Nuovo Masada

febbraio 13, 2016

MASADA n° 1735 13-2-2016 VOLTAGABBANA E ALTRI ORRORI

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MASADA n° 1735 13-2-2016 VOLTAGABBANA E ALTRI ORRORI

Renzi e l’ammucchiata delle primarie – Prosegue la lotta contro le unioni civili e il riconoscimento della parità dei diritti ai gay – Al family day i conti non tornano – Io prete cattolico contro il family day – Bagnasco chiede il voto segreto sul decreto Cirinnà – Storia della presunta ‘famiglia naturale’- Milano: sindrome cinese – I cuffariani entrano in massa nel Pd – Il trasformismo politico – Contro la traslazione a Roma della salma di Padre Pio – Aziende italiane in crisi. Draghi sconfessa Renzi. Il lavoro manca – TTIP l’invasione del mercato americano non ci farà certo risollevare l’economia – Il saccheggio europeo – La bad bank spiegata ai non addetti- Debiti di stato

Madre e figlio di 8 anni uccisi nel Maceratese. La donna aveva presentato una denuncia per stalking- Renzi ha depenalizzato lo stalking, riducendolo a illecito amministrativo, in pratica paragonandolo a una sosta in doppia fila.
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Yeats: “I migliori mancano di ogni convinzione, mentre i peggiori sono pieni di intensità appassionata”
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Se credete che l’istruzione costi troppo provate con l’ignoranza.” (Woody Allen)
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In Sicilia i cuffariani passano in massa a Renzi. A Milano per sostenere alle primarie il renziano Sala votano in massa i Cinesi. Renzi imbarca tutto quello che può.
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Reiyel Rhode
Lenzi è un glande!

MILANO: Abitanti: 1.324.110. Elettori: 936.625
Alle primarie del Pd hanno votato 60.900 persone, il 6 % degli aventi diritto.
Alle Comunali del 2011 il Pd prese 170.551 voti.
Oggi vince le primarie del Pd Giuseppe Sala con 24.961 voti (Pisapia ne prese 30.553). Ma di questi voti di oggi quanti non sono nemmeno cittadini italiani? E, anche prendendo le cifre per intero, mancano all’appello 155.590 piddini. Ha votato 1 su 6. L’assenteismo è schiacciante.
Nel 2006 andarono a votare per le primarie del Pd 82.000 milanesi
Nel 2011 erano scesi a 67 mila.
A febbraio di quest’anno erano 60.900.
Dunque Sala piace a un milanese su 15. Triste!
La contraffazione cinese della merci ha conquistato la contraffazione politica.
Da un pataccaro non potevano aspettarci altro.
E’ la democrazia made in Chinatown
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Milanesi-cinesi: stessa faccia, stessa razza.
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Sbiancacasta
Li hanno intervistati stamattina in tv, ti spiego di cosa stai parlando
“Lei è del Pd?”
Faccia perplessa
“Lei sa cosa è il Pd?”
“No. Cosa?”
“Ma lei sa chi è il sindaco di Milano?”
“Monti”.
…ecco chi ha votato alle cinesarie ….

RENZI E L’IGNOBILE AMMUCCHIATA
Viviana

Che Renzi parli di introdurre regole interne etiche nel partito fa alquanto sghignazzare, dpo che la regola già esistente nel regolamento di vietare altri mandati dopo due legislature è stata abbondantemente calpestata e dopo che la legge di presentare bilanci trasparenti e in ordine senza cui non si accede a fondi pubblici è stata abbondantemente trasgredita.
E’ grottesco che il Pd parli di regole di correttezza. Non ce n’erano alle primarie. Non ce n’erano per i bilanci. Non si sono mai state sulle tessere. Non ci sono e non ci saranno sui candidati che eccellono per reati e non per meriti o sono scelti solo per amicizia col premier. Il Pd è maestro in scorrettezze e primo in cialtronaggine. Ed è anche ultimo in democrazia, dopo che Renzi ha eliminato due diritti elettorali, ha vietato le preferenze, vuol fare un senato di nominati e ha messo tutti i suoi amici ai posti di comando, sostituendo intere commissioni parlamentari perché non d’accordo con lui. Quando si parla di etica, il Pd è proprio il peggior partito dell’Italia contemporanea, un vero e continuo scandalo di immoralità e cinismo.
Che il M5S volesse rendere più democratica la Costituzione attualizzandola alla presente ecatombe dell’etica politica non è un segreto per nessuno.
Ma un conto è cercare di attuare e attualizzare la Costituzione aprendola a una maggiore democrazia. Un conto ben diverso è calpestare la democrazia, distruggendo principi, diritti e valori democratici, come fa Renzi.
Copio:
“Alla fine il Pd darà le tessere anche ai morti. “Mussolini iscritto al Pd. Le tessere false sono più di quelle vere (senza contare quelle fatte ai rom). Una burla. O forse no. Semplicemente la dimostrazione pratica di come il Pd sia un colabrodo. Altro che regole ferree! Altro che controlli minuziosi e capillari! Altro che trasparenza! Per iscriversi al Pd basta una carta di credito, un pc e un po’ di tempo a disposizione. Possono farlo tutti. Anche Benito Mussolini. Lo ha provato il giornalista del Giornale, Andrea Cuomo che ha iscritto, appunto, il Duce, al Pd nazionale. Sezione di Predappio, ovviamente. Obiettivo: dimostrare che in pochi minuti è possibile iscrivere chiunque al partito del Nazareno. In cambio una bella tessera firmata Matteo Renzi. Si sa, la fame di iscritti nei partiti in questo momento è tanta. C’è un calo di consenso generalizzato. Una fuga di massa. E dunque si può anche chiudere un occhio – o forse tutti e due – per allargare la base elettorale”.

Viviana
Con l’adozione di bambini italiani si vacilla
ma con l’adozione di elettori cinesi si va alla glande.
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Ma poi chi ce lo dice che hanno votato decine di cinesi
e che non fosse il solito cinese che votava più volte?
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Pensa te che successo se la primarie le fanno a Prato!
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Due cose mi stupiscono
il Pd stellato sopra di me
e l’elettore cinese dentro il Pd.
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Foisluca84
Migliaia di cinesi votano alle primarie del PD: “Oh bella chao”.
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Doctor C
Quindi chi ha votato Sala sta festeggiando per due motivi: la vittoria alle primarie ed il capodanno cinese.
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Ma lo potremmo sapere il numero esatto dei Cinesi che ha votato
o resterà un segreto impenetrabile come i numeri dell’Expo?

Mannitidiriale
Giuseppe Sala in netto vantaggio nelle primarie del PD a Milano.
E devono ancora arrivare le schede elettorali dei cinesi all’estero.
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George Clone
Proteste per i troppi cinesi che hanno votato alle primarie del Pd a Milano. Soprattutto da parte dei calabresi.
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a.mazed
Sala vince le primarie del PD sostenuto da molti ex di Forza Italia. Dopo anni all’insegna di Troia, hanno finalmente prestato un cavallo.
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Ai seggi lunghe code di cittadini cinesi. È già positivo che non siano rimasti a dormire dentro.

mannitidiriale
“Non parlano una parola di italiano eppure vengono a votare, alcuni neanche sapevano come farlo”.
Come alle primarie della Lega.
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pirata21
Primarie Milano, molti stranieri non sanno perché stanno votando. Si sono integrati benissimo.
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valeriomoro
Centinaia di cinesi alle primarie del Pd: “Cheng, certo che questi Renziani sembrano tutti uguali!”
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geomon
Alle primarie di Milano persone che non conoscono l’italiano e non sanno leggere. Oltre a un fottio di Cinesi.

Doctor C
Il Pd di Renzi è sostenuto dai cinesi, da Cuffaro e da Verdini.
Un festin bueo che nemmeno ai dopocena di Berlusconi.
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Migliaia di cinesi alle primarie del Pd a Milano.
Le famose quote gialle.

MA COSA GLI HA PROMESSO SALA ALLA MAFIA CINESE?
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Marcthulhu
Il Pd di Renzi è sostenuto dai cinesi, da Cuffaro e da Verdini. Solo non si vedono i due liocorni…
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Rocco Gazzaneo
Primarie PD, grande partecipazione dei cinesi. Yuan vale yuan.
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Pirata21
Continuano le stranezze alle primarie di Milano. Qualcuno ha visto in fila Peppa Pig e Masha e Orso.
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Doctor C
“Ricordo che chi fa lo schifiltoso con i voti perde le elezioni” ha detto Renzi spiegando Verdini, Cuffaro e i cinesi. (Questa battuta però è vera, non detta solo per ridere. Poi dicono che il comico è Grillo!)
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Viviana
Ora Sala supererà Mao
attraverserà il Lambro a nuoto.

AL FAMILY DAY I CONTI NON TORNANO

Geometria alla mano, al Family day c’erano meno di settantamila persone (qualche anno fa, per il concerto dei Rolling Stones, la piazza era stracolma e sono stati staccati settantaduemila biglietti, regolarmente acquistati e dunque documentabili). Su Linkiesta il direttore Francesco Cancellato attacca, durissimo: «Il Family Day è lo specchio di un pezzo di Paese che si è ritirato sull’aventino della pre-politica, lasciando l’onere di rappresentanza e della rappresentazione alle terze file berlusconiane, ai pokeristi in cerca d’autore, ai fascisti». Caterina Coppola, su Wild Italy, fa notare: «Quella piazza secondo molti si è definitivamente posta fuori dal tempo e in controtendenza ad un cambiamento, ad un vento che soffia in tutt’altra direzione: quella dell’affermazione (per altro tardiva) dei diritti minimi alle coppie omosessuali e alle loro famiglie».
Sta al Parlamento, adesso, capire a chi dare ascolto: se a chi raduna, insieme, estrema destra e gruppuscoli di invasati religiosi o quella parte del paese che si è accorta che la gay community esiste e, udite udite, è parte integrante della società. (Dario Accolla)

BAGNASCO CHIEDE IL VOTO SEGRETO SULLE UNIONI CIVILI
Viviana

Stiamo discutendo di un principio basilare della democrazia: la parità di diritti per tutti, l’uguaglianza di tutti davanti alla legge.
L’articolo 3 della Costituzione Italiana recita:
“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana.. L’eguaglianza di fronte alla legge vieta discriminazioni e privilegi, senza possibilità di deroga; questo principio di eguaglianza sta anche alla base di tutte le altre democrazie costituzionali”.
Ma la Chiesa di Roma sulle discriminazioni ci ha sempre marciato, con le donne prima, con i gay sempre.
Che una coppia gay abbia meno diritti di una coppia etero è profondamente incivile, antidemocratico e contrario ad ogni principio di civiltà.
E l’intromissione di Bagnasco nel lavori del Parlamento è inaccettabile, come se lo Stato italiano si ingerisse dei lavori di un Concilio.
Bagnasco e soci insultano in modo intollerabile sia formalmente che sostanzialmente la Costituzione italiana e calpestano i principi fondamentali della democrazia rigettandoci in un oscuro e miserabile Medioevo.
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IO PRETE CATTOLICO CONTRO IL FAMILY DAY
Don Paolo Farinella

Il sedicente «mondo cattolico», ritenendo non sufficiente l’atteggiamento del cardinale Bagnasco, che pur ha assunto un volto truce e battagliero, ha riesumato anche le mummie che credevamo sepolte e stagionate come il card. Ruini, il difensore della legge 40 e del fallimento del referendum a essa allegato, nonostante quella legge sia stata azzerata da una miriade di sentenze dentro e fuori i confini della sacra patria, della santa famiglia e del santissimo dio. In nome di Dio, Patria e Famiglia, alle crociate!
La piazza cattolica, per l’occasione ai Fori Imperiali, forte della presenza di appena e non più di 300 mila persone, comprese suore vergini, preti e frati celibi, vescovi, non sappiamo, tutti astemi di famiglie ufficiali, ma molti esperti in famiglie altrui, ha fatto un botto che lascerà il segno di morte sul sedicente cattolicesimo senza fede e tutto politicante. Come cattolico, credente e praticante, dichiaro pubblicamente di non avere nulla da spartire con quella piazza, di cui un cattolico coerente e con un minimo di coscienza morale dovrebbe vergognarsi e distanziarsi.
Non nego che vi fossero persone e famiglie oneste e di retta coscienza, andate a testimoniare il loro modo di vivere e percepire la famiglia, anche se dentro un’enorme (o forse voluta?) confusione tra diritti civili, adozione dei figli, utero in affitto, mistero della Trinità e Immacolata Concezione di Maria, messi in un unico calderone senza gusto e senza sapore. Quello che fa specie e dovrebbe inorridire un cattolico è la presenza di figuri e politicanti che non solo hanno deturpato per interesse la piazza, ma hanno svilito lo stesso sentire cattolico, se mai vi fosse stato, annichilendolo ancora di più in un recesso di ignominia e vituperazione.
Gasparri e Brunetta (FI), i gemelli Giovanardi e Formigoni (NCD), il ministro Galletti (UDC) Fioroni (PD), Dorina Bianchi (NCD, ma ex Ccd, ex Udc, ex Margherita, ex Pd, ex Pdl, ex se stessa) e chissà quanti altri delle stesse razze, lingue e tribù. Tutti costoro si vantano di essere cattolici e per questo hanno appoggiato, sostenuto e legiferato ogni nefandezza immorale, hanno difeso e protetto in parlamento con il voto affiliati alla malavita, hanno votato convintamente tutte le leggi volute da Berlusconi che hanno distrutto non solo lo Stato, ma anche il senso di esso. Hanno votato in parlamento con giuramento di coscienza che Ruby fosse la nipote di Mubarak. Molti di loro hanno una o più famiglie, qualcuno più larga e qualcuna più stretta. La Bianchi fu relatrice della legge 40 e pasionaria della disfatta del referendum, il suo cattolicesimo d’un pezzo si vede dalle sigle che adornano il suo petto come medaglie di coerenza non solo politica, ma specialmente etica: dove c’è un posto, là c’è la sua coscienza … per il bene del popolo, s’intende!
Costoro che sono da sempre al governo con chiunque e comunque non hanno mai varato una legge a difesa della famiglia né tradizionale né di altro genere, ma hanno sempre firmato leggi a favore di amici e di corrotti, distruggendo lo stato sociale e facendo aumentare i poveri in modo esponenziale. Essi appoggiano la manifestazione per il ritorno in voti e i vescovi non hanno nulla da dire contro il voto mafioso di scambio? Come si fa a dichiarare immorale una legge che cerca di estendere i diritti a persone che ne hanno diritto, se si accettano presenze e sponsorizzazioni come queste, che sono la quint’essenza della immoralità e della negazione dei cosiddetti principi e valori cattolici? Quei politicanti voteranno quella legge per convenienza e perché hanno ricevuto il prezzo adeguato in posti di governo.
Ho l’impressione che a quella piazza nulla importasse della legge sulle coppie di fatto, ma fosse lì contro la pastorale di Papa Francesco che apparentemente nessuno contesta, ma di fatto tutti maledicono perché apre varchi che fanno vacillare un cattolicesimo senza fondamenta e pauroso, rinchiuso e rintanato nella sicurezza di una mal compresa tradizione di cui non conoscono né la storia né la trama. A questa piazza, io Paolo prete, cattolico, oppongo la mia resistenza morale e teologica perché il Vangelo, assente in quell’assembramento, sta da un’altra parte e, per una volta tanto, sta anche con un Papa che prova a fare sul serio. Mi distinguo da costoro e, anche in solitudine, sto dalla parte dei bambini, dei diritti delle persone etero od omo, non m’importa, dalla parte di una Chiesa che è lievito e non muscoli, proposta e non strumento di politicanti corrotti. Anche le mafie difendono la «Famiglia» tradizionale.

MA QUALE FAMIGLIA NATURALE!!
Si discute molto di famiglia e di figli in questo periodo. Ma troppo spesso si dimentica che di “naturale” la famiglia ha poco o nulla, che nella storia e nelle varie culture essa ha assunto connotati molto diversi, e molto spesso violenti nei confronti di donne e bambini. In questo contesto, che significa che “i figli non sono un diritto”?
Chiara Saraceno

“I figli non sono un diritto”. Vero. Questo vale per tutti: per le coppie formate da persone di sesso diverso come per le coppie formate da persone dello stesso sesso, per le coppie come per i/le single. Ma che cosa significa esattamente che non sono un diritto? Che chi non è fertile, o ha un partner non fertile, non ha diritto di provare e viceversa che basta essere fertili (e in un rapporto di coppia eterosessuale) per avere automaticamente il diritto di avere un figlio? Quando si discute di diritti e ci si aggancia ad una idea di “natura” e di “normalità”, si intraprende una strada molto scivolosa, lungo la quale si incontrano molte violenze, in particolare contro le donne e i bambini, ma talvolta anche contro gli uomini.
Qualche secolo fa in Italia le donne nubili sospette di essere incinte venivano imprigionate per evitare che abortissero, salvo togliere loro i figli perché “indegne” di essere madri. In Irlanda, come ci ha ricordato il film Le Maddalene, la cosa è durata fino a qualche decennio fa con il beneplacito della Chiesa Cattolica. In nome della protezione della “paternità legittima” i figli nati da un uomo sposato fuori dal matrimonio non potevano essere riconosciuti da quello. E una madre coniugata che avesse un figlio con un uomo diverso dal marito, magari lontano o da cui era separata, aveva di fronte a sé solo due scelte: o non riconoscerlo affinché il padre, se non a sua volta sposato, potesse farlo lui, oppure tacere, attribuendone la paternità al marito. Il tutto con buona pace dell’oggi tanto sbandierato principio che i bambini hanno bisogno di un padre e di una madre, possibilmente biologici.
Nella legge 40, fortemente voluta da una grossa fetta dei parlamentari cattolici e la cui abrogazione per via referendaria è stata attivamente impedita dalla gerarchia cattolica, si è vietata sia la riproduzione artificiale con donatore o donatrice, sia il ricorso all’esame pre-impianto degli embrioni nel caso di aspiranti genitori portatori di malattie genetiche gravi, che avrebbero comportato sofferenze atroci all’eventuale nascituro. Ci sono volute sentenze delle Corti italiane ed europea per cancellare questa mostruosità voluta da parlamentari ottusi e arroganti che, con la benedizione della Chiesa, si arrogavano il diritto di dire chi può e in quali condizioni fare figli e chi no. Se dovessero poter avere figli solo coloro che sono fertili, e in coppia eterosessuale, dovremmo non solo condannare ogni forma di riproduzione assistita, inclusa quella con gameti della coppia, ma anche vietare l’adozione.
Nella nostra società e cultura da lungo tempo si è passati da un’idea che si facessero figli – in proprio o tramite adozione – vuoi perché “venivano”, come non sempre benvenuta conseguenza di un rapporto sessuale, vuoi perché utili alla dinastia o all’impresa famigliare, ma perché danno gioia e aprono al futuro. Come ha ammesso, con un lapsus involontario, lo stesso cardinal Bagnasco, la famiglia non è un fatto ideologico, bensì antropologico. Appunto, l’antropologia e la storia, ci mostrano che qualunque sia la “famiglia voluta da Dio”, secondo la sorprendente e astorica definizione di papa Francesco, le famiglie umane vengono in forme e contenuti diversi. Non c’è un’unica “famiglia umana”. Ed alcune forme di famiglia anche del nostro recente passato erano intrinsecamente violente nei rapporti di genere e generazione, non solo a livello individuale, ma proprio di conformazione istituzionale. C’è voluto un lungo processo, non del tutto compiuto, perché la dimensione fondamentale, autenticamente generativa, della genitorialità fosse l’accoglimento e l’assunzione di responsabilità e perché la cifra della relazione genitori-figli (come per la coppia) fosse l’amore E’ su questo che si gioca il “diritto ad avere figli” o, meglio, a provarci, non di fronte alla legge, ma di fronte alla propria coscienza.
Le tecniche di riproduzione assistita, e più ancora la possibilità di ricorrere ad una madre gestante per altri, acuiscono ed esplicitano la necessità di effettuare questa valutazione: non solo perché la scelta di diventare genitori è necessariamente più esplicitamente intenzionale, ma perché coinvolge più soggetti e modifica di poco o tanto il nesso tra coppia, sessualità, generazione. Di nuovo, vale per tutti, non solo per le persone omosessuali. Quando si smetterà di pretendere di possedere la verità e il monopolio della definizione di chi può fare famiglia e chi può avere figli, finalmente si potrà aprire una riflessione in cui tutte le parti possano trovare voce e ascolto, con rispetto e pazienza, per fare un passo ulteriore nel processo di civilizzazione della famiglia e dei rapporti di sesso e generazione.
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Le stepchild adoption “permette l’adozione del figlio del coniuge, con il consenso del genitore biologico, solo se l’adozione corrisponde all’interesse del figlio, che deve dare il consenso (se maggiore di 14 anni) o comunque esprimere la sua opinione (se di età tra i 12 e i 14). L’adozione non è automatica ma viene disposta dal Tribunale per i minorenni dopo un accurato screening sull’idoneità affettiva, la capacità educativa, la situazione personale ed economica, la salute e l’ambiente familiare di colui che chiede l’adozione.”

Giovanardi ha presentato 8 eccezioni di incostituzionalità contro la Cirinnà
Giovanardi è un invasato senza coscienza che dovrebbe tacere e sparire. E’ una vergogna vivente. Nel 2006 il ministro degli Esteri olandese Ben Bot convocò l’ambasciatore italiano per protestare contro le dichiarazioni di Giovanardi, che aveva paragonato le leggi olandesi sull’eutanasia alle leggi naziste. E’ lo stesso che per il referendum sulla fecondazione assistita fece fare orrendi manifesti con parate naziste. Sempre nel 2006 prese a testate una macchina per l’ecografia all’ospedale di Modena, sostenendo che l’ecografia era l’anticamera dell’eugenetica nazista, e manomise il costoso macchinario, colpendolo ripetutamente con la fronte, quello che ha combattuto l’omosessualità dicendo che un bacio tra donne in pubblico è come fare la pipì per strada, è l’idiota patentato che ha dichiarato che Cucchi è morto perché anoressico e che in ogni caso meritava la morte perché si drogava. Quello che ha detto che è obbligatorio usare gli animali come cavia per la ricerca. E sulla crisi economica che la colpa è dei froci. Io farei un referendum solo per bandire dall’Italia gente come Giovanardi
Giovanardi è quello che riuscì ad infilare una indecente legge sulle droghe all’interno del pacchetto sicurezza per le olimpiadi invernali di Torino 2006. Con tale legge le droghe leggere, come la cannabis, venivano equiparate a droghe pesanti quali eroina o cocaina; erano inoltre introdotte sanzioni penali anche per i consumatori, sanzioni che erano state cancellate dal referendum popolare del 18-19 aprile 1993 in cui si sancì la non punibilità dei consumatori. Tale normativa fu giudicata incostituzionale dalla Corte Costituzionale e annullata il 12 febbraio 2014
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MILANO: SINDROME CINESE
Paolo De Gregorio

Le primarie per designare il candidato sindaco del PD a Milano ci offrono l’inverecondo spettacolo di gente con gli occhi a mandorla che vanno a votare mister Expo, Sala, senza nemmeno conoscerne la faccia e tanto il suo programma politico, visto che tra l’altro sanno poche parole in italiano.
Mi spiace essere secco e duro, ma la democrazia, soprattutto nei suoi meccanismi che portano al potere politico, deve avere delle regole severe e valide per tutti coloro che si presentano alle elezioni, e una di queste è quella che siano solo gli iscritti al proprio partito quelli che hanno il potere di votare alle primarie, quale premio alla loro militanza e al loro attivismo volontario, evitando di farci assistere a squallide compravendite di voti espressi da extracomunitari pagati ed estranei alla politica attiva e partecipata.
L’unica organizzazione politica che pratica il metodo di far votare per le primarie solo gli iscritti (on-line) senza costi e senza pagare gli elettori, è il M5S, da cui sarebbe molto utile imparare la lezione, visto che la politica dei partiti marci, tipo il PD, assomiglia ai metodi di Achille Lauro a Napoli, e ormai la sigla PD significa solo Partito Democristiano, i cui eredi sono ormai maggioranza, hanno cacciato la sinistra, e si apprestano a diventare PN, Partito della Nazione, con rilevanti pezzi della destra berlusconiana.
Un’altra regola assolutamente necessaria, per fermare la compravendita dei parlamentari che passano da un partito all’altro (iniziata dallo statista Berlusconi con Razzi e Scilipoti), continuata massicciamente fino ai giorni nostri, è quella di inserire solennemente in Costituzione che il “vincolo di mandato” è effettivo e non riguarda la libertà del singolo parlamentare, ma deve essere riconosciuta prevalente la volontà dell’elettore e quindi del popolo, che resta sovrano solo e nella misura in cui la sua volontà espressa col voto sia mantenuta. Chi vuole passare ad un altro partito non può farlo, può solo dimettersi e far subentrare il primo dei non eletti del proprio partito.
Questo dovrebbe essere l’alfabeto elementare della democrazia e della volontà popolare, che il marciume dei partiti tiene nascosto e genera il marciume delle compravendite, che hanno fatto del Parlamento un mercato di bassa macelleria.
Per fare un po’ di pulizia sarebbe altresì necessario fosse rispettata la volontà popolare espressa nel referendum del 1993 sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, che fosse abolita qualunque sovvenzione pubblica ai giornali e fosse abolito l’8 per mille alla Chiesa, che è entrata a gamba tesa nella questione politica delle “unioni civili”, questione non religiosa, che pone problemi laici di diritti civili.
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Cuffaro: “Avevo un milione e 800mila voti, ora si spostano nel Pd
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Due finanziarie di Renzi: nemmeno un solo provvedimento preso contro la mafia, mentre ha tagliato fondi alle forze di polizia e ha stoppato migliaia di processi abbreviando la prescrizione e depenalizzando una fila lunghissima di reati
Ma credete davvero che la lotta alla corruzione e alla mafia si faccia aiutando i delinquenti?

http://www.miglioverde.eu/ecco-lelenco-dei-reati-che-renzi-ha-depenalizzato/

Tra i reati depenalizzati: la corruzione, l’abuso di ufficio, l’adulterazione di cibi, l’appropriazione indebita, lo stalking, la corruzione di minore, i medicinali guasti, la frode processuale, il furto, la frode commerciale, l’incesto, le lesioni personali, le percosse, la truffa, la violazione di domicilio, la violenza privata…
Ma è diventato matto? E Il family day è disposto a votare uno che depenalizza incesto e corruzione di minore????

I VOLTAGABBANA

In questa legislatura ci sono stati 335 cambi di gabbana. C’è una parlamentare che in un mese ha cambiato partito cinque volte!
A Quarto la Capuozzo, delegittimata dal Movimento e richiesta di dare le dimissioni, continua ora a governare il piccolo Comune con l’appoggio della destra. Il M5S introduce una penale di 150.000 negli enti locali a chi passa dal M5S ad un altro partito (ricordo che la Costituzione vieta il vincolo di mandato per i parlamentari). La decisione ha fatto molto scalpore ma denuncia lo stato di degradazione dei politici italiani, pronti ormai a vendersi al maggior acquirente, senza che si faccia nulla per frenare questo gioco perverso del cambio di gabbana. Se i 150.000 euro di penale sono l’extrema ratio per frenare un malcostume ormai imperante, non si vede quale giudice potrebbe far valere questa penale.
Già Di Pietro nel 2010 aveva usato un regolamento che prevedeva 150.000 euro di multa per i traditori. Per evitare altri casi come le defezioni di De Gregorio e Scilipoti, fece firmare a tutti il documento dal titolo “promessa di pagamento” come condizione per essere in lista.
Il Pd presenta un ddl per riformare l’interno dei partiti; promette di aumentare la trasparenza, garantire il pluralismo e ammettere la libertà di dissentire. Ma le sue promesse già in passato sono state non mantenute, si era anche votata una legge per rendere obbligatoria la trasparenza finanziaria e presentare il bilancio e immediatamente dopo tutti i partiti l’hanno violata, dividendosi i fondi pubblici senza presentare nessun rendiconto. Grillo si muove sugli enti locali, in vista delle amministrative di marzo.
L’8 febbraio il blog ha pubblicato un decalogo da firmare agli aspiranti candidati M5S di Roma. E’ una scrittura privata, dove si prevede che, in caso di violazione del “codice di comportamento”, i futuri consiglieri dovranno pagare una penale di 150mila euro. Un provvedimento ispirato a quello già previsto per gli europarlamentari (in quel caso la multa è di 250mila euro) e che fino a questo momento non è mai stato applicato. Per i grillini insomma, da tempo colpiti dai cambi di casacca, la sanzione è in linea con il programma e non scandalizza. Ma c’è molta confusione su cosa si intenda per “violazione del codice di comportamento” e su chi debba giudicare a applicare la sanzione. Ma a Roma il Movimento sta giocando una partita molto grande, si gioca la faccia a livello nazionale, per cui “qualche stretta di controllo in più vale la pena farla”. Il pubblico dei sondaggi ha reagito alla decisione del M5S in modo entusiastico, la corruzione dei politici ha stomacato tutti.
La Costituzione impone il divieto di mandato, ma i 5stelle vorrebbero, al contrario, proprio il vincolo di mandato. Il problema risiede nel fatto che un candidato, un partito, possono raccogliere voti in ragione di un impegno elettorale per poi, una volta eletti, andare a fare l’esatto contrario o passare alla controparte.
Nel 2010 Renzi attaccò chi cambiava casacca come Dorina Banchi: “Si dovrebbe dimettere”. Ma oggi dopo l’ultimo passaggio da Forza Italia a Ncd l’ha scelta come sottosegretario. Oggi prende tutti e li premia. ricompensa Gennaro Migliore, eletto con Sel e poi passato nel Pd: sottosegretario alla Giustizia e poi Enrico Costa, eletto nel Pdl, passato all’Ncd: neo ministro degli Affari regionali; Antonio Gentile, già sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi IV, eletto nel Pdl, poi passato con Alfano. Gentile era già stato premiato con un sottosegretariato nell’esecutivo Renzi ma fu costretto a dimettersi per un’inchiesta poi archiviata. Ora è sottosegretario allo Sviluppo economico. Medaglia e seggiola (sottosegretario alla Giustizia) anche alla senatrice alfaniana Federica Chiavaroli. Insomma, Renzi non soltanto non ha preteso le dimissioni dei tanti voltagabbana ora suoi amici ma li ha pure remunerati con comode poltrone. Le quali servono tutte a tenere in piedi quella a cui tiene di più: la propria. Nei due anni del Governo Renzi, infatti, ben 173 parlamentari hanno lasciato il loro partito per entrare nel Pd. Senza di loro, il Pd non starebbe nemmeno in piedi. Luigi Compagna si è spostato 5 volte. Eletto con il Pdl, ha poi cominciato a fare avanti e indietro tra Gal e Ncd. Allo stato attuale, risulta che un terzo degli eletti ha cambiato maglia. Ma la cosa gravissima, più grave ancora di questa transumanza, è vedere persone che figurano essere di sinistra, come Bersani e ancor più Renzi, che sfacciatamente e senza alcun pudore applicano una politica di estrema destra, tradendo non solo il loro mandato ma tutte le loro promesse elettorali e il DNA della parte di popolo che dovrebbero rappresentare.
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Daniel Fortesque
Mi verrebbe in mente Bersani, col PD, al quale tanti, milioni di lavoratori dipendenti del settore privato, avevano affidato la propria “incolumità”, pensando che li avrebbe difesi da attacchi di “categorie” notoriamente più forti e potenti, e che invece, pur con quei 120 miliardi di evasione di fianco, non esitò un attimo a tirar giù la mannaia della riforma “Fornero” sulle loro pensioni… …e non solo! Come PD si è reso anche protagonista attivo della cancellazione dell’Art. 18!
Ora, la domanda è: ma se Bersani avesse fatto le sue campagne elettorali, anche andando in giro per le fabbriche come faceva un tempo, annunciando una riforma delle pensioni come quella che poi fece e la cancellazione dell’Art. 18, i voti che presero nel 2006 Prodi e nel 2008 Veltroni, li avrebbero presi ugualmente? E lui, Bersani, nel 2009, ci sarebbe diventato lo stesso, segretario del partito?

Wesley
Caro Di Pietro, non ci sentono, non ci sentono, non c’è più sordo di chi non vuol sentire.
Il trasformismo politico è alla base del disfacimento della democrazia in questo paese.
E a troppi fa comodo che le cose restino immutate, e fa niente se la gente onesta, la gente che ha votato credendo nella persona venga ripetutamente preso per il naso, fa niente se i governi di turno siano un’accozzaglia di opportunisti senza coscienza.
Preferiscono l’ammucchiata post elezioni, i cambi casacca dove il colore politico ormai è solo una bandierina da sventolare.
Soldi, privilegi, poltrone e potere, questo e nient’altro nella democrazia renziana.
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I VOLTAGABBANA, TRASFORMISTI E RICICLATI
Marco Travaglio

“Quando si parla di voltagabbana, trasformisti e riciclati che saltano da un partito all’altro come Tarzan di liana in liana, nessuno si pone la domanda più naturale: “Che diranno i nostri elettori?”
I motivi sono tre. 1) Molti elettori non dicono nulla, perché sono indifferenti, o rassegnati al peggio, o perché gli sta bene così. 2) Alcuni elettori direbbero volentieri qualcosa, ma non sanno a chi: da 10 anni non eleggono più nessuno, visto che prima col Porcellum e ora con l’Italicum e la controriforma del Senato i parlamentari sono nominati dai capi partito: infatti non vanno a cercarsi gli elettori perché rispondono esclusivamente a chi li ha piazzati in lista. 3) Chi dovrebbe ascoltare gli elettori li considera carne da cannone, gente da comprare con qualche spicciolo o favore o posto o promessa alla vigilia delle urne, magari da ricattare col solito trucchetto del “meno peggio” (l’altroieri: “Votateci, se no vincono i comunisti”; ieri: “Votateci, se no vince Berlusconi”; domani: “Votateci, se no vince Grillo”), e da ignorare per cinque anni fino alle elezioni successive.”
“Noi, checché se ne dica, abbiamo il massimo rispetto per gli elettori del Pd, non foss’altro che per gli immani sacrifici a cui li ha sempre costretti il loro partito. Han dovuto digerire i D’Alema, i Violante, i Veltroni, gli Amato, i Fassino, i Rutelli, i Bersani, i Napolitano, i Letta e ora Renzi con i loro inciuci con Berlusconi & C. Han votato per un programma e poi han visto regolarmente attuare quello degli avversari, per sconfiggere i quali si erano mobilitati trascinandosi alle urne. Si son sentiti promettere legalità, onestà, trasparenza, competenza, leggi anticorruzione, antievasione, antitrust, anti-conflitto d’interessi, una Rai senza partiti, una scuola e una sanità finalmente pubbliche, diritti e unioni civili all’insegna della laicità, un ascensore sociale fondato sulla meritocrazia, la difesa dello Statuto dei lavoratori e della Costituzione più bella del mondo, salvo poi ritrovarsi l’esatto opposto. Hanno combattuto, anche in piazza, il berlusconismo, il cuffarismo, il clericalismo, il trasformismo, il familismo per poi scoprire che si praticavano anche in casa loro. Due anni fa avevano riposto le residue speranze in Renzi, che faceva proprie quelle parole d’ordine con una freschezza e credibilità, non avendo partecipato allo sfascio dell’ultimo ventennio. Perciò lo perdonarono quando salì a Palazzo Chigi contraddicendo se stesso, senza passare per le urne: speravano in una vera svolta.”
“La svolta non consisteva, come oggi raccontano lui e i suoi turiferari, nel “fare le cose”: tutti i governi han “fatto le cose”, peccato che fossero sbagliate. La svolta promessa (e attesa) era un nuovo modo di fare politica. Il Renzi che stravinceva le primarie e poi le Europee si presentava come un Grillo meno agitato e confuso. Quello che andava a Porta a Porta il 14 gennaio 2010 e strapazzava tre ex Pd appena passati all’Udc: Paola Binetti, Enzo Carra e Dorina Bianchi. E, rivolto alla Binetti in studio, tuonava sacrosantamente: “La posizione tua, di Carra e altri è rispettabile, ma dovevate avere il coraggio di dimettervi dal Pd e dal Parlamento, perché non si sta in Parlamento coi voti presi dal Pd per andare contro il Pd. È ora di finirla con chi viene eletto con qualcuno e poi passa di là. Vale per quelli di là, per quelli della sinistra, per tutti. Se c’è l’astensionismo è anche perché se io prendo e decido di mollare i miei, mollo i miei – è legittimo farlo, perché non me l’ha ordinato il dottore – però ho il coraggio anche di avere rispetto per chi mi ha votato, perché chi mi ha votato non ha cambiato idea”. E un anno dopo, il 22 febbraio 2011, ribadiva il concetto: “Se uno smette di credere in un progetto politico, non deve certo essere costretto con la catena a stare in un partito. Ma, quando se ne va, deve fare il favore di lasciare anche il seggiolino”.

Esattamente in anno fa Travaglio scriveva una denuncia simile a quella di oggi. Ma il gravissimo problema di degenerazioni politica è aumentato, perché dovrebbe introdurre dei deterrenti etici se ne giova.

SCILIRENZI
Travaglio
Renzi ha molti difetti, ma non quello di ignorare il consenso popolare (che rimane per lui molto alto) e le ricadute di ciò che fa (poco) e dice (molto) sull’opinione pubblica. Per questo, oltreché indecente, è anche stupefacente la disinvoltura con cui sta imbarcando pezzi di altri partiti per rimpiazzare il pronto soccorso azzurro provvisoriamente inattivo. Esattamente come fece B. nel 2010, quando perse il sostegno di Fini e del suo partito Futuro e Libertà. Nella graduatoria dell’immoralità, è meno grave l’annessione al Pd dei senatori di Scelta civica (dei deputati può farne a meno), che sostenevano il suo governo fin dall’inizio ed erano stati eletti nel 2013 predicando le larghe intese; lo è un po’ di più il reclutamento di ex parlamentari eletti col Pdl su un programma di totale incompatibilità col csx dopo la coabitazione nel governo Monti; e lo è infinitamente di più l’acquisto di fuorusciti o espulsi dal M5S, che dai palchi di Grillo avevano promesso di spezzare le reni a “Pdl e Pdmenoelle”. Questa distinzione, però, siamo noi a farla. Renzi è sempre stato molto più tranchant: chiunque cambi partito deve dimettersi ipso facto da parlamentare per non tradire i suoi elettori. ..Inizialmente tuonava contro i voltagabbana, pertanto fu subito avvertito come un politico nuovo e diverso e poté iniziare la sua irresistibile ascesa verso il Nazareno e Palazzo Chigi. Oggi però non dice più alla fila di poltronisti in fuga dai Titanic di B. e di Monti che si accalcano alla sua porta: “Benvenuti nel Pd, ma prima dovete dimettervi dal Parlamento e lasciare il seggiolino: voi potete aver cambiato idea, ma i vostri elettori no”. Invece li ha fatti entrare tutti, salutati dalla Boschi come “valori aggiunti” e nobilitati dall’ex cossighiano Naccarato (Gal) come “stabilizzatori”, mentre il Corriere titola soavemente “Renzi amplia il Pd” manco fosse un’impresa edile dopo il piano-casa. Non è solo una questione di coerenza, ma di rappresentanza. I voltagabbana servono a Renzi per creare una maggioranza artificiale che è minoranza nel Paese e far passare l’Italicum e il nuovo Senato, che ci darebbero un Parlamento con almeno 500 nominati su 730. Senza il premio di maggioranza illegittimo di 148 parlamentari che il Porcellum ha regalato al centrosinistra prima di essere raso al suolo dalla Consulta, infatti, il governo Renzi non sarebbe mai nato per mancanza di numeri. Ora il premier mai eletto si fabbrica – con metodi banditeschi a suo tempo denunciati pure da lui – una maggioranza incostituzionale per aggirare una sentenza della Corte costituzionale. Si spera vivamente in un sussulto di Sergio Mattarella e della sua schiena dritta.
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Di fronte all’aula vuota Grasso ha avuto un momento di impazienza dichiarando che da martedì farà una stretta sul Senato. Ma perché non da lunedì? E perché non venerdì?
Il paradosso è che gli ‘onorevoli’ dicono che devono curare i contatti coi loro elettori. Quali? Quelli che avevano prima del salto della quaglia o quelli dopo?
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Primo Fusari
Niente multa, tanto vale far firmare ai candidati una lettera di dimissioni in bianco da far valere nel momento in cui si cambia casacca. Fuori dalla politica e avanti il primo dei non eletti.
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00013
Della polizza di Di Pietro allora nessuno disse nulla perché per le dimensioni del partito non faceva paura ai ladri. Invece il M5s segue a ruota il partito di maggioranza e con idee ben precise. E’ chiaro che qui la macchina del fango viene azionata con ferocia.
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Michele Amari
Come dare torto a Di Pietro? L’origine dei mali del paese sono i voltagabbana.
Lo spirito del Dettato costituzionale per cui il “il mandato elettorale non costituisce obbligo per il parlamentare”, come da articolo 67, a mio modesto avviso non era stato formulato dai – padri costituenti- gente molto più seria di questa di oggi, e che usciva dalle carceri fasciste in buona parte, perché voltagabbana con voltagabbana facessero gli interessi di un partito MA QUELLO DELLA NAZIONE.
Valore che si è perduto tra le maglie luride della P2-P3.
Caro Di Pietro, al momento delle “candidature” a Presidente della Repubblica avevo suggerito il suo nome e cognome. Ma noi del defunto popolo sovrano, ormai contiamo più nulla. Una sorte tragica e per questo popolo e per quella Costituzione per la quale molti italiani valorosi che non si sono mai arricchiti dentro questo Parlamento, sono morti invano.
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Viviana
I parlamentari 5stelle sono solo i delegati degli elettori. Devono riportare le loro richieste e le loro scelte. Discutono in libertà come votare, votano poi a maggioranza la decisione scelta a maggioranza deve vincolare tutti. E solo a quel punto diventa inaccettabile che vi siano voti contrari o passaggi di scuderia o contatti criminosi con la controparte.
Nello stato attuale di sciacallaggio, scoutizzazione, compravendita, suk e corruzione del Parlamento (per non parlare degli enti locali) attaccare proprio i 5stelle che vogliono una maggiore etica di partito (almeno a livello locale e dunque senza andare contro la Costituzione) mi sembra proprio da collusi col malaffare politico.

BASTA COL FETICISMO DEI CADAVERI E COL COMMERCIO DELLE RELIQUIE!
Don Aldo Antonelli

Faccio mia la protesta di don Franco Barbero: «Viviamo tra povertà galoppanti ed ingiustizie crescenti anche nel nostro Paese. In questo contesto i nostri amministratori mettono a disposizione personale, risorse di ogni genere e denaro pubblico per trasportare la salma di padre Pio che giunge in Vaticano. Tutto fa brodo in questo colabrodo culturale.
Non abbiamo bisogno di salme da incensare e di reliquie da venerare. Abbiamo bisogno di mettere le nostre risorse e i nostri cuori, le nostre mani e i nostri soldi per alleviare le sofferenze dei vivi, per solidarizzare con i più poveri e i meno fortunati di questa società.
Ma la spettacolare ostensione cadaverica di padre Pio ha alcune motivazioni vaticane ben evidenti. Papa Francesco cerca ogni strada per tenere insieme una chiesa a brandelli e con alcuni comparti in liquidazione. In più il mito di padre Pio e il turismo alberghiero ad esso collegato hanno subito negli ultimi anni un tracollo: alberghi che chiudono e vengono trasformati in aziende o in case di abitazione. Il viaggio trionfale verso Roma è un rilancio del culto che andava spegnendosi. Però, davanti a tale spettacolo, se qualche teologo alzasse la voce, forse aiuterebbe un po’ a non disperderci tra le superstizioni con l’alibi della religiosità popolare. Mi sento profondamente offeso da questa banalizzazione della fede e mi sento indignato perché ancora una volta la gerarchia inganna le persone manipolando il loro bisogno di aiuto».

AZIENDE IN CRISI
dove si rischia di essere licenziati

Alberto Battaglia

Nonostante il “segno più”, che per alcuni è il migliore degli auspici, l’economia italiana langue ancora in diverse parti d’Italia, in diverse aziende. Secondo i dati pubblicati dal Ministero per lo Sviluppo economico, sono 135 le procedure di amministrazione straordinaria in atto a fine 2015. Sono 502 le aziende in crisi, che a loro volta impiegano 121mila lavoratori. Compaiono vecchi nomi gloriosi come quello della De Tomaso, marchio del automobilismo sportivo, come quello della Perugina, alle prese con le modifiche del contratto da negoziare con Nestlé. La distribuzione di queste crisi, inoltre, è spalmata su tutta la penisola, da Nord a Sud. Il maggior numero di imprese in difficoltà è presente in Lombardia (36), seguita da Lazio (30) e Veneto (21); i settori più colpiti, invece, sono l’industria pesante (27), i servizi (17) e l’Ict-Telecomunicazioni (14). Il dato, comunque, è in leggero calo rispetto al novembre 2014, quando la Uil calcolava 153 crisi aziendali.
Ecco i profili delle principali aziende che si trovano in forti difficoltà.
AGILE: nel 2010, quando è entrata in amministrazione straordinaria con la cassa-integrazione straordinaria per i circa 2.000 dipendenti si chiamava ancora Eutelia. Da allora la società con sedi in diverse Regioni ha cambiato nome, gli ex vertici sono finiti sotto processo anche per associazione a delinquere e il personale si è prima ridotto a 780 unità e poi finito nel vortice dei licenziamenti.
ALCOA: la crisi si apre nel 2012 quando il colosso statunitense dell’alluminio decide lo stop della produzione a Portovesme, che occupava 450 persone. Chiusa la trattativa per la cessione a Klesch, ora si prosegue con Glencore, ma il futuro è ancora nebuloso.
DE TOMASO: la casa automobilistica torinese fallisce nel 2013, con 940 dipendenti in cassa integrazione. Anche qui ex manager, Gian Mario Rossignolo, a processo, con il marchio acquisito per poco più di un milione dalla cinese Ideal Time Vince (sede legale nelle Isole Vergini). Ma resta ancora da capire cosa accadrà a centinaia di lavoratori del gruppo.
ENI GELA: la raffineria che, contando l’indotto, da’ lavoro a circa 2.000 persone, è ferma per il piano di conversione in bio-raffineria, spiega Eni, ma dal primo gennaio è partita una nuova riduzione del personale, con conseguenti proteste che hanno coinvolto tutta la cittadinanza.
FINCANTIERI: agli stabilimenti di Palermo e Monfalcone lavorano circa 3.600 dipendenti. In quello siciliano più della metà sono in cassa integrazione a zero ore, mentre vengono gestiti 140 esuberi attraverso pensionamenti, part time e cig a rotazione.
HEWLETT PACKARD: avviato la cessione dello stabilimento di Pozzuoli nel luglio 2015, è in corso la trattativa con MaticMind per il passaggio dei 160 dipendenti occupati.
ILVA: a fine 2014 l’ingresso in amministrazione straordinaria, pochi giorni fa l’avvio della procedure di infrazione a livello europeo. Fra cordate presunte e offerte smentite il futuro degli stabilimenti di Taranto e Genova resta complesso.
LUCCHINI: la situazione si è sbrogliata nella primavera scorsa, con l’acquisizione del gruppo di Piombino da parte degli algerini di Cevital. Ma 1.100 dipendenti sono in cassa integrazione a zero ore fino al novembre 2016.
MERCATONE UNO: entra nel concordato preventivo esattamente un anno fa e finisce in amministrazione straordinaria ad aprile. In ballo 34 sedi in tutta Italia con 1.360 dipendenti coinvolti.
PERUGINA: dopo le proteste dello scorso anno, sono ancora in corso le trattative per le modifiche al contratto, con un nuovo appuntamento con la Nestlé probabilmente a febbraio. La solidarietà è ancora in corso ma i sindacati temono un’ulteriore stretta su numeri o orari di lavoro.
SAECO: di fronte all’ingresso della fabbrica a Gaggio, in provincia di Bologna, 243 tazzine di caffè, quanti i dipendenti che rischiano di restare a casa sui 558 attuali, dopo il piano di tagli annunciato lo scorso novembre.
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DRAGHI SCONFESSA RENZI. BCE: “LAVORO FERMO IN ITALIA
Laura Naka Antonelli

Altro che Jobs Act! La Bce di Mario Draghi gela l’entusiasmo di Renzi: “Il lavoro in Italia è fermo”. E’ quanto esce da uno studio della Bce (dati Eurostat). Rispetto alle principali economie dell’Eurozona, l’Italia è quella dove si è creata meno occupazione negli ultimi due anni. Ci sono solo 127 mila occupati in più tra il secondo trimestre del 2013 e il secondo del 2015, ma è solo il 5,9 % del totale dell’area euro. Meglio va la Spagna, con 724 mila posti creati, il 33,5 % del totale.. Segue la Germania con 592 mila posti e la Francia con 190 mila. Nel complesso, in Eurozona nel periodo di riferimento sono stati creati 2 milioni 158 occupati.
“La crisi ha esercitato un impatto negativo ben più persistente sull’occupazione italiana, che è rimasta invariata, in controtendenza rispetto all’area euro”.
Paragonando la situazione del mercato del lavoro al 2008 (inizio della crisi), risulta che in Germania il numero di occupati è cresciuto quasi ininterrottamente mentre la Spagna ha registrato continue diminuzioni. La Germania ha ora un’occupazione superiore del 5 % ai livelli pre-crisi, mentre la Spagna ha perso il 15 %.
In Francia il numero di occupati si è portato lievemente al di sopra dei valori pre-crisi, soprattutto per il considerevole aumento dei dipendenti pubblici.
L’Italia è in controtendenza. 2/3 dei nuovo occupati sono in Germania e Spagna.
Ma c’è un forte aumento di occupati anche in Irlanda, Grecia e Portogallo. In Italia invece sono aumentati i precari, contrariamente agli obiettivi del Jobs Act, mentre nel resto dell’Europa sono cresciuti soprattutto i posti a tempo indeterminato.

TTIP. L’INVASIONE DEL MERCATO AMERICANO

“Gli Stati Uniti gettano la maschera. Con il Ttip vogliono invadere il mercato europeo. Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto che analizza le conseguenze su import ed export per le due sponde dell’Atlantico qualora il Ttip venga approvato. I risultati sono impressionanti.
Con il Ttip e la rimozione delle protezioni sanitarie nel commercio, il surplus europeo scenderebbe da 7,6 a 0,1 miliardi di euro. Gli Stati Uniti esporterebbero in Europa beni dal valore di oltre 9,5 miliardi di dollari. Le eccellenze dell’agricoltura europea verrebbero rase al suolo. A chi conviene, dunque, il Ttip? Sicuramente no a chi produce in Europa.
L’obiettivo degli Stati Uniti è quello di rimuovere tutte le barriere al commercio e azzerare i dazi di ingresso. In Italia e in tutti i paesi europei entrerebbero, così, alimenti e prodotti altamente nocivi o le cui conseguenze sulla salute delle persone sono oggi sconosciute. Negli Stati Uniti vengono considerate barriere i regolamenti europei che vietano l’uso di sostanze potenzialmente nocive nell’agricoltura e nell’allevamento, come per esempio certi di pesticidi o gli OGM. E infatti i prodotti americani che più beneficerebbero del TTIP, secondo lo studio del Dipartimento dell’agricoltura americana, sono la carne (+965%), il latte in polvere (+900%), il formaggio (+987%), ma soprattutto il pollo (+33.500%) e il maiale (+4.000%
Oggi il volume degli scambi di carne suina e avicola è bassissimo perché gli americani trattano queste carni con sostanze nocive vietate in Europa, come ormoni della crescita, cloro e ractopamina. Ecco spiegato il boom: con il Ttip questi prodotti entrerebbero in un mercato oggi chiuso per ragioni di salute pubblica.
Lo studio americano fa, inoltre, una specie di lista nera in cui elenca quelle leggi a protezione dei consumatori europei che gli americani vorrebbero fare saltare. Tra questi ci sono il divieto sull’uso di cloro per la pulizia delle carcasse animali, l’importazione massiccia di OGM, il divieto di vendita di carne e prodotti animali cresciuti con ormoni della crescita, i limiti al numero di cellule somatiche nel latte vaccini.
Gli Stati Uniti vogliono rovesciare la bilancia commerciale fra le due sponde dell’Atlantico: oggi l”Europa esporta ogni anno negli Stati Uniti prodotti agro-alimentari per un valore di circa 23 miliardi di dollari e ne importa dagli Stati Uniti per 14 miliardi di dollari. Con il Ttip si rovescerebbe tutto, a detrimento degli interessi economici europei”.

Giovanni Scavazza segnala:
TTIP: Turpe Tentativo di Imposizione Prevaricatrice
Adriano Colafrancesco

Nella massima segretezza e senza alcuna trasparenza democratica si sta negoziando, tra UE e USA, il TTIP, l’accordo transatlantico per il commercio e gli investimenti.
L’obiettivo è quello di creare la più grande zona di libero scambio commerciale del pianeta, con circa 800 milioni di consumatori, che rappresenterà la metà del prodotto interno lordo mondiale e un terzo del commercio globale. L’UE è infatti la principale economia del mondo e i suoi 500 milioni di abitanti dispongono in media di un reddito pro capite di 25 mila euro l’anno. Ciò significa che l’unione europea è il maggior mercato mondiale, il principale importatore di manufatti e di servizi, che dispone del maggior volume di investimenti all’estero, oltre ad essere il principale destinatario al mondo di investimenti stranieri.
Washington e Bruxelles vorrebbero chiudere il trattato in meno di due anni, possibilmente prima che scada il mandato del presidente Barack Obama. La ragione di tanta fretta è che per Washington questo accordo ha carattere geo strategico. Costituisce un’arma decisiva di fronte alla irresistibile crescita della potenza cinese e delle altre potenze emergenti del gruppo BRICS.
Bisogna precisare che, tra il 2000 e il 2008, il commercio internazionale della Cina si è più che quadruplicato. Le sue esportazioni sono aumentate del 474% e le sue importazioni del 403%. Di conseguenza gli Stati Uniti hanno perso la loro leadership, che durava da un secolo, come prima potenza commerciale del mondo. Prima della crisi finanziaria globale del 2008, gli USA erano il socio commerciale più importante per 127 stati e la Cina lo era solo per 70. Oggi le parti si sono invertite: la Cina è il socio commerciale principale per 124 stati, gli USA per 76. Ciò significa che la Cina potrebbe fare della sua moneta, nell’arco di 10 anni, l’altra divisa di scambio internazionale, minacciando la supremazia del dollaro.
Per queste ragioni Washington desidera blindare grandi zone di libero scambio, dove i prodotti di Pechino avrebbero difficile accesso. Gli USA stanno infatti negoziando con i loro soci nel Pacifico un accordo transpacifico di libero scambio, gemello asiatico di quello transatlantico.
I mezzi di comunicazione hanno parlato poco e niente di tutto questo, anche se la posta in gioco è altissima. Con l’accordo TTIP, si vogliono infatti eliminare i dazi e omogeneizzare gli standard e le norme per il commercio di beni e servizi. Gli USA vogliono costituire un blocco globale che assicuri il dominio alle grandi Corporation americane.
Tutto questo con implicazioni devastanti per la democrazia attraverso:
• privatizzazioni e liberalizzazioni nei servizi pubblici (sanità, scuola, trasporti, utilities, ecc),
• abbattimento degli standard di sicurezza alimentari e ambientali (negli Stati Uniti il 70% dei prodotti sugli scaffali sono geneticamente modificati, il 90% delle carni vengono da animali “gonfiati” con sostanze da noi vietate perché cancerogene)
• facoltà per le multinazionali di fare causa agli stati che tutelino i propri mercati, in tribunali sovranazionali,
Tutto ciò è sintetizzato con poche chiarissime parole da Claudio Messora che ne ha fotografato la tragica attualità già in atto nel nostro Paese, evidenziandone la più grave conseguenza possibile: “Dopo Apple, Cisco e Amazon, ora è la volta di General Electric, che investe 600 milioni in Toscana per la realizzazione di un polo che produrrà turbine. Tutte grosse multinazionali USA, che iniziano ad arrivare (o a investire massicciamente) poco prima che il TTIP venga siglato. Prima hanno portato a termine la vendita del nostro settore produttivo all’estero, liberalizzando e privatizzando, distruggendo la domanda interna e i diritti dei lavoratori allo scopo di creare una piccola Cina in Italia, e adesso la fase due: la colonizzazione.”

In Germania è scontro sul TTIP. In Italia ci si scanna sul figliastro del gay.

IL SACCHEGGIO EUROPEO
M5S Camera

Da Creta a Santorini, da Mykonos a Salonicco, è ufficiale: 14 aeroporti greci, tra i più redditizi, saranno ceduti alla Germania fino al 2055. Prima le conquiste avvenivano con le guerre, oggi si fanno con l’Euro. In Italia la Lamborghini, la Ducati, Italcementi e altri colossi sono in mani tedesche da oltre un anno. Parmalat, Galbani, Eridania, Bulgari, Gucci, Buitoni, Sanpellegrino, Perugina, Motta sono tutte finite in mani francesi.
Tra il 2008 e il 2013, 437 tra i più famosi marchi italiani sono finiti in mani straniere. Ci hanno trasformato in un outlet, dove da tutto il mondo si viene a fare shopping senza che il governo batta ciglio. Recentemente inglesi e sudafricani hanno comprato la birra Peroni e lo spumante Gancia. Per non parlare di Ansaldo ai giapponesi, Terna e Pirelli ai cinesi, il marchio Valentino agli arabi. A quando l’acquisto del Colosseo?
La Grecia è stata dapprima strangolata nei vincoli di bilancio dell’Euro, quei vincoli che Germania e Francia si sono potute permettere di non rispettare tante volte. Adesso che il Paese è totalmente dipendente dai bonifici della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, gli fanno cedere i gioielli di famiglia in cambio di qualche spicciolo. In queste nuove guerre di conquista, Germania e Francia la fanno da padrone. In Grecia fanno shopping dei servizi più redditizi: l’anno scorso la Grecia ha totalizzato il record di 23 milioni di turisti ed è ovvio che gli aeroporti siano una miniera d’oro. Per questo li vogliono, in cambio della riapertura degli sportelli bancari. In Italia invece hanno fatto shopping delle aziende del Made in Italy, con una strategia quasi militare. Prima i governi del PD, Forza Italia e Lega le hanno asfissiate con l’aumento delle tasse, perché “ce lo chiede l’Europa”. Poi, quella stessa “Europa” (in realtà l’asse franco-tedesco) le ha comprate da imprenditori ridotti allo stremo. Un po’ come quando in guerra si radono al suolo le città e poi si entra nel business della ricostruzione. L’Europa ha bisogno di riassaporare il gusto degli stati sovrani, quelli che non si fanno svaligiare ringraziando.
Se vorrete darci la possibilità di governare, la nostra idea di Italia è chiara: riportare a casa molte eccellenze del nostro Made in Italy. Potremo farlo attraverso il Fondo Strategico Italiano di Cassa depositi e prestiti che le potrà acquisire.
Riacquistando questi gioielli di famiglia creiamo un’occasione per rilanciare l’occupazione e l’eccellenza in Italia. I profitti sul Made in Italy resteranno in Italia e la arricchiranno. Dovremo mettere in discussione anche questo euro che non può essere arma di colonizzazione di altri Stati. Il Movimento 5 Stelle vuole mostrare all’Europa cosa vuol dire avere al governo persone libere di decidere”.

C’è un piccolissimo dettaglio che vorrei rimarcare. Chi è che Renzi ha messo a capo della cassa Deposito e Prestiti? Ma guarda! Proprio quel Claudio Costamagna, bocconiano, che ha fatto carriera in Goldman Sachs. E dunque qualcuno può pensare che da uno che esce dalla Goldman Sachs possa venire qualcosa di buono per l’Italia?

La Grecia cede ai tedeschi 14 aeroporti delle isole per di 1,23 miliardi. In compenso Berlino darà il suo ok al prestito di 86 miliardi. Un’operazione da straccivendoli e la consacrazione di una gestione da delinquenti della politica economica, e a livello mondiale e a livello europeo.
Sarà bene ricordare il fiume di miliardi di dollari che, nel corso della crisi mondiale, sono andati a rimpinzare allegramente e spudoratamente le casse delle grandi banche
Citigroup 2.513 miliardi di dollari
Morgan Stanley 2.041miliardi
Barclays 868 miliardi
Goldman Sachs 814 miliardi
JP Morgan 391 miliardi
Bnp Paribas 175 miliardi
Dresdner Bank 135 miliardi
Per un totale di 6.937 miliardi!
Da notare che la Goldman Sachs è stata quella ha aiutato la Grecia a falsificare i dati per poter entrare nella zona Euro. Sono cifre che gridano vendetta.
Guido Viale: “L’Ue in mano all’alta finanza e agli interessi commerciali del grande capitale tedesco ha concentrato le sue politiche nel far quadrare i bilanci degli Stati membri a spese delle loro popolazioni e nel garantire il salvataggio delle sue grandi banche. Così, anno dopo anno, ha concorso a far sì che ai suoi confini si creassero situazioni di guerra e di caos permanenti, di dissoluzione dei poteri statali, di conflitti per bande di cui l’ondata di profughi e di migranti è la più diretta conseguenza”.
In Italia, intanto, la politica casereccia si accanisce a in una sfida vergognosa tra i “pro” e i “contro” gli impoveriti, gli orfani di lavoro, i senza residenza e i morti di fame. Tutti vittime di due filiere di morte: l’economia assassina dell’Occidente e la rete necrofila degli scafisti nordafricani.
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Sauro manda:
Banche e «crediti cattivi»: la Bad bank spiegata ai non addetti ai lavori
Fabrizio Galimberti

Bad bank, la “banca cattiva”, e Spv (Special purpose vehicle). Molti diranno che tutte le banche sono cattive (sono quelli che ti prestano l’ombrello quando splende il sole e lo rivogliono indietro quando piove). Ma la Bad bank configura uno specifico tipo di banca.
Supponiamo che in un Paese ci sia una grave crisi economica. Molte imprese falliscono e non riescono a ripagare alla scadenza i debiti che avevano contratto con le banche; oppure, rimandano il pagamento degli interessi. È una cattiva notizia per le imprese ma anche per le banche, che vedono ingrandirsi i crediti dubbi (le cosiddette “sofferenze”) e rischiano di andare in crisi. E se le banche entrano in crisi, chiedono ad altre imprese di rientrare dai loro fidi. Così facendo la crisi si aggrava e crolla il credito. La crisi si avvita in una spirale depressiva. Come uscirne? Con una BB.
La BB è una banca che non è una banca normale che rende depositi e fa prestiti. È uno strumento a cui la banca madre trasferisce le sue sofferenze.
Così, alleggerita da quelle tossine che avvelenavano i suoi bilanci, può nuovamente tornare a prestar soldi e raccogliere capitali, ecc.
Piccoli problemi:
Primo: queste sofferenze vengono trasferite alla BB a titolo oneroso o gratuito? Oneroso, certamente. E perché non a titolo gratuito? Se fossero a titolo gratuito, la BM farebbe più presto a cancellare quei crediti come inesigibili. E perché non lo fa? Per due ragioni: perché non tutti quei crediti sono inesigibili (sofferenza non vuol dire morte); e soprattutto perché, se dovesse cancellare quei crediti, dovrebbe registrare una corrispondente perdita nei suoi bilanci… …ma le banche non hanno già un fondo svalutazione crediti che serve appunto ad assorbire quelle perdite? …Sì, ma quando le sofferenze sono troppe, quei fondi non bastano. Le banche fallirebbero.
Dunque quelle sofferenze vengono trasferite alla BB a titolo oneroso. Ma quanto oneroso? Chi stabilisce il prezzo? Questo è il punto fondamentale. Mettiamo che il valore nominale di quei crediti sia 100. A quanto si possono trasferire? 20, 50, 80…? Ogni prestito in sofferenza ha una storia a sé e le probabilità di rientrare in tutto o in parte di quel credito sono diverse. Si tratta di esaminare caso per caso, e poi di fare una media dei risultati.
Allora, mettiamo che da questa media venga fuori un valore di 60. Ma se è troppo per la banca, non può ricorrere alla BB. Per evitare il fallimento può fondersi con un’altra banca più solida o essere nazionalizzata dallo Stato.
Torniamo allora alla cessione a titolo oneroso. La BM incassa, ma chi paga? La BB.
Sì, ma dove prende i soldi la BB? Nella storia economica del dopoguerra vi sono stati, in Europa e in America, molti casi di BB, con soluzioni diverse per il finanziamento. Il meccanismo escogitato oggi per l’Italia è il seguente. Viene creato un veicolo societario (Spv, Special purpose vehicle), giuridicamente distinto dalla BM, al quale la BM trasferisce le sofferenze. La Spv cartolarizza questi prestiti: cioè li “impacchetta”, creando delle obbligazioni che sono garantite (si fa per dire) dalle sofferenze sottostanti. Queste obbligazioni vengono vendute al pubblico, a investitori istituzionali o privati, e, col ricavato di questa vendita, la BB paga alla BM il valore convenuto.
Queste obbligazioni sono tutte eguali? No, sono divise in tranche, a seconda del rischio.
Ma che interesse hanno gli investitori ad acquistare queste obbligazioni cartolarizzate?
Queste obbligazioni frutteranno un interesse che può essere giudicato interessante dagli investitori. Ma da dove vengono i soldi per pagare questi interessi?
E gli investitori non avranno bisogno di qualche forma di garanzia?
Quando la Fiat o la General Motors, o la Siemens o lo Stato francese emettono obbligazioni, non ci sono garanzie da parte di nessuno. Ogni emissione obbligazionaria comporta, da parte di chi compra, l’accettazione di un rischio, e questo rischio è già prezzato nella misura del rendimento. Chi voglia stare sul sicuro può comprare un’assicurazione contro il rischio di default da parte dell’emittente.
Ma dietro queste obbligazioni che si appoggiano su crediti in sofferenza non c’è il nome di una grande azienda o di uno Stato sovrano. Non sarebbe meglio assortirle con qualche forma di garanzia? È stato fatto. L’accordo fra il Governo e la Commissione stabilisce che le tranche “Senior” possano essere assortite di una garanzia concessa dallo Stato italiano dietro pagamento di una commissione da parte delle banche che hanno ceduto i prestiti in sofferenza. Questa garanzia facilita il collocamento delle obbligazioni cartolarizzate.
Ma le assicurazioni contro il rischio di default già esistono nel settore privato, e sono state ampiamente usate. Perché lo Stato italiano deve essere lui a dare queste garanzie e non lascia fare al mercato.
In altri Paesi molti casi di BB o di altri tipi di salvataggi pubblici rivelarsi profittevoli per le casse dello Stato. Così sarà risolto una volta per tutte il problema delle sofferenze bancarie? Sarebbe bello se così fosse. Verrebbe risolto il problema delle sofferenze pregresse, ma non di quelle che si creano nel presente e di quelle che si creeranno nel futuro. Per queste la sola soluzione sta nel ritorno alla crescita dell’economia. Non per nulla il problema che stiamo cercando di risolvere si è creato lungo anni di crisi, con una perdita di 9 punti di Pil e un aumento di 5 punti di disoccupazione (dal 2007 al 2014). Le sofferenze sono un effetto e non una causa della crisi, anche se possono diventare a loro volta una causa, indebolendo le banche. Ma la soluzione vera sta in un ritorno della domanda, della voglia di spendere, rischiare e investire, innescata da maggiore fiducia e da politiche economiche volte a favorire la crescita.

DEBITI DI STATO
Viviana
Nonostante le promesse rodomontiche di Renzi, lo Stato deve ancora ai suoi creditori 70 miliardi. Intanto lo scempio di denaro pubblico continua e nell’ultima Finanziaria Renzi ha confermato gli inutili caccia, si è impelagato in nuove guerre, ha dato nuove protezioni alle banche truffaldine. Dunque non solo il governo del Pd non porta il Paese verso una reale ripresa (i dati sono sconfortanti e le grida di giubilo di Renzi-Poletti-Padoan per una fantomatica ripresa in corso sono ormai stonate e grottesche) ma addirittura lo Stato stesso contribuisce ad alimentare la crisi nazionale e a favorire il fallimento delle aziende.
Se poi si considera il debito che lo Stato italiano ha cumulato verso i cittadini con le sue disfunzioni, la corruzione pubblica, gli sprechi, gli abusi, la mangiatoia del milione e trecentomila politici, i processi brevi, le depenalizzazioni e la prescrizione, siano a 2300 miliardi
Ce ne sarebbe fin troppo per ingiuriare questo governo e quelli che lo hanno preceduto come i peggiori governi dell’occidente
Eppure tutto procede come per le tre scimmiette. I parlamentari si fanno defraudare quei poteri di rappresentanza che decenni di lotte rivoluzionarie hanno loro donato, lavorano (si fa per dire) 8 ore la settimana quando va bene, il governo governa in modo assolutistico e dittatoriale usando le istituzioni come passa carte di un solo monarca
E dobbiamo assistere anche allo spettacolo pietoso di taluni che battono freneticamente le mani a questo sfascio ideale e civile
E che in uno Stato siffatto ci sia anche chi si beffa del lavoro non pagandolo o degnandosi di dargli qualcosa con forti ritardi, mi sembra il minimo fisiologico possibile. Il pesce puzza dalla testa ma il puzzo invade ormai l’intera carcassa.

http://masadaweb.org
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Errata Corrige di un n° precedente: Fiore è capo di Forza Nuova, non di Casapound.

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