Nuovo Masada

gennaio 12, 2016

MASADA n° 1720 11-1-2016 CRISI E MORTE DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE

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MASADA n° 1720 11-1-2016 CRISI E MORTE DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE
Blog di Viviana Vivarelli

(Nelle foto immagini bizzarre)

Il finanzcapitalismo che sa solo ‘estrarre’ denaro – I 473 megastipendi – Crisi e morte della democrazia parlamentare- Renzi vuol comprare con 45.000 euro le vittime di Bolzaneta- Caso del 5stelle di Quarto ammanicato con la camorra. Il M5S espelle il consigliere coinvolto e chiede le dimissioni del sindaco – Gli elenchi dei corrotti del Pd e del Pdl –Il Pd tutela i delinquenti ma caccia 510 piddini dagli enti locali per critiche alla linea di partito – Come vengono usati i soldi ceduti dal M5S per le piccole e medie imprese- Il mercantilismo tedesco contro le sovranità nazionali – Casi in cui un reato viene contestato a un parlamentare – Non sappiamo più raccontare le favole – Un imprenditore lascia un regalo ai suoi 280 dipendenti- L’aumento della miseria e la moltiplicazione delle disparità

Io donna
io profugo
io disoccupato
io vittima
io non votante
io ignaro
io ignorante
io plagiato


io il più povero dei poveri
io il più inutile e dissennato
se le cose non le so
se non penso
se non scelgo
se non conosco
la parola contraria
il pensiero che è solo mio
l’arma del linguaggio forte
il sogno e la visione
io che non conosco
i miei diritti
il mio valore
il mio potere
io che sto su questa Terra
come un coatto
un senza niente
uno sventurato
uno che si aggrappa
e non cammina
uno che non è degno di avere
un posto

un’anima
io che mi sono
suicidato da solo..

Viviana
.
Fabtravel
Citando Umberto Galimberti:
Quando il denaro diventa la forma unica dell’economia, e l’economia diventa la forma del mondo, si sviluppa una qualità di pensiero che guarda solamente vantaggi e svantaggi, profitti e perdite, che si configura esclusivamente nell’utile. Qui è l’essenza del «pensiero unico» dove i criteri di valutazione sono «produttività», «efficienza», «calcolo», accanto ai quali non ci sono pensieri alternativi o, se ci sono, sono pensieri marginali, ciò intorno a cui non accade mondo. Penso ai pensieri «filosofici», «teologici», «poetici». Sono pensieri possibili, gratificanti, ma il mondo non si organizza a partire da questi pensieri. Allora qui la prima domanda che si pone è questa: siamo consapevoli che la diffusione anzi l’egemonia dell’economia, indicata esclusivamente dal denaro, possa costituire l’unica forma di pensiero a cui educare tutta l’umanità? E ancora: non è proprio qui il luogo decisivo del fallimento etico? Se tutti pensiamo in termini economici, che spazio c’è per un pensiero altro che non sia quello economico? E l’etica è un pensiero altro. Non disponiamo di un’etica all’altezza della tecnica e dell’economia globale. Qui bisogna incominciare a pensare.”
.
Luciano Gallino
«…vediamo i deliri cinici, e a volte addirittura clinici, del mercatismo… un sistema economico basato sull’azzardo morale e sull’irresponsabilità del capitale, sul debito che genera debito e sul denaro che produce denaro fino al capolinea drammatico: la completa svalorizzazione del lavoro, la devastazione delle risorse industriali e naturali, la desolazione di una massa di donne e di uomini che ormai non sono più “ceto medio”, ma “classe povera”»
Gallino ricostruisce tutto il processo che ha cambiato i connotati di quel sistema detto capitalismo. Lo segue a partire dalle mega-macchine sociali, quelle grandi organizzazioni gerarchiche che usano masse di esseri umani come “componenti”, mentre genera mostri nell’arco dei millenni: dalle piramidi egiziane costruite col sangue degli schiavi all’Impero Romano, dalla fabbrica di sterminio del Terzo Reich nazista all’universo concentrazionario del comunismo sovietico. Ora siamo alla fase più evoluta: il finanzcapitalismo, sviluppato allo scopo di massimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e potere, “il valore estraibile sia dal maggior numero possibile di esseri umani, sia dagli ecosistemi”. Questa estrazione di valore è diventata il meccanismo totalizzante e totalitario che ormai abbraccia ogni momento e ogni aspetto dell’esistenza.
Si produce valore quando si costruisce una casa o una scuola; si estrae valore quando si impone un aumento dei prezzi delle case manipolando i tassi di interesse.
Si produce valore quando si crea un posto di lavoro stabile e ben retribuito; si estrae valore quando si assoldano Co.co.pro. mal pagati o si aumentano i ritmi di lavoro a parità di salario.
Continua Massimo Giannini: «Se la “mega-macchina” del vecchio capitalismo industriale fordista aveva come motore l’industria manifatturiera, la “mega-macchina” del “finanzcapitalismo” ha come motore l’industria finanziaria. La prima “girava” grazie al lavoro, che generava reddito, diritti, cittadinanza. La seconda “gira” grazie al denaro, che genera altro denaro, e poi ancora denaro, e sempre e solo denaro. “Finanza creativa”, abbiamo imparato a chiamarla…non ci siamo accorti che, nel frattempo, è diventata “finanza distruttiva
”».
Secondo l’economia finanziaria, il «lavoro» non è più una «ricchezza», ma un costo da abbattere. Fare soldi con i soldi è il nuovo trend: le transazioni finanziarie hanno sostituito gli investimenti.

Acconciatura aerea

473 stipendi
Ci sono manager che incassano in un giorno quanto un loro dipendente guadagna in un anno. Prendiamo il 2012, ovvero un anno di piena crisi economica.
Il record è toccato a Giovanni Perissinotto che, grazie a una sostanziosa buonuscita, ha incassato da Generali quasi 11,6 milioni, 458 volte lo stipendio annuo di un impiegato nel settore assicurativo (circa 25.300 euro). Al secondo posto c’è Sergio Marchionne: il Ceo di Fiat Chrysler ha incassato 7,38 milioni, esclusi i bonus e le azioni. Un metalmeccanico
(anche se Fiat non riconosce il contratto collettivo) guadagna circa 15.600 euro l’anno, 473 volte meno del manager italo-canadese. Sul terzo gradino del podio Luca Cordero di Montezemolo, con 5,5 milioni (354 volte un operaio Ferrari). Scorrendo la classifica, troviamo ancora Generali. Nel 2012 Sergio Balbinot ha guadagnato 4,26 milioni (168 volte la paga di un dipendente). Enrico Cucchiani, Ad di Intesa, 3 milioni (75 volte i 40 mila euro lordi portati a casa da uno sportellista). E nel settore bancario, Cucchiani non è un eccezione: secondo la Uilca, negli istituti italiani lo stipendio medio di un amministratore delegato è stato 53 volte quello di un lavoratore del settore. Un dato che fa arrossire, ma che segna un calo rispetto al 2011, quando i compensi dei manager erano 80 volte superiori.
L’Ocse evidenzia come la disuguaglianza di reddito da lavoro sia aumentata (+0,65%) tra il 2007 e il 2011 principalmente a causa dei contratti atipici che non ha pari nell’area Ocse, con retribuzioni inferiori rispetto ai contratti tradizionali. In Italia il 40% degli occupati nel 2013 lavorava con contratti atipici contro il 33% medio Ocse.(Al. An.)

CRISI E MORTE DELLA DEMOCRAZIA PARLAMENTARE
Viviana Vivarelli

Inutile girarci attorno.
Finanzcapitalismo e democrazia sono termini opposti e irriducibili.
Nella storia recente i movimenti del potere politico possono essere solo due: dai molti ai pochi o dai pochi ai molti, dalla sovranità popolare alla monocrazia (governo di uno o di una casta o classe o governo della finanza), e all’opposto democrazia rappresentativa che tenta di passare il più possibile il potere al popolo, garantendo i suoi diritti.
Io sono una no global e dunque sono per la democrazia progressivamente
allargata, contro ogni forma di dispotismo. Mi rendo conto delle enormi difficoltà che questo progetto comporta e dei giganteschi poteri neri contro cui deve lottare ma considero questo tentativo come l’unico, oggi, in grado di portare un aumento di benessere e di dignità ai popoli. Per questo voto M5S perché è l’unico che oggi difenda ancora un’idea di politica in cui il popolo è il soggetto attivo di una democrazia di fatto, contro le falsità e gli inganni di un sistema parlamentare che è diventato ormai vuoto di sostanza e che in Italia sintetizza tutto nel decisionismo di una sola persona (principato di fatto).
Questo principato era lo scopo di Berlusconi che non aveva mai osato quello che Renzi ha realizzato col voto inerte e acritico del Pd e l’appoggio di Sel e NDC. Il progetto di assolutismo dentro un fasulla cornice democratica nasceva dal Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, che ordinava espressamente di tenere in piedi tutte le istituzioni dello Stato parlamentare, svuotandole nel loro interno e rendendole di sola apparenza nominale e fasulle, così da defraudare il popolo di tutti i suoi poteri. Quel piano in soli due anni è stato realizzato da Renzi, che ha reso più difficile il referendum, ha eliminato il diritto di eleggere i presidenti di Provincia e di Senato, ha svuotato di potere la Camera riducendola a un passacarte, ha aumentato il numero dei nominati dall’alto, ha depenalizzato i reati della casta, ha messo le briglie alla magistratura, ha asservito la stampa e ha reso dittatoriale il settore scolastico. Da ultimo, ma primo per importanza, ha eliminato lo Statuto del lavoro, i diritti dei lavoratori e il potere dei sindacati (per la prima volta con Renzi si sono fatte leggi sul lavoro senza nemmeno sentire i sindacati). Infine Renzi ha reso antidemocratico il sistema elettorale, riproducendo con l’Italicum le stesse incostituzionalità del Porcellum, sia con l’eliminazione delle preferenze che con l’abnome premio di maggioranza, con un sistema di voto che crea solo classi di nominati, permette a una minoranza di governare ed esclude che la casta di potere sia responsabile penalmente dei suoi reati e sia soggetta al controllo dei cittadini. Ci aggiungiamo che con Renzi (ma già con Berlusconi) è aumentato in modo degradato il potere del Governo, che ha fatto fuori il Parlamento e legifera ormai in sua vece, lasciando alla Camera solo il potere di vidimare quanto il premier ha deciso autarchicamente. L’eccesso di decretazione, l’eccesso di voti alla fiducia, l’uso strumentale e illegale di canguri, ghigliottine, estromissioni, destituzioni, firme troppo facili e scontate del Presidente della Repubblica, nominati, rei difesi dalla magistratura con veti alle intercettazioni e ai processi… tutto l’operato di Renzi marcia in senso antidemocratico e assolutistico. Ci aggiungiamo che, quando le commissioni parlamentari decidono in modo difforme da Renzi, lui ne destituisce i membri sostituendoli con altri a lui favorevoli. Tutto questo distrugge la divisione dei poteri che è il fondamento primo della democrazia, sbilanciando nel senso di un premierato assolutista il sistema italiano. Oltre a ciò Renzi ha messo la RAI sotto il suo volere, con un pesante condizionamento del sistema mediatico. E tenta di coartare in modo univoco anche la Consulta.
Mentre queste aberrazioni avvengono, ogni Finanziaria decurta lo stato sociale, quando già nei primi Cento Punti di Renzi si diceva chiaramente che il welfare doveva sparire a favore di un sistema di assicurazioni privato.
Questo è neoliberismo puro, o, se volete cambiargli il nome massoneria finanziaria. Tutto fuorché socialdemocrazia. Tutto fuorché democrazia.
Ricordo che libertà di stampa, referendum, sindacati, preferenze elettorali, voto libero dei cittadini, equilibrio tra poteri, autonomia della Magistratura e osservanza dei diritti civili sono i capisaldi di una democrazia sana che si rispetti
Ma con Renzi tutto questo è stato assaltato e distrutto.
Dalla fine del 1700 ad oggi, in alcuni Paesi, la storia dei Paesi migliori è andata nel senso di allargare sempre più la democrazia creando istituti di rappresentanza popolare, partendo dalla monarchia o dalla dittatura verso varie forme di socialdemocrazia o democrazia parlamentare. In altri Paesi il tentativo di allargare i poteri e i diritti dei popoli attraverso il comunismo è fallito, producendo il sorgere di dittature: in luogo della sovranità popolare si sono avute monocrazie o nomenclature chiuse che hanno ristretto o negato i diritti del popolo. Oggi di socialdemocrazie si sente parlare sempre meno ed esse funzionano solo in pochi Stati del nord. Come ha giustamente detto Gilioli, quelli che ieri in Italia si dicevano di sx oggi non si riconoscono nella socialdemocrazia e sostengono Renzi che distrugge gradatamente i diritti politici dei cittadini, favorendo la Troika, le banche e la casta, rovesciando il senso del progresso democratico e negando ai cittadini quei diritti per cui tanti hanno combattuto e sono morti. Ma anche nel resto dell’Occidente non va meglio, i sistemi parlamentari hanno preso ad andare in senso opposto alla direzione democratica, ricattando i popoli con la minaccia del terrorismo e tagliando i loro diritti con l’alibi di una crisi concertata e voluta a tavolino da pochi magnati della finanza.
A questo punto una sola cosa resta da fare: combattere per una democrazia diretta, costi quello che costi.
Alla fine del 1700 nacque il concetto di repubblica parlamentare, che era un grosso passo avanti rispetto alle monarchie del tempo. Oggi, dopo due secoli e nella degradazione delle repubbliche parlamentari, non più rappresentative dei cittadini ma di gruppi di potere che sovrastano i cittadini e i governi, dobbiamo lottare per una nuova idea di democrazia:
LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA o DIRETTA.
E’ ormai evidente che i governi cosiddetti democratici del mondo sono ostaggio consenziente delle multinazionali e delle lobby del crimine (finanza, banche, armi, farmaci, droga, guerra, depredazione di risorse, petrolio, nucleare, chimica…
Il neoliberismo ha ucciso la democrazia e l’ha ridotta a una parvenza senza più significato.
Lo Stato o l’unione di Stati sono sempre più succubi di interessi diversi e in contrasto con quelli collettivi. I diritti sociali, civili e del lavoro hanno subito una regressione allucinante.
Massimamente dobbiamo lottare per una democrazia diretta in Italia, dove le istituzioni sono state svuotate di sostanza, è stato rotto l’equilibrio delle funzioni, un golpe strisciante ha accentrato tutti i poteri nelle mani del Presidente del Consiglio, l’opinione pubblica è sempre più manipolata e il Parlamento, grazie al furto della sovranità popolare, non rappresenta più i cittadini ma 5 capipartito e le loro lobby.
Con Renzi la situazione è precipitata irreversibilmente e non resta più tempo prima che le ultime roccaforti democratiche siano distrutte: referendum, ultima stampa libera, opinione pubblica non embedded, sindacati, scuola, movimenti e diritti civili, magistratura non comprata, movimenti giovanili, volontariato…
La repubblica parlamentare è stata trasformata di fatto in una repubblica presidenziale, senza contrappesi.
Il tradimento dei valori della Resistenza e della democrazia con un Pd che si è asservito alla casta partitica e alla distruzione dei diritti del lavoro, dei diritti civili e dei diritti umani, senza nerbo di fronte ai progressivi passi del dispotismo e incapace di rinnovarsi nel suo interno e di darsi ideali e valori, ha prodotto il degrado. I tradimenti concentrati dei partiti, da dx, da sx e dal centro, hanno portato lo Stato italiano alla sua rovina, politica, economica, etica, nazionale e internazionale.
Ma, quando un flusso negativo è arrivato abbastanza oltre, nasce inevitabilmente un contro flusso positivo, destinato ad opporsi ad esso per produrre sviluppo nuovo.
Nel decadimento della democrazia parlamentare, con un Parlamento che è ormai una corte di servi proni a interessi particolari nell’abbandono di un interesse generale, urge CHE LA DEMOCRAZIA SIA DEMOCRATIZZATA.
CHE SI ABBANDONI LA DEMOCRAZIA INDIRETTA O PARLAMENTARE PER UNA DEMOCRAZIA PARTECIPATA O DIRETTA
Il 1° passo per realizzare questo progetto è la moderazione di quei partiti che, da volano per gli interessi e i bisogni popolari, si sono trasformati in Casta autoreferenziale fine a se stessa, i cui atti ormai deflagrano contro ogni rappresentanza democratica, contro ogni salvezza della Nazione, contro ogni sinecura dei più deboli.

RENZI TENTA DI COMPRARE LE VITTIME DI BOLZANETA CON 45.000 EURO
Viviana Vivarelli

Il Governo italiano prova a comprare l’impunità. Lo fa offrendo 45.000 € alle vittime delle torture a Bolzaneto, durante il G8 di Genova.
Questo governo turpe offre il prezzo della vergogna per sanare quella che Amnesty definì “la più grave violazione dei diritti umani in Europa dalla seconda guerra mondiale”.
Ma a introdurre come reato la tortura non ci pensa nemmeno! Eppure le Nazioni Unite ce lo chiedono da decine di anni!
45000 € per i due detenuti torturati ad Asti. 45000 € per i 31 torturati a Bolzaneto.
Ma perché i cittadini italiani dovrebbero dare i loro soldi per questo infame ricatto?
Perché non devono essere i promotori di quelle torture a pagare? E cioè Berlusconi, Fini, Scajola, Francesco Colucci questore di Genova, De Gennaro capo della polizia e coloro che nelle forze armate perpetrarono questi delitti e furono compensati con immunità, premi e promozioni?
La Convenzione contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o è uno strumento internazionale per la difesa dei diritti umani, sotto la supervisione dell’ONU. Prevede una serie di obblighi per gli Stati aderenti, fra i quali: autorizza ispettori dell’ONU e osservatori dei singoli Stati a visite a sorpresa nelle strutture carcerarie per verificare l’effettivo rispetto dei diritti umani e stabilisce il diritto di asilo per le persone che al ritorno in patria potrebbero essere soggetti a tortura.
L’Italia ha sottoscritto la Convenzione, ma, nonostante molti solleciti anche a livello internazionale, il Parlamento italiano non ha ancora approvato la legge di ratifica e conseguentemente la Convenzione non è ancora operante in Italia, che ha anche sinora disatteso all’obbligo assunto di introdurre il reato di tortura nel Codice Penale, nonostante più petizioni popolari. Dopo il voto del 10 aprile 2015 alla Camera, un ddl è in attesa di ultima lettura e approvazione definitiva al Senato: introduce il reato di tortura con l’aggravante se commesso da pubblico ufficiale, o se un pubblico ufficiale istiga un altro a commettere atti di tortura.

PERCHE’ SCATTA IL CASO SOLO PER IL 5STELLE DI QUARTO?
Viviana Vivarelli

Quarto è un Comune che negli ultimi 20 anni è stato sciolto due volte per camorra. I suoi affari maggiori sono acquedotto e fognature. Nelle ultime amministrative ha vinto il M5S ma è esploso un caso per un consigliere (poi indagato), De Robbio, che avrebbe fatto pressioni politiche sul sindaco a 5stelle Rosa Capuozzo per affidare i lavori alla camorra. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, il De Robbio avrebbe utilizzato la fotografia di un presunto abuso edilizio del sindaco per minacciarlo pur essendo del suo stesso partito. Il M5S ha espulso il De Robbio e ora chiede le dimissioni del sindaco a 5stelle Rosa Capuozzo, perché ha fatto lavorare una impresa che era interdetta per mafia e, quando è stata costretta a sciogliersi da questo contratto, ha affidato il proseguimento dei lavori a un’altra impresa del gruppo precedente. Giustamente il M5S chiede dimissioni del sindaco, scioglimento del Comune e nuove elezioni.

Nell’aprile 2014, e cioè 21 mesi fa erano un centinaio i piddini rei di qualche reato

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/04/02/pd-indagini-partito-ogni-sospetto/1560140/

Saviano ha chiesto l’espulsione del sindaco di Quarto. Il giudice Imposimato invece la difende.
Il giudice IMPOSIMATO: “Caro Saviano, stavolta ti sbagli, contro Capuozzo si sta consumando un’ingiustizia”, scrive il magistrato. “Un giudizio di incapacità politica non può essere espresso dopo soli 5 mesi, in un Comune sciolto per camorra da anni, nel quale erano state rilasciate nel corso degli anni passati da ‘amministratori arrestati per associazione a delinquere e abuso d’ufficio 400 concessioni edilizie a presunti esponenti di clan della camorra e speculazioni delle quali avrebbero beneficiato gli amministratori comunali’ di precedenti amministrazioni”.
“Non credo- aggiunge Imposimato- che una persona collusa con la camorra o la corruzione, come si cerca di far credere sia Rosa Capuozzo, avrebbe inviato una lettera all’amministratore infedele (il consigliere M5s poi espulso Giovanni De Robbio, ndr), sottolineando ‘che il suo comportamento ha violato in modo grave, ripetuto e sostanziale gli obblighi assunti all’atto dell’accettazione della candidatura’, costringendolo alle dimissioni sapendo di essere da lui ricattabile perché complice”.
Quanto all’accusa di essersi “presentata come parte offesa e non come amministratrice inadeguata”, aggiunge Imposimato citando ancora Saviano, “questa è stata una decisione doverosa del Pm di Napoli, sulla base di dati obiettivi e prove documentali, e non una scelta del sindaco di Quarto”. Infine il giudice boccia la tesi di Saviano secondo cui “la camorra si schiera sempre a fianco di chi vince”. E aggiunge un altro elemento a favore della sindaca: “Rosa Capuozzo si ribellò alla presentazione di una lista di non residenti a Quarto che avrebbe alterato l’esito delle elezioni, e io la sostenni in questa battaglia di democrazia e di legalità che ci concluse con l’accoglimento del ricorso della Capuozzo da parte del Consiglio di Stato”.

Mariapia Caporuscio
“Il troppo stroppia in ogni cosa” diceva mio nonno e aveva ragione. Anche il troppo amore può risultare dannoso certe volte, come pure la troppa onestà quando si ha a che fare con la delinquenza organizzata. Questo tipo di delinquenza si dice “organizzata2 proprio perché sa bene come muoversi per ottenere ciò che vuole e noi tornando alle elezioni facciamo il loro gioco: pagheranno per far vincere chi li agevolerà nei loschi affari e tornando a votare consegniamo Quarto alla mala. Se siamo pienamente coerenti con i nostri principi, la stessa cosa non possiamo dirla nei confronti dei cittadini che hanno votato il M5S per strappare la loro città alla malavita. In ogni azione c’è sempre il rovescio della medaglia e se una cosa è giusta per una parte non può esserlo per l’altra parte.
Mi dispiace ma io avrei riflettuto e molto prima di condannare una persona colpevole di essere innocente, quindi vittima due volte rischiando di fare molto male ai cittadini di Quarto e solo per mantenere il punto o per un eccesso di perfezionismo.
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Viviana
Se i media avessero fatto sui piddini colpevoli la stessa bagarre del consigliere di Quarto, peraltro subito espulso, con Grillo che chiede anche le dimissioni del sindaco, forse la massa di anziani, cerebrolesi o ignari che continua a votare Pd ci ripenserebbe, ma l’informazione è corrotta e giustamente Renzi, dopo aver proclamato l’abolizione dei finanziamenti pubblici all’editoria, ha regalato altri 120 milioni ai giornali embedded. Perché i servi si pagano
Così, grazie a lui, siamo scesi di altri 24 posti nella libertà di informazione.

Questo è l’elenco dei condannati che stazionano belli tranquilli al potere :
http://www.lincredibileparlamentoitaliano.yolasite.com/
e si capisce come mai il nostro sia considerato il parlamento più corrotto d’Europa.
Come si vede, il Pdl la fa da padrone anche sul crimine, ma anche il Pd ha la sua bella parte. In ogni Paese civile questi rei sarebbero cacciati dai loro posti ben retribuiti e nessuno si permetterebbe più di ricandidarli, anzi altrove basterebbe molto meno per cacciare qualcuno dalla politica. Ma in Italia il reato fa curriculum e le leggi ad personam sono il 1° obiettivo di questa marmaglia.

http://www.lincredibileparlamentoitaliano.yolasite.com/

Ovviamente la lista di indagati, processati e condannati del Pd in questi 21 mesi si è ulteriormente allargata rispetto all’elenco fatto, grazie anche alla connivenza di Renzi, tutto intento a depenalizzare reati, bloccare processi, vietare intercettazioni, intimidire giudici, oscurare conflitti di interessi e riscuotere voti faziosi e ripugnanti peggiori di quelli sulla nipote di Mubarak. E fa bene Renzi a proteggere i rei,perché sennò si farebbe il deserto in parlamento e perché,se in Italia si applicasse una giustizia punitiva sui politici rei come in Europa,lui per primo se ne dovrebbe andare,seguito da brave persone come Alfano o Verdini
Ma il Pd non li caccia,caccia invece chi critica i superiori e qui siamo a più di 519 espulsi, nel silenzio, ovvio, dei media.
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Ne hanno di faccia i piddioti e anche i vili degli altri partiti a fare questo attacco inaudito contro il M5S, che non ha perso tempo a cacciare il consigliere sospettato di combutta con la camorra e ora chiede le dimissioni del sindaco di Quarto, quando Napolitano chiese e ottenne la distruzione delle prove sul patto tra Stato e mafia e quando il caro Renzi fa decreti a raffica per depenalizzare reati, troncare migliaia di processi, impedire sentenze e proteggere rei e malfattori.
Se si passa poi a quante volte il parlamento ha negato l’uso giudiziale delle intercettazioni o gli arresti domiciliari per proteggere uno dei propri rei, l’ipocrisia di questa gentaglia fa proprio disgustare.
Nel luglio 2015, il Senato salvò Azzollini (NCD), complice di aver finanziato con soldi pubblici la clinica privata Divina Provvidenza per 350 milioni. Due giorni prima, la Lorenzin tagliava 2,3 miliardi alla Sanità Pubblica. Non so tra i due chi sia stato peggio.
Il Senato salvò Azzollini a scrutinio segreto con 189 no, 96 sì e 17 astenuti. Naturalmente, fra i 189 no, c’erano quelli del Pd, amico di Azzollini e nemico dei cittadini.
La regola è omertà mafiosa e il liberi tutti!
La Serracchiani disse che l’alternativa era far vincere Salvini o Grillo!? Dunque l’alternativa tra la giustizia e la protezione ai corrotti nemmeno si poneva.
Insomma: salviamo la poltrona salvando gli impresentabili
Alla domanda “si dimetterà da parlamentare?”, Azzollini rispose: “La legge non lo prevede”. Massima vergogna. I baci e gli abbracci festanti al nuovo salvato non mancarono, con Zanda in prima fila.

Ecco l’elenco dei graziati dal 1996 al 2015:
– Cesare Previti, FI
– Gaspare Giudice, 0FI
– Marcello Dell’Utri ,FI
– Giancarlo Cito, FI
– Amedeo Matacena, FI
– Raffaele Fitto, FI
– Vittorio Adolfo, UDC
– Giorgio Simeoni, FI
– Nicola Di Girolamo, PDL
– Salvatore Margiotta, PD
– Antonio Angelucci, PDL
– Alberto Tedesco, PD
– Nicola Cosentino, PDL
Chi dovrebbe stare in galera detta legge.
Chi difende la giustizia e l’onestà è attaccato dai media.
Quelli “giusti”, invece, hanno tra cdx e csx ben 80 indagati in Parlamento.
In Italia si puniscono i deboli e si graziano i potenti. La normalità è la libertà illegale.
(da un articolo di Giona Panarello)

COME VENGONO USATI I SOLDI CEDUTI DAL M5S PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

Poiché le banche tendono a non far credito alle piccole e medie imprese, nel 2000 il Ministero ha istituito un Fondo per garantire sulle loro richieste di credito. Sul fondo ci sono 40 milioni di fondo,10 di questi, dunque il 25%, derivano dal taglio degli stipendi del parlamentari del M5S. Il Fondo di Garanzia per le PMI è uno strumento istituito con Legge n. 662/96 (art. 2, comma 100, lettera a) e operativo dal 2000. La sua finalità è quella di favorire l’accesso alle fonti finanziarie delle piccole e medie imprese mediante la concessione di una garanzia pubblica che si affianca e spesso si sostituisce alle garanzie reali portate dalle imprese. Rivolgendosi al Fondo, l’impresa non ha un contributo in denaro, ma ha la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e quindi senza costi di fidejussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo. Secondo le ultime rilevazioni, oltre il 99% delle imprese ha avuto accesso al finanziamento con la copertura del Fondo in assenza della presentazione di garanzie reali.
Nel 2014, le richieste di accesso al Fondo sono state 89.904 rispetto alle 83.286
dell’anno precedente.
Nei primi nove mesi del 2015, le richieste di accesso al Fondo sono state 77.309. Ogni PMI che partecipi al bando riceve circa 30.000 euro dei quali 22.000 derivano dal fondo ministeriale e 8000 dal fondo del M5S.
Il report del 10 maggio 2015 parlava di più di 5.000 domande in sole 72 ore per un totale di 20 milioni prenotati a fronte di una disponibilità complessiva di 40 milioni. L’ importo medio dei finanziamenti – riferisce il Ministero dello Sviluppo economico – è di 24.000 euro. Dei 20 milioni prenotati, già 2 milioni risultavano confermati a seguito della presentazione dei progetti, da parte delle imprese interessate, presso uno degli istituti che effettuano prestazioni di microcredito. Nel dettaglio, gli utenti registrati sono stati 4.863; le domande di prenotazione presentate 5.016; l’importo totale dei finanziamenti per i quali è stata prenotata la garanzia pari a 120.701.497 euro; l’importo medio dei finanziamenti di 24.063 euro; l’ importo delle garanzie prenotate di 96.561.198 euro (80% dei finanziamenti); le risorse prenotate 20.277.851 euro; 88 le prenotazioni confermate di cui 41 hanno come soggetto finanziatore Unicredit e 14 Cooperfin.

Annamaria
“Banca Etruria, perquisite 14 società. Anche del settore outlet, in cui ex presidente Rosi era in affari con papà Renzi” (Il FQ) E anche di mamma Renzi.
Oggi l’inchiesta su questa gravissima faccenda ha fatto un importante passo avanti.
Una banca che rubava i soldi di risparmiatori e pensionati per finanziare a fondo perduto -cioè CON CERTEZZA di non restituzione- società in affari con i dirigenti stessi della banca e con la tenera famigliola perbene del nostro premier perbene, mentre papà Boschi – anche lui tanto perbene- era ai vertici della banca. Una banca perbene governata da persone perbene che con metodi perbene truffava e ammazzava un po’ di gente.
Eppure, oggi di questa cosa non s’è sentito quasi niente: glissare, attutire, smorzare i toni, minimizzare, far finta di nulla.
‘QUARTO QUARTO QUARTO QUARTO QUARTO!!’, urlano dappertutto, anche in questo blog, i sicofanti di regime che però non fanno una piega, e non hanno MAI fatto una piega per i fatti di cui sopra. Così come non hanno MAI fatto una piega (ma è solo un esempio tra centinaia che se ne potrebbero fare) per ‘come’ e con i voti di ‘chi’ è stato eletto presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca:

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/politica/15_maggio_07/saviano-nelle-liste-de-luca-c-tutto-sistema-gomorra-f48eb2c8-f4da-11e4-bfb0-e77b97ed633c.shtml

“Alla domanda se nelle liste a sostegno di De Luca ci sarebbe (o meno) Gomorra, Saviano risponde: «Senza giri di parole: assolutamente sì». «Nel Pd e nelle liste c’è tutto il sistema di Gomorra, indipendentemente se ci sono o meno le volontà dei boss. Il Pd nel Sud Italia non ha avuto alcuna intenzione di interrompere una tradizione consolidata”.
Ehilà, s’è mai turbato qualcuno, per ‘cosette’ di questo tipo, tra i tanti sicofanti di regime?
‘QUARTO QUARTO QUARTO QUARTO QUARTO!’-urla indignato (l’indignazione del ‘giusto’) Vincenzo De Luca.

MAMMA CHE SCANDALO
Bruno di Napoli

Il “sistema” PD si mette in moto non appena si presenta l’occasione per infangare gli avversari politici e nascondere i molteplici fallimenti di partito e di governo collezionati in questi due lunghissimi anni.
Il M5S non ha nessun problema a sciogliere il comune di Quarto.
Per chi non conosce la storia di Quarto bisogna ricordare che prima del trionfo pentastellato il Comune era stato commissariato da anni e che diversi consiglieri del centro destra erano collusi con i clan camorristici della zona per aver violato pesantemente il piano urbanistico. Fece scalpore che uno dei consiglieri maggiormente votati era in galera nel momento della consacrazione.
Il Comune di Quarto per anni è stato completamente abbandonato dallo Stato, il territorio in balia di violazioni edilizie ed inquinamento, le imprese e i lavoratori onesti soffocati dalla prepotenza della camorra che tramite la politica prese il controllo delle attività più redditizie quali quelle dello smaltimento dei rifiuti e delle costruzioni .
Dov’era il PD in quegli anni mentre gli attivisti pentastellati si battevano per il ritorno della legalità? Dov’era il super eroe Cantone?
Il Comune è uscito da una situazione di stallo grazie solo all’azione di volontariato dei cittadini e alla testardaggine della parte sana dell’amministrazione e delle forze dell’ordine che non si sono arrese ed hanno continuato a lottare negli anni per salvaguardare il territorio.
Quelli del PD escono con le ossa rotte dopo che mezza giunta del Comune di Roma è in galera per associazione mafiosa, dopo i milioni di euro distribuiti a pioggia nella città capitolina grazie ai decreti governativi d’urgenza, dopo i funerali con l’elicottero al boss dei Casamonica e tutto nella capitale “blindata” con migliaia di soldati, poliziotti e sotto l’occhio “vigile” dello Stato.
Ma fate silenzio!
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Marco Barbon
Il partito Democratico dice che Il MoVimento 5 Stelle deve fare chiarezza sul comune di Quarto. Giustissim! Accade che nel percorso intrapreso capiti un virus e ora bisogna dimostrare di avere gli anticorpi per distruggerlo. Se fossi chiamato io a decidere, chiederei al Pd cosa dobbiamo fare per fare chiarezza, mi farei indicare un metodo da loro perché tutto avvenga nella massima trasparenza, un metodo durissimo da usare nel Comune di Quarto, così poi potremmo usarlo per fare chiarezza sui casi futuri e passati, sulla TAV Firenze, TAV Piemonte, Sistema Sesto San Giovanni Stalingrado d’Italia, Mose di Venezia, Expo di Milano, Banca Monte dei Paschi di Siena, Banca Etruria, infiltrazioni alle primarie in Liguria, infiltrazioni a Ercolano, De Luca presidente Campania, Ottaviano Del Turco ex presidente Abruzzo, il debito di Roma, di Torino, di Venezia, del Piemonte e di tutte le regioni, poi Mafia Capitale e via, a partire da Ozzimo del partito Democratico vincitore del premio ‘Primo condannato 2016’ fino ad arrivare alle tangenti del compagno K Primo Greganti e ai suoi amici che andava a trovare ultimamente a Camera e Senato…il tutto possibilmente senza cambiare le leggi, se non per inasprirle, dato che non c’è un politico in prigione, nella massima trasparenza. Era ora, è una vita che aspetto qualcuno che faccia chiarezza!


Tastiera tedesca di legno

Lux deluxe
Io sono contraria alle mancette di Renzi, meglio sarebbe, ove si trovassero i soldi, aumentare i servizi, tagliare le liste di attesa negli asili nido e negli ospedali, far passare più frequentemente i mezzi pubblici, abbassare i ticket sanitari. Per le ultime analisi di routine ho pagato quasi cento euro, ne vogliamo parlare?
Tutti temi cari al M5S, a cui la “sinistra” ha abdicato da tempo. Chi è causa del suo male, pianga se stesso, senza sprecar tempo a cercare col lanternino le pagliuzze negli occhi dei concorrenti politici, per distogliere l’attenzione dalle proverbiali travi nei propri.
Al PD gliene arrestano un paio al giorno, ma il problema di tutta Italia sembra diventato l’episodio di Quarto, peraltro ancora tutto da chiarire, ma già ampiamente strumentalizzato dalle cannoniere mediatiche di regime (e dai fan del web, a quanto pare).
Magari il M5S non sarà la soluzione, ma appare ormai evidente anche ai più inveterati sostenitori che il PD fa certamente parte del problema.

IL MERCANTILISMO TEDESCO CONTRO LE SOVRANITA’ NAZIONALI
Berluscameno

Il reddito minimo garantito dovrebbe prevedere il RIENTRARE in POSSESSO DELLA NOSTRA SOVRANITA’ MONETARIA.
Solo la ‘restituzione ai Paesi deboli della UE ‘della loro ‘SOVRANITA’ MONETARIA’ -depredata dalla UE tramite contratti mercantili ‘fasulli’ – potrebbe scongiurare il pericolo di un attacco finanziario proditorio compiuto in mala fede (ma organizzato dal Governo tedesco) contro il valore dei Buoni del Tesoro emessi a suo tempo dallo Stato Sovrano italiano. I buoni del tesoro italiani potrebbero probabilmente essere oggetto di pesante attacco dei mercati finanziari – tramite l’aumento ingiustificato dello’ Spread ‘ rispetto ai Bund germanici esattamente come è già avvenuto nel passato recente !
Nel documento inviato al Bundestag, il ministro delle finanze Schaeuble propone che l’Euro-zona anticipi la ‘regolamentazione internazionale’ nel riconoscere la ‘specifica rischiosità dei titoli del debito sovrano’. In pratica, lo Stato UE (privo della sua sovranità monetaria e quindi debole) sarebbe definitivamente privato di tutte le ‘sue restanti sovranità’ e costretto a comportarsi come una semplice azienda, agli ‘ORDINI DEL PADRONE TEDESCO &C.’ con i conti in attivo o almeno in pareggio, come vuole il dogma NEO –MERCANTILISTA tedesco di matrice nazista – tutto il tesoro al sovrano, ossia alla Merkel o a Schaeuble – tecnica finanziaria che negli ultimi 40 anni ha lavorato incessantemente per’ demolire’ la finanza pubblica.
Questo mercantilismo tedesco si è spacciato per ‘neo–liberismo di Milton Friedman’, ma ha lasciato i governi dei Paesi deboli della UE alla mercé dei “mercati” liberi (?),ma senza più un soldo (infatti la BCE non finanzia gli Stati UE, ma dà denaro Fiat Money solo alle Banche UE, sue vere ’ socie non occulte’) da impegnare in investimenti per famiglie, aziende e lavoro, sotto forma di spesa pubblica -deficit positivo -ossia investimenti pubblici produttivi fondamentali per sostenere l’economia reale(PMI) e quindi determinare finalmente la relativa diminuzione della disoccupazione nei Paese deboli della UE, con annesso aumento della domanda e della produzione di beni per il mercato!
“Una volta che sia stato stabilito che i titoli pubblici ‘sono a rischio ’ come tutti gli altri”, “le banche centrali UE dei paesi deboli della UE (prive della loro sovranità monetaria ormai ‘derubata’ dalla UE) saranno incoraggiate a ridurre l’ammontare di titoli di Stato che detengono, rompendo il circolo vizioso che ha caratterizzato la crisi economica recessiva attuale , col ‘finanziamento del debito pubblico’ che minacciava la stabilità bancaria e viceversa”.
Secondo il ‘documento di Berlino’, i paesi deboli dell’Eurozona dovrebbero anche ridurre, in modo permanente i loro livelli di debito pubblico sul Pil.
“Per poterlo fare, Berlino -ossia Schaeuble – ‘vuole impedire ‘che ciascun paese invochi clausole di flessibilità”.
In particolare, la richiesta italiana di flessibilità ha ottenuto un certo cedimento da parte della Commissione Europea durante i negoziati.
La Francia non si pone nemmeno il problema di ottenere l’autorizzazione per le sue generose politiche fiscali.
Nelle trattative coi primi ministri dell’Eurozona, il presidente della Commissione Europea Juncker è stato costretto a scegliere tra :
A)-autorizzare i governi dei Paesi deboli della UE in carica ad ampliare i loro deficit per ogni sorta di ragioni oppure,
B)-“ fomentare i movimenti populisti anti-europei che vogliono mandare all’aria l’intera unione monetaria”.
Questa specifica “debolezza” nel coordinamento delle politiche fiscali a’ livello centralizzato’ è proprio quella che raccomandava il ‘caro Hitler ‘ai suoi tempi !
E questo fatto “ha convinto le autorità tedesche a chiedere la ‘decentralizzazione dei rischi’ e un ‘controllo centralizzato’ ma depoliticizzato”.
Deve nascere il ruolo di “sola sorveglianza della Commissione UE “(ossia di ‘Spia del REGIME’), dice il documento sottoscritto da Schaeuble, e “non deve più limitarsi a degli obiettivi solo politici”.
Per rendere il giudizio di Bruxelles “indipendente dalle convenienze politiche”, Berlino mira a separare la funzione di supervisione svolta dalla Commissione UE dal suo ruolo nell’orientare le scelte politiche. In alternativa, il “controllo FERREO delle politiche fiscali DEI Paesi deboli della UE” potrebbe essere consegnato ad una”nuova istituzione tecnica e indipendente” come aveva a suo tempo caldamente raccomandato nel suo piano europeo dei paesi conquistati con le sue armate il sempiterno Hitler!.
“Se questi meccanismi dovessero ancora ‘fallire’ -nel tenere a freno il debito pubblico dei paesi deboli della UE – allora la ‘minaccia di ‘un semplice meccanismo automatico di ristrutturazione del debito’ farà ‘il trucco geniale’ già studiato dai nazisti : “i mercati diventeranno subito estremamente sensibili alla mancanza di disciplina fiscale, e puniranno ciò che i politici perdonano sempre, ma solo quando sono di fronte al plotone di esecuzione delle nuove SS naziste!”.
(Grecia docet!). E avremo nella UE ancora più rigore ed ancora più austerity, ossia più tasse, meno lavoro e più schiavitù per tutti (ma i ‘conti della Germania rimarranno in ordine’, proprio come vuole il “venerabile” Schaeuble. E tutto con il fine di ingraziarsi il ‘PADRONE o sovrano’ al potere della élite globale finanziaria di matrice nazista che vuole estrarre sempre più oro dai sudditi.
Una considerazione finale semplice ma –forse -efficace. Ai sudditi il ‘Regime ‘ dà qualche fine plausibile da dover raggiungere e qualcosa che il popolo ha paura di perdere se lo ha già ottenuto. Il ‘Regime’ sa che se vengono a mancare gli ‘incentivi al popolo’ a stare calmo, prima o poi si trasformerà in una mandria imbufalita e ingestibile. ‘Ossia si creerà il caos totale. L’anarchia totale’. E ci stiamo avvicinando a grandi passi … al burrone.
Tempo al tempo e scopriremo quali sono le ‘naturali difese immunitarie di un corpo sociale troppo debilitato’. Quando scopriremo cosa vuol dire avere ‘tanti vecchi ‘ sui luoghi di lavoro. Quando i giovani scopriranno cosa vuol dire non avere più i nonni che aiutano a crescere le famiglie. Quando ci si accorgerà che le famiglie non hanno più risparmi con cui aiutare le generazioni future. Quando non converrà più fare un lavoro qualsiasi, in quanto tutti ‘remunerati con una miseria’ a tempo indeterminato . Quando si scoprirà il ‘vero potere di acquisto’ dei futuri pensionati. E quali sarebbero i servizi ‘realmente dati dagli stati sovrani ‘ai propri cittadini contribuenti! Quando chi ora studia per anni, capirà per cosa lo ha fatto e per ottenere quale potere d’acquisto futuro.
Tempo al tempo … alla lunga tutti i nodi verranno al pettine e poi potremo finalmente tirare le somme.
Già .Questo è proprio il ‘giochino furbetto’ studiato da Schaeuble, Merkel &C. Infatti , Noi – in quel tempo, anche se lo speriamo lontano -non ci saremo più!


8 gusti diversi

SITUAZIONE IN CUI UN REATO VIENE CONTESTATO A UN PARLAMENTARE
Viviana Vivarelli

Si chiedono le dimissioni del sindaco di Quarto, ma cosa avviene quando un reato viene contestato a un parlamentare?
Egli, nell’ambito di un’indagine penale, non può essere privato della libertà personale, né sottoposto a perquisizione personale o domiciliare senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza. E’ la cosiddetta immunità parlamentare, stabilita dall’art. 68 Cost.
Il caso più frequente è che prove a carico di un parlamentare siano scoperte durante una intercettazione regolarmente disposta, nell’ambito di un’indagine, su un altro soggetto.
Interviene allora la legge ordinaria del 20 giugno 2003 n. 140. Il suo art. 6 è stato dichiarato costituzionalmente illegittimo dalla Corte Costituzionale con sentenza 23 novembre 2007 n. 390. Per utilizzare queste intercettazioni su un parlamentare casualmente scoperto in reato occorre l’autorizzazione della sua Camera; se non c’è, l’intercettazione viene distrutta e la prova di reato è come se non fosse mai esistita.
Se un giornale scopre il contenuto di questa telefonata e lo rivela, viene punito ma con questo si attacca la base della democrazia, che è la conoscenza dei fatti, perché solo con la conoscenza si può esercitare una scelta. In una democrazia l’interesse pubblico risulta ben maggiore della protezione di un parlamentare. Gli elettori devono potere controllare gli eletti e hanno dunque ogni diritto di sapere se sono onesti o no. Se abbiamo uno dei sistemi mediatici peggiori del mondo, se i nostri giornali e le nostre televisioni sono solo al servizio di chi comanda e oscurano ai loro utenti la verità, se Renzi in soli due anni ci ha fatto scendere di 24 posti nella classifica della libertà di stampa, di quale democrazia possiamo parlare?
Azzollini, Tedesco, Cosentino sono tanti esempi di come la casta difenda se stessa contro ogni vergogna e di come della giustizia penale e della dignità proprio se ne freghi.

Sauro manda:
NON SAPPIAMO PIU’ RACCONTARE LE FAVOLE
Massimo Gramellini

Un saggio americano dice: solo gli inglesi riescono a inventarle. Non hanno paura del lato oscuro.
La rivista letteraria The Atlantic, americana, ha condotto un’inchiesta dettagliata ed è giunta alla conclusione che in quest’epoca di ansie assortite e lettori bisognosi di cure affabulatorie, soltanto gli inglesi siano ancora capaci di popolare l’immaginario dei bambini di ogni nazione ed età. Alla notizia che l’Inghilterra, magari con l’aggiunta dell’Irlanda, detenga l’esclusiva delle favole qualcuno storcerà il naso e opporrà le sue eccezioni, però è un fatto che il più formidabile parto fantastico degli ultimi decenni è stato il maghetto Harry Potter, britannico, la cui saga si inserisce in un filone avviato dai personaggi di Tolkien e C.S Lewis, britannici anch’essi. Sarà il rapporto più stretto con la natura e con i miti fondativi pagani, l’assenza di una religione troppo moralista e inibente, la passione diffusa per i saperi esoterici, ma gli inglesi (e gli irlandesi) sembrano avere conservato un seme di conoscenze antichissime e la capacità di diffonderle attraverso un codice di immagini e archetipi che non parla all’emisfero razionale del cervello, ma si rivolge direttamente al subconscio di tutti gli esseri umani.
Uno dei momenti più emozionanti della mia vita è stata la scoperta che, accanto al significato letterale, le favole ne celavano un altro simbolico. Uno dei momenti più tristi è stato accorgermi che di questa scoperta non importava niente quasi a nessuno. Eppure mi vengono ancora i brividi quando penso agli artisti illuminati che dalla notte dei tempi hanno rivestito i segreti dell’esistenza e persino le future rivelazioni della fisica quantistica con le metafore dei racconti per l’infanzia. Quando penso che la Bella e la Bestia è la storia dello spirito che si riconcilia con la materia. Che la spada nella roccia è un simbolo fallico e la sua estrazione da parte del giovane Artù un rito di iniziazione sessuale. Che il bacio del principe azzurro alla bella addormentata è la metafora di quel risveglio consapevole che sta alla base di ogni antica tradizione spirituale. Che la rinuncia al simbolo del potere – sia esso l’anello elfico che Frodo va a gettare nel vulcano di Mordor o la bacchetta di sambuco che Harry Potter decide di spezzare dopo averla vinta a lord Voldemort nel duello finale – è l’atto supremo di distacco che completa l’evoluzione interiore dell’eroe.
Non è importante comprenderli con la mente, certi significati reconditi. L’emozione della favola li porta egualmente là dove devono andare: al di sotto della corteccia dell’Ego, nel regno della coscienza che Jung chiamava il Sé. La lettura delle favole procede su due livelli. Il subconscio infatti non comprende le parole. Il suo alfabeto è fatto di immagini e suoni. Mentre il piccolo lettore ascolta le avventure di principi e principesse, da qualche parte dentro di lui si forma l’immagine simbolica su cui potrà fare affidamento per il resto della vita. Quando, smarrita la sbornia di “realtà” tipica dell’età dello sviluppo, sentirà il bisogno di attingere a una conoscenza eterna per lenire le proprie paure e sviluppare i propri talenti.
Tutto questo gli inglesi non lo hanno dimenticato. E hanno avuto la forza di ricordarlo al mondo. Non è solo questione di lingua. Anche gli americani scrivono in inglese, ma le loro trame per l’infanzia esprimono un intento educativo, e dunque pragmatico, che smorza sul nascere lo sbrigliarsi della fantasia. Huck Finn è un capolavoro e Mark Twain un genio, ma si tratta di un capolavoro e di un genio intrisi di realtà. Persino la metafisica Moby Dick di Melville è appesantita da decine di pagine francamente noiose sulle varie tipologie di balene, quasi che lo scrittore avesse voluto rimarcare la base scientifica della sua straordinaria creazione. La cultura nordamericana ha compresso l’irrazionale fin dalle origini, assieme ai nativi indiani che ne sarebbero stati i naturali cantori. La concretezza etica della società fondata dai Padri Pellegrini ha spinto i compositori di favole a interpretarle non come una vacanza del pensiero, ma come il rivestimento zuccheroso di una medicina fatta di regole morali da impartire sotto forma di apologo con morale incorporata.
E gli italiani? Avendo copiato gli americani praticamente in tutto, non potevamo che seguirli anche in questa strage della fantasia immolata sull’altare della cosiddetta realtà. Pinocchio è un gigante della narrativa universale, eppure fu ignorato per un certo periodo persino dai suoi contemporanei. Le biografie di Collodi pubblicate dai giornali dopo la sua morte liquidano il burattino in poche righe. L’autore stesso non ebbe piena consapevolezza della sua opera, che toccò a Benedetto Croce sdoganare almeno dal punto di vista letterario. Collodi era un massone e non c’è pagina di Pinocchio che non contenga un riferimento alchemico (a cominciare dal nome del protagonista che si rifà alla ghiandola pineale, il “terzo occhio” di cui ogni tradizione esoterica si ripropone l’attivazione). Ma non ha lasciato eredi. Oggi si scrivono favole anche molto poetiche, intasate soprattutto di animali che parlano e ragionano come gli umani, ma manca la magia della spiritualità che in un Paese cattolico come il nostro viene ancora associata esclusivamente alla religione. Mentre il misticismo pagano che è alla base delle fantasie immortali degli inglesi si nutre di boschi, di orfani e di lettori che abbiano voglia di lasciarsi lambire dalla loro ombra a costo di perdervisi.


L’acquario nella lampadina

UN IMPRENDITORE LASCIA UN REGALO AI SUOI 280 DIPENDENTI
Viviana Vivarelli

“Un premio in busta paga da migliaia di euro, più o meno corposo a seconda dell’anzianità, a tutti i dipendenti. E’ l’inaspettato regalo di Natale ricevuto dai lavoratori della Enoplastic di Bodio Lomnago, in provincia di Varese. Ultimo dono che il fondatore dell’azienda, Piero Macchi, scomparso a luglio, ha voluto fare a chi ha lavorato per e con lui. Insieme al denaro una commovente lettera scritta dalla moglie di Macchi, Carla.
Sono stati gli stessi dipendenti a raccontare a varesenews.it della generosità di Macchi, la cui storia imprenditoriale iniziò nel 1957. Oggi la sua Enoplast, che conta 280 dipendenti e filiali negli Usa, in Spagna, in Australia e in Nuova Zelanda, è leader nella produzione di capsule, tappi e chiusure per l’industria enologica. “Ci siamo sempre considerati una grande famiglia e questo regalo di Natale è un segno di tutto questo”, commentano alcuni dipendenti dello stabilimento di Bodio Lomnago”.
Il gesto di quest’uomo mi ha commossa tanto più che scelte simili sono rare o quasi uniche in un Paese come l’Italia dove la cultura generale è improntata al più bieco egoismo e dove al massimo si provvede al clan famigliare
In altri Paesi, invece, gli Stati uniti, per esempio, gli atti di benefattori, sponsor, mecenati, finanziatori, sono frequenti e tutte le grandi associazioni umanitarie sono beneficate da uomini potenti che danno parte della loro ricchezze per l’aiuto del mondo
L’Italia è un Paese cattolico ma la sua fede religiosa è evidentemente più di superficie che di sostanza e non tocca il mondo dei più ricchi, sempre più aggrappati ai loro privilegi e volti a rapine ulteriori, e sempre più incuranti del bene dei loro dipendenti, della salvezza dei più poveri, degli aiuti a giovani.
Da questo punto di vista, sembriamo a un popolo che ha perso il senso della partecipazione come della carità.
Se i simboli della nostra epoca sono Marchionne, Bagnasco, Berlusconi o Renzi, possiamo aspettarci pochi atti positivi che siano di incoraggiamento agli altri per un futuro migliore.
Un altro esempio eclatante di beneficenza (ovviamente all’estero) è quello di due degli uomini più ricchi del mondo, Bill Gates e Buffet che hanno lanciato una sfida agli altri miliardari: mettere insieme 600 miliardi di dollari, una cifra pari alla metà del Pil dell’India.
Il patrimonio di Gates raggiunge i 54 miliardi di dollari: si vive bene anche con la metà. E 27 miliardi sono un mucchio di soldi che potrebbero andare per combattere la povertà o per sostenere la ricerca, la cultura, la tutela dell’ambiente.
Si tratta convincere i 400 uomini più ricchi degli Stati Uniti presenti nella lista della rivista Forbes a impegnarsi – seriamente e ufficialmente – a devolvere almeno il 50% del loro patrimonio in opere benefiche nel corso della loro vita o come volontà testamentaria.
I due sono convinti dell’effetto virtuoso del loro esempio e della cosiddetta “pressione dei pari“. In altre parole, se io metto mano al portafoglio convincerò anche i miei colleghi miliardari a farlo. Per convinzione, per “immagine”, o solo per non essere da meno.
Dubito che un simile esempio possa avere molto seguito da noi. Per cui l’esempio dell’imprenditore Piero Macchi assume anche più valore, come una voce nel deserto.

I NUOVI BARBARI
Berluscameno

“Stiamo a custodire un bidone della civiltà rimasto vuoto, proprio come quello dell’agente della Cia che voleva difendere lo Stato di diritto negando lo Stato di diritto …”(Gilioli).
No, Gilioli, la nostra civiltà presente e passata non è e non sarà mai un ‘BIDONE VUOTO’.
I ‘nuovi barbari ‘alle nostre porte ed ormai in casa nostra in pianta stabile, non aggiungeranno (purtroppo) mai NULLA alla nostra civiltà millenaria.
Ma si debbono rassegnare .’NOI non vogliamo diventare come loro’.
E non desideriamo rinunciare per nulla alle conquiste fatte (anche dai nostri padri)sui diritti umani. a per questo solo fatto non li dobbiamo ignorare, voltandoci dall’ altra parte !
Ed ora ‘SI AVVICINA A GRANDI FALCATE LA FINE DEL RENZISMO, PATETICO CREPUSCOLO di UNA SECONDA REPUBBLICA da DIMENTICARE’.
Ho scoperto adesso che anche ‘Spinelli’ faceva parte del ‘Bilderberg’. Infatti solo un personaggio che fa parte di tali consessi può partorire “certi progetti”di Europa unita sotto il ferreo tallone germanico. Spinelli era infatti membro del Bilderberg e fondatore insieme ad Agnelli dell’Istituto per gli Affari Internazionali italiani. Non sappiamo se fosse sua la condivisione degli interessi degli Agnelli alla mondializzazione del mercato, o il suo odio per la Nazione Italia a spingerlo su posizioni europeiste assolute.
Non per nulla un‘ala dell’edificio del Parlamento Europeo è proprio intitolata a Spinelli.
Nel ‘manifesto di Ventotene’ dice : ”… non può esserci progresso né libertà, né sviluppo senza “cessione di sovranità al progetto europeo ….”
La figlioletta –Barbara Spinelli —pare abbia partecipato al ‘Bilderberg nel 1993’….
Tale padre, tale figlia (buon sangue non mente )— è forse un caso che Tsipras -di cui lei era esponente -si sia rivelato solo un misero ‘ bluff’ ?
E Il tutto è accaduto con la benedizione dei “compagni” comunisti.
A proposito, non è strano che quasi tutti gli economisti di “impostazione marxista ” (tipo Padoan ed i ‘rintanati’ nel MEF) siano sostanzialmente “pro euro”….Forse sognano – cioè – una nuova internazionale tramite il collante della moneta unica …
Da bravi comunisti –leninisti (cioè in verità da ‘autentici fascisti’ ) si son scelti come vessillo “una moneta“, l’EURO, che paradossalmente è lo stemma neo-nazista dell’oppressione:
ossia il ‘manganello UE funzionale’ alla” distruzione delle economie nazionali ed alla “neo -proletarizzazione dei popoli”.
Che dire? Sono proprio entusiasticamente e profondamente ‘comunisti –leninisti’!
Ed in fin dei conti sono anche coerenti: la loro storia è sempre stata caratterizzata dal ‘parlare bene’ e puntualmente ‘razzolare male’ : oppressione dei popoli, omicidi sociali, abbruttimento totale, sangue …. furti, ecc.
Oggi mentre la dittatura burocratica UE (e dei governi dei Paesi deboli succubi della UE) mostra il suo volto feroce disintegrando il risparmio privato di tutti quelli che portano la colpa di fidarsi ancora delle banche, Matteuccio Renzi trova il coraggio di fare la faccia feroce con la potentissima frau Merkel, signora e padrona dei nuovi ‘sudditi’ europei.
E’ possibile intravedere una qualche connessione (non sentimentale) tra le due faccende?
Fino a quando il sistema di potere, con annessi battimani mediatici e delle amene sortite dell’ISTAT con insabbiamento delle inchieste scomode, ha fatto gli occhi dolci al pinocchietto fiorentino, il nostro’ furbo premier’ ha ritenuto conveniente farsi piacere perfino quella specie di neo Hitler in gonnella di nome Angela Merkel.
Adesso però, finita la luna di miele fra Renzi e i soliti ‘potentati occulti padroni della élite finanziaria globale che manipolano l’informazione e stabiliscono le priorità, tutto cambia.
La Merkel, lodata fino a poco tempo fa quale esempio di classe dirigente responsabile e benedetta, alla stregua di barriera contro il riemergere del tanto odiato populismo, finisce improvvisamente sul banco degli imputati. Ma davvero Matteuccio si è accorto solo adesso che i tedeschi usano due pesi e due misure? Ma davvero l’ex boy scout- che somiglia a mister Bean – prova empatia per i poveri greci costretti a regalare alcune infrastrutture strategiche ai teutonici (vedi aeroporti nelle isole greche) pur di sopravvivere? Ma se fosse davvero così saremmo a cavallo.
Che bisogno avremmo di faticare tanto nella speranza di costruire dal basso una alternativa politica degna di questo nome dal momento che perfino il nostro premier sposa e abbraccia le nostre battaglie politiche ideali?
Il problema è che le cose non stanno così. A Renzi non gliene frega niente né dei pensionati, né dei risparmiatori, né dei greci e neanche dei filippini.
A Renzi interessa continuare a governare, prendendo per il naso il più a lungo possibile un popolo oramai disabituato al ragionamento politico critico.
E siccome per governare sulla menzogna è indispensabile che qualcuno le menzogne continui a coprirle con una certa scientificità e costanza, Renzi strilla adesso nella speranza di ricostruire e ritrovare l’equilibrio perduto.
Alcuni solidarizzano con Maria Elena Boschi, madonnina del renzismo trovatasi improvvisamente alla prese con le disavventure di un padre divenuto d’un tratto ingombrante. Non sarà forse più corretto chiedersi se, casomai, Maria Elena Boschi, madonnina del renzismo, e ministro giovanissimo pur in assenza di grandi qualità, debba in parte la sua folgorante carriera proprio al fatto di essere la figlia di un padre che era ingombrante ed importante anche prima che scoppiasse lo scandalo banca Etruria, in cui ora risultano coinvolti anche il Padre e la Madre di Renzi?
Si sa che tra il Pd e il mondo della finanza amorale (Banchieri ladri!), leggi Monte dei Paschi di Siena, ecc., esistono collaudate ed efficienti camere comunicanti, utilissime nel riproporre all’ infinito schemi vecchi e putridi, recitati però sempre da volti freschi e giovani.
Ora è arrivato il turno di giostra di Maria Elena e Matteuccio.
Si, ma quanto durerà la corsa sulle montagne russe?
Matteuccio è cinico ma non è stupido, e temendo che la gita al Luna Park della politica italiana possa finire prima del previsto ha pensato bene di alzare la posta.
Come? Colpendo al cuore l’architrave del sistema massonico -mafioso che governa la UE, (cioè l’élite mondiale che governa la finanza globale !) già traballante in seguito alle elezioni polacche prima e francesi poi. Convinto di poter strappare qualche strapuntino in più minacciando di riposizionare l’Italia sulla scia dei Paesi che disobbediscono a neonazi – Merkel e Schaeuble , Renzi si è avventurato in una sortita certamente ‘temeraria’.
Se si conosce appena un po’ come ragiona il gotha ossia l’élite del potere tecnocratico, nessuna concessione verrà riconosciuta al rottamatore da rottamare.
Per quelli come Draghi , Renzi è poco più che un maggiordomo, issato alla guida dell’Italia per il tramite di Napolitano al solo scopo di servire con zelo gli interessi della genia malefica finanziaria globale dominante. E un maggiordomo che si ribella non viene mai promosso al ruolo di interlocutore, guadagnandosi il più delle volte solo una sonora bastonatura. Renzi non è stato votato da nessuno e deve il suo potere solo alla gentile concessione di un mago che ha deciso di trasformare una zucca in carrozza. A mezzanotte però, di regola, l’incantesimo svanisce. Matteuccio farebbe bene a dare un’occhiata all’orologio.
Attualmente sono le 23 in punto …

Rifiuto

LA MOLTPLICAZIONE DELLE DISPARITA’
SEMPRE LADRA E’ LA MISERIA

Aldo Antonelli

La degenerazione del sistema avanza incontrastata. L’imbarbarimento è sotto gli occhi di tutti. Occorre reagire perché la povertà ruba la speranza, la dignità e i diritti.

Sulle pagine del New York Times, Paul Krugman, premio Nobel per l’economia 2008, ha presentato ‘Il Capitale nel XXI secolo’, il saggio pubblicato da Thomas Piketty nel 2013,con queste parole: «Il libro più importante dell’anno e forse del decennio. Un’opera superba, che cambierà il modo in cui pensiamo la società e ci occupiamo di economia».
In effetti, il lavoro dell’economista francese è uno studio consistente e molto documentato sulla distribuzione della ricchezza. Già nell’introduzione, senza tanti preamboli, si afferma in maniera categorica: «La questione della distribuzione delle ricchezze è oggi una delle più rilevanti e dibattute». E poi, subito dopo, l’autore pone la domanda delle domande: «La dinamica dell’accumulazione del capitale privato comporta inevitabilmente una concentrazione sempre più forte della ricchezza e del potere in poche mani come pensava Marx nel XIX secolo? Oppure la crescita, la concorrenza e il progresso tecnico determinano una riduzione spontanea delle diseguaglianze e un’armonica stabilizzazione dei beni, come pensava Kuznets nel XX secolo?».
Dall’approfondita elaborazione e analisi dei dati raccolti, Piketty giunge ad affermare che Karl Marx è stato più vicino a descrivere il funzionamento del capitalismo di quanto non sia stato Simon Kuznets, economista e premio Nobel. Nel teorizzare la «riduzione spontanea delle disuguaglianze» e «un’armonica stabilizzazione dei beni», questi non aveva tenuto conto che quella equiparazione era dovuta alle condizioni contingenti del periodo (tra le due guerre) e non alla «mano invisibile » teorizzata da Adam Smith. Smith aveva creato la metafora della «mano invisibile» per rappresentare la Provvidenza (in qualche modo immanente), grazie alla quale nel libero mercato la ricerca egoistica del proprio interesse gioverebbe tendenzialmente all’interesse dell’intera società e mirerebbe a trasformare quelli che costituiscono «vizi privati» in «pubbliche virtù».
Successivamente, con Léon Walras e Vilfredo Pareto, è stata normalmente intesa come metafora dei meccanismi economici che regolano l’economia di mercato in modo tale da garantire che il comportamento dei singoli, teso alla ricerca della massima soddisfazione individuale, conduca al benessere della società. Oggi il concetto di mano invisibile non viene più utilizzato. Forse perché è davanti agli occhi di chiunque l’imbarbarimento della vita socioeconomica. Che tutti i dati confermano.
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L’Europa e i suoi 342 miliardari
Sono 342 i miliardari presenti in Europa. Essi vantano un patrimonio complessivo pari a 1.340 miliardi di euro. Al contrario sono ben 123 milioni le persone, dunque un quarto della popolazione totale europea, a rischio povertà o esclusione sociale (Un’Europa per tutti, non per pochi, rapporto Oxfam del 15 settembre 2015).
Per avere un quadro più articolato della situazione è utile ricorrere alla distinzione tra «rendimento da capitale» e «rendimento da reddito».
Il rendimento da reddito comprende i redditi da lavoro: lavoro salariato soprattutto, ma anche lavoro non salariato. Il rendimento da capitale, invece, assume forme differenti: affitti, dividendi, interessi, bonus, profitti, plusvalenze, ecc.
Quando il tasso di rendimento del capitale supera regolarmente tutti gli altri tassi, il capitalismo produce automaticamente diseguaglianze insostenibili e arbitrarie.
«Per definizione, la disuguaglianza dei redditi, in ogni società, è il risultato della somma delle due componenti: quella dei redditi da lavoro e quella dei redditi da capitale. Più è disuguale la misura in cui si spartisce ciascuna componente, più è alta la disuguaglianza finale. In assoluto, potremmo anche immaginare società in cui la disuguaglianza determinata dal lavoro sia molto alta e la disuguaglianza determinata dal capitale sia molto più bassa, oppure società in cui sia vero il contrario, oppure, infine, società in cui la disuguaglianza sia molto alta in entrambe le componenti o, viceversa, sia molto alta l’uguaglianza» (id. pp. 371-372).
Di norma, le disuguaglianze determinate dal lavoro appaiono in qualche modo disuguaglianze prestabilite, modulate, quasi ragionevoli. Mentre, al confronto, le disuguaglianze determinate dal capitale sono sempre disuguaglianze estreme.
«Per esempio, per quanto riguarda la disuguaglianza determinata dal lavoro, si rileva che nelle società più ugualitarie, come i paesi scandinavi negli anni settanta-ottanta del Novecento (da allora, nell’Europa del Nord, le disuguaglianze sono leggermente cresciute, anche se i paesi scandinavi continuano a essere i meno disuguali), la distribuzione si presenta più o meno nel seguente modo. Se consideriamo l’insieme della popolazione adulta, la fascia di popolazione che percepisce i redditi da lavoro più alti (il 10%) percepisce poco più del 20% della massa totale dei redditi da lavoro (in pratica, la massa dei salari), la fascia pagata meno bene (il 50%) percepisce circa il 35% e la fascia intermedia (il 40%) percepisce circa il 45% del totale. Non si tratta certo di un’uguaglianza perfetta…».
Il divario tra ricchi e poveri nei 34 paesi dell’area Ocse non è mai stato così alto, ha denunciato il segretario generale dell’Organizzazione, lo spagnolo Angel Gurria: il 10% più ricco della popolazione dell’area Ocse ha un reddito di 9,6 volte superiore al 10% più povero. Un divario che era di 7,1 volte negli anni Ottanta e di 9,1 volte negli anni Duemila.
La ricchezza risulta sempre più concentrata in poche mani: oggi in Usa il 10% più ricco si accaparra il 50% del reddito e l’l% il 20%, e anche il divario tra le retribuzioni alte e quelle basse è aumentato in modo spropositato.

La deriva: dalla «produzione del valore» alla «estrazione del valore»
A partire dagli anni Ottanta, con l’avvento delle politiche liberiste di Reagan negli Stati Uniti e della Thatcher, scomparsa nel 2013, in Gran Bretagna, abbiamo assistito, spesso anche collaborando, ubriacati del nuovo dictat «più mercato e meno stato», allo smantellamento dello stato sociale, allo sventramento della «politica» e all’intronizzazione del liberismo più spinto che ha dato la stura a quello che poi sarebbe stato chiamato «turbocapitalismo».
Gli stati e la loro «politica» hanno fatto a gara a spalancare le porte al capitale, comunque e a qualsiasi condizione, anche «asfaltando» la dignità del lavoratore. Consegnandosi a mani alzate a quello sviluppo senza regole così come è richiesto e preteso dal sistema finanziario internazionale: «ambiente criminogeno», lo ha definito Massimo Giannini (Repubblica, 31 ottobre 2013), che ha annientato l’economia reale cannibalizzando il lavoro, distruggendo i diritti, destrutturando la democrazia.
La nostra critica all’economia capitalistica e finanziaria non parte dal rimpianto di paradisi perduti e di fatto mai esistiti e ad oggi inesistenti; ma da una presa d’atto che evidenzia l’aggravarsi della realtà, il preoccupante deterioramento della vita sociale, l’ampliarsi della forbice che divide, a livello mondiale e all’interno delle nazioni, i pochi ricchi sempre più pochi e sempre più ricchi dai molti poveri sempre più numerosi e sempre più poveri.
Scrive Vandana Shiva: «La crescita illimitata è il sogno degli economisti, degli uomini d’affari e dei politici. È considerata una misura del progresso. In conseguenza il Prodotto interno lordo (Pil), inteso come misura della ricchezza delle nazioni, è emerso sia come la cifra più potente, sia come il concetto dominante del nostro tempo. Tuttavia la crescita economica cela la povertà che essa crea attraverso la distruzione della natura che a sua volta conduce a comunità prive della capacità di provvedere a se stesse» (Qualevita, n. 154, dicembre 2013). E aggiunge: «Il concetto di crescita è stato proposto come misura di mobilitazione di risorse durante la seconda guerra mondiale. Il Pil è basato sulla creazione di confini artificiali e fittizi, presupponendo che se si produce ciò che si consuma, non si produce. In effetti la “crescita” misura la conversione della natura in denaro e dei beni comuni in merci. Così i meravigliosi cicli naturali di rinnovamento dell’acqua e delle sostanze nutritive sono definiti non produzione. I contadini del mondo, che forniscono il 72 per cento del cibo, non producono; le donne che allevano i figli e compiono la maggior parte dei lavori di casa non rientrano nel paradigma della crescita neppure loro. Una foresta vivente non contribuisce alla crescita, ma quando gli alberi sono abbattuti e venduti come legname, allora abbiamo crescita. Le società e le comunità sane non contribuiscono alla crescita, ma la malattia crea crescita attraverso, ad esempio, la vendita di medicinali brevettati. L’acqua disponibile come bene comune condivisa liberamente e protetta da tutti provvede a tutti. Tuttavia non crea crescita. Ma quando la Coca Cola crea un impianto, estrae l’acqua e riempie di essa bottiglie di plastica, l’economia cresce».


Mela
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L’Italia povera
Nel 2014, 1 milione e 470 mila famiglie (5,7% di quelle residenti) è in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni 102 mila persone (6,8% della popolazione residente). La povertà assoluta è sostanzialmente stabile sul territorio. Si attesta al 4,2% al Nord, al 4,8% al Centro e all’8,6% nel Mezzogiorno. L’incidenza di povertà assoluta scende all’aumentare
del titolo di studio. Tra le famiglie con stranieri la povertà assoluta è più diffusa che
nelle famiglie composte solamente da italiani.
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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. prepariamoci a difendere la Democrazia votando no al referendum sulla riforma costituzionale

    Commento di Lucrezia — gennaio 12, 2016 @ 7:01 pm | Rispondi


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