Nuovo Masada

novembre 29, 2015

MASADA n° 1707 28-11-2015 FINCHE’ C’E’ GUERRA C’E’ BUSINESS

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MASADA n° 1707 28-11-2015 FINCHE’ C’E’ GUERRA C’E’ BUSINESS
Blog di Viviana Vivarelli

La Francia vende armi per 15 miliardi. Anno record per i traffici di armi francesi –Noi intanto mandiamo armi ai Curdi e finanziamo l’industria bellica -I 22 alleati anti-Isis-La doppiezza dei leader europei: sbraitano contro l’Isis ma ci fanno affari – Come un buon giornalismo funziona meglio dei servizi segreti – Intanto il Califfo se la ride – Renzi promette 50 euro ai diciottenni – Un miliardo per la sicurezza, un miliardo per la cultura – Ma finora le promesse di Renzi sono state fasulle – Dopo 3 anni ancora non sono stati eletti i tre giudici mancanti alla Consulta – Aiuti di Stato solo alle grandi imprese – Tre quarti dei fondi pubblici alle industrie delle armi – Renzi dà 3,6 miliardi a 4 banche, 2,7 miliardi alle industrie belliche, 2 miliardi al dissesto idrogeologico e 1,7 all’edilizia sanitaria, solo 7 milioni alla Pmi – Cosa sono le bad bank. Ennesima fregatura ai cittadini – Le proposte del M5S bocciate dal governo – Ulteriore crisi dell’euro zona: dobbiamo cacciare i parassiti della finanza.

Crozza – Renzi contro Isis: ‘Ne usciremo tutti sani e SELFIE’

Crozza-Renzi: ‘Trasformo l’Italia in una Repubblica Twittatoriale’

Parodiando Karl Kraus: ‘La politica è la malattia di cui pretende di essere la cura

DI BATTISTA
Anche Famiglia Cristiana (non proprio un giornale eversivo) chiede al Ministro della Difesa Pinotti se sia davvero legale vendere armi all’Arabia Saudita.
I sauditi sono sostenitori dei fondamentalisti e stanno bombardando da mesi i ribelli sciiti in Yemen con migliaia di vittime civili (di cui 830 tra bambini e donne).
Sono state trovate bombe di fabbricazione italiana in Yemen. La Pinotti dice che è tutto regolare e che l’Italia vende armi a norma di legge. Eppure l’Italia nel 1990 si è dotata di una buona legge, la 185, che vieta espressamente le esportazioni di tutti i materiali militari e loro componenti verso i Paesi in stato di conflitto armato. Vanno bloccate immediatamente le forniture di armi a tutti gli sceicchi! I sauditi stanno comprando mezza Europa ma l’interesse nazionale e la sicurezza degli italiani è più importante degli affari che si fanno con le armi.

I 22 ALLEATI ANTI-ISIS
Fabio Mini

In ordine sparso. Ognuno combatte per i propri interessi.
Il tour di solidarietà del presidente francese Hollande alla ricerca di una grande coalizione appare ormai come la reazione politica e per certi aspetti isterica d’un governo in crisi, messo alle strette da opposizione politica e gran parte della popolazione che vuole la guerra aperta al punto da minare la democrazia in Francia e in Europa e che non eliminerà certo il terrorismo in Medioriente, e neppure quello interno. Anzi, gli effetti di quest’ultimo sono sfruttati per destabilizzare l’Eliseo e cambiare gli attuali equilibri europei.
La guerra all’Isis è stata dichiarata più volte e le coalizioni che combattono lo Stato islamico esistono da oltre un anno, come evoluzione della coalizione anti-siriana voluta dagli Usa nel 2012. Ma proprio gli scarsi risultati ottenuti rivelano gli effetti della miopia tattica e della cecità strategica. Oggi, fanno parte della coalizione, a vario titolo e con diversi impieghi, 22 paesi occidentali e mediorientali: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna , Canada, Australia, Giordania e Marocco, effettuano attacchi aerei in Iraq e Siria e assistono, con forniture di armi, forze speciali e ‘consiglieri militari’ le forze regolari irachene e le formazioni più o meno chiare di ribelli al regime siriano e di contrasto alle bande dell’Isis. Belgio, Danimarca e Paesi Bassi effettuano operazioni solo in Iraq. Germania, Italia, Portogallo, Spagna e Repubblica Ceca forniscono un minimo supporto logistico e operativo non armato. Supporto quasi simbolico ai curdi anche da Albania e Bulgaria. Mentre Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Qatar e Turchia intervengono solo in Siria. La Russia che sostiene il regime siriano si è unita alla lotta armata contro l’Isis in seguito, intensificandola dopo l’abbattimento dell’aereo di linea nel Sinai. L’Iran non fa parte della coalizione ma, in quanto sciita, è quello che opera più efficacemente sul terreno con milizie ‘volontarie’. Russia e Iran sono in sintonia e dopo l’accordo sul nucleare anche gli Usa non hanno remore a tollerare gli interventi iraniani. Sul piano della cooperazione operativa, le nazioni occidentali e arabe dipendono dagli Stati Uniti che assegnano obiettivi e missioni. Ma ciascuna ha i propri paletti e priorità di carattere politico. La Francia finora ha combattuto contro il regime, gli americani tentano di salvaguardare gli interessi petroliferi delle compagnie presenti in Iraq e le prospettive di quelle siriane. Mentre Obama appare cauto nel sostegno ai ribelli, l’opposizione repubblicana continua a foraggiare i ribelli di tutte le specie. La Russia guarda ai propri interessi nel Mediterraneo con o senza la Siria e con o senza l’Isis, l’Iran tenta di salvaguardare il regime sciita-alawita, anche senza Assad. L’Iraq vuol riprendersi i pozzi passati all’Isis, ma non insiste troppo nella guerra. Il Kurdistan iracheno fornisce i peshmerga che combattono come possono l’Isis, ma ritiene si tratti d’un problema dei curdi siriani. La Turchia non ha alcun interesse a combattere l’Isis, dal quale si rifornisce di petrolio e dollari in cambio di armi. Il problema turco è quello dei curdi. Oggi è divenuto anche quello della Russia.

GIORNALISMO BATTE CIA
Loris Mazzetti

Alla fine se ne è accorto anche il ministro Alfano dell’utilità di una intelligence europea, che convogli tutte le segnalazioni dai paesi sui ricercati. Quelli che vorremmo taggare.
Quelli per cui vorremmo arrivare ad un riconoscimento facciale. Ma è lo stesso ministro Alfano che considerava gli articoli del Fatto (sui giubbotti antiproiettile carenti, sulla preparazione degli agenti di Roma per il Giubileo) come ansiogeni. Chissà cosa ne pensa il ministro, e anche il governo, del servizio di Report dove si parlava dei money transfer.
Dell’allarme lanciato da Bankitalia sui flussi sospetti partiti dalla Lombardia (la regione di Maroni e Salvini), che potrebbero nascondere operazioni di riciclaggio o di finanziamento ai terroristi.
Mentre noi stiamo a guardare, l’unica risposta che è arrivata dai paesi europei (in attesa che l’Ue si risvegli dal torpore) è quella dei bombardamenti alle postazioni dell’Isis. Dovremmo chiederci però quanto sono efficaci e quante vittime civili costano.
Chiediamo agli immigrati di fede islamica di dissociarsi dai terroristi, dimenticandoci che gli stessi possiedono la nostra ex compagnia di bandiera e anche interi quartieri a Milano.
Sarebbe bello che le banche dati si parlassero, che i dati, in formato elettronico viaggiassero dalle telecamere agli analisti dell’intelligence europea.
Ma qui siamo ancora alla carta d’identità su carta, alle mille anagrafiche che non parlano, all’uso del contante per rilanciare l’economia.
Gilioli ci parla delle borse che esultano assieme ai produttori di armi, assieme agli analisti militari’ che passano lunghi inverni rinchiusi nei loro siti per bambini tonti a giocare con immaginari carrarmatini, ma adesso hanno il loro nuovo quarto d’ora di celebrità con interviste e inviti ai talk show.
Stiamo andando in guerra che è proprio quello che Isis vuole. Senza una visione politica sul dopo. Armiamoci (e armiamoli) e partite.
I venti di guerra soffiano (vedi il caccia russo abbattuto) e dobbiamo dare una risposta alle paure della gente.

PS: mi chiedo se tra i nostri valori a cui non dobbiamo rinunciare c’è anche la libertà di stampa e il diritto ad essere informati. E anche la libertà di espressione. Perché vedendo quello che sta succedendo a Nuzzi e Fittipaldi in Vaticano, al vignettista Heidari in Iran, ai dissidenti in Arabia (dove Renzi ha pure parlato di terrorismo), non sembrerebbe proprio.

Da unoenessuno.blogspot.it

COME UN BUON GIORNALISMO FUNZIONA MEGLIO DEI SERVIZI SEGRETI
Da Report di MILENA GABANELLI

Loris Mazzetti

Un Report di Milena Gabanelli subito dopo le stragi di Parigi, ha anticipato tutti sul traffico d’armi. Renzi e Alfano hanno assicurato gli italiani che saranno vigili ma la propaganda non serve, per combattere l’Isis occorrono più fondi all’intelligence, alle forze di polizia e alla magistratura. Il governo non solo non investe, fa la guerra alle intercettazioni telefoniche che sono uno strumento fondamentale per le indagini. Sigfrido Ranucci è il giornalista che ha realizzato l’importante inchiesta dal titolo: ‘Finché c’è guerra c’è speranza’. Ranucci ci ha abituato a grandi reportage: dal traffico dei rifiuti alla mafia, dall’uranio impoverito al fosforo bianco usato durante i combattimenti a Fallujah in Iraq.
Per fortuna che c’è ancora chi la tv la sa fare con le immagini e non solo con le parole. Bisogna essere bravi investigatori, sapersi infiltrare per scovare la talpa, inseguire senza mai mollare la preda e farla parlare, leggere le carte delle indagini con sapienza. Ranucci ha raccontato la storia di una struttura clandestina esistente in Italia attrezzata per addestrare milizie in Somalia. L’inchiesta parte da un paesino, Seborga in provincia d’Imperia, per arrivare dentro i palazzi di Agusta Westland-Finmeccanica.Un trafficante svela come le armi giungono in Africa e nel Medio Oriente. Militari italiani, mercenari, che hanno organizzato nello Yemen campi di addestramento, ufficialmente per preparare guerriglieri arabi contro la pirateria, in realtà questi sono poi passati nelle file dell’Isis.

SIGFRIDO RANUCCI incontra a Londra George Smiley, nome di copertura di un importante trafficante di armi, italiano che vive tra Londra, Dubai e Malta. Ha condotto trattative riservate in Africa e Medio Oriente. Per questo è in contatto con
i servizi segreti di vari paesi. Dice: ‘Tutti i paesi occidentali fanno i conti con i rifugiati che scappano dalle guerre, ma nessuno si preoccupa di bloccare il traffico di armi verso Africa
C’è il mondo delle trattative per la vendita di aerei, navi, elicotteri, e avvengono tra aziende e stati. Le posso garantire però che non c‟è vendita senza il pagamento di tangenti. Poi c‟è il mondo sotterraneo. È il mercato che alimenta le guerriglie e
destabilizza i paesi: quello di kalashnikov, bombe e lanciarazzi. Chi traffica in armi fa anche compravendita di petrolio. È con il petrolio che si pagano armi, tangenti, commissioni. Poi ci sono tutte le armi dell’esercito di Saddam da riciclare, i grandi
venditori di armi in questi posti sono Cina e Sud Africa. Poi ci sono anche le nostre di armi. Guardi queste sono le foto satellitari dell’aeroporto Murtala a Lagos in Nigeria.
Vede questi container? Sa cosa ci sono dentro? Missili antinave costruiti in Italia. Sono là da decenni, abbandonati. Per venderli sono volate tangenti che in parte sono anche finite in tasche italiane. Chi arma l’Isis? Il Qatar. Conosciamo anche quali famiglie lo fanno. Poi molte armi sono arrivate anche attraverso la Turchia. Nel nostro ambiente si sa perfettamente che l’Isis è una creatura dell’occidente. Anch’io ho incontrato esponenti dell’Isis. È stato armato in funzione anti Iran per alimentare il conflitto storico tra i musulmani. Ma poi ci è scappato di mano. E ora per bilanciare abbiamo riabilitato l‟Iran. L‟Italia ha armato l’Isis a sua insaputa, armando la Siria di Assad e addestrando le sue milizie che poi sono passate all’Isis.Lo scorso febbraio, poi i militari sotto la guida dei nostri servizi hanno addestrato nello Yemen, un centinaio di combattenti arabi da utilizzare contro l’Isis. Finito l’addestramento, nel giro di 36 ore, i combattenti si sono dileguati e si sono arruolati nelle milizie dell’Isis.

LA FRANCIA VENDE ARMI PER 15 MILIARDI, batte il suo record

La ridente cittadina di Saint-Cloud si trova soltanto a dieci km dalla Cattedrale di Nôtre-Dame. In questo piccolo ricco borgo a ridosso della città di Parigi hanno vissuto principi, re di Francia e Napoleone ci fece persino il colpo di stato del 18 Brumaio. La cittadina è conosciuta anche per essere tradizionalmente schierata a destra. Non a caso qui vive la dinastia Le Pen che ha lasciato la sua impronta in tutto il tessuto urbano. A Saint-Cloud sorge anche la sede centrale di Dassault Aviation, fiore all’occhiello dell’industria bellica francese, che produce i caccia Mirage 2000 e i caccia Rafale che proprio in queste ore bombardano intensamente Raqqa in Siria ed altri obbiettivi legati all’attività di Daesh. Questi apparecchi vanno a ruba nel Medio Oriente in fiamme, soprattutto in quei paesi come Qatar, Arabia Saudita, Egitto, paesi in prima linea nella guerra globale provocata dal Daesh.
La Francia ferita dagli attentati, la Francia in guerra ma la Francia che batte record su record nell’esportazione di armi nel mondo. Inutile nascondersi dietro a un dito. Secondo le cifre pubblicate nel rapporto parlamentare sulle esportazioni di armi della Francia, nel 2014 Dassault Aviation ha totalizzato 8,21 miliardi di euro di guadagni, miglior risultato degli ultimi 20 anni, anche migliore dei risultati del 2009 (8,16 miliardi) e del 1998 (8,18 miliardi). Le cose nel 2015, dopo quindi gli attentati di Charlie Hebdo, sono migliorate a dismisura per l’industria degli armamenti francese.
Per Laurent Collet-Billon, delegato generale sugli armamenti presso la Commissione Difesa francese, l’anno 2015 sarà addirittura un anno record per le esportazioni di armi francesi. La sua analisi è sopraggiunta prima degli attacchi di Parigi e diversi specialisti sono concordi nell’affermare, non senza un certo imbarazzo, che con l’attentato e la nuova coalizione internazionale in chiave anti-Daesh gli affari della Francia nel settore degli armamenti andranno ancora più a gonfie vele. Del resto il Paese è da poco riuscito a firmare un contratto con l’Egitto per la vendita di 24 caccia Rafale con armamenti associati per una cifra complessiva di 5,2 miliardi di euro e di fregate multimissione (FREMM) che hanno totalizzato 1 miliardo di euro. Fine agosto 2015: la Francia ha già totalizzato 8,5 miliardi di euro di guadagni nel settore degli armamenti. In seguito, nel mese di ottobre, è arrivato il contratto firmato con il Qatar per altri 24 caccia, oggi non ancora in vigore, un contratto valutato a 6,3 miliardi di euro, di cui solo 2 miliardi per armamenti associati ai caccia.
Del resto, mentre la preparazione e la logistica degli attacchi al Bataclan erano oramai a buon punto, Jaber Al-Moubarak Al-Ahmad Al-Sabah, primo ministro del Kuwait, calcava le strade di Parigi per firmare un triplice contratto per esercito, aeronautica, marina: un totale di 2,5 miliardi di euro. Nel contratto c’è anche un’opzione per l’acquisizione di 24 elicotteri ad armamenti pesanti Caracal ed altri 6 che dovrebbero totalizzare 1 miliardo di euro di guadagni.

Questi elicotteri prodotti da Airbus Helicopters, filiale d’Airbus Group, concepiti per missioni di salvataggio durante i combattimenti e trasporto di truppe sulla lunga distanza, sono dotati di un sistema di blindaggio automatico, di autoprotezione e detenzione radar dei missili. L’esercito francese ne possiede solo 19 ma ne vende ben 24 al Qatar che ha deciso di acquistarli dopo l’attacco di Daesh ad una moschea sciita nella capitale, attacco che ha provocato 26 morti. All’Arabia Saudita invece la Francia ha venduto altri dispositivi militari per un totale di 600 milioni di euro di guadagni. Insomma le cifre parlano chiaro e sono state anche annunciate dal ministro delle difesa in persona, Jean-Yves Le Drian, ora sul fronte nella guerra contro Daesh, nel corso di un’intervista a Journal du Dimanche: la vendita di armi nel 2015 ha già totalizzato 15 miliardi di euro.
Ma perché queste esportazioni sono così importanti per la Francia? Uno studio d’impatto realizzato nel 2014 sulle esportazioni di armi ha evidenziato che, così, si è riusciti a ridurre il deficit di budget francese del 5-8% grazie alla creazione/preservazione di circa 27.000 impieghi nel settore armamenti. Dunque la vendita di armi è diventata una priorità politica nazionale. La Francia che afferma di non poter rispettare il plafond di bilancio a cause delle prossime spese militari legate all’imminente guerra tiene sicuramente anche in conto della probabile impennata nella vendita di armi francesi dopo il lancio della crociata contro Daesh. Ma la UE che chiude un occhio, anzi due, su questi obbiettivi ( forse comprensibilmente) l’avrà tenuto in conto ?

AIUTI DI STATO SOLO ALLE GRANDE AZIENDE BELLICHE

La legge di Stabilità parla di aiuti alle piccole e medie imprese. Ma dove? Il 73% (2,7 miliardi) finisce all’industria bellica. I 3/4 del budget vanno a Finmeccanica e ai costruttori di armamenti. In tutto 112 società con 50mila occupati, quando le Pmi contano 134mila ditte e 3,9 milioni di lavoratori. Per il 2016 il Ministero per lo Sviluppo Economico ha un budget totale di 4,3 miliardi, di cui 3,7 miliardi destinati alla competitività e allo sviluppo delle imprese: di questi, 2,7 vanno a Finmeccanica, Fincantieri, Iveco-OtoMelara e altre aziende dell’industria bellica. Anche se il comparto si compone di 112 aziende, 50mila occupati e 13,3 miliardi di fatturato, a fronte delle Pmi, che contano (al netto di quelle con meno di 10 dipendenti) 134 mila aziende con 3,9 milioni di occupati e 838 miliardi di fatturato
Cosa direbbero i cittadini italiani, gli imprenditori in difficoltà, i disoccupati, se scoprissero che ogni anno i 3/4 dei fondi pubblici destinati al rilancio economico del Paese sono spesi per costruire carri armati, aerei e navi da guerra destinati alle nostre forze armate? E che per i prossimi anni, sempre a favore della produzione di armamenti, sono stati decisi rifinanziamenti per 3,2 miliardi di euro, a fronte di meno di 2 miliardi destinati al dissesto idrogeologico e 1,7 miliardi all’edilizia sanitaria? Per quanto incredibile, così stanno le cose.
La legge di Stabilità 2016 segue uno schema che si ripete ormai da una decina d’anni, destina infatti 2,7 miliardi di euro al finanziamento di programmi d’armamento della Difesa, vale a dire il 73% dei complessivi 3,7 miliardi di stanziamenti del Ministero dello Sviluppo Economico a sostegno della competitività e dello sviluppo delle imprese. Il rimanente miliardo è destinato in gran parte al fondo incentivi per le imprese (772 milioni al Fondo di Garanzia per le Pmi, prezioso strumento di agevolazione dell’accesso al credito per le imprese).
L’enorme stanziamento per il comparto difesa rappresenta da solo i 2/3 dell’intero bilancio del Mise (4,3 miliardi) che sono il 99,7% degli stanziamenti per la politica industriale e le piccole e medie imprese, a cui vanno solo 7 milioni.
‘In questo momento più che mai le spese per la difesa nazionale rappresentano una priorità – dice Alberto Baban, presidente della Piccola Industria.
Lo squilibrio pro-Difesa non riguarda solo il bilancio del Ministero dello Sviluppo Economico, ma più in generale l’intera politica governativa di investimenti pubblici. Sono stati decisi nuovi stanziamenti per 3,2 miliardi sul settore della Difesa a fronte di meno di 2 miliardi destinati al dissesto idrogeologico e 1,7 miliardi all’edilizia sanitaria.

IL CALIFFO SE LA RIDE
Marco Travaglio

Dicono che c’è una formidabile coalizione anti-Isis. Ma un caccia della Russia, che ne fa parte, viola lo spazio aereo della Turchia, che ne fa parte, la quale a sua volta lo abbatte, costringendo i due piloti ad atterrare in territorio siriano dove – pare – vengono uccisi dalle milizie anti-Assad, sostenute a parole dall’Occidente ma bombardate en passant dalla Russia. Che annuncia vendetta contro la Turchia. Mirabile prova di compattezza della coalizione anti-Isis. Il Califfo, intanto, se la ride.
Dicono che la guerra all’Isis si vince bombardando lo Stato islamico dall’alto, ma i bombardamenti dall’alto gettano altra benzina sulla rabbia delle popolazioni facendo soprattutto vittime civili, come quello americano a Kunduz in Afghanistan, che ha centrato in pieno un ospedale di Medici senza frontiere, assassinando almeno 20 fra pazienti e personale medico. Il Califfo, intanto, se la ride.
Dicono che l’Isis si finanzia vendendo petrolio al mercato nero (anche alla Siria di Assad, che dicono essere un alleato irrinunciabile della coalizione contro l’Isis), ma mai che un caccia della coalizione anti-Isis bombardi un pozzo petrolifero dell’Isis, nemmeno per sbaglio. Il Califfo, intanto, se la ride.
Dicono che l’Arabia Saudita è impegnatissima con la coalizione a combattere l’Isis, ma l’Arabia Saudita finanzia da sempre il jihadismo–figlio della teologia wahabita nata in Arabia Saudita – e finora ha decapitato più persone di quante ne abbia decollate l’Isis, e come questa perseguita sciiti e atei, oltre a distruggere siti archeologici di grande valore culturale e religioso vicino a Mecca e Medina, e a bombardare da 7 mesi lo Yemen con le armi gentilmente fornite dall’Occidente. Il Califfo, intanto, se la ride.
Dicono che aveva ragione Oriana Fallaci e che chi dissentiva da lei le deve le scuse postume, ma la Fallaci dopo l’11 settembre suggerì all’Occidente di fare esattamente ciò che ha fatto: invadere l’Afghanistan e l’Iraq, col risultato che fino al 2001 i morti per terrorismo nel mondo erano ogni anno meno di 3 mila e nel 2014 erano triplicati a 32 mila, dieci volte i caduti nelle Torri gemelle (senza contare le decine di migliaia di vittime della guerra civile siriana, fonte Gti: Global terrorism index). Pochi comprendono che il jihadismo vuole eliminare la zona grigia, quella della stragrande maggioranza moderata o agnostica degli islamici, con una chiamata alle armi “o con noi o con l’Occidente”. Il Califfo, intanto, se la ride.
Dicono che è una guerra di religione perché l’Islam radicale ha dichiarato guerra alle religioni non islamiche d’Occidente, dunque tutti i musulmani devono prendere le distanze dall’Isis, anzi dal terrorismo, anzi dal radicalismo, anzi possibilmente dall’Islam per dimostrarsi veramente “moderati”. Ma il maggiore Stato islamico, l’Indonesia (200 mila musulmani) è del tutto estraneo al conflitto. La guerra riguarda solo l’Islam arabo (320 milioni di islamici su un miliardo e mezzo), e soprattutto vede schierata una parte di islamici arabi (jihadisti sunniti) contro tutti gli altri (sciiti, yazidi, sunniti non jihadisti ecc). Infatti le vittime del terrorismo islamista sono quasi tutte di religione islamica (24.517 su 32 mila) e gli attentati colpiscono prevalentemente paesi a maggioranza musulmana. Nel solo 2014 sono morte ammazzate 9929 persone in Iraq, 7512 in Nigeria, 4505 in Afghanistan, 1760 in Pakistan, 1698 in Siria, 654 nello Yemen, 429 in Libia. I paesi occidentali (Europa e America del Nord) sono buoni ultimi con il 2,6% delle vittime. Nel 2015 i morti islamici per mano dei terroristi islamisti sono 23 mila, contro i 148 europei (Parigi,Copenaghen e di nuovo Parigi), i 224 russi (sull’aereo in volo sul Sinai) e i 59 trucidati in Tunisia fra il museo del Bardo e la spiaggia di Sousse. Pochi capiscono che il terrorismo jihadista – da al Qaeda all’Isis – usa il pretesto della religione per perseguire strategie e obiettivi politici. Il Califfo, intanto, se la ride.
Dicono che le stragi di Parigi sono il punto di non ritorno, ma a Parigi sono morte molte meno persone che nel mercato di Beirut o sull’aereo russo nel Sinai, due attentati che non hanno destato la stessa reazione in Occidente. Delle vittime di Parigi conosciamo tutto, volti, storie, parenti, funerali, mentre delle 44 vittime di Beirut –anche lì bambini, studentesse, padri di famiglia – non sappiamo nulla: eppure sono morte ammazzate solo il giorno prima di quelle di Parigi, uccise da kamikaze armati nello stesso identico modo di quelli di Parigi.

INTANTO MANCANO SOLDI PER LA DIFESA INTERNA

Polizia: ‘Lavoriamo in condizioni disastrose’. Coisp denuncia: ‘Siamo sotto i livelli standard d’organico e mezzi, sia alla polizia di frontiera che nella Digos’. Abbiamo 45.000 uomini in meno, dice il COCER. Le divise ce le dobbiamo comperare. I proiettili sono scaduti. I giubbotti antiproiettili sono da rinnovare. Le auto sono ferme o senza benzina. ‘Possiamo contrastare in queste condizioni un terrorismo armato da petrodollaro infiniti?’
Ora Renzi promette un miliardo per la sicurezza e un miliardo per la cultura. Ma quante sono le promesse che ha fatto e che non ha mantenuto?

RENZI PROMETTE 500 EURO A CHI COMPIE 18 ANNI NEL 2016

Alessandro
Forse gli italiani, che spesso hanno la memoria corta, si stupefanno dei tweet, si nutrono di annunci e slogan di Renzi, abbagliati dagli 80 euro e si stanno disabituando a pensare.
A proposito degli 80 euro, portati nei talk show dai parlamentari Pd come il massimo regalo fatto agli italiani da Renzi, dimenticano di dire che quegli 80 euro usati da Renzi per pagarsi la campagna elettorale alle europee hanno fatto aumentare le tasse!
Infatti con gli 80 euro dati a maggio 2014 Renzi ha tagliato ai Comuni 6.9 miliardi di euro.
Per dare 80 euro alle neo mamme ha tagliato altri 4 miliardi di euro alle Regioni. Un totale di 11 miliardi di euro. I Comuni e le Regioni, per compensare i tagli, hanno aumentato le tasse e tagliato i servizi.
Gli italiani hanno pagato più tributi regionali e comunali e hanno avuto meno servizi pubblici essenziali: treni regionali, trasporti, ticket, servizi sanitari a pagamento, asili, mense scolastiche, servizi agli anziani, agli handicappati. Gli stessi percettori hanno restituito gli 80 euro… con gli interessi. Inoltre, il governo Renzi per compensare gli 11 miliardi di euro, con la manovra finanziaria di dicembre, ha aumentato le tasse di 11 miliardi, cioè un terzo della manovra finanziaria di oltre 30 miliardi.
Gli 80 euro gli italiani li hanno pagati tre volte: con i maggiori tributi comunali, con i maggiori tributi regionali, con i tagli sui servizi pubblici comunali e regionali… e con le tasse dello Stato!

Mezzo miliardo andrà alla Difesa, afferma Renzi, ‘con investimenti efficaci finalizzati a dare una risposta immediata alle esigenze strategiche, non a quelle quotidiane e organizzative. Siamo orgogliosi dei nostri militari non faremo mai mancare il nostro sostegno’. In particolare ’150 milioni di euro sulla cybersecurity e 50 milioni di euro per migliorare la strumentazione delle forze dell’ordine a fronte di chiarezza e riorganizzazione’. In più è prevista ‘l’estensione del bonus degli 80 euro’ per tutti i dipendenti delle forze dell’ordine, ‘a chi sta sulla strada’. ‘C’è troppa gente nei palazzi romani, bisogna aumentare la presenza in strada’ rileva il presidente del Consiglio. A fronte di nuovi fondi, sarà anche completata entro l’anno ‘la riorganizzazione con il passaggio da 5 a 4 delle forze dell’ordine’, con l’accorpamento della Forestale alla polizia.
Ma ‘la risposta dell’Italia non può essere solo securitaria’ secondo Renzi. Mezzo miliardo andrà ‘alle città metropolitane per un intervento sulle periferie di riabilitazione e, come direbbe Renzo Piano, rammendo. I progetti dovranno essere presentati entro il 31 dicembre e spesi nell’anno solare 2017″. Anche perché ‘qualcuno sta cercando di equiparare gli immigrati ai terroristi. Ma ci sono verità inoppugnabili, e chi vuole farci credere che il nemico venga solo da fuori, nascondendo che è cresciuto nelle nostre periferie, che basti chiudere le frontiere’ per respingerlo, ‘sa che sta dando vita a una mediocre illusione’. Una carta bonus da 500 euro, simile a quella già prevista per i professori, sarà prevista per ‘550mila italiani che compiono 18 anni e che potranno investire in attività culturali’. Altri ’150 milioni di euro’ serviranno a ‘donare a tutti i cittadini che lo vorranno la possibilità di dedicare il 2 per mille a un’associazione culturale. Ciò che è possibile per i partiti, sarà possibile anche per le realtà della cultura’. Cinquanta milioni, poi, saranno stanziati per il diritto allo studio: ‘Chi è meritevole non può essere bloccato da reddito’.

Quante di queste mirabolanti promesse andranno in porto? I precedenti mostrano che Renzi ha la promessa facile ma la mano corta

Frei
La bellezza ci salverà. Per ogni arma un canestro per le strade. Dobbiamo ricordarci che siamo l’Italia. Un grande investimento per i giovani e per il futuro del paese. Poetico, commovente, positivo, breve, da bacio Perugina. Solo che se scarti, niente cioccolato e nemmeno nocciola. Rimane solo la carta stagnola argentata, luccicante, non masticabile e indigeribile.
E anche domani Job Act, sotto occupazione, disoccupazione giovanile, taglio a salari, stipendi, diritti, riforma della costituzione, riforma Fornero, abolizione dell’art. 18, salvataggio delle banche, mancata lotta a evasione e corruzione, alleanze variabili con personaggi impossibili, Salva Italia, tour d’affari e tutto il corollario di bellezza e cultura che fanno grande ed unica – soprattutto davvero unica e speciale – l’Italia.

Cobra89
La cosa patetica poi è che i renziani, ormai senza più nessun senso del ridicolo, hanno anche il coraggio di dire che con queste elemosine pre elettorali ‘il governo dà’.
Rinnovo dei contratti ancora bloccato; tagli sugli esami sanitari; riduzione degli ammortizzatori sociali… poi ‘il governo dà’ perché spunta fuori il solito bonus una tantum poco prima delle elezioni solo per comprarsi i voti. Ridicoli!
Ma nel 2016 Renzi non aveva già annunciato di ridurre l’IRES?
Quindi siamo a 1 miliardo per la sicurezza, 1 miliardo per la cultura, la riduzione dell’IRES… Senza scordare quei 95 miliardi per il Sud annunciati entro il 2013.
Ovviamente senza sforare il pareggio di bilancio e rispettando le clausole di salvaguardia.
Quello che farnetica questo populista da 2 soldi (sempre senza niente di scritto) non sta matematicamente in piedi.
Dopo aver tagliato esami sanitari per prevenzione per ridurre gli sprechi; aver preso in giro i dipendenti del pubblico impiego con un rinnovo contrattuale barzelletta di 16 centesimi; aver tagliato sulla sicurezza in tutti gli anni precedenti.
Adesso che si avvicinano le amministrative tornano di moda le elemosine pre elettorali nella speranza di comprarsi i voti.
Una politica semplicemente squallida. Per altro tutti questi annunci sui più soldi qui più soldi là sono tutti senza coperture.
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Son Mi
Renzi continua con le sue bugie vergognose. Uno sciacallo che prima va a stringere accordi con l’Arabia Saudita che finanzia i terroristi e poi va al funerale della ragazza italiana uccisa. VERGOGNA!

E NOI DIAMO ARMI AI CURDI
Alessandro
Sembra che Renzi a parole faccia il moderato pacifista ma con i fatti il guerrafondaio.
Armi ai curdi, l’arsenale doveva essere distrutto. Non rispettato ordine dei giudici.
2000 tonnellate di materiale bellico. 133 container. Ecco il carico di armi che il governo Renzi si prepara a spedire alla resistenza curda, per cercare di fermare l’avanzata Isis nel nord dell’Iraq. Armi che lo stato italiano ha tenuto custodite nell’arsenale della Maddalena in Sardegna per 20 anni, dopo il sequestro del carico a un gruppo di trafficanti russi e ucraini. Arsenale che in teoria non doveva esistere più. Mantenuto in piena efficienza dalla Marina Militare italiana, nonostante un ordine di distruzione della magistratura del 2006, mai rispettato. La Nuova Sardegna raccontò dell’invio curato dalla Marina Militare e dai servizi di sicurezza italiani di una parte di quell’arsenale alla resistenza libica, in violazione dell’embargo stabilito dall’Onu, La procura di Tempio Pausania ipotizzò una violazione delle norme internazionali che vietavano di fornire armamenti alle fazioni in guerra. Sforzo inutile, l’indagine fu bloccata dal segreto di Stato.

Alessandro
Renzi predica bene, ma razzola male.
– Il 18 nov 2015 dall’aeroporto civile di Cagliari è partito un nuovo carico di morte. Migliaia di bombe caricate su un cargo per l’Arabia Saudita’ destinate alla sanguinosa guerra in Yemen, lungi dal fermarsi dopo le ultime polemiche, continua a ritmi sempre più serrati nel silenzio del governo Renzi.
– L’ultimo carico di ordigni fabbricati dalla RWM Italia S.p.a. di Domusnovas, nel Sulcis, era decollato sempre da Cagliari lo scorso 29 ottobre alla volta della base militare delle forze armate saudite a Taif. Nei mesi precedenti, ordigni inesplosi del tipo di quelli inviati dall’Italia, come le bombe MK84 e Blu109, erano stati ritrovati in diverse città dello Yemen colpite dalla coalizione saudita.
Il governo Renzi, nella manovra finanziaria 2015 per l’anno 2016, ha tagliato 416 milioni di euro alle forze dell’ordine.
Anche dalla manovra finanziaria 2014, per l’anno 2015, tagli per 6,1 miliardi alle amministrazioni dello Stato, tra cui la Polizia.
Renzi, prima toglie poi rimette meno di quanto toglie… sembrano gli aerei di Mussolini.
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Cobra89
Ultima notiziola consolante: riduzione IRES già rimandata al 2017 🙂
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Truciolo
Le promesse di Renzi non stanno in piedi, sta giocando a risiko con le casse pubbliche con la complicità di Padoan: sposta soldi a destra e manca manco fosse un giocoliere.. nel frattempo gradualmente i servizi si fermano ed aumenta il disagio…
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Nick09
Quante chiacchiere! La realtà purtroppo è diversa e molto molto triste:
1-ci sono in Italia oltre 10 milioni di poveri che si trovano in una situazione di grandissima difficoltà. (persone che rovistano nei cassonetti, che si rivolgono al banco alimentare, alle mense dei poveri, che dormono in ricoveri di fortuna, in automobile ecc.)
2-la disoccupazione supera ancora il 10% mentre quella giovanile si mantiene oltre il 40%.
3-l’imposizione fiscale, quella ovviamente dichiarata dalle Istituzioni, è pesantissima: oltre il 42-43%.
4-la Sanità è oggetto di pesanti tagli che ammontano, solo per il 2015, a 12 milioni di Euro che vuol dire: meno letti di ospedale, assistenza, cure, esami, medicine, ricoveri, ecc.
http://www.quotidianosanita.it…
Chi ne è colpita di più è purtroppo la classe meno abbiente, la più debole e indifesa che meriterebbe una maggiore sensibilità e attenzione come per esempio un intervento legislativo volto all’approvazione del Reddito minimo garantito, proposto dal Prof. Tito Boeri o del Reddito di cittadinanza, promosso dal M5S.

Peppino255
Manovra in deficit… deficit che pagheremo noi, ovviamente… Chissà come farà a rimpiazzare i circa sei milioni di proiettili calibro 90 DIFETTOSI che sono in dotazione alle forze di polizia e che sono più pericolosi per gli agenti che per i malviventi ? E per i corpetti anti-proiettile scaduti? E per le auto ferme da anni in attesa di essere riparate?… Proponiamo di dare alle forze dell’ordine le inutili auto blu dei parlamentari mafiosi… Che ne dite ?
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Giulietto Chiesa commenta l’abbattimento del caccia russo da parte della Turchia

LE GRANDISSIME BALLE DI RENZI

Nel settembre 2014 Renzi prometteva ’la buona scuola’, dicendo che alla scuola servivano grossi investimenti e DIVERSI cambiamenti. La Buona Scuola. Sembrava fosse il punto a cui Renzi teneva di più. “La scuola il principio di tutto, Non deve essere l’ultima ruota del carro”. E infatti… Dopo appena un mese si era rimangiato tutto. I 150.000 insegnanti da assumere diventavano 50.000. Gli sbandierati aumenti di stipendio si riducevano a 7 € al mese (Il contratto è bloccato da 7 anni!). La promessa di 500 € di ‘Bonus formazione’ per tutti i docenti, anche i neoassunti si è ridotta a bonus utilizzabili solo per spese specifiche. E i 200 milioni per il premio di merito andranno a pochi e solo per 10 euro. Insomma molto fumo e poco arrosto. Intanto i precari non sono pagati da settembre,
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A Genova Renzi aveva promesso un miliardo e mezzo per la messa in sicurezza del territorio. Non si è visto un centesimo.
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Pensioni, Renzi si rimangia promessa sulla flessibilità: ‘Non abbiamo trovato soluzione per metterla in legge Stabilità. I sindacati: ‘Errore gravissimo, si continuano a penalizzare i lavoratori over 62 e i giovani che vedono ancora bloccato il turn over nel mercato del lavoro’. Poi però Renzi regala 500 euro ai diciottenni!?
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Renzi non ha mantenuto la promessa di sulle coppie di fatto, il premier aveva assicurato che entro settembre ci sarebbe stato un disegno di legge. Ma anche qui niente.
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Lo Stato doveva pagare 57 miliardi ai propri creditori. Renzi ha promesso di farlo entro il 21 settembre 2014, ha pagato 32,5 miliardi, Delle risorse stanziate solo 9 miliardi sono state destinate dall’attuale governo, il resto è eredità dei governi Monti e Letta.
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Ha promesso che avrebbe ridotto le tasse ma il documento di economia e finanza ha detto che nel 2015 la pressione fiscale è stata più alta.
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Ha promesso che avrebbe messo nella legge di bilancio dei costi standard per la sanità per evitare lo scandalo di costi fortemente diversi tra regione e regione ma non l’ha fatto.
E’ tornato ai tagli lineari che penalizzano le regioni più virtuose.
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Nel novembre 2012 alla domanda se le grandi opere fossero prioritarie, aveva risposto di ‘NO, per 3 motivi. Uno perché le grandi opere creano meno occupazione che le piccole opere. Due perché è dimostrato che le piccole opere che riducono la congestione del traffico hanno il miglior rapporto benefici/costi. Tre perché il ritorno economico è nettamente migliore per le opere più piccole Poi ha fatto esattamente il contrario: ha varato ‘lo sblocca Italia’, un decreto legge che riguarda solo grandi opere pubbliche, tralasciando le piccole. Ha consentito di trivellare il Paese, per cui avremo più cemento e appalti assegnati in via diretta, poteri infiniti dei Commissari sulle bonifiche, rischio idrogeologico, oltre a ulteriori scandali legati ad infiltrazioni mafiose.
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Nel febbraio 2014 diceva: ‘In 5 anni il Pil ha perso 9 punti, la disoccupazione è raddoppiata al 12,6% e quella giovanile al 41,6%. Non sono numeri da crisi ma numeri da tracollo’. Prevedeva una crescita del Pil del 0,8. Subito sbugiardato dai dati Ocse per cui il Pil italiano scendeva dello 0,4%. Durante il suo mandato la disoccupazione in Italia è cresciuta arrivando a livelli storici, quella generale al 13,4% e quella giovanile al 43,9%.
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Renzi il ‘risparmiatore’ dichiarava che con l’abolizione delle province si risparmia! Peccato però che a conti fatti si è trattato solo di fuffa. Nessuna abolizione delle province è stata fatta, bensì un semplice riordino che addirittura ha creato ben 13 città metropolitane e quindi, anziché far risparmiare l’indennità delle 3000 persone a cui faceva riferimento ha esteso l’indennità a ben altri 26.000 nuovi Consiglieri comunali e ad altri 5.000 nuovi Assessori. Una vera abolizione delle province, invece, avrebbe portato un risparmio di 17 miliardi di euro per l’Italia. Invece ci ha solo rubato il diritto elettorale sui Presidenti di Province e le Province sono rimaste.
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I costi del Senato andavano ridotti. Nel gennaio 2014 dichiarava: ‘1 miliardo in meno all’anno’. Ma purtroppo, dopo il parere chiesto dal M5S alla ragioneria dello Stato, è venuto fuori che il risparmio totale della riforma di Renzi è di 49 milioni all’anno e non di 1 miliardo. Non solo. Secondo Renzi il Senato sarebbe il colpevole dei ritardi delle riforme. Ma così non è. La colpa è del governo. Una volta che le riforme vengono fatte, sono i governi a dover dare attuazione. Se monitoriamo i ritardi burocratici che frenano l’operatività delle misure approvate dai governi Monti, Letta e Renzi vediamo come mancano ben 511 decreti attuativi. Per cui altra falsità detta dal Premier. Intanto però Renzi con questo trucca ha rubato agli elettori il diritto di eleggere i senatori, con un’altra riduzione di democrazia.
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Lotta alle mafie e alla corruzione. Il 2 marzo 2014 scriveva a Saviano di una riforma organica per dare strumenti più incisivi alla lotta contro le mafie. Il 24 dicembre dell’anno scorso affermava: ‘sanzioni inasprite per chi evade’. Ma leggi non se ne sono viste. Anzi per i grandi evasori è arrivato il 24 dicembre il regalino che si può evadere senza colpa fino al 3% del fatturato. Per il falso in bilancio ha reintrodotto le stesse soglie di non punibilità volute da Berlusconi, consentendo di falsificare i bilanci e creare soldi in nero. Soldi che potranno essere riciclati, senza che ciò che sia reato, in acquisti per uso personale. Ha modificato in peggio le prescrizioni. Ha depotenziato il reato di scambio politico mafioso. Risultato: quelli che venivano prima condannati con la vecchia legge, ora con quella nuova sono assolti.
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Riforma della giustizia: l’obiettivo era quello di rendere i processi più rapidi e di ridurne il numero. Cosa ha fatto? Ha ridotto le ferie ai magistrati da 45 a 30 giorni. Ma siccome la legge è fatta amale, le ferie resteranno le stesse perché non ha abrogato la legge precedente.
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Legge elettorale: ‘Va condivisa’ diceva Renzi per il bene del Paese. E l’ha condivisa col condannato Berlusconi, che ha peggiorato addirittura l’incostituzionale Porcellum lasciando tutti i motivi di incostituzionalità. “Nonostante i gufi, la approveremo entro settembre”. Ma la riforma è ancora in attesa. L’Italicum è incostituzionale come il Porcellum. Consentirà ai Partiti di ‘nominare’ quasi tutti i parlamentari, viola il diritto elettorale delle preferenze, prevede un premio di maggioranza abnorme che rischia di deformare gli equilibri istituzionali della nostra repubblica, con poteri accentrati in un unico soggetto, il Presidente del Consiglio. Un vero e proprio disegno da parte di Renzi per garantirsi un lungo futuro politico.
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80 euro: è l’unica promessa che Renzi ha mantenuto, studiata mediaticamente per ottenere consensi alle ultime elezioni europee. Ma gli 80 euro dovevano andare anche ai pensionati, alle partite iva ed agli incapienti. Mai successo. Anzi è arrivata la beffa. Resta intatto il divario tra le pensioni minime e quelle d’oro. Mentre per le partite iva, Renzi ha previsto una triplicazione delle aliquote fiscali. E gli 80 euro alle neomamme? Mai visti!
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Riduzione delle tasse: mai fatta. E’ lo stesso governo nel Def del 2014 prevede per il 2015 un aumento delle tasse dello 0,1 % . Ha ridotto qualche tassa a livello nazionale ma tagliando i fondi agli enti locali che a loro volta hanno dovuto aumentare le loro tasse. Così, il Governo ha inserito nella legge di stabilità del 2015 le clausole di salvaguardia che garantiranno alle casse dello Stato per il 2016 un gettito di 12,8 miliardi, per il 2017 un gettito di 18,5 miliardi e per il 2018 un gettito di 20,5 miliardi. E’ una riduzione delle tasse questa?

Unioni civili: a ottobre Renzi diceva che la legge era pronta. Ma ancora non si è vista.
Sembra sia bloccata da Alfano e Giovanardi. Alfano e Giovanardi????

Spending review, cioè piano di risparmi sulle spese del carrozzone statale. Prometteva tagli per 16 miliardi. Cottarelli aveva fatto un buon piano di risparmi pubblici. Dove è finito? Si sono continuati a fare i pessimi tagli lineari di Monti. Renzi ha tolto 4 miliardi alle Regioni, 2,2 agli enti locali, e ai Ministeri solo 1 miliardo. Nel frattempo è riuscito a mantenere intatti gli enti pubblici inutili, poltrone e privilegi per pochi.

Auto Blu: Ad aprile dell’anno scorso, diceva: ‘ogni Ministero potrà avere al massimo 5 auto blu, così sottosegretari e i dirigenti andranno a piedi, in taxi o in autobus…la riduzione di auto blu più significativa della storia’. Dunque i ministeri dovrebbero avere un totale di 93 auto, ne hanno ben 1.153, tutte pagate dai cittadini. Non solo. Se facciamo un calcolo complessivo delle auto pagate dallo Stato ci ritroviamo ad averne, dopo un ulteriore acquisto di 1.276, un totale di 53.830

Cobra89
Il fallimento del governo Renzi è evidente:
– le tasse in Italia pesano sulle imprese per il 64,8%, a fronte di una media europea del 40,6%.
– i disoccupati inattivi in Italia sono il 35,8%, oltre il doppio della media europea del 16%.
– l’Italia resta il solo Paese europeo assieme alla Grecia dove il reddito minimo ancora non esiste.
– non è stato tagliato un euro ai privilegi della politica.
– la Spendig Review è stata la metà di quanto annunciato.
– Non sono state mantenute le sentenza della Consulta su pensioni e rinnovo dei contratti.
– il PD è diventato il terreno di riciclo di tutta le peggiore vecchia politica dagli Alfano ai Verdini… alla faccia del rinnovamento.
Per questo è ora che tale Bugiardo Seriale non eletto e bramoso di potere venga mandato a casa. Le elemosine pre elettorali non cancellano il suo fallimento.

Viviana
(E i politici venduti alla finanza come Renzi torchiano il cittadino rimbambendolo con false promesse, riducono la sua sovranità e fanno solo gli interessi della finanza. Del resto sono stati messi lì per quello, come dei servetti diligenti, e la cosa è diventata mostruosa da Monti-Letta a Renzi, col valido aiuto di Napolitano che ha impedito le elezioni e ha diretto la sequela di governi venduti al capitalismo più becero e arrogante, riducendo la democrazia secondo gli ordini della Goldman Sachs, la maggiore banca americana, che aveva decretato che in Italia c’era troppa democrazia. Non per niente Kissinger oggi benedice Napolitano dicendo che: ‘Ha salvato la democrazia in Italia’. Non ha salvato la democrazia, ha salvato la Finanza, ma si capisce che per Kissinger è esattamente la stessa cosa. Un cittadino onesto, informato e in buona fede non può accettare tutto questo. E i Dem sono colpevoli di questa occupazione che la Finanza ha fatto della nostra democrazia.

IL GOVERNO SALVA 4 BANCHE IN CRISI CON 3,6 MILIARDI

Il governo ha approvato il cosiddetto decreto ‘salva-banche’: 3,6 miliardi di euro messi a disposizione da Intesa Sanpaolo, UniCredit e Ubi, per salvare quattro istituti del centro Italia, Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio (quella del papà del ministro Boschi), Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti e Cassa di Risparmio di Ferrara. Il blog ha intervistato Elio Lannutti, presidente e fondatore di Adusbef (Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari Finanziari Postali e Assicurativi).

La bad bank, la banca cattiva, dovrebbe farsi carico di mettere in un veicolo tutte le perdite delle banche, le cosiddette sofferenze bancarie che sono circa 200 miliardi di euro frutto, da una parte della crisi economica iniziata nel 2007, e dall’altra dagli incauti affidamenti dati a amici e compari dei banchieri.
Le sofferenze bancarie negli ultimi 3 anni sono state vendute al 10%, ossia se io banca mi voglio liberare delle sofferenze, chiamo una società di recupero credito e le vendo a 10, e se recuperano di più è tutto vantaggio della società che mi ha acquistato questi crediti. Con la garanzia statale della Sace e in ultimo della Cassa depositi e prestiti che gestisce il risparmio postale, queste sofferenze balzano al 30/40% di valore. Quindi i profitti delle banche come dividendi sono privati e vanno alle fondazioni bancarie – voglio ricordare che Intesa San Paolo, Unicredit e altre banche daranno dividendi per 2,8/3 miliardi di Euro – e le perdite vengono addossate al pubblico. Questa è una vergogna. Com’è una vergogna quella del bail-in. Cos’è? Dal primo gennaio 2016 se le banche fanno il dissesto – come la banca del papà della Signora Boschi, la Popolale dell’Etruria e del Lazio, la Banca delle Marche dove si pagava un pizzo del 5% per avere il mutuo in contanti, oppure la Cari Ferrari, oppure la Cassa di Risparmio di Chieti – pagheremo noi, pagheranno gli azionisti (anche se sono stati tagliati fuori dai patti di sindacato, dalla gestione delle banche) gli obbligazionisti e i correntisti il cui deposito è superiore a 100 mila Euro. Ma per quale ragione chi dovrebbe vigilare, come la Banca d’Italia o la Banca Centrale Europea, non pagano mai il conto? Se un ladro ruba, le forze di polizia dovrebbero impedire lo scippo e la rapina e devono pagare, se fanno da palo.
In questo caso abbiamo avuto anche gli altri dissesti, come la Banca popolare di Vicenza, e dovremo pagare noi ossia gli azionisti, gli obbligazionisti e i depositanti. Queste cose non vanno bene. Bisogna impedire che l’oligarchia europea, la Troika, la Bce, quel mostro giuridico di Mario Draghi, addossino ai popoli i crac e i dissesti da loro provocati. La sovranità dovrebbe appartenere al popolo e noi abbiamo ancora un articolo, che è l’articolo che è l’Art. 47 della Costituzione, che tutela il risparmio. Non è ancora stato abrogato. Ci dobbiamo difendere e confidiamo molto nel M5S, l’unica e l’ultima speranza di un Paese divorato da corruzione e da illegalità, l’unica speranza per andare al governo con una classe dirigente di portavoce alla Camera e al Senato di gente straordinaria, umile, preparata anche a governare e pronta da fare uscire questo paese dalla corruzione e dall’illegalità, soprattutto quella delle banche e dalla Banca d’Italia.’

Alessandro Vinaccia
La notizia non ha trovato spazio nei telegiornali mentre le testate nazionali l’hanno riportata in chiave positiva, come una operazione per salvare posti di lavoro, correntisti e i detentori di obbligazioni ordinarie, a costo zero per la collettività. Ma non è così. La brillante operazione consiste nel dividere le banche in due parti: una chiamata ‘bad bank’, ma che di fatto non è una banca, in cui vengono riversati passività e crediti non più esigibili, ed una ‘good bank’ dove vanno a confluire il patrimonio immobiliare, l’operatività corrente ed in generale le voci attive.
Per Decreto è stato deciso che la ‘bad bank’ è solo degli azionisti e dei detentori di obbligazioni subordinate, mentre la vendita di tutta la parte buona andrà a ripagare (e presumibilmente generare un buon guadagno) per 3 banche, Unicredit, Intesa San Paolo e Ubi, che per 18 mesi prestano liquidità tramite un neo-costituito ‘Fondo di risoluzione Nazionale’. Hanno avuto il coraggio di dire che gli azionisti ed i detentori di obbligazioni subordinate avrebbero dovuto mettere in conto la perdita e che si tratterebbe del famoso ‘rischio d’impresa’. Ciò è inaccettabile: per es., la Banca Popolare di Etruria e Lazio è stata commissariata l’11 Febbraio 2015 poiché a seguito di verifiche da parte della Banca D’Italia è emersa una gestione che aveva procurato «gravi perdite del patrimonio» a causa dell’erogazione amicale di crediti e fidi a persone che non godevano delle dovute garanzie. Tanti soldi che non sono mai tornati indietro..

http://www.altroparlante.com/p/economia/26-espropriodistato.html

Jürgen Gremm
Renzi poco tempo fa regalava 7,5 miliardi di euro dei nostri soldi ai banchieri (non ai cittadini danneggiati) ma si vede che non era sufficiente per salvare queste banche di criminali. Ora altri dà loro 3,6 miliardi. Fanno più di 11 miliardi, sufficienti a finanziare il reddito di cittadinanza.
Spero che quando i 5stelle andranno al governo esproprieremo questi soldi ai banchieri e li restituiranno ai cittadini derubati.

Patrizia
In parole povere la cosa funziona così: la banca PRENDE il denaro dei cittadini e lo usa in operazioni rischiose nel casino della finanza. Perde tutto, lo stato fa debiti presso la BCE e dà il denaro a chi l´ha perso. Il debito aumenta e i cittadini devono pagare più tasse e diminuire i servizi sociali per pagare gli interessi. Contemporaneamente Draghi crea denaro dal nulla chiamando l´operazione ‘quantitative easing’ cosìche il denaro in mano ai cittadini PERDE valore.Ma non finisce qui. Da Gennaio 2016 chi porta denaro in banca non e´più ‘depositore’ ma ‘creditore’. Così, SE LA BANCA FALLISCE i CREDITORI perdono i soldi. E chi è creditore delle banche e dello stato? La BCE.
Che peraltro èanche creditore dei paesi emergenti. E cosa succede se il debitore fallisce?
Il creditore si rivale sui BENI del debitore. Cosìfunziona il grande furto operato dalle banche centrali: scambio di carta denominata denaro con beni REALI.
E chi è DIETRO le banche centrali? La stessa identica élite che è dietro ai grandi MONOPOLI o all’alta finanza, il capitalismo più bieco.

Clesippo
-Renzi aiuta la Boschi con una leggina che moltiplica il valore delle azioni della banca Etruria, in pieno conflitto d’interessi perché lei ne è azionista e ci lavoravano il padre e il fratello
-pochi mesi dopo altra leggina per salvare dal fallimento altre banche tra cui bancaEtruria con varie furbate per eludere gli aiuti di stato proibiti dall’UE
-Renzi spinge la Corte dei Conti ad archiviare gli scontrini fiscali delle sue spese pazze quando era sindaco di FI
Ma vi pare una cosa normale e corretta che la BCE vende denaro alle banche private con interessi dello 0,05% e la banca presta al cittadino lo stesso denaro con interessi che superano il 5% ?

DOPO TRE ANNI NON SONO STATI ANCORA ELETTI I TRE GIUDICI CHE MANCANO ALLA CONSULTA

Il metodo dei partiti, quello degli inciuci, per eleggere i tre giudici mancanti della Corte Costituzionali ha fallito. L’unico metodo possibile è quello M5S, il metodo della trasparenza per il bene dei cittadini.
Questo è il risultato delle scelte dei partiti che, invece di optare per un voto trasparente insieme al M5S, hanno optato per l’eterno inciucio allo scopo di piazzare due loro politici alla Consulta e poterne, così, controllarne l’operato. Ma gli è andata male.
Il Pd, infatti, dopo le richieste del M5S di fare pubblicamente un nome che il MoVimento potesse vagliare, a meno di 48 ore dal voto ha tirato fuori quello del professor Barbera. Costituzionalista affermato, ha militato nelle fila del Pci – Pds – Ds, deputato alla Camera dal 1976 al 1994, con tanto di incarico da ministro dei Rapporti col Parlamento.
Barbera si è espresso a favore della riforma renziana del Senato, dell’Italicum e da sempre ha sostenuto il ‘premierato forte’. Sulla sua testa pende, poi, la questione ancora aperta dell’inchiesta della procura di Bari sui concorsi pilotati all’Università. Il suo nome è finito nelle cronache dei giornali – in contemporanea alla sua nomina fra i 35 saggi di Napolitano a inizio di questa legislatura – perché contenuto nelle informative della Guardia di Finanza. Ma di questa vicenda se ne sono perse le tracce.
Poche le parole da spendere, poi, su Francesco Paolo Sisto. Attuale deputato di Forza Italia, già presidente della Commissione Affari Costituzionali, capace di sostenere con forza la legge elettorale, per poi cambiare idea quando anche Berlusconi l’ha cambiata.
Candidato dell’ultima ora è stato anche Giovanni Pitruzzella, attuale presidente dell’Antitrust nonché avvocato amministrativista e docente di diritto Costituzionale all’Università di Palermo. Da presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha adottato numerosi provvedimenti di forte impatto economico e sociale, spesso a vantaggio di grandi aziende o dei ‘poteri forti’. In suo studio legale ha assisto la Regione siciliana, sin dai primi anni novanta, sulle questione di costituzionalità in ambito regionale. Risulta che il suo studio abbia difeso in una causa civile Renato Schifani. Non ha mai svolto attività politica.
Infine il vincitore morale, il M5S. Si era detto: alti profili, personalità slegate dalla politica e dalla comprovata indipendenza. Gente come il professor Franco Modugno, scelto all’unanimità per un curriculum di altissimo livello e, soprattutto, per non essersi mai fatto acquistare dalla politica. Modugno i suoi voti li ha presi tutti, gli altri no.
E al prossimo giro, se i partiti non vogliono continuare a fare pessime figure (già bacchettati dal presidente della Repubblica Mattarella), devono passare dal M5S. O meglio, dal suo metodo: e saranno costretti, almeno una volta, a fare una cosa per il bene di tutti i cittadini.’
M5S Parlamento
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Da un articolo di Marco Travaglio

Per i tre posti in palio, i nomi che girano sono sempre talmente deprimenti che la loro bocciatura non suscita alcuno scandalo, anzi soltanto sollievo: scampato pericolo. Dopo vari tentativi andati a vuoto per promuovere a giudici costituzionali i vari Luciano Violante e Donato Bruno, ieri il trust di cervelli che circonda Renzi s’era messo d’accordo con B. per votare il seguente terzetto: Augusto Barbera (eccellente giurista, se non fosse stato beccato dalla Procura di Bari a raccomandare il figlio dell’ex garante della Privacy, Pizzetti, per un concorso universitario); Francesco Paolo Sisto (già avvocato di B., di Verdini e di Fitto, già autore di un disegno di legge sulla concussione per salvare B. dal processo Ruby); e Giovanni Pitruzzella (presidente dell’Antitrust, già consulente di Schifani, Lombardo e Totò Cuffaro, con cui scrisse pure un libro a quattro mani).
Sappiamo com’è finita: fulminati tutti e tre. Un vero leader, ma anche un mezzo leader, chiuderebbe in un sottoscala i manutengoli che combinano solo disastri e prenderebbe in mano la situazione: andrebbe dai 5Stelle – gli unici che non vogliono mandare alla Consulta i soliti politicanti e le vecchie muffe con la tessera in tasca e la targhetta sul cervello – e concorderebbe con loro una terna secca di giuristi eccellenti e soprattutto indipendenti: tipo Cordero, Rodotà, Pace, Carlassare, Ainis, Azzariti, Coppi, Grosso. Nomi che lascino tutti senza fiato, per la loro competenza e autonomia. Che siano vicini o lontani da lui non dovrebbe interessargli: anzi, più saranno lontani da lui più la Consulta apparirà agli occhi di tutti, dopo anni di bieche lottizzazioni partitocratiche, come un baluardo d’indipendenza: cioè quello che deve essere e da troppi anni non è, o almeno non appare.
A maggio si voterà in mezza Italia per eleggere i sindaci di molte grandi città capoluogo. Il Pd, incalzato dalla marea montante dei 5Stelle, è a caccia di candidati autorevoli a Milano, a Roma e a Napoli. Ma, al suo interno, non riesce a trovarne nemmeno uno. Tant’è che a Milano tenta di prendere in prestito Giuseppe Sala, un manager nato nella covata di Letizia Moratti, reduce dal colabrodo di Expo spacciato per una marcia trionfale e totalmente estraneo al partito (infatti Sala non vuol sentir parlare di primarie, sapendo di perderle, e qualche genio ipotizza di allargarle all’hinterland milanese, perché in città non c’è partita con l’assessore Majorino). A Roma naviga a vista, dando addirittura per scontata la sconfitta al primo turno e un’ammucchiata nazarena destra-centro-sinistra su Marchini al ballottaggio pur di non consegnare la Capitale al M5S. A Napoli ha addirittura il problema inverso: neutralizzare un candidato forte come Bassolino.

LE PROPOSTE DEL M5S BOCCIATE DAL GOVERNO

Il Governo ha presentato meno fondi per le forze dell’ordine e alla sicurezza interna, 491 milioni. Il M5S ha chiesto di aumentarli per 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018 a favore del personale delle Forze armate, delle Forze di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco; di aumentarli di 20 milioni per l’acquisto di automezzi, equipaggiamenti, ecc. ; 83 milioni per migliorare il controllo ambientale, la prevenzione ed il contrasto alla criminalità organizzata ecc.; a spostare a Roma per il Giubileo il contingente militare attualmente impiegato nei cantieri del TAV e nel sotto attraversamento della città di Firenze: 20 milioni per potenziare l’intelligence nazionale; a istituire una commissione d’inchiesta sul traffico d’armi, nonché sbloccare il turn over nella PA, quindi anche per le forze dell’ordine, i cui contratti sono congelati da ormai 6 anni.
L’intento era di potenziare la sicurezza interna e di rendere più efficienti le nostre forze dell’ordine. La maggioranza di questo Governo ha detto di no!

CRISI DELL’EURO ZONA. COSA SI DOVREBBE FARE
Berluscameno (Sunto da Colonna)

Solo cacciando i ‘PARASSITI DELLA FINANZA’ avremo ancora un futuro.
Il baricentro politico si sposta dall’ Atlantico al Pacifico e condanna l’ Europa a diventare sempre più periferica. La Cina punta chiaramente a diventare potenza navale oltreché commerciale, in Estremo Oriente ma anche verso Africa e Medio Oriente.
Questo obbligherà gli USA a scegliere tra Cina o Giappone, come alleato strategico. Russia e India non staranno a guardare.
Se il vecchio continente perde terreno nel ‘forziere petrolifero mediorientale’, l’influenza cinese continua a crescere in teatri strategici per gli Stati Uniti, dall’ Iran al Pakistan fino al continente nero, che rappresenta un’enorme riserva di materie prime e terre coltivabili.
Di conseguenza torna alla ribalta il ruolo del Mediterraneo: decisivo ‘snodo geografico e culturale tra Africa ‘, Vicino Oriente ed Europa.
Di recente, il protagonismo neo-coloniale della Francia (appoggiato da Usa e Israele) ha relegato l’Italia “alla semplice condizione di piattaforma logistica dei grandi alleati occidentali”. Ma se l’Occidente deve comunque fare il conti con la Cina, questo influisce anche sul nuovo ruolo della Russia di Putin, la cui condizione ricorda quella dell’impero zarista di cent’anni fa, schiacciato a oriente dalla potenza giapponese e ad occidente dall’impero germanico. Oggi, la politica estera russa ha costruito un asse preferenziale con la Cina, dato che in Occidente la pressione della Nato e degli Usa non si è minimamente allentata, né l’Ue ha saputo smarcarsi dalla vecchia politica atlantica ereditata dalla guerra fredda. La Russia post-sovietica “non rinuncia al suo ruolo di grande potenza sullo scenario mondiale”, e per questo non rinuncia “ad una propria forte capacità militare, in grado di tutelare i propri fondamentali interessi strategici”.
Ora si tratta di vedere se la Russia di Putin “seguirà la propria vocazione asiatica oppure quella europea. E’ davvero singolare, che l’Europa “continui a seguire pedissequamente gli ordini americani, rivolti ad isolare la Russia sul piano internazionale, invece di perseguire una più realistica politica di avvicinamento ed integrazione che costituirebbe
la sola efficace copertura del nostro continente rispetto a qualsiasi ambizione cinese”.
Ma il peggio è in assoluto l’Italia: ancora una volta, il nostro paese si “scopre” collocato al crocevia delle forze da cui dipende il futuro del pianeta, ma le’ classi dirigenti italiane non se ne sono accorte’. Hanno una evidente mancanza di coscienza della nostra importanza geopolitica. Colonna la definisce “devastante pochezza” di uomini “privi di un sentire vivamente operante e non retorico per la patria”. Mezzi uomini, “colpevolmente ignari delle prove che anche l’Italia si troverà presto a dover affrontare”.
Là fuori, infatti, impazza la ‘grande crisi recessiva’: ci si muove tra macerie economiche, provocate dall’’ oligarchia finanziaria e bancaria globale “ che ha devastato la “democrazia del lavoro”. “I grandi centri finanziari mondiali, che elaborano le ‘strategie sistemiche dell’economia mondiale’, dimostrano di non volere e di non potere rinunciare al loro sistema di valori che ha prodotto la crisi”. Questa ‘avidità cieca di accumulare sempre più denaro ’ è anche “il fondamento stesso del potere di questi oligarchi globali. Lo dimostra il fatto che nessuna delle regolamentazioni statunitensi o europee ha affrontato le questioni basilari per la risoluzione della crisi: i paradisi fiscali -con la finanza speculativa tramite lo Shadow Banking totalmente fuori controllo- e le agenzie di rating che si fingono soggetti terzi, ma sono complici dei grandi speculatori internazionali.
L’Occidente ha risposto in un solo modo, cioè “tutelando i monopolisti del crimine finanziario globale “:negli Usa coi salvataggi delle banche “troppo grandi per fallire”, tenute in piedi con i dollari della Fed, e in Europa ‘ spremendo senza pietà paesi interi’, con super-tasse e tagli selvaggi alla spesa vitale, cioè “fiscalizzando” le “rovinose perdite del sistema finanziario internazionale”, il cui conto viene fatto pagare ai lavoratori dell’economia reale. Nessuna alternativa in campo, finora, “per il semplice fatto che, da oltre mezzo secolo, sono i ‘centri finanziari e bancari mondiali a condizionare gli Stati-nazione dell’Occidente’, grazie alla formazione di una vera e propria ‘classe dirigente internazionale ‘che occupa con continuità le posizioni chiave, indipendentemente dalle alternanze di governo e dalle competizioni elettorali”. Classe dirigente “cui viene affidata la puntuale esecuzione di ‘strategie economiche’, monetarie e legislative costruite a livello globale”. Si tratta di “una vera e propria ‘prepotente’ ed avida ‘oligarchia economico finanziaria globale’ e di politica internazionale, che ha progressivamente svuotato di significato la ‘democrazia parlamentare’ occidentale”, visto che il POPOLO è stato privato della sua prerogativa essenziale (la sovranità) e anche della sua principale forza politica (il lavoro). La’ finanziarizzazione globale dell’ economia ‘ ha infatti trasformato i sistemi industriali, togliendo -al lavoro – ogni potere contrattuale: dagli anni ’80 la ‘ finanza e le banche ‘ controllano le aziende, i cui pacchetti azionari sono diventati “merce” sui mercati finanziari mondiali, distogliendo il ‘management dall’ economia reale’, ossia verso le ‘reali strategie produttive e commerciali’.
Conseguenza: i progetti strutturali nazionali sono previsti con la vita sempre più breve, e quindi non favoriscono e non rilanciano “investimenti pubblici e privati” nella ricerca e sviluppo a lungo termine. Da parte della proprietà industriale, si è così “accentuata la tendenza a servirsi degli utili per entrare nel grande gioco finanziario globale, piuttosto che reinvestire nel futuro delle rispettive imprese produttive reali “. Per questo, oggi, i grandi gruppi bancari e finanziari “preferiscono investire i generosi aiuti ottenuti a spese della collettività nell’ acquisto di titoli di Stato piuttosto che nel fare credito alle PMI, come sarebbe il loro obbligo istituzionale”. E il peggio è che tutto questo è avvenuto nel ‘silenzio generale della politica’, incapace di elaborare un’alternativa “ai dogmi dell’economia finanziaria globale solo speculativa”.
Risultato: “Si è persa l’occasione per prendere coraggiosamente atto della crisi recessiva come di un’ evento globale ‘e non contingente, esigendo quindi, da parte delle classi dirigenti, un radicale mutamento di rotta”.
Pre -condizione: “l’emancipazione dell’economia reale produttiva”. “Imprenditori, lavoratori e consumatori” dovrebbero liberarsi “dal controllo dell’ ‘oligarchia finanziaria globale’ e dalla strumentalizzazione politica dei partiti”, prendendo il mano “istituzioni autonome dell’economia reale”, in grado di “esigere il controllo, per esempio, della moneta e del credito” da parte dello Stato nazionale di riferimento(recupero della sovranità monetaria nazionale derubata dall’UE). Inoltre, la crescente consapevolezza dei “limiti allo sviluppo” “impone anch’ essa che le forze dell’economia reale, piuttosto che ‘rincorrere le asticelle statistiche ‘della “ripresa”, si impegnino a riorganizzare la produzione”, in tutti i campi:
energia, tecnologia, servizi, beni di largo consumo,costruzione di edilizia residenziale pubblica e privata. Servono anche “prodotti a basso impatto, recuperabili, di elevata qualità e durata”. In sostanza, per Colonna, serve una nuova alleanza strategica:
imprenditori, lavoratori e consumatori devono accordarsi per sconfiggere la ‘finanza globale parassitaria’, e quindi “liberare l’economia reale dal peso congiunto del ‘debito e della speculazione’, realizzando quella ‘democrazia del lavoro’ senza la quale la democrazia politica è ormai divenuta un guscio vuoto”.
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http://masdaweb.org

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