Nuovo Masada

agosto 19, 2015

MASADA n° 1679 19-8-2015. COLPO DI STATO

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MASADA n° 1679 19-8-2015. COLPO DI STATO

Blog di Viviana Vivarelli
(Nelle immagini foto della serie Cafonal)

Un pm coraggioso ha aperto un processo contro il golpe finanziario – La scalata al potere di Renzi – I due salvataggi di Azzollini – Discariche in fiamme – L’assurda austerity – Che cosa ha fatto la Lega in 8 anni di governo?- Risultati fallimentari di tre governi tecnici – Renzi e lo scambio elettorale politico-mafioso- Dove governa il M5S – Quanto ci costano gli 80 euro? – Renzi e gli inceneritori – Il ‘buon’ Padoan !!?? – Delocalizzazione – Le parentopoli leghiste – La sconfitta di Renzi- Salvini ministro subito

A volte per trovare la via migliore bisogna naufragare un poco, altrimenti la mente razionale coglie solo i percorsi già preparati…ma poi è con il cuore che si vive”.
Nicoletta
.
L’ignoranza diffusa e accumulata alla fine uccide un Paese”.
Camillo
.
Viviana
Cadono le braccia se si pensa quante persone si accaniscono nella ricerca e nella diffusione dell’ignoranza e della stupidità.
Saremmo salvi se solo un quarto di loro si effondesse nella diffusione della verità.
Ma la verità come l’errore hanno i loro stakanovisti. A volte sembra che la scelta tra verità ed errore sia congenita.
Cadono le braccia se si pensa che il politico preferito dagli Italiani è Mattarella, detto ‘bara vivente’, e che prima di lui era Napolitano, quello che ha venduto gli Italiani come carne da macello alla distruzione programmata della Troika e che ha imposto Monti, Letta, Renzi e Padoan contro qualsiasi principio minimale di rispetto democratico!!
Signore, perdonali, perché non sanno quello che fanno!
Un popolo ignorante della storia che vive è condannato a essere schiavo dei peggiori e a battere pure loro le mani.


(la signora permaflex)

Il golpe in Italia è già avvenuto nel 2011.

UN PM CORAGGIOSO HA APERTO UN PROCESSO CONTRO IL GOLPE FINANZIARIO
Marco Mori

Nel 2011 l’Italia subì un colpo di Stato. Il governo capeggiato da B, non convinto dell’austerità, parlò di uscita del nostro Paese dall’euro. La finanza subito passò all’attacco sostituendo B con un proprio governo: Monti.
B, dopo aver subito tutto questo, per bieca convenienza si alleò con chi lo aveva deposto, votando un atto eversivo come il pareggio in bilancio in Costituzione, che rappresenta la resa dell’Italia al dominio straniero, contro la nostra sovranità economica, violando la Costituzione (nda il Pd votò anch’esso “senza se e senza ma” e ci sono forti dubbi di costituzionalità visti i tempi rapidissimi in cui venne infilato nella Costituzione).
Nel 2011 la Bce annunciò che non avrebbe più comprato i nostri titoli di Stato sul mercato secondario. Le agenzie di rating iniziarono a declassare i nostri titoli di Stato e Deutsche Bank vendette i titoli italiani in suo possesso. L’azione coordinata degli organismi finanziari provocò l’impennata artificiale dello spread. Ma ciò non bastava a piegare B, che sapeva che uscendo dall’euro e recuperando la sovranità monetaria in un Paese di grande produttività e forza industriale come l’Italia, non avrebbe avuto alcun problema a disintegrare il dominio finanziario. Allora la finanza colpì le sue aziende (nda Nel G8 di Nizza lo minacciarono di far fuori le azioni Mediaset in Borsa) e B cedette, permettendo l’avvento di Monti, che con le sue politiche ha distrutto il Paese rendendo molto più difficile un’uscita dal cappio europeo.
Monti ha infatti distrutto i settori trainanti dell’economia italiana affinché la liberazione non potesse più essere una scelta praticabile.
Il disegno fu semplice e chiaro, la crisi dello spread si concluse non per le azioni distruttive di Monti, ma solo quando la Bce tornò ad annunciare che avrebbe comprato illimitatamente i titoli di Stato italiani sul mercato secondario. Ovviamente ciò fu subordinato a politiche lacrime e sangue volte a smantellare la sovranità italiana (via proseguita baldamente da Renzi).
Insomma nel 2011 subimmo un’occupazione paragonabile a quelle di carattere militare.
Il Paese non reagì all’aggressione e la classe politica si posizionò sul collaborazionismo che prosegue oggi con Padoan. Ho scritto Padoan e non Renzi. Renzi infatti è l’uomo immagine scelto dalle forze d’occupazione, ma il Paese è governato da Padoan, uomo di stretta fiducia della finanza (e imposto da Napolitano).

Michele Ruggiero è l’unico PM italiano che ha avuto le “palle” di reagire. Ma, visto che la competenza in merito agli atti eversivi commessi (delitti contro la personalità dello Stato punibili ex artt. 241 e ss. c.p.) appartiene alla dormiente Procura di Roma, ha dovuto “inventarsi” qualcosa. E la sua intuizione giuridica ha superato l’udienza preliminare ed l’apertura del dibattimento. Si celebrerà un processo dove la sovranità e l’indipendenza del Paese saranno al centro del dibattito. La sua intuizione è brillante. Ha trovato il modo di attaccare la finanza portando alla sbarra 8 tra analisti e manager delle agenzie di rating Fitch e Standard&Poor’s, accusate di manipolazione del mercato (ecco come il PM ha aggirato la competenza romana) per aver fornito false informazioni sull’affidabilità dell’Italia come creditore. Lo scopo fu una destabilizzazione dell’Italia sui mercati finanziari deprezzando i titoli di Stato. Tutto questo per imporre un colpo di Stato che mantenesse l’Italia sotto il dominio finanziario.

Michele Ruggiero ha svelato all’Italia, grazie ad un’e-mail interna di S&P dell’agosto del 2011, che già 3 mesi prima delle dimissioni di B, prima ancora della lettera con cui BCE dettò la politica di austerità all’Italia, l’agenzia sapeva del cambio di governo e consigliava agli investitori di “prendere tempo” perché in Italia c’era la possibilità che venisse imposto un governo tecnico.
Ecco che l’oggetto del processo riguarderà indirettamente proprio quei delitti contro la personalità dello Stato che la Procura romana ignora. Insomma da Trani potrebbe partire l’offensiva nazionale all’occupazione straniera che ci sta annientando giorno dopo giorno con l’avvallo dei collaborazionisti al governo.

L’economia da sola non salverà il Paese. Non può farlo. Il Paese si salverà solo se, assieme alla ripresa di politiche economiche volte all’interesse nazionale, la Magistratura colpirà quel potere finanziario costituito che ci ha portato in questo incubo, recuperando da essi il maltolto con quegli strumenti giuridici che l’azione penale consente. Dobbiamo riprenderci quel tessuto produttivo che ci è stato sottratto con azioni criminali.

Tornando a Padoan, ricordiamo che ha deciso di non far costituire lo Stato contro le agenzie di rating, neppure per il risarcimento per quei danni erariali che la Procura aveva evidenziato (su tutti i 2,5 miliardi pagati da Monti senza fiatare a Morgan Stanley in forza del declassamento dell’Italia da parte di S&P. Soldi dovuti in virtù di una clausola di un contratto derivato, incredibilmente sottoscritto dal governo italiano. Clausola prontamente onorata dal servile Monti nonostante S&P, che conta tra i suoi azionisti proprio Morgan Stanley, fosse già sotto inchiesta).
Insomma, mentre qualche euro-imbecille insiste nel dire che Monti ha salvato la Patria, in realtà partecipò a un colpo di Stato della finanza, col Pd che si vendeva ad essa contro il popolo italiano.
Se il processo andasse avanti, sarebbero condannati i 3/4 della classe politica italiana che hanno smantellato la sovranità e l’indipendenza nazionale.

LA SCALATA AL POTERE DI RENZI
Dalla quarta di copertina del libro “Il Berluschino” di Michele De Lucia:

Chi è Matteo RENZI “Da giovane faceva il portaborse di un deputato ex Dc. Da politicante nella Margherita era il galoppino di Rutelli. Poi, nutrito di tv e di berlusconismo, ha cominciato la sua scalata di potere, benedetta da Comunione e liberazione (Compagnia delle Opere) e dai Focolarini, una organizzazione ecclesiale. A partire dal 2004, per un decennio, Renzi fa l’amministratore locale (presidente di Provincia e sindaco di Firenze con la connivenza di B e Verdini) a colpi di slogan, populismi e demagogia, con una dedizione ossessiva ai mass media secondo la dottrina berlusconiana. Utilizzando le cariche pubbliche, Renzi tesse la sua personale ragnatela di potere, il cui regista nell’ombra è l’ultracattolico Marco Carrai (ex Forza Italia), e il cui alveo internazionale scorre tra Washington e Tel Aviv. Alimentata da un fiume di denaro, la ragnatela del potere renziano viene sostenuta da organizzazioni cattoliche, da imprenditori e finanzieri, da scabrosi personaggi come l’americano Michael Ledeen (anima nera del terrorismo americano) e da Silvio BERLUSCONI in persona.
Renzi fa la sua scalata al potere, alla guida di un governo nato da una crisi extraparlamentare, privo di viatico elettorale, espresso da un Parlamento delegittimato perché eletto con leggi incostituzionali, basato su una ambigua maggioranza truffaldina rispetto al mandato elettorale. E con un governo del genere Renzi intende manomettere la Costituzione.

I DUE SALVATAGGI DI AZZOLLINI
Alessandro

Il Pd di Renzi ha salvato Azzollini (Ncd), nel governo delle sconce intese, per due volte:
– Il 7 ottobre 2014, il gruppo Pd, dopo nove mesi di rinvii, vota compatto contro l’uso delle intercettazioni telefoniche richiesta dalla Procura di Trani su Antonio Azzollini indagato nell’inchiesta su una presunta truffa da 150 milioni sulla maxifrode per la costruzione del porto di Molfetta. Hanno votato no PD, NCD, e Lega. Solo il M5S e Casson (PD) hanno votato a favore. FI era assente.
– il 29 luglio 2015 sulla richiesta di arresto della Procura di Trani per il crac da 500 milioni della casa di cura della Divina Provvidenza.
La lotta alla corruzione il PD, NCD e Lega la predicano ma non la praticano. Il M5S la predica e la pratica!

SENTENZA EUROPEA SUI RIFIUTI

Dicembre 2014: “L’Italia non ha rispettato la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 2007 che ha constatato l’inadempimento alle direttive sui rifiuti. Per questo il nostro Paese è stato condannato a pesanti sanzioni pecuniarie che prevedono il versamento di 40 milioni ogni sei mesi fino all’esecuzione della sentenza.”
E’ passato un anno e mezzo di governo di Renzi, ma nemmeno Renzi ha provveduto a far aumentare la differenziata e a tendere, con provvedimenti appositi, a rifiuti zero
Così le multe corrono.
E ora sembra che ‘qualcuno’ i rifiuti li faccia sparire ma nel modo più inquinante e dannoso possibile. Dando loro fuoco. 36 discariche bruciano.
Quando c’è un reato ci si chiede. “A chi giova?”
Le tre mafie sono interessate a mantenere le discariche.
Il governo è interessato a far sparire i rifiuti per bypassare il problema e non pagare multe.
Secondo voi chi è che ha lo zampino in questi roghi?

L’ASSURDA AUSTERITY
Berluscameno

Siamo “governati “ da incapaci, da ignoranti dell’economia. Ma come si può confondere una ideologia (anche se di provenienza tedesca!) con la scienza economica? L’ideologia dell’austerità è la SOSTANZA DEL PENSIERO ECONOMICO di Padoan. «Sarebbe miope non coniugare il rigore con la crescita», dice. Ma è stato proprio il rigore a bloccare la ripresa, replica Federico Rampini.
L’ideologia di Padoan è continuamente smentita dai fatti. Sono molti ormai a pensarlo. Ma il buon senso viene oscurata dalla politica e dai media.
Non solo l’ideologia del rigore blocca la ripresa ma è anche la causa della situazione drammatica in cui l’Europa si trova.
La Germania -con il suo attuale surplus commerciale – di 250 miliardi di euro può applicare qualsiasi ideologia economica, gli altri Paesi no.
La crisi globale fu anzitutto “crisi bancaria e finanziaria, ossia crisi del credito”, e solo nel 2009 il vento fetido dell’ideologia dell’austerità fu imposto sui bisogni reali dell’economia e dei popoli europeo (e sul popolo greco per primo).
Si dette a intendere che la crisi c’era perché i governi spendevano troppo per la salute, l’istruzione, la pensione. Fu una delle più grandi “TRUFFE IDEOLOGICHE della storia!
Krugman, il 28 ottobre 2010, davanti a 1600 persone, a Rampini che gli chiedeva: “Professore, ma Lei è un premio Nobel, Lei e Joe Stiglitz e tanti altri bravi economisti, perché non spingete sulla Casa Bianca ad adottare le politiche fiscali espansive più decise?” rispose: “Perché, Lei pensa che non ci abbiamo provato?”.
Quindi di solo ideologia politica si tratta, e non di “scienza economica.
Decisioni tanto gravi come la condanna a morte della Grecia intera e la condanna alla disoccupazione di decine di milioni di persone in Europa” sono decisioni prese senza sentire gli economisti.
Dovremmo ricorrere alla Magistratura per denunciare la pratica governativa negli Stati deboli della UE -della tortura psicologia e reale sulla popolazione al fine di indurla al suicidio di massa.
Come si può giustificare la tesi per cui riducendo il deficit prima e il debito pubblico poi, l’economia europea sarebbe tornata a crescere? Fandonie.
Che nulla di ciò sia avvenuto è sotto gli occhi di tutti. Lo si sapeva già dal 2008.
Padoan prima dice :” Basta sacrifici, si allenti il rigore”. Poi “che il dolore finalmente paga”.
700 economisti di tutti gli schieramenti si ribellano al modello Grecia e chiedono a Renzi di rivoluzionare le priorità dell’Europa. Basta con i sacrifici suicidi imposti dalla Merkel, ora serve una Bretton Woods per l’euro.
Pochi mesi di governo bastarono a Monti per capire che il problema dell’Italia non era B. Per cui già nel 2012 invitava l’Europa a correggere la strategia per contrastare la crisi economica e del debito pubblico. Chiedeva di superare l’austerità e sostenere crescita e occupazione. Nessuno rispose. Non preoccupava lo spread fra i tassi tedeschi e italiani (motivo ufficiale della repentina ascesa del professor Monti a Palazzo Chigi) o la credibilità del governo, ma il prezzo da pagare per il debito. Per non soccombere alla speculazione sui titoli italiani era necessario l’aiuto della Bce, ma, per gli Stati deboli dell’Ue, la Bce non è mai stata la finanziatrice di ultima istanza! In cambio di quell’ aiuto (o chiaro ricatto, vedi la Grecia), Monti si impegnò con l’Europa ad accettare la dottrina del pareggio di bilancio, nel tentativo di riduzione del disavanzo fra le entrate e le uscite per portare il deficit sotto il 3 %. La missione riuscì. Infatti per merito di Monti alla fine del 2012, l’Italia tornò in recessione. Si persero 150 mila posti di lavoro e il debito salì di altri 80 miliardi di euro. La pressione fiscale apparente superò per la prima volta il 45 %. Secondo Confcommercio, nel 2012, in Italia si registrò il livello di tassazione più alto della nostra storia. Un record mondiale assoluto.
Sul finire del 2013, Moritz Kraemer, responsabile per i debiti sovrani dell’agenzia di rating Standard and Poor’s, ricorse a un’ovvietà per spiegare il motivo della disfatta economica del Belpaese: «Il vero problema dell’Italia non era e non è il deficit, bensì l’incapacità di crescere». Nemmeno il governo Renzi, che in questi giorni si barcamena tra il tentativo di non sforare gli obiettivi imposti dalla Commissione europea e quello di” evitare il 4° anno di recessione consecutivo”, è riuscito a invertire la tendenza. Anche perché l’«incapacità di crescere» è una caratteristica di tutti i Paesi deboli del Sud Europa.
La stagnazione persistente della zona euro, paragonata al tasso di crescita degli Stati Uniti (nell’ ultimo semestre al 3,2 %), è solo l’ultimo dei dati che “dimostra l’inadeguatezza dell’austerità e del rigorismo come premesse per una ripresa economica europea.
Per questo centinaia di accademici italiani e stranieri si sono uniti in una petizione per una “Bretton Woods” della zona euro. Si appellano al Consiglio dell’Ue perché imponga il cambio di rotta fra le priorità politiche. Chiedono di salvare l’Europa dal rigorismo e da una politica monetaria che il nobel americano Paul Krugman ha definito sado-monetarismo.
Ed ora siamo ad “Atene senza scampo”.
«Dal resto del mondo, si guarda all’ Ue con sempre “maggiore incomprensione” ed incredulità. È difficile spiegare ad americani e giapponesi perché gli europei pensino di uscire dalla crisi con cure dimagranti, invece di usare i mezzi moderni della scienza economica.
«L’austerità propagandata dalla Merkel – dice l’economista Becchetti – si fonda su “teorie irrazionali ed ideologiche”. Sulla paura atavica dell’inflazione, sull’idea che i debiti siano colpe morali».Il rigore dei conti pubblici assume i contorni di un culto”.
«Basta guardare la Grecia: è nell’Unione Europea, ma oggi sembra un paese del Sud del mondo», «È vero, dopo aver perso un quarto del suo Pil è tornata a crescere del 2% nel 2013. Però il suo debito cresce al doppio della velocità».
«Senza una vera Banca centrale europea (finanziatrice di ultima istanza per i paesi UE), senza un piano europeo per l’estinzione dei debiti dei paesi membri, l’Unione e l’euro non hanno futuro”.
Un’alternativa esiste.
In una Ue dove il limite del deficit al 3 % è una regola accettata e completamente disattesa da 10 paesi, è difficile pensare che le cosiddette riforme strutturali (quelle che secondo Bruxelles dovrebbero risolvere tutti i problemi) arrivino prima di un prevedibile default. Il Fiscal compact è una sciocchezza (o una tragica furbata), ma lo dobbiamo rispettare? I banchieri nel frattempo accumulano miliardi naturalmente esentasse!
Qual è il senso della politica economica dell’ austerity? Nemmeno il governo italiano affronta l’argomento. Infatti è una politica UE errata ed utile solo alla Grande Germania al fine di poter tenere basso il valore dell’euro e in questo modo riuscire –tramite il dumping valutario – a registrare ogni anno un surplus commerciale nei rapporti con i paesi deboli della UE e con gli USA di ben 250 miliardi di euro annuali. Ma per le popolazioni dei Paesi deboli restano suicidi e fallimenti.
Se non vogliamo “suicidarci da soli” bisogna scrivere un nuovo manifesto per l’Europa.
Benché la nuova Commissione UE guidata da Juncker abbia parlato di flessibilità nell’applicazione delle regole del patto di stabilità e promesso 300 miliardi di investimenti per risollevare l’economia europea, non sono contemplate soluzioni nel lungo periodo per superare la crisi dei debiti sovrani.
Eppure gli economisti della “nuova Bretton Woods” spiegano che una soluzione ci sarebbe. «La “Bce acquista la quota di debito eccedente il 60 % del Pil” dei paesi membri e la converte in titoli a lungo termine, senza tasso di interesse, ripagati anno per anno con le risorse del signoraggio bancario (6-7 miliardi all’ anno, per la sola Italia)». In questo modo, la Banca centrale europea userebbe il suo potenziale, evitando i problemi politici di altre soluzioni, come gli Euro-bond.
Le alternative all’ austerità ci sono. Ma la reticenza a fare il passo definitivo porterà, secondo le previsioni di Becchetti, alla distruzione dell’Ue.
Anche per Stefano Zamagni, professore di Economia politica all’Università di Bologna, «le attuali politiche economiche a livello europeo sono sbagliate dal punto di vista teorico e hanno effetti disastrosi.
La scienza economica serve per migliorare la società, ma le politiche di austerità producono disastri. Si auspica che la politica europea riconquisti il “primato sulla finanza” e sulle Banche: “Spetta solo alla politica decidere sul bene comune”.
E i politici dovrebbero rispondere ai cittadini, non alle Banche tedesche.
Non c’è nessuna ragione scientifica nel rigorismo. Se uno studente di economia cercasse di giustificare l’austerità come fanno i funzionari di Bruxelles, verrebbe bocciato!. L’austerità, ribadisce Zamagni, non promuove il bene sociale, bensì gli interessi dei poteri finanziari e bancari.
Non può essere un’agenzia di rating come Standard & Poor’s a legittimare l’opposizione agli Euro-bond (che rifletterebbero anche «il rating sul credito della Grecia») e a screditare l’attuale politica monetaria della Bce di Draghi ed il suo Q.E.
Per Zamagni è un affronto all’intelligenza degli economisti fare scelte politiche basandosi solo sullo spread e sulle aspettative dei mercati.
Ecco perché la politica, spiega, «dovrebbe riprendere in mano le redini del Governo e dettare le regole, come avvenne nel 1944 a Bretton Woods».

CHE COSA HA FATTO LA LEGA IN 8 ANNI DI GOVERNO?

Salvini sta per rimettersi un’altra volta con Berlusconi
A quelli che sbraitano contro i migranti vorrei ricordare questo bell’esempio di discorso di Berlusconi nel 2011 che passò su tutte le tv africane in cui Berlusconi invitata i Tunisini a venire in Italia.

Se non sbaglio, a quel tempo la Lega era alleata di Berlusconi ma non fece una piega a questo invito agli Africani che sarebbero stato ben accolti in Italia, come non fece una piega quando Berlusconi invitò e abbracciò teneramente Gheddafi o non fece una piega quando Berlusconi ordinò ai cacciabombardieri di bombardare la Libia.
La Lega non ha mai fatto una piega su niente. Ha solo approfittato del potere che le veniva stando al Governo. Mi chiedo: ma cosa cavolo faceva al Governo di utile per gli Italiani? E come mai ha la faccia di ripresentarsi ora con gli stessi slogan da osteria e ugualmente priva di un piano generale sull’emigrazione, quando è stata al governo per 8 anni dando al Paese la peggior legge sugli emigranti d’Europa, quasi inapplicabile, farraginosa e per di più priva delle risorse necessarie per essere applicata, per cui il fenomeno migratorio ha continuato ad aumentare senza controlli e la legge leghista ha finito per essere solo un calvario che si aggiungeva ad un altro calvario?
Se, passando dalla piazza al governo, la Lega deve continuare ad essere un partito piazzaiolo incapace di atti seri, tanto vale lasciarla sulla piazza!

Dove governa il M5S
Ci sono sindaci a 5stelle a: Parma, Livorno, Venaria, Quarto, Porto Torres, Gela e Augusta, Assemini, Pomezia, Ragusa, Civitavecchia e Bagheria, Parma, Mira, Comaggio, Sarego…
Dove governa il M5S vanno su persone oneste elette dal basso che pensano al bene comune
Dove governa il M5S non ci sono ruberie, truffe e collusioni mafiose
Dove governa il M5S la mancanza di sprechi e di furti ristabilisce la parità del bilancio
Dove governa il M5S sono stati eliminati i crimini di Equitalia
Dove governa il M5S non ci sono inciuci con le forze di opposizione
Dove governa il M5S non si vedono regalie a lobby, caste, politicanti da riciclare, mafie
Dove governa il M5S si sono aboliti gli sprechi e si è riusciti a non far pagare la TASI, si è garantito un reddito minimo in sostegno ai più..
Dove governa il M5S si finanziano le microimprese
Dove governa il M5S non ci sono liste di condannati, indagati, impresentabili, corrotti e collusi
Dove governa il M5S si applica il reddito minimo di cittadinanza
Dove governa il M5S i cittadini sono pronti a votarlo ancora

E dove governa il Pd?

L’unica forza politica che ha attaccato la casta con la precisa intenzione di cambiare proprio le regole del gioco è il M5S. Il suo intento è:
-allargare la democrazia, far partecipare gli elettori alle massime decisioni
-salvare lo stato sociale
-salvare l’ambiente
-nessuno resti indietro
-stipendi misurati agli onorevoli, via benefit e vitalizi
-non più di due legislature per evitare la corruzione ambientale
-nessun pregiudicato nelle istituzioni
-via le prescrizioni
-via i finanziamenti pubblici a giornali e partiti
-pene ai reati che non siano truffaldine
-sistema elettorale con le preferenze
-e diritto di recall per chi non è degno della carica che riveste

Tsipras è stato votato dal 36% degli elettori (3.600.000 voti), ma per avere questo si è alleato ai conservatori e poi ha governato alleandosi con la destra.
Il M5S alle politiche ebbe il 25% dei voti (partito con più voti in Italia: 8.797.902 voti) ma non si è mai alleato con forze della destra.

Sui blog i piddini continuano a negare la sconfitta di Renzi. Eppure i fatti sono chiari:
ha perso 2 milioni di elettori
è sceso di 9 punti
ha perso il Veneto e la Liguria
ha avuto meno elettori di Bersani
persino con le tessere false, le tessere del Pd sono scese a 100.000, mai state così poche, a livello nazionale Renzi ha fatto perdere 400.000 tessere, nel 2013 il Pd ne aveva 539.000, oggi, è sceso a 100.000. Nella sola Emilia ha perso 667.283 voti. Se volete chiamare vittoria questa!!! Sapete quanti iscritti aveva il PCI? 2 milioni e mezzo. Io vedo una discesa a picco, altro che vittoria!
Le urne parlano chiaro. E i numeri che ne escono non mentono mai. Renzi giudica “molto positivo” il 5 a 2 delle regionali. In realtà alla vittoria in termini di regioni conquistate, corrisponde una sconfitta politica. Prima ancora che la clamorosa perdita della Liguria o la catastrofe veneta, dove il centrosinistra ha subito un ridimensionamento epocale, quello che dovrebbe preoccupare il Pd a trazione renziana sono i messaggi che emergono da questa tornata elettorale. A partire dalla mancata capacità del Pd di espandere il suo consenso in una situazione mai così favorevole. Con una destra prigioniera, almeno sino a qui, della lunga agonia berlusconiana e, ipoteticamente, meno spendibile sul piano del governo per effetto della svolta lepenista della Lega.
Guardando ai voti ricevuti in assoluto, i numeri dicono che Pd perde. Anche se si prendessero come riferimento le elezioni politiche del 2013, quella della “non vittoria” bersaniana, all’appello manca il 33,8 % dei consensi, in termini assoluti 1.083.557 voti.
Giornalettismo: “Amministrative 2015: sonora sconfitta per il Pd”
Gad Lerner: “Regionali 2015: la prima vera sconfitta politica di Renzi …”
Espresso: “Matteo Renzi in difficoltà, il grande comunicatore perde …”
Corriere: ” Batosta alle Comunali, l’autocritica del Pd: non si può brindare”
Il messaggero: “Renzi: sconfitta, ora si corre sulle riforme”
Tgcom24: “Voto, Toti: “L’onda renziana è finita”
Europa: “Alle amministrative “l’effetto Renzi” non esiste”
RTl: “Matteo Renzi sconfitto alle amministrative”
Politica: “Ballottaggi, Renzi: “Siamo andati male, ma non ho perso io …?
Ballottaggi, Renzi: “Siamo andati male, ma non ho perso io …”
Radioonda d’urto: “ELEZIONI AMMINISTRATIVE: FLOP PD, VINCE L’ASTENSIONISMO”
Polisblog: “Matteo Renzi deluso dalle amministrative: “Tornerò a fare il Renzi”
stravinte non mi pare proprio dal momento che lui stesso ha riconosciuto la sconfitta alle amministrative
In un anno e mezzo, Renzi ha lasciato l’Italia con le leggi manomesse, la democrazia adulterata, la costituzione ferita, 80.000 posti di lavoro in meno e 100 miliardi di debito pubblico in più
E ancora c’è chi lo applaude??

Lorenzo
Tolti gli annunci, questi sono i veri “risultati” che ha ottenuto questo governo:
– Un aumento del debito pubblico di 68 miliardi nei primi 6 mesi del 2015.
– Fallimento del Jobs Act, che non ha creato un solo posto di lavoro: i dati ISTAT infatti vedono la disoccupazione aumentare a giugno al 12,7% e la giovanile al 44,2%.
– Fallimento del bonus degli 80 euro, che hanno aumentato le spesa pubblica di 10 miliardi all’anno senza aver aumentato i consumi nemmeno di un decimale.
– Fallimento del TFR in busta paga, fatto solo dallo 0,01% dei lavoratori dipendenti.
– Per il dissesto idrogeologico è stato stanziato solo 1 miliardo da qui al 2020… e dovrebbero abbassare le tasse di 50 miliardi a settembre???
e non stiamo neanche a parlare della gestione dell’immigrazione…
A questo punto chi se ne importa del Senato non elettivo o di un nuovo tavolo con B?
Questo governo di “epocale” non ha le riforme ma solo il fallimento.


(donatellaversace)

RISULTATI FALLIMENTARI DI TRE GOVERNI TECNICI
Viviana

Non credevo mai di trovare qualcuno che dicesse che siamo stati salvati da Monti, ma ho visto anche questo.
Dal 1992 in poi la crescita italiana era addirittura un po’ superiore a quella tedesca, fino al 2005. Poi marciano alla pari, ma è dal 2011 (anno di ingresso nell’euro) che le cose cominciano a cambiare. Curiosamente, a partire da quel punto l’Italia va sempre peggio e la Germania sempre meglio.
Com’è che a un certo punto l’Italia, grazie alle regole dell’austerità, l’Italia non è più competitiva? Possibile che dopo tre governi tecnici la produttività italiana che era a +28 sia calata a -12? Com’è che a un certo punto i mercati puniscono con lo spread l’Italia e le banche faticano a prestare il denaro alle imprese ed ai privati? Perché di colpo l’Europa ci ha chiesto di rientrare dai debiti, un po’ come la banca che richiede all’impresa il ritorno del prestito dalla sera alla mattina, pena il fallimento. I mercati non hanno considerato la competitività reale o il fatto che più tasse metti più l’economia affonda? Hanno mirato solo al ritorno veloce dei loro investimenti. Così che oggi l’Europa, più andiamo male, più ci chiede di aumentare le tasse e cedere i diritti. Siamo fuori da ogni logica.

ART. 416 ter c.p. scambio elettorale politico mafioso
Alessandro

Il 16 aprile 2014, il governo Renzi (Pd), con la scusa della riformulazione del 416 ter c.p., cioè le pene previste per lo scambio elettorale politico mafioso, ha aggiunto le parole “altre utilità” che adesso salva i politici (vedi link) e ha modificato le pene previste dall’art. 416 ter, abbassandole da 7-12 anni a 4-10 anni.
Solo il M5s ha votato contro.
– Il 21 maggio 2015, nel recente ddl anticorruzione non sono state riaumentate le pene per lo scambio elettorale politico mafioso.
L’art 416 ter c.p. che prevedeva pene da 7 a 12 anni già ESISTEVA ed era stato voluto da FALCONE nel 1992. Infatti è stato introdotto nel 1992 con il D.L. 08.06.1992, n. 306.
Aumentano le pene per i mafiosi, ma abbassano le pene per quei politici complici e funzionali alla mafia. E’ così che il governo Renzi intenderebbe combattere la mafia?

(Andrea Scanzi rappresentato da Dagospia come drag queen)

QUANTO CI COSTANO GLI 80 EURO?
Alessandro

Renzi per pagarsi la campagna elettorale alle europee con gli 80 euro, a maggio 2014 ha tagliato ai Comuni 6.9 miliardi di euro e, a ottobre per dare 80 euro alle neo mamme ha tagliato altri 4 miliardi di euro alle Regioni. Un totale di 11 miliardi di euro. I Comuni e le Regioni, per compensare i tagli, hanno aumentato le tasse e tagliato i servizi. Gli italiani hanno pagato più tributi regionali e comunali e hanno avuto meno servizi pubblici essenziali: treni regionali, trasporti, ticket, servizi sanitari a pagamento, asili, mense scolastiche, servizi agli anziani, agli handicappati. Gli stessi percettori hanno restituito gli 80 euro… con gli interessi.
Inoltre, il governo Renzi per compensare gli 11 miliardi di euro, con la manovra finanziaria di dicembre, ha aumentato le tasse di 11 miliardi, cioè un terzo della manovra finanziaria di oltre 30 miliardi. Gli 80 euro gli italiani li hanno pagati tre volte: con i maggiori tributi comunali, con i maggiori tributi regionali, con i tagli sui servizi pubblici comunali e regionali, con 11 miliardi di tasse dello Stato… e con l’Imu agricola, l’aumento dei ticket sanitari e la riduzione delle esenzioni per i malati cronici!

Renzi predica bene ma razzola male. Doveva bloccare gli F35, come annunciato nelle primarie con Bersani, ma oggi “cambia verso” e li mantiene! Dice che “Occorre ridurre le spese” e si pavoneggia di mettere 78 auto blu su ebay vecchie da 5 a 8 anni ormai obsolete e per sostituirle ne compra 210 tutte blindate ma sfrutta bugiardamente la situazione per farle passare come riduzione delle spese, vende la vecchia portaerei Garibaldi ma ne compra un’altra. “Occorre una legge elettorale democratica” e fa, con Berlusconi, una legge elettorale anticostituzionale e dittatoriale peggiore della legge Acerbo di Mussolini che portò alla dittatura. “Occorre trasparenza”, ed elimina il conflitto d’interesse. “Gli italiani sono oppressi dalle tasse”, e aumenta l’Imu, la benzina, aumenta la tassa sui risparmi, ripristina l’anatocismo e premia le banche. annuncia di togliere le province e di mandare a lavorare i politici, ma… “cambia verso” e non le toglie; i politici mantengono le poltrone, con il potere, la casta, gli appalti, e l’apparato continua a costare nelle strutture, le indennità e i funzionari addetti! La sua loquacità e la sua fretta sospetta sembrano funzionali ad affibbiarci il “pacco”.
Annuncia una cosa edulcorandola per ottenere consensi, poi fa quella vera, peggiore!

Con Renzi la salute è un optional. Gli affari per le lobby precedono lo star bene degli Italiani. Molti non sanno che i simboli che corrispondono alle cinque stelle del movimento sono:
1. Acqua pubblica.
2.Trasporto sostenibile.
3. Sviluppo.
4. Connettività..
5. AMBIENTE. E quindi la dismissione degli inceneritori e la valorizzazione della raccolta differenziata.
Renzi è a favore dei termoinceneritori (con emissioni di dannose polveri sottili) e dell’acqua privata. Il 12 giugno 2011, nel referendum sull’acqua e il nucleare i cittadini hanno scelto per la gestione dell’acqua pubblica e NON privata, e di NON volere il nucleare. Renzi è a favore delle lobbie e non dei cittadini. Vuole privatizzare tutto e anche in Europa sosterrà leggi sulla privatizzazione! privata!
Guarda sul video la foga e la prepotenza con cui sostiene gli inceneritori contro una oncologa.

INCENERITORI? NO GRAZIE
Paolo De Gregorio

Sono sempre più convinto che la politica, come si manifesta oggi nel nostro paese, non esprima più né ideologie né valori etici. I partiti storici si sono trasformati in comitati di affari, che sottobanco si mettono d’accordo con tutti, trattano con mafie, massonerie, poteri forti, tengono in Parlamento almeno 80 tra inquisiti e pregiudicati, e incredibilmente definiscono “antipolitica” chi critica questo modo aberrante di gestire la cosa pubblica.
La balla oscena (che molti cittadini italiani si bevono) è che per fare politica ci vuole esperienza e che bisogna conoscere i meccanismi del potere. Ma guarda caso noi che abbiamo avuto la classe dirigente più vecchia ed esperta al mondo, ci troviamo falliti con un debito pubblico di duemila e rotti miliardi di euro, la più alta disoccupazione giovanile d’Europa, un dissesto idrogeologico che basta qualche temporale e mezza Italia frana, e il 50% dei cittadini che non va più a votare per il disgusto che prova.
E’ di questi giorni la notizia che il governo ha deciso di far costruire 12 nuovi inceneritori, che di fatto cercano di far fallire i lodevoli tentativi di attuare la raccolta differenziata (con annessa struttura industriale di riciclo), in quanto la strategia degli inceneritori è quella sì di produrre energia ma con conseguenti emissioni di gas serra e una tendenza a monopolizzare tutti i rifiuti, compresi quelli riciclabili.
L’attuale CASTA politica, con tutta la sua cultura ed esperienza, ci impone decisioni che mettono in pericolo la nostra salute e quella globale dell’ambiente. Chiunque afferma che gli inceneritori non sono nocivi alla salute afferma una menzogna basata sul nulla. Solo una indagine scientifica indipendente può accertare se in zona si è verificato un aumento o meno dei tumori (immaginate che a tutt’oggi non esiste l’obbligo di tenere un registro dei tumori presso ospedali, ASL, medici di famiglia). Addirittura su inceneritori e discariche c’è il segreto di stato! (introdotto con decreto del presidente del consiglio dei ministri pubblicato su gazzetta ufficiale 90 del 16 aprile 2008)
Su un piatto della bilancia c’è la salute dei cittadini e dell’ambiente, sull’altro ci sono interessi industriali e incentivi statali ai privati che gestiranno questi impianti. Qualunque casalinga con un po’ di buon senso sceglierebbe la strategia del riciclo, i nostri politicanti, furbi ed esperti, il contrario, senza tener conto che gli inceneritori producono un 20% di ceneri tossiche, che non si sa dove stoccare, e fumi che raggiungono con i venti e le piogge ogni parte del mondo, anche dove si vorrebbe coltivare con metodi biologici.
San Francisco, in California, entro il 2020 sarà a rifiuti zero, e la frazione dei rifiuti non riciclabile sarà compattata a freddo con presse di tipo industriale che la riducono ai minimi termini stoccabile senza problemi di tossicità.

Una buona politica, nuova, può nascere solo se questa non è considerata un mestiere da cui ottenere privilegi, vitalizi, stipendi d’oro, possibilità di rubare, ma è espressione del territorio, senza passare attraverso partiti, praticando l’autocandidatura come il Movimento 5Stelle, che con questo metodo ha trovato e portato in Parlamento elementi validissimi e, soprattutto, onesti che hanno dato parte del loro stipendio a iniziative sociali, rifiutato 42 milioni di euro del finanziamento pubblico ai partiti e si sono impegnati a non fare più di due legislature per lasciare posto a elementi freschi.
Tutti i cittadini che si sono rifugiati nell’astensione, nel disimpegno, nello scetticismo (tanto sono tutti uguali), devono cogliere la novità che c’è in campo, darle una possibilità con il proprio voto, cerchino di comprendere perché il Movimento ha tutti i partiti e i media contro e ha fatto bene finora a non accettare alleanze con nessun partito, questi sì tutti marci e in decomposizione.

IL BUON PADOAN !!??
Viviana

Oggi ho letto di uno che parlava di ‘buon’ Padoan. Padoan è tutt’altro che buono. Dovrebbe essere processato dal tribunale dell’Aya per aver procurato fallimenti di intere Nazoni: prima l’Argentina, poi il Portogallo, infine la Grecia, ora il Fm lo ha imposto all’Italia con lo stesso preciso scopo distruttivo.
Direttore esecutivo per l’Italia del Fondo Monetario Internazionale dal 2001 al 2005 (con responsabilità su Grecia, Portogallo, San Marino, Albania e Timor Est). Economista dell’OCSE.
Fu l’uomo che spinse l’Argentina nell’abisso. Ha contribuito alla crisi di Argentina, Grecia e Portogallo e ora applica le sue letali ricette sull’Italia, per volere di Napolitano che lo ha ‘imposto’ a Renzi, travalicando totalmente le sue competenze istituzionali.
Il Nobel Krugman definì Padoan: «L’uomo dai cattivi consigli» e scrisse di lui: «Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all’Ocse».
Padoan è stato l’uomo che ha gestito per conto del Fondo monetario internazionale la crisi argentina. Nel 2001, Buenos Aires fu costretta a dichiarare fallimento dopo che le politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi (quindi, suggerite da Padoan) distrussero il tessuto sociale del Paese. In quegli anni il neo ministro si occupò anche di Grecia e Portogallo. Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche «suggerite da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei tre Paesi».
Ecco la destra è questa. E per il fatto che si sia insediata nel governo italiano utilizzando il servile Renzi non la rende meno destra per questo.

DELOCALIZZAZIONE
vv
Tanto per parlare di delocalizzazione, Renzi ha fatto ministro dello Sviluppo Economico proprio una leader della delocalizzazione, la Federica Guidi della Ducati che il lavoro lo porta in Croazia e in Romania, ma vorrei ricordare che, se Piemonte, Lombardia e Veneto hanno una forte base leghista, sono però anche le regioni che delocalizzano di più. Il famoso Nordest ha la passione di delocalizzare in Carinzia.
Le Regioni più investite dalla “fuga” delle proprie aziende verso l’estero sono quelle del Nord. In Lombardia se ne contano 9.647, in Veneto 3.679 in Emilia Romagna 3.554 e in Piemonte 2.806. Messe tutte assieme costituiscono oltre il 72% del
totale delle imprese che hanno lasciato il nostro Paese.
Può essere che i leghisti non siano riusciti a fare la secessione, però l’economia l’hanno delocalizzata benissimo.

LE PARENTOPOLI LEGHISTE
vv
Barbara Lezzi del M5S è stata attaccata per aver fatto portaborse la figlia del compagno, poi subito licenziata.
Davvero come parentopoli mi sembra un po’ ridicola!
Non dimentichiamo Bossi che piazzò il fratello Franco (negozio di ferramenta) a Bruxelles, a fare l’assistente proprio di Salvini. Quell’inetto del figlio Renzo fu infilato con Consiglio regionale della Lombardia e dovette poi dimettersi coinvolto nello scandalo per appropriazione indebita di fondi provenienti dal finanziamento pubblico ai partiti. La moglie Manuela Marrone ebbe un contributo di 800.00 euro per la sua scuola privata di chiara tempra leghista e riceve una baby pensione a partire dai 39 anni.
La segreteria piemontese di Cota, poi, era tutta un idillio: c’era Michela Carossa, figlia del capogruppo della Lega. Il capo di gabinetto Giuseppe Cortese aveva infilato la moglie come portavoce dell’assessore leghista Massimo Giordano, fedelissimo di Cota.Nel concorso per funzionari alla provincia di Brescia. 700 concorrenti per 8 posti, per più di metà c’era puzza di raccomandato. Tra i vincitori Sara Grumi,figlia di Guido, assessore leghista candidato alle ultime regionali. C’è poi Katia Peli, nipote dell’assessore provinciale all’Istruzione, leghista pure lui, Aristide Peli. Lavoro assicurato per Silvia Raineri, capogruppo della Lega a Concesio e moglie del vicesindaco di Brescia. Vittoria anche per Cristina Vitali e Anna Ponzoni: tutte e due lavorano già in Provincia, guarda caso entrambe per l’assessorato guidato dal leghista Giorgio Bontempi.

Don Aldo Antonelli segnala:

AIUTIAMOLI A CASA NOSTRA
Guido Viale

Migranti. Altro che “problema dei profughi”. Per salvare l’Europa potrebbe essere l’immigrazione la vera risorsa
Pro­fu­ghi e migranti sono per­sone che oggi distin­gue solo chi vor­rebbe ribut­tarne in mare almeno la metà: fanno la stessa strada, sal­gono sulle stesse imbar­ca­zioni che sanno già desti­nate ad affon­dare, hanno attra­ver­sato gli stessi deserti, si sono sot­tratte alle stesse minacce: morte, mise­ria, fame, schia­vitù sanno già che con quel viag­gio, che spesso dura anni, mette a rischio la loro vita e la loro integrità.
Quelli che par­tono dalla Libia non sono libici: ven­gono da Siria, Eri­trea, Soma­lia, Nige­ria, Niger o altri paesi sub­sa­ha­riani scon­volti da guerre o dit­ta­ture. Quelli che par­tono dalla Tur­chia per rag­giun­gere un’isola greca o il resto dell’Europa attra­ver­sando Bul­ga­ria, Mace­do­nia e Ser­bia non sono tur­chi: sono siriani, afgani, ira­niani, ira­cheni, pale­sti­nesi e fug­gono tutti per gli stessi motivi. Sono anche di più di quelli che si imbar­cano in Libia; ma nes­suno ha pro­po­sto di inva­dere la Tur­chia, o di bom­bar­darne i porti, per bloc­care quell’esodo, come si pro­pone di fare in Libia per risol­vere il “pro­blema profughi”.
Non si con­ce­pi­sce nient’altro che la guerra per affron­tare un pro­blema creato dalla guerra: guerre che l’Europa o i sui Stati mem­bri hanno con­tri­buito a sca­te­nare; o a cui ha assi­stito com­pia­cente; o a cui ha par­te­ci­pato. Bom­bar­dare i porti della Libia, o occu­parne la costa per bloc­care quell’esodo non è che il rim­pianto di Ghed­dafi: degli affari che si face­vano con lui e con il suo petro­lio e del com­pito di aguz­zino di pro­fu­ghi e migranti che gli era stato affi­dato con trat­tati, finan­zia­menti e “assi­stenze tec­ni­che”. Dopo aver però con­tri­buito a disar­cio­narlo e ad ammaz­zarlo con­tando sul fatto che tutto sarebbe filato liscio come e meglio di prima.
Già solo que­sto abba­glio, insieme agli altri che lo hanno pre­ce­duto, seguito o accom­pa­gnato – in Siria, in Afgha­ni­stan, in Iraq, in Mali o nella Repub­blica cen­troa­fri­cana – dovrebbe indurci non solo a dif­fi­dare, ma a opporci in ogni modo ai pro­grammi di guerra di chi se ne è reso responsabile.
Ma chi pro­pone un inter­vento mili­tare in Libia, o mette al cen­tro del “pro­blema pro­fu­ghi” la lotta agli sca­fi­sti, non sa in realtà che cosa fare. Tra l’altro, bloc­care le par­tenze dalla Libia non farebbe che river­sare quel flusso su altri paesi, tra cui la Tuni­sia, ren­dendo ancora più insta­bile la situazione.
Ma soprat­tutto non dice – e forse non pensa: il pen­siero non è il suo forte – che cosa sta pro­po­nendo vera­mente: si tratta di respin­gere o trat­te­nere quel popolo dolente, di ormai milioni di per­sone, nei deserti che sono una via obbli­gata della loro fuga, e che hanno già inghiot­tito più vit­time di quante ne ha anne­gato il Medi­ter­ra­neo; magari appog­gian­dosi, con il cosid­detto “pro­cesso di Khar­tum”, a qual­che feroce dit­ta­tura sub­sa­ha­riana per­ché si inca­ri­chi lei di farle scom­pa­rire. E’ il risvolto mici­diale, ma già in atto, dell’ipocrisia die­tro a cui si ripa­rano i nemici dei pro­fu­ghi: “aiu­tia­moli a casa loro”.
Invece biso­gna aiu­tarli a casa nostra, in una casa comune da costruire con loro. Non c’è altra alter­na­tiva al loro ster­mi­nio, diretto o per inter­po­sta dit­ta­tura. Biso­gna innan­zi­tutto smet­tere di sot­to­va­lu­tare il pro­blema, come fanno quasi tutte le forze di sini­stra, e in parte anche la chiesa, spe­rando così di neu­tra­liz­zare l’allarmismo di cui si ali­men­tano le destre. Certo, 50.000 pro­fu­ghi (quanti ne sono rima­sti di tutti quelli sbar­cati l’anno scorso in Ita­lia) su 60 milioni di abi­tanti, o 500mila (quanti hanno rag­giunto l’anno scorso l’Unione Euro­pea) su 500 milioni di abi­tanti non sono molti. Ma come si vede, soprat­tutto per il modo in cui ven­gono mal­trat­tati, sono suf­fi­cienti a creare insof­fe­renze insostenibili.
Ma i pro­fu­ghi di que­sto e degli ultimi anni sono solo l’avanguardia degli altri milioni sti­pati nei campi del Medio­riente o in arrivo lungo le rotte deser­ti­che dai paesi sub­sa­ha­riani: che non pos­sono restare dove sono. Vogliono rag­giun­gere l’Europa e in qual­che modo si sen­tono già cit­ta­dini euro­pei, anche se sanno di non essere gra­diti e desi­de­rano tor­nare a casa quando se ne pre­sen­te­ranno le condizioni.
L’Unione euro­pea in mano all’alta finanza e agli inte­ressi com­mer­ciali del grande capi­tale tede­sco ha con­cen­trato le sue poli­ti­che nel far qua­drare i bilanci degli Stati mem­bri a spese delle loro popo­la­zioni e nel garan­tire il sal­va­tag­gio delle sue grandi ban­che. Così, anno dopo anno, ha per­messo o con­corso a far sì che ai suoi con­fini si creas­sero situa­zioni di guerra e di caos per­ma­nenti, di dis­so­lu­zione dei poteri sta­tali, di con­flitti per bande di cui l’ondata di pro­fu­ghi e di migranti è la più diretta conseguenza.
Non saranno altre guerre, e meno che mai i respin­gi­menti, a met­tere fine a uno stato di cose che l’Unione non rie­sce più a gover­nare né den­tro né fuori i suoi con­fini. A ripren­dere le fila di quei con­flitti, e del con­flitto che si sta acuendo per gli sbar­chi e gli arrivi, non può che essere un nuovo pro­ta­go­ni­smo di quelle per­sone in fuga: le uni­che che pos­sono defi­nire e soste­nere una pro­spet­tiva di pace nei paesi da cui sono fug­giti. Ma que­sto, solo se saranno messe in con­di­zione di orga­niz­zarsi e di con­tare come inter­lo­cu­tori prin­ci­pali, insieme ai loro con­na­zio­nali già inse­diati sul suolo euro­peo e a tutti i nativi euro­pei che sono dispo­sti ad acco­glierli e ad alle­viare le loro sof­fe­renze; e che sono ancora tanti anche se i media non vi dedi­cano alcuna attenzione.
Dob­biamo “acco­glierli tutti”, come rac­co­man­dava più di un anno fa Luigi Man­coni; dare a tutti di che vivere: cibo, un tetto, la pos­si­bi­lità di auto­ge­stire la pro­pria vita, di andare a scuola, di curarsi, di lavo­rare, di gua­da­gnare. Ma non sono troppi, in un paese e in un con­ti­nente che non rie­sce a garan­tire que­ste cose, e soprat­tutto lavoro e red­dito, ai suoi cit­ta­dini? Sono troppi per le poli­ti­che di auste­rity in vigore nell’Unione e impo­ste a tutti i paesi mem­bri; quelle poli­ti­che che non rie­scono a garan­tire que­ste cose a una quota cre­scente dei loro cit­ta­dini e che in que­sto modo sca­te­nano la “guerra tra poveri”.
Ma non sono troppi rispetto a quella che potrebbe ancora essere la più forte eco­no­mia del mondo, se solo inve­stisse, non per sal­vare le ban­che e ali­men­tare le loro spe­cu­la­zioni, ma per dare lavoro a tutti e ricon­ver­tire, nei tempi neces­sari per evi­tare un disa­stro pla­ne­ta­rio irre­ver­si­bile, il suo appa­rato pro­dut­tivo e le sue poli­ti­che in dire­zione della soste­ni­bi­lità ambien­tale. Il lavoro, se ben orien­tato, è ric­chezza. D’altronde l’alternativa a una svolta del genere non è la per­pe­tua­zione di uno sta­tus quo già ora insop­por­ta­bile, ma lo ster­mi­nio ai con­fini dell’Unione e la vit­to­ria, al suo interno, delle orga­niz­za­zioni raz­zi­ste che cre­scono indi­cando il nemico da com­bat­tere nei pro­fu­ghi e in tutti gli immi­grati. E se non pro­prio di quelle orga­niz­za­zioni, cer­ta­mente delle loro poli­ti­che fatte pro­prie da tutte le altre forze politiche.
Così il “pro­blema dei pro­fu­ghi”, non pre­vi­sto e non affron­tato dalla gover­nance dell’Unione, per­ché non ha né posto né solu­zione nel qua­dro delle sue poli­ti­che attuali, può diven­tare una leva per scar­di­narle per sosti­tuirle con un grande piano per creare lavoro per tutti e per rea­liz­zare la con­ver­sione eco­lo­gica dell’economia: due obiet­tivi che in una pro­spet­tiva di inva­rianza del qua­dro attuale non hanno alcuna pos­si­bi­lità di essere rag­giunti. E’ a noi ita­liani, e ai greci, che tocca dare ini­zio a que­sto movi­mento. Per­ché siamo i più espo­sti: le vit­time desi­gnate del disin­te­resse europeo.

NUNZIO MICCOLI

Il ministro delle finanze tedesco Schauble, che difende austerità, pareggio di bilancio e fiscal compact, vorrebbe un ministro dell’economia dell’eurozona, con poteri di veto sui bilanci nazionali, un parlamento ristretto all’eurozona, una tassa speciale per affrontare la crisi e la concessione di sussidi alla disoccupazione; inoltre, afferma che i paesi che non stanno al passo o sono troppo indebitati, dovrebbero uscire dall’eurozona.
Il debito italiano è in mano a banche estere e italiane, che operano anche per conto di privati, ed è sempre rinnovato alla scadenza, il che significa che l’Italia trova credito, invece quello greco è in mano alla troika e, alla scadenza, è di difficile rinnovo; la Grecia ha accettato un accordo con i creditori, ricevendone anche degli aiuti economici, per oltre 80 miliardi di euro, dovrà svendere il patrimonio pubblico e poi forse uscirà anche dall’euro.
Vista la situazione, il M5S ha proposto anche per l’Italia l’uscita dall’euro, che è lo strumento della finanza internazionale per rendere schiavi i paesi debitori e lo strumento dell’egemonia tedesca in Europa.
Sylos Labini, al posto dell’euro, propone d’introdurre un certificato di credito fiscale, che consentirebbe al governo di emettere titoli convertibili in euro; questi certificati, distribuiti gratuitamente dal governo italiano, a suo avviso, dovrebbero rianimare consumi, investimenti e occupazione, far diminuire il debito pubblico e garantire un reddito minimo di cittadinanza. Adesso rincorrono voci che affermano che anche la Germania, che non approva le concessioni fatte alla Grecia, vorrebbe uscire dall’euro o starebbe studiando un progetto del genere.
Tsipras aveva promesso di portare la Grecia fuori dell’austerità, di ridurre il debito greco, di difendere la sovranità nazionale e di uscire dalla Nato e, in tono minaccioso, aveva anche iniziato delle trattative con Putin; le sue estenuanti trattative condotte con la Merkel non hanno arrestato la politica di austerità e ora la Grecia è costretta alle privatizzazioni; nel paese esiste anche il problema dell’ordine pubblico e dell’immigrazione incontrollata favorita dalla Turchia e sulla quale si specula, perciò, la Grecia destabilizzata potrebbe, in ogni caso, uscire dall’euro.
L’Unione Europea non vuole condonare il debito greco, come l’ha condonato alle banche del nord e come l’ha condonato in parte alla Grecia; Tsipras avrebbe dovuto dichiarare fallimento, uscire dall’euro, dotare il paese di una moneta parallela e denunciare il debito estero; invece ha dichiarato di voler pagare i debiti, ma questo impegno non ha impedito ai capitali di armatori e chiesa ortodossa di fuggire all’estero. L’Unione Europea fa solo gli interessi dell’alta finanza, obbedisce alle logge oligarchiche sovranazionali ed è in balia della Germania.
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Sulla situazione greca, Sauro ci manda questo dialogo, usando il Signor Verdi ed il signor Rossi, due quasi amici tedeschi del programma satirico Die Anstalt.

Rossi: Signor Verdi cosa fa?
Verdi: non ha letto il giornale stamattina? Corro in banca a riprendere i miei soldi prima che quei greci scansafatiche mangia pane a tradimento me li spendano tutti.
R: cosa vuol dire che si riprende i suoi soldi? Non ha pagato nulla! Sa quanto è costata la crisi al contribuente tedesco fino ad ora? Zero Centesimi!
V: cosa?? Vuol dire che mi sono arrabbiato per anni per NIENTE?
R: per niente è proprio l’espressione adatta.
V: Senta, io pago sempre e vengo insultato.
R: Ma lei mica PAGA. Lei PRESTA. Sono crediti.
V: Ma i giornali dicono che è un programma di aiuti, che le riforme servono per consentirci di aiutare il popolo greco.
R: Quando la Banca le da i soldi per comprare una casa, è un programma di aiuti?
V: Cosa?? Ovviamente no! IO Pago gli interessi!
R: Appunto, come i Greci con la Germania. Fino ad ora ci hanno diligentemente pagato 360 milioni di € di interessi. Noi ci guadagnia-mo con la crisi.
V: Ah Ah.. Questa è bella.
R: Non siamo mai stati meglio di cosi. Abbiamo prestato dei soldi ad uno Stato.
V: chi sono questi Idioti??
R: si chiamano Investitori. Facciamo un esempio: Lei ha troppi soldi. Vuole investire su di me? Sullo Stato Tedesco? Mi dia i suoi soldi ed io le darò in cambio un titolo di Stato.
V: mi scusi, ma io le ho dato dei soldi, lei non può darmi in cambio un pezzo di carta. Non è serio!
R: ma è la base del nostro sistema economico mio caro.
V: un momento, qui nel pezzo di carta c’è scritto che mi ridarete i soldi fra 10 anni, di cosa vivo nel frattempo?
R: con gli interessi che come Stato tedesco le pagherò.
V: Bello, ma perché è cosi poco?
R: Beh, perché è un investimento sicuro. Sa che come stato Tedesco io le ridarò indietro i soldi. Ma può investire in Grecia, Portogallo, Italia dove gli interessi sono più alti.
V: Ah ah.. Lo faccio.. È il mercato amico!
R: Ma così aumenta il rischio.
V: Allora tutto di nuovo sulla Germania.
R: Ah no, ora lo vogliono fare tutti, di investire sulla Germania, credo che le darò pochissimi interessi
V: Fra un po’ dovrò pagarla io per accettare i miei soldi.
R: E’ il mercato finanziario. Vede? Grazie alla crisi del Sud Europa abbiamo evitato negli ultimi anni di pagare 80 miliardi di € di interessi rendendo possibile il pareggio di Bilancio.
V: Ma che succede a questo punto se la Grecia va in banca rotta?
R: Dal punto di vista finanziario ci costerebbe 70 miliardi di €, comunque ci guadagniamo 3 miliardi, ma per i greci sarà terribile.
V: Significa che i Greci pagano e vengono insultati? A quando Portoghesi ed Italiani?

E’ normale. Quando si parla della situazione greca oggi le conoscenze basilari dell’economia sembrano essere ignorate. Sui quotidiani si possono leggere frasi come: I nostri soldi vanno tutti alla Grecia! Ma nell’articolo, che leggono in pochi, si dice altro. Si legge che la Troika ha aiutato la Grecia. È vero. L’89% degli aiuti è andato proprio lì dove c’era bisogno: in banche e settore finanziario, al settore privato, che così ha potuto pagare debiti ed interessi (il debito Greco nel 2010 era al 90% in mano alla finanza). Il Popolo greco, con la complicità del Governo di allora ha visto ben poco di quegli aiuti. Si può dire che quindi si son salvate le banche? Certo. Ma avrebbe voluto dire essere sinceri. E per i politici della Troika, nel 2010 dopo lo scandalo Lehman sembrava brutto gridare: “dobbiamo essere solidali con i banchieri e con il sistema bancario”. La finanza, però, come sempre, non è stata solidale con la popolazione greca. Nessuno voleva più i titoli greci e così è scattato il piano UE che ha portato dal 2010 allo spostamento del debito greco dalla finanza, dalle banche e dai grandi investitori privati completamente nelle mani dello Stato Greco che ora ne detiene l’80%! I rischi presenti sui libri contabili delle banche sono passati cosi sulle spalle dei contribuenti europei. Per quello ora la finanza dice che è attrezzata per l’uscita della Grecia dall’euro. Sempre la stessa storia.
Ma quindi, se si è salvato il sistema bancario e la Germania non ha effettivamente pagato nulla. Chi ha rimborsato? Chi ha pagato?? Le povere famiglie greche che hanno perso l’86% delle loro entrate. Mamme che lasciano sempre più spesso i neonati all’ospedale perché non sanno come mantenerli. Ospedali nei quali è impossibile avere cure di un certo tipo perché bisogna fare i tagli per risparmiare e ridare i soldi alla Troika con qualcuno che grida: “Prima vanno pagati i debiti”! Oppure.. “Se hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità allora devono fare i tagli”. Ci chiediamo fino a che punto?? Fino a tagliare le vite umane? Sono questi i valori europei che difendiamo? E’ così, tutte le grandi banche europee, la nostra compresa, hanno annunciato che per il 2014 hanno pagato ai loro top manager, investitori ed azionisti stipendi, dividenti da decine di miliardi di €. Qualcuno tutti questi soldi dovrà pure pagarli no??
Viviamo nel paradosso di essere parte di questo sistema fraudolento che ha devastato un Paese e le fondamenta dell’Ue facendo noi stessi sacrifici per consentire ad altri di arricchirsi. Viviamo nel paradosso di vivere in un Paese che ha già approvato il pareggio di Bilancio e dal 2016 dovrà restituire 40 miliardi di € all’anno alla Troika. Per farlo non solo saranno tagliate solo la scuola, i servizi, i diritti del lavoro ma anche l’assistenza sanitaria di base, così come accaduto in Grecia.
Quando parliamo di Grecia, parliamo di noi, delle nostre esistenze e del nostro lavoro. Di quel che accadrà e di quel che potrebbe accadere se non decidiamo assieme che un’altra strada è possibile, nel piccolo delle nostre trattative come nel grande dei problemi d’Europa.

Un commesso della Camera prende da 60.000 euro a 400.000 € .Un elettricista 136.000 €
Qualcuno voleva mettere un tetto agli aumenti di stipendio dei dipendenti della Camera, ma la cosa è saltata, per cui mentre i funzionari di alto livello a fine carriera avranno uno stipendio lordo annuo pari a 240 mila euro, come prevede appunto la delibera del 2014, un documentarista a fine carriera avrà uno stipendio praticamente simile, pari cioè a 237 mila euro. Il che vuol dire che mentre per i consiglieri parlamentari – i funzionari di alto livello – non ci sarà più possibilità di aumentare il proprio stipendio con gli anni, ciò sarà ancora possibile per i dipendenti semplici, come ad esempio i commessi.

L’Italia “si dimentica” di chiedere all’avvocato Mills i 125.000 euro di risarcimento per la condanna!.

SALVINI MINISTRO SUBITO!
Marco Travaglio

Siccome il Viminale è sede vacante due anni(c’è Angelino Alfano, cioè nessuno), Renzi dovrebbe prendere seriamente in considerazione la proposta di Salvini: nominarlo ministro dell’Interno per tre giorni, durante i quali il leader leghista promette di risolvere una volta per tutte il problema dell’immigrazione. Non ci venga a dire che non può farlo perché il suo è un governo di centrosinistra e Salvini farebbe una politica di centrodestra: anche il Jobs Act e le altre controriforme renziane (dalla scuola alla Costituzione, dalla responsabilità civile dei giudici ai reati fiscali) erano nel programma del centrodestra: una più una meno, non se ne accorgerebbe nessuno. Ma soprattutto abbiamo come il sospetto che Salvini, se facesse il ministro per tre giorni (o settimane o mesi o anni), non combinerebbe un bel nulla. Esattamente come Alfano, noto pelo superfluo. In compenso la sua propaganda sull’immigrazione a colpi di felpe,ruspe e talk show che l’ha portato sopra il 15% nei sondaggi, messa alla dura prova dei fatti si scioglierebbe come calippo al sole e la Lega tornerebbe là dov’era venuta: nelle valli bresciane,bergamasche e trevigiane, col suo endemico 4-5%.
La fortuna di Salvini è che qualunque cosa dica alla pancia, alle viscere e ai genitali degl’italiani meno alfabetizzati non avrà mai la possibilità di essere sperimentata per vedere l’effetto che fa. E nessuno ha la memoria così lunga per ricordare che, negli 11 anni in cui la Lega governò, occupando ministeri chiave per la sicurezza come l’Interno e la Giustizia, gli immigrati continuarono a entrare in Italia imperterriti e incontrollati.Senza contare che:la legge Bossi-Fini fu la più clamorosa sanatoria di irregolari (oltre 700 mila) mai vista; il ministro Maroni finanziò – come tutti – i campi rom; il devastante regolamento Dublino-2 (poi esteso ad altri paesi nella terza formulazione) fu siglato nel 2003 dal governo Berlusconi-2 con dentro il Carroccio; la decisione di bombardare la Libia di Gheddafi nel 2011 fu assunta dal Berlusconi-3 con l’ok della solita Lega. Se Salvini andasse al Viminale, dovrebbe fare i conti con le norme italiane ed europee, ma soprattutto con i numeri e le realtà che – a chiacchiere – può serenamente ignorare. Intanto non c’è nessuna “invasione” che giustifichi lo stato d’emergenza, nazionale o padano. Nel 2014 sono sbarcati in Italia 170 mila migranti, nei primi 7 mesi del 2015 circa 100 mila: quasi altrettanti.
L’Italia ne ha lasciati fuggire dai centri di accoglienza 170 mila, un po’ perché è vietato usare la forza per costringere all’identificazione chi si rifiuta,un po’perché ci conviene chiudere un occhio, anzi due: i fuggiaschi varcano la frontiera per raggiungere i paesi del centro e nord Europa. I quali ce ne hanno rispediti al mittente 12 mila: in base a Dublino-3, qui sono sbarcati e qui devono restare.Perciò chi parla, oggi, di potenziare rimpatri ed espulsioni obbliga l’Italia a identificare tutti i migranti e dunque a tenersene molti più di quanti ne tiene oggi, e anche di quanti vogliono restare (la maggioranza preferisce proseguire verso Nord). Ormai quasi la metà dei nuovi arrivati hanno diritto di asilo perché fuggono da guerre e persecuzioni, dunque non c’è altra soluzione che accoglierli. Poi c’è l’altra metà, quella di chi si vede respingere la domanda d’asilo: questi sì vanno rimpatriati, ma le procedure di identificazione e di esame delle richieste sono lente (nessuno spontaneamente dice da dove viene, quanti anni ha e come si chiama; chi non ottiene asilo ha diritto di fare ricorso; e i tribunali sono intasati da processi più importanti). Così nei tempi morti i più si rendono irreperibili e scampano al rimpatrio forzato, sempre ché le forze di polizia – lardellate di tagli di organico e di fondi–abbiano i mezzi per organizzarlo. Quest’anno gli ordini di espulsione sono stati 18 mila, di cui solo 8500 eseguiti e quasi 10 mila rimasti lettera morta. Come tutti i grandi problemi italiani, anche l’immigrazione – di per sé irrisolvibile – potrà essere governata e disciplinata solo quando avremo uno Stato efficiente. Cioè quando avremo uno Stato. Matteo Bandello, novelliere del ’500, racconta che nell’estate 1526 Giovanni dalle Bande Nere, impegnato nell’assedio di Milano, decise di mettere alla prova Niccolò Machiavelli, fresco autore del trattato Dell’arte della guerra.

http://masadaweb.org

1 commento »

  1. questi cosiddetti politici, hanno ammazzato quasi tutti gli italiani come soggetti politici di questa povera Italia, e se i pochi rimasti provassero a farli fuori … non sarebbe male

    Commento di mariapia folli — agosto 26, 2015 @ 7:30 pm | Rispondi


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