Nuovo Masada

ottobre 3, 2015

MASADA n° 1687 3/10/2015 LE VALVOLE TERMOSTATICHE E ALTRE FINZIONI

Filed under: Masada — MasadaAdmin @ 4:39 pm

MASADA n° 1687 3/10/2015 VALVOLE TERMOSTATICHE E ALTRE FINZIONI
Viviana Vivarelli

Obbligatorie per legge europea le valvole sui radiatori per i condomini. Preparatevi a una stangata di 2-3000 euro ad appartamento – Di Ici e dintorni – Gli sprechi del sindaco Marino – I mascalzoni bypartisan: Cimoli- Ma è peggio la Volkswagen o la Deutsche Bank? – Spese pazze del Governo denunciate dal M5S – Disperati sugli scogli – Il Jobs Act bocciato anche dal Fondo Monetario- Dei 9 miliardi promessi da Renzi per il dissesto idrogeologico arriveranno 50 milioni- Il giornalista masochista- Io e Lei, film su una coppia gay

Viviana

Visto che è tempo di riunioni condominiali, vorrei introdurre un argomento che interessa ogni proprietario di abitazione che sia in condominio.

Una direttiva Ue ci chiede di introdurre anche noi il reddito di cittadinanza e noi la ignoriamo.
Una direttiva Ue ci chiede di mettere delle VALVOLE SUI RADIATORI e noi ubbidiamo come degli zombi, anche se ciò comporterà un obbligo di spesa per ogni proprietario che va dai 2.000 euro in su.

“Riprendo un vecchio articolo del dicembre scorso:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/17/riscaldamenti-scatta-lobbligo-delle-valvole-termostatiche-salasso/1284098/#disqus_thread

Entro la fine del 2016 diventa obbligatorio per tutti gli immobili con riscaldamento centralizzato installare le valvole termostatiche e i contabilizzatori di calore. Una termoregolazione che, se consentirà un sensibile risparmio di energia, comporta.
Continua a chiedercelo l’Europa. Dopo la grande rivoluzione dello scorso 15 ottobre, con la dotazione della carta d’identità per caldaie, sistemi di riscaldamento e di climatizzazione, impianti solari e pompe di calore, nel nome della sicurezza e del rispetto per l’ambiente, va segnata sul calendario un’altra data fondamentale. Entro il 31 dicembre 2016 (Ma ora la data è slittata al 2017), così come previsto dal decreto di recepimento della direttiva 2012/27/Ue sull’efficienza energetica, per tutti gli italiani che risiedono in condomini con riscaldamento centralizzato (sono, quindi, esclusi i proprietari di immobili con l’impianto autonomo) scatterà l’obbligo di installare su ciascun termosifone del proprio appartamento le valvole termostatiche con i contabilizzatori di calore.
Le valvole sono meccanismi di termoregolazione che permettono una suddivisione del calore nelle diverse stanze dell’appartamento, consentendo di escludere automaticamente il termosifone una volta che la camera ha raggiunto la temperatura desiderata in base al livello impostato, da 0 a 5. I contabilizzatori o ripartitori di calore sono, invece, apparecchiature che quantificano il calore effettivamente consumato.
Chiaro lo scopo della termoregolazione, già entrata in vigore dalla fine di questa estate in Lombardia e in Piemonte (anche se le sanzioni per quanti non si adegueranno in queste due Regioni scatteranno, come per tutti gli altri, a fine 2016): si deve contenere la spesa energetica delle abitazioni. Si tratta, cioè, del cosiddetto ‘Protocollo 20-20-20’ che prevede per il 2020 di diminuire del 20% le emissioni di Co2, incrementando nella stessa percentuale le fonti rinnovabili di energia.
E, con questo ennesimo intervento di risparmio energetico, si dovrebbe anche consentire un risparmio medio annuale tra il 10% e il 30% del totale del combustibile utilizzato da ogni condominio. Il condizionale, però, come al solito, è d’obbligo non solo se si analizza l’efficacia in termini di risparmio energetico, ma soprattutto sul fronte dell’esborso per i proprietari di casa. I costi di installazione delle valvole termostatiche sono, infatti, molto onerosi.
Secondo una simulazione del Sole 24 Ore, per un appartamento di 80 mq dotato di 6 caloriferi servono 1.055 euro di spesa per installare le valvole termostatiche (in media si tratta di un’operazione che costa 120 euro a calorifero), compresi i costi per adeguare le pompe di circolazione dell’impianto condominiale da portata fissa a variabile. Importo che sfrutta già il maxi sconto fiscale del 65% (l’ecobonus – prorogato fino al 31 dicembre 2015 – si spalma su 10 anni sulla dichiarazione dei redditi).
Il rischio, più che concreto, è che ci si dovrà quindi sobbarcare di una spesa ingente, i cui risultati si sconteranno solamente tra circa 6 anni. Colpa, però, anche delle cattive abitudini degli italiani. Sono, infatti, due i fattori che fanno aumentare i consumi: la temperatura della stanza e le dispersioni di calore come la presenza di spifferi, finestre aperte o impianti datati.
Tanto che, già con una semplice abitudine è possibile ottenere un decisivo risparmio di energia: riducendo la temperatura dell’ambiente da 21°C a 20°C, si taglia il 7% della spesa sostenuta ogni anno per il riscaldamento, pari a circa 84 euro. Limite, questo dei 20° C, imposto tra l’altro già per legge (DPR 412/93).
Altro punto dolente per tutti i proprietari di casa interessati dall’obbligo dei contabilizzatori di calore è l’adeguamento delle tabelle di ripartizione, visto che questo sistema stravolgerà le spese condominiali. In assemblea va, infatti, modificato il regolamento nella parte che ne disciplina la ripartizione. Le spese di riscaldamento vanno ripartite tra le unità immobiliari in proporzione alle letture dei contatori di calore. E, solo una parte minima della spesa, viene suddivisa secondo i millesimi, a compensazione dei costi comuni e delle dispersioni di calore dell’impianto di riscaldamento. Il vantaggio in termini di risparmio rischia, però, di non essere uguale per tutti: a guadagnarci saranno soprattutto gli alloggi dei piani intermedi, mentre potrebbero essere penalizzati gli appartamenti che si trovano alle estremità dell’edificio, al primo piano con pavimento rivolto verso l’esterno o verso uno spazio non riscaldato, quelli all’ultimo piano o che hanno accanto un altro appartamento sfitto (e quindi non riscaldato).
Oltre agli impianti autonomi, l’obbligo dell’installazione delle valvole termostatiche e dei contabilizzatori di calore non scatta nel caso ci siano “impedimenti di natura tecnica”. È il caso, ad esempio, di case riscaldate da pannelli radianti obsoleti, dove adeguare l’impianto costerebbe troppo e l’operazione risulterebbe complicata.
I condomini che non osserveranno la legge saranno soggetti ad una sanzione amministrativa compresa tra i 500 e i 2500 euro, a seconda delle disposizioni adottate dalle singole Regioni.

Lily
Quelle valvole costavano poco quando si potevano mettere volontariamente. Ora naturalmente che scatta l’obbligo di legge e TUTTI le devono mettere, i prezzi sono saliti alle stelle.
Con tutti i soldi che estorceranno ai cittadini a fronte di un risparmio discutibile si poteva prevedere l’installazione di pannelli solari, ma già, quelli poi, a parte il costo iniziale, non fanno guadagnare nessuna cricca (e aumentano la libertà dei cittadini). E con il sistema di incentivi assurdi che si sono inventati per il fotovoltaico, ecco chi ne trae vantaggio: i soliti furbetti che dalle maglie di leggi assurde traggono benefici economici.

Viviana
Io a Bologna per mia disgrazia sono legata a una centrale termica che serve 1100 famiglie (nasce a conduzione Pd) e in passato ci ha estorto somme da usura (con cifre doppie della media bolognese) senza che nessuno mai facesse un controllo, denunciasse o punisse i responsabili e che ora, con la nuova gestione, sembra pure peggio. Questa centrale ha avuto la faccia di offrire queste manopole (costo base 120 €) per 400 € (ma sembra che sia anche chi chiede 500 euro), accompagnandole per giunta da una lettera intimidatoria per chi intenda rivolgersi ad altri.
L’Italia è un Paese barbaro come un suk, abbiamo già visto le speculazioni sul cambio dalla lira all’euro senza alcun controllo da parte dello Stato, e qui si è scatenata la corsa al rialzo dei venditori fino all’assurdo di questa centrale di Bologna che le IMPONE con lettera minatoria a 400 euro L’UNA!
Prendendo anche la cifra segnalata dai giornali di 120 euro a termo, e considerato che ognuna delle 1100 abitazioni trattate dalla mia centrale conterà in media 5 radiatori, risulta un lucro emergente di 400 – 120 = 280 euro a radiatore moltiplicato per 1100 moltiplicato per 5 radiatori che dà un surplus MINIMO di 1.540.000 euro. Chi se ne rende conto cercherà un venditore diverso, chi è stato spaventato dalle intimidazioni delle centrali è rimasto con quella e se ne pente amaramente.
E non c’è nessuno che controlli dal Pubblico questa esosità sostanzialmente illegali.
Cioè fatemi capire, io, se non metto queste valvole subisco pesanti pene, una centrale termica che si permette di lucrare in questo modo indegno viene lasciata fare indisturbata?

L’articolo di IFQ è incompleto:
-non parla dei possibili taroccamenti o errori, (cerco di immaginare quanti mariuoli gabberanno questi contatori, quando c’è gente che non ha mai pagato luce o gas, con furbate varie, con manipolazioni dei misuratori, allacciandosi alle reti pubbliche ecc.)
-non dice che una spesa di migliaia di euro per ottemperare alla legge non sarà alla portata di chi vive con una piccola pensione, è disoccupato, povero ecc.
-non dice che è profondamente iniquo che chi non metterà questi misuratori dovrà pagare bollette tarate al massimo
-e che si penalizzano i condomini ma non si toccano ville e villoni
-né che queste valvole da 120 € vengono offerte per cifre che vanno dai 250 ai 500 €, più la manutenzione, più le varie…
-e che tra 7 anni dovranno essere sostituite per obsolescenza, per cui l’eventuale risparmio non sarà mai ammortizzato e avremo solo uno spreco inutile
-non dice che tutti gli edifici pubblici, commerciali, banche, di culto, divertimento ecc., continueranno a tenere luci e riscaldamento accesi tutta la notte senza controllo alcuno
-e lo stesso quei negozi che finora hanno tenuto in inverno le porte spalancate per il troppo caldo o le case del popolo come questa vicina a me che tiene d’inverno le finestre spalancate perché muore dal caldo.
Trovo poi davvero assurdo che ci sia chi offre queste manopole a prezzi esorbitanti! 400 euro è più del doppio del prezzo di mercato!! E mandi pure messaggi terroristici ai condomini così che alcuni hanno anche accettato spaventati dall’idea di perdere l’assistenza (ma quale assistenza? Io in 25 anni non sono mai riuscita ad averla e attualmente se telefono alla mia centrale non c’è nessuno che risponda!)
-non dice che la spesa dovrebbe essere ammortizzata in 10 anni ma sarà immediatamente superata dalle spese immediate di acquisto e mantenimento e che queste valvole dovranno essere ricomprate comunque tra 7 anni, azzerando ogni risparmio presunto.
-l’articolo non parla dei condomini orizzontali dove la dispersione aumenta
-né dice che le contese all’interno dello stesso condominio per bollette diverse su consumi apparentemente simili saranno infinite, scagliando italiani contro altri italiani
-e che non sarà affatto come avere un riscaldamento autonomo, perché resteranno comunque in vigore i termini di riscaldamento stabiliti dal Comune e le fasce orarie fissate dal condominio e che si pagherà un costo base fisso sostanzioso anche se una casa resta vuota e a radiatori spenti, mentre non servirà spengere tutto quando uno va a lavorare, perché poi se riaccende quando torna ci vogliono 3 o 4 ore prima che arrivi il caldo.
Insomma ci sarà un casino della malora con contenziosi a non finire e di risparmio nemmeno l’ombra, più le masturbazioni mentali che molti si faranno nel tentativo di ridurre i consumi.
E a quel punto se uno non paga cosa si fa? Gli si manda Equitalia a sequestrare i mobili?
L’articolo parla di termine del 2016 (in realtà a forza di slittamenti sarà il 2017) e non avverte che i condomini devono avere modo di considerare più preventivi e che le ditte saranno poche per un lavoro enorme.
Insomma una spesa inutile, un altro motivo di rabbia e di spreco, un’altra causa di contese tra vicini, e, se ci aggiungiamo la speculazione fatta da soggetti speculatori come la mia centrale di Bo, il quadro è completo.
C’è qualche partito che si occupi di questo? Non mi pare. Eppure è una botta non da poco che sta per abbattersi sugli Italiani.
Ma possibile che nemmeno l’Europa sia capace di parlare di risparmi energetici in modo serio? E questa stupida Italia sarà sempre pronta ad accettare peggioramenti della nostra vita e mai pronta a battersi per reali miglioramenti dei nostri diritti e del nostro futuro?
Una sola cosa risulta chiara da questo ennesimo arbitrio ed è che esiste una sola divinità: IL MERCATO !
E davanti alle pretese del mercato non esiste democrazia, libertà, diritto civile, difesa dell’ambiente, futuro o sopravvivenza che tenga!
E la vicenda spregevole della Volkswagen, accompagnata da un universo immenso di malfatti simili mai controllati per non dispiacere ai grandi gruppi lo dimostra.
Nella crisi in cui siamo ci mancavano anche le migliaia di euro buttate per i misuratori dei radiatori, con la scusa della riduzione energetica!
In Italia il cittadino si batte continuamente contro infiniti abusi, spese superflue,
strozzinaggi… che rendono pessima la vita e provocano troppe arrabbiature. E mai che si veda qualcuno dei nostri parlamentari o europarlamentari così solleciti a presenziare gli stucchevoli ed esorbitanti talk show o così pronti ad andare in giro per il mondo che si occupi di migliorarci realmente la vita! E mai che ci sia qualche giornalista di tg o di media (così proni aell’elogio al potere) che si metta al servizio del cittadino e gli spieghi in modo chiaro e conciso qual’è l’ultima fregatura!
E se uno è in difficoltà finanziarie, disoccupato,con la pensione al minimo ecc. e non può installare le maledette manopole, cosa gli fanno? Gli mandano Equitalia a sequestrargli i mobili? Ci sono già 600 miliardi che Equitalia non può o non vuole riscuotere!
Teniamo conto che in Italia il 76,6% delle famiglie è proprietaria di casa (contro la media europea del 60%) e al Sud si sale addirittura all’82,2%.
Magari sono case vecchie e fatiscenti, casucce di montagna o di vecchi centri storici in decadenza, ma siamo i primi in Europa per possesso abitativo, anche a causa dell’impossibilità a trovare case con affitti ragionevoli, case popolari, o per la difficoltà da parte del proprietario a mandare via un inquilino moroso.

Dal 1993 abbiamo l’Imposta comunale sugli immobili (Ici) che è una delle entrate più importanti per i Comuni italiani. Fino al 2011, il gettito dell’ICI era di 9 miliardi. Nel 2011, Monti ha reintrodotto l’Imu anche sulla prima casa e lo Stato ha incassato 23,8 miliardi. Nel 2014 il gettito di Imu e Tasi saliva sopra i 24 miliardi. Le tasse sugli immobili sono passate dunque in 3 anni da 9 miliardi a oltre 24, ma nessun partito ha fatto un fiato.
Ogni volta che vogliono aumentare una tassa fanno i furbi, le cambiano nome e poi dicono che l’hanno abolita, buggerando i fessi!
In Italia le spese fisse sulla casa assorbono il 50% del reddito famigliare! E’ pazzesco!
Ed è grottesco che Renzi millanti ora per motivi elettorali l’abolizione della tassa sulla prima casa (come già fece Berlusconi), quando ogni suo ‘regalo’ ci è costato un peggioramento nella vita e nelle finanze per tagli paralleli nei servizi o per altre tasse dirette o indirette.
Gli 80 euro di Renzi ci sono costati 8 miliardi. Ora promette di abolire l’ICI e intanto taglia la Sanità di 10 miliardi, elimina 208 analisi e sta per tagliare alla Sanità altri 2 miliardi, con l’obiettivo evidente di azzerare lo Sanità pubblica!
Ma cosa siamo? Fessi o cosa?

IL CONSENSO E’ TUTTO
Bruno p

Per mantenere la promessa elettorale dell’eliminazione della Tasi sulla prima casa e continuare indisturbato a regnare insieme ai suoi compari, Renzi farà di tutto e sulla pelle di quelli che pagano sempre.
Le gabelle cambieranno solo di nome perché ai Comuni mancheranno quasi miliardi di introiti che dovranno essere sborsati dai cittadini sotto altra forma.
Allora vediamo cosa si può tagliare della spesa pubblica?
-Gli sprechi? Nooooooo
-Un bel taglio alle partecipate? Per carità e i voti da dove li prende il Pd?
-Gli armamenti? C’è l’Isis alle porte.
-Si potrebbero tagliare le pensioni d’oro o mettere un tetto agli stipendi di manager e politici? Ma siamo pazzi!
-L’editoria? E poi chi elogia il fantastico premier?
-I finanziamenti pubblici ai partiti? Non c’è riuscito un referendum popolare.
Forza che ci siete arrivati…
Si taglia il sociale o la Sanità e poi c’è il prossimo aumento dell’Iva che bisogna scongiurare ad ogni costo perché il consenso è tutto.
Il Governo ora ha sotto controllo la vita di tutti con la nomina dei presidi nelle scuole, la tv pubblica telecomandata, con la responsabilità civile dei giudici e con le sanzioni ai medici che prescrivono esami non indispensabili.
Il risultato sarà una società al diretto comando della politica, insicura, inefficiente, incapace di prendere decisioni autonome e che dipende dai capricci di quattro invasati che se ne fottono altamente della qualità della vita dei cittadini.
Più criminali, più ammalati, più ciucci e tutto per una poltrona di velluto.

ALESSANDRO GILIOLI A MARINO
ANCORA SINDACO SIA PURE DIMEZZATO DI ROMA

Gentile Sindaco Marino,
pur nel pieno rispetto dei suoi numerosi impegni in città e all’estero, Le chiedo di provare a ritagliarsi un’oretta per fare una visitina al centro Baobab, dove finora Lei non ha ritenuto di mettere piede.
Lo faccia, se non altro, perché grazie ai suoi volontari e ai suoi donatori il Baobab ha finora permesso al Comune di risparmiare una cifra molto ingente: infatti esso svolge per i transitanti quell’attività di alloggio, cure mediche e prevenzione in termini di sicurezza sul territorio che in teoria dovrebbe essere compito delle istituzioni, prima di tutto quella da Lei presieduta.
Il Comune invece si è chiamato fuori per tutta l’estate degli sbarchi. Un Suo assessore, a giugno, aveva annunciato trionfale la prossima apertura di un centro alla stazione Tiburtina: tuttavia siamo a ottobre e non si è visto nulla. Senza dire che anche se fosse stata ultimata, la struttura prevista dal Comune avrebbe ospitato circa un quarto delle persone che invece stanno al Baobab, quindi non sarebbe stata risolutiva.
È inoltre un po’ singolare che una giunta di sinistra come quella da Lei guidata non solo rifiuti qualsiasi aiuto concreto a chi invece l’accoglienza concreta la fa, ma arrivi anche a minacciare di sgombero.
Diciamolo pure: se non ci fossero stati i volontari del Baobab, i singoli donatori, i centri sociali e l’elemosiniere della Chiesa (cioè quelli che danno una mano al Baobab), Lei avrebbe avuto per strada ogni giorno e ogni notte dai 200 agli 800 disperati – a seconda del periodo: il che forse non sarebbe stato un gran biglietto da visita per la città che lei amministra. Un po’ di riconoscenza sarebbe opportuna, che dice?
Tanto più che il gruppo attuale del Baobab, cosa che certamente Lei saprà, non incassa un euro nemmeno dal ministero o da altre istituzioni dello Stato, quindi è l’esatto opposto rispetto alla “cooperazione affaristica” contro la quale Lei si sta giustamente battendo come Sindaco.
Vorrei rappresentarLe inoltre che attorno al Baobab si è in questi mesi mosso un pezzo della Roma migliore: non solo i volontari, appunto, ma migliaia (migliaia) di individui e famiglie che ogni giorno portano alimenti, medicine, coperte, lenzuola, vestiti. Roba propria, che serve a coprire le prime esigenze di chi ha attraversato il deserto della Libia e il mar Mediterraneo arrivando senza possedere più nulla, se non ciò che aveva addosso. Questo buon pezzo della città non ha avuto nemmeno una parola di ringraziamento e di elogio da parte del Comune.
Certo della Sua sensibilità, cordialmente La saluto.
..
Ma Marino crede di essere il sindaco di Roma o il Ministro degli Esteri?

Viviana
Ignazio Marino domani l’altro ripartirà per un nuovo viaggio in America (ma non c’è appena stato per farsi un selfie col Papa?).
Evidentemente vuol fare il sindaco volante o pensa che una città incasinata come Roma non abbia bisogno della sua presenza.
…quando viaggia, il sindaco si tratta piuttosto bene. Per la trasferta a Washington di maggio dell’anno scorso ha speso più di 6.000 euro. Per quella a San Francisco di settembre 2014 altri 6.000. Indubbiamente gli Stati Uniti d’America, dove è volato in due anni per ben 6 volte e dove tornerà il 6 novembre prossimo, sono la meta preferita. Così, per due giorni a New York dove si è recato per incontrare il presidente giallorosso, James Pallotta, ad agosto del 2014, ha scelto di alloggiare al Citizen, in Times Square, al costo di 554 euro. Tema del viaggio il nuovo stadio della Roma. Proprio in quei giorni, al ristorante Milos, con tre commensali ha bevuto vino bianco per 220 euro. Si trattava di due bottiglie di ottimo Sauvignon. Anche quando resta a Roma Marino ama trattare bene sé e i suoi ospiti, soprattutto medici e giornalisti, anche se poi «con i giornali ci incarta il pesce». quindi è l’esatto opposto rispetto alla “cooperazione affaristica” contro la quale Lei si sta giustamente battendo come Sindaco.
http://www.iltempo.it/mobile/roma-capitale/2015/10/02/viaggi-all-estero-ecco-tutte-le-spese-di-marino-1.1463532
Vorrei rappresentarLe inoltre che attorno al Baobab si è in questi mesi mosso un pezzo della Roma migliore: non solo i volontari, appunto, ma migliaia (migliaia) di individui e famiglie che ogni giorno portano alimenti, medicine, coperte, lenzuola, vestiti. Roba propria, che serve a coprire le prime esigenze di chi ha attraversato il deserto della Libia e il mar Mediterraneo arrivando senza possedere più nulla, se non ciò che aveva addosso. Questo buon pezzo della città non ha avuto nemmeno una parola di ringraziamento e di elogio da parte del Comune.
Certo della Sua sensibilità, cordialmente La saluto.
..
Sempre dal Tempo: “Una per tutte la cena da 1.270 euro offerta il 18 settembre 2014 a «chirurghi di fama internazionale presenti a Roma per essere accolti da Papa Francesco», almeno così è riparato nella giustifica del pagamento consegnata alla ragioneria generale del Campidoglio. Poi ci sono pranzi pagati a non meglio specificati «rappresentanti dello sport, della cultura e del commercio, per discutere di nuove iniziative da organizzare», oppure offerti ad anonimi «sottosegretari e senatori» che godono già di un lauto rimborso spese messo a disposizione del Parlamento. Tra le pietanze più servite al primo cittadino e ai suoi numerosi ospiti compaiono aragoste e tartare, bistecche di mucca fassona quando è in Italia, di Black Angus quando intorno al tavolo si parla in inglese. Addirittura Marino appare talmente generoso da non consentire a don Damiano Modena di mettere mano al portafogli per pagare la cena in occasione della presentazione del suo libro (del prete) ad Alessandria. Ma c’è di più. Ma è quando annusa la possibilità di attirare investimenti esteri per la cultura romana la sua generosità non conosce confini. Addirittura il 5 maggio scorso ha pagato una cena da 1.620 euro al ministro dell’Informazione dello Stato del Kuwait e alla sua delegazione al ristorante dell’hotel Palazzo Manfredi di Roma. Tanto paga il Comune! L’oculato sindaco-chirurgo genovese non tira fuori i suoi soldi neanche quando si tratta di offrire la colazione da 8,63 euro a un reduce dell’olocausto durante il viaggio della memoria a ottobre 2013 o per il bouquet di fiori deposto sotto la redazione di Charlie Hebdo a Parigi.”

Ma quanti Marino o peggio ci sono in Italia?

Alleviamo una cricca di un milione e 300.000 politici parassitari, esosi e nullafacenti, buoi solo a svaccare, lucrare, vivere nel Bengodi e apparire in televisione, che ci dissanguano con assoluta impunità e si fanno anche leggi depenalizzanti o di protezione per non pagare per i loro reati o le loro inadempienze.
Ma, ovviamente, per i centri che accolgono profughi o per il reddito minimo di cittadinanza che permetterebbe a molti la sopravvivenza rimettendo in moto l’economia, di soldi non ce ne sono!!

L’ALLEGRO CHIRURGO
ANTONIO PADELLARO
Dobbiamo ammettere che l’altra sera, a Piazzapulita, Ignazio Marino ha fornito una delle sue migliori interpretazioni. Mentre scorrevano le immagini da paura della Capitale più disastrata del pianeta, egli esprimeva stupore, m e r a v i g l i a , sconcerto, sgomento, sincera afflizione, insomma tutta la gamma di uno spettatore coinvolto emotivamente nella visione di un kolossal catastrofico tipo I predatori della città perduta. Per essere felice gli mancava solo un bel secchio di popcorn, anche se alcuni disturbatori in studio insistevano a fargli delle domande. Da persona cortese qualcosa rispondeva ma, naturalmente, a capocchia.
Una madre descriveva l’odissea del figlio disabile nelle trappole della Metro? Il bravo Monte-leone si addentrava nella giungla urbana, con gli autisti Atac che dei passeggeri se ne catastrafottono (per dirla alla Camilleri)? Con l’esercito degli abusivi del biglietto che saltano allegramente i controlli inesistenti? Con gli agenti della municipale colti mentre fanno spesucce nei market cinesi che dovrebbero ispezionare? Lo sbalordito Ignazio strabuzzava gli occhi e giungeva le mani come a dire: ma tu guarda, ma chi l’avrebbe detto? E all’arrivo di Nancy Brilli che ha dovuto munirsi di ramazza per togliere dalla strada dove abita montagne di spazzatura mai raccolte, Marino l’ha ringraziata di cuore confondendola forse con una volontaria dell’Ama. Tutto questo condito con una grandinata di numeri esoterici sulle mirabilie che attendono il fortunato popolo dell’Urbe.

E’ MORTO PIETRO INGRAO

L’alta febbre del fare
Per gli incolori
che non hanno canto
neppure il grido,
per chi solo transita
senza nemmeno raccontare il suo respiro,
per i dispersi nelle tane, nei meandri
dove non c’è segno, nè nido,
per gli oscurati dal sole altrui
per la polvere
di cui non si può mai dire la storia,
per i non nati mai
perché non furono riconosciuti,
per le parole perdute nell’ansia
per gli inni che nessuno canta
essendo solo desiderio spento,
per le grandi solitudini che si affollano
i sentieri persi
gli occhi chiusi
i reclusi nelle carceri d’ombra
per gli innominati
i semplici deserti,
fiume senza bandiere senza sponde
eppure eterno fiume dell’esistere.
Pietro Ingrao.
Alla memoria di un uomo della Sinistra.

Giovanni
.
DEGRADO
Gli Ingrao se ne vanno e restano gli Zanda.
.

E PARLIAMO DI UN ALTRO ‘BUONO’ (??): CIMOLI
Alessandro Gilioli

«Sprechi incalcolabili, che hanno creato danni enormi per la collettività pagati ancora oggi dai contribuenti. Operazioni abnormi, manager assunti sulla base di rapporti privatistici. Scelte scellerate, fino alla realizzazione di una vera e propria dissipazione dell’azienda».
È l’esito del processo a Giancarlo Cimoli, ex numero uno di Alitalia.
Strano: per quasi vent’anni avevo letto dappertutto che era invece un risanatore, un efficiente tagliatore di sprechi, un capitano coraggioso, un top manager di successo. Ricordo quanta enfasi e quanti titoloni, quando disse che in Alitalia avrebbe «passato l’aspirapolvere».
Cimoli è il classico esempio di élite mascalzonesca bipartisan: inizialmente scelto dall’Ulivo (per “risanare” le Ferrovie), poi diventato cocco del centrodestra (che lo mise a capo di Alitalia).
Figlio di un ufficiale di Marina, dopo la laurea entrò alla Sir (progettazione impianti chimici) nel 1966; dal 1968 al 1974 lavorò alla Snia Viscosa; nel 1985, cominciò la carriera di manager come ad di Montefibre. Passò alla Montedison nell’87 e nel 1991 fu promosso ad alla Edison.
Nell’ottobre del 1996 gli arrivò la telefonata di Romano Prodi. Il nome di Cimoli era stato suggerito da Guido Rossi, che ne parlò a Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro del Tesoro. Ciampi lo incontrò e decise di affidargli le Ferrovie dello Stato. Prodi fu d’accordo.
Il passaggio ad Alitalia, otto anni dopo, fu invece opera del centrodestra. In particolare di Gianni Letta, nella cui rete Cimoli era entrato dopo la vittoria del centrodestra.
Lasciò Fs con una buona uscita di 6 milioni e 700 mila euro.
L’anno dopo, in Alitalia, si collocò al quarto posto nella classifica dei manager di Stato più pagati: 2,9 milioni di euro di redditi vari.
«Ho voluto vedere in faccia chi prende 12 mila euro al giorno», spiegò l’allora senatrice Franca Rame all’uscita di un’audizione di Cimoli a palazzo Madama.
Dopo aver portato Alitalia al fallimento, nel 2007 ne uscì con quasi tre milioni di euro di liquidazione.
È Cavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e Cavaliere del lavoro.
Da ieri, è anche condannato a otto anni e otto mesi per bancarotta fraudolenta e aggiotaggio, in primo grado.
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Giorgio N.
Da ieri, è anche condannato a otto anni e otto mesi per bancarotta fraudolenta e aggiotaggio, in primo grado.
…appunto; in primo grado.
Manca il secondo e poi manca la Cassazione. Diciamo così, tanto per ridere, altri 5 anni almeno. Nel 2020 avremo la sentenza definitiva che, probabilmente sarà di assoluzione.
Cimoli avrà più di 80 anni. Non si sarà fatto un giorno di galera. Avrà provveduto a sistemare figliolanza e “nipotanza” per i prossimi 50 anni almeno.
Sa cosa, Gilioli? Cimoli e tutti coloro che sono orbitati attorno a questo figuro, lo sapevano da sempre che sarebbe potuta anche andare a finire così. L’avevano messo in conto. Anzi, lo sapevano per certo che il percorso sarebbe stato quello.
Competenze sbandierate come vessilli di salvezza.
Comportamenti di totale mancanza di senso civile e sociale.
Confronto impari (nel senso di vantaggio totale per l’imputato) con la macchina della giustizia. Pseudo condanna della quale, nessuno vedrà mai gli effetti in termini di eventuale espiazione della pena.
La giusta pena la dobbiamo comminare noi, con la profonda consapevolezza che questi individui rappresentano l’istinto più gretto e abietto dell’uomo e che l’unica differenza tra loro ed un boss mafioso è quella di essere nati e cresciuti in un ambiente che li ha portati a sfruttare le bassezze dell’uomo e le falle legislative invece di costruire un sistema parallelo di pseudo valori governato dall’intimidazione, dalla minaccia di morte e dall’onore del clan. Solo questione di culo; di sliding door uterina. Cimoli è il mafioso mancato così come Riina è il manager di Alitalia che avremmo avuto se solo non fosse nato a Corleone pochi anni prima di Cimoli.
Nel mezzo ci stiamo noi, i babbei che pendono dalle labbra di uno o dell’altro, nella speranza che risolvano i nostri grandi problemi, chi in un modo, chi nell’altro.
In mezzo ci sono i milioni di apatici “gregari” grazie ai quali i Cimoli ed i Riina prosperano. Quelli che così almeno è sempre colpa di qualcun altro. Quelli del “meglio che niente” insomma. Quelli di “Alitalia è una mangiatoia per politici, un pozzo senza fondo; adesso arriva Cimoli e fa ordine, magari licenziando i fannulloni” o quelli che “Lo Stato non c’è, le forze dell’ordine non ci difendono; adesso arriva Totò a mettere ordine, magari taglieggiando i commercianti e facendone fuori uno ogni tanto come esempio”.
Noi, i veri complici di Cimoli e Riina.
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Fabio Cittadini
Aggiungerei soltanto che per le sue capacità manageriali, e per quelle di suoi pari manager di Stato, nel dicembre 2008, più di ottomila persone hanno perso il posto di lavoro, con l’opinione pubblica che li additava come causa del disastro.

Panico Germania: Volkswagen? No, peggio: Deutsche Bank
Berluscameno

Perché proprio adesso esplode lo scandalo della Volkswagen?
La truffa sulle emissioni “pulite” delle auto è destinata a ferire l’orgoglio teutonico, affondando il mito dell’onestà del suo capitalismo.
Perché la verità emerge solo ora? Se lo domandano in molti, specie quelli che ricordano anche i record meno presentabili della Germania: come la precarizzazione del lavoro varata già nel 2002 dal socialdemocratico Schroeder e ispirata da Peter Hartz, il super-manager Volkswagen poi condannato per aver corrotto sindacalisti, inducendoli ad accettare condizioni sfavorevoli per gli operai.
Riforma -simbolo, da cui nasce la flessibilizzazione dell’impiego in Europa, simboleggiata in Italia dal Jobs Act di Renzi.
Allarme Berlino: un gigante dai piedi d’argilla, avverte un noto sociologo italiano, che segnala l’esistenza in Germania dei salari più bassi d’Europa, i mini-job da 450 euro al mese con cui vive un tedesco su quattro. Colpa di un’economia interamente votata all’insana frenesia dell’export, spiega un noto giornalista .
L’export deprime i consumi interni e prima o poi la situazione precipita:
“Si vede dalla Luna il buco della Deutsche Bank, la banca più fallita del mondo: 70.000 miliardi di debiti”. Se n’è accorto anche un analista internazionale come Michael Snyder:
“In Germania sta forse per accadere qualcosa che scuoterà il mondo intero?”.
Le avvisaglie dell’estrema fragilità tedesca, a livello politico, si sono appena manifestate con lo spietato trattamento riservato alla Grecia per volere dell’oligarchia finanziaria:
attraverso ‘maschere’ come quella di Schaeuble, ad Atene è stato inflitto il massimo rigore, dopo aver depistato l’opinione pubblica tedesca raccontando la fiaba dei greci “cicale”, da punire per il presunto “eccesso di debito”. Una versione lontana anni luce dalla verità: il “problema” greco ammonta a 30 miliardi di euro, cifra irrisoria per i bilanci Ue.
Eppure, sulla condanna del popolo ellenico si è completamente appiattito il corpo sociale tedesco, rivelatosi insensibile alle inaudite sofferenze inferte a vecchi e bambini a causa dei sanguinosi tagli al welfare: salari, pensioni, sanità, protezioni sociali. Uno scandalo mondiale, denunciato anche in sede Onu: in Grecia non ci sono più cure né farmaci, i minori sono denutriti, ad Atene dilaga l’Hiv per mancanza di siringhe. E sono ricomparse malattie che si credevano archiviate dalla storia dell’Occidente.
Eppure, la Merkel ha dovuto fronteggiare l’ala destra del Parlamento, che pretendeva per i Greci una fine ancora peggiore. Sottoposta alla pressione migratoria dei profughi alle frontiere e strattonata dagli Usa per le sanzioni alla Russia in seguito alla drammatica crisi in Ucraina, scatenata dall’intelligence statunitense con manovalanza locale ‘neonazista’, la Germania ora scricchiola. Si sveglierà bruscamente dal sogno della “locomotiva europea” tutta lavoro e rigore?
“Secondo alcune informazioni riservate di cui sono venuto a conoscenza – scrive Michael Snyder– sarebbe davvero imminente un grande evento finanziario che riguarda la Germania”. In altre parole, “uno di quei momenti del tempo che presenta tutte le condizioni perché si ripeta un’altra Lehman Brothers”.
Certo, “la gran parte degli osservatori tende a considerare la Germania come quel baluardo che tiene economicamente insieme tutta l’ Europa, ma la verità è che sotto la sua superficie fermentano grosse difficoltà”. L’indice azionario tedesco Dax è crollato quasi del 20% dal massimo storico raggiunto lo scorso aprile, e sono numerosi i segni di agitazione all’interno della maggiore banca tedesca. E, proprio come la Lehman, anche la Deutsche Bank fa parte di quelle banche “troppo grandi per fallire”, che non crollano mai da un giorno all’altro.
“Ma la verità è che ci sono sempre dei segni premonitori”.
Nei primi mesi del 2014, le azioni di Deutsche Bank sono state scambiate a più di 50 dollari. Da quel momento, scrive Snyder, il valore è caduto di oltre il 40% e oggi si scambiano a meno di 29 dollari. Attenzione: “E’ ben nota la natura ‘profondamente corrotta della cultura aziendale della Deutsche Bank’, e negli ultimi anni la banca è stata estremamente imprudente”. Prima del “crollo improvviso” di Lehman Brothers il 15 settembre 2008, sulla stampa c’erano state notizie di licenziamenti di massa nell’azienda:
“Quando le grandi banche iniziano a trovarsi in guai seri, questo è quello che fanno:
cominciano a sbarazzarsi del personale. Ecco perché sono così preoccupanti i massicci tagli di posti di lavoro che la Deutsche Bank ha appena annunciato”. Nel mirino ci sono 23.000 dipendenti, cioè circa un quarto di tutto il personale, secondo il piano dell’amministratore delegato John Cryan. Inoltre, negli ultimi tre anni la banca ha dovuto sborsare qualcosa come’ 9 miliardi di dollari ‘ per contenziosi legali, ed è così diventata “una sorta di manifesto di cultura aziendale corrotta”. Nel mirino, anche “scambi irregolari di titoli ipotecari scadenti (tossici)– sapientemente confezionati – intervenuti tra varie banche prima della crisi finanziaria”. Jp Morgan, Bank of America e Citigroup, scrive Snyder, riuscirono ad effettuare queste operazioni quando la vigilanza era allentata.
Oggi però il ministro della giustizia del Governo Obama, Loretta Lynch, sarebbe “ben determinata a occuparsi seriamente» delle malefatte dei massimi colossi bancari, come Barclays, Credit Suisse, Hsbc, Royal Bank of Scotland, Ubs e Wells Fargo, inclusa ovviamente anche Deutsche Bank. “Naturalmente – continua Snyder – i problemi legali sono solo la punta dell’iceberg di tutto quello che è successo alla Deutsche Bank nel corso degli ultimi due anni”.

Berluscameno
La Merkel è molto preoccupata per la ‘sua’ Deutsche Bank.
Infatti è riuscita a far nominare Presidente della Banca di tutti i governatori delle banche centrali del mondo -ossia la BRI-(entro cui esiste da sempre ‘la scuola nazista’ di insegnamento sul Governo delle BANCHE di tutto il mondo) il suo fido Jean Weidmann che è un noto economista tedesco, presidente della banca centrale tedesca “Deutsche Bundesbank” dal 2011.
Già nella primavera 2014, la banca Deutsche Bank è stata costretta ad incrementare di 1,5 miliardi il Tier (capitale azionario e riserve di bilancio).
Perché?
Un mese più tardi, maggio 2014, è continuata la corsa alla liquidità, con la banca che annunciava la vendita di 8 miliardi di euro di titoli con uno sconto del 30%.
“E ancora una volta: perché?
Questa mossa ha messo la pulce nell’orecchio ai mezzi di stampa finanziaria.
L’immagine esteriore, calma, della ‘Deutsche Bank’ non rispecchiava i suoi sforzi concitati nell’aumentare la sua liquidità.
Dietro doveva esserci per forza qualcosa di marcio”.
A marzo di quest’anno, la ‘banca ha fallito gli stress-test della Bce’, ricevendo “una severa intimazione a controllare la struttura del suo capitale”.
Ad aprile, Deutsche Bank ha confermato il suo accordo congiunto con Usa e Regno Unito sulla manipolazione del ‘Libor’, il tasso interbancario di riferimento per i mercati finanziari (tasso variabile, calcolato giornalmente, per cedere a prestito depositi in sterline, dollari, franchi svizzeri ed euro da parte delle principali banche operanti sul mercato interbancario londinese).
Sul colosso tedesco incombe poi un enorme pagamento, ‘oltre 2 miliardi di dollari’, da versare al Dipartimento di Giustizia degli Usa , “comunque una bazzecola rispetto ai suoi guadagni illeciti”.
Negli ultimi mesi la situazione è precipitata:
a maggio, il Cda ha conferito poteri speciali ad uno degli amministratori, Anshu Jain.
Il 5 giugno, quando la Grecia non è riuscita a pagare il Fmi, le ripercussioni sono arrivare anche alla Deutsche Bank.
E il 6/7 giugno i due Ceo della banca tedesca hanno annunciato entrambi le loro dimissioni, appena un mese dopo dal conferimento dei nuovi poteri (Anshu Jain lascerà per primo, alla fine di giugno; Jürgen Fitschen nel maggio 2016).
Non è finita:
il 9 giugno “Standard & Poor’s” ha ridotto il rating della Deutsche a BBB+, cioè “solo tre posizioni al di sopra del livello “spazzatura”, addirittura sotto il livello di rating che aveva ‘Lehman Brothers ‘poco prima del suo crollo.
“Quello che ha reso le cose ancora peggiori è stato l’incauto comportamento della Deutsche Bank”, scrive Snyder.
“A un certo punto, si è potuta stimare un’esposizione in ‘derivati tossici’ da parte della Banca di ben 75 trilioni di dollari.
Da tener presente che il Pil tedesco di un anno intero è di solo 4 trilioni di dollari.
Così, quando alla fine anche la ‘Deutsche Bank’ crollerà, né in Europa e né in qualsiasi altro luogo del mondo ci saranno abbastanza soldi per poter ripulire il pasticcio”.
Snyder le chiama “armi di distruzione finanziaria di massa”.
“Se la Deutsche Bank dovesse fallire completamente, sarebbe un ‘disastro finanziario ‘ peggiore di quello di Lehman Brothers:
sarebbe come abbattere letteralmente l’intero sistema finanziario europeo e provocare a livello globale un panico finanziario mai visto prima d’ora”.
A quel punto, chiosa l’analista, “sarà meglio avere quel denaro con sé piuttosto che tenerlo in banca”. Snyder teme che la calma apparente sia destinata a finire presto:
“Credo che il resto del 2015 sarà estremamente caotico e accadranno cose piuttosto gravi, cose che nessuno avrebbe potuto oggi immaginare.
Nei giorni che vengono, tutti debbono seguire attentamente sia la Germania che il Giappone.
Stanno per accadere cose grosse, e milioni di increduli ne resteranno spiazzati”.

LA FAMOSA DIFFERENZA TRA PENSIERO E AZIONE
Alessandro Gilioli

Questa mattina la frontiera di Ponte San Ludovico a Ventimiglia è stata blindata dalla polizia francese, mentre quella italiana si occupava di sgomberare e distruggere il campo di volontari che accoglieva i profughi perché non dormissero sugli scogli.
Il personale della nettezza urbana, scrive il sito Sanremo News, ha distrutto le tende, i materassi e ciò che al campo avevano portato nel tempo i donatori, mettendo tutto di peso nei camion dei rifiuti.
Dovevano passare un po’ di giorni, evidentemente, perché la foto del piccolo Aylan venisse digerita e dimenticata: ora si può tornare alle vecchie care abitudini. Così centinaia di persone – famiglie comprese – sono di nuovo sugli scogli, proprietarie solo di ciò che hanno addosso. Le previsioni del tempo in zona, tra l’altro, sono pessime.
È stata un’operazione militare – camionette, caschi, scudi e tutto – così come richiesto giusto ieri a livello regionale da tutti i partiti (Forza Italia, Lega, Ncd e Pd) con l’eccezione di Movimento 5 Stelle e Lista Pastorino.
Curioso questo Pd, così accogliente nella retorica e così pronto a mandare i blindati nella pratica.
Secondo il gruppo No borders, alcune persone (italiane) che in mattinata tentavano di raggiungere il luogo dello sgombero per dare solidarietà agli sgomberati sono state portate in questura. Secondo la stessa fonte, diversi rifugiati si sono buttati in mare per evitare di essere fermati dalla polizia italiana (se vengono loro prese le impronte, in base al trattato di Dublino non potrebbero più chiedere asilo in Paesi diversi dall’Italia).
Meno di 24 ore fa Renzi ha detto all’Onu che «l’Europa è nata per abbattere i muri, non per costruirli».
Dev’essere la famosa differenza tra idea e azione.

LE SPESE PAZZE DEL GOVERNO
DAL BLOG DI GRILLO

Il Governo continua a dire no al Reddito di cittadinanza proposto dal M5S. Sostiene, mentendo, che è incostituzionale e che bisogna creare lavoro, non dare assistenza. A Palazzo Chigi non hanno letto né la nostra proposta di legge né la Costituzione. Non sanno che il Reddito di cittadinanza “ce lo chiede l’Europa” da anni, la stessa Europa che impone l’austerity. Non sanno che tutte le nazioni europee ne dispongano tranne l’Italia e la Grecia.
Basta leggere gli articoli 3 e 36 della nostra Carta Costituzionale per capire che ai limiti dell’incostituzionalità è l’ignoranza di chi ci governa.
Ed è sufficiente sapere che nella legge sul Reddito di cittadinanza si investono due miliardi sui centri per l’impiego per capire che il progetto M5S è un volano fondamentale per la ripresa occupazionale ed economica.
La verità è per Palazzo Chigi i soldi per i cittadini non ci sono mai (le coperture per il Reddito di cittadinanza sono già state trovate dal M5S). Mentre non lesina per gli sprechi della nuova casta.
Ecco le spese pazze di Palazzo Chigi denunciate ieri dal M5S alla Camera:
– 140 milioni nel 2014 per il funzionamento dell’istituzione;
– 63,2 milioni in più rispetto all’anno scorso per la segreteria generale;
– 42,7 milioni in più sul 2014, in particolare, per il Segretariato generale;
– 26 milioni in più sulle auto blu, con un aumento di quasi duemila vetture;
– 40 milioni l’anno per il leasing sul nuovo Airbus, un aereo grande il doppio del precedente;
– 600 mila euro di spese per sondaggi, cinque volte in più di quanto spese il predecessore Letta;
– 118 mila euro per il fondamentale “servizio di piante interno”;
– 256 mila per la “anagrafica di postazioni arredi”;
A suo tempo era stato dichiarato che i sottosegretari e la dirigenza alla presidenza del Consiglio sarebbero andati a piedi e che il limite sarebbe stato di cinque auto blu per ministero. Chiacchiere.
Ecco cosa si potrebbe fare con le “spese pazze” di Palazzo Chigi.
– Con 140 milioni di euro si potrebbero costruire cinquemila chilometri di piste ciclabili.
– Con i 40 milioni annui dell’Airbus si potrebbero costruire 20 mila metri quadri di nuovi asili nido.
– Con 600 mila euro dilapidati in sondaggi si potrebbero installare 2.500 mq di pannelli fotovoltaici, pari al fabbisogno energetico di 100 famiglie italiane.
Invece nulla di tutto ciò, mentre sette milioni di italiani, tra disoccupati e scoraggiati e nuovi poveri, osservano il capo castarolo competere con Obama e Putin a chi ha l’aereo più grosso.
E’ il Governo colabrodo del #cattivoesempio.

IL JOBS ACT BOCCIATO ANCHE DAL FONDO MONETARIO
Berluscameno
Il Fmi: “il Jobs Act precarizza il lavoro e quindi affonda l’economia”.
Renzi bocciato anche dal Fmi: il Jobs Act che penalizza i lavoratori trasformandoli in ‘precari a vita’ non migliora in alcun modo l’economia.
Anche se la Commissione Europea e la Bce di Draghi continuano a raccomandare le “riforme strutturali” e in particolare la ‘deregulation del mercato del lavoro’, dopo gli orrori della “austerità espansiva” incarnata da proconsoli come Mario Monti, nel suo “Word Economic Outlook” (aprile 2015) è il Fondo Monetario Internazionale a smentire gli eurocrati: ‘non vi è alcuna evidenza circa un’ effetto positivo della flessibilità’ sul potenziale produttivo’. “Un’ammissione piuttosto sbalorditiva, se si pensa che la ‘deregolamentazione del mercato del lavoro’ è sempre stata tra le condizioni dello stesso Fmi per l’assistenza finanziaria, compresa quella ai paesi in crisi dell’Unione Europea”.
Secondo il Fmi, gli effetti delle ‘riforme strutturali sulla produttività’ sono importanti solo se si parla di ‘deregolamentazione del mercato dei beni e dei servizi’, di utilizzo di nuove tecnologie e di ‘forza lavoro più qualificata’, di maggiore spesa per le attività di ricerca e sviluppo. Al contrario, la ‘deregolamentazione del mercato del lavoro ‘qualsiasi’ non funziona. Per questo il Fmi suggerisce alle economie avanzate un costante sostegno alla domanda per “incoraggiare investimenti e crescita del capitale”, nonché “l’adozione di politiche e di riforme che possano aumentare in modo permanente il livello del prodotto potenziale”. Politiche di segno diametralmente opposte rispetto a quelle attualmente adottate dai vari governi, di centrodestra e centrosinistra, tutti allineati ai’ diktat austerici ‘ dei grandi padroni del mercato, l’élite finanziaria che impiega i suoi tecnocratici e i suoi politici per condurre la grande privatizzazione ‘colpendo l’economia reale’, lavoratori e imprese.
Il Fondo Monetario raccomanda politiche diverse, per ”coinvolgere le riforme del mercato dei prodotti, dare maggiore sostegno alla ricerca e allo sviluppo e garantire un uso più intensivo di manodopera altamente qualificata”, oltre che “di beni capitali derivanti dalle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni”.
Si richiedono inoltre “più investimenti in infrastrutture-anche abitazioni residenziali pubbliche e private- per aumentare il capitale fisico” e, infine, “politiche fiscali e di spesa progettate per aumentare la ’partecipazione’ della forza lavoro”.
Il Fmi arriva buon ultimo, dopo che in moltissimi – anche tra gli ‘economisti mainstream’ – hanno sottolineato che la “via bassa” alla flessibilità, vale a dire ridurre le garanzie e le tutele e agevolare i contratti precari, è nei fatti un incentivo per le imprese a non innovare, sostituendo il capitale e le tecnologie con più “lavoro mal retribuito”.
In altri termini, ‘con la flessibilità si indebolisce quel “vincolo interno” che costringe le imprese a trovare modi migliori per produrre, invece che vivacchiare grazie all’abbattimento dei costi della manodopera’, come sembra suggerire l’italico Jobs Act creato da Renzi per accontentare la Confindustria.
‘Nonostante ciò l’incrollabile convinzione che una maggiore flessibilità porti ad accrescere la produttività la fa da padrona nel dibattito pubblico’.
Ma l’idea che la ‘deregolamentazione del mercato del lavoro’ abbia effetti espansivi nel lungo periodo ‘non è meglio fondata dell’ipotesi – dimostratasi ampiamente fallimentare – che il ‘consolidamento fiscale ‘produca maggiore crescita del Pil.

GLI IMPUNITI
M5S
“Anziché preoccuparsi degli italiani, da mesi il Governo insieme a Verdini (uomo plurindagato e rinviato a giudizio per reati come concorso in corruzione, truffa, bancarotta fraudolenta, appalti e finanziamenti illeciti, ecc..) è alle prese con la riforma costituzionale. Tra i padri costituenti che la scrissero ci sono Pertini, Togliatti, Nenni, Croce, Parri, Calamandrei, Iotti. Oggi, invece, chi sta riscrivendo la nostra Costituzione sono Renzi e la Boschi con i voti determinanti di Verdini, Azzollini, Formigoni, Bilardi, Conti, Scavoni, Caridi, Aiello, Gentile. Tutti o condannati o indagati o coinvolti in inchieste per reati come corruzione, associazione a delinquere, voto di scambio politico, frodi, finanziamenti illeciti, ecc. E c’è anche Barani che oltre ad essere stato condannato dalla Corte dei Conti si è rilevato anche pubblicamente sessista! Dentro la riforma costituzionale c’è la famosa riforma del Senato. Attenzione, riforma e non abolizione (come vorrebbero far credere).
Il prossimo Senato sarà composto da 100 membri, di cui 74 consiglieri Regionali, 21 sindaci e 5 membri nominati dal Presidente della Repubblica. In totale 95 senatori saranno ripescati dalla classe politica più corrotta del Paese (consiglieri e sindaci) e verranno nominati Senatori direttamente dai partiti politici. Nessun senatore, infatti, potrà essere scelto, designato o eletto direttamente dai cittadini (il cui voto non conterà nulla!). Sappiamo, invece, che tutti i prossimi consiglieri – sindaci/ senatori godranno dell’immunità parlamentare (cioè in caso di richiesta d’arresto da parte della Magistratura a decidere sarà il Senato stesso. Dunque mai! Vedi caso Azzollini). Addirittura i sindaci/senatori corrotti, i cui Comuni siano stati sciolti per mafia (e in Italia sono 239 i Comuni sciolti per mafia dal 1991 ad oggi, con una media di 20 comuni all’anno), potranno continuare a ricoprire la carica da Senatore, visto che la durata del loro mandato coincide esattamente con quella dei Consigli regionali da cui vengono eletti (ovvero 5 anni). Nelle tasche dei futuri senatori, infine, finirà un rimborso spese (ancora dall’importo indeterminato) per poter andare a Roma durante la settimana. Un nuovo modo, previsto dalla politica, per allontanarsi definitivamente dai problemi dei propri Comuni, delle proprie Regioni e, dunque, dei cittadini. Il MoVimento 5 stelle è per un Senato eletto direttamente dai cittadini, per un taglio del numero di Senatori e di Deputati, per un taglio agli stipendi, per referendum consultivi, propositivi e di indirizzo, per dare più potere e decisione ai cittadini, per fare due soli mandati e poi a casa e per non fare entrare i Parlamento gente condannata, indagata o coinvolta in qualsiasi tipo di inchiesta giudiziaria. Occhio, non fatevi ingannare!”

IL FUNERALE DELLA COSTITUZIONE: PARENTI SISTEMATI E GESTI OSCENI
IFQ
La Costituzione ridotta a una carta straccia e sporca. Sull’orrenda riforma Boschi si addensano ormai sospetti che sono nubi nerissime, nemmeno si trattasse di un maxi-appalto dell’Expo o del sistema Grandi Opere dei lavori pubblici. Nel ’47, Benedetto Croce invocò lo Spirito Santo per i lavori della Costituente, oggi a Palazzo Madama si invocano i magistrati. Da Calamandrei a Roberto Cociancich, il balzo è nel giallo, più che nel buio. Grida nell’aula di buon mattino, il senatore Sergio Divina, leghista: “Sto scongiurando l’evenienza di dover ricorrere agli inquirenti, a cui non potrebbe essere negato l’accesso agli atti. Non ci obbligate a ricorrere a prassi che non sono di quest’aula e che noi stessi non vogliamo. Vorremmo soltanto avere una copia dell’atto in questione”.
L’atto in questione è il fatidico emendamento-killer Cociancich,dal nome di un anonimo senatore del Pd. Il mandante Aquilanti e la nullità del ddl . È l’emendamento di cui si parla da tre giorni e che nessuno ha visto. E che in ogni caso avrebbe una firma falsa. Maurizio Gasparri, che del Senato è anche vicepresidente, dice che il mandante è il segretario generale di Palazzo Chigi, Paolo Aquilanti, una sorta di commissario del governo. Si chiede ancora il leghista Divina: “Cosa accadrebbe se risultasse che il documento non esiste o è falso? Trascinerebbe in nullità tutto l’articolo 1 e farebbe crollare l’intera riforma che stiamo approvando”. La Costituzione di Renzi e Verdini basata un falso. A guidare il Senato, peraltro, c’è un magistrato, Pietro Grasso, che le sue indagini già le ha fatte: “Il documento esiste, è intestato, è sottoscritto”. Gli ribatte Gian Marco Centinaio, altro leghista: “Ma è falso”. Grasso: “Il presidente ne è garante”. Interviene pure il verdiniano Ciro Falanga: “L’atto con il quale un senatore presenta un emendamento è un atto di natura esclusivamente privata fin quando non viene approvato. Quindi già dobbiamo escludere l’intervento di inquirenti che sarebbero competenti soltanto se si trattasse di falso in atto pubblico”. Lo sfogo dei trasformisti su uno smartphone Dalle accuse di falso a quelle clamorose di Gasparri sulla compravendita in atto, lungo la direttrice di Denis Verdini, ex berlusconiano oggi renziano, e di Luca Lotti, factotum del premier. Ieri mattina a Omnibus, l’ex ministro di An, oggi forzista, ha rivelato l’esistenza di registrazioni sul passaggio di altri azzurri alla formazione renziana di Verdini. Queste le sue parole: “Il bar Ciampini è pieno di senatori da comprare. Bisogna liberare questo bar del centro da parlamentari che mettono le cimici sotto il tavolo, con registrazioni che potrebbero saltare fuori”. Il bar Ciampini è a Roma in piazza San Lorenzo in Lucina ed è il quartier generale di Verdini. Il primo protagonista è il pugliese Francesco Maria Amoruso, un tempo legato allo stesso Gasparri. All’insaputa di Amoruso, un suo collega di Forza Italia avrebbe registrato con lo smartphone uno sfogo del senatore trasformista e che tirerebbe in ballo sia Verdini sia Lotti. Questa la denuncia di Gasparri una settimana fa in aula: “Vorrei che restasse agli atti del Senato – mi assumo la responsabilità di quello che dico – che il suo passaggio, come quello di altri, non è dovuto a sofferenze culturali; ad Amoruso del patto del Nazareno, a cui ha dedicato una nobile dichiarazione l’altroieri, non gliene è mai fregato niente: gli interessavano le consulenze per i familiari, probabilmente. Ma su questo torneremo”. Sulla base di queste parole, il Movimento 5 Stelle ha fatto un esposto alla Procura di Roma. Chi si vende e chi no La banda dei falsari Dice Gasparri: “Le registrazioni girano. Io pure ho delle telefonate in cui mi raccontano le offerte, qualcuno che si è venduto altri no. Ma io sono un signore. Mica posso far ascoltare telefonate private. Sono qui dentro, in questo telefono”. Oltre ad Amoruso, ci sarebbe anche la voce di Domenico Auricchio, altro neoverdiniano ex azzurro, che avrebbe risolto i suoi problemi familiari come Amoruso. Sintesi di Stefano Candiani, terzo leghista da citare: “Renzi riscrive la Costituzione utilizzando emendamenti falsi con il supporto dei verdiniani che si sono venduti per un piatto di trippa. Ci troviamo di fronte a una banda di falsari e di mascalzoni”. La processione da Denis e le cambiali al governo Il presunto mercimonio riformista sulla pelle (carta) della Costituzione è stato visibile anche ieri nell’aula del Senato. Stavolta il confessionale di “Denis” non è stato da Ciampini. Una processione centrista a flusso continuo. I fittiani, i calabresi di Ncd, pure il ministro Angelino Alfano, spaventato dall’attivismo verdiniano. Uno spettacolo che avrebbe indignato persino i renziani dallo stomaco forte. Ed è per questo che si racconta di un “Denis” momentaneamente cupo a causa di un richiamo dello stesso Lotti, per la serie: “Devi per forza venire qui a fare queste cose?”. Un alfaniano di Ncd parla poi di un apposito “registro Lotti”, in cui segnare tutte le richieste veicolate da Verdini. Nomine e consulenze, perlopiù.

Per il dissesto idrogeologico nel 2015 solo 50 milioni
MARCO PALOMBI
Dietro le promesse di Renzi (9 miliardi per 7mila cantieri) c’è pco: un gruppo di lavoro del M5S scopre che i fondi veri per mettere in sicurezza il territorio sono briciole.
Un fiume d’acqua s’è portato via mezza Olbia. Cose che succedono. E spesso pure. Quando il rio Siligheddu sarà tornato negli argini si tornerà a parlare dell’emergenza dissesto idrogeologico, che èil modo tecnico per dire che un bel pezzo d’Italia è sempre a rischio di venire travolto. Il governo – e Matteo Renzi in prima persona – ci ricorderanno che per loro questo è un impegno prioritario, che per questo a maggio 2014 hanno creato una Struttura di missione proprio a Palazzo Chigi e deciso di spendere quasi 9 miliardi in pochi anni: basta leggere, per gli scettici, il sitoitaliasicura.governo.it   per sapere che questo è il migliore degli esecutivi possibili. Ecco, in quel momento sarà utile tenere a mente che i soldi veri finiti (forse) a curare il disastro del territorio italiano nel 2015 sono in tutto 50 milioni. Ancora ad agosto, Renzi parlava di “rivoluzione copernicana” nella battaglia contro il dissesto idrogeologico: “Abbiamo già stanziato 1,2 miliardi di euro: ci rimbocchiamo le maniche e sistemiamo tutto”. Sul sito Italiasicura, come detto, si cita un piano nazionale per aprire 7.000 cantieri spendendo quasi 9 miliardi: 5 vengono dai Fondi di sviluppo e coesione (Fsc); due da cofinanziamento delle regioni (anche attraverso fondi Ue) e altri 2 miliardi sono soldi finora non spesi. Proprio grazie a questi ultimi due miliardi dovevano essere aperti 654 cantieri entro la fine del 2014 e altri 659 nei primi mesi del 2015: il miliardo e dispari di cui il premier ha parlato ad agosto. È successo? Pare proprio di no…per contrastare il dissesto idrogeologico “è stata autorizzata la spesa di 30 milioni di euro per l’anno 2014, di 50 milioni di euro per l’anno 2015 e di 100 milioni per l’anno 2016….Il Cipe, poi, rinvia a un decreto di Palazzo Chigi la ripartizione dei fondi: non risulta pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Tradotto: nel 2015 i soldi veri del “piano straordinario” sono 50 milioni e non si sa nemmeno se sono arrivati.
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Ma per fortuna avremo un aereo presidenziale da 175 milioni! Vuoi mettere il dissesto visto dall’alto!

IL GIORNALISTA MASOCHISTA
Povero Facci, sono anni che tenta di imbavagliarsi da solo elogiando i tagli delle intercettazioni e l’attacco ai giornalisti. Dice Travaglio che un giornalista gongolante perché gli mettono la museruola è come un fornaio che invoca l’abolizione del pane. Ma “se un giornalista non vuole pubblicare notizie penalmente irrilevanti, può benissimo non farlo già oggi, senz’attendere che il governo glielo proibisca: ma Facci non si accontenta di fuggirle, vorrebbe che gli altri che, facendo i giornalisti, le pubblicano, venissero sanzionati con pene esemplari” E’ attaccato alla norma che vieta “la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto” fino al processo. Cioè: si può riassumere il “contenuto” di atti depositati, ma non si può riportarli testualmente. Roba che poteva avere senso nel mondo arcaico, non nel villaggio globale dell’informazione immediata e totale. Del resto, è interesse dei cittadini conoscere le parole esatte di atti e intercettazioni, senza che intervenga il giornalista a riassumerle secondo la sua soggettività. In ogni caso, l’art. 114 è sostanzialmente inapplicato perché è punito con una piccola multa (200 euro). Ma soprattutto perché la giurisprudenza della Corte di Strasburgo ha stabilito infinite volte che l’interesse pubblico, specie quando ci sono di mezzo personaggi pubblici, è prevalente su tutto: e l’unico criterio a cui deve attenersi il giornalista è la verità dei fatti. Dunque lo Stato che condanni un giornalista per aver pubblicato un atto autentico e interessante viene a sua volta condannato a risarcirlo. “ Ma poi da che pulpito parla Facci? Da quello di uno che da 24 anni, da quando Di Pietro osò toccargli il suo Bettino e il suo Pillitteri, raccoglie dossier e scrive sempre lo stesso libro e lo stesso articolo contro Di Pietro, accusandolo di fatti penalmente irrilevanti (case, Mercedes, prestiti), dai quali infatti è stato sempre archiviato o prosciolto o assolto.

ANESTESIA GENERALE
Andrea Scanzi
Ho spesso attaccato il silenzio degli “intellettuali” al tempo di Renzi. Penso a Nannimoretti, a Robertobenigni, a Micheleserra. E a tanti altri. Li ricordavo incendiari e me li ritrovo come tanti piccoli Staino-Zdanov qualsiasi. Ogni tanto, però, c’è vita anche su Marte (cioè in Italia). Dario Fo ha detto al Fatto: «La legge delega sulle intercettazioni, la riforma del Senato, gli interventi sulla Rai, l’articolo 18 cancellato dal Jobs Act: se tutto questo fosse stato fatto dai governi Berlusconi, si sarebbero riempite le piazze. Oggi però c’ è stato un addormentamento paradossale, una specie di anestesia generale». Pensate, per dire, se gli interventi virulenti contro RaiTre non li avesse fatti Renzi ma Berlusconi (che infatti li faceva).
Ieri ero a Torino con Piergiorgio Odifreddi. Nel 2009 Odifreddi restituì il Premio Poerio, reputandolo troppo vicino al Ministro Gelmini e quindi al Governo. Due giorni fa Stefano Benni ha rifiutato il Premio De Sica che gli avrebbe consegnato il Ministro Franceschini in persona: non poteva accettare che un governo che se ne frega dei libri e taglia i fondi alla cultura cercasse di farsi bello con il suo nome. Ecco: io, quando penso all’idea di intellettuale, penso a gente così. E gli “intellò” che giocavano ai girotondi guevaristi con Berlusconi e ai chihuahua integrati con Renzi, in tutta onestà, non solo mi hanno rotto le palle ma – quel che peggio – mi paiono sempre più oltremodo colpevoli di questo perdurante scempio della morale.

FILM SU UNA COPPIA GAY
IO E LEI E LORO
Marco Travaglio
Come se stare insieme fosse un crimine…”. Il senso del film Io e lei è tutto in questa frase di Sabrina Ferilli alla sua compagna ritrovata Margherita Buy. È la frase più “politica” di un film “politico”come pochi altri, sebbene la parola politica e i politici, per fortuna del film e degli spettatori, non compaiano mai: o forse proprio per questo. Io e lei di Maria Sole Tognazzi, da oggi nelle sale, andrebbe proiettato anzitutto in Parlamento e a Palazzo Chigi. Perché è in quel mondo a parte ignorante e ipocrita chiamato abusivamente “politica” che la normalità di una coppia omosessuale è considerata tutt’oggi, addì 1.10.2015, una stranezza, una perversione, una malattia, un problema.
E il film proprio questo racconta: la normalità di due cinquantenni, Federica e Marina, che si amano e vivono insieme. Marina (Ferilli) è sempre stata lesbica, Federica (Buy) lo è diventata dopo essere stata moglie e madre. O meglio, dopo avere smesso di essere moglie di Sergio (il grande Ennio Fantastichini), ma continuando a essere in tutto madre di Bernardo (Domenico Diele, il protagonista di 1992). Era più normale prima o adesso, Federica? È il dilemma che pone a se stessa e, inevitabilmente, alla sua donna. “Io non sono lesbica come te”, dice in un momento di crisi. E Marina, che parla come mangia: “Sei stata tutta la vita la moglie di Sergio e la mamma di Bernardo: ora basta, goditi un pochino ‘sta libertà che c’hai”. Normalità non è cieli azzurri, rose e fiori, cuore e amore. È umanità, semplicità, naturalezza, quotidianità. Non c’è ombra di perversione, e neppure di sesso, in questa commedia politica. E non c’è nemmeno l’effettaccio della battuta facile,che verrebbe spontanea in diversi contesti e situazioni (la donna che insegna all’altra a parcheggiare l’auto e la manda a sbattere è proprio irresistibile). Ogni tanto, in una sceneggiatura di forte impronta omosessuale, si avverte il rischio della caricatura all’incontrario: la coppia lesbo che svolazza felice sulla spiaggia incontaminata davanti a tramonti da favola, mentre nella coppia etero si guardano solo partite di calcio (e del campionato olandese) e si discute di cibo, di caccia e di vacanze al mare, ovviamente da parte del maschio, perché la moglie non ha diritto di parola. Poi però l’idillio di Federica e Marina viene infranto da due traumi, anch’essi normali: la pubblicità e il tradimento. La pubblicità arriva quando Marina, donna del popolo e dexattrice, rilascia un’intervista.
E lì rivela di amare Federica, perché le pare normale farlo sapere a tutti, mentre la compagna, di famiglia borghese e di professione architetto, ha mille remore, dubbi, pudori, paure, forse vergogne. Il tradimento – il peggiore, tra due donne – è quello di Federica, che incontra per caso un ex spasimante e scopre improvvisamente la mancanza di un uomo. Intanto Marina tradisce a sua volta, e a suo modo, per un altro ritorno di fiamma, cedendo alla proposta di tornare sul set. È qui che Buy e Ferilli danno il meglio di sé, davvero strepitose per la delicatezza, la misura, la sensibilità e l’ironia con cui si calano in due personaggi così lontani dai propri, con una recitazione tutta sfumature, piccoli gesti, sguardi, increspature di occhi e bocca. Normali e perciò bravissime. Tutto ciò che accade nella loro storia d’amore è normale proprio perché potrebbe accadere anche in quelle che, al bar o in Parlamento, si usano considerare normali. È questo il senso politico del film, che esce mentre il mondo a parte della politica rinvia per l’ennesima volta la legge sulle unioni civili. E qui di normale non c’è più nulla: solo le parole false di una galleria di mostri che continuano a usare la vita di migliaia di coppie come merce di scambio su altri tavoli e altre botteghe (ora servono i voti di alfanidi & verdinidi per la schiforma del Senato: cioè si calpesta la Costituzione per devastarla meglio). Il tutto dopo aver giurato che la legge sarebbe arrivata “entro marzo” (Renzi, 17.12.2014), anzi “in primavera” (Renzi, 10.3.2015), pardon “entro maggio” (Renzi, 17.3), o per meglio dire “subito, entro l’estate” (Renzi, 24.5), scusate “entro l’anno” (Boschi, 22.7), o più precisamente “il 15 ottobre” (Boschi,5.9),ma ora“è difficile che passi entro l’anno:se il 13 ottobre passa la riforma del Senato, il 15 inizia la discussione sulla legge di Stabilità” (Boschi, 27.9). Se ne riparla nel 2016,tanto c’è tempo. E pazienza se il centrosinistra la promette da vent’anni, se la Corte europea condanna l’Italia perché non riconosce le coppie gay e se altrove, persino nella cattolicissima Irlanda, sono già legge le nozze omosessuali. La Boschi, in un surplus di spudoratezza, dà la colpa ai 5Stelle e a Sel che osano fare opposizione alla schiforma costituzionale.
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http://masadaweb.org

4 commenti »

  1. Mah…un mio amico che abita in condominio le ha messe per la disperazione, le ha pagate circa trenta euro l’una e adesso paga ciò che consuma..Quindi questo non mi sembra un problema..
    Per il reddito di cittadinanza ti do ragione.
    Giuseppe G

    Me ne frego, ho il riscaldamento a pavimento, che da anni non uso, perchè abbiamo una stube…
    Paolo Z., Crocetta

    Non si tratta di metterle o no per disperazione
    Non è una scelta individuale
    E chi non ha bisogno di metterle può anche astenersi dallo scrivere e non essere villano, a me francamente non me ne frega niente se Paolo Z ha una stube o passa la vita alle Canarie
    Chi abita in condominio ha un obbligo per legge.
    30 euro a valvola mi sembra poco e forse non parliamo dello stesso oggetto
    Non è un regolatore e basta, è un oggetto che segnala i consumi a una centrale che manderà le bollette
    La discussione non verte su chi le deve usare o no
    ma su chi viene sottoposto a una ulteriore angheria da parte dell’Ue, su cosa fanno i nostri europarlamentari fregandosene delle conseguenze di ciò che votano, su chi potrà pagare questo balzello o no, sulla utilità di questo strumento ai fini del miglioramento ambientale e sulla corsa al rialzo dei prezzi in modo speculativo che si è subito manifestata (da 130 a 500 euro) nell’incuria totale dello Stato che non ha messo limiti o massimali, mentre i giornali nemmeno ne parlano o lo fanno con articoli incompleti e difformi
    Sono contenta che Paolo Z, il solito maleducato e inopportuno, ne possa fare a meno anche se francamente non me ne frega un piffero e vedo che come al solito scrive solo per dare aria al cervello, ma milioni di Italiani al contrario sono interessati a questo problema, devono prendere delle decisioni condominiali, avrebbero diritto di prenderle in modo informato, e sarebbe opportuno che il Governo dicesse o facesse qualcosa in proposito o che la stampa avvertisse in modo migliore, perché la maggior parte degli Italiani non conosce nemmeno il problema e si ritroverà di colpo all’ultimo minuti a pagare fior di multe
    Capito??

    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 4, 2015 @ 7:25 am | Rispondi

  2. Aggiungiamo un’ulteriore pensata del governo.
    Si intende aumentare la quota fissa delle bollette che è indipendente dai consumi e che deve essere pagata anche a consumi zero.
    “Fino ad oggi la componente variabile degli oneri di sistema, determinata dal consumo effettivo di energia, era di molto prevalente rispetto alla componente fissa. Dopo la riforma (in vigore dal 16 gennaio del prossimo anno) il peso della componente fissa, determinata dalla potenza dell’impianto, aumenterà considerevolmente. A pagarne maggiormente il prezzo saranno le fasce deboli della popolazione (circa 18 milioni di utenze) che pagheranno gran parte della bolletta indipendentemente dai consumi, con un incremento del costo totale della bolletta che si aggirerà fra il 15 e il 20%.
    Ne deriverà una ulteriore conseguenza negativa: la promozione del risparmio e dell’efficienza energetica verranno minate alle fondamenta, perché se ad un consumo virtuoso di energia non corrisponde più un sensibile calo del costo in bolletta, è ovvio che diminuiscono gli incentivi ad investire in interventi di produzione di energie rinnovabili, di generazione distribuita e di efficienza energetica.”

    Per quello che riguarda i condomini, soggetti all’obbligo di queste valvole, aumenterà la quota delle spese fisse, anche a consumi zero e diventerà ancora più assurda la pretesa europea che dotare tutti i radiatori di queste valvole il cui costo (obbligatorio per legge) diventa ancora più odioso, vista l’inutilità ai fini di incentivare il risparmio energetico.

    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 4, 2015 @ 9:37 am | Rispondi

  3. .. e ovviamente contro un Renzi che insiste nel dire che ci abbasserà le tasse, e visto che i costi fissi che paghiamo sulle bollette sono fatti prevalentemente di tasse è un altro modo per aumentarci le tasse e bisogna proprio essere imbecilli per non capirlo
    così come, sempre per l’assioma che le tasse aumentano sempre ma non diminuiscono mai, non ci siamo nemmeno accorti del crollo del prezzo del barile e della diminuzione del costo della benzina, per il semplice motivo che il governo italiano questa diminuzione non l’ha fatta
    Ma avanti così: sempre Renzi e sempre Europa.. da puri masochisti, fino alla dissoluzione finale!

    viviana

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 4, 2015 @ 10:38 am | Rispondi

  4. Cioè, fatemi capire
    L’Europa per combattere l’inquinamento dell’aria ci ordina le valvole termostatiche ai condomini con un aggravio di migliaia di euro per utente ma non dice nulla sull’aumento dei costi fissi in bolletta? E tace con un silenzio agghiacciante sulle terre dei fuochi o sui regali e i condoni concessi ai Riva che continueranno impunemente a inquinare Taranto?
    VV

    Commento di MasadaAdmin — ottobre 4, 2015 @ 11:44 am | Rispondi


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