Nuovo Masada

novembre 13, 2015

MASADA 1697 12-11-2015 UN PAESE PESTO E ABBANDONATO

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:22 pm

MASADA 1697 12-11-2015 UN PAESE PESTO E ABBANDONATO
Blog a cura di Viviana Vivarelli

Caso De Luca – Salvini a Bologna, la triade nera – Felpa nord – Berlusconi ieri impone Equitalia, oggi la demonizza – L’ascesa criminale di Renzi – Italia senza speranza – Scandalo finanziario della Chiesa – I punti oscuri dell’8 per mille. Condanna della Corte dei Conti – Due libri di denuncia delle finanze vaticane: ‘Avarizia’ e ‘Via crucis’ – Piove sul Bagnasco – Padoan-Poletti gridano che i disoccupati sono diminuiti. In realtà 2 milioni e mezzo di giovani non cercano nemmeno più lavoro. LA GENERAZIONE PERDUTA – Un miliardo di sprechi in Sicilia – I misteri dell’attico di Bertone – Bollette, 3 milioni di famiglie in crisi – In 4 decideranno il Giubileo

Alla corruzione gigantesca della casta politica fa coda il servilismo bieco dei fascistelli al seguito, pronti sempre a osannarli e difenderli, senza timore di perdere la faccia, senza dignità né onore.
Il Paese è in pezzi da qualunque parte lo si guardi, e non basta la propaganda sfacciata di Renzi-Padoan-Poletti o il leccaculismo ormai mostruoso dei media a nascondere la pietosa evidenza.
Gli scandali si susseguono a un ritmo quasi giornaliero. Chi dovrebbe amministrare la giustizia o governare civilmente collude con i rei o copre il marciume. Emerge una corruzione politica fittissima, a tappeto, senza speranza di remissione, che coinvolge tutti i partiti sprofondandoli nella Geenna.
Accanto allo Stato corrotto e inetto, venduto alla finanza e al capitale, la Chiesa mostra le sue piaghe purulente: avarizia, turpitudine, sfacciata ambizione, lussuria, decadimento di tutti i valori morali.
Siamo al Kali Yuga della nostra Nazione, era oscura di discordia e ipocrisia, dov’è morta l’umanità e la giustizia, domina solo l’accaparramento e lo strapotere e l’uomo perisce sotto il giogo dei corrotti o fa comunella con i peggiori, sperando di salvare se stesso nel modo più ignobile.

Sette anni di merda, ma di Renzi e Berlusconi non rimarrà ricordo
Nanni Delbecchi
.
Il caso De Luca va di male in peggio. Quel che esce dalle intercettazioni è che il giudice che doveva permettergli di restare in carica malgrado la Severino aveva contrattato col suo staff di aiutarlo se lui faceva direttore sanitario suo marito. Una sentenza barattata per una nomina. De Luca si difende come un leone dicendosi estraneo. Ma i cittadini sono stanchi di chi continua col malaffare ‘a sua insaputa’. Sui blog de Luca è difeso in modo oltraggioso da una folta schiera di fedelissimi, mentre il Pd fortemente lo supporta contro la legge Severino che vieta candidati pregiudicati, legge che il Pd ha votato ma che alla prima occasione calpesta. Il silenzio di Renzi pesa come una tomba. Starà per varare il blocco totale delle intercettazioni?

Nicola
In “Questione di fiuto”, di Spencer Quinn,disse Bernie a Earl Ford: “E’ finita,non sei abbastanza intelligente da capirlo? Ma hai ancora un po’ di margine di azione, fatte due premesse ;la prima che tu non abbia personalmente ucciso nessuno; la seconda che tu sopravviva a questa notte”!
.
Insomma riuscirà ancora una volta De Luca a sopravvivere a se stesso? E il Pd che ormai è un cadavere ambulante pensa di continuare con gli show? Salviamo gli utilizzatori finali! La riforma della Giustizia secondo il Partito della Nazione.
Nemmeno Mussolini avrebbe potuto fare peggio!
.
… sì, però De Luca ha tutti gli scontrini delle cene!
.
pirata21
De Luca:”Non so di cosa mi si accusa”. Quando ne salta fuori una a settimana capita di confondersi.
.
Comagirl100
De Luca non pare preoccupato per le accuse. Ha già corrotto il prossimo giudice
.
Frank che zappa
De Luca indagato per aver corrotto un giudice. Il PD chiede le dimissioni di Marin… ah no, scusate.

Luce so fusa
De Luca indagato anche a Roma.
Una carriera così non si vedeva da tanto.

De Luca avrebbe fatto favori ad un giudice per rimanere in carica aggirando la legge Severino.
Non sentiremo parlare Renzi per svariati giorni. :- )

De Luca: “Non so di cosa mi si accusa”.
Quindi non può ancora corrompere il giudice giusto.
.
Renzi non parla.
Non sente non vede.
.
De Luca: “Nel PD nessuna questione morale”.
Glielo ha detto Verdini.
.
George Clone
De Luca: «Non sono a conoscenza di nulla». Veramente quello è Alfano.
.
Cricon
De Luca: “Sostengo la magistratura”. Solo che lo fa un giudice alla volta.

Viviana
E tutto quello che il caro leader ha da dire su De Luca è: “Me lo chiedete mentre sono qui a Malta?”, quando non afferma con gran faccia di c. : “Noi siamo portatori sani di legalità”. E’ assai che non abbia detto “..di moralità” (???) Si accorge almeno vagamente che ogni corruzione dei suoi protetti ricade su di lui come mandante o protettore dei pessimi? Se ne accorge sì, evidentemente, visto che la sua campagna di depenalizzazioni, di tagli alle intercettazioni e di protezione dei rei continua incessantemente. Qualunque cosa accada: salviamo la bottega! Ma quando si accorgeranno anche i suoi cloni che la difesa a oltranza di simili soggetti non fa che sporcarli e renderli inqualificabili?
.
Alessandro
Renzi, dopo gli abbracci con De Luca a Salerno, adesso tace. Renzi per fare numero prende tutti: Verdini, Azzollini, De Luca, indagati… rinviati a giudizio….
Lo dice Crozza: “Mattè prendi nota, perché nel Pd di persone che hanno avuto qualche problemino con la giustizia tra indagati o rinviati a giudizio da farti mettere ne hai un po’ sai. Vuoi che ti rinfreschi la memoria, vecchio Matte?
– Due sottosegretari: Barracciu e De Filippo.
– Sei senatori: Valentini, Scalia, Moscardelli, Astorre, Lucherini, Broglia.
– Sette deputati: Bossa Ricchetti, Fadda, Gullo, Bragantini, Battaglia e Censore.
.
I TRE COMPARI A BOLOGNA

B è davvero improponibile.
In parlamento vota per le leggi nefande del primo Matteo.
In piazza si schiera col secondo.
Firma il Patto del Nazareno, poi lo straccia per il Patto della Ruspa.
In entrambi i casi risulta ridicolo,
una vecchia anticaglia arrugginita che cerca un supporter come l’ultimo degli sciacquini.
.
Patroclo64
“La domenica delle salme”….De Andre’…
.
Faremo di questo Paese un bivacco di manipoli…
.
SALVINI A BOLOGNA-LA TRIADE NERA

C’è stata a Bologna la manifestazione di Salvini con la Meloni e Berlusconi. Ho sentito qualche pezzetto su La7, arrabbiandomi con le giornaliste idiote che quando dovevano dire Piazza Maggiore, dicevano Piazza ‘Santa Maria Maggiore’ (ma quando mai un bolognese la chiamerebbe così?) addirittura una l’ha chiamata ‘Santa Maggiore’! Poi verso sera è venuto a trovarmi un allievo di destra che era andato in piazza per tutta la giornata e mi ha fatto il resoconto.
L’articolo su IFQ dice che non ci sono stati fischi, ma non è vero, ce ne sono stati e parecchi e tante parolacce colorite in vari dialetti del nord. L’insofferenza della piazza per il vecchio polipo B era altissima, un rifiuto plateale, infastidito e scocciato, come verso chi invade il proprio territorio. Se parlava un extracomunitario gli andava meglio. Non si capisce come facciano i leghisti ad aver dimenticato tutte le porcherie, i furti e i tradimenti perpetrati dalla Lega in 20 anni, ma, a parte questa rimozione insondabile, la manifestazione è stata riuscitissima. Un numero enorme di persone, 20.000 forse, grande entusiasmo, una giornata bellissima sotto un cielo blu con un grande sole e una frenesia evidente, non rovinata dai soliti malmessi dei centri sociali che ormai sono più scontati e idioti che mai e che hanno fatto 3 attentati incendiari sulla Tav bloccando tutti i treni e hanno costretto a uno spiegamento di forze di polizia enorme con i monumenti della piazza difesi da grate di ferro, ma come si entusiasmano quelli della Lega non si entusiasma nessuno. Berlusconi invece ha fatto proprio una figura da appiccicoso impiccione. La fine del vecchio guitto è stata palese. Ma poi, a parte il giochino scadente delle domande scontate alla folla che faceva proprio cadere le braccia, quell’elenco di cifre sballate Berlusconi da dove l’aveva estratto? Se l’era proprio inventato, non stava né in cielo né in terra. Berlusconi ieri ha dato proprio i numeri e ha dimostrato tutta la sua decrepitezza. Ormai lo tengono in vita soli i soldi e anche la P2 dovrebbe averlo abbandonato per nuovi pupilli, ma temo che non avrà mai la decenza di sciogliere Forza Italia e ci starà attaccato come le mignatte fino all’ultimo voto, anche perché la perdita degli ultimi rimasugli del suo partito si ripercuoterebbe in Borsa sulle sue aziende. Ma intanto tre televisioni ce l’ha lui e la legge Gasparri è stata rafforzata da Renzi, alla faccia della democrazia!
Berlusconi in piazza si era portato tutto il suo quartier maggiore, la Gelmini, la Santanchè, la De Girolamo… Ma non era un bel vedere nemmeno da quella parte…
Alla fine del suo sproloquio, Salvini ha dato di inutile cretino ad Alfano. Che Alfano sia un cretino non ci sono dubbi, ma è un cretino arrampicatore tenuto su da una cricca di manigoldi. Purtroppo ormai siamo governati da cretini, cialtroni e arruffapopoli e il livello morale dei politici è sotto ogni minima decenza, sorretto da una base di corrotti e venduti, col solito piedistallo di anziani rincoglioniti e di ignoranti cronici che votano ancora i fantasmi del PCI,
La politica nel senso migliore si è profondamente ristretta e nelle stanze del potere non abita da decenni sostituita da poltronisti, massoni, voltagabbana, ladri congeniti, opportunisti e immorali.
Alla degenerazione dello Stato fa riscontro la degenerazione della Chiesa, e in entrambi una figurina da spot del Mulino Barilla confonde le idee e propina un minimo di credibilità basata sul nulla.
Berlusconi ha avuto la spudoratezza di dire di voler eliminare Equitalia!
Equitalia nasce tra il 2005 e il 2006 e si consolida nel 2007. E’ stata voluta precisamente da Berlusconi, Tremonti e Castelli. E ora Berlusconi la rinnega??
Eppure è stata proprio una creatura di Berlusconi, fondata da due ministri della Lega.
Che oggi proprio lui la demonizzi in una piazza leghista mostra solo quanto sia grande l’opportunismo e l’ipocrisia di questa gente.
In realtà gli unici che hanno attaccato Equitalia finora sono stati i 5stelle, la scopiazzatura opportunista di Berlusconi è palese.
Solo che per Lega e Forza Italia la negazione oggi di Equitalia è solo una mossa elettorale. Perché non fanno come i 5stelle che l’hanno eliminata in tutti i Comuni da loro amministrati? La legge dà questa possibilità. Perché i Comuni a sindaco leghista o berlusconiano non fanno la stessa cosa ed eliminano Equitalia da subito? O forse preferiscono fare delle chiacchiere propagandistiche in piazza???
Quell’ipocrita di Berlusconi rinnega Equitalia che è stata imposta proprio da lui e parla su un palco accanto a cartelli che inneggiano ai diritti degli esodati, quando fu proprio il Pdl insieme al Pd a volere l’ignobile riforma delle pensioni della Fornero e solo Lega Nord e Italia dei Valori si opposero (al tempo M5S non c’era).
Comunque bene ha fatto Salvini a far parlare 15 persone della società civile, tra cui un poliziotto, che ha denunciato le condizioni deplorevoli delle forze di polizia, con Renzi che taglia 18.000 poliziotti, gli stipendi più bassi d’Europa, le auto con 200.000 km, spesso senza benzina, senza armi e senza fondi, frammentati in una selva di corpi non coordinati tra loro, per un 60% inchiodati dietro a una scrivania per non contare le migliaia impegnati nelle scorte ai potenti, costretti ad arrestare gente che sarà subito rilasciata o non punita in base a leggi che salvano sempre il reo o che sfuggiranno alla pena per i processi troppo lunghi, l’eccessivo garantismo, le prescrizioni facili.
B ha avuto la faccia di parlare proprio di alcune di queste cose (processi lunghi e 18.000 poliziotti in meno), ma non è stato proprio lui a rendere di indecente lunghezza il processo penale italiano ridicolizzandolo per salvare se stesso? E non è stato proprio il suo partito a votare i 213 reati depenalizzati da Renzi, la libertà fino a 5 anni di pena, l’accorciamento dei tempi di prescrizione, la depenalizzazione di fatto dei reati finanziari e ambientali? Non è stato proprio lui assieme a Renzi a demonizzare i giudici e a mettere un bavaglio alle intercettazioni?
.
FELPA NORD
MARCO TRAVAGLIO

Matteo Salvini è il capopartito più vecchio della Seconda Repubblica, anche se riesce inspiegabilmente a spacciarsi per il più nuovo: dei suoi 43 anni di vita, gli ultimi 23 li ha trascorsi a carico di noi contribuenti. Entrò in politica nel 1990, 4 anni prima del giurassico Berlusconi, senz’aver mai lavorato in vita sua (a parte qualche mese in un fast food Burghy, mentre frequentava svogliatamente il primo anno di università, corso di Storia alla Statale, dove in 4 anni regolari e in 16 fuoricorso non arrivò mai alla laurea).
Da allora non ha mai mancato una poltrona, passando dall’una all’altra con grande agilità senza mai restare col culetto scoperto: segretario giovanile, cittadino, provinciale e nazionale della Lega, direttore di Radio Padania, consigliere comunale a Milano, deputato ed eurodeputato. La specialità della casa sono le balle a presa rapida: ne racconta a vagonate, selezionando quelle che funzionano meglio. Cioè quelle che suonano bene agli orecchi degli ignoranti che lo idolatrano e, per essere smentite, richiedono qualche minuto di attenzione e di concentrazione, cosa impossibile da chiedere ai suoi fan.
Quando, per es., il Sciur Felpa dice che, se governasse lui, chiuderebbe i campi rom e rispedirebbe gli zingari “a casa loro”, tutti se la bevono anche perché sul posto non è mai presente qualcuno dotato di un minimo di competenza a ricordare che i rom e i sinti sono cittadini comunitari e non si possono espellere. O a domandare perché mai, se la soluzione è così semplice, la Lega ha governato l’Italia per 10 anni (con Bobo Maroni 2 volte ministro dell’Interno e Roberto Castelli alla Giustizia), la Lombardia per 11 anni, il Veneto per 16 anni e Milano per 20, e non s’è mai notato un esodo biblico di “zingari”. Anzi molti campi rom portano la firma di amministratori leghisti o di cdx appoggiati dalla Lega, così come i centri di accoglienza per immigrati tipo il Cara di Mineo, lascito indimenticabile del ministro Maroni. Idem per gli immigrati, che continuarono a immigrare indisturbati indipendentemente dal colore del governo. Idem per l’euro: la moneta unica – è il ritornello salviniano – “ci ha rovinati”; peccato che nel 2002, quando l’euro rimpiazzò la lira, al governo ci fossero FI, An e Lega che non fecero nulla contro il vero disastro: e cioè la truffa tutta italiana che dimezzò il potere d’acquisto con il raddoppio dei prezzi, ma non degli stipendi e delle pensioni.
Ultimamente, quando la foto del piccolo profugo siriano Aylan morto sulla costa turca, gli ha sconsigliato di insistere sull’equazione profughi=clandestini=delinquenti, il Matteo padano s’è scatenato contro i magistrati cattivi che vogliono punire gli onesti cittadini solo perché sparano ai ladri: poi persino i suoi hanno capito che non siamo nel Far West e che c’è una bella differenza fra la legittima difesa di chi è minacciato di morte armi in pugno e chi prende la mira su un ladruncolo disarmato in fuga. Allora Salvini ha annunciato che avrebbe “bloccato l’Italia per tre giorni ”. Sappiamo com’è andata: hanno abboccato una dozzina di migliaia di persone (di più in piazza Maggiore a Bologna, domenica, non ce n’erano), che lui ha miracolosamente trasformato in 100 mila. E, nel lungo comizio scamiciato, non è riuscito a tirar fuori un’idea nemmeno a pagarla, a parte la constatazione sullo scarso quoziente intellettivo di Alfano: sai che rivelazione, se fosse uno sveglio non sarebbe stato alleato della Lega fino al 2011.
Intanto a Genova, al processo contro Bossi, Belsito &C.per la truffa allo Stato da 59 milioni sui rimborsi elettorali, detto anche “Lega Ladrona”, il Senatur ha chiamato in causa i suoi successori Maroni e Salvini, chiedendo a quest’ultimo di restituire 40 milioni di “corpo del reato” ancora nelle casse del Carroccio: 13,8 milioni di rimborsi non dovuti furono infatti incassati e spesi dalla Lega anche dopo le dimissioni di Bossi, in base a rendiconti falsi. Una furbata che puzza di ricettazione, e getta una luce sinistra sulla rinuncia proprio di Salvini a costituirsi parte civile.
Ora, lo Sciur Felpa dice che “la giustizia fa schifo” perché i giudici hanno scarcerato i giovani appena arrestati per i disordini di Bologna. E Alfano, confermando il giudizio di Salvini, gli va dietro con una frase copiata da Franco Bracardi (“In galeraaaa!”) e dai poliziotteschi anni 60 con Maurizio Merli: “La polizia li arresta, i giudici li scarcerano”. La balla in stereo suona bene, non c’è che dire. Casomai a qualcuno che c’è cascato interessasse sapere perché i giovanotti sono già fuori un giorno dopo l’arresto, glielo spieghiamo noi: non per colpa dei giudici, ma dei politici di destra, centro e sinistra (Lega compresa) che da vent’anni approvano leggi demenziali per assicurare l’impunità a lorsignori spacciandola per “garantismo”. La custodia cautelare è stata modificata infinite volte, sempre per restringerla, fino alla legge Orlando di qualche mese fa (eccezionalmente non votata dalla Lega, ma da Alfano sì) che vieta ai magistrati di convertire un arresto in flagranza di reato in un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per chi è incensurato (come gli arrestati di Bologna) e dunque al processo avrà la sospensione condizionale della pena, cioè non finirà in carcere. Traduzione in italiano: i politici fanno le leggi per salvare dalla galera i loro amici, poi si meravigliano se si applicano a tutti. Se “la giustizia fa schifo”, è grazie a loro. Se lo scrivano bello grosso sulla fronte, o sulla felpa: “Faccio schifo.
.
L’ITER CRIMINALE DELL’ASCESA DI RENZI
vv

Il pidduista Verdini finanzia l’ascesa del giovane Renzi che la P2 ordina sia il pupillo del decrepito e non più vincente B, ripudiato dalla Finanza europea al G8 di Nizza e costretto alle dimissioni sotto minaccia di fallimento in Borsa. Verdini alleva Renzi, e opportunamente B gli contrappone un antagonista debole così da farlo diventare sindaco di Firenze. Il resto lo farà l’imbelle Pd.
Sono d’accordo col piano le forze della Cia (Michael Ledeen, mente strategica della Guerra Fredda di Reagan, ideologo degli squadroni della morte in Nicaragua, consulente del Sismi, che va da Renzi a dargli gli ordini del socio americano) , è con lui la Compagnia delle Opere (analoga all’Opus Dei, dx nera cattolica). Il Pd succube accetta la scalata del nuovo rampollo, scelto dalla finanza europea, perché accetterà qualunque imposizione della Troika svendendo l’Italia alla finanza straniera. B viene fatto dimettere e i diktat della Troika, tramite Napolitano, portano alla continuità suicida di Monti-Letta-Renzi fino al patto del Nazareno prontamente ripudiato da Renzi appena la stella di B si offusca. Il gioco ora vede un riallineamento del fronte Berlusconi-Salvini-Meloni, ma l’opposizione alla Troika è velata e debolissima, più elettorale che altro. I giochi non sono ancora fatti. E l’indebolimento di Renzi (10 punti persi in un anno) lasciano prevedere nuovi sviluppi. Le ideologie sono inesistenti da tempo. Nel Titanic che affonda masse confuse si spostano a poppa o a prua secondo l’opportunità dell’istante. Il popolo fuori dei giochi e inascoltato può solo fare la ola in piazze impotenti o azzannarsi in critiche feroci quanto inutili su blog che non sollevano nemmeno la polvere della morte.
B ubbidisce solo a quello che gli ordina la P2.
Csì come Renzi ubbidisce solo a quello che gli ordina la Troika.
Ma dietro entrambe ci sono le stesse forze della finanza occidentale e del grande capitale.
Quello che a noi sembra privo di senso ne ha e fortissima sul piano dell’alta finanza che ha sostituito ormai le ideologie, i partiti, le nazioni…
I cittadini: impotenti.


(Chiara, la vittima)

UN PAESE PESTO E ABBANDONATO
Blogger

Così, dopo la fine di B. è stata giocata la carta Monti, poi c’è stato il tentativo Letta e infine l’innamoramento per Renzi. Ma, tra B. e Renzi vanno ricordati anche i Governi: Prodi II – Amato II – D’Alema II- D’Alema – Prodi – Dini- Berlusconi – Ciampi – Amato. Ciascuno con la sua narrazione. Con il risultato che questa Repubblica oramai è fondata sul grottesco. Irrimediabilmente. E come cerimoniere ha l’ipocrisia.
Ieri, l’uomo accusato di avere pestata la fidanzata fino a ridurla ad un vegetale ha avuto uno sconto di pena: da 20 a 16 anni di reclusione. Il padre, dopo la lettura della sentenza, accusa un malore. E, poi, preso il coraggio a due mani, ha postato le foto della figlia su Facebook. Uno shock indicibile. Che dire? E’ l’Italia del disordine. L’Italia della inettitudine. Del contorsionismo ideologico. L’Italia che tutti gli italiani onesti vorrebbero abbandonare. Anche perché è un’Italia senza speranza. Con tutte le Istituzioni, da Mattarella a scendere, chiusi nelle loro torri d’avorio e sorde a tutto, tranne che al soddisfacimento dei loro tanti bisogni e tantissimi capricci. Scappare, così, diventa la valvola di scarico. Ma forse si potrebbe fare di più: iniziando a farsi giustizia da soli e a liberarsi da questi parassiti. Ma il giudice e il pm, quelle foto le hanno viste? E se le hanno viste, come fanno, in punta di legge e di coscienza, a concedere lo sconto della pena? Quali sono i loro parametri morali? Da dove prendono la forza per questa loro interpretazione della legge? Come si può fare ad infierire così sulla vittima e i suoi familiari, nonché sulla Giustizia? Quello che accade nelle aule dei tribunali va oltre il cinismo e l’ideologia. E’ oltre la follia e la stupidità. E’ un fallimento antropologico. Il Governo idem.


Nuzzi e Fittipaldi

SCANDALO FINANZIARIO IN VATICANO
PIERO RICCA

E’ tornato alla ribalta delle cronache in questi giorni il deficit di trasparenza (chiamiamolo pudicamente così) dei vertici della Chiesa cattolica nella gestione delle ingenti risorse economiche che le vengono donate dai fedeli.
Forse è il momento buono per una rinnovata riflessione sul sistema dell’Otto per mille, un meccanismo di finanziamento alle confessioni religiose opaco e distorto che, nel silenzio complice dei governi e sopra la testa dei cittadini, frutta alla Chiesa cattolica oltre un miliardo di euro l’anno.
Un caso di scuola di disonestà intrinseca alla legge.
In singolare coincidenza con gli ultimi bollettini di Vatileaks, a ribadire la necessità di rivedere il meccanismo è intervenuto agli inizi di novembre un soggetto non proprio sospettabile di anticlericalismo come la Corte dei Conti, che già si era espressa più volte sul tema, con rilievi critici particolarmente duri, riassunti in questo comunicato.
La Grande Abbuffata dell’Otto per mille viene apparecchiata a metà anni 80 con la revisione del Concordato fra Stato e Chiesa, ed entra in vigore nei primi anni 90. Da allora la torta si fa ogni anno più grande, mai sfiorata dalla lama delle spending review. Oggi vale oltre 1,2 miliardi di euro l’anno. Circa l’80% di questi soldi va puntualmente, per il tramite della Cei, alla Chiesa cattolica, la quale però è indicata come destinataria del contributo sull’Irpef solo da una minoranza dei contribuenti. Com’è possibile questo miracolo? Grazie a un diabolico cavillo.
I contribuenti che non esprimono alcuna indicazione versano comunque la loro quota, che non va allo Stato, come verrebbe naturale immaginare, ma viene ripartita in modo proporzionale alle varie confessioni religiose e allo Stato sulla base delle scelte espresse. Secondo gli ultimi dati disponibili, relativi al 2011, per esempio, solo il 46% dei contribuenti italiani hanno espresso una scelta nella dichiarazione dei redditi. E solo il 37 % ha assegnato la preferenza alla Chiesa cattolica. Ma l’82 % dei fondi del gettito totale Otto per mille è finito comunque alla Chiesa cattolica, in quanto soggetto largamente più gettonato dalla minoranza che sceglie.
Tutto chiaro? Se dai una indicazione, bene. Se non la dai, per l’80% finanzi a tua insaputa la Chiesa cattolica, la quale peraltro utilizza queste risorse solo in piccola parte per le opere di solidarietà suggestivamente illustrate nelle pubblicità.
Secondo una stima dell’Espresso, negli ultimi 15 anni solo il sistema della ripartizione delle quote inespresse è valso alla Chiesa cattolica qualcosa come 10 miliardi di euro.
A onore del vero, non tutte le confessioni religiose ammesse all’intesa con lo Stato (attualmente sono 11) si comportano allo stesso modo, per esempio i Valdesi impiegano i fondi dei contribuenti solo per progetti di solidarietà. Altri rinunciano alla quota inespressa. Ma i punti oscuri dell’Otto per mille, contestati dai giudici contabili, sono numerosi. Eccone alcuni:
– Opacità e assenza di controlli e rendicontazioni sull’utilizzo dei fondi
– Disinteresse e malagestione da parte dello Stato per quanto attiene la quota di sua competenza
– Esclusione di alcune confessioni religiose non ammesse all’intesa con lo Stato
– Carenza di controlli sull’operato degli intermediari delle dichiarazioni dei redditi
– Eccessivo incremento delle quote rispetto a congiuntura economica e reali esigenze dei destinatari
– Pubblicità spesso ingannevole, che dirotta risorse verso fini impropri
Colpisce nell’analisi della Corte dei Conti il ruolo dello Stato, che in buona sostanza fa il palo, il garante, “l’apparente contrappeso” dei privilegi concessi alla Chiesa. Infatti: non pubblicizza il suo Otto per mille, non rendiconta le destinazioni, attinge da quei fondi per finalità improprie e talvolta antitetiche allo spirito dichiarato dell’Otto per mille (in passato ci si è serviti di quei soldi anche per finanziare missioni militari all’estero o per tappare buchi di bilancio), rinuncia ad attivare le pur previste procedure di revisione di un sistema ormai troppo gravoso per le casse pubbliche, finge di non vedere che la parte preponderante del finanziamento deriva dalle quote inespresse.
Insomma, “in un periodo di generalizzata riduzione delle spese sociali” è vigente da molti anni – osserva la Corte – una procedura “opaca, senza controlli, senza informazioni per i cittadini, discriminante dal punto di vista della pluralità religiosa, sempre più gravosa per l’Erario, che ha rafforzato enormemente il peso economico della Chiesa cattolica”.
Il monito della Corte dei Conti appare destinato a cadere ancora una volta nel vuoto, com’è rimasto senza esito il lungo impegno dei Radicali e di altri movimenti di opinione d’impronta laica che nel corso degli anni hanno provato a cambiare questo meccanismo. All’interno dell’attuale sistema di potere, è prevedibile che nessun governo si prenderà la briga di urtare su un tema così delicato la sensibilità delle gerarchie ecclesiali.
Ma le cose possono cambiare. E non è detto che l’attuale sistema di potere duri ancora a lungo.
Quando – e se – avremo in Italia un governo non più succube del Vaticano, tra le riforme da realizzare senza indugi dovrebbe esserci anche questa.
L’obiettivo minimo sarà immettere trasparenza ed equità nel meccanismo della contribuzione volontaria: ai culti religiosi devono andare, rigorosamente registrati e rendicontati, solo i contributi di chi, al momento della dichiarazione dei redditi, indica una precisa preferenza. E’ il modello spagnolo.
Ma c’è un’altra possibile soluzione: abolire in toto il meccanismo dell’Otto per mille, perché ogni organizzazione religiosa deve sostenersi con le donazioni dirette e spontanee dei propri fedeli, senza discriminazioni e senza oneri per la collettività. Così avviene per esempio in Francia e Gran Bretagna.
Io propendo per questa seconda ipotesi. Voi che ne dite?”

DUE LIBRI DI DENUNCIA ALLE FINANZE VATICANE: ‘AVARIZIA’ E ’VIA CRUCIS’
Fittipaldi e Nuzzi
IFQ

In “Avarizia” (Feltrinelli) il giornalista de L’Espresso Emiliano Fittipaldi racconta ricchezza, scandali e segreti della Chiesa di Francesco, basandosi su documenti della Cosea, la commissione creata da Bergoglio per fare chiarezza nelle finanze vaticane. Un monsignore avrebbe passato faldoni di carte al cronista per pubblicarle. 224 pagine con documenti riservati inediti che svelano ricchezza, scandali e segreti della Chiesa di Francesco. Molti di essi provenienti dalla Commissione referente di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economico-amministrative della Santa Sede di cui facevano parte monsignor Lucio Angel Vallejo Balda e Francesca Chaouqui, arrestati dalla Gendarmeria vaticana con l’accusa di essere loro i corvi che hanno passato le carte ai giornalisti. Molti dei documenti riprodotti integralmente nel libro sono proprio di quell’organismo voluto da Bergoglio, subito dopo l’elezione al pontificato, per realizzare quelle riforme dello Ior necessarie ad attuare finalmente la trasparenza finanziaria e a sconfiggere il riciclaggio di denaro nella banca del Papa. Nel libro di Fittipaldi emergono i dati di tanti bilanci vaticani finora sconosciuti: la Santa Sede possiede case per 4 miliardi di euro, principalmente a Roma; il coro della Cappella Sistina spendeva ai tempi di Ratzinger 1,6 milioni di euro l’anno; il quotidiano del Papa, L’Osservatore Romano brucia quasi 5 milioni di euro l’anno, mentre Radio Vaticana ne perde 26. Nel 2011 il costo della Guardia Svizzera è stato di 5,8 milioni di euro. Mentre, poi, emerge lo scandaloso “business dei santi” con la sola giornata di beatificazione di Antonio Rosmini che, stando a un prospetto del postulatore della causa, sarebbe costata 375mila euro. Sugli immobili vaticani Fittipaldi ricorda anche lo scandalo degli affitti di Propaganda fide all’epoca gestita dall’attuale cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, riportando nomi e cifre pagate oggi dai vip che vi abitano. “Se il conduttore di Porta a Porta Bruno Vespa – scrive il cronista de L’Espresso – paga 10mila euro al mese per duecento metri quadrati a piazza di Spagna (a chi sostiene si tratti di una cifra bassa per uno degli attici più belli del mondo, il giornalista replica che ha investito mezzo milione di tasca sua per la ristrutturazione) sono o sono stati inquilini di Propaganda Cesara Buonamici del Tg5, lo stilista Valentino (che ha affittato un intero palazzo a piazza Mignanelli per i suoi uffici), il vicedirettore della Rai ed ex sottosegretario leghista del primo governo Berlusconi Antonio Marano, il giornalista Augusto Minzolini, alcuni dirigenti dei servizi segreti, l’ex commissario Agcom Giancarlo Innocenzi, il boiardo di Stato Andrea Monorchio, l’ex presidente dell’Enac Vito Riggio”. Il Monsignor dice che il Papa Deve sapere che la Fondazione del Bambin Gesù, nata per raccogliere le offerte per i piccoli malati, ha pagato parte dei lavori fatti nella nuova casa del cardinale Tarcisio Bertone. Deve sapere che il Vaticano possiede case, a Roma, che valgono quattro miliardi di euro. Ecco. Dentro non ci sono rifugiati, come vorrebbe il Papa, ma un sacco di raccomandati e vip che pagano affitti ridicoli. Francesco deve sapere che le fondazioni intitolate a Ratzinger e a Wojtyla hanno incassato talmente tanti soldi che ormai conservano in banca oltre 15 milioni. Deve sapere che le offerte che i suoi fedeli gli regalano ogni anno attraverso l’Obolo di San Pietro non vengono spese per i più poveri, ma ammucchiate su conti e investimenti che oggi valgono quasi 400 milioni di euro. Deve sapere che quando prendono qualcosa dall’Obolo, i monsignori lo fanno per le esigenze della Curia romana. Deve sapere che lo Ior ha quattro fondi di beneficenza avari come Arpagone: nonostante l’istituto vaticano produca utili per decine di milioni, il fondo per opere missionarie ha regalato quest’anno la miseria di 17 mila euro. Per tutto il mondo! Deve sapere che lo Ior non è stato ancora ripulito e che dentro il torrione si nascondono ancora clienti abusivi, gentaglia indagata in Italia per reati gravi. Deve sapere che il Vaticano non ha mai dato ai vostri investigatori della Banca d’Italia la lista di chi è scappato con il bottino all’estero. Nonostante noi l’avessimo promesso. Deve sapere che per fare un santo, per diventare beati, bisogna pagare. Già, sborsare denaro. I cacciatori di miracoli sono costosi, sono avvocati, vogliono centinaia di migliaia di euro. Ho le prove”.
Il monsignore prosegue: “Deve sapere che l’uomo che lui stesso ha scelto per rimettere a posto le nostre finanze, il cardinale George Pell, in Australia è finito in un’inchiesta del governo sulla pedofilia, alcuni testimoni lo definiscono ‘sociopatico’, in Italia nessuno scrive niente. Deve sapere che Pell ha speso per lui e i suoi amici, tra stipendi e vestiti su misura, mezzo milione di euro in sei mesi. Francesco deve sapere che la società di revisione americana che qualcuno di noi ha chiamato per controllare i conti vaticani ha pagato a settembre 2015 una multa da 15 milioni per aver ammorbidito i report di una banca inglese che faceva transazioni illegali in Iran. Deve sapere che la Santa Sede per guadagnare più soldi ha distribuito tesserini speciali a mezza Roma: oggi vendiamo benzina, sigarette e vestiti tax free, incassando 60 milioni l’anno”.
Per il misterioso prelato il Papa deve anche “sapere che non è solo Bertone che vive in 300 mq, ma ci sono un mucchio di cardinali che vivono in appartamenti da 400, 500. 600 mq. Più attico e terrazzo panoramico. Deve sapere che il presidente dell’Apsa, Domenico Calcagno, si è fatto un buen retiro in una tenuta della Santa Sede in mezzo al verde, facendo aprire una società di comodo a suoi lontani parenti. Deve sapere che il moralizzatore Carlo Maria Viganò, l’eroe protagonista dello scandalo Vatileaks, è in causa con il fratello sacerdote che lo accusa di avergli fregato milioni dell’eredità. Deve sapere che Bertone ha preso un elicottero costato 24 mila euro per andare da Roma in Basilicata. Deve sapere che il Bambin Gesù controlla allo Ior un patrimonio pazzesco da 427 milioni di euro, e che il Vaticano ha investito pure in azioni della Exxon e della Dow Chemical, multinazionali che inquinano e avvelenano. Deve sapere che l’ospedale di Padre Pio ha 37 tra palazzi e immobili, e che oggi hanno un valore stimato in 190 milioni di euro. Deve sapere che i salesiani investono in società in Lussemburgo, i francescani in Svizzera, che diocesi all’estero hanno comprato società proprietarie di televisioni porno. Deve sapere che un vescovo in Germania ha scialacquato 31 milioni per restaurare la sua residenza, e che una volta beccato è stato promosso con un incarico a Roma. Francesco deve sapere un sacco di cose. Cose che non sa, perché nessuno gliele dice”. Ora che il libro è pubblicato il Papa sa finalmente tutto. Ma possibile che non lo sapesse già prima?

Rosario scrive:
C’è un verminaio in Vaticano che si nutre di falsi principi, lontani dalla religione cattolica, ma molto vicini ai progetti di Mammona, mentre Papa Francesco si ritrova a dover procedere nel suo intento di rinnovamento, rischiando anche in prima persona, perché le bande che infestano il Vaticano, laici e religiosi, non conoscono limiti per tutelare loschi interessi.
Monsignor Casaldaliga, il Vescovo degli Indios, a proposito di Vaticano, non molto tempo fa scriveva:
“All’interno della Chiesa vi è stato e vi sarà sempre un conflitto che in ultima istanza finisce per essere un conflitto di potere. Abbiamo un’eredità di mille anni di potere assoluto nella Chiesa e questi mille anni non possono essere superati tanto facilmente…Ma la dimensione comunitaria si sta conquistando uno spazio, non solo nell’episcopato dei Paesi periferici, ma anche nella Chiesa popolo. Vi è molto meno gerarchismo che anni addietro, vi è una libertà che anni fa non c’era. Il Vaticano come Stato è una cosa che contesto con forza, per amore della Chiesa. Vorrei che non esistesse, così come vorrei che il Papa non fosse un capo di Stato. Altra cosa è il ministero del papa. Ma lo stesso papa ha chiesto di essere aiutato e riformare questo ministero…A volte il centralismo vaticano è il maggior ostacolo ad una certa libertà e pace all’interno della Chiesa Cattolica.


PAOLO NUZZI
Bisogna ricordarsi che ci sono due visioni della Chiesa, quella di Papa Francesco e poi un’altra che dice che non si amministra la Chiesa con le Ave Maria, e lo diceva un Signore che si chiamava Monsignor Paul Marcinkus che ha fatto dei disastri allo Ior portando anche i soldi di Cosa Nostra.
Il Papa vuole cambiare la Chiesa, ma più che altro vuole cambiare la Curia.
Il mio libro ‘Via crucis’ racconta questo, racconta di misfatti e quindi ha creato grande imbarazzo.
Parlo dell’obolo di San Pietro che prevede una destinazione di fondi a chi ne ha bisogno su indicazione del Santo Padre. L’obolo di San Pietro viene raccolto in tutte le Chiese del mondo, ammonta a circa 60 milioni di Euro, ebbene, di questo negli anni scorsi, su 10 euro, 6 finivano a coprire i conti in rosso della Curia, di quei signori che poi vivono negli appartamenti da 500 metri quadrati, dei Cardinali, solo 2 finivano non in beneficienza ma su un deposito dallo Ior o all’Apsa di, pensate, quasi 400 milioni di Euro che sta lì, giace e solo 2 Euro finiscono nel portafoglio del Papa per fare del bene è in contraddizione radicale in radici con quello che vuole e promette Papa Francesco.
Allo Ior si nascondono un sacco di persone che hanno interessi occulti, opachi, ci hanno detto che avevano chiuso tutti i conti dei laici, che avevano fatto pulizia, ho avuto una notizia documentata ovviamente, parlo di un mesetto fa e ho scoperto che ci sono ancora laici con conti che non c’entrano nulla! Quella è la banca per fare del bene, le opere, le missioni, invece ci sono laici che hanno conti per milioni di Euro che non dovrebbero averli. E’ una balla il fatto che i laici non hanno più i conti.
L’Apsa è uguale, l’Apsa è stata invece più ripulita da Francesco, bisogna darne atto, il capo è però sempre lo stesso, un Cardinale che era stato scelto dall’ex Segretario di Stato il Cardinal Bertone, con il quale io non berrei non dico un caffè, ma neanche un bicchiere d’acqua!
I conti in banca dei Papi defunti
Poi c’è un altro mistero, ci sono i conti intestati a Papi ormai defunti da molti, molti anni, quando ho scoperto questo ho chiesto in Vaticano a qualche mia fonte, ma è un mistero. Non si sa chi li gestisce, i saldi sono non strepitosi ma parliamo di centinaia e migliaia di Euro. Perché non li chiudono? Come scriveva Giampaolo Pansa “in Italia e anche in Vaticano, il sistema fognario porta ovunque”, basta alzare il tombino giusto o basta prendere il canale giusto che poi ci si trova da qualche altra parte.
Questo nulla ha a che vedere con la fede, nulla ha a che vedere con la Chiesa e quello è un patrimonio personale di ciascuno di noi, tu la fede la puoi avere o non la puoi avere, la Chiesa dei volontari, degli oratori, delle scuole, tutto quel mondo è un patrimonio del nostro Paese storico e reale di tutti i giorni.
Il personale del Vaticano
Qui sto parlando invece di questi gruppi di potere che danno privilegi, che assicurano posti di lavoro, ci sono 14 uffici personali in Vaticano che non ha nessun senso per il numero di dipendenti, ma ogni ufficio personale ha la sua ragnatela di assunti. Il Papa il 3 luglio 2013 dice che le spese dei dipendenti negli ultimi anni sono aumentate del 30% e non si capisce perché. E’ facile capirlo: ogni dipendente che tu assumi hai un uomo di fiducia sul quale puoi contare. E’ questa la ragnatela, il sistema di potere che il Papa vuole destrutturare, tutte le riforme della Curia nel ‘900 sono fallite, ce ne sono state 5 o 6, credo che questa sia la volta buona o quantomeno l’unica!
La Commissione d’inchiesta sul Vaticano
Poi c’è un altro fatto sorprendente, a un certo punto nel marzo 2014 c’è questa Commissione di inchiesta che lavora sui conti e sulle finanze del Vaticano, vuole fare chiarezza, una notte dei ladri o presunti tali o gente travestita da ladro con la fiamma ossidrica viole le casseforti e gli armadi blindati di questa Commissione di inchiesta.
E’ come in pratica se in Italia qualcuno si intrufolasse nell’ufficio di un Procuratore, aprisse i suoi armadi blindati per portare via i documenti delle inchieste che sta seguendo, perché avviene questo? La mia ipotesi è che accadde per sapere cosa stavano scoprendo questa Commissione di inchiesta voluta dal Papa.
Poi succede un fatto straordinariamente inquietante, dopo poche settimane prima della beatificazione di Giovanni Paolo II e di Giovanni XXIII una parte di questi documenti torna in busta anonima laddove nell’ufficio erano stati sottratti, si apre la busta anonima, si girano questi fogli e si scopre che di questi documenti sono delle lettere che Michele Sindona, quindi stiamo parlando di un uomo, anni, anni, anni e anni fa negli anni 60, 80, portava i suoi amici della mafia italo americana a fare affari con Caldi e con lo Ior di Marcinkus , lettere che questo signore, questo banchiere mandava alla gerarchia ecclesiastica dell’epoca e secondo me questo è un messaggio intimidatorio.
Ratzinger e Bergoglio: affinità e divergenze
C’è una differenza di passo fondamentale, Bertone era l’uomo di fiducia di Ratzinger , Ratzinger era il sovrano della monarchia assunta del Vaticano e delegava a Bertone l’amministrazione dello Stato, degli affari, dei soldi, denaro, quindi un sovrano che non governa.

PIOVE SUL BAGNASCO
MARCO TRAVAGLIO

Il Papa è fuori concorso, perché viene “dall’altra parte del mondo”. Ma i cardinaloni e vescovoni che da tempo immemorabile danno lezioni all’Italia e ordini ai politici italiani, da che pulpito pontificano? E dov’erano mentre in Vaticano succedeva quel che emerge grazie ai libri di Fittipaldi e Nuzzi? L’ultima trovata per neutralizzare le loro rivelazioni, a parte il solito giochino di guardare il dito (i corvi, le fughe di notizie) anziché la luna (gli scandali), è quella di dire che i fatti emersi erano già noti a chi di dovere, che stava già provvedendo alle necessarie bonifiche. A parte il fatto che le stesse cose si dicevano dopo il primo scandalo, quello nato dai documenti trafugati dal maggiordomo di Benedetto XVI e pubblicati dallo stesso Nuzzi e dal nostro Marco Lillo, quella non è un’attenuante, ma un’aggravante. Perché vuol dire che un mese fa, mentre l’Osservatore Romano, il presidente della Cei Angelo Bagnasco, il suo giornale Avvenire e il cardinal vicario Agostino Vallini facevano il tiro a segno su Ignazio Marino, già peraltro polpettizzato dai bombardamenti dell’aviazione renziana, sapevano tutto della mala gestione delle finanze vaticane, della vita da nababbi di certi cardinali (anche di quelli chiamati a moralizzare), degli sprechi su spese ordinarie e appalti, degli investimenti folli, dei fondi stornati dall’ospedale pediatrico Bambin Gesù per il superattico e l’elicottero del Faraone Bertone, dei conti bloccati a padre Georg e ad altri big per la gran mangiatoia della fabbrica dei santi. Eppure parlavano di Marino. “Assume i contorni di una farsa la vicenda legata alle dimissioni del sindaco”, tuonava l’Osservatore strabico: “Al di là di ogni altra valutazione, resta il danno, anche di immagine, arrecato a una città abituata nella sua storia a vederne di tutti i colori, ma raramente esposta a simili vicende”.
Silenzio, invece, sul danno d’immagine della Chiesa che usa parte dell’8 per mille, e persino delle offerte di tanta brava gente per i bambini malati, per mantenere cardinali che vivono da prìncipi rinascimentali. “Roma ha bisogno di un’amministrazione efficiente, alla sua altezza”, turibolava Bagnasco. Chissà dov’era il presidente della Cei nei cinque anni in cui la Capitale d’Italia cadde nelle grinfie di Alemanno e di Mafia Capitale: siccome il sindaco non registrava unioni gay e marciava col centrodestra al Family Day, tutto era perdonato.
E chissà che intende Bagnasco per “amministrazione all’altezza”, visto che non s’è mai accorto del malgoverno della Santa Sede. Poi c’è il cardinale Vallini, vicario di Roma fortunatamente in età da pensione, degno erede dell’indimenticabile Ruini, per vent’anni sponsor dei peggiori politici in cambio di leggi ad Ecclesiam (dalla fecondazione eterologa, poi smantellata dalla Consulta, all’esenzione dall’Ici di alberghi e scuole del clero) e di un vuoto normativo sulle coppie di fatto che fa dell’Italia la vergogna d’Europa.
L’11 ottobre, nel pieno della guerra Renzi-Marino, Vallini si schierò dalla parte del più forte, cioè del premier, invocando per Roma una “scossa” che la “stimoli a rinascere”e a darsi “una nuova classe dirigente nella politica”, possibilmente fatta di guardie svizzere. Giunse persino a dire, affacciato dalla principesca residenza di San Giovanni in Laterano, che “vivo male per colpa del traffico, dell’aria malsana, delle sirene delle ambulanze che fanno avanti e indietro dall’ospedale”. Povera stella. E quale città scelse come modello di buona amministrazione? Ma naturalmente la sporca e inquinata Firenze: “Ci sono stato e sono rimasto impressionato dalla pulizia, cassonetti puliti, nemmeno una scritta sui muri”. Slurp. Già dimenticati i due imprenditori vicini al suo Vicariato, Tiziano Zuccolo e Francesco Ferrara, ex amministratori d el l ’Arciconfraternita del SS. Sacramento e San Trifone, arrestati in Mafia Capitale per i loro rapporti col sistema Buzzi. La pia congrega, teoricamente dedita all’assistenza di poveri e migranti, aveva affittato a una società dei due imprenditori un hotel a tre stelle con un centinaio di camere all’Eur (esente da Imu, ci mancherebbe) al prezzo ridicolo di 2 mila euro al mese. Poi la coppia era passata alle cooperative bianche legate alla Compagnia delle Opere e, guardacaso, l’A rciconfraternita aveva ceduto alla coop ciellina Domus Caritatis una serie di convenzioni col Comune e col governo per l’accoglienza dei rifugiati (il business che per Buzzi fruttava più della droga). Il tutto con l’avallo del Vicariato di Vallini, che all’esplodere dello scandalo assicurò di aver commissariato l’Arciconfraternita con una “visita canonica nel marzo 2010 per una ricognizione sulla vita associativa”. Peccato che entrambi gli affari siano successivi: la “ricognizione” di Vallini non è servita a nulla.
Eppure, anziché guardare in casa propria, i cardinali seguitano a impicciarsi abusivamente nella politica italiana, che invece dovrebbe guardare in casa loro ma se ne guarda bene. Come ha documentato il nostro Marco Maroni, lo Stato italiano versa ogni anno alla Chiesa, fra annessi e connessi, la bellezza di 6,4 miliardi di euro: più di quanto il governo taglierà alle Regioni nei prossimi tre anni. Ma questa è colpa dello Stato, non della Chiesa. In una celebre vignetta di Altan, un prete in talare armato infila un ombrello aperto nel posteriore di pover’uomo, ma prima gli domanda: “Permette?”. E quello, rassegnato: “Si figuri, lei sfonda una porta aperta”.

I MISTERI DELL’ATTICO DI BERTONE
CORRADO ZUNINO

Attorno alla ristrutturazione dell’attico (296 metri quadrati) del cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato pensionato nell’agosto 2013 da Papa Francesco, sono accadute strane cose. Realizzata nell’autunno 2013, la ristrutturazione è costata 310 mila euro: il cardinale sostiene di averli versati di tasca sua. La ditta che ha eseguito i lavori che sul preventivo iniziale ha offerto uno sconto del 50 %: i lavori a pieno costo, quindi, sarebbero costati 620 mila euro. Ma almeno 200 mila euro per rifare l’immobile siano stati versati dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Ma Bertone esclude di aver mai dato indicazioni o autorizzato la Fondazione ad alcun pagamento.
Ma perché un’azienda edile in un periodo di profonda crisi del settore sconta di metà il suo preventivo, lavorando in perdita? E perché un ospedale pediatrico, il più importante in Italia, 25 mila ricoveri l’anno, dovrebbe pagare i due terzi della ristrutturazione del superattico di un cardinale?
Bertone fa sapere che sarà sua cura «fare in modo che la copertura economica occorrente alla realizzazione degli interventi venga messa a disposizione della Fondazione». Che significa? Che il Bambino Gesù paga una parte cospicua della ristrutturazione cardinalizia e poi si riprende i soldi dall’impresa? Il cardinale utilizzerebbe la casa quale punto di riferimento per incontri e attività di ricerca fondi per il Bambin Gesù. Tra l’altro il manager, confermando di aver versato 200mila euro, contraddice Bertone, che invece sostiene di aver pagato 300 mila euro di tasca propria. La ristrutturazione è costata 310 mila euro e uno dei due — manager o cardinale — non dice la verità.

QUALE DEMOCRAZIA?
Paolo De Gregorio

Quasi tutti abbiamo accettato la definizione “mafia capitale” per i gravi fatti di corruzione a Roma arrivati in Tribunale, definizione che mi sembra un regalo agli imputati, politici e corruttori, in quanto credo che si tratti di un “intreccio tra politica e malaffare”, ma si tratta di un fenomeno presente in tutta Italia. Può essere un regalo per gli imputati perché se cadesse l’accusa di mafia tutta la vicenda processuale prenderebbe una importanza minore da derubricare a scandalo locale.
Purtroppo l’intreccio tra politica e affari che genera inefficienza, disservizi, aumento dei costi, della spesa pubblica, arricchimenti personali, inquinamento del territorio, è un fenomeno che mette in mora la democrazia, è diffuso ovunque ed ha generato un profondo disprezzo verso la classe politica, di destra, sinistra e centro, dimostrato dal fatto che ormai neppure il 50% degli italiani va più a votare.
Eppure questa casta politica corrotta e screditata conta su un aiuto prezioso, il Vaticano, che come ha documentato Marco Moroni, giornalista del Fatto Quotidiano, prende dallo Stato italiano (ossia soldi pubblici) ben 6,4 miliardi di euro l’anno, per continuare a mantenere nella passività e nell’ignoranza milioni di pecorelle, mentre la Curia usa questo denaro per concedersi lussi faraonici.
L’intreccio fra politica e religione squalifica la nostra democrazia, offende la Costituzione e altera in modo decisivo la scelta elettorale, basta pensare al fiancheggiamento spudorato della Democrazia Cristiana che consentì per decenni la presa del governo in Italia.
Oggi vi sono emergenze drammatiche che non si risolvono con le elemosine e con le mense della Caritas, né con i rituali neoliberisti dell’economia che taglia sempre più diritti ai salariati, aumenta la precarietà, la paura del futuro, e la disoccupazione giovanile, che è ormai arrivata a oltre il 40%.
Vi sono a portata di mano due provvedimenti, che solo la politica può decidere e finanziare, semplici e chiari che anche un analfabeta può comprendere e condividere: uno è il reddito di cittadinanza di 800 euro per chiunque sia senza reddito, da finanziare con i 6,4 miliardi da togliere alla Chiesa, e, per il resto dell’onere, con la drastica riduzione di spese militari e la chiusura degli interventi all’estero dei nostri mercenari. Il secondo è quello della diffusione massiccia del part-time, 4 ore al giorno e poi a casa, a metà stipendio, che può significare lavorare meno, lavorare tutti, che ben presto significherebbe piena occupazione, con conseguente quasi azzeramento del “reddito di cittadinanza”. In una famiglia con piena occupazione il reddito complessivo aumenterebbe e l’effetto sarebbe di una famiglia più coesa e solidale, senza vecchi al lavoro e giovani al bar a bere o a drogarsi.
Se Papa Francesco, oltre a denunciare i problemi si facesse carico di risolverli, potrebbe dire la sua su queste proposte.
Voglio ricordare a tutti coloro che non vanno più a votare (“perché tanto sono tutti ladri”), che è emerso prepotentemente in questi ultimi anni un movimento politico di persone oneste, che hanno restituito allo Stato 42 milioni di euro del finanziamento pubblico ai partiti, che si impegnano a non fare della politica una professione a vita, che vogliono andare al governo da soli, senza nessun rapporto con il marciume di tutti i partiti, e che queste cose le deciderebbero in pochi giorni di GOVERNO.
Mi sembrerebbe il caso di dargli questa possibilità. Rinunciare a votare significa solo essere dei sudditi che non meritano nemmeno la mensa della Caritas.

GLI SCORAGGIATI
I NEET = “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, quelli che non sono impegnati né nello studio né nel lavoro. LA GENERAZIONE PERDUTA

L’università Cattolica di Milano fa la fotografia di un fenomeno che conta in Italia 2,4 milioni di giovani non studenti disoccupati per scelta.
Non sono sui libri e non hanno nemmeno un impiego, vite sospese che non riescono a trovare un ruolo nel mercato del lavoro, nella società. E fanno fatica anche solo a immaginarlo. L’Italia è la più grande fabbrica di Neet in Europa. Ragazzi fra i 15 e i 29 anni fuori da qualsiasi circuito scolastico e lavorativo che di fatto vivono ancora sulle spalle della famiglia. Molti non hanno mai finito le superiori. Ma dentro quest’universo inerte finiscono sempre più laureati che non sono in grado di uscire di casa nemmeno dopo anni.
I Neet sono più di quanto contino i numeri di stato della disoccupazione giovanile, si spingono fino ai 30 anni, includono anche chi un impiego ha smesso di cercarlo o è finito fra le maglie del lavoro nero. Fino al Ventesimo secolo questa voce non esisteva. Oggi è usata da tanti istituti di ricerca per raccontare una deriva talmente grande — anche in termini di perdite economiche e di spreco di capitale umano — da spingere più studiosi a parlare di “generazione perduta”.
Nel nostro Paese i Neet erano 1,8 milioni nel 2008. Nel giro di sette anni se ne sono aggiunti altri 550mila e oggi toccano i 2,4 milioni. Insieme potrebbero riempire una città grande quasi quanto Roma. «Un livello allarmante mai raggiunto nella storia ». A dirlo è una recentissima indagine di Alessandro Rosina, demografo e sociologo dell’università Cattolica di Milano: «La quantità di giovani lasciati in inoperosa attesa era già elevata prima della crisi — scrive nel volume “Neet”, edito da Vita e pensiero — ma è diventata una montagna sempre più elevata e siamo una delle vette più alte d’Europa ». Il 2014 è stato l’anno in cui l’Italia ha toccato il punto più basso di nascite ma il valore più alto di Neet: si muovono in questo labirinto il 26 per cento dei giovani italiani fra i quindici e i trent’anni. La media europea è del 17, di nove punti più bassa. Ma ci sono Paesi come la Germania e l’Austria dove i ragazzi in questa condizione non superano il 10 per cento.
Dietro questo acronimo si nascondono storie e vite molto diverse. Come quella di Francesca Romeo. Ventenne, nata e cresciuta a Varese e un diploma di liceo artistico conquistato con fatica dopo qualche brutto voto di troppo che le ha fatto perdere un anno. «Studiare non fa per me. Per questo ho deciso di lasciare perdere l’università». Dopo la maturità ha racimolato qualche soldo lavorando nelle sere d’estate dietro al bancone di un bar in un circolo culturale. «Ma hanno avuto bisogno di me per poco». Così si è iscritta all’ufficio di collocamento e nel frattempo ha provato a bussare alla porta dei negozi del centro. Grandi catene di abbigliamento e di articoli sportivi, boutique di scarpe e profumerie, poi casalinghi, negozi di elettrodomestici. Il suo curriculum è sempre caduto nel nulla. «Chi appende cartelli per cercare personale non manca. Ma non vogliono me». Tutti chiedono un po’ di esperienza alle spalle. «Io non ne ho nemmeno una. Così però rischio di andare avanti all’infinito ». Francesca è ferma da mesi nella speranza che prima o poi qualche porta si apra. Non ha mai vissuto in un posto diverso dalla casa dov’è cresciuta e in questo momento ha il timore che il giorno in cui potrà mettere piede fuori casa non arriverà mai. Valentina Maddalena invece, 28 anni, nella casa dei genitori ci è tornata dopo cinque anni di università e una laurea mai raggiunta. Aveva salutato Fiumefreddo Bruzio, nel cosentino, per trasferirsi a Roma e iscriversi alla Sapienza. «Sono rimasta sui libri di sociologia per quattro anni, poi ho capito che non era la mia strada. La media del 28 non significa nulla: era un campo che non sentivo mio». Per un anno ha fatto l’addestratrice cinofila, poi la commessa. «Ero lontana anni luce anche solo dal pagarmi l’affitto ». Così è tornata in Calabria. Anche qui ha trovato un posto da commessa ma il negozio dodici mesi fa ha chiuso e un passo dai trent’anni bollette, spese e scontrino alla cassa del supermercato vengono pagati solo grazie agli sforzi dei genitori: il papà vende legna, la mamma lavora come domestica. «Va avanti così da un anno. Loro capiscono la situazione ma per me è pesantissimo».
Su dieci Neet, cinque sono diplomati mentre quattro hanno solo la licenza di terza media. Come Enea Testagrossa, che vive inprovincia di Monza: ha lasciato gli studi in terza superiore e oggi, a 21 anni, lavora a titolo volontario in un asilo privato e non ha entrate. Spesso all’origine di tutto c’è un insuccesso a scuola o all’università. Il 10 per cento, però, ha in mano una laurea. E gira, come gli altri, a vuoto. In un’attesa che non finisce mai. È il caso di Francesco Marando, 27 anni, laureato in Ingegneria civile. È una vita sospesa anche la sua da quando è tornato a Marina di Ginosa Ionica dai genitori. «Io continuo a inviare curriculum, ma per il nostro settore il momento è quello che è: quando va bene mi rispondono “le faremo sapere”». E anche per lui, ritrovarsi a dormire nella camera di quand’era bambino non è semplice per nulla.
Di casi come questi ce ne sono tanti. E non sono solo under trenta. Basta pensare che in Italia, secondo l’Eurostat, quasi il 66 per cento dei “giovani adulti” vive a casa con i genitori. Una percentuale di quasi venti punti superiore rispetto alla media di tutti e ventotto i Paesi Ue. Le loro storie sono legate dalle stesse paure, sottolinea Rosina: «Vagano senza meta, sempre più disincantati e disillusi, con il timore di essere marginalizzati e di dover rinunciare definitivamente a un futuro di piena cittadinanza».
.
UNESCO: BUTTATO PIU’ DI UN MILIARDO E LA SICILIA AFFONDA
GIUSEPPE LO BIANCO

Altro che Ponte sullo Stretto La regione di Sciascia e Pirandello fa acqua da tutte le parti, tranne che dai rubinetti dei cittadini.
A Sambuca di Sicilia c’è una piscina olimpionica di 50 metri dove fino a qualche tempo fa gli allevatori portavano le vacche ad abbeverarsi. Ad Altavilla Milicia c’è uno stadio ormai abbandonato costruito in un paese che non aveva neanche la squadra di calcio. A Cefalù il Palazzetto dello sport “Marzio Trico-li”,costato 8 milioni di euro,ha il parquet coperto da teloni di plastica da agosto: infiltrazioni d’acqua dal tetto l’hanno reso inagibile. A Giarre il teatro è un cantiere aperto da 50 anni, lo stadio, la piscina e la casa di riposo sono scheletri in costruzione da più di vent’anni.
Con il record di opere incompiute in Europa, oltre venti, c’era persino un campo di polo (“di polo!”) per 20 mila spettatori, tanti quanti gli abitanti, il paese ha guadagnato una citazione sul sito di Usa Today: per capitalizzare quei monumenti allo spreco il sindaco ha istituito l’assessorato alle Incompiute progettando con un’associazione privata il “Parco delle Incompiute.”
QUASI LA METÀ di dighe, strade, viadotti, palestre, piscine, stadi iniziati e mai conclusi (160 su 360, denunciò nel 2007 il procuratore antimafia Pietro Grasso) è nella Sicilia del “disastro infrastrutturale”descritto il 9 ottobre scorso da Laura Boldrini: l’annuncio di Renzi del Ponte sullo Stretto suona come “una presa per il culo”. Non solo per Beppe Grillo, ma per chi oggi deve andare da Palermo a Catania con l’autostrada interrotta a metà dal crollo del viadotto Imera, vicino a Scillato, sommerso dalle promesse del governo e dell’Anas che ancora non sono riusciti neanche ad aprire un cantiere per realizzare una bretella tampone di raccordo e dove, in direzione Catania, si transita, da decenni e per una decina di chilometri su un solo asse della carreggiata. Nei sogni di Renzi e di Alfano il pilone siciliano del ponte previsto a Ganzirri è la porta d’ingresso in un’isola che si sta sbriciolando sotto i colpi del dissesto idrogeologico: un mese fa una frana ha interrotto anche l’autostrada Messina-Catania, all’altezza di Letojanni, e in commissione territorio e ambiente l’assessore Giovanni Pizzo ha lanciato l’allarme sulla massa di terra rimasta (può “scivolare a valle”) che insiste su un depuratore “tutto abusivo.” Ad Agrigento i lavori sul ponte Verdura, crollato nel 2012, sono iniziati dopo il crollo del viadotto Scorciavacche, sulla Palermo-Agrigento: l’asfalto ha ceduto a capodanno, due giorni dopo la consegna. E dieci giorni fa, dopo una pioggia leggera, l’asfalto di San Giorgio, in provincia di Catania,si è aperto inghiottendo una 126. Sulla Messina-Palermo la manutenzione è ferma da anni, la segnaletica orizzontale ormai quasi cancellata dal tempo e di notte la curva che immette al viadotto di Pollina-Castelbuono è una trappola per chi non ne conosce l’insidia. Non va meglio a chi viaggia in treno: in Sicilia circolano ogni giorno 397 treni, in Lombardia, 2.300 convogli;nei due mesi successivi al crollo del viadotto Imera i pendolari hanno fatto i conti dei ritardi, scoprendo che su 634 treni analizzati solo 27 sono arrivati in orario: i convogli giunti in ritardo da 1 a 5 minuti sono stati 300 (47%); 134 da 6 a 10 minuti (21%); 56 da 11 a 20 minuti di ritardo (8,2%); 52 con un ritardo superiore ai 20 minuti (7,8%); e 10 con più di 60 minuti (1,5%). MESSINA senz’acqua ha avuto l’onore delle prime pagine, ma a Gela l’acqua arriva una volta a settimana e ad Agrigento l’ erogazione è stata sospesa per la presenza di un batterio.

BOLLETTE, 3 MILIONI DI FAMIGLIE IN CRISI
LUISA GRION

Fra mutuo, affitti e bollette da pagare, la casa, per tre milioni di famiglie italiane rappresenta un incubo. Una voce di bilancio in rosso che le costringe ad arrancare: in media, nel 2014, per l’abitazione si sono versati 357 euro al mese, e quasi il 12 % delle famiglie non ce l’ha fatta ad essere puntuale nei pagamenti. Difficoltà che sono diventate emergenza per quel milione e mezzo di famiglie più povere che a fine mese ha fatto i conti con l’affitto. Lo ha fatto notare l’Istat durante la sua audizione al Parlamento sulla legge di Stabilità.
Ma non è solo la casa a turbare i sonni dei contribuenti: la Cgia di Mestre ha calcolato che ogni italiano paga ogni anno un centinaio di tasse. Un lungo elenco di voci che include balzelli di natura varia, addizionali, accise, imposte, sovraimposte, tributi, ritenute. Il saldo medio è di 8 mila euro a testa che sale a 12 mila se si considerano anche i contributi previdenziali.
All’analisi il premier Renzi ha risposto con un tweet: «Se cercate un premier che alza le tasse, o cambiate premier, o si cambia Paese» ha scritto, rilanciando uno dei passaggi-chiave del suo intervento all’assemblea dei parlamentari Pd di martedì scorso e linkando il sito del “Foglio” che lo riportava integralmente.
.
LA SCORCIATOIA DEI MEDIOCRI
Alessandro Gilioli

Il “dream team” che nella propaganda a reti unificate doveva gestire il Giubileo a Roma non si farà più. A decidere su tutto, a Roma, saranno quindi in quattro, cioè Renzi, i prefetti Tronca e Gabrielli, più il direttore di Expo Marco Rettighieri, già braccio destro di Sala a Milano. Un bel poker di mai eletti da nessuno, tanto meno a Roma, che però avranno un potere quasi assoluto sulla città per almeno altri sei mesi.
Intanto nella capitale stanno succedendo nuove cose meravigliose. Ieri, ad esempio, il commissario straordinario aveva deciso il divieto di circolazione per le auto più inquinanti, ma nessuno lo ha comunicato nemmeno sul sito del Comune, col risultato che – dopo le proteste – lo stesso Comune ha dovuto annullare tutti i verbali di infrazione. Una figura di palta che se l’avesse fatta Marino sarebbe finita in prima pagina di tutti i quotidiani.
In compenso il blocco del traffico sarà totale domenica, ha deciso sempre il commissario: peccato che proprio domenica una delle due linee e mezza della metropolitana romana sarà chiusa per lavori (in vista del Giubileo, ça va sans dire). Idea geniale, sospendere il metrò nel giorno in cui non si può prendere la macchina, non vi pare?
Nel frattempo sono finiti i soldi per i carrattrezzi, quindi le auto in doppia fila o parcheggiate alla cazzo non verranno più rimosse.
A proposito di soldi, ieri Tronca ha deciso che per il Giubileo servono altri 50 milioni di euro, da aggiungere ai 150 già previsti per il quale il governo staccherà l’assegno giusto domani. Ormai, con questo Giubileo, siamo al ridicolo: domani il governo farà un decreto d’urgenza perfino per annullare la bocciatura della Soprintendenza alla rimozione dei sampietrini attorno a Castel Sant’Angelo, che al Vaticano danno fastidio.
Lo si è già detto ai tempi di Marino: governare questa città è difficile e non mi interessa mettere in croce Tronca, commissario solo da due settimane, per quanto pessimo sia stato il suo debutto.
La questione politica più generale non è comunque la sua bravura.
Quella di Roma sta invece diventando un’interessante case history in cui viene messo alla prova il dogma assai di moda secondo cui un uomo solo al comando – affiancato o meno da un team tecnico – fa meglio della democrazia, colpevole di distribuire troppo i poteri, quindi di inefficienza.
È uno dei problemi centrali del presente.
Il cesarismo – visto come valore di efficienza, di problem solving – è ormai passato dal centrodestra al centrosinistra: giusto l’altro ieri l’Unità paragonava Renzi a Pericle, spiegando che «anche nella patria della democrazia si sentiva il bisogno di far affidamento ad un leader».
Oggi ci piace così. O meglio, a molti piace così: far affidamento ad un leader. Non importa nemmeno quanto bravo, purché decida. E faccia arrivare i treni in orario.
Forse è un effetto dell’identificazione tra media e politica, della comunicazione che non è più ancella della politica ma semmai il contrario; o forse è la reazione uguale e contraria a vecchi eccessi di assemblearismo, di indecisonismo molecolare. Che hanno fatto danni non solo in termini di efficenza, ma anche di reputazione della democrazia, di autostima democratica: “non siamo capaci di governarci da soli, troviamo un capo che faccia lui”. Ed è anche una bella deresponsabilizzazione, incaricare il salvatore della patria: che sia il commissario alla spending review, il preside-amministratore delegato, lo zar dell’anticorruzione o appunto il superprefetto della capitale.
Comunque sia, quello che sta accadendo in così tanti ambiti ci dice che abbiamo un compito immane davanti a noi: saper immaginare e costruire una democrazia che sia anche efficiente, funzionante. Più efficiente e più funzionante dell’uomo solo al comando. Quindi diventare cittadini responsabili e maturi, consapevoli della complessità, delle interconnessioni: e capaci di gestirle.
Altro che “far affidamento a un leader”, che è la scorciatoia dei mediocri.
.
La foto più carina dell’anno

http://masadaweb.org

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: