Nuovo Masada

marzo 16, 2016

MASADA n° 1747 15-3-2016 LA PRIMAVERA ARABA NON FINISCE MAI

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MASADA n° 1747 15-3-2016 LA PRIMAVERA ARABA NON FINISCE MAI

Cos’è successo con la primavera araba – La tragedia della Siria – 16 milioni di profughi premono ai confini europei – Ma, povero Bertolaso, le donne dovrebbero essere inferiori ‘per natura’? – A Riyadh le donne lottano per guidare l’auto – Renzi vuole privatizzare l’acqua, calpestando il referendum – Elezioni in tre Land tedeschi: contro la Merkel avanza la destra xenofoba – Stati disuniti d’Europa – Accanto ai brogli del Pd quelli per Bertolaso – Le ultimarie – Il Pd vende i posti in lista a 25.000 euro – In Italia corrotti ed evasori fiscali non vanno in carcere. Renzi li premia – Trionfo della deflazione- No all’olio di palma

Blog di Viviana Vivarelli
(Nelle immagini, foto di profughi curdi-siriani)

”Se, un giorno, un popolo desidererà vivere, allora il destino ascolterà la sua preghiera.
Le ore oscure cominceranno a schiarirsi, le loro catene cominceranno a infrangersi.
Perché colui che non freme dal desiderio della passione per la vita si dissiperà nell’aria leggera
Questo mi ha detto tutto il creato e ciò che i suoi spiriti nascosti dichiarano
”.

(Versi di ABOU AL QASIM AL SHABBI, messi nell’inno nazionale tunisino)

Shabbi

Oh despota ingiusto,
amante del buio e nemico della vita,
hai riso dei gemiti di un popolo debole,
mentre la tua mano è imbrattata del suo sangue.
Vai profanando l’incanto della vita
E seminando le spine della sofferenza nel suo campo.
Piano! Non ti lasciare ingannare dalla primavera,
dal cielo sereno e dalla luce del mattino;
ché al di là dell’immenso orizzonte c’è il terrore delle tenebre,
lo squarcio dei tuoni e il furore dei venti.
Stai attento! Sotto le ceneri cova il fuoco
E chi semina spine raccoglie ferite.
Guarda là… Quante teste hai tagliato
e quanti fiori di speranza.
Hai riempito di sangue il cuore della terra
E le hai fatto bere lacrime fino a ubriacarla.
Sarai travolto da un torrente, un torrente di sangue,
e divorato dal fiume ribelle
”.
.
La Primavera araba è stata, nei tempi moderni, in Africa e nel Medio Oriente, la più travolgente manifestazione del rigetto dei poteri totalitari e la più entusiasmante richiesta di rispetto per la dignità personale e la libertà delle Nazioni. I popoli in rivolta invocavano diritti e libertà. Ma quell’Occidente, che ha fatto a suo tempo le proprie battaglie per conseguire diritti e libertà e porli alla base delle sue Costituzioni, non si è mosso per sostenere rivendicazioni simili negli oppressi, bensì ha cercato di manipolare i movimenti popolari per ridisegnare lo scacchiere politico del mondo a proprio vantaggio personale, appoggiando o combattendo questo o quello solo mosso da interessi egoistici. La stessa sinistra occidentale si è dimostrata inutile e dispersa, incapace di capire di aiutare quel movimento di popoli che aspirava alla libertà. E ora che ondate di profughi in fuga dai territori sconvolti dalle guerre si abbattono sull’Europa, il cosiddetto mondo ‘civile’ si ritrova impotente a misurare i danni della sua avidità e del suo egoismo e balbetta per aprire nuovi fronti di guerra senza che vi sia una reale capacità a capire e ad aiutare la storia della civiltà ad andare avanti, prova massima che quei valori e diritti che l’Occidente tanto sventolava erano ormai carta straccia.
Se in gran parte questi movimenti popolari sono falliti, ciò si deve anche all’esosità delle Borse, alle mire politiche ed economiche dei grandi Stati, alla ricerca avida di interessi economici o strategici particolari. Non c’è nulla nel mondo moderno che ricordi l’universalismo, il cosmopolitismo e l’idealismo delle rivoluzioni americana, inglese e francese, ma solo un bieco iperliberismo, dove le manovre speculative delle Borse e un utile ricavato con ogni mezzo sono l’unico totem e l’unico dio.

(Viviana Vivarelli)


(Siria)

COME E’ FINITA LA PRIMAVERA ARABA

Cinque anni fa, nel 2011 esplose la primavera araba, un’ondata di proteste popolari contro i governi dittatoriali in Siria, Libia, Egitto, Tunisia, Yemen, Algeria, Iraq, Bahrein, Giordania e Gibuti. Altri movimenti esplosero in Mauritania, Arabia Saudita, Oman, Sudan, Somalia, Marocco e Kuwait. Le cause stavano nel cattivo potere, la mancanza di democrazia, la corruzione, l’assenza di libertà individuali, la violazione dei diritti umani e le condizioni di vita molto dure di povertà estrema che erano aumentate a causa delle speculazioni finanziarie che avevano aumentato esosamente il prezzo di generi alimentari fondamentali. I rialzi stabiliti dalla Borsa portarono a un aumento dei prezzi dei generi alimentari in tutto il mondo (18% in India, 11,7% in Cina) in un solo anno, rendendo disperate le condizioni dei più poveri. Le divisioni religiose e l’intervento di varie potenze che armarono i ribelli aggravarono la situazione.
Le proteste cominciarono il 18 dicembre 2010, in seguito al suicidio di un tunisino che si diede fuoco in seguito a maltrattamenti subiti da parte della polizia, il suo gesto innescò l’intero moto di rivolta siriano tramutatosi nella ‘Rivoluzione dei gelsomini’. Ma un effetto domino si propagò ad altri Paesi del mondo arabo e del Nord Africa.
Nel 2011, 4 capi di Stato furono costretti a scappare: in Tunisia Ben Ali dopo 23 anni di potere fuggì in esilio, in Egitto Mubarak dopo 30 anni di potere prendo poco dopo, in Libia Gheddafi, catturato e ucciso dai ribelli, nel 2012 nello Yemen se ne andò Ali Abdullah Saleh. La rivoluzione popolare di tanti Paesi islamici era divampata come un lampo, gravida di promesse e di speranza, ma, dopo 5 anni di rivolta, nessuno di questi movimenti è arrivato a una soluzione e nessuno di questi Paese ha trovato pace, ordine e democrazia.
I popoli erano insorti chiedendo maggiore democrazia, rispetto dei diritti umani, libertà d’espressione e un cambio di regime. Ma le potenze mondiali, invece di aiutare la liberazione dei popoli in campo internazionale, appoggiarono variamente o i ribelli o i loro dittatori, speculando sul commercio di armi e sperando di ottenere vantaggi personali.

Il Paese dove le cose sono andate meglio è stato la Tunisia, dove nell’ottobre 2011 si svolsero le elezioni per l’Assemblea Costituente, le prime libere dopo decenni, che videro la netta affermazione del partito islamico moderato Ennahda, che entrò anche nel Governo. Il cammino costituente è stato però difficile, con tensioni anche violente tra i partiti e uomini politici dei diversi schieramenti ammazzati. Il 26 gennaio del 2014 è entrata in vigore la nuova Costituzione. La Tunisia è diventata una Repubblica parlamentare con un Presidente della Repubblica ed un esecutivo con un Primo ministro e garanzie di libertà ed uguaglianza, principi di tutela delle tradizioni e nuovi diritti democratici. A fine ottobre del 2014 si sono svolte regolarmente le elezioni legislative che hanno visto il successo del partito moderato centrista, dove molti esponenti eletti però vengono dalle fila del disciolto partito dell’ex Presidente Ben Ali. Anche il nuovo presidente della Repubblica è un ex ministro del vecchio regime. Tuttavia oggi la Tunisia è classificata come uno stato politicamente libero, unico caso nel mondo arabo. Ma il Paese attraversa una grave crisi economica che ha portato nuove proteste in piazza negli ultimi mesi e dalla Tunisia sono partiti migliaia di giovani verso Siria, Iraq e Libia per arruolarsi nell’Esercito islamico. La Tunisia inoltre è stata obiettivo di gravi attacchi terroristi islamici nello scorso anno, da quello di marzo al Museo del Bardo di Tunisi, in giugno a Sousse e a novembre di nuovo a Tunisi contro la Guardia presidenziale; segno di un malessere crescente che preoccupa non poco le autorità.

In Egitto, la Primavera araba ottiene le dimissioni e perfino l’arresto di Mubarak. I Fratelli Musulmani, che erano stati perseguitati dalla polizia in Egitto e in altri Paesi arabi, arrivano al potere dopo le prime elezioni libere e il loro leader Mohamed Morsi diventa presidente della Repubblica. Ma nel luglio 2013, il generale Abdel-Fattah al-Sissi, che lo stesso Morsi aveva promosso capo di Stato Maggiore e nominato ministro della Difesa, depone il governo con un colpo di stato militare e arresta Morsi. Nel maggio del 2014, con una maggioranza di tipo “bulgaro”, Al-Sissi vince le elezioni e diventa Capo dello Stato. Il nuovo faraone d’Egitto ha ribadito e ampliato il modello disegnato dai suoi predecessori di prendere il potere con le armi e mettere a tacere ogni forma di dissenso. La Primavera araba a Piazza Tahrir sembra un ricordo lontanissimo nel tempo. La parola d’ordine è una nuova dittatura.

In Libia, le rivolte scoppiano contro Gheddafi nel febbraio del 2011 e portano a marzo, a seguito della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, all’intervento militare internazionale contro il regime, che determinerà la fine do Gheddafi, poi catturato e ucciso. Da allora la Libia è diventata terra di scontri fra tribù armate e sede dei jihadisti del Califfato Islamico. Il 17 dicembre scorso in Marocco, i rappresentanti delle fazioni libiche, di Tripoli e di Tobruk, hanno firmato un accordo per formare un governo di unità nazionale, sotto l’egida delle Nazioni Unite, che però stenta a nascere. Attualmente non governo stabile non esiste.

Nello Yemen, le proteste popolari hanno deposto il presidente Ali Abdullah, ma oggi il Paese è lacerato da una guerra tra i ribelli Houthi sciiti, sostenuti dall’Iran, e il nuovo governo del presidente Hadi, sostenuto dall’Arabia Saudita e da altri Paesi del Golfo. Migliaia sono gli Yemeniti morti e il Paese è inaccessibile e praticamente distrutto.

In Siria la rivolta popolare contro Assad è iniziata il 15 marzo 2011 con le prime dimostrazioni pubbliche, si è sviluppata in rivolte su scala nazionale, per poi divenire guerra civile nel 2012 ed è ancora in corso. A fine gennaio furono invocate manifestazioni contro la monocrazia, la corruzione e la tirannia, nella prima giornata della collera del popolo siriano e della ribellione civile in tutte le città siriane.
La gente voleva le dimissioni di Assad e l’eliminazione della struttura istituzionale monopartitica del Partito Ba’th. Le proteste, che assunsero connotati violenti sfociando in sanguinosi scontri tra polizia e manifestanti, avevano l’obiettivo di spingere Assad ad attuare riforme democratiche. Ma Assad reagì con una repressione violenta sulla popolazione, provocando un numero enorme di vittime. La Siria precipitò in una guerra civile. Assad ha bombardato il suo stesso popolo e usato agenti chimici. Gli scontri si sono radicalizzati per l’intervento di una componente estremista di stampo salafita che, anche grazie agli aiuti di alcune nazioni sunnite del Golfo Persico, si è diffuso nel 75% dei combattenti. A causa della posizione strategica della Siria, i suoi legami internazionali e del perdurare della guerra civile, la crisi ha coinvolto i paesi confinanti e l’intera comunità internazionale. Gli organi dirigenti del Partito Ba’th e lo stesso presidente appartengono alla comunità religiosa alawita, una branca dello sciismo che è tuttavia minoritaria. Per questo, le nazioni a maggioranza sciita sono intervenute a protezione del governo siriano. Il popolo in rivolta è sostenuto da Turchia, Arabia Saudita e Qatar che mirano a contrastare la presenza sciita in Medio Oriente. L’ONU si è spaccato: Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno espresso sostegno ai ribelli. Cina e Russia sostengono Assad. Ma ora Putin ha deciso di chiudere questo fronte di guerra e ha ritirato le sue truppe dalla Siria.
In Siria la rivolta popolare è diventata una feroce guerra civile che ha devastato il Paese seminando morte, distruzione e migliaia di profughi. Nel frattempo, la Siria ha dato vita all’organizzazione dello Stato Islamico, che regna su quasi la metà del Paese.

A parte qualche debole riforma politica, la primavera araba non sembra aver prodotto molto. Così, cinque anni dopo, l’entusiasmo e le speranze che quei giovani arabi avevano riscosso anche in Europa e nel resto del mondo, quasi si trattasse di un nuovo “68”, sono andate miseramente deluse.
L’ingiustizia sociale, la mancanza di libertà e i regimi autoritari sono tornati con nuovi volti, a volte anche peggiori di prima.

Per una serie di circostanze, quanto è successo mostra il fallimento degli Stati arabo-islamici ma anche il fallimento dell’Occidente e quello dell’ ONU, il cui compito era evitare guerre nel mondo. È fallito lo Stato dei nuovi sultani: l’Egitto di Mubarak, la Tunisia di Ben Ali, la Libia di Gheddafi. È fallito il nazionalsocialismo iracheno di Saddam Hussein e quello siriano della famiglia Assad. È fallita la democrazia multireligiosa e multiculturale del Libano. È fallita la Lega Araba. E potrebbero fallire, prima o dopo, gli Stati patrimoniali del Golfo. Sopravvivono paradossalmente le monarchie, da quella di Mohammed VI in Marocco a quella di Abdullah II in Giordania, ma il rischio del contagio, è altissimo. E l’immagine dell’Occidente nel mondo è fatalmente compromessa.
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Tiranni oppressivi, amanti dell’oscurità, nemici della vita
avete ridicolizzato la dimensione delle persone deboli,
il palmo della vostra mano è intriso del loro sangue.
Avete deformato la magia della loro esistenza
e piantato i semi della disperazione nei campi
”.
(Shabbi)

Siamo vicini
sarà un giorno glorioso
Non rimane nulla del potere se non pochi bastoni e mazze
se non ci credete venite nelle piazze a vedere
Un tiranno esiste solo nell’immaginario dei suoi sudditi
tutti quelli che stanno a casa , dopo questo saranno dei tiranni
”.
(Barghouti)
.
Tahar Ben Jelloun, scrittore marocchino di lingua francese e araba:

Gli islamisti saliti al potere con le primavere arabe hanno dimostrato di non saper governare. Nei loro programmi c’erano lotta alla corruzione, sanità e giustizia, ma non sono stati realizzati e il popolo si è ribellato. E l’Onu si è dimostrata incapace di fermare il massacro in Siria.
I popoli si stanno sollevando, anche in Europa, non si ha più paura del capo, di chi comanda, c’è un’evoluzione in corso.
La frattura fra sciiti e sunniti nata 1333 anni fa è stata il detonatore. Le primavere arabe sono riuscite a mandare al potere i sunniti che considerano ancora lo scisma sciita inaccettabile. Ma l’Islam e gli islamisti sono incapaci di governare in maniera moderna, non sanno usare la modernità che passa, per es., anche attraverso l’emancipazione femminile che sarebbe un elemento di crescita in Medio Oriente. Anzi ritengono di tappare la bocca alle donne per affermare se stessi.
La situazione siriana ha dimostrato che le Nazioni Unite sono incapaci di risolvere un conflitto. Ma tra i ribelli siriani c’è un po’ di tutto, musulmani cristiani, sciiti, sunniti, laici. Tutti quanti contro la dittatura.
In Siria purtroppo c’è chi pensa che non si debba intervenire per non mandare al potere i salafiti, ala estrema dei sunniti. Assad è cresciuto in un contesto di violenza, come suo padre. La situazione siriana è complessa e anche fra i ribelli ci sono mille differenze. L’Occidente continua a non intervenire in Siria per paura che prendano il potere i salafiti. Ma quello che sta accadendo rischia di portare scossoni in tutto il Medio Oriente. Purtroppo per decenni l’Occidente ha sostenuto proprio i dittatori (gli USA premiavano Saddham come ‘democratico’ e sono stati sempre tolleranti con Assad e gli europei sono stati sempre concilianti con i dittatori del nord Africa).
Le primavere arabe hanno fatto saltare il tappo dei regimi autoritari che l’Occidente approvava, lo stesso Saddam Hussein divenne un simbolo di laicitá al tempo della guerra tra Iraq e Iran. E’ vero che i nuovi governi islamisti vivono oggi una fase di stallo incontrando difficoltà a governare ma le primavere arabe rappresentano comunque una evoluzione positiva. Si sono risvegliati non perché volevano il potere ma per rovesciare dittature e passare alla democrazia. Ci vorrà forse ancora qualche generazione. Anche la rivoluzione francese del 1789 dovette aspettare il 1870 per vedere in Francia la democrazia. Gli islamisti non sanno governare. La primavera araba voleva cambiare dei valori, passare alla democrazia ma nessuno stato arabo è ancora democratico oggi. La democrazia è una cultura che non è ancora stata insegnata. La filosofia democratica deve essere insegnata dalle basi. Non basta togliere il velo o liberalizzare l’alcol, C’è tutto un mondo di valori che deve essere imparato
”.

Da tutti questi processi l’Europa è completamente assente.
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L’ESODO DEI DISPERATI

Unicef: – La guerra che insanguina la Siria sin dal marzo 2011 è ormai nel pieno del suo quinto anno. Sono finora oltre 200.000 le vittime tra i civili, di cui almeno 10.000 bambini e ragazzi sotto i 18 anni. La vita di milioni di bambini – sfollati, profughi, intrappolati nelle zone di combattimenti o sotto assedio, privati della scuola e dei servizi di base – è stata sconvolta da questo conflitto. Si stima che siano 16,2 milioni i siriani bisognosi di assistenza umanitaria, nei confini del paese o negli Stati che ospitano profughi. Quasi 5,6 milioni sono i bambini e adolescenti all’interno della Siria. Ad essi si aggiungono altri 2 milioni di bambini, fuggiti nei Paesi della regione (Turchia, Giordania, Libano, Iraq ed Egitto). La situazione si è ulteriormente aggravata a partire dall’estate 2014 a causa dell’impetuosa avanzata in Siria e in Iraq delle milizie jihadiste dell’ISIS (l’esercito dell’autoproclamatasi “Califfato” islamico), che oltre a compiere massacri sulle minoranze Yazide, Turcomanne e cristiane, provocano nuovi spostamenti di popolazione, famiglie intere, in fuga dalla guerra e dalla devastazione sotto i colpi di un dittatore che non trova di meglio per conservare il proprio Stato che distruggerlo.
Dopo l’appello della Merkel, che prometteva accoglienza in Germania ai profughi che fuggivano dalla Siria sconvolta dal bombardamenti, orde di popoli in fuga si sono riversate sull’Europa dal Medio Oriente, spingendo a reazioni estreme i Governi dei Paesi che l’esodo voleva attraversare, mentre il patto di Shengen, che garantisce la libera circolazione di uomini e merci tra i paesi dell’Ue, sta saltando e rischia di travolgere la stessa Europa.
In questi giorni abbiamo visto in tv le scene agghiaccianti di 10.000 profughi curdi-siriani che spingono ai confini tra Grecia e Macedonia. Scene spaventose di campi di tende affogate nell’acqua e nel fango e smantellate dalla polizia. Il freddo gelido della Macedonia. File infinite di uomini, donne e bambini che camminano stremati lungo i binari o tentano di aggirare la polizia attraversando monti e fiumi. Di pochi giorni fa l’attraversamento di un fiume in piena con una catena umana infernale e due corpi trascinati via dalla corrente e affogati.
Cinque anni di guerra spaventosa in Siria e l’invito della Merkel hanno provocato un’enorme migrazione di disperati verso la Germania, mentre ovunque i Paesi attraversati hanno innalzato muri e fatto cordoni di polizia mandando a gambe all’aria Schengen e con esso la residuale Unione europea già violentemente compromessa dalla crisi economica espressamente voluta da pochi magnati e finanzieri per il saccheggio dei beni europei.
Le potenze mondiali si sono dimostrate incapaci di qualsiasi reazione utile nella orrida repressione che Assad ha fatto del suo popolo. Sulle macerie della Siria è risolto il vecchio conflitto delle potenze occidentali contro Russia e Cina. La Russia oggi si ritira dalla Siria. Obama bombarda la Siria ma non Assad. L’Europa dimostra tutta la sua inettitudine e la sua mancanza di una politica estera e di una linea comune. Renzi è più inetto degli altri con la sua inutile Mogherini e non viene nemmeno consultato quando si discute di profughi, come se la nostra penisola non fosse quotidianamente presa d’assalto dai disperati del mare. Il peso di questo terribile esodo ha finito col ricadere tutto sulle spalle della povera Grecia, proprio la Nazione che è stata la più martellata dalla ferocia e dalla stupidità delle leggi turbocapitaliste europee, mentre la Turchia minaccia gli Stati europei, chiedendo 3 miliardi.
L’arrivo di questa ondata di migranti che lasciano alle loro spalle miseria e macerie e non sanno dove andare, spinti solo dalla forza della loro disperazione, ha trovato una Germania incapace di mantener fede alle promesse fatte (solo poche centinaia di profughi sono stati realmente accolti). Per cui era naturale che la destra intollerante tedesca risorgesse, minacciando la Merkel.

“…centinaia di persone, in gran parte siriani e iracheni, hanno deciso di sfidare il blocco imposto da Skopje. Per farlo hanno camminato per ore su strade secondarie di montagna, guadando un fiume e un torrente. Nel primo, il corso d’acqua di Suva Reka, due uomini e una donna sono annegati mentre cercavano di raggiungere l’altra sponda. I migranti sono riusciti ad arrivare in Macedonia, dove le forze di sicurezza li hanno bloccati. In serata, il ministero dell’Interno ha fatto sapere che era tutto pronto per riportarli in Grecia, stimando il loro numero a circa 700 persone (prima i numeri erano oscillati sino a 2mila persone). “Siamo di fronte a un tentativo di superare illegalmente la frontiera. La Macedonia non permetterà la riapertura dei confini. La rotta dei Balcani è chiusa”, ha dichiarato la presidenza del Paese in serata.


Campo profughi allagato a Idomeni


ELEZIONI IN TRE LANDER TEDESCHI CONTRO LA MERKEL, AVANZA LA DESTRA XENOFOBA

La Merkel ostenta calma e insiste nella sua offerta di accoglienza ai profughi. Ma i risultati elettorali sono gravissimi. La destra dell’Afd è stata votata da un elettore su quattro in Sassonia- Anhalt e ha percentuali tra il 12 e il 15% anche in Baden- Württemberg e Renania-Palatinato, tradizionalmente non di destra. Altissima l’affluenza, il tema dei profughi ha attirato molti tedeschi alle urne. La sconfitta è bruciante anche per i due partiti di governo, Cdu e Spd. In 5 anni i socialdemocratici hanno perso metà dei voti in Baden-Württemberg e nel Sassonia-Anhalt, e riescono a conquistare più voti soltanto in Renania-Palatinato, grazie al carisma di una governatrice uscente come Malu Dreyer che ha preso il 37%. Destino simile per la Cdu. Perde tra i 3 e i 12 punti ovunque, ma resta primo partito in Sassonia-Anhalt e salva il governatore Reiner Haseloff. Nel terzo Land la popolarità di Winfried Kretschmann ha fatto schizzare i Verdi a 7 punti dalle ultime elezioni, al 31% — un record, pur essendo questa una delle regioni più conservatrici del Paese. Ma negli altri due Land gli ambientalisti tedeschi subiscono pesanti perdite, in Renania-Palatinato crollano di 10 punti. Due dei tre governatori in carica, peraltro, erano a favore della politica delle “porte aperte” dei profughi della Merkel. Peccato che non fossero del partito della Merkel. I candidati della Merkel hanno perso in due regioni su tre.

STATI DISUNITI D’EUROPA
Paolo De Gregorio

Sulla questione ormai endemica della immigrazione in Europa, il pericolo è quello di reagire solo a livello emozionale, per le immagini di bambini affogati e spiaggiati, di migliaia di disperati respinti dietro le barriere di filo spinato, nel fango e nel freddo, il tutto accompagnato dall’invito del Papa ad accogliere comunque queste persone, esercitando la misericordia in questo anno giubilare.
Se però cerchiamo di uscire dalla emotività e valutiamo il fenomeno nei suoi effetti geopolitici globali, il risultato più vistoso appare quello di spaccare l’Europa e spostare a destra gli equilibri politici di molti paesi europei i cui cittadini sono preoccupati da questa continua invasione di migranti, in una fase della economia che non crea posti di lavoro.
Cercando sempre di analizzare freddamente questo fenomeno, vi è certamente una strategia islamica che ad ogni costo vuole insediare i propri correligionari in Europa, dove si pretendono moschee, si fanno molti figli, e, come è stato dimostrato dai fatti terroristici accaduti in Inghilterra e Francia, i terroristi si fabbricano in Europa, nei paesi ospitanti.
Se non si ferma questa invasione si farà un favore gigantesco a chi non vuole che l’Europa diventi una sola nazione, gli Stati Uniti d’Europa, capaci di far concorrenza a chiunque, di aprirsi verso la Russia, di sciogliere la Nato, e tra coloro che godrebbero di una frantumazione dell’Europa i primi sono gli americani.
Vi è dunque una convergenza di strategie inconfessabili tra movimento islamico e USA, entrambi interessati a destabilizzare l’Europa, pur con fini diversi, ma con risultati visibili, come lo spostamento a destra in Polonia, Ungheria, Austria e ieri Germania, e con il Regno Unito ormai con un piede fuori dall’Europa. Terrorismo e immigrazione di massa sono indubbiamente i due maggiori fattori che determinano la destabilizzazione e non mi sembra che si reagisca a questo disegno se non con la frantumazione del progetto europeo.
Anche la Chiesa cattolica penso abbia delle responsabilità, anche se indirette, nel predicare l’accoglienza. Siccome non credo alla ingenuità dei preti, penso che uno scenario di sempre maggior disagio delle classi popolari, nel convivere con questa immigrazione, determini una reazione nel senso politico di destra e di identità religiosa capace di riportare la Chiesa protagonista di una rifondazione nazionalista e conservatrice degli Stati europei.
In questo scenario, in cui si inseriscono anche le componenti armate dell’Isis, di Al Qaeda e del progetto del Califfato, che unisce sotto le sue bandiere nere la nazione islamica, mi pare folle il progetto di attaccare la Libia e continuare con la politica dei droni, che crea le condizioni per ritorsioni terroristiche e odi ancora più profondi, senza contare che tali operazioni giustificano la fuga di massa verso l’Europa.
So bene che è utopia, ma le cose cambieranno solo se finirà l’ingerenza occidentale nello scacchiere del Medioriente e dell’Africa con operazioni di forniture di armi, di prelievo di materie prime ad opera di multinazionali di tutto l’Occidente, che si muovono corrompendo i politici per ottenere concessioni e, a livello militare, con droni e truppe speciali dei servizi segreti.
Quanto alla sovrappopolazione e alla migrazione, vanno risolte con mezzi diversi: anche se ne accogliessimo milioni, l’Africa col suo miliardo di nativi non avrebbe nessun significativo risultato di diminuire le bocche da sfamare, risultato che si potrebbe ottenere solo come è stato ottenuto in Occidente, con l’abbandono dei diktat delle religioni e con la diffusione libera di tutti i contraccettivi che la scienza ci ha messo a disposizione.
Ma questa è una battaglia che le donne del terzo mondo devono giocare in casa, contro preti e uomini che si sentono tali solo se fanno tanti figli.
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LE ULTIMARIE
Massimo Gramellini

Le immagini riprese dalle telecamere nascoste del sito Fanpage.it smascherano alcuni consiglieri del Partito Democratico napoletano mentre davanti ai seggi delle primarie forniscono a elettori più o meno casuali l’euro necessario al voto, accompagnandolo con indicazioni a favore di Valeria Valente, la candidata poi risultata vincitrice. Si vede un dirigente del Pd locale tirare fuori il portafogli e smazzare biglietti da dieci euro ai passanti. E uno scrutatore uscire in strada a urne ancora aperte con la lista dei votanti per mostrarla a un tizio seduto dentro un’auto.
Che, da strumento capace di lanciare in orbita personaggi sgraditi agli apparati, le primarie fossero scadute a camarilla alimentata dagli apparati stessi era cosa nota o comunque fortemente sospetta. Vedersela però sbattere in faccia suscita un moto di disgusto che mina la credibilità di un meccanismo elettorale e del partito che su quel meccanismo aveva fondato la propria differenza. Il fatto poi che, almeno in queste immagini, a essere beneficiata dal voto «assistito» sia stata la candidata che si presentava come simbolo del nuovo corso, rende ancora più indifferibile un intervento del segretario del Pd, che sulla mistica delle primarie ha costruito la sua carriera e legittimato la nomina a presidente del Consiglio. Il Renzi che abbiamo conosciuto prima che l’incenso dei sacerdoti di regime si incaricasse di rallentarne i riflessi caccerebbe all’istante i dirigenti dall’euro facile e rifarebbe subito le primarie napoletane, mettendo qualche sceriffo affidabile a controllare l’ultima propaggine dell’infinito Far West italiano.

(Aleppo, Siria)

ACCANTO AI BROGLI DEL PD QUELLI PER BERTOLASO

Dopo le “gazebarie” di Roma, Bertolaso ha parlato di 50mila romani accorsi a votare che gli avrebbero dato il 96,7% dei voti, per cui FI avrebbe potuto anche fare a meno di Salvini (le gaffe di Bertolaso sono proprio il massimo della stupidità e lui, anche come uomo, è di una insulsaggine incredibile. Solo la fuga dei berlusconiani più attivi verso Renzi ha potuto spingere B a scegliere come candidato per Roma un essere insulso e inetto come Bertolaso, peraltro rifiutato da Salvini e dalla Meloni che ha candidato se stessa malgrado sia al settimo mese di gravidanza).
Dunque Bertolaso si vantava di piacere ai Romano ma i suoi dati erano di pura fantasia e lo hanno dimostrato i reportage giornalistici nei vari gazebo. Per votare, infatti, bastava mostrare un documento d’identità per dimostrare di essere cittadino italiano, ma si poteva passare da un gazebo all’altro per votare più di una volta. Una cronista del Fatto ha votato 6 volte, un’altra del Tempo ben 22.
La democrazia in Italia è morta, ma quelli che dovrebbero amministrarla l’hanno ammazzata per primi.
Lo stupido Bertolaso, minacciato dalla candidatura della Meloni, l’ha attaccata stupidamente dicendo che ‘dovrebbe fare la mamma”.

CONTRO LA NATURA
Alessandro Gilioli

Dopo la sfortunata uscita di Bertolaso sulla Meloni (peraltro un gaffeur professionista) ci sono state molte reazioni, in prevalenza maschili, che tirano in ballo “la natura”: che volete, è la natura a mettere le cose così, è la natura che rende le donne luoghi di gravidanza e allattamento, non rompete troppo le scatole con il vostro politically correct.
Già, la natura.
C’è un passaggio divertente, nel romanzo sul precariato di Francesca Fornario, in cui Eva parla con Dio e gli fa presente che questa storia delle borracce non è molto equa: perché a lei ha messo addosso tutt’e due le borracce di latte per nutrire i pargoli, e a lui niente? E perché ha deciso che per riprodurre la specie si deve deformare e appesantire solo il corpo di lei, e lui invece bello plastico e slanciato come prima? Dio ammette l’errore di fabbricazione – e se ne scusa.
Fuori dai romanzi, invece, nessuno si scusa di nulla, anzi: “la natura” viene usata come alibi ontologico e indiscutibile per non provare a modificare le cose con la cultura, nei limiti del possibile. E sì che è la stessa natura che noi umani, proprio con la cultura, proviamo a modificare in infiniti altri campi per migliorare la nostra vita fin dalla notte dei tempi: innestando i vegetali tra loro, addomesticando bestie selvatiche, inventandoci le medicina e perfino la chirurgia, e così via, giù giù fino alla genetica.
Ciò nonostante, dopo quattro o cinquemila anni, stiamo ancora a parlare della natura come di un golem perfetto e imperfettibile, che in alcuni casi non dobbiamo toccare o modificare – compresa la bufala retroproiettata della “famiglia naturale”. Come se ciascuno di noi non combattesse in qualche modo, di solito chimico e quindi culturale, le naturalissime malattie che ci vengono addosso – dal raffreddore alla depressione – e anche la vecchiaia, del tutto naturale anche lei. E come se non cercassimo in ogni modo di allontanare e ingannare l’evento più naturale di tutti, cioè la nostra morte.
Insomma basta, con questa mitizzazione della natura. La natura non è solo il panorama del sole al tramonto sul mare – bellissimo, certo – ma è anche tante altre cose meno belle: l’aggressività, ad es., la violenza, la sopraffazione, la sofferenza, la malattia e la morte appunto – ecc.
Se Dio ha dato alla donna due borracce di latte e all’uomo manco una, beh sapete che c’è? Che con la cultura abbiamo inventato i biberon e i tiralatte. Non annulleranno del tutto l’iniquo divide creato dalla natura, ma lo mitigano.
E comunque credo che abbia ragione Bruno Clément, uno dei due eroi delle Particelle elementari, quando di fronte alla madre morente e a un coglione che gli dice “che vuoi farci, è la natura”, quieto e furioso gli replica: «Io ci piscio in faccia, alla natura».
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Massimo Gallo
E’ l’ipocrisia tutta cattolica ad usare, a suo comodo, la “natura”, la “famiglia naturale” per mettere il naso nella vita sessuale di tutti – tutti – gli italiani – basta pensare ai medici obiettori per forza -.
Poi, ecco gli effetti collaterali: Bertolaso ha talmente introiettato il messaggio conservatore da proferire… ciò che pensa la maggioranza degli italiani, purtroppo.
La Meloni, dunque, sia coerente con se stessa e faccia la mamma, come “natura vuole”, visto come si è impegnata in questo mese riguardo le coppie omosessuali.
Ma anche noi uomini abbiamo avuto in dono due borracce: le mie e quelle di tanti altri sono piene dello squallore di questi politici, usciti da un film dei Vanzina, campioni planetari di ignoranza, pregiudizi, corruzione, arroganza, servilismo verso i potenti…
Con la nazione alla deriva e la miseria dilagante, questa è l’invincibile classe dirigente, che balla incosciente sulla nave lanciata nell’oscurità più fitta


(Macedonia)

IL PD VENDE I POSTI IN LISTA A 25.000 EURO
Luigi Di Maio

“Non è vero che i partiti vendono i seggi” dice l’ex tesoriere del Pd Misiani. “Come no” replica in diretta Mineo, ex senatore del Partito Democratico: “A me la tesoreria del Pd, a cose fatte, mi ha mandato una lettera con la richiesta di versare 25.000 euro perché ero stato messo in ‘posizione utile’ in lista. Significa che il partito si sente padrone del seggio e allora il Parlamento non conta nulla”.
Lo sapevate che per essere candidato nel Partito Democratico si devono pagare 25.000 euro e altri 150.000 in 5 anni? Si chiama “patto di candidatura”, con cui i partiti vendono i seggi in Parlamento, pena la decadenza e la non candidatura per le prossime elezioni.
Abbiamo già presentato un’interrogazione per fare chiarezza, e chiediamo alla Boldrini e a Grasso di acquisire tutti questi contratti alla Presidenza della Camera per aprire un’indagine sulla vendita di seggi da parte del Pd.

Ormai il Pd è a un tale livello di degradazione che non fa solo compravendita di voti ma anche di seggi.

Michela Serra

LA COMPRAVENDITA dei voti è un fenomeno ripugnante. Sia una mancia elargita per paternalismo, sia voto di scambio vero e proprio, l’offesa è al cuore della democrazia. Non è affatto importante stabilire se alle primarie di Napoli il fenomeno abbia influito sul risultato finale: sarebbe come dire che passare con il rosso non è grave se non determina incidenti mortali. La reazione minimizzante di molti dirigenti del Pd lascia di stucco. C’è un machiavellismo di serie B, in tante dichiarazioni, che non è degno di una classe dirigente. Peggio, la voglia di lasciar correre (“sono episodi marginali”, “sono fesserie”) amplifica inevitabilmente i peggiori sospetti: è politicamente ottuso, e l’ottusità, in politica, è un vizio imperdonabile (e per nulla “machiavellico”).
Non è la prima volta che la nuova classe dirigente del Pd pecca di superficialità nel giudizio sul voto, ovvero sul vero e proprio “momento sacro” della democrazia. A parte la sottovalutazione delle gravi e accertate scorrettezze nelle primarie liguri, quando alle elezioni regionali emiliane andò a votare solo un terzo dell’elettorato — cataclisma impensabile in una società abituata a partecipare quasi in massa alla vita collettiva — lo stato maggiore renziano incassò la vittoria e non colse l’enormità dell’accaduto, che decapitava non questo o quel partito, ma la politica nel suo insieme. Compresi i vincitori. Un vincitore che non capisce di governare dimezzato ha lo sguardo corto e poco futuro.
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A RIYADH LA DEMOCRAZIA E’ DONNA
Tiziana Barrucci

I suoi libri sconvolgono e appassionano il mondo arabo. Salwa al Neimi (“La prova del Miele”, Feltrinelli), è una scrittrice siriana ma vive da tanti anni a Parigi. Racconta di donne, del loro universo erotico, delle loro passioni. Lo fa senza alcuna vergogna. Anzi, con orgoglio. L’orgoglio della lingua che usa nei suoi romanzi, rigorosamente l’arabo. È infatti stata lei la prima scrittrice che ha osato sfidare la parte più retrograda di quelle società maschiliste, raccontando nella sua lingua d’origine l’universo di carnalità da troppo tempo censurato. Con la sua idea di un paradiso islamico concepito attraverso piaceri tangibili, ha di certo fatto cadere dalle loro sedie tanti imam. Commenta le rivoluzioni in atto nel “suo” mondo arabo nonché l’iniziativa “Io guido” che le donne saudite hanno organizzato per oggi.
Cosa vorrebbe dire alle donne saudite che scenderanno in strada oggi dietro al loro volante? Che non sono sole. Certo, dagli altri paesi non è facile appoggiarle, ma far conoscere la loro causa le può sicuramente aiutare.
L’Arabia Saudita ha un sistema politico che si basa su un’interpretazione errata della religione. Parla di dogmi che non esistono. Sulla stampa saudita, negli ultimi giorni, si discute dell’opportunità oppure no che gli uomini vendano abbigliamento intimo alle donne. E allora si parla di principi religiosi, di leggi. È ridicolo. E’ ovvio che se dedico la mia vita a discussioni di tal portata perdo di vista il senso generale delle cose. Si riduce lo spazio fisico-mentale dedicato alla discussione civile. È un’impostazione idiota che rende le persone idiote. Ma la risposta delle popolazioni ora è più che mai forte.
Le donne saudite chiedono che vengano rispettati i loro diritti basilari, come quello di guidare. Ho letto la dichiarazione di Riyadh firmata da attivisti e intellettuali sauditi: quelle persone rivendicano il loro diritto a essere cittadini. È questo il punto a cui si dovrà arrivare. Le donne stanno facendo un lavoro importantissimo verso tale direzione.
Un passo che stanno facendo tutte le popolazioni arabe…
Il 2011 è l’anno degli arabi. Rivoluzioni iniziate, a metà o in procinto di partire. Questo mondo è in subbuglio e il cambiamento è oramai a portata di tutti.
Ogni paese ha le sue caratteristiche geopolitiche, la sua storia, di conseguenza i suoi tempi. Ma secondo quale principio gli occidentali possono dire che noi arabi non siamo abbastanza maturi per la democrazia? Gli egiziani, i tunisini, ma anche gli yemeniti non torneranno più indietro. Hanno capito di avere un potere importante. Nessuno toglierà loro questo potere. Persino in un paese povero come lo Yemen le persone sono scese in strada e rivendicare i loro diritti. Nessuno lo avrebbe mai detto. Prima che accadesse in Egitto, tutti dicevano che l’Egitto era diverso dalla Tunisia. Anche prima che le manifestazioni iniziassero in Siria si diceva che il popolo siriano non era pronto, non era abbastanza maturo. I siriani hanno dimostrato che non era così.
In Siria non c’è una guerra civile, la popolazione sta ancora manifestando in maniera pacifica. Il 2011 è l’anno di due parole chiave: libertà e pacifismo. Voglio essere libera e quindi combatto. La mia rivendicazione non è e non sarà mai violenta. Lo Yemen è il paese delle armi, ma la popolazione non sta manifestando con i fucili. E’ la forza dei movimenti che si stanno costituendo. Le donne in questa strutturazione della lotta hanno un grande ruolo.
Ci hanno raccontato per tanto tempo che gli islamisti erano pericolosi. Era il modo più semplice per manipolarci, ma si trattava di una menzogna gigantesca. Per la mia storia privata e pubblica è ovvio che non auspico una vittoria islamista, ma se essa arrivasse in forma democratica io dico, perché no? Stiamo a vedere, ci potrebbero sorprendere.
Guardi la Turchia, non mi dispiacerebbe avere lo sviluppo economico che quel paese sta vivendo, eppure c’è una leadership islamista. Gli islamisti nelle loro dichiarazioni oramai dicono di aver capito che il mondo è cambiato. Io non penso che siano così forti da prendere il potere in maniera democratica, ma se invece lo fossero, non mi fanno di certo paura. Democrazia significa anche questo.


(Idomei. Macedonia)

Ovviamente due pesi e due misure per l’Isis o per i profughi da una parte e per gli Stati super ricchi come l’Arabia saudita dall’altra, contro le cui mancanze di libertà nessuno apre bocca, perché sul mercato i suoi magnati rendono bene e dunque si può chiudere gli occhi sulla barbarie delle sue condizioni sociali.

IL TEMPO DELLE MELE MATURE
Massimo Gramellini

Sophie Marceau ha rinunciato alla massima onorificenza francese, la Legion d’Onore, perché nei mesi scorsi il presidente Hollande l’aveva consegnata di nascosto anche al principe ereditario dell’Arabia Saudita. In un mondo dove molti cultori del pensiero elastico sono disposti a lappare i glutei di una giuria intera pur di sgraffignare un premio di latta da esibire nelle loro tronfie biografie, l’idea che Marceau abbia scansato l’agognata corona per ragioni di principio suona arrogante, provocatoria, bizzarra. In una parola: meravigliosa. L’Arabia Saudita è stata definita con qualche ragione «un’Isis che ce l’ha fatta». Si tratta di una monarchia teocratica che ha partorito l’ala più oltranzista dell’Islam, quella wahabita, germe di tutti i fondamentalismi. Solo l’anno scorso ha ordinato 154 esecuzioni capitali, sottopone i dissenzienti a sedute pubbliche a base di frusta e mortifica le donne al punto che durante l’incendio di una scuola femminile la polizia religiosa impedì ad alcune studentesse di mettersi in salvo perché nella concitazione non avevano fatto in tempo a recuperare il velo.
Sono questi bei personaggi che l’Occidente considera clienti e alleati fedeli, mentre dà la caccia ai terroristi allevati da loro. La Ragion di Stato impone di chiudere gli occhi e nascondere la mano, come ha fatto Hollande nel premiare il principe saudita. Invece un’attrice può ancora permettersi il lusso di esprimere la sua umanità senza lasciarsi intaccare dal cinismo. Deve avere coraggio, però. Evidentemente la ragazzina del «Tempo delle mele» è diventata una donna tosta. Chapeau, Marceau.


(10.000 profughi curdi siriani)

RENZI VUOLE PRIVATIZZARE L’ACQUA. ADDIO REFERENDUM
Viviana Vivarelli

Già alla prima Leopolda il programma dei cento punti di Renzi prevedeva la privatizzazione massima dei servizi e beni pubblici. Non c’era nulla che odorasse di sinistra in quel programma, nulla di democratico. Era tutto in chiaro. Neoliberismo estremo. Distruzione dello stato sociale. Cancellazione dei diritti democratici (e ora dopo l’eliminazione del voto per le Province è in arrivo quella del voto per il Senato). Del resto Renzi non è mai stato eletto democraticamente, è stato ‘scelto’ come uomo di paglia per la sua parlantina da una serie di protagonisti più o meno occulti, che vanno da Berlusconi che lo finanziò, allevò ed aiutò attraverso Verdini, alla Compagnia delle Opere, a figuri della Bce che portano avanti un piano neoliberista europeo diretto dal Fondo Monetario e dalle massime banche d’affari americane (vd Goldman Sachs). Quale meraviglia se oggi il Governo appoggia la privatizzazione dell’acqua? Stava tutto nelle premesse iperliberiste di Renzi, e nel suo intento di tagliare in ogni modo la sovranità popolare infischiandosene dei diritti degli elettori.
26 milioni di italiani nel giugno del 2011 votarono “sì” ai due referendum sull’acqua pubblica. Ma per Renzi non esistono. Per Renzi la democrazia non esiste. E il Pd gli va dietro, rovinosamente, proditoriamente, per attaccamento alla poltrona, sapendo che le sue cariatidi resisterebbero poco o niente sotto l’urto di una vera democrazia che avanza.
Dunque Renzi, l’uomo di paglia del turbocapitalismo, per compiacere i vili interessi di mercato delle multinazionali, ha deciso che la gestione dei servizi idrici non deve essere pubblica, ma di mercato. Dopo 5 anni ha rovesciato il responso dei cittadini per favorire affari che col bene dei cittadini non hanno proprio nulla a che fare.
Nel 2011 gli italiani dissero che l’acqua era un bene pubblico che non poteva essere messo sul mercato e gestito con fini di lucro per di più da multinazionali che non sono nemmeno soggette alle leggi dello Stato. Ma nei 5 anni successivi l’esito del referendum non è mai stato realizzato e non è mai nata la legge successiva che doveva obbligare i Comuni a ripubblicizzare l’acqua.
L’acqua è un diritto umano, non può scadere a bene di mercato e deve essere difesa come bene fondamentale. Per questo il M5S, con Sel e alcuni del Pd sono tornati a lottare per la sua difesa e la difesa di noi tutti.
Federica Daga (M5S) è la prima firmataria di una legge che qualifica l’acqua come “diritto umano” e, come tale, garantisce a tutti una fornitura minima di 50 litri al giorno pagata, se serve, dal fisco generale. Essa deve essere affidata solo a enti di diritto pubblico pienamente controllati dallo Stato (niente Spa pubblico-privato) Ma Renzi marcia in senso contrario e vuole cancellare la volontà popolare. E la maggioranza dei membri del Pd, ormai aggiogata e asservita voterebbe anche questa ennesima porcheria passivamente e servilmente, come ha votato tutte le altre.
Si pensi che, sancendo il passaggio definito dell’acqua nelle mani dei privati
-si aggraverebbe ancora di più l’imbevibilità dell’acqua (come è accaduto in tutti gli Stati che hanno fatto la privatizzazione, fino ad arrivare ad acque addirittura inquinate da stafilococchi, germi colitici ecc
-aumenterebbe enormemente il suo prezzo, che sarebbe tagliata in caso di mancato pagamento (mentre oggi l’acqua non viene chiusa mai)
-aumenterebbe il dissesto degli acquedotti, che già ora hanno una dispersione del 37%, perché le multinazionali tendono solo e sempre (è provato) a massimizzare i ricavi riducendo gli investimenti, e questo sarebbe gravissimo in un Paese come l’Italia dove già parti del territorio hanno l’acqua razionata e non continua.
Un Governo perbene avrebbe investito per recupero degli impianti idrici, nella manutenzione delle tubature che perdono, degli impianti fognari irregolari, della depurazione incompleta, avrebbe chiuso con le sorgenti quasi regalate alle società di acque minerali, e avrebbe risanato tutto il settore, minimizzando perdite e sprechi. Renzi, invece, col suo vile partito di yesman, è pronto a peggiorare ancor più la situazione cedendo addirittura i diritti dell’acqua a società straniere che ci userebbero come terra da macello.
E’ stato calcolato che per i recuperi più urgenti occorrerebbero 65 miliardi in 30 anni, ma quegli idioti del Pd, quando hanno messo in Costituzione (primi in Europa) il pareggio di bilancio, hanno vincolato se stessi a non fare alcun tipo di investimento e dunque a bloccare qualsiasi ripresa occupazionale per opere pubbliche (allo stesso tempo si vagheggia di stupidaggini come il Ponte di Messina, già bocciato più volte, bloccato da Prodi e messo in liquidazione, che costerebbe 5 miliardi, ma uno lo abbiamo già speso per non farlo, o si insiste sulla TAV in Valsusa, che costerebbe 8 miliardi. Ma per queste opere inutili l’articolo di pareggio di bilancio non vale?)
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Strozzata dell’iperliberista modello economico Ue, l’Italia non può fare investimenti così importanti come il recupero del territorio e il risanamento del settore idrico. Per questo si “vende” l’acqua ai privati, che poi però gli investimenti non li fanno. Dal 2006 i privati hanno pagato solo l’11% dei fondi investiti nel settore idrico, il resto sono soldi pubblici. Napoli è l’unica grande città che ha rispettato il referendum ma non fa testo, malgrado i suoi successi, eppure la società Abc ha chiuso il 2015 in utile per 8 milioni nonostante abbia le tariffe più basse d’Italia (ora però ha il problema che la Regione di De Luca ha fatto una pessima legge sul settore idrico).
Che il Governo voglia cancellare la volontà popolare è gravissimo ma rientra nell’assenza di democraticità di Renzi. Si calpesta la volontà di 26 milioni di cittadini come si calpestano i diritti minimi di vita e di civiltà.
Come è chiaro, Renzi è contro il referendum fin dallo “Sblocca Italia” del 2014. Il suo scopo è chiaro: concentrare i servizi pubblici locali nelle mani di poche grandi multinazionali, le stesse, poi, che lo sostengono e che lo hanno messo nel posto dove è, manipolando e ingannando un popolo di elettori idioti.


Comunali Milano, la candidata M5s Bedori: “Troppa pressione dai giornali, lascio ed è solo una mia decisione”

TRIVELLE, SI VOTA TRA UN MESE MA NESSUNO NE SA NIENTE

Scriveva nel 2013 Massimo Gramellini
BORDELLUM

Per la Corte Costituzionale la legge elettorale detta Porcellum è illegittima. Dunque tutti i parlamentari nominati dai partiti con quella norma e da noi svogliatamente votati negli ultimi 8 anni sono illegittimi. E così i loro atti. Illegittima la prima incoronazione di Napolitano. Pure la seconda. Illegittimi i governi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta. Illegittimi i senatori a vita scelti dal Capo dello Stato, per cui di oltre mille parlamentari l’unico in regola sarebbe l’ex presidente Ciampi. Illegittime le riforme del lavoro e delle pensioni, le tasse sulla casa e in genere le spremiture decretate da governi illegittimi e convertite in legge da parlamenti illegittimi. Illegittimo il voto su Mubarak zio di Ruby, ma anche quello sulla decadenza di Papi. Illegittimi gli stipendi, i rimborsi, i portaborse, i panini della buvette. Illegittime le interviste dei presunti onorevoli e dei millantati senatori. Doppiamente illegittime le lauree prepagate, le solerti raccomandazioni, le appetitose lottizzazioni. Tutto ciò che è stato detto, fatto e cospirato in Parlamento negli ultimi tremila giorni è illegittimo. E poiché non vi è regolamento, codice o postilla su cui gli illegittimi in questi anni non abbiano messo becco, l’intero Paese può a buon diritto definirsi illegittimo.
Sembrerebbe l’accrocco definitivo. Se non fosse che anche la Corte Costituzionale è stata nominata in larga parte da un parlamento e da un presidente illegittimi. Ne consegue che la sua sentenza di illegittimità è da considerarsi illegittima. La patria è salva. Il Bordellum continua.

(Quel bambino nato nel fango ai piedi del muro.)

LA PIAGA ITALIANA. LA CORRUZIONE PIU’ ALTA D’EUROPA

Ma contro la corruzione Renzi che fa? La depenalizza!!
Non vedrete certo nelle Finanziarie di Renzi qualche aggravamento di pene o aumento di controlli che prenda di mira l’evasione fiscale o la corruzione. Anzi le sue leggi penali e processuali non fanno che ammorbidire e premiare gli atti corruttivi fino a porre in essere delle vere licenze all’abuso che suonano come inviti a nozze. Evasori e corruttori d’Italia, unitevi con me, non avete da perdere che le vostre catene!
Ora domandatevi un po’ perché.

Corrotti impuniti: “Solo 230 detenuti contro i 7986 della Germania. Finalmente primi in Europa per corrotti e truffatori impuniti!
Corrotti e corruttori, riciclatori, falsificatori di bilanci ed evasori fiscali anche seriali farebbero bene a trasferirsi in Italia: è difficilissimo finire in cella. Solo lo 0,6 % della popolazione carceraria italiana infatti sconta pene definitive per reati di questo tipo, un abisso rispetto agli altri Paesi dell’Europa occidentale. È uno dei dati conteggiati (al 1° settembre 2014) dall’Istituto di Criminologia e diritto penale dell’Università di Losanna, che ogni anno, per conto del Consiglio d’Europa, fotografa la situazione carceraria di 47 Paesi.
Il professor Marcello Aebi, dell’ateneo svizzero, con altri due docenti, analizzando il sistema penitenziario europeo ha registrato una diminuzione dal 2011 a oggi del sovraffollamento delle carceri: la densità delle carceri è scesa da 96 detenuti ogni 100 posti nel 2013, a 94 nel 2014. Il tasso della popolazione carceraria quindi è diminuito del 7% nel 2014 rispetto all’anno precedente, passando da 134 a 124 detenuti ogni 100 mila abitanti.
L’Italia resta uno dei Paesi con le carceri più sovraffollate d’Europa, ma la situazione migliora: si posiziona all’11º posto, con 110 detenuti (nel 2013 erano 148) per 100 posti disponibili nel 2014. Da 3 a 9 metri quadri per ogni arrestato
Rispetto ai 54.252 detenuti negli istituti penitenziari italiani registrati al 1° settembre 2014, i numeri sarebbero ancora diminuiti: al 28 febbraio 2016 si contano 49.504 posti. Sono inoltre 8.796 persone detenute in attesa di una sentenza di primo grado. Numeri che entusiasmo il ministro della Giustizia Andrea Orlando che ieri ha twittato: “L’Italia da maglia nera per sovraffollamento carceri diventa modello per altri Paesi. Oggi #Cedu chiude il caso e apprezza nostre riforme”. Il riferimento è alla decisione del comitato dei ministri della Corte europea dei Diritti dell’uomo che proprio ieri ha deciso di chiudere l’esame dei casi Torreggiani e Sulejmanovic, le due sentenze che hanno imposto all’Italia, nel 2009 e nel 2013, stringenti direttive sugli spazi nelle celle, meno di 3 metri quadri a persona. Nella risoluzione il comitato dei ministri “accoglie con favore la risposta data dalle autorità italiane con l’introduzione di importanti riforme per risolvere il problema del sovraffollamento”. Anche l’indagine “Space I” riporta la superficie in metri quadri destinata a ciascun detenuto, fissandola per l’Italia a 9 metri quadri, contro gli 11 della Francia, per fare un esempio.
“Le condanne arrivano solo in primo grado”. Ma nella relazione dell’Università c’è un dato che spicca: In Italia si va poco in carcere per reati “finanziari ed economici”, voce che – spiegano dal Consiglio d’Europa – comprende anche i detenuti per corruzione e reati contro la Pubblica amministrazione. Fino al settembre 2014 quindi si contano solo 228 detenuti, con sentenza definitiva, per reati “economici e finanziari”. È appena lo 0,6%. Un numero drasticamente inferiore a quello della Spagna che su 65.931 detenuti conta per questi reati 1.789 persone, ossia il 3,1 % della popolazione carceraria. O anche alla Germania dove la percentuale ammonta all’11,8 %.
Il fenomeno, come dice il procuratore aggiunto di Torino Vittorio Nessi, è dovuto a due fattori: la prescrizione per i reati tributari e le pene alternative per tutti gli altri, come la bancarotta. “Sui reati tributari pesa la prescrizione: 7 anni e mezzo sono troppo pochi rispetto ai tempi della giustizia. Nel nostro sistema inoltre con condanne fino a due anni di reclusione si può godere della sospensione della pena; fino a tre anni di reclusione ci sono invece sanzioni alternative come l’affidamento in prova ai servizi sociali. Prevista inoltre come esecuzione della pena anche la detenzione domiciliare”.
Non solo i reati finanziari. Anche per i reati contro la Pubblica amministrazione, il problema è la prescrizione.

(Calais)

SOLO LO 0,6% DEI CARCERATI ITALIANI SONO COLLETTI BIANCHI: 10 VOLTE MENO DELLA MEDIA UE

L’evasione fiscale e corruzione dilagano in Italia, il governo tratta ancora sul falso in bilancio per una minima soglia di impunità implicita o esplicita, in commissione Giustizia del Senato si va a rilento sul ddl anticorruzione che giace in un cassetto dal 2013, Confindustria piange perché non vuole il minimo inasprimento della legge sul falso in bilancio, la direttrice Panucci ha adombrato presunte fughe delle aziende straniere se non ci saranno soglie di impunità e se ci sarà la procedibilità d’ufficio senza alcuna distinzione, ma i dati italiani ed europei raccontano un’altra storia.
Il nostro Paese rispetto ad altri dell’Unione è il fanalino di coda della lotta all’evasione ed altri reati del genere: anche per questo le società estere non investono più qui.
Gli investimenti stranieri rappresentano lo 0,8% del Pil.
Come ha scritto Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, in Germania i criminali economici e finanziari in carcere sono 7.986, in Italia appena 230. Sono dati contenuti nel rapporto del Consiglio d’Europa del 2014,
RISPETTO AL TIPO di detenuti che ci sono in Italia, la maggioranza è in carcere per spaccio di droga: il 37,9%. Il 16,3% per omicidio o tentato omicidio, il 14,7% per rapina, il 5,2% per furti, il 5,1 % per stupri e solo lo 0,6% per reati economici. Cioè ogni 65 detenuti per spaccio c’è un colletto bianco in carcere.
Ben diverse le cifre di altri paesi europei. In Francia, Croazia e Finlandia 1 ogni 2 spacciatori. In Olanda e Svezia 1 ogni 4. In Danimarca 1 ogni 6. In Inghilterra 1 ogni 7. In Spagna 1 ogni 9, in Irlanda 1 ogni 23.
Questi e altri dati ancora pongono l’Italia all’ultimo posto in Europa per repressione dei reati economici.
La media europea è del 5,9% della popolazione carceraria rispetto allo 0,6% dell’Italia. Cioè un decimo.
Ma la tendenza di Renzi è di depenalizzare e accorciare i tempi delle prescrizioni. Posso ricordare che non esistono prescrizioni negli altri Paesi europei come non esistono tre gradi di giudizio? Abbiamo dunque una giustizia costruita a favore dei rei?

Condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi di carcere per evasione fiscale, rinuncia a presentare appello, si dimette dal suo prestigioso incarico e va in carcere. Visto dall’Italia sembra una cronaca da Marte. Invece sono cose che accadono, nei paesi civili.
Questa volta è accaduto in Germania. Il protagonista è Uli Hoeness, 62 anni, ex calciatore e poi dirigente, fino a ieri presidente del Bayern Monaco. Si è dimesso e senza cercare sotterfugi né scappatoie ha ammesso le sue colpe: “L’evasione fiscale è stato l’errore della mia vita. Accetto le conseguenze di questo errore”, ha detto in lacrime. Non si parla di noccioline, ma di un’evasione da 27,2 milioni di euro. “Dopo essermi consultato con la mia famiglia, ho deciso di accettare la sentenza della Corte di Monaco. Ho chiesto ai miei avvocati di non presentare appello, in linea con la mia idea di decenza, comportamento e responsabilità personale” ha dichiarato Hoeness all’agenzia tedesca Dpa.
“Decenza, comportamento e responsabilità personale”: queste tre parole andrebbero stampate a lettere cubitali e appese nelle aule di tutte le scuole di ogni ordine e grado d’Italia.
Non c’è bisogno di ricordare che da noi un condannato per evasione fiscale, non più di un mese fa, è stato ricevuto al Quirinale per trattare la formazione del nuovo governo. Ma questo sarebbe nulla, se non fosse che questi comportamenti “senza decenza” hanno contagiato tutta la vita politica (e privata) italica. Da noi la sequenza è: negare sempre, dimettersi mai, appellarsi sempre. E cercare di posticipare al massimo il momento del giudizio definitivo, possibilmente per agguantare una prescrizione. Sarà un caso se in Germania i detenuti per reati fiscali sono 8.601 (dati del 2013) e da noi sono solo 156?
È UNA PRASSI di illegalità che si lega anche al concetto di condono. Che sia edilizio o fiscale, alla base c’è sempre la stessa idea: si premia il furbo e si punisce l’onesto. Il furbo la passa liscia.
Sembrano comportamenti e prassi ineluttabili, finché non viene un Uli Hoeness a ricordarci che tutto il mondo è paese (si evade ovunque), ma altrove chi sbaglia paga e i reati finanziari e fiscali sono presi molto sul serio.
In Italia è più facile finire dentro per aver rubato una mela che per evasione o bancarotta. I potenti e la casta si salvano, quasi sempre.
In Germania per il reato di evasione fiscale è prevista una pena fino a 5 anni, elevata fino a 10 per i casi molto gravi. Negli States è previsto il carcere fino a 5 anni e pene fino a 3 anni per false dichiarazioni sui rimborsi. Nelle metropolitane londinesi in questi giorni di dichiarazione dei redditi sono apparsi manifesti dal tono intimidatorio e inquietante, con un grande occhio e una lente d’ingrandimento: “Sappi che ti stiamo cercando”. L’evasore è perseguito e, nonostante non esista la Guardia di finanza, non si scappa al Revenue & Customs di Sua Maestà, l’Ufficio delle Entrate. Pena massima fino a 7 anni. L’anno scorso fece scalpore la misura choc di pubblicare sui giornali le foto degli evasori. Pubblicarne uno per educarne cento. E hanno anche istituito una linea dove denunciare (in modo totalmente anonimo) il vicino di casa che non paga le tasse.
INTANTO da noi, tra chi parlava di “stato di polizia tributaria” e chi dice che “evadere è una questione di sopravvivenza”, tutti hanno sempre strizzato l’occhio all’evasore fiscale. Il solito paese che premia i furbi e sfotte gli onesti.
Da Il Fatto Quotidiano del 15/03/2014.
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Massimo Gramellini

Con un esercizio di fantasia proviamo a supporre che un personaggio altrettanto popolare in Italia di Uli Hoeness, magari anche lui presidente di un club, si ritrovasse coinvolto in un processo per evasione fiscale. Intanto esperirebbe tutti i gradi di giudizio, compreso il quarto che non esiste, utilizzando ogni espediente per procrastinare la resa dei conti. Nel frattempo attaccherebbe i giudici, prevenuti e corrotti, indossando i panni della vittima. Poi troverebbe un deputato, un avvocato, una commercialista o una sciampista, possibilmente imparentata con un Capo di Stato estero, in grado di testimoniare la sua completa estraneità ai fatti. Dopo di che si appellerebbe al popolo dei tifosi, rivendicando il diritto a un trattamento speciale. Infine si candiderebbe alle Europee, senza perdere fascino agli occhi di molti connazionali. E chi osasse criticarlo verrebbe bollato come moralista, quando in certe lande desolate del Nord Europa passerebbe banalmente per morale.

(Siria)

TRIONFO DELLA DEFLAZIONE
Berluscameno

Sotto le menzogne più eclatanti, c’è ben altro! E’ facile “nascondere al popolino gli obiettivi abbietti sotto le inoffensive vesti della propaganda sulle sorti magnifiche e progressive della Nazione. Ma purtroppo i popoli di tutti i paesi deboli della UE sperimentano sulla propria pelle la vittoria della razza padrona del mondo: ossia dell’alta élite della finanza e delle banche globali. E si verifica infatti “IL TRIONFO DELLA DISOCCUPAZIONE E DELLA DEFLAZIONE”.
L’indice statunitense SP 500 ed il tedesco DAX raggiungono nel 2015 il record storico, l’inglese FTSE 100 si riporta ai massimi di sempre ed il giapponese Nikkei tocca l’apice dal 2000. Nel frattempo, fuori dalla borse, la “situazione è molto diversa”. Gli effetti delle politiche “lato offerta”, fatte di competizione tra lavoratori di economie industrializzate ed emergenti, flessibilità e licenziabilità della forza lavoro, scardinamento dei sindacati e continua introduzione di immigrati per abbattere qualsiasi rivendicazione salariale, non tardano a manifestarsi: disoccupazione e deflazione, il trionfo del monetarismo e dell’alta finanza. Mentre le statistiche ufficiali parlano di una crescita del PIL americano del 2,8% nel 2015 (grazie alla revisione dei metodi statistici operata nel 2013), la disoccupazione reale si attesta all’11%7, il tasso di partecipazione della popolazione alla forza lavoro è ai minimi da 38 anni, 46 milioni di americani rientrano nel piano di assistenza alimentare “Food Stamps”, e si materializza il rischio di deflazione, già in atto in molti Stati della federazione, così si allontana sine die il rialzo dei tassi da parte della Riserva Federale, anche perché le famiglie statunitensi sono gravate da una montagna di debiti, pari al 115% del reddito disponibile , impagabili in un contesto di deflazione e tassi in aumento.
In Europa, grazie all’ EURO (moneta senza stato !) progettato nei circoli atlantici, la situazione è ancora peggiore: il tasso annuo d’inflazione è tornato in territorio negativo a settembre (-0,1%) e colpisce il centro (Germania -0,1% a settembre, Francia -0,4%) e la periferia (Italia -0,4% e Spagna -1,1% ). L’indebitamento, sempre più insostenibile in un clima deflattivo, si attesta ovunque a livelli record e la disoccupazione ufficiale nell’euro-zona è all’11%, con punte oltre il 20% in Spagna e Grecia.
Un’ulteriore accelerazione della caduta dei prezzi, sarebbe letale per la zona euro.
In Cina l’indice dei prezzi al consumo è calato ad agosto all’allarmante tasso del 5,9% , dato che ha allarmato le autorità cinesi, inducendole a svalutare lo yuan rispetto al dollaro.
Anche nell’impero di mezzo si rafforzano i segnali di rallentamento economico, come testimonia l’import in calo del 18% a settembre.
Infine il commercio mondiale ha subito nei primi sei mesi del 2015 la maggiore battuta d’arresto dal crisi post-Lehman Brothers ed il prezzo delle materia prime più sensibili al ciclo economico (rame e petrolio) scende inesorabilmente:
qualcuno, come il fondatore del colosso finanziario PIMCO, Bill Gross, scorge gli inequivocabili segnali della deflazione, che si allarga a macchia d’olio all’intera economia mondiale.
L’alta finanza ce l’ha quindi fatta! Grazie ad meticoloso, dispendioso, certosino lavoro (fatto di cooptazione di banchieri e politici, la scelta di determinati accademici da valorizzare, la visibilità concessa a precise scuole economiche) è riuscita nell’ incredibile impresa di “riportare il mondo in deflazione nell’ era della moneta fiat”, riproducibile a piacimento!
Se la missione era relativamente facile con il “gold-standard”, occorre un” vero genio luciferino dei banchieri “per ottenere una caduta generalizzata dei prezzi in un regime di moneta legale, stampabile a volontà. Quella che avrebbe potuto essere l’”era dell’inflazione, dell’industria e della piena occupazione” è quindi diventata l’era della grande disoccupazione, grande miseria e deflazione secolare !
Il “Nixon choc” del 1971, si è trasformato dalla presidenza di Jimmy Carter ad oggi nell’era della deflazione, della finanza dei potenti ed avidi banchieri e della disoccupazione.
Come se ne uscirà ora che il mondo è gravato da una “caterva di debiti”, insostenibili in un contesto di deflazione?
Come i banchieri globali fanno da sempre e dagli albori del “gold-standard ”:“aprendo il tempio di Giano della terza guerra mondiale!”
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NO ALL’OLIO DI PALMA
Viviana Vivarelli

E’ cominciata in tv l’ondata della pubblicità al dannoso olio di parma, rivenduto dai maestri della disinformazione come ‘sostenibile’, con un occhio agli aiuti al terzo mondo, ma chiudendoli entrambi sui danni alla nostra salute e alla nostra economia olearia.
Sono diabetica e per motivi di salute consulto spesso dei dietologi. Tutti ma proprio tutti mi hanno detto di non consumare assolutamente olio di palma e di leggere sempre le etichette dei cibi confezionati.
Che un prodotto tanto pericoloso sia infilato proditoriamente addirittura nelle merendine dei nostri bambini e solo per bassi motivi economici è da criminali,per cui diffondete presso amici e conoscenti questa informazione. L’OLIO DI PALMA E’ PERICOLOSO E CHI NE FA USO DOVREBBE ESSERE BOLLATO COME NEMICO DELL’UMANITA’.
Non solo Greenpeace lo ha denunciato come principale causa della deforestazione ma sono cominciati i veti da parte dei governi europei.
Il Consiglio Superiore della Sanità belga lo ha denunciato come nocivo per la salute a causa del suo elevato quantitativo di grassi saturi, che sono responsabili della formazione di pericolose placche sulle pareti delle arterie. Purtroppo esso è contenuto nella maggior parte dei prodotti presenti sul mercato e camuffato come generico “olio vegetale”. E non speriamo che l’inetta Lorenzin, Ministro della salute italiana, farà mai qualcosa per difenderci da questo pericolo alimentare. Un elevato consumo di AGS-ath aumenta il rischio cardiovascolare. Pertanto, si raccomanda di limitare l’assunzione di AGS-ath, soprattutto perché non essenziale.
La concentrazione di AGS-ath nell’olio di palma è alta (> 40%). Quest’olio è ampiamente utilizzato in molti alimenti e preparati (dolci e torte, piatti preparati, pizze, torte salate e pasticcini salati, sandwich, biscotti da bar, margarine,..) Il suo consumo purtroppo è aumentato notevolmente nel nostro paese negli ultimi anni. L’olio di Palma, che costa molto meno di altri tipi di oli vegetali, è sempre più utilizzato e diffuso sul mercato. Il problema è che il riferimento al suo utilizzo è spesso nascosto in etichetta sotto la dicitura “olio vegetale” .
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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. BRAVO Paolo De Gregorio!… basta col pietismo e la strumentalizzazione dei sentimenti e la subordinazione agli interessi degli Stati Uniti.L’emigrazione è favorita anche per farne un business, ma soprattutto: non si aiuta davvero nessuno deresponsabilizzandolo!… né le solite donne (sempre ‘vittime’, poverine!… non se ne può più!), né chi fugge dal proprio Paese perché non è capace di lottare per la sua democrazia.
    Ognuno diventi ‘adulto’, ovvero: si prenda la responsabilità della propria vita.
    Lucrezia Spucches

    Commento di Lucrezia — marzo 16, 2016 @ 11:42 pm | Rispondi


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