Nuovo Masada

novembre 20, 2015

MASADA n° 1703 20-11-205 GUERRA E AFFARI

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MASADA n° 1703 20-11-205 GUERRA E AFFARI

Blog di Viviana Vivarelli
Da dieci anni a oggi in MO non è cambiato niente – Nel 2005 la distruzione di Falluja – Cosa dovrebbe fare l’Italia – Cos’è il DAESH – Chi finanza l’Isis- Errore capitale dell’Occidente: intromettersi nelle lotte tra sunniti e sciti – Gli USA direttamente responsabili della nascita del terrorismo – L’ondata antislamica in Europa fa il gioco del Califfato- La verità sulla strage di Parigi – Saudi Connection –Renzi nega che l’Italia faccia affari coi terroristi. Finemccanica lo smentisce. I suoi viaggi di affari pure

Le guerre continueranno finché ci sarà chi penserà che la morte è un affare.”

Il tuo Cristo è ebreo
e la tua democrazia è greca.
La tua scrittura è latina
e i tuoi numeri sono arabi.
La tua auto è giapponese
e il tuo caffè è brasiliano.
Il tuo orologio è svizzero
e il tuo walkman è coreano.
La tua pizza è italiana
e la tua camicia hawaiana.
Le tue vacanze sono turche,
tunisine o marocchine.
Cittadino del mondo,
non rimproverare al tuo vicino
di essere straniero.

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Bombing for peace is like fucking for verginity.
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Nel film Spaghetti House, Nino Manfredi diceva: “A me mica me fanno paura questi che ce vonno ammazzà…a me me fate paura voi che ce dovete difenne!!
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Lo spettro della paura e del terrore è uno degli strumenti più efficaci per applicare scelte antidemocratiche e reazionarie, in totale contrasto con la logica e il benessere dei popoli“.
Karatas
.
Sono di essenza diversa.
La loro pace e la loro guerra
son come vento e tempesta.
La guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre.
Ha in faccia
i suoi lineamenti orridi.
La loro guerra uccide
quel che alla loro pace
è sopravvissuto
.”

(Bertold Brecht)

Il ministro francese Manuel Valls spaventa la Francia millantando presunte guerre batteriologiche e chimiche. Queste minacce ventilate e propagandate dai guerrafondai fanno ricordare le inesistenti fabbriche di atomiche su Saddham o la fialetta di piscio che Colin Powell agitava davanti al Congresso spacciandola per antrace mentre diceva che buste postali piene di antrace avrebbero potuto raggiungere a casa sua ogni buon americano. Queste sono menate da piazzisti del terrore!
Alé, ora cambiamo tutti le costituzioni e facciamo un grande Patriot Act europeo per fare un piacere ai terroristi!
Come il marito che se lo taglia per fare dispetto alla moglie fedifraga.
La Francia ha insegnato a tutto il mondo come combattere per i diritti umani e ora la stessa Francia, che ha insegnato la democrazia al mondo, dovrebbe calare le braghe e farsi hara kiri da sola?????

Certo se gli Stati uniti avevano certi obiettivi: indebolire l’Ue, tagliare le costituzioni democratiche, diminuire i diritti e le tutele dei cittadini, imporre all’Europa lo scudo spaziale americano, forzarci ad accettare il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti, spingerci ad acquistare caccia e armi americane …ora, con questo attentato è diventato per loro tutto più facile
.
Ant
L’investimento in guerra, denaro e tempo che abbiamo effettuato ci ha portati ad elevare il livello di intensità, di capillarità e di pericolosità del terrorismo.
..
Giorgio Sorial, capogruppo M5S Camera, nell’Aula di Montecitorio lunedì 16 novembre 2015

“Gli attacchi di Parigi sono stati terribili e hanno scosso la coscienza e la percezione di ognuno di noi. Nella capitale francese è stata realizzata una vera e propria azione militare con un commando specificatamente addestrato e pronto a morire.
Gli attacchi di Parigi sottolineano ormai quanto siano deboli e facilmente attaccabili i sistemi occidentali, incerti e fortemente divisi sulle forme di contrasto al terrorismo e il nostro Paese, con il Giubileo alle porte, rischia di oggi di divenire il primo bersaglio dei fondamentalisti.
Se i fatti di Parigi rappresentano l’11 settembre europeo, quel che è certo è che occorre rispondere in modo totalmente diverso da come si è risposto dopo l’11 settembre statunitense. Questo perché, da quando si è dichiarata una guerra totale al terrore, il terrore è proliferato: i dati del Global Terrorism Index rivelano che le vittime del terrorismo sono quintuplicate dagli attacchi alle Torri Gemelle e nonostante i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, Afghanistan e in altre aree di crisi sono nate nuove sigle jihadiste.
Negli ultimi 45 anni, sempre secondo il Global Terrorism Index, l’80% delle organizzazioni terroristiche è stato neutralizzato grazie al miglioramento della sicurezza e alla creazione di un processo politico finalizzato alla risoluzione dei problemi che erano alla base del sostegno ai gruppi terroristici. Appena il 7% è stato eliminato dall’uso diretto della forza militare.
Gli attentati di Parigi e i loro esecutori dimostrano ancor di più che il terrorismo 2.0 si affronta internamente, non facendo alzare in volo un F35. L’Italia, ancor prima degli attentati di Parigi, aveva un disperato bisogno di sicurezza. Le forze dell’ordine sono sotto organico e mal equipaggiate. Le risorse sprecate in cacciabombardieri difettosi (ben 13 miliardi di euro) e in una guerra inutile, oltretutto persa, come quella in Afghanistan, vanno investite in sicurezza interna.
La sicurezza è un investimento, non solo una voce di bilancio. Oltre alle forze dell’ordine è l’intelligence che necessita di sostegni ulteriori, anche attraverso la formazione di corpi d’élite.

Sappiamo tutti che oggi non c’è una soluzione immediata al terrorismo, ma sappiamo anche che il terrorismo è una macchina che va a benzina. Per togliergli la benzina occorre da un lato lavorare sul traffico di armi e dei finanziamenti ad ISIS e contemporaneamente spegnere, uno ad uno, i focolai che alimentano il jihad dandole forza di propaganda utile nel reclutamento di nuovi miliziani.

L’Italia deve:
– Ripristinare i fondi che il governo ha tagliato alle forze dell’ordine e dare maggiore sostegno all’intelligence
– Interrompere ogni rapporto e sanzionare tutti quei Paesi che (direttamente e indirettamente) sostengono il jihad. In particolare le monarchie del Golfo (su tutti Arabia Saudita), che contribuiscono a finanziare in modo illegittimo milizie jihadiste con la compiacenza dell’Occidente. A Riad è in vigore la “sharia” così come a Raqqa, quartier generale dell’Isis. A Riad le donne non possono guidare, non hanno alcun diritto, è in vigore la pena di morte, la fustigazione, ma nel nostro governo nessuno sembra stupirsi, neppure quando all’Arabia Saudita viene concessa la guida del consiglio dei diritti umani dell’Onu. Non sembra stupirsi nemmeno Matteo Renzi, che solo pochi giorni fa era in visita proprio a Riad.
– Varare subito una moratoria sulla vendita di armi ai Paesi coinvolti in conflitti, anche indirettamente, anche in guerre per procure come quella siriana (sono stati dati diritti alle merci, tra cui le armi e tolti alle persone. Oggi vogliono limitare la libertà delle persone ma non quella delle armi).
– Rafforzare le nostre frontiere: siamo la porta di ingresso in Ue, l’Italia è sottoposta a rischi maggiori. Servono maggiori controlli, controlli efficaci.
– Introdurre misure volte alla prevenzione del terrorismo, misure atte ad avviare processi di de-radicalizzazione, che nel decreto Alfano sono assenti. Non possiamo sempre reagire, bisogna anticipare l’ipotesi di attacchi. Non sarà un aumento delle pena di prigione a convivere un kamikaze a non farsi saltare in aria in una piazza.
La stabilità in Medioriente è condizione necessarie per sconfiggere il terrorismo. Quindi:
– Ritirare immediatamente le truppe italiane dall’Afghanistan
– Coinvolgere nel processo diplomatico attori cruciali ma finora rimasti al margine del dibattito internazionale, come Lega araba e Unione africana.
I governi europei finora hanno portato avanti iniziative di politica estera non considerando gli interessi e le volontà dei propri popoli. Anziché colpire il terrorismo e salvaguardare la sicurezza e le frontiere d’Europa, hanno garantito interessi privati delle multinazionali e perseguito altri obbiettivi. La situazione sta precipitando ed è necessario un cambiamento di rotta drastico e immediato.
Se la responsabilità degli attentati in Francia è dell’ISIS e l’obiettivo comune è smantellare l’organizzazione dello Stato Islamico nel territorio in cui si è insediato in Siria e Iraq, si inizi con l’individuare e il punire chi compra il loro petrolio, con i proventi del quale finanziano la loro struttura e le attività terroristiche in tutto il mondo. Stime indicano che si tratta di 500 milioni di euro ogni anno. Chi finanzia i terroristi va considerato loro pari.
Tutti insieme contro il terrorismo
L’Europa deve riconoscere come suo alleato qualsiasi Paese mostra il chiaro interesse di combattere il terrorismo, compresa la Russia. L’Italia e i Ventotto devono innanzitutto revocare le sanzioni sancite nei confronti di Mosca per facilitare il percorso di cooperazione e lo svolgimento delle attività diplomatiche. Il governo italiano ha il dovere di agire per garantire la sicurezza interna dei cittadini italiani.
Condanniamo ogni forma di violenza, odio e terrore. Siamo vicini al popolo francese e a tutti nostri connazionali coinvolti. Ci stringiamo attorno al dolore della famiglia di Valeria

Massimo Fini
L’Occidente ha fatto un errore capitale. È andato a intromettersi in una guerra in cui non c’entrava, quella tra sciiti e sunniti. Americani e francesi hanno bombardato gli uomini dell’Isis e quindi ci si poteva sicuramente aspettare che loro avrebbero portato la guerra in Europa con il terrorismo kamikaze. Non è affatto una sorpresa. Noi da 15 anni facciamo una guerra al mondo musulmano, prima l’Afghanistan, poi l’Iraq, poi la Somalia per interposto Etiopia e poi la Libia. È chiaro che a un certo punto tu crei un fenomeno radicale come l’Isis.
Siamo in guerra da 15 anni ma non ci siamo accorti che eravamo in guerra, perché tanto eravamo solo noi a colpire, perché i bombardieri e le armi tecnologiche le abbiamo noi. Adesso invece capiamo che la guerra può entrare anche in modo sistematico nel nostro mondo. Lo spaccio per l’Isis l’abbiamo creato proprio noi, prima abbattendo Saddam Hussein e poi aiutando i rivoltosi contro Bashar Al Assad, quindi creando lo spazio proprio fisico per il califfato.
Giustamente rabbrividiamo vedendo quello che succede a Parigi. Però noi facciamo esattamente la stessa cosa. Un comunicato del califfato dice: “Voi ci bombardate, uccidete i nostri bambini, adesso bevete dalla stessa coppa”. È una logica tremenda ma è una logica che riguarda entrambe le parti, perché quando tu spari un missile con un drone, forse uccidi un paio di guerriglieri ma uccidi magari anche altre 100 persone, e questo lo stiamo facendo da tempo.
Vendere armi è sempre stato un affare del mondo occidentale. Nella guerra Iraq-Iran per 5 anni abbiamo dato armi all’uno e all’altro perché si ammazzassero meglio e poi abbiamo deciso che l’Iran non doveva vincere. E allora abbiamo dato le armi solo a Saddam Hussein. Questo è il business occidentale. È il cinismo occidentale.
L’Europa sa che l’Arabia Saudita finanzia l’Isis ma non prende provvedimenti come non li prendono gli Stati Uniti perché l’Arabia Saudita è un nostro alleato. In Arabia Saudita ci sono le basi americane, in Arabia Saudita c’è la sharia ma nessuno si è mai sognato di contestare questo sistema, mentre con talebani e afgani stiamo facendo la guerra da 14 anni.
La forza dell’Isis sta nella nostra debolezza, da una parte ci sono uomini che vanno a morire come se fumassero una sigaretta e dall’altra c’è un Occidente che non ha più valori.
Il terrorismo che abbiamo visto a Parigi non viene dai migranti, viene da gente che vive qui, che magari è andata in Siria, in Iraq a addestrarsi ma sono cittadini belgi o francesi a tutti gli effetti. Credo che, se si vuole fare la guerra all’Isis sul serio, bisognerebbe mandare le truppe nel califfato invece di far fare il lavoro duro a curdi e iraniani. Non è una questione di ridurre i diritti civili a zero per combattere il fenomeno Isis. Basterebbe fare una guerra reale all’Isis e forse lo si eliminerebbe, anche se l’Isis è un fenomeno complesso, lo vedo più come un’epidemia ideologica. Infatti si espande in Egitto, in Libia, in Bangladesh e ha una forte attrazione proprio perché questi hanno valori fortissimi, per sbagliati che siano, in confronto a mondi come il nostro che non ha più valori, ha delle formule, delle regole.
Purché si rispetti la legge è lecito a chiunque mantenere la propria cultura. Uno si può integrare o non integrare. Comunque più bombardiamo quei mondi, più loro porteranno il guerra da noi.

Massimo Trento
L’idea di bombardare per spezzar loro i reni è un’idea miope che non ha funzionato né con Ho Chi Minh né col Mullah Omar. Chi è disposto a dare la sua vita per una causa, giusta o sbagliata che sia dal nostro punto di vista, non può essere vinto con questo atteggiamento. Sopratutto se ha molto seguito popolare. Poi ci sono quelli che dicono: in Medio Oriente le donne non possono guidare, il maiale è impuro, l’alcol è proibito e le esecuzioni capitali avvengono il venerdì sera in piazza. Se non ci garbano usi e costumi altrui, evitiamo di mettere piede sul loro territorio, con la scusa magari che è da fighi far vacanze sul Mar Rosso, a Bali o a Marakesh. Per quelli che: la democrazia è l’unico emblema di civiltà, dove sta scritto che altre culture debbano per forza abbracciare tale forma di governo? La democrazia è diventata da noi un feticcio, privo di qualsiasi valore intrinseco. Un cadavere imbellettato, tale e quale al potere che -molto in teoria- dovrebbe essere garantito al popolo “sovrano”. Auguri!
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Novecento sull’oceano
L’ISIS è finanziata dall’Arabia Saudita dal Qatar e dal Kuwait. Poi ci sono le donazioni volontarie che pervengono dai paesi del Golfo Persico, la vendita del petrolio e il controllo di infrastrutture. Il ministro tedesco Gerd Mueller e il vice segretario Usa David Cohen hanno accusato il Qatar di finanziare l’Isis. In Qatar le condizioni la raccolta di finanziamenti è favorita dalle politiche di controllo liberiste del governo. Centinaia di milioni di dollari versati da facoltosi uomini d’affari in Qatar e Kuwait a favore di al-Nusra e Isis, che in precedenza era nota come Al Qaeda in Iraq. Abd al-Rahman al-Nuaymi, Salim Hasan Khalifa Rashid al-Kuwari, Abdallah Ghanim Mafuz Muslim al-Khawar, Khalifa Muhammad Turki al-Subaiy, Yusuf Qaradawi sono alcuni dei finanziatori dell’Isis in Qatar. Abd al-Rahman al-Nuaymi avrebbe donato oltre 600 mila dollari nel 2013 ad Al Quaeda in Siria e due milioni al mese ad Al Quaeda in Iraq.
Ma anche il dipartimento del tesoro americano avrebbe donato centinaia di migliaia di dollari ad Al Quaeda in Iran nel corso degli anni e così anche Abdallah Ghanim Mafuz Muslim al-Khawar. Il Kuwait è l’epicentro del finanziamento dei gruppi terroristi in Siria, mentre ufficialmente il governo del Paese non appoggia i gruppi islamisti come l’Isis, la popolazione appoggia le milizie jihadiste attraverso donazioni e finanziamenti o arruolandosi nelle milizie.
La maggioranza shiita irachena, lo dice l’ex premier iracheno Nouri al-Maliki, ha dichiarato di ritenere responsabile l’Arabia Saudita per il supporto finanziario e morale dell’Isis. Günter Meyer, direttore del Centro ricerche sul mondo Arabo all’Università di Magonza (Mainz), dice che le ragioni del finanziamento,risiedono nella volontà degli stati del Golfo, di ostacolare il regime di Assad. Mentre gli stati del Golfo Persico finanziano i jihadisti, gli Stati Uniti sono intervenuti in Irak a sostegno di iracheni e guerriglieri curdi per fermare ISIS

Copio un MASADA del 2004 (sono passati 10 anni ma è come se non fosse cambiato niente.

Novembre del 2004: la battaglia di Falluja è la battaglia più imponente, sanguinosa e misteriosa di questa guerra: 10 giorni di assedio e distruzione di una città di 350.000 abitanti per «rompere la spina dorsale» del terrorismo. Su di essa gli USA hanno imposto il più assoluto silenzio e ancor oggi il Pentagono nega il suo crimine. L’operazione al-Fajri (alba), rase al suolo 36.000 case e uccise 5000 persone. Dopo, una squadra di medici volontari poté entrare a “ripulire” la città delle migliaia di vittime civili che nessuno ha mai contato. Si aspettavano di trovare una carneficina, visti i bombardamenti fittissimi per 10 giorni, col divieto di acqua, cibo e soccorsi, ma quello che i medici trovarono superava tutti gli orrori: di cos’era morta tutta quella gente? Per disgrazia degli USA, i ripulitori fecero dei filmati che hanno cominciato a girare il mondo, rompendo la pesante censura che Bush e i suoi alleati (vedi B. che ha ritirato tutti i giornalisti e li minaccia del carcere) hanno imposto alla guerra. In seguito pochi parlamentari videro quei film grazie alle parlamentari E. Deiana (Prc) e S. Pisa (Ds), ma la stampa ha taciuto e il parlamento idem. I film sono del 18-11-2004. Uso di armi chimiche vietate da tutte le convenzioni è immediata. Alle immagini sconvolgenti si aggiunga il cadavere dell’imam perforato orrendamente dai buchi del trapano, strumento molto usato degli americani, l’imam prelevato dalla CIA in Italia e scomparso senza reazione governativa e gli 80 imam prelevati dalle moschee di cui non si hanno tracce. Al Kazeera le ha mostrate, e l’intero mondo musulmano le conosce.
La ferocia mostrata è senza limite! Questi non sono eserciti umano, sono belve! “

“18-11-2004 Si decretarono i filmati di Falluja, si secretò il falso dossier del SISMI sull’uranio nigeriano che mostra un B. complice delle menzogne di questa guerra; si secreto’ la battaglia dei ponti, dove i nostri soldati massacrarono civili e uccisero anche una partoriente dentro un’ambulanza, si fece silenzio sul vero carattere della missione ‘umanitaria’, in cui supportammo le feroci stragi USA e i nostri elicotteri facilitarono l’avanzata delle truppe distruttive, gli italiani consegnarono civili inermi ai torturatori di Abu Graib e tacquero sugli orrori visti. Oggi nessuno chiede inchieste su Falluja, DS, Margherita e Prodi continuarono nella menzogna del “manteniamo l’ordine” e nell’ipocrisia del “ritiro graduale”.
Bush passerà alla storia come uno dei più feroci criminali di tutti i tempi, ma il governo italiano e parte dell’opposizione figureranno come i suoi docili fiancheggiatori.

Quello che veramente spaventa non è nemmeno questo ma che continuino ad esserci persone che, anche di fronte alle prove di tanti orrori, negano la verità per difendere delle posizioni prestabilite, per difendere irragionevolmente l’America, per non riuscire a dire: “Mi sono sbagliato”. Non dobbiamo respingere la verità ma vergognarci del nostro errore. Oppure Falluja morirà due volte.

Quando Bush annunciò l’attacco degli Stati Uniti contro l’Afghanistan nell’ottobre del 2002, dichiarò: “Siamo una nazione pacifica”. Poi, qualche giorno dopo al quartiere generale dell’Fbi, aggiunse: “Questa è la nostra vocazione”…! Questa nazione “pacifica” che “esporta democrazia” ha esordito massacrando 18 milioni di nativi
Ha fatto guerra contro:
la Cina nel 1945-46, 1950-53
la Corea nel 1950-53
il Guatemala nel 1954, e per 40 anni ha ammazzato centinaia di migliaia di persone
in Indonesia (1958)
a Cuba (1959-60)
nella Repubblica democratica del Congo (1964)
in Perù (1965)
nel Laos (1964-73)
nel Vietnam (1961-73)
in Cambogia (1969-70)
in Libia (1986)
nel Salvador (anni 80)
in Nicaragua (anni ’80)
a Panama nel 1989)
in Iraq dal 1991 per 12 anni con crudeli sanzioni commerciali
in Sudan nel 1998
in Yugoslavia nel 1999.
Ora possiamo aggiungere alla lista:
dal 2002 l’Afghanistan
dal 2003 l’Iraq.
(e si pensa di attaccare Iran e Siria).
Tutte guerre sante ordinate da Dio?
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Forse dovremmo ricordare anche tutte le manovre che la CIA ha messo in essere per uccidere capi di stato, coartare elezioni, destabilizzare paesi, manovrare governi, premere organismi mondiali.. oltre naturalmente ad attentati, violazioni del diritto nazionale o internazionale, diffusione di epidemie, distruzione del clima, minacce politiche e economiche, embarghi, proliferazione atomica, uso di armi proibite, torture, basi nucleari, protezionismi interni per far crollare le esportazioni del terzo mondo, imposizione di OGM, inquinamenti climatici planetari, manovre finanziarie di distruzione di stati…
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Nella guerra in Medio Oriente tutto è spaventoso, sono passati da menzogna a menzogna, da infamia a infamia. Hanno violato tutte le leggi internazionali, tutte le regole civili. Sono stati smascherati! A cosa ancora i loro difensori si vogliono attaccare? Non hanno più nulla di difendibile. Tutto crolla nell’inferno. Volete difendere l’inferno?

A Detroit (Michigan-USA) assegnarono a Saddam Hussein le chiavi della città e la cittadinanza onoraria. Fiorivano i documentari americani inneggianti al democraticissimo Saddham. L’operazione Anfal che portò al genocidio dei curdi avvenne tra il febbraio e l’agosto del 1988 e, mentre ciò succedeva, Saddam era coccolato e riverito dagli americani, e dagli europei, e riceveva forniture di armi un po’ da tutti. Dove stavano tutti quelli che giustificano una guerra con la necessità di abbattere un dittatore? E ancora un dittatore è tale sempre o da un certo periodo in poi? Cos’era prima del 2003 Saddam? Un dittatore sanguinario o un caro amico degli Stati uniti E Bin Laden? Era un terrorista o il membro rispettabile di una famiglia molto ricca e stimata in Usa con frequentazioni presidenziali e rapporti con tutte le banche occidentali? Quanti armi aveva venduto Bush a Bin Laden prima di accorgerci che era il nemico n° 1? E come mai quando fu messo il blocco aereo dopo le due Torri, si permise all’intera famiglia bin Laden di mettersi in salvo con aerei di Stato?

Gennaro Carotenuto:
“Ci sono notizie che possono circolare e notizie che non debbono circolare ed il controllo sul sistema mediatico mondiale è indispensabile in questo. C’e’ una parte di opinione pubblica occidentale e mondiale… che considera la tortura indispensabile e perdonabile, almeno in casi estremi. Del resto il parlamento italiano ha votato un emendamento della Lega che considerava tortura solo la reiterazione del supplizio… Qualunque voce indipendente esca dall’Iraq denuncia lo stupro sistematico delle donne irachene da parte dei marines… Lo stupro… è caratteristico di tutte le guerre, ma mal si adatta all’immagine dei “buoni liberatori esportatori di democrazia”.
In Germania furono documentati almeno 5 milioni di stupri, tanto da parte dei sovietici come degli alleati, senza distinzioni ideologiche…Falluja è la Guernica del XXI secolo. Gli Stati Uniti non ammetteranno mai di avere usato Fosforo e Napalm contro i civili a Falluja e sanno di poter trovare compiaciuti e compiacenti distinguo nel sistema mediatico mondiale.. E più in là c’è il tabù finale dell’atomica, evocato in dosi moderate ma significative da Donald Rumsfeld ogni volta che è necessario.
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Giuliana Sgrena nel 2005: “L’uso del napalm e del fosforo bianco nella guerra in Iraq era già noto. Purtroppo. Dei cadaveri carbonizzati ritrovati dopo la battaglia dell’aeroporto (aprile 2003) mi avevano raccontato gli abitanti di Falluja prima ancora di diventare profughi, dei volti scarnificati dal fosforo bianco mi avrebbero detto poi e l’avrebbero confermato i soldati americani impegnati sul campo di battaglia. Ma questo orrore l’inchiesta di Rainews24 te lo sbatte in faccia. Volti irriconoscibili e bruciati di donne e bambini inerti nei loro abiti intatti (il fosforo bianco consuma solo le cellule che contengono acqua), parte di quella uccisione di massa riconosciuta persino dagli autori materiali del massacro, i soldati, che hanno testimoniato davanti alle telecamere. Ma non dai mandanti. L’inchiesta di Rainews24 di Ranucci squarciò il velo di omertà, ma soprattutto spinse a interrogarsi su chi questa guerra l’ha sostenuta o ancora la sostiene con la presenza delle nostre truppe in Iraq. Bush non solo ha scatenato una guerra contro Saddam accusandolo di possedere armi di distruzioni di massa ben sapendo che non era vero, ma ha permesso che il suo esercito usasse contro gli iracheni micidiali armi bandite dall’Organizzazione per la proibizione delle armi. Proprio come aveva fatto Saddam nel 1988 contro i kurdi. Bush come Saddam, che quando ha gasato i kurdi era un fedele alleato degli americani. Le immagini dell’inchiesta di Rainews lo dimostrano e gli interessati lo confermano: il Pentagono ha ammesso l’uso del Napalm anche se sotto forma di Mk77 e il ministro della difesa inglese si e’ giustificato sostenendo che ignorava che gli Usa l’avessero usato. E cosa fa la comunita’ internazionale? Tace. Ma non si può tacere di fronte a un simile orrore, senza diventare complici. E complici lo siamo restando in Iraq con le nostre truppe, sia che il fosforo bianco lo usiamo nei traccianti per illuminare il cielo o per bruciare i poveri abitanti di Falluja. Bruciati in modo tale da non poter essere riconosciuti e nemmeno contati: solo 700 delle migliaia di vittime di Falluja sono state seppellite con un nome.
E’ questa la democrazia esportata in Iraq e di cui si dimostra soddisfatto il presidente iracheno, il kurdo, Jalal Talabani?
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Ranucci, disse: “Il mondo musulmano sa cosa è successo a Falluja. Siamo noi a non sapere. La notizia del fosforo bianco era già uscita anche su Al Jazeera. I Pentagono il 9 dicembre 2004 ha smentito le voci del fosforo con una nota in cui diceva di aver utilizzato il fosforo solo come traccianti…Non è vero. Ci sono gli estremi di un crimine di guerra, Bush nel novembre 2004 per bombardare Falluja aspettò l’esito delle elezioni presidenziali.”
(Ma ci rendiamo conto?! Per festeggiare la rielezione di Bush si fecero questi fuochi di artificio!? E i cadaveri scarnificati sono i resti della festa!? La distruzione di Falluja fu la torta per festeggiare la vittoria elettorale! E donne e uomini e bambini furono le candeline!? Riuscite a immaginare un cinismo più sfrenato? E c’e’ anche chi li difende? Siamo sbigottiti dalla malafede, dalla malvagità, dalla mancanza di umanità, dalla bestialità di questa guerra. E tutti dovrebbe ricominciare di nuovo? Dov’e’ la Chiesa in questa tragica circostanza? Il suo silenzio pesa come un macigno. Un macigno che potrebbe distruggerla.
….
Scriveva il pensatore tedesco Günther Anders al figlio di Adolf Eichmann:
L’inadeguatezza del nostro sentire non è un semplice difetto tra tanti, ma la peggiore delle peggiori cose che sono già accadute… a incepparsi non sono solo i sentimenti dell’orrore… bensì anche il sentimento della responsabilità. E questo significa che il nostro meccanismo di inibizione si arresta del tutto non appena si sia superata una certa grandezza massima. “ Piangiamo la morte di un cane, ma la morte di migliaia di vittime innocenti non ci sembra reale).
E poiché vige questa regola infernale ora il ‘mostruoso’ deve avere di nuovo via libera?


Affrontare i crimini americani non vuol dire negare i crimini di altri paesi, quelli russi, quelli francesi, quelli turchi, quelli boeri, quelli cinesi. (e ora quelli del Califfato). Gli USA non hanno il monopolio del male, ma solo l’America pretende oggi di fare lo sceriffo del mondo e ci impone la favola della ‘nazione pacifica’ che esporta democrazia. Chi si beve ancora questo mostra un notevole stato confusionale. Notiamo che non è con questi crimini orrendi che maggioranza e opposizione dovrebbero andare a braccetto né le persone oneste e civili. La civiltà è ben altra cosa. Che si estradino osservatori, si puniscano o uccidano giornalisti (un centinaio di loro è stato ucciso proprio dalle forze americane), si secretino i fatti, si imponga il silenzio blindando le notizie, si pretenda di far credere solo a verità precostruite.. mi sembra la miglior prova che la verità scotta e non la si vuol mostrare perché è ignobile.
Gli USA, più che uno stato che esegue gli ordini di Dio (Bush diceva che era la voce di Dio a ordinargli la guerra e faceva fare veglie di preghiera), sembrerebbe piuttosto una nazione maledetta, un governo che ha sempre costituito la più grande minaccia di instabilità, insicurezza e guerra, per il mondo, il governo che ora sta perpetrando i peggiori crimini dell’umanità, mentre i responsabili vengono assolti e i crimini negati.

(Tutto questo è stato copiato da un Masada di dieci anni fa)

COS’E’ IL DAESH
Isis è equivalente di DAESH, o anche Is o Sic. Il nome del gruppo terrorista islamico cambiato nel tempo. All’inizio era una piccola ma brutalmente efficace fazione della resistenza sunnita all’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003 che si faceva chiamare Al Qaeda in Iraq, o Aqi. Nel 2007, in seguito alla morte del suo fondatore, Aqi ha cambiato nome in Stato islamico in Iraq, o Isi. In seguito ha subìto alcune battute d’arresto sul suo territorio ma, osservando la Siria sprofondare nella guerra civile nel 2011, ha intravisto un’opportunità. Nel 2013 si era installato nella parte orientale della Siria, assumendo il nuovo e più aderente nome di Stato islamico in Iraq e Siria (Isis). Rendendo le cose ancora più complicate, l’Isis ha cambiato nuovamente nome nel giugno 2014 , proclamandosi Stato del califfato islamico (Sic), un titolo che riflette le sue ambizioni d’autorità su tutti i musulmani del mondo.
Il gruppo voleva mettere in discussione i confini “colonialisti” usando un vecchio nome geografico arabo, al Sham, che comprende sia la capitale siriana Damasco sia la più ampia regione del Levante, il che spiega la predilezione ufficiale statunitense per l’espressione Stato islamico dell’Iraq e del Levante (o Isil) invece che per Isis. L’equivalente arabo, Al dawla al islamiya fi al Iraq wal Sham, può essere abbreviato in Daesh, così come il nome di Hamas (che significa zelo in arabo) per il gruppo palestinese è un acronimo di Harakat al muqawama al islamiya, ovvero Movimento di resistenza islamica.
Daesh è il nome che più si è diffuso nei paesi arabi, anche se i membri del gruppo lo chiamano semplicemente al dawla, lo stato, e minacciano di frustare quanti usano il termine Daesh.
Attribuire nomi sgradevoli a persone sgradevoli è una vecchia tradizione. Un po’come per il termine Nazi, che si è impresso in inglese anche a causa della sua somiglianza con parole come nasty (cattivo, disgustoso), Daesh ha un suono, per gli arabi, simile a quello di parole che significano calpestare, distruggere, sbattere contro qualcosa, e causare tensione.
Cogliendo questo aspetto, la Francia ha ufficialmente adottato il termine per gli usi governativi. Il suo ministro degli esteri, Laurent Fabius, ha spiegato che Daesh ha l’ulteriore vantaggio di non dare al gruppo la dignità di stato. Ban Ki-moon, il segretario generale dell’Onu, ha assunto un’analoga posizione di critica, denunciando il gruppo come un “Non-stato non-islamico”. Invece di adottare diligentemente l’acronimo Nins, l’Economist ha deciso, per ora, di continuare a chiamare il gruppo semplicemente Stato islamico (Is).

ALESSANDRO GILIOLI
1. Tutti gli esperti di Daesh onvengono sul fatto che il Califfato ha compiuto questi attentati con l’obiettivo di scatenare un’ondata anti islamica in Europa per radicalizzare “lo scontro di civiltà” e portare tutti i musulmani del mondo dalla propria parte. Se ne deduce che se si cade nel tranello (quindi ci lascia andare all’ondata emotiva anti islamica e si accetta la radicalizzazione dello scontro) si fa esattamente il gioco dei nostri nemici. Trattasi di considerazione lineare, intuitiva, pragmatica e semplice.
2. Tutti gli esperti di Daesh spiegano che come obiettivo secondario di questi attentati lo Stato islamico aveva la speranza che l’Occidente intervenisse direttamente in Siria e Iraq per trasformare una guerra locale interislamica in una guerra totale contro gli infedeli. Anche questo quindi è un ragionamento intuitivo, facile e non ideologico: a intervenire direttamente in una guerra locale trasformandola in guerra globale si fa esattamente il gioco dei nostri nemici.
3. Le esperienze dell’Afghanistan ma soprattutto di Iraq e Libia hanno mostrato a tutti che intraprendere una guerra senza avere già un progetto sugli assetti futuri condiviso con almeno una parte delle forze locali è una prassi che peggiora le cose, non le migliora. Le peggiora proprio per la nostra sicurezza in Europa (l’intervento in Iraq ci ha dato lo Stato islamico, quello in Libia un casino in cui comandano i clan che gestiscono gli scafisti). Se ne deduce che chiunque decida di mandare anche un solo drone dovrebbe prima sapere a cosa sta portando, dopo, ciò che sta facendo. Se se per forza deve morire qualcuno in un conflitto, che serva rigorosamente a fare star meglio (non peggio) i popoli domani.
4. Alcuni anni fa il governo Usa inventò il termine “stato canaglia”, che attribuiva in giro in modo piuttosto arbitrario. Oggi invece sarebbe utile che l’Ue stendesse un bell’elenco documentato con i nomi dei Paesi che con l’Is hanno rapporti che avvantaggiano lo stesso Is: vuoi di acquisto di petrolio, vuoi di finanziamenti di altro tipo, vuoi di aiuto indiretto attraverso il bombardamento di chi combatte l’Is sul campo. Se poi da questo elenco venissero fuori i nomi di Paesi con cui intratteniamo amichevoli rapporti d’affari, che sono nella nostra stessa Alleanza militare (Nato) o presso i quali ci apprestiamo ad andare a giocare i mondiali di calcio, beh, ci faremmo un’idea più autentica su quello che siamo disposti davvero a pagare per combattere l’Is. Perché quelli che aiutano Daesh oggi sono veri Stati canaglia, contro i quali dovremmo opporre tutto il nostro potere negoziale affinché la smettano di farlo, da ora.
5. il jihadismo che colpisce in Occidente è quasi sempre il frutto di una proiezione da parte delle seconde o terze generazioni di immigrati che immaginano un luogo ideale e utopico – il Califfato, dove spesso non sono mai stati – in alternativa a un luogo nel quale vivono un disagio sia sociale sia identitario. E’ evidente che è indispensabile smontare questo dualismo farlocco che si è insinuato nelle menti dei giovani jihadisti europei. E per smontarlo servono anzitutto due cose: programmi di welfare nei luoghi in cui vivono (l’integrazione avviene attraverso il welfare); programmi di educazione – nelle scuole e altrove – sui valori della laicità, dell’interetnicità e della tolleranza, su cosa comporta (per le donne, ad esempio, ma per chiunque) vivere nel sottosviluppo culturale proposto da Daesh. Allo stesso modo, serve un’educazione all’interetnicità che parta dalle scuole primarie perché non crescano generazioni di europei “bianchi” pregni di subcultura islamofoba o anti immigrati: minor integrazione etnica causa più radicalizzazione dei figli di immigrati, più radicalizzazione porta più terrorismo. L’antirazzismo quindi non è più solo un ideale etico, è una necessità pratica. Per entrambe le battaglie culturali (quella destinata ai ragazzi di famiglie islamiche e quella destinata ai ragazzi figli di autoctoni) la pedagogia è un’arma straordinaria di cui però ci dimentichiamo spesso, forse perché i suoi risultati arrivano nel lungo termine, cioè quando sarà fisiologicamente finito il ciclo elettorale degli attuali governanti.
6. Come dimostra tutta la storia di Israele, il controllo assoluto e militarizzato del territorio – dai supermarket agli stadi, dagli aeroporti ai concerti – non è una garanzia di sicurezza per i civili se sei circondato dall’odio. Se qualcuno ti odia – ancor più se tanti ti odiano – il modo di ammazzarti lo trovano, specie se hanno in scarsa considerazione il valore della propria vita. Quindi possiamo benissimo chiudere le frontiere, far alzare gli elicotteri e far girare poliziotti a cavallo tutto attorno al Colosseo come ho visto stamattina: e se ci fa sentire un po’ più tranquilli nell’immediato, è un placebo che non mi scandalizza. Ma sul medio e lungo termine, se vogliamo garantire ai nostri figli di vivere in sicurezza, l’unica strada da percorrere è lavorare contro l’odio – e le sue motivazioni, le sue radici – fino a debellarlo.
7. Tutte le esperienze e le ricerche dimostrano che la sorveglianza di massa sulla rete (modello Nsa) non ha un rapporto costo-beneficio conveniente: è come sparare migliaia di cannonate in cielo per cacciare un canarino. E questo al netto dei costi in termini di diritti civili. È invece dimostrato che lo spionaggio on line funziona solo se è mirato (ad esempio, su chi immette contenuti filojihadisti e sui suoi contatti) e incrociato con forme di intelligence tradizionali (intercettazioni telefoniche, infiltrati etc). Chiunque voglia cogliere l’occasione del 13 novembre per riproporre forme di sorveglianza virtuale di massa sta mentendo sapendo di mentire: non gli interessa la guerra all’Is ma, appunto, la sorveglianza di massa.

MALEDIZIONE E OBIEZIONE DI COSCIENZA?
Paolo De Gregorio

Dichiara Papa Francesco: “Maledetti coloro che operano per la guerra e per le armi”. Parole sante, però ci vorrebbe qualche piccola precisazione: tra coloro che operano per la guerra e per le armi non vi sono solo servizi segreti, banche d’affari nei paradisi fiscali, Pentagono, imprenditori che considerano le armi una merce come le altre, ma anche milioni di operai senza i quali nessuna arma circolerebbe.
Convincere i produttori di armi e i guerrafondai al potere mi sembra dura, ma, oltre alle parole di maledizione, che potrebbero risultare dolorose per i tanti cristiani che lavorano per costruire ordigni di guerra, senza sortire effetti concreti, il Papa dovrebbe far seguire una campagna di obiezione di coscienza per tutti i cristiani addetti alla costruzione di questi ordigni.
La campagna di obiezione di coscienza è stata portata avanti, con successo dal punto di vista della Chiesa, tra il personale sanitario per contrastare l’aborto. e non c’è paragone tra l’aborto e la guerra come nemici della vita.
Ricordo solo che, anni fa, in una zona con il 100% di cristiani, nel bresciano, la Valsella Meccanotecnica costruiva le odiose e letali mine antiuomo che vendeva a milioni nei territori di guerra in tutto il mondo, senza che ci fosse mai stata alcuna iniziativa da parte delle gerarchie vaticane per far finire quello schifo. Solo l’intervento dell’ONU e di alcuni sindacati, dopo anni e anni, fece chiudere quelle attività criminali.
Carissimo Papa Francesco, la tua “maledizione” è una bellissima novità, ma se fossi al tuo posto scomunicherei senza appello, né perdono, tutti coloro che lucrano e operano per la guerra, aggiungendovi la campagna per l’obiezione di coscienza degli addetti alla produzione di ordigni.
Non si può tenere insieme etica cristiana e collaborazione a qualunque livello con i guerrafondai, non deve essere consentita la fuga dalle proprie responsabilità di coloro che pensano che basta pentirsi negli ultimi giorni della propria vita per ottenere il perdono.

LA VERITA’ SULLA STRAGE DI PARIGI
Berluscameno

Sui francesi veglia la Dgse, e i risultati si vedono. (La Direction générale de la sécurité extérieure, comunemente conosciuta anche con la sigla DGSE, è il servizio informazioni all’estero della Francia. )
Per scovare i mandanti della carneficina del “venerdì 13” non serve allontanarsi da Parigi, probabilmente basterebbe visitare il quartier generale della Dgse, la Cia francese. Lo sostiene un analista che se ne intende , analizzando le falle, troppo clamorose, della sicurezza: tre kamikaze che si fanno saltare in aria allo stadio, uccidendo solo se stessi, per dar modo ai colleghi di scorrazzare in pieno centro su una Seat Leon nera, per quasi mezz’ ora, sparando nel mucchio.
Tutti gli indizi, afferma l’analista, conducono ai vertici dei servizi segreti francesi, rinnovati sotto Nicolas Sarkozy e confermati sotto la presidenza di François Hollande:
“Con il subentrare allo spionaggio transalpino di personaggi vicini agli angloamericani è ‘avviata nel 2012 la strategia della tensione’.
Dopo una pausa coincidente con i primi due anni della presidenza di Hollande, il terrorismo islamico riesplode in concomitanza alla caduta verticale del capo dello Stato nei sondaggi”.
Sarebbe questo, sostiene l’analista, il vero ruolo della “Direction générale de la sécurité extérieure”: organizzare l’accurata copertura necessaria a rendere efficace l’azione dei commando, nient’altro che ‘manovalanza reclutata e addestrata.’
L’analista ricostruisce la mattanza.
Apre le danze alle 21.30 davanti allo Stade de France il kamikaze Ahmad al Mohammad, con cintura esplosiva: si fa saltare in aria ed è il solo a morire.
Cinque minuti dopo, in centro, compare la Seat Leon: i terroristi a bordo sparano contro i ristoranti “Petit Cambodge” e “Carrillon”, 15 morti.
Allo stadio si fa esplodere un secondo kamikaze (Bilal Hafdi?), ‘morendo senza causare vittime’.
Intanto la Seat raggiunge Rue de la Fontaine au Roi, bersaglio i locali “Casa Nostra” e “Bonne Bière”, 5 morti tra gli avventori.
Poi l’auto si ferma in Rue de la Charonne, davanti al bistrot “Belle Equipe”: altre 19 vittime.
Alle 21.40, vicino a Place de la Nation, un terrorista sceso probabilmente dall’auto nera, Brahim Abdeslam, si fa esplodere al locale “Compte Voltaire”: ferisce alcuni avventori ma è ‘l’unico a perdere la vita’. La Leon nera, guidata presumibilmente dal fratello del kamikaze, Saleh Abdeslam, sarà ritrovata a Montreuil, ad ovest di Parigi, con tre Kalashinkov a bordo.
Non è finita: alle 21.40 scendono da una Volkswagen Polo nera quattro terroristi, armati di fucili automatici e a pompa. Fanno irruzione nella sala da concerto Bataclan, durante un’esibizione degli Eagle of Death Metal: inneggiando ad Allah, alla Siria ed all’Iraq compiono una carneficina.
Pochi minuti dopo, alle 21.53, ancora nei pressi dello stadio si fa esplodere un terzo kamikaze: ‘nessuna vittima’, eccetto lui.
“Solo a questo punto, Hollande è trasportato al ministero degli interni, mentre la partita continua fino al termine”.
Venti minuti dopo la mezzanotte (dunque 2 ore e 40 dopo l’inizio della strage al Bataclan), le teste di cuoio fanno ‘finalmente irruzione’ nel Bataclan, dove nel frattempo è avvenuta la mattanza: tutti terroristi si fanno esplodere, tranne Samy Animour che è colpito a morte prima di azionare la cintura. Bilancio del terrore nel teatro, 90 morti.
Ma intanto affiorano le prime ‘stranezze’: mentre per il “Wall Street Journal” Hollande avrebbe lasciato lo stadio alla prima e non alla terza esplosione, le foto ritraggono il presidente nella sala stampa dello stadio alle 21.36, quindi sarebbe corretta la versione di “Le Monde”: Hollande trasportato all’ esterno solo dopo la terza e ultima esplosione, a rischio ormai cessato. E’ come se i kamikaze avessero ricevuto l’ordine di farsi saltare in aria non tanto per uccidere spettatori, quanto per attirare la polizia lontano dal centro, dove stavano per entrare in azione i commando di killer. “Tra l’esplosione del primo e del terzo kamikaze intercorrono 33 minuti: è il tempo dell’azione terroristica nel suo complesso, anche se gli ultimi strascichi si protraggono al Bataclan fino alle 00.20.
La terza deflagrazione nei pressi dello stadio, in Rue de la Cokerie vicino al McDonald’s, era il segnale che la sicurezza attendeva per trasportare Hollande fuori dallo stadio?
Le prime stranezze risalgono a due ore prima della strage: alle 19.30, secondo “Le Figaro”, un avventore del ristorante “Cellar”, a tre minuti del Bataclan, ha ‘inutilmente segnalato alla polizia’ la presenza di un’auto sospetta, una Volkswagen Polo nera, parcheggiata di traverso, con a bordo quattro individui (musulmani europei, secondo il ristoratore). Erano intenti a digitare sui telefonini e, a quanto pare, in ‘evidente stato di alterazione da droghe’. “E’ risaputo che i tagliagole dell’Isis in Siria ed Iraq facciano uso di anfetamine, sia per commettere atrocità a cuor leggero sia per sconfiggere la paura”, scrive l’analista.
‘Il 26 ottobre al porto di Beirut sono state bloccate due tonnellate di anfetamine Captagon prima che fossero imbarcate sull’ aereo privato di un principe saudita’.
Secondo l’analista, gli elementi direttamente operativi il 13 novembre a Parigi sarebbero stati non meno di 20-25: troppi, per passare inosservati.
“Che un complotto riguardante un tale numero di persone, molte delle quali note ai servizi e per di più “calde”, sia sfuggito ai radar della sicurezza francese – a dieci mesi di distanza da Charlie Hebdo e a tre mesi dall’attacco terroristico sul treno Amsterdam-Parigi – è una falla simile all’11 Settembre: impossibile, a meno che i servizi non siano complici”.
‘Quanto alla provenienza delle armi, si scopre che il 5 novembre la polizia tedesca aveva fermato in Baviera uno slavo ortodosso del Montenegro a bordo di una Volkswagen carica di Kalashnikov e diretta a Parigi’.
Le auto impiegate, poi, sono piene di indizi, dalle targhe ai biglietti dei parcheggi:
“Sembrano essere studiati apposta per indirizzare le indagini in Belgio, dove anche agli attentatori di Charlie Hebdo avrebbero acquistato le armi:
lo scopo è probabilmente alleggerire la posizione delle autorità francesi, rendendo più giustificabili all’opinione pubblica i continui smacchi subiti dalle forze di sicurezza.
Le dichiarazioni di Hollande e Valls puntano infatti a discolpare la Francia ed evidenziare le responsabilità esterne”.
La parte più assurda della vicenda? E’ la pretesa che l’operazione sia stata pianificata in Siria. Secondo Hollande, “gli attacchi sono stati decisi, pianificati in Siria, organizzati in Belgio e condotti sul nostro territorio con complici francesi”. Avvalorano questa testi persino i “fantomatici servizi iracheni”, secondo cui la Francia sarebbe stata informata in anticipo, almeno il giorno prima, dell’ordine di morte “partito dal Califfo”.
Abu Bakr Al-Baghdadi? “Nient’altro che un prodotto dei servizi americani, sfornato dal famigerato carcere di Bucca gestito dalle truppe statunitensi in Iraq, crogiolo di quasi tutti i capi dell’Isis”. In ogni caso, aggiunge l’analista, visto che l’Isis bombardato dalla Russia è ormai in rotta da settimane, è pura fantasia ipotizzare che un micidiale “quartier generale” dei terroristi sunniti abbia potuto organizzato gli attentati in Francia senza farsi scoprire da Nsa, Cia, Mossad e Dgse.
Ma la cronaca regala anche risvolti tragicomici: secondo la “Cnn”, dalla sua roccaforte di Raqqa (ora bersagliata dai missili russi) i boss del Califfato avrebbero aggirato l’Fbi usando messaggi criptati in modo semplicissimo. “Ora si scopre che gli attacchi di Parigi sono stati organizzati attraverso la ‘messaggeria della PlayStation 4’: è l’equivalente dei ‘taglierini ‘per dirottare i Boeing sulle Torri Gemelle”.
Terroristi braccati? Macché: “Si scopre che “la mente” della strage di Parigi, il marocchino Abdelhamid Abaaoud, si vanta – sulla propaganda web del Califfato – di viaggiare indisturbato tra Siria e Belgio, pur essendo ricercato dalle polizie di mezzo mondo.
Ricorda un po’ i brigatisti che, negli anni di piombo, riuscivano sempre ad evadere dal carcere in un modo o nell’ altro”. Ma se il vero Al-Baghdadi “è già morto, almeno due volte”, e se l’Isis è sotto scacco in Siria ed Iraq, visto che il commando del “venerdì 13” è composto “da piccoli criminali della banlieue parigina e qualche reduce siriano in botta da anfetamine”, chi ha coordinato e supervisionato gli attacchi? “Cherchez à la Dgse”, suggerisce l’analista, puntando il dito contro l’intelligence francese all’estero, l’equivalente transalpino della Cia e dell’MI6. Ai tempi di Jacques Chirac, di tanto in tanto il servizio francese rifilava agli americani qualche colpo basso, come “la sullodata morte di Bin Laden”, secondo i francesi risalente al 2006, “per ridicolizzare la “Guerra al terrore” di George W. Bush e Tony Blair”. Ma la situazione si è ribaltata con l’avvento al’Eliseo di Nicolas Sarkozy: tra i primi provvedimenti del neo-presidente, oltre a riportare la Francia sotto il comando integrato della Nato, “c’è, non a caso, il pensionamento dei vertici dei servizi fedeli a Chirac e la cooptazione di nuovi elementi, di provata fede atlantica”.
Una rivoluzione copernicana: dal 2007, secondo “Le Monde”, l’intelligence inglese ha accesso illimitato ai dati riservati francesi. E nel 2008 arriva a coordinare i servizi Bernard Bajolet, ex-ambasciatore francese in Iraq e Algeria. Poi torna alla diplomazia in Afghanistan, ma nel 2013 è lo stesso Hollande a richiamarlo alla guida della Dgse.
“Il periodo in esame coincide con i tentativi di Parigi, Washington, Londra, Tel Aviv e monarchie sunnite, di rovesciare Bashar Assad: Hollande arriva fino ad ipotizzare un intervento franco-americano contro Damasco nell’ estate del 2013, prima che Obama si tiri indietro lasciandolo con il cerino in mano”.
Strategia della tensione? Parla da sola la tragedia del 2012, con il franco-algerino Mohammed Merah che a Tolosa fa 8 vittime, colpendo militari e comunità ebraica.
Poi si scoprirà che il killer era un ‘informatore’ della Dgse: “Quante cose avrebbe potuto raccontare, il giovane magrebino, se non fosse stato ucciso nel blitz delle teste di cuoio per “catturarlo”?”.
Sarkozy perde le elezioni, e all’ Eliseo arriva Hollande: “La strategia della tensione è momentaneamente archiviata, finché i sondaggi di gradimento del presidente socialista raggiungono, nel breve volgere di tre anni, un record negativo storico”.
E riecco il terrore, da “Charlie Hebdo” al treno Amsterdam-Parigi, fino alla strage di novembre. Uno stragismo che, sotto Hollande, secondo l’analista, “ha compiuto un salto di qualità: sia per l’efferatezza e spettacolarità crescente degli attacchi, sia per la loro internazionalizzazione”. La violenza a Parigi “si salda col tentativo, da parte del Likud israeliano e dei falchi americani, di trascinare il presidente Barack Obama in guerra, prima in Yemen (Charlie Hebdo) e poi in Siria, con l’ultima carneficina parigina”. Ecco perché diventa facile sospettare che Bajolet, il capo della Dgse, non potesse essere all’ oscuro degli eventi in preparazione.
“La corresponsabilità dei servizi francesi nelle stragi dell’ultimo anno è certificata dalla sconcertante indulgenza di cui godono, nonostante le incessanti e drammatiche débacle”.
Dall’ inizio del 2015 sono state uccise quasi 150 persone, senza che nessuna testa sia caduta.
Al contrario: anziché accusare la sicurezza, Hollande annuncia misure d’emergenza per limitare la libertà, controlli sulla stampa e perquisizioni non autorizzate dalla magistratura.
La strage di Parigi serviva anche per costringere Obama a spedire truppe in Siria?
Obiettivo mancato: il capo della Casa Bianca si è accordato con Putin al G20 di Antalya e ha bocciato qualsiasi ipotesi di “stivali americani” sul suolo siriano. Ma non c’è da stare tranquilli, perché c’è il rischio che la ‘strategia della tensione’ venga utilmente impiegata in politica interna, e sempre di più: “Si può dire che i ‘vertici del sistema euro-atlantico’ considerano ormai lo ‘stragismo di Stato’ un arnese della politica simile alle mance elettorali sotto elezioni: l’avvicinarsi di tornate elettorali decisive, tra il 2016 ed il 2017, rende sicuro il crescendo di violenza”.

Sole24ore
In questi giorni appare folgorante una frase riportata dal Financial Times del defunto principe Saud Feisal al segretario di Stato Usa John Kerry: «Daesh è la nostra risposta sunnita al vostro appoggio in Iraq agli sciiti dopo la caduta di Saddam». Ecco in cosa consiste la Saudi Connection: una politica estera intossicata dalle involuzioni di Riad con i jihadisti mentre la sua campagna militare in Yemen, denominata “Decisive Storm”, è diventata un Vietnam del Golfo.
La Saudi Connection è soprattutto il rapporto ombelicale che da 70 anni lega Washington a Riad. L’Arabia Saudita, il più oscurantista degli Stati islamici, è la roccaforte del sunnismo ma anche la nazione musulmana con il più antico patto con gli Stati Uniti, firmato tra Ibn Saud e Roosevelt nel 1945, pochi giorni dopo Yalta.
I sauditi dopo l’accordo sul nucleare iraniano si sono sentiti traditi da Washington, perché considerano Teheran la minaccia numero uno. Ma le cose non stanno del tutto così. In termini pratici significa che mentre Obama e Re Salman si stringevano la mano al G-20 di Antalya veniva firmato l’ennesimo contratto militare: 1,2 miliardi di dollari per 10mila sofisticate bombe Usa da scaricare i Yemen sulla testa dei ribelli sciiti Houti.
Negli ultimi cinque anni i sauditi hanno acquistato sistemi d’arma da Washington per 100 miliardi di dollari, di cui 12 negli ultimi mesi, nonostante il Congresso abbia sottolineato la persistente violazione dei diritti umani e i crimini di guerra in Yemen. Alla luce di queste cifre si spiega l’atteggiamento americano nei confronti del Califfato e dei jihadisti siriani sponsorizzati dalle monarchie del Golfo. E si comprende perché Washington esiti a mandare truppe a terra. Da una parte c’è l’ovvia considerazione che dopo l’Afghanistan, l’Iraq e la Libia, gli Usa hanno mostrato segnali evidenti di disimpegno dal Medio Oriente. Ma dall’altra c’è questa connessione implacabile con i sauditi, che oltre ad essere leader dell’Opec, hanno finanziato i mujhaeddin afghani contro l’Urss negli Anni 80 e foraggiato Saddam nel conflitto contro l’Iran.
I sauditi pagano e gli americani guidano coalizioni internazionali che ai loro occhi non devono abbattere il Califfato ma prima di tutto contenere l’Iran e un giorno magari liquidare Assad in Siria. La Saudi Connection condiziona la politica estera americana quanto l’alleanza con Israele. Ora questo patto leonino tra Riad e Washington, dopo la strage di Parigi, è entrato in collisione con la nuova “santa alleanza” tra la Russia di Putin e la Francia di Hollande. Il problema è capire quali obiettivi si pongono i belligeranti. Se assestare una punizione esemplare al Califfato oppure demolire l’Isis. Nel secondo caso la Francia si scontra con Riad. Se si limita a una spedizione punitiva Parigi conserva le lucrose relazioni con la monarchia saudita, principale cliente degli armamenti francesi che quest’anno, con l’acquisto di reattori nucleari per 12 miliardi di dollari, ha salvato l’Areva dal fallimento.
Ecco cosa significa la Saudi Connection, una delle molteplici ragioni perché la guerra al Califfato finora è stata frenata da un mix di affari militari, petrolio e investimenti esteri di uno Stato dove si applica la sharia più duramente di qualunque altro posto al mondo, tranne naturalmente il Califfato di Al Baghdadi.

ALDO ANTONELLI
Per quanto riguarda i soldi dell’Isis, secondo uno studio pubblicato sul “Sole 24 ore”, su una stima di circa 700 milioni di euro l’anno di entrate del califfato le donazioni contribuiscono per il 6%, le tasse interne per il 14% i saccheggi per il 14,5% ed il petrolio per ben il 65,5%. Di queste voci, due (petrolio e donazioni) dipendono in buona parte da scambi economico finanziari con il resto del mondo. Non solo si spostano tra i 50 e i 100 milioni di barili all’anno, ma si eseguono pagamenti ingenti e trasferimenti finanziari importanti.
Per quanto riguarda le armi, secondo la Stockholm International Peace Research Institute, l’America, la Russia, la Germania, la Cina e la Francia (noi italiani seguiamo subito a ruota) coprono i 3/4 delle esportazioni internazionali di armi negli ultimi 5 anni. Considerando che i Paesi arabi non esportano ma importano armi, se ne deduce che le armi con le quali l’Isis ci fa guerra vengono fornite da noi.
Ugo Biggeri, presidente della Banca Popolare Etica, scrive: “C’è un filo rosso che lega gli assurdi attentati di Parigi, la guerra dell’Isis, il pensiero economico e la finanza». Siamo coinvolti, mani e piedi, in un’economia cieca e amorale: «questo strabismo economico finanziario che ci fa condannare l’Isis, ma non ci fa vedere come è ben inserito negli scambi economici cui anche noi partecipiamo, non è un accidente casuale. È conseguenza del modo con cui facciamo funzionare la finanza e l’economia”.
Un minimo di logica razionale vorrebbe che si chiudessero i traffici di armi e i rubinetti del petrolio, invece che invocare un’altra guerra che porterebbe altri soldi nelle casse dei finanziatori di tutte le guerre e di tutte le stragi. E invece no! I nostri politici invocano la guerra mentre il popolo piange e solidarizza.

Blog di Grillo
“Il Presidente del Consiglio mente vergognosamente. Intervistato su Sky Tg 24 ha dichiarato “L’Italia non fa affari con finanziatori del terrorismo”. I fatti lo smentiscono. Secondo dati del Dipartimento USA ammontano a 40 milioni di dollari in 2 anni i finanziamenti all’ Isis da Arabia Saudita, Kuwait, e Qatar.Tutti Paesi con i quali l’Italia fa affari, tramite anche partecipate pubbliche come Finmeccanica. L’8 e 9 novembre il premier italiano era in Arabia Saudita. Come denunciato da Amnesty International, l’Italia continua ad esportare bombe in quel Paese. Non solo.
Proprio poche ore fa da Cagliari è partito un carico di bombe destinato all’Arabia Saudita ed è arrivato questa mattina. Il tutto in barba alla legge 185 del 1990 che vieta l’autorizzazione all’esportazione di armi verso Paesi in guerra.
Non è finita. L’ 11 settembre il governo italiano ha firmato un memorandum d’intesa con il primo ministro kuwaitiano per spianare la strada ad un acquisto per 8 miliardi di euro di 28 caccia Eurofighter, costruiti da un consorzio europeo in cui Finmeccanica partecipa con una quota di quasi il 50%. Proprio quel giorno casualmente Finmeccanica ha registrato un +5,4% in Borsa.
A questa operazione i vari governi italiani lavorano dal 2012 ed il ministro Pinotti si è recato più volte in Kuwait. Di 375 milioni di euro è invece il volume delle esportazioni in armi verso l’Arabia Saudita (2005-2012). 146 milioni di euro è il volume d’affari delle armi italiane vendute in Qatar tra il 2012 ed il 2014. Tre paesi che finanziano Isis
tre Paesi con i quali l’Italia fa affari. Intanto la proposta del MoVimento 5 Stelle di istituire una Commissione d’inchiesta sulle attività illecite connesse al commercio di armamenti, è insabbiata al Senato dallo scorso gennaio.” M5S Parlamento

Giovanni Allegra
Se i produttori di armi, impiegassero gli stessi mezzi e risorse per produrre energia pulita anziché armi, avrebbero tasche piene e coscienza pulita.
Questo sistema economico, fossile, impostato sui fossili, creato da fossili, ed in mano a fossili, non ha più motivo di essere.
Ormai, insostenibile sotto tutti i punti di vista, deve essere abbandonato e sostituito investendo tutte le risorse per salvaguardare ambiente e benessere delle Persone.

NUNZIO MICCOLI
L’Isis si finanzia, esportando petrolio, con sequestri di persone, tassando il territorio che controlla… E con il contributo volontario di 40 famiglie importanti di Arabia, Qatar, Emirati e Turchia, incanalati tramite le banche del Kuwait. Perciò la Turchia fa passare in Siria guerriglieri e armi e in Europa immigrati dalle zone di guerra e compra dall’Isis petrolio a prezzi scontati.
I paesi arabi sunniti, che sostengono il terrorismo, investono in Usa ed Europa e comprano armi in Francia e Inghilterra, invece la Turchia le compra in Italia; probabilmente tra le 40 famiglie ci sono anche principi arabi che hanno finanziato la campagna elettorale di Obama, che perciò spesso ha le mani legate, Renzi è molto vicino alla classe dirigente araba e turca. L’occidente vende armi e importa petrolio da questi paesi; la corruzione non esiste solo in Italia, pagando, si ottengono favori, consenso e acquiescenza.
L’informazione e i politologi sono in genere nel libro paga dei potenti… raramente fanno luce completa sulla questione, perciò, da parte nostra, la verità deve essere cercata con molta fatica. Fortunatamente ora la Francia ha deciso di reagire e bombarda l’Isis, in coordinamento con la Russia e anche con gli Usa, mentre l’Italia addestra i peshmerga curdi.
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http://masadaweb.org

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