Nuovo Masada

novembre 26, 2015

MASADA N° 1706 26-11-2015 EMILY DICKINSON

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 8:29 pm

MASADA N° 1706 26-11-2015 EMILY DICKINSON

Blog di Viviana Vivarelli

Io non sono una rosa, ma mi sento fiorire
E non sono un uccello, ma mi slancio nell’aria
.”

I miei compagni sono i monti e il tramonto
e un cane grosso come me
che mi ha comprato mio padre.
Sono meglio delle persone, perché capiscono, ma non parlano.
E il brusio dello stagno a mezzogiorno
è migliore del mio pianoforte.
Ho un fratello e una sorella.
Mia madre non ha interesse per il pensiero
e il Babbo è troppo occupato con i suoi incartamenti per badare a quello che facciamo
Mi compra molti libri
ma mi dice di non leggerli
perché teme che mi confondano le idee.
In casa sono tutti religiosi
fuorché me
.”

Nel 1866 moriva, per una malattia renale, a soli 55 anni, Emily Dickinson. Il fratello Austin, indicando la sua occupazione, scrisse: “A casa”. Morì nella stessa casa dove era nata e che apparteneva ai Dickinson da un secolo, ad Amherst, nel Massachussets, dove aveva passato tutta la vita. Dai 31 anni fino alla morte, Emily non era più uscita dalla sua camera al piano superiore. La gente di Amherst la chiamava ‘il Mito’. Nei primi 31 anni aveva forse esplorato il paesaggio bellissimo che si estendeva dietro la sua casa, prati, boschi, stagni ma poi fece della casa la sua vita, sfuggendo a fiere, balli, visite, funzioni, concerti…. Non uscì di camera neppure per il funerale del padre, facendo rare apparizioni in casa o nel parco, sempre vestita di bianco (“Il bianco è il colore accecante della poesia”) e comunicando con lettere passate sotto la porta. Per 25 anni scelse la clausura che fu il regno della sua libertà. Dopo la sua morte, la sorella Lavinia trovò nel cassettone 44 mazzetti di poesie, ognuno su un tema, i fogli cuciti insieme come i petali di una margherita, legati con nastri, e altre poesie scritte su pezzetti di carta, buste, bordi di giornali… per un totale di 1775 poesie, a cui dobbiamo aggiungere 2000 lettere. Di queste poesie solo 7 furono pubblicate quando Emily era viva. Solo dopo la sua morte, l’America conobbe una delle sue più grandi poetesse.
Silenziosa, riservata, virginea, chiusa nella sua camera come in un eremo che la preservava da contatti umani, intelligente, acuta, sensibile, a volte sacrale e filosofica, a volte lineare ed essenziale, assolutamente diversa non solo dalle signore della società bene ma da tutte le poetesse americane del romanticismo, lamentose e elegiache, Emily non solo rivoluzionò lo stile e il linguaggio della poesia, ma anche il ruolo e l’identità del suo essere donna. L’isolamento la salvò dalle contaminazioni culturali, dalle banalizzazioni delle convenzioni e acuì le sue possibilità espressive facendo di lei un incredibile diamante.
La sua prima lotta fu contro la Chiesa e iniziò nell’adolescenza (subordinazione religiosa). Amherst era travolta da un puritanesimo estremo diffuso da predicatori apocalittici che minacciano dannazione e inferni; le conversioni fioccavano e anche il padre e la sorella di Emily si convertirono, lei no, con lucida fermezza: “Sono sola nella mia ribellione” Più i predicatori comandavano di sottomettersi, abbandonando il mondo, più lei sentiva il valore della propria autonomia e della bellezza del mondo. Ha 19 anni ma non si arrende: “A riva non c’è pericolo, ma a piace lottare con il mare”. Contro l’integralismo sceglie uno scetticismo sottile, che contesta i valori manichei, bene/male, santo/peccatore.. Il mondo non è uno, squadrato e diviso, come voglio costume, Governo e Chiesa, ma è un insieme di colleganze insolite e di unioni profonde, dove la consapevolezza prende il posto della fede, una cosmologia al cui centro non c’è il potere ma l’amore.
La seconda lotta di Emily è contro il padre che la vuole figlia sottomessa (subordinazione patriarcale). Nella società vittoriana è prescritta alla donna la dipendenza, il servizio, il padre dà la sicurezza economica ma esige l’ubbidienza; non è previsto che la donna sia persona e possa realizzarsi fuori dal potere maschile. Il padre le vuole bene ma le fa interrompere gli studi perché è fragile e, secondo i pregiudizi del tempo, se una donna studia, le si indeboliscono le ovaie; il lavoro più adatto a una donna è il lavoro domestico, non quello mentale. Così è Austin, il primogenito, che studia al college e diventa avvocato, come il padre. Emily non dovrebbe nemmeno accedere alla biblioteca paterna, ma lei lotta per i suoi diritti e si infuria se Austin scrive poesie, perché ‘la poetessa di casa è lei’. Ostinata, egocentrica, ribelle, ottiene in casa il riconoscimento del genio, può leggere quanto vuole, è esonerata in parte dai servizi domestici, può lavorare nella sua camera fino a notte tarda. La sua camera diventa allora la sua fortezza, il suo spazio di libertà. Il prezzo è l’isolamento, ma la posta è riscattare se stessa.
La terza lotta è per l’autonomia affettiva. Si pensa in quel mondo che una donna possa diventare persona solo attraverso il matrimonio. Difficile ricostruire i suoi innamoramenti: forse un reverendo che incontra rare volte, poi un redattore repubblicano sposato e amico di famiglia, poi il bel giudice Lord. La sua vulnerabilità ha bisogno di amore ma nessuno può diventare se stesso negandosi o aspettando la felicità da un altro. I suoi amori sono dunque infelici o impossibili. “Con la volontà di scegliere, o di rifiutare / Ed io scelgo, solo una Corona”. E’ lei la corona di se stessa, e il suo regno è il pensiero.
Ma quando tenta di affermarsi con la poesia fuori casa è il fallimento: a 31 anni manda 4 poesie a un critico che le dà assurdi consigli di metrica, la corregge…. Prende allora la decisione irrevocabile di non pubblicare più nulla. E prende anche la decisione dell’isolamento ne “Il potere infinito della Casa”. La casa si capovolge nel suo spazio di libertà, diventa il luogo dove lo spirito crea se stesso. Chiudendo la porta della sua camera, Emily si apre all’infinito dell’universo.

Alle mie spalle Eternità sprofonda
ed immortalità davanti a me
Io sul confine
.”

Cessa di vedere gli amici, ogni emozione diventa eccessiva per lei, comunica solo con dei bigliettini.

Una gioia perfetta, paralizzante
e quieta come la disperazione
”.

Gode la solitudine come condizione preziosa: “…poiché nasciamo e moriamo soli, e la nostra identità, nella sua essenza più intima, è incomunicabile”.
Padrona del suo tempo, senza vita sociale, senza credo religioso, senza le schiavitù dell’amore, può guardare liberamente la propria vita interiore. Rifiutando la falsa identità femminile, le resta il mondo inesplorato e “selvaggio” della coscienza, la registrazione acuta e lucida delle sue forme mentali.

La crescita dell’uomo
come la crescita dentro la Natura
gravita dentro.
L’atmosfera e il sole lo confermano
ma germina da sola.
Ciascuno il suo difficile ideale
deve da sé raggiungere
con l’eroismo solitario
di una vita silente.
Condiziona lo sforzo
pazienza con se stessi
pazienza con le forze contrastanti
e una precisa fede.
Ed al pubblico spetta
soltanto di guardare
mentre l’azione non è mai aiutata
da nessun volto
”.

Ogni vita converge a qualche centro
dichiarato o taciuto
”.

Nessuna vita è sferica
tranne le più ristrette
queste sono presto colme
si svelano e hanno un termine.
Le grandi crescon lente
dal ramo tardi pendono
sono lunghe le estati
delle Esperidi
”.

Emily compatisce le mogli indifese e sottomesse, spesso trascurate dai mariti, che si perdono nell’artificio dei doveri e delle convenzioni, vede il matrimonio come la tomba che spegne lo spirito femminile e ne mortifica l’intelligenza. Lei studia, scrive, lavora in casa, accudisce i familiari (quando ha 41 anni il padre muore e lei cura per 8 anni la madre invalida). I suoi occhi sono malati, passa lunghi mesi senza poter leggere, la luce l’acceca. Eppure questa donna solitaria e quasi cieca ha una straordinaria capacità visiva del mondo interiore. Rifiuta la vita sociale ma è interessata ai problemi sociali. Il padre è membro della Corte Generale e poi del Congresso degli Stati uniti, amici di famiglia sono uomini famosi, giornalisti, politici, nella sua casa si discute animatamente di antischiavismo, di femminismo… Sono i tempi dell’assassinio di Lincoln, della questione dei neri, della guerra civile in cui muoiono molti conoscenti di famiglia. Il suo tempo è in bilico tra la vecchia società puritana e il nascente capitalismo individualista. Il mondo esterno presenta le nefandezze delle guerra, della politica, dell’economia. La casa è il luogo degli affetti, della sicurezza, dei valori dove si esercita il mistero femminile basato sulla cura, la custodia, l’assistenza. Mentre fuori gli uomini si allenano alla presunzione del potere, le donne posseggono “la tecnica della vita”.
Il rifiuto di Emily delle convenzioni e degli ordini costituiti si manifesta anche nel suo linguaggio, negli accostamenti eccentrici, nella trasgressione alle regole.
Nel mondo dominato dalle opposizioni e dalle classi diventano emblematici gli ‘ossimori’, il paradossale coesistere di opposti “agitazione irrigidita, disperazione fiduciosa, confronto lacerante”, le sinestesie che legano sensi diversi, “Gli odori si intrecciano in un groviglio… io odo per la prima volta il fiume nell’albero..”, le metafore strane che collegano e sacralizzano oggetti quotidiani: la luna= mento d’oro, il gelo= biondo assassino”.

Solo nel separarci
Ci incontriamo
Tu là-io qua
Le porte quasi chiuse
Fra noi
Che Oceani sono- Invocazione
E uno smorto Alimento
Il Disperare
”.

La metafora è per eccellenza un enigma, che unisce il particolare all’universale, intuisce i legami del cosmo, rimanda da una cosa all’altra, unendole in un tempo che è ORA.

L’intera verità
dilla
ma sghemba
Siede dentro il circuito
Il Successo
”.

Nel mondo gerarchico, maschile, razionale, ogni cosa è quello che è, al suo posto, secondo regole prestabilite, ma in Emily tutto si fonde in legami inaspettati, nell’intuizione della parola esatta che sfida l’imprendibilità dell’essere, razionale e irrazionale insieme, volta lancinante all’essenza. La poesia di Emily è ricercata, sottile e lucida, rifiuta l’ortografia, ribelle, la esclude nel trattino. Se la vita dell’uomo comune è respiro, la vita del poeta respira col suo spirito e ne segue le scansioni, i ritmi, gli spazi di libertà. La sintassi è sconvolta, la regola è l’irregolarità, la rottura lo schema.

Noi parliamo in Noncurante- e in agitare
Mi soffermo con il Prima
”.

La sua semplicità è apparente, in realtà è maestra di ogni forma classica, anastrofe, isteresi, aperesi, ellissi… puro virtuosismo. I nomi delle cose, degli avverbi, innalzati con la maiuscola, si sostantivano a un livello più alto, si fanno entità archetipiche, dei. L’esperienza, l’emozione, diventano eterne, l’oggetto: universale.
L’osservazione è contemplazione, il dato esperienziale vissuto come sacro. In una esistenza senza Chiesa, l’esperienza è essa stessa Chiesa. Religione è legame che unisce tra loro le cose e le santifica.

Nel nome dell’ape
-e della Farfalla
-e della Brezza- Amen
!”

Osservazione sottile e limpida acutezza illuminano l’esperienza e la sublimano in un misticismo senza Dio, i cui termino sono centro, circonferenza, finito e infinito.

La vita che abbiamo è molto grande
La vita che vedremo
ancora più grande, lo sappiamo perché
E’ l’infinito
Ma quando lo sguardo avrà percorso tutto lo Spazio
E tutti i territori messi alla luce
La più piccola parte del Cuore Umano
Li ridurrà a zero
”.

(Pietro Spica)

Uno è il cuore che vive nella natura e allora gli eventi importanti sono la venuta degli uccelli, le crisalidi, le prime foglie… Alla natura Emily scrive lettere, ad albe, nubi, meriggi, piogge, tramonti e soprattutto fiori “i nostri piccoli parenti”.

Immensità d’argento
con funi di sabbia
a trattenerla, perché non cancelli
una pista che chiamiamo terra

La parola ‘estasi’ compare spesso, Awe, la Vita è una presenza traboccante, una vastità che si riempie d’estasi.

Trovo estasi nell’atto del vivere
il semplice senso di vivere
è gioia sufficiente
”.

Vi è sempre una cosa di cui sentirsi grati
essere se stessi e non qualcun altro
”.

Ma accanto alla Vita è la Morte l’altro evento inquietante.

Che altro è mai la terra se non un Nido
dal cui bordo stiamo tutti cadendo?

Quando perde l’adorato nipotino, è schiantata. Le sue ultime parole erano state: “Apri la porta, apri la porta. Mi stanno aspettando!

Passa al tuo appuntamento con la luce
là non è pena per te, ma per noi
Che lentamente guadiamo il Mistero
Da te varcato con un salto

Morire è una Notte selvaggia ed una nuova Strada

Nel mondo di opposti, vita-morte, caldo-freddo, luce- buio… urge trovare relazioni per cui gli opposti si sollevino e l’uno dia significato all’altro.

Ciò che è Finito-fornito di ciò che è Infinito il Sempre
è composto di tanti Ora

L’Errore è nella valutazione
L’Eternità è lì
Diciamo, cose fosse una Stazione
”.

(Elizabeth Pol)

I vocaboli sono scelti con occhio netto, col senso deliberato e consapevole della preziosità, isolati come oggetti rari ma l’esito è estraniante, rarefatto, il segno preciso tocca l’infinito, infinito di ogni cosa che nella preziosità dell’unico si fa eterno.
Così la parola, in sé limitata, apre lo spazio più ampio della risonanza interiore, come il koan che fa esplodere la rivelazione. Il segno è chiuso, l’eco immane. Il suono balena nel mondo provvisorio e transitorio, avvisaglia d’ignoto. Ma l’Ignoto non è l’Altro, è la bellezza stessa della cosa. Se c’è una divinità, essa non è altrove in un Dio trascendente, ma è nella Natura stessa, interna ed esterna. Se c’è Dio nell’uomo è nell’istante in cui egli percepisce la preziosità del proprio essere, e l’istante di questa rivelazione è l’estasi.

Il Soprannaturale è soltanto
il Naturale rivelato

Ma c’è un mistero che non permette di abbandonare la paura, perciò si canta anche per esorcizzare l’ignoto.

Canto come un ragazzino che passa vicino a un cimitero

La Natura è una casa abitata da spettri

Questo è il mondo che si apre e si chiude
come gli Occhi della Bambola di Cera
”.

L’infinito è un ossimoro, ma ossimoro è morte e vita insieme, che sfida la lama dell’intelligenza a penetrarne il varco.

La morte è la prima forma di Vita
che abbiamo il potere di contemplare
”.

Elemento onnipresente il fiore, sessualità femminile o pienezza di natura.

Porgo i miei fiori a te-
Luminoso Assente!
gerani-tinta- e macchia
Umili Margherite- un punto
”.

Dapprima è il fiore-donna che dipende dal maschio-sole, poi è in sé, autonomo, in consapevolezza e totalità.

Basta un trifoglio e un’ape
a fare un prato.
E il sogno.
Il sogno solo può bastare
se sono scarse le api
”.

Nella stanza segreta si conosce e riconosce l’universo. La scrittura è alchemica. Il deserto della camera chiusa è lo scrigno dove “la parola è messa al sicuro”.

Dobbiamo fare molta attenzione a ciò che diciamo. A nessun uccello è data la possibilità di riprendere dentro di sé l’uovo”.

La vita è una ricchezza, Come dice l’Apocalisse: “Ognuna delle tante porte era di perle”.

Un’ora è un mare
fra alcuni e me-
la loro compagnia sarebbe un porto

L’intuizione è una visita di Dio e come tale va venerata

Il creato sembrava tutto un immenso spacco
per lasciarmi scoperta

La condanna è la casa senza porta
Vi penetriamo dal sole
Poi vien tolta la scala
Perché non v’è più fuga
E’ variata dal sogno
Di quanto accade fuori,
dove le bacche muoiono, gli scoiattoli giocano
e gli abeti s’inchinano a Dio.

Se non avessi visto il sole
Avrei potuto accettar l’ombra.
Ma la luce rendeva più deserto
Il mio deserto
”.

Bevvi una sola sorsata di vita
Vi dirò quanto la pagai:
precisamente un’esistenza.
E’ questo il prezzo sul mercato, dicono.
Mi pesaron, granello per granello
E bilanciarono fibra con fibra.
Poi mi porsero il prezzo del mio essere:
un solo sorso di cielo
”.

Piangere è una cosa tanto piccola –
sospirare una cosa tanto breve –
ma è di occupazioni di tal genere
che noi uomini e donne moriamo

Le cortesie più piccole
– un fiore o un libro –
piantano sorrisi come semi
che germogliano nel bui
o”

Nostra parte di aurora –
riempire il nostro spazio di felicità
Portare la nostra parte di notte –
il nostro spazio di risentimento –
Qui una stella, e là una stella,
alcuni si perdono!
Qui una nebbia, e là una nebbia,
infine il giorno
.”

Che sia l’amore tutto ciò che esiste
È ciò che noi sappiamo dell’amore;
E può bastare che il suo peso sia
Uguale al solco che lascia nel cuore
.”

E’ poca cosa il pianto
Sono brevi i sospiri
Pure, per fatti di questa misura
Uomini e donne muoiono!

L’acqua è insegnata dalla sete.
La terra, dagli oceani traversati.
La gioia, dal dolore.
La pace, dai racconti di battaglia.
L’amore da un’impronta di memoria.
Gli uccelli, dalla neve
.”

“Un sepalo, un petalo e una spina
In un comune mattino d’estate,
Un fiasco di rugiada, un’ape o due,
Una brezza,
Un frullo in mezzo agli alberi –
Ed io sono una rosa!

..
http://masadaweb.org

1 commento »

  1. Non conoscevo la sua biografia.
    Bello.

    Commento di hans castorp — novembre 27, 2015 @ 12:18 am | Rispondi


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