Nuovo Masada

febbraio 9, 2016

MASADA n° 1734 9-2-2016 ATLANTIDE

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MASADA n° 1734 9-2-2016 ATLANTIDE
Blog di Viviana Vivarelli

« La ricerca di Atlantide colpisce le corde più profonde del cuore per il senso della malinconica perdita di una cosa meravigliosa, una perfezione felice che un tempo apparteneva al genere umano. E così risveglia quella speranza che quasi tutti noi portiamo dentro: la speranza tante volte accarezzata e tante volte delusa che certamente chissà dove, chissà quando, possa esistere una terra di pace e di abbondanza, di bellezza e di giustizia, dove noi, da quelle povere creature che siamo, potremmo essere felici… »
(L.Sprague de Camp)

È bene che Atlantide resti un mistero. È giusto che l’uomo, guardando l’oceano, si inquieti pensando ad un lontano e imperscrutabile regno inghiottito in un giorno e in una notte dalle acque e dal fuoco; all’orgoglioso sogno di un’eternità infranta dal risveglio della Natura. Le civiltà nascono, crescono ed, infine, muoiono. Prepariamoci a questo. Atlantide non è mai esistita! È in ogni luogo. “
(Pierre Benoît)

Innanzi a quella foce stretta che si chiama colonne d’Ercole, c’era un’isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole e da queste alla terraferma di fronte. […] In tempi posteriori […], essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte […] tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve”. (Platone)

Ricerca sulle ipotesi possibili su Atlantide, o, più genericamente, su ciò che nei tempi più antichi c’era o si credeva ci fosse oltre le colonne d’Ercole (attuale stretto di Gibilterra), poste «a ciò che l’uom più oltre non si metta» (Dante), simbolo in passato dei limiti del mondo conoscibile.
Molti sono i miti o i frammenti che parlano del ‘Giardino delle Esperidi’, o delle ‘Terre dei Beati’, o ‘Isole fortunate’, postulando che oltre le colonne d’Ercole, andando verso ovest i navigatori potessero incontrare delle terre emerse, o addirittura un intero continente come si favoleggia per ATLANTIDE.

Nel quarto secolo a. C. Platone, attingendo a tradizioni passate, racconta in due dialoghi, il Timeo e Crizia, di questa grande isola leggendaria, il cui nome deriverebbe da Atlante, leggendario governatore dell’Oceano Atlantico, figlio di Poseidone e primo re.
Platone dice che Atlantide era una grande potenza navale che, 9000 anni prima di Solone, mandò i suoi ‘Popoli del mare’ a conquistare parti dell’Europa occidentale e dell’Africa settentrionale e narra di una immane catastrofe con cui il dio del mare Poseidone sprofondò Atlantide nel mare “in un singolo giorno e notte di disgrazia”. Gli egiziani, affermava Platone, descrivevano la capitale di Atlantide come un’isola composta per lo più di montagne nella parte settentrionale e lungo la costa, “mentre tutt’intorno alla città vi era una pianura, che abbracciava la città ed era essa stessa circondata da monti che discendevano fino al mare, piana e uniforme, tutta allungata, lunga tremila stadi (555 km) sui due lati e al centro duemila stadi (circa 370 km) dal mare fin giù. A 9 km c’era un monte non alto.”

Nel Timeo Platone narra che Solone, giunto in Egitto, era venuto a sapere da alcuni sacerdoti egizi di un’antica battaglia avvenuta tra gli Atlantidei e gli antenati degli Ateniesi, che avrebbe visto vincenti i secondi. Secondo i sacerdoti, Atlantide era stata una monarchia assai potente, con enormi mire espansionistiche. Situata geograficamente oltre le Colonne d’Ercole, controllava politicamente l’Africa fino all’Egitto e l’Europa fino all’Italia. Proprio nel periodo della guerra con gli Ateniesi, un immenso cataclisma forse di origine sismica o vulcanica o prodotto dall’impatto di uno o più enormi meteoriti, aveva fatto sprofondare l’isola nell’Oceano, distruggendola per sempre.
Nel dialogo Crizia, Platone racconta che il dio Poseidone s’innamorò di Clito, una fanciulla dell’isola, e «recinse la collina dove ella viveva, alternando tre zone di mare e di terra in cerchi concentrici di diversa ampiezza, due erano fatti di terra e tre d’acqua», rendendola inaccessibile agli uomini. Rese inoltre rigogliosa la parte centrale, occupata da una vasta pianura, facendovi sgorgare due fonti, una di acqua calda e l’altra di acqua fredda.
Atlantide era una monarchia ricca e potente. L’isola era divisa in dieci zone, ognuna governata da uno dei figli del dio del mare e dai relativi discendenti. La terra generava beni e prodotti in abbondanza, e sull’isola sorgevano porti, palazzi reali, templi e altre maestose opere. Al centro della città vi era il santuario di Poseidone e Clito, lungo uno stadio, rivestito di argento al di fuori e di oricalco, oro e avorio all’interno, con al centro una statua d’oro di Poseidone sul suo cocchio di destrieri alati, che arrivava a toccare la volta del tempio.

Ognuno dei dieci re governava la propria regione e tutti erano legati gli uni agli altri dalle disposizioni previste da Poseidone, incise su una lastra di oricalco posta al centro dell’isola, attorno a cui si riunivano per prendere decisioni che riguardavano tutti.
Crizia descrive anche il rituale da eseguire prima di deliberare, che prevedeva una caccia al toro (vedi i legami con la civiltà minoica o cretese o con la corrida spagnola), armati solo di bastoni, e una libagione con il sangue dell’animale ucciso, seguita da un giuramento e da una preghiera. La virtù e la sobrietà dei governanti durò per molte generazioni, finché essi caddero preda dei eccessiva avidità, scatenando l’ira di Zeus, il quale chiamò a raccolta gli dèi per deliberare sulla loro sorte e dettare la loro condanna.
Platone si rifà probabilmente alla tradizione greca e forse egizia. Il suo intento era di paragonare una città buona ad una corrotta ma già al suo tempo il mito di Atlantide era molto impallidito tant’è che Aristotele liquida tutta la storia come una fantasia mitica.
Il primo commentatore di Platone, Crantore da Soli, allievo di Senocrate che era stato allievo di Platine, crede invece nella realtà storica di Atlantide e così molto più tardi Posidonio di Rodi. Anche lo storico Teopompo di Chio narrò di una terra in mezzo all’oceano conosciuta come Meropide (ovvero terra di Merope), parlando di uomini alti il doppio del normale che abitavano due città sull’isola di Meropis. Racconta che un’armata di dieci milioni di soldati attraversò l’oceano per conquistare Iperborea, ma essi abbandonarono questo proposito quando si resero conto che gli Iperborei erano il popolo più fortunato del mondo.
Lo storico romano del IV secolo d.C. Ammiano Marcellino scrive che secondo i Druidi della Gallia parte degli abitanti erano migrati lì da isole lontane e secondo Diodoro Siculo, i Celti che venivano dall’oceano adoravano gli dei gemelli Dioscuri che apparvero loro provenienti dall’oceano (del resto troviamo anche collegamenti con ‘la doppia dea’, un archetipo presente presso molti popoli).

Alla fine dell’Ottocento, le idee sulla natura leggendaria di Atlantide si combinarono con storie di terre perdute come Mu e Lemuria. Helena Blavatsky scrisse nel suo libro La dottrina segreta (1888) che gli Atlantiani erano eroi culturali (contrariamente a Platone, che li descrive dediti principalmente alle cose militari), e che erano la quarta “Razza radicale” a cui successe la “Razza ariana“. Rudolf Steiner scrisse dell’evoluzione culturale di Mu o Atlantide. Il sensitivo americano Edgar Cayce menzionò Atlantide per la prima volta nel 1923, ipotizzando che fosse un’antica civiltà, altamente evoluta, ora sommersa, dotata di forze navali e aeree mosse da una misteriosa forma di cristallo di energia. Egli predisse inoltre che delle parti di Atlantide sarebbero riemerse nel 1968 o 1969. La Bimini Road, una formazione rocciosa sommersa con pietre rettangolari appena al largo di North Bimini Island, è stata descritta come una possibile prova di questa civiltà.

Il concetto di Atlantide attrasse anche i teorici nazisti. La teoria del ghiaccio cosmico (1913) di Hanns Hörbiger aveva conquistato un vasto appoggio popolare in Germania e fu promossa dal regime nazista per le sue implicazioni razziali. Hörbiger riteneva che la Terra fosse soggetta a periodici cataclismi provocati della caduta di una serie corpi celesti che da comete erano diventati satelliti; la sommersione di Atlantide e di Lemuria sarebbero state provocate dalla cattura dell’attuale satellite della Terra, la Luna. I periodi di avvicinamento dei satelliti avrebbero provocato (per diminuzione della gravità) la nascita dei giganti di cui parlano molte mitologie. Alfred Rosenberg (Mito del XX secolo, 1930) parlò di una razza dominante “nordico-atlantiana” o “ariano-nordica“. Nel 1938 l’alto ufficiale Heinrich Himmler (allora capo supremo delle forze dell’ordine del Terzo Reich) organizzò una ricerca in Tibet allo scopo di trovare le spoglie degli Atlantidei bianchi. Julius Evola, in Rivolta contro il mondo moderno (1934), identifica in Atlantide uno dei molti riferimenti presenti nelle opere antiche alla sede iperborea, luogo d’origine degli esseri ‘più che umani’ che regnavano nell’età dell’oro e lo situava in un polo nord non colpito da un clima rigido, ma anzi regione definita ‘solare’.

Una tra le teorie più singolari, studiata e approfondita nella prima metà del Novecento, sostiene che il mito di Atlantide non sarebbe altro che la memoria, deformata e ingigantita, della Civiltà minoica (civiltà cretese dell’età del bronzo), che ebbe fine intorno al 1450 a.C., in circostanze non ancora conosciute. La causa potrebbe essere l’esplosione del vulcano dell’isola di Tera o Thera, attualmente Santorini, che provocò lo sprofondamento parziale dell’isola con giganteschi terremoti: l’esplosione di Thera avrebbe propagato nel Mediterraneo una terrificante onda anomala in grado di spazzare via gli insediamenti lungo le coste (le onde si sarebbero diffuse in tutto il bacino dell’Egeo in sole due ore, raggiungendo un’altezza di circa trenta metri), a cui sarebbero seguite per giorni le ceneri riversate dall’esplosione vulcanica. Altri studiosi ritengono comunque improbabile il riferimento al vulcano di Thera, perché mille anni sono troppi per mantenere il ricordo preciso di un evento.
Il cataclisma (sia esso un terremoto marino con sprofondamento dell’isola o un maremoto prodotto da un meteorite) avrebbe fatto fuggire migliaia di abitanti che si sarebbero riversati in varie zone del Mediterraneo, attaccando i popoli insulari o costieri. In Sardegna il popolo che edificò i nuraghi coinciderebbe col misterioso popolo dei Shardana o Šerden, provenienti da Atlantide. Altri ‘popoli del mare’ invasero l’Egitto e occuparono la Grecia.

Molti autori antichi, dunque, favoleggiano di una terra incantata, una specie di paradiso, dalla meravigliosa vegetazione, che sorgeva dal mare al di là della fine del mondo.
Qualcuno ha pensato anche che parlassero delle Canarie.
Comunque siamo portati a credere che la navigazione degli antichi popoli fosse molto più ampia di quello che pensiamo. Alle Canarie sono state trovate prove archeologiche concrete di tracce fenicie risalenti al primo millennio a. C..
E sappiamo che in alcuni momenti dell’anno c’è un insieme di venti e correnti marine che permetterebbe a certi tipi di imbarcazioni di arrivare in America in 15 giorni.
Il giornalista Cravero cita il ritrovamento dei resti di un relitto romano con semi di girasole (che viene solo dall’America) e nelle mummie egizie è stata trovata cocaina (che esiste solo in America). Spesso gli archeologi oscurano queste notizie per non disturbare certe loro teorie ma è certo che gli antichi sapevano molte più cose di quello che ci dicono e che noi tendiamo a sottovalutarli.
Se gli antichi Romani erano arrivati in America, potevano aver fatto sosta in terre emerse intermedie.
C’è però anche chi identifica Atlantide con Santorini, un’isola dell’Egeo, la maggiore delle isole Cicladi, di origine vulcanica, che ha al centro un piccolo vulcano.
WIKIPEDIA: “L’isola di Santorni fu distrutta in parte da un’apocalittica eruzione vulcanica intorno al 1627 a.C. e invasa poi quasi tutta dal mare. Fu la più imponente eruzione avvenuta in Europa in epoca storica e, secondo alcune teorie, avrebbe avuto conseguenze devastanti per la civiltà minoica, portandola al suo declino. Secondo studi recenti, l’eruzione del vulcano provocò dapprima una pioggia di pomici e ceneri, poi piovvero massi più grossi e infine la caratteristica pomice rosa che ha reso celebre l’isola. Quindi il vulcano esplose: un getto di materiali compressi e di gas surriscaldati raggiunse la stratosfera a una velocità di 2000 km/h facendo udire i suoi boati dall’Africa alla Scandinavia, dal Golfo persico a Gibilterra. Le ceneri furono sparse per molti chilometri e trasformarono il giorno nella notte più cupa e alterarono, probabilmente, albe, tramonti e condizioni meteorologiche.
Alcune teorie basate sul rinvenimenti archeologici trovata a Creta indicano che uno tsunami, probabilmente associato all’eruzione, colpì le aree costiere di Creta e può avere duramente devastato gli insediamenti minoici costieri, anche se una più recente teoria ipotizza che molto del danno provocato ai siti minoici fosse dovuto a un grande terremoto che precedette l’eruzione di Thera.
Nel 1967 nella località di Akrotiri, gli archeologi riportarono alla luce un’antica città, quasi completamente intatta come Pompei e ricoperta da antiche ceneri. Fu una delle scoperte più importanti dell’archeologia. Molte riportate alla luce presentavano un sofisticato sistema idraulico, con tanto di bagni e acque correnti che defluivano in un perfetto sistema fognario, una delle prime forme di ingegneria urbana mai scoperte nella storia.”

Widmer Berni ha scritto: “Haou Nebout. I popoli del mare”.
Copio: “Con “Haou-Nebout”, gli antichi Egizi chiamavano i popoli del mare, che provenivano da un luogo ai confini nord-occidentali del mondo, un misterioso universo di isole densamente popolate, situate nel cuore dell’Oceano. In un excursus appassionante che copre diecimila anni di storia, dal Neolitico all’Età del Ferro, gli autori evidenziano alcune delle contraddizioni della storiografia ufficiale e aprono nuovi interrogativi. Da dove arrivarono i Minoici, i Troiani, i Micenei? Da dove gli Etruschi e tutti i popoli italici pre-romani? E i Filistei, i Frigi o gli stessi Egizi? Seguendo una intuizione confermata dalle acquisizioni della linguistica e della datazione al radiocarbonio, gli autori cercano di dare una risposta a queste domande, proprio a partire dallo studio del significato del termine “Haou-Nebout”. Una visione rivoluzionaria della preistoria dell’uomo che finalmente riconosce al mare e ai suoi popoli un ruolo da protagonisti nella nascita della civiltà”.

Nella storia egizia sappiamo che tra il 1300 e il 1100 a. C. masse enormi di popolazioni si mossero via terra e via mare spinte dalla fame e lasciandosi alle spalle una catastrofe. I testi egizi li chiamano ‘i popoli del mare’ o ‘popoli del grande verde’. Questa migrazione portò al crollo di altri popoli quali Micenei o Hittiti. Gli Egizi si salvarono perché riuscirono a batterli in una famosa battaglia. Platone dice che i predecessori degli Ateniesi li vinsero, ma ciò è dubbio, visto che la religione misterica e lunare delle Grandi Madri fu soppiantata da una religione solare e razionale, che doveva diventare la religione Olimpica.
Gli invasori avevano navi da alto mare con cui solcavano gli oceani e si lasciavano dietro una civiltà notevolmente avanzata, avevano armi più moderne e vinsero i popoli costieri del Mediterraneo, fermati solo dagli Egizi. Dilagando nel Mediterraneo, ne influenzarono i popoli e le civiltà.
A queste migrazioni di popoli dobbiamo aggiungere una storia del Mondo più antica che riguarda i grandi cambiamenti climatici.
Si deve ricordare che la storia della Terra è stata attraversata da lunghe glaciazioni durate milioni di anni. L’ultima iniziò 3 milioni di anni fa e finì 10.000 anni fa.

Wikipedia: “Ci sono stati almeno tre periodi ciclici di riscaldamento e raffreddamento all’interno dell’attuale periodo interglaciale. L’’ottimo climatico’ raggiunse il suo picco 7.000 anni fa, quando la temperatura media dell’aria, dedotta dal volume di ghiaccio, era di 1,11 °C più alta del presente. È proprio quel periodo che lo studioso indiano B.G. Tilak indica come la data più recente possibile per la composizione dei Veda (arrivo nell’India settentrionale della migrazione degli Ari), quando l’Equinozio di Primavera era in Orione (vedi l’importanza di Orione nella civiltà egizia). La sua ipotesi dell’origine polare dei popoli Indo-europei (bianchi), tuttavia, non esclude la datazione ad un più antico ciclo di precessione. I due lunghi cicli di riscaldamento che si sono verificati da 4.000 a 8.000 anni prima dell’attuale possono avere poco a che fare con l’effetto serra che si sostiene causato dalla produzione industriale di biossido di carbonio. Una piccola era glaciale cominciò circa 650 anni fa e durò fino al diciannovesimo secolo. Da allora la Terra si è riscaldata lentamente, ma la temperatura media non si è mai avvicinata all’ottimo di 7.000 e 4.500 anni fa. Le ragioni di questi trend climatici più brevi non sono tutte ancora pienamente comprese. Tra i tanti fattori che occorre prendere più attentamente in considerazione ci sono la posizione della Terra nella Galassia, i mutamenti nelle emissioni solari, le variazioni cicliche più piccole nell’orbita terrestre e le correnti oceaniche.”

I fattori da considerare per spiegare le grandi migrazioni sono molti: i cambiamenti del clima, le eruzioni vulcaniche, le meteoriti, i terremoti, i maremoti, lo slittamento tettonico, lo spostamento dell’asse terrestre… per cui possiamo pensare che negli Oceani e nei mari ci siano state in tempi antichissimi terre che erano emerse, dando luogo a grandi civiltà, e che in seguito siano scomparse, producendo lo spostamento di grandi masse di persone con conseguenti guerre, invasioni, arrivo di nuove culture e mescolanze di civiltà diverse.
In particolare, per le ipotesi su Atlantide ci chiediamo da dove provennero le grandi migrazioni di popoli (‘Hou Nebout’) che travolsero Micenei come Hittiti con violenti cambi culturali del Mediterraneo. E cosa accadde dalla fine dell’ultima glaciazione al neolitico.
E’ possibile anche che una meteora o più meteore abbiano spostato l’asse terrestre, producendo giganteschi cambi climatici e sprofondamento di grandi isole.
Con la più terribile di queste glaciazioni scomparve la megafauna, mammut, dinosauri, tigre dai denti a sciabola ecc..
In archi lunghissimi di tempo le catastrofi climatiche furono molte. E molte le migrazioni di popoli. Le ultime grandi migrazioni furono queste dei ‘popoli del mare’ che cambiarono la storia mediterranea.
Gli Egizi che li vinsero ci danno i loro nomi e tra essi c’erano gli Shardana, da cui provennero i Sardi (e in Sardegna abbiamo dei bronzetti con guerrieri che portano elmi con corna); con loro inizia l’era nuragica. Anche in alcune incisioni egizie troviamo guerrieri con elmi con corna. Un bassorilievo egizio a Medinet Habu, tempio funerario di Ramses III, rappresenta una battaglia tra egizi e popoli del mare rappresentati appunto con elmi e corna (1365 a. C.).

Nel 1350 a.C. nelle lettere di Amarna, Rib-Hadda di Biblo e il faraone Akhenaton, scrive al faraone, l’arrivo di un imminente pericolo che giunge dal mare, uomini senza scrupoli, pirati che saccheggiano le loro navi e minacciano le loro coste, questi guerrieri mercenari si chiamano Šrdn/Srdn-w, o più comunemente Shard-en on Shardana.
Nel 1278 a.C., Ramses II sconfisse gli Shardana che avevano tentato di saccheggiare le coste egiziane assieme ai Lukka (L’kkw, forse identificabili in seguito con i Lici) e i Shekelesh (Šqrsšw), in uno scontro navale lungo le coste del Mediterraneo (nei pressi del Delta Egiziano). Il faraone successivamente arruolò questi guerrieri nella sua guardia personale. Un’iscrizione di Ramses II incisa in una stele ritrovata a Tanis, descrive le loro incursioni e il pericolo costante che la loro presenza portava alle coste egiziane: « I ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli »
L’iscrizione di Qadesh, riporta che 520 Shardana fecero parte della guardia personale del faraone nella battaglia di Qadesh fra Egizi ed Ittiti. Gli Shardana facenti parte della guardia reale sono rappresentati con il tipico elmo cornuto sul quale è presente nel mezzo una sorta di sfera o palla, lo scudo è tondo mentre le spade in dotazione sono le spade tipo Naue II. Anni dopo, una seconda ondata di popoli del mare, e tra essi anche gli Shardana, venne respinta dal figlio di Ramses II, Merenptah. In seguito Ramses III venne impegnato in un’importante battaglia con gli stessi il cui resoconto è raffigurato presso il tempio di Medinet Habu a Tebe. Gli Shardana sconfitti vennero quindi catturati e arruolati nell’esercito del faraone: « I Shardana e i Wešeš del mare fu come se non esistessero, catturati tutti insieme e condotti prigionieri in Egitto, come la sabbia della spiaggia. Io li ho insediati in fortezze, legati al mio nome. Le loro classi militari erano numerose come centinaia di migliaia. Io ho assegnato a tutti loro razioni con vestiario e provvigioni dai magazzini e dai granai per ogni anno » (dal Papiro Harris).

Breve excursus storico:
2450: nasce la dinastia Sargonide
2300-2000: in Mesopotamia, scoppia una terribile carestia durata più di 300 anni, che provoca l’emigrazione verso Occidente, (Sardegna compresa). La Tribù di Abramo esce da Ur dei Caldei e dopo un vagabondare attraverso i monti della Siria si stabilisce sulle rive del Mar Morto.
1800: Stonehenge, tempio megalitico, sarebbe costruito da popolazioni arrivate dall’Asia Minore.
1700: gli Hiksos, di razza indoeuropea con mescolanze di razza semitica, invadono l’Egitto. Sono i “Popoli del Mare”? Nello stesso periodo nelle Baleari una catastrofe cancella una Civiltà e contemporaneamente c’è la distruzione della prima Civiltà Cretese, intorno al 1800 l’incendio di Troia IV (ad opera degli stessi Popoli del Mare?). Periodo Biblico: Carestia, Ebrei in Egitto, Giacobbe.
1600: Hattusilis fonda l’impero Ittita. Nascita di Micene (Akwasa, Akaiasa, Achei).
1568-1545: Il faraone Amon-Mose caccia gli Hyksos dall’Egitto.
1530-1520: Tuthmosis I sconfigge il Mitanni e la Siria fra le cui fila militano contingenti Shardana.
1500-1400: il bronzo è lavorato in Sardegna con tecniche già di rara bellezza e perfezione. La Corsica e le Baleari sono conquistate da un Popolo proveniente dalla Sardegna.
1500-1470: L’isola di Thera (Santorini) sparisce in seguito a un’eruzione vulcanica, comincia la decadenza di Creta.
1400: gli Akawasa e i loro alleati distruggono Creta e l’Impero Minoico. I Shardana conquistano Lemno e Imbro, passano in Laconia, rapiscono le donne ateniesi, e si stabiliscono a Creta.
1355: ambasciatori dei Popoli del Mare portano doni al faraone Amenophe IV e alla regina Nefertiti, invitandoli a tornare al culto dell’Unico Grande Dio (della Grande Dea).
1294: battaglia di Qadesh: Ramses II si salva dall’attacco degli Ittiti con l’aiuto di mercenari Shardana. Altri Shardana combattono al fianco degli Ittiti stessi, Ramses li chiama Shardana del mare, dal cuore ribelle.
1290: un attacco micidiale è portato all’Egitto di Ramses da parte dei Popoli del Mare.
1278: Esodo. Un gruppo numeroso di perseguitati religiosi e alcune tribù semitiche stanziate ai confini orientali, al comando di un principe egiziano, forse seguace del culto di Akenathen, lasciano l’Egitto. Con loro parte probabilmente un contingente numeroso di mercenari Shardana (Danai) e Tjeker (Teucri) che li difenderanno nel lungo cammino. Mosè li include nella misteriosa tribù di Dan. I Tjeker (Teucri) formeranno le tribù di Issacar e Aser. Ma anche Zabulon appartiene ai Sher-Dana.
1250: un’incursione dei Popoli del Mare distrugge Tirinto e un’altra devasta l’abitato circostante Micene.
1235: una grande carestia devasta l’Anatolia in seguito alle incursioni dei Popoli del Mare, Meneptah invia navi cariche di grano.
1231: Meneptah deve affrontare una guerra con i re libici spalleggiati da alcune tribù identificate nei Popoli del Mare: Akawasa (Achei), Thursha (Etruschi), Sakalasa (Siculi), Wasasha (Corsi?) e Shardana. Questi ultimi provvedono anche al vettovagliamento e al trasporto truppe via mare.
1210: Meneptah ottiene una decisiva vittoria nel deserto occidentale sui Libu e i loro alleati delle Isole Straniere.
1200-1180: l’invasione più devastante e definitiva dei Popoli del Mare, (durerà probabilmente più di 50 anni), ai soliti Shardana, Akawasha ecc. si sono aggiunti nel frattempo Denen, Sakssar, Phelets. Distrutte Ugarit e Corinto, gli imperi Ittita e Miceneo sono cancellati, intere città sono rase al suolo e gli abitanti passati a fil di spada (Atene sarà stranamente risparmiata). I Shardana e i loro alleati si riversano sull’Asia Minore mettendo tutto a ferro e a fuoco. Lo stesso Egitto è attaccato (1183), ma Ramses III trova un accordo con la mediazione dei mercenari shardana al soldo delle truppe regie. Si vanterà poi di aver sconfitto per la prima volta i più terribili e fantastici guerrieri del passato.
1180: Troia VII è distrutta da una coalizione di Popoli venuti da Occidente (Grecia e isole mediterranee), circa nel 1220-1200 a.C.. La datazione delle varie città è piuttosto incerta, ma Troia I esisteva nel bronzo antico, intorno al 2700 a.C. , fu incendiata nel 2300 a.C., Troia VI, ricca e potente, rinacque ma fu distrutta da un terremoto intorno al 1280 a.C. – Troia VII durò quasi un secolo ed è probabilmente la città di Priamo cantata da Omero. Il poeta menziona nella sua opera Tjeker (Teucri) e Liku (Lici) sul fronte troiano, e Akawasa (Achei) e Danai (Denen, Danuna, Shar-dana), sul fronte greco. Periodo Biblico: Giudici, insediamento dei Phelets (Filistei) e Tjeker (Teucri) in Palestina.
1100: “l’Onomastico di Amenemope” parla della presenza in Palestina dei Popoli del Mare e in particolare dei Pheleset (Filistei), Shardana (Sardi) e Tjeker (Teucri).
1080: “Il viaggio di wenamun” definisce la città di Dor, sulla costa della Palestina, “città dei Tjekker”.
1050: i Phelets colonizzano il territorio che da loro prenderà il nome di Palestina, si insediano in Gaza, Ashdod, Gath, Ekron, saccheggiano Shiloh e sconfiggono Saul, re di Israele, nel 1005. Periodo biblico: i Giudici.
1000: fondazione di Sardi e ricostruzione delle città fenicie, che cominceranno le loro avventure sulle antiche rotte tracciate dai Popoli del Mare, fondando nuove colonie.
945: un generale dei mercenari Libu (Libici) appartenente ai Popoli del Mare, Shesonk, si impadronisce del trono in Egitto e fonda la XXII dinastia. I mercenari Shardana sono schierati coi Libu.
900: i Lidi (una parte della popolazione), governati dagli Eraclidi, sbarcano in Italia e si uniscono agli Umbri (Erodoto) – I loro lucumoni (Etruschi) sono designati fra i dignitari Sardi .
814: fondazione di Cartagine ad opera di colonizzatori provenienti da Tyro in Fenicia.
753: Roma è fondata a opera di un gruppo di giovani pastori, fra cui Romolo che ne sarà il primo leggendario Re.
685: Gyge si impadronisce del potere in Lydia, uccidendo Candaule l’ultimo dei re Eraclidi 616-509: Roma è sottomessa e governata da re Etruschi (Thursha, Tirreni).
540: Malco, generale cartaginese, sbarcato in Sardegna con un potente esercito di 80.000 uomini è sconfitto in battaglia campale da un esercito sardo. Nello stesso periodo avviene la battaglia navale nel Mare Sardo tra gli abitanti di Aleria, colonia greca in Corsica, e la flotta etrusca di 60 navi, rinforzata con altre 60 navi cartaginesi.
530: Tartesso è distrutta dai Cartaginesi.
480: Asdrubale e Amilcare, figli di Magone, sbarcano in Sardegna con un potente esercito. Asdrubale muore in combattimento.
350: Saccheggio di Roma da parte dei Celti (Keltoi, Galli, Galati), la loro origine era, secondo Erodoto, nell’alto Danubio.

Tra i popoli del mare c’erano i Tusci =Etruschi, i Fehlset =Filistei, in Palestina o Terra di Canaan. Nella Bibbia il re David rappresenta l’etnia cananea, mentre Golia è un Filisteo.

Da quale civiltà venivano questi popoli?
Ricordiamo la civiltà megalitica, con enormi pietre, dolmen o menhir, quelli di Stonehenge o Karnak.
La Sardegna è piena di megaliti, pietre gigantesche spostate e raddrizzate con tecniche a noi ignote, le stesse che troviamo in Corsica o a Malta. Malta è uno sputo di roccia lontanissima da tutte le rotte, perché fu scelta come un santuario? E’ piena di straordinari templi megalitici. Assurdo pensare che dei contadini abbiano voluto colonizzarla per motivi agricoli. In Sicilia invece non ci sono megaliti. Ma come fecero a innalzarsi senza la ruota, il cavallo e spesso anche il ferro?

Strutture simile a Stonehenge sono in tutto il mondo, anche in Giappone. Nessuno ha capito come sia stata costruita Stonehenge; il cerchio interno, formato dalle pietre blu, raccoglie pietre che vengono da 300 km di distanza. Vi ritroviamo la stessa struttura a cerchi concentrici che si favoleggia fosse di Atlantide. Ma prim’ancora di Stonehenge ci furono cerchi di pali infitti. Stonehenge è antichissima, viene nominata anche da Plinio, anche se diventa famosa ai primi del 1900. Era in parte crollata, poi è stata rimessa su in modo molto giusto con enormi gru. I Giapponesi ne hanno fatto una ricostruzione in polistirolo che è crollata poco dopo. E’ un mistero anche come faccia a stare in piedi.

A Malta troviamo la spirale doppia e anche l’unico tempio rovesciato, sotterraneo, esistente al mondo, l’Ipogeo di Ħal-Saflieni, una struttura sotterranea scavata circa tra il 3600 a.C. e il 2500 a.C. Si pensa che in origine fosse un santuario, ma divenne una necropoli in tempi preistorici.

A Malta e Gozo i templi megalitici a partire dal 3800 a. C. sono trilobati, cioè ripartiti in tre celle.

Anche nella penisola anatolica (Turchia) c’è una Stonehenge ancora più antica. Göbekli Tepe, con il più antico esempio di tempio in pietra: iniziato attorno al 9500 a.C., la sua erezione dovette interessare centinaia di uomini nell’arco di tre o cinque secoli.

Le più antiche testimonianze architettoniche note in precedenza erano le ziqqurat sumere, datate 5000 anni più tardi.
E certamente il Medio Oriente fu la culla di molte civiltà: Sumeri, Hittiti, Israele.
Il primo popolo che si stabilì alle Canarie fu il popolo dei Guanci che poi scomparve, sterminato dai conquistadores spagnoli. I Guanci, popolazione pacifica, parlavano lingue differenti a seconda dell’isola di appartenenza e incomprensibili tra di loro. Non conoscevano la navigazione ed è possibile che fossero anche etnicamente molto differenti da isola a isola. Erano nudi, salvo per un sottanino di palma, con l’eccezione dei capi, che vestivano indumenti in pelle caprina tinti di giallo e rosso e cuciti con budella. Conoscevano l’allevamento (capre, pecore e cinghiali) e l’agricoltura, coltivando frutta (soprattutto fichi), ortaggi e legumi, frumento, orzo e biade da cui ricavavano farina che però consumavano sciolta nell’acqua, non conoscendo il pane. Vivevano in case costruite di pietre squadrate e legno e imbiancate all’interno. Adoravano una divinità maschile con in mano una palla, la cui statua fu trafugata dalla spedizione e portata in Portogallo assieme ad alcuni degli abitanti. In seguito la popolazione Guanci fu quasi interamente sterminata durante la guerra di conquista operata dai Castigliani dal 1464 al 1496.

Si favoleggia che qui ci fossero le Torri di Kronos.
La storia delle sette isole delle Canarie è strana. Sicuramente le frequentarono i Fenici come i Cartaginesi. Sia Plinio il Vecchio sia Claudio Tolomeo ne parlano in maniera sommaria. Si pensa che le Isole Canarie abbiano dato origine al mito greco del Giardino delle Esperidi. Secondo altri, l’arcipelago sarebbe quello che rimane della mitica Atlantide, per via della posizione geografico/geologica.

I misteri del mondo antico si accrescono a causa della scoperta di antichissime mappe che mostrano nell’Oceano Atlantico una grande terra, chiamata a volte Terra degli Iperborei. Potrebbe essere questa la mitica Atlantide. Come potrebbe essere Creta, in cui si produsse la straordinaria e raffinatissima civiltà minoica, sempre caratterizzata dalle corna di toro. Oppure Creta sarebbe stata un avamposto marittimo di popoli che venivano da terre lontane.
Abbiamo un portolano dove appare il profilo dell’America del nord in un tempo precedente Colombo, ed esso era ispirato a portolani ancora più antichi. Interessantissima la mappa di Piri Reis.

Il 9 novembre 1929, il direttore dei musei nazionali turchi, Halil Etem Eldem scoprì, facendo un inventario nel famoso Topkapi, l’antico palazzo imperiale di Istambul, un frammento di una carta geografica della Terra con 24 iscrizioni, redatte in turco, Su una di queste è scritto: “Questa carta è stata disegnata da Piri Re’is Ibn Aji Mehmed, nipote di Kemal Re’is, a Gelibolu (Gallipoli) nel mese di Moharrem dell’ anno 919 (tra il 9 marzo ed il 7 aprile 1513)”. Il personaggio citato, Piri, ammiraglio, figlio del pellegrino Mehmed, è più conosciuto col nome di Piri Reis. Discendente da una famiglia di illustri navigatori turchi, fu nominato ammiraglio dopo aver partecipato alle battaglie di Modon e di Lepanto e poi elevato al rango di comandante in capo della marina egiziana. L’ammiraglio era un navigatore ed un condottiero colto ed intelligente. Conoscendo e parlando perfettamente il greco, lo spagnolo, il portoghese e l’italiano, poté consultare, nel loro insieme, le mappe esistenti a quell’epoca e stendere una sintesi di tutte le conoscenze geografiche del suo tempo, due carte del mondo, una nel 1513 (quella che ci interessa), l’altra nel 1528. E’ noto ai navigatori del suo paese per il “Kitabi Bahriye” (Il libro della marina), un volume di memorie che è un vero e proprio trattato sulla navigazione nelle acque del Mediterraneo, comprendente 207 carte disegnate dallo stesso Piri Reis. Da queste risulta che Colombo non scoprì l’America, ma la riscoprì e quando andò nella sua direzione lo fece a colpo sicuro, cosa confermata in una lettera da suo fratello Bartolomeo. Ne era informato da un documento databile ai tempi di Alessandro Magno, dice Piri Reis. Secondo lui l’America era stata già scoperta dai Vichinghi, San Brandano, il portoghese Nicolas Giuvan, Antonio il Genovese ed altri ancora. Reis scrive:”Questa sezione mostra come è stata disegnata la carta. Attualmente nessuno possiede una carta come questa, da me tracciata ed ora completata. L’ho tratta da una ventina di carte e dalle “Mappe Mundi” (sono carte disegnate ai tempi di Alessandro, signore dei Due Corni, che mostrano le parti abitate del mondo: gli Arabi le chiamano “Djaferye”); da otto djaferye di questo genere e da una carta araba dell’ Hind; da carte di recente disegnate da quattro portoghesi, che mostrano i paesi dell’ Hind, del Sind e della Cina disegnati geometricamente; e da una carta della regione occidentale disegnata da Colombo. Riducendole tutte alla stessa scala, sono arrivato alla forma finale: la presente carta è tanto corretta e sicura per i sette mari quanto la carta dei nostri paesi è ritenuta corretta e sicura dai marinai“.
Che cosa intendeva Piri Reis per “carte disegnate ai tempi di Alessandro”? Con tale espressione voleva indicare mappe stese da contemporanei del grande conquistatore o si riferiva a quelle di Alessandria, conservate nella più famosa biblioteca del mondo antico e forse miracolosamente scampate all’ incendio ordinato da Giulio Cesare?
Nessun cartografo dell’ antichità, da Eratostene (275?-194 a.c.) a Claudio Tolomeo (II secolo d.C.), a Marino di Tiro (pure del II secolo), a Pomponio Mela (I secolo), ha rappresentato l’ America e l’ Antartide. Invece la carta a colori di Piri Reis, realizzata su una pelle di gazzella di 85x 60 centimetri, mostra le coste occidentali dell’Africa e dell’Europa, comprese le isole nell’ Atlantico Settentrionale e certe dell’ Atlantico Meridionale, Cuba e le isole dei Caraibi, la costa atlantica dell’ America Meridionale, da Capo Frio su a nord, fino all’ Amazzonia, e l’ isola di Maracà, due isole misteriose e sconosciute, una delle quali è chiamata Antilla, mentre l’ altra si estende in una zona in cui, ai giorni nostri, esistono solo i piccolissimi isolotti rocciosi di Saint-Pierre e Saint-Paul, una parte della catena delle Ande, la costa orientale inferiore dell’ America del Sud, da Bahia Blanca a Capo Horn, le isole Shetland meridionali, le isole Falkland, una parte del continente antartico, tra cui la Terra della Regina Maud. Tra le numerose illustrazioni e miniature che ornano questa carta, sono riprodotti un lama ed un puma nella parte raffigurante l’ America Meridionale.

La carta di Tolomeo

Se, tra i naviganti precursori di Colombo, Piri Reis cita vari personaggi i quali però non conoscevano che una parte dell’ America Settentrionale e ignoravano la costa sudamericana. Colombo aveva esplorato solo una parte del Mare dei Caraibi e delle coste dell’America Centrale. E bisognerà aspettare i Conquistadores per sapere delle Ande, dei puma e dei lama.
L’Antartide è rappresentata libera dai ghiacci. Ma fu riscoperta solo all’ inizio del XIX secolo, e soltanto nel 1958, durante l’Anno Geofisico Internazionale, è stato stabilito il tracciato delle sue coste originarie, sondando sotto i ghiacci.
Insomma gli enigmi sono molti.
Poco dopo la scoperta, la carta di Piri Reis fu esaminata da studiosi di una certa fama, ma essi giunsero frettolosamente alla conclusione che “non era una carta di Cristoforo Colombo“! Essa li disturbava, rimettendo in discussione troppi principi universalmente accettati.
Un etnografo appassionato di cartografia antica, il capitano Arlington H. Mallery studiò a lungo le carte dell’America Settentrionale e della Groenlandia disegnate dai Vichinghi. Esaminata la mappa, osservò immediatamente che la sua parte meridionale rappresentava isole e baie della costa antartica ora nascoste dai ghiacci, e fu il primo ad affermare che qualcuno doveva aver fatto tali rilievi anteriormente alla comparsa dei ghiacci stessi, quindi in un periodo in cui l ‘Antartide era ancora accessibile all’ uomo e le sue risorse ancora sfruttabili. Gli studiosi si divisero ma ci fu anche chi definì questo come “la più scandalosa ipotesi cartografica e storica del suo tempo”.
Hapgood si convinse che alcune carte di navigazione comparse nell’ antichità e nel medioevo fossero assai più precise di quelle disegnate originariamente nella stessa epoca e che quindi, dovessero essere redatte su documenti più vecchi, stesi da cartografi che possedevano conoscenze ben più ampie e più esatte.

Un portolano del Mediterraneo

Nelle carte di Piri Reis, il Rio delle Amazzoni è disegnato due volte, è rappresentata in modo corretto l’ isola di Marajo, scoperta solo nel 1543. Mancano 900 miglia di costa tra Capo Frio e Bahia Blanca, ma le Falkland (scoperte nel 1592) sono perfettamente riprodotte. Non si vede sulla mappa lo stretto di Drake, che separa Capo Horn dal continente antartico, ma vi figurano le isole Shetland dell’emisfero meridionale. E dell’Antartide sono facilmente visibili la Penisola di Palmer, la Terra della Regina Maud e numerosi picchi montagnosi sub glaciali al largo delle coste, identificati come tali dalla spedizione antartica norvegese-svedese-britannica nel 1954. Ha disegnato solo a metà Cuba, rappresentandone la parte occidentale sotto forma di un insieme di isolotti. Ma il professor Hapgood dice che tale parte era, in tempi remoti del tutto sommersa.
Tra gli interrogativi posti dalla mappa di Piri Reis c’ è quello di una misteriosa isola di notevoli dimensioni situata nell’Atlantico, dove oggi si levano gli isolotti di Saint-Pierre e Saint-Paul, chiamata “Antilla”. Hapgood ritiene trattarsi di una riproduzione “artificiale” della favolosa Atlantide, ma altri sono propensi a credere ad una rappresentazione più o meno fedele dell’ ultimo lembo di terra rimasto emerso dopo la sommersione del continente (o meglio, del vasto arcipelago) scomparso negli abissi oltre diecimila anni fa.
Se il caso di Piri Reis è sbalorditivo, non è certo l’ unico nella storia della cartografia.

Abbiamo una carta della Cina incisa sulla pietra nel 1137. L’ interno del grande territorio è raffigurato in maniera straordinariamente precisa, se si eccettuano lievi differenze per quanto concerne il Fiume Giallo. Ma sappiamo quanto i fiumi possano cambiare la sede del loro letto nel corso dei secoli o dei millenni. Per quanto concerne i metodo di proiezione, tale carta, come altre, è basata sula trigonometria sferica: tutto tende a provare che la civiltà posta agli inizi era una civiltà mondiale.

Nel 1380 i fratelli veneziani Niccolò ed Antonio Zeno possedevano una carta molto antica che mostrava la Groenlandia senza la calotta glaciale. Questa carta avrebbe permesso loro di effettuare un viaggio nei mari nordici, scoprendo molte isole. La geografia di quella carta si accorda perfettamente con le scoperte effettuate dalla spedizione francese di Paul-Emile Victor dal 1947 al 1949.

I maggiori dettagli delle coste scandinave ci vengono dalla carta di un italiano, Andrea Benincasa (1508) mentre per trovare la prima raffigurazione dell’ Australia (scoperta agli inizi del 1600) non dobbiamo aspettare che un paio di anni: la vediamo nella mappa di Reinel (1510), con parte dell’ Oceano Indiano. Una delle sorprese più grandi è data però dalla carta di Oronteus Finaeus (1532), la quale ci presenta l’ Antartide in tutta la sua completezza. Essa è tanto precisa da segnare esattamente il Polo Sud e da essere sovrapponibile, per quanto concerne le linee costiere, ad una carta dei nostri giorni.

A sinistra la mappa cinese di Yu Chi-fu redatta nel 1137, a destra una carta moderna con le indicazioni corrispondenti

La mappa di Oronteus Finaeus

Anche Hadji Ahmed ci mostra l’ Antartide, ma con grossi errori di proiezione, mentre traccia perfettamente il profilo delle coste americane (1559), compreso un ponte di terra Alaska-Siberia esistito soltanto durante l ‘era glaciale.

La mappa di Hadji Ahmed

Citiamo Jacques Victoor e il portolano di Jehudi Ibn Ben Zara, di Alessandria d’ Egitto. “E’ il migliore di tutti, ma presenta tre anomalie: la foce del Guadalquivir (attualmente un delta) è raffigurata come una baia, il Mar Egeo formicola d’ isole, mentre oggi ne conta un numero assai minore; infine, Ibn Ben Zara disegna ghiacciai in Irlanda ed in Inghilterra. Questi tre dettagli suggeriscono l ‘idea che la carta originale risalga alla fine dell’ ultima glaciazione”. Così scrive lo studioso e conclude:”Una civiltà di portata mondiale, non ancora identificata, sarebbe dunque dovuta esistere da 6 a 10 mila anni fa. Questa civiltà conosceva il volume della Terra, come pure la sua geografia completa. Essa era in grado di calcolare con esattezza le longitudini e le latitudini ed applicava alla cartografia la trigonometria piana e la trigonometria sferica.
Era dunque una civiltà brillante, dotata d’importanti mezzi tecnici. Le carte sopravvissute alla scomparsa di questa civiltà possono essere finite nella biblioteca di Alessandria d’Egitto ed in quella di Cartagine, entrambe distrutte da incendi. I Fenici ed i geografi di Alessandria usarono quindi questo materiale. I portolani che ne risultarono sono disseminati in tutto il mondo. Non può dunque sorprendere il fatto che Piri Reis, Cristoforo Colombo ed altri siano giunti in possesso di documenti tanto preziosi
“.

Anche in relazione a terre più vicine a noi,le conoscenze degli antichi sono tali da lasciarci sbalorditi.
L’Almagesto di Tolomeo“, scrive Andrew Thomas, “riporta tutti i dati geografici noti nel II secolo d.C. L’ astronomo egiziano descrive l ‘Africa equatoriale, l’ alto corso del Nilo e le catene montane nel cuore dell’ Africa stessa. E’ chiaro che questo scienziato sapeva molto più di quanto fosse a conoscenza dei cartografi della prima metà dell’ Ottocento.
“Quando l’esplorazione dell’ Africa centrale, nel secolo scorso, rivelò l’ esistenza delle catene in questione, con cime coperte di neve, e le relazioni geografiche furono presentate alla “Royal Geographical Society” di Londra, i dotti membri dell’ istituto trovarono la cosa molto divertente. Neve all’equatore? Sciocchezze!

Il dottor Livio C. Stecchini dichiara: “Fui tanto fortunato da imbattermi in documenti egizi conosciuti ma trascurati, i quali provano che al tempo della prima dinastia (5.000 a.C.) gli egizi stessi avevano accuratamente misurato la latitudine e la longitudine di tutti i punti principali del corso del Nilo, dall’equatore al Mediterraneo. Seguendo questa prima traccia, scoprii una serie di testi (tutti precedenti agli inizi della scienza greca) che, partendo dall’ Egitto, fornivano dati di posizione comprendenti la maggior parte del “vecchio mondo”, dai fiumi Congo e Zambesi alla costa norvegese, dal Golfo di Guinea all’Indonesia, includendo luoghi incredibili, come picchi svizzeri e nodi stradali della Russia centrale. Tali dati sono così precisi da costituire quasi una fonte di disagio. Ho cercato disperatamente di trovare errori, ma non ne ho trovati, non ho potuto constatare un errore di latitudine maggiore di 1′ o un errore di longitudine maggiore, al più di 5′ in dieci gradi”
Concludiamo con Arlington Mallery: “All’epoca in cui le carte furono stese, non solo dovevano esistere esploratori, ma anche tecnici idrografici particolarmente competenti ed organizzati, poiché non è possibile tracciare carte di continenti o di territori estesi come l’America se si è soli o anche un piccolo gruppo. Sono necessari esperti che conoscano tanto l’astronomia quanto i metodi indispensabili ai rilievi. Non si riesce a comprendere come si siano potute disegnare quelle carte senza l’ausilio dell’aviazione. Inoltre, le longitudini sono assolutamente esatte, come noi siamo capaci di calcolarle solo da due secoli
“.
Volendo giungere a conclusioni definitive del suo studio sulla carta di Piri Reis, dimostrando a livello mondiale di un sofisticato sistema di carte risalente ad un’epoca pregreca, Hapgood prese ad esaminare un gran numero di mappe antiche provenienti da oriente e da occidente. Non dimentichiamo che la Carta di Piri Reis non giunse integra fino a noi e che mancano il bacino del Mediterraneo, l’Europa, l’Asia e gran parte dell’ Africa. Hapgood sperava di trovare le parti mancanti, o almeno, una carta analoga. I suoi sogni si avverarono quando poté consultare la mappa di De Canerio del 1502, che rappresenta esattamente tutta l’Africa, il Mediterraneo e una parte dell’Asia. Un’altra carta turca, quella di Hadji Hhmed, del 1559, non manca di sorprendere. Il tracciato delle coste dell’ America Settentrionale è interessantissimo e si fatica a credere che sia il risultato di osservazioni effettuate nel XVI secolo.
Le stesse numerose sorprese furono riservate ad Hapgood dalle antiche carte dell’Estremo Oriente e dall’ Oceania. Quella del portoghese Jorge Reinel presenta il primo tratto dei contorni di un’isola immensa nel punto in cui si trova l’Australia, in un’epoca in cui questa terra era completamente sconosciuta.
Si noti che la mappa di Piri Reis disegna anche i confini dell’Antartico, in un tempo in cui le terre non erano ancora coperte dai ghiacci. L’Antartico divenne tale alla fine della glaciazione.

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L’emisfero meridionale rappresentato nella carta del geografo cretese Giorgio Calopodio (1537); l’Antartide è disegnato con una precisione sconvolgente

Lo studio approfondito della mappa cinese di Yu Chi-fu, chiamata “Carta delle tracce di Yu il Grande“, che si ritiene sia stata incisa su pietra nel 1137, benché si supponga più antica, confermò l’esattezza delle conclusioni di Hapgood fornendo la verifica delle ipotesi di Mallery: “essa fornisce la prova dell’esistenza, in epoche remotissime, di una civiltà mondiale i cui cartografi hanno virtualmente steso i contorni di tutto il globo a un livello tecnologico uniforme, con gli stessi metodi, le stesse conoscenze matematiche e, probabilmente, gli stessi strumenti“.
Non si potrebbe essere più chiari e più precisi, e le prove addotte da Hapgood sembrano decisive, anche se infliggono un duro colpo alle nostre convinzioni sul progresso e sulla continuità. Non si può negare l’ evidenza: deve essere esistita, in un passato molto lontano, una civiltà che, grazie ad un livello scientifico e tecnologico elevatissimo, avrebbe avuto la possibilità di tracciare mappe assai più esatte e complete di quelle pervenuteci. Misteriosamente questa civiltà scomparve, ma lasciò ai posteri documenti che, giunti in possesso di alcune famose biblioteche, riuscirono a sfuggire alle distruzioni. Vari popolo utilizzarono tali frammenti di altissimo livello e li rielaborarono coi loro mezzi limitati, integrandoli con le loro limitate conoscenze.
Nasce un interrogativo ancora più inquietante. Questa civiltà scomparsa aveva raggiunto un livello scientifico se non superiore almeno uguale a quello dell’ Europa del XIX secolo: lo testimoniano le carte ed i viaggi, un governo ben strutturato, una società con mire imperialistiche, o quanto meno, privilegiante gli scambi commerciali. Bisogna quindi abbandonare l ‘idea dello sviluppo lineare e progressivo delle civiltà. Può darsi che, 20.000 anni fa, convivessero tribù paleolitiche e culture più avanzate che si lanciarono alla scoperta del pianeta.
Ogni cultura ha in sé il germe della sua distruzione, che finisce per travolgerla. Ogni civiltà sembra svilupparsi fino a che non è in grado di crearsi i mezzi per autodistruggersi. Più una cultura è evoluta, più la sua distruzione sarà facile e lascerà meno tracce.
Il mondo delle conoscenze scientifiche degli antichi, a sua volta, è stato distrutto dal fanatismo degli uomini. La stessa cosa è accaduta a tutto quanto avrebbe potuto danneggiare varie religioni.
Non è quindi impossibile il fatto che anche il più pallido ricordo di una grande civiltà sia svanito.

(vedi https://web.infinito.it/utenti/m/mysteryworld/mappe.html)
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7 commenti »

  1. Buongiorno Vivi

    L’archeologia è un argomento bellissimo e io ho diversi libri riguardante tutto ciò che è stato trovato in Sardegna attraverso gli scavi, partendo dal periodo nuragico, per proseguire al periodo fenicio, punico, romano e via discorrendo. Amando la storia ovviamente è una disciplina che mi appassiona tantissimo Sulla possibile esistenza di Atlantide ho anche un saggio scritto da un giornalista che ipotizza che sia stata la Sardegna Atlantide stessa, partendo dal presupposto che per gli antichi greci esse corrispondevano al Canale di Sicilia, il titolo è il seguente: – Le colonne d’Ercole, un’inchiesta (Sergio Frau)
    Ma non dirmi che hai seguito la conferenza di Felice Vinci!?!?!? Ho il suo libro di cui tu parli, il cui titolo è “Omero nel Baltico” e sono un convinto sostenitore della sua tesi, anche perchè gli indoeuropei (ariani) venivano dal nord e gli antenati dei greci non erano autoctoni, solo i Pelasgi e i Minoici lo erano, i quali come ben sai vennero travolti, dato che appartenevano alle civilà mediterranee credenti alla Dea Madre ed erano più pacifici rispetto appunto alle popolazioni indoeuropee. Popoli indoeuropei erano anche i cosiddetti “popoli del mare”, sempre provenienti dal Nord Europa, i quali spazzarono via le civiltà levantine arrivando fino all’Egitto e poi la storia è ciclica, dato che fecero un ritorno di fiamma con i popoli barbarici e con i Normanni, tutti sempre diretti nel bacino mediterrane, più sostenibile e vivibile. I Latini stessi, assieme agli antichi Veneti e Umbri provenivano dal Nord Europa edi fatto i Patrizi erano per lo più biondi con gli occhi azzurri, dominavano su tutti. Addirittura, se si va ad indagare, anche tantissimi Faraoni erano biondi con occhi azzurri o comunque sia chiari di pelle, di ciò se ne discute in altri testi.
    saluti
    Ale

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 9, 2016 @ 9:41 am | Rispondi

  2. NAMASTE’
    Viviana &
    gentili & attenti LETTORI,

    sento il dovere & piacere di ringrazirTi per aver pubblicato questo interessante POST sull’ antica ATLANTIDE che mi fa RIVIVERE intense & forti EMOZIONI in quanto là ho vissuto assieme ad alcuni FRATELLI, questo lo so GRAZIE a delle regressioni fatte con dei potenti MEDIUM che mi hanno “rivelato” anche che in realtà gli ATLANTIDEI alla “FINE” si erano profondamente spaccati in 2 fazioni i “falchi” & le “colombe”;

    a fronte del numero & forza maggiore dei primi i secondi(me compreso) dovettero “esiliare” nell’ antico EGITTO dove diedero inizio alla Prima DINASTIA che regnò a lungo unendo l’ Alto con il Basso EGITTO, formando così la millenaria & potente Civiltà EGIZIA faro di una grande CONOSCENZA & SAPERE a cui attinsero a piene mani i GRANDI dell’ Antica GRECIA prima & anche di ROMA poi !!!!

    GRAZIE
    &
    MANDI

    SDEI

    Commento di SDEI — febbraio 9, 2016 @ 10:59 am | Rispondi

  3. Sai che due anni fa sono stata a Lanzarote proprio per respirare l’aria di Atlantide? Viaggio stupendo!

    Occhi stanchi di donna
    guardano il mare.
    Il desiderio di tornare
    si fa grande
    ma un’onda improvvisa
    richiude le porte di Atlantide.

    Daniela

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 9, 2016 @ 12:00 pm | Rispondi

  4. Gentilissima Viviana,

    ti confermo innanzi tutto il mio gradimento per i tuoi scritti, mai banali. La mia natura analitica (eufemismo per “polemica”) fa purtroppo (o per fortuna?) si, che io mi trovi a risponderti, soltanto quando non condivido appieno qualcosa nei tuoi articoli.

    E’ anche il caso di oggi. Comprendo, infatti, la perpessita’ di alcuni studiosi, nell’ accettare l’ idea che civilta’ definite, forse troppo frettolosamente, come “primitive” possano conservare anche per migliaia di anni memoria di fatti naturali sconvolgenti. Mi sembra pero’ di ricordare che Virgilio, nell’ Eneide, parla di una “montagna di fuoco” situata immediatamente a Sud di Roma. Ebbene: a Sud di Roma si trova il Vulcano Laziale, il quale era contraddistinto da tre bocche eruttive; al posto di esse oggi sono rimasti il lago di Albano, quello di Nemi e la conca di Ariccia, in memoria della caldera piu’ vasta, esplosa migliaia di anni fa in direzione della costa laziale. L’ ultima eruzione “importante” del Vulcano Laziale va datata secondo alcuni a circa 20.000 anni fa (colata di Capo di Bove, fin dentro i quartieri periferici della Roma attuale), secondo altri (il compianto prof. Funiciello) a circa 5.000 anni fa, seppure con episodi eruttivi minimi. Dopo di allora le manifestazioni del vulcano (sorgenti di acque minerali, emissioni di gas vari, piccoli terremoti) non sembrano essere state tali, da giustificare la leggenda della montagna di fuoco: se Virgilio ne parla, significa quasi sicuramente almeno che il ricordo delle eruzioni minori e’ stato tramandato per circa 3.000 anni, se non addirittura che il ricordo della colata di Capo di Bove (l’ ultima grandiosa) fu tramandato di padre in figlio per circa 17.000 anni, cioe’ per circa 700 generazioni … Perche’ escludere, quindi, che un terrificante “tsunami”, quale quello sicuramente scatenato dall’ esplosione dell’ isola di Thera (se ne trovano le tracce ancora sulle coste egiziane) possa avere condizionato negativamente le civilta’ dell’ Egeo, soprattutto quella minoica, al punto di far tramandare per quasi mille anni il suo ricordo? Come ignorare l’ “anomalia” sarda, con quella popolazione che, pur disponendo di un mare bellissimo e pescosissimo, ha scelto per se uno sviluppo basato sulla pastorizia? Come non collegare tale scelta con lo “tsunami”, probabilmente scatenato dal vulcano Marsili, che alcune migliaia di anni fa ha investito la Sardegna (se ne trovano tracce persino sulle pietre di un nuraghe)?

    Cordiali saluti.
    Enzo Luzi

    Caro Enzo
    ho sentito una dotta disquisizione dell’ing Felice Vinci in ordine all’Iliade e all’Odissea (“Omero nel Baltico. Le origini nordiche dell’Odissea e dell’Iliade”, 770 pagg), testo molto serio, usato anche nelle università, con analisi dotte e approfondite e ricerche sul campo in ordine all’ipotesi che i poemi omerici parlino di eventi accaduti attorno al mare del Nord. Vinci ha ritrovato una estrema puntualità e precisione in tutti i luoghi, le coste, le correnti marine, i venti, le stelle, i giorni lunghissimi in cui il sole non tramonta mai… che spostano i fatti narrati da Omero al nord, e a tutt’oggi ci sono sulle coste del Baltico gli stessi toponimici che contrassegnano le saghe degli eroi finora ritenuti greci.
    Ma si parla sempre di Omero, che potrebbe essere stato solo il compilatore dei due poemi che tra l’altro sono diversissimi tra loro come scritti da autori diversi e riportano antiche tradizioni orali. Gli eroi omerici, che noi abbiamo sempre rintenuto di stirpe greca, sono alti, biondi e con gli occhi azzurri, hanno sempre freddo, si coprono anche con un doppio mantello foderato di pelliccia, si muovono su mari molto freddi, tra nebbie e gelo, tutte cose poco riferibili alla Grecia.
    Quando si passa a Virgilio, il panorama cambia, il suo intento era quello di plaudire alla casa imperiale e la sua attendibilità sui fatti narrati è quasi nulla. E’ il classico poeta di corte.
    In quanto ai vulcani, anticamente erano molti i vulcani attivi, ora spenti e spesso trasformati in laghi, per cui i tuoi riferimenti non mi sembra abbiano molto valore
    Ti consiglio di leggere i libri citati per una conoscenza più approfondita dei cosiddetti popoli del mare
    grazie comunque

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 9, 2016 @ 3:13 pm | Rispondi

  5. @Dominella TRUNFIO,

    la Tua interessante segnalazione sulla scoperta di queste PIRAMIDI è un INVITO per Me per segnalare ai LETTORI di MASADA che anche a CIVIDALE del FRIULI(UD) ce ne sono 3 con le caratteristiche molto simili di quelle di LECCO, lo “scopritore” è un mio collega il Valter MAESTRA uno dei più preparati RADIOESTESISTI del FVG che ha fatto scattare diverse foto aeree dove dai precisi calcoli emerge la stessa disposizione “astronomica” di quelle EGIZIE ma anche di quelle grandiose di VISOKO da lui visitate, studiate in BOSNIA !!!!

    Piramidi di Cividale del Friuli

    MANDI
    SDEI

    Piramidi di Visoko in Bosnia

    Piramidi di Rovagnate nella Val Curone (pro. di Lecco)

    Commento di SDEI — febbraio 11, 2016 @ 9:06 pm | Rispondi

  6. Salve Ezio
    La storia ha da sempre una natura revisionista, in quanto l’uomo, attraverso le continue scoperte, è in grado di mutarla e di riscriverla in maniera oggettivamente veritiera. Cose che prima venivano insegnate come scontate, possono essere smentite da ricerche storiografiche che ovviamente vanno a scontrarsi con gli accademici, in quanti questi ultimi, per ragioni di potere, tendono a non smentire ciò che è ufficiale e che magari giova a chi comanda.
    Essi per decenni, hanno insegnato avvenimenti storici che in un solo colpo possono essere smentiti da ricercatori non accademici con altre prove, frutto di ricerche messe in pratica dalla passione; allora nasce da parte loro un atteggiamento conservatore, per difendere di fatto delle menzogne, comportamento che alla fine non rende giustizia alla storia stessa e prima o poi verrà sconfessato in maniera definitiva. Alla fine la verità ha tempi lunghi, ma viene sempre a galla, è un fatto assodato.
    Scrivo questo perchè tu parli della civiltà sarda, come una popolazione poco avvezza al mare tra virgolette, ipotizzando che tu non la veda in questo modo. Questo era insegnato fino a qulche decennio fa dalla storiografia ufficiale, ma esaminando per bene i reperti che si trovano in maniera esaustiva nella Sardegna stessa, di fatto tutto ciò è ampliamente smentibile come ben sai.
    Intervengo allora per dire qualcosa riguardo la mia gente, essendo sardo io stesso; in primo luogo i sardi, che rappresentavano la propria civiltà anche attraverso i bronzetti, riproducono spesso e volentieri delle imbarcazioni, che sicuramente non erano adibite alla sola pesca, ma alla navigazione. Inoltre nell’antica Etruria si è scoperta una necropoli con dei bronzetti sardi, esattamente a Vulci. Gli scambi commerciali fra sardi ed etruschi sono sempre stati vivissimi, fra loro hanno avuto intrecci importanti e si parla anche di scambi culturali dunque. Addirittura viene raccontata storicamente un’ambasciata sarda da Alessandro Magno nel 325. A.C. segno evidente che queste genti fossero conosciute e molto importanti nel Mediterraneo. Molti considerano uniti da un vincolo particolare etruschi e sardi, facendo parte tutti e due dei cosiddetti popoli del mare, solo che gli Shardana vennero dopo la civiltà nuragica, probabilmente dunque trassero insegnamenti dai nuragici stessi, fondendosi in un unico gruppo etnico e comunque i nuragici ebbero contatti con l’esterno in maniera concreta, basti pensari al vasellame cretese trovato in Sardegna, antecedente alla civiltà Greca creata dai Dori, Eoli e Ioni.
    Sergio Frau, nel suo libro chiamato “Le colonne d’Ercole, un’inchiesta”, parte dal fatto che per i Greci le colonne d’Ercole erano ubicate nell’attuale canale di Sicilia e se si parla dell’esistenza di Atlantide aldilà delle stesse, navigando oltre si trova quindi la Sardegna. Lungi da me avere certezza di ciò dal suo libro, di per sè affascinante e pieno di quesiti fondati, ma se dobbiamo rifarci a qualche avvenimento tellurico/vulcanico, senza scomodare il Marsili, lo Tsunami che ha colpito ipoteticamente la Sardegna, avvenne nel sud della Sardegna stessa, colpendo la pianura alluvionale del Campidano, per colpa di una cometa caduta in mare, esattamente come disse Platone per spiegare la fine di Atlantide. Si evince ciò dal fatto che ci sono tantissimi nuraghi che sono coperti da fango, il quale sembra sia comparso improvvisamente, non in maniera graduale in seguito ad un abbandono.
    Comunque è interessante riscontrare che vi siano tantissime persone che fanno ricerche, senza finanziamenti e quanto altro, ma mossi solo da pura passione.
    Consiglio le letture dello scrittore Leonardo Melis, massimo conoscitore non ufficiale degli Shardana e poi le ricerche di Sergio Frau.

    Ale

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 12, 2016 @ 6:51 am | Rispondi

  7. Vorrei iscrivermi alla Vostra newsletter.
    Trovo MASADA molto ma molto ben curato e soprattutto…interessantissimo quanto preciso!
    Complimenti!

    marco G

    Commento di MasadaAdmin — febbraio 13, 2016 @ 2:24 pm | Rispondi


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