Nuovo Masada

novembre 10, 2015

MASADA n° 1696 10-11-2015 LA VISIONE DELL’OLTRE

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(Bosch, Ascesa all’Empireo, Pazzo Ducale, Venezia)

MASADA n° 1696 10-11-2015 LA VISIONE DELL’OLTRE
Viviana Vivarelli

Tutte le grandi religioni, in tutti i tempi e luoghi, hanno dato all’uomo la credenza che la vita continui dopo la morte o che addirittura la vita sia una fase di preparazione alla morte, fase dove dobbiamo affrontare certe prove e svolgere un percorso di evoluzione. Questa credenza fu probabilmente presente nei tempi più antichi, considerando la cura che ogni popolo ha dato alle proprie sepolture. Un al di là è presente nelle tre religioni del Libro: Cristianesimo, Islam e Ebraismo, con descrizioni diverse relative alla sopravvivenza dell’anima.

Nella cultura ebraica, il Deuteronomio fornisce un insieme di norme da seguire e la Torà un sistema di punizioni che varia secondo la gravità e l’intenzione dell’offesa. Non si parla però di ricompense o di punizioni dopo la morte. La pena del kareth (esclusione) minacciata per le offese alla religione implica un concetto di “esclusione” dalla presenza di Dio nell’aldilà (cfr. Levitico, 20, 2-3). Tuttavia si getta un velo su tutto il problema della sopravvivenza nell’oltretomba, per distogliere il popolo dal culto idolatra dei morti con il quale un tempo tale credenza si associava. Il giudaismo parla comunque di una Gehenna, l’abisso di fuoco menzionato nella Bibbia (Isaia,30,33), e di una dimora di beatitudine, il Gan Eden (il giardino di delizia). Non esiste un Inferno eterno come nel Cattolicesimo e si dice che i malvagi trascorreranno nella Gehenna un tempo limitato, un anno simbolico. Dopo entreranno nel Gan Eden per godere in compagnia del giusto, secondo l’espressione rabbinica, “lo splendore della Shekinà” (Presenza divina) e la vita eterna, condizione non riservata esclusivamente a Israele ma a tutti gli uomini dotato di buona volontà.
Anima si dice in ebraico nefesh, che corrisponde al greco psyché. Nella tradizione ebraica, l’anima umana viene creata da Dio ma non fa parte di Dio. Non essendo divina, alla morte non ritorna a Dio, in quanto è stata creata, è ontologicamente diversa dalla sostanza della divinità. E viene creata assieme a un corpo, non gli preesiste. La concezione ebraica è molto diversa dalla reincarnazione come era immaginata nei culti misterici greci, che vennero prima dell’avvento degli Arii e della religione olimpica. Nell’Orfismo (da cui Platone, mito di Er) il mito parlava di anime che preesistevano ai corpi e che dopo un sorteggio venivano immesse nei corpi per poi passare dopo la morte da un corpo all’altro (trasmigrazione). Presso gli Ebrei non c’è alcun senso del kahrma, come concezione di un’anima che trasmigra in un dato destino come conseguenza di una colpa precedente.
L’ebraismo non concepisce corpo e anima come due sostanze diverse. Un corpo senz’anima non solo non esiste, ma non ha alcun senso. Quando non c’è più anima non c’è neppure corpo. C’è solo un cadavere, cioè un mucchio di polvere che si decompone.

Nell’Induismo, invece, l’anima è una particella divina insita in ogni persona, l’Atman, che è eterno e persegue il ricongiungimento con l’Anima Universale, il Brahman. Nelle religioni orientali spesso l’anima non viene nemmeno nominata e si parla solo di kahrma, azione che perdura. Per cui esiste una ruota delle vite che è come una collana di perle per cui si passa da una vita all’altra (reincarnazione), finché non si raggiunga la purificazione totale, dopo di che l’Atman può non rinascere più in un corpo ma ricongiungersi col Dio infinito.
Nel pensiero induista il tempo è ciclico e l’anima ritorna sulla Terra molte volte in un arco lunghissimo di tempo. Ci sono tre regni in cui l’anima individuale può spostarsi: il regno inferiore o infernale dove domina il desiderio; il regno di mezzo o terreno, dove l’anima può, se vuole, liberarsi dalla schiavitù del desiderio; il regno celeste che è il premio per l’anima illuminata e liberata.
In questa evoluzione possibile, l’anima si reincarna più volte, lasciando il proprio corpo per prendere un alto come fa come fa l’uomo che butta gli abiti vecchi la sera per indossarne di nuovi al mattino. Finché l’anima individuale non si purificherà tornando all’anima universale, continuerà a reincarnarsi. Quando sarà avvenuta la purificazione, si libererà dalla ruota delle vite e non rinascerà mai più, a meno che non scelga di tornare nel mondo per aiutare sotto le vesti di un santo gli altri uomini.
I Sikhs credono alla stessa reincarnazione degli Induisti, in più hanno la concezione di un Giudizio Universale, in cui le anime verranno assorbile nel Divino.

Nel Buddhismo ci sono molte scuole diverse. Una di queste non considera l’anima come una entità a sé stante ma come una serie di impulsi o energie che passano da una vita all’altra, come una candela che ne accende altre; anche se può sembrare che la luce passi da una candela all’altra, ma le fiamme sono separate ed esistono indipendentemente l’una dall’altra. Il kahrma passato si accumula nella coscienza e può riattivarsi a seguito di circostanze esterne .
Nel Buddhismo tibetano (Libro Tibetano dei Morti) si parla del bardo (bar = mezzo; do = isola, luogo di passaggio o ponte), stato in cui entrano le anime dopo la morte, formato da molti regni o livelli e intermedio tra una vita e l’altra.

Nel Taoismo si parla di reincarnazione dell’anima individuale. L’anima dopo la morte viene giudicata da dieci tribunali, riceve una specie di punizione in un inferno e di premio in un paradiso. Il decimo tribunale è la dimora degli “Amministratori”, che presiedono alla reincarnazione.
….
Report di un seminario alla Biblioteca di Parapsicologia di Bologna del 7 novembre 2015

PAOLA GIOVETTI
LA SOPRAVVIVENZA DOPO LA MORTE VISTA DALLA PARAPSICOLOGIA

Giornalista e scrittrice di parapsicologia

Nel 1848, quando si cominciò ad occuparci del paranormale, emersero fenomeni che sembravano prodotti da entità esterne. Le sorelle Fox ad Hydesville, vicino a New York, vissero un caso di infestazione, con rumori, battiti, effetti come di mobili spostati ecc, e risposero ideando una specie di codice alfabetico fatto di colpi (TIPTOLOGIA). L’entità che rispose era l’anima di un venditore ambulante che era stato ospitato lì 5 anni prima e poi ucciso e nascosto in cantina. Realmente, in cantina si scoprì uno scheletro e, dietro a una falsa parete, si ritrovò la sua cassetta. E una domestica testimoniò che un venditore ambulante era stato ospitato proprio lì. Il caso fece enorme scalpore, ne parlarono in tanti e iniziò una ricerca sistematica sulla medianità, mentre emergevano ovunque medium improvvisati.
In Inghilterra, nel 1882, sorse la prima società di parapsicologia, poi altre in ogni parte del mondo per studiare la medianità mentre emergevano figure straordinarie di medium come Piancastelli, Rol, Roberto Setti o Demofilo Fidani. Voci di entità uscivano dal medium in trance, si materializzavano oggetti ecc.

Tra i tanti fenomeni citiamo ‘l’IDENTIFICAZIONE’, in cui si manifesta una entità che nessuno conosce ma che poi, dopo varie ricerche, risulta essere realmente esistita.
A Parigini, nel 1901, al medium Borgatti si manifesta con la scrittura automatica una entità sconosciuta a tutti i presenti che dice di chiamarsi Vincenzo Reggio, di essere morto il 27 ottobre 1900 a Genova, di essere presidente della corte di appello e fratello dell’arcivescovo Tommaso Reggio di Genova, Si invitavano i presenti a mettersi in contatto con l’arcivescovo per spingerlo ad adempiere alle sue volontà come aveva lasciata scritto in vita. Si scrive dunque all’arcivescovo dapprima chiedendo conferma dei dati biografici, poi per fargli presenti le richieste del defunto. Alla seconda lettera l’arcivescovo non ripose. Ma l’entità disse che il fratello aveva rimediato.
A Roberto Setti si manifestò la voce di una bambina, Maria Donata Giorgi, nata a Pietragalla (Potenza) e morta colpita alla testa dal calcio di un mulo a 9 anni all’Ospedale San Carlo di Potenza. Nessuno la conosceva. Il dottor Ferrari scrisse al sindaco di quel paese per una verifica e il tutto ed ebbe conferma.
Roberto Setti era uomo di specchiata onestà, quando cadeva in trance e si producevano queste voci di cui egli non ricordava nulla. C’erano due entità abituali, poi altre di passaggio. Una sera apparve la voce di un giovane che ricostruì i dettagli della propria morte come se la rivivesse: “Che freddo! Che freddo! Quanta acqua! Mi chiamo Antonio. Ho 20 anni. Che esplosione! Eravamo tre amici (dice i loro nomi). La nave è affondata. Sono un soldato. Eravamo sul piroscafo…Mina”. Ferreri scrive al Ministro della Marina, i dettagli sono confermati. Il piroscafo era stato affondato da un sommergibile nemico ed era affondato in pochi secondi.

Un altro fenomeno è quello delle INFESTAZIONI. L’Inghilterra è famosa per le case infestate. (Sapete che in Inghilterra se la casa è infestata chiedono una riduzione dell’affitto?). Secondo un sondaggio (Gallup) il 14% degli Americani ha dichiarato di avere visto o sentito la presenza di uno spirito e il 33% crede nella loro esistenza. Il sondaggio è stato fatto in 15 nazioni europee e sembra che i risultati siano stati sorprendenti soprattutto in Italia e in Islanda (32%). In genere si vedono parenti o amici morti ma anche personaggi non identificati. Di solito il percipiente vede qualcuno che gli sembra vivo ma poi sparisce.
Il professor Barnard era ricoverato nel suo ospedale a Città del Capo per una epatite virale quando vide entrare nella sua camera una vecchietta in camicia da notte e con uno scialletto che gli mise la mano sul cuore dicendogli che era lì che doveva andare, poi sparì dalla finestra. Lui chiamò l’infermiera che non arrivò subito, ma dopo qualche tempo, e gli disse che era appena morta una vecchietta nella stanza accanto. In quel tempo lui stava pensando a fare il primo trapianto cardiaco della storia e prese il fatto come un augurio.
Di questi casi ne esiste una fitta casistica.
Il deputato irlandese Carlson era ottantenne quando fu visto in giardino da alcuni amici e disse a uno di loro: “Tu sei stato fortunato”, poi sparì. In serata la radio dette notizia della sua morte. Era morto per infarto nella stessa clinica dove questo suo amico era stato ricoverato sempre per un infarto, salvandosi.
Ci fu un caso in cui l’osservatrice vide un uomo che attraversava la cucina e poi spariva lasciando dietro di sé un forte odore di alcool che fu percepito anche dal marito il giorno seguente. Giorni dopo la coppia venne a sapere che era morto il precedente proprietario della casa, cadendo ubriaco in mare. Da vivo lo aveva visto solo il marito, ma la visione della moglie confermò la sua immagine.

Un terzo fenomeno è quello delle NDE, Near Death Experience, esperienze ai confini con la morte, molte migliaia ormai in tutto il mondo, sperimentate dalle persone più diverse. In India hanno aspettative diverse sulla morte e credono nella reincarnazione, ma ci sono testimonianze da paesi islamici, cristiani ecc. Le persone possono arrivare vicino alla morte in circostanze diverse ma la base è sempre la stessa: disinteresse verso il proprio corpo, spesso visto dall’alto, contatto con una dimensione diversa e superiore, luce meravigliosa che non riescono a raggiungere perché a un certo punto vengono tirate indietro.
Spesso capita che il morente veda qualcuno che gli viene incontro e può essere una persona a lui cara che crede ancora viva. Testimonianza: “Mio nipote morì in un incidente stradale ma non lo dicemmo alla nonna per non turbarla, ma in punto di morte lei lo vide tra i morti”.
Altri descrivono immagini di grande bellezza: “L’esperienza è stata meravigliosa. Vedevo il mondo come se fossi stato sospeso a 3 metri, vedevo l’auto, l’incidente.. vedevo una piazza grande come il mondo e una muraglia curva e sapevo che di là si conservava tutto e si viveva in una felicità immensa, ma ho preferito non andare di là. La morte non mi fa paura”: San Francesco la chiamava “Sorella morte”.
Maria Luise von Franz, allieva e poi collaboratrice di Jung raccolse moltissime esperienze di premorte e sogni che parlano del proseguimento della vita.
Vedo un campo di grano ancora verde. Un branco di vitelli distrugge tutto ma una voce dice: “Tutto sembra distrutto, ma le radici che sono sotto terra non sono state distrutte, per cui tutto rinascerà.”
Una malata di cancro terminale dice: “C’è una foresta verdeggiante che brucia, ma al centro c’è una pietra di arenaria e il fuoco non può attaccarla”.
Ancora una anziana malata di cancro: “Vedo brillare una candela sul davanzale della finestra dell’ospedale, trema e sembra spegnersi, ma non si spegne e poi la vedo brillare dall’altra parte del vetro.
Jung: “L’uomo dovrebbe poter dire di aver fatto del suo meglio per confrontarsi con questi problemi, anche se non arriva a una soluzione”. E Jung pensava che gran parte delle depressioni consistesse proprio nel non voler riflettere sui problemi spirituali.

IL TRAPASSO COME SEMINA SPIRITUALE, LUCI DALL’ANTROPOSOFIA
Medico omeopata steineriano.

Barnard ebbe la sua esperienza di un fantasma perché era uno che attraversava per la prima volta una soglia. Capita di passare inconsapevolmente una soglia, ma dovremmo farlo consapevolmente. Barnard fu il primo a trapiantare un cuore, la cosa curiosa è che la morte non vien decretata sul cuore ma sull’attività cerebrale, il che dice che la nostra cultura si è spostata dal cuore al cervello.
L’esperienza dell’arto fantasma porta una sofferenza reale. Il braccio non c’è più, ma il soggetto continua a sentirlo. L’uomo continua a portare con sé la sua realtà invisibile.
Il mondo dell’oltre è già in noi ma noi continuiamo a chiedere le prove, mentre possiamo prenderne coscienza prima di andare nell’al di là. La nostra dovrebbe essere fede di certezza, non di sicurezza. Nel castello della spiritualità hanno accesso solo le certezze, non le sicurezze. Ma l’anima del dubbio le sicurezze non le raggiungerà mai.
Nel sogno noi viviamo già nell’oltre, il sogno è una piccola morte. Lì noi riviviamo innumerevoli esperienze di cui non sempre nella veglia siamo consapevoli.
Parlo di trapasso non a caso perché vorrei parlare della buona morte, purtroppo è sempre più raro morire nella propria casa e morire in un ospedale non è una buona morte. Abbiamo bisogno di una cultura della buona morte, che fosse un passaggio di soglia come la nascita, da un mondo a un altro. La vita connette nascita a morte ed è in entrambe. E’ un percorso con due polarità, come il lemniscata (otto sdraiato o simbolo dell’infinito), che è formato da due cerchi. Se la morte è un trapasso, dovremmo costantemente vivere in due realtà non solo nel presente e il lemniscata unisce passato e futuro. Il senso è illuminarsi nel presente e trovare in esso il senso di passato e futuro. C’è una realtà di memoria (in greco mnemosine) in cui esiste il passato come il futuro. Mnemosine vuol dire sepolcro, ma è come la crisalide del bruco da cui nasce la farfalla e psiché in greco vuol dire allo stesso tempo anima e farfalla.
La nostra coscienza è illuminazione dell’istante presente. Il passato scompare.
Le forze della creatività hanno come caratteristica di fondo quella che Goethe chiamava “fantasia oggettiva”, parte di un processo creativo dal greco fao = luce. La fantasia porta immagini, porta luce. Steiner dice spesso che la via è percorribile da chi ha occhi e cuore aperti. Il percorso della memoria è dominato dalle stesse forze che rendono vivo l’arto fantasma e oltrepassano la realtà materiale.
Platone, che aveva viaggiato in Egitto e aveva avuto accesso a conoscenze iniziatiche, dice che nel trapasso di attivano 3 virtù, che noi dovremmo elaborare nel corso della vita: Saggezza, Giustizia, Coraggio e Temperanza. Esse dovrebbero evidenziarsi soprattutto dopo i 70 anni. La Giustizia dovrebbe comprendere anche l’elaborazione della morte.
La Saggezza è il lavoro della mente, il Coraggio del cuore.
Il trapasso è una semina spirituale, simboleggiata dal segno del Cancro che è anche il segno della nostra galassia che ha un braccio che si ripiega in una direzione e un altro che avanza nell’altra.
In ogni sogno riappare sempre l’anelito a rivedere tutta la nostra vita e tutte le vite precedenti. Il sogno è come una fisarmonica che raccoglie tutte le nostre vite ma esso va decrittato, cioè letto nel suo simbolismo e nelle sue parti segrete.
Il trapasso come meta spirituale è un magnifico concetto..
Il genetista Boncinelli parla di ‘buchi di memoria’, buchi tra i neuroni che il cervello riempie di ricordi. Al microscopio le proteine e gli zuccheri fanno spazio alle nuove informazioni. Intorno al neurone che si presume stia per immagazzinare un ricordo a lungo termine si osserva una tempora-nea rarefazione della rete Pnn, un vero e proprio buco. Se si impedisce la formazione di un buco, si pregiudica l’apprendimento del ricordo in oggetto, mentre se si distrugge un buco già formato, si cancella il corrispondente ricordo, per esempio negativo. Nell’Alzheimer questi buchi mancano.
Perché non ricordiamo le vite precedenti? Solo quando sviluppiamo le facoltà cerebrali e galleggiamo sul cervello rettiliano attiviamo il pensare vivente simile alla memoria dell’arto fantasma. Pensiamo dunque che dopo i 63 anni e soprattutto dopo i 70 possiamo avere una evoluzione significativa e non solo nel campo del mentale, si cita il caso di Angelo Sala, che cominciò a giocare a tennis dopo i 70 anni e a 88 era diventato un campione.
Dunque ad ogni età possiamo costruire un nuovo futuro e ci sono anche momenti dell’anno particolari per dare inizio a una nuova vita, come le NOTTI SANTE, per es. quella che precede l’Epifania (Steiner diceva che ci sono dodici notti sante e che i tredici giorni e le tre¬dici notti fra il 24 dicembre ed il 6 gennaio sono un periodo di profonde esperienze spirituali).
Cosa dice Steiner dell’Oltre? Nella morte fisica troviamo quella presenza che si attiva nell’arto fantasma (che può essere anche un occhio, un seno ecc.). La morte fisica sancisce un passaggio importante ma ce ne sono altri. La forza che è polare alla vita produce frantumazione e polarizzazione, a parte casi rari di auto mummificazione del corpo come quello di Santa Caterina de’ Vigri a Bologna.
Da tempo antichissimo si ritiene che per attuare il distacco dal corpo vegetale occorrano tre giorni (Cristo risorge dopo 3 giorni e dopo 3 giorni torna il vita Lazzaro). Il distacco dal corpo eterico avviene in uno o due giorni, per cui continuano a crescere unghie e barba. In tre giorni avviene un processo di embriogenesi spirituale, uno per ogni trimestre della formazione del feto. Si vive in una realtà sempre più sottile fino a passare la soglia.
Si dice che si sia morti quando si ferma il cuore, in realtà è la circolazione periferica che ferma il cuore (lo dice Steiner rovesciando il punto di vista tradizionale).
E in questi tre giorni si rivive tutta la vita.
Dobbiamo vedere il trapasso come una vagina spirituale.
In teoria noi trascorriamo un terzo della nostra vita dormendo. Il neonato attinge nel sonno quella forza che lo aiuta a staccarsi dal mondo spirituale, quella stessa forza che dovremmo riprendere a 60 quando siamo chiamati a sviluppare una parte più sottile di noi.
Il Kamaloka viene dal sanscrito Kama=desiderio e Loka=mondo, mondo dei desideri, ed è il piano astrale. Nella Teosofia è il luogo post-mortem ove si provano desideri, sentimenti (piacevoli o spiacevoli) e passioni. Nel kamaloka il defunto prova su di sé tutti gli eventi (positivi e negativi) che ha fatto provare a tutte le persone conosciute nella sua vita terrena. La regione intermedia del piano astrale corrisponde al Purgatorio della religione cristiana, mentre la regione più bassa, più grossolana del Kamaloka corrisponde all’Inferno cristiano.
Il corpo eterico è il corpo della memoria che contiene estratti del nostro esistente che verranno ripresi più tardi nella mezzanotte della nostra vita. Se indaghiamo la nostra realtà umana oltre il visibile, possiamo cogliere i passaggi che ci aspettano con la morte fisica.
Solo riflettendo sui distacchi che la nostra vita ci presenta, potremmo cogliere l’Oltre, secondo uno sviluppo spirituale continuo. Anche la morte dei nostri cari può essere per noi motivo di evoluzione.
L’apostolo Tommaso non credeva e il Cristo spinse il suo dito nel proprio costato affinché uscisse dalla sua incredulità (vedi il dipinto del Caravaggio). “Cerca di capire la vera realtà del corpo fisico e la vera realtà dell’Oltre”.
Il ‘tempo angelico’ è quello in cui collaboriamo con le entità spirituali e ci appaiono diversamente gli aspetti della nostra vita. Ma in ogni nostra giornata cerchiamo di cogliere la sorpresa, l’imprevisto, l’inaspettato. Anche lì si manifesta l’Oltre.
La funzione dell’Oltre con le sue paure è un riflesso della nostra paura infantile del buio. Steiner dice che questa paura ci raffredda e ha un suo servizio, perché cristallizza le ossa, consolida il nostro sistema osseo spirituale. La paura poi spinge alla ricerca della conoscenza.

REINCARNAZIONE E KAHRMA
ANTONELLA FERRARI

Insegnante di meditazione per la BRAHMA KUMARIS, RAHA YOGA, (corrente devozionale shivaita), sede Via Jack London, 35, 40128 Bologna

La prima cosa che non vediamo sono i pensieri, eppure i pensieri sono importantissimi perché in relazione ad essi guiderò la mia vita. I pensieri sono la prima fase dell’invisibile. Quando sentiamo cose fondamentali, i nostri pensieri sono semplici, perché l’anima sa e riconosce il suo sapere.
Nel Raja Yoga sono importanti il kahrma e la reincarnazione.

Quando ero molto piccola, pensavo cose molto precise, per esempio non volevo dire ‘grazie’ e mio padre si adirava e se mi chiedeva perché, rispondevo: “Perché chiunque fa qualcosa ne mangerà il frutto”. Non era la frase di una bambina e me ne stupivo da sola. Ognuno quello che fa raccoglie. Pensavo anche: “Peccato che sono nata donna, gli uomini sono molto più liberi”. E anche questa non era la frase di una bambina di 4 anni. Poi non volevo mangiare il pane: “Perché devo mangiare questa cosa strana che mi riempie di niente?”. E rifiutavo il formaggio. Quando sono andata in India, mi sono sentita a casa e ho scoperto persone che pensavano come pensavo io da bambina, che rifiutavano il pane o il formaggio o non dicevano grazie.
Ho capito allora che in ognuno ci possono essere tracce di vite precedenti.
In India respiravo aria di casa, e sento uno che dice: “O voi, stranieri, che mangiate il pane che vi intoppa lo stomaco per niente”.
Il vestito che cambiamo ogni giorno è come il corpo che cambiamo ad ogni esistenza.
Il corpo muore. Noi no. Il corpo è mortale, caratteristica che non ci piace, vorremmo che durasse tanto perché ci identifichiamo col corpo.
Quando ho iniziato la Brahma Kumaris ero in Giappone, e in quel momento era l’unica allieva. Mi chiedono: “Chi sei’” e non intendono il mio nome. Io vivo e non so chi sono. Se vivo pensando di essere un corpo è poco. Sono un’anima. Ma se vivo identificandomi col mio corpo, vivo con la paura della morte. L’anima lo sa già che la morte è solo un passaggio e chissà che essa non sia assolutamente affascinante. Ma noi spesso associamo la morte alla sofferenza, ma se siamo attaccati al nostro corpo è perché abbiamo dei nessi kahrmici.
L’anima abita questo corpo, poi lo lascia. E’ bello pensare che ogni vita è un lungo e affascinante viaggio.
E forse io venivo dall’altra parte del mondo.
Se osservate i bambini, potete scoprire delle caratteristiche lampanti che li legano al passato.
Il kahrma non è solo negativo, ci sono kahrma positivi. La volontà di imparare è un buon kahrma, e così una buona sopravvivenza. L’ideale sarebbe avere tutto senza avere niente, avere la coscienza di non possedere niente, nemmeno il corpo. Se non possiedo niente, possiedo tutto. Ogni cosa che mi arriva e che utilizzerò per espanderla è un buon kahrma.
Noi siamo ospiti su questo pianeta ma proveniamo da un mondo di luce.
Non possiamo incolpare qualcuno di quello che abbiamo o non abbiamo, ognuno ha la propria responsabilità e deve usare ciò che ha a disposizione: il tempo, le sue qualità..
Il kahrma è un gioco di cause ed effetti. La causa parte, il destino torna.
Io posso agire sulle cause, per esempio posso non sprecare l’acqua, ma non ho potere sugli effetti. Anche sul kahrma che ho prodotto in passato non posso fare niente. Posso agire solo sull’oggi.

C’era un fornaio che ogni giorno comprava un chilo di burro da un pastore, ma un giorno il pastore pesò quel burro e scoprì che era 900 grammi e dunque si adirò e gli fece causa. Il pastore disse innocentemente: “Io ho una stadera a due piatti, Ogni mattina mettevo su un piatto il pena da un chilo del fornaio e gli davo l’equivalente in burro”.
Se il fornaio imbroglia sul peso, gli torna lo stesso peso.

Quello che dai o fai ti torna indietro. Ogni sera occorre fare un bilancio del dare e avere della giornata e vedere se spiritualmente siamo andati a credito o in perdita.
Se hai un debito kahrmico consistente, sarai gravato da un’ombra di tristezza, ondate di malessere, di insofferenza. Il principio base è che quello che dai ritorna.

In Giappone vedevo che si dormiva con la porta non chiusa a chiusa a chiave, che sul metro la gente portava il portafoglio in evidenza o la borsa aperta. Ho chiesto: “Ma non avete paura dei ladri?”. I Giapponesi rispondevano: “Ma se rubo, poi sarò derubato e nel frattempo avrò perso la mia dignità”. La consapevolezza del kahrma era davvero forte.
Ma chi ne fa di tutti i colori e poi la fa franca? Salderà nelle vite successive.

Quello che portiamo con noi da una vita all’altra non sono i beni materiali ma le nostre qualità, i nostri difetti. Occorre dunque fare del nostro meglio e migliorare il carattere.
Nel Brahma Kumaris le virtù sono 36. Le abbiamo tutte ma in dosi ridotte. Un difetto è una virtù che ha perso energia per un fattore di entropia. Chi ha tanta rabbia deve trasformarla in entusiasmo. Il compito è sublimare i nostri difetti, rovesciandoli in qualità.

Un muratore stanco del suo lavoro, decide di andare in pensione e lo dice al suo padrone. Questi gli chiede di costruire un’ultima casa. Ma lui non ne ha più voglia, per cui tira via e la costruisce proprio male. Quando la casa è finita, il padrone gli dice: “Ora puoi andare e questa casa è tua”.

Ogni gesto ha bisogno di essere intriso d’amore, di rispetto, solo così tutto diventa un dono. Ogni cosa che faccio deve essere corredata di un buon sentimento. Solo così mi tornerà un buon kahrma. Questa è la lezione del Buddha. “Pensa rettamente. Parla rettamente”. La mente è una qualità dell’anima e io devo riscoprire il potere della mente.
Ognuno di noi genera un tipo di energia e in questo ha una responsabilità individuale.
Curare il mondo dentro di noi vuol dire migliorare il mondo fuori di noi.
Se vi osservate, potete notare quanto rumorio inutile c’è dentro la mente che pensa male.
L’anima che passa da un corpo a un altro è una presenza invisibile ma ci sono persone che percepiscono anche le presenze invisibili.
L’anima che ha un buon kahrma si reincarna subito, le altre restano in attesa. Per le anime che sono in attesa dobbiamo provare un senso di fratellanza. La fratellanza condivisa le agevola.
Quando un donna è incinta, al quarto o quinto mese l’anima del nascituro entra nel suo corpo, prima il feto ha solo una dimensione fisica in attesa della sua anima. Dopo, l’anima della madre e quella del bambino vivono in una forte unione. Non sempre l’ambiente può essere favorevole, forse la madre beve o fuma o si arrabbia e già inizia il kahrma del bambino.

La Brakma Kumaris fu fondata da un uomo ricco e integro, generoso e di grande equità. A 60 anni ebbe delle visioni che cambiarono la sua mente. Nella prima vide una luce che disse di essere Dio. In un’altra vide la grande guerra che sarebbe venuta di lì a poco. Vide anche il fungo della bomba atomica e sentì una voce che gli ordinava di fondare una nuova coscienza. Poi vide un essere che rappresentava l’anima e che era grande, forte e bellissimo. L’uomo cambiò molto dopo queste visioni e quando uno è chiamato non può sottrarsi. I messaggi e le visioni continuarono per 33 anni.
Non dimentichiamo che chiunque entri nella nostra vita prima o poi ne esce, solo Dio non si perde mai. Dio è un fantastico insegnante che riallinea dentro di noi quello che va e quello che non va.
Ogni volta che una vita si interrompe bruscamente, si crea un grosso debito kahrmico.
Noi non sappiamo mai cosa di quello che diciamo o facciamo si riverbera nel mondo.

A Milano una famiglia aveva un grosso pitone, ma un giorno il pitone era sparito, lo cercarono a lungo e infine lo trovarono raggomitolato in una valigia. Era successo che a tavola avevano detto che non potevano più tenerlo, era troppo grosso, richiedeva troppo cibo e dunque…

Le anime purtroppo possono anche dimenticare la loro origine divina e diventare disumane. Cosa possiamo fare con loro? Possiamo solo aumentare la pace.
..
http://masadaweb.org

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