Nuovo Masada

dicembre 21, 2015

MASADA n° 1715 21-12-2015 UN’ITALIA TUTTA IN DISCESA

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 3:09 pm

MASADA n° 1715 21-12-2015 UN’ITALIA TUTTA IN DISCESA

La lenta caduta del Pd. Il M5S sale sempre – I flop di Renzi – I banchieri corrotti premiano se stessi – Banche sovrane e politica serva – Storia della famiglia Boschi – Si dovrebbe sfiduciare non solo la Boschi ma tutto il governo insieme all’Ue – E basta attaccare i risparmiatori! – Disinformazione programmata – Scuola, l’ultima beffa – Il cardinal Bertone ‘regala’ 150.000 euro al Bambin Gesù – Satira

Adotta anche tu una banca!
Fabrizio Castellana
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Veneto banca
Cento auto blu e pure un jet
e poi la colpa sarebbe dei risparmiatori?
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Per Ipsos In un anno il M5S è cresciuto di quasi 10 punti (dal 19,8 al 29,1)
Renzi ne ha persi 10 (dal 47 a un minimo di 33 per poi risalire al 38)
Il Pd è sceso dal 36,8 al 31,2 (il M5S è appena 2 punti sotto)
Lega stabile (ma Salvini scende dal 37 al 32, le felpe non tirano più?)
Forza Italia crolla a picco (dal 14,3 al 10,8)
Vendola dal 20 al 14
Per Pagnoncelli il M5S sarebbe al 29,1 % contro il 31,2 del Pd
Lega al 14,3, Forza Italia al 10,8, Fratelli d’Italia al 4,3, Area Popolare al 3,9 e Sinistra Italiana al 3,4.
Al ballottaggio arriverebbe M5S e Pd e vincerebbe il M5S.

Marco Travaglio

Il successo di Renzi è molto appannato dopo il flop del Jobs Act (appena 2mila posti fissi in più in un anno, al costo spropositato di 3 miliardi di incentivi alle imprese(un milione e e mezzo a testa), la ridicola battaglia sui decimali del Pil (previsto dal governo a +1% e invece stagnante al +0,7) e lo scandalo delle banche. Che non è solo lo scandalo Boschi: è molto di più. Con la sua propaganda facilona, e con qualche dato timidamente incoraggiante, Renzi era riuscito a invertire l’umore dell’opinione pubblica, diffondendo la sensazione che l’economia volgesse ormai al bello stabile. Il crac delle quattro banche, con i truffati in piazza e i conflitti d’interessi della famiglia Boschi (strettamente intrecciata con la famiglia Renzi), è una doccia gelata sui bollenti spiriti dell’ottimismo obbligatorio. Dopo anni di mantra “il sistema bancario è solido”, si scopre che la realtà è ben diversa e l’effetto domino rischia di risucchiare altri istituti di credito già pericolanti. La figuraccia epocale di Banca d’Italia e Consob, cioè degli arbitri che avrebbero dovuto vigilare e invece tenevano sostanzialmente il sacco alle banche del buco, è un altro elemento di sfiducia: dimostra che, dopo i mille “mai più” pronunciati dopo i crac Cirio e Parmalat, le scalate bancarie dei furbetti del quartierino e il caso Mps, non è cambiato nulla. Anzi proprio l’ansia di rassicurare che “il sistema è solido” a dispetto dei santi e dei conti ha indotto organi di vigilanza e governo a nascondere la polvere sotto i tappeti rinviando il redde rationem a babbo morto: ispezioni continue, rapporti durissimi sui dissesti, multe ai Cda, ma al contempo notizie omissive e persino false trasmesse ai risparmiatori perché continuassero a fidarsi, finendo cornuti e spennati.
Ora, con le nuove regole europee lasciate scadere dagli ultimi tre o quattro governi senza far nulla, non possono più essere rimborsati con denaro pubblico (cosa che invece è avvenuta nel resto d’Europa, dove i governi si sono mossi per tempo prima che calasse la mannaia del bail-in).
Tutto ciò basta e avanza a spiegare il sondaggio di Nando Pagnoncelli sul Corriere, più credibile di altri perché registra una tendenza costante di tutto il 2015: la continua emorragia di consensi dal Pd e FI verso i 5Stelle e la discesa in picchiata del gradimento del governo Renzi (39%), ben al di sotto del punto più basso toccato dai suoi predecessori Monti (45) e Letta (40). Matteo, almeno per le banche, paga anche le colpe dei governi precedenti, perché i nodi vengono al pettine ora che c’è lui. Ma certo non lo aiutano le mirabolanti imprese di suo padre Tiziano con gli outlet in tandem con l’ex presidente (indagato) di Banca Etruria, né quelle di papà Boschi che mettono in serio imbarazzo la figlia e tutto il governo. Il Pd, che a febbraio era al 36,8%, ora è al 31,2, mentre i 5Stelle sono balzati dal 19,8 al 29,1. Con un distacco che s’è ridotto da 17 a 2 punti. Siccome poi la politica è sempre più personale, c’è anche una questione di facce: ora che si appannano le figure di Renzi e Boschi, simboli del Pd e del governo, alle loro spalle c’è il vuoto (basti pensare che si fanno rappresentare in tv dai Rondolino e dai Romano, noti desertificatori di ascolti e di consensi).
Il M5S invece, ora che ha il volto del direttorio a cinque e soprattutto del duo Di Maio-Di Battista, fa breccia anche tra i cittadini meno arrabbiati e più anziani, che il duo Grillo-Casaleggio non riusciva a intercettare. Dà l’impressione di avere studiato e di fare seriamente l’opposizione, distinguendo la battaglia politica che li vede saldamente contro il governo (la mozione di sfiducia anti-Boschi li ha accreditati come unici avversari di Renzi, facendo sparire dai radar il centrodestra) dalle scelte istituzionali dove gioca responsabilmente le sue partite (per es. collaborando a eleggere i giudici della Consulta, con nomi di prim’ordine come Modugno). Se però i 5Stelle pensano che i sondaggi si tradurranno automaticamente in voti, sbagliano di grosso. I sondaggisti lavorano in camera iperbarica, lontano dal clima elettorale. Quando si avvicineranno le urne, la propaganda di grandi giornali e tv (tutti schierati con i partiti tradizionali) si farà sentire; i poteri forti italiani e internazionali che non tollerano outsider al governo si scateneranno contro di loro. E contro quella marea montante il blog non basterà. Specie se il M5S presterà il fianco alle critiche, almeno a quelle fondate: cioè se non avrà riempito i vuoti del programma (tipo in politica estera, sempre più decisiva) e deciso un chiaro sistema di selezione della classe dirigente (la richiesta di trasparenza sulle liste, come a Bologna, non si liquida con le espulsioni). Peggio un sondaggio oggi che una gallina domani.

Marco Marchi
Che Renzi (un fenomeno pop da film di Vanzina) sia in un calo oramai irrecuperabile era prevedibile. E’ spaccone, privo di una visione e vivacchia con tutto e il contrario di tutto.
E’ segretario del PD ma ha metà dell’elettorato storico contro, che ha terminato ogni sorta di antiacido per digerire la m*** che è costretta a mangiare.
E’ alleato di Berlusconi in segreto, che è stato non l’avversario bensì il nemico del PD (almeno finché interessava a De Benedetti).
E’ alleato di Alfano, a capo di un’entità politica semi-comica, quattro parlamentari in croce di FI che hanno preferito fare outing, con il peso politico e morale di un Udeur di Mastella.
E’ alleato sottobanco addirittura di Verdini, che non ha bisogno di presentazioni.
Tangenti MOSE, mafia capitale, tangenti EXPO, Salva-banche, 80 euro, 500 euro, 2 auto vendute su ebay, 100.000 annunci uno più roboante e disatteso dell’altro, la fuffa del jobs act, ecc ecc… sono l’essenza del PD renziano e non solo.
I sondaggi sono pure troppo ottimistici… Solo una ripresa economica, partita oltreoceano e agganciata dall’Europa e infine dalla carretta-Italia, potrà lasciare il berluschino al suo posto…Ma se non arriva…bye bye
Perché bisogna essere decisamente sbronzI per votare questa gente.
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Dice Luciano Gallino (uno dei più illustri sociologi italiani, di Sel): “Le riforme di Renzi si collocano tra il dramma e la barzelletta. Rispetto alle dimensioni del problema, alla gravità della crisi, il Jobs Act è una stanca ricucitura di vecchi testi dell’Ocse pubblicati nel 1994 e smentiti dalla stessa Ocse: la flessibilità non aumenta l’occupazione. Abbiamo perso il 25% della produzione industriale, il 10-11% di Pil, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono penosamente modesti. I giochetti delle riforme sono l’apoteosi preoccupante del fatto che il governo non ha la più pallida idea dei problemi reali del paese; o forse ce l’hanno ma procedono per la loro strada di passiva adesione alle politiche di austerità.”

I CORROTTI PREMIAVANO SE STESSI

(Repubblica) Etruria già in crisi dava premi a pioggia ai suoi dipendenti”. 2,1 milioni al personale e 900 mila al dg Bronchi L’ombra del riciclaggio su 20 mila conti senza titolare certo. settembre 2013. Banca Etruria sta affondando, e nemmeno troppo lentamente. Le sofferenze sui crediti hanno superato i due miliardi di euro e alle filiali sul territorio è stato dato l’ordine di vendere 110 milioni di obbligazioni subordinate. L’ultima, disastrosa, mossa per tenere a galla il “Titanic”. Eppure, quel 27 settembre, il consiglio di amministrazione della Popolare si sente in vena di delibere generose. Scrivono gli uomini di Bankitalia nel verbale della terza, e ultima, ispezione. “La banca ha elargito 2,1 milioni di euro di premi per il personale per il conseguimento di traguardi importanti”. E ancora: “Negli ultimi cinque anni gli emolumenti per tutti i membri del cda ammontano a 14 milioni di euro”. Non sono semplici osservazioni, ma fatti che spingono l’ispettore della vigilanza Giordano di Veglia a chiedere l’avvio di una procedura di sanzione per anomalie nelle “politiche e prassi di remunerazione e incentivazione” del gruppo bancario. Si parte dai 2,1 milioni di premio a pioggia su tutti i dipendenti (in media è circa un migliaio di euro a testa) per “importanti traguardi raggiunti” che non si capisce bene quali siano. Se di incentivazione si tratta, non si può non legare il premio ai maggiori sforzi che in quell’anno i manager della Popolare chiedevano ai loro lavoratori, tra cui anche quello di piazzare le rischiose subordinate. Gli ispettori segnalano anche i 15 milioni di euro spesi in “consulenze e servizi” di cui non si ha “piena rendicontazione” e i 14 milioni per gli emolumenti complessivi del cda dal 2008 al 2013. Ci sono poi i 185 milioni di euro di prestiti concessi con il fido dai consiglieri, di cui 18 milioni finiti in perdita (due pratiche, una da 5,6 milioni e l’altra da 3,4 milioni sono intestate al consigliere Luciano Nataloni, indagato dalla procura di Arezzo per “conflitto di interessi” insieme a Lorenzo Rosi).
LIQUIDAZIONE DA 900 MILA EURO AL DG : Un paragrafo a parte è dedicato alla buonuscita del direttore generale Luca Bronchi, che è stato in carica fino al primo luglio 2014. Per lui il cda delibera una ricca liquidazione da 900 mila euro, nonostante il 2013 si fosse chiuso con una perdita di 300 milioni di euro, e nel 2014 il bilancio sarà ancor più disastroso con 517 milioni di buco. Secondo il verbale ispettivo di Bankitalia, Bronchi deve essere sanzionato per “carenze nel governo, nella gestione e nel controllo dei rischi”. E’ l’unico, nell’elenco degli amministratori per cui si chiede la multa, cui è stato dedicato un paragrafo a parte e le contestazioni a suo carico sono una decina. Le controdeduzioni dei manager sono state già redatte e portate a Palazzo Koch, che ora ha tempo fino a marzo per decidere se procedere lo stesso con la sanzione e, nel caso, valutarne l’entità.
CONTROLLORI NON CONTROLLANTI: Sotto accusa poi è stato messo tutto il collegio dei sindaci, proprio per “mancanza di controlli”. Per cui rischiano i cinque componenti, tra cui c’è un nome noto: Massimo Tezzon. E’ stato il direttore generale della Consob, l’authority che vigila sulle operazioni di Borsa (che ha autorizzato l’emissione delle subordinate anche nel caso Etruria, ndr), dal 1999 al 2008. E’ entrato nella Popolare dopo essersi dimesso dalla Consob e ha già avuto una sanzione: 84 mila euro nella precedente “tornata” in cui fu multato da Bankitalia anche il padre del ministro Boschi per 144 mila euro. Clienti sconosciuti: Nel verbale ispettivo, poi, c’è un ampio capitolo che analizza come Banca Etruria si è adeguata alla normativa antiriciclaggio. Anche questo, a quanto pare, era un punto debole. Nella precedente ispezione (la seconda, nel 2013) erano saltati fuori rapporti con clienti da regolarizzare. Scrive Di Veglia: “A dicembre 2014 permangono circa 25mila rapporti da regolarizzare (di cui 5.000 conti correnti e 5.000 dossier titoli), sui quali sono state effettuate, nel secondo semestre 2014, 1.200 forzature con 360 operazioni di importo superiore ai 1000 euro. Anche l’individuazione del titolare effettivo presenta anomalie: a dicembre i rapporti continuativi per i quali il titolare effettivo è stato dichiarato inesistente ammontano a più di 20.000”. Ma in quel dicembre di un anno fa, la normativa antiriciclaggio era l’ultimo dei problemi di Banca Etruria

BANCHE SOVRANE E POLITICA SERVA
Diego Fusaro

Si chiacchiera a reti unificate delle responsabilità di singoli individui e politici nella tragica vicenda delle banche salvate dallo Stato derubando i risparmiatori, i cittadini e i lavoratori. E, così facendo, si personalizza il problema. Vent’anni di berlusconismo e di antiberlusconismo dovrebbero pur averci insegnato qualcosa. Se si personalizza il problema, esso cessa di essere inteso come sistemico.
Morale? La contraddizione cessa di essere il sistema finanz-capitalistico, come lo chiamava il compianto Luciano Gallino, e diventa il cavalier Berlusconi prima e la signora Boschi dopo. Con l’ovvia conseguenza che il sistema è assolto. Si finisce per credere – diciamolo nel modo più semplice – che il problema siano i singoli personaggi (più o meno piccoli, più o meno ridicoli a seconda dei casi) e non il sistema finanz-capitalistico, basato sul classismo, sul folle principio della crescita infinita e sull’alienazione come stile di vita.
Occorre, allora, lasciare al “si dice” del circo mediatico la chiacchiere sui nomi e ragionare de re ipsa. E la res ipsa in questione riguarda un aspetto che così vorrei esprimere: di sovrano oggi vi è solo il mercato, con banche e finanza in primo piano.
Tutto il resto è subordinato e secondario, Stati compresi; i quali Stati, ove ancora esistano e non siano messi in congedo dalle sacre norme della mondializzazione, divengono i semplici garanti della lex oeconomica. La loro funzione, appunto, cessa di essere la tutela dei cittadini: divengono puri continuatori dell’economia con altri mezzi. Salvano le banche, quand’anche ciò costi la vita di lavoratori e risparmiatori. La modernità era sorta con il riconoscimento dello Stato “superiorem non recognoscens” (Bodin): oggi muore con l’economia mercatistica “superiorem non recognoscens”, a cui gli Stati debbono piegarsi.
È il sistema finanziario oggi a dettare la linea politica: una politica di lacrime e sangue, tutta dalla parte del capitale e contro il lavoro, tutta dalla parte delle banche contro i popoli e i lavoratori. La lotta di classe non è finita, come falsamente si continua a ripetere: semplicemente, col sistema finanziario, è diventata un massacro di classe, con cui i dominanti si stanno prendendo tutto, compresa la vita dei dominati.
Dall’89 in poi, la lotta di classe è diventata una “rivolta delle èlites” (Lasch): i dominanti si riprendono tutto ciò che i dominati erano riusciti a ottenere nel Novecento (Stato sociale, diritti, orari di lavoro, diritto di sciopero, ecc.). Finito il compromesso con lo Stato, il capitale è passato all’offensiva. E lo fa anche grazie al sistema bancario, strumento nella lotta di classe che permette ai dominanti, appunto, di riprendersi tutto.
Già Marx nel “Capitale” scagliava i suoi dardi contro la “moderna bancocrazia”, “questa genìa di bancocrati, rentiers, mediatori, agenti di cambio e lupi di Borsa” (“Il capitale”, I, cap. XXIV, n. 6): egli aveva capito ciò che a molti sfugge, anche a molti di quelli che da “destra” (per quanto possa ancora valere oggi questa categoria topografico) criticano l’usura e le banche. Aveva cioè capito che capitale, banche e finanza non sono “cose”, ma rapporti sociali, nessi di dominio e servitù occultati dalla mediazione delle cose e del denaro.
Questa vicenda ci insegna che il sistema bancario, se non è limitato dalla politica e da quella che con Hegel potremmo con diritto chiamare la potenza etica dello Stato, genera tragedie sociali di ogni tipo. Oggi si parla senza tregua di terrorismo. Quel che non si dice è che è terrorismo anche l’inaudita violenza economica del sistema finanziario capitalistico, che produce impunemente cadaveri e tragedie. Il sistema bancario – occorre rilevarlo, e solo in apparenza è un paradosso – non è meno terroristico dell’Isis. A meno che non si distinguano le morti, giustificando quelle generate dal debito

MARIAPIA CAPORUSCIO
Purtroppo in questi ultimi anni un’assurda follia sta avendo la meglio sulla ragione, sembriamo impazziti tutti, è come se dal buco dell’ozono qualcuno avesse versato una pozione magica che devasta il cervello agli esseri umani. Non si spiega altrimenti come sia stato possibile girare sottosopra questo mondo, ribaltando ogni cosa e dove l’assurdo ha preso il posto della ragione. Ci si chiede come abbiamo potuto permettere allo Stato di smettere di tutelare i cittadini per curare gli interessi delle banche. La logica ci dice che deve essere l’uomo al di sopra delle cose, invece è stato posto il profitto al di sopra dell’uomo e tutto, ma proprio tutto viene sottoposto al potere finanziario. Gli attuali politici se ne fregano se i cittadini non possono mangiare non avendo più i soldi per comprare anche il pane, per quanto li riguarda possono tranquillamente morire di fame. Che gliene fotte se i connazionali non posseggono più una casa, venduta all’asta da Equitalia? Secondo loro possono dormire sotto le stelle, non è più compito dello Stato farsene carico!
Dunque lo Stato non può farsi carico dei problemi dei cittadini però i cittadini devono farsi carico di mantenere lor signori, oltretutto con le buone o con la forza.
Abbandonati a se stessi i cittadini si ritrovano su una barcone alla deriva, per davvero il mondo ha perso la bussola: lo Stato tutela i banchieri, finanzia i loro affari, si accolla i debiti e le truffe per non farli fallire (che fa pagare ai truffati) mentre gli utili appartengono interamente alle banche! Se agire in questo modo è normale, è doveroso chiedere i pazzi chi sono!
Quel che il sistema sta facendo è puro terrorismo che genera tragedie, suicidi, morte e disperazione per cui va stroncato anche con l’uso delle armi!

STORIA DELLA FAMIGLIA BOSCHI
Carla Ruocco (Portavoce del M5S Camera dei Deputati)
Elio Lannutti (Presidente Adusbef)

Le coop e la nomina lampo di papà. La carriera di Pier Luigi: dalle 14 aziende alla vicepresidenza dell’istituto con la figlia ministro. La famiglia «di origine contadine», il babbo che fa chilometri ogni giorno a piedi «per andare a scuola», i sacrifici per vedere i figli laureati. Al toccante quadro famigliare offerto dalla ministra nella sua arringa difensiva alla Camera, manca però un pezzetto. Le origini saranno umili, e i sacrifici tanti, ma la famiglia Boschi si è affrancata da tempo dal contado ed è passata più gratificanti occupazioni: il latifondo, le aziende, la politica. Papà Pier Luigi Boschi è stato sì «soltanto per 8 mesi vicepresidente della Banca Etruria», ma è giusto anche ricordare che nei 4 anni precedenti al crac era consigliere di amministrazione (membro prima del Comitato Controllo e Rischi e poi del Comitato esecutivo) dall’aprile del 2011. E che nel 2013, insieme agli altri manager, è stato sanzionato (144mila euro) con l’accusa, formulata di Bankitalia, di «carenze nella gestione e nel controllo del credito», «violazione delle disposizioni sulla governance», «violazioni in materia di trasparenza» e altri addebiti non da poco. Dunque la sua corresponsabilità, insieme agli altri amministratori, nella gestione (sciagurata) della banca aretina è acclarata. Poi, solo nel 2014, arriva la carica di vicepresidente. Maria Elena diventa ministro il 22 febbraio 2014, due mesi dopo l’assemblea di Banca Etruria ritiene indispensabile nominare suo padre vicepresidente per il triennio 2014-2016. Proprio a ridosso del prestigioso incarico governativo della figlia. Una semplice coincidenza?
Boschi doveva essere l’ombrello renziano in banca, racconta il capo di una coop rossa del sistema Etruria.
Immobili, società, emolumenti: ecco il patrimonio della famiglia Boschi. Un patrimonio da un milione e 173mila euro. Beni su cui, grazie a un decreto di Renzi, i correntisti truffati non potranno rivalersi. Mentre l’istituto andava a picco, lui non solo veniva promosso da semplice consigliere di amministrazione (72mila euro annui di stipendio) a vicepresidente (189mila), ma vedeva i propri bene aumentare e aumentare fino a un milione e 173mila euro. Quando diventa vicepresidente, Banca Etruria naviga già in pessime acque. Ma, nel giro di un anno, contribuisce a peggiorare la situazione. I numeri parlano da soli. L’istituto, spiega Bechis, “riduce il patrimonio netto di 5 miliardi di euro. La raccolta diretta scende del 32,90%, il portafoglio di proprietà si assottiglia del 62,30%. Il margine di intermediazione si riduce del 40,52%, il risultato di gestione peggiora dell’86,37%”. Il risultato lordo, che era già negativo, “peggiora del 514,24%” e il risultato di esercizio fa ancora peggio: rosso cresciuto del 547,7%. Insomma, una disfatta su tutti i fronti. Non per Pier Luigi Boschi. Il suo patrimonio continua ad aumentare. E, grazie alla legge ora di Renzi, non potrà essere toccato dagli obbligazionisti lasciati in mutande da Banca Etruria. Nel patrimonio c’è di tutto. Tanti immobili. Due nel piccolo comune di Laterina. Uno è di 6,5 vani, l’altro di 13,5 vani. Insieme valgono poco meno di 600mila euro. Ne ha altri a Gaiole in Chianti, Montevarchi, Loro Ciuffenina e Castiglion Fibocchi. Poi ci sono i terreni. E le partecipazioni societarie.
Il presidente Vegas, esperto di diritto ecclesiastico e fedele viceministro di Tremonti, arriva in Consob a gennaio 2011. Una delle tante nomine che violano il conflitto di interessi. In un paese normale un viceministro non può infatti essere nominato presidente di un’autorità di vigilanza indipendente. Ma, si sa, in Italia il conflitto di interesse è un’opinione. La Consob ha un ruolo chiave nella finanza italiana. Vigila sulla veridicità dei bilanci delle società e delle banche quotate; garantisce che se c’è un aumento di capitale o una fusione o una scalata non ci siano favoritismi tra i vari azionisti. E controlla che i prodotti finanziari vengano “adeguatamente” venduti ai risparmiatori, dove “adeguatamente” significa che i rischi devono essere resi trasparenti e che la banca non forzi mai la vendita di prodotti il cui rischio è incoerente con le esigenze del cliente. Insomma: il risparmiatore deve essere consapevole di cosa compra.
Per questo nei manuali di diritto dei mercati finanziari si legge che la Consob è l’Autorità che tutela il risparmio bene costituzionalmente garantito (art. 47 Cost.). Eppure Vegas non la pensa così. Il primo segnale lo si trova già sul sito web della Consob (www.consob.it) rinnovato proprio qualche mese fa. Sotto una strabiliante mongolfiera – forse espressione della bolla dei mercati finanziari che sta per esplodere – si legge: “Consob, l’autorità italiana dei mercati finanziari”. È proprio il caso di dire che il risparmio vola con la mongolfiera. O meglio: si è volatilizzato! Tra i casi più eclatanti ci sono il “salvataggio di MPS”, la fusione Unipol-Fonsai ed i prestiti subordinati azzerati con un altro salvataggio, quello delle 4 banche. Sembrano vicende sconnesse ma c’è un filo rosso che le lega profondamente. MPS ha fatto 10 miliardi di aumenti di capitale attraverso tre operazioni. Ogni volta nel prospetto approvato dalla Consob si leggeva che con questo aumento sarebbe andato tutto a posto. Intanto i risparmiatori che hanno investito nelle azioni di MPS hanno perso tutto o quasi. Cosa non andava? MPS era piena di derivati che erano invece contabilizzati come titoli di Stato per svariati miliardi. Qualche giorno fa MPS ha dovuto riconoscerlo in un comunicato stampa. Ovviamente questo è avvenuto solo dopo che la Procura di Milano ha chiuso il provvedimento per il rinvio a giudizio dei vertici della Banca proprio su questi temi. E ancor più ovviamente, solo dopo la decisione della Procura, anche la Consob ha acceso il solito faro, spento, sul caso.
Passando a Unipol-Fonsai, ricordiamo che in ogni fusione c’è un rapporto di concambio tra le azioni delle società coinvolte che dipende dal loro stato di salute; se la rappresentazione dello stato di salute nei bilanci viene alterata, questo rapporto non è corretto e tra gli azionisti delle società di partenza c’è chi vince e c’è chi perde indebitamente.
Unipol ha in pancia svariati miliardi di titoli strutturati e derivati ed il loro valore potrebbe essere gonfiato in bilancio. Anche su questo punto non stiamo parlando di ipotesi dato che ci sono report di società di revisione e non solo come vedremo più avanti.
Ed ora veniamo ai prestiti subordinati, purtroppo non solo quelli delle 4 banche “salvate” maldestramente da Renzi. Le obbligazioni subordinate sono una sessantina di miliardi e sono state vendute senza le informazioni sui rischi di immediata comprensibilità per il risparmiatore. I subordinati erano vere e proprie scommesse. Ad es. nel caso esaminato la probabilità di perdere la metà del capitale investito era del 63%.
Ma è a partire dal 2011, anno dell’insediamento di Vegas, che questi scenari probabilistici scompaiono dai prospetti approvati dalla Consob. E nel maggio 2011, dopo un convegno Abi (che con il Portale ‘Patti Chiari’ aveva bollinato come sicuri ed affidabili bond bancari ed i titoli Lehman Brothers, giudicando a rischio i titoli di Stato come i Btp) sui bilanci delle banche, si materializza una proposta sui ‘bond da banco’ che mira a eliminare l’obbligo dei prospetti per alcune obbligazioni creditizie, con l’evidente finalità di vendere titoli bancari a bizzeffe che, altrimenti, nessun risparmiatore avrebbe acquistato, assumendosi enormi responsabilità nella truffa a decine di migliaia di famiglie.
Il filo rosso è l’Ufficio analisi quantitative della Consob, un Ufficio con competenze tecniche riconosciute a livello internazionale nei temi della finanza, dei derivati e più in generale nella valutazione dei prodotti finanziari e nella misurazione dei rischi. È ad es. l’Ufficio che ha inventato gli scenari probabilistici che dal 2009 la Consob aveva fatto mettere anche nei prospetti delle obbligazioni subordinate vendute dalle banche. Non solo. È l’Ufficio che saprebbe ben distinguere un BTP da un derivato e nel caso degli strutturati di Unipol è noto alle cronache giornalistiche lo scontro tra l’Ufficio ed il suo Presidente: il primo diceva che il portafoglio era sopravvalutato mentre il secondo ha fatto in modo che fosse comunque tutto a posto nonostante il parere contrario della Commissione.
È importante che sappiate che proprio nel 2011 l’Ufficio viene reso inoperativo con una serie di provvedimenti organizzativi e addirittura il capo di questo Ufficio (ma non solo) diviene vittima di procedimenti disciplinari su questioni insussistenti come ha sentenziato il TAR. Che ci sia un problema con questo Ufficio il Presidente Vegas non lo nasconde. L’ufficio andava disarmato e possibilmente anche abbattuto perché così serviva al “sistema”. Intanto i risparmiatori sono stati traditi dalle istituzioni dello Stato che dovevano proteggerli. Adesso il Governo deve evitare di fare altri errori e le Procure smetterla di tentennare con indagini di ostacolo all’attività di vigilanza quando il reato è di omessa vigilanza. E poiché un Ufficio fatto da persone che servivano lo Stato è stato sacrificato da chi si è servito dello Stato, Vegas deve essere dimissionato. Basta con i trucchi come quello di dare l’incarico di gestire l’arbitrato sui subordinati all’ANAC perché la Consob, che per legge sarebbe competente, è divenuta inaffidabile. Si intervenga quindi sul vertice per ripristinarne l’affidabilità e si renda nuovamente operativo l’Ufficio Analisi Quantitative. La trasparenza sui rischi è un valore inabdicabile per la tutela del risparmio nazionale. Peccato che da alcuni anni è diventata trasparente sì ma come un fantasma! Giuseppe Vegas e la prima linea di un feticcio di autorità, corresponsabili di una eclatante truffa ai danni del mercato e di almeno 130.000 famiglie che hanno subito un esproprio criminale del risparmio, costato sudore, sacrifici, privazioni, devono essere dimissionati ed incriminati.”

CASO BOSCHI. IL COSTITUZIONALISTA VILLONE PARLA DI RAGIONI DI OPPORTUNITA’ CHE AVREBBERO IMPOSTO LE DIMISSIONI
da un articolo di Antonio Pitoni

L’ex senatore Pds e Ds dice: “In altri Paesi sarebbe bastato molto meno”. Difende la Boschi dicendo che non leso le leggi sul conflitto di interesse perché non ha partecipato alle riunioni sul decreto, dimentiche, però, la Boschi ha partecipato alle riunioni preparatorie.
Sull’affondo di Saviano contro il ministro spiega che era : “Fondata la sua richiesta di chiarimenti”. “Ci sono regole di comportamento che sono tanto più rigorose quando investono la sfera dell’etica pubblica. Regole che avrebbero dovuto suggerire al ministro delle Riforme Maria Elena Boschi di dimettersi per ragioni di opportunità politica. Perché la vicenda della Banca Popolare dell’Etruria ha gettato un’ombra sull’operato del governo”. Non ha dubbi Massimo Villone, professore emerito di diritto costituzionale alla Federico II di Napoli con una lunga carriera di parlamentare alle spalle. Proveniente dall’esperienza del Partito comunista è stato senatore per 4 legislature, fino al 2008, con il Pds prima e i Ds poi, ricoprendo nel corso del suo secondo mandato anche la presidenza della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Rifiutando l’adesione al Pd.
“Questo governo da un lato rivendica l’adozione di criteri ultra rigorosi quando, a parole, invoca la rottamazione, ma dall’altro non si dimostra diverso dagli altri esecutivi che lo hanno preceduto per quanto riguarda le prassi concrete di comportamento. Rispetto alle vicende giudiziarie di alcuni componenti del governo e parlamentari si sono dimostrati più o meno garantisti a seconda della tipologia della situazione processuale”.
“Il confine resta quello della correttezza formale, se si va oltre si rischia di entrare in un terreno molto scivoloso. Si dovrebbe seguire l’esempio di altri Paesi, dove la politica garantisce un livello di autocontrollo interno che va al di sopra della regola giuridica che, a volte, può non essere nelle condizioni di essere applicata. Non c’è dubbio che da questa vicenda cada un’ombra sull’operato del governo. La circostanza suggerirebbe scelte che in altri Paesi non avrebbero generato né dubbi né perplessità sull’opportunità che un ministro si dimettesse. Abbiamo avuto, del resto, casi eloquenti: il ministro tedesco che si è dimesso per aver copiato la tesi di dottorato, il parlamentare britannico costretto a fare altrettanto perché il coniuge aveva comprato una videocassetta con soldi pubblici e quello americano costretto a farsi da parte per una vicenda di contributi non pagati alla colf.
De Mita diceva : le sfiducie e gli attacchi ai ministri servono solo a compattare il sostegno della maggioranza al ministro medesimo. Mi pare che la regola valga ancora oggi. Allo stesso tempo è giustificata la richiesta di Saviano o di chiunque altro abbia esigenza di chiarezza. Anche se, come cittadino della Repubblica, mi piacerebbe che i chiarimenti fossero dati senza che nessuno li abbia chiesti o pretesi”.

SALVA BANCHE. SFIDUCIAMO GOVERNO E URE PERCHE’ AVEVANO UNA ALTERNATIVA
LIDIA UNDIEMI

Non è soltanto la Boschi ma tutto il governo e l’Ue che vanno “sfiduciati” per avere messo in piedi un sistema di salvataggi bancari che non lascia scampo ai risparmiatori italiani.
Dall’anno della grande crisi finanziaria che ha travolto anche l’eurozona, l’Ue e gli stati membri, anziché affrontare le reali cause della crisi, ossia il fallimento dell’attuale modello capitalistico-finanziario globale hanno operato in senso diverso, predisponendo una serie di regole finalizzate a garantire proprio la sopravvivenza del sistema con le sue anomalie. A norma di legge, il costo delle grandi crisi finanziarie e dei salvataggi delle grandi banche viene fatto ricadere sui cittadini, e ciò attraverso due meccanismi: i fondi gestiti dalla Troika (fondi Mes), direttamente a carico degli Stati e dunque dei contribuenti, e il cd salva banche, incluso il bail in, che colpisce i cittadini in qualità di risparmiatori.
Dal 1 gennaio 2016, non soltanto le azioni e le obbligazioni subordinate ma anche altre tipologie di passività possono essere colpite dal meccanismo di risoluzione, compresi i depositi superiori a 100 mila euro (almeno per il momento).
E’ assurdo pensare che i risparmiatori possano trasformarsi in scienziati della finanza, della tecnica bancaria e di almeno 7 branche del diritto (societario, tributario, lavoro, bancario, internazionale, europeo, penale, ..). Tra l’altro, tali conoscenze non sarebbero nemmeno sufficienti per proteggere i piccoli risparmi, in quanto la procedura di risoluzione non viene attivata in caso di fallimento della banca (la risoluzione persegue l’obiettivo della prosecuzione dell’attività) ma in base ad una serie di valutazioni da parte degli esperti, altamente discrezionali, che inducono a ritenere che una banca sia in crisi per una serie di circostanze, per cui si è legittimati ad “espropriare” i risparmi dei cittadini. Una volta attivato il commissariamento, si valutano gli elementi patrimoniali attivi e passivi, che possono essere smembrati e canalizzati in altre società e così via. Come può un risparmiatore governare tutte queste variabili? Serve il controllo pubblico, che evidentemente non ha funzionato.
Quindi, anziché fantasticare sull’alfabetizzazione dei risparmiatori, bisogna discutere dell’inadeguatezza del sistema di regole, che antepone la sopravvivenza della “stabilità finanziaria” europea (questo è il principio base della nuova legislazione) alla tutela del risparmio in tutte le sue forme prevista dall’art. 47 della Costituzione.
Il governo ha accettato senza fiatare la proposta dell’Europa di ridurre ai minimi termini una tutela così importante. E’ un problema molto serio, perché le nuove regole sul salva banche sono state progettate per crisi sistemiche ben più grandi rispetto a quelle di Banca Etruria e degli altri istituti di credito.
Eppure in sede europea la Banca d’Italia aveva provato ad alleggerire l’impatto del salva banche con un approccio meno aggressivo e doloroso. Aveva proposto di utilizzare il Fondo nazionale Interbancario di Tutela dei Depositi, ma la Commissione europea si era messa di traverso in quanto tale intervento è assimilabile ad un aiuto di Stato. Eppure nel 2014, sono stati attuati ingenti salvataggi pubblici delle banche degli altri paesi europei: Germania (238 miliardi), Spagna (52 miliardi), Irlanda (42 miliardi) e Grecia (40 miliardi). Ciò è stato possibile grazie ai fondi europei guidati dalla Troika e finanziati dagli stati dell’Eurozona.
L’atteggiamento della Commissione europea era dunque facilmente contestabile, spettava al governo far pendere l’ago della bilancia in favore dei risparmiatori italiani. Ma non lo ha fatto, per questo devono essere sfiduciati. Anche per tale ragione, infine, l’Italia dovrebbe “sfiduciare” le istituzioni europee responsabili.

E BASTA!
Viviana Vivarelli
E basta con questa solfa che la colpa è dei risparmiatori che hanno giocato d’azzardo! Non se ne può più di questa coscienza falsa e pelosa!! E di questa difesa ad oltranza dei malviventi! Quello che si insiste a dire sarebbe giusto che il gioco non fosse stato oltremodo sporco. Persino se giochi a poker in un circolo abusivo hai il diritto che il gioco non sia truccato e che non si siano dai bari! E qui siamo a livello di vere truffe, non solo informative ma di plagio e crimine. Ci troviamo di tutto; mancanza di controlli del Ministro delle Finanze, della Consob e della Bce, sovvenzioni e aiuti a pioggia del capo del Governo, quando non addirittura complicità, depenalizzazioni e leggi a favore delle banche colpevoli, ricapitalizzazioni fatte coi soldi dei cittadini, mancanza di controlli, credito aperto a go go a politici e compari, nessun tetto alle sofferenze, finte consulenze strapagate abusi negli stipendi autovotati, sprechi… E ancora in queste condizioni truffaldine si ha la faccia di sproloquiare dicendo che “gli investitori sono colpevoli”?? No, non è come quando giochi a poker! Non si sta parlando di bische clandestine! Si sta parlando di banche, ovvero di istituti legali di estrema importanza per lo Stato, che dovrebbero essere regolati e controllati dallo Stato, dal Ministro delle Finanze, dalla Consob e da Bankitalia, e che invece hanno goduto di una protezione ‘mafiosa’, che ha permesso loro finora di fare tutti i soprusi e le nefandezze che hanno voluto, mentre i controllori non hanno controllato e i Governi complici e corrotti non solo non ha provveduto a tutelare il cittadino, ma hanno provveduto diligentemente e costantemente a torchiare gli utenti, salvando ogni volta le banche truffaldine e senza mandare in galera MAI nessuno degli sciagurati gestori. In questo caso di ulteriore corruzione non si misura la negligenza e l’ignoranza del risparmiatore italiano, che pure ci sono, ma la nefandezza di tutti i governi italiani, e di quella Bce che ha fatto dell’Europa non un’unione di popoli ma un potere bancario delinquenziali, fregandosene totalmente dei diritti e della tutele dei cittadini. Per cui spero solo che il fallimento di tutte le piccole banche europee che saranno schiantate dalla Nuova Unione Bancaria sia il primo atto di autodistruzione del perverso sistema finanziario che ci sta mandando tutti in rovina! Magari mi spiegherai come mai gli ‘investitori’ sono sempre colpiti,mentre i gestori delle banche,anche di fronte a casi plateali di corruzione,spreco,abuso e soldi messi in tasca a valanga,restano liberi di continuare le loro malversazioni e anzi passano indenni da un posto di potere all’altro o magari vanno in politica (vd Passera),senza mai pagare il fio di quello che hanno fatto!
Magari mi spiegherai come mai le banche assassine sono sistematicamente salvate e risalvate dallo Stato coi soldi nostri e a prenderla in tasca sono solo gli ‘investitori’!
E come mai in Italia in galera dei banchieri non ci va mai nessuno e nemmeno nella nuova legge di stabilità di Renzi si prevede alcuna regola o sanzione penale.E cosa esistono a fare Governo,Ministero delle Finanza,Bankitalia e Consob,visto che non hanno mai controllato,frenato o punito
O forse il motivo è che quelle ‘sofferenze’ che ora provocano il fallimento sono dovute proprio ai crediti elargiti a chi doveva controllare o investiti precariamente in quei derivati che gli stessi non hanno mai combattuto,o aumentano proprio,grazie ai titoli pubblici interni,per l’aumento del debito che proprio i politici avrebbero dovuto diminuire?
Che cosa c’entra il cittadino in tutto questo?
Prima di tutto nessuno,né il governo né i media, si sono mai presi la cura di spiegarci qualcosa dell’Unione europea
anzi, per dirla tutta, l’ignoranza dei cittadini su cosa l’Ue sia è spaventosa e proprio per colpa di quelli stessi che in Europa ci hanno messi e hanno evitato con cura che sapessimo che era una unione finanziaria creata per arricchire i più ricchi e espropriare i più poveri di beni e diritti, distruggendo quel poco di democrazia che le Costituzioni almeno in teoria ci promettevano
Ci hanno anche vietato di fare un referendum che almeno avrebbe informato qualcuno e gli avrebbe aperto gli occhi
Ci hanno detto che lo vietava la Costituzione quando la Costituzione viene manipolata e stuprata ogni giorno!
E in questa situazione di ignoranza indotta in modo delinquenziale, con una informazione che con Renzi è scesa di altri 24 punti, si ha ancora la faccia di dire che ” i risparmiatori non sapevano”. Viviamo in un regime di inganno permanente e poi la colpa sarebbe di chi viene plagiato???? Il plagio è un reato, ma banche e governo ne escono immuni!
.. chi, dentro e fuori le banche, doveva controllare che il risparmiatore fosse adeguatamente informato (e quindi anche tutelato) del valore e del contenuto di rischio di ciò che stava comprando e chi doveva vigilare affinchè sul mercato non circolassero titoli “inadatti”, cosa faceva? Par di capire che chiudesse un occhio e magari pure tutti due, perché così, in quel momento, conveniva all’azienda e al sistema.
La realtà è che quanto è accaduto in alcune banche italiana è la conseguenza di una lunga e diffusa sequenza di errori, omissioni, irregolarità e forse anche illegalità. La questione non è se sia giusto che lo Stato a questo punto intervenga a sanare le perdite. Ma se è giusto che l’anello più debole della catena, cioè il risparmiatore, debba pagare il prezzo più alto di tutto questo.

DISINFORMAZIONE PROGRAMMATA

Noi viviamo in una disinformazione costante e programmata, dove media e politici fanno il peggio del peggio
Paolo Pagliaro a Lasette parla di ’Pagella politica’ che controlla sistematicamente le cazzate dette dai politici. Secondo Grillo, dall’inizio della crisi 1/3 delle aziende italiane ha chiuso. Risuta invece che se ne sono aperte un milione e 200.000 in più. Renzi ha detto che in Italia ci sono più banche che negli altri Paesi europei. Falso. La maggior parte dei Paesi europei ha più banche di noi. Secondo la Meloni, tutti i Paesi della zona euro sono cresciuti meno di quelli senza salvo la Germania, in realtà il Pil pro capite dei Paesi euro è più alto dal 1999 eccezion fatta per l’Italia. Secondo Berlusconi,la macchina dello Stato costa il 30% in più degli altri. Non è vero nemmeno questo, perché siamo al 1° posto su 20, Tra i meno attendibili è Salvini che srotola una bugia dietro l’altra. Non è vero che ¾ dei detenuti sono extracomunitari, sono un terzo. Non è vero che nel 92 ci riprendemmo perché uscimmo dalla moneta comune, SME, entrammo in recessione e il Pil pro capite precipitò. Non è vero che in una scuola hanno dovuto eliminare un salvadanaio a forma di porcellino che insultava l’Islam. Il porcellino è sempre lì.
Non tutte queste frottole sono innocue.
(Ma per chi vota Pagliaro? per la Bce?)

Massimo
Nel 1971, la Corte suprema, nella sentenza relativa al Watergate, stabilì un livello molto alto di protezione della libertà di stampa: « Nel primo emendamento i padri fondatori hanno dato alla libera stampa la protezione che essa deve avere per realizzare il suo essenziale ruolo nella nostra democrazia. La stampa doveva servire i governati, non i governanti. Il potere del governo di censurare la stampa fu abolito affinché la stampa rimanesse per sempre libera di censurare il governo. La stampa fu protetta affinché potesse rivelare i segreti del governo ed informare il popolo. Solo una stampa libera ed indomita può effettivamente svelare gli inganni del governo».
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Riassumendo:
Renzi dice a Sallusti: “Vengo sotto casa tua e ti spacco le gambe”
I titoli di Libero sono messi alla berlina alla Leopolda
Renzi litiga in aula con Brunetta: “Lei ha fatto una manovra di marchette!, grida Brunetta
Ora lo scippo dei giudici costituzionali e lo sgarbo dei voti assieme al M5S
Il patto del Nazareno sta diventando ‘lo schifìo’ del Nazareno.

ELEZIONI SPAGNOLE. VINCE RAJOY MA NON GOVERNA. PODEMOS E’ TERZO

ottotto
Definiscono Podemos una banda di estremisti. Ma chi sono i veri estremisti? Una sinistra vera come era un tempo che vuole restituire dignità all’uomo o una destra becera e reazionaria che fa da spalla al Capitalismo e che riduce l’uomo a semplice merce utile solo per fare profitti spropositati togliendoli qualsiasi umanità? L’uomo che fa della libertà un arbitrio e decide cosa è progresso e cosa non lo è in base all’utilità o meno del suo simile. Podemos è un baluardo. E’ la ribellione delle persone a questa bestiale filosofia che distrugge l’uomo. Qui non è solo un semplice confronto politico. Qui ci sono due filosofie di vita,due concezioni diverse dell’uomo. Ascoltate i discorsi di Pepe Mujica e capirete.
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youssef
Purtroppo da noi la sinistra “com’era una volta” per l’appunto ” c’era una volta”. I sedicenti rappresentanti di quella parte politica o non hanno gli attributi oppure sono inciuciati con il governicchio di turno (ben sapendo che l’illusionista di Rignano è’ stato voluto dalle lobbie) per non perdere il seggiolone, oppure peggio ancora hanno sposato le peggiori volgarità frutto del delirio di onnipotenza che colpisce chi siede in alto, troppo lontano da noi (Bertinotti salottiero che usa il volo di stato per andare al matrimonio della figlia dell’amico altolocato Avv. D’Urso; Vendola che, al telefono con il principale accusato, sbeffeggia le vittime dell’ILVA, ecc ecc.). Stendiamo un velo pietoso sui sindacati collusi e conniventi, che si attivano con qualche manifestazione “di facciata” e di breve durata, solo per fare da farmaco ipnotico al popolo imbestialito, e solo in prossimità di elezioni… La vera rivoluzione sembra essere l’abbandono di tutti gli ignobili rappresentanti che hanno approfittato di noi a piene mani, e l’ingresso diretto del popolo al governo, tramite la Democrazia Diretta referendaria su modello svizzero, proposta in Italia dal M5S. La legge Fornero, sottoposta a voto popolare, non sarebbe mai passata, come pure il ponte sullo stretto o la TAV o altre leggi vergogna.

VENETO BANCA, LA BANCA DIVENTA UNA SPA

marsangola
Ero presente all’assemblea. Quasi tutti avevano stampata in volto la rabbia per essere stati derubati e la consapevolezza di non poterci fare nulla. All’ingresso siamo stati accolti da un imponente schieramento della polizia in assetto antisommossa, poi siamo stati investi dai faccioni dei dirigenti che dai maxi schermi ci hanno comunicato due possibilità: accettare la quotazione in borsa o perdere tutto.
Quando i soci hanno potuto parlare, hanno chiesto di avere giustizia, verso chi ha carpito la loro fiducia per piazzare titoli di carta straccia, verso chi doveva vigilare e non ha vigilato, verso chi ha certificato dei bilanci che non potevano essere certificati, verso le istituzioni e la politica che, contrariamente a quanto dice la costituzione, non hanno tutelato il risparmio, alla fine, verso un sistema che gli ha rapinati.
E’ un dramma che coinvolge 20.000 famiglie e una bella fetta dell’economia italiana, quella buona. Avranno giustizia?

SCUOLA L’ULTIMA BEFFA
30mila senza stipendio e tredicesime da 1 euro
CORRADO ZUNINO

I sindacati: supplenti in attesa della busta paga da settembre Il ministero: mancano i soldi, ma da gennaio tutto sarà risolto. L’ultima umiliazione è la tredicesima da un euro. La stanno ricevendo in queste ore diversi insegnanti precari, supplenti brevi e annuali ai quali lo Stato non riesce a pagare il dovuto e consegna una busta paga bugiarda: 202,80 euro di competenze, 201,80 euro di trattenute, il totale netto fa un euro e zero centesimi. In attesa di conguaglio. Solo a Padova la Cgil ha contato undici tredicesime beffa e questo è l’avamposto plateale di un problema nazionale ormai fuori controllo: il ministero dell’Istruzione non riesce a pagare lo stipendio alla maggior parte dei supplenti in carica, soprattutto a quelli chiamati per malattie e maternità dei titolari di cattedra.
I precari al verde — alcuni attendono lo stipendio di settembre — nel paese sono trentamila. Un disastro, alla vigilia delle ferie di Natale.
La prof Stefania Aceto, emigrata a Padova, racconta: «Ho lasciato un paese della provincia di Cosenza per poter insegnare e adesso il mio affitto lo pagano i miei genitori ». Antonio Amoroso insegna a Piove di Sacco e dice: «Da settembre a oggi mi hanno pagato nove giorni, non ho neppure i soldi per fare l’abbonamento a BusItalia». Patrizia Buccinì, siciliana nel Nord-Est, di tremila euro dovuti ne ha ricevuti cinquecento. L’ingegner Vito Orazio C. racconta che la figlia, precaria a Torino da otto anni, dopo quattro mesi di stipendio zero «è andata in cura per esaurimento nervoso». A Biella l’avvocato Giovanni Rinaldi ha depositato il primo decreto ingiuntivo per una docente che non è più in grado di garantire un pasto a sé e al figlio di 4 anni. Il sindacato Anief assicura che diversi insegnanti si sono dovuti rivolgere alla Caritas.
Il problema non è nuovo, ma quest’anno è particolarmente ampio e profondo. È accaduto che, con la Buona scuola lontana dall’approvazione, all’inizio del 2015 il ministero dell’Istruzione abbia chiesto al ministero delle Finanze un plafond per le supplenze di 110 milioni. Mesi dopo, ne sono arrivati poco più di venti. Quindi, per superare il vecchio problema dei pagamenti fatti direttamente dalle scuole (che nel passato spesso non avevano fondi sufficienti), il Mef ha centralizzato le operazioni di calcolo dei giorni lavorati e l’elaborazione del cedolino. Il risultato ha fortemente peggiorato le performance sulla questione. Il nuovo sistema informatico ha paralizzato segreterie scolastiche spesso sotto organico e impreparate. Sul sistema sono stati caricati, per errore, diversi precari incardinati con supplenza annuale e dai primi giorni di ottobre gran parte degli stipendi dei sostituti si sono bloccati. A novembre, mese picco per le sostituzioni temporanee, la situazione è diventata da allarme rosso. Ad oggi ci sono casi di versamenti non fatti per ore d’insegnamento del giugno 2014.
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Intanto che mancano i soldi per gli esodati, i precari, i creditori dello Stato, Renzi trova nella legge di stabilità un miliardo da dare in ‘marchette’ e dimessa i tempi per i reati fiscali, così da farli cadere prima in prescrizione.
Nelle ultime ore le mancette a favore degli “amici” si sprecano. Alla faccia della legge e in spregio a ogni buonsenso. Ci aggiungiamo la propaganda da quattro soldi di un governo in difficoltà che rilancia con le promesse per nascondere i propri fallimenti.
Il M5S chiede da tempo di far ripartire per le forze dell’ordine e di ritirare i tagli, Renzi regala 80 euro alle forze di polizia che valgono solo per quest’anno. Costo? Mezzo miliardo. Poi ci sono i 500 euro ai 18enni. Mentre il M5S propone il Reddito di cittadinanza che consentirebbe anche ai ragazzi poveri di studiare tranquilli o di formarsi per cercare un lavoro, il governo fa 300 milioni di deficit per cultura e svaghi.
Rimane l’elargizione alla Melandri per la Fondazione Maxxi che potrà spendere 500mila euro in più all’anno. Poi il regalo di 12 milioni al Comune di Campione d’Italia “in considerazione delle particolari condizioni geopolitiche” (?). Ok pure al sostegno Aci per il Gran premio di Monza e all’abolizione del balzello fiscale ad hoc sui contratti di compravendita dei calciatori: un settore che ha proprio bisogno urgente di sostegno!!
20 milioni per i soliti forestali calabresi. Un milione per il Club Alpino Italiano, 15 milioni in tre anni al Fondo nazionale per la montagna e i soliti 10 milioni per la convenzione con Radio Radicale. Poi addirittura un credito di imposta di 15 milioni, per chi acquista impianti di videosorveglianza elettronica o stipula contratti con vigilantes.
5 milioni di incentivo a chi rottama il camper. 20 milioni per i collegamenti aerei della Sicilia o 5 milioni per la bonifica della Valle del Sacco (?). 300mila euro su tre anni per la società Dante Alighieri. 3 milioni per festival, cori e bande. Della serie: canta che ti passa.
L’Ente morale Fondazione Pagliara di Napoli ringrazia per l’erogazione da 500mila euro. Stessa cifra e stessa città, ma stavolta all’Istituto Suor Orsola Benincasa. Infine, 70mila euro arrivano al Museo della Civiltà istriano-fiumana-dalmata.
Intanto ai cittadini tocca assistere al solito, triste mercato delle vacche.
Da beppegrillo.it

LA PESCA DI PIETRO
Massimo Gramellini

Ci vorrebbe una sonda capace di entrare nella crapa giuliva dei tanti italiani che sui social network stanno criticando il gesto di Pietro, quel ragazzino di Pavia che ha deciso di rinunciare a una canna da pesca del valore di 150 euro per devolvere la cifra del suo regalo di Natale a un’associazione che si occupa di bimbi africani. Non pago, questo bullo del bene – come tale viene impalato sulla Rete – sta promuovendo una colletta in classe per fornire matite e pennarelli a un compagno appena arrivato dal Camerun che non si può permettere di comprarli.
Ora, uno è liberissimo di infischiarsene dei bimbi africani e dell’album da disegno di un alunno camerunense. È liberissimo persino di non sentirsi toccato dallo slancio di generosità di un ragazzino di seconda media. Ma perché adombrare secondi fini, accusarlo di cercare pubblicità (non è stato lui a divulgare la notizia, tra l’altro) o addirittura di disprezzare gli italiani? Quanto deve essere triste la vita delle persone che reagiscono in questo modo a un gesto spontaneo ed eloquente di condivisione? Magari sono gli stessi che si lamentano perché il Natale è diventata una festa consumistica, gli stessi che si ergono a fieri custodi della tradizione cristiana. Ma la comparsa del bene – un bene silenzioso che non commenta e non giudica, semplicemente fa – li irrita e li confonde. Come talpe da tastiera intrise di rabbia e paura, che a furia di muoversi al buio considerano un affronto ogni spiraglio di luce.
Da lastampa.it

SANTON NATALE
Massimo Gramellini

Un’amica mi ha raccontato una storia. Può essere cupa o luminosa, dipende dal modo in cui la si guarda. Come tutto nella vita, del resto. È la storia di un bambino messo al mondo da una madre surrogata, assieme al suo gemello, in una notte d’inverno di cinque anni fa. Il bambino si chiamava Anton e aveva delle piaghe sulla pelle. Quella del suo gemello invece scintillava liscia come la buccia di una pesca. I genitori biologici erano miliardari e mandarono un jet privato, con una babysitter sopra, per prendere il gemello liscio. Anton lo lasciarono lì. In un ospedale russo dove nessuno aveva mai sentito parlare della sua malattia. L’epidemiolisi bollosa colpisce cinquanta bimbi su un milione. Un volontario della fondazione che se ne occupa incrociò Anton in una corsia, diagnosticò con uno sguardo il problema e lo fece curare nel posto adatto.
Non erano cure semplici né indolori. Anton le affrontò con le lacrime agli occhi ma, dicono le infermiere, senza perdere nemmeno per un attimo il suo sorriso. Provava un desiderio superiore persino a quello di guarire: una famiglia, genitori, fratelli. E se non avevano il jet privato, pazienza. Si sarebbe accontentato che gli volessero bene. Partì una petizione che fece il giro del pianeta e alla fine la famiglia giusta arrivò, lo accolse e se ne prese cura. Ancora l’altro ieri Anton era il bambino di cinque anni più felice del mondo. Così felice che ha deciso che per questo giro di giostra potesse bastare così. Se ne è andato in un luogo dove ci piace pensare che la sua pelle scintilli liscia come la buccia di una pesca e l’amore dato e ricevuto sia l’unica cosa che conta.
Da lastampa.it

MICHELE SERRA

È il massimo di democrazia che potevamo ottenere », dice il deputato Di Battista a commento dell’elezione dei tre della Consulta. Lo dice anche per tenere a bada il ringhio furibondo degli ultras, quelli per i quali ogni compromesso è un tradimento. Perché tutti sono ladri, tutti sono corrotti, tutti sono «merda politichese», come chiosa su Facebook un elegante fan dell’isolazionismo. Ma Di Battista, che quando non fa il fanatico è un bravo politico, ha semplicemente detto la verità: è il massimo che si poteva ottenere. E la verità è sempre rivoluzionaria. La verità, contro la quale anche il più acceso predicatore o arruffapopoli prima o poi sbatte la faccia, è che in politica e in società non si è mai soli.
Con l’eccezione dei dittatori, ai quali basta, per decidere, dire “ho deciso”, per tutti gli altri la politica è lotta, discussione, rottura, accordo, nuova rottura, e così via. Nel furore della lotta la persona intelligente impara a essere umile, a riconoscere i propri limiti e perfino a riconoscere umanità nel nemico. Il resto è solo triste isterismo da consumare nella propria stanzetta. La politica, come la vita, è impura: per questo infinitamente più grande e più generosa della tirchieria dei “puri”.

DANIELE MARTINELLI
Cosa rimane della sesta edizione della Leopolda? Resta un’accozzaglia di chiacchiere di un premier non eletto che si autocelebra nel tentativo di rinvigorire i sondaggi. Matteo Renzi, dal palco, snocciola le sue imprese di presidente del Consiglio di un governo senza spina dorsale. Droga i numeri, enfatizza i provvedimenti di legge, bara sui risultati, attacca i giornali e difende una ministra dipinta come la Vergine Maria, (Maria Elena Boschi, travolta dal crac di Banca Etruria, che in un Paese normale farebbe al massimo la cassiera al supermercato). Insomma, più che Leopolda, la manifestazione andrebbe chiamata Manigolda.

IL CARDINAL BERTONE ‘REGALA’ 150.000 EURO AL BAMBIN GESU’

Vaticano: a proposito della finta donazione del cardinal Bertone
Paolo Farinella

Sig. cardinale Tarcisio Pietro Evasio Bertone,
che lei sia inadeguato ai ruoli e compiti che ha svolto è davanti agli occhi di tutti: a Genova dove non lasciò alcuna traccia significativa, ma scelse come plenipotenziario del Galliera, il prof. Giuseppe Profiti, al centro di ogni ben di Dio; da segretario di Stato dove ha distrutto la credibilità della Chiesa universale con la sua incapacità di governo, privo di qualsiasi discernimento, ma dedito a costruire una rete di fedelissimi per perpetuare il suo potere anche da pensionato e da morto; infine da cardinale in pensione con il miserevole attico di 296 mq dove vive con tre suore e magari si rilassa, giocando a golf negli appropriati corridoi.
Leggo sui giornali che lei ha deciso «ex abundantia cordis» di donare all’ospedale Bambin Gesù un contributo di 150mila euro, attinti come da lei dichiarato, dai «miei risparmi e dai vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni per finalità caritative». Mi faccia capire perché c’è qualcosa che non quadra. Non sto a questionare sul fatto che la ristrutturazione è costata € 300mila, di cui 200mila pagati dalla fondazione Bambin Gesù. Mi lascia esterrefatto la notizia che lei ha preso questi soldi «dai vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni per finalità caritative», cioè non per lei, ma perché lei li desse per gli scopi per cui li ha ricevuti o, genericamente, per opere di carità. Invece lei dice che attinge da questi «vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni» per pagare il suo appartamento. Non solo, ma lei parla di «vari anni», lasciando intendere un solo senso: lei ha trattenuto per anni contributi ricevuti per beneficenza. Mi perdoni, quando pensava di darli in beneficenza, alla sua morte per testamento?
Il buco che lei vuol coprire risulta più grande della toppa che cerca disperatamente di metterci su senza riuscirci perché la sua maldestra difesa aggrava ancora di più la sua posizione che l’espone, per le sue stesse parole, al ludibrio della gente perbene che vede nei suoi comportamenti una miserabile attitudine alla superficialità che è colpa ancora più grande della delinquenza di persone come lei che dicono di volere rappresentare quel Dio che accusa chi veste di porpora di essere soci della casta del potere. Non solo lei ha trattenuto nel suo conto personale denari ricevuti per beneficenza, ma li ha anche trattenuti per «vari anni», lucrando magari sugli interessi che dalle parti dello Ior, gestito da suoi uomini e da lei stesso, potrebbero essere stati più che generosi.
Lei ha rubato due volte ai poveri: la prima volta trattenendo questi denari non suoi e la seconda volta facendosi bello con l’ospedale «Bambin Gesù» dando soldi non suoi, ma quelli della beneficenza che non ha donato negli anni passati. In ultima analisi, poiché è il totale che fa la somma (copyright Totò), lei non sborsa nulla di tasca sua, ma paga tutto sempre con denaro di beneficenza. Complimenti, esimio cardinale!
La rovina dei preti sono sempre i soldi. Per questo sproloquiate di celibato perché così siete più liberi di amare «mammona iniquitatis», fornicando giorno e notte senza essere visti da alcuno. Se il tempo che dedicate a difendere il celibato dei preti, che solo pochi rispettano (e lei lo sa perfettamente!) o a condannare i gay laici – visto che preti, vescovi, monsignori e cardinali lo sono ad abundantiam – o a sproloquiare di separati e divorziati, di cui non sapete nulla, lo dedicaste a proibire ai preti di gestire denaro, fareste una cosa preziosa per il mondo e per la Chiesa. Sicuramente due terzi del clero lascerebbe la Chiesa, ma con il terzo che resta e con l’aiuto dei preti ridotti allo stato laicale perché sposati, ripresi in servizio, saremmo capaci di rivoluzionare il mondo, oltre che il Vaticano, covo di malaffare e di depravazione senza misura.
Tanti anni fa, quando era potente, io la ripudiai pubblicamente insieme al suo amico e sodale Berlusconi, da cui lei – o lui da lei? – «prese lo bello stile che le ha fatto (dis)onore» e oggi sono contento di avere visto lungo e giusto. Lei mente dicendo di essere salesiano; se lo fosse veramente, avrebbe agito come il cardinale Carlo Maria Martini, il quale, date le dimissioni, si è ritirato in una casa di gesuiti abitando in una stanza 6×4 con letto, tavolo, armadio, servizi e un assistente personale perché malato, partecipando alla vita comunitaria da cui proveniva. Scegliendo di accorpare due appartamenti con i soldi della beneficenza, lei ha dimostrato non solo di non credere in Dio, ma di dare un pugno nello stomaco a Papa Francesco che sta provando a dire ai cardinali, ai vescovi e ai preti che c’è anche un piccolo libretto che si chiama Vangelo. A lei, di sicuro non interessa, perché come i fatti dimostrano, lei legge solo «Gli Attici degli Apostoli».
Con profonda disistima perché la conosco dai tempi di Genova, senza rimpianti.

RIDIAMARO :- )

LETTERINA DELLA LITTIZZETTO

Caro Babbo Natale..
Umorismo a Natale: le risposte bastarde di Babbo Natale alle letterine dei bambini
Caro Babo Natale, mi piacerebe havere u’ giuchetto dellu spazzio per il Natale… ‘iamme. Sugnu stato nu bravo bambino in cuesto anno. Il tuo ammico Marco

Caro Marco, complimenti per l’ortografia ehhhhh…!! Terun! Senza dubbio farai una brillante carriera… COME IGNORANTE!!! Che ne dici se invece ti mando un bel libro di ortografia? Di sicuro il giochetto dello spazio lo manderà a tuo fratello, almeno lui sa scrivere! Babbo Natale

Caro Babbo Natale, mi piacerebbe ricevere un monopattino e una bicicletta. Sono stato molto buono e non ho mai fatto cose cattive. Ti voglio bene. Carletto.

Caro Carlo, prima di tutto, come fai a volermi bene se neanche mi conosci? E come ti viene in mente di chiedermi un monopattino e una bici ??? Oltre che credulone, sei pure idiota??? Babbo Natale

Caro Babbo Natale, sono stata una bimba molto buona quest’anno. L’unica cosa che ti chiedo è pace e amore per tutto il mondo. Con amore, Sara.

Cara Sara, i tuoi genitori fumano marijuana, vero? Babbo Natale

Caro Babbo Natale, sono tre anni che ti chiedo un camion dei pompieri. Per favore, quest’anno portami un camion dei pompieri. Grazie, Luigi.

Caro Luigi, mi fanno arrabbiare i frignoni, però devi scusarmi, per favore. Quando starai dormendo incendierà la tua casa. Così potrai avere tutti i camion dei pompieri che vuoi. Babbo Natale

Caro Babbo Natale: Non so se lo puoi fare, ma quest’anno vorrei che facessi tornare di nuovo insieme i miei genitori, mi manca davvero tanto il mio papà. Con amore, Giovanni

Caro Giovanni, ma che mi stai chiedendo? Che rovini la relazione fra tuo papà e la sua segretaria? Ma se si sta divertendo come mai ha fatto con una donna! Meglio che ti regali dei Lego. Babbo Natale

Caro Babbo Natale, voglio una bici, un nintendo, un trenino, dei pokemon, un cane, un
pony e una chitarra elettrica. Con amore, Tiburzio.

Caro “T I B U R Z I O” , non vorresti nient’altro, bastardo scroccone !!??? Quale infelice può mai chiamare suo figlio Tiburzio? Babbo Natale
Caro Babbo Natale, ti ho lasciato dei biscotti e un bicchiere di latte sotto l’albero, e delle carote per le tue renne. Con amore, Susanna

Cara Susanna, il latte mi da’ la diarrea, e le carote fanno sì che le renne mi fanno le puzzette in faccia… Se davvero vuoi fare la brava, lasciami una bottiglia di Chivas Regal, un sigaro cubano, e convinci tua madre a mettersi quel tanga che usa con il lattaio… Babbo Natale

Caro Babbo Natale, per favore, per favore, per favore, per favore. Quest’anno voglio un cagnolino. Me lo porti? PER FAVORE, PER FAVORE, PER FAVORE! Paolino.

Caro Paolino, queste smancerie, forse funzionano con tuo padre e tua madre. E vuoi sapere una cosa? Sei stato adottato e quindi ti concedono tutto, pero’ qui le tue moine non attaccano! Ti mandero’ un pigiama, come l’anno scorso. Babbo Natale

Brivido
Finlandia, procedura fallimentare per Babbo Natale. NOOooo…. fino a 40 anni i miei mi han fatto credere che non esisteva….

Ci avrei scommesso: uno che paga tutte le tasse, col cazzo che avanza soldi per far regali…

Pirata 21
Finlandia, Babbo Natale è fallito. Merkel:”Serve aiuto?”

Finlandia, Babbo Natale è fallito. La befana in Germania invece sta benissimo.

Ordinary madness
Babbo Natale ora ha il conto congelato?

Acid rain
Fallito? Ah ecco, mi sembravano troppi 364 giorni di ferie all’anno.

Pol 1000
È una vita che è in rosso

Mey de other
L’ultima letterina era di Equifinlandia.

Siokanzino
“Mi doveva dei regali da anni, ho dovuto farlo” ha detto la Merkel.

Ferribotte
Avesse un figlio presidente del consiglio non avrebbe problemi…

Un ispettore di Equitalia va in sinagoga cercando di ricavare qualche soldo…
Curioso “Ma mi dica, con tutte le candele che utilizzate…ma la cera dove finisce?”
Il Rabbino cortese “Noi non buttiamo nulla, tutto viene mandato ad un’impresa specializzata che poi ci manda delle candele riciclate…abbiamo tutto, bolla fattura”…
“Ah! Ho capito….”. L’impiegato di equitalia, non contento, vuole trovare il modo di far pagare il rabbino…
“Ma mi dica, e con il pane azimo, come fate?”
“Noi non buttiamo nulla, le briciole le mandiamo al forno e loro ci mandano del pane…abbiamo tutto, bolla fattura”…
A questo punto l’impiegato Equitalia non sa piu’ cosa fare…ma gli viene un’idea geniale!
“Ma mi dica, e con le circoncisioni, come fate?”
“Noi non buttiamo via nulla, i pezzetti li mandiamo a Equitalia e ogni tanto ci mandano una testa di cazzo!”.
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Virginia Raffaele imita ministro Boschi: giornalista incantato

Virginia Raffaele imita Belen

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Lega ai migranti: ““Noi non vi accogliamo perché non condividete la nostra cultura, che è superiore in quanto è quella dell’accoglienza”.

IL FURTO
Cinque testimoni vengono chiamati a testimoniare per il signor Vitale, un uomo che ha subito un furto di portafoglio mentre dormiva sdraiato su una panchina, in un parco. Una poliziotta li incontra tutti: il primo è un”renziano”, il secondo un “salviniano”, il terzo un “democristiano”, il quarto un “grillino” e il quinto un “berlusconiano”.
Il risultato è l’esilarante nuovo video trasmesso su La7 a ‘Piazza Pulita’ realizzato dal “Terzo segreto di satira”. Si tratta della prima serie de “I testimoni”.

http://www.blitzquotidiano.it/video/video-youtube-terzo-segreto-di-satira-furto-raccontato-da-berlusconiano-renziano-leghista-grillino-2178277/#sthash.JnETvptu.dpuf

http://www.blitzquotidiano.it/video/video-youtube-terzo-segreto-di-satira-furto-raccontato-da-berlusconiano-renziano-leghista-grillino-2178277/

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http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Faccio parte di quei matti che cominciano a pensare sul serio che la “decrescita felice” sia l’unica virata possibile (ammesso che sia ancora possibile virare) per salvare noi stessi e il pianeta.
    Il consumismo è la vera, grande illusione di massa del passato millennio. L’idea che per “essere” devo “produrre” e “consumare” è terribile. Ed è, soprattutto, falsa. Tutto, intorno a noi, riesce a consumare quanto necessario: piante e animali vivono in modo “sostenibile” (ecco, ci tocca pure trovare espressioni assurde per spiegare il nostro assurdo modo di vivere: se dico che esiste un modo “sostenibile” ammetto, con evidenza, ,a “non sostenibilità” del comune modo di vivere). Solo l’uomo, il grande virus che infetta il pianeta (siamo il batterio killer più pericoloso, con buona pace degli hamburger francesi), riesce a distruggere a dismisura crescendo sulle rovine di ciò che ha devastato. Così fanno i parassiti, di solito.
    Siamo a un bivio? Probabilmente quel bivio è stato superato. Forse siamo a bordo del Titanic, adesso, e continuiamo a ballare nei saloni mentre, nella nebbia, avanziamo verso l’iceberg che ci affonderà. E niente scialuppe, stavolta, nemmeno per la prima classe.
    Quando la natura si ribella, diventa davvero democratica: classe unica, biglietto gratis per tutti.
    Per “crescere”, in realtà dovremmo “decrescere”. Sembra un paradosso, nell’era dell’opulenza, del lusso arrogante, delle nuove grandi potenze che copiano il nostro distruttivo modello accelerando la fine.
    E’ buffo, sì. Per crescere bisogna decrescere. In fondo, anche per andare avanti bisogna tornare indietro. Eccola, l’altra grande illusione: la vita è una linea retta. No, la vita è una curva di Gauss. Le linee rette, priettate verso l’alto, esistono solo nelle pubblicità.
    Dunque è possibile imparare a rinunciare per vivere? Beh, sì. Basta buttare via le illusioni. Eppure il nostro sistema di false credenze è tutto centrato sull’asse Produzione/Consumo.
    Ma più “ho”, meno “sono”. Lo sapevano bene, gli antichi saggi.
    Tuttavia, ‘idea di “spossessarci” delle cose ci atterrisce. E proseguiamo, accumuliamo cose, oggetti, rifiuti indifferenziati di cui, ipocritamente, ci liberiamo gettando nelle discariche anche la nostra coscienza.
    L’esistenza globalizzata invita a chiudere gli occhi, a non guardare. C’è chi si è accorto, però. Chi mette in dubbio che la succulenta bistecca di Matrix (ricordate?) sia solo la proiezione illusoria di un falso benessere. Cominciare è difficile. Fa male, all’inizio, rinunciare alle cose. Liberarsi è tremendo proprio in virtù dei nostri attaccamenti.
    Tanti anni fa, in America, nei supermercati vedevo le prime distese di alimenti declinati all’infinito (tanto per fare un esempi: un intero scaffale di “latte”: latte kd, latte k, latte alle vitamine C D E Y Z, latte al cioccolato, alla vaniglia, latte di soia, latte di soia per magri, latte di soia per grassi, latte di soia per depressi, latte senza grassi, latte senza latte e via delirando). In Italia, si sa, le cose “americane” da noi arrivano con un decennio di ritardo, dunque all’epoca avevamo “solo” quattro o cinque tipi di latte, ma abbiamo recuperato, accidenti, se abbiamo recuperato). Ecco, quell’esempio si è impresso nella miamente, quel paese di Balocchi in cui ci tufiamo dando la mano al nostro Lucignolo ci farà finire…nel ventre della balena.
    La fatina non c’è. L’abbiamo consumata, come facciamo con tutto.
    Sarà finita nell’ennesima discarica abusiva.
    Non possiamo continuare a pensare di farla franca. I conti, si sa, arrivano sempre. E più tardi arrivano, più aumenta il tasso di interesse. Ma stavolta non c’è banca, né americana né cinese, che risolvi i nostri poblemi di “liquidità”.
    Perchè quindi non privare a decrescere? Perchè è faticoso. Perché bisogna demolire le nostre abitudini, i nostri comodi sistemi di pensiero. Ci siamo fatti fregare. Da cosa? Da un sistema che inneggia alla dispersione, al furto, al saccheggio. Le risorse della terra non sono infinite. La terra non è al nostro servizio. Disporre di energie ma anche di equilibri che, se non rispettati, ci piovono addosso come pietre dal cielo.
    Non vogliamo vederli, tutti i segni che arrivano. E l’iceberg si avvicina.
    Alcuni, più coraggiosi, hanno deciso di svegliarsi e cominciano a vivere con meno, e scoprono di vivere meglio.
    Del resto, cosa faccio con tre case e due barche se ogni settimana rischio il collasso lavorando giorno e notte inquinando, inquinando, inquinando. Compro, consumo, butto, spreco. Cresco, ma cresco come cresce un virus, mi moltipico sulla distruzione della vita. Il povero virus viene fermato, a un certo punto. Noi no.
    Ma se per un giorno, un giorno soltanto, proviamo a contare tutte le cose inutili di cui ci circondiamo, forse, dico forse, ci accorgiamo che “meno” è “meglio”. La scommessa è svegliarsi in un mondo che dorme. Pillola azzurra o pillola rossa?

    Giovanni Scavazza

    Commento di MasadaAdmin — dicembre 21, 2015 @ 3:16 pm | Rispondi


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