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febbraio 18, 2016

MASADA n° 1738 17-2-2016 PREDIZIONE E PROFEZIA NEI SOGNI E NELLE VISIONI DI CARL GUSTAV JUNG

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MASADA n° 1738 17-2-2016 PREDIZIONE E PROFEZIA NEI SOGNI E NELLE VISIONI DI CARL GUSTAV JUNG

Conferenza tenuta dalla prof. Viviana Vivarelli alla Libreria esoterica IBIS di Bologna
aloha1789@gmail.com
http://masadaweb.org

Immagino che tutti voi abbiate sentito parlare di Freud, forse un po’ meno di Jung. Jung e Freud sono i fondatori della ‘psicoanalisi’, una scienza nuova che nasce ai primi del 1900 ma danno luogo a due linee di pensiero molto diverse. Li trovate entrambi nei testi di filosofia ma sono diversissimi tra loro.
La psicoanalisi è la ‘terapia delle parole’.
L’argomento che trattiamo qui tratta della chiaroveggenza e ha a che fare col problema del tempo. La domanda è se sia possibile sognare il futuro.
Di fronte a un paziente, Freud si chiede da dove viene, Jung dove va. Freud lo riporta al suo passato. Jung lo apre al futuro. Uno è determinista (cerca le cause), l’altro teleologico (si volge verso i fini).

Freud e Jung guardano la psicoanalisi da parti opposte. Freud usa l’emisfero sinistro, logico o razionale, Jung quello destro, intuitivo, simbolico, tendente al sacro.
Freud risolve la psiche umana in termini di ‘libido’, pulsione sessuale. Jung non parla mai di sessualità ma guarda l’aspetto spirituale e simbolico dell’uomo. Le differenze sono molte, anche caratteriali. Freud ha una matrice ebraica ma è positivista, ateo e materialista. Jung ha una matrice protestante, ha 11 preti in famiglia, cresce in una parrocchia, è spiritualista e attratto da una visione simbolica del mondo e dell’uomo, volta al sacro.
Freud era profondamente materialista e sperò per tutta la vita in un farmaco chimico che guarisse i mali della psiche, sperò persino, a torto, nella cocaina. Jung aveva una concezione idealistica che ci riporta a Platone e ha analogie col pensiero orientale. In realtà Jung contatta il pensiero orientale solo nel 1928, a 53 anni, quando riceve dall’amico Richard Wilhelm, un missionario protestante che aveva vissuto 30 anni in Cina e aveva studiato il Tao, il manoscritto di un trattato di alchimia taoista ‘Il segreto del fiore d’oro’, un millenario testo cinese dove il fiore d’oro, indica il corpo immortale. lo Jung trova bellissimo e analogo alla sua teoria della sincronicità.

La psicoanalisi, dunque, è la cura della malattia mentale attraverso la parola.
Nasce i primi del 1900 quando apparve a Vienna, in pieno clima positivista, un libro che solo pochi notarono ma che avrà un effetto rivoluzionario sulla visione che l’uomo occidentale ha di se stesso: “L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI. E’ di uno sconosciuto psichiatra austriaco: SIGMUND FREUD, viene pubblicato solo in 800 copie, e, poiché si interessava del sogno, oggetto che la psichiatria del tempo certo non considerava, fu definito ‘esoterico’, cosa molto bizzarra perché non ci fu nessuno tanto contrario all’esoterismo quanto Freud.
Questo primo libro di Freud ebbe un effetto rivoluzionario sulla cultura occidentale, un effetto paragonabile alla teoria eliocentrica che si contrapponeva a quella geocentrica che metteva il Sole non la Terra al centro del sistema solare.
Siamo in pieno positivismo, l’uomo occidentale credeva di poter dominare e controllare tutto con la forza della sua ragione e Freud, con questo libro e con quello successivo ‘Psicopatologia della vita quotidiana’, gli dimostrava invece che c’era dentro la sua psiche una parte oscura di cui lui non sapeva niente e che anzi interferiva col suo comportamento cosciente anche normale e quotidiano col lapsus o la dimenticanza, o spie ancora peggiori come la fobia, il complesso o la malattia psichica.
Freud creava così il concetto di INCONSCIO e l’uomo scopriva di colpo di non essere sempre il centro della propria volontà e consapevolezza, ma di avere in sé una parte psichica ignota che poteva condizionarlo o bloccarlo. Questa scoperta portò a una grande una rivoluzione cognitiva. Freud dimostra che anche nella vita quotidiana possiamo avere dei comportamenti che sfuggono al controllo cosciente, in cui noi siamo agiti da forze che non conosciamo.
L’inconscio individuale di Freud è una specie di cantina degli orrori dove la psiche rimuove le pulsioni o le memorie che non può assolutamente accettare, ma questi contenuti rimossi premono per tornare alla luce e l’Io deve usare gran parte delle sue energie per tenerli nell’oscurità e, nel far questo, si impoverisce e può restare più o meno gravemente disturbato. La cura sarà usare i sogni col metodo associativo per fare un viaggio a ritroso, in genere nell’infanzia, e di solito nei rapporti che il figlio maschio ha verso le figure genitoriali per ritrovare il punto dolente, la memoria che non si può ricordare, l’evento traumatico, di solito legato alla sessualità, o la pulsione vietata, di solito di tipo incestuoso, e riportarlo alla luce.
La teoria dei sogni di Freud è molto semplice: il sogno è l’appagamento di un desiderio, il desiderio supremo per Freud è quello sessuale. Quando il desiderio è proibito, la censura tronca il sogno col risveglio o lo trasforma in incubo. I sogni sono prodotti da una parte di noi segreta e ignota, che l’inconscio, una specie di stanzino o ripostiglio degli orrori, dove ciascuno rimuove i contenuti, le pulsioni, i ricordi inaccettabili. Secondo Freud dall’inconscio salgono i desideri proibiti e spesso essi riguardano conflitti o traumi vissuti nell’infanzia o pulsioni incestuose.
Su questo teoria Freud fonda la scuola di Vienna e crea una scienza nuova: la psicoanalisi.
Nel 1907 uno psichiatra svizzero, Carl Gustav Jung, di 18 anni più giovane di Freud, lo contatta con una fitta corrispondenza, poi lo incontra, i due si innamorano letteralmente in senso intellettuale l’uno delle idee dell’altro; il primo incontro è così appassionato che dura 14 ore e Jung entra nella scuola di Vienna in un entusiasmo generale. Ma i due sono troppo diversi. Freud vorrebbe fare di Jung l’erede della sua scuola, ma pensa alla propria teoria come ad un monolite rigido assoluto, dogmatico e sacro, che deve essere trasmesso senza la minima variazione. Per Jung tutto questo non ha senso, il suo pensiero è addirittura opposto a quello di Freud, per cui la rottura è inevitabile. Dopo 5 anni, nel 1912, le differenze caratteriali e di pensiero così forti che Jung abbandona Freud con la ‘grande rottura’, traumatica per entrambi. Jung ne soffrirà per 6 anni ma comincerà a produrre una nuova teoria dell’inconscio, dell’interpretazione di sogni e dei simboli, fondando nel 1913 la scuola di Zurigo.
Per Jung il sogno non è più solo la realizzazione di un desiderio, la sessualità non è la caratteristica primaria della psiche, il simbolo non è il sostituto di un oggetto sessuale, e soprattutto l’inconscio individuale non è l’unico ignoto con cui l’uomo deve confrontarsi.
Nasce la teoria dell’INCONSCIO COLLETTIVO, il concetto di archetipo e il simbolo come indicatore dell’archetipo.
La scuola di Zurigo si contrappone alla scuola di Vienna con una enorme ricchezza di contenuti ma orientamento e motivazioni enormemente diversi. Se per Freud il massimo di realizzazione dell’uomo era un orgasmo sessuale ben riuscito con un partner di sesso diverso, Jung volge l’uomo a un più alto livelli di consapevolezza che guarda al Sé e al sacro.
Che la rottura fra i due dovesse scoppiare era inevitabile. Erano polari, diametralmente diversi in tutto. Freud razionale, logico e materialista. Jung intuitivo, spirituale e medianico.
La differenza stava proprio nel loro DNA.

Se l’inconscio individuale è la grande scoperta di Freud, L’INCONSCIO COLLETTIVO è la grande intuizione di Jung, un livello di conoscenza che appartiene alla specie e sovrasta tempo e spazio, unendo tutti i tempi e tutti gli spazi.
Questo concetto ci riporta al tempo, uno dei massimi problemi della filosofia (si pensi a Sant’Agostino) ma per Jung il tempo non è più il luogo del passato dove sono avvenuti i traumi e si sono realizzate le pulsioni proibite.

Il pensiero di Jung ha molte analogie, non similitudini ma analogie, col pensiero orientale.
Il suo Inconscio Collettivo ha analogie con l’AKASHA indiano, l’archivio di conoscenze assolute, che supera l’uomo e unisce tutti gli uomini di tutti i tempi, presenti, passati e futuri, qualcosa che ricorda il gigante Mimir degli antichi Celti, che custodiva il sacro pozzo della memoria assoluta.
Pensiamo al nostro computer quando cerchiamo su google un termine che ci interessa, l’Inconscio collettivo, è qualcosa di analogo, è come la memoria della specie umana, che conserva interamente la storia della cultura presente, passata e futura, in più questi dati che conserva non solo semplici informazioni, sono energie che si attivano quando l’uomo si trova davanti a certe situazioni ambientali. In luogo dei dati informativi abbiamo qualcosa di analogo alle Eidos platoniche, forme energetiche innate.
Quando nasciamo, il nostro corpo ha già gli istinti che si attivano quando le circostanze lo richiedano, per es. l’istinto sessuale del maschio si attiva davanti a una bella donna nuda con una dilatazione delle pupille e una maggiore irrorazione del sangue nelle zone genitali; per un gay questa reazione avverrà dinanzi a un bell’uomo nudo, è la natura che vuole così e che ha predisposto i suoi meccanismi reattivi che sono innati. Per Jung anche la psiche ha i suoi meccanismi innati che sono gli archetipi, è come se fossero gli istinti della psiche. Per es. esiste un istinto materno che è del corpo, dipende da certi organi ed ha anche un gatto verso i gattini ancora non autonomi. Ma nell’essere umano esiste un archetipo materno che nasce dalla psiche e che appartiene anche all’uomo, e che si manifesta come desiderio di protezione in genere, molto più ampio del comportamento protettivo verso i cuccioli, e che può produrre volontariato, sindacalismo, lotta sociale ecc.
Per Jung l’inconscio collettivo è il luogo degli archetipi, non solo informazioni, dunque, ma energie innate, in qualche modo paragonabili alle eidos greche, e saranno la madre, morte e resurrezione, il dio bambino, l’angelo… oggetti ideali che sono presenti in tutte le religioni, nei miti, nelle fiabe e nell’arte quando l’arte è simbolica.
Jung dunque è innatista, spiritualista, idealista.

Il tema di oggi ci riporta alla chiaroveggenza e la chiaroveggenza è un grande enigma che tocca il grandissimo problema del tempo.
Ogni essere umano per conoscere ha bisogno di due coordinate cognitive fondamentali: TEMPO E SPAZIO. Ma chiunque abbia avuto fenomeni paranormali sa che la coscienza può accedere ad un livello più alto che trascende tempo e spazio. C’è una modalità del nostro sapere che vede oltre e li travalica.
Con la telepatia si possono conoscere i pensieri di un altro o vedere eventi lontani (si pensi allo svedese Swedenborg che vide con la mente l’incendio di Stoccolma a 500 km di distanza. O alla russa Madame Blavatsky che comunicava mentalmente con Grandi Maestri tibetani i permise la scoperta di codici sconosciuti. O al sensitivo americano Edgar Cayce che vedeva le diagnosi e le terapie dei suoi visitatori e raccontava di continenti mitici come Atlantide.
La chiaroveggenza è la capacità di vedere oltre il tempo e lo spazio. Jung ce l’aveva. All’opposto, Freud disprezzava il paranormale come “la nera marea di fango dell’occultismo”. Per Jung non si poteva essere niente di più offensivo. Jung era un sensitivo, un veggente e un medium. La sua era una famiglia di sensitivi medium, non solo la madre, ma il nonno materno, la cugina, una figlia…
Freud si muove nel mondo tangibile e concreto della materia. Jung spazia in un universo infinito dove l’invisibile è più importante del visibile e può comunicare con l’uomo in modi misteriosi e portarlo alla vera conoscenza, ad un livello fuori del tempo e dello spazio che può entrare a sprazzi nel mondo umano, come la luce esterna può penetrare casualmente a sprazzi in una profonda caverna.

L’INCONSCIO COLLETTIVO è una realtà che sovrasta i limiti cognitivi umani legati ai paradigmi spazio e tempo, e unisce l’intera umanità presente, passata e futura, con un linguaggio misterico, profondo, che può esprimersi nell’evento paranormale, nel simbolo, nella visione, nell’allucinazione ma anche nei miti, nelle fiabe, nell’arte e infine nel sogno.
Un’altra analogia di Jung col pensiero orientale è questo concetto dell’unicità che collega tutti gli uomini tra loro e l’uomo al divino, per cui l’universo appare molteplice e diviso ma in realtà è UNO.
Jung è convinto che le pulsioni conflittuali che si agitano nella psiche umana debbano e possa riarmonizzarsi e che anche le apparenti diversità conflittuali esistenti tra gli uomini, tra i popoli e le culture possa riarmonizzarsi, per cui il suo messaggio ha anche un profondo significato sociale nel senso dell’Unità del Mondo.

Jung è uno sciamano moderno. Considera le esperienze paranormali non patologie ma evidenze, segni di una realtà più ampia che ci circonda e ci manda i suoi messaggi, una realtà in cui dentro e fuori si toccano e l’Universo non è molteplice e diviso, ma UNO, esattamente com’è per un buddhista zen o uno yogi indiano.
Ci sono tra la filosofia di Jung è il Buddhismo indiano o il Tao giapponese, se non delle similitudini (perché il pensiero orientale è troppo diverso da quello occidentale) certamente delle analogie, la principale delle quali è l’esigenza di riportare la molteplicità di un mondo diviso all’Unità di un COSMOS unito, per cui tutto il suo pensiero non solo tenderà al sacro ma cercherà sempre ciò che unisce gli uomini, non ciò che li divide.
Freud rifiuta il paranormale, anche se non potrà negare fatti che sperimenta di persona con i suoi pazienti, come la telepatia.
Ma Jung è un sensitivo e un medium e conosce cose che gli arrivano per vie ignote.
Fin da piccolo ha sogni e visioni, che ricorderà poi per tutta la sua vita e guarda ai sogni come farebbe un veggente, lo stregone di una tribù, considera sacra la via dei sogni come la via che porta a una conoscenza globale ed è in grado di leggere il futuro come di conoscere fatti ignoti del passato, per es. vite precedenti.
C’è una coscienza ordinaria e c’è una coscienza straordinaria, così ci sono sogni ordinari e SOGNI STRAORDINARI. E non esiste uomo che nella sua vita non ne abbia avuti, massimamente le donne e quegli uomini che hanno una prevalenza dell’emisfero intuitivo come gli artisti o i mistici.
Cos’è che rende un sogno straordinario? La qualità di energia che sprigiona, l’intensità con cui colpisce il sognatore, il fatto che sia ricordato per molti anni, o anche per tutta la vita, la forza quasi bruciante dei colori (che più sono intensi e vividi più dicono che il sogno proviene dall’inconscio profondo), i simboli, spesso ignoti alla cultura del sognatore ma presenti nella cultura globale, la possibilità infine che il sogno sia predittivo, veda il futuro, o dia conoscenze apparentemente impossibili perché presenti in altri tempi o in altri spazi o estranee alla cultura del sognatore.
Per es. ho studiato per due anni una psichiatra bolognese, che aveva dei sogni seriali in cui gli veniva impartita da vecchie donne nelle profondità della Terra una sapienza sciamanica. La curiosità era data dal fatto che i sogni erano esattamente finalizzati a fare di lei una sciamana, erano in serie e le davano simboli che lei non conosceva ma che io le decodificavo e che appartenevano allo sciamanesimo macedone e siberiano e all’antica cultura egizia, con qualche elemento indocinese.

Se il paranormale ci interessa, il sogno è la prima via che abbiamo a disposizione per aprire la nostra mente a livelli di conoscenza superiori e trascendenti. Il 90% dei fenomeni paranormali avviene in sogno.
Per questo le comunità tribali avevano i sognatori del gruppo che ricevevano immagini sacre utili a tutta la tribù. Io ho fatto un gruppo di psicoterapia che è durato 8 anni e avevano anche noi una sognatrice di gruppo, che faceva sogni bellissimi che riguardavano la nostra crescita spirituale collettiva, come se il gruppo fosse un vero organismo.
Anche l’uomo moderno può avere sogni straordinari, che travalicano la sua cultura ed esperienza, nei quali emerge l’Inconscio Collettivo che si esprime mediante simboli universali, ricchi di significato, con grande forza e poetica bellezza. Ma questi messaggi possono apparire anche da svegli, come visioni, allucinazioni o visualizzazioni: “I Sogni e le Visioni possono essere le vie del Sacro”.
Spesso i Grandi Sogni emergono in momenti particolarmente importanti della vita, in cui l’Energia fa un salto energetico, come l’elettrone che caricandosi riesce a saltare in modo discontinuo dalla sua orbita a un’altra più ampia. Questo può avvenire in momenti di grande varianza fisica, per esempio nelle donne nel menarca e nella menopausa, o in periodi esistenziali molto importanti, un trauma, un lutto, una depressione….In essi ci parla l’Energia stessa, segnando i suoi balzi con immagini potenti e spesso incomprensibili.
Nel mondo antico i sogni erano usati come diagnosi e terapia e anche oggi possono essere utili nello stesso senso o aprire poteri di chiaroveggenza o rivelazione. La nostra scienza materialista può anche dire che tutto questo è un inganno, ma accedere ai segnali dello spirito apre la via verso il centro dell’energia totale, e riarmonizza psiche e corpo, producendo guarigioni e raggiungendo nuovi equilibri. Dunque il sogno può essere conoscenza, via, soluzione, diagnosi, terapia, miracolo… è un’energia di vita che confluisce nella vita, sanandola, orientandola o rivestendola di una luce superiore.
I sogni stanno su molti livelli. E Jung vive su molti livelli fin da bambino, cosa che capita spesso ai veggenti, per predisposizioni particolari che vanno oltre l’esperienza sensibile. Per es. la mia nipotina inglese ‘sa’ quando uno dei conoscenti di famiglia muore. Non si può spiegare questa capacità. Semplicemente lei ‘sa’.

Jung bambino è attraversato da visioni paranormali e ha un forte contatto col mondo degli spiriti. Vive intensamente i suoi sogni e ne sente tutta la potenza, sa che possono essere trasformativi o rivelatori, e su alcuni rifletterà per anni, li accetta come frutto di una seconda mente, più lungimirante e saggia che tocca l’onniscienza.
I sogni sono la chiave per penetrare l’Universo. Li chiamerà, come Freud, “la via regia per l’inconscio”, ma con un senso diverso, rivolto all’Inconscio collettivo, un mondo di energia e conoscenza che trascende l’uomo e può, in momenti particolari, rivelarsi a lui e vitalizzarlo e guidarlo.
Dirà che i sogni sono una via numinosa, rivelatrici di archetipi, e ‘numen’ per lui inerisce al mistero del Sacro.

Se il sogno viene nei momenti di grande trasformazione dell’energia, sappiamo che all’interno della vita umana la trasformazione più grande che tutti devono affrontare è quella della morte e tutti siamo colpiti dai sogni che predicono la morte.
La morte è il più grande cambiamento energetico che possiamo comunemente sperimentare. Ce ne sono altri, l’estasi, l’enstasi, le sindi… che appartengono a un genere speciale di persone. Ma la morte ci tocca tutti. E’ il grande mistero. Ma la prima cosa da dire è che difficilmente, quando si sogna la morte di qualcuno, poi quello veramente muore, anzi questo non succede quasi mai. La morte si preannuncia misteriosamente col linguaggio dell’inconscio che è quello dei simboli, un ponte che indica il passaggio, una colomba che rappresenta l’anima che vola in alto, un Oceano da attraversare, simbolo molto antico che ritroviamo per i Celti (andare oltre la nona onda) come per gli Egizi che costruiscono imbarcazioni per i faraoni defunti, ricordiamo lo Stige greco o l’Acheronte. Il simbolismo dell’acqua (attraversare la grande acqua) è presente nei miti della nascita come in quelli della morte. Un altro simbolo frequente è il cambio dei vestiti. Nel Libro Tibetano dei Morti è detto: “Come alla sera lascerai il tuo vestito per indossarne uno nuovo al mattino, così farai con il tuo corpo, passando da una vita a un’altra”. Solo Jung, quando sogna la morte di qualcuno lo fa direttamente.

Per capire come si possibile prevedere, ovvero conoscere un evento prima che questo accada, immaginiamo il tempo come uno stagno, in cui la sponda a me vicina è il passato e la più lontana è il futuro. Se getto un sasso nello stagno, ho delle onde concentriche che si allargano fino a toccare entrambe le sponde. Nel non tempo l’onda arriva a me ‘prima’ che il sasso sia gettato. Allo stesso modo un terremoto si propaga con onde concentriche e viene avvertito ‘prima’ che avvenga realmente dai cavalli o dai cani o da alcuni sensitivi. Se l’onda sismica è un’onda spaziale, dobbiamo pensare anche alla possibilità di onde temporali. Ci basiamo sulla teoria che l’Universo sia un unico organismo, esistente oltre il tempo e lo spazio, in cui le informazioni si possono propagare travalicando proprio il tempo e lo spazio. Banalmente, nella fisica quantistica, sappiamo che se due particelle hanno fatto uno stesso lavoro insieme (per es. hanno assunto calore), formano una diade telepatica, come madre-figlio, e, anche se vengono allontanate infinitamente, quando si crea una perturbazione in una di esse, ne risente anche l’altra. Così, visto che veniamo tutti da un Big bang primitivo, possiamo pensare che tutte le particelle dell’universo comunicano tra loro, che, dunque facciamo tutti parte di uno stesso unico organismo energetico, un oceano di energia che tutti ci comprende e che, di conseguenza, chiunque in qualsiasi punto del tempo-spazio si trovi potrebbe in determinate occasioni sapere telepaticamente quello che avviene in un altro qualsiasi tempo-spazio.

Quando ci fu l’attacco alle Torri, molti nel mondo lo seppero immediatamente o lo avevano sognato prima. Io lo sognai 9 giorni. Nel sogno avevo visto due rettangolo bianchi verticali, un po’ più basso, contro il cielo azzurro, poi due oggetti neri che li colpivano da parti opposte e una densa nuvola di fumo che si alzava e una voce fuori campo disse: “Il crollo”. La mattina dopo dipinsi in soli 45 minuti un grande quadro in stato di automatismo che lo descriveva. Non capii quello che il quadro significava ma mia figlia gli dette un titolo che mi parve strano: “La civiltà tecnologica ha preso il sopravvento della città sacra”. Nove giorni dopo vedevo il mio sogno sul tg.

Superai dunque la barriera del tempo e dello spazio, ma molti alle 10,3 di New York di quell’11 settembre, ovunque fossero nel mondo, seppero in qualche modo che qualcosa di enorme era successo.
Nostradamus nel 1550 predisse tutta la storia d’Europa per un periodo di 2.247 anni, dal 1550 al 3797, un arco di tempo un po’ superiore a un’era, il dodicesimo dell’anno precessionale. Una delle sue quartine più belle riguarda proprio l’attacco alle Torri che è di una precisione agghiacciante:
A 45 gradi il cielo brucerà / fuoco si avvicinerà alla città nuova / nell’istante grande fiamma espansa brucerà / quando si vedrà dei Normanni fare l’esperimento”.
Questo fa pensare che l’attacco sia stato programmato proprio dagli Americani.

Riguardo ai sogni di morte, come abbiamo detto, quasi mai sognare la morte di qualcuno predice una morte reale. Ogni mamma che è ansiosa sul suo bambino, prima o poi sogna che è morto, ma il sogno riproduce solo la sua paura. Se vogliamo molto bene a qualcuno, è facile che sogniamo la sua morte. Io ho sognato infinite volte la morte della mia nipotina per leucemia a 5 anni, ma non è mai successo, e ora ha 8 anni. Questo è un sogno in cui noi proiettiamo solo la nostra paura.
La morte è una metamorfosi, un grande balzo verso nuovi piani dell’Essere.
Nelle esperienze di premorte o di ritorno dalla morte, essa non appare più come un evento doloroso. Io sono morta e rinata e posso testimoniarlo.

A 82 anni, Jung suggerì a un giornale svizzero un’inchiesta sulle esperienze paranormali e, per quanto la ricerca avvenisse nella fredda e razionale Svizzera, arrivarono 1200 lettere che furono esaminate e catalogate da Aniela Jaffé, sua allieva e collaboratrice.
Freud avrebbe rifiutato tutto ciò come patologico, ma Jung accetta tutti gli eventi paranormali: telepatia, premonizione, psicocinesi, visioni, fuoruscite dal corpo, guide spirituali, fantasmi… Ne prende atto senza dimostrarli, definirli o capirli, li accetta e basta. Trova normale anche che eventi psichici si riverberino in eventi naturali o viceversa, cioè ci sia un collegamento tra io e natura, sempre alla luce dell’Unità di tutto l’Essere. Non distingue una psiche soggettiva da una natura oggettiva, in una visione di realtà totalizzante che comprende entrambe.
Considera che nella psiche c’è una parte individuale e una parte cosmica che si dilata oltre l’io, abbraccia tutta la realtà intera e trascende tempo e spazio e in cui ciò che conta è il ‘significato’.
Lo stesso inconscio collettivo è un livello dell’essere trascendente, una realtà sovraumana e insieme comprensiva dell’umano, che si riverbera dentro e fuori indifferentemente, così che l’archetipo può manifestarsi nella psiche come nella natura.
Anche questa Unità di io e non io, dentro e fuori, sopra e sotto, ha analogie col pensiero orientale.
Jung dice che i fatti paranormali ci sono sempre stati sempre nella storia del mondo: “Nella vita dell’uomo rivive la vita dei millenni e continuano ad avvenire cose che da sempre hanno accompagnato la vita umana”. Ognuno di noi, prima o poi, si imbatterà in qualcosa di inspiegabile e dipenderà da lui accettarlo o rifiutarlo.
Il fenomeno paranormale non può essere spiegato, semplicemente esiste e ne prendiamo atto: “Il suo fine è – dice Jung – far sì che l’uomo incontri il mistero”.

I Tibetani studiano da migliaia di anni le modificazioni di coscienza, e le chiamano ‘passaggi dell’energia’, bar-do, ponti. La vita stessa è un bar-do, cioè un passaggio, una fase intermedia tra configurazioni dell’essere di cui non sappiamo niente. Bar-do è anche il breve passaggio al mattino dal sonno alla veglia o la sera dalla veglia al sonno, stato ipnagogico o ipnopompo, o il momento in cui usciamo da uno svenimento o da un coma. Ogni passaggio importante dell’energia produce fenomeni psichici straordinari, e, nei punti di cambiamento, possono emergere gli eventi paranormali.

Jung si imbatte spesso nel sogno che predice la morte o lo trova nei suoi pazienti. E’ un sogno straordinario. In genere si presenta in forma simbolica, il sognatore non lo capisce ma ne resta turbato. Ciò indica che in noi ci sono molti livelli di consapevolezza, che si toccano, comunicano, ma non sempre si intendono. La nostra mente è come una radio a valvole con manopole, girando le quali si accede a lunghezze d’onda diverse.

Tra le 1200 lettere inviate a Jung sul paranormale, ne cito una:
Per anni sono stata sicura che quando sentivo l’orologio dei morti una delle persone a me care moriva. Quante volte sono stata derisa! Ma quando la persona moriva realmente, non rideva più nessuno. Da quando però è morto mio marito non ho più sentito l’orologio dei morti. E’ come se lui mi avesse portato via quello di cui avevo sofferto da anni”.
E questo è un caso che ho conosciuto:
Silvia, una vecchia donna di paese, sognava le campane a morto puntualmente poco prima che qualcuno del paese morisse ed era molto spaventata da questo.
Si noti che le persone che hanno più spesso la facoltà di sentire la morte ne parlano con orrore, come fosse una malattia o una maledizione. Una lettera dice: “Ho cercato di liberarmi con le preghiere da questo malanno, però continua a presentarsi. Ecco di nuovo questa cosa buia e spaventosa”. E un’altra: “E’ molto spiacevole essere dotati di chiaroveggenza o capacità simili”.

Può avvenire così che mentre alcuni cercano con tutte le forze di avere qualche effetto speciale, ci sono altri che invece si inventerebbero qualsiasi cosa pur di non averne.
La premonizione può venire attraverso un sogno simbolico o diretto. Simbolico è il sogno del ‘ponte’, perché il ponte o la grande acqua da attraversare simboleggiano il passaggio da un livello di realtà a un altro, altri cambiamenti sono rappresentati dalla ‘stazione’: “Una ragazza sogna di incontrare sul ponte della stazione di Zurigo la cugina che la informa che la nonna è morta. La mattina dopo arriva la notizia reale della morte della nonna”. La ‘stazione’ ferroviaria indica ‘un viaggio’, un grande cambiamento, il ponte allude a un passaggio interdimensionale.

Qualche volta la premonizione può apparire in un disegno. C’è un caso interessante narrato da Jung che si sviluppò attraverso 12 disegni fatti da una bambina, tra gli 8 e i 10 anni. La bambina disegnò 12 incubi accompagnandoli con una favolina che cominciava con “C’era una volta…”. Jung vide i disegni e capì immediatamente che la bambina doveva morire. La morte venne effettivamente un anno dopo, per una malattia infettiva che nessuno poteva prevedere. I disegni riportavano i simboli dell’archetipo ‘morte e resurrezione’, simboli arcaici propri dell’inconscio collettivo. Ovviamente la bambina non li capiva.
La bambina racconta le sue visioni come fiabe, cioè le pone in un tempo-non tempo, che è il tempo dell’anima. Questi sogni sono mitici, simili ai riti di passaggio delle comunità primitive, perché la sua energia sta per passare oltre.
Molti sogni straordinari possono essere come fiabe. Io ho ascoltato migliaia di sogni e alcuni erano bellissimi. Possiamo anche ipotizzare che le fiabe nascano dai sogni. Anche molte opere d’arte sono nate dai sogni: romanzi, sinfonie, poemi… possono apparire in sogno già completi, ma anche invenzioni scientifiche, intuizioni filosofiche. Ho conosciuto un ingegnere che costruiva gru per grattacieli e riceveva in sogno i progetti già completi. Il grande e giovanissimo matematico indiano Ramanujan ricevette in sogno un trattato di matematica completo dalla dea Namagiri.

Il sogno non può essere sempre spiegato o capito, è frutto di una energia in trasformazione che agisce a livelli diversi da quelli della mente verbalizzata o del pensiero razionale IL SOGNO E’ ENERGIA IN CAMMINO che si esprime in forme d’arte.
Le società antiche riconoscevano LA POTENZA DELL’ENERGIA CHE CAMMINA e la tribù intera partecipava sacralmente ai grandi riti di passaggio, l’ingresso dalla pubertà all’adolescenza o gli equinozi, per es., momenti in cui qualcosa moriva e qualcosa rinasceva, mentre si si connetteva la psiche storica immanente all’energia eterna trascendente inducendo dei sogni sacri attraverso il digiuno o piante psicotrope. I riti di iniziazione o di passaggio, con il loro pathos emotivo e la drammatizzazione rituale, permettevano l’accesso a gradi di conoscenza superiore, accompagnando la riconfigurazione della vita umana o del ciclo naturale.

Una volta Jung sognò un’antica tomba e sentì che qualcuno esalava l’ultimo respiro; vide una figura femminile con una veste bianca a simboli neri, che si levò in alto. Erano le tre del mattino, alle sette giunse notizia che era morta una cugina della moglie.

Un’altra volta sognò due persone defunte, insieme ad altre vive; tra quelle che credeva vive riconobbe una conoscente e pensò: “E’ già segnata!”. Alcune settimane dopo seppe che era morta in un incidente.

E’ chiaro che questi messaggi provengono da un altro livello di conoscenza che non si cura di essere compreso dall’intelletto, è la ‘mente che sa’, ma non è la mia mente razionale né la mia memoria parziale, ma è il contenitore è globale, la memoria totalizzante.
Non è l’inconscio individuale che parla ma quello collettivo, attraverso immagini arcaiche e simboli universali. Per l’inconscio collettivo il tempo non esiste perché esso è situato fuori del tempo e domina perciò tutti i tempi. Così per lo spazio. Siamo nel luogo dell’informazione pura, nel luogo dei significati in sé.
Jung si imbatte frequentemente nel sogno o nel segno premonitore o profetico. Crede che in sogno si possa vedere anche la propria morte come eventi del futuro, perché il sogno sovverte l’ordine tradizionale della realtà ordinaria.
Nella realtà ordinaria l’evento accade su una linea temporale, seguendo o precedendo altri eventi; nella realtà straordinaria l’evento semplicemente ‘esiste’.

I sogni si presentano in forme simili nel tempo.
Jung riporta due esempi di sogni simili, solo che uno è moderno, l’altro antico: “Un paziente sognò che il suo medico moriva in un gran fuoco. Tre settimane dopo il medico fu assalito realmente da plegmone (febbre cancerosa) e morì.
Nel libro dei sogni di Artemidoro (II sec. d.C.), il più grande libro sui sogni dell’antichità, c’è un caso simile: “Un uomo sognò che il padre moriva nel rogo della casa e poco dopo il sognatore morì di plegmone = febbre alta, forse polmonite”.
Sognare una casa vuol dire sognare se stessi, il fuoco è la febbre, il padre simboleggia il respiro della vita. I due sogni sono uguali, eppure ci sono 1700 di differenza. I simboli dell’inconscio collettivo sono eterni.

Si parla di ‘predizione’ quando il sogno si riferisce a un singolo, si parla di ‘profezia’ quando si riferisce a un popolo. Jung ne ebbe molti di entrambi i tipi: previde la morte della moglie, quella di alcuni pazienti e persino la propria (i figli di Jung trovarono nel suo diario un sogno fatto 9 mesi prima della fine che la preannunciava. Il 9 è l’incubazione così della nascita come della morte. Vita e morte hanno la stessa cifra preparatoria, per la vita 9 mesi, per la morte 9 giorni o settimane o mesi, come se la morte fosse un’altra nascita con un tempo uguale di preparazione. Questa costanza del 9 è molto curiosa. Ricordiamo che Nostradamus previde anche la data della propria morte ma fece un errore di 9 mesi, come se il concetto ‘morte’ esistesse 9 mesi prima dell’evento reale.
Ma per Jung, la causa di un evento può essere anche nel futuro, perché noi non creiamo il futuro ma esso semplicemente ‘esiste’ fuori del tempo. Così l’evento non ancora realizzato può attrarre a sé, come un magnete, il nostro presente.
Noi possiamo pensare passato, presente e futuro come coesistenti e ciò non danneggia la nostra libera scelta, perché anch’essa è compresa nella totalità.

La trama delle cose può essere come un vettore che può viaggiare in due direzioni, e non, come pensiamo, in una direzione obbligata. Per cui noi potremmo ‘ricordare’ il futuro.
Io ho sperimentato questa possibilità, ho cominciato facendo fare delle regressioni, senza ipnosi ma con un rilassamento profondo. Io chiedo: “Vai all’origine del tuo problema”. A quel punto faccio delle domande a cui il soggetto rilassato risponde muovendo con difficoltà la bocca. Si costruisce così, a poco a poco, una storia che sembra una vita precedente: non tutte queste vite sono interessanti, anzi la maggior parte non lo sono. Ma a volte si riesce a vedere un legame tra i problemi di ora e quella storia, che non è un sogno perché la persona è sveglia, ma è in uno stato modificato di coscienza, perché è molto rilassata. E queste storie sembrano dar ragione a Jung che credeva che le vite fossero tante e lui stesso pensava di essere stato in una vita precedente l’alchimista svizzero Paracelso.

Ma da un po’ io ho cominciato a fare un altro esercizio: non solo le regressioni ma anche le progressioni, cioè mando il soggetto avanti di qualche anno e mi faccio spiegare cosa c’è di nuovo. Qui l’operazione è molto più facile, ma possiamo anche pensare il sogno lucido che crea non sia altro che la proiezione dei suoi desideri. Oppure possiamo pensare, come Jung, che elevarci a un diverso livello di coscienza ci possa far diventare viaggiatori intertemporali. La macchina del tempo dunque è dentro di noi.
Questo crea un collegamento con a quelli che eravamo e a quelli che saremo, le energie che vennero prima e quelle che verranno dopo.
La coscienza ordinaria, dunque, vive nel tempo e nello spazio ma l’inconscio si allarga e li trascende.

Nella prima metà del 1900 ci fu un ingegnere inglese, costruttore di aeroplani, che si chiamava John William Dunne, che divenne uno studioso di sogni e fece molte prove per verificare se potevano prevedere il futuro (i suoi libri sono: “Un esperimento col tempo”, “L’Universo seriale”, “La nuova immortalità” e “Nulla muore”).
Egli pensa che tutti noi, durante il sonno, usciamo dal tempo lineare, e entriamo in una condizione in cui possiamo sognare il futuro o il passato, poi svegliandoci ce ne dimentichiamo per un meccanismo autoprotettivo della mente. E, anche quando ricordiamo un sogno, lo manipoliamo, tentiamo di dargli una logica.
In linea di massima non è facile capire se un sogno è predittivo o no, lo sappiamo solo dopo verificandolo. Dunne faceva esperimenti come lasciare la mente libera di descrivergli cosa c’era in una certa pagina di un libro non letto, e scopriva che la mente lo sapeva. Dunne diceva anche che possiamo attrarre e noi gli eventi che non sono ancora accaduti o quelli ignoti del passato, se ci mettiamo in una forma di attenzione continua, ricettiva, fluida e spersonalizzata, che è poi la vacuità buddista, uno stato di demi-trance o auto-ipnotico, la mente laterale, à coté, con cui si esce dalla mente ordinaria per accedere a un programma diverso, a un uso diverso della mente.
Dunne dice: “Immaginate di essere seduti e di avere seduto alla vostra sinistra il passato e alla vostra destra il futuro. Voi potete guardare entrambi”.

Jung sognò spesso la morte di pazienti, di parenti o amici. Spesso i presentimenti arrivavano come immagini persistenti. Molte gli arrivarono nei viaggi in treno dove il rumore e il dondolio facilitano le demi trance. Una volta, mentre tornava a casa in treno, vide qualcuno che annegava e seppe poi che il suo nipotino più piccolo aveva rischiato di annegare.

Una volta ebbe un paziente con una moglie molto gelosa, tanto che a un certo punto costrinse il marito a interrompere l’analisi. Passò del tempo. Una sera Jung era in albergo e si sentì molto agitato; quando alla fine prese sonno, fu svegliato da un grosso colpo secco, una deflagrazione, si alzò per vedere ma non c’era nessuno alla porta, tornò a letto con un dolore acutissimo alla testa e restò agitato tutta la notte. Al mattino dopo un telegramma lo avvisò che il suo paziente si era tolto la vita quella stessa notte con un colpo di pistola alla testa.

Jung non fece solo sogni predittivi, ebbe anche visioni profetiche. Abbiamo detto che i poteri paranormali si amplificano con la depressione e i mesi successivi alla rottura con Freud furono terribili e gettarono entrambi in una forte depressione. Jung voleva scrivere un libro contro Freud ma scoprì che era bloccato. Per 2 mesi ebbe un blocco della scrittura, ma la depressione durò 6 anni.
La depressione è un periodo molto favorevole alle aperture paranormali, perché scardina le normali difese della mente razionale.

La rottura con Freud avvenne nel 1912, pochi mesi dopo, nell’ottobre del 1913, Jung profetizzò la prima guerra mondiale con tre esperienze allucinatorie, tutte arrivate in treno lui aveva una villa A Shaffausen sul lago di Zurigo e tutti i giorni prendeva il treno per andare a Zurigo: “…E vidi me stesso seduto sulla montagna. Poi, guardandomi attorno, compresi che il mare era un mare di sangue, sulla cui superficie galleggiavano cadaveri, case divelte, travi bruciacchiate. Questa visione durò un’ora (!). Rimasi sconvolto. Due settimane dopo la visione si ripresentò e una voce mi disse: “Guarda bene, è tutto vero, sarà proprio così.” La stessa fantasia si ripeté tre mesi dopo, nel dicembre del 1913, sempre mentre andavo a Shaffhausen, sempre all’imbocco della galleria (era come se mi immergessi nell’inconscio collettivo)ero in viaggio in treno, da Zurigo a Schaffhausen, ed ebbi un’allucinazione: all’imbocco di una galleria persi la coscienze del tempo e del luogo per tornare in me stesso solo un’ora dopo, quando il capotreno annunziò l’arrivo alla stazione. Nell’intervallo avevo avuto un’allucinazione. Mentre guardavo la cartina dell’Europa, vidi il mare sommergerla tutta, un paese dopo l’altro, a cominciare dalla Francia e dalla Germania. In breve l’intero continente fu sommerso eccetto la Svizzera (la Svizzera rimase neutrale). La Svizzera era come una montagna così alta che le onde non potevano sommergerla. E vidi me stesso seduto sulla montagna. Poi, guardandomi attorno, compresi che il mare era un mare di sangue, sulla cui superficie galleggiavano cadaveri, case divelte, travi bruciacchiate. Questa visione durò un’ora (!). Rimasi sconvolto. Due settimane dopo la visione si ripresentò e una voce mi disse: “Guarda bene, è tutto vero, sarà proprio così. La stessa fantasia si ripeté tre mesi dopo, nel dicembre del 1913, sempre mentre andavo a Shaffhausen, sempre all’imbocco della galleria (era come se mi immergessi nell’inconscio collettivo)” . La prima guerra mondiale scoppia il 23 luglio 1914. All’incirca la visioni cominciano 9 mesi prima dell’evento.

Nel 1913 i sogni profetici gli arrivarono in serie.

Ricordiamo i fatti: nel giugno 1914 l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria, fu assassinato da uno studente serbo. L’Austria dichiarò guerra alla Serbia. Scoppiò la prima guerra mondiale.
In quello stesso giugno Jung era come soffocato da un peso indicibile, stava malissimo. Doveva tenere in Scozia in luglio un convegno sulla schizofrenia, ma fece 3 sogni in cui in luglio si vedeva in viaggio nei mari del Sud.
Il 31 luglio, finito il convegno, lesse sui giornali che era scoppiata la guerra. Aveva avuto dei GRANDI SOGNI che predicevano un grande evento collettivo.
L’Inconscio Collettivo conosceva la storia per intero e poteva vederla prima e indicarla con simboli o stati d’animo. Jung si era sentito minacciato da una psicosi, perché la sua mente era stata assalita da immagini che non riusciva a capire o ad elaborare. Per questo aveva temuto di diventare pazzo.

Jung ebbe 12 fantasie profetiche. E il tutto iniziò 9 mesi prima dell’evento, in ottobre cominciano le visioni, nel giugno successivo L’arciduca viene ammazzato:
-Ottobre 1913: visione di un’inondazione con migliaia di morti, mentre una voce fuori campo assicura “Tutto questo avverrà”. E’ interessante anche questa voce fuori campo che accompagna spesso i sogni straordinari.
-Visione di un mare di sangue che inonda il mare del Nord.
-12 e 18 dicembre 1913: visione dell’eroe Sigfrido che galleggia morto su un’acqua nera
-25 dicembre 1913: il piede di un gigante enorme cammina su una città con massacri di inaudita crudeltà
-2 gennaio 1914: mare di sangue con una sterminata processione di morti
-22 gennaio: la sua Anima sorge davanti a lui e gli chiede se accetterà guerra e distruzione, gli mostra immagini di devastazione, armi da guerra, resti umani, navi affondate, nazioni distrutte…
-21 maggio 1914: una voce dice: “Ovunque muoiono vittime sacrificali”.
-giugno-luglio 1914, infine, i tre sogni in cui si vede in un paese straniero ma deve tornare rapidamente a casa, in Svizzera, perché sta per arrivare un’ondata di freddo glaciale.
“Nel maggio-giugno 1914 feci il seguente sogno: mi trovavo nei mari del Sud, vicino a Sumatra (segue descrizione di una rotta navale), appresi dai giornali che sull’Europa si era abbattuta una terribile ondata di freddo, come non si era mai verificata prima… tornavo in Svizzera. Tutto era coperto di neve, a perdita d’occhio. Dalla neve spuntava però una grandissima vite carica di grappoli d’uva. Mi avvicinai e cominciai a coglierli e a distribuirli a una massa di persone…Tre volte si ripeté questo sogno (anche il 3 è una cifra magico-simbolica, sempre presente nelle fiabe). In quel periodo stavo preparando una conferenza sulla schizofrenia… credevo di essere schizofrenico… Il 13 luglio, appena terminata la mia conferenza, seppi dai giornali che era scoppiata la guerra… non ero schizofrenico… i sogni e le visioni mi erano venuti dal sottosuolo dell’inconscio collettivo”. (Per inciso, la rotta navale che il sogno descrive comparve di lì a poco sui giornali e riguardava il viaggio di un capitano di corvetta) .

Uno può anche non credere a questi fatti ma ci sono casi ancora più enigmatici.
Uno che mi ha molto colpito riguarda sette adolescenti africani in un collegio religioso di Kibeho, nel centro del Ruanda, che, a partire dal 28 novembre 1981 e nel corso dei mesi successivi, ebbero delle spaventose allucinazioni di gruppo in cui previdero l’inaudita violenza della guerra sanguinaria che avrebbe squassato il paese. I giovanetti videro la Madonna che indicava loro i fiumi pieni di sangue, le colline di morti, le torture, le gambe spezzate, gli stupri…le loro terribili visioni mostravano il futuro. E quando quegli orrori annunciati si verificarono, la loro scuola si trovò proprio nell’epicentro del massacro. Il genocidio, la guerra tra Tutsi e Hutu, fece un milione di vittime in Ruanda e centinaia di migliaia di vittime nelle successive guerre che afflissero l’intero continente africano, anche nella stessa scuola dove i veggenti avrebbero avuto le prime apparizioni; una di loro, fu una delle vittime, insieme al marito. A Kibeho più di 10.000 tutsi, rifugiati nella parrocchia, furono massacrati nell’aprile 1994. Coloro che si barricarono all’interno della chiesa vi furono bruciati vivi; un anno dopo seguì un altro massacro di più di 8.000 hutu sulla piazza stessa delle apparizioni.

Perché ci sono sogni profetici? Forse alcuni sono ricettori di messaggi in cui si manifestano intuizioni o informazioni più alte o lontane, oltrepassando il tempo e lo spazio. Sicuramente il dolore è una di quelle esperienze che aprono all’inconscio superiore, in India il piano dell’infinita conoscenza viene chiamato AKASHA, il grande archivio cosmico del sapere globale, il livello dove ogni informazione è sempre presente.
Nei primi decenni del 1900 la scoperta dell’inconscio fu fortemente stimolante per artisti o intellettuali che tentarono varie vie per penetrare nell’inconscio profondo. Psichiatri, artisti, antropologi, chimici, poeti…si cimentarono in prove estreme, aiutandosi spesso con allucinogeni, come gli sciamani primitivi, o immergendosi in uno stato ipnagogico che è di per sé produttore di endorfine, o droghe interne, con allucinazioni e visioni.

Quando scoppiò la prima guerra mondiale, Jung aveva 39 ma già da un anno, dopo i 12 sogni profetici, si era dedicato all’enstasi, lo sprofondamento dentro di sé.
Jung usava lo yoga che aveva sperimentato da sempre, essendo portato alla meditazione fin da bambino.
Dopo i 38 anni, Jung iniziò un vero e proprio viaggio sciamanico aprendosi al periodo più intenso della sua vita, popolato di “immagini interiori”, di sovrumana potenza e bellezza.
Tutto il lavoro successivo fu un viaggio sciamanico, tanto intenso che lasciò la direzione della clinica e la docenza, si dimise dall’Associazione psicoanalitica e divise la giornata tra le sue ricerche sull’inconscio, i pazienti, le lezioni e la famiglia, in modo molto disciplinato. Il giorno lavorava, la sera si abbandonava al viaggio allucinatorio in cui sprofondava nell’inconscio collettivo, rischiando una deriva psichica. Si salvaguardava con la concretezza dei suoi compiti professionali e famigliari, come un’ancora che gli impediva di cadere nella psicosi.
Il suo metodo consisteva nel rilassarsi profondamente con lo yoga, finché non riusciva a escludere la coscienza e a far tacere il pensiero cosciente, a quel punto cominciava una fantasia che prendeva il comando con l’aprirsi di quel canale che egli chiamava Immaginazione Attiva, Non usava droghe, aveva probabilmente una capacità naturale di sollevare le difese che impediscono ad ognuno di noi di essere un sensitivo e apriva naturalmente, per virtù propria, come è proprio dei sensitivi, un vero e proprio canale sciamanico che lo sprofondava in un mondo simbolico, rutilante di forme e colori, l’Inconscio Collettivo. Si calava nel profondo come avrebbe fatto un sciamano messicano con la mescalina. Si lasciava cadere in un pozzo a balzi, 30 metri, 300 metri… e affondava in un incredibile mondo, dinamico e vivacissimo, brulicante di forme vive, suoni, percezioni e colori. Un mondo allucinatorio. Quel mondo non era razionalizzabile e spesso nemmeno verbalizzabile, non lo si poteva chiudere in parole, ma lui tentò di dipingerlo nel Libro Rosso, serie di immagini prodotte dall’inconscio con uno sprofondamento di tipo sciamanico che egli chiamava NEKUIA, la discesa agli Inferi. L’esperienza era traumatica, Jung cadeva in un vortice e doveva aggrapparsi al tavolo per non cadere. Spesso usciva da queste esperienze così sconvolto che doveva fare del rilassamento Yoga per riprendere il controllo.

La mente umana può partecipare a sprazzi dell’archivio universale, la conoscenza assoluta, la memoria storica globale, e questo può riguardare non solo eventi futuri ma anche cose avvenute nel passato che non sono conosciute o che nel tempo sono state dimenticate o cancellate.

Nel 1916, due anni dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale, Jung ricevette un dettato automatico in 3 sere successive, per un totale di 14 pagine. Per lo stile e il contenuto, l’autore sembrava essere un filosofo realmente esistito, di nome BASILIDE, primo eresiarca gnostico attivo in Egitto, le cui opere di teologia avevano avuto un certo successo a partire dal 140 d.C. e nei tre secoli successivi. Apparteneva al filone Gnostico e aveva elaborato uno dei primi tentativi di struttura filosofica del cristianesimo.
Quando Jung cominciò a fare le immersioni nella Nekuia, le sue capacità paranormali si dilatarono ed ebbe un periodo di 29 anni di massima espressione nel paranormale, con voci dirette, visioni, modificazioni ambientali e altri segnali che attestavano che i suoi esperimenti avevano aperto un canale diretto con altre dimensioni. La scrittura automatica avvenne in questo periodo e gli rivelò la filosofia gnostica, uno dei primi movimenti filosofici crictiani, che era stato considerato eretico dalla Chiesa che aveva distrutto le opere. Jung studiò lo Gnosticismo per 8 anni. Basilide diceva che “I livelli dell’Essere sono tanti”, e noi siamo su quello più basso.
Basilide ipotizzava un universo che si dispiega a livelli frequenziali diversi, ma che, comunque, resta UNO in virtù dell’energia divina che tutto lo permea e che lega ogni esistente con connessioni visibili e invisibili in una scala progressiva di consapevolezza.
Questa visione di un universo infinito che si scandisce in livelli dà alla mente un senso di vertigine, ci pone come creature limitate molto piccole in un quadro immenso fatto di cose visibili e invisibili tutte collegate tra loro e al Tutto. L’uomo può così uscire dalla singolarità per intuirsi in un cosmos, un universo d’ordine.
In questa realtà totale, trascendente e immanente si collegano; e la mente può risalire dal caos del mondo frammentato e diviso al mistero della realtà divina e UNA, in una nuova percezione che rende ogni evento e ogni essere sacro e prezioso.
La realtà in noi e fuori di noi è UNICA e infiniti segni si fanno messaggeri di una totalità superiore.
Curiosamente la teoria di Basilide apriva l’eone cristiano tentando una filosofia del cristianesimo, e Jung invece chiudevo quello stesso eone e un pensatore antico comunicava con lui da una distanza di 1800 anni, dall’inizio di un’era alla sua fine.Poi Basilide era stato una delle prime vittime della persecuzione della Chiesa di Roma, che aveva distrutto i suoi scritti, per cui se ne sapeva poco, e quel poco era di pura diffamazione. Era molto strano che alla fine dei duemila anni del cristianesimo uno dei primi pensatori e dei primi perseguitati si manifestasse con uno scritto che sintetizzava il suo pensiero su Dio. Era molto strano che questo pensiero rimosso emergesse dal bui della storia. Ma tutto quello che viene nascosto prima o poi esce alla luce. Col Concilio di Nicea la Chiesa di Roma aveva fissato i dogmi, manipolato i Vangeli e costruito a tavolino la figura del Cristo, distruggendo tutto il resto, ma siccome ciò che è rimosso prima o poi torna a galla, accadde che, tra il 1947 e il 1956, proprio nel deserto presso il Mar Morto, ebbe luogo il più grande ritrovamento archeologico del ventesimo secolo: i manoscritti di Qumran, una raccolta di testi in lingua ebraica, ritrovati in 11 grotte nel deserto, in una località detta Qumran, datati col carbonio 14 a un tempo che sta tra il secondo secolo prima di Cristo e il 68 d.C. che parlavano degli Esseni e davano un’idea molto diversa del Cristo. Ma Jung aveva avuto il suo Basilide per vie paranormali.

Jung cercò di scrivere le sue allucinazioni in taccuini, con varie osservazioni sui suoi stati d’animo. Prima le mise nel LIBRO NERO “Il libro del mio esperimento più difficile”, formato da sette taccuini, poi nel LIBER NOVUS o LIBRO ROSSO, grande volume rilegato in pelle rossa di 205 pagine che egli riempì di scritti e disegni tra il 1914 e il 1930, per 16 anni. Jung lasciò detto che questo libro, che era il più importante della sua vita, non fosse pubblicato e gli eredi furono fedeli alla consegna. Dopo la sua morte, il libro restò per 23 anni chiuso nella cassaforte di una banca svizzera finché gli eredi dettero il permesso di pubblicarlo e nel 2009 apparve a Londra. Jung era un artista, un pittore e anche uno scultore e aveva decorato con dipinti murali e con sculture il suo eremo sul lago, ma i dipinti del Libro Rosso avevano caratteri particolari, alcuni erano simili alle miniature medievali degli antichi codici sacri, altri erano dei mandala, perché sotto l’uso di droghe esogene o naturali il cervello elabora visioni geometriche coloratissime, analoghe ai motivi geometrici di molte culture antiche o ai disegni che gli aborigeni australiani ricevono nelle loro grotte sacre. Il motivo geometrico ripetuto è una costante delle allucinazioni rituali psichedeliche e dipende proprio dalle cellule cerebrali.
Il Libro Rosso è un libro visionario, frutto di quella facoltà che Jung chiamava IMMAGINAZIONE ATTIVA o CANALE PER L’INCONSCIO COLLETTIVO.
Come affonda nell’Inconscio profondo, incontra delle PERSONIFICAZIONI, forme energetiche che rappresentano la sua energia e si mostrano come personaggi mitici. E’ un gioco psichico, in cui egli non prende nessuna posizione, non dà alle immagini sostanza di realtà, semplicemente le usa come interlocutorie in un percorso di conoscenza, convinto che esse gli arrivino dall’Inconscio Collettivo. Sono personaggi bizzarri, come demoni interiori, e lui li descrive o dipinge nel suo diario, per capire meglio da ogni dettaglio il loro simbolismo. Sono le parti cangianti dell’energia, che mutano col mutare della vita e hanno ognuna una funzione catartica o evolutiva: FILEMONE, SALOME’, ELIA, IL SERPENTE NERO… tutori del passaggio, guardiani della soglia, figure transazionali, che aiutano il salto quantico.
La più importante di queste figure allucinatorie è FILEMONE, che appare anche in sogno e sarà importante per la sua evoluzione, come uno spirito guida.

C’era un cielo azzurro, che sembrava un mare, non coperto da nubi ma da zolle di terra bruna. Sembrava che le zolle si allontanassero l’una dall’altra e lasciassero scorgere l’acqua azzurra del mare. Quest’acqua era però il cielo azzurro. Improvvisamente, dalla destra giungeva, librandosi nell’aria, un essere alato. Era un vecchio con le corna taurine. Portava un mazzo di quattro chiavi, tenendone una come fosse sul punto di aprire una serratura. Era alato, e le sue ali erano quelle di un martin pescatore, con i suoi caratteristici colori. Non riuscendo a capire questa immagine, la dipinsi”.

Il mattino seguente al sogno, Jung trovò sulla sua terrazza sul lago un martin pescatore morto, uccello che in genere non si trova sul lago di Zurigo (evento sincronico). Jung dipinge Filemone sul suo diario e capisce che è l’evoluzione della figura di Elia, il maestro spirituale, con cui comincia a parlare anche da sveglio nelle sue passeggiate, chiedendogli spiegazioni.
15 anni dopo la comparsa di Filemone, Jung ebbe la visita di un indiano colto e spirituale, amico di Gandhi, che gli spiegò che in India era molto importante il rapporto educativo tra guru (maestro) e chelah (allievo). Gli disse anche che il maestro spirituale poteva essere una creatura non vivente, una pura intelligenza che non si era mai incarnata, una guida totalmente ideale.
La maggior parte degli uomini ha maestri viventi ma c’è sempre qualcuno che ha per maestro una energia pura”.

All’età di 69 anni, Jung si fratturò una gamba ed ebbe un infarto; per tre settimane rimase in stato di incoscienza con deliri e visioni che gli dicevano che stava uscendo dal corpo e viveva l’esperienza della morte.
Si vide sospeso sopra la Terra, vide il nostro pianeta come una sfera azzurrina macchiata in certi punti di verde scuro, descrisse la Terra come poi l’avrebbero vista gli astronauti dell’Apollo 11. Si sentiva immerso in una condizione di infinita felicità. Poi vide arrivare un meteorite, dove c’era una specie di tempio, entrò e vide un indù seduto nella posizione del loto, uno yogi, che stava sognando la sua vita. Dunque la sua vita non era altro che il sogno di uno yogi. Gli parve che tutta la vita gli scorresse rapidamente davanti e che ogni cosa, però, fosse priva di importanza. Entrò in una stanza illuminata e capì che sta tornando a quella famiglia di anime a cui apparteneva da sempre, e che là avrebbe capito il significato della sua vita e di come si collegava ad altre vite prima e dopo quella presente. Se per tutto il suo tempo si era fatto tante domande senza avere risposta, ora finalmente quelle risposte ci sarebbero state, solo che la prospettiva sarebbe stata assolutamente diversa.
Vide anche l’immagine del suo medico che saliva in cielo e gli diceva che non era arrivato il suo tempo di morire e che doveva tornare a questo mondo. Dunque tornò in vita ma con dispiacere, perché gli sembrava che questo mondo fosse un sistema di cassettine dove ognuno occupava una casettina, ma era come una prigione. Capì anche che il suo medico stava per morire e morì, infatti morì poco dopo per setticemia.
Ora devo ritornare in questo mondo grigio“, pensava. “Solo nello spazio mi sentivo sicuro, nel grembo dell’universo, in un vuoto smisurato ma colmo di un intenso sentimento di felicità“.
Jung era nato nel 1825 e morì il 6 giugno del 1961, a 86 anni. In prossimità della sua morte, molti ebbero sogni premonitori.
Una paziente della Von Franz, che non lo aveva mai visto, fece questo sogno:
Giornata di sole, prato, molta gente tra cui Jung. Il suo abito è verde davanti e nero dietro (verde e nero sono vita e morte). C’era un muro nero con un foro che riproduceva perfettamente la sagoma di Jung. Egli entrò nel foro e, poiché il suo vestito dietro era nero come il muro, non fu più visibile. Era lì ma non si poteva vederlo. La sognatrice guardò se stessa e vide che anche il suo abito era verde davanti e nero dietro, dunque anche lei era fatta di vita e di morte.
Forse” commenta la Franz ”quando moriamo usciamo dall’orizzonte degli eventi degli esseri terreni (la vita verde) ma continuiamo ad esistere in uno stato che per i viventi è invisibile (il nero che assorbe tutti colori)”. Rientriamo nel mondo dell’energia non percepibile ma che comunque non cessa di esistere.
Dopo l’infarto venne l’accettazione delle condizioni dell’esistenza, così come essa è. Anche se nei suoi libri Jung nomina raramente Dio, la sua religiosità fu grandissima.
Jung si interessò molto al problema della morte. Socrate diceva che la vita dovrebbe essere una preparazione alla morte e il mondo orientale, specie la cultura tibetana, tiene la morte in gran conto, ma l’Occidente ha reso terrificante la morte e l’ha posta tra i grandi contenuti rimossi.
A 72 anni Jung definì la vita come “un breve intervallo fra due grandi misteri, che però sono una cosa sola“. La ragione non può spiegarci la morte, ma miti e sogni sono pieni di sensi segreti che la riguardano:
“Dalla malattia derivò anche un’altra cosa,…un dire sì all’esistenza, un sì incondizionato a ciò che è, senza proteste soggettive, l’accettazione delle condizioni dell’esistenza così come le vedo, della mia stessa essenza, proprio come essa è. Sfortunatamente oggi l’uomo non può più creare miti, così molto gli sfugge.. ma sarebbe bene parlare anche di ciò che ci è incomprensibile. Noi non sappiamo in verità cosa rappresentino i miti o le storie della vita oltre la morte…Viviamo in un mondo che ha formato le nostre menti e stabilito le nostre condizioni psichiche… non possiamo rappresentarci un altro mondo. Siamo rigorosamente limitati dalla nostra struttura innata e legati con tutto il nostro essere e il nostro pensiero a questa Terra. L’uomo mitico esige che si vada oltre, ma l’uomo scientifico non può consentirlo…Noi non sappiamo se le voci dei morti che vengono ai medium appartengano a defunti o non siano una proiezione psichica… Dall’inconscio vengono indizi di cui terremo conto, per fare ipotesi. La ragione ci pone confini troppo angusti, ma noi viviamo anche oltre i confini della coscienza. Quanto più domina la ragione critica, tanto più la nostra vita si impoverisce. Quanto più dell’inconscio siamo capaci di portare alla coscienza, tanto più renderemo la vita completa.”

Jung morì a 86 anni dopo una breve malattia. I suoi sogni lo avevano avvertito anche di questo, ma i suoi figli lo scoprirono solo dopo leggendo i suoi diari. Salvo l’infarto, non era stato mai malato.
Un quarto d’ora dopo la sua morte, scoppiò un violento temporale e un fulmine a ciel sereno spaccò per tutta la sua lunghezza il grande pioppo sulla riva del suo giardino sotto cui era solito sedersi. Il fulmine segnò il tronco fino a terra e spostò le pesanti pietre del muretto di recinzione. Ancora una volta un evento sincronico suggellava in modo spettacolare ciò che egli aveva sempre affermato, che l’uomo non è una parte separata dell’universo, ma che l’universo è una trama che tutto comprende, dove tempi e luoghi, alto e basso, dentro e fuori, natura e uomo, si conoscono e si collegano. Con perfetta sincronicità, amici e conoscenti vicini e lontani avvertirono il suo commiato con sogni precognitivi o segni particolari, prima di sapere della sua morte dalla stampa o dalla radio.

Se la vita è un segmento dell’essere, un’altra Vita sta ai bordi del segmento, prima e dopo, come un infinito. Come si varcano i punti del limite, col sogno, la visione, la premorte… la conoscenza si dilata toccando assoluti che la convenzione terrena non conosce”.
(V.)

Chiudo con due citazioni.
Una viene dalla chimica ed è la legge di Lavoiser: “Nulla si crea e nulla si distrugge”. Non esiste la morte. Esiste solo la trasformazione.
L’altra è di San Paolo, Corinzi, che dice: “Ora vediamo come in uno specchio oscuro. Ma allora vedremo faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente come anche io sono conosciuto.
.
http://masadaweb.org

6 commenti »

  1. Preziosissima (niente paura, sono felicemente sposato con una donna straordinaria),

    dopo aver apprezzato la Tua segnalazione, circa la somiglianza degli eroi omerici con i popoli scandinavi (certamente grandi navigatori e lavoratori dei metalli), trovo queste Tue ancora una volta ottime considerazioni circa i due “grandi” della psicanalisi moderna, entrambi piu’ o meno consapevoli “saccheggiatori” dell’ antico sapere orientale.

    Al riguardo, dopo aver ancora una volta letto con interesse le Tue parole, Ti segnalo due considerazioni, forse aggiuntive.

    La prima e’ la teoria buddista dei nove livelli di coscienza, con il settimo che mi ricorda Freud e l’ ottavo Jung (gia’, perche’ il nono altro non e’, a mio avviso, se non lo stesso Spirito, che l’ Eterno introduce in Adamo, mediante il Suo “soffio”).

    La seconda considerazione e’ forse solo mia (non ho mai letto qualcosa di veramente simile), per cui Te la sottopongo per esteso. Se cio’ sia per Te un “purtroppo” o un “fortunatamente” potra’ dirtelo soltanto la Tua vita.

    Sembra proprio appurato, che il cervello (da cui il pensiero) umano (e non solo) funziona mediante collegamenti elettrici, che avvengono tra neuroni mediante una fitta rete di “dendriti”. Orbene: parte di questi “dendriti” viene sviluppata dal cervello in corso di vita di relazione, quale tentativo da parte di ciascun di trovare una soluzione alle proprie difficolta’. E’ forse a tali collegamenti che deve essere ricondotto il fenomeno della follia, quando l’ individuo, non riuscendo a trovare il modo di affrontare la realta’ mediante la lotta, trova una “soluzione” nella fuga, cosi’ come avviene spesso da parte della preda nei confronti del predatore … Che poi anche la “fuga” intellettiva possa spesso concludersi con una sorta di morte del fuggitivo, e’ altra considerazione …

    Ben piu’ importanti, pero’, ai fini delle Tue considerazioni del momento, potrebbero essere quei “dendriti”, che il cervello sviluppa durante la gestazione, in quanto essi sono riconducibili quasi esclusivamente al “piano” ereditario, previsto dal genoma; in quanto tali, essi non possono essere, che molto simili tra tutti gli individui della medesima specie. Poiche’, poi, tali “collegamenti” sono soprattutto quelli presenti nella parte “rettile” del nostro cervello, quella, cioe’, che pronuncia la decisione finale circa le nostre azioni, potremmo di qui avere il nostro “inconscio collettivo” bell’ e servito, con contorno di simboli e diavoli …

    Saro’ felice, se troverai qualcosa di utile nelle mie considerazioni, come io spesso l’ ho trovato nelle Tue.

    Cordiali saluti.

    Enzo LUZI

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 18, 2016 @ 2:00 pm | Rispondi

  2. Bellissimo _/\_

    Fiore che sboccia

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 18, 2016 @ 4:28 pm | Rispondi

  3. Ciao Viviana, ieri sera eri bella, elegante,luminosa col tuo maglione scintillante e la tua relazione molto affascinante e nonostante io abbia seguito le tue lezioni ieri sera mi sono come dissetata a una fontedi fresca sapienza.Devi continuare in questi incontri col pubblico. La mia amica ha apprezzato molto la tua relazione e vuole mettersi in contatto con te e frequentare il prossimo corso.
    Un abbraccio Margherita

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2016 @ 5:46 pm | Rispondi

  4. CIAO VIVIANA, TI SCRIVO PER RINGRAZIARTI DEI TANTI CONTENUTI TRASMESSI NELLA CONFERENZA DEL 16 FEBBRAIO ALLA LIBRERIA IBIS E PER LA TUA BELLA E COINVOLGENTE ENERGIA! MILLE AUGURI PER OGNI COSA TI RIGUARDI! CONTINUA COSI’!
    ELENA

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2016 @ 5:47 pm | Rispondi

  5. Tu sei nata per insegnare, e tu riesci a rendere comprensibili
    argomenti e conoscenze complesse.
    Sei nata anche per curare, Freud, Jung e … Viviana
    Baci a abbracci.
    Mariapia

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 20, 2016 @ 5:48 pm | Rispondi

  6. Gli elementi vitali, farfalle uccelli pesci uomini vanno in ogni verso
    non si scontrano né si intralciano
    lasciano sul fondo una proiezione armoniosa
    inscritti in una forma geometrica, di tipo frattale.
    Non so nulla del pensiero di Escher ma credo la sua sia una visione di cosmo ordinato (tautologia)
    e pieno, Si nota un horror vacui ma bello, non ridondante, perfettamente coerente e conformato il pieno al vuoto, bisognoso quest’ultimo di quella forma.
    “Di qua di là di su di giù sopra e sotto” è una locuzione ricorrente nel poema ariostesco,
    ma lì non c’era questa perfezione. il caso era signore e deviava i cammini umani inconclusi.
    un’opera aperta voluta dall’autore demiurgo

    Mariagrazia

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 21, 2016 @ 12:54 pm | Rispondi


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