Nuovo Masada

aprile 6, 2016

MASADA n° 1750 6-3-2016 SPORCIZIE ‘TOTAL-I’ DI GOVERNO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 10:08 am

MASADA n° 1750 SPORCIZIE ‘TOTAL-I’ DI GOVERNO
Viviana Vivarelli

Lo scandalo di un Governo fiero di essere servo delle società petrolifere – I dossier Panama Papers svelano 11.500 file sui maggiori evasori fiscali del mondo – Quanti miliardi di miliardi vengono sottratti ai popoli per riempire di denaro rubato i forzieri degli uomini più ricchi della Terra? – E tutti noi dovremmo pagare per alimentare questa avidità? – Ci sono i veri terroristi? Quelli che attaccano i nemici che devastano i loro Paesi o quelli che rubano ai loro stessi concittadini e rimpiattano il maltolto nei paradisi fiscali? –Quanti soldi in nero ha ricevuto Renzi dalla Total per fare l’emendamento Tempa Rossa ? – Perché non conosciamo gli evasori italiani di Panama?- Chi sono i poteri forti- Greenpeace: Far west nei mari italiani, 100 piattaforme senza controllo- La corruzione sul petrolio della Basilicata – E la salute?- Cosa farà Renzi per i malati di cancro? Darà loro 80 euro?

Bagarre in aula per una frase dei 5stelle: ”Il Pd ha le mani sporche di sangue e di petrolio”.La verità brucia.

LA VERGOGNA RENZIANA
vv
I padroni del petrolio che dettano le leggi di Renzi per i loro sporchi interessi…
Un Governo che obbedisce alle varie lobby e poi ha la faccia di dire che è ‘contro i poteri forti’…
Un Capo del Governo che si vanta dei suoi malfatti mentre riempie i paradisi fiscali con le mazzette versate dai vari potentati economici e finanziari, contro il bene del popolo italiano, contro il bene del territorio italiano, contro il bene della democrazia italiana…
Un branco di viscidi servitorelli a pagamento che continuano ottusamente o osannarlo, difendendo l’indifendibile e cadendo con lui nello stesso buco nero…
Un Paese che va a ramengo sotto i colpi di questi sciagurati e dove chi capisce viene messo nell’impossibile di agire e chi è incapace di intendere viene saccheggiato e impoverito nella tasca come nel cervello…
Ma cosa di peggio ci dobbiamo aspettare?

Per tutto un giorno non è stato possibile aprire il blog di Grillo o postare qualcosa, gli hacker tempestavano il blog con virus di ogni tipo, bloccando i blogger più presenti.
Questi sono i mezzucci che il Governo di Renzi usa per fare la sua battaglia infame: querele, hacker, diffamazioni, truffe, menzogne, troll a libro paga, tangenti, leggi ad personam, licenziamenti, rovesciamento di commissioni parlamentari, prescrizioni brevissime, depenalizzazioni, stupri costituzionali, mancette… nulla che abbia a che fare con la legalità, la giustizia, la democrazia.
Possiamo solo sperare che questa ghenga di delinquenti estremisti, laidi e venduti al capitale e alla criminalità, cada al più presto e che venga sommersa dal disprezzo della gente perbene.

I delinquenti si stringono tra loro mostrando la loro sporca omertà
come una banda di mafiosi pronti a tutto
pur di difendere i loro neri interessi di rinnegati e venduti
nemici di questo Paese
Lo schifo verso il peggior Governo di tutti i tempi
ormai schizza da tutti i pori
E’ quasi impossibile dire quanto ribrezzo proviamo
contro queste persone indegne di uno Stato civile
che ci tengono in ostaggio
ci vendono come pecore al macello
ci succhiano come fossero vampiri
ci usano per arricchirsi e arricchire i loro vergognosi compari
nell’intrallazzo politico più ributtante di tutti i tempi
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Renzi ha la faccia di dire: “Chi sbaglia, paga” (?????). Detto da uno che nomina solo yesman, che si circonda di uomini di paglia, che cambia sindaci e ministri secondo i suoi capricci, che caccia chi lo contraddice, che cambia le commissioni parlamentari alla minima obiezione, che tappa la bocca alle opposizioni, che querela gli oppositori, che si schiera dalla parte dei delinquenti, che legifera solo con voti alla fiducia, che calpesta il Parlamento e la Magistratura, che nomina i giudici e deforma i processi, che velocizza le prescrizioni, che mette ostacoli al minimo esercizio di democrazia, che secreta perfino le proprie note spese e che voleva secretare anche i suoi immondi patti lucrosi con le società petrolifere come fossero segreti militari… uno che mente come respira, che fa il contrario di quello che dice, che abusa della credulità delle menti labili e che si presenta come il peggior bugiardo di tutti i tempi….uno che è arrivato a ‘depenalizzare’ il furto e ‘la corruzione’, parificandoli ad ‘illeciti amministrativi’ (come si trattasse di multare auto in sosta)… uno che elimina il carcere sotto i 5 anni della pena e che fa riscuotere il 5% sulle somme scoperte in evasione fiscale in patteggiamenti infami… uno che attacca il referendum popolare che è l’ultimo varco che ci resta per dire almeno il nostro parere, che calpesta orrendamente il referendum già vinto a favore dell’acqua pubblica… uno che ha trasformato il Parlamento in un bivacco di manipoli…. da uno così la battuta che “chi sbaglia paga”, dovrebbe far sogghignare anche gli handicappati mentali e i suoi stessi lecchini.

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Vedo un governo in estrema difficoltà, ma mai quanto sono in difficoltà con Renzi gli Italiani. In ogni caso il bilancio di Renzi è disastroso:
– Sfiducia nel governo: 71.3% (Datamedia per Ballarò)
– Debito pubblico: +200 miliardi dal suo insediamento
– Debito estero: +110 miliardi dal suo insediamento
– Tasse in aumento: nel solo 2015 ben 16,9 miliardi in più (Ministro del Tesoro)
– Scandali su scandali che coinvolgono politici di primo piano del PD
– Flop dell’Expo con meno di 20 milioni di ingressi reali
– Disoccupazione che torna ad aumentare, finiti gli sgravi del Jobs Act
– Riforme che dovevano essere fatte in tre mesi ancora al palo (PA …)
Forse ha ragione il Financial Times che Renzi non arriva ad agosto

paregam
“Voi state certi che nelle 48 ore successive a questo mio discorso, la situazione sarà chiarita su tutta l’area. Tutti sappiamo che ciò che ho in animo non è capriccio di persona, non è libidine di Governo, non è passione ignobile, ma è soltanto amore sconfinato e possente per la patria.” (discorso di Mussolini il 3 gennaio 1925)
…e gli italiani si piegarono a pecorone per quasi 20 anni
Abbiamo Noi tanta pazienza ?
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UN POPOLO INCAPRETTATO SOTTO CRIMINALI EVASORI SVELATI DAI DOSSIER PANAMA PAPERS
Viviana Vivarelli

Grazie anche alla cessione vergognosa della sx, siamo nelle mani, senza colpo ferire, dei grandi capitalisti, magnati padroni del mondo, quelli che comprano i governi venduti come quello di Renzi capaci dei peggiori incroci contro natura, quelli che li hanno trasformati in comitati di affari servi delle lobbie e delle multinazionali e nemici dei loro stessi popoli, quelli che distruggono a passi rapidi la democrazia e intendono far sparire ogni stato sociale, ogni diritto dei lavoratori, ogni protezione per gli umili, ogni speranza di futuro per le classi deboli, ogni Costituzione democratica e civile. Quei magnati senza pudore e senza coscienza, che vogliono solo arricchire di più i loro forzieri strapieni, rubandoci la vita, rubandoci la speranza, rubandoci il futuro.. quei branchi di lupi che ci vengono a dire che: “NOI siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità (??)” che: “NOI non possiamo più permetterci difese sociali e del lavoro”, che : “La ricchezze di pochi devono essere aumentate tagliando i salari e le tutele dei molti”…. quelli riempiono a strafare i paradisi fiscali dei loro bottini.
I dossier Panama Papers ci danno la più grande fuga di notizie di sempre, 1.500 volte la dimensione dei file di Wikileaks. 11 milioni di documenti, svelati da un informatore segreto dello studio legale Mossack Fonseca, con sede a Panama, che gestisce le fortune offshore dei grandi del mondo. Da Putin a Cameron, i ricchi del mondo hanno messo qui i proventi dei loro furti. 72 capi di Stato, politici e poi arricchiti di ogni genere. 200.000 società, fondazioni, trust con sede in 21 paradisi fiscali sparsi per il mondo. Solo gli Italiani ladri fiscali sono 800.
Quanto lavoro si creerebbe con questi bottini spaventosi! Quanta giustizia! Quanto benessere per i popoli! Sono loro i veri terroristi che affamano il mondo!
Ma non vedremo un solo G8 o G20, un solo Governo, un solo esercito, che combatta questa ignominia!
Il capo di Governo islandese, sommerso dallo scandalo, si è dimesso.
A quando le dimissioni dei nostri super-ladri italiani?

Harry Haller
Spettacolari, le dichiarazioni della pupilla del Babbeo (Boschi e Matteo): “I poteri forti contro di noi”. E’ probabilmente la migliore battuta dell’anno, una roba da spazzar via generazioni di comici e di affermati autori satirici: infatti, non s’era mai visto un Governo più sdraiato, inginocchiato, piegato, prono, nel plateale Kamasutra quotidiano coi “poteri forti”: come direbbe il grande Totò….

SU PETROLIO, LOBBYE E POTERI FORTI
unoenessuno.blogspot.it

I mentitori seriali:
Boschi. “Abbiamo contro i poteri forti..”
Renzi: “Siamo il governo che fa tremare le lobby …”
Siamo tornati indietro ai tempi del governo Berlusconi, anche quello vittima dei non ben definiti poteri forti. Anche questo governo li ha contro. Chi sarebbero poi, queste lobby e poteri? Non certo Confindustria, soddisfatta dalle riforme del governo.
Le lobby poi, anche loro hanno avuto il giusto: quelle del cemento, i concessionari delle autostrade, le banche, le assicurazioni….
L’Europa? Juncker è stato eletto anche grazie ai voti del PD.
Rimane la Spectre. Forse.
Nell’attesa che si chiarisca il dubbio, bisogna convincere i lucani che questo governo pensa a loro, con un emendamento (Tempa rossa) pensato per loro (e finito dentro l’inchiesta della procura di Potenza) .
Il petrolio che porterà benessere e posti di lavoro in una regione tra le più povere d’Italia sarà quello del sottosuolo, che arricchisce i petrolieri e inquina i terreni.
(Ma in tv passano e ripassano interviste a Lucani felici di sopravvivere grazie al petrolio.. e se non è plagio di cervelli questo… Perché nessuno si chiede quanti milioni di Italiani vivrebbero utilizzando le energie verdi? Dov’è il piano del Governo di incremento di energie pulite tanto sollecitamente chiesto dell’Unione europea?).

Trivelle, Renzi: “Giusto tenere in funzione impianti entro 12 miglia”. Greenpeace: “Il 40% è in mare solo a fare ruggine”
Luisiana Gaita (sunto)

L’Unione europea ci chiede a gran voce di aumentare le energie pulite ma Renzi dice che si possono un po’ aumentare ma è meglio tenere in funzione gli impianti per gas e petrolio.. Fa credere che rimarremmo senza energie se chiudiamo le trivelle adriatiche ma è falso. Il problema è un altro.
Entro le 12 miglia, 3 piattaforme su 4 non pagano royalties perché sono già ferme o producono poco. Greenpeace calcola che solo 24 su 88 estraggono idrocarburi al di sopra della franchigia. Il resto non paga un centesimo di royalties alle casse pubbliche. Alcuni di questi impianti hanno più di 40 anni. Le piattaforme interessate dal referendum del 17 aprile sono ferrivecchi. Cos’è dunque che Renzi sta difendendo? Il fatto è che ubbidisce agli interessi delle società petrolifere che sanno che i costi di dismissione sono altissimi e preferiscono accontentarsi di una produzione minima per tenere in vita il giacimento il più a lungo possibile, visto che ciò è a costo zero perché al di sotto della franchigia.
I costi sarebbero altissimi se le società provvedessero alla messa in sicurezza (scongiurando inquinamenti ed eventuali incidenti) e ancora più alti se smantellasse.
Secondo Greenpeace, delle 88 piattaforme operanti entro le 12 miglia, 35 non sono nemmeno più in funzione: 6 sono non operative, 28 non eroganti. Conclusione: “Il 40% resta in mezzo al mare solo per fare ruggine”. Restano poi 29 impianti off shore che da anni producono così poco da essere sempre sotto la franchigia per cui non pagano tasse.
Dunque “È urgente smantellare le altre 64 (alcune vecchie più di 40 anni) che hanno palesemente esaurito il loro ciclo di produzione e devono essere rimosse prima che il mare e la ruggine provochino cedimenti nella struttura, con il rischio di causare disastri ambientali”.
Ma quanto costa smantellare una piattaforma? Nel Regno Unito è in atto da diversi anni la procedura di dismissione degli impianti off-shore del Mar del Nord. L’operazione durerà 30 anni con costi che si aggirano intorno ai 47 miliardi di dollari..
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Ciò che si nasconde DAVVERO sotto le trivelle (e che quasi nessuno dice)
Da Cetri Staff

L’ing. Angelo Parisi, membro del Comitato Scientifico del CETRI, ci spiega argutamente la vera ragione per cui i petro gasieri hanno voluto la norma che permette l’allungamento della concessione fino ad esaurimento del giacimento. Perché hanno una “franchigia al di sotto della quale non pagano royalties, e quindi hanno tutto l’interesse ad estrarre a ritmi bassissimi per non sforare la franchigia, e quindi preferiscono sforare i 30 anni della concessione. Questa franchigia generosamente concessa dallo Stato gli permette peraltro di non pagare royalties che sono già vergognosamente basse.
Il governo italiano, con una scelta discutibile, ha fissato al 17 aprile la data del referendum abrogativo sulle piattaforme petrolifere promosso da 9 regioni italiane.
L’oggetto del referendum è la norma introdotta con l’ultima finanziaria che consente alle società concessionarie del diritto di coltivazione dei giacimenti petroliferi a mare entro le 12 miglia marine di poter sfruttare i giacimenti fino al loro esaurimento, anche se entro le 12 miglia resta vietata la concessione di nuove concessioni di ricerca e coltivazione.
Per i fautori del no questa norma è logica in quanto per loro non ha senso “tappare” il foro mentre c’è ancora gas e petrolio da estrarre e inoltre dicono che una vittoria dei si sarebbe pericolosa in quanto bloccherebbe un settore in cui siamo all’avanguardia e si creerebbero migliaia di disoccupati. Insomma nulla di nuovo. Quando si tratta delle fonti fossili, ogni modifica che non piace ai signori del petrolio viene immediatamente bloccato un settore in cui siamo all’avanguardia, produce migliaia di disoccupati, genera piaghe bibliche e catastrofi galattiche…. Il solito ricatto contro lavoro, ambiente e salute.
Altri argomenti citati dai fautori del no riguardano l’aumento delle importazioni dall’estero con il conseguente incremento del numero di petroliere che circolano sui nostri mari e approdano sui nostri porti. In pratica sostengono che gli effetti sull’ambiente provocati dallo stop alle piattaforme entro le 12 miglia marine sarebbero peggiori di quelli che produrrebbero delle piattaforme vecchie di 40 o 50 anni che pompano gas e petrolio dal fondo del mare.
Inoltre i fautori del no ricordano che la vittoria del si al referendum non comporterebbe un divieto alle trivelle e nemmeno alle piattaforme oltre le 12 miglia marine. Per questo accusano i comitati No Triv di truffare gli elettori.
Ma è veramente così? Assolutamente NO!
Intanto i signori del no devono mettersi d’accordo con loro stessi. Infatti da una parte sostengono che questo referendum è inutile e non produrrà uno stop alle piattaforme e alle trivelle e che quindi presentarlo in questo modo è falso e truffaldino, mentre dall’altra parte dicono che una vittoria dei SI produrrebbe una catastrofe nazionale. Insomma devono spiegare come può essere che un referendum inutile e che non stoppa affatto piattaforme e trivelle, possa bloccare l’intero settore, far scappare tutte le società petrolifere dall’Italia, far perdere miliardi di investimenti, migliaia di posti di lavoro, aumentare le importazioni di petrolio e gas dall’estero e produrre un incremento dei costi della bolletta energetica?
In pratica è come se dicessero che un moscerino che si posa su un grattacielo ne provoca il crollo.
Inoltre i signori del no sostengono che dalle piattaforme si estrae prevalentemente gas, ma poi dicono che la vittoria del si producendo uno stop immediato alle estrazioni, farebbe si che aumenti il traffico di petroliere. Tutto questo è puro allarmismo verbale. Innanzitutto vorrei ricordare che il gas non arriva con le petroliere, ma con i gasdotti…In secondo luogo in caso di vittoria dei SI gli impianti non verrebbero bloccati immediatamente ma a termine, con l’arrivo a scadenza delle concessioni.
Ma allora perché i signori del no raccontano queste falsità? E cosa si nasconde veramente sotto il loro desiderio di procrastinare le concessioni?
Intanto è bene chiarire subito che il referendum interesserà in modo diretto solo 17 concessioni da cui si estrae il 2,1 % dei consumi nazionali di gas e lo 0,8 % dei consumi nazionali di petrolio gas. Bruscolini che anche se dovessero venire a mancare da un giorno all’altro, come sostengono i signori del no, (ma, ripetiamo, NON è così) non succederebbe nulla di grave e al calo di estrazioni si potrebbe benissimo fare fronte con un minimo di risparmio energetico (quindi incentivando un comportamento virtuoso. Certo se invece vogliamo continuare a sprecare energia prodotta con fonti fossili, allora non basteranno tutti i giacimenti del mondo a coprire il fabbisogno.
Ma, come detto, la vittoria del si non comporterà uno stop immediato delle piattaforme che, purtroppo, continueranno a restare al loro posto fino alla scadenza della concessione e quindi non c’è alcun pericolo per il fabbisogno nazionale e nessuna perdita di posti di lavoro, che sono pochissimi, spesso di tecnici specializzati stranieri, e che scadrebbero al termine del contratto.
Quindi si ritorna alla domanda posta in precedenza: cosa temono i fautori del no?
Temono due cose.
Primo, che passi il messaggio che possiamo fare a meno del petrolio e che possiamo produrci l’energia di cui abbiamo bisogno in altro modo senza continuare a dare soldi ai petrolieri.
Secondo, che passi un altro principio, ben più importante per loro, quello per cui le concessioni scadono.
Infatti ci sono alcune cose che i signori del no ci tengono nascoste tentando di distogliere l’attenzione da esse per puntarla verso la catastrofe prodotta dalla vittoria del si e la perdita di migliaia di posti di lavoro.
Le paroline magiche che non pronunciano mai i signori del no sono due: royalty e franchigia.
In Italia le risorse petrolifere sono un bene indisponibile dello Stato, questo vuol dire che il petrolio e il gas dei giacimenti è di proprietà pubblica: tutti noi siamo proprietari di una quota di petrolio e di gas stoccati nei giacimenti.
Lo stato però non si occupa direttamente di estrarre queste risorse e “concede” dei titoli di sfruttamento di tali risorse a dei soggetti privati, i quali sostengono i costi per la ricerca e per la costruzione delle infrastrutture necessarie alla loro estrazione. In cambio pagano ai “proprietari” delle risorse, noi tutti, una quota percentuale del valore di quanto estratto.
Il problema riguarda la percentuale che viene pagata. Tale percentuale, come si può vedere dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, è pari al 7% per l’estrazione di gas e di olio a terra e del 4% per l’estrazione di olio in mare, a cui sommare una quota del 3% da destinare al fondo per la riduzione del prezzo dei prodotti petroliferi se la risorsa è estratta sulla terraferma o per la sicurezza e l’ambiente se estratti in mare. (http://unmig.mise.gov.it/dgsaie/royalties/indicazioni_destinazione.asp)
Se si pensa che in altri Paesi le royalty difficilmente scendono al di sotto del 30% (l’Islanda si fa pagare il 78%), si capisce benissimo il grande regalo che noi facciamo ogni anno ai petrolieri.
La seconda parolina magica, come detto, è franchigia, una quota annua di gas e petrolio estratti da ogni giacimento sulla quale non si calcolano royalty.
Sempre dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico si evince che le franchigie sono pari a:
20.000 t di petrolio estratto a terra
50.000 t di petrolio estratto in mare
25 Milioni di mc di gas estratto a terra
80 Milioni di mc di gas estratto in mare
Questo significa che se i titolari delle concessioni ogni anno e da ogni giacimento estraggono un quantitativo di gas e di petrolio pari o inferiore alle franchigie non versano nessuna royalty allo stato. E naturalmente l’interesse dei titolari delle concessioni è quello di pagare meno royalty possibile. Ecco perché dando loro la possibilità di prorogare la durata delle concessioni fino all’esaurimento dei giacimenti, non si fa altro che dir loro: “estraete meno che potete e non versate nemmeno un Euro di royalty, tanto avete tutto il tempo che volete per sfruttare il giacimento”.
A tutto questo, come se non bastasse, bisogna aggiungere il fatto che in pratica a comunicare le quantità di petrolio e gas estratte sono gli stessi concessionari con un’autocertificazione che nessuno controlla.
Non a caso nel 2010 la Cygam Energy, una società petrolifera canadese, in un suo dossier raccomandava di investire in Italia perché “la struttura italiana delle royalty è una delle migliori al mondo”. Tradotto: “Andiamo a trivellare in Italia perché gli italiani sono degli idioti!”
Da quanto detto si capisce come questa norma sia tutta a favore dei titolari delle concessioni e poco della collettività che oltre a incassare poco o nulla dallo sfruttamento di un bene indisponibile dovrà subire tutte le conseguenze derivanti dalle attività di estrazione, incidenti compresi.
Altro che benessere per la collettività.
Ecco cosa si nasconde veramente sotto le trivelle ed ecco il motivo per cui il 17 aprile bisogna andare a votare e votare SI!

E L’ITALIA VA, MA DOVE VA?
Bruno p

Ma guarda un po’, l’Italia risulta essere la terza nella lista delle nazioni in ordine di evasione citate nei Panama Papers e addirittura dopo Russia e Brasile.
Questi burocrati di merda ci rompono i coglioni con software dai nomi altisonanti e controlli sui nostri movimenti bancari di quattro spiccioli di euro per poi permettere evasioni miliardarie che potrebbero risollevare il nostro debito pubblico in pochi anni.
Ti mandano cartelle esattoriali con interessi da cravattari quando sbagli per poche centinaio d’euro e poi permettono che i capitali vengano trasportati con le carriole fuori nazione evadendo centinaia di miliardi con la compiacenza di banche e associazioni opache.
Decine e decine di adempimenti che fanno perdere tempo alle imprese,studi di settore,certificazioni,iscrizioni a enti,diritti di qua e di la,per poi assistere basiti all’assegnazione degli appalti sempre alle stesse aziende politicizzate.
Questo è un paese in frantumi e i governi che si sono succeduti non hanno fatto altro che avallare l’emorragia di capitali quasi come fossimo capitanati da oligarchi russi.
Monti che taglia pensioni e stipendi, la disoccupazione che aumenta con l’entrata in vigore delle fantasmagoriche riforme del Bomba, una democrazia nelle mani di bande di partiti, la Costituzione sfigurata con un parlamento oscurato, il Pd che si sostituisce a FI di Berlusconi e che attacca la magistratura. E poi l’Europa che permette l’evasione legalizzata e viene a dirci che dobbiamo aumentare l’Iva.
Ma fino a quando può ancora esistere il concetto di nazione di diritto se oggi siamo completamente schiacciati dai doveri per soddisfare i privilegi di pochi?

BOSCHI
Lorenzo M.
Il padre vicepresidente di Banca Etruria (indagato per bancarotta fraudolenta).
Il fratello appena laureato immediatamente assunto dalla CMC (un colosso tra le cooperative rosse).
Lei che firma leggi che sbloccano pozzi petroliferi per una multinazionale francese la quale poi affida alcuni lavori al fidanzato della sua collega ministro.
Sempre lei che fa la riforma costituzionale con Verdini, uomo di Berlusconi, condannato per corruzione, sotto processo per bancarotta fraudolenta (stesso reato contestato al babbo) e vicino agli ambienti della massoneria toscana ..
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CHI SONO I POTERI FORTI
Cesare Sacchetti (sunto)

I grandi gruppi industriali tedeschi, la finanza speculativa anglosassone e le corporation statunitensi.
Ognuno di questi gruppi ha un peso specifico, e un ruolo determinante nell’influenzare i destini degli esecutivi nazionali. Chiunque si candidi a premier dovrà superare un esame preventivo per eseguire la volontà di questi poteri. Se si viola il mandato, si viene prontamente sostituiti, dopo una feroce campagna stampa e con inchieste giudiziarie. Renzi aveva accettato di sottoporsi agli interessi di questa élite finché non ha sgarrato. E’ stato scelto per accompagnare l’Italia sul patibolo dell’Europa, per farle fare la stessa fine di Argentina e Grecia, umiliata da una Germania che ora controlla gli asset strategici greci.
Unica controindicazione di questa politica appiattita sotto interessi stranieri è che non aumenta di certo il consenso di cittadini angariati e delusi.
Nemmeno i media più omologati riescono a sorreggere il politico che deve portare avanti l’eutanasia economica e culturale del proprio Paese. Se si fa come dice l’Europa e la Germania, si crolla nei sondaggi e addio ad un secondo mandato politico; se ci si ribella, si mette in moto la macchina della magistratura e dell’informazione. Renzi è arrivato alla frutta.
Lo scandalo Guidi è solo l’ultimo esempio di come la macchina si sia messa in moto per stritolare il governo. Come mai prima di oggi nessuno dei media ha mai pensato a segnalare le macroscopiche situazioni di incompatibilità istituzionale dei membri del governo e gli interessi pubblici? Eppure la famiglia Boschi aveva già da tempo stretti legami con il mondo bancario e il Ministro Guidi, è membro della Commissione Trilaterale, un’organizzazione sovranazionale formata da esponenti governativi, rappresentanti del mondo finanziario e industriale che si propone nei suoi scopi quello di affermare, come ha ricordato il suo fondatore Rockefeller ‘la sovranità sovranazionale di un’élite intellettuale e di banchieri mondiali, sicuramente preferibile alle autodeterminazioni nazionali dei secoli scorsi’.
(Dopo di che il Sacchetti ipotizza che ora i poteri forti si stanno spostando sul M5S, visto che Di Maio ha iniziato una serie di colloqui con gli ambasciatori dei 28 paesi UE sull’Ue e sull’Unione monetaria….ma la sua tesi è tutta da dimostrare).

CROZZA

http://www.la7.it/dimartedi/video/crozza-renzi-dal-governo-del-fare-al-governo-del-fare-quello-che-vuole-la-total-05-04-2016-179881

TEMPA ROSSA LA TRIONFERA’
Marco Travaglio
Diciamolo: questa è sfiga. Ieri Matteo Renzi, in grandi ambasce per Mariaele che in quel mentre veniva trivellata dai pm di Potenza, ha usato la Direzione Pd per dichiarare guerra alla Procura lucana: “Ci sono indagini a Potenza con la cadenza delle Olimpiadi e non si è mai arrivati a sentenza. Un paese civile è un paese che va a sentenza”. Un assalto col fuciletto a tappo, da dilettante. Anzi, da ignorante (e dire che risulterebbe laureato in Legge): se a Potenza non si va a sentenza non è colpa dei pm, che fanno le indagini, semmai del Tribunale e della Corte d’appello, e bisognerebbe spiegare perché tanta lentezza nel celebrare i processi eccellenti (Luigi De Magistris se l’era domandato con l’inchiesta “Toghe lucane”, infatti fu cacciato da Catanzaro prima del processo). Ma il caso, anzi la sfiga ha voluto che, mentre il premier invocava le sentenze a Potenza, a Potenza arrivasse una sentenza. E proprio quella sui vertici della Total e su alcuni imprenditori e amministratori locali per le tangenti sull’appalto truccato del Centro Oli Tempa Rossa, in seguito a un’inchiesta del 2008 del pm Henry John Woodcock. Una raffica di condanne in tribunale per turbativa d’asta, concussione, abuso d’ufficio, corruzione, truffa aggravata e favoreggiamento. Tra i condannati, l’ex ad Total Lionel Levha e gli ex manager della compagnia Jean Paul Juguet, Roberto Pasi e Roberto Francini. Il 20 dicembre 2007, nella sede Total di Potenza, si discuteva di come scambiare le buste per far vincere la gara all’imprenditore Francesco Ferrara. Levha: “La busta D di’ che la cambino”. Francini: “Ma chiaramente”. Levha: “Quindi bisogna che tu abbia accesso alla chiave e alla cassaforte, me ne occupo”. Francini: “Ti occupi tu di tutto questo”. Levha: “Sì, sì, allora, ti dirò come, non so… Quando si arriva a far vincere Ferrara, è vinta”. Il gip Rocco Pavese parlò di “un sistema criminoso che costituisce un esempio della degenerazione patologica dei rapporti tra soggetti portatori di interessi pubblici ed esponenti imprenditoriali e dell’assoluta mortificazione da una parte dei principi dell’imparzialità e del buon andamento della gestione della cosa pubblica e dall’altra dei principi e delle regole del mercato… Quella che potrebbe essere una grande occasione di sviluppo per tutta la comunità della Basilicata si è tradotta in un’occasione di arricchimento con il vantaggio e il beneficio di una schiera… di appartenenti al mondo politico e imprenditoriale”. Un “comitato d’affari” – scrisse Woodcock – che “per interessi squisitamente personali ha svenduto la terra della Basilicata e le sue ricchezze”. E che, nonostante il processo, dopo 7 anni ha preso possesso di Palazzo Chigi. Qui il Premiato Marchettificio Renzi-Boschi-Guidi si è messo al servizio di quel comitato d’affari con la norma che esautora gli enti locali sull’oleodotto Tempa Rossa-Taranto e l’allungamento della banchina del porto pugliese, senz’alcun interesse pubblico né vantaggio per il territorio, anzi con gravi danni all’ambiente. Norma scritta sotto dettatura di Total, Eni e Shell, inserita nel decreto Sblocca-Italia, bocciata dalla Camera, rientrata dalla finestra come emendamento alla legge di Stabilità e approvata a scatola chiusa col ricatto della fiducia. Ancora l’altroieri, incurante delle ultime indagini sullo sversamento in acqua e nelle campagne di tonnellate di rifiuti tossici spacciati per “non pericolosi”, Renzi usava i suoi ventriloqui nei giornaloni per accreditare la favola bella del tutto normale, tutto lecito, tutti assolti. E citava l’annullamento in Cassazione della condanna in appello del deputato Pd Salvatore Margiotta, come se l’imputato nel primo scandalo Tempa Rossa fosse solo lui. Ieri, mentre il premier faceva il furbo invocando le sentenze, il Tribunale gli ha rammentato che Tempa Rossa è tutta una cloaca. E non è vero niente che l’emendamento Renzi-Boschi-Guidi ha salvato la Basilicata dai burocrati cattivi che “per 27 anni hanno bloccato un’opera strategica” e che “lo scandalo non è che venga approvato l’emendamento, è che ci siano voluti tutti quegli anni”. L’appalto truccato fu semplicemente annullato dal commissario giudiziario confermato dal Tar e dal Consiglio di Stato. Poi Renzi ha difeso appassionatamente l’Eni in Basilicata e ha aggiunto: “Non diteci che siamo uguali agli altri: gli altri si nascondevano dietro la prescrizione, io dico fate in fretta e arrivate a sentenza”. Perfetto: tra gli arrestati dell’altro giorno c’è Roberta Angelini, “responsabile Sicurezza e salute” dell’Eni in Lucania. Era già finita dentro a Potenza nel 2004 in un’altra inchiesta sul petrolio lucano avviata da Woodcock, poi aveva intascato la prescrizione. E l’Eni, anziché cacciarla, l’aveva promossa. E anche questa, diciamolo, è sfiga.
Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 05/04/2016.

Ma la Total quanto ha dato a Renzi per avere questo regalo?
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MA LA SALUTE? (Ai malati di canco cosa gli dà Renzi? 80 euro?)
Triskell

Astensione al referendum sulle trivelle come scelta legittima, la difesa degli investimenti dell’Eni, l’attacco alla magistratura che “non arriva a sentenza” e le accuse al governatore della Puglia Emiliano per le frasi “volgari”. Sulla salute dei cittadini o sul rischio ambientale? Neppure una parola.
E mentre Renzi si è preoccupato di difendere la politica energetica del Pd e criticare le parole di Emiliano, neanche un intervento ha parlato dell’accusa della procura di Potenza a Eni di aver re-iniettato 850mila tonnellate di sostanze pericolose nei pozzi risparmiando sui costi di smaltimento e di aver taroccato le emissioni in atmosfera. Silenzio anche sul presunto scambio di cozze che monitorano l’inquinamento del mare da parte dei dipendenti. Neppure la denuncia del sindaco Pd di Pisticci (“Siamo sommersi dai rifiuti pericolosi, io non rinnovo la tessera”) è servita ad attirare l’attenzione dei compagni di partito. Così mentre il ministro Maria Elena Boschi veniva sentita dai pm come persona informata dei fatti e sono arrivate le condanne in primo grado per dirigenti Total su un filone del 2008, il premier se l’è presa con la magistratura “che a Potenza fa indagini con la cadenza delle Olimpiadi”.
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Cuperlo: “Comunità Pd piegata a una disciplina di potere e di corrente”

Tra i critici il primo a intervenire è stato Gianni Cuperlo che ha attaccato duramente il segretario. “La vicenda Tempa Rossa non penso si possa chiudere con la sintesi ‘Ho deciso io’. Perché il punto è proprio lì: nella catena decisionale. Un emendamento del genere bloccato un mese prima, viene inserito di notte perché lo decide il premier? La questione non è una telefonata ma il processo delle decisioni, il ruolo del Parlamento e la dialettica nel Pd”. Cuperlo ha poi continuato criticando strategia e metodi del segretario dem: “Penso che nel metodo e nel merito segretario non stai guidando il Paese in quelle riforme che servono. Vedo una distanza sempre più marcata tra il tuo modo di vedere la leadership e il bisogno di una società con differenze sempre più grandi”

MARCHETTE. LE NORME DEL TEMPA ROSSA INGUAIANO LA GUIDI
LE PROVE CHE IL TEMPA ROSSA FU DETTATO DA SHELL, TOTAL E ENI

Il concetto suona così: “Mandatemi solo gli scritti e stop con gli incontri”. L’autore della mail è Roberto Cerreto, capo di Gabinetto del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Il via vai di bozze, correzioni, proposte, valutazioni sull’emendamento è incessante. E così, se non siamo dinanzi a una dettatura, poco ci manca. Siamo a dicembre 2014. L’emendamento che serve alla joint venture di compagnie petrolifere interessate al Tempa Rossa – Total, Shell e Mitsui – ha già subìto un inciampo poche settimane prima. Avrebbe potuto vedere la luce nel decreto Sblocca Italia. Ma non è andata come auspicavano le compagnie.
E neanche come desiderava Gianluca Gemelli, compagno di Federica Guidi che, secondo l’accusa, stava realizzando, spendendo il ruolo dell’ex ministra, il reato di traffico di influenza illecita per incassare, attraverso la Total, un subappalto da 2,5 milioni di euro.
Negli stessi giorni in cui Cerreto chiede di ridurre gli appuntamenti personali, che si sono fatti sempre più frequenti, c’è un altro capo di Gabinetto impegnato a gestire i rapporti con le compagnie: si chiama Vito Cozzoli. È il braccio destro del ministro Guidi. Fino al caso Tempa Rossa e ai fibrillanti giorni di fine 2014, le compagnie petrolifere, per gestire i propri interessi, erano abituati a confrontarsi con l’uomo più competente per materia, ovvero Franco Terlizzese: è il direttore generale per le risorse minerarie ed energetiche. Ma evidentemente è necessario rapportarsi meglio con la sponda più politica del ministero: il capo di Gabinetto Cozzoli. E così la traiettoria cambia, le compagnie iniziano a discutere, oltre che il braccio destro della Boschi, anche con l’omologo della Guidi.
È vero ciò che dice il premier Matteo Renzi che ieri, intervistato da Lucia Annunziata a In1/2ora, ha confermato quanto anticipato ieri dal Fatto: “Quell’emendamento l’ho voluto io”: fu scritto inizialmente dal suo ufficio legislativo. Ma è anche vero che, nel dicembre 2014, dopo la “bocciatura” nello Sblocca Italia, il politico più ricercato dalle compagnie è un altro: Maria Elena Boschi. Il motivo è semplice: le lobbie petrolifere, proprio per l’inciampo subìto in prima battuta, hanno compreso che è necessario curare un aspetto che, prima di allora, non avevano valorizzato adeguatamente: il rapporto con il Parlamento. È questo il momento in cui Boschi inizia a essere “corteggiata” dalla diplomazia internazionale, incluso l’ambasciatore inglese, come lei stessa ha confermato, che la segue con attenzione, nonostante debba confrontarsi con l’inglese incerto della giovane ministra. Non è un caso che la stessa Guidi, intercettata con il suo compagno, alla vigilia dell’emendamento nella legge di stabilità commenti: “Se è d’accordo Maria Elena…”. L’“accordo” di Maria Elena è ritenuto fondamentale, proprio per i “rapporti con il Parlamento”, principalmente dalle lobby petrolifere: è lei il cavallo vincente per non ripetere il fiasco di pochi mesi prima, quando l’emendamento “ideato” da Renzi, non è riuscito a transitare nello Sblocca Italia. I timori delle compagnie sono tutti concentrati sul ruolo che svolgerà l’Eni sulla partita esportazione che Total, Shell e Mitsui si stanno giocando per far partire il petrolio da Taranto. La joint venture – raccontano al Fatto fonti qualificate – diffidano così tanto che non coinvolgono nell’azione lobbistica l’Assomineraria che, secondo loro, è ostaggio Eni. Nel frattempo si individuano le scrivanie dove far pervenire modifiche all’emendamento, idee di subemendamenti, correzioni alle correzioni delle correzioni. Tra queste scrivanie, la più importante, è quella del capo di Gabinetto della Boschi, Cerreto che con Cristiano Ceresani, all’ufficio legislativo, deve rendere digeribile il seguente concetto: se le autorità locali – ovvero Regione Puglia e Comune di Taranto – non sono d’accordo con il progetto di costruire una banchina nel porto, che consenta alle compagnie di esportare il petrolio, nei fatti il governo può intervenire per sbloccare la situazione. Il problema della jont venture infatti è superare l’avversità dei pugliesi al progetto. Le compagnie sono certe che, grazie all’apporto della Boschi, si potrà riuscire dove prima, con l’emendamento “targato” Renzi, non si era riusciti. Il loro interesse è esportare. Punto.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 04/04/2016.

Triskell
Non sapendo più come difendere Maria Elena Boschi dai disastri che combina appena respira, tutti peraltro commissionati da lui o da chi per lui, Matteo Renzi opta per l’esimente che nel processo penale si chiama infermità mentale o incapacità di intendere e volere: la fa passare per scema, anche se non lo è. Prima le lascia dire: “non sapevo che la Guidi avesse un fidanzato” né che lavorasse per Total: poi purtroppo la Guidi scrive al Corriere della Sera che Gianluca Gemelli è “a tutti gli effetti mio marito”, e le ha dato anche un figlio. Lo sapevano tutti, tranne la Boschi che per “dovere istituzionale” deve gestire in Parlamento i decreti del governo e i loro emendamenti.
Si ride di gusto. Allora, visto che la prima balla non attacca, il premier aggiunge che l’emendamento “ad fidanzatum” o “ad Total”, uscito dalla porta dello Sblocca Italia e rientrato dalla finestra della legge di Stabilità sempre grazie al Premiato Marchettificio Guidi-Boschi, era “un provvedimento giusto, sacrosanto, perché crea posti di lavoro”, dunque “è naturale che il ministro dei Rapporti con il Parlamento lo firmi: un atto dovuto”. In realtà, come emerge dalle carte, la marchetta per Total e Shell l’ha gestita direttamente il premier, usando la povera Mariaele come amanuense. A quel punto la Boschi nel Paese delle Meraviglie si sente autorizzata a ripetere a pappagallo che “Tempa Rossa è strategico per il Paese e prevede molti occupati nel Sud: lo rifirmerei domattina”. Purtroppo non è vero niente.
1) Non è vero che l’emendamento crei posti di lavoro, anzi ne fa perdere. Come ricorda Angelo Bonelli, “l’emendamento che ha consentito di realizzare il progetto Tempa Rossa, secondo i dati della stessa Total, darà lavoro per la sua costruzione a 300 persone per soli 24 mesi, mentre gli agricoltori che perderanno il lavoro per sempre sono quasi il doppio, senza contare la perdita di posti nell’indotto del turismo… Solo a Taranto Tempa Rossa porterà l’emissione in atmosfera di 26.000 kg di composti organici volatili all’anno”.
2) La Guidi, per legge (la peraltro ridicola Frattini sul conflitto d’interessi), non poteva occuparsi di una norma che favoriva direttamente il suo fidanzato-marito. Ed era dovere del governo, nella fattispecie della Boschi, informarsi su eventuali incompatibilità di chi la proponeva.
3) L’emendamento era già stato cancellato il 17.10.2014 alla commissione Ambiente della Camera dal presidente Pd Ermete Realacci in quanto “inammissibile per estraneità alla materia”.
La seduta fu piuttosto movimentata per la presenza in aula di vari estranei (i soliti lobbisti e il capufficio legislativo della Boschi, chissà mai a che titolo), poi allontanati dall’aula. Poi il 5 novembre la Guidi assicurò al telefono all’amato Gemelli che l’emendamento sarebbe rientrato con l’accordo di “Mariaele”. Cosa che puntualmente avvenne il 14 dicembre, quando la porcata fu infilata nella legge di Stabilità all’esame della commissione Bilancio del Senato, senza nemmeno la possibilità di discuterlo in aula perché tutta la legge divenne un mostruoso maxiemendamento-polpettone che la Boschi portò a Palazzo Madama e poi a Montecitorio, costringendo la maggioranza a votarlo a scatola chiusa con la solita fiducia, fra le proteste dei 5Stelle che domandavano al governo se le leggi le scrivano ancora i ministri o direttamente i petrolieri. L’“atto dovuto” della Boschi era tener fuori l’emendamento già bocciato alla Camera, non rimetterlo dentro alla chetichella. Ora, quando sarà interrogata dai pm, Mariaele dovrà spiegare come fu che la Guidi la convinse a quell’entrata a gamba tesa sul Parlamento.
La domanda è tutt’altro che peregrina, se si esamina il modus operandi della ministra renzianissima.
Ieri la nostra Paola Zanca ha scoperto un’altra marchetta pro-Gemelli, del tutto identica a quella dell’emendamento Total: un codicillo infilato prima nel decreto Competitività, poi nello Sblocca-Italia, infine nel Concorrenza per spalancare alle società di ingegneria (come la Its di Gemelli, oltre a quelle legate a Confindustria e Legacoop) il mercato dei lavori privati, senza neppure il fastidio di doversi adeguare agli obblighi dei professionisti abilitati. Per due volte l’emendamento saltò per l’opposizione di Sel, e per due volte risorse come Ercolino Sempreinpiedi, grazie ora alla Boschi ora alla sottosegretaria allo Sviluppo Simona Vicari (ora ovviamente indagata, per le visite in carcere a Totò Cuffaro). Impossibile che la Boschi non sapesse quel che faceva, visto che la deputata di Sel Serena Pellegrino dice di avergliene ufficialmente parlato denunciandone “le gravi conseguenze che avrebbero messo a soqquadro tutto il comparto della rete delle professioni che fanno progettazione”. Invano.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 04/04/2016

M5S e Lega preparano una mozione di sfiducia contro il ministro Boschi e attaccano Renzi: “Tutti a casa nel governo c’è un mostruoso conflitto di interessi”. La minoranza Pd: “All’esecutivo serve un tagliando”.
L’unico a difendere la Guidi è Berlusconi: “Le intercettazioni sono un vulnus grave”

Greenpeace: Far west nei mari italiani, 100 piattaforme senza controllo
Da greenpeace.org

Nei mari italiani operano circa 100 piattaforme, a gas e petrolio, del cui impatto ambientale non si ha alcuna stima, misurazione o controllo
Siamo venuti a conoscenza di questa incredibile mancanza di supervisione dell’attività delle compagnie petrolifere da una nota stampa dell’ENI, proprietaria di gran parte degli impianti.
Come siamo arrivati a questa notizia?
Ebbene, a seguito di una istanza pubblica di accesso agli atti, abbiamo ottenuto dal Ministero dell’Ambiente i piani di monitoraggio di 34 piattaforme di proprietà ENI. Avevamo però chiesto al Ministero di poter accedere ai dati di tutte le piattaforme operanti nei mari italiani, che secondo il Ministero dello Sviluppo Economico sono 135.

Abbiamo ripetutamente chiesto – e con noi anche le Regioni promotrici del referendum sulle trivelle – cosa ne fosse delle oltre 100 piattaforme e strutture assimilabili di cui non avevamo ricevuto alcun dato: il Ministero aveva deciso deliberatamente di limitare l’accesso agli atti o il problema era l’assenza di monitoraggi?
La risposta di ENI
A queste domande ha risposto ieri sera ENI, con una nota alle agenzie di stampa: “Relativamente alle ‘100 piattaforme mancanti’, per le quali secondo Greenpeace non sarebbero stati forniti i piani di monitoraggio, ENI spiega che quelle di propria pertinenza, non emettono scarichi a mare, né effettuano re-iniezione di acque di produzione in giacimento, pertanto non ci sono piani di monitoraggio prescritti e nessun dato da fornire”.
Ecco svelato il mistero, finalmente!
Insomma, i petrolieri estraggono fonti inquinanti nei nostri mari e nessuno controlla. Alla faccia della “normativa severissima” che secondo il governo regolerebbe il settore! Le attività di estrazione di gas e petrolio offshore assomigliano a un far west. L’assenza di controlli su impianti del genere è un fatto gravissimo, che conferma che il 17 aprile votare sì è l’unica possibilità per cominciare ad arginare una situazione assurda.
Riguardo alla mancata necessità di controllare le piattaforme che non re-iniettano le acque di produzione, segnaliamo il caso (portato alla luce nelle scorse ore da “S”, il mensile di Live Sicilia) di 500 mila metri cubi di acque di strato, di lavaggio e di sentina che sarebbero state iniettate illegalmente nel pozzo Vega 6, del campo oli Vega della Edison, al largo delle coste di Pozzallo. I dati relativi a questo disastro ambientale verrebbero da un dossier di ISPRA, al centro di un procedimento penale della Procura di Ragusa. Gli inquirenti ipotizzano “gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino attuando, per pura finalità di contenimento dei costi e quindi di redditività aziendale, modalità criminali di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi“. Secondo ISPRA la miscela smaltita illegalmente in mare contiene “metalli tossici, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e MTBE” e ha causato danni ambientali e inquinamento chimico. “La natura particolare delle matrici ambientali danneggiate”, secondo ISPRA, non potrà essere riportata “alle condizioni originali”.
Ps: non vi sembra infine incredibile che ad aver chiarito l’assenza di controlli non sia stato il Ministero per l’Ambiente, pure interrogato per settimane, ma ENI?

SCANDALI E INQUINAMENTO, IL FUTURO DELLA BASILICATA OLTRE IL PETROLIO
Da greenreport.it

In un dossier scenari e proposte per uscire dall’era fossile.
In Italia nel 2015 la produzione di petrolio è stata di 5,5 milioni di tonnellate, di queste il 69% arriva dai giacimenti a terra della Basilicata, i più grandi non solo del Paese ma di tutta l’Europa occidentale. Ma c’è il rischio che nei prossimi anni si arrivi a quintuplicare i territori interessati dalle trivellazioni.
E proprio da questa regione è arrivata la conferma che il petrolio rappresenta una filiera oscura e foriera di distorsioni, che inquina non solo l’ambiente ma anche le politiche di un’intera classe dirigente regionale e nazionale.
L’ultima inchiesta della Dda di Potenza, che ha portato a sei arresti per traffico illecito di rifiuti, la sospensione della produzione ENI in Val d’Agri e per presunte irregolarità nell’iter realizzativo degli impianti Total a Tempa Rossa, pongono con ancora maggior forza l’imperativo di guardare oltre il petrolio e cominciare a farlo sin da subito.
Per questo Legambiente – che ieri a Potenza ha presentato il dossier “Il futuro oltre il petrolio – Scenari e proposte per uscire dall’era fossile” – chiede un sistema che sia in grado di dare certezze e sicurezze ai cittadini che oggi al contrario vedono la presenza dell’industria petrolifera in Basilicata, come nel resto del Paese, solo come una minaccia per la salute e per l’ambiente. Per Legambiente una moratoria sull’attività di sfruttamento dei giacimenti lucani, fino al ripristino di una condizione di legalità e trasparenza e l’accertamento delle conseguenze ambientali e sulla salute dei cittadini dell’attività estrattiva, l’avvio di programmi di bonifica e, soprattutto, di compensazione socio-ambientale sono oggi e vere esigenze strategiche del territorio.
In Basilicata – secondo il dossier di Legambiente – sono presenti 10 permessi di ricerca per un totale di 26 Comuni interessati. Le istanze di permesso di ricerca sono invece 17. In totale sono 86 i Comuni della Basilicata interessati, tra permessi di ricerca e istanze di permesso. Di questi, ben 26 ricadono in Area Parco e 7 nel territorio dell’istituendo Parco Regionale del Vulture. Nel solo gennaio 2016, l’attività petrolifera ha prodotto in questa regione quasi 300 mila tonnellate di petrolio estratte dalle 2 concessioni petrolifere attive Serra Pizzuta e soprattutto Val d’Agri. Non più attiva dal 2014 la concessione Gorgoglione. Le aree interessate dall’estrazione di greggio occupano una superficie di circa mille chilometri quadrati, ma l’area ipotecata alle attività petrolifere potrebbe aumentare nei prossimi anni. Infatti ci sono altri 1.454 kmq dedicati ad attività di ricerca e le richieste di nuovi permessi, in corso di valutazione al Ministero dello sviluppo economico, riguardano 3872,35 Kmq.
Un’espansione agevolata anche dalla Strategia energetica nazionale che da un lato dichiara di voler raggiungere e superare gli obiettivi dettati dal Pacchetto UE Clima-Energia 2020 e nel percorso verso la de-carbonizzazione, dall’altro dedica uno dei pilastri proprio allo “Sviluppo sostenibile degli idrocarburi”, prevedendo un progressivo aumento delle produzioni nazionali fino a raggiungere nel 2020 i livelli degli anni ’90. Un evidente controsenso che spinge verso un settore destinato ad esaurirsi in pochi anni perché è da tempo noto che il nostro petrolio è poco e di scarsa qualità.
L’ingente flusso di denaro, anzitutto per l’Eni, e poi per lo Stato Italiano, la Regione Basilicata e i Comuni interessati finora non hanno portato a quello sviluppo del territorio auspicato. Eni quantifica il gettito totale di Royalties versate nelle casse della Regione e dei Comuni interessati dal 1998 al 2015 in oltre 935milioni di euro. Di questi quasi 100 milioni sono stati versati ai Comuni interessati dalla concessione Val d’Agri (Calvello, Grumento Nova, Marsico Nuovo, Montemurro e Viggiano, che ha ricevuto 70milioni di euro).
E poi c’è l’ombra delle illegalità ambientali. Per l’associazione contro la corruzione Transparency, il settore delle estrazioni di petrolio e gas è in assoluto tra i più a rischio corruzione, con un tasso del 25% di corruzione percepita. L’Italia ha visto consumarsi sul suo territorio diverse inchieste nel settore dell’estrazione di idrocarburi. E la Basilicata, per la presenza delle attività estrattive, è purtroppo al centro di queste vicende. L’inchiesta sul Centro Oli di Viggiano, di proprietà dell’Eni, era venuta alla luce a febbraio 2014 con un primo “blitz” dell’Antimafia. Da allora i filoni d’indagine si sono moltiplicati.
«La classe politica regionale in questi anni si è completamente “seduta” sul petrolio utilizzando il bancomat delle compagnie petrolifere alla bisogna – sottolinea Alessandro Ferri, presidente di Legambiente Basilicata -. Mentre il resto del mondo vive l’era del fine petrolio, in Basilicata non possiamo continuare a costruirci un futuro con il vuoto al centro. L’impegno della Regione Basilicata contro le trivelle in mare è sicuramente condivisibile ma perde il suo valore se non si estende a tutto il territorio regionale la posizione, le ragioni e l’approccio che hanno portato all’ormai prossimo appuntamento referendario. Non vanno invece in questa direzione le recenti dichiarazioni del governatore regionale Marcello Pittella che ha perso ancora un volta l’occasione per voltare definitivamente le spalle agli interessi delle compagnie petrolifere e per guardare con occhi nuovi ad un futuro che metta realmente al centro la qualità dei territori come motore di uno sviluppo locale sostenibile».
Dopo 15 anni di attività petrolifera Legambiente chiede anche quale sia il ormai il senso del Parco dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese che doveva rappresentare un’avanguardia culturale capace di promuovere uno sviluppo effettivo e duraturo. «Tuttavia – fanno notare gli ambientalisti – nei primi 8 anni di vita, l’Ente Parco dell’Appennino lucano non ha dimostrato alcuna capacità ad interpretare il suo ruolo in questo senso. Appiattito in un approccio di ‘buon vicinato’ con ENI, non ha saputo essere il motore di alcun cambiamento, né il soggetto trainante verso una rivoluzione del paradigma petrolio che, con le promesse fallite di un’occupazione insoddisfacente – in termini numerici e qualitativi». Il Cigno Verde ricorda una vicenda della quale se ne è occupata forse per primo greenreport.it: quella del bando di gara del progetto Security, «attraverso il quale l’Ente Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese intende spendere 3,5 milioni di euro – concessi da ENI – per la prevenzione di eventuali danni al territorio attraverso la ricognizione visiva delle condotte che collegano i pozzi petroliferi e che attraversano il territorio del Parco. In questo il Parco manca completamente di sensibilità e della percezione del suo ruolo, ragionando ormai come parte dell’indotto ENI invece di essere garante e promotore della compensazione ambientale e immagine di un territorio che sulla tutela e la valorizzazione delle risorse naturali possa finalmente iniziare a ragionare su un piano di moratoria e avvio di riconversione dell’attività estrattiva». Per questo, Legambiente Basilicata ha formalmente chiesto al ministero dell’ambiente di verificare questa situazione e di esercitare le sue prerogative di vigilanza e controllo.
Il direttore generale di Legambiente, Stefano Ciafani, conclude: «Dobbiamo liberare tutti i territori dalla schiavitù delle fossili con un nuovo sistema energetico distribuito e democratico fondato su efficienza e rinnovabili e anche per questo è fondamentale informare i cittadini sul referendum del 17 aprile Andare a votare Sì significa dare un segnale sulla politica energetica di cui necessita questo Paese, perché questo referendum ha una valenza che va ben oltre il quesito sulla durata delle concessioni di ricerca ed estrazione di petrolio e gas entro le 12 miglia: è una presa di posizione sul futuro e il presente che costruiamo per le persone e i territori. Oggi, inoltre, l’illegalità ambientale può essere contrastata con maggiore facilità anche grazie alla legge sugli ecoreati in vigore dal maggio dello scorso anno. A tal proposito attendiamo di capire gli esiti dell’inchiesta attivata utilizzando il nuovo delitto del disastro ambientale».

RIDIAMARO :- )

MA MI FACCIA IL PIACERE
Marco Travaglio

Un italiano in America. “After de ranning de siciuescion of mai leg ar terribol… end… absoliutli fresh, dainamic…” (Matteo Renzi, presidente del Consiglio, inaugura il Forum Italy and US a Chicago, 31.3). Ma allora è vero che è madrelingua.

AAA cercasi. “Renzi: i cervelli in fuga tornino a casa” (la Repubblica, 31.3). E’ un appello al suo?

L’uomo in ammollo. “Se divento Sindaco di Roma renderò il Tevere balneabile entro cinque anni. Poi a fine mandato farò il bagno nel fiume, come Mister Okay” (Guido Bertolaso, candidato FI a sindaco di Roma, 30.3). Solito menu: bagni & massaggi.
Voce del verbo. “Sono stato candidato per fare il sindaco, non ho nessuna intenzione di rifuggiarmi in un angolo” (Guido Bertolaso, 25.3). Non ci vuole Freud per capire che non vede l’ora di fuggire.

Voglia di manette. “Se avessi seguito tutti i consigli del Pd, mi avrebbero messo in cella di isolamento” (Ignazio Marino, ex sindaco di Roma, 30.3). Poi ci ha provato da solo.

Voglia di volare. “Mantovani è depresso, liberatelo: gli serve una particolare terapia, cioè il ‘volo libero’ in parapendio. L’asprezza della misura cautelare lo ha profondamente segnato, tanto da far rilevare un allarmante immaginario autolesionistico e suicidiale” (Roberto Lassini, avvocato dell’ex vicepresidente della Regione Lombardia, in carcere per tangenti, 19.3).

Batcav. “No, non mi sento pugnalato alle spalle da Salvini e Meloni. Io sono come Batman, ho la corazza in kevlar” (Silvio Berlusconi, presidente FI, conferenza stampa con Bertolaso, 23.3). Tranqui, Silvio, quella è la camicia di forza.

Lega Nordio. “Questa è una guerra santa, non come sostiene il Papa che è tornato a parlare di mercanti di armi…. Una Superprocura europea non servirebbe a molto… Ci vuole un referendum sui nuovi ingressi di immigrati… In Italia ci sono molte cellule silenti” (Carlo Nordio, procuratore aggiunto a Venezia, Radio24, 30.3). Almeno quelle stanno zitte.

Guerra parapsicologica. “Libia, Renzi: impegno italiano ma senza intervento” (Corriere della sera, 2.4). Facciamo tutto con la sola forza del pensiero.

Il Ponte tra Alfano e Renzi. “Il Ponte sullo Stretto è un’opera necessaria, Renzi abbatta un altro tabù della vecchia sinistra” (Angelino Alfano, Ncd, ministro dell’Interno, 31.3). Quella nuova è Alfano.

Craxapelle. “Olof Palme è stato uno dei migliori esempi di una stagione irripetibile del socialismo e più in generale del sistema socialdemocratico europeo. Fece parte di una generazione di statisti, da Mitterrand a Brandt, da Schmidt a Gonzalez fino a Craxi, uomini in grado di gettare lo sguardo venti-trent’anni in avanti” (Lia Quartapelle, deputata Pd, alla Camera, 1.3). Tanti quanti Craxi ne ha beccati di galera.

Dagli Attici degli Apostoli. “Inchiesta sull’attico di Bertone. Indagati l’ex presidente e l’ex tesoriere del Bambino Gesù. ‘Ristrutturazione da 422 mila euro con i soldi dell’ospedale’. Il cardinale: estraneo ai fatti” (la Repubblica, 1.4). Lui era solo l’utilizzatore finale.

Roba da chiodi. “Sono come inchiodato alla croce” (cardinale Tarcisio Bertone, la Repubblica, 1.4). E quei chiodi tempestati di brillanti fanno un male boia.

Casa Pirl. “Salvini in cravatta. Prove da leader in Israele sulle orme di Berlusconi e Fini. Rassicura: ‘Noi con Casa Pound? Non li sento più da due anni’” (La Stampa, 30.3). Lo considerano troppo estremista.

Urge smentita. “Con l’aiuto di Dio, con lo sguardo benevolo di Maria Vergine e con il vostro operativo consenso e sostegno, questo ennesimo impossibile traguardo potrà essere raggiunto” (Mario Adinolfi annuncia il suo movimento politico, “Il popolo della famiglia”, 3.3). Bei tempi quelli dell’Antico Testamento quando, per molto meno, ti trasformavi in statua di sale.
..
http://masadaweb.org

3 commenti »

  1. …. sarebbe interessante un approfondimento anche sui risultati delle donne arrivate finalmente al potere… non mi sembra che ci stiamo dimostrando ‘migliori degli uomini’ come si diceva…. sempre belle (immancabile!), buone, brave, povere vittime da proteggere
    dall’ ‘uomo cattivo’ e mai responsabili di qualcosa…. dall’educazione in casa e a scuola e ora anche in ruoli amministrativi e politici, noi donne contribuiamo in modo determinante a creare ‘la società’ di cui poi ci lamentiamo…. un po’ di autocritica ci farebbe solo del bene, ma criticare (anche) le donne oggi è un tabù…
    Lucrezia, ex-femminista storica

    Commento di Lucrezia — aprile 6, 2016 @ 1:08 pm | Rispondi

  2. Cuperlo, Bersani, Bindi, Speranza e via discorrendo, se davvero avessero a cuore gli interessi dell’Italia, voterebbero la sfiducia al governo, inutile ogni volta prendere parola e lamentarsi di Renzi, criticandolo in nome della democrazia del partito. Certo non cadrebbe, dato che è supportato dai fuoriusciti del PDL (Alfaniani e Verdiniani) però si darebbe anche un bello scossone al PD, che ha una deriva ormai fuori controllo.

    Almeno D’Alema è stato coerente, non fa più parte del Parlamento e ha più diritto di criticarlo rispetto alle persone sopra citate. Non sono ovviamente Dalemiano, ma bisogna ammettere che quando lo sento attaccare Renzi, denoto un minimo di onestà e ragionevolezza, mentre gli altri rimangono immobili di fronte al mutamento del PD, che ormai è una cloaca neo liberista, strillando come oche, mantenendo però nel pratico le vecchie strutture di organizzazione del PCI. Bersani e compagnia starnazzante infatti votano ligi al partito, anche se in estremo disaccordo, dando la fiducia ogni volta che occorre, praticamente sono collusi, anche se non lo ammettono.

    Quanto al commento di Lucrezia, c’è da dire che le donne non sono di certo incolumi al neocolonialismo e alla società materialista, basata su shopping sfrenato e su apparizione a tutti i costi, dunque possono anche mettere le quote rosa e rendere un Parlamento al 50% femminile, ma personalmente non cambierà nulla a livello politico e anche personaggi come Boschi, Boldrini, Guidi, Mogherini e via discorrendo, sono responsabili di questo collasso, anche se donne. E non si dica che dietro ci sono uomini e che sono strumentalizzate dal maschio, perchè obiettivamente non è così. Il denaro piace a tutti, maschi e femmine, indistintamente e si scorge grande ambizione personale, ma al negativo, dato che si fa di tutto per rubare l’argenteria della casa, prima che arrivino i ladri ufficiali da fuori per prendersi tutto.

    Commento di Ale — aprile 6, 2016 @ 5:19 pm | Rispondi

  3. Bisogna votare entro questa primavera. Andare oltre sarebbe gravissimo. Vedremo…

    Commento di max — aprile 6, 2016 @ 9:16 pm | Rispondi


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