Nuovo Masada

dicembre 25, 2015

MASADA n° 1717 25 dicembre 2015 CHI L’HA DETTO CHE NON SI PUO’ RIDERE DEL NATALE?

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 10:14 am

MASADA n° 1717 25 dicembre 2015 CHI L’HA DETTO CHE NON SI PUO’ RIDERE DEL NATALE?

Il nazzismo ha stravvinto – Il Natale e la crisi – Il fantasma del Natale cazzaro – Cantone più Cantone – Vecchi e nuovi troll nella suburra di face book – Guerra e precariato, le comuni verità di Luttwak e Poletti – Emergenza di stato – Il commizzaro – Groundhog war – Quel pomeriggio d’un sindaco da cani – Er Natale in Famijia

C’è qualcosa di buono il 25 dicembre. Ed è che quando è mezzanotte non siamo più a Natale. (Viviana)
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Ivan Zazzaroni
L’Italia è come il Natale: un magna-magna generale.
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È Natale e a Natale si può darla di più!
~ Tipico canto natalizio
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Orpo, che pacco!
~ Babbo Natale in mutande davanti allo specchio.

La mia famiglia era così povera che a Natale mio padre usciva di casa e sparava un colpo di pistola; poi rientrava dicendo: Babbo Natale si è suicidato.
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A Natale siamo tutti più buoni. Se uno ti ruba il posto auto, non rigargli la fiancata… scrivigli Buone Feste!

« La vita quotidiana è difficile e impone grandi tensioni: nelle famiglie, sul lavoro e nella società, quante energie gli esseri umani sono obbligati a comprimere in se stessi per affrontare e sopportare tutto ciò che si esige da loro! E di tanto in tanto si ha bisogno di liberare queste energie. Gli Iniziati lo avevano capito: ecco perché da tempo immemorabile hanno istituito feste popolari in certi momenti dell’anno che corrispondono a determinate configurazioni astronomiche. Anche le feste cristiane, per la maggior parte, non sono che il sopravvivere – sotto un’altra forma e con un altro significato – di antiche feste pagane.
All’avvicinarsi delle ricorrenze, si organizzano festeggiamenti: si accumulano vettovaglie, si preparano decorazioni, abiti per l’occasione o anche travestimenti. Ma istituendo tali feste, gli Iniziati avevano anche un altro obiettivo: volevano portare gli esseri umani a cercare, in regioni più sottili, delle energie per rigenerare e vivificare il loro cuore e la loro anima. In quell’atmosfera di scambi gioiosi e benefici, le entità luminose vengono ad attingere energie di cui poi si servono per continuare il loro lavoro attraverso il mondo. Volete aiutarle in questo lavoro? Potete, coscientemente, affidare a loro la vostra gioia e tutta la ricchezza spirituale che una festa vi procura, affinché altri possano beneficiarne. Questa gioia e questa ricchezza torneranno a voi ancor più amplificate
. »
Omraam Mikhaël Aïvanhov
Auguri!
Annarita

Carissima Viviana, con lo stesso interesse con il quale ti leggo, condivido con te una poesia che ogni Natale emerge. Si conclude con una frase, una frase bella ( quanto banale è l’aggettivo bello spesso usato in maniera sproporzionata e superficiale) e significativa.

auguro un Natale con pochi regali
ma con tutti gli ideali realizzati
.”

I regali, il materialismo di quello che siamo circondati che non riesce a renderci felici, ma ci mette sempre in una condizione di inferiorità rispetto ad altri e mette a rischio la scomparsa del desiderio spesso identificato erroneamente con un bisogno di facile soddisfazione invece che una spinta pulsionale e motivazionale a migliorare e a raggiungere qualcosa-qualcuno .
L’ideale è complesso e va vissuto, ti porta a soddisfazioni che raramente o quasi mai il materiale ti riesce a dare.

I miei migliori auguri di buone feste
Buon Natale

A Natale non si fanno cattivi
pensieri ma chi è solo
lo vorrebbe saltare
questo giorno.
A tutti loro auguro di
vivere un Natale
in compagnia.
Un pensiero lo rivolgo a
tutti quelli che soffrono
per una malattia.
A coloro auguro un
Natale di speranza e di letizia.
Ma quelli che in questo giorno
hanno un posto privilegiato
nel mio cuore
sono i piccoli mocciosi
che vedono il Natale
attraverso le confezioni dei regali.
Agli adulti auguro di esaudire
tutte le loro aspettative.
Per i bambini poveri
che non vivono nel paese dei balocchi
auguro che il Natale
porti una famiglia che li adotti
per farli uscire dalla loro condizione
fatta di miseria e disperazione.
A tutti voi
auguro un Natale con pochi regali
ma con tutti gli ideali realizzati
.

Alda Merini

Giacamomo Gasparetto

http://pandemica-mente.blogspot.it/

Buon Natale a tutti dal Panda!
Ben conscio che in quei “tutti” ci stanno pure un miliardino di islamici, un altro miliardino di induisti, mezzo miliardino di buddisti, ecc… ecc… senza scordare atei e agnostici (come il sottoscritto) a cui, tecnicamente parlando, del Natale potrebbe importare assai poco (per così dire). Un paradosso?
No! Solo… un buon Natale!
In fin dei conti siamo tutti uguali. Piaccia oppure no, apparteniamo tutti ad un unica grande famiglia.
La grande famiglia dei capitalisti e dei consumisti. Ed il Natale è indubbiamente la nostra festa per eccellenza in questo senso. Il resto sono solo trascurabili caratterizzazioni frutto di un lontano ed insignificante passato.
Certo, al posto di “buon Natale” si potrebbe cercare un augurio meno “caratterizzato” in senso cristiano e un po’ più attuale e moderno (in fin dei conti Natale è ormai vecchiotto con i suoi 2.000 anni). Si potrebbe allora tentare con qualcosa di più frizzante e, non dico contemporaneo, ma almeno più moderno.
Ah ecco! Ci sono!
In quest’era “globale” si potrebbe augurare a tutti un felice… “Arbeit macht frei!”, come dicevano quei “simpaticoni” dei nazzi, ovvero il “Il denaro rende liberi”… o qualcosa del genere. Lo so, lo so a qualcuno usare uno slogan nazzi potrebbe far storcere il naso. Per quella storiucola dei 70 milioni di morti e dei campi di concentramento ecc…
Beh, ma perché essere tanto schizzinosi?
I nazzi avranno pur perso la Seconda Guerra Mondiale militarmente, ma hanno vinto culturalmente e pure alla grande. Certo, nessuno ‘in vista’ ama fregarsi del marchio nazzista, ma a parte qualche svastichina, qualche ridicola marcia a passo di papera e qualche assurdo baffetto… Voglio dire: guardatevi in giro. Vedete molta tolleranza? Vedete democrazia (quella vera, non quella da “esportare”)? Vedete fratellanza e amore e rispetto per la cultura? Vedete integrazione? Vedete solidarietà verso chi soffre?
Il nazzismo ha stravinto.
E, ammettetelo, la maggior parte di voi non se n’è nemmeno accorta!
Non poteva che andare così. La Seconda Guerra Mondiale è stata combattuta sostanzialmente da tre parti: 1) quella germanica apertamente nazzista; 2) quella occidentale che la pensava più o meno uguale a quella germanica, fatta eccezione per qualche folkloristico aspetto secondario, ma che se l’era presa a morte perché quel fetente di Hitler, aveva attaccato i suoi territori -alias mercati e mezzi di produzione – anziché aggredire direttamente ed esclusivamente quelli sovietici come pareva implicito nei generosi aiuti concessi dal capitalismo al regime nazzista ante-guerra; 3) infine c’era la parte sovietica (appunto), ideologicamente già estinta all’epoca della ascesa al potere di quel despota assoluto di Stalin ed estinta poi in ogni possibile senso con la caduta del muro di Berlino. Tre contendenti e tre diverse forme di dispotismo. Poteva finire in modo diverso? Ha prevalso il nazismo discreto del liberismo consumistico attuale. I campi di concentramento sono scomparsi ed interi continenti hanno finito per assomigliarvi in modo impressionante grazie a strani aiuti umanitari internazionali dal fortissimo retrogusto acido della peggiore usura concepibile. Ed eccoci qua! 70 anni dopo. Non cerchiamo più “sporchi ebrei” e gli “sporchi negri” (o per lo meno la maggior parte di noi ha smesso), ma stiamo allegramente iniziando a cercare gli “sporchi islamici”! Beh, sì, per ora la maggioranza parla ancora di “sporchi terroristi islamici”, ma date tempo al tempo. In fin dei conti non abbiamo nemmeno mai veramente smesso di dare la caccia agli “sporchi zingari” e agli “sporchi omosessuali”. 70 milioni di morti, una guerra fredda costantemente in bilico verso l’olocausto nucleare (ancora possibilissimo), la devastazione ambientale e culturale dell’intero pianeta, ecc… ecc… tutto per cosa? Per far finta di dare la caccia prima ad al-Qaeda ed ora all’ISIS? Un gran passo avanti, non c’è che dire.
Decenni di democrazia ininterrottamente esportata in posti come il Vietnam, la Cambogia, tutto il Sud America, l’Afghanistan e l’intero Medio Oriente. Decenni di “danni collaterali”, di “sacrifici duri ma necessari”, di “tasse ben spese”, di “necessità militari plurimiliardarie”, di “servizi segreti deviati”, di “strategia della tensione”, di “operazioni ombra”, di “diritti civili sacrificati all’altare della crescita economica” oppure della “sicurezza nazionale”, ecc… ecc… ecc… E ancora ci caschiamo!
Perché non essere sinceri? Almeno una volta. Almeno sotto Natale!
Perché non salutarci con un genuino e veritiero “Arbeit macht frei” ?
Non sarà carino, ma almeno ci rappresenta per quello che siamo diventati. E se siamo troppo spaventati per vedere quello che siamo diventati o se anche solo abbiamo il sospetto che quel che ho detto possa essere vero, allora un problemino direi che lo abbiamo ugualmente, no?
Un saluto affettuoso e sincero a voi tutti dal Panda

PRESTAZIONI
In diciotto ore consegna doni a circa duecentomila famiglie, impiegando circa 0,0012 secondi per casa, il che implicherebbe che viaggi ad una velocità superiore della luce. Secondo le più moderne teorie fisiche Babbo Natale sarebbe quindi composto da tachioni e avrebbe una massa immaginaria.
Ricordiamo inoltre che porta i regali solo ai bambini ricchi, e più ricchi sono, più belli sono i regali. Perché? Mai sentito parlare di conflitto d’interessi?

CURIOSITA’

Anche i grandi hanno diritto ad un regalo. Ed ecco Babbo Natale mentre distribuisce bambole gonfiabili.

Babbo Natale non può avere figli, poiché viene una volta all’anno e pure con le renne.

Babbo Natale suona la chitarra negli ZZ Top insieme a Il Suo Gemello, che suona il basso.

Di recente Babbo Natale è stato al centro di una bufera giudiziaria mossagli contro da Gig, Mattel e Giochi Preziosi dichiaratesi parte lesa dalla concorrenza sleale del malvagio vecchietto; la vicenda, approdata in cassazione, è tuttora al vaglio della magistratura.

Ha avuto una parte sostanzialmente inutile, se non dannosa, nella pellicola Le Cronache di Narnia, in cui il simpatico vecchietto impersona sé stesso e distribuisce armi ai bambini protagonisti, che ovviamente hanno già la skill per utilizzarle.

Il 25 dicembre oltre a essere la nascita di Gesù bambino e Paolo Maldini, è ora anche l’anniversario della morte di Babbo Natale.

Si crede che Babbo Natale sia il responsabile dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale, poiché la notte di natale del 1939, la slitta con i regali si staccò e cadde in mezzo al mare. La mattina dopo tutti i bambini del mondo si svegliarono senza i regali, e diedero la colpa ai tedeschi (Babbo Natale riuscì a consegnare i regali solo in Germania prima dell’incidente).

Babbo Natale ha un oscuro complice che ruba per lui i regali: Gigi Buffon.
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Santa vs Jesus – Arma Natale

CRISI

C’è così tanta crisi che Babbo Natale invece delle letterine riceve curriculum.
jerico73
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C’è così tanta crisi che quest’anno, piuttosto che comprarti un regalo, tua moglie te la darà.
LVIX

C’è così tanta crisi che l’angelo sul presepe sta reggendo la scritta “Cazzi vostri”.
mr_pac

C’è così tanta crisi che Gesù ha detto: “Quest’anno il compleanno non lo festeggio”.
eligio piergianni

C’è così tanta crisi che nel calendario Pirelli c’è la Merkel.
brigante lucano

RISPARMIATECI ALMENO QUESTO

Raskol’nikov II
E comunque con tutti i crolli dei soffitti che ci sono stati, anche io non farei più cantare il “Tu scendi dalle stelle” a scuola.
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La Busta
La Gelmini canta “Tu scendi dalle stelle” ricordando che ha finanziato lei il tunnel che porta dalle stelle a Betlemme,
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Donna Felicità
La mente degli attentati a Parigi Abaaoud avrebbe confidato alla cugina : “Vedrete cosa faremo per Natale”. Ok, ma vuoi mettere il cenone di mia suocera?

Pirata 21
Renzi fissa un Consiglio dei ministri alla vigilia di Natale. Non sopporta che Gesù gli rubi la scena.

I pezzi seguenti sono tratti da http://www.carmillaonline.com/

IL FANTASMA DEL NATALE CAZZARO
Alessandra Daniele

Esistono due macrocategorie di Cazzari: una sfrutta soprattutto le paure degli elettori, l’altra le speranze. Bastone e carota.
Se l’orripilante Donald Trump è un Cazzaro Bastone, Matteo Renzi è un Carota, un Cazzaro per il tempo di pace, fatto per i meeting festaioli, i summit patinati, le televendite Apple. Infatti in queste cupe settimane è stato l’ombra di se stesso.
Allineato al Capo Carota Obama, è rimasto defilato dal fronte, apparendo sempre più diafano e inconsistente.
La Leopolda di quest’anno è stata un patetico flop.
Samantha Cristoforetti ha rifiutato l’invito perché di vuoto assoluto le è bastato quello dello spazio.
L’intervento di Renzi è stato fiacco, lagnoso, inefficace.
Renzi è scarico, e il clima è irrimediabilmente ostile al suo brand di cazzate, a causa dei venti di guerra e dei miasmi tossici prodotti del marciume strutturale del sistema capitalistico, del quale il salvataggio delle banche truffaldine, compresa quella di papà Boschi, è solo l’esempio italiano più recente.
Infatti, benché le classi dirigenti abbiano la possibilità di farsi le leggi su misura, non riescono a smettere di infrangerle.
L’intero sistema legale e giudiziario è concepito per favorire i loro appetiti, eppure non riescono a fare a meno di delinquere.
Il potere, il denaro, l’impunità che già hanno non gli bastano.
Non gli bastano mai.
Come uno zombie che continua a sbranare carne che non potrà mai digerire, continuano a razziare capitali che non riuscirebbero a spendere in dieci vite, continuano ad accumulare poltrone che non potrebbero occupare con dieci culi.
Non si sazieranno mai, non smetteranno mai di ingozzarsi, non molleranno mai la presa volontariamente.
Continueranno ad atteggiarsi contemporaneamente a sovrani strafottenti e a vittime perseguitate, e a ritenersi indiscutibili, irremovibili, intoccabili per diritto divino.
Invocare il fantasma della Legalità è inutile.
Non c’è verso di sottomettere una classe dirigente corrotta a una legge che può sistematicamente riscrivere, adattandone i limiti alla velocità della sua fuoriserie che accelera di continuo.
Non si può battere il banco con le regole del banco.
Lo stesso apparato che gestisce ogni ulteriore restrizione securitaria delle nostre libertà fondamentali continuerà ad allargare indefinitamente le maglie sui reati finanziari di cui s’abbuffa.
Non c’è nessuna possibilità di rinnovare per via giudiziaria una classe dirigente che, come gli zombie, si riproduce per contagio, corrompendo innanzitutto gli stessi giudici che dovrebbero giudicarla e gli stessi media che dovrebbero denunciarla.
Una classe dirigente che costruisce e manovra la sua stessa presunta opposizione, facendone una canea fascista che si scaglia contro i profughi, e applaude gli sfruttatori.
Non c’è maxiretata, maxinchiesta, maxiprocesso che possa liberarcene, se Tangentopoli ci ha insegnato qualcosa è stato questo. Dalle ceneri di Craxi è nato Berlusconi, dalle ceneri di Berlusconi è nato Renzi, dalle ceneri di Renzi rinascerà un altro Cazzaro.
Le classi dirigenti riprodurranno sempre un nuovo garante della loro impunità, fin quando non sarà il sistema economico che gli consente di accumulare potere e ricchezza senza limiti a essere cambiato.

CANTONE DI NATALE
Alessandra Daniele

Per celebrare degnamente il Natale, baluardo della Civiltà Occidentale e pilastro dell’Identità Nazionale, il governo Renzi ha annunciato l’invio di truppe italiane in prima linea a Mosul, in Iraq.
L’Italia però non sta ancora facendo tutto ciò che potrebbe e dovrebbe per partecipare attivamente allo scontro epocale in atto. Disponiamo infatti d’una grande risorsa che continuiamo egoisticamente ad impiegare soltanto in Patria, dimenticando che in realtà oggi i confini ideali della Patria si estendono fin dove la minaccia alla Civiltà Occidentale ha origine. Questa formidabile risorsa è il Commissario Cantone.
Per quanto la corruzione e il malaffare siano bersagli sacrosanti, non possiamo continuare a limitare ad essi l’azione dei suoi straordinari poteri, dobbiamo schierarlo là dove ce n’è più bisogno, contro i Nemici più pericolosi. La scienza ci fornisce gli strumenti per moltiplicare la sua presenza intervenendo all’estero senza sguarnire il fronte interno: possiamo clonarlo.
Siamo in grado di creare un’intera poderosa e inarrestabile armata di Cant-cloni che sbarchi sulle coste libiche, e avanzi come una gagliarda ruspa padana fino all’Iraq, spazzando via ogni resistenza, e ripristinando Democrazia e Legalità Occidentali in tutta l’area.
Un esercito di Cant-cloni cyber-implementati, interconnessi via wi fi, mente collettiva di un’unica immensa arma modulare componibile, un Commissformer che ci guiderà all’immancabile vittoria finale.
Chi fosse tentato di considerare tutto questo irrealistico, ricordi che niente è impossibile per il nostro giovane, deciso, e illuminato governo.
Non è forse stata sconfitta la crisi grazie alle Riforme che hanno stroncato fannulloni, gufi e disfattisti, ridando vigoroso impulso all’Economia? Non è forse il Parlamento, un tempo aula sorda e grigia, diventato adesso un moderno ed efficiente Decretificio? Non è forse oggi l’Italia il paese più ammirato, invidiato, rispettato, e seguito dell’Occidente?
Chi ha detto no?
Identificatelo e arrestatelo immediatamente.

VECCHI E NUOVI TROLL NELLA SUBURBA DI FACEBOOK
Mauro Baldrati

Un tempo c’erano i blog. Fu una piccola rivoluzione, siti liberi e gratuiti, individuali o collettivi, che permettevano una comunicazione immediata e transnazionale, una sorta di editoria di base autogestita. Alcuni ci hanno scritto su dei saggi impegnativi, evidenziando, per esempio, il fatto che se nell’era precedente, quella delle fanzines ciclostilate e della new wave, fossero stati disponibili i blog, davvero certe istanze affermative ultrarealiste del ’68 sarebbero esplose in forma compiuta. I blog erano definiti interattivi, orizzontali, perché si basavano su un rapporto democratico tra autore e lettore, che comunicavano, si scambiavano informazioni e linguaggi.
Sì, è il caso di dirlo, una rivoluzione c’è effettivamente stata, ma poi tutti ci siamo resi conto che il dannato mondo continuava a non cambiare. A non migliorare. Per cui i conti non tornavano. E nella sezione dei commenti sono spuntati i personaggi che usavano i blog per esprimere certe dinamiche aggressive e negative, che qualcuno ha avuto la brillante idea di definire “Troll”.
I Troll erano erranti, ma più spesso stanziali. Talvolta autori loro stessi di un blog, si insediavano in un sito più autorevole, con molti lettori e commentatori, e scatenavano tutta l’aggressività di cui erano pervasi. Tentavano di stroncare qualunque articolo, di qualunque genere e scritto da chiunque. Attaccavano anche l’autore, cercando di farlo apparire come un ignorante rimbambito, indegno di scrivere anche solo una lista della spesa. Erano piuttosto bravi, scaltri, subdoli e a loro modo studiosi. Infatti, non appena riuscivano a individuare un errore, un riferimento sbagliato, un dato incompleto, si avventavano sul malcapitato coprendolo di epiteti del tipo “sei un insulto alla letteratura” e similari. I Troll per alcuni erano diventati un incubo, e sappiamo per certo che per causa loro qualche scrittore ha smesso di intervenire in un determinato sito.
Nel retro sportello di qualche blog si discuteva animatamente su quale atteggiamento tenere coi Troll. Alcuni redattori sostenevano che i commenti andavano chiusi, o quanto meno moderati con mano ferma, perché, oltre al danno creato dalla violenza verbale, non era giusto offrire uno spazio agli sproloqui di psicopatici. Altri invece sostenevano che i Troll erano a modo loro un prodotto deviato di quella rivoluzione, e che occorreva affrontare il rischio e il disagio, perché sarebbe stata contraria all’ispirazione del sito qualsiasi forma di censura.
Poi i blog sono diventati obsoleti, perché sono spuntati i social, che hanno travolto in poco tempo quasi tutti i siti, molti dei quali hanno chiuso, mentre altri resistono, dopo avere adottato riforme strutturali per renderli sempre più simili a vere e proprie riviste.
Facebook, il principe dei social, ha fagocitato quasi tutto lo spazio dei blog, aspirando i commentatori e i lettori, che sono diventati dei nuovi bloggers rifondati, alimentandosi a vicenda col sistema dei “mi piace”, che ricevono dopo averli dati alle pagine di altri “amici”. La rete si è allargata, globalizzata, fino a raccogliere milioni di utenti.
Ma i Troll non sono scomparsi. Anzi, sono mutati, si sono per così dire incattiviti, liberando senza freni forme di aggressività violenta, di razzismo, di fascismo, di misoginia e omofobia che nella precedente versione in fondo erano tenute sotto controllo, pena l’eliminazione dei commenti e la radiazione dalla lista dei commentatori. Insomma, tutti i sentimenti più bassi, in una sorta di esplosione di demenza e negatività. Il problema etico dello spazio ai deliri di psicopatici non si pone, perché il sistema si sostiene e cresce sugli “utenti”, aumentando la propria forza contrattuale nella raccolta di pubblicità con la potenza di un parco utenti poderoso. Al massimo a qualcuno tra i più estremi può capitare di ritrovarsi la pagine bloccata per un mese, quando la violenza e la qualità degli insulti può diventare pericolosa, per le denunce. Ma quando tornano sono più inferociti di prima.
Da una ricognizione, che non ha la pretesa di essere una vera e propria ricerca sociologica con una ipotesi, una tesi e una sintesi, emergono comunque dei dati sbalorditivi, soprattutto per quanto riguarda il rapporto tra i social-blogger e gli “amici”.
Per esempio, un certo “personaggio pubblico” posta una frase composta di 5 parole: “Cosa farò a Natale? Rinascerò”. Il lettore si chiede: Ma crede di essere Gesù Cristo? Uno che scrive un simile aforisma è un Troll? Ma non è questo il dato più eclatante: La frase ha totalizzato 21.207 “mi piace”, 1.289 commenti, 1.270 condivisioni. Tra i commenti leggiamo ringraziamenti alla “musa ispiratrice”, e aggettivi superlativi di lettori entusiasti. Il ricercatore strabuzza gli occhi, fatica a credere a ciò che legge.
Ma qui siamo comunque nel campo “soft” del mainstream, il problema è costituito dagli aggressivi violenti. Ci sono post costituiti esclusivamente da dichiarazioni di odio, con auguri di incidenti e malattie mortali. Sono lì, liberi, trionfanti, senza freni. Senza riprodurli, perché siamo dell’idea che sia eticamente riprovevole offrire uno spazio ai deliri di psicopatici (non solo per il pubblico ma anche per loro stessi), abbiamo letto insulti, infarciti di bestemmie, ai musulmani (molto diffusi), con invocazione di prosciutto e salame introdotti in vari orifizi, agli “hippies” rincoglioniti che contestano Salvini, con incitamenti alla polizia di massacrarli tutti, ai gay (con altre invocazioni di tipo sessuale sadiche), agli ebrei, ai “negracci”, agli “zingari di merda”, e alle donne, molto popolari: minacce di stupri/omicidio alla Presidente della Camera, ad alcune esponenti della politica, e sembra di avvertire anche fisicamente la violenza di queste parole contundenti, delle minacce.
Ma quanti sono? Difficile stabilirlo, anche perché la maggioranze delle pagine è consultabile solo con gli account degli amici, o degli amici degli amici. Una sorta di rete simil-sotterranea della follia. Dalla nostra ricognizione emerge con prepotenza un dato: tutti i violenti sono maschi, in maggioranza giovani, under-trenta, mentre le donne sembrano partecipare al gioco da una strana posizione di complicità. Per esempio, sotto alcuni post particolarmente sessuofobi, con affermazioni del tipo “Puttana, puttana” seguite da invocazione di stupri con seguito di snuff-movie, spuntano dei commenti di lettrici che apostrofano il titolare del post con “fantastico”, “sei sempre un grande” e così via. E anche qui il ricercatore non riesce a credere a ciò che legge.
In definitiva cosa si può fare? Nessuno lo sa con precisione. E tanto meno il reporter-ricercatore, la cui missione è fornire un rendiconto dei fatti, e una indagine dei retroscena. Di sicuro si ha l’impressione di assistere al macabro spettacolo di individui che hanno fatto la scelta (coatta fino a un certo punto) di uscire dalla specie, per diventare dei “walkers”, attraverso il gate del fascismo, del razzismo, dell’omofobia e della misoginia. Tutti i sentimenti più “bassi” della specie insomma, che vengono scatenati in un gioco fatale di auto alimentazione, che costituiscono una sorta di plusvalore per le destre e per i detentori dei “parchi utenti”. In definitiva è un’uscita dal reale, e un’entrata nel nulla, del quale si nutrono tutte le metafisiche di questo mondo.
L’unica possibilità per arginare la moltiplicazione dei Troll, almeno nel medio periodo, è cercare di riflettere sulle cause di queste mutazioni, comprenderle, anche alla luce del vippismo ossessivo propagandato dai media, uno spettacolo di fronte al quale sentirsi anonimo, sentirsi niente e nessuno, scatena odio e violenza. E di fronte a questa continua, nevrotica negazione, recuperare la vocazione affermativa e anti-metafisica dei movimenti, per i quali la vera rivoluzione era “essere ciò che si è”. E al centro di ogni filosofia non c’erano realtà superiori, disgiunte dal mondo reale, divinità da adorare per “riscattare” noi stessi, ma questa vita, la nostra, in tutte le sue forme.
Insomma, trasformare il “era” in “è”; e il “c’era” in “c’è”.

PACCHETTO DI NATALE
Alessandra Daniele

Ebenezer Scrooge fu svegliato di colpo da un rumore secco e violento di legno spezzato. Aprí gli occhi, e si trovò di fronte una sinistra figura senza volto. Si chinò a raccogliere una delle scarpe accanto al letto, e gliela tirò contro, dicendo:
– Basta con questa stronzata! Tutti gli anni la notte di Natale qualcuno di voi viene a rompermi i coglioni per cercare di farmi entrare nello spirito natalizio. Per tutto il resto dell’anno non ve ne frega un cazzo che io sia uno sfruttatore, anzi mi chiamate “valido rappresentante della piccola e media impresa”, solo a Natale vi coglie questa fregola di provare a redimermi, e venite a raccontarmi che morirò triste e solo, se non mi sbrigherò a comprarmi una badante ucraina. Ma andate affanculo e lasciatemi dormire, fantasmi di merda!
La figura in nero si tolse il casco.
– Quali fantasmi? Noi siamo dell’Antiterrorismo. Ci è stato segnalato che ti rifiuti di festeggiare il Natale, baluardo della Civiltà Occidentale e pilastro dell’Identità Nazionale. Quindi siamo venuti a controllare i tuoi documenti, il tuo appartamento, e la tua cronologia Internet.
Attraverso la porta scardinata un gruppo di agenti entrò nella stanza.
– Dobbiamo perquisire tutto in cerca di armi da fuoco, chimiche, e batteriologiche.
Due degli agenti sollevarono il letto di Scrooge, ribaltandolo. Scrooge rotolò sul pavimento.
L’agente gli puntò ill manganello contro.
– Dov’è il presepe?
Scrooge si alzò da terra, sistemandosi il pigiama.
– Quale presepe?
– Non ti piace il presepe? Preferisci la Sharia?
– Non c’è una terza opzione?
– Una via di mezzo? Vuoi fare il presepe islamico? Vuoi mettere il velo alla Madonna?
– La Madonna ce l’ha già il velo.
– Vuoi fare il presepe senza maiali?
– Non ci sono i maiali nel presepe.
– Certo che ci sono, c’è il maiale, c’è la mucca, c’è il cavallo…
– Quella è la Vecchia Fattoria.
– Cerchi di fare lo spiritoso? Fai una battuta sull’ISIS se hai coraggio.
– Per far ridere lei?
– Non hai il presepe – tagliò corto l’agente – c’è l’arresto immediato per apologia di terrorismo.
– Da dove spunta questa legge?
– Stava nel Pacchetto Sicurezza del governo. Non guardi i talk show?
– È obbligatorio pure questo?
– Sì, quelli antiterrorismo, e senza cambiare canale durante la pubblicità perché sarebbe vilipendio delle vittime.
– Cosa c’entra?
– Che fai, protesti? E non ti vergogni, in questo momento così difficile per la Civiltà Occidentale, unica garanzia di Democrazia e Libertà?
Gli altri agenti continuavano a perquisire, buttando all’aria mobili e suppellettili in giro per la stanza.
– Ci sono le aggravanti per resistenza all’arresto – l’agente afferrò Scrooge, ammanettandolo.
– Non potete arrestarmi, sono un valido rappresentante della piccola e media impresa!
– Stronzate, sappiamo che la tua ditta è fallita, altrimenti non saremmo qui.
– È colpa della crisi.
– La crisi è finita – scandì imperioso l’agente – i consumi devono ripartire, a costo di prenderli a calci in culo. Per te c’è il rimpatrio in Siria.
– Ma io sono nato qui.
– Sticazzi, ti spediamo in Siria lo stesso.
Scrooge cercò di divincolarsi.
L’agente lo strattonò con violenza. Lo spinse davanti alla finestra.
– Senti, tu domani sarai in prima pagina. Come preferisci, “Sgominata cellula dormiente” o “Imprenditore suicida per debiti”?…
Scrooge chinò la testa.
– Bene – commentò l’agente, trascinandolo via – Andiamo ragazzi, qui abbiamo finito. Buon Natale a tutti quanti.

EMERGENZA DI STATO
Alessandra Daniele

Mentre la Francia entrava in Stato d’Emergenza permanente, anche la capitale amministrativa e politica dell’Unione Europea è stata militarizzata e messa in totale stato d’assedio.
Uffici e scuole chiuse, strade deserte, metropolitana bloccata, pattuglie armate e mezzi blindati ovunque, rastrellamenti, perquisizioni, retate.
Ai cittadini è stato prescritto di non affacciarsi alle finestre, e se l’avessero fatto, di non comunicare a nessuno ciò che avrebbero visto.
Non è la trama d’un episodio di Black Mirror, né del prequel di The Walking Dead, è successo a Bruxelles, sta in gran parte ancora succedendo, ed è stato giustificato con la caccia a un singolo presunto terrorista, del quale non si sa bene neanche se sia ancora affiliato o già dissociato e in fuga anche dall’ISIS, e che comunque non è stato trovato.
Nessuno ha protestato più di tanto per la clamorosa sospensione della democrazia e dello stato di diritto, seguita ai roboanti proclami sull’imperativo categorico di difendere a ogni costo le conquiste della Civiltà Occidentale come la democrazia e lo stato di diritto.
Le prove tecniche di golpe sono perfettamente riuscite.
Non che le classi dirigenti abbiano davvero urgente bisogno d’un golpe militare vecchio stile, ormai la democrazia in Europa è appena un sipario, e neanche di velluto pesante, è una tendina della doccia di plastica trasparente.
Comunque adesso sappiamo per certo che in nome d’una sicurezza impossibile gli europei sono prontissimi a buttare nel cesso anche questa tendina, e consegnarsi a una dittatura militare che, nel loro interesse, gli vieta anche di affacciarsi alle finestre.
Intanto in Italia, Renzi promette di controbilanciare il giro di vite poliziesco con qualche elemosina alla “Cultura”.
“Per ogni telecamera nuova che viene installata vogliamo un nuovo regista teatrale che sperimenti” ha detto testualmente il nostro Cazzaro in Capo. Magari un nuovo regista che metta in scena una versione sperimentale di “1984” durante la quale tutti gli spettatori vengano schedati.
Non ci resta che aspettare che le telecamere di controllo riprendano uno scambio di bustarelle, perché le classi dirigenti italiche riscoprano la sacralità del garantismo, e l’inviolabilità della privacy. La loro.
Dopo il teatro sperimentale, quale altro baluardo della nostra Cultura il governo s’impegnerà a sostenere in funzione antiterrorismo? In questi giorni Salvini e Sallusti hanno molto insistito nel dire che il crollo della Civiltà Occidentale cominci nelle scuole che non fanno il presepe. “Uno dei principali Valori dell’Occidente” l’ha testualmente definito Sallusti di fronte a un’accigliata Gruber in giubbotto di pelle steampunk. Renzi potrebbe quindi decretare il presepe obbligatorio in tutti gli edifici pubblici e privati. Il decreto Cupiello.
A sostenere il vero principale Valore dell’Occidente, lo shopping più o meno natalizio, ci penserà l’indotto del giro d’affari bellico.

GUERRA E PRECARIATO, LE COMUNI VERITA’ DI LUTTWAK E POLETTI
Giorgio Cremaschi

Chissà perché in questi giorni ho finito per associare Edward Luttwak a Giuliano Poletti. Sono due persone diversissime per storia cultura e esperienze, l’uno intellettuale militante dell’imperialismo USA, l’altro burocrate un poco rozzo del pentitismo comunista. Sono persone normalmente lontanissime eppure le loro uscite di questi giorni sui mass media italiani me li hanno fatti sembrare assai vicini. Il primo a La7 ha rivendicato con orgoglio il sostegno degli Stati Uniti ai talebani e a ciò che ne è seguito. È stato un buon affare comunque, ha detto, perché in Afghanistan è crollata l’Unione Sovietica è così l’Occidente ha visto sconfitto il suo principale nemico. Il secondo ha dichiarato inutili le lauree con alti voti, magari conseguite in ritardo, e poi ha rivendicato la necessità di superare il concetto stesso di orario di lavoro, sostituendolo con la retribuzione a prestazione. Io trovo che entrambi abbiano brutalmente descritto la verità. Per Luttwak la guerra si fa per conquistare potere e chi la vince, qualsiasi mezzo usi, ha sempre ragione. Non troveremo in lui le ributtanti ipocrisie sulle guerre umanitarie e democratiche. Le guerre servono a tutelare precisi interessi e per questo devono essere astute e spietate. Le guerre di Luttwak sono quelle del capitalismo liberista e globalizzato di oggi, quello santificato da George Bush padre allorché dichiarò: il nostro sistema di vita non è negoziabile e verrà difeso in tutti i modi.
Giuliano Poletti deve esercitare qualche ipocrisia in più, vista la professione, ma alla fine non scarseggia in brutalità. Il suo attacco al 110 e lode corrisponde ad un mercato del lavoro nel quale i giovani laureati vanno a fare le polpette ai MCDonald, naturalmente nascondendo il titolo di studio altrimenti non verrebbero assunti. A che serve studiare tanto se i lavori che vengono offerti non corrispondono minimamente alla cultura acquisita? Poco tempo fa ho conosciuto un ricercatore universitario che, stufo di fare la fame, aveva rilevato la bancarella del padre ai mercatini. Poletti sta semplicemente cercando di adeguare le aspettative scolastiche alla realtà del mercato del lavoro. Nel quale serve soprattutto una piccola istruzione di base adatta alla nostra società mediatica e consumista. Solo ad una élite rigidamente selezionata, quasi sempre su basi censitarie, sarà consentito di lavorare esercitando le competenze apprese in lunghi studi. Per la maggioranza dei giovani studiare troppo è tempo buttato. Come aveva lamentato Berlusconi, non può essere che anche l’operaio voglia il figlio dottore. Le controriforme della scuola di Gelmini e Renzi hanno cominciato ad adeguare, con i tagli, il sistema formativo al mercato del lavoro fondato su precariato e disoccupazione di massa. Meglio studiare meno e prepararsi ai lavoretti precari che verranno offerti, piuttosto che accumulare rabbia per una laurea non riconosciuta da nessuno.
Anche sull’orario di lavoro Poletti ha in fondo detto la verità. La globalizzazione finanziaria, l’euro, le politiche di austerità hanno progressivamente distrutto le secolari conquiste del mondo del lavoro. Che per avere un orario definito per la propria prestazione e ridotto a dimensioni umane e legato ad una retribuzione dignitosa, ha speso 150 anni di lotte e miriadi di vittime. Oggi tutto è in discussione e non perché il lavoro non abbia più bisogno delle tutele conquistate, ma perché il capitale ha trovato la forza di distruggerle. Consiglierei a Poletti, che non pare persona particolarmente colta, la lettura di Furore di John Steinbeck. È la storia di una famiglia che, durante la crisi degli anni 30 negli USA, è costretta a migrare e a trovare lavoro a cottimo. E arrivano in una azienda ove si raccolgono le cassette di arance a cinque centesimi l’una, senza orario di lavoro e se non va bene via.
Il New Deal keynesiano di Roosevelt si rivolse anche contro quel sistema di sfruttamento, che oggi non a caso viene invece riproposto nell’Europa in cui, con l’austerità, trionfa il liberismo e si distruggono lo stato sociale e i diritti del lavoro.
Luttwak e Poletti sono dei reazionari, la loro visione del mondo fa venire i brividi e fa tornare indietro di secoli, ma non hanno inventato nulla. Ciò che dicono corrisponde a ciò che si fa realmente nelle nostre società malate. Quindi più che per le loro parole conviene mostrare scandalo per la realtà che cinicamente descrivono e difendono. E soprattutto conviene, quella realtà, provare a cambiarla.

GROUNDHOG WAR
Alessandra Daniele

Dieci giorni dopo il sanguinoso raid di Parigi, è difficile trovare qualcosa da dire su questa guerra che non sia già stato detto.
Venticinque anni fa.
Sono infatti già passati un quarto di secolo e almeno mezza dozzina di crisi analoghe dall’operazione Desert Storm, ufficialmente organizzata per “liberare il Kuwait”, che oggi è fra i principali finanziatori dell’ISIS.
E ancora una volta tutti i commenti sono identici.
Da una parte si continua a fomentare la paranoia xenofoba, e ad invocare il fuoco redentore dei bombardamenti, come se non si fosse già mille volte dimostrato prevedibilmente capace solo di diffondere l’incendio che dovrebbe estinguere, sterminando ben più civili degli attentati terroristici, e allargando sempre di più il campo di battaglia.
Dall’altra, quella a me più vicina, si continua pazientemente a denunciare tutte le complicità economico-politiche fra presunti nemici, le strumentalizzazioni repressive e golpiste dello Stato d’Emergenza permanente, e si continua ad evidenziare le differenze nel mondo islamico fra minoranze bellicose e maggioranze pacifiche, benché l’opinione pubblica occidentale abbia già mille volte dimostrato di fottersene totalmente di verità, giustizia, logica, ragionevolezza, ed essere interessata solo alle bufale sulle armi chimiche di Al Baghdadi, e sulle false suore kamikaze in agguato per il Giubileo, che già circolavano nel 2000.
Mentre i media embedded continuano a spacciare ogni attacco terroristico come una Pearl Harbour completamente inattesa, una “dichiarazione di guerra” improvvisa e unilaterale da parte d’una (eterogenea) fazione che l’Occidente sta in realtà direttamente bombardando da venticinque anni, dopo averla direttamente creata in funzione anti URSS.
Alcuni di noi hanno scritto queste cose per la prima volta in un tema scolastico.
Altri di noi non erano ancora nati, e non hanno mai conosciuto un mondo senza Scontro di Civiltà.
Gennaio 1991.
Schillaci giocava in Nazionale.
Il World Wide Web non esisteva, c’era il Televideo.
Il presidente del consiglio era Andreotti.
Il presidente degli USA era George Bush. Padre.
Antonio Lubrano spiegava su Raitre come usare una maschera antigas, mentre su Canale 5 arrivava in Italia la prima originale serie di Twin Peaks.
Venticinque anni.
In quale Loggia Nera siamo prigionieri, condannati a rivivere in eterno il debutto del Tg4 di Emilio Fede che esulta “hanno attaccato”? Quale degli inferni paralleli del Bardo Thodol ci siamo meritati, e c’è ancora qualcosa che possiamo fare per uscirne?
È questo che dovremmo chiederci. Non se rischiamo la vita, ma se non siamo in realtà già morti. Da almeno venticinque anni.

Il COMMIZZARO
Alessandra Daniele

Berlusconi ci aveva provato con la Protezione Civile di Bertolaso, il suo ras delle Grandi Opere e dei Grandi Eventi per il business del ventunesimo secolo: un Italia da trasformare interamente in un lucroso enorme luna park per turisti.
Varie ed eventuali implicazioni criminali di quel tentativo a parte, dal punto di vista politico-economico anche Matteo Renzi sembra pensare ad un progetto del genere, almeno fin da quando ha sostituito Lupi alle Infrastrutture (ex Lavori Pubblici) con il suo fedelissimo Delrio.
Non sorprende quindi che abbia appena conferito alla Protezione Civile poteri straordinari, dopo aver affondato Marino consegnando il Giubileo al renziano Team Expo, del quale ogni giorno i media embedded tessono le lodi con toni agiografici.
Anche il Vaticano sembra partecipare attivamente al programma. Millenario fiuto per gli affari. E l’odore dei soldi inasprisce la guerra fra bande. Oltretevere come nel PD.
Per il riutilizzo dell’area Expo sono già in arrivo almeno duecento milioni di euro.
Non ci sarebbe stato bisogno in realtà di nessun Vatileaks per sapere che la Chiesa Cattolica è una delle multinazionali più avide e corrotte del pianeta. E la gestione delle attrazioni e dei flussi turistici è sempre stata una delle sue specialità.
Renzi è un animatore turistico, e fare dell’Italia il suo villaggio probabilmente è proprio il compito che gli è stato assegnato. Perché il progetto in realtà non è soltanto berlusconiano. Questa è anche l’idea che le classi dirigenti d’Europa e del resto del mondo hanno dell’Italia: un resort di loro proprietà dove venire ad ammirare panorami, monumenti, e culi, al dolce canto dei tenorini di Sanremo.
Quindi il premier che gli serve in Italia è un curatore, un commissario, come Monti, ma con un’immagine mediatica più accattivante. Un commissario cazzaro.
E gli serve una Costituzione truccata come una Volkswagen apposta per mantenere il Commizzaro al suo posto il più possibile.
Secondo gli ultimi sondaggi, in un eventuale ballottaggio il Movimento 5 Stelle batterebbe il PD. L’Italicum sarà quindi modificato in modo che assegni la maggioranza assoluta dei seggi al perdente.
Poi il Team Expo sostituirà Camera e Senato con due padiglioni.
Alla maggioranza del resto degli italiani resteranno i ruoli di cameriere stagionale, sguattero precario, guida turistica abusiva. Pizzaiolo. Cubista. Sfondo da selfie.
Agli intellettuali, quello di posteggiatori. Meno i turisti capiranno l’italiano, più apprezzeranno i loro stornelli.
Messina avrà il plastico del ponte prima dell’acqua potabile.
Mentre il Commizzaro s’impegnerà a dimostrare ai Casamonica d’essere un giostraio più abile di loro.

QUEL POMERIGGIO D’UN SINDACO DA CANI
Alessandra Daniele

Il negoziatore prende il telefono.
– Ignazio, non c’è bisogno che nessuno si faccia male. Rilascia gli ostaggi, e vieni fuori.
La voce all’altro capo suona stridula.
– No! Io sono il sindaco, e rimango al mio posto!
– Sei decaduto. I consiglieri si sono dimessi.
– Solo perché quel cazzaro li ha ricattati. Non vale, io resto in carica in virtù della mia superiorità morale.
– Ti stanno indagando per peculato.
– È una trappola! Mi crocifiggono per due cene pidocchiose perché vogliono sbranarsi il banchetto del Giubileo indisturbati. Ma io li sputtano!
– Il più sputtanato sarai tu.
– Sticazzi! – Ridacchia – Hai sentito? Ho imparato la lingua, non me ne vado. Devo supervisionare il Giubileo, me l’ha chiesto il Papa.
– Stronzate, Bergoglio ti odia per il registro delle unioni civili.
– Non è vero! Papa Francesco non è omofobo. E si fida di me. M’ha chiesto di operarlo.
– Per rimuovere il tumore?
– No, vuole cambiare sesso.
– Basta Ignazio, arrenditi, è nell’interesse dei cittadini.
– I cittadini mi amano! Io ho sconfitto la mafia, ho estratto Excalibur, ho ucciso Voldemort, ho chiuso Malagrotta! Malagrotta! Ripetete! – Ordina agli ostaggi, che accennano un coro biascicante.
– Malagrotta… Malagrotta…
Il negoziatore chiude il microfono. Dà un’occhiata all’agente dei Nocs accanto a lui.
– Siete pronti per fare irruzione?
Il Nocs annuisce.
– Sì. Continui a distrarlo.
Il negoziatore riapre il microfono.
– Ignazio, rilascia gli ostaggi. Almeno le donne.
– Pensi che le donne siamo più deboli? Vuoi farmi sembrare sessista? È un’altra trappola, come gli scontrini!
– Allora rilascia … non c’è una donna incinta? Qualcuno che si sente male?
– Sì, c’è un tizio con un sospetto ictus. Ma non lo rilascio – la voce sale ancora di tono – lo opero!
La risata stridula è interrotta da un crepitio.
I Nocs irrompono nel Campidoglio.
Abbattono il sindaco con una raffica.
Il sindaco crolla di schianto fra le urla degli ostaggi.
Uno dei Nocs avverte via radio il comando che la missione ha avuto successo.
Alle sue spalle, lentamente, il cadavere del sindaco si rialza.
Con gli occhi vuoti s’avvicina al Nocs, e lo azzanna alla gola.
Gli ostaggi ricominciano a urlare.

RITORNO AL CAZZARO
Alessandra Daniele

Marty McFly indica la prima pagina.
– Guarda, non ha funzionato, siamo nel 2001!
Doc afferra il giornale, e legge il titolo : ”Meno tasse per tutti”. Controlla la data.
– 21 ottobre 2015? Com’è possibile che qui ci sia ancora Berlusconi al governo?
– Forse siamo in un 2015 alternativo.
– Come il 1985 del Biff Tanner miliardario?
Doc si mette le mani ai capelli.
– Grande Giove! Cosa abbiamo sbagliato stavolta?
Fissa la foto sotto il titolo del giornale.
– Come ha fatto Berlusconi a ringiovanire?… Aspetta, questo non è Berlusconi, qui c’è scritto “il premier Matteo Renzi”.
– Ma dice esattamente le stesse cose di Berlusconi. Il traduttore universale è chiarissimo: meno tasse per tutti, l’economia è in ripresa, la stampa e la sinistra remano contro… le uniche differenze sono il nome e la faccia, che comunque è simile.
– Allora deve essere per forza un futuro alternativo. Dobbiamo tornare indietro nel tempo, e capire cosa abbiamo fatto per generare questa timeline anomala.
Marty scuote la testa.
– Ma non siamo mai stati in Italia prima.
– Effetto butterfly, Marty! Dobbiamo aver innescato una catena di eventi che ha gravemente alterato il futuro di questo paese.
Marty prende il giornale, e dà un’occhiata al resto della prima pagina. Poi sfoglia le altre, esaminandole col traduttore universale.
– No Doc. Non credo che sia colpa nostra. Pare che questo sia proprio il modo in cui funziona l’Italia.
– Vuoi dire che qui hanno avuto due Berlusconi di seguito spontaneamente, senza nessuna anomalia spazio-temporale? Grande Giove! Mi piacerebbe studiare quest’involuzione antropologica, però è meglio ripartire. Trova un po’ di spazzatura per ricaricare il motore a riciclaggio infinito.
Marty appallottola il giornale, e lo infila nel serbatoio.
– Sai Doc, non invidio gli italiani. Qui il viaggio nel tempo non è impossibile, è inutile.
Sale sulla DeLorean accanto a Doc, e riparte.

TRILUSSA
ER PRESEPIO

Ve ringrazio de core, brava gente,
pé ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa ? Si poi v’odiate,
si de st’amore non capite gnente…

Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto,senza ascolto.

La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso ,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore

.
ER NATALE IN FAMIJA
https://laleciocci.wordpress.com/2007/12/17/er-natale-in-famija/

Ebbene si, stanno pe arriva’ le feste de Natale…sò tutti contenti, sò tutti felici… sò tutti piu’ boni…invece a me me rode er culo! A Natale te se riempie casa de parenti, zii, zie, cugini, cugine, nipoti,nonni, pro-zii, pro-zie, de tutto, tutta gente che vedi solo pe 2 motivi, le feste o i funerali. Tocca mettese i cartellini sul petto pe ricordasse i nomi.
Insomma se comincia er 24, dalla mattina appena me arzo, mi madre parte co la tiritera….Scenno, manco me siedo pe fa colazione che parte la lagna…
‘Ricordate che er 24 e’ Vigilia, quindi er 24, PESCE…’ me la guardo ancora nel sonno e je dico ‘A ma’ stò a fà colazione, posso magna’ i biscotti o nellatte ce devo inzuppà la spigola??’ Insomma a casa ce stà n’armata de affamati, gente che pare che nun magna da naà vita, aspetteno er Natale cor veleno, da metà Novembre stanno a insalatine pe non rovinasse l’appetito, insomma oramai a casa mia non fanno piu’ la spesa ar dettaglio.
L’anno scorso hanno preso 123 mq de mediterraneo e 83 mq de mar baltico…te dico solo che mi nonna stava pe infarinà e frigge er capitan findus, sto cojone stava a passa nello spazio de mare che s’eravamo comprati, lui co quel cazzo de peschereccio azzurro. C’e’ gente che pe magna’ conosce i peggio trucchi… de solito a cena dopo un par de portate se slacceno la cinta… mi zio l’anno scorso pe frega’ i parenti s’e’ presentato in tuta: cosi’ non comprime e po magna’ de piu’!
La cena score, se finisce de magna’ ed e’ l’ora dii regali… In tutte la famije ce sta quella che vole fa l’istruita, pure che ha fatto pe puzza la seconda elementare… e allora senti mi zia che da il regalo al marito della sorella e je dice… ‘tieni, un bel CARDIGAN’, che mi zio c’aveva paura fosse un cane da riporto del Caucaso, ha aperto col terrore…Poi co un sospiro je fa: ‘ah! un majone coi bottoni… m’ero preso na paura’.
Fiuuu! pericolo scampato! Sempre lei e’ quella che fa i regali impegnati ai nipoti, viene e te fa… ‘tieni un bel libro, che la cultura e’importante!’.’A zì, sara’ pure importante ma si me regali ‘I 3 moschettieri’ che c’ho 45 anni, che cazzo de cultura voi che me faccio…’ Ma la cosa piu’ bella, che va contro tutto quello che che viene detto in televisione, so i regali della nonna. Sò anni che sentimo di che co l’euro tutto e’ aumentato: quelle che erano 5 mila lire, mo nella nostra mente, sò 5 euro… sì, er cazzo che te se frega…Mi nonna me regalava 50 mila lire prima, mò uno se aspetta 50 euro… e invece no!! Te se presenta co un pezzo da 20, un pezzo da 5 e 50, 20 e 10 centesimi… te verrebbe da daje na sediata. Mi nonna e’ la vera risposta italiana al problema euro!Poi la gente se ne va a casa, ma er peggio deve ancora da venì. Er peggio e’il 25!
La notte io non ce dormo… so’ teso… nervoso… I preparativi per il 25 partono dall’Immacolata. Se riuniscono le donne e se mettono a decide… che famo che non famo…
agende co le ricette, puntate registrate della prova del cuoco… poi alla fine se finisce sempre a magna’ le stesse cose. Te alzi la mattina, entri in cucina, e le vedi lì, manco stessero a sperimenta’ la fusione a freddo. Appena provi a entra’ te fanno ‘CHE VOI?’… ‘niente, che vojo, un bicchiere d’acqua’… ‘NO, mo aspetti…’manco i Vietcong ereno cosi’. Poi pare sempre che e’ successo qualcosa, so
tutte co la faccia disperata…
Te spaventi, ce stai male e domandi ‘che e’ successo?’…
‘lascia stà…’ ‘…come lascia sta? Vojo sape’! Ahò, se so cose della famija, c’ho il diritto de sapello’… Te guardano co la faccia distrutta…e te dicono ‘…la besciamella ha fatto i grumi…’ MA ANNATEVENE A FAN CULO VOI E LI GRUMI!
Da 30 anni, er 25 c’ha er menu fisso… e non solo quello.
La cosa peggio che po’ succede e’ il doppio tavolo: uno pei grandi e uno pei piccoli. Me dava ar cazzo da ragazzino… ma adesso me fa proprio smadonnà… L’anno scorso se semo ritrovati al tavolo che er piu’ piccolo c’aveva 25 anni… Gente che e’ annata in guerra, gente cò 2 divorzi…
pero’ sempre relegata al TAVOLO DEI PICCOLI. L’unica cosa e’ che da 2 anni a sta parte ce danno pure i coltelli. Poi nel mentre che se magna, noti che er fratello de zio, che er 24 c’aveva la tuta, oggi s’e’ presentato co la tunica che ha fregato a un lavavetri al semaforo. Sotto e’ rigorosamente nudo, che le mutande segano! E c’ha la faccia contenta.
Hai capito sì che stratega, er Bonaparte del colesterolo!
Er pranzo finisce, se contano i superstiti, se sparecchia, se lavano i piatti e poi… poi… se gira a tovaja che da bianca diventa verde… se comincia a gioca’ a carte! E a che se gioca? a sette e mezzo? NO! Se gioca a BESTIA! Er gioco dell’infamita’, tutti contro tutti. Er tipico momento arriva co un piatto de na quarantina de euri. Comanda coppe. Te c’hai er 3 secco…. bussi… sei de mano te senti un leone…bussa solo tu nonna. Te dici…. ‘nonna me vò bene, m’ha cresciuto, sto tranquillo…’, cambi 2 carte. Non t’entrano altre briscole ma t’entra un carico. Un po’ de paura ce l’hai, ma ostenti sicurezza. La vecchia non deve intravedere il minimo turbamento in te, so come i cani… sentono si c’hai paura. Allora parti: lanci er carico a denara. Tu nonna te lo magna col 2 de coppe.
Cominci a sudà freddo e te dici ‘no, non ce lo po ave’, no, non me po’ dì cosi’ sfiga….’ E invece che fa? Cala er COPPONE…. Poi co lo sguardo finto dispiaciuto te dice: ‘ Bello de nonna tua e’ er gioco…’Butti er 3 smadonnante e lei non contenta butta er 5 a spade, che te c’avevi er 4. Insomma tu nonna t’ha mannato in bestia… ‘cci suaa! A me m’ha fermato mi padre appena in tempo, je la stavo pe da na lamata…Gia’ me fai i regali pidocchiosi poi te li ripii pure… Poi dici li metti all’ospizio!Comunque, giocando giocando se fa ora de cena e parte la domanda retorica:’qualcuno cena?’ E c’e’ gente che ancora c’ha er coraggio de dì de sì..Poi che vordi’ sta divisione cena-pranzo-cena… Io sò sicuro che l’anno scorso mi zio s’e’ messo a sede er 24 e s’e’ rialzato er 2…Ma alla fine arriva l’ora de salutasse… e la solita manfrina: ‘Se vedemo troppo poco. Tocca organizza’ piu’ spesso…’
Vedi tu nonno che se fa du conti e dice… ‘Aho’ contando che er Natale vie’ na volta l’anno, la prossima occasione deve da esse….’ Ed e’ allora che parte un sonoro ‘ANNATEVENE UN PO’ AFFANCULO TUTTI QUANTI!’
Che bello er Natale in famiglia…
.
La viggija de Natale
Gioacchino Belli

Ustacchio, la viggija de Natale
tu mmettete de guardia sur portone
de quarche mmonziggnore o ccardinale,
e vvederai entrà sta priscissione
.

Mo entra una cassetta de torrone,
mo entra un barilozzo de caviale,
mo er porco, mo er pollastro, mo er cappone,
e mmo er fiasco de vino padronale.

Poi entra er gallinaccio, poi l’abbacchio,
l’oliva dorce, er pesce de Fojjano,
l’ojjo, er tonno, e l’inguilla de Comacchio.

Inzomma, inzino a nnotte, a mmano a mmano,
tu llí tt’accorgerai, padron Ustacchio,
cuant’è ddivoto er popolo romano.

http://www.musicroom.it/articolo/canzone-contro-natale-sbanca-su-youtube/21537/

http://masadaweb.org

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