Nuovo Masada

settembre 10, 2015

MASADA n° 1682 10-9-2015 IL MANDALA (BIS)

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Vorrei riproporre (poiché lo sto rifacendo in questo momento) un Masada passato, quello sui Mandala, anche per andare incontro ai nuovi iscritti, sperando che sia per loro fonte di ispirazione.
Prof. Viviana Vivarelli

IL MANDALA- KHILKOR

Psicoanalisi vuol dire ‘cura con le parole’. Si tratta di una nuova disciplina terapeutica che intende affrontare i mali della psiche o certe malattie psicosomatiche non tanto con farmaci quanto portando il paziente a liberare i propri contenuti inconsci rimossi.
La psicoanalisi inizia con Freud ai primi del 1900. Jung era un suo allievo, più giovane di 18 anni, molto intelligente e promettente, che, a un certo punto si separò da Freud e dalle sue teorie legate alla sessualità, dando origine a un nuovo pensiero, in cui era centrale il concetto di inconscio collettivo.
Freud parla di inconscio individuale, intendendo che in ognuno di noi esiste una zona psichica oscura dove ricacciamo i contenuti di coscienza più disturbanti. Essi diventano invisibili ma continuano ad agire con le loro energie producendo il sintomo. Freud ritiene che si possa liberarli e portarli alla luce agendo sui sogni e sulle associazioni libere che il sognatore può fare con gli elementi del suo sogno. Freud ritiene che ad essere cacciati nell’inconscio siano dei desideri sessuali proibiti.

Il pensiero di Jung parte da questo inizio per allargare la psicoanalisi a un orizzonte molto diverso. Prima di tutto non parla più di malato ma di uomo, non considera solo l’energia sessuale ma una energia indifferenziata, non si rivolge più a un paziente maschio ma a pazienti di ogni genere, infine non considera più solo l’inconscio individuale ma l’inconscio collettivo, ovvero quello della specie umana.
Così come il corpo ha gli istinti, la psiche ha gli archetipi, cioè modalità di comportamento simili che appaiono in tutti gli uomini della Terra e in tutti i tempi.
Per esempio esiste un istinto materno presente anche negli animali, e un archetipo materno tipico dell’uomo che travalica il periodo dell’allevamento del cucciolo e si incarna in comportamenti più ampi, per es. di tutela sociale, di lotta per i diritti umani ecc. Basti pensare a figure come Papa Giovanni o Gandhi o Madre Teresa di Calcutta.
Gli istinti dunque appartengono al corpo e sono presenti anche nel mondo animale. Gli archetipi sono tipicamente umani.
Per Jung studiare gli archetipi rende persone migliori, libera le nostre facoltà più splendenti e ciò non vale solo per il malato di mente ma per chiunque. Per questo il pensiero di Freud può andar bene per pazienti maschi con turbe sessuali, il pensiero di Jung può aiutare chiunque, al di là del disturbo fisico o psichico, nella sua crescita spirituale, nella sua evoluzione totale.
Tra Freud e Jung ci sono forti differenze anche nel modo con cui essi si rapportano al paziente. Freud usa il sistema delle associazioni applicato ai sogni. Jung utilizza strumenti più ampi, non solo il sogno, ma il disegno, la pittura, l’arte, la visualizzazione…Dopo di lui gli analisti junghiani hanno aperto ancora di più le possibilità insite nell’arte, nella drammatizzazione, nella visualizzazione…Il mandala è uno di questi modi con cui possiamo esprimere la nostra energia profonda, trovando allo stesso tempo giovamento terapeutico.

Mandala vuol dire cerchio. Si tratta di una struttura concentrica e simmetrica che è sempre apparsa spontaneamente nella mente umana fin dai tempi più antichi e in ogni luogo della Terra. Una struttura archetipica.
Nel 2014, in una comunità portoghese di Assisi feci un rituale sciamanico attinto dalla conoscenza amazzonica, una specie di messa cristiana con canti rituali, in cui al posto dell’ostia si assumeva una bevanda psicotropa derivata da una liana della foresta brasiliana, l’ayahuasca, la liana degli dei che aveva il potere di mettere in comunicazione col divino.

https://masadaweb.org/2014/11/28/masada-n-1595-28-11-2014-ayahuasca-la-liana-degli-dei/

https://masadaweb.org/2014/12/08/masada-n-1599-7-12-2014-ayahuasca-parte-2-testimonianza/

Io avevo perduto mio marito da poco e volevo comunicare con lui. Ebbi la comunicazione cercata ma tutto fu estremamente perturbante e cambiò di colpo la mia concezione dell’al di là e della morte. Il rito allucinatorio durò sei ore e cominciò con la voce di mio marito che mi diceva: “Ecco, questo è il funzionamento del tuo cervello”. Quello che io ebbi con gli occhi chiusi fu una lunghissima allucinazione, in cui il mio funzionamento psichico si visualizzava in forma di mandala. Vidi, cioè, una struttura dinamica fortemente colorata, circolare e concentrica, tanto forte da essere insopportabile, dove delle rose rosse e nere di un pesante velluto tridimensionale si muovevano continuamente come in un caleidoscopio. Da quella serie di mandala si sviluppò poi una comunicazione del mio marito morto con me di grande impatto spirituale.
Ora, quel disegno a forma di mandala, era stato prodotto spontaneamente dai neuroni del mio cervello. In modo simile il mandala è stato visualizzato da sempre nei riti sciamanici, nelle visioni sacre, nelle allucinazioni mistiche…Il Mandala nasce da sé nella mente umana quando essa è in uno stato di dilatazione di coscienza. Non è prodotto dalla mente. E’ ricevuto.
Per questo noi lo troviamo ovunque sulla Terra, nelle religioni, nell’arte, nell’artigianato questa una forma sempre diversa, come un fiocco di neve è diverso da un fiocco di neve, ma sempre con caratteristiche simili.

Jung aveva capacità parapsicologiche e un’altissima spiritualità. Praticava lo yoga da sempre ed era in grado di cadere in trance. Probabilmente ebbe nella propria mente l’insorgenza del mandala così come è capitato a me.
A differenza di Freud che in giovinezza fece uso di cocaina, Jung usò mai alcuna droga, ma sappiamo benissimo che ci sono menti che producono da se stesse delle droghe naturali e Jung aveva capacità di medium e veggente. Lo chiamavano il veggente di Küsnacht.

Dopo l’esperienza dell’ayuahuasca, ho cercato di capire chimicamente cosa fosse successo dentro di me. E una delle ipotesi è che ogni essere umano abbia delle facoltà parapsicologiche che sono oscurate dal alcuni protettori chimici. Quando si assumono certe sostanze allucinogene o in stato di sonno profondo o profondo rilassamento o durante un’estasi mistica, questi protettori si sollevano e permettono l’emersione di capacità extranormali. E’ quanto avvenne in me con l’assunzione dell’ayahuasca. Ma, in forma più quotidiana, il mandala può semplicemente apparire in sogno, o può essere evocato in stato di rilassamento disegnandolo.
Dunque vi spiegherò che cos’è un mandala, con l’avvertenza che poi a casa lo dovrete disegnare, perché quello che disegnerete sarà il ‘vostro’ mandala, la rappresentazione della vostra psiche, che, nel momento in cui emerge come disegno, produce un profondo benessere alla persona. Ha un effetto terapeutico.
Si disegna o compone un mandala come si fa una meditazione.
Jung ha curato dei pazienti proprio facendo disegnare loro una serie di mandala.
Quindi voi lo disegnerete e la prossimo volta io li interpreterò.

IL MANDALA- KHILKOR

“…sognai un cerchio di donne accoccolate in una grande sala, con le braccia allungate verso il centro come per un rito
(V.)

“…ero nel cortile di un palazzo orientale, attorno si aprivano le porte di tutte le sale, e al centro c’era una vasca circolare, mi sentivo in profonda pace e bellezza.”
(sogno di Enzo)

“…tutte le strade finivano in un luogo rotondo, là io mi sentii al termine del mio cammino
(sogno di Laura)

Diceva Jung che molte cose nascono dai sogni: le fiabe, i miti, le religioni, i riti e che gli archetipi si comunicano in Grandi Immagini.
Chiamava IMMAGINAZIONE ATTIVA il grande canale che apre la comunicazione con gli archetipi e, nel sogno come nell’arte, essi si rivelano. Comunicare con gli archetipi, cioè con le forme fondamentali dell’energia, è profondamente benefico e salutare. E’ un atto di grande spiritualità.
Più la psiche è armonica, più la sua rappresentazione come mandala sarà equilibrata e il mandala sarà perfetto e simmetrico. I mandala dei bambini non lo sono mai, perché le loro energie sono in trasformazione, eppure anche loro ricevono calma e tranquillità da questo tipi di disegni, tanto che dalla Germania si sono diffusi in tutti i Paesi europei degli album da colorare con figure vandaliche e sui tablet ci sono giochi per bambini in cui ognuno sceglie forme e colori e costruisce il suo mandala.

La malattia, la depressione, la sofferenza…sono prodotte da uno squilibrio di energie. Attraverso la musica, il canto, la danza, la pittura, l’arte in genere.. le energie possono essere riequilibrate.
Quando tutto si riunisce in modo armonioso, si apre la via verso il Sé . Affiora il grande archetipo dell’integrazione con i suoi simboli. E la crescita ideale può essere mostrata, nel sogno, nella visione e nell’arte, attraverso una immagine costante: il MANDALA.
Il mandala è l’immagine del Sé. Non è creata dalle religioni o dai riti o dall’arte, appare in modo autonomo come sogno o segno, allucinazione o visione.

Questo disegno presenta una struttura concentrica e simmetrica in cui appaiono alcune forme geometriche costanti come il cerchio o il quadrato, il triangolo o l’esagono. Al centro ci può essere un fiore, una rosa, una stella o una immagine rituale come il loto quadrilobato (padma) o il Buddha come nei mandala buddhisti.
Nell’Apocalisse la Gerusalemme celeste è rappresentata come un mandala che ha nel suo centro l’agnello del Cristo.
Il mandala lamaista è uno spazio sacro attorno a uno stupa quadrato, in cui si gira ritualmente verso destra, in senso orario, seguendo il moto che fa il sole, che, sorgendo dalla notte, va verso est o alba o luce, mentre nel verso opposto va verso l’ombra e la morte. E’ così che nasce la svastica destrorsa o luminosa (disco solare che rotola nel cielo), che si contrappone a quella sinistrorsa o fatale (svastica scelta dal nazismo).

Il mandala è dunque un simbolo astratto che appare alla coscienza per forza propria o viene realizzato come compito o percorso, è uno spazio sacro (temenos) a forma di cuore, piazza, città, giardino, palazzo, fortezza, castello, finestra, fiore, rosa… In sogno può apparire personificato: il vecchio saggio, il bambino divino, la guida spirituale, l’amico, l’animale totem, l’angelo… Non è solo un indicatore astratto, ma una energia vera e propria che rappresenta la vera conoscenza sapienziale, il centro della nostra spiritualità, ciò che in noi sa che siamo, dove andiamo e cosa cerchiamo, il nostro centro energetico, la guida e il tutore, il senso segreto e la ricerca, una intelligenza che ha a che fare col divino e che si accompagna a simboli o significati sacri.
Per tutto questo, il mandala rappresenta il Sé, ovvero la nostra totalità perfetta e compiuta, in qualche modo irraggiungibile ma che guida il nostro cammino.

Secondo Jung, non è la religione a inventare il sacro, ma è il sacro che si proietta nella mente dell’uomo che lo usa per costruire la religione. Ogni fede si manifesta nell’umano, e dunque è contingente, ma ogni fede promana da qualcosa di extraumano, e dunque è eterna.
Il Sé è il centro divino della psiche, sovraordinato, profondo e ignoto, verso cui avanziamo senza saperlo e il mandala lo raffigura graficamente e cromaticamente, per cui lavorare sul mandala è una vera e propria meditazione e aiuta la psiche a ritrovare la sua armonia e il suo ordine, l’equilibrio perduto.

Nelle religioni orientali il mandala è una figura fissa, disegnata, dipinta o raffigurata secondo schemi imposti dalle tradizioni. Nel lamaismo e nello yoga tantrico è considerato un dmigs-pa, una immagine mentale che sorge da sola nella mente di un lama evoluto, e viene usata come circolo rituale-magico o strumento di contemplazione.
Secondo Jung, anche la psiche disturbata produce un suo mandala di riallineamento: “Il vero mandala è una immagine mentale costruita dall’immaginazione attiva, quando è presente un disturbo dell’equilibrio psichico o quando si produce un pensiero nuovo”.

(Vari tipi di svastica che sintetizzano il corso del disco solare)

I mandala sono antichi quanto l’uomo, si manifestano già nel paleolitico, li troviamo nelle incisioni rupestri, sono universali, ma assumono valenza religiosa soprattutto nel lamaismo tibetano e nello yoga tantrico. In Occidente possono apparire in sogni speciali o straordinari, come messaggi che il Sé ci manda per indurci a non perdere la via. In genere la loro apparizione segnala un mutamenti psichico importante, un segno di guarigione o il passaggio a un livello superiore.

Noi siamo nati per un compito. La nostra vita segue un progetto, il modello che il Sé aveva in serbo per noi, anche se raramente lo riconosciamo e lo seguiamo. La nostre sofferenze possono nascere proprio dal fatto che operiamo un tradimento di noi stessi. Chi non vive in armonia col proprio Sé, chi non segue il proprio compito esistenziale, è come un albero che cresce storto, fuori dal suo disegno naturale. Il segnale più diffuso di questa distorsione è lo squilibrio, che si manifesta come insoddisfazione, angoscia, solitudine, desiderio o mancanza, iperattività o depressione, perdita di senso e disperazione.
L’inquietudine è il principale sintomo nevrotico. S, Agostino la chiama ‘il segno di Dio’. Dice: “Dio ti chiama al tuo progetto ma tu sei sordo e Dio allora ti manda l’inquietudine, affinché tu cominci a cercare la centralità della tua anima”.
Nello stato d’animo negativo l’energia che non trova la sua strada e rende spostati o maniacali, svogliati o eccessivi, depressi o aggressivi, frigidi o ipersessuali, sempre fuori dal proprio centro, in eccesso o in difetto, vuoti o saturi, ma comunque lontani dall’asse originario. Quando non camminiamo sulla via del Sé, l’inconscio ci avverte con sintomi di malattia, sofferenza o malessere. Già da questo vediamo che il compito del maestro non è quello di far sparire il sintomo ma di far evolvere l’uomo. Questa evoluzione diventa più pressante nella seconda parte della vita.
Nella prima parte il compito dell’uomo è l’adattamento biologico, il progetto delle prime funzioni: diventare autonomi, innamorarsi, trovare un lavoro, realizzarsi nella società, mettere su casa, avere figli… Poi il Sé ci chiama a compiti più interiori, spirituali, chiede di sviluppare la saggezza e di scioglierci dall’egoismo.
Noi siamo fatti di molte parti, ma ci viene chiesto di cercare l’Uno.
Ogni uomo è una scheggia di vita che per lungo tempo sostenta se stessa, poi viene il momento in cui le limitazioni della singolarità devono cadere ed egli deve inserire la sua vita in un orizzonte più alto e più ampio. Per questo il Sé non è solo la nostra realizzazione specifica, è anche il nostro progetto in relazione al Tutto, la vita che si riunisce a se stessa mediante noi.
Come dice Gibran: “Solo ieri pensavo di essere un frammento che turbina impazzito nella sfera della vita. / Ora so di essere io la sfera e che tutta la vita, in ritmici frammenti, si muove in me“.
La seconda metà della vita dovrebbe essere, dunque, il tempo dell’anima.

Jung non è solo uno psichiatra, è un cercatore spirituale, la ricerca lo porta a viaggiare in mondi paralleli, come uno sciamano che oltrepassa i confini della coscienza e permette all’inconscio di manifestarsi secondo i modi che gli sono propri: sogni notturni o lucidi, meditazione, attività immaginative, gioco, drammatizzazione, pittura, scultura, architettura, giardinaggio, narrazione, diario, poesia, danza, nuoto, natura, paranormale… Quando il viaggio sciamanico comincia, Jung si rende conto di aver aperto la porta a qualcosa di molto grande di fronte a cui la coscienza è impreparata. Quando accetta di immergersi totalmente nell’inconscio collettivo (che lui chiama NEKUIA), emerge un caos immaginativo smisurato. L’inconscio è come un mare infinito che le dighe della coscienza trattengono a mala pena, e che, se è senza freni, può sommergerci in un’onda gigantesca di contenuti, forme e colori, senza curarsi delle nostre possibilità di contenimento, invadendo anche il reale quotidiano. L’energia in arrivo può essere come un’alluvione. Per questo le antiche discipline esoteriche chiedevano che ci fosse un maestro che facesse da protezione e schermo. L’esondazione dell’inconscio comporta pericoli di grande dispersione psichica, sia perché i nuovi contenuti sono alieni alla coscienza, sia perché l’inconscio è un caos senza centro. Jung pensa che in questo caos si debba porre un punto di stabilità per non disgregare la psiche e questo punto è proprio il Sé.
Nel difficile viaggio interiore Jung è solo, senza maestri o guide, e rischia la dispersione, la schizofrenia, si salva per l’aderenza ai suoi doveri quotidiani, il lavoro, la moglie, i figli, i pazienti, i libri, il focolare, la terra, la pesca, la pietra… tutto ciò che lo fa aderire al tangibile, per cui egli vive su un doppio binario, la vita ordinaria del suo lavoro e degli affetti e quella parallela della ricerca profonda. Gli sono d’aiuto lo yoga, che pratica da sempre, il lavoro manuale e creativo che è per lui una forma di meditazione, il contatto con la natura, e infine le guide interiori che vengono dal suo stesso inconscio per aiutarlo.

Il centro della psiche è il mandala, via di meditazione e di organizzazione, struttura centrata e simmetrica, che usa forme astratte per rappresentare la centralità e la stabilità, e poi simboli, sia universali che individuali, ordinati e bilanciati attorno a un centro, punto di partenza e di arrivo, con la sua espressione visibile che può essere grafica, cromatica, architettonica, narrativa, coreografica… una delle più antiche e misteriose strutture di tutti i tempi, presente presso tutte le culture.
Il mandala è uno psicogramma, cioè un disegno che esprime la psiche così come essa è nella situazione attuale, per cui è anche uno strumento diagnostico, meta e matrice.
Allo stesso tempo è un cosmogramma, perché manifesta l’energia superiore che muove ogni dinamica della vita.

Jung disegna il suo primo mandala nel 1916, a 41 anni, usando la forma più semplice (un cerchio col suo centro); ogni mattina studia la simmetria o meno del disegno che fa su una pagina di taccuino come indicatore del suo equilibrio psichico; quando è in preda a emozioni, il cerchio risulta alterato; se è in armonia con se stesso, è armonioso. Quanto più c’è equilibrio e bellezza, tanto più la psiche sta bene e si manifesta bene. Il mandala è una raffigurazione elementare, una monade, che indica una tappa sul cammino dell’integrazione, verso la totalità, il Sé.

Un cerchio con un punto in mezzo su un cartoncino bianco rappresenta la forma più semplice di mandala, buono da fissare per entrare in meditazione. Il centro focalizza l’attenzione, pacifica e mette ordine.

I mandala compaiono in tutte le religioni perché da sempre il cerchio è simbolo di Dio e dell’infinito e si collega anche al disco solare. Nella mitologia egizia il cerchio è il simbolo del cosmo, mentre nelle tradizioni asiatiche, africane o europee è l’espressione della creazione. Simbolicamente il cerchio è collegato all’infinito, a qualcosa che non ha inizio né fine ed esisterà per sempre. L’immagine alchemica dell’Uroboro, serpente che si mangia la coda, esprime questo concetto di continuità, ciclo di vita che si perpetua in continuo cambiamento.

L’immagine organizzata attorno ad un punto centrale è una struttura profondamente radicata nell’inconscio dell’uomo, è la forza centrifuga che spinge il bambino alla sperimentazione nel mondo esterno e, allo stesso tempo, la forza centripeta che riporta l’adulto all’introspezione nel mondo interno.
I disegni dei bambini dai tre ai cinque anni contengono forme mandaliche qualunque sia la loro provenienza culturale (soli, visi, lune, croci all’interno di cerchi ecc.). Il cerchio è il primo segno grafico del bambino.
Il mandala evoca l’idea di un rituale, procedimento usato per conseguire un risultato d’anima.

Jung studia i mandala per 20 anni, li scopre in ogni cultura, negli arcaici popoli africani, negli aborigeni australiani, nelle tribù dei nativi americani, nelle visioni dei mistici medievali, nelle formule degli alchimisti del Rinascimento, nei disegni dei saggi taoisti o dei monaci tibetani, nelle allucinazioni dei malati di mente, nei sogni straordinari…
Scrive: “Fratello Klaus rappresenta Dio con tre cerchi che corrispondono alle ruote solari dell’epoca del bronzo o ai disegni rupestri rhodesiani che appartengono al paleolitico. Li troviamo nel Messico, nel Tibet, in Cina. I mandala cristiani si richiamano probabilmente a Sant’Agostino e alla sua spiegazione di Dio mediante un cerchio”.

(Mandala fatto dai bambini con riso colorato)

Il cerchio appare nei mandala del primo medioevo cristiano, come rosa, labirinto o recipiente rotondo, lo ritroviamo nei rosoni delle cattedrali o nei mosaici del pavimento e anche nel fonte battesimale, nelle cupole o nelle vetrate. Il cerchio è sempre stato una figura sacra o magica, di contenimento e rigenerazione, uno strumento terapeutico.


(Cattedrale di Reims)

Gli indiani Pueblo del Nuovo Messico, quando qualcuno è malato, tracciano con la sabbia colorata un mandala con quattro porte. Nel centro costruiscono la capanna del sudore o della medicina, dove il malato aspetterà la cura. Sul pavimento della capanna viene dipinto un altro cerchio magico, in mezzo a cui si pone un bacile di acqua curativa” .
Nel lamaismo tibetano il mandala è a base quadrata con 4 porte, mentre la ruota dell’universo (sidpe-korlo) è triangolare. In genere al centro c’è una figura religiosa, il Buddha, Shiva o il dorje, simbolo di concentrazione di tutte le energie.

Nel tantrismo e nel lamaismo il mandala favorisce la concentrazione, unifica la psiche, correla l’anima dell’uomo con l’anima del mondo. Nel simbolismo cristiano le 4 porte sono sostituite dai 4 bracci della croce. Anche il 4 come il 3, il 6 o l’8 sono numeri ricorrenti, simbolici e anche il simbolismo dei numero come delle forme è archetipico.

Il mandala può apparire spontaneamente nei sogni e nelle visioni sia nella fase alta dei mistici come nei momenti critici dei malati di mente, nel primo caso esprime un equilibrio raggiunto, nel secondo un aiuto a ricomporre un equilibrio perduto, per esempio negli stati di disorientamento, nella dissociazione psichica, nei bambini con genitori in crisi, negli adulti nevrotici, negli schizofrenici… L’ordine formale compensa il disordine psichico, creando un punto centrale attorno a cui si dispone la struttura che si riverbera dall’interno o verso l’interno. Il simbolo si manifesta come fosse l’intuizione di qualcosa che esiste in sé.

Nel mondo tibetano il mandala è il ‘Castello d’oro’, (disegnato, immaginato, sognato, visualizzato…), che rispetta il principio del 4. Lo stesso Jung si ritrova a disegnare un mandala come un castello d’oro, raffigurazione del Sé regale. Non ne capisce il significato, ma proprio in quel momento gli giunge un aiuto esterno, segno del giusto cammino, un aiuto sincronico, siamo nel 1928 ed egli riceve la lettera dall’amico Richard Wilhelm, un missionario protestante che ha vissuto 30 anni in Cina e ha studiato le grandi filosofie cinesi e gli manda il manoscritto di un trattato di alchimia taoista ‘Il segreto del fiore d’oro‘, un millenario testo cinese dove il castello, o fiore d’oro, indica il corpo immortale, l’anima superiore. Jung trova bellissimo il testo e vi trova conferme della sincronicità.

Se la casa indica la psiche, il castello è la casa nobilitata, e il castello d’oro è l’anima che diventa spirito, simbolo dell’essenza immortale che il mistico costruisce partendo dal suo corpo, atto finale della trasformazione delle energie, compimento supremo.
Jung era partito dall’intuizione del dualismo universale, aveva cercato di conciliare le ambivalenze psichiche, attingendo alle risorse infinite dell’inconscio collettivo, riscoprendo progressivamente i legami con gli altri uomini, i tempi e gli spazi, la Natura e il Tutto, allargandosi progressivamente attraverso stati modificati di coscienza, fino ad esplorare mondi paralleli, fino “al punto in cui inizio e fine coincidono. Il viaggiatore vede che ciò a cui tende è il luogo da cui è partito. Egli sta ritornando a casa perché tutto tende al centro. La meta del viaggio è la centralità ritrovata“.

Ed è allora che Jung fa ‘il sogno di Liverpool’, in cui l’inconscio gli mostra la struttura del Sé in forma mandalica: “Il sogno arrivò come un atto di grazia… Inverno, pioggia fuligginosa, impermeabili, città sporca, sono a Liverpool. Passeggio per strade buie nella foschia, salendo verso una città alta, come fosse Basilea, per ‘!a via dei morti “. Ora ricordiamoci che la parola ‘morti’ per Jung non indica persone morte, ma contenuti ignoti, a noi solitamente inaccessibili.
Il paesaggio di un sogno manifesta lo stato d’animo, dunque in quel momento Jung sente un freddo interiore; pioggia e oscurità indicano che la sua energia confusa e poco chiara. Ci sono due nomi indicativi: Liverpool, ‘pool of life’, che vuol dire ‘stagno del fegato’, cioè fegato ristagnante, oppure ‘piscina della vita’. Il fegato indica la vitalità, il che vuol dire che l’energia ristagna. Gli antichi ritenevano il fegato sorgente di vita e di anima e c’è un passo di Jung in cui egli dice: “forse i sogni vengono dal fegato”. I sacerdoti etruschi come i maghi babilonesi usavano il fegato come organo per predire il futuro.
Basilea invece riprende il termine greco basileus, che vuol dire Re, regale, cioè luogo alto del nostro cammino. Salire in alto indica un processo di ascesa spirituale. La ‘via dei morti’ allude a contenuti nascosti, che stanno fuori dalla coscienza, non elaborati, che hanno a che fare con l’al di là, ovvero il Grande Ignoto.
Il viaggio verso la città alta e regale equivale al viaggio verso il Sé. Il centro è la meta, ognuno ha in sé la propria meta e tutto si dirige verso il centro.
In alto c’è una larga piazza con lampioni, ad essa confluiscono varie strade. In mezzo alla piazza c’è un laghetto rotondo, nel cui centro c’è un’isola“. Dunque il luogo stesso è un mandala, connesso alla luce e alla serenità. Le strade che confluiscono alla piazza indicano le molte energie psichiche che confluiscono al centro della psiche. Questo movimento verso il centro rappresenta il richiamo del Sé.
Mentre tutto attorno è tenebra e pioggia, l’isola è piena di sole, con un grande albero di magnolia al centro con germogli rossicci, come una sorgente di luce.” Cioè: per quanto io possa essere temporaneamente immerso in difficoltà, so che esiste in me un luogo di totale calma e bellezza.
Abbiamo, nel sogno, anche le fasi dell’Opera Alchemica, che indica il procedere della ricerca psichica dal caos all’ordine. La fase nera è la notte piovosa, la fase rossa sta nei germogli rossicci che indicano il fremere di vita nuova. La fase bianca sarà il fiore della magnolia, e quella d’oro è la luce irradiata dall’isola.
Solo io vedo l’albero in fiore, gli Svizzeri che sono con me non lo vedono.” L’intuizione del cuore vede l’albero in fiore, ma non gli Svizzeri che rappresentano il solido buon senso ordinario della mente comune.
Vedo anche dall’alto i vari quartieri della città, essi sono disposti in modo che ognuno ha al centro una piazza e un lampione“. Dunque ogni uomo ha il proprio Sé. La visione da personale diventa universale, il movimento che porta l’anima alla sua completezza appartiene a tutti.
Jung dipinge il sogno e questa è una cosa importante perché la pittura, come la poesia, rafforza l’energia elaborandola. Questa è un’altra cosa che Jung fa fare ai suoi pazienti: dipingere un sogno. Gli analisti junghiani fanno fare poesie o racconti o drammatizzazioni sui sogni. Si elabora così l’energia dei sogni, ovvero l’energia dell’inconscio, con un linguaggio ad esso simile, l’arte, e in tal modo la lezione dell’inconscio viene rafforzata.
Il sogno esprime una visione spirituale: ogni uomo è un mandala e tutta l’umanità si esprime come un cerchio di tanti mandala. Dunque, nell’oscurità piovosa e nebbiosa della vita cosciente, l’inconscio rivela il senso profondo che dirige, come luce centrale, la vita di ognuno verso la propria fioritura interiore, l’albero illuminato, anche se i pragmatici e gli empirici (i pratici Svizzeri simbolo della psiche terrena e materialista) possono trascurarlo.
Il Sé è il principio e l’archetipo dell’orientamento e del significato della vita, sorgente risanatrice che può fiorire dentro di noi e guidarci. Il sogno mostra a Jung il suo mito personale, la meta del suo esistere, il suo senso segreto. L’albero di magnolia colmo di fiori rossi rappresenta il culmine di tutto il processo di individuazione.

Il Sé è archetipo di orientamento e significato, è il centro della personalità, e ha una funzione direttiva e guaritrice.
Nei sogni mandalici appare uno spazio limitato (teatro, piazza, isola, centro della città, fortezza, castello, arena, anfiteatro…). Vi troviamo simboli come il piccolo fiore d’oro, il serpente che gira attorno al sognatore, la fontana d’acqua viva. Per esempio: “Il sognatore rischia il salto nel buio ma scopre sotto di sé un bel giardino dal disegno regolare con al centro una fontana zampillante.” Il giardino con la fonte è il chiostro francescano col pozzo, è il battistero cristiano, il cortile della moschea col bagno rituale. La fonte è vita, forza vitale che si rinnova, acqua che è anche fuoco ovvero passione, acqua speciale, acqua permanente: “Aqua nostra est ignis”. “Chi è vicino a me, è vicino al fuoco ardente” dice l’alchimista . La fonte zampilla, il fuoco sale verso l’alto, la forza sale dal mondo degli istinti e senza di essa non può crearsi alcun Sé. E la preghiera diventa: “Dammi ciò che mi spetta, Dio, affinché io Ti aiuti” .

Il fiore d’oro’ apre a Jung le porte dell’alchimia cinese. In seguito egli raccoglierà un numero grandissimo di testi di alchimia occidentali e orientali in cui troverà conferme di simboli e strutture. L’intuizione cinese del TAO, come energia suprema dell’universo, mostra la necessità insieme del principio maschile del mondo e di quello femminile, Yin e Yang, che si muovono incessantemente uno verso l’altro formando il continuo fluire della vita, solo in tal modo “l’avventura umana ha una direzione” .

La crescita è sempre crescita attorno a un centro. Il centro è il progetto invisibile che guida l’intera vita.
Se tutto è movimento, ogni movimento però ha la propria direzione. Il Sé indica la direzione del movimento dell’energia che forma l’uomo. Il Sé la meta della vita.

Nel 1939, quando ha 64 anni, Jung raccoglie nel suo libro, ‘Coscienza, inconscio e individuazione’, una serie di mandala disegnati da una paziente che sono indicativi del suo processo psichico. Il libro riporta le 24 tavole iniziali perché la fase iniziale di un processo è sempre la più importante. I disegni mostrano la sua evoluzione, quello che avviene quando la parte conscia è alimentata dall’inconscio, nella ricerca di un equilibrio migliore, e con l’aiuto di simboli attivatori.
Attraverso una lunghissima serie di disegni, per dieci anni, la paziente cessa di fare del suo vivere uno smarrito errare tra dubbio e dolore e compie il suo cammino verso l’armonia, da conflitto a ordine, dall’inconscio oscuro alla luce.
I disegni aiutano l’inconscio a rivelarsi e non si tratta dell’inconscio rimosso di Freud bensì di un infinito oceano di energia, come potenzialità non attuata, l’inconscio collettivo junghiano.
Jung stesso dipinge mandala nel suo Libro rosso o nella sua casa rifugio sul lago.

Per Jung la realtà psichica è individuale solo alla superficie, ma nel profondo essa contiene energie che si sono accumulate nei tempi immensi del cosmo e i cui indicatori passano di vita in vita, come forme costanti della psiche umana. Camminare sulle antiche vie significa tornare all’orizzonte più vasto entro cui si situa il nostro destino e avviarne le implicite conseguenze.
L’arte è uno degli strumenti per stimolare la via della rinascita.
Il processo di individuazione spinge il cammino progressivo attraverso la funzione trascendentale (sostitutiva di infinito) del simbolo. Jung incoraggia la paziente a disegnare spontaneamente, anche se non ha mai disegnato prima, perché è convinto che l’inconscio si esprimerà naturalmente e la guiderà nella sua crescita d’anima. L’arte diventa via terapeutica, rito esterno che esprime e rigenera ciò che è interno.
Il rito è un attivatore nel mondo visibile che attiva processi del mondo invisibile . E’ formato da modi apparentemente esterni (strumenti, oggetti, parole, passi o atti) che producono un movimento interno. Può avere un riscontro visibile e richiedere immagini fisiche o mentali. Le immagini sono forme attivanti che passano attraverso la visibilità, ma la loro valenza è più sottile. Noi siamo esseri essenzialmente visivi per cui le icone sono le grandi portatrici della nostra energia totale. Nello stato d’animo giusto le immagini non sono create dalla fantasia ma generate dall’inconscio. Dice Jung: “Le immagini saranno creazioni genuine dell’inconscio”. Del resto le immagini sono movimento, esattamente come le cose percepite e generano moti di energia. L’uso delle immagini può essere un forte ausilio per ritrovare il proprio equilibrio e può dar luogo a veri processi di reintegrazione psichica autoindotti.
Jung dunque consiglia la paziente a non aver paura di disegnare quello che viene, saranno elementi fantastici con colori anche molto vivaci, perché la forza dei colori attira l’inconscio. Attraverso l’arte abbiamo “manifestazioni spontanee di una psiche non controllata dalla coscienza, ma libera di esprimersi”. Liberare le forze interiori significa per Jung liberare forze autonome di guarigione. Come l’acqua per la forza di gravità, lasciata libera di scorrere, andrà verso il basso e si aprirà la sua via, così la psiche inconscia, lasciata libera di esprimersi, andrà verso l’alto seguendo la via del Sé. Nella simbolica del Tao l’energia malata viene spesso raffigurata come acqua, stagnante o impedita… Il bambino libera l’energia giocando o esplorando; l’adulto può sperimentare le vie del gioco, del fare o del creare, espressioni corporee o artistiche o relazionali, che saranno sempre pervase da simboli unificanti. Il corpo stesso con le sue posture e reazioni diventa un simbolo da interpretare.

La paziente di Jung curata coi mandala ha 55 anni, è intelligente e colta, non sposata e senza figli. Ha usato molto la sua parte razionale, poco quella intuitiva, dovrà dunque integrarla. Ha avuto un complesso paterno positivo e uno materno negativo. Rinnegando la madre, ha rinnegato una parte di sé: le sue radici terrestri, l’elemento materno, la valenza femminile. A un certo punto sente di dover migliorare il rapporto con l’immagine materna e, poiché la madre è danese, va a cercare le sue radici in Danimarca “per riattivare il frammento d’infanzia legato alla madre”. La madre simbolica diventa la terra e il paesaggio, e lei prova il desiderio di dipingere il paesaggio danese, come inconscia riappropriazione, attraverso l’arte, della terra materna. Comincia a fare degli ingenui acquerelli e ne prova molto piacere. Poi inizia la serie dei mandala. Jung interpreta le pitture come fossero sogni, usando il simbolismo onirico, soprattutto quello alchemico.

Il giorno prima dell’incontro con Jung dipinge un mare agitato (agitazione dell’inconscio) e una spiaggia oscura, cosparsa di rocce aguzze o a forma di uovo, in cui lei si vede conficcata per la metà inferiore (luogo degli istinti repressi, ovvero primi due chakra imprigionati), coi capelli scossi da un forte vento (tempesta mentale), disegna senza saperlo la sua parte materna o femminile prigioniera. La pietra fredda e pesante qui è simbolo della materialità, terra-madre-materia, parte da riprendere. Se si vuole procedere in pienezza, bisogna accettare tutta la nostra realtà, cioè LA NOSTRA PIETRA o energia di base. Il Sé che in questo momento la chiama non è qui qualcosa di aereo o legato al cielo (uccelli o vento o sole) ma proprio la pietra fredda e pesante, che associamo alla materialità della Terra, la sua base materiale e istintuale. Cosa significa liberare l’istinto? “L’istinto – dice Jung- non consiste nell’accoppiamento di due animali, ma nel far in modo che l’individuo diventi un tutto”.
La scena è cupa, nera, fase nera dell’opera alchemica. Alchimia vuol dire lavoro sulle energie, qui l’energia è nera, caotica e imprigionata.

Nella tavola II, Jung arriva come uno stregone, tocca con una saetta la roccia, frantumandola e libera un uovo fecondato di rosso . La seconda fase del processo alchemico è appunto l’opera al rosso, la liberazione delle pulsioni. La saetta è il lampo della vita improvviso e fulmineo, fuoco che vivifica. Anche nei disegni di un’altra paziente, depressa, lo stato iniziale è una sfera nera, e l’analisi una saetta che la penetra. “L’inconscio produce le sue immagini subliminali… I processi di trasformazione.. sono già da lungo tempo preparati dall’inconscio e attendono solo di essere attivati…. L’uovo è un germe di vita, dotato di grande significato simbolico”. L’uomo è l’inizio di vita nuova. La perfezione della vita nascente è rappresentata dal cerchio come forma perfetta.
La paziente intuisce che ha disegnato se stessa; il medico è un Ermete o Mercurio sollecitatore di anime, guida dei sogni, e lei stessa è un io quadrato, collegato al 4, numero solido. Le pietre sono circolari, perché già gli antichi dicevano che l’anima è sferica , l’energia è come un cerchio, i massi aguzzi hanno la punta chiara in segno di elevazione. La saetta è analoga al serpente o verga e rappresenta il mutamento inatteso, ciò che infrange il guscio protettivo, la scorza, la durezza della pietra. Il lampo è l’energia trasformativa che colpisce il cuore e il cuore è quaternario come i bracci della croce. Nel mondo indiano il cuore saggio corrisponde al quarto chakra.
Notiamo nella prima e seconda tavola due uova che stanno per due amiche a cui la paziente è molto affezionata, i suoi tutori affettivi.

Nella tavola III abbiamo un pianeta in formazione (personalità, essere umano o microcosmo), una sfera turchina fluttua nello spazio, con un bordo rosso e una fascia argentea. “Essa”, dice la paziente “tiene la sfera in equilibrio tra forze opposte e uguali”. Su di essa è scritto il numero 12 (cifra mistica che indica un ciclo completo); la fascia è pervasa da una vibrazione. Importante ciò che la paziente dice: “E’ come l’anello di Saturno. Le linee nere sono linee di forza… sono le ali di Mercurio, il messaggero degli dei. Mercurio o Ermes è la mente, l’Animus… è come un velo che occulta la vera personalità” . La paziente dice che l’argento simboleggia l’Animus (mens o nous). L’argento è il metallo lunare, femminile. In realtà abbiamo due serpenti, quello d’argento che fascia la sfera, e quello d’oro che vola nel cielo, doppia natura di Mercurio, materia e spirito, maschile e femminile, che nel mondo dell’energia diventano una cosa sola.
Ricordiamo che Mercurio è l’energia della comunicazione e della trasformazione, e in alchimia è un doppio serpente, il caduceo, come la duplice spira della Kundalini. Il mandala ci dà una immagine primordiale, l’uovo cosmico circondato da un serpente . Il doppio Mercurio è lo spirito che si libra nel cielo e l’anima mundi avvolge il mondo come l’Atman delle Upanishad. La sfera è azzurra e rossa, a indicare istinti e affettività insieme a elevazione e spiritualità. E’ a quel punto che la paziente ricorda due Grandi Sogni, ha avuto il primo durante una grave operazione: “Sfera terrestre color grigio (essere umano totale corporeo) …una fascia argentata che roteava attorno all’equatore e, secondo la sua frequenza, formava zone alternate di rarefazione e condensazione… nelle ultime apparivano numeri dall’1 al 3, tendendo a 12 . I numeri indicavano punti nodali in cui apparivano grandi personalità che avevano svolto una parte importante nello sviluppo del mondo”.
La prima frase della Tavola di Smeraldo dice che microcosmo e macrocosmo si corrispondono e i sogni mostrano perfettamente questa corrispondenza. La pazienze in narcosi esce dalla sua identità personale per identificarsi nell’essere del mondo. Le variazioni della sua energia singola diventano variazioni dell’energia cosmica che danno luogo a eventi storici, le grandi personalità. I numeri sono usati come cifre mistiche dal valore ideale. 12 è la cifra del ciclo completo, una grande cifra ordinatrice dell’universo, andare dall’1 al 12 significa evolvere dall’egocentricità alla totalità.
Storicamente anche le grandi personalità si situano in una scala dall’1 al 12, e così le fasi della vita dell’anima. Singolarmente il 12 rappresenta il Sé raggiunto, storicamente il 12 rappresenta la personalità più grande di tutte, ancora da venire, il punto massimo dell’evoluzione. La paziente era nata alla dodicesima ora e, a maggior ragione, il 12 significava per lei un punto di rinascita del Sé, era la sua cifra simbolica. Ognuno di noi ha una cifra che compendia il significato del suo kahrma.
In questo disegno la luce è più chiara a indicare una maggiore presa di coscienza. Il 12 è un numero fortemente simbolico; se 3 è il cielo e 4 la terra, 12 è la loro unione o prodotto. Lo zodiaco è diviso in 12 parti e la dodicesima casa è quella dell’anima, dove leggiamo le prove kahrmiche, avere molti pianeti in dodicesima casa significa dover superare molte prove del destino. Jung studia astrologia e dice: “L’attuale eone dei Pesci (l’era cristiana) sta per avvicinarsi al suo punto critico che è in pari tempo la dodicesima casa”, ciò indica che l’era dei Pesci culminerà con un’era spirituale ma anche che il nostro tempo vedrà un addensarsi di tutte le prove che si sono costituite nei secoli precedenti.
Nel secondo Grande Sogno la paziente vede in cielo un serpente dorato che chiede in olocausto prima un giovane, poi lei stessa.

Nella IV tavola appare solo la sfera, che ha formato una membrana esterna rosso rame e un nucleo interno, il serpente nero e oscuro (energia cosmica ctonia) feconda la vagina a forma di pianta; la testa del serpente porta due ali dorate ed è circondato da un alone dorato, segno del suo essere numinoso. La sfera violetta dell’ovario indica la fusione delle due nature, rossa e azzurra. Nella tavola V la fecondazione è avvenuta, sfera e serpente si sono separati, e nella sfera si sono prodotte 4 spirali, vortici verso sinistra indicanti il movimento verso l’inconscio, mentre il moto a destra volge verso la coscienza. Jung dice di non capire perché i vortici siano antiorari.

La paziente interpreta il serpente in modo negativo, è l’Ombra o l’ignoto o il diavolo, ma anche questo aspetto dell’energia deve essere integrato e ciò accade nella tavola V dove il nero è penetrato nell’interno sotto forma di ali protettive. Qui i colori sono molto vivaci; il verso della svastica è orario (la foto è rovesciata), moto verso la coscienza, la croce forma onde o elementi vegetali. Si tenta di unire gli opposti (rosso e azzurro). Si può pensare a una pianta e la paziente aveva sognato che un albero molto forte cresceva nel suo studio. L’albero simboleggia la crescita spirituale, l’albero filosofico connesso al processo di individuazione.
Le 4 spirali sono per Jung le 4 funzioni psichiche: pensiero, intuizione, sentimento, sensazione, dunque mostrano il differenziarsi della coscienza. Il 4 è numero archetipo che appare frequentemente nei miti cosmogonici (i figli del dio, i 4 venti, i 4 punti cardinali ecc.). Il colore è verde-acqua, simbolo dell’inconscio; al centro è il cuore verde buddhista.
Jung interpreta le tavole con l’aiuto della Bibbia, del Tao, degli alchimisti occidentali e cinesi, dei neo-platonici… Intraprenderà lo studio dell’alchimia in questo sforzo interpretativo, accrescendo la sua prodigiosa cultura non per uno sforzo di erudizione, ma seguendo la via della Bewusstwerdung = la via del diventare coscienti, l’illuminazione progressiva della coscienza.

L’individuazione è il processo che porta all’individuo completo, alla totalità, all’unità piena, alla possibilità liberata. In questo cammino l’universo diventa il cerchio, ma l’Io ne resta il centro, origine e meta. L’evoluzione si manifesta come spirale in uscita o in entrata, due dinamiche dell’energia che in realtà sono una sola. L’uomo si apre verso il mondo, il mondo si rispecchia nell’uomo.
Coscienza e inconscio non producono come sintesi un tutto, se l’una è repressa e danneggiato dall’altro e viceversa. Se devono combattere tra loro, che sia almeno una battaglia leale con eguali diritti per entrambe le parti. L’una e l’altro sono aspetti della vita. La coscienza dovrebbe difendere la sua ragione e le sue possibilità di autodifesa; ma anche alla vita caotica dell’inconscio dovrebbe essere permesso di seguire la sua strada, nei limiti in cui ciò sia per noi tollerabile. Con ciò si avrebbe simultaneamente una battaglia leale e una collaborazione sincera. Così dovrebbe svolgersi la vita umana, secondo il vecchio gioco dell’incudine e il martello; tra l’una e l’altro il ferro battuto è saldato in un’unità indistruttibile, in un ‘individuo’. Questo è il processo di individuazione.

Nei disegni della paziente, che guarì la propria inquietudine attraverso una serie di mandala, coscienza e inconscio comunicavano e si integravano. Ora però, mentre la coscienza ha un suo centro, l’inconscio è un produttore tumultuoso di contenuti non sistematici e contraddittori, che possono coalizzarsi attorno a dei centri provvisori, costituendo delle sub-personalità. I filosofi hanno parlato di questi contenuti dell’inconscio come di forze spersonalizzate . Nell’inconscio c’è tutto, anche elementi totalmente alieni che né l’analista né il soggetto possono comprendere. Siamo di fronte ad un campo ignoto della natura. I contenuti della nevrosi fanno ancora parte dell’Io, quelli della psicosi no, e sono minacciosi e paralizzanti, possono sequestrare l’Io, metterlo in balia di energie non centralizzate che lo trascinano nel caos e nel delirio. Anche la persona più sana, in condizioni particolari di stress, grande emotività, malattia, alcool o droga… può sentir emergere cose che non comprende e dire o fare ciò che non è nella sua natura cosciente. Il comportamento affettivo-emozionale può sfuggire alla volontà e al controllo. E anche dove razionalità e volontà impongono il loro ordine controllato, le emozioni possono irrompere con contenuti latenti mettendo in luce lati inquietanti della personalità…
Quando la vita arriva a un punto critico e ci sono difficoltà psichiche ad andare avanti, occorre fare un salto di qualità, allora l’inconscio aiuta con sogni, immagini o simboli e preannunzia una struttura di orientamento: il MANDALA, forma dell’equilibrio delle energie, che centralizza la psiche e le permette di ricreare un nuovo ordine. Dal centro l’energia scaturisce, al centro ritorna. Il mandala è un archetipo di integrazione, il suo centro non è l’Io ma la personalità totale. Presente in ogni luogo e tempo, esso è un concetto numinoso e universale.
Nel libro di Jung sopra citato, i disegni della paziente sviluppano un orientamento mandalico, sono personali ma a carattere universale, secondo la tendenza eterna insita nella psiche a esprimersi con simboli collettivi.

Tavola VI: crescita del Sé.
Tavola VII: integrazione dell’Ombra.
Tavola VIII: accettazione del principio oscuro.
Tavola IX: gli opposti sono fratelli. Accettazione degli opposti.
Tavola X: gli opposti si mettono in equilibrio.
Tavola XI: aumento del mondo esterno.
Tavola XII: unità e molteplicità, coppie di animali e di pianeti. Il microcosmo psiche comprende tutto l’Universo.
Tavola XIII: allargamento al cosmo.
Tavola XIV: il mondo esterno si disgrega nell’ombra e gli opposti interni sanguinano.
Tavola XV: processo di inversione delle energie o enantiodromia.
Tavole XVI e XVII: la coscienza diventa multipla e produce molti occhi.
ecc.

La vita è un continuo fluire attorno ad un asse centrale; quando sopraggiungono fasi che esprimono nuove pulsioni, il vecchio ordine diventa insufficiente; occorre allora aprire un ordine nuovo, ma ciò è doloroso o faticoso e viene contrastato da forze conservative, tuttavia, se vogliamo procedere, si deve abbattere le amate mura e mettersi a rischio, affinché il nuovo possa arrivare.
Il mutamento sarà facilitato dalla meditazione, la contemplazione, l’esercizio spirituale, il servizio sociale, il volontariato, l’arte, l’amore… fino alla destituzione del vecchio schema, come atto indispensabile e naturale. Le vecchie mura devono abbattersi affinché i nuovi edifici possano sorgere. Accettando la trasformazione, il futuro fluirà naturalmente come pulsione di totalità che emerge da sé medesima. Il processo è alchemico: come il materiale vile è depurato dalle scorie e libera la lucentezza dell’oro, così il Sé esce dall’intelligenza parziale delle cose per aprirsi all’intelligenza superiore ed universale dello Spirito.
Per Freud il fenomeno principale è il conscio, luogo della non contraddizione, l’inconscio è un epifenomeno, cioè un prodotto secondario (o scarto), che va domato. Per Jung la gerarchia è rovesciata, l’inconscio esprime ciò che vuole, anche contenuti contraddittori, anzi la massima intelligenza umana sta proprio nell’accettazione della necessità dei contrari, come parti di una totalità paradossale.

La paziente è incoraggiata a dipingere i suoi mandala e così manifesta a poco a poco la sua interezza; le immagini emergono spontaneamente dal profondo senza che essa ne conosca il significato, come in un atto onirico, sono un potente aiuto perché suggeriscono la via e insieme l’alimentano. I mandala indicano l’evoluzione ancora inconscia, anticipano futuri sviluppi, esprimono esperienze interiori per arrivare a una durevole crescita psichica, sono atti di trasformazione, alchimie.


(Calendario Azteco o Pietra de Sol)

Nel Mandala compaiono QUADRATI e CERCHI. Nel mondo antico le due figure sono connesse; un quadrato nel cerchio o un cerchio nel quadrato è il modo più antico per raffigurare Dio o il Sé, lo troviamo anche nella preistoria, è l’archetipo dell’ordine interiore e cosmico insieme. Le città antiche sono fondate secondo un cerchio o un quadrato. Plutarco parla della fondazione di Roma come di un cerchio tracciato da un aratro attorno a un punto e nello stesso tempo Roma è ‘urbs quadrata‘. La città è un quadrato iscritto o circoscritto a un cerchio, così la città etrusca, che nasce attorno a un pozzo (mundus). Il mandala del Buddhismo mahayana è un quadrato dentro un cerchio che contiene altri cerchi; ai lati stanno 4 T come porte a indicazione dei punti cardinali. Il monaco ha di fronte la sua anima come proiezione del mondo, il centro del mandala è da una parte il suo Sé, da cui sorge il monte Sumeru o Meru, centro sacro del mondo e del cuore. Il quadrato è il tempio o la casa, le pareti sono di pietre preziose, attorno è un muro di diamante. Ogni gemma ha il suo simbolismo sacro. Al centro sta il fiore di loto aperto a 8 foglie come una rosa dei venti; sul fiore il monaco vede se stesso in forma di Mahasuka (una delle apparizioni di Shiva), parte maschile che abbraccia la controparte femminile. Il monaco è dunque l’intero tempio, con 4 teste e 8 braccia; meditando su questa immagine, diviene cosciente della propria essenza e si identifica col mondo. Lo psicogramma si fa cosmogramma.
Le 4 teste sono i 4 elementi (aria acqua terra e fuoco) e i 4 sentimenti infiniti che nascono in lui per giungere al Nirvana, o stato di identificazione col Tutto. Dalla testa di Mahasuka partono 4 raggi (azzurro, verde, rosso e giallo), cioè la pietà universale del fedele parte dal suo cuore verso i 4 punti cardinali e ricostituisce l’universo.

(Rappresentazione di un chakra)

Il mandala appare prima nella mente dei monaci in stato di meditazione. Quando è stato bene imparato, viene costruito meticolosamente con sabbie colorate in molte settimane e poi distrutto di colpo in pochi secondi, a significare l’impermanenza della realtà terrena. Il rito crea il mondo ma ne mostra anche il lato effimero e fluente.

Jung vede che l’uomo visualizza mandala in modo spontaneo, quando in lui matura un grande mutamento e la sua struttura psichica si riorganizza, cioè crea un nuovo mondo, passa a una nuova configurazione. Non l’uomo crea il mandala ma esso sorge nell’anima da sempre, come “una specie di atomo nucleare spontaneo di cui ignoriamo la struttura più intima e l’intimo significato“. “Cose di questo genere non si inventano, esse devono riaffiorare sempre dalle oscure profondità dell’oblio, per esprimere gli estremi barlumi della coscienza e le più alte intuizioni dello spirito, e fondere in questo modo l’unicità della coscienza del presente con il passato primordiale della vita“.

La quadripartizione del mondo è una caratteristica costante, in Grecia come in India o in Arizona. QUATTRO sono le braccia della croce, i punti cardinali, i venti, le regioni del cielo e della terra, gli elementi fondamentali, i membri della famiglia primigenia, i Vangeli… Il 4 rappresenta la terra, la stabilità, la concretezza. La quaternità è una qualità del Sé, della totalità; ogni passo verso la totalità si esprime con la sua apparizione. Il 4 è l’origine del tutto, non a caso il carbonio, che è la principale sostanza chimica dell’organismo biologico, ha valenza 4; e il diamante (si pensi alla ‘via di diamante’ dello yoga buddhista) è un cristallo di carbonio. Anche la vita dell’individuo si sviluppa seguendo una specie di mandala, dall’unione della cellula maschile e femminile si formano 4 cellule e da qui l’intera vita.
Nella storia, nel rito e nel mito il 4 si trova spesso unito al 3 e così nelle fondazioni delle città (4 torri, 3 templi ecc.). In genere 3 è l’elemento maschile e 4 quello femminile. Frequenti sono nel mondo antico le divinità che si presentano a gruppi di tre. Ovunque appaiono atomi psichici nucleari, di cui ignoriamo la genesi e il numero ne è l’indicatore, la cifra mistica. Il numero racchiude il mondo, come diceva Pitagora, il che non vuol dire che esso è misura delle cose, ma che esso è intuizione del mondo come ordine.
Ogni popolo tratta l’assoluto a modo proprio con forme a volte simili, a volte speculari. Le forme parlano, non chiamate, nei sogni, là dove il linguaggio analogico mostra la propria intuizione del mondo. I numeri che vi appaiono riguardano un’altra prospettiva del reale, simbolica e profonda.

Questo è un sogno bellissimo di una paziente di Jung, legata ai numeri SETTE e QUATTRO:
Salivo una montagna, giunsi a un luogo dove vidi 7 pietre rosse di fronte a me, 7 a ciascun lato, 7 dietro. Ero al centro di un quadrato. Le pietre erano piatte come gradini. Cercai di sollevarle ed erano i piedistalli di 4 statue di dei sepolte nella terra a testa in giù. Le scavai e le rizzai così che ero in mezzo a loro. All’improvviso esse si chinarono fino a toccarsi con le teste in modo da formare una tenda sopra di me. Io caddi a terra e dissi: “Cadete su di me, se dovete. Sono stanca”. Allora vidi che fuori, attorno ai 4 dei, si era formato un cerchio di fiamme. Dopo qualche tempo mi alzai e rovesciai le statue degli dei. Dove caddero per terra nacquero 4 alberi. Poi nel cerchio di fuoco sprizzarono fiamme azzurre che cominciarono a bruciare le fronde degli alberi. Allora dissi: “Bisogna finirla, bisogna che mi getti nel fuoco per impedire che le fronde brucino”. Poi entrai nel fuoco, gli alberi scomparvero e il cerchio di fuoco si restrinse in un’unica grande fiamma azzurra che mi sollevò da terra”.

La psiche è raffigurata come un mandala, il tempio è la montagna, luogo alto dove avviene il rito di trasformazione, l’energia passa dal rosso all’azzurro, vibrazione superiore; le 4 divinità sono 4 funzioni psichiche inconsce in cui la sognatrice si identifica e da cui poi si libera quando cominciano a soffocarla, per emergere in un finale di elevazione.
Come l’albero a forma di spirale sorge coi suoi rami eterei attorno al suo centro / Come il diamante cristallizza la luce attorno a un cuore invisibile/ Come la vita è progetto e raggio, cerchio e quadrato/ Come tutte le cose hanno un Sé/ in tal modo il dio ci conduce” (V).

Spesso compare al centro del mandala la rosa, la stella, il bambino d’oro, il fiore d’oro o azzurro, simbolo dell’anima, che segna il passaggio a una ristrutturazione più armonica della coscienza, sulla linea del Sé. Lo stesso appare nei sogni lucidi, quando l’immaginazione attiva è aperta dall’abbassamento del livello di coscienza e la psiche torna a uno stato primario. Nel mandala non si esprime l’Io ma il Sé; l’Io arriva dove arriva la coscienza, è solo una parte di ciò che siamo in consapevolezza, ma il Sé è la totalità psichica, la completezza anche là dove lo sguardo non arriva; il Sé è in gran parte inconscio e si esprime con immagini, figure, animali, piante, simboli astratti…

Jung fu profondamente religioso, nel senso proprio del tremine ‘religio’=tenere insieme, che indica la comunione con tutto l’esistente, comunicava con la natura fuori e dentro di sé e si sentiva collegato ad ogni creatura o cosa esistente, ogni tempo o spazio passato o futuro, nel senso profondo dei mistici. Tuttavia non nominava quasi mai di Dio e ciò gli fu rimproverata sia da cattolici che da protestanti. Un giorno gli chiesero se credeva in Dio ed egli rispose: “Io non credo, io so“. Il padre non era mai riuscito a farlo aderire alla propria religione convenzionale, ma Jung cercò lo Spirito sempre, come cercò sempre la propria anima, diceva che sentiva Dio come una presenza nella stanza. Non nominava mai il diavolo, anche se questa figura appare spesso nei sogni.

Ecco un sogno che crea una grande emozione e viene ricordato dopo dieci anni:
La sognatrice vede una sala in cui c’è una gran festa, ci sono molte persone di cui non conosce il volto. Tra esse un uomo che vede di spalle, quando si gira si accorge che è bellissimo, affascinante, che le piace moltissimo, ma è il diavolo. Per quanto sia bello, occorre sfuggirgli, allora tutte le persone della sala formano un cerchio correndo vorticosamente per proteggerla, e il diavolo sa che non può entrare in quel cerchio, allora sparge una polverina bianca, come se facesse una fattura. Il tetto della sala si apre e comincia a piovere una pioggia lenta che distrugge la polverina bianca e neutralizza il diavolo.”
Troviamo alcuni dei simboli di cui abbiamo parlato. Il sogno esprime la lotta tra il bene e il male; che il diavolo sia affascinante è una vecchia storia. Ogni volta che sogniamo un teatro o una piazza o un anfiteatro o una festa, va in onda l’anima; l’anima si rappresenta a se stessa, dà spettacolo. La psiche non è unitaria. E’ una molteplicità. La moltitudine di persone nel sogno rappresenta l’insieme delle energie psichiche, ordinate o caotiche. Qui si coalizzano formando un cerchio magico, protettivo, contro le forze del male, il cerchio della vita contro le forze della morte. Aprire il tetto della casa significa aprire la mente al cielo, a un livello più alto. Il sogno dice che, se le energie psichiche si coalizzano attorno a un centro, formando un sacro mandala, e se la persona si apre alle forze spirituali, il male sarà vinto.
In molti sogni ho trovato il male rappresentato da una polvere bianca, qualche volta questa è inebriante come una droga e promette l’esaudirsi di ogni desiderio, nel senso faustiano, ma resta polvere di morte. Nei peggiori momenti allucinatori il male invece mi è apparso come una fuliggine nera, una nube dissipata, inquietante e inquinante .
Si potrebbe dire che il sogno indichi il compito esistenziale della sognatrice: trovare il proprio centro, lottare contro il male dello spirito e aprirsi a forme di comunicazione superiore. Spesso nei sogni lo scopo del Sé si rivela in forma mitica; anche se non lo intendiamo, lo scopo lavora e ci guida
Il lavoro verso il Sé è lungo ma Jung diceva: “Sì, sui tempi lunghi sono molto ottimista” .

—–

(Il labirinto della guarigione sul pavimento della cattedrale di Chartres dove i pellegrini camminavano cantando per ottenere la guarigione)

(Vetrata a Chartres)

Gli indiani Pueblo del Nuovo Messico, quando qualcuno è malato, tracciano con la sabbia colorata un mandala con quattro porte. Nel centro costruiscono la capanna del sudore o della medicina, dove il malato aspetterà la cura. Sul pavimento della capanna viene dipinto un altro cerchio magico, in mezzo a cui si pone un bacile di acqua curativa” .

(Drop circles =cerchi apparsi misteriosamente nel grano)

(Stupa)

(Arte islamica)

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Mandala in natura o in scienza

(Frattale)

(Mandala nel bosco)

(Giardino zen son sabbia e sassi)

(Cactus)

(Mandala fatto con collage)

(Nella vescica di un pesce)

(Mandala fatto di sassi)

o dipinto sui sassi

(Conchiglia Nautilus)

(Fiocco di neve)

(Cristallo d’acqua. A proposito dei cristalli d’acqua è da dire che quando l’acqua è pulita e sana, il mandala è perfetto e bellissimo; quando l’acqua è sporca e inquinata è storto e confuso)

(Uragano)

(Taglio d’albero)

(Passiflora)

(Diamante)

(Moto di Venere attorno alla Terra nel tempo di 8 anni. Ha un’orbita a forma di rosa), all’interno forma un fiore con 5 petali, ogni petalo ha forma di cuore. Quando Venere è pià vicina alla terra, il campo magnetico della Terra si calma, cioè raggiunge il minimo e la cosa è misteriosa in quanto il campo magnetico di Venere è debolissimo. In astrologia Venere è connessa alla nascita di grandi musicisti e artisti).

(Pupilla)

(Fossile di mollusco)

(Struttura dell’atomo)

(Sistema solare)

(Mandala fatto all’uncinetto)

(Pizzo al tombolo)

(Artigianato messicano. Huichol. Spesso questi motivi sono stati ricevuti nelle allucinazioni prodotte dal pejote)

E infine Darya ci manda, il suo mandala… in cucina!

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Per vedere le lezioni precedenti cerca http://masadaweb.org
Nella parte destra della home ci sono i “Masada consigliati”
Cercare qui “Psicoanalisi”
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INDICE JUNG 4

Lezione 1
https://masadaweb.org/2011/01/27/masada-n%C2%B0-1252-27-1-2011-modificazioni-di-coscienza/

Lezione 2
https://masadaweb.org/2011/02/01/masada-n%C2%B0-1254-1-2-2011-jung-4-2-sogni-straordinari/

Lezione 3
https://masadaweb.org/2011/02/08/masada-n%C2%B0-1257-8-2-2011-jung-4-3-l%E2%80%99altro-da-me-il-gemello/

Lezione 4
https://masadaweb.org/2011/02/16/masada-n%C2%B0-1260-16-2-2011-jung-4-4-archetipi-il-bambino-divino/

Lezione 5
https://masadaweb.org/2011/02/18/masada-n%C2%B0-1262-16-2-2011-jung-4-4-bis-archetipi-animus-e-anima-il-maschile-e-il-femminile/

Lezione 6
https://masadaweb.org/2011/02/23/masada-1264-23-2-2011-jung-4-lezione-5-l%E2%80%99archetipo-fondamentale-il-se/

Lezione 7
https://masadaweb.org/2011/03/01/masada-n%C2%B0-1266-1-3-2011-il-mandala-jung-4-lezione-6/

Lezione 8
https://masadaweb.org/2011/03/08/masada-n%C2%B0-1269-8-3-2011-jung-parte-4-lezione-7-il-libro-rosso-le-personificazioni/

Lezione 9
https://masadaweb.org/2011/04/07/masada-n%C2%B0-1279-7-4-2011-jung-l%E2%80%99i-ching/

Lezione 10
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=5737&action=edit

Lezione 11
https://masadanew.wordpress.com/wp-admin/post.php?post=5767&action=edit

Lezione 12
https://masadaweb.org/2011/04/12/masada-n%C2%B0-1280-12-4-2011-jung-4-11-la-scrittura-automatica-i-sette-sermoni-dei-morti/

2 commenti »

  1. Ciao Viviana il 18 Ottobre ho creato un Seminario sul Mandala di Nascita e vedendo adesso il tuo Articolo l’ho trovato molto interessante ed istruttivo …Ho deciso di proporre questo Seminario perche’ i numeri della data di nascita in quanto simboli possono essere tradotti in forme e colori e creare quindi il proprio Mandala personale …..
    Mi spiace molto che siamo lontane ,leggerti mi piace molto e sento una grande sintonia ..
    un abbraccio Emanuela

    Ciao Emanuela
    magari avresti dovuto dire e quando
    auguri e saluti
    Viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 10, 2015 @ 4:48 pm | Rispondi

  2. Cara Viviana,
    Appena iscritta è arrivato il tuo post sui mandala ed io go disegnato il mio primo!
    Te lo mando 🙂
    Il tuo blog tocca una grande quantità di argomenti ai quali mi sono avvicinata in diversi momenti della mia vita.
    Sono piacevolmente stupefatta, ma anche no, alla fine tutto torna.
    Buona domenica e a presto 🙂
    Martha

    Molto carino e disegnato con cura. Hai prediletto il cerchio che è una figura fondamentale e hai creato una certa atmosfera di allegria. Si nota però la struttura a fortezza che esprime difese dell’io contro le invasioni del mondo esterno e la struttura detta ‘a lacrime’ che attesta sensibilità e momenti di malinconia. Il centro è confuso e manifesta la necessità di una più profonda ricerca interiore
    Grazie
    La prossima volta mandamelo colorato
    saluti
    viviana

    Commento di MasadaAdmin — settembre 13, 2015 @ 11:13 am | Rispondi


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