Nuovo Masada

aprile 25, 2016

MASADA n° 1758 25-4-2016 VIVA LA CORRUZIONE. ABBASSO IL GIUSTIZIALISMO

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MASADA n° 1758 25-4-2016 VIVA LA CORRUZIONE. ABBASSO IL GIUSTIZIALISMO
Blog di Viviana Vivarelli

Riforma della giustizia o penalizzazione della magistratura? – Renzi: “La barbarie del giustizialismo” –Trivellopoli è solo l’inizio, si sta scoprendo una tangentopoli ancora maggiore – Libertà di stampa, con Renzi scendiamo al 77° posto – I giovani di oggi andranno in pensione a 85 anni – L’eterogeneo antirenzismo – L’Unità diffama la Raggi- Renzi attacca la giustizia –Polemica su Davigo- Che fine ha fatto la riforma della Giustizia affidata a Gratteri?

La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà.”
Don Luigi Sturzo – Discorso al Senato della Repubblica, 27 giugno 1957
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25 aprile. Renzi non vuole che l’ANPI, associazione nazionale partigiani, si esprima in ordine al referendum di ottobre sulla sua riforma costituzionale.

Non passa giorno che Renzi non offenda il buon senso, non spinga avanti l’autoritarismo, non ferisca la democrazia, non faccia del male alla repubblica.
La sua allergia alla verità è patologica come il suo odio verso i valori democratici.
Non c’è nulla di più urtante per un malvagio che sentirsi dire la verità o sentir parlare i democrazia
è come un foruncolo dell’occhio del diavolo.
C’è chi vince con le argomentazioni ma chi vuole vincere imbavagliando chi la pensa diversamente ha perso in partenza.
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Art. 21 della nostra Costituzione:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.”

Art. 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo:
Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere

RIFORMA DELLA GIUSTIZIA O PENALIZZAZIONE DELLA MAGISTRATURA?
Viviana Vivarelli

Da 16 mesi Renzi ha chiesto a una Commissione di fare una riforma della Giustizia, il lavoro è stato fatto ma Renzi l’ha ignorato. I media nulla dicono sulla prescrizione o ammazza processi e la cosa più grottesca è che si parla solo di una frase di Davigo di esecrazione dei corrotti della classe politica che sono aumentati rispetto a tangentopoli, in uno sterile attacco dei renziani ai magistrati onesti, attacco degno di un Berlusconi o un Riina. E, mentre della riforma della Giustizia non si sa nulla e della riforma della prescrizione anche meno, avanza sempre più la richiesta di un blocco alle intercettazioni con lo stesso ridicolo pretesto della protezione della privacy, ridicolo visto che in querela per diffamazione finora è stata sollevata solo in una dozzina di casi.
La riforma della giustizia era uno dei cavalli di battaglia del programma di Renzi ma a ben vedere si è ristretta a una riforma della Magistratura, nulla che renda i processi più giusti e più snelli ed efficienti. Nulla per ridurre i tempi processuali che sono i più lunghi d’Europa. Nulla per ridurre il numero dei processi stessi che in Italia è enorme. Nulla per garantire il ripristino della giustizia con punizione certa dei colpevoli per cavilli, depenalizzazioni ed eccesso di prescrizione (165.000 cause troncate dalla prescrizione ogni anno). La durata dei processi civili di primo grado è di 493 giorni, mentre nei paesi aderenti al Consiglio d’Europa è di 287. Nei processi commerciali siamo al 160° posto su 185 paesi, peggio di Iraq, Togo e Gabo. Questa sfiducia riduce gli investimenti esteri, crea rigidità nel mercato del lavoro, limita la concorrenza nei settori produttivi, nei servizi e nelle professioni. Si ripercuote sull’economia. La lentezza del nostro sistema giudiziario ci fa perdere l’1% del Pil, mentre smaltire l’enorme mole di cause pendenti frutterebbe alla nostra economia il 4,9% del Pil (Un punto del Pil equivale a 15 miliardi).
Basterebbe poco per rendere più efficiente il sistema giudiziario: disincentivare l’abuso processuale che rallenta le cause reali, adeguando ad esempio il tasso legale a quello di mercato; incentivare la sottoscrizione di polizze di tutela legale a copertura dei costi processuali, sul modello di diversi paesi europei; introdurre altri sistemi per risolvere il contenzioso come la negoziazione diretta con valore di titolo esecutivo in presenza degli avvocati, tavoli paritetici, mediazione e arbitrato; introdurre nei tribunali il processo telematico; introdurre la pratica dei giovani nell’Ufficio del Giudice, laureati selezionati secondo criteri qualitativi che affianchino il giudice, configurando la pratica (tra l’altro positivamente sperimentata a Milano) come normale procedura concorsuale per ottenere l’accesso alla magistratura e come tirocinio abilitante per l’avvocatura.
Se fosse per me, abolirei i tre gradi di giudizio come avviene altrove, permettendo il ricorso solo nel penale per sostanziali e nuove prove in grado di ribaltare la sentenza e abolirei totalmente la prescrizione nel penale, come abolirei il divieto di carcere sotto i 5 anni di pena come ha voluto Renzi, mentre aumenterei le pene e porrei l’allontanamento da cariche istituzionali a vita per i reati commessi da politici. Fondamentale poi un aumento delle risorse, visto che i tribunali sono in uno stato endemico di povertà di mezzi sia umani che tecnici o materiali (si pensi solo alla mancanza cronica di cancellieri).
Anm stronca su tutta la linea la riforma del governo e la taccia di ritorno a un passato berlusconiano.

Secondo quell’arnese indecente e spocchioso di Renzi, c’è in giro troppo giustizialismo. Ma va? Dunque i piddini quando per 20 anni denunciavano i reati di Berlusconi erano falsi fino al midollo perché facevano solo demagogia? Ma allora Berlusconi era un probo ingiustamente accusato! Facciamolo santo subito!
Abbiamo in carcere solo 230 detenuti per corruzione contro i 7986 della Germania, saremmo mica troppo giustizialisti? Sarà il caso di scarcerarli tutti? Anzi ai corrotti politici non facciamoglielo nemmeno il processo! Già Renzi ha depenalizzato la corruzione! L’ha fatta diventare un illecito civile. Ora nemmeno questo gli basta, vuole proprio nobilitarla!
Siamo già il Paese più corrotto d’Europa. Con queste belle proposte di Renzi cosa vogliamo diventare? Il Paese più corrotto del mondo? E tutta queste bella gente che si braccia sui blog per incensare un simile soggetto che premia il reato e punisce la virtù di cosa è fatta? Dei peggiori rimasugli del Paese? Perché ce ne vuole di pelo sulla coscienza per elogiare un simile individuo.
Anzi propongo un premio alla Guidi, per essere stata maldestramente colpita da un arcaico quanto iniquo giustizialismo
Viva il Governo al soldo delle Lobby, che depenalizza i reati e protegge i rei, anzi i peggiori li premia con cariche istituzionali e li fa soci di governo! Onore alle mazzette! Quel che conta è la prepotenza e il dané. Nel Paese all’incontrario il reato è premiato! I giudici sono incaprettati! La corruzione fa proseliti! Il premio e l’onestà sono messi alla berlina! I processi sono troncati e le pene annullate. Della democrazia poi è meglio non parlarne! I peggiori fanno massa, il reato fa pedigree, e l’ideologia è quella che i complici fanno numero e delle ideologie chi se ne frega.

165.000 processi troncati ogni anno grazie alla comoda prescrizione,
165.000 condotte delinquenziali premiate in sfregio alla Giustizia,
solo 230 detenuti per corruzione contro i 7.986 della Germania,
nemmeno un politico espunto da istituzioni o liste elettorali in quanto condannato o plurindagato anzi chi ha più indagini viene lautamente premiato,
tentativi costanti di imbavagliare le intercettazioni e asservire i magistrati,
uno come Verdini incriminato al 6° processo ma socio di governo,
il premier che depenalizza il proprio processo e si circonda di gente che facilita leggi ad reum per favorire congiunti o parenti o per tenere ben liberi se stessi,
leggi fatte per intascare mazzette da lobby o allargare il marciume che ci mette al 1°posto per corruzione in Ue
depenalizzazioni di reati gravi a go go,
un governo che procede su balle e bufale sostenuto da una stampa ormai senza più decenza e ritegno .
Ma in Italia non si morirà mica di troppo GIUSTIZIALISMO?!
Sta ricomparendo il peggior B, quello che ha in odio i giudici, che ingiuria l’opposizione, che imbavaglia la democrazia, che si difende come una bestia in trappola dalle troppe accuse, che realizza il piano della P2
Solo che qui il nuovo B ha dalla sua il peggio di tutti i partiti e giornali e riesce nel suo intento infame di far risorgere la dx più oltranzista, corrotta e antidemocratica, giocando su un popolo troppo vecchio per capire e troppo inetto per reagire.

Si spinge di nuovo avanti l’efferato progetto già di Berlusconi di imbavagliare le intercettazioni che spesso sono l’unica prova di reato e di impedire che la gente venga a sapere che razza di delinquenti sono quelli che ci governano.
Non gli basta che la prescrizione impedisca ai processi di arrivare a sentenza.
Non gli basta aver depenalizzato reati gravissimi.
Non gli basta aver intimidito i giudici e minacciare di togliere loro i diritti riconosciuti dalla Costituzione.
Non gli basta aver ridotto i media a dei cortigiani senza decenza che pubblicano qualsiasi bugia di governo.
Vogliono non solo delinquere in pace ma liberarsi anche dell’assillo di essere scoperti!
Si attaccheranno alla difesa della Privacy. Lo sapete quante cause per diffamazione per violazione della privacy ci sono state finora? Dodici (12) !!!!!
Ma la giustizia e il diritto di essere governati da persone oneste, quelli chi li difende?

LE PROPOSTE DI GRATTERI IGNORATE DA RENZI
Alessandro

– VOTO DI SCAMBIO. Si inasprisce la pena per il voto di scambio politico-mafioso: non “inferiore ai 10 anni”. Reato punibile “anche nel caso in cui l’accordo avvenga con un singolo appartenente a un’associazione mafiosa.
(Ma il governo Renzi da 7-12 anni, come erano prima, le ha abbassate a 4-10. Solo i senatori M5S hanno votato contro).
– REATI AMBIENTALI. Pene più severe anche per i reati ambientali: da 5 a 15 anni per i promotori e da 4 a 9 anni per gli aderenti.
– PRESCRIZIONE. Dopo la sentenza di primo grado la prescrizione cessa il suo decorso e il reato non può più estinguersi.
– CIMICI AMBIENTALI. Per disporre intercettazioni ambientali in luoghi privati, al pm è sufficiente ribadire che ci sono necessità di indagine, non serve sostenere che si stia commettendo un crimine.
– INTERCETTAZIONI. Chiunque, fuori dai casi consentiti, pubblica o diffonde il testo delle intercettazioni (…) il cui contenuto sia diffamatorio e che risulti irrilevante ai fini della prova, è punito con la reclusione da due a sei anni e con una multa da 2 mila a 10 mila euro.
Renzi fa esattamente il contrario.
Le proposte di Gratteri per combattere la corruzione sono ferme nel cassetto.
Ma la riforma Fornero è stata votata in appena una settimana. Il finanziamento dei partiti è stato votato in poche ore. Poche ore anche per pagare, nell’ottobre 2015 scorso, con soldi pubblici, i 107 milioni di euro di debiti della vecchia gestione del giornale di partito L’Unità.

AUTORITARISMO
Viviana Vivarelli

Chiediamoci come mai questo governo, molto peggio di Berlusconi, porta avanti il piano della P2 di destrutturazione dello Stato repubblicano, lasciando formalmente i nomi delle istituzioni ma distruggendo la divisione dei poteri e la loro parità di forza entro funzioni diverse, e concentrando ogni potere sul capo di governo, cioè su se stesso? Ce lo vogliamo ricordare che l’equilibrio dei poteri è stato creato dai costituzionalisti per far sì che nessuno prevalga sugli altri così che esercitino un controllo reciproco?
Legislativo, esecutivo, giudiziario
Renzi ha estromesso il potere legislativo (Parlamento) con un eccesso di decreti e di voti alla fiducia, espellendo la sua forza di istituto rappresentativo del popolo (sistema elettorale con liste bloccate dall’alto, annullamento del diritto di eleggere presidenti di provincia e senatori, referendum più difficile)
Ora sta cercando di neutralizzare il potere giudiziario (magistratura)
La sua corsa verso un potere centralizzato autoritario è più che evidente.
Quando Renzi dice che è finito il tempo della subalternità della politica alla magistratura, dice una eresia.
Renzi è laureato in legge come Berlusconi, ma hanno entrambi una concezione antidemocratica e autoritaria della politica
In realtà egli con questa frase demenziale calpesta proprio il caposaldo della democrazia che consiste nell’equilibrio dei tre poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. In questo equilibrio non esiste sulbalternità ma ognuno dei tre poteri ha una funzione precisa, il Parlamento legifera, il Governo esegue le leggi votate dal Parlamento, e la Magistratura interviene quando queste leggi sono trasgredite.
Ma la pretesa di Renzi è che l’esecutivo, ovvero il Governo, prevarichi le altre forze, faccia le leggi e decida quali rei salvare incaprettando i giudici e mettendoli sotto il tallone del governo per cui essi, secondo il suo intento, potranno aprire solo quei processi che il Governo vorrà. E questa è tutta l’arroganza del cattivo potere che distrugge la democrazia.
Questo è fascismo e contro il fascismo occorre una nuova resistenza.

TRIVELLOPOLI
BLOG DI GRILLO

La mozione di sfiducia al Governo è stata bocciata da quest’ aula per un motivo molto semplice: ancora una volta il gruppo del senatore Verdini, proprio quello che ieri è stato rinviato a giudizio per la sesta volta in 2 anni, e proprio quello condannato per concorso in corruzione, ha votato con la maggioranza. Di seguito la dichiarazione di voto di sfiducia del MoVimento 5 Stelle espressa dal capogruppo Nunzia Catalfo

Sono tanti i problemi che affliggono questo nostro Paese e di cui un governo serio e responsabile dovrebbe occuparsi: la disoccupazione giovanile al 39%, i risparmiatori truffati dalle banche, i pensionati che non arrivano a fine mese, famiglie strozzate dalle tasse, il sistema sanitario al collasso dopo i tagli di oltre 4 miliardi di euro.
Invece di discutere di soluzioni e proposte di legge concrete per restituire dignità e serenità ai cittadini, come il reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle, quest’Aula del Parlamento deve fare i conti con lo scandalo enorme che da settimane ha travolto il governo.
La Trivellopoli di oggi è paragonabile alla Tangentopoli che nel ‘92 travolse Governo e istituzioni italiane esattamente come oggi questa marea nera, nera come il petrolio, sta sommergendo il vostro governo, il Pd e i suoi illustri esponenti.
Da Tangentopoli e dall’inchiesta di Mani Pulite sono passati più di venti anni, ma oggi come allora dobbiamo prendere atto che le istituzioni italiane, e questo governo in particolare, non sono stati in grado di rendersi impermeabili alle infiltrazioni della corruzione e del malaffare, non hanno voluto risolvere i propri conflitti di interesse e resistere alla tentazione di piegare la politica a strumento di potere e di indebito arricchimento personale.
E quando il malaffare penetra istituzioni e governo, è perchè governo e istituzioni SONO permeabili alle infiltrazioni e dunque complici.
Oggi, esattamente come quegli anni bui del ‘90, la ‘cosa pubblica’ è ancora ‘cosa loro’.
Per raccontare Trivellopoli è utile partire dai reati che la Procura di Potenza e l’Antimafia contestano agli indagati:
associazione per delinquere;
traffico d’influenze illecite;
corruzione propria;
corruzione impropria;
concussione;
induzione indebita;
truffa aggravata per erogazioni pubbliche;
traffico illecito di rifiuti e miscelazione di rifiuti speciali;
abuso di ufficio.

I nomi coinvolti, direttamente o indirettamente, e che emergono dalle intercettazioni dell’inchiesta sono quelli di esponenti del governo, del Pd e della maggioranza:
L’ex Ministro Guidi, le cui dimissioni sono state un atto dovuto che però non salva la faccia all’intero esecutivo,
il Ministro per le Riforme Boschi,
il Ministro delle Infrastrutture Delrio,
il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio De Vincenti,
il Sottosegretario alla Infrastrutture Vicari,
il Presidente PD della regione Basilicata Pittella,
il Capo segreteria della Finocchiaro, Paolo Quinto
Poi ci sono gli indagati:
il Sottosegretario alla Salute De Filippo,
il Consigliere regionale PD Robortella,
il Capo dello Stato Maggiore della Marina De Giorgi,
il Vice presidente di Confindustria Lo Bello.
Infine ci sono l’ex Sindaco PD del Comune di Corleto Perticara Rosaria Vicino, oggi ai domiciliari, e l’ex Vice sindaco PD del Comune di Corleto Perticara Genovese, sottoposto a misura cautelare.

Questa inchiesta ci racconta di un sistema di potere marcio e ipocrita, con istituzioni manovrate da una cricca, un clan, un quartierino, un’associazione a delinquere che muove ministri e ministeri come pedine su una scacchiera, con l’unico obiettivo di raggiungere illeciti profitti personali.
Trivellopoli svela a tutti gli italiani come avete operato e perché oggi le vostre sono mani sporche e grondano petrolio!
In pieno conflitto di interessi, avete lavorato per favorire multinazionali come la francese Total, a danno della salute dei cittadini della Basilicata e dell’ambiente.
Sblocca Italia e Legge di Stabilità sono servite come cavalli di Troia per inserire di nascosto norme spinte dalla cricca che faceva capo al compagno dell’ex ministro Guidi, norme che sbloccavano l’impianto di Tempa Rossa e in un colpo solo tagliavano le autorizzazioni necessarie per portare il petrolio estratto in Basilicata fino a Taranto, dando l’ultima parola al governo e disattendendo la volontà di Regioni, Comuni e cittadini.

Chi ci guadagnava in questa operazione? Gli italiani? I cittadini lucani che si ammalano di tumore? I territori inquinati dagli sversamenti dei pozzi di petrolio? Certamente no!
Mentre il Paese fa fatica a ripartire e a risollevarsi, avete permesso alla cricca del petrolio – che è anche la cricca delle navi e dei porti – di fare affari e mettere le mani ovunque.
Avete ridotto questo Parlamento ad un grande Mercante in Fiera: tu mi fai fare l’emendamento sblocca petrolio e io ti do il subappalto da 2,5 milioni di euro; tu mi nomini il Commissario dell’Autorità Portuale compiacente e io ti faccio approvare il rinnovo della flotta navale per quasi 6 miliardi di euro. Avete sperperato soldi pubblici, speculato sulla salute dei cittadini, sulla difesa e sulla sicurezza, sulla protezione dell’ambiente e del nostro territorio e così facendo avete perso ogni brandello di dignità e credibilità.

Colto con le mani nel petrolio prima dal Movimento 5 Stelle, poi dalla Procura della Repubblica, lei presidente Renzi ha rivendicato il famoso emendamento Tempa Rossa, come se mettere i piedi in testa alle Regioni e ai cittadini che in quei territori ci vivono e sbloccare un’opera privata da cui l’Italia non ricaverà un fico secco, fosse un vanto o una medaglia da appuntarsi sul petto.
Ma questa medaglia viene pagata a caro prezzo, con le vite della gente che vive in Basilicata e muore a causa dell’inquinamento.
Già solo per questo, se avesse un sussulto di dignità, Presidente Renzi, dovrebbe fare un passo indietro.
E con lei dovrebbero andare a casa i suoi ministri, in primis il ministro Boschi che ha permesso che l’emendamento marchetta sponsorizzato dalla Guidi entrasse nella Legge di Stabilità e poi ha blindato l’intero testo con un voto di fiducia: dopo il favore alla banca del padre, ora anche quello alle lobby del petrolio.
Dovrebbero andare a casa il ministro Delrio, che ha riconfermato l’uomo voluto dalla cricca a capo del Porto di Augusta e il ministro Pinotti, che non muove un dito per rimuovere l’Ammiraglio De Giorgi nonostante sia indagato in Trivellopoli e nonostante i dossier in circolazione che raccontano i suoi vizi e i suoi lussi di uomo della Casta pagati con i soldi pubblici.
Dovrebbero andare a casa il suo sottosegretario De Filippo, indagato per induzione per fini elettorali, e il suo sottosegretario De Vincenti, che la stessa Guidi definì “amico di quel clan lì”. Dovreste andare a casa tutti, perché avete dimostrato di essere il governo dei petrolieri, delle banche e dei poteri forti, schierati dalla loro parte e non da quella dei cittadini e della povera gente!

Il Movimento 5 Stelle è orgoglioso di aver denunciato il marcio che oggi è sotto gli occhi di tutti, quando ancora la cricca agiva nell’ombra.
Siamo andati a portare la nostra solidarietà ai cittadini della Basilicata, luoghi di enorme bellezza ma martoriati dal centro oli dell’Eni e dall’impianto della Total; siamo stati ad Augusta, una città devastata dall’inquinamento e dove la cricca di faccendieri e petrolieri voleva speculare ancora, facendo affidamento proprio sulla compiacenza di questo governo!
Oggi, invece di prendere atto del vostro fallimento, volete imbavagliare ed intimidire definitivamente la magistratura, senza la quale scandali come Trivellopoli, Mafia Capitale o il Cara di Mineo non sarebbero mai venuti alla luce.
Lei, Presidente del Consiglio dei Ministri, dovrebbe spiegare agli italiani chi ha finanziato le sue Fondazioni politiche e quelle del Pd, e poi andare dai magistrati e raccontare – spontaneamente – tutto ciò che sa e tutto ciò che conosce su queste vicende giudiziarie.

Trivellopoli è solo l’inizio, così come all’epoca l’arresto di Mario Chiesa fu soltanto l’antipasto della valanga che poi sarebbe arrivata con Tangentopoli; Trivellopoli è solo la punta di un iceberg contro cui – ne siamo certi – presto o tardi questo governo è destinato a schiantarsi.
Gli italiani devono sapere – con chiarezza – che la mozione di sfiducia sarà bocciata da quest’Aula per un motivo molto semplice: il Gruppo del Senatore Verdini, proprio quello che ieri è stato rinviato a giudizio per la sesta volta in 2 anni, e proprio quello condannato per concorso in corruzione, voterà con la maggioranza!
Un governo politicamente corrotto dalle lobby, dai clan del petrolio e degli affari, salvato da soggetti corrotti penalmente e con a carico più processi che Al Capone! Corruzione e malaffare che, in quest’Aula, si nutrono, si salvano e si autoassolvono: uno spettacolo indegno per un paese civile!
Delinquenti penali che supportano (e salvano) delinquenti politici: siete gente senza pudore e senza dignità e, per questo, dovete andarvene a casa!

LIBERTA’ DI STAMPA, L’ITALIA SCENDE AL 77° POSTO

Con Renzi siamo scesi Reporter sans frontières ci fa scendere di 33 posti sotto il Botswana e dietro il Nicaragua. In testa la Finlandia
Siamo più in basso del Nicaragua, più giù della Moldavia e più ancora dell’Armenia. E’ lì che si piazza l’Italia nella classifica di Reporters sans frontières (Rsf), termometro della libertà di stampa nel mondo. La Penisola continua a perdere posizioni a ora saluta il 73° posto dello scorso anno scivolando al 77esimo: siamo il Paese peggio re dell’Unione Europea, appena sopra Cipro, Grecia e Bulgaria. Il motivo? Pressioni, minacce e violenze subite dai cronisti.
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Uno di quelli che esalta la riforme antidemocratiche di Renzi è il senatore Barani.

Annalisa
Barani ….mi sono fatta un viaggetto su internet e ho scoperto tante cose su codesta personcina……sono alcune perle: nel febbraio 2003 fece erigere nel centro cittadino dove era sindaco una statua commemorativa di Bettino Craxi, Al suo fianco fece erigere un monumento ai “Martiri di Tangentopoli”, per commemorare i politici morti suicidi o “perseguitati” nel corso dell’inchiesta Mani pulite.
Il 14 ottobre 2014 viene deferito, assieme ad altre 10 persone, avanti la Corte dei conti per danno erariale allo Stato di 1,9 milioni di Euro in riferimento all’epoca in cui era sindaco di Aulla. Da Sindaco di Aulla diventa sindaco di Villafranca (a noi italiani piace farci del male!!). Come sindaco di Villafranca ha intitolato una via al – tuttora vivente – ex presidente della Tunisia Zine El-Abidine Ben Ali, per aver ospitato Craxi ad Hammamet. Giustamente andava promosso e diviene deputato della Camera. l 2 ottobre 2015 Barani si rende protagonista di gesti sessisti in Parlamento nei confronti della senatrice del M5S Barbara Lezzi (mimando un rapporto orale), provocando la sospensione dei lavori. Il 6 ottobre, l’Ufficio di Presidenza del Senato decide una sospensione di 5 giorni per Barani e per il collega di partito Vincenzo D’Anna – la prima volta nella storia della Repubblica che un capogruppo parlamentare viene sanzionato dall’Ufficio di Presidenza del Senato
“Le affermazioni del presidente del Consiglio in tema di giustizia ricalcano quanto sostenuto anni fa da Craxi – esulta il senatore verdiniano Lucio Barani, presidente del gruppo Alleanza Liberalpopolare – Autonomie – si tratta di quelle riforme in materia giudiziaria fondamentali per il Paese che purtroppo i governi Berlusconi non sono riusciti a portare a compimento”, conclude Barani, che nel pomeriggio aveva regalato alle cronache un’altra definizione memorabile: “Siamo i pretoriani del governo Renzi – ha detto il senatore verdiniano – siamo un gruppo di resistenti che vuole sostenere le riforme liberali. Lo abbiamo fatto prima conBerlusconi e ora con Renzi”.

LE TRAPPOLE, LA FAVOLISTICA, LE COSE
Alessandro Gilioli

Oggi quasi tutti i titoli dei giornali sono sulla frase di Renzi sul barbaro “giustizialismo”. In questo modo Renzi vuole distrarre da 3 notizie molto più rilevanti di ieri.
-Una è quella che la famosa “flessibilità” vendutaci come strumento di rilancio dell’economia sta invece creando una generazione che sarà costretta a lavorare fino al decesso o quasi. E se qualche anno le avanza tra il ritiro dal lavoro e la tomba, lo vivrà in condizioni di povertà.
-La seconda è che, finito il doping degli sgravi, le assunzioni a tempo indeterminato continuano a diminuire: meno 33 € sul febbraio 2015; in compenso crescono sempre più velocemente i voucher, cioè la forma più estrema di precariato, che sta rendendo il lavoro tanto saltuario e occasionale da far ipotizzare un destino esistenziale, per la generazione nata nei ’90, ancora più infame rispetto ai loro fratelli più grandi.
-La terza è che la produzione in Italia è ferma e che le previsioni di crescita del governo sono smentite dalla realtà.
Poi l’attacco sui giudici riporta al tipo di confronto politico degli anni berlusconiani. Nel senso di divisione estrema e verticale del Paese su una persona, cioè lui medesimo. O con me o contro di me. Con il minimo spazio possibile per la discussione concreta sui contenuti politici, sui risultati dell’azione di governo, sulle condizioni reali delle persone.
È il modo in cui pensa di vincere il referendum di ottobre: che sta trasformando in un plebiscito su di lui, tutto il resto in secondo piano, compresa la pasticciatissima riforma costituzionale su cui andremo a votare. Di qui a ottobre non si parlerà degli assurdi rimbalzi da una Camera all’altra dell’attività legislativa, né delle modalità con cui i senatori verranno scelti dalle segreterie dei partiti, né dello squilibrio di poteri che il tutto produrrà: si parlerà solo di Renzi. Al massimo si dirà che “il bicameralismo rallentava la produzione delle leggi e finalmente è stato abolito il Senato”.
È la stessa semplificazione binaria e ingannevole con cui il gruppo attualmente al potere ha imposto la sua egemonia nel percepito: il “nuovo” contro il “vecchio”, il “cambiamento” contro “la stagnazione”, “l’Italia del fare” contro “l’Italia del no” etc. E appena si prova a entrare nei contenuti di merito si viene irrisi come professoroni, gufi, etc. Così si riporta l’Italia allo scontro emotivo basato sullo schema amore-odio: anziché sugli argomenti, sulle cose, come faceva B.
Così è avvenuto anche per il referendum sulle trivelle. Che il premier ha usato come strumento per portare lo scontro su di lui. Ieri è stata la volta dei giudici: tema su cui è facilissimo dividere l’Italia con il coltello e suscitare reazioni che radicalizzano lo scontro attorno a lui.
Altri ne arriveranno sempre con lo stesso scopo. Portare tutto il dibattito pubblico su una persona e su quello che ha detto. E le cose vere, i numeri veri, i dati veri? Tutto chiuso in un ripostiglio. Tutto sotterrato dalla narrazione favolistica e dalla contrapposizione attorno a una persona: alle sue battute, ai suoi tweet, alle sue slide, alle sue dirette sul Web, alle sue dichiarazioni del giorno. Per impedire che un’opinione pubblica consapevole ragioni sui contenuti, che obietti sul merito e magari sia perfino in grado di proporre contenuti diversi, una leadership diversa: come si fa o si dovrebbe fare in una democrazia matura. Il tutto, tra l’altro, in un Paese che (notizia di oggi) è appena sceso dal 73° al 77° posto nella classifica sulla libertà di stampa, quindi non è esattamente dotato di anticorpi informativi robusti e solidi.
Di qui la nascita del neologismo:antirenzismo. Mentre l’antiberlusconismo coincideva con un’area politica relativamente omogenea (il centrosinistra, dal 1994 e per i 15-20 anni successivi) il cosiddetto antirenzismo non coincide con niente. Non sono in alcun modo omologabili Salvini e Landini, Il M5S e Brunetta. No, non lo sono: né per cultura, né per visioni, né per proposte. Se non cresce la coscienza politica, non è che dopo Renzi ne arriva uno tanto migliore, ecco.

L’UNITA’ DIFFAMA LA RAGGI

Per attaccare Virginia Raggi l’Unità pubblica un video di propaganda per Berlusconi in cui si vede una ragazza che somiglia vagamente a lei per instillare il dubbio che sia una berlusconiana. Ma la ragazza non è la Raggi, la quale risponde:”Ringrazio l’Unità per la pubblicità gratuita e per il buon giornalismo, anche se la ragazza del video non sono io”.
A questo punto anche l’Ordine dei giornalisti recrimina sull’episodio ma l’Unità non ci pensa nemmeno a scusarsi. E’ questa l’informazione italiana?
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RENZI DISTRUGGE LA GIUSTIZIA
Viviana Vivarelli

Renzi ha avuto la faccia di attaccare i giudici per “i processi troppo lunghi e lenti”
– come mai, allora, non elimina due gradi di giudizio, visto che l’Italia è l’unico Paese ad averli e non fa come in tutti i Paesi civili, dove si va in carcere dopo la condanna penale di 1°grado e solo in casi assolutamente eccezionali di fatti che rovesciano la sentenza il processo viene riaperto?
-come mai la riforma della prescrizione non va avanti da due anni e, grazie alla sua mannaia, 165.000 processi vanno in fumo ogni anno? il 49% dei processi a Venezia e il 30 a Roma, tanto da far dire al procuratore generale i che “interi settori della legalità quotidiana sono sommersi dalla prescrizione” e a Napoli si parla di “amnistia strisciante”.
-come mai persino in Cassazione una sentenza può essere annullata per banali vizi di forma? Ed è proprio in questo modo che Carnevale annullò le sentenze di 500 pericolosissimi assassini di mafia
– come mai, a causa dei ritardi nei processi penali, la scarcerazione anche di imputati per reati gravi avviene per decorrenza dei termini di custodia cautelare e l’estinzione di un gran numero di reati per prescrizione, vanifica il lavoro dei magistrati e finisce per diventare una sorta di amnistia strisciante e perenne?
-come mai non fa la più piccola cosa per rimediare alla carenza di personale amministrativo (solo di cancellieri ne mancano più di mille) anche se l’ANM da tempo ha sollevato la questione dei carichi di lavoro dei magistrati, spesso insostenibili anche per effetto delle gravi carenze nelle dotazioni di mezzi e personale e per l’irrazionale distribuzione dell’organico dei magistrati che corrono pure il rischio di subire procedimenti disciplinari per ritardi anche poco significativi? Ci rendiamo conto che dei 1.400 procedimenti penali che giungono in Corte d’appello 1.200 non sono iscritti perché non c’è il personale per farlo?
-come mai tanto accanimento del Parlamento per non dare il permesso a procedere a quelle indagini che coinvolgono ministri o parlamentari?
-come mai l’unica cosa che interessa Renzi è mettere un bavaglio alle intercettazioni sulla più pura
linea berlusconiana?
-come mai i processi per mafia dovevano essere esenti dalla prescrizione e hanno finito con l’utilizzarla a tutto vantaggio degli accusati?
-e come mai infine avere una brutta fedina penale non impedisce al Pd di candidare persone che come minimo andavano sospese e non ha impedito a Renzi di prendersi come socio di governo un Verdini implicato in ben 6 processi per concorso in corruzione per gli appalti a la Maddalena, per appalti illeciti delle P3, violazione della legge Anselmi sulle società segrete, truffa sui fondi per l’editoria, corruzione sulla Scuola Marescialli, bancarotta fraudolenta sulla Toscana edizioni, associazione a delinquere….Ed è sostenendo simili personaggi che Renzi pensa di dare un’immagine di sé come difensore del diritto e della legalità?
Ed è con simili precedenti che ha la faccia di parlare di ‘barbarie giustizialista’?
E se le cose vanno male per la giustizia penale non vanno meglio per la giustizia civile. Nella classifica dei primi Paesi del mondo siamo al 45° posto dietro Bielorussia, Belgio, Ungheria e Kazakistan. Ai cittadini italiani è reso un servizio di Giustizia peggiore di quello di molti paesi del terzo mondo: peggiore per esempio di Egitto, Cile, Costa Rica, Gambia, Pakistan, Slovenia e perfino dell’Iran
Troppo facile dare le colpe ai magistrati. I magistrati non fanno che applicare le leggi, ma le leggi le fanno i parlamenti e da quando c’è Renzi le fa precisamente il Governo soverchiando il Parlamento.

CANTONE E LEGNINI ATTACCANO DAVIGO

Pessimo Cantone, pessimissimo Legnini: che scandalo c’è nell’ovvia verità di Davigo
Paolo Flores d’Arcais

Pessimo, pessimo, pessimo Cantone (inteso come Raffaele Cantone, il magistrato di renziana predilezione, investito dal premier del cruciale incarico di presidente dell’Autorità nazionale anti corruzione”) che ha lanciato un’intemerata contro Piercamillo Davigo al grido di “dire che tutto è corruzione significa che niente è corruzione”. E pessimissimo Giovanni Legnini, plurisenatore Pd e plurisottosegretario, fortissimamente voluto da Renzi alla vicetesta del Consiglio superiore della Magistratura (a presiederlo, di diritto ma di fatto solo in circostanze eccezionali, è il Presidente della Repubblica) che ha bollato le parole di Davigo con un “rischiano di alimentare un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno”.
Quali parole false, diffamatorie, oscene, violente aveva infatti pronunciato l’ex magistrato di Mani pulite, da qualche giorno presidente dell’Associazione nazionale magistrati, da giustificare questo corale stracciarsi di vesti istituzionale?
Piercamillo Davigo aveva in realtà pronunciato un’ovvietà: “la classe dirigente di questo Paese quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni più gravi”. Qualsiasi persona sensata, in qualsiasi democrazia, una frase del genere la sottoscrive, e se non la pronuncia è perché considera che vada da sé. Una classe dirigente, quando delinque, certamente e incontrovertibilmente fa più danni del ladro di polli, dello scippatore, e perfino del rapinatore di banca.
Cantone pensa che invece una classe dirigente, quando delinque, faccia danni meno gravi? Non risulta lo abbia mai detto o scritto, anzi, e se davvero lo pensasse sarebbe opportuno che lasciasse il suo incarico per manifesta incompatibilità. Ma che lo pensi è una ipotetica di terzo tipo.
Perché allora gli viene in mente di tradurre automaticamente la frase inoppugnabile e priva di equivoci di Davigo in un “la classe dirigente è tutta corrotta” che Davigo non ha mai pronunciato e anzi in un quarto di secolo di notorietà ha sempre combattuto? La risposta standard di Davigo, quando un politico o un giornalista polemizzava con lui chiedendogli perché ritenesse che tutti nella classe dirigente fossero corrotti è sempre stato: “lei è corrotto? No. Io neppure, come vede è falso che tutti siano corrotti. Lo sono molti politici, ma si tratta di un’affermazione ben diversa e purtroppo suffragata da molte indagini e sentenze”.
Eppure alle orecchie di Cantone, dire che “una classe politica quando delinque …” e che “tutto è corruzione” hanno suonato come frasi sinonime. Perché attribuire a Davigo quello che non ha detto, e che anzi nella sua intera carriera ha sempre rifiutato? Forse Cantone, dal suo osservatorio, trova quotidianamente fin troppi sintomi che gli fanno temere che la quasi totalità della classe dirigente sia corrotta, e inconsciamente gli viene perciò da assimilare le due affermazioni? Altra spiegazione non vedo.
In che senso l’ovvietà pronunciata da Davigo (e per la quale è agevole rintracciare una panoplia di analoghe affermazioni nei classici del pensiero e della politica democratica) rischi di alimentare un conflitto di cui il Paese non ha proprio bisogno risulta ancor più misterioso. Un danno micidiale per il paese sono i politici che rubano e gli imprenditori corruttori o corrotti, non i magistrati che li scoprono. Un danno micidiale per il paese sono governo e parlamentari che non fanno leggi più efficaci per contrastare il multiforme ingegno dei crimini di establishment e si muovono anzi in direzione opposta, rendendone più agevole l’impunità, non i magistrati (o qualsiasi altro cittadino) che richiamino all’ovvio della convivenza democratica.
Quando però una verità ovvia e banale scatena lo scandalo diventa doveroso capire il perché di una reazione che dal punto di vista logico è palesemente assurda. Perché l’establishment, quasi interamente, si indigna contro un’ovvia verità, che cioè “la classe dirigente di questo Paese quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni più gravi”? La risposta la sanno anche i sassi: i padroni della politica e della finanza vogliono opacità anziché trasparenza, non vogliono controlli di legalità (cioè una magistratura che possa davvero indagare autonomamente) ma mani libere, benché Charles-Louis de Secondat, barone di Montesquieu, ormai quasi tre secoli fa, abbia cominciato a teorizzare la divisione dei poteri proprio a partire dalla consapevolezza che il potere corrompe, e il potere assoluto corrompe assolutamente.
Perciò, o ci mobilitiamo noi cittadini a difesa dell’autonomia dei magistrati, o Renzi nei prossimi mesi distruggerà dalle fondamenta la possibilità di ogni azione efficace di contrasto ai crimini di establishment, hybris di corruzione in primis.

Viviana
Attacca Davigo solo chi ha torto marcio e difende i corrotti in quanto anche lui è corrotto.
Prendiamo l’ultimo esempio: la Guidi spinge un emendamento che va contro gli interessi del popolo italiano ma porta lauti affari a un suo amichetto di letto. Il fatto è un reato o quanto meno se non è illecito ai sensi della legge, è profondamente illegittimo secondo la morale diffusa in quanto è palesemente un uso privato e fraudolento di un potere pubblico. La Guidi si dimette. Renzi, invece di scusarsi, si attribuisce l’emendamento e se ne vanta. Cosa si dovrebbe dire?
Si dice, come fa appunto Davigo, che al tempo di tangentopoli di queste cose ci si vergognava, ora l’impudenza travalica qualsiasi etica anche di apparenza e dei comportamenti illegittimi ci si vanta. Ha torto Davigo? Non credo proprio, racconta solo la bieca realtà.
Previti, colto in flagranza di reato, emise la famigerata espressione: “Embé?”
Come a dire: “Io so’ io e voi non siete un caxxo”
Ora con Renzi le cose sono addirittura peggiorate, non solo i politici agiscono contro il bene pubblico perseguendo solo il vantaggio personale o l’arricchimento illegale di cosche o lobby, ma, quando qualcuno esecra lo scadimento immorale ed evidentissimo della vita politica, hanno anche la faccia di mettere all’indice quel giudice che si limita a descrivere lo stato di fatto. Non si mettono alla berlina i rei ma chi valuta negativamente il loro operato. Di male in peggio, dunque, e del peggio, con questa gentaglia, non vedremo mai la fine.

Mark
Semplicemente Davigo ha detto la verità senza filtri, e non è qualunquismo: i partiti non sanno scegliere la propria classe dirigente. Ogni spinta etica e pensiero culturale è andato perduto, la fedeltà al capo è l’unico canone, e le finalità sono la difesa del potere, nominando gli amici e i fedeli in tutte le poltrone. Meritocrazia, solo chicchere per imbonire i più sempliciotti. Comitati elettorali, in cui le stesse regole interne sono calpestate e violate, pur di prevalere; persino le primarie, evento privato, organizzato dal partito stesso, vedono aggirate el regole: si strappano le regole, che il partito stesso si è dato. Suvvia non prendiamoci per i fondelli: una classe politica fondamentalmente crimenogena, che fa del garantismo, la propria difesa e delle più oscene consorterie. La prescrizione viene spacciata per assoluzione e innocenta conclamata. Quanti sono i sottosegretari indagati, o di cui sono stati gli arresti che rimangono nell’incarico?
Probabilmente qualcuno ha già dimenticato il nome di Castiglione, che per inciso è attualmente sottosegretario all’agricoltura.

Gap Stefano Carboni
E che dire dei dati che ora anche l’istituto statistico europeo ha distribuito (ma che in Italia i pochi osservatori attenti già sapevano grazie all’ISTAT) sul numero assoluto di poveri che abbiamo in Italia: 7.000.000 di persone, siamo il Paese con più poveri d’Europa !
Possibile che la politica (e la maggior parte dei media ) ignorino la cosa ed enfatizzino invece le “fantastiche” riforme del governo con impatto assolutamente nullo sui veri problemi del Paese e che, come dice lei, il dibattito si concentri su Davigo ?!?

Gratteri ha detto:
” “È vero, ho detto che Davigo ha sbagliato, ma nella forma, non nella sostanza. Piercamillo è un provocatore intelligente, brillante, perbene e indipendente. Uno dei pochissimi che può permettersi di parlare. Provocatore nel senso che vuole smuoverci dall’apatia, aprire il dibattito sulle falle del sistema. Quando dico che ha sbagliato a generalizzare, intendo che ha dato modo a chi vuole parlar d’altro di attaccarlo, anziché rispondere nel merito. Ad ogni modo non ha bisogno di difensori, vista la sua storia professionale. La situazione oggi è molto più grave rispetto a 20 anni fa, come documentano diverse indagini degli ultimi anni. C’è stato un abbassamento dell’etica e in parallelo una sempre maggiore legittimazione delle mafie, che danno risposte più credibili della politica.
Ormai sono i politici a cercare i mafiosi, non viceversa. I candidati alle Politiche, Regionali e Comunali vanno dal capomafia a chiedere i voti. Solo nella Locride le ultimi indagini han detto questo e altro.
Le mie proposte per far funzionare la giustizia stanno a Palazzo Chigi da un anno e sono state anche inviate, su richiesta della presidente Bindi, alla commissione Antimafia. Quasi tutti i parlamentari ne hanno copia. Qualcosa, come il processo a distanza, è stato approvato alla Camera e aspetta di passare al Senato. Si discute anche dell’Agenzia dei beni confiscati. Ora è sotto esame l’ordinamento penitenziario, anche se stanno scrivendo l’esatto opposto di quel che abbiamo suggerito noi (volevamo la sostanziale abolizione del Dap per dare più poteri alla polizia penitenziaria, in nome di una maggior trasparenza). A occhio, han recepito circa il 5% del nostro lavoro.
Questo lavoro era stato commissionato da Renzi. Io mi aspettavo, o quantomeno sognavo che almeno parte delle riforme che Renzi mi ha chiesto passasse per decreto. come quella più urgente, che dovrebbe essere meno controversa, per abbattere tempi e costi del processo penale.
Invece nulla. Perché? Abbattere i tempi del processo significa non arrivare alla prescrizione, specie per i reati ordinari, i tre quarti dei quali oggi non fanno in tempo ad arrivare in Cassazione. Rimettere in piedi un sistema efficiente è fondamentale anche per la lotta alla mafia. Se risolvi il problema di una truffa, magari l’imprenditore prende fiducia e la volta dopo ha il coraggio di denunciare un’estorsione. Forse, per questo tema così delicato, Renzi non ha i numeri in Parlamento. Queste riforme toccano centri di potere: se implementate, manderebbero in galera molti colletti bianchi.
Renzi ha ceduto pure a Napolitano, che non mi voleva ministro della Giustizia.
Il veto c’è stato solo su di me, ma le ragioni non sta a me commentarle. È una domanda per l’ex capo dello Stato.
La mia commissione ha lavorato gratis per 6 mesi. Renzi all’inizio era fortemente conscio della necessità di queste riforme. Quando ne parlavamo era entusiasta.
Ora ho consegnato tutto e il mio compito è finito. E francamente questa situazione m’imbarazza: non sta a me convincerli a portare avanti un lavoro chiesto da loro.
Il problema sono i centri di potere interni al Parlamento che non vogliono cambiare le cose. Oggi Renzi accusa solo i magistrati: “25 anni di barbarie giustizialista”.
Ma i magistrati non sono marziani, sono il prodotto di questa società. La quasi totalità è perbene, onesta, preparata. Ma è ovvio che capita anche a noi di sbagliare, come al medico o all’avvocato. Solo che certi errori sono molto gravi, perché incidono sulla libertà delle persone. Abusi ce ne sono stati, ma han riguardato una minoranza della magistratura. E ricordo che, se sono venuti fuori certi “comportamenti” di magistrati infedeli, è perché altri magistrati li hanno indagati, rinviati a giudizio e in certi casi arrestati.
Intervistatore: “Renzi attacca i giudici, accetta i veti di Napolitano sul Guardasigilli e subisce un Parlamento che lavora per bloccare la giustizia. A un certo punto lei riconoscerà una responsabilità anche al premier o gli darà per sempre il beneficio del dubbio?)
Io racconto la storia, le valutazioni fatele voi. Il mio dispiacere sta nella consapevolezza che molte di queste riforme sono determinanti come il 416 bis e ter e l’autoriciclaggio, sono urgenti e fondamentali. Basterebbe la volontà politica
La gente percepisce questa situazione e si pone delle domande, ma non spetta a me puntare il dito. Io faccio il magistrato, non il politico.
Io ho l’entusiasmo di un trentenne, ma quando ti scontri e vedi il mondo, capisci che oltre a un certo punto non si può andare. Fare il Masaniello non serve. Perché poi ti etichettano come un pazzo – è successo a molti – e quello che vuoi comunicare non viene più preso sul serio. Io posso solo continuare a lavorare, adesso ho la Procura di Catanzaro a cui pensare. Ma, di fronte alle polemiche degli ultimi giorni, la risposta saggia sarebbe discutere. L’approccio campanilistico della politica è sbagliato. La guerra non possiamo permettercela. Renzi dovrebbe cogliere l’occasione per discutere dei grandi problemi della giustizia, per aprire un dialogo con i magistrati in appositi incontri di studio. Invece pare ci sia una gara ad avvelenare il clima. E sono certo che non era questo l’intento di Davigo.”

SE NON PUOI SVALUTARE LA MONETA SVALUTI IL SALARIO

“Due generazioni di vittime…
Viviamo in periodo nel quale è evidente il fallimento della politica economica nel perseguire occupazione: se non c’è lavoro non c’è creazione di valore, se non c’è valore non si sostiene il sistema pensionistico. La radice del problema è che la disoccupazione è voluta perché serve a difendere l’Euro perché in presenza di una moneta unica, e quindi di una rigidità del cambio fra Paesi europei, questi possono adattare il passo delle proprie economie non facendo variare il valore della moneta ma quello dei salari, e nei Paesi deboli questa variazione deve essere al ribasso. Se ne è accorta perfino la Camusso che dice: se non puoi svalutare la moneta svaluti il salario, ma siccome il lavoratore non lo accetta la disoccupazione serve a convincerlo ad accettare. Quindi è inutile lamentarsi della disoccupazione se poi si sostiene il sistema che la rende necessaria”.
“Certamente questa è una relazione che si osserva in tutto il mondo, i lavoratori stabili sono anche contrattualmente i più forti. Quello che succedeva fino agli anni ’80. Ma questo è un fenomeno globale, l’economia basata sul profitto finanziario è un’economia basata sulla disoccupazione perché nel breve periodo per qualsiasi imprenditore il modo per alzare il profitto è abbassare il salario. La disoccupazione è alta per i giovani perché qualcuno difende questo sistema”.
.
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. Gent.ma Sig.ra Viviana,
    dirLe che condivido totalmente il contenuto di tutti gli articoli pubblicati mi sembra una cosa ovvia per qualunque persona che ama il suo Paese.
    Mi dolgo invece del fatto che queste illuminate e illuminanti opinioni siano lette e conosciute solo dagli iscritti del suo prezioso blog.
    Per questo mi permetto suggerirLe di divulgare con altri mezzi il Suo lucido pensiero e quello dei Suoi inserzionisti.
    Ma soprattutto La inviterei ad indirizzarlo al ns. Presidente della Repubblica – iscrivendolo d’iniziativa, se possibile , a MASADA – affinché possa acquisire orizzonti nuovi da coniugare con gli arcaici convincimenti che Il sig. Mazzarella diffonde dal suo alto pulpito.
    Le chiedo scusa se mi sono permesso darLe queste indicazioni, ma è stato un istinto irrefrenabile.
    Cordialmente.
    G.Mazz.

    Commento di G.Mazz. — aprile 25, 2016 @ 6:15 pm | Rispondi

  2. Gentile lettore
    grazie per la sua gentilezza e sintonia
    Masada, pur dipendendo da una persona sola, ha più di un milione di accessi, per cui non posso che essere contenta della sua popolarità. Mi hanno detto che anche Casaleggio, in uno degli ultimi convegni pubblici ha chiesto di me e voleva conoscermi, la cosa è difficile perché esco sempre meno da casa ma saperlo mi è risultato gradito. Del resto il mio blog non ha alcun guadagno materiale e l’unico suo profitto è ricevere lettere di lettori affezionati.
    In quanto a Mattarella, non ho alcuna fiducia nella sua persona, non credo abbia bisogno di leggere il mio blog per sapere quello che succede in Italia, sono anzi sicura che di cose che non vanno ne saprà ben più di me che non vivo in mezzo alla Gomorra politica e se tace è perché ha la sua bella convenienza ed è stato messo su come un simulacro inefficiente e inutile. Per quel riguarda la carica che ricopre, visto che costa ai cittadini italiani 623 milioni l’anno e vista la completa inutilità se non pure il danno che gli ultimi Presidenti hanno comportato, se fosse per me decreterei l’estinzione di simile carica o almeno rilascerei e un referendum degli Italiani la decisione se mantenerla o meno.
    Gli Inglesi vogliono tenersi la monarchia che non è di nessuna utilità e che spesso crea più scandalo e scalpore che buona reputazione, ma difendono una tradizione. Noi col Presidente della Repubblica che cosa difendiamo? Non è nemmen più il tutore della Costituzione e Napolitano per primo mise su quella pagliacciata dei 60 saggi che dovevano violentarla. Io credo che quando una istituzione è stata creata per garantire qualcosa e va proprio contro quella stessa cosa, rinnegando il proprio dovere e rovesciandolo nel suo contrario, allora quella istituzione è morta e le si dovrebbe dare solo una rapida sepoltura
    cordiali saluti
    viviana

    P.S.
    Se ama Masada e vuole propagarlo, lo mandi ai suoi amici o lo segnali su facebook. Mi farà piacere. Se però i suoi amici sono di Sel, di Renzi, della Lega o di Berlusconi, può essere che prendano la cosa come un dispetto.

    Commento di MasadaAdmin — aprile 25, 2016 @ 6:42 pm | Rispondi

  3. Tu sei “sopra la media”, quindi la media fatica a comprendere il tuo
    straordinario sapere.
    La genialità è un dono della vita… Einstein a scuola veniva
    giudicato un sub normale perchè era fuori media, e per fortuna uno zio
    comprende che è un genio lo aiuta facendogli capire che era troppo
    dotato. La gente lo pensava mediocre e lui non capiva che la sua
    intelligenza era oltre.
    Vai in pace e continua a essere chi sei. Solo alcuni comprendono il
    tuo sapere e ne godono e possono scoprire delle parti di sè stessi,
    altri … non comprendono. non è cattiva volontà, ma la realtà.
    Ti abbraccio.
    Mariapia

    Commento di MasadaAdmin — aprile 28, 2016 @ 6:10 am | Rispondi


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