasformazione in cambio di una e una sola cosa.

Una cosa è certa: io, come molti altri, continueremo a raccontare. Userò la parola come un modo per condividere, per aggiustare il mondo, per capire. Sono nato, caro Presidente, in una terra meravigliosa e purtroppo devastata, la cui bellezza però continua a darmi forza per sognare la possibilità di una Italia diversa. Una Italia che può cambiare solo se il sud può cambiare. Lo giuro Presidente, anche a nome degli italiani che considerano i propri morti tutti coloro che sono caduti combattendo le organizzazioni criminali, che non ci sarà giorno in cui taceremo. Questo lo

SCORTE
VV.
D’Anna, il Senatore di Ala ha chiesto la revoca della scorta a Saviano.
Saviano sul patto Pd-Verdini. «Sono questi gli alleati di Renzi a Roma e di Valeria Valente a Napoli? Sono queste le nuove risorse campane? Buona fortuna. E vergogna»
D’Anna ha chiamato lo scrittore una «icona farlocca. ha detto che “si è arricchito con un libro che ha pure copiato per metà».
Chiediamo: E’ un tentativo di chiedere i voti della camorra?
Ma Saviano affonda i colpi: «Il Senatore D’Anna – scrive – dannoso scherano di Verdini, renziano e cosentiniano insieme, impone a me di rinunciare alla scorta. A me che non vedo l’ora di ritornare libero. Cosa debbo pensare: ha forse progetti per il mio futuro?».
Altri del Pd dichiarano: “Non vedere il gigantesco problema politico rappresentato dall’alleanza con Ala e da questi episodi, significa tradire i valori fondativi del Pd».
Ma intanto lo votano lo stesso.
L’ipocrisia di questi personaggi è incommensurabile.

Se qualcuno sta per saltare su a contestare la scorta a Ferrara, vorrei ricordare che pure Giuliano Ferrara ha una scorta, e che i giornalisti italiani sotto scorta per minacce di morte da parte di organizzazioni criminali sono una cinquantina: Rosaria Capacchione, Lirio Abbate, Giovanni Tizian a Michele Albanese, Federica Angeli, Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo…e che in Italia sono circa 585 le personalità sotto scorta, di cui 411 con auto blindata, poi ci sono presidenti di regioni, semplici parlamentari, ex ministri, ministri che non hanno mai ricevuto minacce specifiche.
Citiamo il Presidente della Lazio Claudio Lotito, l’ex ministro Paolo Cirino Pomicino, per altro condannato in via definitiva per corruzione che ha una guardia giurata e un’auto blu, i coniugi Mastella, Clemente e Alessandra Lonardo, rinviati a giudizio per aver recepito tangenti; tra i giornalisti saltano all’occhio Vittorio Feltri, Bruno Vespa, Emilio Fede e Maurizio Belpietro…l’ex ministro della Giustizia, Oliviero Diliberto che ha a disposizione autista e agente, l’avvocato ed ex deputato Carlo Taormina che gira con quattro uomini, mentre sono cinque gli agenti per l’ex sottosegretario Mario Baccini. Ma a questi si possono aggiungere gli ex presidenti di Camera e Senato, come Marcello Pera, Fausto Bertinotti e Pier Ferdinando Casini che sono sempre sotto controllo. E, in dolce sin fundo, come non citare Claudio Scajola, l’ex ministro che negò la scorta a Marco Biagi, che fu poi assassinato dalle Nuove Brigate Rosse nel 2002. Proprio a lui, all’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, spettano otto poliziotti e due blindate. Niente a che vedere con i 18 agenti e le quattro auto che difendono il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo. Mentre personalità come il sacerdote Pino Puglisi e il giornalista Beppe Alfano non avevano la scorta e infatti sono stati uccisi dalla mafia, lasciati soli come tanti altri minacciati da pericoli quotidiani eppure non tutelati dallo Stato.

GLI SLOGAN DI RENZI E DEL DUCE
Annamaria

Marchio di fabbrica renziano gli slogan-giochi di parole (“Ridurre i costi e pure i posti”) e oppositivi (“Conservazione vs futuro”; “Paura vs coraggio”, e persino, prima del Nazareno, un incredibile “Il cavaliere vs Gli italiani”). Ma non li ha inventati lui. “Arriva l’Italia” è un guscio vuoto come quel “L’Italia agli italiani” di Mussolini, il “fabulatore di scemenze” (Gadda). “Non cambiare tutto, cambiare tutti” ricalca per struttura semiotica il “Marciare, non marcire” del Duce. “Forte l’Italia che decide” non era un motto della X Mas, è uno slogan della campagna referendaria; “Fermarsi significa retrocedere” non è leopoldino ma fascista, “Non ci fermeremo” è di Renzi. “Il popolo italiano ascolta le parole ma giudica dai fatti” è di Mussolini, “La mafia si batte con i fatti, non con le parole” di Renzi. Lui e i suoi spin doctor, consapevoli o no, non fanno che copiare i più dilettanteschi trucchi oratori dei capipopolo.”
Quello era il PNF. Questo è il PDN.
Sarà molto dura.

RENZI E I CORROTTI
Viviana Vivarrelli

Siamo il Paese europeo col più alto tasso di corruzione, di evasione fiscale, di mafie e di corruzione politica, perdiamo una montagna di miliardi a causa di questa sciagura e tutto quello che Renzi sa fare è proteggere i corrotti, depenalizzare 120 reati, mirare a bloccare le intercettazioni e aiutare il malaffare politico, mentre nelle istituzioni accoglie o addirittura promuove persone indagate per reati, esattamente l’opposto di quel che servirebbe a un Paese civile ed esattamente quell’aiuto alla delinquenza generalizzata che nessuna persona perbene si augurerebbe. In più Renzi si sceglie come alleati di governo un pluripregiudicato come Verdini e il capo di un partito pieno di condannati come Alfano. La prescrizione come ce l’ha l’Italia non ce l’ha nessun Paese al mondo, è un vero toccasana per la delinquenza. Nessun Paese al mondo ha tre gradi di giudizio come noi e nessuno depenalizzerebbe mai 120 reati gravi come ha fatto Renzi, che ha aiutato a contorcere sia il sistema processuale che quello penale in linea con Berlusconi, come se lo scopo fosse solo quello di aiutare i delinquenti e lasciare indifesi gli onesti. Peggior governo di questo non c’è mai stato! Del resto cosa aspettarsi da uno condannato in 1° grado che si è fatto depenalizzare il reato con legge ad personam?

Zacavasz Nigovian cita da 1984, George Orwell:

«Ortodossia vuol dire non pensare, non aver bisogno di pensare. Ortodossia e inconsapevolezza sono la stessa cosa

Quasi inconsciamente, [Winston] scrisse con le dita sul tavolo coperto di polvere: 2+2 = 5.

Winston: Io so che alla fine sarete sconfitti. C’è qualche cosa, nell’universo… non so, un qualche spirito, un qualche principio… che non riuscirete mai a sopraffare.”.

O’Brien: Credi in Dio, Winston?
Winston: No.
O’Brien: E allora quale può essere questo principio che ci annienterà?
Winston: Non lo so. Lo spirito dell’Uomo.
O’Brien: E tu, ti consideri forse un uomo?
Winston: Sì.
O’Brien: Se tu sei un uomo, Winston, tu sei l’ultimo uomo. La tua specie è estinta; noi ne siamo gli eredi. Ti rendi conto che sei solo? Tu sei fuori della storia, tu non esisti
.”

Tirare avanti giorno dopo giorno e settimana dopo settimana, dilatare il più possibile un presente che non aveva futuro, sembrava a entrambi un istinto incontrollabile, come fanno i polmoni, che continuano a inspirare aria finché ce n’è.
Il Partito raccomandava di non badare alla prova fornita dai propri occhi e dalle proprie orecchie. Era l’ordine finale, il più essenziale di tutti. Il suo cuore ebbe un tuffo al pensie¬ro dell’enorme potere spiegato contro di lui, della facilità con cui ognuno dei cosiddetti intellettuali del Partito lo avrebbe potuto rovesciare sul tappeto della discussione, de¬gli argomenti sottili ch’egli non sarebbe stato in grado di comprendere, e tanto meno di controbattere con adeguate risposte. Eppure lui aveva ragione! Loro avevano torto e lui aveva ragione. Le cose ovvie, le cose semplici, le cose vere dovevano essere difese. Le verità esistenti erano vere, non ci potevano essere dubbi, su questo! Il mondo concreto esiste, le sue leggi non mutano. Le pietre sono dure, l’acqua è liquida, gli oggetti privi di sostegno cadono verso il centro della terra
.”

Tutti i documenti sono stati distrutti o falsificati, tutti i libri riscritti, tutti i quadri dipinti da capo, tutte le statue, le strade e gli edifici cambiati di nome, tutte le date alterate, e questo processo è ancora in corso, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto. La storia si è fermata. Non esiste altro che un eterno presente nel quale il Partito ha sempre ragione.”

v-man
La metafora del renzismo: na frana!

Crollano 200 metri di Lungarno.
Firenze sprofonda ma la colpa non la vuole nessuno.
Non vogliono la colpa i figli presenti che fanno capo alla corte di Renzi.
Non la vogliono i padri che hanno da sempre governato Firenze con gli antesignani del Pd.
Che la colpa se la debbano prendere i nipoti?
.
Francesco Berardino
Le Idi di ottobre. Segni premonitori precedettero la morte di Giulio Cesare, fu visto un corvo schizzare in alto emettendo alte grida, fu trovata a Capua una epigrafe che preannunciava la sua morte, i cavalli di una mandria che aveva incontrato nei pressi del Rubicone piangevano copiosamente. Chissà se la voragine sul Lungarno e quella della produzione industriale sono segni premonitori riguardo al referendum, preludendo alle Idi di ottobre. Ma non drammatizziamo, si tratta solo di un tratto di rete idrica realizzata nel
ventennio mussoliniano e che nessuno si è mai preoccupato di sostituire.
.
Viviana
…e mi raccomando andiamo dritti vero la privatizzazione di tutto l’esistente come predicato alla Leopolda!
Se le cose sono già così, figuratevi dopo, quando ogni ente sarà privatizzato secondo gli intenti iperliberisti di Renzi e nessuno si occuperà più della manutenzione di alcunché visto che ai privati interessano solo gli utili e non i costi!
.
Alessio Santi
Publiacqua appartiene al Pd da sempre… Una cinquantina di comuni… Con il socio privato Acea che è il socio maggiore, con il 40 %, quello che da tempo sta imponendo la linea, la determinazione delle tariffe (più alte d’Italia, 400 euro contro i 100 di Milano) gli utili, la gestione del Know How e gli investimenti sulla rete (il minimo indispensabile) per avere dividendi e profitti alti – da dividere fra i soci pubblici. Il Comune di Firenze ha il 20 % e quello di Prato attraverso il Consiag il 25 %… Comandano loro da sempre
.
Andrea Zanella
Ecco qui i risultati del Bomba: debito pubblico 2.228 miliardi, mai così alto, record! A marzo: produzione industriale -3,6%, un calo così grosso non si vedeva dal 2013! Evvai! Sempre a marzo: calo del commercio, -0,8%! Evvai Bomba! Presto il calo del Pil è garantito! Perché i numeri non mentono quanto i giornalisti e i politici di partito!

CASSON, CUCCA E M5S CHIEDONO VARIAZIONI ALLA PRESCRIZIONE
A oggi bruciati dalla prescrizione un milione e mezzo di processi
Viviana Vivarelli

“La prescrizione cessa comunque di operare dopo la sentenza di primo grado”. Un emendamento secco, firmato dai Senatori Pd Felice Casson e Giuseppe Cucca, che rivoluzionerebbe l’attuale normativa – la famigerata ex Cirielli – e certo ha tutte le caratteristiche per non piacere ai centristi della maggioranza. Infatti piace al M5S, che ha immediatamente diffuso una nota in cui si dice pronto a votarla. E non basta. Perché un altro emendamento firmato dai medesimi Senatori Pd afferma: “Il termine della prescrizione decorre dal giorno in cui la notizia di reato viene acquisita o perviene al pubblico ministero, ai sensi dell’articolo 335, comma 1 del codice di procedura penale”. Un’altra svolta, dato che con la legge attuale la clessidra comincia a scorrere dal momento in cui il reato viene commesso, indipendentemente da quando viene aperta la relativa inchiesta. Anche questa, molto lontana dalle alchimie via via proposte per chiudere l’accordo tra Pd e centristi: dalla proposta del governo, in cui la prescrizione si ferma per due anni dopo una condanna in primo grado e per uno dopo una condanna in appello, fino al “lodo Falanga” (Ala) che prevede una corsia prioritaria per i processi su corruzione e reati simili. In più i due Senatori chiedono anche un ulteriore allungamento dei tempi per i reati di corruzione, al di là di quanto già previsto dal ddl della collega di partito Donatella Ferranti.
lo sapete che in dieci anni la prescrizione ha bruciato un milione e mezzo di processi?
Pensate che sia così che si deve applicare la giustizia in Italia?
Un milione e mezzo di processi vuol dire che almeno un milione di reati o di gruppi di reati sono stati commessi impunemente, e che il danno per le vittime o per lo Stato è rimasto senza alcune reintegrazione della giustizia!
E si ha la faccia di parlate di ‘elementare principio di civiltà giuridica’ quando si assolvono così i colpevoli?? Disapplicare così totalmente la legge e premiare i rei sarebbe ‘un elementare principio di civiltà giuridica’???? Ma questi si sentono quando parlano?? Non brucia loro la lingua a premiare in modo così clamoroso i delinquenti?
Affinché vi sia diritto è principio inderogabile che vi sia certezza della pena. Ora la prescrizione non la garantisce anzi assicura l’impunità del reo.
Se si stabilisce una media di durata per un certo tipo di processo e si pone la prescrizione in un tempo inferiore, si dà per certo che quel processo non raggiungerà mai la sentenza. Di fatto si annienta il diritto. Il diritto diventa una pagliacciata.
Se c’è una vittima, si offende il suo diritto ad essere risarcita con una giusta condanna.
In pratica si calpestano le vittime e si uccide il diritto pur di liberare i colpevoli e questo è esattamente il contrario del diritto, è complicità col delinquente.

Attualmente il processo penale è totalmente sbilanciato a favore dell’imputato, che ha poteri e tutele enormi, fra cui la prescrizione, che annulla i diritti della parte offesa.
C’è una evidente disparità fra trattamento di reali penali e civili.
Nei reati civili la vittima ha un diritto al risarcimento, anche qui c’è la prescrizione, ma questa può essere interrotta in ogni momento, e scompare una volta avviato il giudizio in tribunale. Per i reati penali invece è peggio e la vittima può vedere il suo processo troncato dalla prescrizione senza essere risarcita. E questo è incostituzionale. La pena dovrebbe reintegrare il diritto violato, qui si premia la trasgressione impendendo che si arrivi alla sentenza.
Nel nostro sistema la prescrizione colpisce soprattutto nel penale, tronca cioè i processi per i reati più gravi, per cui paradossalmente la vittima civile è più tutelata di quella penale. E’ come se lo Stato dei delitti più gravi se ne fregasse aiutando il reo ad andarsene libero e felice.
Eppure il reato penale colpisce beni costituzionalmente protetti, come la salute (reati contro la persona), il lavoro (dipendenti che perdono l’impiego per la bancarotta del padrone) o la proprietà (reati contro il patrimonio). Con la prescrizione, invece, la vittima si vede troncato il processo senza poter fare nulla, non ha il potere di accelerare il processo, mentre l’imputato ha mille strumenti per rallentarlo, e questo viola il principio della tutela minima, che impone allo Stato di garantire i beni protetti dalla Costituzione (salute, lavoro, proprietà).
Con questo sistema assurdo, la prescrizione ha salvato in dieci anni un milione e mezzo di imputati, liberalizzando il reato, ma se la si guarda dalla parte delle persone offese è chiaramente incostituzionale. La legge è così assurda che premia gli imputati e danneggia le vittime.
Meglio sarebbe che, come avviene nei paesi evoluti, la prescrizione fosse sospesa appena inizia il processo. In tal modo avremmo anche processi più brevi perché l’imputato non avrebbe interesse ad allungare con ogni espediente la sua durata per arrivare alla prescrizione. Oggi ci sono troppe tecniche difensive dilatorie, permesse e attuate dalla legge proprio per arrivare allo scoccare della prescrizione.
Ma come può la proposta di Casson arrivare in porto?
E’ chiaro che se la maggioranza è fatta dagli stessi che hanno votato la Cirielli con cui Berlusconi e i suoi volevano sottrarsi alle sentenze, non possiamo farci illusioni. Oggi i renzioti insieme agli alfaniani e verdiniani hanno uno strapotere e ne abusano. I peggiori della destra e della sinistra si sono consorziati per tutelare il crimine, perché con ciò tutelano se stessi, per il passato o per il futuro. Lo stesso linguaggio utilizzato dai sedicenti garantisti tradisce la logica di favore verso l’imputato a discapito della persona offesa e, più in generale, dell’ordinamento. L’imputato viene descritto come “perseguitato” da quelle lungaggini processuali che spesso dipendono dalla sua stessa linea difensiva e viene identificato come “il cittadino”, come se, nel processo penale, non vi fosse anche un “cittadino persona offesa”, vittima pure lui, oltre che del reato, anche delle lungaggini processuali. Qualcuno potrebbe obiettare che per molti reati la persona offesa non c’è, ovvero non è una persona fisica. In quel caso ad essere danneggiata è la società.

Negli altri Paesi dell’occidente una prescrizione come in Italia non esiste. Nei paesi europei dove la prescrizione esiste è molto diversa dal sistema italiano. Intanto parte dalla scoperta del reato e dall’inizio del processo e non come da noi da quando il reato è stato compiuto, furbata posta per allungarla.
La Corte di Giustizia europea ha già condannato l’Italia per la prescrizione breve nei casi gravi di frode Iva e l’ha giudicata incompatibile con il diritto comunitario, chiedendo ai giudici di disapplicarla.
Le vittime di un reato vanno protette. Un reato deve essere punito. Il sistema italiano invece protegge i colpevoli.
E’ chiaro che con queste leggi abbiamo l’autotutela di politici che hanno fatto della giustizia la loro cloaca.
Se i processi sono lunghi non è colpa dei giudici che si limitano ad applicare la leggi Ed è assurdo dire che i giudici italiani lavorano poco. Ricordo per l’ennesima volta che la valutazione data dall’Ue sui giudici italiani è eccellente.
Resta il vuoto d’organico a fronte di un numero di processi eccessivo, in Italia mancano almeno mille magistrati ma non perché siano pochi bensì perché i processi sono troppi, basta vedere quanti avvocati abbiamo. Nei 28 Paesi dell’Unione ci sono quasi 900 mila avvocati e un terzo sono italiani. Vi pare possibile?
Scrive la Commissione europea nell’ultimo “Quadro di valutazione UE sulla giustizia 2016: “Sistemi giudiziari efficienti svolgono un ruolo fondamentale per preservare lo Stato di diritto e i valori fondamentali dell’Unione. Rappresentano inoltre un presupposto per la creazione di un ambiente favorevole agli investimenti e alle imprese”.
Almeno lo sapete che In Italia il numero di giudici, rispetto alla popolazione, è tra i più bassi d’Europa? E che solo metà dei tribunali usa la digitalizzazione? E che spesso le cause non vanno avanti per mancanza di cancellieri? La protratta e progressiva scopertura di personale amministrativo sta costringendo alcuni uffici, a Milano, Bergamo, Monza, Prato, ad adottare misure estreme, dalla chiusura parziale delle cancellerie alla riduzione delle udienze, con conseguente dilatazione dei tempi dei processi e inevitabili disagi per l’utenza, a cominciare dagli avvocati.
E lo sapere che la legge sulla responsabilità civile dei magistrati fortemente volta da Berlusconi come da Renzi è contraria al diritto dell’UE?
In Italia, secondo i dati aggiornati nel 2015, operano 246.786 avvocati. Un numero veramente notevole che fa del nostro Paese il terzo in Europa come rapporto avvocati/abitanti. L’Italia è il paradiso degli avvocati. Solo in Parlamento ce ne sono 110. Tra loro e i loro clienti, non hanno certo interesse a semplificare i processi o le leggi. Grazie anche a questo giro perverso di rei con avvocati a seguito abbiamo 150.000 leggi, il numero di leggi più alto del mondo. E’ interesse di entrambi moltiplicare le leggi e renderle di difficile interpretazione. E ora con la riforma del Senato che al posto di un solo e semplice iter legislativo ne ha posti ben dodici avremo il culmine del caos e delle contestazioni, Una pacchia!

COSA RIFORMARE PER LA GIUSTIZIA
vv.

Cominciamo con l’eliminare grazie, amnistie, indulti e condoni e avremo fatto un bel passo avanti. Eliminiamo poi anche le depenalizzazioni (Renzi ne ha appena fatte 112 nel penale!!).
Poi mandiamo subito in galera il reo dopo la condanna di primo grado e vedrete che gli passa subito la voglia di allungare il processo.
Facciamo sì che le pene sia pene reali e non premi come avviene col tasso processuale che è più basso di quello penale o con le tasse che gli evasori pagano col patteggiamento che sono ridicole rispetto a quelle che dovevano pagare (altro premio).
E facciamo come negli USA dove con la condanna di primo grado si va in carcere e anzi ci si va prima e il processo si riapre solo per casi gravissimi e se si froda la giustizia si paga pesantemente.
Davigo: “Perdere tempo paga sempre. Il sistema tutto italiano della prescrizione è la causa della lunghezza dei processi, Bisognerebbe fare come negli USA in cui ì cui è di 5 anni ma cessa dopo la richiesta di rinvio a giudizio”.
Davigo: “Il sistema vigente in Italia di prescrizione del reato è a dir poco singolare e la sua scarsa ragionevolezza è stata accentuata dalla ex Cirielli), sicché anziché contribuire alla ragionevole durata del procedimento ne determina l’allungamento. La legge fissa un termine, superato il quale il reato si prescrive. Tale termine è di 6 anni dalla data del commesso reato per i delitti puniti con pena fino a 6 anni (minore per le contravvenzioni) e pari alla pena massima prevista per il delitto per le pene superiori (i delitti puniti con l’ergastolo sono imprescrittibili). Il pubblico ministero, quando riceve notizia di un reato il cui termine di prescrizione è ad es. di 6 anni, avrà a disposizione solo 2 anni e 6 mesi per procedere alle indagini preliminari, all’eventuale udienza preliminare e ai giudizi di primo grado, appello e Cassazione. Non ce la farà mai. Un simile sistema di prescrizione è un potente incentivo per condotte dilatorie e per la presentazione di impugnazioni pretestuose da parte degli imputati o dei loro difensori, perché, se si riesce a far passare il tempo previsto dalla legge, si evita la condanna.”
Lo capisce anche un bambino che la prescrizione la vogliono i colpevoli perché così azzerano il processo e anche il reato. E che proprio la prescrizione aumenta i tempi dei processi e i processi stessi calpestando qualunque idea di giustizia.
L’incostituzionalità della prescrizione è totale. Infatti nei processi civili essa si interrompe dopo la condanna di primo grado. Nei processi penali no, per cui paradossalmente chi ha commesso un reato molto grave viene protetto in modo da diventare non punibile.
E’ ovvio che il reo che ha commesso gravi atti penali ha ogni interesse a prolungare al massimo un processo che altrimenti gli costerebbe caro in termini di detenzione, mentre con la prescrizione se la cava come se fosse innocente.
Ma questo sistema è vergognoso e rimette in libertà un altissimo numero di criminali.
L’Italia è ancora bocciata per corruzione. Ma i condannati in carcere per corruzione sono appena 126. La classifica annuale di Transparency International sulla percezione dei reati commessi nella pubblica amministrazione ci mette al 61° posto in compagnia di Lesotho, Montenegro, Senegal e Sud Africa. In Europa solo la Bulgaria fa peggio. L’Italia continua ad essere percepita come uno dei Paesi più corrotti d’Occidente e resta un’anomalia tra i Paesi europei più avanzati.
«L’immagine della corruzione che si ha di un Paese incide su crescita e investimenti più negativamente di tanti altri fattori», dice Cantone. Eppure, a fronte di un così alto livello di corruzione percepita, restiamo un Paese con un numero di condanne basso. I detenuti con alle spalle una sentenza definitiva per corruzione sono 126, per peculato 26, per concussione appena 11. Gli altri tutti salvati con la prescrizione. In Italia essa è diventata la scappatoia che garantisce una sorta di impunità per tutta una serie di reati.
Criminali ma impuniti.

RENZI E I MEDIA SERVILI
Bruno p

E’ avvilente come tutti i quotidiani, tranne qualche eroe indipendente e pochi giornalisti con la G maiuscola, siano tutti allineati al pensiero unico del premierino che ha iniziato da poco la sua vera ed unica campagna elettorale.
Un paradosso all’Italiana che vede il partito di governo lottare per ottenere consenso con ogni mezzo, con ogni voce dei TG, con qualsiasi associazione di categoria e sopratutto con un Parlamento asservito e paralizzato dai selfie e dai twit di Renzie.
Ma avete mai visto Confindustria gongolare per un governo di sinistra o i sindacati compiaciuti per una riforma del lavoro aberrante?
Una cerchia di amici con le mani in pasta nella stessa partecipata, il che è già una macchia visto come si decidono le nomine in tali enti, all’improvviso si ritrova a governare una Nazione senza esserne legittimata, che cambia addirittura la carta costituzionale e che ancora in cerca d’autore pretende il plebiscito con ogni mezzo tranne che con l’unico strumento democratico elettivo.
Una cappa asfissiante di direttori allineati, conduttori, economisti, giuristi, costituzionalisti, opinionisti, tutti a spargere il verbo dell’inconsistenza di questo governo che spende i soldi degli Italiani senza ottenere alcun cambiamento strutturale dell’economia che continua a peggiorare nonostante le tonnellate di rimmel-propaganda.
Alcuni mesi fa avevo letto su di un quotidiano con la Q che il segno + della produzione industriale ad inizio anno era trainato dal settore auto, l’unico in ascesa, e che finita la sbornia si sarebbe verificata la contrazione che puntualmente è avvenuta.
I “grandi” giornali non ne sapevano nulla o sono troppo impegnati a mostrare sempre il bicchiere mezzo pieno?
Notate bene non è calata la produzione industriale ma fatturato e ordinativi, significa che non ci sono commesse per il futuro, in pochi mesi si è esaurita la spinta propulsiva dovuta solo alle scorte, ma Confindustria gongola per la riforma costituzionale! Siamo davvero alla frutta!
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WilburWalsh
Non essendoci il vincolo di mandato è stato istituito il vincolo al circo.

Liliana manda
Festa della Mamma,
MATERNITA’ A OSTACOLO, SU 10 INATTIVI 4 SONO MAMME

I figli o il lavoro. E’ il bivio davanti al quale si trovano spesso le donne italiane, che, spesso a causa di servizi che non sostengono adeguatamente la maternità, fanno più fatica a conciliare la realizzazione professionale con quella personale: e così su 10 persone inattive tra 25 e 54 anni, quasi 4 sono mamme. I calcoli sono della Fondazione studi consulenti del Lavoro e cadono proprio in concomitanza con la Festa della mamma.
I dati Eurostat ci posizionano all’ultimo posto nell’Ue a 13 con il 54% del tasso di attività, con il differenziale più alto fra maschi e femmine (-20%). Il 73,8% degli inattivi (sostanzialmente 3 su 4), è di sesso femminile. Ma la percentuale appare ancora più sconcertante se si pensa che i 2/3 di questi sono mamme. Un altro modo per dimostrare il forte svantaggio per le donne tra i 25 e i 54 anni che hanno figli è confrontarle con quelle che non li hanno: la quota di inattive sul totale della popolazione che non lavora e non cerca lavoro è del 28,7% per le donne che non hanno anche il ruolo di madri, mentre sale al 37,5% (per l’appunto quasi 4 su 10) per le mamme.
Svantaggio nello svantaggio è poi di chi vive nel Sud, dove la percentuale delle mamme inattive sale al 56,7%. I motivi per i quali le donne madri rinunciano al lavoro emergono da un questionario Istat: a domanda precisa, il 47,6% delle mamme dichiara di essere inattiva per motivi familiari. Avere un figlio minore, ovviamente, pesa ancora di più e infatti la quota sale al 53,4%.
Il part-time è la soluzione individuata da tante donne, che quindi si rassegnano a rinunciare a una parte della propria realizzazione professionale per seguire i figli: in Italia il 7,5% è occupato part-time, contro il 33,5% delle donne. Fra queste, le mamme occupate part-time raggiungono la quota del 37%. Ancora una volta, infatti, sono i motivi familiari quelli che spingono a diminuire l’orario di lavoro: raggiungono il 43,9% per le mamme che hanno figli minori, contro il 15,6% di quelle che hanno ragazzi ormai grandi.

L’EURO OBBLIGA A TAGLIARE I SALARI

Con l’euro, i paesi che vanno nei guai non possono svalutare le loro monete o tagliare i tassi di interesse e nemmeno spendere di più,e pertanto restano nei guai. tutto quello che possono fare è tagliare i salari, tagliare la spesa,e dopo tagliare un altro po’ i salari come penitenza per una qualunque trasgressione economica che abbiano o non abbiano commesso. La camicia di forza dell’euro in altre parole trasforma problemi ordinari in straordinari e i problemi straordinari in problemi storici. E questo succede che seguite o no le regole.”
Matt O’Bbrien – giornalista economico Washington Post
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Ancora alto il livello del peso fiscale oggi in Italia, 19,4 % più della media europea. Stando alle stime del Def 2015, la pressione fiscale in Italia è attesa in aumento nei prossimi anni. Dovrebbe infatti passare dal 43,5 % sul Pil registrato lo scorso anno al 43,7 % del 2019, raggiungendo un picco massimo del 44,1 % negli anni 2016 e 2017

CRESCE L’EMIGRAZIONE FISCALE

Molti Italiani prendono ormai la residenza all’estero per pagare meno tasse (Mina, Marchionne, De Benedetti…), ma anche tanti pensionati italiani che si spostano alle Canarie o in Portogallo, quando non addirittura nei paradisi fiscali.
Nel 2014 erano 4,6 milioni, nel 2015 4,8. Ma ci sono anche giovani in cerca di lavoro, imprenditori alla scoperta di nuovi business. Hanno deciso di lasciare in maniera definitiva l’Italia. Scelti anche Malta, Panama ed Emirati Arabi.
A Malta non esiste il canone televisivo, non esiste la tassa sui rifiuti, non c’è tassa sulla proprietà, e l’assistenza sanitaria gratuita è un beneficio per tutti i residenti che pagano regolarmente la Social Security Maltese. Tutti i cittadini dell’Ue possono vivere e risiedere a Malta e possono lavorare liberamente sul territorio Maltese a condizione che siano in grado di provvedere al proprio sostentamento economico e dei propri familiari. La residenza può essere richiesta in qualsiasi momento a partire dal giorno di ingresso sul territorio. Il sistema fiscale prevede una aliquota d’imposta progressiva per le persone fisiche, fino a un massimo del 35%, una aliquota d’imposta per le società del 35%, procedure amministrative semplici e pratiche, nessuna trattenuta fiscale, nessuna tassa patrimoniale, nessuna imposta di proprietà, una imposta sul valore aggiunto (VAT, corrispondente alla nostra IVA) pari al 18%, un sistema previdenziale equo.
Alle Canarie ci sono talmente tante riduzione fiscali che alla fine il 95,72% delle dichiarazioni di persone fisiche sono negative (ovvero devono ricevere soldi invece che pagarli). Negli Emirati Arabi NON esistono tasse sui redditi sia di persone fisiche che giuridiche. Dimenticatevi le dichiarazione dei redditi, le dichiarazioni Iva, le “visite”della Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate, insomma tutto quello che adesso c’e’ in Italia…Nei servizi turistici/alberghieri vige una tassa municipale del 10%. Sulla benzina esistono delle tasse ma in misura ragionevole visto che costa circa 0,30 centesimi di Euro al litro !
A Panama le società non pagano tasse e sono esenti dall’obbligo di presentare bilanci. Con 2mila euro si può aprire una società anonima a Panama e non pagare più tasse per tutte le attività svolte all’estero, in Italia o in un altro Paese. Le persone che hanno reddito inferiore a 11.000$ l’anno non devono pagare tasse. Coloro che invece guadagnano tra 11.000$ e 50.000$ devono pagare una tassa del 15%, e quelli con reddito superiore a 50.000 $ o più hanno un tasso di 25%. Gli stranieri che sono residenti a Panama per un periodo oltre i 183 giorni nell’anno e hanno reddito derivante da attività nel Paese sono esattamente come i cittadini panamensi.

DEF DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA PER IL 2016-2017

La seconda Finanziaria di Renzi presenta quello che ci aspetta per i prossimo anni: tagli dei servizi, crescita del debito pubblico, aumento dell’IVA… una mazzata per il nostro Paese che ha più poveri di tutta Europa.
In pratica il debito pubblico aumenta, gli investimenti no.
Con la folle mossa con cui il Pd ha messo in Costituzione il pareggio del bilancio, lo Stato si è legato mani e piedi vietandosi ogni spesa per investimenti e dunque ogni azione per promuovere ripresa e occupazione, Il contrario esatto di quello che fece Roosevelt col New Deal dopo la grande crisi. Con quest’obbligo la Bce e il Fm ci hanno costretti a una crisi senza uscita.
Se fosse stato permesso all’Italia di mantenere la sua moneta e di inflazionarla avremmo fatto riprendere le esportazioni (ma Prodi ce lo ha impedito legandoci all’euro). Se si permettesse all’Italia di fare investimenti per uscire dalla crisi si potrebbe combattere la disoccupazione rimettendo il modo l’economia, favorendo la ripresa del settore privato (imprese, credito, famiglie). Ma il Pd ha vietato ogni investimento mettendo il pareggio di bilancio in Costituzione.
In questo modo siamo condannati ad andare sempre peggio.
Un minimo di azione economica avrebbe promosso la ripresa e il deficit pubblico avrebbe cominciato a calare, senza bisogno di tagliare i servizi pubblici e lo Stato sociale, perché i nuovi occupati garantivano maggiori entrate alle imprese e anche alle casse pubbliche.
Il Governo, invece, sta tagliando il deficit pubblico da tre anni senza aumentare gli investimenti. Il deficit si attestava al 3% del Pil nel 2014, nel 2015 è stato portato al 2,6%, nel 2016 al 2,3% del Pil e per l’anno prossimo è fissato all’1,8%. Questo taglio avverrà a spese di lavoratori e servizi con una sanità pubblica dimagrita di altri 4,3 miliardi di euro e ci metterà sotto la media europea.
Nessuna soluzione per l’economia depressa
Renzi non ha mai contestato il Fiscal Compact, che impone un folle pareggio di bilancio pubblico a suon di tagli, liberismo sfrenato e privatizzazioni.
Gli investimenti pubblici sono l’unica cosa necessaria per far ripartire un’economia depressa. È impossibile aspettarsi investimenti dal privato quando la domanda di beni e servizi ristagna a livelli molto bassi a causa dell’alta disoccupazione e dei bassi salari.
Solo gli investimenti pubblici possono rilanciare domanda interna, i profitti delle imprese e quindi anche gli investimenti privati. Ma gli investimenti pubblici italiani sono sempre al di sotto della media dell’Ue e ai minimi dal dopoguerra, al 2,2% del PIL. Nel 2005-2015 gli investimenti pubblici sono crollati: -26,3%. Quasi 100 miliardi di euro in meno in 10 anni. La mancanza di infrastrutture vitali, le inefficienze delle ferrovie regionali, lo stato desolante di moltissime strade locali, piene di buche e pericoli, l’arretramento delle rinnovabili, che ci garantirebbe una maggiore autonomia energetica, sono alcuni esempi del declino che accompagna l’assenza di investimenti pubblici. Il Mezzogiorno, preso in giro a più riprese da questo Governo, lo può testimoniare.
Il Pil diminuisce, l’IVA cresce e i tagli lineari sono all’orizzonte
Nel Def ecco un’ennesima sforbiciata. Dopo la lieve ripresa del 2015, ci sarà un crollo di altri 6,5 miliardi, dal 4,1% al 3,6% del Pil.
Il debito pubblico non può che rimanere altissimo. Tagliare gli investimenti e i redditi dei cittadini non porterà a nulla. Renzi scrive nel Def che il rapporto debito/Pil diminuirà nel 2016 dello 0,3% invece che dell’1,4% previsto , Se contiamo che le previsioni sul Pil 2016 sono già state riviste al ribasso dallo stesso Governo e che lo scenario internazionale è sempre meno favorevole, è logico aspettarsi che anche questa insignificante diminuzione lasci il posto, a fine anno, a un nuovo aumento del debito pubblico rispetto al Pil.
Il Def fa previsioni di Pil molto ottimistiche ma se crescerà meno dell’1,2%, come è molto probabile, la finanziaria di ottobre ci lascerà letteralmente in mutande, tra aumenti di Iva già messi in conto e nuovi tagli lineari ai servizi pubblici.
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Stefano Carboni
Una politica iperliberista tende solo alla massimizzazione del profitto del capitale fregandosene di tutto il resto. Questa politica NON si occupa della gente, ma solo di mantenere il proprio potere ! E’ la globalizzazione peggiore, in un mercato spietato dove sono cacciati tutti i diritti e tutte le garanzie e anche gli Stati avanzati marciano verso quelli peggiori.
Tutto questo è nascosto dietro lotte di pura facciata per conseguire obiettivi del tutto inutili. Vedete forse qualcuno che faccia qualcosa per migliorare la situazioni dei nostri 10 milioni di poveri? Chi dei 750 eletti al parlamento europeo si decide a chiedere a Juncker, a Commissione e Consiglio cosa stanno facendo per risolvere questo che è un problema ancora più grave di quello dei migranti e della Brexit ??? Cosa fanno la stampa ed i media in genere (in Italia ma anche nel resto d’Europa) per inchiodare i politici – nostri rappresentanti – ai loro veri doveri ?

Ant
Abbiamo capito da un pezzo il segreto per l’occupazione in Italia. Lavorare a voucher o emigrare in Polonia dove Marchionne apre stabilimenti. É la delocalizzazione proletaria. Segui la fabbrica.
Oggi Polonia, domani Cina.
La vita in valigia a caccia di chi specula, per aiutarlo a speculare meglio.
Il propagandato villaggio globale, dove ogni cosa va fatta dove costa meno e venduta dove costa di più. Una genialata passata per futurismo culturale .. con registi internazionali raffinati in cui la sx italiana é stata in prima fila, con i facinorosi, antagonisti e zucche vuote, a raccontare, unici, la verità di un mondo che dal 2001 é sempre più ricco per ricchi e sempre più povero per i poveri.
Ed ora tutti a caccia del nuovo iphone 8.
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Fabricio Guerrini
Sarebbe interessante conoscere gli “scenari futuri” che, sono certo, vengono studiati nelle Università che studiano il sociale.
Scenari sia mondiali che solo nazionali. Un primo problema penso sia il fatto che ormai i singoli paesi, che non siano potenze planetarie per dimensione e per forza economico-militare, poco possono decidere autonomamente sulle vie economiche e sociali da intraprendere per cambiare in meglio il proprio futuro. Essendo piccoli, hanno bisogno dei mercati esteri per esportare i propri prodotti e creare ricchezza, che il solo mercato interno o confinante non creerebbe a sufficienza. Un secondo problema potrebbe stare nell’uniformità culturale che via a via si diffonde sul pianeta, dando forza predominate alla capacità tecnologica della produzione a scapito delle qualità intrinseche del prodotto derivanti da una cultura diversificata. Ciò vale particolarmente per l’Italia. Per molti decenni abbiamo saputo far convivere e completarsi in maniera armoniosa e innovativa gli skills che ci erano propri, derivanti dalla nostra cultura umanistica e dalla capacità di ricerca scientifica. Abbiamo saputo creare prodotti non solo avanzati tecnologicamente, ma anche unici nel loro design e bellezza, che altri potevano copiare ma non avevano strumenti per realizzare. Quella cultura umanistica e tecnologica è purtroppo in via di sgretolamento poiché derivava anche dalla autorevolezza delle nostre scuole e Università, dalla ambizione di genitori e figli, dalla capacità coraggiosa di una imprenditorialità diffusa.
Abbiamo distrutto o svenduto le nostre imprese, annichilito la passione e la competenza dei nostri maestri e professori, che ormai sono o anziani e stanchi o precari che devono preoccuparsi innanzitutto di sé stessi e poi degli alunni; abbiamo cancellato ogni freno morale ed etico ai nostri comportamenti eleggendo una classe politica che ha dato e dà via libera alla corruzione e alla evasione fiscale, che non ha combattuto le mafie ma anzi convive con essa e che legifera e agisce pensando solo al proprio particulare e non al bene pubblico. Abbiamo bisogno degli emigranti, perché siamo talmente spauriti dal futuro che facciamo pochi figli. Ma è necessario che chi raggiunge e si ferma nel nostro Paese assorba in pieno la nostra cultura – quella laica , non quella religiosa – e non che siamo noi a assuefarci alla loro.
Il meraviglioso sogno europeo è svanito e assistiamo inermi alla sua agonia. Se l’Europa Unita non è più possibile, allora sarebbe meglio uscirne del tutto e ricominciare a ritrovare, se siamo ancora in tempo, le nostre capacità peculiari e tornare ad offrire al mondo ciò che senza di noi il mondo non può avere, perché la nostra storia e le nostre esperienze millenarie sono uniche e irripetibili.
Ripeto, mi piacerebbe leggere a proposito qualche scenario politico-sociale-economico realizzato nelle nostre Università di scienze politiche e sociologia.
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Carlaccio
E’ il liberismo al potere.
Ovvero la libertà di rubare la ricchezza prodotta o posseduta dai tanti, in pochi e protetti da una legislazione nazionale, ma sopratutto sovranazionale, anticostituzionale (NUOVO ordine mondiale).
Il Pd serve a questo.
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A LONDRA UN SINDACO MUSULMANO

A Londra il 45% degli abitanti sono stranieri. E l’Islam è la seconda religione del Regno Unito, il doppio di 20 anni fa. Si dice che, fra meno di cinquanta anni, la maggioranza degli abitanti saranno musulmani e che l’Islam sarà la religione dominante. In UK c’è una grandissima maggioranza silenziosa di musulmani integrati e imborghesiti di cui si sente parlare pochissimo ma che hanno ormai conquistato un posto nell’economia del Paese e una presenza in Parlamento (Sayeeda Warsi, ex vicesegretaria del partito Conservatore; Sajid Javid, definito dal Guardian una “stella nascente” del partito Conservatore; Baroness Pola Uddin, la prima donna in assoluto eletta in Parlamento) e in parecchi seggi comunali sia nelle città sia nelle provincie dove la loro presenza è più forte. Gran parte vota per il partito laburista; ma ci sono anche oltre 10.000 musulmani milionari.
Perché siamo così bigotti e provinciali da guardare solo ad un credo religioso?
Khan è un avvocato dei diritti umani, è nato in una famiglia proletaria di immigrati pachistani. si propone di aumentare le case popolari (Londra è una delle città più care del mondo per affitti e costi delle abitazioni), di lottare contro il terrorismo e ogni tipo di estremismo, è laburista ed ecologista ma anche attento anche alle imprese e al mondo degli affari, è a favore dei diritti gay e ha sempre lavorato fin da ragazzo.
Vuole ridurre le tariffe dei mezzi urbani che a Londra sono davvero esose, è moderatamente ambientalista, vuole migliorare ancora di più il riciclo dei rifiuti (che già è ottimo) e l’inquinamento (che a Londra è minimo).
Ma perché gli idioti di casa nostra devono guardare solo alla sua religione?
Ne avessimo noi di sindaci così!
I musulmani a Londra sono un milione e 700.000 su una popolazione di 8,5 milioni di abitanti, comunque Khan è stato scelto per la sua persona, la sua storia e le sue idee, non per il suo credo.
Se si pensa che Trump ha dichiarato di voler espellere i musulmani dagli Stati uniti!!!!!
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Estratto dell’intervista pubblicata sulla prestigiosa rivista francese Revue de Politique Internationale a Luigi Di Maio

Luigi Di Maio aveva solo 27 anni quando è stato eletto Vicepresidente della Camera dei Deputati, sull’onda del successo elettorale del M5S, una formazione populista antisistema che ha aperto un varco spettacolare alle elezioni del febbraio 2013, superando il 25% dei voti. In due anni e mezzo, Luigi Di Maio ha saputo tracciare il suo percorso con diplomazia ed efficacia e costruire l’immagine di un uomo politico serio e competente, regolarmente invitato nelle capitali europee a parlare delle vicissitudini della politica italiana. Il 23 marzo scorso, ha incontrato gli ambasciatori di 28 Paesi dell’Unione Europea a Roma per esporre loro nel dettaglio il programma del suo Movimento. Incalzato dalle domande, ha risposto con aplomb su tutti i temi, dalla lotta al terrorismo, alle politiche sull’immigrazione, passando dalla corruzione e il reddito di cittadinanza, che il M5S promette di introdurre in Italia.
Domanda: Chi l’ha scelta come candidato del M5S?
Luigi Di Maio: “Tutto avviene tramite Internet. La rete sceglie i candidati. Condizione essenziale: essere incensurati. Chiunque abbia un precedente, anche se non è stato condannato, è scartato a priori. L’Italia è il 2° Paese più corrotto d’Europa, appena dietro la Bulgaria. Il M5S chiede norme più severe e si oppone ai partiti che hanno governato il Paese favorendo corruzione ed evasione fiscale. Ci danno l’etichetta di essere populisti. Se essere populisti significa darsi regole inflessibili contro la corruzione, allora io rivendico questa qualifica.”
Domanda: Parliamo del programma. Il reddito di cittadinanza vi occupa un posto centrale. Di cosa si tratta?
Di Maio: “L’Italia è l’unico Paese europeo a non disporre di un meccanismo di sostegno sistematico alle fasce più svantaggiate. Su 60 milioni di abitanti, il nostro Paese conta 10 milioni di poveri, di cui 3 in povertà assoluta e 7 milioni in condizioni precarie. I due terzi di questi 10 milioni lavorano e tuttavia non guadagnano abbastanza per uscire dalla povertà. Per finanziare il reddito abbiamo intenzione di tagliare 25 capitoli di spesa, tassare le lobby, le società d’autostrade, il gioco d’azzardo, e altro”
Domanda: Ma questo genere di misura redistributiva è tipica di un programma di sinistra
Di Maio: “Lei ha ragione, ma, oltre alla misura del reddito, abbiamo anche un progetto di sostegno per le Piccole e medie imprese – una politica che, in Italia, è sempre stata appannaggio della destra. Di fatto, non l’hanno mai realizzato né la destra né la sinistra. E questo prova che noi siamo assolutamente trasversali. L’aiuto alle PMI costituisce uno dei Pilastri del nostro programma. Il tessuto industriale italiano è composto per il 99% da PMI, di cui l’80% è a conduzione famigliare ed impiega meno di 10 persone. Bisognerà anche riformare le autorità di sorveglianza del sistema bancario, che sono interessate da gravi conflitti d’interesse. La Banca d’Italia, che dovrebbe controllare le banche, è di fatto al servizio dei suoi azionisti, cioè i grandi istituti di credito. Quanto alla Consob, il poliziotto della Borsa, è troppo permeabile alle pressioni politiche. Noi proponiamo di separare nettamente le banche commerciali, che finanziano imprese e privati, dalle banche d’affari. Quando un risparmiatore mette i suoi risparmi in banca, ha il diritto di sapere se questa presta i soldi alle imprese e alle famiglie o se li gioca in Borsa. Abbiamo anche un progetto di una Banca Pubblica d’Investimenti sul modello della KfW tedesca, che permetterebbe allo Stato di realizzare investimenti produttivi mirati”.
Domanda: Lei ritiene che l’Italia possa derogare alla regola del 3% di deficit pubblico fissata da Maastricht?
Di Maio: “Sì, se si tratta di fare investimenti in tre grandi settori:
1) L’energia. L’Italia possiede le risorse geotermiche più importanti d’Europa, racchiuse nell’87% del sottosuolo. Non vengono sfruttate come dovrebbero. I nostri fiori all’occhiello industriali – Eni, ENEL, dispongono di un know-how riconosciuto nel campo delle energie rinnovabili, ma non lo sfruttano per mancanza di volontà politica. Il Paese non ha ancora cominciato la sua rivoluzione energetica.
2) La sicurezza del territorio. Un milione di italiani vivono in zone ad alto rischio idrogeologico. Ogni volta che piove, ci sono morti.
3) Le infrastrutture, soprattutto al Sud. La Basilicata non ha un’autostrada. La Sicilia ne ha solo una, dopo che un ponte autostradale è crollato dopo essere stato inaugurato. Bisognerebbe anche costruire strade, metropolitane, attrezzare adeguatamente le scuole”.
Domanda: Cosa fareste se foste al governo?
Di Maio: “Se dovessimo formare un governo, il nostro obiettivo non sarebbe abbattere le istituzioni europee. Ci siederemmo attorno a un tavolo e diremmo: “Guardate. Il tempo della resistenza al cambiamento è finito. Bisogna mettere in moto un processo che metta al centro le funzioni elettive e i diritti dei cittadini, e non solo l’economia.” Al momento le istituzioni europee sono influenzate dai trattati economici a svantaggio degli interessi nazionali. Un esempio: gli accordi che facilitano le importazioni di olio tunisino e arance marocchine in Europa distruggono il nostro sistema produttivo in Sicilia e Puglia. E tuttavia, l’UE è stata concepita per favorire il suo mercato interno, non per aprire tutte le sue porte all’esterno. Se, per aiutare la Tunisia e il Marocco bisogna sacrificare i nostri prodotti, quella è la prova che l’UE funziona male. Non c’è altro modo per aiutare quei Paesi? Non si possono, piuttosto, fondare università, centri di formazione, centri culturali?
permetterà di dare 780 € a ogni cittadino delle fasce più deboli.”
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Appello per il No al referendum costituzionale di Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica all’università di Bologna, già sottoscritto da Carlo Galli, Marco Valbruzzi e Maurizio Viroli.

“Noi crediamo profondamente in una democrazia e ci batteremo per essa. Ma se altri gruppi avvalendosi di esigue ed effimere maggioranze, volessero far trionfare dei princìpi di parte e darci una Costituzione che non rispecchia la profonda aspirazione della grande maggioranza degli italiani, che amano come noi la libertà e come noi amano la giustizia sociale, se volessero fare una Costituzione di parte, allora avrete scritto sulla sabbia la vostra Costituzione ed il vento disperderà la vostra inutile fatica
” (Lelio Basso, 6 marzo 1947, in Assemblea Costituente).

1. Il NO non significa opposizione a qualsiasi riforma della Costituzione che sicuramente è una ottima Costituzione. Ha obbligato con successo tutti gli attori politici a rispettarla. Ha fatto cambiare sia i comunisti sia i fascisti. Ha resistito alle spallate berlusconiane. Ha accompagnato la crescita dell’Italia da Paese sconfitto, povero e semi-analfabeta a una delle otto potenze industriali del mondo. Non pochi esponenti del NO hanno combattuto molte battaglie riformiste e alcune le hanno vinte (legge elettorale, legge sui sindaci, abolizione di ministeri, eliminazione del finanziamento statale dei partiti). Non pochi esponenti del NO desiderano riforme migliori e le hanno formulate. Le riforme del governo sono sbagliate nel metodo e nel merito. Non è indispensabile fare riforme condivise se si ha un progetto democratico e lo si argomenta in Parlamento e agli elettori. Non si debbono, però, fare riforme con accordi sottobanco, presentate come ultima spiaggia, imposte con ricatti, confuse e pasticciate. Noi non abbiamo cambiato idea. Riforme migliori sono possibili.

2. No, non è vero che la riforma del Senato nasce dalla necessità di velocizzare il procedimento di approvazione delle leggi. La riforma del Senato nasce con una motivazione che accarezza l’antipolitica “risparmiare soldi” (ma non sarà così che in minima parte) e perché il Porcellum ha prodotto due volte un Senato ingovernabile. Era sufficiente cambiare in meglio, non in un porcellinum. Il biCameralismo italiano ha sempre prodotto molte leggi, più dei biCameralismi differenziati diGermania e Gran Bretagna, più della Francia semipresidenziale e della Svezia monoCamerale. Praticamente tutti i governi italiani sono sempre riusciti ad avere le leggi che volevano e, quando le loro maggioranze erano inquiete, divise e litigiose e i loro disegni di legge erano importanti e facevano parte dell’attuazione del programma di governo, ne ottenevano regolarmente l’approvazione in tempi brevi. Non è vero che il Senato era responsabile dei ritardi e delle lungaggini. Nessuno ha saputo portare esempi concreti a conferma di questa accusa perché non esistono. Napolitano dovrebbe saperlo meglio di altri. Piuttosto, il luogo dell’intoppo era proprio la Camera dei Deputati. Ritardi e lungaggini continueranno sia per le doppie letture eventuali sia per le prevedibili tensioni e conflitti fra Senatori che vorranno affermare il loro ruolo e la loro rilevanza e deputati che vorranno imporre il loro volere di rappresentanti del popolo, ancorché’ nominati dai capipartito.

3. Non è vero che gli esponenti del NO sono favorevoli al mantenimento del biCameralismo. Anzi, alcuni vorrebbero l’abolizione del Senato; altri ne vorrebbero una trasformazione profonda. La strada giusta era quella del modello Bundesrat, non quella del modello misto francese, peggiorato dalla assurda aggiunta di cinque Senatori nominati dal Presidente della Repubblica (immaginiamo per presunti, difficilmente accertabili, meriti autonomisti, regionalisti, federalisti). Inopinatamente, a 100 Senatori variamente designati, nessuno eletto, si attribuisce addirittura il compito di eleggere 2 giudici costituzionali, mentre 630 deputati ne eleggeranno 3. E’ uno squilibrio intollerabile.

4. Non è vero che e’ tutto da buttare. Alcuni di noi hanno proposto da tempo l’abolizione del CNEL. Questa abolizione dovrebbe essere spacchettata per consentire agli italiani di non fare, né a favore del “sì” ne’ a favore del “no”, di tutta l’erba un fascio. Però, non si può chiedere agli italiani di votare in blocco tutta la brutta riforma soltanto per eliminare il CNEL.

5. Alcuni di noi sono stati attivissimi referendari. Non se ne pentono anche perché possono rivendicare successi di qualche importanza. Abbiamo da tempo proposto una migliore regolamentazione dei referendum abrogativi e l’introduzione di nuovi tipi di referendum e di nuove modalità di partecipazione dei cittadini. La riforma del governo non recepisce nulla di tutta questa vasta elaborazione. Si limita a piccoli palliativi probabilmente peggiorativi della situazione attuale. La riforma non è affatto interessata a predisporre canali e meccanismi per una più ampia e intensa partecipazione degli italiani tutti (anzi, abbiamo dovuto registrare con sconforto l’appello di Renzi all’astensione nel referendum sulle trivellazioni), ma in particolare di quelli più interessati alla politica.

6. No, non è credibile che con la cattiva trasformazione del Senato, il governo sarà più forte e funzionerà meglio non dovendo ricevere la fiducia dei Senatori e confrontarsi con loro. Il governo continuerà le sue propensioni alla decretazione per procurata urgenza. Impedirà con ripetute richieste di voti di fiducia persino ai suoi parlamentari di dissentire. Limitazioni dei decreti e delle richieste di fiducia dovevano, debbono costituire l’oggetto di riforme per un buongoverno. L’Italicum non selezionerà una classe politica migliore, ma consentirà ai capi dei partiti di premiare la fedeltà, che non fa quasi mai rima con capacità, e di punire i disobbedienti.

7. La riforma non interviene affatto sul governo e sulle cause della sua presunta debolezza. Non tenta neppure minimamente di affrontare il problema di un eventuale cambiamento della forma di governo. Tardivi e impreparati commentatori hanno scoperto che il voto di sfiducia costruttivo esistente in Germania e importato dai Costituenti spagnoli è un potente strumento di stabilizzazione dei governi, anzi, dei loro capi. Hanno dimenticato di dire che: i) è un deterrente contro i facitori di crisi governative per interessi partigiani o personali (non sarebbe stato facile sostituire Letta con Renzi se fosse esistito il voto di sfiducia costruttivo); si deve accompagnare a sistemi elettorali proporzionali non a sistemi elettorali, come l’Italicum, che insediano al governo il capo del partito che ha ottenuto più voti ed è stato ingrassato di seggi grazie al premio di maggioranza.

8. I sostenitori del NO vogliono sottolineare che la riforma costituzionale va letta, analizzata e bocciata insieme alla riforma del sistema elettorale. Infatti, l’Italicum squilibra tutto il sistema politico a favore del capo del governo. Toglie al Presidente della Repubblica il potere reale (non quello formale) di nominare il Presidente del Consiglio. Gli toglie anche, con buona pace di Scalfaro e di Napolitano che ne fecero uso efficace, il potere di non sciogliere il Parlamento, ovvero la Camera dei deputati, nella quale sarà la maggioranza di governo, ovvero il suo capo, a stabilire se, quando e come sciogliersi e comunicarlo al Presidente della Repubblica (magari dopo le 20.38 per non apparire nei telegiornali più visti).

9. No, quello che è stato malamente chiesto non è un referendum confermativo (aggettivo che non esiste da nessuna parte nella Costituzione italiana), ma un plebiscito sulla persona del capo del governo. Fin dall’inizio il capo del governo ha usato la clava delle riforme come strumento di una legittimazione elettorale di cui non dispone e di cui neppure ha bisogno. Nelle democrazie parlamentari la legittimazione di ciascuno e di tutti i governi arriva dal voto di fiducia (o dal rapporto di fiducia) del Parlamento e se ne va formalmente o informalmente con la perdita di quella fiducia. Il capo del governo ha rilanciato. Vuole più della fiducia. Vuole l’acclamazione del popolo. Ci “ha messo la faccia”. Noi ci mettiamo la testa: le nostre accertabili competenze, la nostra biografia personale e professionale, se del caso, anche l’esperienza che viene con l’età ben vissuta, sul referendum costituzionale (che doveva lasciare chiedere agli oppositori, referendum, semmai da definirsi oppositivo: si oppone alle riforme fatte, le vuole vanificare). Lo ha trasformato in un malposto giudizio sulla sua persona. Ne ha fatto un plebiscito accompagnato dal ricatto: “se perdo me ne vado”.

10. Le riforme costituzionali sono più importanti di qualsiasi governo. Durano di più. Se abborracciate senza visione, sono difficili da cambiare. Sono regole del gioco che influenzano tutti gli attori, generazioni di attori. Caduto un governo se ne fa un altro. La grande flessibilità e duttilità delle democrazie parlamentari non trasforma mai una crisi politica in una crisi istituzionale. Riforme costituzionali confuse e squilibratrici sono sempre l’antiCamera di possibili distorsioni e stravolgimenti istituzionali. Il ricatto plebiscitario del Presidente del Consiglio va, molto serenamente e molto pacatamente, respinto.
Quello che sta passando non è affatto l’ultimo trenino delle riformette. Molti, purtroppo, non tutti, hanno imparato qualcosa in corso d’opera. Non è difficile fare nuovamente approvare l’abolizione del CNEL, e lo si può fare rapidamente. Non è difficile ritornare sulla riforma del Senato e abolirlo del tutto (ma allora attenzione alla legge elettorale) oppure trasformarlo in Bundesrat. Altre riforme verranno e hanno alte probabilità di essere preferibili e di gran lunga migliori del pasticciaccio brutto renzian-boschiano. No, non ci sono riformatori da una parte e immobilisti dall’altra. Ci sono cattivi riformatori da mercato delle pulci, da una parte, e progettatori consapevoli e sistemici, dall’altra. Il NO chiude la porta ai primi; la apre ai secondi e alle loro proposte e da tempo scritte e disponibili.
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Emilio M.
Questa riforma viene venduta come quella che abolisce il Senato, ma il Senato non viene abolito affatto viene solo eliminato il diritto di voto. I nuovi Senatori poi arriveranno dalle regioni, l’ istituzione dove ci sono più scandali.
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Alessandro
Renzi controllerà tutto: Parlamento, governo, Quirinale, Corte costituzionale, Rai e Consiglio superiore della magistratura, realizzando un sogno (anzi un incubo) che forse nemmeno B. aveva osato accarezzare.
La Corte Costituzionale è un organo di garanzia costituzionale cui è demandato il compito di giudicare la legittimità degli atti dello Stato e delle Regioni, dirimere eventuali conflitti di attribuzione tra i poteri di dette istituzioni e tra le Regioni stesse, ed esprimersi su eventuali atti di accusa nei confronti del Presidente della Repubblica.
Sul referendum sulla Costituzione è importante informare che non esiste il quorum (cioè le percentuali dei votanti), quindi per farlo bocciare non bisogna astenersi ma andare a votare “NO”.
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http://masadaweb.org

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