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dicembre 12, 2015

MASADA n° 1712 12-12-2015 LA MODELLA DEL BOTTICELLI

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MASADA n° 1712 12-12-2015 LA MODELLA DEL BOTTICELLI

Presentazione di Paola Giovetti del suo libro “La modella del Botticelli” alla libreria Ibis di Bologna.

Si parla qui di una fanciulla bellissima e piena di grazia, morta giovanissima, che venne considerata un prodigio di bellezza da molti artisti del Rinascimento, Piero di Cosimo, Ghirlandaio e soprattutto Botticelli, e fu cantata da poeti rinascimentali ma anche dell’era moderna.
L’amore che per lei ebbe a Firenze Giuliano dei Medici e la sua fama che fu grande anche a livello popolare si svolse all’interno di dieci brevi anni, ma la memoria di lei resta eterna nel tempo.
SIMONETTA CATTANEO VESPUCCI, sposa di Marco Vespucci, fu una nobildonna del Rinascimento, amata da Giuliano de’ Medici, fratello minore di Lorenzo il Magnifico e ammirata da lui stesso.

Nacque a Genova il 28 gennaio 1453 e morì a Firenze il 26 aprile 1476, per problemi polmonari, a soli 23 anni. E’ seppellita nella Chiesa di Ognissanti a Firenze.
Appare come personaggio storico nelle Vite del Vasari e negli scritti di Machiavelli.
Colta e gentile, fu considerata dai contemporanei come la più bella donna del tempo, Sandro Botticelli la prese come modella per la Nascita di Venere e per numerosi altri dipinti. Fu musa ispiratrice anche per numerosi altri artisti, tra i quali si distinse Piero di Cosimo, che dipinse il Ritratto di Simonetta Vespucci, come Cleopatra con un’aspide al collo.

Simonetta aveva abitato a Porto Venere nella villa a mare della famiglia poi a Piombino dalla sorella maggiore che era andata sposa al duca di Piombino. Viveva a corte, dove andava spesso Vespucci, ambasciatore della famiglia Medici.
Nell’aprile del 1469, a soli 16 anni, andò sposa a Marco Vespucci, anche lui giovanissimo, cugino lontano di Amerigo Vespucci, nella chiesa gentilizia di San Torpete, assistita dal Doge e da tutta l’aristocrazia genovese.
Lo aveva conosciuto a Porto Venere dove la famiglia era andata in esilio e il padre di Marco era stato ospite della sua famiglia durante i viaggi di affari. Marco si era innamorato di Simonetta appena l’aveva vista e lei era anche un buon partito perché portava in dote alcune miniere. La coppia si stabilì a Firenze proprio nel 1469, l’anno in cui Lorenzo dei Medici, Lorenzo il Magnifico, diventava Signore della repubblica fiorentina. I due fratelli, Lorenzo e Giuliano accolsero la coppia nel loro palazzo in Via Larga e in loro onore organizzarono una sontuosa festa nella loro villa di Careggi. La corte medicea era centro di feste e ricevimenti e Simonetta il marito vi parteciparono, nell’ammirazione dei due Medici per Simonetta di cui si innamorò subito Giuliano de’ Medici, che aveva la sua stessa età e era considerato uomo di grande bellezza e estimatore di donne, era, come scrive il Vergani, “nelle cose veneree meravigliosamente involto”.
Nel 1469, quando Simonetta e il suo sposo arrivano a Firenze, Lorenzo de Medici diventava, insieme al fratello minore Giuliano, signore de facto di Firenze dopo la morte del padre Piero. Lorenzo aveva 20 anni, il fratello Giuliano ne aveva due di meno, cioè 18, la stessa età di Simonetta. Come la vide, se ne innamorò perdutamente e anche il giovane. Anche Lorenzo non fu insensibile alla sua bellezza.

Giuliano de’ Medici, del Verrocchio

Lorenzo de’ Medici dipinto da Agnolo Bronzino (Uffizi)

Intelligentissimo e abile, il giovane Lorenzo doveva il suo potere non solo alla ricchezza della sua famiglia di banchieri ma alle sue enormi capacità. Divenuto negli anni ’80 l’ago della bilancia della politica italiana, trattato come un sovrano dai monarchi stranieri, Lorenzo legò il suo nome al periodo di massimo splendore del Rinascimento fiorentino, circondandosi di intellettuali del calibro del Poliziano, del Ficino, di Pico della Mirandola e di artisti quali Botticelli e il giovane Michelangelo. Alla sua prematura scomparsa nel 1492, a soli 43 anni, a causa di una uricemia ereditaria che era degenerata in un infezione, che provocò una cancrena alla gamba, Firenze si ribellò all’inetto figlio Piero per consegnare il potere nelle mani del frate Girolamo Savonarola. Come conseguenza, la rivalità dei signori italiani non più frenati dalla diplomazia di Lorenzo permise a Carlo VIII di Francia di scendere in Italia e di dare inizio alle guerre franco-spagnole del XVI secolo.

Nel 1469 Firenze era una piccola città di soli 80.000 abitanti, dove tutti si conoscevano. La fama della straordinaria bellezza di Simonetta coinvolse tutti in una ammirazione generale e non poteva non ispirare i maggiori artisti del tempo. Nella storia dell’arte troviamo spesso modelle che fanno parlare di sé, Caravaggio che per una sua Madonna prese una donna affogata, la modella di Modigliani che fu così sconvolta dalla sua morte da uccidersi. Ma erano solo modelle. Simonetta fu molto di più, Venne considerata la modella “ineffabile”, colei che riassume nella sua immagine tutto lo spirito di un tempo e quel tempo fu uno tempi più straordinari di tutta la storia della cultura occidentale: il Rinascimento.
Nel Rinascimento Simonetta fu una leggenda, un simbolo di bellezza e di grazia.

Ma fu Botticelli il pittore che più fu incantato dalla sua grazia, al punto di prenderla come modello fondamentale per la sue Madonne e Veneri e Grazie e da ripetere il suo viso e la sua immagine in tutti i suoi dipinti. Botticelli era rimasto incantato dalla sua grazia un po’ malinconica e sognante, dal suo corpo snello e la capigliatura ramata, e la pose in tutte le sue pitture come un modello costante di bellezza e di grazia.
C’è un quadro del Ghirlandaio nella cappella Vespucci, ‘La vergine della Misericordia’, dove è rappresentata tutta la famiglia Vespucci.

Non sappiamo se Simonetta posò realmente per Botticelli, ma certo lui la vide spesso, giornalmente, perché aveva bottega accanto alla sua dimora.
Simonetta non ispirò solo pittori ma anche poeti e letterati come il Poliziano o il Pulci e ispirò sonetti allo stesso Lorenzo il Magnifico che era anche poeta e non solo ad artisti del suo tempo ma anche a poeti moderni come D’Annunzio e Carducci.

L’adorazione dei Magi’ è un’apoteosi della famiglia Medici.

Botticelli. Uffizi

Vi si vede il fondatore del potere dei Medici, Cosimo il Vecchio, che sta proprio davanti alla Madonna e incarna uno dei Magi, figure verso le quali la famiglia Medici aveva una particolare devozione. Quello col mantello rosso è Piero il Gottoso, che proprio per la gotta non fu preso come erede da Cosimo che gli preferì il nipote Lorenzo. Lo stesso Botticelli raffigura se stesso col mantello giallo.

La fama della giovane Simonetta fu tanto grande che Giuliano intitolò proprio a lei la grande Giostra annuale del 1475 che si teneva in Santa Croce e che si distinse dalle precedenti per la ricchezza profusa negli apparati, nei gioielli, nelle stoffe, nelle armature. Parteciparono all’evento numerosi ospiti provenienti da varie parti d’Italia. Vincitore del gioco equestre fu Giuliano di Piero, fratello del Magnifico, che portò un’armatura d’argento, con elmo disegnato da Andrea Verrocchio. La Giostra si tenne proprio il 28 febbraio, giorno del compleanno di Simonetta, fu fatta in suo onore e fu lei che dette al vincitore l’elmo bellissimo del Verrocchio che ne era il premio. Il motto scelto fu “Les temps reviennent”, i tempi ritornano, per indicare gli studi fiorentini che riportavano dall’oblio lo splendore dell’Atene classica con L’Umanesimo, e col Rinascimento producevano l’alba di una nuova cultura che si collegava a quella antica.
La fanciulla era ricordata dallo stendardo, dipinto su fondo azzurro probabilmente da Sandro Botticelli, raffigurata in veste di casta Pallade coperta da una corazza e con armi all’antica. In piedi su un prato colmo di fiori Pallade, con in mano una lancia da giostra e uno scudo con Medusa, volgeva lo sguardo in alto verso il sole. Vicino alla dea c’era Cupido sconfitto, avvinto alle mani e alle gambe da legacci dorati al ramo di un ulivo accanto a frecce e turcasso a terra spezzati. Al medesimo ramo era appeso un cartiglio con inscritto a caratteri d’oro un motto in francese antico: ‘La sans par’, ‘La senza pari’.
Pallade/Simonetta appariva così come l’allegoria di una incomparabile virtù, unica degna di aspirare alla gloria e al suo eterno rinnovarsi.

In pratica entrambi i fratelli Medici ammiravano Simonetta, Giuliano poi ne era proprio innamorato, Nessuno a Firenze si stupiva di questo innamoramento né le cronache dicono cosa ne pensasse il marito.
La Giostra di Giuliano restò famosa, fu cantata dal Poliziano, che raffigurò l’amore di Simonetta e Giuliano in una delle sue Stanze. Giuliano divenne Iulio, bellissimo cacciatore colto ed elegante che non tiene in nessun conto l’amore finché non incontra e insegue una magnifica cerva bianca che poi si trasforma in Simonetta. Lei era nata a Porto Venere “in grembo a Venere” e Venere vuole che lui faccia qualcosa di grandioso per meritarla.
Le Stanze sono un’opera deliziosa che rimase incompiuta proprio per la morte prematura di Simonetta.

Botticelli si chiamava in realtà Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, era figlio di un conciatore che viveva vicino all’Arno. Fu avviato alla pittura dal fratello maggiore Giovanni che era piccolo e basso e sembrava una botticella, per cui lui venne soprannominato Sandro del Botticella o Botticelli. Andò a bottega dal Lippi in casa Vespucci accanto al palazzo dove viveva la bella Simonetta.
Lei posò solo per questo ritratto, in cui portava un prezioso gioiello di casa Medici:

Il Vasari dice che in casa Medici i suoi ritratti erano due. Questo è custodito a Francoforte e la sua acconciatura colorata complessa con perle e nastri appare spesso nei dipinti del Botticelli, come l’abito bianco col bordo di pelliccia.

Ne ‘Il banchetto nuziale’ (episodio tratto dalla novella del Boccaccio su Nastagio degli Onesti) Simonetta appare a sinistra.

In ‘Pallade e il centauro’ abbiamo elementi classici mitologici. Le opere greche furono molto valorizzate e vennero tradotte dal Ficino. Qui abbiamo Minerva, dea della Sapienza, che tiene per i capello un centauro, simbolo della forza bruta, e lo doma.

In ‘Venere e Marte’ lei è seria e composta, serena e pacata, e rappresenta la pace e sorveglia il sonno del dio della guerra, che dorme in modo così pesante che non si accorge che i satiretti gli rubano le armi e uno si è addirittura infilato il suo elmo.

Uno dei quadri più belli e misteriosi dell’arte rinascimentale è “La primavera” di Botticelli, dipinto fatto per i Medici, prima conservato nella loro villa del Castello e ora agli Uffizi, una delle opere più straordinarie del Rinascimento.

Solo nel tappeto erboso ci sono 134 specie di piante e fiori diversi, degne di un grande botanico. Al centro del Giardino delle Esperidi c’è sempre lei, Simonetta-Venere, pacata, con sul capo il figlioletto Cupido che lancia una freccia contro una delle tre Grazie, quella più disadorna, secondo la visione neoplatonica dell’unità dell’Amore (Venere-Afrodite) con la triade, anzi “trinità delle Grazie” (Pico della Mirandola). Le tre Grazie sono le tre forme dell’Amore: Castitas (la più sobria e disadorna), Voluptas e Pulchritudo (la Bellezza).
La primavera, rappresentata con uno splendido abito fiorito, sparge a terra le infiorescenze che tiene in grembo. Dietro c’è Flora, dea della natura, con la ninfa Cloris insidiata dal vento Zefiro, che fa uscire fiori dalla sua bocca. La composizione fu forse suggerita da Lorenzo de’ Medici per rappresentare la pace, l’amore e la natura.

Altro quadro famosissimo “La nascita di Venere

Qui troviamo la più perfetta rappresentazione di Simonetta, nuda ma pudica, vestita solo del nastro dei suoi capelli, casta, con questa ancella stupenda che sta per coprirla con mantello rosato, E anche qui troviamo Zefiro. Dietro si intravedono le insenature di Porto Venere.

Poi citiamo le tante Madonne che si ispirano a lei:

Pala di Santa Barbara. Botticelli, Uffizi

Madonna del Magnificat. Uffizi.

Madonna della melagrana. Uffizi.

Un anno dopo la giostra, Simonetta muore il 26 aprile 1476 a soli 23 anni per una affezione polmonare. Il cordoglio in tutta Firenze è grande. Lorenzo aveva mandata a curarla il suo medico personale ma non ci fu nulla da fare.
Lorenzo era a Firenze per occuparsi della nuova università. Il Vespucci suocero lo tenne al corrente sulla malattia con un epistolario che abbiamo conservato. Il funerale fu sontuoso, con la bara aperta e grande concorso di folla. Scissero sonetti su di lei morta:
Come <aveva scritto il Petrarca: “Morte bella parea sul suo bel viso”.
I fratelli Medici scrissero su di lei dei versi stupendi. I primi 4 canti del Canzoniere di Lorenzo furono ispirati da Simonetta.
Era veramente ornata di bellezza e gentilezza umana
e continua con le lodi di lei: “O chiara stella che coi raggi tuoi….”
Giuliano ebbe una crisi di disperazione, confortato dal suocero di Simonetta e dal marito.
Un anno e mezzo dopo Giuliano incontrò Fioretta che sposò in modo ufficiale e il figlio che ebbe da lei diventerà poi papa col nome di Clemente VII, ma nacque un mese dopo la sua morte.
Marco, il marito di Simonetta, si risposò subito.
Restano a parlare della bellezza di questa creatura mirabile i celebri quadri di Sandro Botticelli la cui opera fu interamente ispirata da Simonetta anche dopo la sua morte. Botticelli lasciò scritto di essere sepolto ai suoi piedi; la tomba del pittore infatti si trova nella Chiesa di Ognissanti, patronata dalla famiglia Vespucci.

Ritratto postumo del Botticelli

Che cosa accadde dopo la morte di Simonetta?
Occorre ricordare che i componenti della famiglia Medici, da sempre al centro della politica fiorentina, hanno subito almeno una congiura per generazione: Cosimo de’ Medici fu esiliato per motivi politici per un anno, suo figlio Piero scampò per miracolo a un’imboscata tesagli da Luca Pitti sulla via per Careggi, Leone X avrebbe dovuto essere ucciso dal suo medico, istruito da un gruppo di cardinali a lui avversi, e Cosimo I rischiò di essere impallinato al passaggio del suo corteo davanti a Palazzo Pucci.

La “congiura dei Pazzi” fu quella che ebbe conseguenze più gravi.
Il papa aveva manifestato la sua ostilità ai Medici, esautorandoli dall’amministrazione delle finanze pontificie proprio in favore della famiglia dei Pazzi, ma inizialmente l’idea di una congiura contro i Medici non si manifestò, anzi le due famiglie fiorentine, sebbene rivali, si erano imparentate tra loro grazie al matrimonio tra Guglielmo de’ Pazzi con la sorella maggiore di Lorenzo, nel 1469. In seguito le tensioni tra le due famiglie crebbero.
Il 26 aprile 1478, giorno di Pasqua, Giuliano non era andato a messa e i Pazzi andarono a sollecitarlo, abbracciandolo per sentire se avesse la cotta, che non aveva perché mai avrebbe pensato di essere assalito proprio in chiesa e il giorno di Pasqua, anzi non aveva nemmeno il suo coltello da guerra che gli avrebbe sbattuto contro una gamba ferita. Quando arrivarono in chiesa, la messa era già iniziata. Al momento solenne dell’elevazione, mentre tutti erano inginocchiati, si scatenò il vero e proprio agguato: Giuliano cadde in un lago di sangue sotto i colpi degli aggressori, Lorenzo, ferito ad una spalla, fu spinto in sagrestia. Gli assassini uscirono sul sagrato inneggiando alla liberazione di Firenze dalla ‘dittatura’, convinti che il popolo li avrebbe applauditi. Invece la gente, che amava i Medici, attaccò proprio loro. Quando Jacopo de’ Pazzi si presentò in Piazza della Signoria con un gruppo di compagni a cavallo gridando “Libertà!”, invece di essere acclamato, venne assalito dalla folla in un incontenibile movimento popolare che dal Duomo a tutta la città si accanì contro i congiurati. Le truppe del papa e delle altre città che attendevano appostate attorno a Firenze, al suono delle campane sciolte si insospettirono e lo stesso Jacopo de’ Pazzi uscì dalla città portando la notizia del fallimento, per cui non fu sferrato nessun attacco. Per i Pazzi e per i loro alleati l’epilogo fu tragico: poche ore dopo l’agguato Francesco de’ Pazzi, rimasto ferito e rifugiatosi a casa sua, e l’arcivescovo di Pisa Francesco Salviati penzolavano impiccati dalle finestre del Palazzo della Signoria. Al grido di “Palle, palle!”, ispirato al blasone dei Medici, i Palleschi scatenarono in città una vera e propria caccia all’uomo, feroce e fulminea.
Pochi giorni dopo, anche Jacopo de’ Pazzi e Renato de’ Pazzi, che pure non era coinvolto nella congiura, venivano impiccati e i loro corpi furono gettati nell’Arno. Bernardo Bandini riuscì a fuggire dalla città, arrivando a rifugiarsi a Costantinopoli, ma venne scovato e consegnato a Firenze per essere giustiziato il 29 dicembre 1479. Il suo cadavere impiccato venne ritratto da Leonardo da Vinci.

Giovan Battista da Montesecco, sebbene non avesse preso parte all’agguato in Duomo, venne arrestato e, messo sotto tortura, rivelò i particolari della macchinazione, compreso il coinvolgimento del papa, che additò come il principale responsabile. Fu decapitato. I due preti assassini vennero catturati pochi giorni dopo e linciati dalla folla: ormai tumefatti e senza orecchie, giunsero al patibolo in Piazza della Signoria e vennero impiccati.
Lorenzo non fece niente per mitigare la furia popolare, così fu vendicato senza che le sue mani si macchiassero di colpe. I Pazzi furono tutti arrestati o esiliati e i loro beni confiscati. Alle condanne seguì la ‘damnatio memoriae’: si proibì che il loro nome comparisse sui documenti ufficiali e vennero cancellati dalla città tutti gli stemmi di famiglia, compresi quelli impressi su alcuni fiorini coniati dal loro banco, che furono riconiati.
Così fu ucciso, a soli 25 anni, Giuliano de’ Medici, due soli anni dopo la morte di Simonetta Vespucci.
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