Nuovo Masada

settembre 6, 2015

MASADA n° 1681 6 settembre 2015 BAMBINO DI TRE ANNI MORTO SU UNA SPIAGGIA

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MASADA n° 1681 6 settembre 2015 BAMBINO DI TRE ANNI MORTO SU UNA SPIAGGIA

Sei voci

Non fu il mare a raccoglierci
Noi raccogliemmo il mare a braccia aperte.

Calati da altopiani incendiati da guerre e non dal sole,
traversammo i deserti del Tropico del Cancro
.

Quando fu in vista il mare da un’altura
Era linea d’arrivo, abbraccio di onde ai piedi.

Era finita l’Africa suola di formiche,
le carovane imparano da loro a calpestare.

Sotto sferza di polvere in colonna
Solo il primo ha l’obbligo di sollevare gli occhi.

Gli altri seguono il tallone che precede,
il viaggio a piedi è una pista di schiene.

(ERRI DE LUCA)

Viviana Vivarelli

Io sono il piccolo Aylan.
Ognuno di noi oggi dovrebbe essere il piccolo Aylan.

Questa è la famosa civiltà occidentale. Ha invaso i Paesi del Terzo Mondo, distrutto ogni futuro, ucciso interi continenti. Su milioni di vite umane ha fatto arricchire i mercanti di morte, i trafficanti di armi, le società mercenarie, le multinazionali assassine, le banche spietate e lucrose, i clan che si arricchiscono tagliando diritti ai lavoratori e creando sempre nuovi schiavi. L’Occidente ha depredato risorse, inquinato territori, ridotto alla disperazione milioni di uomini, e dopo aver distrutto il terzo mondo ha cominciato a divorare se stesso, le proprie Costituzioni, i propri diritti, la propria democrazia. E’ stato questo il ‘civile’ Occidente! Tutto preso dai propri affari, le lobby ciniche e disumane, le associazioni internazionali ipocrite e brutali, i sistemi bancari senz’anima, i paradisi fiscali che hanno riparato i furti dei mercanti e dei ladri, le strutture finanziarie del grande capitalismo occidentale: il Fondo Monetario, la Banca mondiale, la Bce, la Commissione europea, la Fed, la Banca d’Inghilterra, i G8, i G20, i capi di governo luridi e antidemocratici, la Borsa, i partiti uno più vile e menzognero dell’altro… Hanno rubato oro, argento, petrolio, coltan, carbone, diamanti, cibo, medicine, acqua, terra, aria, foreste, clima, diritti, speranza, vita… Hanno imposto sanzioni durissime, dazi insormontabili, depredazione di servizi pubblici, distruzione di libertà civili, possibilità di sopravvivenza. Hanno esportato armi, rifiuti tossici, protezione alle belve più efferate della Terra, alleanze vergognose con diavoli incarnati che hanno permesso stragi, eccidi, torture, segregazioni… Li hanno abbracciati e baciati, messi persino a capo delle associazioni di difesa umanitaria. Hanno chiuso gli occhi dinanzi alle peggiori infamie della storia, per amore dei loro affari, dei loro interessi ormai inaccettabili, dei loro egoismi turpi e meschini. Hanno ridotto a ignobili servi prezzolati i mezzi di informazione affinché osannassero le loro menzogne, affinché i cittadini che si credono liberi non sapessero, non conoscessero, non si ribellassero, votassero per il loro stesso male; li hanno plagiati affinché sostenessero proprio chi li portava a rovina, chi li trascinava sempre più lontano da un pensiero degno di uomini liberi che dovrebbero combattere per liberare chiunque non sia libero. Hanno seminato zizzania, mettendo poveri contro poveri, speculando sulle loro debolezze, arricchendosi sulle loro ignoranze, prostituendoli con le loro mancette. E ancora sulle associazioni per poveri non hanno vigilato, si sono compromessi, hanno permesso che si rubasse alla miseria dei più miseri e i politici stessi hanno partecipato al bottino, con leggi che proteggevano sempre più i ricchi, che affondavano sempre più i poveri, leggi per le banche, per i magnati, per le assicurazioni private, per le lobbie, per le logge massoniche, per i partiti corrotti, per il grande capitale. Tutti uniti nella grande rapina di beni, diritti e civiltà. E milioni di succubi li hanno anche seguiti come zombi sulla loro via verso l’inferno, senza vedere, senza capire, e anzi partecipando ferocemente ad allargare l’orrore dell’uomo che vive solo per odiare l’altro uomo, senza capire che la rovina di ognuno è la rovina di tutti.
Hanno portato a livelli inaccettabili il prezzo del grano, del riso, della libertà, dei diritti, della democrazia, della vita. Hanno seminato morte, coltivato morte, prodotto morte, intenti solo ai propri meschini interessi. Si sono persino ‘vantati’ di non aver mai avuto guerre per 70 anni, come se non fossero state guerre quelle che i loro crudeli interessi producevano in tutto il mondo, come se non fosse stata morte quello che il loro lurido operato produceva ovunque ci fosse da depredare e devastare. Ci hanno dato secoli di razzia, distruzione, sterminio. Ci hanno dato solo strade rivolte alla morte.
E ora gli ‘ancora non morti’ si ribellano e hanno preso a camminare. L’esodo è cominciato. La resa dei conti è iniziata. E quelli che non vogliono più morire si sono mossi e hanno invaso il nostro regno dorato, l’ineffabile Occidente. E non sarà una marcia che durerà giorni, o mesi, o anni. Durerà sempre. Durerà finché questo regime di morte non avrà fine.
Quello che non hanno ottenuto i governanti vigliacchi, i partiti pavidi e venduti, le opposizioni inesistenti, le chiese sempre più simili a banche, le ideologie ormai snaturate e perdute, gli intellettuali sempre più simili a fantocci, i vacui e sterili congressi internazionali, lo otterranno loro, i condannati alla morte, che urlano con la loro marcia disperata che non vogliono morire. E quella marcia continuerà e continuerà, finché questo odioso capitalismo della violenza e della disumanità capirà che deve cambiare se non vuole finire.
Il mondo della fame, della povertà, della rovina non vuole morire. Milioni e milioni di uomini sono in marcia, milioni di milioni di passi ci invadono, è una fila continua di miseri, di disperati, che vengono dalle più desolate regioni del mondo: paesi dove abbiamo portato le nostre armi, i nostri commerci, i nostri feroci egoismi, paesi dove abbiamo permesso le nostre guerre, dove abbiamo contaminato, depredato, distrutto, dove abbiamo consentito disperazione e non vita.
Ma i ‘non morti’ hanno detto: “NO”, perché la vita esige la vita. LA VITA VUOLE VIVERE. E hanno preso i loro fagotti, i loro bambini, i loro vestiti migliori, le loro coperte e si sono messi in marcia. Con tutti i mezzi possibili, i barconi, i camion, i treni, le scialuppe, le strade, i campi, i muri di filo spinato… milioni di non morti hanno urlato al mondo, all’intero mondo occidentale così fiero delle sue devastazioni, così tronfio delle sue ricchezze rubate, così ostinato nella difesa dei più ricchi e nella distruzione dei più poveri, che LORO non vogliono morire!

In Austria, in Germania, in Inghilterra …la compassione del buoni mostra atti di pietà e di accoglienza verso i disperati del mondo
C’è chi porta cibo, chi vestiti e coperte, chi apre la sua casa e offre un letto, chi va avanti e indietro con la macchina carica di profughi…
La gara di solidarietà dei popoli europei verso i derelitti si fa di giorno in giorno più grande. E’ quasi un miracolo in una Europa che nella stampa di regime sembrava piegata al cinismo più duro e alla difesa più egoista. I politici stessi, poiché sono sotto tiro elettorale, sono tanto furbi da capire che il razzismo non rende più, che l’attacco ai poveri ha finito per essere un boomerang che li porterà a fondo.
Solo i più testardi credono ancora di poter negare il male che l’Occidente ha fatto al mondo, credono di potersi beffare delle sciagure che il capitalismo ha portato a milioni di abitanti della Terra, credono di poter sputare sulla povertà e su chi chiede pace e lavoro e diritti sociali e futuro per tutti. E sono infine proprio costoro che porteranno la gente a sdegnarsi di tanta cattiveria, di tanta stupidità di mente e di cuore, rigettando questa servi senz’anima assieme ai loro biechi padroni
.
Racconti di uno

Da giorni prima di vederlo il mare era un odore
Un sudore salato, ognuno immaginava di che forma .

Sarà una mezza luna coricata, sarà come il tappeto di preghiera,
sarà come i capelli di mia madre.

Beviamo sulla spiaggia il tè dei berberi,
cuciniamo le uova rubate a uccelli bianchi.

Pescatori ci offrono pesci luminosi,
succhiamo la polpa da scheletri di spine trasparenti.
L’anziano accanto al fuoco tratta con i mercanti
Il prezzo per salire sul mare di nessuno.

(ERRI DE LUCA)

Il padre dei bimbi morti: “Volevamo andare in Canadà. Mi sono scivolati dalle mani”.
La foto del bambino morto sulla spiaggia, un corpicino di soli 3 anni, ha fatto il giro del mondo. Erano da un anno in attesa di asilo politico e ne avevano pieno diritto. Di fronte allo sdegno generale, anche Cameron ha fatto dietrofront e ora tiepidamente promette di accogliere 10.000 di migranti. Promesse vacue in quanto al massimo ne accoglierà 4000. Sicuramente il Trattato di Dublino deve essere ridiscusso. E’ fuori da ogni ordine di giustizia che un Paese sia obbligato a tenersi quelli che arrivano, penalizzando così oltre ogni misura Grecia e Italia.
Il piccolo Aylan è morto assieme alla mamma e al fratellino di 5 anni all’inizio del suo viaggio verso il Canada. Lui probabilmente non lo sapeva ma era questa la via della salvezza scelta dai suoi genitori. Un lungo percorso, mai terminato, quello della famiglia del piccolo siriano di 3 anni, ritrovato senza vita sulla spiaggia di Bodrum. Turchia.

“I miei bambini mi sono scivolati dalle mani – ha detto il padre di quei piccoli ‘inghiottiti’ dal mare -. Avevamo dei giubbotti di salvataggio, ma all’improvviso la barca si è capovolta, perché alcuni si sono alzati in piedi. Tenevo la mano di mia moglie, ma i bambini mi sono sfuggiti”.
“Il Canada mi ha offerto asilo, ma dopo quello che è successo non voglio andare più lì. Voglio portare i corpi dei miei familiari a Suruc”, città turca al confine con la Siria, “e poi a Kobane, e passare lì il resto della mia vita”, ha spiegato. Il barcone che si capovolge, l’onda che gli porta via i due figli che teneva stretti a sé, l’arrivo della guardia costiera turca quando ormai non c’è più niente da fare. Sono le immagini della tragedia che l’uomo ha ancora negli occhi.
“Ho tentato di salvare i miei ragazzi ma non c’è stato nulla da fare. Li stringevo entrambi quando la barca si è capovolta, ma un’onda alta ha ucciso prima mio figlio più grande, Galip, e poi si è presa il più piccolo”, ha aggiunto l’uomo. Anche la moglie Rehan è morta nell’incidente. Il padre del piccolo Aylan ha spiegato che, come migliaia di migranti, in passato aveva provato “diverse volte” a raggiungere l’Europa attraverso i barconi dei trafficanti di esseri umani, ma tutti i precedenti tentativi erano “falliti” a causa dell’intervento della guardia costiera turca. “Stavolta ero riuscito, con l’aiuto di mia sorella e mio padre, a mettere insieme 4mila euro per fare questo viaggio”, ha aggiunto Abdullah, che in Siria faceva il parrucchiere. “Era molto buio e tutti gridavano. Per questo mia moglie e i miei figli non hanno sentito la mia voce. Ho provato a raggiungere la riva seguendo le luci lungo la costa, ma una volta arrivato non ho trovato i miei familiari. Ho scoperto che erano morti in ospedale”. Abdullah ha aggiunto che in precedenza aveva provato a sbarcare in Grecia già una volta, ma che l’imbarcazione era stata bloccata dalla Guardia costiera ellenica.
Una coppia con due figli in fuga dalla guerra in corso a Kobane, l’enclave curda nella Siria del nord per mesi terreno di aspri combattimenti con i jihadisti dell’Is. Ieri la fotografia del corpo senza vita di Aylan Kurdi, 3 anni, ha commosso l’Europa, dando voce a migliaia di profughi che scappano dal conflitto siriano. Con lui sono morti anche il fratello di 5 anni Galip e la mamma Rehan, di 35. Stavano cercando di arrivare sull’isola greca di Kos. Unico sopravvissuto il padre, trovato semi cosciente sulla sabbia e portato in un ospedale vicino a Bodrum. Avevano fatto richiesta di asilo in Canada, ma il governo canadese l’aveva respinta. Per questo hanno tentato il viaggio più pericoloso, affidandosi alle mani dei trafficanti.
Migliaia di siriani fuggono dalla guerra e dalle coste turche cercano di raggiungere la Grecia su imbarcazioni di fortuna. La famiglia di Aylin si trovava insieme a un gruppo di almeno 12 persone morte in mare. Nel Regno Unito The Independent è stato tra i primi a rendere pubblica la sequenza del corpo di Aylin sulla spiaggia. Immagini strazianti. Il quotidiano britannico spiega di aver pubblicato le foto come monito contro la politica di Cameron che ha sempre ribadito il ‘No’ della Gran Bretagna ad accogliere altri migranti in arrivo dal Medio Oriente e dal Nordafrica. Oggi Cameron si è detto “profondamente commosso” dalla morte di Aylin e si è impegnato ad assumere le sue responsabilità morali”. Cameron si è definito “un padre profondamente scosso” di fronte alla foto del bambino. “I Paesi europei che hanno trasformato il mar Mediterraneo, la culla di una delle civiltà più antiche del mondo, in una tomba, hanno una parte di colpa della morte di ogni singolo rifugiato”, ha dichiarato il presidente turco Erdogan. (da Repubblica)

Viviana

Camerun e Merkel cambiano idea per una foto? E fino ad oggi che hanno fatto? Hanno inviato eserciti a morire in Iraq ed Afghanistan e non si sono commossi. Hanno visto o no barconi capovolgersi ogni notte? E per un bambino….cambiano idea e politica? Sono credibili? Hanno sempre sbagliato. Adesso fingono di commuoversi perché hanno le elezioni alle porte. Personaggi ignobili! E i giornalisti? Ignobili cole i loro padroni! I commenti sono superflui. Merkel e Cameron si commuovono di fronte a una foto? Si sono forse commossi davanti ai morti in Irak, in Libia, in tutte le guerre dove i loro eserciti hanno portato morte nel mondo? Hanno visto o no centinaia di barconi capovolgersi la notte? Hanno visto o no i cadaveri gonfi e tumefatti raccolti dal mare? Fingono di commuoversi perché hanno le elezioni alle porte? Sono ignobili! Capiscono forse che c’è un limite a tutto, anche al cinismo e alla disumanità o agiscono come sempre in nome di un cinismo turpe. E giornalisti? Proni sempre e comunque al potere, qualunque cosa il potere faccia.
Non sono forse questi giornalisti che finora hanno evitato con cura di mostrarci le foto dei bambini morti, evitando con cura di dare alla conoscenza dei lettori la tragedia in corso. Cosa censuravano questi giornalisti vergognosi? Foto che avrebbero prodotto la commozione della gente e che avrebbero portato discredito ai politici attuali?
Pensavano forse questi giornalisti di offendere la sensibilità dei lettori mostrando i cadaveri, i bimbi adagiati sulle alghe con i corpicini gonfi e tumefatti? Ora tutti sembrano accorgersi di colpo di questa enorme tragedia che va avanti da anni nel disinteresse generale o nella speculazione politica o finanziaria di cani e porci.
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Notte di pazienza, il mare viaggia verso di noi,
all’alba l’orizzonte affonda nella tasca delle onde.

Nel mucchio nostro con le donne in mezzo
Un bambino muore in braccio alla madre.

Sia la migliore sorte, una fine da grembo,
lo calano alle onde, un canto a bassa voce.

Il mare avvolge in un rotolo di schiuma
La foglia caduta dall’albero degli uomini.

(ERRI DE LUCA)

JEREMY CORBIN
Mentre i leader europei si rivelano ormai una massa di parolai cinici e inetti, buoni solo a favorire banche e lobby, disumani verso la rabbia e la sofferenza dei più miseri, avanzano nuovi personaggi a dar voce allo scontento della gente reale, di chi ancora una coscienza ce l’ha, di chi è ancora uomo tra uomini. Nella gelida Inghilterra di Cameron, dove ogni traccia di fondamento laburista sembrava scomparsa, un nuovo personaggio raccoglie il dolore del mondo: Jeremy Corbin, l’uomo che sta tentando di conquistare la leadership del Partito Laburista del Regno Unito. Nella morte della sinistra europea ormai omologata alla destra più spietata e amica di riccastri e magnati, finanzieri e pidduisti, come una neodestra acida e collosa, Corbin ha il coraggio di proporre un vero programma di sinistra. Corbin è sempre stato molto più a sinistra del suo stesso partito, quel Labour che con Tony Blair ha tradito i suoi principi voltandosi verso il centro. Corbin ha votato contro il Labgour Party per 500 volte (qualcosa che sarebbe impensabile per i nostri pavidi e inetti Dem di minoranza) tanto che Blair si è opposto duramente alla sua candidatura, tanto da scrivere sul Guardian che con Corbin il Labour Party sarebbe incorso «nel pericolo più mortale dei 100 anni della sua esistenza». Il programma di Corbin è radicale.
Attacca decisamente l’austerity a favore di una politica di sviluppo basata su
– un «Quantitative Easing popolare»: attraverso un cambiamento dello statuto della Banca d’Inghilterra, la si userebbe anche per finanziare investimenti pubblici
– abrogare le agevolazioni fiscali che sono state concesse alle grandi imprese, il cui carico fiscale è attualmente il più basso del G7: una mossa che libererebbe almeno 93 miliardi di sterline
-investire queste risorse in case, energia (passando dai combustibili fossili alle energie rinnovabili), nei trasporti (che Corbyn intende rinazionalizzare, e nei progetti digitali.
Occorre, dice, abbassare le rette universitarie e ridurre i debiti degli studenti: per fare questo Corbyn propone di alzare le aliquote sui redditi più alti e sulle grandi imprese.
E’ prevista anche una seria lotta all’evasione fiscale, previo adeguato finanziamento dell’ente che si occupa della riscossione fiscale.
Obiettivo di fondo della sua strategia economica è dunque la lotta alle disuguaglianze.
Sul fronte della politica estera e di difesa, Corbyn intende smantellare il piano Trident, attraverso il quale attualmente il Regno Unito si dota di armi nucleari. La conseguente perdita occupazionale è, nelle sue idee, da affrontare spostando lavoratori verso i settori delle energie rinnovabili e della costruzione di case. In questo prende le distanze dalle politiche thatcheriane, che si curarono adeguatamente i posti di lavoro persi nelle miniere.
E’ da segnalare il suo supporto per la causa palestinese. è contrario ad un intervento militare in Siria; non richiede maggiori controlli sull’immigrazione, anzi elogia il contributo e la ricchezza culturale che nel corso negli anni gli stranieri hanno saputo portare nel Regno Unito.
Corbyn propone inoltre politiche di rinnovamento dell’insegnamento delle arti nelle scuole e un nuovo modo di affrontare il problema della malattia mentale.
Dunque le sfide al Partito Conservatore e al blairismo sono aperte: il 12 Settembre, giorno in cui sarà annunciato il nuovo Leader del Partito Laburista, sapremo anche se almeno la seconda è stata vinta.
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Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima,
quale posto lasciato alle spalle.

Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta,
si offendono, per loro non è la seconda faccia.

Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca.

Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo.
Nemmeno gli assassini ci rivogliono.

Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini,
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso.

La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.

Potete respingere, non riportare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata

(ERRI DE LUCA)
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LA VIA CIVILE
Barbara Poletti

Considero valore stare dalla parte dei deboli,
saper leggere e scrivere
vedere il mio geranio che cresce,
avere una casa,
avere buoni rapporti con i miei vicini di casa,
sentire che cambio punto di vista sulle cose.
Considero di valore l’amicizia profonda, quella in cui ci si puo’ dire tutto,
telefonare spesso agli amici, incontrarli, stare insieme, condividere una
cena rimediata li’ per li’ mentre ci si racconta.
Considero di valore vedere ancora in edicola il miei quotidiani preferiti e
poterli comperare,
rifiutare gentilmente i giornali gratuiti che distribuiscono per strada per
non portare il mio cervello all’ammasso,
tenere spenta per molto tempo la TV.
Considero di valore ascoltare musica e leggere libri.
Considero di valore abbandonarmi a giocare con i colori, mescolarli e
lasciarli fare accettando che, nel bene e nel male, cio’ che esce e’ il mio
autoritratto del momento.
Considero di valore avere una memoria.
Considero di valore essere in una relazione sentimentale che e’ nata
difficile, non e’ cambiata ma che, in realta’, e’ sempre piu’ gioiosa da
vivere,
Considero di valore giudicare meno gli altri con l’idea di possedere la
verita’ .
Considero di valore imparare qualcosa ogni giorno.
considero di valore l’esperienza del viaggio in tutti i sensi, dentro e
fuori di me, senza pregiudizi, mettendomi in gioco.
Considero di valore sentire che potrei continuare questo elenco
all’infinito

..
HAROLD PINTER
Oggi ci troviamo in una terribile voragine, una specie di abisso, perché il presupposto oggi è che le politiche non esistono più. Questo è quello che vuole la propaganda. Ma io non credo alla propaganda. Non credo che le politiche, la nostra coscienza politica e la nostra intelligenza politica non esistano più: se così fosse, saremmo veramente condannati. Per quanto mi riguarda, non riesco a vivere in questo modo. Mi è stato detto così spesso di vivere in un paese libero, e, al diavolo, voglio essere libero. Con ciò intendo che ho l’intenzione di mantenere la mia indipendenza di pensiero e di spirito e che credo che questo sia un obbligo per tutti noi. La maggior parte dei sistemi politici parla un linguaggio talmente vano che è nostra responsabilità e nostro dovere di cittadini reagire criticamente contro il ricorso a un tale linguaggio. Certo, ciò significa tendere all’impopolarità. Ma al diavolo la popolarità!
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VIVIANA
I razzisti si mettono insieme per coprire meglio le loro vergogne
I politicanti corrotti si mettono insieme per fare leggi e provvedimenti di governo che coprano le loro porcherie
Occorre ora che anche gli onesti si mettano insieme per combattere gli uni e gli altri e ristabilire la giustizia e la verità!

BUZZATI da ‘Cronache nere’
Una specie di demonio si aggira dunque per la città, invisibile, e sta forse preparandosi a nuovo sangue.
La gente comincia ad avere paura. Non è più una faccenda altrui, buona per quattro chiacchiere fra comari, e dopo dieci minuti non ci si pensa più; nessuno può dirsene estraneo, l’ombra del male scivola intorno a ciascuno di noi e ci potrebbe toccare
.”
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Anche il razzismo (e i peggiori sono quelli che sul razzismo ci speculano e fanno potere), anche il razzismo è una feroce e miserabile malattia che colpisce la mente e l’anima (se pure di anima a questo punto sui può parlare)
Per descrivere questa piaga puzzolente che rende l’uomo nemico della propria specie prendo le parole di Buzzati (non esiste specie animale dove uno attacchi il proprio simile, ma solo i peggiori della specie umana godono nel fare proprio questo):
“D’improvviso si rende conto di quello che forse sapeva già ma finora non ha mai voluto crederci. Come chi da tempo avverte i sintomi inconfondibili di un male orrendo ma ostinatamente riesce a interpretarli in modo da poter continuare la vita come prima ma viene il momento che, per la violenza del dolore, egli si arrende e la verità gli appare dinnanzi limpida e atroce e allora tutto della vita repentinamente cambia senso e le cose più care si allontanano diventando straniere, vacue e repulsive, e inutilmente l’uomo cerca intorno qualcosa a cui attaccarsi per sperare, egli è completamente disarmato e solo, nulla esiste oltre la malattia che lo divora,, è qui se mai l’unico suo scampo, di riuscire a liberarsi, oppure di sopportarla almeno, di tenerla a bada, di resistere fino a che l’infezione col tempo esaurisca il suo furore. Ma dall’istante della rivelazione egli si sente trascinare giù verso un buio mai immaginato se non per gli altri e d’ora in ora va precipitando
.”
.
Faremmo i servi, i figli che non fate,
nostre vite saranno i vostri libri d’avventura
.

Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino,
l’odore che perdeste, l’uguaglianza che avete sottomesso.

(ERRI DE LUCA)

DINO BUZZATI
A farci stare in palpiti sono le favolose circostanze del dramma, quale non abbiamo finora conosciuto che nei libri e nei film di fantascienza? È la durata enorme dell’incertezza, che sembra doversi prolungare per giorni interi? È la spaventosa distanza che ci separa dai tre, librati in un mondo paurosamente straniero e nemico, per noi pressoché inconcepibile? È l’interrotto colloquio fra la Terra e la temeraria navicella che potrebbe trasformarsi in sepolcro, per cui rabbrividiamo al dubbio di dover ascoltare la spietata progressione di un addio?
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Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La sola speranza
Degli uomini vuoti

(Thomas Eliot)

PEPPE SINI: OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE

-Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà. Il primo dovere è salvare le vite. Vi è una sola umanità in un unico mondo vivente casa comune dell’umanità intera.
-La strage nel Mediterraneo ha responsabili precisi: i governi europei che, impedendo a chi è in fuga dalla fame e dalle guerre di giungere in Europa in modo legale e sicuro, hanno creato il mercato illegale gestito da trafficanti mafiosi, schiavisti e assassini, ed hanno provocato l’ecatombe che tuttora continua.
– Per far cessare la strage è sufficiente che almeno uno stato europeo, ad esempio l’Italia, riconosca il diritto di tutti gli esseri umani ad entrare in modo legale e sicuro in Europa. Per far cessare le migrazioni occorre far cessare le guerre e la rapina delle risorse del Sud del mondo da parte dei poteri dominanti del Nord e dei loro complici.
-Il nostro paese sta precipitando nel razzismo e nello schiavismo: l’esistenza di luoghi orribili come i campi di concentramento, e di pratiche abominevoli come le deportazioni, dimostra quanto grave sia la violazione dei diritti umani fondamentali in Italia; ed il razzismo istituzionale promuove e favoreggia la riduzione in schiavitù e i pogrom.
-Il Parlamento italiano legiferi immediatamente il riconoscimento del diritto di tutti gli esseri umani a giungere in modo legale e sicuro in Italia e quindi in Europa; abroghi tutte le antileggi razziste, incostituzionali, criminali e criminogene tragicamente e scelleratamente oggi vigenti in Italia; riconosca immediatamente il diritto di voto per le elezioni amministrative a tutte le persone residenti.
-Chi propone, sostiene e propaganda la violenza razzista commette un crimine. Il razzismo è un crimine contro l’umanità.
Ogni vittima ha il volto di Abele.
Salvare le vite è il primo dovere.

L’UNGHERIA DI ORBAN
da Comedonchisciotte.org

“Se c’è un Paese che gode di cattiva stampa, giusto per non dire diffamazione, quello è l’Ungheria. E quando non è presente un articolo costruito per parlarne in termini negativi allora è silenzio totale. Tutti i giornali “progressisti” (ma anche quelli cosiddetti di cdx, come qui la solita Repubblica, o il Corriere, o altrove il N.Y.T., l’Economist, la Bild-Zeitung, le Figarò, l’Humanitè ecc…se scrivono un articolo è solo di critica se non proprio per calunniare. E non è certo un caso.
L’Ungheria a Governo progressista-socialista (cioè pro-Troika, perché questo vuol dire ormai progressista di sinistra da almeno 25 anni, al pari di quelli di cdx) aveva accumulato un debito elevato in pochi anni e costruito la dinamica usuale, con relativo intervento dell’FMI per 20 miliardi, aiuti condizionati a programmi EU ecc… con la solita spirale debito-austerity, cioè la ricetta classica della Troika. Nel 2010 gli Ungheresi hanno eletto il “mostro” Viktor Orban. Che nel 2011 ha iniziato delle riforme completamente contrarie alle “raccomandazioni” dell’EU e basate sull’interesse Nazionale (una colpa gravissima questa).
I risultati di Orban
1. Banca Centrale indipendente Intanto, pur mantenendo l’indipendenza della B.C. ha cambiato i criteri di nomina (che da noi ad esempio sono solo formalmente del Tesoro, perché comunque sono su “indicazione” della B.d.I., cioè in pratica della BCE, cioè della Troika). E così ha nominato Matolcsy, che era Ministro dell’Economia, e che segue la sua linea. Cioè ha riproposto uno schema normale in cui Governo e B.C. lavorano in accordo, e non con una B.C. dipendente da interessi e visuali prevalentemente extra-nazionali.
L’Ue si è subito scatenata intentando una procedura di infrazione. I giornali hanno parlato immediatamente di “attentato gravissimo alla democrazia”. Contemporaneamente Moody’s, S&P e Fitch hanno ribassato, per lo stesso motivo, il rating dell’Ungheria. Hanno poi attaccato il fiorino. Ma poi hanno smesso. Perché Orban ha tirato dritto e Matolcsy gli ha detto a muso duro che faceva default la mattina dopo, e quella dopo ancora Orban nazionalizzava tutto e così ci rimettevano tutti i soldi.
2. Multinazionali tassate Ha messo una tassa temporanea (cosiddetta di crisi) su banche e multinazionali. Subito l’EU ha prodotto una serie di documenti di minaccia. Intanto i giornali hanno iniziato una musica coordinata con Orban nazista, fascista, sciovinista, razzista, antisemita ecc… I leader e giornali “di sinistra” nostrani (Il Fatto, il Manifesto ecc…) si sono subito distinti, quanto a senso del ridicolo, perché, a parte strapparsi i capelli sull’antidemocratico Orban, si sono guardati bene dal menzionare anche vagamente al lettore questa tassa sul grande capitale. Come del resto gli Stiglitz e i Krugman, pure critici sull’austerity, ma mai una parola su tassare banche e multinazionali. E più ridere ancora hanno poi fatto i Tsipras e i Varoufakis delle “linee rosse” a favore di lavoratori e pensionati ma che in 6 mesi mai però hanno proposto di fare un provvedimento analogo per reperire i soldi per quei lavoratori e pensionati. Che caso!
3. Riduzione delle tasse Ha abbassato le tasse (flat tax) al 16% (oggi al 15%) dal 44% che erano, con ciò spingendo i consumi. L’EU e i giornali si sono scatenati immediatamente in previsioni di default e poi di “iniquità” quando il default non c’è stato. [Sono molto equi loro con aliquote arrivate al 50 – 60% – 70% di tassazione].
4. Aumento dell’IVA Ha alzato l’IVA al 27% [che era invero un’aliquota alta nel 2011] cioè ha spostato il carico sulla tassazione indiretta (salvo alcuni beni di prima necessità dove invece ha ribassato l’IVA). Altre critiche feroci. Però ora l’IVA qui da noi è già al 22% (l’anno prossimo sarà al 23%) e in Grecia è già al 23%, ma con a fianco però tassazioni dirette di oltre il 50%, e non del 15% come in Ungheria.
5. Aiuti alle PMI Ha posto in essere finanziamenti e aiuti massicci alla PMI. Altre “procedure” della EU sulla “concorrenza violata” (Ma a loro vanno bene i monopoli della grande impresa però). Orban ha tirato dritto.
6. Riduzione dei tassi Ha ridotto progressivamente ed aggressivamente i tassi dal 7,5% all’1,35%.
7. Ha convertito i finanziamenti in valuta estera in fiorini (erano i mutui in valuta estera a basso tasso fatti dagli Ungheresi, ma che dopo la crisi e la svalutazione del fiorino erano diventati per loro molto onerosi).
8. Ripagato i debiti all’FMI Ha ripagato in anticipo all’FMI i 20mld che avevano dato all’Ungheria quando era pressochè in bancarotta come la Grecia, per avere le mani più libere, e l’ha invitato pure a chiudere gli uffici FMI a Budapest.
9. Nazionalizzazione delle banche Ha nazionalizzato parte del sistema bancario nazionale e parte dei fondi privati pensionistici.
10. Bollette e servizi Ha ridotto le bollette e le tariffe dei servizi.
Morale: l’Ungheria era in fallimento, con la spirale austerity-debito/PIL solita. Oggi viaggia al 3,6% di PIL, con un deficit/PIL sotto il 3% e inoltre ha ridotto il debito dall’80,9% al 77,3% dove ovunque in Europa invece è aumentato. Ha ridotto il debito estero, ha aumentato le riserve valutarie. Tutto questo in un’Europa dove la crescita è asfittica e cresce solo il debito.
Qui comunque uno si guarda tutto quello che vuole, se intende verificare i dati appena scritti. L’Ue rosica infuriata e non potendo dire niente manda fuori analisi “che non durerà” e l’unica cosa che evidenzia è la poca crescita del credito al consumo, dovuta alla mancanza di osservanza delle sue “raccomandazioni”. I giornali intanto parlano solo “del muro” e del fatto che Orban ha detto chiaro e tondo che l’Ungheria accetta stranieri [We welcome foreign investors, artists, scientists, but we don’t want to mix on a mass scale] ma non vuole essere un Paese multietnico con una immigrazione forzata di massa. (Questa di non volere una mescolanza forzata è un’altra colpa gravissima per tutti, salvo per Israele). Ma non dicono una riga sul resto, né fanno un confronto con gli altri Paesi sotto il profilo economico e sociale.
Le multinazionali e le banche estere sono state più pragmatiche, tutto sommato. Hanno visto che la maggior tassazione verso di loro non ha compromesso più di tanto i profitti, anzi, dato l’aumento di attività e consumi. Questa tassazione poi sarà man mano ridotta entro il 2020 (e avranno sgravi fiscali per 10mld di fiorini) e già la ERSTE Austriaca è entrata [e con lei Tedeschi, Americani, Inglesi ecc…nei settori industriali e commerciali.] A febbraio 2015 è stata, dopo lotte infinite, firmata infatti una “pax bancaria” garantita pure dalla BERS (Banca Europea per la ricostruzione e sviluppo) e in cambio di sgravi il sistema bancario si impegnerà però a maggiori finanziamenti di progetti, soprattutto infrastrutturali.
L’Ungheria ha comunicato intanto alla Ue che manterrà il programma di lavori pubblici finanziati dal Governo e manterrà i prestiti a tassi agevolati alle piccole e medie imprese e inoltre farà un altro taglio alle bollette dei servizi per ulteriori 10 miliardi di fiorini. Bruxelles ha subito fatto sapere che “dovrà valutare” in termini di “normative sulla competizione”.
Il fatto è che a Bruxelles dovranno farsene una ragione: l’Ungheria sta dentro a tutti i parametri Europei e non ha debiti come la Grecia. Non è perciò molto ricattabile. Dovranno quindi tutt’al più ridursi a studiare qualche rivoluzione colorata “a la Soros” per “normalizzare” l’Ungheria. Che non è purtroppo esclusa. Basterà vedere se e quando comincerà una campagna stampa mondiale in grande stile sui “nazisti, fascisti, razzisti, sciovinisti ecc..”

Germania e Austria aprono le frontiere ai profughi. E la lunga marcia delle centinaia di migranti in gran parte siriani che ieri avevano deciso di raggiungere a piedi Vienna, si è lentamente trasformata in un trasferimento a bordo di pullman e di autovetture private, i primi messi a disposizione dal governo ungherese, le seconde invece dovute alla generosità della popolazione, sicuramente non così convinta della linea dura adottata da Budapest. Un vero e proprio ” tsunami” umano che sta in queste ore varcando la linea di confine. Le autorità austriache prevedono che saranno 10mila i profughi che entreranno nella giornata sul territorio. Stessa cifra attesa per la Germania, anche se per la cancelliera tedesca, Angela Merkel, la cifra è eccessiva. Molti si sposteranno subito verso la Germania, la cui frontiera è a circa 80 chilometri dal luogo in cui ora stanno transitando i migranti. A Hegyeshalom, sul confine con l’Austria, è bloccata la circolazione normale a causa del passaggio dei profughi. Gli automobilisti devono scegliere un altro valico per andare in Austria.
Intanto file lunghissime di auto di privati austriaci fanno la spola oltre il confine per portare a Vienna i profughi.

Il Sunday Times aggiungendo che Cameron vuole anche lanciare un’offensiva e usare la National Crime Agency, l’Fbi britannica, e il Gchq, l’agenzia di spionaggio elettronico (omologa dell’Nsa americana) contro le organizzazioni di trafficanti di esseri umani. Un contingente della prima sarà dispiegato nel Mediterraneo per neutralizzare i capi di queste bande, individuate dalla seconda, e smantellare le loro reti.

Inorriditi dalle migliaia di profughi siriani in fuga dal loro Paese,dal canto loro, il 52% dei britannici vuole che il governo la smetta di tergiversare e dia l’ordine alle forze armate di intervenire in Siria per porre fine alla guerra, in corso da oltre 4 anni, e porre fine alla crisi dei migranti. E’ quanto emerge da un sondaggio dell’edizione domenicale del Sun secondo il quale solo il 22% si oppone. Il testo della rilevazione lascia però spazio ad ambiguita’: non è chiaro se si parli di iniziare raid aerei contro Is in Siria, come quelli già in corso in Iraq, come vorrebbe il governo, o addirittura di inviare truppe di terra. Il sondaggio, effettuato dalla società di rilevazione YouGov evidenzia anche che il 36% degli intervistati vorrebbe accogliere più profughi, il 14% è contrario, ed il 24% vorrebbe lasciare le cose come stanno. Il sondaggio del Sun, di proprietà di Rupert Murdoch, a differenza di uno pubblicato oggi dal Mail on Sunday, critica aspramente la gestione della crisi da parte del premier David Cameron: per il 45% lo boccia, il 21% lo promuove mentre per il 27%% né l’uno né l’altro.

Mattarella: “Regole comuni su asilo”. Quelle dell’emergenza migranti, tra cui quella del piccolo Aylan, “sono immagini strazianti che confliggono con i valori dell’Europa, con la nostra stessa concezione di umanità” ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento a Cernobbio. Per il capo dello Stato, “chiusure illusorie smentiscono drammaticamente i valori della nostra civiltà. È un’illusione immaginare che sospendere le regole di Schengen possa garantire la sicurezza”. Per Mattarella “lo spettro che compare è un’Europa delle paure, dei muri e dei veti che insegue i nazionalismi e populismi”, mentre la crisi in atto chiede “politiche comuni e risposte all’altezza della sfida dell’immigrazione”. Servono, ha detto il presidente, “regole comuni sul diritto d’asilo per superare con regole nuove e condivise l’accordo di Dublino”.
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Merkel ha rassicurato i tedeschi. La Germania potrà accogliere e gestire i 104.460 profughi arrivati ad agosto e gli 800.000 che in totale si è impegnata ad ospitare entro la fine dell’anno, “senza alzare le tasse e senza porre a rischio il pareggio di bilancio”. In un serie di interviste a diversi quotidiani tedeschi, il cancelliere ha rassicurato che proprio grazie alla favorevole situazione di bilancio la Germania potrà più facilmente fare fronte a questo “inatteso compito”, aggiungendo che la crisi dei profughi è ora la priorità del suo governo. Passando al livello europeo Merkel ha ribadito la sua richiesta che i profughi vengano redistribuiti con un sistema più equo in tutti gli Stati membri: “L’intero sistema va rivisto”. Merkel, poi,ha precisato che “il diritto fondamentale all’asilo politico non prevede una limitazione del numero di richiedenti asilo”.

IL CORPO DEGLI ALTRI
Ezio Mauro
Come in guerra, contano solo i corpi. I corpi, l’acqua che li porta e la terra: come se fosse da difendere o da riconquistare, adesso che i corpi la attraversano. Naturalmente ci sono i numeri, che danno la dimensione del fenomeno che chiamiamo migrazione, e le sue proiezioni politiche. Ma parlano il linguaggio della razionalità, dunque contano poco, di fronte alla forza simbolica dei corpi e alle paure che suscitano. I corpi degli altri, naturalmente. Noi siamo un insieme, una collettività, una società, una serie di appartenenze e di identità di gruppo che consentono di agire attraverso i nostri rappresentanti, senza spingere i corpi in prima linea. Loro – gli altri – non sono nulla di tutto questo. Non persona, non individuo, non cittadino, senza qualcuno che li rappresenti e spieghi i loro diritti o anche soltanto le loro ragioni: né un partito, né uno Stato, né un sistema d’informazione. Così per forza i corpi agiscono e insieme spiegano se stessi.
Corpi disarmati, nudi, senza nient’altro che una pretesa ostinata e incontenibile di sopravvivere, aprendosi uno spazio nella porzione di terra che consideriamo nostra, dopo essere scampati al mare.
Mentre guardiamo quei corpi azzerando per loro ogni valenza umanitaria, giuridica, civile, cioè eliminando l’universalità dei diritti dell’uomo e la soggettività del cittadino, noi azzeriamo senza accorgercene la politica, la mettiamo fuorigioco. Se non ha a che fare con persone, individui, cittadini ma con cose – strumenti scomodi d’ingombro – la politica infatti è impotente, anzi inutile. Così i corpi possono mostrarsi in tutta la loro evidenza: neri, diversi, straccioni, disperati, affamati, disposti a tutto. Senza la mediazione della politica agiscono in proprio come messaggio d’allarme per la popolazione indigena che siamo noi. Soprattutto la parte più fragile, sola e indifesa, anziani che vivono nei piccoli centri e magari non sono mai usciti dal Paese, e oggi trovano gli ” altri” sulle panchine delle aiuole sotto casa. Una fascia di cittadini che si sente minacciata dalla contiguità della diversità, teme confusamente per la sicurezza, per le infiltrazioni jihadiste, per il lavoro, in realtà per la perdita di uniformità, nella paura che venga meno la coesione di esperienze condivise, di fili biografici intrecciati in una unità di luogo, di storia, di esperienza e di tradizione. Come perdere la memoria, e con la memoria il futuro.
Senza la politica in gioco, una sua sottospecie domina intanto il campo. Sono i piazzisti della paura, che non vogliono rispondere a queste inquietudini diffuse ma coltivarle, per trarne un grasso quanto ignobile reddito elettorale. Dunque non propongono soluzioni, ma immagini fantasmatiche, come le ruspe, slogan che non reggerebbero ad una prova di governo ma sono perfetti per raggiungere la solitudine delle paure domestiche dallo schermo tivù. Sono commercianti di corpi, ne hanno bisogno per trasformarli in ideologia nel senso più classico: l’impostura di un blocco sociale che costruisce il dominio attraverso un sistema di credenze erronee e di pregiudizi. Ma la debolezza culturale della sinistra, che non ha saputo elaborare un pensiero autonomo sulle migrazioni, sugli ultimi, capace di rassicurare la parte più debole ed esposta dei cittadini – i penultimi – e di ricordare nello stesso tempo i doveri di una democrazia occidentale, fa sì che quell’ideologia sia diventata dominante, e costituisca il substrato di ogni ragionamento politico corrente, senza più distinzioni. Ciò significa che la posta in gioco delle future elezioni – tutte, dalle comunali alle politiche – è già fin d’ora fissata sulla paura e sulla sicurezza, dunque sull’uso di quei corpi più che sul destino di quelle persone, che sembra non interessare a nessuno. È un problema politico, ma può diventare un problema della democrazia, chiamata a dare una doppia risposta, con una contraddizione evidente: deve rispondere al sentimento diffuso d’insicurezza dei suoi cittadini, e non può non rispondere alla domanda di disperazione e di libertà che viene dai migranti. Può la democrazia restare insensibile ad uno di questi suoi doveri contrapposti e rimanere intatta, o almeno innocente, dunque credibile?
Quando tutto ritorna agli elementi primordiali – il mare, la terra, i corpi, l’acqua, i muri, il commercio di uomini, il filo spinato – la democrazia entra in difficoltà, come se fosse soltanto un’infrastruttura della modernità, incapace di governare questa regressione a condizioni estreme non previste dal sistema politico, istituzionale, culturale che ci siamo faticosamente costruiti nel dopoguerra per garantire noi e gli altri, e per proteggerci nel nostro tentativo di vivere insieme. Valori che abbiamo sempre professato come universali alla prima grandiosa prova dei fatti – un’emergenza demografica, politica, umanitaria – ripiegano su se stessi e rattrappiscono, perché sembrano riservati solo a noi. Le garanzie per i garantiti: che non le vogliono spartire, hanno paura di condividerle, e ne svalutano il valore globale nell’uso privato e parziale.
Quei corpi segnalano infatti prima di tutto la differenza e la difficoltà (che ne deriva) di condividere il concetto di libertà, la sua traduzione pratica. Camminando in Occidente, se fossero accolti, i corpi riscoprirebbero di avere dei diritti, di poter diventare cittadini attraverso il rispetto delle costituzioni e delle leggi, di poter crescere nell’autonomia attraverso il lavoro: di ritornare uomini. Ma quando arrivano in Europa cercano molto meno, pretendono soltanto libertà, una sponda sicura dove appoggiare il futuro dei loro figli. Anzi, quando sbarcano sul nostro suolo inseguono qualcosa di ancora più primitivo e disperato, la sopravvivenza. Perché spogliati della cittadinanza, della soggettività dei diritti, di ogni condizione giuridica se non quella di clandestino, come spiega Giorgio Agamben sono “nuda vita di fronte al potere sovrano”. Vita che vuole vivere, nient’altro. C’è qualcosa di evidentemente sacro in questa interpellanza che ci giunge da una condizione così radicale ed estrema. E c’è dunque qualcosa di sacrilego nel considerare ciò che è una riduzione violentemente elementare dell’individuo-cittadino alla nuda vita, soltanto come un corpo. Corpi che possono essere marchiati fisicamente, numerati e catalogati nella loro estraneità da bandire, perché portatori della forma nuovissima e definitivamente incancellabile del peccato originale: il peccato d’origine.
Nel momento in cui accettiamo di fissare fisicamente questa differenza come discrimine nell’utilizzo della libertà, reso parziale, e dei diritti, non più universali, noi non ci accorgiamo che simmetricamente questa operazione sta agendo anche su di noi. E sta agendo con modalità diverse ma sulla stessa scala primordiale che applichiamo agli altri, dunque interviene anche per noi sulla fisicità, addirittura sul nostro corpo, se solo sapessimo vederlo. Tutte le nostre reazioni e le nostre separazioni dal fenomeno migranti, l’affermazione della nostra diversità fissa silenziosamente anche noi in un’identità bio-politica come quella che attribuiamo agli altri, soltanto rovesciata: risveglia infatti il fantasma dell’uomo bianco, qualcosa che l’Italia non aveva ancora vissuto nelle sue mille convulsioni e anche nelle sue tentazioni xenofobe. Non ci chiediamo infatti mai che cosa significano quei muri (di filo spinato o d’indifferenza) per chi giunge fin qui dalla disperazione e ci guarda da fuori, respinto. Testimoniano paura, privilegio, egoismo, parzialità nell’esercizio dei diritti. Quel muro tiene fuori i corpi altrui. Ma nello stesso tempo recinta i nostri, li perimetra e li rinchiude, riducendo la nostra identità a quella fisica del bianco indigeno, ciò che certamente noi siamo – la maggioranza di noi – ma che non ci accontentiamo di essere, perché abbiamo rivestito quel carattere originario di sovrastrutture culturali, storiche, politiche che hanno dato forma ad una figura articolata e in movimento, aperta, autonoma e complessa.
L’uomo bianco, nella regressione identitaria delle paure, viene dopo l’uomo occidentale ed europeo, è una sua riduzione unidimensionale, dunque una sconfitta. Rinasce come figura biopolitica quando neghiamo i valori dell’Occidente, i doveri dell’Europa: garantire sicurezza, ordine e governo a chi lo chiede (soprattutto se è un cittadino disorientato e spaventato), ricostruire la proporzione dei fenomeni tra le cause e l’effetto, rispondere a quella domanda biblica ma anche politica di libertà e di umanità che arriva dalle migliaia di vite nude ammassate sui barconi, in fila davanti a un recinto, accampati in una stazione in attesa di un treno europeo. In nome di una fiducia ostinata, contro la storia contemporanea, nell’universalità della democrazia dei diritti, della democrazia delle istituzioni. Una democrazia che, mentre tiene fuori i dannati credendo di difendere se stessa, rischia di perdere l’anima occidentale dell’Europa, riducendosi a un corpo di leggi inutili e di principi ipocriti: anch’essa un corpo vuoto.
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L’Osservatore romano: “La marcia che scuote l’Europa”
Così l’Osservatore romano dà conto del viaggio di migliaia di profughi sulle strade dell’Ungheria verso le frontiere di Germania e Austria
Il Papa chiede che ogni parrocchia ospiti una famiglia.

Alex Zanotelli
L’Alto Rappresentante della politica estera dell’Unione europea, Federica Mogherini, sostenuta a spada tratta dal governo Renzi, da settimane preme per ottenere dall’Onu il mandato per un’azione militare con lo scopo di distruggere i barconi degli scafisti nelle acque libiche e bloccare così l’esodo dei profughi. L’Italia sta brigando per essere capofila di questa coalizione militare che, con un’operazione navale e anche terrestre (così sostiene il Guardian) andrà a colpire gli scafisti.
Eppure se c’è una nazione che dovrebbe defilarsi è proprio l’Italia, particolarmente odiata dai libici come ex-potenza coloniale. Quando la Libia è stata una nostra colonia, noi italiani abbiamo impiccato e fucilato oltre centomila libici. Non contenti abbiamo partecipato attivamente a quella assurda guerra, iniziata dalla Francia e dall’Inghilterra nel 2011 per abbattere il regime di Gheddafi, che ha portato all’attuale situazione caotica della Libia. Ed ora l’Italia si prepara a guidare un’altra azione militare che, con il pretesto di salvare i profughi da morte nel Mediterraneo, creerà un altro disastro umano.
Anche se riuscissimo a distruggere i barconi degli scafisti (non sarà così facile!), non faremo altro che aggravare la situazione di milioni di profughi sub-sahariani, mediorientali e asiatici intrappolati ora in un paese in piena guerra civile. Amnesty international, in un suo recente rapporto parla di massacri, abusi, violenze sessuali, torture e persecuzioni (49 cristiani provenienti dall’ Egitto e dall’Etiopia sono stati decapitati), perpetrate contro i profughi. Non è più possibile chiudere gli occhi – dice Philip Luther di Amnesty – e limitarsi a distruggere le imbarcazioni dei trafficanti senza predisporre rotte alternative e sicure. Altrimenti condanneremo a morte migliaia e migliaia di rifugiati, ma questo avverrà lontano dai “casti” occhi degli europei e dai media.
Il governo di Tobruk del generale Khalifa Haftar (sostenuto dall’Egitto) ha risposto: ”Bombarderemo le navi non autorizzate”. E anche l’ambasciatore libico all’Onu ha parlato di intenzioni “poco chiare e molto preoccupanti.”Purtroppo le intenzioni sono ben chiare: è guerra! Noi invece diciamo un No a un altro intervento militare dell’Ue , capitanata dall’Italia. È mai possibile che questa nuova avventura militare italiana avvenga senza una discussione in parlamento? È mai possibile il silenzio quasi totale dei partiti politici su questo argomento?
Dobbiamo chiedere invece all’UE e all’Italia di imporre un embargo sulla vendita di armi ai ‘signori della guerra’ in Libia. Chiediamo altresì all’Ue perché faccia pressione sulla Tunisia e sull’Egitto perché questi due paesi confinanti aprano le loro frontiere per accogliere i rifugiati intrappolati in Libia. Ma l’Ue dovrà poi concordare con l’Egitto e la Tunisia l’apertura dei corridoi umanitari per permettere ai rifugiati di arrivare in Europa. Questa sì sarebbe una vera soluzione per i profughi e segnerebbe la sconfitta degli scafisti e delle organizzazioni criminali.
Ma la via che noi stiamo seguendo è un’altra. È quella del Processo di Khartoum: trattare con i governi dei paesi da cui provengono i profughi e costruirvi campi di raccolta nei paesi di origine, come il Sudan o l’Eritrea. Perseguendo questa politica, l’Unione Europea, tramite il Fondo Europeo per lo Sviluppo, elargirà entro il 2020, 312 milioni di euro al governo eritreo, senza richiedere il rispetto dei diritti umani. Questi fondi sono stati sbloccati grazie alla visita in Eritrea di una delegazione italiana (24-26 marzo 2015).

Come italiani dobbiamo solo vergognarci! Purtroppo i nostri parlamentari, che dovrebbero controllare la nostra politica estera, dormono sonni tranquilli. Chi pagherà questo protagonismo bellico italiano? Saranno proprio i profughi che il governo di Tripoli, vicino ai Fratelli Musulmani, comincia già ad arrestare e a mettere in nuovi campi di concentramento. Saranno proprio i rifugiati a pagare più pesantemente per questa azione militare, inventata per salvare vite umane! Infatti il documento presentato all’Onu parla di “danni collaterali”. Quanta ipocrisia! “Si pensa di punire chi si occupa dell’ultimo tratto del viaggio – ha scritto il generale Fabio Mini – e non i governi degli stati che alimentano la violenza, la corruzione e la guerra creando le condizioni dalle quali i migranti vogliono fuggire”.
Per questo mi appello a tutto il movimento della Pace, perché abbia il coraggio di dire No a questo rigurgito di spirito guerrafondaio nel nostro paese. È ora di urlare che “la guerra è una follia” (come dice papa Francesco).

LA GRANDE IPOCRISIA
Alain Goussot

L’ipocrisia del cosiddetto mondo civilizzato è assoluta, le ‘buone coscienze’ si dicono dispiaciute oppure propongono soluzioni – vedi sparare sui barconi, combattere gli scafisti (come?) – che sono peggiori del dramma in atto. Quello che viene nascosto e non viene detto all’opinione pubblica europea e italiana è quali sono le cause di questa fuga dall’Africa e dal Medio-Oriente.
Basta vedere da dove provengono i profughi che tentano di arrivare sulle coste italiane e greche: Corno dell’Africa (Somalia, Eritrea e Etiopia), Sudan, Nigeria, Mali , Iraq, Siria, Palestina. Stupisce il fatto che nessuno giornalista italiano si ponga la domanda: ma in Somalia, Eritrea e Etiopia non ci siamo stati noi per quasi un secolo? E poi con il dittatore Siad Barre e i militari Etiopi non abbiamo fatto affari, e quali risultati ha avuto l’intervento militare americano in Somalia bel 1991/1992? Gli shabaab somali sono nati in quel caos provocato dall’intervento italo-americano! In Nigeria sappiamo che la questione della guerra civile e interetnica e di Boko Haram nasce anche dalla presenza del petrolio nel più grande paese dell’Africa nera, petrolio sfruttato dalle multinazionali euro-americane, eppure la popolazione vive in una povertà assoluta. In Mali c’è una guerra civile e la rivolta armata dei tuareg e dei gruppi islamisti provengono dalla Libia dopo la distruzione dello Stato libico in seguito ai bombardamenti francesi, inglesi e statunitensi. L’Iraq è stato distrutto dalle guerre Usa, la Siria è al collasso con milioni di profughi perché gli Stai uniti con i loro alleati sauditi hanno armato e finanziato i gruppi di opposizione armata, compreso l’Isis; per abbattere Assad e accerchiare ai suoi confini il ‘nemico’ russo.
Poi se a questo aggiungiamo i paesi dell’Africa centrale e centro-occidentale (dal Congo al Camerun, Costa d’Avorio e il Ghana) piegati, sfruttati e strangolati dalle politiche del Fondo monetario internazionale nonché da chi sfrutta l’oro, l’argento, il rame e il coltan – quello che fa funzionare le batterie dei nostri cellulari e computer che si trovano soprattutto nella zona dei Grandi laghi della Repubblica democratica del Congo e in repubblica centrafricana, se vediamo il Sud del Sudan con le sue ricchezze in petrolio sfruttato dalle multinazionali euro-americane: se partiamo da questa analisi ci rendiamo conto che i veri responsabili di questo disastro umanitario, di questo vero genocidio si trovano nei governi Occidentali, nei consigli di amministrazione delle multinazionali e delle grandi società finanziarie euro-americane.
Con freddezza e in nome del profitto stanno uccidendo popoli interi. Questo con la complicità delle classi dirigenti corrotte di quei paesi dall’Europa all’Africa.
Se non si mette in discussione radicalmente il modello capitalistico di sviluppo umano il disastro continuerà e non potrà che produrre intolleranza, odio e violenza, cioè disumanità.
Soltanto quest’anno già 1.700 morti. The Migrant Files è un progetto di un consorzio europeo di giornalisti che raccoglie, notizie e denuncia il numero di uomini, donne e bambini che perdono la vita per cercare di raggiungere la fortezza Europa.

• Alain Goussot è docente di pedagogia speciale presso l’Università di Bologna. Pedagogista, educatore, filosofo e storico, collaboratore di diverse riviste, attento alle problematiche dell’educazione e del suo rapporto con la dimensione etico-politica, privilegia un approccio interdisciplinare (pedagogia, sociologia, antropologia, psicologia e storia).

ALESSANDRO GILIOLI
Leggevo che tra i raccoglitori d’uva a giornata quest’anno è scoppiata una doppia conflittualità: i braccianti italiani contro gli stagionali provenienti dalla Bulgaria e dalla Macedonia (che accettano paghe sotto i 4-5 euro l’ora), ma anche gli stagionali dell’est contro gli immigrati africani che stanno nei centri d’accoglienza: i quali, avendo vitto e alloggio gratuiti, ne accettano pure due e mezzo, di euro all’ora.
Non è un fenomeno nuovissimo, il dumping salariale determinato dalle migrazioni, e già da tempo ha colpito altri settori lavorativi: dall’edilizia a quello delle domestiche e badanti, per esempio.
È evidente che il primo effetto di questo dumping è una guerra tra poveri, quella su cui soffia robustamente Salvini per accrescere i suoi consensi.
Il secondo effetto è il convincimento sempre più diffuso (specie nel mondo pentastellato ma serpeggiante anche in parte della sinistra) che l’accoglienza verso i migranti sia un deliberato disegno delle élite economiche per creare un “esercito industriale di riserva”: insomma per abbassare all’infinito le paghe, dato lo smisurato aumento di lavoratori disposti a prendere pochissimo senza nemmeno bisogno di esternalizzare le produzioni.
Questa convinzione è ragionevole ma un po’ ideologica e, nel 2015, semplificatoria. Le migrazioni sono un fenomeno con ciclopiche e globali cause strutturali, tecnologiche, geopolitiche, belliche, religiose e talvolta perfino ambientali-meteorologiche: mica un disegno a tavolino dei padroncini nostrani. Tuttavia essa viene rafforzata nel cuore di molti da un ulteriore dato di realtà, oltre al dumping: a subire le conseguenze problematiche dell’immigrazione non sono quasi mai i quartieri benestanti, ma quelli periferici, dove vengono sistemati i centri di accoglienza o dove semplicemente gli immigrati vanno a vivere in massa, non potendo certo permettersi la cerchia dei Navigli o il rione Monti.
Il risultato concreto è che è molto più facile schierarsi a favore dell’accoglienza se grazie alla tua posizione sociale non subisci gli effetti del dumping salariale e se per la stessa fortuna vivi appunto dentro la cerchia dei Navigli o al rione Monti (anziché a Casal San Nicola o in fondo a via Padova).
Detto tutto ciò, non è affatto strano che gli avversari dell’accoglienza siano più diffusi tra i ceti più bassi: dove si insinua facilmente, quando non c’è un minimo di alfabetizzazione culturale ed etica, anche il veleno del razzismo, per quanto coperto (“Non sono razzista, ma…”),
Ora, tutto ciò porta a un paio di opzioni possibili.
La prima è, appunto quella che per semplicità chiameremo opzione Salvini-Orban: mettere muri e fili spinati per guadagnare consensi. Soluzione non solo eticamente ributtante, ma anche praticamente destinata a fallire: la paura di quei fili spinati sarà sempre minore della disperazione che porta milioni di persone ad andar via dalle loro terre, guerre o non guerre (by the way, sapete che quest’estate tra Kenya e corno d’Africa ha piovuto pochissimo, insomma oltre dieci milioni di persone sono a rischio siccità e fame, perciò presto scapperanno di lì, e tecnicamente molti di loro non saranno profughi quindi in teoria dovremmo rimandarli a morire di fame?).
La seconda opzione è quella che con altrettanta semplificazione chiameremo Renzi-Alfano: l’importante è accogliere in qualche modo, salvare vite, evitare altre foto di Aylan, fare mense e donare abiti, poi per il resto vedremo. Di certo questa scelta è assai più umana e anche più realistica, dato che non si ferma il vento con le mani: diciamo che è il minimo igienico, per chi ha uno straccio di consapevolezza e di coscienza. Tuttavia è un’opzione che, se non va oltre, porta con sé l’effetto di accentuare il suddetto dumping salariale (che conviene all’upper class nostrana, ormai spostatasi da Berlusconi a Renzi).
Poi c’è quello che invece non conviene né a Salvini (perderebbe la sua ragion d’essere) né all’upper class renzizzata: cioè gestire l’immigrazione anche con norme sociali, quelle che possono impedire il dumping e il resto.
Ad esempio, con la paga oraria minima (che in Italia non esiste, caso quasi unico tra i Paesi occidentali) accompagnata da sanzioni durissime per chi la viola; con i controlli a tappeto sul territorio contro il lavoro nero (più che tollerato, ormai proprio istituzionalizzato in molte regioni d’Italia); rendendo dignitose le condizioni di vita e di mobilità delle periferie (abbandonate da tempo, almeno qui a Roma); investendo nell’edilizia pubblica popolare nella quale siamo stati eccellenti in passato (Dio benedica le inimitate “case Fanfani”); distribuendo piccoli centri di accoglienza e integrazione in tutti i quartieri, anziché ammassare i nuovi arrivati in quelli periferici e popolari.
Eccetera eccetera, la lista è lunga. La lista di cose da fare per provare ad affrontare con giustizia e onestà intellettuale una questione epocale e gigantesca, dico: che nessuno può pensare di risolvere ma che di certo non finisce il giorno dell’accoglienza.
Anzi, comincia proprio quel giorno: se non vogliamo finire bestie come Salvini o altrettanto bestie nel foraggiare il dumping salariale e le guerre tra poveri.
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Annamaria
Aylan è morto.
Poi c’è quest’altro bambino, vivo, che dice una cosa semplicissima, una cosa tanto semplice e imbarazzante che non ‘viene in mente’ a nessuno.
Il bambino siriano con molta semplicità, indica le cause dell’esodo: “Non fate più la guerra e noi non verremo più da voi.”
Il re è nudo, il bambino lo vede benissimo e ce lo indica.
Noi invece, come sempre accade con i re nudi, non lo vediamo.

E INFATTI….
Secondo il Mail on Sunday in Gran Bretagna cresce il sentimento anti-europeo. La paura di un’invasione di migranti , complice la disastrosa gestione della crisi degli mesi, è riuscita a far pendere per la prima volta la bilancia a favore della Brexi, l’uscita del Regno Unito dall’Ue, su cui nel 2017 si terrà un referendum. Secondo questo sondaggio, Il 51% dei sudditi di Sua Maestà vuole lasciare l’Unione europea mentre il 49% vuole restare. Ma tra questi ultimi, ancora affezionati all’idea di un Europa comune, moltissimi hanno chiarito che potrebbero cambiare idea se la crisi dei migranti dovesse peggiorare. Il risultato, tenendo conto dei margini di errore statistici è di fatto un testa a testa, ma comunque manifesta un netto spostamento dell’opinione pubblica: lo stesso sondaggio ai primi di luglio vedeva il 54% favorevole a restare tra i Ventotto mentre il 45% voleva abbandonare Bruxelles .
La Gran Bretagna conferma che non parteciperà al piano Ue di suddivisione pro-quota dei profughi ma ne accoglierà fino a 15.000 profughi, prelevati direttamente dai campi ai confini con la Siria. Non solo. Per risolvere il problema alla radice vuole iniziare entro ottobre una campagna di raid aerei contro Isis in Siria oltre a lanciare un’azione di intelligence contro i trafficanti di esseri umani. Per questo ai primi del prossimo mese chiederà ai Comuni l’autorizzazione a bombardare le postazioni di Isis in Siria, oltre che in Iraq dove i Tornado della Raf stanno già partecipando ai raid aerei della coalizione internazionale a guida Usa dallo scorso anno E’ quanto riferisce il Sunday Times aggiungendo che Cameron vuole anche lanciare un’offensiva e usare la National Crime Agency, l’Fbi britannica, e il Gchq, l’agenzia di spionaggio elettronico (omologa dell’Nsa americana) contro le organizzazioni di trafficanti di esseri umani. Un contingente della prima sara’ dispiegato nel Mediterraneo per neutralizzare i capi di queste bande, individuate dalla seconda, e smantellare le loro reti.

Il Nuovo Partito Democratico canadese ha presentato un piano per accogliere 10.000 rifugiati siriani entro la fine dell’anno e poi altri 9.000 all’anno per i prossimi quattro anni. “Ci sono momenti nella storia che di definiscono come persone e come paese. Con tante persone che hanno bisogno, questo è uno di quei momenti. Dobbiamo agire ora” afferma il Nuovo Partito Democratico.

RIDIAMARO 🙂

MATTEO SALVINI, ECCO L’ESITO DELLA PERIZIA PSICHIATRICA
EVA MACALI
Si trascrive qui la relazione clinica emessa lo scorso aprile, dopo che Matteo Salvini è stato ricoverato in un ospedale di Milano di cui si mantiene l’anonimato. La relazione, così come è stata prodotta dal personale medico del dipartimento di psichiatria che si è occupato del suo caso, comprende diversi allegati che qui si omettono per il rispetto della privacy.
Motivo d’accesso
Dopo l’allerta di una famiglia Sinti che ha preso a cuore la sua situazione, il paziente è stato recuperato dal 118 in stato confusionale all’interno del campo Rom di via Idro a Milano mentre tentava di socializzare con i residenti, insistendo affinché indossassero delle felpe con su scritto “zingari”. Di fronte alla riluttanza pacifica dei residenti, il paziente assumeva un atteggiamento aggressivo, minacciando il ricorso a fantomatiche ruspe.
Dati anamnestici
Anamnesi fisiologica priva di elementi di rilievo. Anamnesi familiare priva di elementi patologici. Sviluppo psicomotorio riferito nella norma.
Scolarizzazione: frequenta le scuole primarie e secondarie di cui non è noto il profitto né se siano presenti disturbi dell’apprendimento. Iscritto all’università, che non ha terminato nonostante 16 anni di corso, inizia la carriera politica all’età di 20 anni.
Un matrimonio e una convivenza, con due figli in buona salute.
Presenta interessi ristretti, in particolare per le ruspe e altri attrezzi edili finalizzati alla demolizione, che nomina frequentemente e di cui conosce tutti i modelli e la storia. Tende a reiterare i concetti di “radere al suolo” e in generale di distruggere cose che gli creano disagio emotivo. Utilizza ripetitivamente le frasi: “mandiamo le ruspe”, “andiamo con le ruspe”, anche durante la fila in sala mensa e mentre si trova in ascensore. Difficoltà in ambito sociale a uscire dal contesto abitudinario. Spesso indossa felpe che riportano il nome del luogo dove si trova, per diminuire lo stress dovuto al disorientamento.
Andamento clinico
Durante il ricovero sono stati effettuati interventi di psicoterapia individuale con colloqui giornalieri e interventi di psicoterapia di gruppo. All’interno del gruppo si evidenzia difficoltà ad instaurare relazioni paritarie. Il paziente rifiuta di confrontarsi con gli altri ricoverati negli spazi condivisi rivolgendosi continuamente al personale di servizio e dicendo: “Aiutiamoli a casa loro”. Durante i colloqui emerge un’alterazione delle capacità di analisi della realtà. Dimostrata mancanza di empatia: il paziente si dice meravigliato della reazione ostile di alcuni pazienti immigrati dopo averli apostrofati con gli appellativi “scimmia negra”, “appestato” e “tagliagola islamico”. Presenta istanze ipocondriaco-ossessive, mostrandosi continuamente preoccupato della possibilità di contrarre la scabbia o la malaria nonostante si trovi in ambiente batteriologicamente controllato.
Durante la degenza il paziente ha ricevuto visite regolari da parte dei familiari e di alcuni esponenti della comunità Rom preoccupati per il suo stato di salute.
Alla conclusione del ricovero, come forma di ironia affettuosa, i pazienti hanno regalato a Salvini una maglietta dove hanno fatto stampare la parola “neuro-scettico”, ma il soggetto ha mostrato disagio di fronte a una scritta dal significato sconosciuto e ha chiesto di farsi somministrare immediatamente un sedativo.
Conclusioni
Quadro clinico caratterizzato da difficoltà relazionali, disagio di fronte a persone ed eventi non familiari e soprattutto interessi ristretti. Salvini presenta tendenza alla generalizzazione attribuendo i propri pensieri e timori alle altre persone (in particolare e nella fattispecie per ruspe e scabbia).
Si consiglia psicoterapia individuale a lungo termine con sostegno ai colleghi di partito per la programmazione di un intervento terapeutico in sede, coinvolgendo il personale della Lega Nord al fine di ridurre i livelli di ansia e ossessività nel paziente.
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http://masadaweb.org

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