Nuovo Masada

marzo 7, 2016

MASADA n° 1745 7-3-2016 I TRAPIANTI

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MASADA n° 1745 7-3-2016 I TRAPIANTI
Blog di Viviana Vivarelli

Diffusione didattica – Come si fa ad essere sicuri che il donatore è veramente morto – La morte del cervello – Differenze tra morte, coma e stato vegetativo – I casi rarissimi di ‘risvegliati’ riguardano persone in coma o in stato vegetativo ma non morte – Il caso di Eluana Englaro – Come si diventa donatori di organi – Tipi di organi che si possono donare- Donazione da vivente a vivente

Bologna. Ho partecipato come osservatrice ad un incontro scolastico extracurricolare in un istituto superiore per allievi del quarto anno che hanno scelto come materia di informazione: ‘I trapianti’.
I ragazzi erano una ventina, ma l’incontro si sarebbe poi ripetuto altre volte per altri gruppi della stessa scuola, come si sarebbe ripetute in altre scuole ad opera di altre associazioni.
Erano presenti anche alcuni insegnanti.
Gli informatori erano un gruppo formato da due trapiantati, una psicologa, un medico, un artista volontario AVIS, una dietologa che svolge il Servizio Civile nell’AIDO e altri tecnici.
Uno dei coordinatori era il mio amico Gianluigi, che 22 anni fa fu uno dei primi trapiantati di fegato al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, ospedale che oggi è una eccellenza europea nell’ambito della trapiantologia. Il trapianto gli salvò la vita. Dopo di che si dedicò al volontariato, fondando una associazione in Emilia Romagna per diffondere informazioni sui trapianti, aiutare i pazienti e le loro famiglie e raccogliere denaro per mandare i giovani chirurghi negli Stati uniti ad imparare le tecniche più innovative.

Oggi Gianluigi ha scelto di occuparsi soprattutto delle scuole e della diffusione conoscitiva di questa tecnica meravigliosa che salva vite umane.
Questo progetto di diffusione informativa a Bologna è al suo quinto anno e vi partecipano varie associazioni, AVIS e FIDAS (donatori di sangue), ADMO (donatori di midollo), AIDO (donazione di organi, tessuti e cellule), ANTR (trapiantati di rene), ATCOM (trapiantati di cuore) e ANTF trapiantati di fegato.

Le ore dedicate all’incontro sono state divise in fasi:
-un percorso didattico guidato con 24 slide informative sulla salute, gli stili di vita, gli organi e le loro funzioni,
-una seconda fase di laboratorio interattivo in cui metà dei ragazzi ha seguito sul video del computer un gioco in cui compaiono dei ragazzi che devono organizzare una festa di
compleanno e si trovano con uno di loro che viene ricoverato d’urgenza, l’altra metà è andata nella stanza accanto con dei materassini e cuscini e la psicologa li ha fatti sdraiare
e rilassare affinché con la mente tranquilla riflettessero su quanto appreso, poi le due metà si sono scambiati i compiti. E alla fine c’è stata la fase delle domande e delle obiezioni.
Il tutto è durato circa tre ore e mezzo ed è stato bello vedere come i ragazzi, dopo i primi minuti di chiacchiericcio, sono rimasti poi totalmente assorti e coinvolti in quello che
sentivano fino ad essere fortemente presi ed emozionati.

37 anni fa il mio nipote Claudio era un bambino di 8 anni con una malformazione cardiaca letale, fu portato d’urgenza ad Houston e operato da Denton Couley, al tempo di Barnard. Oggi Claudio è uno stimato ingegnere dell’IBM, ha una moglie, due bellissime bambine e una vita felice.
Couley ha ricevuto moltissime onorificenze. Sotto la sua statua è scritto:

Isn’t it strange
that princes and kings,
And clowns that caper
in sawdust rings,
And common people
Like you and me
Are builders for eternity?
Each is given a bag of tools,
A shapless mass,
A book of rules;
each must make –
Ere life is flown
A stumbling block
Or a stepping stone.

Non è strano
che principi e re
e i clown che fanno le capriole
nei cerchi di fuoco
e la gente comune
come te e me
siano costruttori per l’eternità?
A ognuno viene dato un sacchetto di utensili
una massa informe,
un libro di regole,
E ognuno deve farne –
– Prima che la vita voli via –
una pietra d’inciampo
o un trampolino di lancio
.

Gianluigi ha ricordato che testimonial per i trapianti per un anno è stato il famoso sciatore Patrick Staudacher a cui era stata diagnosticata una pesante malattia, un cheratocono
all’occhio destro, una malattia degenerativa incurabile per cui la cornea si ispessisce fino ad arrivare alla cecità, non restava altro che un trapianto. Nel 2005 si è sottoposto a trapianto della cornea e dopo un mese era già sui campi da sci ad allenarsi per arrivare poi a diventare in Svezia campione del mondo di sci alpino, specialità supergigante.
I successi della microchirurgia hanno reso il trapianto di cornea sostanzialmente agevole, con esiti ottimali per decine di migliaia di pazienti: ma qui stiamo parlando di un atleta che deve scendere a velocità folle lungo pendii innevati!

Nella presentazione didattica, l’argomento viene affrontato con prudenza e delicatezza, perché riguarda argomenti che possono destare fastidio, turbamento o paura o provocare ansia o angoscia.
Si chiede ai ragazzi cosa sanno dei trapianti, verrà fuori poi lentamente che c’è chi ha in famiglia persone malate gravemente in famiglia o qualcuno che è donatore di sangue.

Donare un organo è un atto di grande solidarietà perché significa donare la vita.

Ogni anno in Italia vengono fatti 3.000 trapianti. 3000 vite salvate.
Ma i malati in lista di attesta sono 9.000 e i bambini in lista di attesta pediatrica sono 220 (bambini nati con malformazioni o malattie congenite).
Questa terapia è una cosa straordinaria perché riporta alla vita persone che dovevano morire. Ma una malattia può colpire gravemente chiunque con lesione di organi vitali.
Purtroppo chi è in lista di attesa può aspettare due anni o anche di più, ma la maggioranza sono pazienti malati di rene in dialisi e per cui l’attesa può essere anche di 7 o 8 anni. Per i reni l’attesa può essere molto lunga. Per il cuore o il fegato, i polmoni gravemente colpiti i tempi di attesa sono brevissimi, altrimenti il malato muore.
Ci sono regioni come la Toscana che hanno un numero alto di donatori (circa 40 per milione di abitanti), altre come nel Sud dove davvero i donatori mancano. Se aumentassimo queste donazioni specie al Sud, avremmo molto più vite salvate.

L’unica cosa che possiamo fare è aumentare i donatori, migliorare l’informazione e la volontà politica.

La richiesta ai familiari della donazione di organi avviene in un momento terribile della loro vita. Fino all’ultimo hanno sperato che il loro caro potesse recuperare la salute e invece vengono sottoposti, anche se con delicatezza e sensibilità, ad una ichiesta alla quale, in quei momenti tragici di dolore, rabbia e disperazione, è difficilissimo rispondere. E’ umanamente comprensibile che molti dicano di no alla donazione, se si trovano a dover valutare questa eventualità in una condizione drammatica. Ma a questo punto, se la risposta è negativa, la respirazione artificiale viene interrotta, dopo pochi minuti il cuore si ferma e il corpo viene portato in obitorio.

Ovviamente la domanda principale è: come si fa ad essere sicuri che il donatore è veramente morto e non sia piuttosto caduto in un coma o in uno stato vegetativo da cui può risvegliarsi?

Se vengono distrutte le cellule della corteccia cerebrale si perdono le funzioni superiori.
Se vengono distrutti i nuclei centrali resta solo una vita vegetativa.
Se viene distrutto anche il tronco encefalico è la morte.
In caso di emorragia cerebrale (ictus) per occlusione di una arteria, già dopo 3 minuti le cellule cerebrali risultano danneggiate. Anche quando il cuore riprende a battere, possono
esserci già stati danni cerebrali devastanti.
Se il trauma è stato piccolo, il paziente può perdere intelligenza, memoria e pensiero.
Se il trauma è maggiore, perde le emozioni.
Se è ancora più grave, perde il respiro e muore.

Il paziente, con evidente danno encefalico, viene ricoverato in una terapia intensiva o rianimazione, gli viene indotto un coma farmacologico e, dato che in questa condizione può verificarsi l’arresto improvviso della respirazione, viene intubato e sottoposto alla respirazione artificiale. Questa metodica consente l’ossigenazione di tutti gli organi e in particolare del cuore il quale, essendo un muscolo, finché riceve ossigeno, per un periodo limitato, può continuare a battere. Il paziente è collegato alle apparecchiature che controllano continuamente ogni parametro vitale e segnalano in modo evidente eventuali anomalie. Un medico rianimatore prende in carico il malato e da quel momento incontrerà, almeno due volte al giorno, i familiari i quali saranno costantemente informati dell’andamento delle cure.
Minore è il trauma, più ci sono probabilità di risoluzione.
Il trauma più frequente è quello cranico (incidenti sulla strada) e viene recuperato al 40%.
Ma si può arrivare alla morte encefalica.
Badate, non si muore perché il cuore smette di battere o si smette di respirare, si muore quando cessa l’attività di tutto l’encefalo.
La morte, secondo la Legge N. 578 del 29.12.1993 – art. 1 “…si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo”.
La cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo e quindi la morte si può determinare per arresto cardiaco o per lesione cerebrale primitiva ma è sempre la morte del cervello.

Bisogna distinguere la morte di un individuo dalla morte di un organismo.
Un organismo è un’entità complessa formata da cellule con funzioni e organizzazione complesse. Le diverse cellule del corpo umano hanno tempi di sopravvivenza diversi tra loro: mentre le cellule nervose si deteriorano in tempi brevissimi, quelle epiteliali che
possono sopravvivere per tempi molto più lunghi. Per esempio, unghie e capelli continuano a crescere anche dopo diversi giorni che la persona è morta e tumulata. La morte di un organismo è un processo che può prolungarsi in tempi diversi e secondo condizioni diverse.
Ma una persona non si identifica con l’insieme delle sue cellule. L’unica parte del suo corpo che lo identifica come persona è il suo cervello. Questo perché nel cervello ci sono i nostri pensieri, le nostre idee, la nostra memoria, i nostri affetti, le nostre emozioni. Ognuno di noi ha i suoi, diversi da quelli di ogni altro. Così una persona può cambiare una mano, un cuore, perfino il viso, molte parti del corpo eccetto il cervello, ma resterà sempre lo stesso individuo. Ecco perché la morte di un individuo corrisponde alla morte del suo cervello. Ed ecco perché possiamo affermare con sicurezza che la morte dell’individuo, al contrario di quella di un organismo, è un evento che avviene nell’istante in cui tutte le sue cellule cerebrali cessano irreversibilmente di funzionare. Cioè muoiono.

È necessario distinguere con estrema chiarezza tra morte encefalica che, come abbiamo visto, è morte definitiva e altri eventi che non hanno nulla a che vedere con essa:
coma e stato vegetativo.

Coma

Un cervello in coma ha ancora una attività elettrica, anche la tomografia di un cervello in stato vegetativo mostra deboli segnali di attività elettrica. la tomografia cerebrale di una persona morta è totalmente nera.

Il coma è una condizione clinica che deriva da un’alterazione del regolare funzionamento del cervello. Lo stato di coscienza è compromesso. Ma anche nei casi più gravi di coma le cellule cerebrali sono vive ed emettono un segnale elettrico che viene rilevato dall’elettroencefalogramma e dalla termografia cerebrale. Esistono diversi stadi di coma, è un processo dinamico che può regredire o progredire, e che dalla fase acuta può prolungarsi fino allo stato vegetativo. Siamo in presenza di pazienti vivi che devono ricevere ogni cura. Dal coma infatti ci si risveglia in una altissima percentuale di casi (oltre il 75/80 %), e il personale dei reparti di rianimazione e di terapia intensiva lavora proprio per questo. E’ da distinguere anche un coma persistente da cui ci si può risvegliare anche se in rarissimi casi, da un coma irreversibile che praticamente è simile alla morte e in cui nella maggior parte dei casi l’organismo muore nel giro di ore o giorni. Inutile rimarcare che nessun paziente si é mai svegliato da un coma irreversibile.

Anche nello stato vegetativo una parte delle cellule cerebrali sono vive e mandano segnali elettrici evidenziati dall’elettroencefalogramma. Il paziente può respirare in modo autonomo, mantiene vivacità circolatoria, respiratoria e metabolica. Lo stato vegetativo non è irreversibile. Raramente, si può tornare a uno stato di coscienza, a volte dopo anni: sono i cosiddetti “risvegli miracolosi” di cui parlano i giornali. In realtà proprio questi stati di prolungata assenza di coscienza, che durano anche moltissimi anni, dovrebbero tranquillizzare quanti temono che si “stacchi la spina” a persone ancora in vita.

Nel coma e negli stati vegetativi la persona non è cosciente, ha perso la capacità di controllare alcune funzioni fondamentali, ha sicuramente una sofferenza delle sue cellule cerebrali e, in molti casi, anche il danneggiamento gravissimo o irreversibile di parte di queste, ma è viva.
Nella morte encefalica, invece, la persona è morta in quanto ha perso tutte le funzioni dell’encefalo e non, come nei vari stadi del coma, singole funzioni cerebrali. E’ per questo motivo che la legge definisce la morte come cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo.

Il cuore può essere azionato meccanicamente e continuare a battere perché è attaccato a una macchina all’interno di un reparto di rianimazione. Ma quando muore il cervello, in pochi minuti cessa anche il battito cardiaco.
In un reparto di rianimazione, le funzioni vitali sono mantenute dalle apparecchiature di sostegno e dalle terapie mediche, anche quando il cervello dovesse, temporaneamente, non essere in grado di garantirle.
Quando sopravviene la morte delle cellule cerebrali, il resto del corpo, supportato da un trattamento intensivo massiccio, può continuare a funzionare, ma è una funzione meramente meccanica e artificiale, permessa solo dalle macchine.

La diagnosi di morte cerebrale è molto semplice: alla morte delle cellule del cervello corrisponde infatti sempre:
– l’assenza di vigilanza e coscienza,
– l’assenza totale di segnali elettrici;
– l’assenza totale di riflessi cerebrali;
– l’assenza di respiro spontaneo.

In presenza di particolari condizioni cliniche, previste dal DM 11 aprile 2008, per la diagnosi di morte cerebrale è necessario integrare la rilevazione di queste condizioni con accertamenti per dimostrare l’assenza di flusso ematico cerebrale. Le indagini utilizzabili sono l’angiografia cerebrale, l’eco doppler transcranico, l’angio TAC, la scintigrafia cerebrale.
Nella termografia cerebrale si vede chiaramente come il cervello ancora in funzione presenti varie zone colorate, il cervello morto è tutto nero senza nessuna attività cerebrale, mentre il cervello in coma si presenta nero con deboli tracce viola, che indicano come ci sia una rimanente attività elettrica, dunque persistano tracce di vita.
Quando il medico rianimatore che ha in cura il paziente constata la morte dello stesso, deve informare la direzione sanitaria, la quale provvederà ad inviare una nuova équipe di accertatori formata da: un nuovo medico rianimatore, un medico legale e un medico neurologo.
Il collegio medico procederà, secondo la legge, alla rilevazione dell’assenza di respiro spontaneo, di riflessi del tronco-encefalico e di attività elettrica cerebrale. La rilevazione dovrà essere effettuata al momento della riunione del collegio e dopo 6 ore sarà redatto il certificato di morte.
Dal momento della certificazione del decesso tutte le terapie vengono sospese, si procede al distacco dalle apparecchiature di ventilazione assistita, il cuore, dopo poco, smette di battere e il cadavere viene portato all’obitorio.
Solo nel caso in cui non vi sia opposizione al prelievo di organi, la ventilazione assistita viene mantenuta fino alla fine del prelievo dell’organo.
Nessuno può opporsi alla sospensione delle terapie e della ventilazione assistita, neppure la famiglia, poiché il soggetto è ormai cadavere.

La legge 1 aprile 1999 n.91 prevede che in tutti i casi di certificazione di morte cerebrale sia verificata la disponibilità alla donazione di organi e tessuti.
Il paziente può essersi iscritto alla AUSL, all’AIDO o avere espresso in vita la propria scelta come donatore di organi oppure i famigliari possono dare il consenso agli espianti.
Se non lo danno, si sospende la respirazione artificiale, il cuore inevitabilmente si ferma e l’organismo comincia a putrefarsi.
Viceversa, se l’assenso viene dato, si espiantano gli organi. Il prelievo degli organi può essere effettuato, al termine della certificazione di morte e solo nel caso in cui sia stata fornita la non opposizione da parte dei familiari aventi diritto oppure il defunto abbia espresso parere sfavorevole in vita.
Le operazioni di prelievo saranno effettuate in sala operatoria da chirurghi esperti, nel rispetto dell’integrità della salma che sarà ricomposta con la massima cura e potrà essere esposta regolarmente durante il funerale.

Eluana Englaro era una giovane che, a 21 anni, a seguito di un incidente stradale, aveva subito gravissime lesioni craniche restando paralizzata, non era morta ma in stato vegetativo e ci rimase per 17 anni nell’impossibilità di recuperare la coscienza. Da viva si era opposta alla possibilità di un accanimento terapeutico che pure ricevette. La sua volontà fu ricostruita tramite testimonianze. Diverse amiche intime riferirono che, avendo appreso di un gravissimo incidente stradale che aveva coinvolto un amico rimasto in coma, Eluana aveva dichiarato che sarebbe stato preferibile morire che sopravvivere privi di coscienza e volontà e completamente dipendenti dalle cure altrui, ammettendo anche di aver pregato perché l’amico si spegnesse senza ulteriori sofferenze ed umiliazioni. In un’altra occasione, commentando un analogo episodio che aveva coinvolto un compagno di scuola morto in un incidente di moto, Eluana aveva dichiarato: “nella disgrazia è stato fortunato a morire subito”. Proprio discutendo in famiglia della tragedia capitata all’amico, la giovane aveva dichiarato anche ai propri genitori che non avrebbe potuto tollerare che lo stesso capitasse a lei e che per quanto la riguardava avrebbe preferito la morte rispetto ad una sopravvivenza del genere ed aveva ripetutamente chiesto loro di non permettere mai che qualcosa del genere le capitasse. Nel 1999 suo padre chiese ripetutamente per via giudiziaria la sospensione dell’alimentazione artificiale e delle terapie a cui era sottoposta la figlia ma solo nel 2007, con decreto del 9 luglio 2008 e attuazione nel 2009, la Corte d’Appello Civile di Milano autorizzò Beppino Englaro, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzata che manteneva in vita Eluana per «mancanza della benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno”. L’esame autoptico rivelò inoltre le condizioni gravemente deteriorate del fisico della donna ed in particolare dei polmoni e dell’apparato respiratorio in generale; di fatto, a causa della paresi e del prolungato decubito, i polmoni di Eluana erano irrigiditi ed ossificati e le orecchie deformate a causa delle ore trascorse distesa su un fianco. Il cervello della donna, inoltre, presentava lesioni di devastante gravità, ad ulteriore conferma che la sfortunata giovane, fin dal momento dello schianto automobilistico, aveva irreparabilmente perso le proprie funzioni cognitive e comunicative. Il caso suscitò vasto clamore anche all’estero e molte polemiche.

Eluana Englaro era in stato vegetativo ma questo è una condizione assai diversa dalla morte, sia sul piano clinico che giuridico. in questo caso è presente la completa e irreversibile perdita di attività dell’encefalo, confermata dalle registrazioni elettrofisiologiche, e delle funzioni vitali correlate, fra cui l’attività respiratoria. Lo stato vegetativo non viene riconosciuto come morte in nessun sistema legale.
I pazienti in uno stato vegetativo persistente possono seguire cicli sonno-veglia, oppure restare in uno stato di veglia cronico. Possono mostrare alcuni comportamenti come il digrignamento dei denti, ingoiare, singhiozzare, sorridere, lacrimare e piangere, fare moine, farfugliare, sbuffare, oppure urlare senza alcuno stimolo esterno apparente.
Molti pazienti emergono da uno stato vegetativo in poche settimane, ma per quelli che non si riprendono entro 30 giorni si parla di stato vegetativo persistente. Le possibilità di recupero dipendono dall’entità della lesione al cervello e dall’età del paziente, con le migliori possibilità di recupero per i giovani rispetto agli anziani. Generalmente gli adulti hanno il 50% ed i bambini il 60% di chance di recuperare la coscienza nei primi 6 mesi.
Dopo un anno, le possibilità che un paziente in stato vegetativo persistente riguadagni la coscienza sono molto basse e la maggior parte dei pazienti che recuperano la coscienza sperimentano disabilità pesanti. Quanto più a lungo un paziente si trova in questo stato, tanto maggiori saranno le disabilità risultanti. La riabilitazione può contribuire al recupero, ma molti pazienti non progrediscono mai al punto di essere capaci di prendersi cura di sé stessi.
In Italia si stima siano tra i 3.000 e i 3.500 i pazienti in Stato Vegetativo e in Stato di Minima Coscienza.
Casi famosi: Salvatore Crisafulli (2003 – 2013), il principe olandese Friso di Orange-Nassau, il politico israeliano Sharon, il politico italiano Beniamino Andreatta. il presidente sudafricano Nelson Mandela.
Si sono ripresi: Michael Schumacher, sportivo automobilista andato in coma alla fine del 2013, ha ripreso conoscenza nel giugno 2014; Gary Dockery, poliziotto statunitense, si riprese improvvisamente dopo 8 anni nel 1996, ma morì l’anno dopo per complicazioni;
Massimiliano Tresoldi, ex calciatore italiano, risvegliatosi dopo 10 anni nel 2001; Terry Wallis, meccanico statunitense, risvegliatosi dopo 19 anni nel 2003; Jan Grzebsky, ferroviere polacco, risvegliatosi dopo 19 anni nel 2007; Donald Herbert, vigile del fuoco statunitense, risvegliatosi dopo 10 anni nel 2005, in condizioni sorprendentemente buone.

Ma, lo ripetiamo, lo stato vegetativo ha segni totalmente diversi dallo stato di morte cerebrale. Chi è in stato vegetativo ha ancora una debole attività elettrica del cervello che consente la respirazione e non può essere preso come donatore di organi.
In Italia abbiamo 3000 persone in stato vegetativo in strutture particolari (come ‘La casa di Luca’).

In Emilia Romagna, ogni anno, 3000 persone sono ricoverate per trauma cranico e una piccola parte, 100-150, non ce la fa.

Ricordiamo che tutte le religioni sono favorevoli alla donazione di organi, perfino i Testimoni di Geova, che rifiutano anche le trasfusioni e raccolgono il proprio sangue per farsi, se occorre, un’autotrasfusione.

Come si diventa donatori di organi
Possiamo chiedere un tesserino al Ministero della Salute da portare con sé.
O fare una dichiarazione scritte contenente le generalità.
O dirlo alle USSL, che provvederanno a mettere il nostro nome e la nostra scelta nel data base del Centro Nazionale Trapianti. Iscrivendosi all’AIDO o associazione simile e andrà sempre nello stesso registro, in questo caso i parenti saranno sollevati dalla responsabilità della scelta. Ora, da un anno, in molte città italiane, chi rinnova la carta di identità riceve il modulo apposito sul quale può esprimere la propria volontà.
I risultati sono mediamente i seguenti: 4% dice NO, 35% dice SI’, il 60% ci vuole pensare.
Chiaro che per fare questo dono grandissimo ci vogliono solidarietà e amore per il prossimo. La scelta è traumatica se i famigliari devono affrontarla senza avere approfondito l’argomento ed essendo del tutto impreparati.
Ricordiamo che si possono donare gli organi anche dopo i 90 anni.
Il genitore che dà il consenso per la donazione dea parte del proprio figlio morto deve sapere che parti di lui continueranno a vivere. Se nega il consenso, morirà per sempre.

Noi abbiamo sempre bisogno degli altri, possiamo avere bisogno del sangue, del midollo, di un rene, di un pezzetto di fegato….
Ma ci può sembrare, togliendo un organo a un corpo, di profanarlo, di fargli un danno, in realtà quel corpo poi sarà ricomposto e potrà anche essere esposto. Chi fa queste cose le fa in senso religioso con rispetto di quel corpo.

Si possono trapiantare molte cose: sangue, tessuti (si pensi agli ustionati che se non hanno un tot di pelle muoiono), ossa, cornee, cartilagini, valvole cardiache, vasi sanguigni…

Quanto costa ricevere un organo? NULLA. In Italia i costi del trapianto sono totalmente a carico del Servizio Sanitario Nazionale. In molti Paesi questo non esiste. Negli Stati uniti solo chi è ricco può farsi fare un trapianto. Da noi la scelta è stata culturale.
Un donatore sano può salvare 5 o 6 persone.

La donazione può avvenire anche da vivente a vivente, come nel caso del sangue, di un rene, di un lobo del fegato, del midollo osseo, della cute, della placenta, dei tendini, del cordone ombelicale…
Chi dona un rene viene iscritto in un protocollo per essere controllato e tutelato per tutta la vita. Il fegato è straordinario perché si ricostruisce in un tempo relativamente breve.
Il trapianto di midollo osseo serve a curare le gravi malattie del sangue come la leucemia.
La pelle serve agli ustionati.
Dalla placenta e dal cordone ombelicale si ricavano le cellule staminali che in futuro potranno curare varie malattie e probabilmente ricreare interi organi. In Giappone sono riusciti a ricostruire una trachea con le cellule staminali ma in questo campo siamo solo agli inizi.
Una delle operazioni più invasive è il trapianto del fegato, le arterie possono essere fragili e produrre emorragie o possono insorgere problemi cardiaci. Il trapianto di fegato normalmente avviene fra consanguinei.
In Italia, solo per parlare delle malattie del fegato, ci sono due milioni e mezzo di persone affette da epatiti di tipo B e C e due milioni che manifestano cirrosi o tumori da abuso di bevande alcoliche. Le cifre relativi ai decessi sono da bollettino di guerra: oltre 21.000 l’anno.
Sensibilizzare tutti sull’importanza della donazione degli organi per salvare vite umane è fondamentale: si devono sconfiggere pregiudizi e timori atavici, che ancora persistono.

I trapianti avvengono in genere di notte. Per un trapianto di fegato occorrono 24 donazioni di sacche di plasma e 36 donazioni di sacche di sangue intero. Il sangue occorre continuamente.
Il sangue trasporta le sostanze nutritive a partire dall’ossigeno, libera gli scarti, mantiene la temperature corporea, difende con i globuli bianchi l’organismo.
Il sangue è formato per il 55% di una parte liquida che è il plasma e per il 45% da una parte corpuscolata, l’ematocrito.
Le cellule del sangue sono:
-globuli rossi o eritrociti
-globuli bianchi o leucociti
-piastrine o trombociti.
Il gruppo zero negativo è donatore universale di sangue.
Il gruppo AB positivo è il donatore universale di plasma (c’è una macchina che divide il plasma dal sangue). Tutti i gruppi sanguigni però sono utili e ogni giorno servono migliaia di sacche di sangue.
In pochi secondi si può capire il gruppo sanguigno. Con trasfusioni di gruppo diverso si muore.
Chi si impegna a donare il sangue deve essere responsabile, per es. se fa un viaggio in zone a rischio di infezioni deve far passare 72 giorni e fare poi un esame di controllo. Lo stesso se c’è un rapporto sessuale non protetto o si sono usate siringhe non sterili o si fa un tatuaggio non sicuro o con strumenti non sterilizzati.
Il donatore di sangue aumenta la propria autostima, si sente importante per il mondo, è orgoglioso di quello che fa. Normalmente un donatore dona il suo sangue, circa 400/500 grammi, 2 volte l’anno.
Quando ci furono le bombe a Parigi, metà dei Parigini offrirono il proprio sangue.
Il tempo di recupero è di pochi giorni.
Doni il sangue perché hai il senso di appartenere a una comunità.
L’idoneità del donatore viene verificata dall’AVIS con un controllo apposito del sangue e una anamnesi dell’eventuale donatore. A volte avviene, che persone che si presentano con la volontà di donare, scoprano alla conclusione dell’indagine, di avere qualche malattia congenita, infezioni virali silenti o insufficienze renali.
Allo stesso tempo, i donatori abituali avranno sempre la possibilità di controllare il loro stato di salute e adottare in caso di necessità cure preventive. Andare all’Avis o ad una Associazione similare, è sempre utile sia da un punto di vista sanitario che etico.
Il 51% del sangue viene chiesto dai reparti chirurgici, il 39% da pazienti oncologici, solo il 10% dal pronto soccorso.

Che carattere ha il donatore volontario di cellule staminali emopoietiche (midollo osseo)?
Ha tra i 18 e i 35 anni; pesa almeno 50 kg, ha buona salute.
L’IMBDR è il registro donatori di midollo. Qui la compatibilità è molto scarsa, uno a 100.000. Il midollo osseo si trova nelle le ossa e non bisogna confonderlo con il midollo spinale, il quale deve assolutamente preservato da qualsiasi danneggiamento. E’ per questo che ci si iscrive nel “Registro Internazionale di Donatori di Midollo Osseo” .
Le cellule staminali si trovano nel sangue e nelle ossa. Il prelievo può essere effettuato per aferesi, in cui il sangue del donatore viene prelevato dal braccio, come nella donazione tradizionale, entra in una centrifuga la quale recupererà le cellule staminali restituendo allo stesso donatore i componenti non necessari. Questa operazione può durare 4/5 ore.
Il midollo si dona una sola volta nella vita. Nel caso occorra una quantità elevata di midollo osseo il prelievo della stesso avviene dalla cresta iliaca (sull’osso del fianco destro) e il donatore è ricoverato in ospedale a letto e sedato. Normalmente viene dimesso il giorno successivo. Chi ha praticato questa donazione riferisce di provare, per qualche giorno, il classico disagio che si prova quando si cade battendo una natica.
Il recupero del midollo donato avviene in breve tempo e la ricostituzione si ha anche con la somministrazione di farmaci specifici.

Un dono è anche quello della cornea. Il donatore può essere morto per cause naturali o di vecchiaia e la cornea restituisce la vista a qualcuno. All’Ospedale Maggiore di Bologna c’è la banca delle cornee che ha ridato la vista a molte persone.

Stile di vita
In teoria potremmo vivere fino a 120 anni, ma dovremmo vivere correttamente e non aggravarci la salute con alcool, droghe, fumo, alimentazione scorretta, troppi grassi, mancanza di attività fisica.. .
I nostri organi sono generosi ma non dobbiamo approfittarne. In teoria potremmo vivere anche con un rene solo o col 10% della sua funzionalità.
Il rene depura 400 litri di sangue al giorno, togliendo le scorie che espelliamo con l’urina.
Ma ci può essere la persona che eccede più volte e non se ne accorge e quella che la prima volta che si ubriaca finisce in coma etilico. I pronto soccorso abbondano di giovani che il venerdì sera mescolano alcool e droghe spesso sconosciute ai medici, per cui l’antidoto non è sempre pronto e i medici non sanno come farli riprendere.
Occorre fare scelte di vita corrette o il rene può essere danneggiato in modo irreversibile finché si smette di urinare e i veleni ci uccidono.
Chi ha i reni che non funzionano più va in dialisi e deve stare attaccato a una macchina per 6-7 ore 2/3 giorni la settimana, in attesa del trapianto di un nuovo rene. E’ una vita infernale per tutta la famiglia.
Il fegato può danneggiarsi per cirrosi da alcool, per infezioni virali, per malattie congenite, tumori o epatiti fulminanti dovute a farmaci, sostanze stupefacenti o funghi velenosi. Nell’epatite fulminante il fegato può distruggersi in pochissimi giorni.

Gli organi più importanti per i trapianti sono il cuore, il fegato, il polmone, e il rene.
Il cuore batte 100.000 volte al giorno. Pompa 5 litri di sangue al minuto. Soffre a causa della pressione alta, del colesterolo alto, del diabete, del fumo, del sovrappeso, dell’adiposità dell’addome, della vita sedentaria. Bastano tre di queste cose per danneggiarlo. Ricordiamoci sempre di mangiare frutta e verdura e di assumere agenti antiossidanti.
Il paziente trapiantato vede rinascere la sua vita, cambia in meglio, trova la vita più interessante, spesso si dedica al volontariato.
I media ci fanno credere che siamo una società arida ed egoista ma il mondo del volontariato e le risposte di questi ragazzi ci fanno capire che il bene esiste, che gli uomini si aiutano reciprocamente, che la famiglia umana è molto più migliore di quello che crediamo, che la speranza è possibile.
L’Avis racconta che pochi anni fa presso gli ospedali vivevano persone che avevano scelto di vivere lì vicino per donare velocemente il sangue quando ce n’era bisogno.
La tecniche dei trapianti negli ultimi anni hanno fatto progressi strepitosi, anche i farmaci per evitare il rigetto sono molto migliorati mentre agli inizi si davano al paziente dosi massicce di medicine con forti controindicazioni. Oggi gli esiti positivi sono la quasi totalità.
Nell’atto di diventare donatori c’è una grande generosità, una grande empatia, la responsabilità di una scelta, un’umanità più grande.
La donazione degli organi è uno straordinario dono d’amore.
Chi dona continua a vivere. La morte genera la vita.

Donare i propri organi è un gesto sacro. È trasformare la propria morte in vita per la salvezza degli altri. E, per chi ha ricevuto questo dono, è portare con sé, nel corpo e nella mente, il suo salvatore, con amore e riconoscenza.
L’esperienza del trapiantato è incredibilmente simile a quella della gravidanza. Il principale desiderio, la principale preoccupazione della persona trapiantata è di saper accogliere l’organo che ha ricevuto, e di salvarlo, curarlo, risanarlo. E anche i medici hanno la stessa preoccupazione, la stessa cura. La persona trapiantata sa perfettamente e ricorderà sempre che quell’organo non è suo, che è parte di un’altra persona, e che lei ne è soltanto la custode, il grembo accogliente. Non dimenticherà mai chi, morendo, glielo ha lasciato. Da quella morte è scaturita la sua vita. C’è un rapporto spirituale profondo fra la persona trapiantata e il donatore. Una intimità tanto forte che è bene che il trapiantato non sappia chi è il donatore, non lo conosca
”. (Francesco Alberoni)

Chi ha ricevuto la donazione di un organo ed è tornato alla vita, è una persona migliore. Spesso diventa più buono, si dedica al volontariato, cerca di usare la nuova vita ricevuta per fare del bene al mondo, per la gratitudine che porta con sé verso chi ha fatto questo atto di amore verso di lui e che lui sente di dover ricambiare”.
(Elisa, infermiera in chirurgia)

La donazione è una scelta di civiltà che testimonia una piena adesione ai principi di solidarietà cui si ispira la Carta costituzionale”.
(Donato Marra)

L’atto d’amore che viene espresso con il dono dei propri organi vitali permane come una genuina testimonianza di carità che sa guardare al di là della morte perché vinca sempre la vita. Del valore di questo gesto dovrebbe essere ben cosciente il ricevente; egli è destinatario di un dono che va oltre il beneficio terapeutico. Ciò che riceve, infatti, prima ancora di un organo è una testimonianza di amore che deve suscitare una risposta altrettanto generosa, così da incrementare la cultura del dono e della gratuità. I trapianti sono una grande conquista della scienza a servizio dell’uomo e non sono pochi coloro che ai nostri giorni sopravvivono grazie al trapianto di un organo. La medicina dei trapianti si rivela, pertanto, strumento prezioso nel raggiungimento della prima finalità dell’arte medica, il servizio alla vita umana. Per questo, nella Lettera Enciclica Evangelium vitae ho ricordato che, tra i gesti che concorrono ad alimentare un’autentica cultura della vita “merita un particolare apprezzamento la donazione di organi compiuta in forme eticamente accettabili, per offrire una possibilità di salute e perfino di vita a malati talvolta privi di speranza. “
(Papa Benedetto XV)

Ogni intervento di trapianto ha all’origine una decisione di grande valore etico: “la decisione di offrire, senza ricompensa, una parte del proprio corpo, per la salute ed il benessere di un’altra persona”. Proprio in questo risiede la nobiltà del gesto, che si configura come un autentico atto d’amore. Non si dona semplicemente qualcosa di proprio, si dona qualcosa di sé, dal momento che “in forza della sua unione sostanziale con un’anima spirituale, il corpo umano non può essere considerato solo come un complesso di tessuti, organi e funzioni…, ma è parte costitutiva della persona, che attraverso di esso si manifesta e si esprime”. (Papa Giovanni Paolo II)
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Sui bambini leucemici
“Quando un bambino entra in ospedale, è come se fosse portato nel bosco, lontano da casa. Ci sono bambini che si riempiono le tasche di sassolini bianchi e li buttano per terra, in modo da saper ritrovare la strada anche di notte, alla luce della luna.
Ma ci sono bambini che non riescono a far provvista di sassolini, e lasciano cadere delle briciole di pane secco come traccia per tornare indietro. È una traccia molto fragile e bastano le formiche a cancellarla: i bambini si perdono nel bosco e non riescono più a tornare a casa”.
(Andrea Canevaro)

Attraverso il dono di sé e di una parte del suo corpo, l’ uomo scavalca la barriera della morte e obbedisce fino in fondo al dinamismo della carità che nasce dalla risurrezione di Gesù.”
(Cardinale Carlo Maria Martini)

La donazione degli organi si presenta come un’ esigenza etica, che non può essere elusa senza intaccare il senso di moralità personale e sociale e le esigenze di solidarietà e di carità, che scaturiscono dal condividere la comune umanità.”
(Salvatore Cipressa Docente di teologia morale)

Mio figlio ha avuto il dono del bel canto che lo ha fatto grande in tutto il mondo. Chi lo ha conosciuto sa bene quanto generoso sia stato sempre. Questo atto adesso lo rende testimone straordinario della sua umanità, che mette a disposizione di chi soffre.”
(Paola madre del tenore Salvatore Licitra dopo la donazione degli organi)
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Il buio della notte non è l’unico colore del cielo”.
(Umberto Galimberti)
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POST-IT SCRITTI DAGLI STUDENTI DEGLI ISTITUTI DI CASALECCHIO DI RENO ANNO SCOLASTICO 2015/16

1) Questa lezione è stata molto interessante. Non so se ancora donerò gli organi o tessuti, ma oggi mi sono stati aperti gli occhi, ho conosciuto un mondo bellissimo. Ho imparato cose che prima non conoscevo Grazie di cuore !!

2) E’stata una bella esperienza, informativa e toccante con il solo scopo di divulgare e sensibilizzare le persone. Mi piacerebbe poter fare altri incontri di questo genere.

3) L’ informazione è tutto Continuate così. Siete i supereroi del 21° secolo

4) E’ stato davvero tutto molto interessante e utile, mi ha aperto molto la mente alla realtà, perché essendo adolescenti, diamo tutto per scontato, mi ha davvero toccato molto ed è un’attività molto utile per salvare le vite alle persone bisognose

5 ) Mia madre dice sempre che nella morte non proviamo nulla. I morti non possono sentirci, ma possono parlare. Penso che, se mai morirò, lascerò che mi vengano tolti i miei organi per darli a chi ne ha più bisogno e poi mi farò cremare e far spargere le mie ceneri. “La morte è parte naturale della vita” Yoda Star War

6 ) Questa esperienza mi ha toccato particolarmente, ha fatto aumentare la mia sensibilità. Mi ha fatto capire in modo ancor più evidente che la vita è un dono e che bisogna far il possibile per aiutare il prossimo.

7) E’ STATO MOLTO STIMOLANTE, MA STAVO PER SVENIRE

8) E’ stata una lezione davvero interessante, se ne dovrebbero fare molte di più.
P.S. Voglio diventare un medico

9 ) IN QUESTE DUE ORE SIETE RIUSCITI IN MODO EFFICACE E DETTAGLIATO A
TRASMETTERE ARGOMENTI DELICATI E DIFFICILI CHE FINO A QUESTO MOMENTO NON AVEVO DATO COSI’ ATTENZIONE … “AVETE TRASMESSO UN’IDEA DI SPERANZA DI VITA” . GRAZIE!

10 ) Vi ringrazio per questa lezione, perché ora mi è ancora più chiaro che godersi la vita non vuol dire farsi grandi uscendo la sera distruggendo il proprio corpo. Godersi la vita è essere felici curandosi anche delle piccole cose, prendendosi cura di chi amiamo e di chi ci sta intorno. GRAZIE ANCORA. Elisa (futura donatrice di sangue)

11 ) ISTRUTTIVO, MI HANNO CHIARITO DELLE QUESTONI CHE ERANO DUBBIE.
Soprattutto sulla donazione del sangue mi hanno dato alcune informazioni che non sapevo e che mi sono utili per fare una scelta.

12 ) IMPORTANTE PER L’INFORMAZIONE SU ARGOMENTI DELICATI. GRAZIE !

13 ) QUESTO INCONTRO E’ STATO INDUBBIAMENTE ILLUMINANTE E UTILE. MI SONO COMMOSSA UN PAIO DI VOLTE E SICURAMENTE ORA PRESTERO’ PIU’ ATTENZIONE A CERTE COSE. SIETE MOLTO SIMPATICI ED E’ UN BEL MODO PER DIFFONDERE IL MESSAGGIO!

14 ) Grazie a voi ho capito meglio di cosa si tratta nonostante in famiglia ci sia stato un trapianto. L’incontro è stato bellissimo e molto interessante. Grazie davvero

15 ) L’ incontro mi è piaciuto moltissimo, siete stati molto chiari e gentili! Se prima sapevo di voler donare gli organi dopo la vostra spiegazione ne sono fermamente convinta. E’ importante il “lavoro” che fate (anche perché siete volontari) e per questo vi ringrazio!

16 ) Credo che la lezione sia stata utile. E’ da quando sono piccola che vorrei poter donare il sangue, e grazie a questo incontro ho deciso di voler donare anche i miei organi.

17 ) Una goccia di sangue, genera la vita. Pensa, puoi donare la vita con il sangue.

18 ) “STO RIGUADAGNANDO FIDUCIA NELL’UMANITA’”

19 ) DONARE PUO’ SIGNIFICARE AMARE E ONORARE

20 ) L’ IDEA DI POTER AIUTARE QUALCUNO CHE HA UN REALE BISOGNO VITALE E’ SEMPLICEMENTE STUPENDO.

21 ) AVEVO GIA’ INTENZIONE DI DONARE MA QUESTO INCONTRO E’ STATO MOLTO SIGNIFICATIVO. ORA SONO MOLTO PIU’ INFORMATA E SO CHE COMPORTAMENTO DEVO TENERE.

22) QUESTA E’ STATA UNA ESPERIENZA MOLTO PARTICOLARE. INTEESSANTE E TOCCANTE. DOPO CIO’ LE MIE IDEE SONO CAMBIATE IN MODO POSITIVO, PERCIO’ CHIEDO GRAZIE AL VOLONTARIO.

23 ) DONARE RENDE LA SIOCETA’ PIU’ CIVILE.

24 ) è bello aiutare e condividere, se la società si basasse su questo sarebbe migliore, spero di non diventare un futuro ricevente

25 ) la vita è il dono più prezioso che tutti noi abbiamo, quindi perché non dare a qualcun altro la possibilità di poterla vivere?

26 ) giornata molto interessante, mi ha fatto capire di fare le scelte giuste e di essere consapevole delle scelte che faccio. Mi ha fatto capire anche di tenermi cura del mio corpo

27 )Questa esperienza è stata a mio parere molto istruttiva e importante anche a riguardo di dubbi e domande che avevo. Questa lezione mi ha chiarito le idee e convinto a diventare donatore di sangue e donatore di organi (da morto). Ciò che ho imparato lo divulgherò sicuramente alla mia famiglia cercando di convincerli alla mia scelta

28 ) Gioia, serenità, mi avete reso più consapevole, e ancora più convinto di donare, ci avete fatto sorridere.

http://masadaweb.org

2 commenti »

  1. Ciao Viviana; è un argomento che mi tocca da vicino, essendo stato “tipizzato” almeno vent’anni fa quale possibile donatore di midollo, così come quasi tutti i miei fratelli; pensa che la mia famiglia è l’unica al mondo ad avere due donatori trapiantati nello stesso nucleo familiare (“abbiamo” salvato una donna inglese ed una ragazza sarda malate di leucemìa: è una cosa che mi riempie di orgoglio….)

    Commento di harry — marzo 8, 2016 @ 7:39 pm | Rispondi

  2. Ma è una cosa stupenda! Siete persone stupende!
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — marzo 8, 2016 @ 7:56 pm | Rispondi


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