Nuovo Masada

dicembre 19, 2015

MASADA n° 1714 19-12-2015 BANCA ETRURIA E COMPARI

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MASADA n° 1714 19-12-2015 BANCA ETRURIA E COMPARI

Blog di Viviana Vivarelli

Il Pd truffa 130.000 risparmiatori – Richiesta di dimissioni alla Boschi per conflitto di interesse. Respinta – Renzi salva per decreto i banchieri e condanna i risparmiatori – La lettera riservatissima agli amici affinché si salvino revocando le obbligazioni – Lo schifo delle Authority italiane – Il decreto di Renzi supera la Bce e vieta ai truffati di vendere i bond – E non dimentichiamo i rapporti tra Banca Etruria e il babbo di Renzi – Il Governo dovrebbe dividere banche commerciali da banche di investimento, come ha fatto la Germania! Invece anticipa il bail in di un mese tutelando i banchieri truffatori – Renzi affida a Cantone il pasticciaccio degli obbligazionisti – La presa per i fondelli del decreto salva banche – E’ morto Licio Gelli – Eletti finalmente i tre giudici mancanti della Consulta- Povero Paese!

314 i voti con cui il cdx votò per dire che credeva a Berlusconi sulla nipote di Mubarak
373, pure di più, i voti dato dal csx per dire che la Boschi non ha nessun conflitto di interesse.
L’omertà e l’ipocrisia sono le stesse.
Due pagine vergognose nella storia delle Repubblica che dimostrano solo una cosa: questa gentaglia di ciò che è giusto o ingiusto se ne frega e si comporta solo come una banda di mercenari a servizio solo di chi li paga.
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“Er monno è bello perché è avariato” (Harry Haller)

Tutti giustizialisti fuori dal potere (vd Boschi o Renzi che esigevano duramente le dimissioni della Cancellieri per una telefonata).
Tutti ipergarantisti quando siedono al potere.
La poltrona è mia e guai a chi me la tocca, la spartisco solo con gli amici e gli amici degli amici. Il popolo chi???

karatas
“Un governo all’angolo si ripara in un “Cantone”…sperando di salvarsi dall’ennesima cantonata.”
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Pirata 21
“Il pensionato che si è suicidato aveva la tessera della Cgil e del Pd. Questo scagiona la banca.”
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Luce so fusa
“In effetti è il tipico profilo dell’aspirante suicida”.
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Pirata 21
“Salva banche, Berlusconi dice che avrebbe trattato diversamente i risparmi degli italiani. Lui li avrebbe portati alle Cayman.”
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George Clone
“Il Governo studia una riforma delle banche. Anziché le penne, proporrei di legare alle catenine i nostri risparmi.”
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Luce so fusa
“Per Bersani chiedere le dimissioni della Boschi è esagerato.
Facciamo che rinuncia ad andare dal parrucchiere per tre settimane.”

Notturno concertante
“Padoan: “La gente non capisce la finanza”.
E poi vogliamo parlare di questi immondi speculatori di novant’anni?”
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Pirata 21
Banca Etruria, la mamma della Boschi: «Arriveranno delle sorprese». Alla fine saranno i risparmiatori a dover restituire dei soldi.
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George Clone
“Ho chiesto a Babbo Natale di portarci i soldi persi nelle obbligazioni subordinate. Anche se alla mia età non dovrei credere nelle obbligazioni subordinate.”
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Luce so fusa
“Salvini attacca le banche.
Investite in diamanti !”
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Comagirl100
“Direttore di filiale della banca Etruria: “Cercavamo clienti negli ospedali e nelle case di cura per truffarli”. E senza neanche doverli convincere dell’efficacia del metodo Stamina.”
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Viviana
Ma era un decreto salva banche o un liberitutti?
Certo, come fa tana Renzi non lo fa nessuno.
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Crozza, a LA7, in Martedì (15/12/2015 ) imita Renzi.
Renzi – Crozza : “Non è necessaria la bandiera del PD, perché io la bandiera del PD ce l’ho nel cuore”.
Renzi – Crozza si mette la mano nel cuore (a sinistra del petto).
Renzi – Crozza: .”… silenzio… “ma… io non sento niente….ah … già… ma io il cuore ce l’ho a destra!” E Renzi – Crozza si mette la mano sulla destra del petto.
Finale di Crozza: “Renzi ha ragione, con il PD non è tanto importante sapere se la bandiera è nel cuore. E’ molto più importante sapere dove ci hanno messo l’asta” (!!!).
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Alessandro Gilioli
Con la vittoria globale del neoliberismo, in un’Europa occidentale privata dello spauracchio comunista, i padroni dell’economia non avevano più bisogno di concedere niente alle classi subalterne, quindi potevano tranquillamente ridurre welfare e diritti.
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Nella legge di stabilità Renzi abolisce la tassa sugli yacht. Ecco quello che ci mancava!
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Dire che Bankitalia e Consob siano enti ‘inutili’ è proprio poco.
Io credevo che ci fossero 3 mafie oggi in Italia: la mafia vera e propria, la ‘drangheta e la camorra. Ma la quinta è il sistema bancario con i suoi complici camuffati da controllori e da governanti.
Dire che Bankitalia e Consob controllavano le banche è la barzelletta migliore del secolo.

DI BATTISTA SFIDUCIA LA BOSCHI

Esprimo la totale indignazione a nome di un popolo intero rispetto alle menzogne che il vostro governo negli ultimi mesi e rispetto a provvedimenti infami che hanno mandato sulla strada migliaia di cittadini risparmiatori e non gli speculatori finanziari per colpa della responsabilità vostra, esprimo la mia totale indignazione. Lei è venuta qui e ci ha fatto un bel discorso pieno di pietismi e compassione raccontandoci anche del passato con alcuni componenti della sua famiglia, non abbiamo visto né da parte sua né da parte degli esponenti del Pd lo stesso pietismo e compassione nei confronti delle migliaia di cittadini truffati dal decreto salva-banche. In questo palazzo dell’ipocrisia voi vi lamentate se l’opposizione presenta una mozione di sfiducia nei confronti di un ministro, questo perché pensavate, prima che entrassero in campo i 5stelle, di essere immuni da qualsiasi critica, che questo palazzo fosse chiuso ai cittadini. Il M5S ha presentato una mozione di sfiducia e soltanto questo è riuscito a costringere il Ministro Boschi a venire qui in aula e a fornire spiegazioni di fronte al Parlamento e quindi alla Nazione intera, perché lei pensava che bastassero 4 frasi in croce durante la presentazione del libro di Vespa. Questo non funziona in un repubblica democratica. Lei viene in aula e parla. Avete già provato a buttarla in cavilli e contro cavilli, articoli, valore azionario di 1500 o 200 azioni..Ma pensate davvero che il valore sia quello di queste azioni? La domanda che tutti gli Italiani si devono fare è: il governo Renzi e ancora prima il governo Letta ha o meno favorito gli interessi del mondo delle banche? Evidentemente sì. Letta con un infame decreto su Imu Banca d’Italia ha dato quattrini nostri a una serie di banche private che detengono pacchetti azionari di Banca d’Italia e che probabilmente compreranno queste nuove banche tra cui Banca Etruria che sono state ripulite e verranno comprate probabilmente da Banca San Paolo e Unicredit che vennero favorite da quel decreto infame grazie alla compiacenza della presidente Boldrini che mise una ghigliottina incostituzionale. Poi c’è stato il decreto sulle banche popolari che ha aumentato in poco tempo il valore di quelle azioni, il cui valore stava tracollando anche durante gli anni in cui nel consiglio di amministrazione c’era il dottor Pierluigi Boschi. Considerate che le azioni di Banca Etruria valevano nel 2011, anno in cui entra il dottor Boschi, 8 € cadauna, nel 2014, dopo le ispezioni di Banca d’Italia che hanno poi portato alla multa nei confronti del Boschi, il valore era diventato 1 € e,caso strano, nonostante queste indagini, nonostante il tracollo del valore azionario, il dottor Boschi venne nominato vicepresidente appena un mese dopo che la figlia diventata Ministro. Ma pensate di prendere in giro un Paese intero con le vostre balle, i vostri doppi pesi, doppigiochisti? Pensate di prendere in giro il popolo? Poi altri provvedimenti sono stati presi dal governo Renzi e hanno favorito le banche. Ora tutto il governo Renzi è in conflitto di interessi col mondo bancario, ma in realtà tutti i parlamentari lo sono, perché cosa è diventato oggi un partito politico? Un partito politico è una banca sono la stessa cosa, gestiscono i nostri soldi, lo fanno in maniera poco trasparente, perché Bankitalia non controlla perché evidentemente è controllata dalle banche private e i vostri bilanci non sono controllati perché piazzate delle leggi indegne come la legge Boccadutri per non far controllare i soldi. Partiti e banche sono la stessa cosa. E come le banche piazzano titoli tossici, partiti come il Pd piazzano leggi tossiche come il Jobs act, come lo sblocca Italia..utilizzando la parte compiacente di una stampa che non ha mai buttato fango sul Ministro Boschi, minimamente, perché se nella passata legislatura, anziché la Boschi, ci fosse stata una berlusconiana, la Polverini, la Gelmini, la Carfagna, sarebbero insorti tutti. Oggi per i fatti della Boschi parla solo un intellettuale, Saviano, e voi gli rispondete che lo fa ”per vendere più libri”!? IPOCRITI! Il Ministro Boschi ha un conflitto grande non come una casa, come una banca, una banca tutelata, una banca su cui è intervenuto questo governo e lei, e non soltanto lei, è chiaramente un punto di intermediazione tra il governo Renzi e una banca che è riconducibile alla sua famiglia. Un Ministro della Repubblica deve essere al di sopra di ogni sospetto. E lei non lo è. Questo è il concetto democratico di questa pseudo sinistra che si sente migliore di tutti i cittadini! Quello che facciamo vi fa impazzire. Incredibile! Non eravate abituati! Ministro Boschi, pare anche, dico pare perché Renzi oltre a non fornire dati sulle sue spese pazze, non dà nemmeno i verbali per capire se lei fosse o meno presente a quei provvedimenti e alle riunioni preparatorie, in attesa che ci dia i verbali desecretandoli, le dico che il fatto che pare che lei non fosse presente avvalora la tesi del conflitto di interessi di cui evidentemente si rendeva conto benissimo.
Nonostante oggi ci sia una legge ridicola come la legge Frattini, e voi quando c’era B ridevate, Renzi aveva detto che in 100 giorni risolveva il conflitto di interesse ma è la solita balla, falsità, siete passati dal conflitto di interesse risolto in 100 giorni a cento conflitti di interesse al giorno. Chiaramente la mozione verrà bocciata grazie al premio abusivo messo in Costituzione. A me non interessa. Il mio dovere di opposizione è portare il caso in aula. C’è solo una soluzione e tutto continuerà anche peggio se non separeremo le banche commerciali dalle banche d’investimento e Bankitalia diventerà una banca controllata dai cittadini, dal pubblico e dalla Nazione italiana! La mozione verrà bocciata ma non sappiamo se il caso si ingrosserà nei prossimi giorni, se emergeranno altri risvolti penali potrebbe essere che Renzi stesso sacrifichi la Boschi. Occhio che Renzi difende solo se stesso ed è capace di tutto pur di mantenere il potere. Se questo dovesse succedere e la Boschi dovesse fare un passo indietro, anche lei si farà una domanda: “Ma se io invece di Boschi mi fossi chiamata banca, sarei stata salvata?” Certamente sì. Boschi dimettiti! E viva l’Italia, nonostante questa oscena ipocrisia!”

Luigi XIV : “L’État c’est moi!
La Boschi : “La banque c’est moi!”
Luigi XV : “Après moi le deluje”
Renzi : “Che mi frega a me della piena?”
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Alessandro
Plusvalenze in Borsa nella settimana precedente il decreto del governo sulle Popolari: Secondo l’inchiesta della Guardia di Finanza la Romed, società finanziaria di cui De Benedetti è proprietario e che all’epoca presiedeva, dall’inizio del 2015 ha operato in modo massiccio sui titoli di quattro popolari, investendo tra i cinque e i sei milioni di euro, con una plusvalenza finale di 600mila euro. Il decreto del governo Renzi è del 20 gennaio.
– il Banco popolare ha segnato un +21%,
– Ubi +15%,
– Popolare dell’Emilia +24%,
– Popolare di Milano +21%,
– Popolare dell’Etruria, protagonista in questi giorni del caso titoli tossici, addirittura +65%.”
Guarda caso, solo Banca Etruria ha segnato + 65%.

MA DA CHI SIAMO GOVERNATI?
Viviana Vivarelli
Renzi, figlio di uno accusato di bancarotta fraudolenta che si premura di depenalizzare i reati finanziari dopo essersi fatto una legge ad persona per chiudere il proprio processo per furto all’erario.
Boschi, figlia di un truffatore bancario, che si premura di far ricadere sui risparmiatori i danni dei reati commessi dai banchieri.
Alfano, eletto coi voti di Cosa nostra, distributore di appalti ai parenti e coinvolto in mafia capitale.
Verdini, accusato di corruzione, truffa e bancarotta.
E poi ci si meraviglia se la mozione di sfiducia dei 5stelle viene rifiutata???
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IL FATTO QUOTIDIANO
Giorgio Meletti

“Banca Etruria travolta da degrado irreversibile”
Bankitalia sapeva, ma lasciò spolpare i clienti
Nel dicembre 2013 via Nazionale scrive una lettera “riservatissima” ai vertici: “Impossibile percorrere la strada del risanamento”. Ma il testo resta segreto mentre l’istituto colloca 120 milioni di bond.
Già due anni fa Banca Etruria era travolta “in modo irreversibile” da un “progressivo degrado” in corso indisturbato da 11 anni. Lo ha scritto il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco in una lettera al consiglio d’amministrazione della Popolare aretina il 3 dicembre 2013. Peccato che la lettera fosse secretata, probabilmente per non disturbare il collocamento di obbligazioni subordinate in corso proprio in quei giorni. Se Visco avesse reso pubblica la lettera, molti risparmiatori avrebbero potuto salvare i propri risparmi. Ma per Bankitalia il parco buoi non deve sapere, per essere spolpato meglio. In questo caso però, essendo saltato il banco, è possibile che chi ha perso i suoi soldi chieda giustizia in tribunale: la Vigilanza bancaria sapeva cose tremende su Banca Etruria e le ha occultate al pubblico.
Nel 2013 Banca Etruria è pressata da Bankitalia, che dal 2002 contesta la debolezza patrimoniale a fronte di crescenti rischi sui crediti (clienti che stentano a rimborsare i prestiti ottenuti). Piazza un aumento di capitale da 100 milioni e quattro emissioni di subordinate per complessivi 120 milioni. L’ultima tranche viene piazzata agli sportelli di Etruria, unico luogo di smercio, tra ottobre e dicembre. Nel frattempo gli ispettori della Vigilanza passano al setaccio per l’ennesima volta gli uffici di Arezzo. Guidati da Emanuele Gatti, che il capo della Vigilanza Carmelo Barbagallo considera il suo Maradona, si installano in banca dal 18 marzo al 6 settembre. Dopo sei mesi consegnano a palazzo Koch i loro rilievi.
Il 3 dicembre Visco scrive la lettera che comincia con la scritta “riservatissimo”. Leggendo si capisce perché. Il 20 dicembre la Consob pubblica un supplemento al prospetto informativo della subordinata IT0004966856, che è già stata venduta e che, secondo gli scenari probabilistici opportunamente vietati dalla Consob, presentava il 64 per cento di probabilità di perdere la metà del capitale. Il supplemento concede agli investitori (qualora avessero per caso saputo della pubblicazione) di revocare l’ordine di acquisto, alla luce delle novità, entro due giorni lavorativi. Il 20 dicembre è un venerdì, possono eventualmente andare in banca il 23 e il 24 dicembre (sabato e domenica??)
A parte questa presa in giro, il supplemento tace della lettera di Visco. Si limita a dire che, a seguito dell’ispezione, Bankitalia ha fatto dei rilievi che “non assumono in ogni caso un’entità tale da pregiudicare il mantenimento dei requisiti prudenziali”. E che, “in linea con gli indirizzi dell’Organo di Vigilanza”, il cda ha deciso di cercare un partner bancario di “elevato standing”: “Un intento che, oltre a dare respiro alle prospettive future, mira a non compromettere i livelli occupazionali ed a valorizzare il sempre crescente patrimonio di professionalità e conoscenze acquisite nel tempo”. Ma che bello. Prima di vedere che cosa ha scritto Visco, ricordiamoci il copione. La Banca d’Italia non vigila sui mercati finanziari, quindi non si assume responsabilità se il contenuto di un prospetto, oltre che tardivo, risulti anche falso. Scarica la colpa sulla Consob, che però replicherà che non può sapere della lettera di Visco se Bankitalia non glielo dice.
Visco il 3 dicembre ha scritto nella lettera segreta che già nel 2002, a fronte di ingenti crediti ammalorati, “la Banca d’Italia ha imposto un coefficiente patrimoniale specifico”: cioè un capitale totale pari al 10 per cento dei prestiti erogati e non dell’8 per cento come nelle banche sane. Questa misura di prevenzione, dice Visco, “non è stata mai rimossa per mancanza dei necessari presupposti”, visto che “negli ultimi anni tali criticità si sono progressivamente accentuate”. Ricorda l’ispezione del 2010, che non è servita a fermare il degrado. E richiama la lettera del 24 luglio 2012 con cui era stato chiesto un rimpasto sostanzioso del cda per la sua “inadeguatezza”, un taglio della struttura attraverso il “ridimensionamento della rete territoriale”, e “un rafforzamento dei buffer patrimoniali rispetto ai minimi regolamentari”, cioè nuovo capitale, cioè obbligazioni subordinate, visto che il mercato non assorbiva aumenti di capitale.
Un anno e mezzo dopo la lettera del 2012 Visco sostiene che a Banca Etruria si sono fatti beffe di lui: “I ritardi accumulati nell’affrontare le gravi problematiche e il ricorso ad interventi parziali e talvolta dilatori hanno contribuito ad accrescere le criticità”. Conclusione tombale: “A seguito del progressivo degrado della situazione aziendale, la Banca Popolare dell’Etruria risulta ormai condizionata in modo irreversibile da vincoli economici, finanziari e patrimoniali che ne hanno di fatto ‘ingessato’ l’operatività”. Per cui Bankitalia “ritiene che la Popolare non sia più in grado di percorrere in via autonoma la strada del risanamento”. Visco ordina a Banca Etruria di vendersi a un’altra banca più grossa entro 120 giorni, tempo che in genere non basta neppure per vendere un’auto usata. Infatti non succederà niente. L’ispezione di Bankitalia serve solo a fare fuori il presidente Giuseppe Fornasari (che ne ha contestato energicamente i contenuti) e a mettere in sella Lorenzo Rosi (oggi indagato) con due vice presidenti: Pier Luigi Boschi e Alfredo Berni, ex direttore generale negli anni in cui la Banca, stando a Visco, era stata sfasciata. Lo scorso febbraio, a quindici mesi dalla letteraccia, Visco ha commissariato l’istituto che Bankitalia ha lasciato sfasciare per 13 anni segretando le sue ispezioni.

Marco Celestino
Un piano ancora peggio di quello previsto da Gelli del sistema berlusconiano è stato quello di penetrare, mediante la massoneria, nei CdA delle banche, per poi concedere crediti ad alto rischio a soggetti clientelari. Vi rendete conto che in banca Etruria il 91% delle fideiussioni erano taroccate?
Magari fossimo negli USA, così tutti questi dirigenti di merda finirebbero in galera direttamente per anni e anni!
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Challenger
Sarebbe ora di fare chiarezza su tutte le Authority Italiane, ad iniziare da Consob, Antitrust, Garante della privacy, Ivass, Covip, Agcom, Aeeg, Anac e Authority dei trasporti spendono ogni anno 310 milioni per gli stipendi dei 2.300 dipendenti e quasi 24 di affitti.
Queste istituzioni ormai sono diventate politiche e non tutelano affatto i cittadini, in pratica sono dei mangiapane a tradimento con manager approfittatori nei loro consigli d’amministrazione. Mi sapete dire a cosa servono ? Sono arbitrati pessimi, in combutta con i loro stessi sistemi.
Proporrei una grande revisione di questi Garante, eliminandone un paio che servono solo a mettere dentro i trombati politici di turno.
Già, invece si eliminano ospedali e si fanno tagli alla Istruzione, Sanità, Pensioni, Welfare.
VE NE DOVETE ANDARE TUTTI E MOLTI IN GALERA, avete capito?

ETRURIA, IL PM ACCUSA DI TRUFFA SUI BOND
Viviana Vivarelli

Dopo gli esposti dei risparmiatori si configura un nuovo reato e si accusano gli istituti di controllo. E’ chiaro che ci sono state omissioni insieme a consulenze milionarie.
Per tutto il 2013 gli ispettori di Bankitalia sono stati costantemente in banca Etruria, eppure il risultato della loro ispezione è ignoto. Nessuno parla. La banca va malissimo. Ma dà l’idea di stare alla grande, visto che aumenta il capitale per 100 milioni di euro ed emette altri 120 milioni di euro di obbligazioni subordinate nel silenzio di Bankitalia. Una vera truffa, preparata e compiuta sotto gli occhi degli ispettori. Ma ispezionavano cosa? E come mai Bankitalia non apriva bocca per avvertire i risparmiatori che la banca andava male? Tutti zitti.
Oggi parte la quarta indagine su denuncia di Federconsumatori per il reato di truffa ai danni dei clienti. Bankitalia, Consob e il Ministro delle Finanze sono stati complici. Nel 2013 abbiamo avuto i governi Monti e Letta. I Ministri delle Finanze furono Saccomanni e Grilli. Che facevano? Dormivano?
Scattano 4 denunce per omissione gravissima di vigilanza della Banca d’Italia e di altri soggetti che hanno provocato un danno enorme, bruciando il risparmio di migliaia di persone. Due sono di Adusbef e Federconsumatori. Questi delinquenti hanno commesso una gigantesca truffa con la complicità dei governi e degli istituti di controllo. L’ispezione di Bankitalia cominciò nel dicembre 2012 e si concluse il 6 settembre 2013. Il Governatore era Visco. Ne seppe qualcosa qualcuno? I vertici erano Giuseppe Fornasari, Luca Bronchi e David Canestri, tutti indagati e prossimi al rinvio a giudizio. Bankitalia sapeva tutto. Fece qualcosa? Perché autorizzò un aumento del patrimonio moto superiore ai 100 milioni? E Consob? Banca Etruria è una spa quotata in borsa e Consob doveva monitorare la massiccia emissione di obbligazioni subordinate nel 2013. Perché non l’ha fatto? Siamo dentro una truffa gigantesca che coinvolge tutti, governi, ministri, istituzioni di controllo.
E Renzi alla Leopolda si permette di fare un polverone sui titoli di IFQ!???
Non solo questi criminali sapevano tutti che quelle obbligazioni erano tossiche ma spingevano a venderle come buone agli ignari risparmiatori, premiando i venditori più solleciti e premendo per venderle ai loro stessi impiegati.
E la Bce è d’accordo con tutto questo?? Siano maledetti tutti quanti!

Marzia De Santis
Complimenti ai giornalisti! In questi giorni “i grandi esperti” e le “grandi firme” si sono attivati sui media per ribaltare i rapporti causa-effetto, infatti i risparmiatori erano già diventati degli avidi speculatori o persone non in grado di comprendere “operazioni complesse” di alta finanza, come se per acquistare un’obbligazione occorresse la laurea alla Bocconi …. Certo se vendi carta straccia e me la spacci per oro, non sono io che non capisco, sei tu che mi stai truffando …
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Massimo Maurizio
Ma come si fa a parlare di ‘investimento azzardato’ e di ‘alto rischio’ per delle obbligazioni con un rendimento lordo del 2% annuo (o meno) e una massa di risparmiatori che in media hanno investito 5000 euro? Le obbligazioni sono state azzerate, perché le banche che le hanno emesse rischiavano il “fallimento”, grazie ai favoritismi (prestiti senza le dovute garanzie, nemmeno sulla sostenibilità finanziaria delle richieste) fatti dai vertici nei confronti degli amici e famigli e politici, il tutto sotto lo sguardo vigile, ma benevolo (complice?) di Bankitalia. Ricordiamo che in Italia ogni euro versato in banca è potenzialmente a rischio, in un sistema torbido come quello del nostro sistema bancario. E non c’è scampo. L’ultima chicca è il procuratore capo del tribunale che indaga su Banca Etruria, scelto ovviamente da Renzi, è consulente di Renzi, lo stesso che sta facendo strame della carta costituzionale. Eppure Renzi e la Boschi non hanno ritenuto di interrompere la collaborazione! E’ chiaro in che mani siamo? Ah sì, il CSM ha aperto un fascicolo in merito. Ehh bè…

Pontez
Cioè, ricapitolando:la Boschi viene nominata Ministro, due mesi dopo (maggio 2014, quando già Bankitalia parlava di situazione irreversibile) il padre viene nominato vice-presidente, e poi tra 2014 e 2015 il Governo emana due decreti sulla trasformazione delle popolari in Spa e salva banche (tra movimenti di sospetti di ingenti somme di denaro alla vigilia del primo decreto e le polemiche seguite al secondo). In tutto questo Bankitalia per 13 anni mette la polvere sotto il tappeto e lascia che la banca tiri la sòla a più di un centinaio di migliaia di risparmiatori, alla faccia di chi a tutt’oggi sostiene che se la siano cercata (incluso quel def****e del sottosegretario Zanetti).
Ah dimenticavo: con il decreto salva banche viene tolta agli azionisti la possibilità di esperire l’azione di responsabilità civile nei confronti di direttore generale, organi di controllo e amministrativi (inclusa quindi Boschi-family), nonché revisori contabili (e tutto questo non ce lo aveva chiesto l’Europa!!).
Concludendo: conflitto di interessi? Naaaaaaaaaaaaa
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COLLINA GIAMPAOLO
Vorrei fare presente la bruttissima situazione di BRC DI CESENA (FC), che è riuscita a fallire essendo stata commissariata 2 volte di fila e facendo tutto quello che veniva imposto, ha RUBATO circa 16 MILIONI DI EURO AI SOCI AZIONISTI E NESSUNO NE PARLA A LIVELLO NAZIONALE come le altre banche. PERCHE’?…ora il liquidatore deve trovare risorse e decidere a chi darle, ha dichiarato pochissime speranze! Considerando che la maggior parte degli azionisti ha investito meno di 5.000 euro e aderivano alla “mentalità cooperativa” della banca. Forse nessuno ha ancora fatto un esposto “PERCHE?” Mi sa’ che se si andasse a verificare la VERA storia molto SICURAMENTE sarebbe da Prima Pagina.
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…e non solo costoro non andranno in galera, ma non pagheranno una lira, non perderanno il bottino e saranno nominati di nuovo in qualche vertice prestigioso, magari politico, basta guardare Verdini.
Ma non vedete che siano nelle mani di una banda di criminali???

giulio.paricozzi
Bankitalia è uno strano animale. Ente di diritto pubblico ma il capitale sociale è al 94% di privati soprattutto banche che in teoria Bankitalia dovrebbe controllare, il che farebbe pensare ad un certo conflitto di interessi rispetto al quale quello di B era una sciocchezza. Ente di diritto pubblico ma i manager se ne sbattono del limite di 240mila euro l’anno dei manager pubblici e arrivano a più di 400mila euro anno e gli “esperti” BCE dicono che è tutto ok. Dopo l’ introduzione dell’ euro Bankitalia non emette più moneta (conserva 6000 funzionari diventati inutili) e il suo principale compito sarebbe il monitoraggio delle banche e può essere che lo abbia fatto, peccato che i rapporti rimangano segreti, ignoti ai più, ignoti al parco buoi, e quindi inutili a difendere il risparmio come la costituzione vorrebbe. In sintesi: MA A CHI e A CHE COSA SERVE BANKITALIA? E pure CONSOB a che ci serve?
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TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE
Viviana Vivarelli

E non dimentichiamo gli strani intrecci tra Banca Etruria e il babbo di Renzi. Non solo Tiziano Renzi è sotto processo per bancarotta fraudolenta, ma nel novembre 2014 (9 mesi prima della sua dichiarazione giurata che non possedeva nulla) era proprietario della Party srl, società specializzata in consulenza immobiliare, per un 40% con mamma Renzi amministratore unico. Gli altri soci sono Creazione Focardi srl con il 20% e Nikila Invest per un 40%, che qualche mese dopo avrebbe fatto un affarone comprandosi il teatro comunale di Firenze da trasformare in grande resort. Con la Nikila Invest papà Renzi ha ottimi rapporti nella sua avventura imprenditoriale di Egnatia Shopping Mall, dove fa da consulente e ci sono altri due nomi noti della finanza toscana: Andrea Bacci (che Matteo volle alla guida di partecipate del comune di Firenze) e soprattutto Lorenzo Rosi, l’ultimo presidente di Banca Etruria prima del commissariamento di Bankitalia, che fu costretto ad uscire insieme al suo vice, Pier Luigi Boschi, papà di Maria Elena. Il mondo è piccolo…
Negli ultimi anni la storia di Banca Etruria si intreccia con la famiglia Renzi.4 irregolarità contestate:violazioni delle regole sulla governance,violazione delle norme sui controlli interni,carenze nella gestione e nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni a Bankitalia.
In banca c’è pure un fratello della Boschi, nonché figlio del vicepresidente e membro del comitato esecutivo di Etruria: Emanuele Boschi. Al matrimonio di Emanuele fra gli invitati c’è Lorenzo Rosi, presidente di Banca Etruria che poi sarebbe stato come papà Boschi commissariato da Bankitalia. Rosi è il collegamento tra Banca Etruria e Renzi. Una volta lasciata l’Etruria, Rosi entra ed esce da una girandola di società. Ma la vera gemma è Egnazia Shopping di cui è amministratore unico. Nell’azionariato ci sono due società di diritto panamense, una di Andrea Bacci, il costruttore fiorentino che prima ristrutturò la villa di Pontassieve di Renzi e poi fu da Renzi messo a capo di una partecipata del Comune, la Florence Multimedia, e c’è la Nikila Invest di Ilaria e Armando Niccolai. Sono loro che collegano papà e mamma Renzi con Rosi, gran capo di Etruria. Amministratore unico della società la mamma di Renzi. Guarda caso, i genitori di Renzi ‘si dimenticano’ di dichiarare questa società nella dichiarazione patrimoniale.
Dopo l’unione societaria con i Renzi i due Niccolai comprano per soli 25 milioni il vecchio teatro comunale, che Renzi figlio aveva messo in vendita nel 2009 per 44 milioni.
Non basta. Banca Etruria in condizioni pre-fallimentari dopo le numerose ispezioni della Banca d’Italia fra il 16 e il 26 di novembre vede schizzare in borsa il suo titolo del 68%. Com’è possibile che sia lo stesso giorno in cui è stato comunicato che il governo avrebbe trasformato in spa le più grandi banche popolari. L’Etruria è la più malandata, eppure è quella che fa i più clamorosi affari in borsa. Qualcuno, grazie alla legge di Renzi saputa prima, si è messo in tasca almeno 10 milioni di euro in pochi giorni (ma non è un reato?). Chi? Uno dei fortunati è proprio quel Davide Serra, grande finanziatore di Renzi, che lui presentò alla Leopolda come ‘l’uomo nuovo’! (un faccendiere che ha il patrimonio alla Cayman e il nome nella lista Falciani di chi ha soldi neri in Svizzera, ma Napolitano lo fece commendatore!). Grazie, con le soffiate del Governo son buoni ad arricchirsi tutti! Si chiama ‘aggiotaggio’, è un reato, consiste nel fare una speculazione (punibile per legge) sul crescere o diminuire di azioni, usando informazioni riservate.
Consob lo convoca ma finisce tutto a tarallucci e vino. Ma com’è che tutte le indagini di Bankitalia o Consob finiscono nel nulla?

ottotto
Ma che vadano tutti in galera senza se e senza ma, questi criminali in doppiopetto! Negli Usa non potrebbero essere difesi neanche da un legale a loro scelta, ma accontentarsi di un avvocato d’ufficio poiché gli congelano subito i conti. E le pene per reati finanziari sono molto molto severe lì. Ne è venuto a conoscenza Davigo in un suo tour presso alcuni carceri statunitensi. Rubare al popolo è considerato un reato gravissimo quasi a livello di alto tradimento. Centinaia di famiglie rovinate. Quante Enron, quante Parmalat dovranno accadere perché la gente non si fidi più di questi ladri autorizzati dallo Stato che attraverso i suoi organi competenti non ha voluto controllare macchiandosi di complicità?
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reddoctor1
Questo capo croupier del casinò banca d’Italia guadagna tre volte il suo equivalente americano. Sono proprio soldi ben spesi, un controllore che al massimo potrebbe controllare i biglietti sugli autobus.
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daco749
Vorrei che non si diffondesse la convinzione che la storia delle banche farlocche sia finita qui!!! Le banche italiane, nessuna esclusa, sono tutte tecnicamente fallite da anni, ed è proprio per questo stato comatoso che fanno tutto fuorché svolgere il loro compito tradizionale nella società.
Pretendere che a fare chiarezza sia Bankitalia è semplicemente assurdo in quanto Bankitalia non è di proprietà dei cittadini ma delle banche stesse, e pertanto ha fatto, fa, e farà solo l’interesse delle banche perché per statuto è obbligata a farlo. (Occorrerebbe una Banca Nazionale ma quella ce la siamo venduta con l’euro).
Ma chi invece deve per incarico istituzionale fare l’interesse dei cittadini, deve tassativamente attivarsi per informare adeguatamente i cittadini, di come funzionano certi meccanismi, e non lasciare il compito di informare a chi non lo può e non lo vuole fare!!!
I funzionari di Bankitalia devono fare gli interessi dei propri azionisti, cioè delle banche stesse e quindi non possono fare operazioni di trasparenza ma solo di copertura.
Come in effetti hanno fatto a vantaggio dei propri azionisti e senza alcun riguardo per i clienti e gli azionisti delle banche stesse, che in quanto cittadini comuni, devono essere tutelati dai propri incaricati, cioè dai politici!!!
Concludendo conviene liberarsi delle obbligazioni bancarie, subordinate o meno……..sicuramente prima del 1 gennaio 2016, e comunque prima possibile!!!

andrea
Complimenti…. Banca d’Italia avrebbe il compito di vigilare per tutelare i risparmiatori e invece ha consentito la vendita di prodotti spazzatura facendoli passare per prodotti a basso rischio….. le dimissioni di massa sarebbero il minimo.
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SFRA-GELLI D’ITALIA
Massimo Gramellini

Di Licio Gelli ho sempre trovato sconvolgente il divario tra l’enormità della sua influenza e la pochezza della sua cultura. Quando uno immagina il Potere tende a raffigurarsi luoghi inaccessibili solcati da creature eteree e raffinate che decidono le sorti degli altri mettendo intelligenza e competenza al servizio di cinismo e crudeltà. Licio Gelli parlava un italiano da terza elementare, trafficava in affari dozzinali e tesseva trame da operetta in una stanza d’albergo di via Veneto dove riceveva cialtroni e spioni, generali e sensali, complottisti e fancazzisti. Era un trapezista del nulla, capace di saltare con una capriola dal fascismo all’antifascismo e di infilarsi in tutti i posti dove ci fosse odore di chiuso e non per aprire le finestre, ma per abbassare le serrande.
Non esiste mistero italiano da cui non spunti la sua faccia di italiano qualunque, più furbo che intelligente. E questo la dice lunga sulla qualità mediocre che da noi hanno persino i misteri. Mi sono sempre chiesto come mai il Gotha della politica, dell’amministrazione, del giornalismo e dell’imprenditoria si sia servito o messo al servizio di questo misirizzi di provincia, privo di carisma e capace di mettere insieme un cardinale con un generale, ma non tre frasi di senso compiuto. L’unica risposta possibile è che la nostra classe dirigente di intrallazzoni raccomandati senza spessore vale anche meno di Gelli. Allora come oggi, chi ha talento e passione non ha tempo per tramare e millantare, cioè per acquisire potere. È troppo impegnato a lavorare.
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Carano
Riforme, Boschi: ora il conflitto d’interessi. Poi, le barzellette sui carabinieri.
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Purtroppo
E’ morto Licio Gelli: verrà insabbiato nella tomba di famiglia.
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Night
Aveva 96 anni di troppo.
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Frandiben
Licio Gelli conosceva così tanti segreti sull’Italia che per lui i libri di storia erano genere fantasy.
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Pirata 21
Licio Gelli disse: “Berlusconi è l’unico che può andare avanti nella politica in Italia”. Poi per fortuna è arrivato Renzi ed è morto sereno.

Feel-ice
É morto Licio Gelli, i medici rassicurano: “abbiamo un piano di rinascita”
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Lucagian
E’ morto l’aretino Gelli.
Per ricordarci che la Boschi è il male minore.
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Pirata 21
Mi piace pensare a Berlinguer con in mano la lista della P2 che ogni volta tira una riga sui nomi di quelli che muoiono.
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Mr_Pac
Nel 2003 disse: “Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo.” E se n’è andato finalmente in pace.
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Luce so fusa
Licio Gelli aveva solo la licenza elementare.
Visto che Poletti aveva ragione.
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Gelli è morto in conclusione della Leopolda.
È morto sereno aveva capito che il suo piano sarebbe stato portato a compimento.
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La lista di 962 nomi della P2 includeva 3 ministri, 208 ufficiali,18 alti magistrati, 49 banchieri, 120 imprenditori,44 parlamentari, 27 giornalisti. E un bimbo di 6 anni detto il rottamatore.

ELETTI FINALMENTE I TRE GIUDICI MANCANTI DELLA CONSULTA

Dopo un anno e mezzo e 31 voti buttati, Renzi si è adattato a votare finalmente i tre giudici mancanti della Corte Costituzionale, visto che Berlusconi voleva imporre a tutti i costi il proprio avvocato. I tre giudici sono stati eletti con i voti del M5S. Per ritorsione Berlusconi ha detto che si asterrà dal voto sulla sfiducia alla Boschi. Il voto del Pd assieme al M5S segna una svolta. Il M5S accetta il candidato di Renzi che a sua volta accetta il candidato del M5S. Berlusconi viene bruciato. Il voto segue la lite tra Brunetta e Renzi sulle banche e il tutto può indicare delle variazioni importanti sui voti futuri. Si rompe il blocco Pd-Fi. Era stato stallo più “assurdo”, “Una figura di merda”, aveva detto Renzi.
Grazie ai voti del M5S sono stati finalmente eletti i tre giudici della Consulta che non si riusciva ad eleggere da un anno e mezzo, perché Berlusconi e il Pd continuavano a proporre nomi indecenti come Violante o Sisto che era l’avvocato di Berlusconi o Pitruzzella, collezionista di poltrone e coinvolto in un’inchiesta per corruzione in atti giudiziari. Il mercato dei partiti è stato impressionante.
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Roberto Di Filippo
E’ un fallimento per il PD dover alla fine votare per una persona libera non riconducibile a qualche partito. Il dramma è che a questo non sia arrivato spontaneamente e subito, ma ci sia arrivato per sfinimento dopo decine di votazioni. E’ dura tornare a scegliere a favore dei cittadini e mi sembra lo faccia proprio controvoglia.
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CLAUDIO MARTINOTTI DORIA
Il compito primario della finanza degenerata, con la complicità della politica, è separare gli ignoranti (meglio se anche stupidi) dal loro denaro vendendogli illusioni cartacee, ed il repertorio delle frodi è sterminato, essendo l’unico limite la fantasia creativa. Come ultima istanza il truffato invocherà l’intervento dello stato, cioè di quel soggetto che ha consentito la truffa, il quale continuerà nel gioco illusionistico promettendo un intervento riparatore che sarà solo palliativo e simbolico, per poter proseguire nei giochi con altri giocatori ed altre vittime sacrificali, in un circolo vizioso, nel senso che sono le stesse vittime ad alimentarlo differenziando solo la tempistica e qualche variante.

LEOPOLDA TRA DISASTRI E ATTACCHI AL FATTO: Renzi non ne indovina una
ANDREA SCANZI

Povero Renzi. Era difficile immaginare un disastro più fragoroso di quello che ha caratterizzato la sesta Leopolda. Al Pacioccone Mannaro non ne è andata bene una. Il caso “salvabanche”, drammaticamente sottovalutato e sempre più inquietante, ora dopo ora, anche per gli enormi conflitti di interesse che lo caratterizzano. La decisione di scappare da un incontro all’Università, terrorizzato dalle contestazioni. L’imposizione di una Leopolda blindatissima, con i risparmiatori truffati tenuti a debita distanza come lebbrosi per non sporcare la festa (?), e tutto questo dopo il flop dell’operazione gazebo “Pd coraggio” di una settimana prima.
La Leopolda doveva essere il rilancio della propaganda renziana, tra supercazzole jovanottiane e “visioni” ottimistiche da Smemoranda, ma tutti sono scappati dall’adunanza. Anzitutto i campioni, quelli che dovevano raccontare le “imprese”: una defezione dopo l’altra, dalla Pellegrini alla Cristoforetti. Renzi voleva collezionare selfie con i suoi idoli, ma non ha potuto fare altro che scattarsi qualche foto con i Faraone e Carbone.
La madrina della Leopolda è sempre stata la Boschi, che è però arrivata all’appuntamento crivellata dalle critiche e depotenziata dall’enorme scandalo Etruria. Più di 5mila risparmiatori aretini – la sua città – sono stati rovinati dalla banca di cui il papà (multato per 144mila euro per mancati controlli e svariate omissioni) era vicepresidente, il ministro piccola azionista e il fratello Emanuele curava il settore delle posizioni a sofferenza e a incaglio: “un settore”, racconta Davide Vecchi sul Fatto, “che ha bruciato 185 milioni solo di fondi concessi a ex amministratori e sindaci e mai restituiti”.
Ad Arezzo, fino a pochi mesi fa la città più renziana d’Italia, i Boschi non si fanno più vedere. La Boschi, del resto, è anche responsabile dell’harakiri-Bracciali di giugno, un ameno ragazzotto imposto al partito come candidato sindaco che – in un delirio di onnipotenza renziana – doveva vincere facile e “governare 10 anni”. Come no. Infatti ha perso al secondo turno e ancora ad Arezzo tutti ridono. Anche Bracciali è scomparso, ma a dire il vero era scomparso anche quando c’era. E’ di Arezzo pure Marco Donati, uno che su Twitter si firma “marcodonats” (sì, con la “s”), deputato Pd più renziano di Renzi che il 22 novembre – il giorno del decreto salvabanche – scriveva entusiasta su Facebook: “Il provvedimento (..) rappresenta un segnale positivo per il territorio e in particolare per il personale, i correntisti e la clientela degli istituti di credito tra i quali quello aretino”. Un genio vero, che esemplifica una volta di più quel mix di incompetenza, pressappochismo e arroganza che caratterizza quasi sempre questa “nuova classe dirigente” renziana, composta perlopiù dal peggio della generazione nata nei Settanta e inizio Ottanta.
In questo disastro totale, Renzi è riuscito a peggiorare tutto con la trovata del “vota il titolo peggiore”. Un’idea così scema, sgradevole e controproducente che persino Claudio Velardi, notoriamente renzianissimo, ha riassunto così: “Matteuccio, quel gioco è fesso e un po’ di regime”. Una frase che, peraltro, reggerebbe forse anche se si togliesse la parte “quel gioco”.
Lo stesso Ferruccio De Bortoli ha scritto: “Già che c’è, la prossima volta ce lo dica lui che titoli dobbiamo fare”. Ma la risposta si sa già: Renzi ama l’ottimismo, quindi adora titoli come “Voglio tutto” (Panorama), “Renzi ha le palle” (Il Giornale), “Quello strano fluido della Leopolda così il sindaco diventa fidanzato d’Italia” (Repubblica). A Renzi piace il giornalismo stile Pravda, e in questo può stare tranquillo: per un Saviano che ogni tanto si arrabbia, l’intellighenzia de sinistra resta bella zitta e prona. Moretti, ci sei? Benigni, ci sei?
Quello di Renzi alla Leopolda è un vero e proprio Editto Leopoldino, con il Fatto Quotidiano – chiamato “fango quotidiano” da quei quattro o cinque leoni da tastiera col poster in camera della Picierno – al primo posto. E qui, va detto, i renziani dimostrano se non altro una dote vera: hanno un pessimo gusto per gli idoli, ma sui nemici hanno gusti sopraffini. Al di là della conferma che Renzi è un personaggio oltremodo caricaturale, con un’idea di libertà di stampa paragonabile a quella che ha Hannibal Lecter dei vegani, la trovata – patetica e puerile – del “dagli all’untore Fatto Quotidiano” è l’ennesimo autogol. Per questa serie di motivi.
1) Permette a Grillo, e ai M5S, di rivalutare quasi la rubrica “Giornalista del giorno”, che in confronto pare una carezza affettuosa alla stampa italiana.
2) Regala una pubblicità smisurata a quelle stesse testate, e a quegli stessi giornalisti, che Renzi vorrebbe silenziare e che – tramite Sensi – evita come la peste in tivù.
3) Dona a quegli stessi giornalisti odiati un discreto godimento, perché quando si sta sulle palle a certa gente vuol dire che si è sulla strada giusta. Anzi giustissima.
4) Rafforza il paragone “renzismo = berlusconismo”, alimentando con ciò anche il fronte antirenziano, proprio come Berlusconi rinsaldava le fila dei suoi nemici quando insultava i Luttazzi, i Santoro e i Biagi. Fa cioè un ulteriore favore al “nemico”.
5) Mostra il vero volto di Renzi e renzismo: all’apparenza garbato, di fatto allegramente illiberale.
In ultima istanza, l’attacco di Renzi alla stampa sgradita non è solo irricevibile, ma è pure un suicidio politico. E anche questo non stupisce: Renzi è tanto arrogante quanto politicamente fragilissimo. E questo lo rende persino più pericoloso. Non è neanche un uomo solo al comando, ma un bimbominkia lanciato a bomba contro il disastro. Suo e del paese che – senza che nessuno gliel’abbia chiesto – governa, facendo disinvoltamente quel che gli gira e piace. Nella compiacenza pressoché generale dei media.
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“Mettere alla berlina i giornali e i giornalisti scomodi, agitando bavagli più o meno mascherati, è tipico dei regimi – afferma in una nota il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso – L’iniziativa del presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, di redigere la classifica di quelle che, a giudizio suo e dei suoi sostenitori, sono le peggiori prime pagine dei giornali italiani, qualifica chi l’ha proposta e si inserisce nella peggiore tradizione della politica italiana”. E’ l’avversione alla stampa non allineata al potere in carica. Politici e governanti devono farsene una ragione: una stampa libera è il presupposto di qualsiasi sistema democratico e chi tenta di asservirla o di ridurla al silenzio perde soltanto il proprio tempo. Va comunque tenuta alta la guardia sui sempre più frequenti tentativi di intimidazione ai giornalisti da parte di esponenti della classe politica, evidentemente allergici alla circolazione delle idee e delle notizie”. La Fnsi ha espresso solidarietà a giornali e giornalisti coinvolti.

Visco in tempi non sospetti arrivò a vietare la vendita delle obbligazioni derivate.
Cosa si è fatto dopo?
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BLOG DI GRILLO
Serviva che scoppiasse il bubbone delle perdite sulle 4 banche fallite per far emergere le contraddizioni e la miopia politica di chi ci rappresenta. Come sempre è partito il rimpiattino tra il governo e l’Abi, tra le associazioni dei consumatori e le banche, tra Roma e Bruxelles, su cosa si doveva evitare o si poteva fare diversamente. Nessuno ha però il coraggio di puntare con decisione a Banca d’Italia come la principale responsabile di quanto successo.
Con l’adozione dell’Euro le banche centrali nazionali hanno delegato alla BCE le loro storiche funzioni di politica monetaria mantenendo solo quelle di vigilanza sulle banche. Ci si aspettava dunque che almeno su questo Banca d’Italia facesse il suo compito. Invece la lista di responsabilità da parte di Via Nazionale nell’ultimo decennio è lunghissima.
Si parte da prima della crisi con l’allora governatore Fazio che si arrogava il diritto di combinare tra loro le banche a suo piacimento in base alle sue relazioni, fino a farne le spese lui per primo con una indagine della magistratura. Vi ricordate di un certo Fiorani? Se andate a vedere in che modo ha rischiato il fallimento della sua Popolare di Lodi scoprirete che non ci sono differenze rispetto alla gestione allegra delle 4 banche citate. Stessa cosa per il fallimento della BiPOP di Sonzogni o della Italease di Faenza. Resta l’eredità di quel periodo: molti dei problemi delle banche di oggi nascono da operazioni di fusione / salvataggio capestro su cui Banca d’Italia doveva vigilare ed intervenire bloccandole.
Unicredit – Capitalia, MPS – Antonveneta, Banco Popolare – Italease / Popolare di Lodi hanno in comune i prezzi folli pagati e la pessima qualità dei portafogli acquisiti. Anziché bloccare 3 banche nella loro politica allegra se ne sono coinvolte altre 3 per salvarle a prezzi discutibili affossando così buona parte della disponibilità al credito del sistema bancario durante la crisi visto quanto questi poli bancari siano a tutt’oggi impegnati a digerire operazioni che non stavano in piedi già allora.
Poi è arrivata la crisi.
La Spagna del 2012 ne approfitta per implementare Sareb, una bad bank finalizzata a smaltire gli impieghi tossici spagnoli figli della bolla immobiliare. Lo fa con soldi europei e quindi anche nostri. E l’Italia perché non ha colto la stessa occasione? Chi tra Monti, Grilli Ministro dell’Economia e Visco governatore Banca d’Italia è responsabile di tale errore madornale? La conseguenza è l’indecente ping pong di oggi tra Roma e Bruxelles per una soluzione al problema sofferenze difficile da far digerire a Bruxelles alla luce delle nuove regole sugli aiuti di stato. Si poteva e doveva fare nel 2012 e qualcuno ci deve dire perché si è perso quel treno.
E di MPS ne vogliamo parlare? Chi c’era in Via Nazionale a dare OK all’operazione Antonveneta? Draghi. E chi c’era quando venivano firmati gli accordi sui derivati Alexandria e Santorini che enormi perdite hanno generato? Draghi. E chi ha disegnato gli stress test della BCE per far emergere in particolare i problemi di Siena e forzare un aumento di capitale necessario a ripianare le perdite? Draghi. Chi continua ad insistere che la banca vada ora ceduta perché nonostante tutto non è ancora sistemata? Draghi. E allora uno si chiede cosa altro deve fare un governatore di sbagliato nel vigilare se tutto ciò non basta ad individuare nella Banca d’Italia e nella BCE i principali responsabili (oltre che nei governi) del trascinamento del problema senese. La banca andava nazionalizzata quando si poteva. Invece questo rischia di succedere nel 2016 quando con le nuove regole di bail in rischiamo una corsa agli sportelli senesi visto che, come nel caso delle 4 banche, prima di poter nazionalizzare MPS si dovranno imporre adesso perdite alle famiglie.
E chi se non ABI e Banca d’Italia dovevano impedire la vendita di strumenti bancari subordinati alle famiglie che per definizione non erano consapevoli del rischio che stavano assumendo?
L’Italia ha accettato supinamente le condizioni poste dai partner europei senza tutelare i propri risparmiatori. Ne consegue che le regole di capitale definite da Basilea 3 sono state architettate più a vantaggio delle banche ‘hedge fund’ del nord Europa che del nostro modello di prestito di banca tradizionale. Lee regole di bail in non hanno considerato gli investimenti delle famiglie italiane (e solo loro in Europa) in strumenti ora considerati a rischio di perdite di capitale. E non si è prevista una assicurazione europea sui depositi bancari.
Il mondo del risparmio cambierà dal primo gennaio 2016. Le regole le hanno fatte in Europa e nessun italiano ha messo bocca contro un disegno che penalizza il risparmio italiano. Il bail in rischia di mandare in panico i risparmiatori italiani e lo si sapeva da due anni. Chiedetevi perché non ve lo avevano spiegato a sufficienza in anticipo. Ormai è troppo tardi per cambiare le regole ma si fa ancora in tempo a cambiare il voto nei confronti di coloro che hanno accettato l’introduzione di regole senza spiegarle a noi ma, temiamo, senza capirle loro stessi per primi.
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Cobra89
Sarà un autogol per loro?
In ogni sua dichiarazione questo sbruffone da due soldi dimostra di essere completamente fuori dalla realtà.
Il padre della Boschi è diventato vice presidente della banca (nella quale lavoravano anche fratello e cognata dello stesso ministro) subito dopo che la Boschi diventò ministro.
La sua cacciata poi non fu per decisione di Renzi, ma atto obbligato perché la banca aveva accumulato un debito di 6 volte il proprio patrimonio netto… e nonostante questo continuava a sbolognare obbligazioni agli investitori.

RENZI AFFIDA A CANTONE IL PASTICCIACCIO DEGLI OBBLIGAZIONISTI

truffato
Affidare l’immane corruzione del sistema italico ad una sola persona non mi sembra sia il modo per sconfiggerla, almeno che i poteri di quest’uomo non siano divini. Nella legge di stabilità si trova anche un decretino che in qualche modo salva i responsabili bancari da una eventuale richiesta dei danni da parte dei truffati, forse sarebbe più giusto chiamare la legge salva banche anche salva banchieri. Questo signore che fa il bello e cattivo tempo nel suo regno, riconosce la cittadinanza solo alle persone facoltose, gestendo tutte le altre come una sorte di subumani, quindi niente a che vedere con i diritti e le garanzie democratiche.
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Arturo
I risparmiatori devono essere tutelati da giudici precostituiti “per legge” (art. 25 cost.) che devono essere autonomi e indipendenti dall’esecutivo. Non possono essere tutelati da arbitri scelti dall’esecutivo. Il cittadino ha diritto ad una tutela effettiva (art. 24 cost.)
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Unonessunocentomila
Ma Cantone è un uomo o un nuovo antibiotico?
Va bene sempre e per qualsiasi cosa!!!!
“Il furbo lo fai fesso, il fesso non lo fai capace.”
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Viviana
Mettiamo Cantone come arbitro nel pasticcio obbligazionario?? E poi di Consob e Bankitalia che ne facciamo? Le dimettiamo come complici perché non hanno controllato? E allora, già che ci siamo, licenziamo anche Renzi assieme a tutti i compari precedenti: Letta, Bersani, Fassino, D’Alema, Berlusconi, Tremonti, Visco, Ciampi, Padoa Stoppa e non dimenticatevi quel bel tomo di Padoan!
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Luigi
Sembra uno di quei filmetti degli anni 70…
Cantone contro Ercole…
Cantone contro il Pirata Nero…
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Renatolli52
Banca Etruria : non da sanzionare ma da denunciare !
-Come al solito Renzi è bravissimo nel mischiare le carte ed alzare un polverone politico per non far capire più niente a nessuno.
-Lui ed il Ministro Boschi possono dire quel che vogliono ma il Decreto Salvabanche da loro “partorito” dice che un amministratore o un membro del collegio dei revisori dei conti di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti, se anche dovesse essere ritenuto responsabile del dissesto del suo istituto, potrà comunque andare a ricoprire ruoli di vertice altrove.
-Gli amministratori di cui il papà della Boschi fa parte da anni, negli ultimi 5 anni (consiglieri e sindaci) si sono dati oltre 14 milioni di euro, mentre la banca da loro gestita ha cumulato perdite per quasi 300 milioni, prima dell’epilogo finale cui si sommano altri 500 milioni.
-Se qualcuno vuole conoscere meglio le “porcate” fatte da questa banca consiglio di leggersi un articolo di Alberto Statera su Repubblica
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La Banca Etruria andava male, però si sono spartiti 185 milioni di euro con 198 posizioni di fido finiti in “sofferenza” e in “incaglio”, sotto la cara guida di Emanuele Boschi, fratello del super-ministro Maria Elena e si sono dati 14 milioni in gettoni in 5 anni! E ora Padoan curerà che 200 milioni vadano ai primi 20 “sofferenti”, che si chiamano Francesco Bellavista Caltagirone dell’Acqua Antica Pia Marcia (esposta per 80 milioni), la Sacci (40 milioni) della famiglia Federici, a Finanziaria Italia Spa del Gruppo Landi di Eutelia (16), o ancora la Realizzazioni e Bonifiche del Gruppo Uno A Erre (10,6) , l’Immobiliare Cardinal Grimaldi, titolare di un mutuo di 11,8 milioni a 40 anni, una durata che non esiste sul mercato, e l’ Acquamare srl (17,1) sempre del gruppo Bellavista Caltagirone.
Tra le storie più deliranti la più sconclusionata è quella del panfilo più lussuoso al mondo commissionato da Brad Pitt e Angelina Jolie. Già al progetto salta fuori un buco di 200 milioni. L’inventore del bidone si chiama Mario La Via, che si definisce “finanziere internazionale”. L’inaugurazione del cantiere fu benedetta dal cardinale Tarcisio Bertone. D’altro canto, la Banca Etruria è da lustri teatro dello scontro e anche degli incontri d’interessi tra finanza massonica e finanza cattolica. Quasi tutte storie che vengono dalla notte dei tempi.
La Banca dell’oro, come era chiamata per il ruolo nel mercato dei lingotti, nasce nel 1882 in via della Fiorandola come Banca Mutua Popolare Aretina. Ma è cent’anni dopo, nel 1982, che comincia l’espansione con l’acquisto della Popolare Cagli, della Popolare di Gualdo Tadino e della Popolare dell’Alto Lazio, feudo di Giulio Andreotti che era sull’orlo del default. E comincia il trentennio del padre-padrone Elio Faralli, classe 1922, massone, che rinunciò alla presidenza con una buonuscita di 1,3 milioni e un assegno annuale di 120 mila euro perché a 87 anni non facesse concorrenza alla sua ex banca. Scomparso nel 2013 e sostituito dal cattolico Giuseppe Fornasari, ex deputato democristiano, Faralli sponsorizzò tutte le prime venti operazioni in sofferenza di cui abbiamo dato conto, salvo 20 milioni deliberati ancora per la nave di carta durante la presidenza Fornasari. Risale poi al 2006 l’acquisto di Banca Federico Del Vecchio. Doveva essere la boutique bancaria che portava in Etruria i patrimoni delle ricche famiglie fiorentine, ma si è rivelata un buco senza fondo. Un giorno Faralli si rinchiuse da solo in una stanza col presidente della Del Vecchio e ne uscì con un contratto di acquisto per 113 milioni, contro una stima di 50, mentre mesi fa veniva offerta in vendita a 25 milioni.
“La Banca Etruria non si tocca,” andava proclamando il sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani, nipote del leader storico della Democrazia Cristiana Amintore e figlio del leader locale Ameglio, alla vigilia di lasciare l’incarico per trasferirsi nella poltrona di membro laico del Consiglio Superiore della Magistratura. Un sindaco aretino, chiunque egli fosse, era costretto a difendere “per contratto” l’icona bancaria cittadina, 186 sportelli e 1.800 dipendenti, con un modello fondato su un groviglio di interessi intrecciati tra loro. Lo stesso modello ad Arezzo, come nelle Marche, a Chieti e Ferrara, con banchieri improvvisati, politici locali, imprenditori, azionisti, grandi famiglie feudatarie, truffatori, a spese dei piccoli correntisti spinti ad acquistare prodotti a rischio per loro incomprensibili. Ma il mito della banca semplice, radicata sul territorio, per clienti semplici, dove tutti si fidano, si è infranto definitivamente un mercoledì del febbraio scorso.
Adesso, con il pellegrinaggio di ieri ad Arezzo di Matteo Salvini ed altri raccogliticci salvatori della patria, le polemiche tutt’altro che ingiustificate sulla Banca d’Italia, che era finora un tabernacolo inviolabile, si spostano dritte dritte sul governo Renzi. Il capo della Vigilanza Carmelo Barbagallo evoca i 238 miliardi di aiuti alle banche messi dalla Germania, che poi ha promosso i vincoli per impedire interventi analoghi agli altri paesi, contro il nostro miliardo. E lamenta gli inadeguati poteri d’intervento e sanzionatori. Ma non spiega perché il commissariamento non fu fatto dopo la terribile ispezione del 2010 o dopo quelle altrettanto tragiche del 2013 e 2014. Quanto al governo, ci ha messo non più di venti minuti per approvare il Salva-banche. Ma, attenzione. Così com’è, c’è chi teme che rischi di provocare altri monumentali guai.
a.statera@repubblica.it

macbeth mauro b
La Banca Etruria venne commissariata nel febbraio 2015 per un buco di 3 miliardi, mentre poco prima, nel gennaio 2015, il governo Renzi, tramite decreto, aveva trasformato le banche popolari (tra cui la Etruria) con almeno 8 miliardi in attivo in SpA.
Quindi la Banca Etruria a gennaio viene promossa perché in attivo di almeno 8 miliardi ed a febbraio commissariata perché in passivo di 3 miliardi.
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Viviana
Il dramma è che non esiste alcun governo in grado di opporre una cooperazione efficace contro la Germania. In questa Unione bancaria vince di nuovo la Merkel che vuole vantaggi solo per la sé mentre i paesi più deboli vedranno fallire tutte le loro banche, una dopo l’altra. Ancora una volta Renzi, il cagnolino della Merkel, ha ubbidito senza fiatare, ché lo hanno messo lì per questo, come un burattino sotto comando. Con questa Unione Bancaria che condannerà a morte 90 banche italiane andiamo verso la sciagura. Ci sarà un effetto domino spaventoso. La legge di Renzi riversando sui correntisti le sofferenze delle banche sciagurate amplificherà i danni senza fine. Non a caso Draghi ha già avvertito che “con l’esame della BCE le banche deboli dovranno chiudere”. Quando sarà che i cittadini cominceranno a capire che i loro risparmi sono a rischio e cominceranno a toglierli della banche con un effetto Argentina?
Quante ne abbiamo noi di banche a rischio, lasciate libere di fare ogni porcata da tutti i governi e dalle coperture sporche di Bankitalia e Consob?
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Arturo
La commissione d’inchiesta e l’arbitrato sono prese in giro. Deve funzionare il controllo preventivo e repressivo. La Consob è presieduta da un esponente di un partito che è la quintessenza del conflitto d’interessi. La Banca d’Italia è di proprietà delle banche che deve controllare. Il controllato controlla il controllore. Per punire le truffe e le frodi non solo in questo settore deve funzionare la giustizia. La pena deve essere effettiva e il processo si deve svolgere in un tempo ragionevole. Raddoppiano le sanzioni e i termini di prescrizione solo per l’omicidio colposo stradale (l’omicidio colposo sul lavoro e la colpa medica non sono meno gravi). Le truffe e le frodi sono dolose e sotto il profilo soggettivo il dolo è più grave della colpa. Per ovvi motivi non vogliono rendere efficiente la giustizia.

BASTA OFFENDERE I RISPARMIATORI!
VIVIANA VIVARELLI

Io ne ho piene le tasche di questi che vengono a insultare i risparmiatori difendendo con enorme faccia tosta truffatori,delinquenti e strozzini. Dopo il danno la beffa. E basta! La penso come Vauro: “Queste banche sono fallite non perché hanno fatto credito alla piccola e media impresa, agli artigiani o alle famiglie, ma perché hanno favorito oltre misura gli amici e gli amici degli amici e in particolare i politici, con una conduzione ‘familista’: il babbo della Boschi,il babbo di Renzi.. in un grande magna magna. E perché allora non si fa una bella leggina (come in Germania) e si dividono le banche di risparmio da quelle di investimento, e le prime si tutelano col divieto di investire in derivati e titoli a rischio, e nelle secondo ci va chi vuole speculare e fa quello che gli pare,investe,si arricchisce o fallisce e si ammazza,cavoli suoi? Ma il Governo il risparmio lo deve proteggere (e non fare come la Bce o il solito Renzi in coda che nemmeno in questo finanziaria le banche le depenalizza, e scarica i danni sui risparmiatori). I famigerati ‘compagni di merenda’ del mostro di Firenze erano cruenti ma questi non sono da meno perché marciano sulla pelle della gente. E dobbiamo continuare così??
Il povero piddino Andrea Romano a Lasette tenta la difesa impossibile di Renzi e ritira fuori la commissione d’inchiesta. Ma ci vuole prendere per il sellino?! Ma quando mai una commissione d’inchiesta parlamentare ha schiodato un chiodo? Ma davvero vogliamo dare proprio agli stessi complici delle banche il potere di processare le banche? E quando mai i compagni di merenda si sono fatti le scarpe tra loro? Facciano, invece, qualche, solida e giusta legge che separi e protegga i risparmi delle famiglie e dei pensionati da chi vuole solo speculare!! E vieti agli enti locali di mettere i soldi delle tasse e dei cittadini in derivati e titoli tossici!!! Se lo ha fatto la Germania, potremo ben farlo anche noi! Renzi almeno nella legge di stabilità poteva ben metterci qualche protezione al risparmio invece che il solito aiuto alle banche truffaldine e assassine che da quando la crisi è stata voluta hanno sugato ben 2000 miliardi di euro di soldi pubblici!! Ma quanto bene comune si poteva conseguire con una somma simile che invece ha alimentato solo corrotti e paradisi fiscali???

DECRETO SALVA BANCHE
Giorgio Meletti

Salva banche, così Consob e Bankitalia hanno tolto il semaforo all’incrocio più pericoloso per i risparmiatori. Una gigantesca presa in giro in vista della quale il governo si sta ricompattando con i due litiganti Consob e Bankitalia. Infatti non c’è bisogno di alcuna commissione d’inchiesta sulle responsabilità: è già tutto scritto, basta leggere. Ma nessuno vuole pagare dazio. Dunque l’obiettivo comune è minimizzare – anche sparando balle – il disastro del cosiddetto salvataggio delle 4 banche dell’Italia centrale che hanno bruciato 2,6 miliardi di euro.
Le due autorità di vigilanza si sono rinfacciate i mancati controlli. Ha cominciato il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, che ha scansato ogni colpa per il falò di 788 milioni di obbligazioni subordinate: “Ricordo che a vigilare sulla sollecitazione al risparmio è preposta un’altra autorità”. Il presidente della Consob Giuseppe Vegas se l’è presa: “Dire che non abbiamo vigilato è non solo una falsità ma anche un’offesa”. Ieri sera a Porta a Porta Matteo Renzi ha sancito l’armistizio a modo suo: “Vedo un attacco al governo per dare la colpa al governo, ma non rispondo dicendo che la colpa è di altri per etica della responsabilità”. Insomma, non ha detto che la colpa è di Consob e Bankitalia solo perché è un signore.
Più prudente Padoan: “le istituzioni sono solide e forti, il governo ha piena fiducia in Banca d’Italia e in Consob”. Ma ha anche preparato il terreno a una nuova truffa, quella dei “casi singoli”, come se la liquefazione di miliardi di euro fosse attribuibile a qualche sportellista idiota: “Ci sono state responsabilità individuali che andranno verificate caso per caso”. Rossi di Bankitalia aveva già brevettato il concetto spiegando che Bankitalia “dovrebbe avere un ispettore in ogni filiale per scoprire quelli che vogliono comportarsi in modo fraudolento”. Come se nelle singole filiali ci fossero impiegati pazzi vogliosi, chissà perché, di affibbiare obbligazioni subordinate (rischiosissime e poco redditizie) ai clienti.
Sullo sfondo c’è il decreto sui risarcimenti. Il governo vuole cavarsela con 100 milioni. Hanno inventato la dimensione spirituale dell’aiuto “umanitario” (copyright Padoan), riservato ai più poveri – come truffare un ricco – con l’onere per il malcapitato di dimostrare il raggiro. La rissa è sulla composizione dei collegi arbitrali che dovranno decidere se ci sono colpe della banca emittente e delle due vigilanze, o se il fesso se l’è cercata. Vegas vuole la Consob dentro i collegi, e lo ha strillato al Corriere della Sera due giorni fa, quando Renzi lo aveva tagliato fuori. Ma come tutti anche Vegas vuole essere giudice di se stesso. La notizia sulle speculazioni del suo amico Carlo De Benedetti sui titoli delle Popolari quotate – pubblicata dal Giornale – ha fatto capire a Renzi la potenza di fuoco della Consob, che infatti è subito rientrata nei collegi arbitrali.
In realtà non c’è da fare nessuna analisi “caso per caso”. Il caso è uno solo, enorme. C’è stata una decisione “di sistema” a partire dal 2009, quando le banche, travolte dalla crisi finanziaria mondiale, avevano bisogno di nuovo capitale. Gli investitori istituzionali (e consapevoli) erano in fuga, bisognava andare a prendere i soldi ai risparmiatori. In questi anni sono state piazzate obbligazioni subordinate per 35 miliardi. Il mandante dell’operazione è stata l’Abi, l’associazione delle banche italiane. L’esecutore materiale la Banca d’Italia, che scriveva compite letterine alle banche in difficoltà ordinando di “dotarsi di nuovo capitale” per patrimonializzarsi. La Consob ha fatto da palo, allentando regole e controlli sulle obbligazioni subordinate.
Chi comprava un bond subordinato emesso da Banca Etruria a ottobre 2013 aveva il 62,7% di probabilità di perdere metà del capitale
La prima mossa l’ha fatta nel 2009 l’allora presidente della Consob Lamberto Cardia, eliminando l’obbligo dei cosiddetti scenari probabilistici per le subordinate. Al Tg La7 il giornalista Marco Fratini ha efficacemente spiegato per il largo pubblico che “è come togliere il semaforo da un incrocio pericoloso”. Lo scenario probabilistico serve a calcolare le probabilità di guadagnare o perdere su un titolo. Esempio: alla subordinata emessa da Banca Etruria a ottobre 2013 mancava questa informazione essenziale, il risparmiatore aveva il 62,7 per cento di probabilità di perdere la metà del capitale. Per alcuni anni, anche in mancanza dell’obbligo, la Consob ha continuato ad accompagnare le obbligazioni con previsioni statistiche. Per esempio nel 2010 la Popolare di Vicenza ha emesso una subordinata a tasso fisso (4,60 per cento, poco più di un Btp): lo scenario probabilistico attribuiva il 24 per cento di probabilità all’ipotesi di perderci soldi o guadagnare meno che con un titolo di Stato. Nel 2011 Vegas ha eliminato del tutto gli scenari probabilistici, consentendo agli istituti di continuare la rapina dei clienti.
Le banche avevano disperatamente bisogno di eliminare quel semaforo: dovevano attraversare gli incroci a tutta velocità, inseguite dalla crisi. Il 29 ottobre del 2008, due settimane dopo il fallimento della Lehman Brothers, Cardia lo disse. Visto che gli investitori professionali erano in fuga, la crisi, disse, “potrebbe orientare le banche a collocare obbligazioni subordinate e prodotti ibridi poco adatti, per profili di rischiosità e complessità, a investitori al dettaglio”. Le banche infatti si sono scatenate, vendendo ai propri clienti proprie obbligazioni, in un conflitto d’interesse che lo stesso Cardia denunciava nei convegni, salvo poi non fare niente. La Consob guardava. Bankitalia gongolava. È tutto scritto anche questo. Nel 2010 uno studio della Consob ha rivelato che, già nel biennio 2007-2009, le banche avevano piazzato obbligazioni subordinate per 20 miliardi alla clientela retail e per soli 4 miliardi agli istituzionali. Solo il 9 per cento di quei titoli erano liquidi, cioè vendibili. Consob e Bankitalia sapevano e lasciavano fare.
Adesso dicono che, “in tempi non sospetti” (in realtà sei mesi fa), il governatore Ignazio Visco ha chiesto di vietare la vendita delle subordinate ai “semplici risparmiatori”. Ma nel 2011, quando ancora le banche dovevano fronteggiare la fuga degli investitori stranieri dalle loro obbligazioni, l’allora governatore Mario Draghi si compiaceva della loro capacità di spolpare i clienti: “Nel confronto con gli intermediari di altri Paesi più dipendenti dalla raccolta all’ingrosso, il nostro sistema bancario beneficia di un’ampia provvista al dettaglio, che è poco sensibile alla volatilità dei mercati”. Si noti che “sensibile alla volatilità” significa sensibile al prezzo. Banca Etruria ha collocato obbligazioni subordinate con cedola al 5 per cento quando ragionevolmente il rischio che quel titolo conteneva doveva essere remunerato con il 10-12 per cento. I vigilantes di Consob e Bankitalia lo sapevano benissimo. Ecco cosa dice Visco il 31 maggio 2012: “Alla fine dell’anno cessavano quasi del tutto le emissioni di obbligazioni bancarie sui mercati internazionali. Le tensioni si riflettevano sul costo della provvista e sulla disponibilità di credito”.
Gli investitori avveduti chiedevano cedole alte, e l’unica soluzione per salvare le banche malmesse era di indurle a rapinare i clienti vendendo obbligazioni rischiose, ma a tasso infimo. Altro che “esame delle posizioni individuali”, come dice Padoan: chiunque abbia comprato quei titoli a quei prezzi ha dimostrato di essere uno sprovveduto a cui la banca ha piazzato le subordinate solo perché sprovveduto o ingannato, anche se miliardario. Finirà che dovranno risarcire tutti. Per questo Renzi è così nervoso.
da Il Fatto Quotidiano del 16 dicembre 2015
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